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Archivio Giugno 2010

Dizionarietto Visuale di Grazia e Giustizia.

30 Giugno 2010 Commenti chiusi

Dizionario

 

by Miquel

La mafia al governo?

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Il senatore Marcello Dell’Utri (P.d.L.), fra i fondatori di Forza Italia e da sempre strettissimo collaboratore del premier Silvio Berlusconi, è stato condannato dalla Corte d’Appello (Sez. II) di Palermo a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.  Difficilmente passerà alla storia come un appassionato bibliofilo.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 A.N.S.A., 29 giugno 2010
Mafia: Dell’Utri, il dispositivo integrale della sentenza.

PALERMO – Questo il testo integrale del dispositivo della sentenza emessa dalla seconda sezione penale della Corte d’appello di Palermo, presieduta da Claudio Dall’Acqua, nei confronti del senatore Marcello Dell’Utri.

”Visti gli articoli 150 cp, 530, 531 e 605 ccp; in riforma della sentenza del tribunale di Palermo dell’11 dicembre 2004 appellata da Cina’ Gaetano e Dell’Utri Marcello ed incidentalmente dal procuratore della Repubblica di Palermo – si legge nella sentenza – si dichiara di non doversi procedere nei confronti di Cina’ Gaetano, in ordine ai reati ascrittigli perche’ estinti per morte del reo. Assorbita l’imputazione ascritta al capo A della rubrica di quella in cui al capo B, assolve Dell’Utri Marcello, dal reato ascrittogli, limitatamente alle condotte contestate come commesse in epoche successiva al 1992, perche’ il fatto non sussiste e per l’effetto riduce la pena allo stesso inflitta ad anni sette di reclusione. Conferma nel resto l’appellata sentenza. Condanna – proseguono i giudici – Dell’Utri Marcello alla refusione delle spese sostenute dalle parti civili costituite Provincia regionale di Palermo e Comune di Palermo che si liquidano per ciascuna di esse in complessivi euro 7.000 oltre spese generali, Iva e Cpa come per legge. Indica – conclude la sentenza – in giorni 90 il termine per il deposito della motivazione”. Prosegui la lettura…

“Criminalità organizzata in Sardegna”, un dibattito, a Cagliari.

Controlli a Cala Coticcio.

Guardia_costiera_Olbia_x_Cala_Coticcio,_2010

Forse migliorerà la vigilanza a Cala Coticcio, a Caprera, nel parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena.   Infatti, dopo l’assurda situazione denunciata in una domenica di ordinaria follìa e la successiva presa di posizione dell’Ente Parco, è intervenuta la Direzione marittima di Olbia (Sezione polizia marittima) che ha incaricato la Capitaneria di Porto di La Maddalena di “svolgere gli opportuni accertamenti” e di adottare “gli opportuni provvedimenti di competenza”.

Forse circolerà qualche cafone in meno nelle acque dell’Arcipelago della Maddalena.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

(foto)

L’hard discount del federalismo demaniale.

Chia, panorama da Monte Cogoni

Chia, panorama da Monte Cogoni

Primo elenco provvisorio da parte dell’Agenzia del demanio relativo al c.d. federalismo demaniale in base al decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85 approvato dal Consiglio dei Ministri in attuazione della legge n. 42/2009 (art. 19).  Beni demaniali, quindi, trasferiti gratuitamente dallo Stato alle Regioni, alle Province, ai Comuni previa individuazione con specifici decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.  Beni da trasferire alle Autonomie locali per fare cassa, per il risanamento del debito pubblico. In buona sostanza beni da privatizzare attraverso il passaggio agli Enti locali.  Le previste sanzioni (commissariamento) non spaventano proprio.

E’ pura follìa, è la nuova oscena svendita dei beni pubblici dopo le sciagurate operazioni di cartolarizzazione e svendita di beni pubblici già viste nel recente periodo.  Insieme al recente annuncio relativo a fari e caserme.   Speculatori d’ogni risma tenteranno di approfittare della svendita pronta cassa del semaforo di Capo Spartivento o della batteria di Arbuticci a Caprera. Prosegui la lettura…

Eco-bikini per ambientaliste d.o.c.

29 Giugno 2010 Commenti chiusi

ecobikiniE’ il 1946 quando Louis Réard lancia a Parigi la sua ultima creazione, un piccantissimo costume da bagno due-pezzi che lascia addirittura scoperto lo stomaco. Come largamente previsto, il nuovo costume innesca una vera e propria bomba nell’opinione e nella morale pubblica. Dapprima osteggiato, bandito e chiacchierato, l’audace e ridottissimo indumento diventa comunque col tempo, complici le immagini, per l’epoca alquanto osè, di star come Marilyn Monroe, Rita Hayworth, Brigitte Bardot, Ursula Andress, l’icona della femminilità e della sensualità. Il nome bikini gli viene ironicamente assegnato dal suo creatore rievocando gli esperimenti U.S.A. con bombe all’idrogeno nell’atollo di Bikini in Micronesia. Evidentemente Reard riteneva che l’introduzione del nuovo tipo di costume avrebbe avuto effetti esplosivi e dirompenti nella moda e nella società. Prosegui la lettura…

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La speculazione eolica in Sardegna: la centrale eolica di Ulassai.

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Un interessante servizio giornalistico (“Vento di mafia”) di Fabrizio Gatti, per L’Espresso (6 maggio 2010) descriveva criticamente anche la centrale eolica di Ulassai (OG), realizzata dal Gruppo Saras s.p.a. Il sindaco di Ulassai ha replicato sul sito web istituzionale del Comune (http://web.tiscali.it/comunediulassai/).   Il nostro inviato speciale Juri Iurato è andato a vedere di persona. Ecco il reportage.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 La centrale eolica di Ulassai ha cambiato i connotati di un vastissimo altipiano collocato tra Ulassai e Perdasdefogu.  Una balconata naturale tra le più spettacolari della Sardegna per la sua posizione unica, dove lo sguardo spazia agevolmente dalle cime del Gennargentu al mare d’Ogliastra, dalla costa sud-orientale, con i Settefratelli e Serpeddì visti da un’insolita prospettiva,  a quella dell’oristanese. I vicini “tacchi” posti a oriente dell’altipiano appaiono come una bizzarria della natura, con la le loro forme improvvisamente scoscese contigue all’altipiano dolcemente ondulato. Prosegui la lettura…

Calendario venatorio regionale sardo 2010-2011.

Delinquenza venatoria elettorale, nell'aula del Senato della Repubblica.Si è riunito ieri, venerdi 25 giugno 2010, presso l’Assessorato alla difesa ambiente della Regione autonoma della Sardegna, il nuovo comitato faunistico regionale, appena insediato con i nuovi componenti, per discutere e deliberare sul calendario venatorio della prossima stagione.

Purtroppo il cambiamento politico alla Regione si è riflesso anche sulla composizione del nuovo comitato che, al di là dei tre rappresentanti ciascuno sia per le associazioni ambientaliste che venatorie, presenta una forte connotazione filodoppietta a cominciare dall’Assessore.  Riteniamo che il nuovo calendario venatorio sia peggiorativo rispetto a quello passato, tant’è che il voto dei rappresentanti ambientalisti è stato negativo. Pur tuttavia, la stagione venatoria inizierà con la caccia alla tortora per due giornate il 2 e 5 settembre alla posta e senza l’uso del cane, nonostante una prima proposta bocciata prevedesse due mezze giornate fino alle 14.00.

Si proseguirà poi con la caccia alla pernice sarda ed alla lepre sarda per quattro giornate intere (anche qui era stata presentata una proposta bocciata di  4 mezze giornate, appoggiata da quasi tutte le Province sarde) col limite di due pernici a giornata e di massimo due lepri nell’arco delle 4 giornate di caccia consentite. Non è stata accolta la proposta che ho personalmente avanzato di moratoria a queste due specie, soprattutto la lepre la cui consistenza, come ammesso dagli uffici dell’Assessorato, è molto preoccupante. Prosegui la lettura…

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Quadro d’autore n. 58

26 Giugno 2010 Commenti chiusi

Quadri d'Autore 58

Bruno Caria

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No a questo tracciato del gasdotto appenninico!

