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La gara al ribasso.

 

Cagliari, l'Elefante sulla Torre

Cagliari, l'Elefante sulla Torre

“Le donne del Pd sono state protagoniste delle elezioni amministrative”, squittisce felice Valentina Sanna, presidente regionale del Partito Democratico.  “Scendo in campo e vinco”, rincara la dose il presidente uscente della Provincia di Cagliari Graziano Milia (71.969 voti, 33,80% dei votanti), ricandidato dal P.D. e da quasi tutto il centro-sinistra alla guida dell’Ente locale, nonostante i 27.984 voti (12,73%) che lo distanziano dal rivale Giuseppe Farris (99.053 voti, 46,53%), candidato del centro-destra. Dal canto suo Farris, commentando a caldo dalla sua sede elettorale i risultati parziali, ha invece sottolineato che “l’esperienza di governo del centrosinistra è clamorosamente franata: i cittadini stanno guardando con attenzione verso il nostro programma e lo hanno valutato sicuramente come un progetto credibile” (Il Sardegna, 1 giugno 2010).   

I dati elettorali dicono, però, soprattutto altro.

A nessuno pare importare che il fatto dominante, pesante come un macigno, è che più di un elettore su due in Provincia di Cagliari non è andato a votare.  Solo il 47,29% degli elettori si è recato alle urne, alle precedenti elezioni del 2005 erano stati il 62,24%, cioè il 14,95% in più (dati ufficiali, Ministero dell’Interno).  Solo il 34,18% a Cagliari. E non và meglio a livello generale: complessivamente ha votato solo il 56,73% alle elezioni provinciali sarde, 837.847 elettori su 1.476.792 aventi diritto (dati ufficiali, Ministero dell’Interno).

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Rispetto alle elezioni regionali del 2009 i principali partiti hanno perso 117 mila voti (il P.d.L.) e 59 mila voti (il P.D.).  I risultati relativamente positivi dei movimenti politici centristi nascono proprio dall’astensionismo massiccio, solo l’Italia dei Valori l’I.R.S. e il P.S.d’Az. crescono in termini di voti, sebbene non proprio in modo travolgente.

E’ una gara al ribasso, insomma.  Può vincere chi riesce a fare meno idiozie, meno polemiche autolesioniste, poi rientrate, sul piano politico. Altro che progetto credibile, giovane, forte.  Non c’è proprio nulla di entusiasmante: non c’è un sogno, ma nemmeno candidature decenti a sostegno.  Come possano galvanizzare gli animi le candidature di uno “studente liceale, schermidore” (come testualmente recita il santino elettorale del ragazzotto di belle speranze e cospicue spese elettorali) o di una progettista di scempi urbanistico-ambientali lo sa solo il Cielo.  

E se anche un vecchio (d’anagrafe) democratico come Andrea Pubusa (docente universitario, avvocato, ma soprattutto già consigliere regionale e esponente di punta del P.C.I.-P.D.S.-D.S.) è tentato dalla diserzione del seggio vuol dire che le cose sono proprio messe male.

Dove, invece, gli elettori riconoscono entusiasmo, persone e progetti credibili, i risultati – anche se i mezzi a disposizione sono pochi – si vedono.   Un paio di esempi: a Nuoro la Lista civica Idea Comune con il suo candidato sindaco Alessandro Murgia ottiene il 9,03% dei voti validi, Efisio Arbau, dissidente P.D. espulso, con tanto di cartellino rosso, dal partito perché pretendeva le elezioni primarie, ottiene 21.172 voti, il 23,90% dei voti validi (dati ufficiali, Ministero dell’interno). 

Dove gli elettori riconoscono una buona amministrazione il voto, poi, è plebiscitario, come nel caso della riconferma del sindaco di Sassari Gianfranco Ganau (65,95% dei voti e il 68,07% dei votanti).

In poche parole, non emerge solo il disinteresse quando non il disgusto determinato da una classe politica sempre più distante dai veri problemi dei cittadini, ma soprattutto la necessità di persone e progetti credibili.

Serviranno questi segnali, forti, concreti, chiari?

Stefano Deliperi

 Giardini di cemento, arcipelago gulag per alberi. A Cagliari.

da La Nuova Sardegna, 2 giugno 2010

Il Pdl ha perso il 52% dei propri voti, il Pd il 29%.
Sulle regionali dell’anno avanzano solo Irs, Idv e Psd’Az, tengono centristi e sinistra.
Filippo Peretti

CAGLIARI. Il Pd è diventato il primo partito sardo pur scendendo dal 24% delle regionali al 20% di queste elezioni provinciali. Ed è primo perché il Popolo della libertà è sceso in un colpo dal 30% al 16%. Siccome stavolta l’astensionismo è stato da record (un ulteriore meno 11%), in termini numerici la discesa dei due partiti maggiori è stata ancora più evidente.
Il crollo del Pdl. Il partito che aveva trionfato alle regionali con 248mila voti (il 30%) ha ottenuto stavolta 117mila voti (il 16%) lasciando sul campo (o meglio: a casa) 131mila propri elettori. Che equivalgono al 52% della proprio forza elettorale del 2009. Non è certo un esame positivo per Ugo Cappellacci e la sua giunta (e nel complesso per il vertice del partito) a poco più di un anno dall’insediamento.
Pd in calo ma primo. Il segretario Silvio Lai ha sottolineato il fatto che il suo partito è ora primo in classifica ed è pertanto più competitivo. E’ vero, ma l’emorragia non si è ancora fermata, anche se può consolare che il principale avversario è in condizioni più gravi. Il Pd, rispetto alle regionali, ha perso 59mila voti (pari al 29% della propria forza elettorale). Insomma, a pagare la scarsa affluenza alle urne sono stati soprattutto le forze maggiori. Che hanno quindi molti motivi per riflettere, soprattutto sulle divisioni interne e sulle difficoltà a darsi linee chiare.
Il boom di Irs. A causa dell’astensionismo, il segno positivo nel dato numerico è prerogativa stavolta di poche sigle. Più di tutti sono cresciuti gli indipendentisti di Irs: dalle regionali alle provinciali il partito ora guidato da Ornella Demuru (con Gavino Sale presidente) è passato dai 17mila voti (2,07%) ai 28mila (3,93%) aumentando del 65% il proprio consenso.
Psd’Az sale a destra. In crescita anche i 4 Mori: in quindici mesi da 35mila voti (4,29%) a 49mila (6,79) con un aumento del 38% del proprio consenso. Il dato sembra dimostrare che, a differenza dell’epoca di Mario Melis negli anni 80, l’avanzata avviene stando con il centrodestra. Contano le incomprensioni con la sinistra negli ultimi dieci. I sardisti hanno vinto nettamente la sfida che gli era stata lanciata dai Rossomori.