Orchidea,  Himantoglossum adriaticum

Orchidea, Himantoglossum adriaticum

La Provincia di Pesaro – Urbino, la Provincia di Perugia, il Comune di Gubbio, la Comunità Montana del Catria e del Nerone, il Comitato umbro-marchigiano “No Tubo”, i Comitati cittadini per l’ambiente di Sulmona, il Comitato civico “Norcia per l’Ambiente”,il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, l’associazione La Lupus in Fabula onlus, la Federazione nazionale Pro Natura, il WWF Italia, Mountain Wilderness Italia, Italia Nostra, l’A.R.C.I. Caccia della Provincia di Perugia hanno inoltrato (25 giugno 2010) un ricorso alla Commissione europea affinchè valuti (art. 258 Trattato CE) la rispondenza alle normative comunitarie in materia di valutazione ambientale strategica – V.A.S. e di valutazione di impatto ambientale – V.I.A. del gasdotto denominato “Rete Adriatica”, progettato dalla Snam Rete Gas s.p.a. (avente come partner per la distribuzione la Società British Gas).

Analogamente, per quanto di competenza, sono stati coinvolti i Ministeri dell’ambiente, dei beni e attività culturali, dello sviluppo economico, dei trasporti e i Presidenti delle Regioni interessate dal tracciato (Puglia, Campania, Basilicata, Molise, Abruzzo, Umbria, Marche, Toscana, Emilia-Romagna).

Questa è la risposta che i territori interessati, attraverso le loro amministrazioni più sensibili, le grandi associazioni nazionali (da ambientali a venatorie), la società civile attraverso i comitati, danno al tentativo della Snam rete Gas di portare avanti un progetto di grandissimo impatto ambientale in territori di grande fragilità, geologica, sismica, ambientale paesaggistica e di conseguenza sociale ed economica. Prosegui la lettura…

Mancato G 8 a La Maddalena, le bonifiche ambientali truffaldine.

nuvola di sedimenti di idrocarburi, fondale Arsenale, La Maddalena

nuvola di sedimenti di idrocarburi, fondale Arsenale, La Maddalena

Peggio della nazionale italiana ai Mondiali di calcio in Sud Africa, c’è solo quella francese. Ma, forse, una figura migliore riuscirà a farla la gestione bertolasiana del mancato G 8 a La Maddalena.  Ormai era il segreto di Pulcinella: le bonifiche ambientali costate oltre 72 milioni di euro (24,140 milioni, secondo i dati della Protezione civile) sono state fatte male, per essere buoni.   Lo rivela chiaramente un bel servizio su L’Espresso del bravo inviato Fabrizio Gatti.

Già lo scorso 26 aprile 2010 era stata inoltrata dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra alla Procura generale della Corte dei conti ed alla Procura della Corte dei conti per la Regione autonoma della Sardegna una segnalazione per eventuale danno erariale determinato dalle spese di fondi pubblici per le bonifiche ambientali incomplete a La Maddalena, connesse alla mancata riunione del G8 nel 2009. Prosegui la lettura…

Interrogazioni parlamentari e denunce riguardo la speculazione edilizia sulle dune di Is Arenas.

complesso turistico-edilizio Is Arenas

complesso turistico-edilizio Is Arenas

Nonostante la condanna da parte della Corte di Giustizia europea (sentenza Sez. IV, 10 giugno 2010, causa C-491/08) nei confronti dell’Italia, su ricorso (causa C-491/08) della Commissione europea, per l’avvenuta realizzazione in corso del progetto turistico-edilizio del gruppo immobiliare Is Arenas sulle dune boscate di Is Arenas (Narbolìa – San Vero Milis, OR) senza l’approvazione di un’adeguata valutazione di incidenza ambientale (necessario ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora, trattandosi di un sito di importanza comunitaria), i lavori sulle coste del Sinis proseguono come se nulla fosse.

Pertanto, il deputato catalano Raül Romeva i Rueda, del Gruppo Verdi/A.L.E., ha presentato il 22 giugno 2010 un’interrogazione prioritaria al Parlamento europeo chiedendo quali iniziative intenda adottare la Commissione europea nei confronti di questa plateale violazione del diritto comunitario e del giudicato della Corte di Giustizia europea (artt. 10, 226 e 238, paragr. 3 del Trattato CE).  Prosegui la lettura…

Sequestrata la “casetta dell’onorevole”, a Castiadas.

Ma che bella casetta, in parte senza autorizzazione paesaggistica!

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, con il p.m. Daniele Caria, ha ottenuto dal G.I.P. Simone Nespoli il sequestro preventivo della villona dell’on. Eugenio Murgioni, consigliere regionale (PdL) e già sindaco (fino a poco tempo fa vice-sindaco) di Castiadas (CA).  La villa di sensibili dimensioni è stata realizzata recentemente fra campagne e macchie mediterranee nella località Sitò – Genna Spina del Comune di Castiadas e risulta parzialmente non autorizzata sotto il profilo paesaggistico.  Infatti, l’ultima variante in corso d’opera (per la quale è stata rilasciata concessione edilizia n. 15 del 4 marzo 2009) comporta modifiche nei prospetti e nelle falde del tetto (dichiarazione del responsabile del Servizio urbanistica del Comune di Castiadas n. 3178 del 19 novembre 2009) rispetto alle precedenti concessioni edilizie, mai precedute da autorizzazioni paesaggistiche.    In merito la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Cagliari “con nota n. 4249 del 22/12/2009 ha già inoltrato formale richiesta di chiarimenti” al Comune di Castiadas “ed è tuttora in attesa di riscontro”.

Singolarmente le prime autorizzazioni di tipo urbanistico (n. 10 del 27 febbraio 2022, n. 51 del 17 novembre 2005, n. 12 del 6 aprile 2007) non sono state precedute da autorizzazioni paesaggistiche pur essendo presente in zona la macchia mediterranea in quanto “l’area in esame non risultava sottoposta a tutela paesaggistica, in quanto esterna alla perimetrazione bosco/macchia mediterranea” indicata dal piano urbanistico comunale – P.U.C. (allegato 6, tavola B2).    Prosegui la lettura…

Che fine ha fatto l’influenza suina?

24 Giugno 2010 Commenti chiusi

 

pandemia

pandemia

L’inverno tarda ad andarsene, la primavera non è mai arrivata e tra una decina di giorni piomberemo in piena estate. Ebbene, volgiamoci un attimo indietro e chiediamoci: che fine ha fatto la tanto temuta influenza

del virus A-H1N1, meglio nota come influenza suina?

Non se ne parla più nei telegiornali, nessun accenno nelle trasmissioni mediche, neanche una riga nei giornali, nulla di nulla. L’avevano annunciata come la pandemia del secolo, per mesi ci hanno massacrato con notizie allarmistiche, istillandoci la paura anche solo di avvicinarci al prossimo, imponendo draconiane misure di profilassi come le ridicole mascherine antibatteriche. E poi l’epilogo con la corsa all’accaparramento di medicine anti-virali e l’acquisto da parte dei governi di spaventose quantità di vaccini. “Entro marzo 2010 l’influenza potrebbe colpire 4 milioni di italiani”, dicevano gli esperti. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) aveva prontamente dichiarato l’allerta pandemia, non per la pericolosità del virus quanto per la sua diffusione. Prosegui la lettura…

La Corte costituzionale “bastona” il ritorno al nucleare nel silenzio vergognoso dei mass media.

il nucleare vince sempre sull'invidia e sull'odio, manifesto taroccato

il nucleare vince sempre sull'invidia e sull'odio, manifesto taroccato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Corte costituzionale, con la recentissima sentenza n. 215 del 17 giugno 2010, ha dato un colpo forse mortale al ritorno dell’energia nucleare in Italia.   I mass media se ne sono ben guardati dal parlarne (con qualche rarissima eccezione), in particolare il servizio pubblico radiotelevisivo.

Il Giudice delle leggi, infatti, su ricorso delle Regioni Emilia-Romagna, Umbria, Toscana e la Provincia autonoma di Trento, ha dichiarato incostituzionali le previsioni dei poteri straordinari d’emergenza governativi per la costruzione di nuove infrastrutture per la produzione di energia elettrica, cioè “nuove centrali nucleari, previsti dall’art. 4 della legge 3 agosto 2009, n. 102, di conversione del decreto-legge n. 78/2009. Prosegui la lettura…

Serata per la Sea Shepherd Conservation Society.

23 Giugno 2010 Commenti chiusi

Benefit_Sea_Sheperd_Tissi_24_luglioriceviamo e pubblichiamo volentieri.

Gruppo d’Intervento Giuridico

Serata benefit di presentazione della Sea Shepherd Conservation Society
Sabato 24 luglio 2010
, ore 19:30-23:30
ExMa, Via Italia 1, Tissi (SS) Prosegui la lettura…

Parco nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei, “gazzosa” istituzionale.

Grifone

Grifone

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 125 del 31 maggio 2010 (supplemento ordinario n. 115) è stato pubblicato il D.M. Ambiente 27 aprile 2010 contenente il nuovo elenco ufficiale delle aree naturali protette e include ancora il parco nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei, come nel precedente elenco (aggiornamento n. 5 del 2003). Momento conclusivo della procedura di revisione culminata nella conferenza Stato-Regioni del 17 dicembre 2009 e tre precedenti riunioni (2 ottobre 2008, 28 gennaio 2009, 17 novembre 2009). Apriti cielo!  L’ormai consueto on. Mauro Pili ha annunciato fuoco e fiamme, seguito a ruota dall’evanescente Presidente della Regione Ugo Cappellacci e da una lunga schiera bipartisan di politici vari.

In realtà si tratta di polemiche pretestuose e demagogiche. Nulla di più.

Infatti, l’art. 1, coma 573°, della legge n. 266/2005 (legge finanziaria 2006) ha stabilito che «La concreta applicazione delle misure disposte ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 110 del 14 maggio 1998, avviene previa intesa tra lo Stato e la regione Sardegna nella quale si determina anche la ripartizione, tra i comuni interessati, delle risorse finanziarie già stanziate sulla base dell’estensione delle aree soggette a vincolo. I comuni ricadenti nell’area individuata potranno aderire all’intesa e far parte dell’area parco attraverso apposita deliberazione dei propri consigli».       

In buona sostanza, l’applicazione delle misure di salvaguardia stabilite dal provvedimento istitutivo del parco (D.P.R. 30 marzo 1998) avverrà previa intesa Stato – Regione autonoma della Sardegna e i Comuni che vorranno potranno aderire ed entrare nel parco. Prosegui la lettura…

Uno stupro piccolo piccolo, su un minore.

sen. Federico Bricolo

sen. Federico Bricolo

C’è un emendamento, quasi banale in quel coacervo di vergogna rappresentato dal d.d.l. Senato n. 1611 sulle intercettazioni telefoniche.     Merita, però, una segnalazione particolare.   E’ l’emendamento 1707, presentato dai senatori Maurizio Gasparri (capogruppo P. d. L.), Federico Bricolo (Lega Nord Padania), Gaetano Quagliariello (P. d. L.), Roberto Centaro (P. d. L.), Filippo Berselli (P. d. L.), Sandro Mazzatorta (P. d. L.), Sergio Divina (Lega Nord Padania).   

Prevede una modifica dell’ articolo 380 del codice di procedura penale che elenca i casi in cui si deve (non “si può”, ma “si deve”) procedere all’arresto in flagranza. Fra questi attualmente c’è il delitto di atti sessuali con minorenne (609 quater codice penale). Nella proposta contenuta nel garantista emendamento 1707 si prevede l’abrogazione dell’obbligo di arresto nei confronti di chi viene sorpreso in flagranza a compiere atti sessuali “di minore gravità” con minorenni. Prosegui la lettura…

Dieci anni di balle.

berlusconi_napoleoneDieci anni di favole raccontate da chi – ieri e oggi – ci governa.  La colpa, però, non è sua, è dei gonzi che ci credono e lo votano.   Per non parlare di chi lo sostiene.

Stefano Deliperi

 da L’Espresso, 21 giugno 2010

Dieci anni, mille bugie. Marco Damilano, Denise Pardo

Ricordate ‘Una storia italiana’, il bel libretto che Berlusconi ci spedì a casa tre elezioni fa? Siamo andati a vedere che cosa c’era scritto. E a rileggerlo adesso non si sa se ridere o piangere.
Ponti, strade, porti e faraonici tunnel verso l’Europa. Uno Stato leggero, iper tecnologico, digitale. Un Parlamento finalmente snello. Una giustizia rapida con le norme riscritte da capo. E poi il Piano per il Sud, e soprattutto, la realizzazione dello slogan della vittoria, il lasciapassare per la Storia, la Rivoluzione Liberale. Via le tasse e, signore e signori, un Codice Fiscale Unico al posto di 3 mila leggi. Dopo Giustiniano e Napoleone, il Codex Berlusconi, uomo sobrio, cortese, animo bucolico e agreste. Italia 2010, il paese che non c’è. Il paese dei sogni? No, il paese di Silvio. Quello che aveva garantito nel 2001 con il libro spedito alla vigilia della campagna elettorale nelle case degli italiani per presentare lo Stato che avrebbe costruito in dieci anni, a immagine e somiglianza della sua vita e della sua vis.
Ben più che un programma, un album di famiglia, una tavola delle leggi, la proiezione di quello che sarebbe diventata l’Italia sotto la sua guida. Il titolo, indimenticabile, “Una Storia Italiana”. Prosegui la lettura…

La Procura della Repubblica chiede il giudizio penale per l’Hotel Cala Bithia, a Chia.

sigilli sequestro penale preventivo

sigilli sequestro penale preventivo

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra esprimono soddisfazione per le richieste di giudizio penale formulate dal pubblico ministero dott. Andrea Massidda riguardo il complesso turistico-edilizio Cala Bithia in corso di realizzazione a ridosso delle dune di Campana, a Chia (Domus de Maria, CA), dopo il provvedimento di sequestro cautelare (con decisione del G.I.P. Simone Nespoli) dell’aprile 2010.  

Le indagini condotte dalla polizia giudiziaria del Corpo forestale e di vigilanza ambientale su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari hanno ipotizzato un ampliamento volumetrico di quasi il 500%. Indagati i rappresentanti delle Società immobiliari interessate (Chia Immobiliare-Sarit s.p.a. e Cerit s.p.a.), progettista e direttore dei lavori (Pier Luigi Monni), l’allora responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Domus de Maria (Mauro Moledda), il responsabile del procedimento (Alessandro Meloni) e l’allora direttore del Servizio tutela del paesaggio (il noto Lucio Pani). Prosegui la lettura…

L’ex Ospedale Marino, un rudere pericoloso e una discarica abusiva sulla spiaggia del Poetto.

 

 

 

l'ex Ospedale Marino

l'ex Ospedale Marino

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno inoltrato (21 giugno 2010) per l’ennesima volta alle amministrazioni pubbliche competenti (Assessorato regionale degli enti locali, finanze, urbanistica, Comune di Cagliari, Azienda USL n. 8), a polizia giudiziaria (Carabinieri del N.O.E., Capitaneria di Porto di Cagliari) e magistratura competenti, la richiesta di bonifica ambientale dell’area e di messa in sicurezza del rudere pericoloso dell’ex Ospedale Marino. Prosegui la lettura…

Associazioni e comitati ecologisti contro l’eolico “selvaggio”!

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Risoluzione sulla proliferazione incontrollata dell’Eolico in Italia

(22 maggio 2010)

PREMESSA

Ribadendo la propria consapevole quanto ovvia condivisione dello sviluppo di produzioni energetiche attraverso fonti rinnovabili ma ritenendo che le relative tecnologie non possano essere applicate acriticamente, in un quadro pianificatorio e normativo ingovernato o a scapito del territorio come palesemente sta accadendo in Italia ormai da anni. Prosegui la lettura…

Lunardi e Sepe, un ex ministro e un cardinale nel “sistema gelatinoso”?

S.Pietro notturnaPoteva mancare il coinvolgimento anche di un cardinale nel c.d. sistema gelatinoso?  E di un ex potentissimo ministro dei lavori pubblici, nonché progettista di opere pubbliche e docente universitario, abituato a ricevere e ricambiare favori?  Pare di no.  Il cardinale Crescenzio Sepe e l’ex ministro Pietro Lunardi dovranno spiegare varie cose.  Difficilmente saranno gli ultimi personaggi di rilievo ad esser coinvolti in un sistema che sta contribuendo non poco a stroncare l’Italia.

Gruppo d’Intervento Giuridico

A.N.S.A., 19 giugno 2010

Inchiesta G8: indagati card. Sepe ed ex ministro Lunardi per corruzione. Indagati in due diversi tronconi dell’inchiesta.

PERUGIA – Il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, e l’ex ministro Pietro Lunardi sono indagati dalla procura di Perugia nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta cricca per i Grandi eventi. Corruzione il reato contestato a entrambi. L’arcivescovo di Napoli e l’ex ministro sono stati comunque indagati in due diversi tronconi dell’inchiesta. Al cardinale Crescenzio Sepe e all’ex ministro Pietro Lunardi sono stati notificati oggi avvisi di garanzia emessi dai pubblici ministeri di Perugia Alessia Tavarnesi e Sergio Sottani. Per il cardinale Sepe l’indagine riguarda in particolare la ristrutturazione e la vendita di alcuni immobili di Propaganda Fide nel 2005. Operazioni nelle quali risulterebbe coinvolto il costruttore Diego Anemone, considerato personaggio centrale dell’inchiesta sui Grandi eventi. Il sospetto degli inquirenti perugini e’ che l’attaile arcivescovo di Napoli abbia ricevuto in cambio dei favori. Anche per quanto riguarda Lunardi l’accusa fa riferimento alla ristrutturazione e alla vendita di un immobile. In entrambe le operazioni sarebbe coinvolto l’ex presidente del Consiglio dei lavori pubblici Angelo Balducci, tuttora detenuto nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta cricca degli appalti. Prosegui la lettura…

Abusivi e farabutti di tutta Italia, unitevi! La strada vi sarà spianata…

Piazza del Campo, Siena

Piazza del Campo, Siena

Il Governo si propone di stravolgere la Costituzione.  In un colpo solo il premier Silvio Berlusconi (insieme al Ministro dell’economia Giulio Tremonti) cerca di recuperare il forte calo di gradimento nei confronti del suo governo, liberalizzando l’attività imprenditoriale e tentando di scardinare qualsiasi forma di corretta gestione del territorio del Bel Paese.

Con una semplice autocertificazione qualsiasi personaggio in cerca d’autore e autonominatosi imprenditore potrebbe tirar sù uno show room di macchinari agricoli in Piazza del Campo, a Siena.   Con una semplice autocertificazione un banalissimo prestanome potrebbe aprire l’ennesima città mercato controllata dalla camorra nei pressi di uno svincolo autostradale alla faccia di qualsiasi pianificazione commerciale.

Dissesto idrogeologico, lavoro nero, abusivismo edilizio, criminalità organizzata, morti e infortuni sul lavoro, mancato rispetto dei diritti dei lavoratori, precariato.

Siamo alla follìa. Prosegui la lettura…

I cani randagi non possono essere abbattuti.

Una vittoria legale della L.A.C. Piemonte. I CANI RANDAGI DEVONO ESSERE CATTURATI E NON POSSONO ESSERE OGGETTO DI INTERVENTI DI ABBATTIMENTO. Definitivamente condannato il Comune di Limone Piemonte.

I FATTI

Con due diverse ordinanze nell’agosto del  1998 il Sindaco di Limone Piemonte (CN) disponeva la cattura o l’abbattimento attraverso le Forze dell’Ordine di tre cani randagi colpevoli di attacchi a greggi di pecore negli alpeggi. La LAC ricorreva al TAR del Piemonte  chiedendo la sospensiva dei due provvedimenti e il loro successivo annullamento. Ricordiamo che il TAR sospese le ordinanze impugnate ritenendo sussistere il “fumus boni iuris” ed il “periculum in mora”.  Ai tre cani fu resa salva la vita. Prosegui la lettura…

Verso il calendario venatorio regionale 2010-2011.

Delinquenza venatoria elettorale, nell'aula del Senato della Repubblica.In previsione della nuova stagione venatoria 2010/2011, si è riunito il Comitato faunistico della Provincia di Cagliari per formulare la proposta di calendario venatorio da presentare al Comitato faunistico regionale il quale dovrà deliberare entro il 15 luglio prossimo.

La proposta presentata dall’Ufficio Fauna selvatica della Provincia ha praticamente ricalcato il calendario della scorsa stagione, prevedendo quest’anno l’ inizio dal 2 settembre con l’apertura alla tortora e la chiusura il 31 gennaio 2011.

La proposta di prelievo venatorio alla fauna nobile stanziale con l’abbattimento della pernice e della lepre per quattro giornate è stata contestata da Paolo Fiori, rappresentante degli Amici della Terra/Gruppo d’intervento giuridico/Lega per l’Abolizione della Caccia. Prosegui la lettura…

Dopo Piazzetta Maxia il Comune di Cagliari “sistema” Piazza Garibaldi?

PIazza Garibaldi, Cagliari

PIazza Garibaldi, Cagliari

La premura del Comune di Cagliari verso il proprio verde pubblico è famosa: dagli alberi ad alto fusto della Via Amat (una delle poche vie alberate di Cagliari), deportati per far spazio a un parcheggio interrato privato a fine anni ’90 del secolo scorso, alla scalinata monumentale della Chiesa dei SS. Giorgio e Caterina, realizzata su un’area di verde pubblico lungo la Via Scano, dal tentativo abortito per la protesta popolare di far piazza pulita degli alberi in Piazza Giovanni XXIII alla recente deportazione delle Jacarandae di Piazza Maxia, l’Amministrazione comunale cagliaritana e i suoi solerti progettisti si sono distinti per un’antipatìa dalle motivazioni sconosciute verso alberi, arbusti e macchie.

Ora è il turno di Piazza Garibaldi.   Anch’essa diventerà uno dei tristi luoghi di quell’arcipelago Gulag degli alberi che è diventata ‘sta povera capitale del MediterraneoProsegui la lettura…

Ciao, Josè

18 Giugno 2010 Commenti chiusi
Josè Saramago

Josè Saramago

Poche ore fa se n’è andato il Migliore,

l’angelo che raccontava sogni di giustizia…

Miquel

Categorie:Primo piano Tag:

La speculazione edilizia ha violato la direttiva Habitat sulle dune di Is Arenas (Sardegna).

18 Giugno 2010 Commenti chiusi
Pettirosso

Pettirosso

Importante sentenza emessa dalla Corte di Giustizia delle Comunità europee sugli obblighi derivanti dall’inclusione di un’area nella lista dei siti di importanza comunitaria tutelati ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE del Consiglio del 21 maggio 1992 sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora.

La Corte di Giustizia, con la sentenza emanata dalla Sezione IV il 10 giugno 2010 (causa C-491/08), ha condannato l’Italia per non aver individuato adeguate misure di salvaguardia ambientale del sito di Is Arenas sia prima dell’approvazione definitiva della lista dei siti di importanza comunitaria della regione bio-geografica mediterranea, sia successivamente, con la sua formalizzazione effettuata con decisione della Commissione del 19 luglio 2006, n. 2006/613/CE.

E’ opportuna una sintetica descrizione dei fatti.   Nell’area dunale costiera di Is Arenas (Sardegna, Provincia di Oristano), a partire dagli anni ’90 del secolo scorso, è stato presentato un progetto turistico-edilizio di ingenti dimensioni (222 mila metri cubi di volumetrie complessive, residences, hotel, residenze stagionali, servizi, ecc.) con annesso un campo da golf da 18 buche e campo-prova, oggetto di un accordo di programma immobiliare (1997) fra la Regione autonoma della Sardegna, il Comune di Narbolìa e il gruppo immobiliare Is Arenas s.r.l.    

Tuttavia, fin dal maggio 1995, l’area delle dune boscate costiere di Is Arenas (1.283 ettari, nei Comuni di Narbolìa, Cuglieri, San Vero Milis) è stata individuata quale proposto sito di importanza comunitaria (S.I.C.) in quanto è presente l’habitat naturale prioritario “2270 – Dune con foreste di Pinus pinea e/o Pinus pinaster”.  Dal momento dell’individuazione quale proposto S.I.C. sorge l’obbligo, per lo Stato membro, di adottare tutte le misure di salvaguardia ambientale e cautela atte a evitare degrado degli habitat tutelati (artt. 4 e 6 della direttiva n. 92/43/CEE), come autorevolmente interpretato dalla giurisprudenza comunitaria costante (vds. sentenza 4 marzo 2010, causa C?241/08, Commissione/Francia; sentenza 13 gennaio 2005, causa C?117/03, Dragaggi e altri; sentenza 7 settembre 2004, causa C?127/02, Waddenvereniging e Vogelbeschermingsvereniging).

La Commissione europea, su ricorso delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico n. 2346/1998 e successive integrazioni, ha successivamente aperto la procedura di infrazione n. 4381/2000 con lettera del 10 aprile 2000 e repliche dell’Italia (30 maggio, 8 e 26 giugno, 14 luglio 2000) che affermavano l’errato blocco dei lavori.   In seguito ha inviato il del parere motivato ex art. 226 trattato CE con lettera SG (2001) D/286069 del 9 febbraio 2001.  Sulla vicenda sono state presentate numerose interrogazioni al Parlamento europeo da parte dell’on. Monica Frassoni (Verdi/A.L.E.), attualmente presidente del Partito Verde Europeo, che hanno ampliato ed approfondito le argomentazioni inerenti la suddetta procedura di infrazione

Dopo alcuni tentativi infruttuosi di “chiudere” la procedura di infrazione da parte delle autorità italiane, la Commissione europea inviava il 22 dicembre 2004 e il 13 dicembre 2005 altre lettere di messa in mora complementari, senza alcun esito. Da segnalare in questi frangenti la proposta – respinta dalla Commissione con lettera del 10 giugno 2005 – di ridurre l’area naturale ricadente nel S.I.C. avanzata dalle autorità nazionali con l’intento di stralciare le zone interessate dall’attività edificatoria.   Conseguentemente il 23 ottobre 2007 la Commissione europea inviava alla Repubblica italiana una nuova lettera di diffida complementare. Non avendo ricevuto risposta, la Commissione inviava successivamente, il 29 febbraio 2008, un parere motivato complementare. Ancora senza esito.  Pertanto, in data 25 novembre 2008, esperiva ricorso davanti alla Corte di Giustizia.

Nell’aprile 2009 la Regione autonoma della Sardegna aveva cercato in extremis di correre ai ripari: con la deliberazione Giunta regionale n. 20/01 del 28 aprile 2009 ha approvato uno stralcio del piano di gestione del sito di importanza comunitaria – S.I.C. “Is Arenas” (ITB032228), con una serie di misure di tutela: “* riduzione del 10% del volume edificatorio previsto dall’accordo di programma immobiliare del 1997 (222.900 metri cubi di volumetrie complessive, n.d.r.) con l’apertura di corridoi allo scopo di contenere l’eccessivo impatto del tessuto edificato; * consentire l’attraversamento della fauna e favorire il dinamismo della vegetazione; * riduzione controllata dei consumi della risorsa idrica per le attività legate al golf, mediante progressiva e graduale sostituzione delle attuali essenze erbacee con altre meno idroesigenti; * ampliamento del perimetro del S.I.C. per una superficie pari a circa 163 ettari a terra, per la tutela dell’habitat dunale, e a circa 3.850 ettari a mare, per la tutela dell’habitat marino praterie di Posidonia Oceanica, secondo la perimetrazione individuata e prodotta in allegato al Piano di Gestione stralcio”.

La Corte di Giustizia, dopo aver ricordato gli obblighi di conservazione dei siti di importanza comunitaria fin dal momento della loro individuazione, ha accertato la realizzazione di opere connesse (campi da golf) e l’avvio dei lavori per l’edificazione del complesso turistico-edilizio ancor prima della formalizzazione dell’elenco dei siti di importanza comunitaria della regione bio-geografica mediterranea (19 luglio 2006) e la loro prosecuzione in seguito, nonostante l’invio di lettere di mora e di specifici pareri motivati da parte della Commissione.

Non è poi sufficiente l’approvazione di un “piano di gestione provvisorio del SIC «Is Arenas»”, avvenuta nel 2009.   Infatti, “quand’anche si supponga che esso costituisca una misura appropriata con riferimento ai requisiti posti dall’art. 6, n. 2, della direttiva «habitat», è giocoforza constatare che esso è stato approvato dopo la scadenza del termine fissato nel parere motivato complementare. Orbene, la sussistenza di un inadempimento dev’essere valutata alla luce della situazione esistente nello Stato membro interessato alla scadenza del termine fissato nel parere motivato e la Corte non può tenere conto dei mutamenti successivi intervenuti (v., in particolare, sentenza 11 gennaio 2007, causa C?183/05, Commissione/Irlanda, Racc. pag. I?137, punto 17)”.

La Corte di Giustizia conclude per una violazione, da parte dell’Italia, degli obblighi e degli obiettivi di conservazione del S.I.C. di Is Arenas stabiliti dalla direttiva n. 92/43/CEE, non avendo vietato un intervento idoneo a compromettere seriamente le caratteristiche ecologiche del sito” prima della formalizzazione dell’elenco dei medesimi S.I.C., e successivamente per non aver “adottato, dopo il 19 luglio 2006, misure appropriate per evitare il degrado degli habitat naturali per i quali detto SIC è stato designato”.    E’ seguita la condanna alle spese.

E potrebbe anche non finire qui.  Infatti i lavori edilizi sono tuttora in corso e le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico insieme al Gruppo Verdi/A.L.E. al Parlamento europeo hanno nuovamente attivato la Commissione europea per tutte le opportune iniziative.

Dott. Stefano Deliperi

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SENTENZA DELLA CORTE (Quarta Sezione)

10 giugno 2010 (lingua processuale: italiano)

 «Inadempimento di uno Stato – Direttiva 92/43/CEE – Conservazione degli habitat naturali – Fauna e flora selvatiche – Siti di importanza comunitaria – Regime di protezione – Complesso turistico “Is Arenas”»

Nella causa C?491/08,

avente ad oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dell’art. 226 CE, proposto il 12 novembre 2008,

Commissione europea, rappresentata dalla sig.ra D. Recchia, in qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo,

ricorrente,

contro

Repubblica italiana, rappresentata dalla sig.ra I. Bruni, in qualità di agente, assistita dal sig. G. Aiello, avvocato dello Stato, con domicilio eletto in Lussemburgo,

convenuta,

LA CORTE (Quarta Sezione),

composta dal sig. J.-C. Bonichot, presidente di sezione, dalla sig.ra C. Toader, dai sigg. C.W.A. Timmermans, K. Schiemann e L. Bay Larsen (relatore), giudici,

avvocato generale: sig.ra J. Kokott

cancelliere: sig. R. Grass

vista la fase scritta del procedimento,

vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,

ha pronunciato la seguente 

Sentenza

1        Con il presente ricorso, la Commissione delle Comunità europee chiede che la Corte voglia constatare che, in riferimento al progetto del complesso turistico e immobiliare «Is Arenas», che interessa gli habitat e le specie presenti nel sito «Is Arenas»,

–        non avendo adottato, prima del 19 luglio 2006, misure di salvaguardia idonee, con riguardo all’obiettivo di conservazione contemplato dalla direttiva del Consiglio 21 maggio 1992, 92/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (GU L 206, pag. 7; in prosieguo: la «direttiva “habitat”»), a salvaguardare il pertinente interesse ecologico che il sito di importanza comunitaria (in prosieguo: il «SIC») proposto «Is Arenas» riveste a livello nazionale, e, in particolare, non avendo vietato un intervento suscettibile di compromettere seriamente le caratteristiche ecologiche del sito e

–        non avendo adottato, dopo il 19 luglio 2006, le opportune misure per evitare il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie nonché la perturbazione delle specie per cui il detto SIC è stato designato,

la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza della direttiva «habitat» e, più in particolare, per quanto riguarda la seconda censura, dell’art. 6, n. 2, di tale direttiva.

 Contesto normativo

2        L’art. 3, n. 1, della direttiva «habitat» prevede la costituzione di una rete ecologica europea coerente di zone speciali di conservazione (in prosieguo: le «ZSC»), denominata «Natura 2000».

3        L’art. 4 della stessa direttiva prevede un procedimento di classificazione dei siti naturali come ZSC, articolato in più fasi, che deve in particolare consentire la realizzazione di detta rete. In primo luogo, gli Stati membri propongono un elenco di SIC che trasmettono alla Commissione, in secondo luogo, la Commissione adotta un elenco comunitario di SIC basandosi sulle proposte degli Stati membri e, in terzo luogo, i SIC così scelti vengono designati dagli Stati membri come ZSC.

4        L’art. 4, n. 5, della direttiva «habitat» dispone che, non appena un sito è iscritto nell’elenco comunitario dei SIC, adottato dalla Commissione, esso è soggetto alle disposizioni dell’art. 6, nn. 2-4 di detta direttiva.

5        L’art. 6, n. 2, della direttiva «habitat» prevede:

«Gli Stati membri adottano le opportune misure per evitare nelle [ZSC] il degrado degli habitat naturali e degli habitat di specie nonché la perturbazione delle specie per cui le zone sono state designate, nella misura in cui tale perturbazione potrebbe avere conseguenze significative per quanto riguarda gli obiettivi della presente direttiva».

 I fatti e il procedimento precontenzioso

6        Il sito sardo «Is Arenas» appartiene alla regione biogeografica mediterranea e si estende per 1 283 ettari nella provincia di Oristano e, precisamente, nei comuni di Cuglieri, di Narbolia e di San Vero Milis.

7        L’interesse ecologico che ha indotto a proporre il sito «Is Arenas» come SIC sta, in particolare, nella presenza dell’habitat naturale prioritario «2270 Dune con foreste di Pinus pinea e/o Pinus pinaster».

8        Il sito è stato proposto come SIC nel maggio del 1995 ed è stato iscritto nell’elenco dei SIC in seguito all’adozione della decisione della Commissione 19 luglio 2006, 2006/613/CE, che adotta, a norma della direttiva 92/43, l’elenco dei siti di importanza comunitaria per la regione biogeografica mediterranea (GU L 259, pag. 1).

9        Dopo aver preso conoscenza del progetto del complesso turistico e immobiliare previsto, nell’ambito di un «accordo di programma» stipulato nel corso del 1997 tra la società Is Arenas, il Comune di Narbolia e la Regione autonoma della Sardegna, sul sito «Is Arenas» proposto come SIC e consistente nella realizzazione di un campo da golf nonché di un complesso alberghiero e residenziale, la Commissione, il 10 aprile 2000, inviava alla Repubblica italiana una lettera di diffida nella quale faceva valere che questa era venuta meno, in particolare, agli obblighi che ad essa incombevano in forza del combinato disposto dell’art. 10 CE e dell’art. 6 della direttiva «habitat».

10      La Repubblica italiana, con lettere 30 maggio, 8 e 26 giugno, nonché 14 luglio 2000, rispondeva alla lettera di diffida facendo presente che le competenti autorità nazionali avevano sospeso sia le procedure di autorizzazione che i lavori di realizzazione del progetto immobiliare relativo alla costruzione di un villaggio turistico al fine di conformarsi al diritto comunitario.

11      La Commissione ha tuttavia rilevato che la realizzazione del campo da golf, oggetto di due autorizzazioni rilasciate nel corso del 1999 dal Comune di Narbolia, era ormai terminata.

12      Tale Comune avrebbe poi proceduto ad una valutazione delle incidenze del progetto del complesso turistico e immobiliare sul sito di cui trattasi, la quale avrebbe dato luogo, nel corso del 2000, ad una decisione favorevole.

13      La Commissione ha considerato che le autorizzazioni e le decisioni menzionate erano incompatibili con l’obbligo di assicurare il mantenimento del sito in uno stato di conservazione favorevole, per cui, il 9 febbraio 2001, trasmetteva alla Repubblica italiana un parere motivato in tal senso.

14      Nelle loro risposte, le autorità italiane hanno fatto presente che l’impatto del campo da golf sul sito in questione non era significativo e che l’insieme del progetto del complesso turistico e immobiliare aveva costituito oggetto di una valutazione delle incidenze, conformemente all’art. 6 della direttiva «habitat», che ha dato luogo all’adozione della decisione della Regione autonoma della Sardegna 6 dicembre 2002.

15      Ritenendo che siffatta valutazione delle incidenze non fosse stata correttamente effettuata, la Commissione, il 22 dicembre 2004, inviava una lettera di diffida complementare, nella quale sosteneva, in particolare, che la Repubblica italiana era venuta meno agli obblighi che ad essa incombevano in forza dell’art. 6, nn. 2-4, della direttiva «habitat».

16      La Repubblica italiana rispondeva alla lettera di diffida complementare facendo riferimento all’ipotesi di una riduzione della superficie del sito proposto come SIC, al fine di escludere le zone, e in particolare quelle cui si riferisce il progetto del complesso turistico e immobiliare, che non avevano mantenuto caratteristiche conformi alle specifiche disposizioni previste dalla direttiva «habitat».

17      Tenuto conto dei chiarimenti nel frattempo forniti dalla giurisprudenza della Corte secondo cui, in particolare, l’obbligo di effettuare una valutazione delle incidenze ai sensi dell’art. 6, nn. 3 e 4, della direttiva «habitat» non figura tra quelli imposti per la salvaguardia dei SIC che non sono stati ancora iscritti nell’elenco elaborato dalla Commissione, quest’ultima ha ritenuto che le censure sollevate nella lettera di diffida complementare non erano più attuali e che occorreva incaricare un perito indipendente per effettuare una perizia, al fine di valutare in loco le conseguenze della modifica del sito proposto come SIC. Alla luce dei risultati della perizia, la Commissione ha comunicato alla Repubblica italiana, con lettera 10 giugno 2005, che la proposta di riduzione della superficie del sito «Is Arenas» non poteva essere accettata.

18      La Commissione, essendo stata informata del fatto che i lavori per la realizzazione del progetto del complesso turistico e immobiliare sulle dune boscose del sito «Is Arenas» erano stati avviati, inviava, il 19 dicembre 2005, una nuova lettera di diffida complementare, nella quale sosteneva che i lavori intrapresi rischiavano di ledere l’integrità di detto sito e di compromettere il pertinente interesse ecologico che esso riveste a livello nazionale.

19      Nel corso della riunione tenutasi il 12 ottobre 2006 tra i servizi della direzione generale dell’ambiente della Commissione e le autorità italiane, queste ultime hanno fatto presente che un piano di gestione era in corso di elaborazione e che era necessario individuare un idoneo «corridoio ecologico», che assicurasse la continuità degli ecosistemi, e prevedere una riduzione della volumetria degli insediamenti turistici previsti da detto progetto.

20      In mancanza di ulteriori informazioni, la Commissione ha concluso che i lavori per la realizzazione del progetto del complesso turistico e immobiliare «Is Arenas» continuavano sulla base del progetto originario in violazione degli obblighi derivanti dalla direttiva «habitat» e, in particolare, a decorrere dal 19 luglio 2006, in violazione degli obblighi di cui all’art. 6, n. 2, di tale direttiva. Di conseguenza, il 23 ottobre 2007, essa inviava alla Repubblica italiana una nuova lettera di diffida complementare in tal senso. Non avendo ricevuto risposta, la Commissione inviava successivamente, il 29 febbraio 2008, un parere motivato complementare con il quale invitava tale Stato membro ad adottare le misure necessarie per conformarvisi entro un termine di due mesi a decorrere dal suo ricevimento.

21      Ritenendo che la Repubblica italiana non si fosse conformata ai suoi obblighi, la Commissione ha proposto il presente ricorso.

 Sul ricorso

 Argomenti delle parti

22      Per quanto riguarda il periodo anteriore al 19 luglio 2006, data di iscrizione del sito «Is Arenas» nell’elenco dei siti SIC, la Commissione sostiene che le autorità italiane non solo non hanno proceduto all’adozione delle misure necessarie per proteggere l’interesse ecologico di tale sito, ma hanno autorizzato il varo dei lavori di costruzione del complesso turistico e immobiliare di cui trattasi. Le autorità italiane avrebbero pertanto consentito che fosse leso, con la costruzione di detto complesso, l’interesse ecologico del sito proposto per integrare la rete comunitaria Natura 2000.

23      Per quanto riguarda il periodo successivo alla data di iscrizione del sito «Is Arenas» nell’elenco dei SIC, la Commissione sostiene che non sono state apportate modifiche al progetto del complesso turistico e immobiliare previsto nel sito «Is Arenas» e che i lavori proseguivano sulla base del progetto originario. Pertanto, non sarebbe stata adottata alcuna misura al fine di evitare un significativo degrado degli habitat e perturbazioni sulle specie per le quali detto sito è stato proposto come SIC.

24      Nel controricorso la Repubblica italiana riconosce che le zone di cui aveva previsto l’esclusione dal sito proposto quale SIC presentano un valore intrinseco proprio e contribuiscono, nell’insieme, a mantenere un «corridoio ecologico» tra le differenti zone di pineta. Il mantenimento degli attuali limiti del sito potrebbe contribuire a garantire gli obiettivi di gestione essenziali per la conservazione ecologica del SIC «Is Arenas».

25      Lo Stato membro convenuto fa presente che il Ministro per l’Ambiente ha imposto il controllo preventivo della valutazione delle incidenze al fine di garantire che le opere progettate fossero tali da assicurare la continuità degli ecosistemi fra le varie parti del sito.

26      Tale Stato membro rileva che, a seguito del protocollo d’intesa firmato l’8 giugno 2007 tra la società Is Arenas, gli operatori consociati già occupati all’edificazione delle infrastrutture sul sito di cui trattasi e i Comuni di Cuglieri, di Narbolia nonché di San Vero Milis, era già garantito che tutte le prescrizioni del piano di gestione sarebbero state rispettate.

27      Detto Stato membro precisa che il progetto di complesso turistico e immobiliare sarà quindi modificato di conseguenza.

28      Nella controreplica la Repubblica italiana sostiene che con delibera 28 aprile 2009, n. 20/1, il Consiglio della Regione autonoma della Sardegna ha approvato il piano di gestione provvisoria del SIC «Is Arenas». Peraltro, detto Consiglio avrebbe approvato, con la stessa delibera, il progetto di ampliamento del SIC per una superficie pari a circa 163 ettari a terra, per la protezione dell’habitat dunale, e a circa 3 850 ettari a mare, per la salvaguardia dell’habitat marino. Inoltre, sarebbe stato istituito l’organismo di gestione del SIC, incaricato, in particolare, di controllare la pressione esercitata sugli habitat dunali dal carico antropico e infrastruttuale, subordinando, se del caso, le concessioni edilizie al rispetto, da parte delle società costruttrici, degli adempimenti ambientali. Inoltre, il Consiglio regionale avrebbe deciso di subordinare, in particolare, ogni atto autorizzativo da parte dei comuni al rispetto delle prescrizioni individuate nel piano di gestione.

29      Pertanto, la Repubblica italiana considera di aver soddisfatto gli obblighi che ad essa incombono ai sensi dell’art. 6, n. 2, della direttiva «habitat» e che, in tali condizioni, sarebbe giustificata la rinuncia agli atti.

Giudizio della Corte

30      Occorre ricordare che, per quanto riguarda i siti atti ad essere individuati quali SIC, compresi negli elenchi nazionali trasmessi alla Commissione, e, segnatamente, i siti ospitanti tipi di habitat naturali prioritari, gli Stati membri sono tenuti, in forza della direttiva «habitat», ad adottare misure di salvaguardia idonee, con riguardo all’obiettivo di conservazione contemplato da tale direttiva, a salvaguardare il pertinente interesse ecologico rivestito da detti siti a livello nazionale (v. sentenza 13 gennaio 2005, causa C?117/03, Dragaggi e a., Racc. pag. I?167, punto 30).

31      Gli Stati membri non possono pertanto autorizzare interventi che rischiano di compromettere seriamente le caratteristiche ecologiche di detti siti, quali, in particolare, interventi che rischiano di ridurre in maniera considerevole la superficie dei siti stessi (v. sentenza 14 settembre 2006, causa C?244/05, Bund Naturschutz in Bayern e a., Racc. pag. I?8445, punto 46).

32      È pacifico che il progetto di complesso turistico e immobiliare di cui trattasi riguarda, in particolare, le zone che, come ricordato al punto 16 della presente sentenza, la Repubblica italiana aveva previsto di togliere dal sito «Is Arenas» proposto come SIC, benché esse garantissero la connessione ecologica tra le due zone di pineta più importanti del sito.

33      Si deve a questo proposito rilevare che, con nota 10 febbraio 2006, trasmessa alla Commissione il 15 marzo 2006 dalla rappresentanza permanente della Repubblica italiana presso l’Unione europea, la Regione autonoma della Sardegna ha dichiarato di assumere l’impegno di incaricare un esperto di controllare la valutazione delle incidenze, già a suo tempo effettuata, con riferimento alle diverse caratteristiche presenti nell’ambito del sito al fine di garantire il mantenimento di un «corridoio ecologico» tra le parti estreme della zona, anche in presenza di nuovi edifici.

34      Peraltro, dal progetto di piano di gestione del SIC «Is Arenas», elaborato nel corso del mese di dicembre del 2006 e trasmesso alla Commissione dalle autorità italiane il 21 maggio 2007, risulta che, al fine di garantire la continuità dei «corridoi ecologici», si rende necessaria una revisione del progetto di complesso turistico e immobiliare di cui trattasi per quanto riguarda l’importanza e la ripartizione della volumetria degli edifici previsti. Infatti, le opere progettate sarebbero tali da comportare un impatto eccessivo sul sistema degli habitat interessati.

35      Orbene, dagli atti della presente causa risulta che i lavori per la realizzazione del progetto di complesso turistico e immobiliare «Is Arenas» hanno avuto inizio nel corso del 2005 ed erano sempre in corso alla data dell’iscrizione del sito di cui trattasi nell’elenco dei SIC.

36      Da quanto precede consegue che la Repubblica italiana non ha adottato, prima della data dell’iscrizione del sito «Is Arenas» nell’elenco dei SIC, misure di conservazione idonee, con riferimento all’obiettivo di conservazione contemplato dalla direttiva «habitat», a salvaguardare l’interesse ecologico pertinente che il sito proposto riveste a livello nazionale e non ha vietato un intervento suscettibile di compromettere seriamente le caratteristiche ecologiche di tale sito. Pertanto, essa è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza della direttiva «habitat».

37      Per quanto riguarda la situazione successiva all’iscrizione del sito «Is Arenas» nell’elenco dei SIC, si deve ricordare che, ai sensi dell’art. 4, n. 5, della direttiva «habitat», il regime di protezione delle ZSC previsto all’art. 6, nn. 2-4, di tale direttiva si applica ad un sito non appena quest’ultimo sia stato iscritto, in conformità dell’art. 4, n. 2, terzo comma, della direttiva stessa, nell’elenco dei siti selezionati come SIC, così come adottato dalla Commissione secondo la procedura di cui all’art. 21 di detta direttiva (v. sentenza Dragaggi e a., cit., punto 21).

38      L’art. 6, n. 2, della direttiva «habitat» detta l’obbligo generale di adottare opportune misure di protezione, consistenti nell’evitare che si producano deterioramenti degli habitat nonché perturbazioni delle specie che possono avere conseguenze significative riguardo agli obiettivi della direttiva medesima (v. sentenze 7 settembre 2004, causa C?127/02, Waddenvereniging e Vogelbeschermingsvereniging, Racc. pag. I?7405, punto 38, nonché 4 marzo 2010, causa C?241/08, Commissione/Francia, non ancora pubblicata nella Raccolta, punto 18).

39      Nella specie, da più elementi di informazione versati agli atti dalla Commissione e non contestati dalla Repubblica italiana risulta che i lavori per la realizzazione del complesso turistico e immobiliare «Is Arenas» sono proseguiti oltre il termine di due mesi fissato nel parere motivato complementare del 29 febbraio 2008.

40      Inoltre, dall’insieme dei pertinenti elementi della presente causa, e in particolare, dalle dichiarazioni della Repubblica italiana riportate nei punti 19 e 27 della presente sentenza, risulta che i detti lavori sono stati condotti sulla base del progetto di complesso turistico e immobiliare originario, di cui le autorità italiane stesse hanno riconosciuto, come risulta al punto 34 della presente sentenza, che doveva essere riveduto in modo che fosse di per sé ridotto l’impatto negativo sugli habitat naturali del sito protetto.

41      Per quanto riguarda il piano di gestione provvisorio del SIC «Is Arenas», quand’anche si supponga che esso costituisca una misura appropriata con riferimento ai requisiti posti dall’art. 6, n. 2, della direttiva «habitat», è giocoforza constatare che esso è stato approvato dopo la scadenza del termine fissato nel parere motivato complementare. Orbene, la sussistenza di un inadempimento dev’essere valutata alla luce della situazione esistente nello Stato membro interessato alla scadenza del termine fissato nel parere motivato e la Corte non può tenere conto dei mutamenti successivi intervenuti (v., in particolare, sentenza 11 gennaio 2007, causa C?183/05, Commissione/Irlanda, Racc. pag. I?137, punto 17).

42      Da ciò consegue che la Repubblica italiana non ha adottato, dopo la data di iscrizione del sito proposto nell’elenco dei SIC, misure appropriate per evitare il degrado degli habitat naturali per i quali detto SIC è stato designato ed è di conseguenza venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza dell’art. 6, n. 2, della direttiva «habitat».

43      Da quanto precede consegue che la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza della direttiva «habitat» non avendo adottato, prima del 19 luglio 2006, misure idonee a proteggere l’interesse ecologico del sito proposto ed è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza dell’art. 6, n. 2, della medesima direttiva non avendo adottato, dopo il 19 luglio 2006, misure appropriate al fine di evitare il degrado degli habitat naturali per i quali il sito è stato designato. Di conseguenza, il ricorso deve essere accolto.

44      Si deve quindi constatare che, in riferimento al progetto di complesso turistico e immobiliare «Is Arenas» che interessa il sito «Is Arenas»:

–        non avendo adottato, prima del 19 luglio 2006, data di iscrizione del sito «Is Arenas» nell’elenco dei SIC, misure di protezione idonee, con riferimento all’obiettivo di conservazione contemplato dalla direttiva «habitat», a salvaguardare l’interesse ecologico pertinente che il sito proposto quale SIC riveste a livello nazionale e, in particolare, non avendo vietato un intervento idoneo a compromettere seriamente le caratteristiche ecologiche del sito, e

–        non avendo adottato, dopo il 19 luglio 2006, misure appropriate per evitare il degrado degli habitat naturali per i quali detto SIC è stato designato,

la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza della direttiva «habitat» e, più esattamente, per quanto riguarda la seconda censura, in forza dell’art. 6, n. 2, di tale direttiva.

  Sulle spese

45      Ai sensi dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, la Repubblica italiana, rimasta soccombente, dev’essere condannata alle spese.

Per questi motivi, la Corte (Quarta Sezione) dichiara e statuisce:

1)      In riferimento al progetto del complesso turistico e immobiliare «Is Arenas» che interessa il sito «Is Arenas»:

–        non avendo adottato, prima del 19 luglio 2006, data di iscrizione del sito «Is Arenas» nell’elenco dei siti di importanza comunitaria, misure di protezione idonee, con riferimento all’obiettivo di conservazione contemplato dalla direttiva del Consiglio 21 maggio 1992, 92/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, a salvaguardare l’interesse ecologico pertinente che il sito proposto quale sito di importanza comunitaria riveste a livello nazionale e, in particolare, non avendo vietato un intervento idoneo a compromettere seriamente le caratteristiche ecologiche del sito, e

–        non avendo adottato, dopo il 19 luglio 2006, misure appropriate per evitare il degrado degli habitat naturali per i quali detto sito di importanza comunitaria è stato designato,

la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi che ad essa incombono in forza della direttiva 92/43 e, più esattamente, per quanto riguarda la seconda censura, in forza dell’art. 6, n. 2, di tale direttiva.

2)      La Repubblica italiana è condannata alle spese.

 Firme

 (foto S.D., archivio GrIG)

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Dune di Piscinas

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Approvata la legge sul mattone facile per residenze e per strutture ricettive.    Il T.A.R. Sardegna, con sentenza della Sezione II, 5 marzo 2010, n. 246, aveva annullato la circolare interpretativa della legge regionale n. 3/2008 (art. 1, commi 16°-32°) istitutiva dello sportello unico delle attività produttive – S.U.A.P. che aveva esteso illegittimamente anche alle attività edilizie l’autocertificazione (D.U.U.A.P.) per avviare i lavori.     In men che non si dica, la Giunta regionale, con la deliberazione n. 18/8 del 12 maggio 2010 (a lungo non visibile sul sito web istituzionale: http://www.regione.sardegna.it/j/v/66?v=9&c=27&c1=&n=10&s=1&p=4), aveva rapidamente predisposto un disegno di legge relativo a “Interpretazione autentica delle disposizioni relative allo Sportello Unico per le Attività produttive (SUAP)”.  Analogamente aveva fatto l’U.D.C. e, immancabilmente, il P.D.   

Delle tre proposte è stato predisposto – a tempo di record – un testo unificato “Modifiche della legge regionale 5 marzo 2008, n. 3, relative all’estensione dello Sportello unico per le attività produttive (SUAP) al settore dell’edilizia residenziale” (160-163-172/A), ieri approvato con 54 voti favorevoli (maggioranza di centro-destra + P.D.), 7 contrari (I.d.V., RossoMori, S & L, Comunisti), 2 astenuti.  

C’è da chiedersi con quale curioso meccanismo giuridico (e prima ancora mentale) si riesca a far passare quale “attività produttiva” di beni e servizi (la ratio della normativa quadro nazionale) la mera “attività edilizia”.   La maggioranza di centro-destra-sinistra ha, invece, deciso per il mattone facile per residenze e per strutture ricettive. Prosegui la lettura…