Vilucchio delle dune (Calystegia soldanella)

Vilucchio delle dune (Calystegia soldanella)

Frenano i Rossomori. Il partito di Gesuino Muledda è sceso da 21mila a 15mila voti, vale a dire dal 2,54% al 2,1%).

Avanza l’Idv. Per ritornare a chi ha avuto successo, c’è da citare l’Italia dei valori: la formazione di Federico Palomba è salita da 41mila (5,0%) a 46mila (6,48%) aumentando i propri voti del 13%. Paga la competizione col Pd (oltre che con il berlusconismo).

Tengono i centristi. L’Udc si è confermato leader nel panorama centrista, che ha fatto registrare nel centrodestra ancora buone prove da Riformatori e Uds e nel centrosinistra della neonata Upc. L’Udc di Giorgio Oppi rispetto all’anno scorso ha però perso 7mila voti ma, grazie all’astensionismo, è cresciuto in percentuale, passando dal 9,13 al 9,41%.

Risorge la sinistra. Hanno perso voti (pochi) ma sono saliti in percentuale anche i partiti della sinistra storica. Sommando tutti i risultati di Sinistra ecologia, Rifondazione comunista e Comunisti italiani, il dato è questo: rispetto alle regionali del febbraio 2009 i voti sono passati da 55mila a 51mila, ma la percentuale, come s’è detto, è salita sensibilmente, dal 5,75% delle regionali al 7,11% delle provinciali. Sono state premiati sia i casi in cui le forze sono state unite sia i radicamenti particolarmente forti in alcune realtà. Può essere una buona base di ripartenza.

Grifone

Grifone

da Il Sardegna, 2 giugno 2010

Milia pronto per il ballottaggio. Centrosinistra. Il presidente uscente della Provincia non è per niente preoccupato dello svantaggio. «Scendo in campo e vinco». Enrica La Nasa

«La campagna elettorale inizia oggi e a vincere sarò io. Zero a zero, palla al centro». Graziano Milia, presidente uscente della provincia di Cagliari, è pronto per il ballottaggio con l’avversario del centrodestra Giuseppe Farris. Il candidato del centrosinistra non sembra affatto preoccupato per il distacco di 13 punti percentuali a suo sfavore con cui si è concluso il primo turno, anche se si aspettava «un dato inferiore, intorno all’8 per cento». Per Milia, quella del primo turno, «è stata l’elezione dei consiglieri provinciali, il ballottaggio è un’altra cosa e le dinamiche sono molto diverse. Al primo turno il voto ai candidati di lista ha portato la preferenza a Farris, ma il 13 e il 14 gli elettori faranno una scelta sulla persona: me o lui in base a chi dà loro più affidabilità o chi, per alcuni, è il “meno peggio”. Dalla mia parte – ha proseguito Milia – credo di avere capacità di governo, sono un uomo di condivisione, nel senso che sono aperto al dialogo e lavoro assieme a tutte le forze della coalizione e sono una persona autonoma, mentre Farris è uno che prende ordini». È sicuro di sé, dunque, Graziano Milia, che dopo il profilo basso tenuto nella prima parte della campagna elettorale, ora è pronto a mostrare i muscoli. «La nostra massima attenzione sarà rivolta al lavoro e alla tutela della democrazia. Ci rivolgiamo, in particolare, ai tantissimi cittadini che non sono andati a votare. L’astensionismo mina la democrazia stessa ed è necessario che la politica recepisca questo messaggio esplicito dei sardi e torni tra la gente, la ascolti e si metta a disposizione». Il presidente uscente della Provincia chiede apertamente il voto a tutti: «Ci rivolgiamo a tutti i cittadini, a quelli che non sono andati a votare, ma anche a quelli che nel primo turno hanno dato la preferenza ad altri candidati presidenti. Credo che buoni risultati potranno arrivare da Quartu e Cagliari, dove le preferenze personali per me sono state superiori a quelle delle liste». Milia non parla di apparentamenti «perché per adesso nessuno ci ha chiesto niente», ma dall’Italia dei Valori arrivano già gli appelli al partito dell’astensionismo per modificare la loro decisione e andare a votare a tutela della democrazia. Insomma, l’appoggio del partito di Di Pietro è scontato, anche se non formalizzato. Il 6,6 per cento di Federico Palomba però non sarebbe sufficiente a superare l’avversario, che punta anche ai voti degli elettori del centrodestra di Massidda. Insomma, secondo Milia «è una partita appena iniziata e il ballottaggio potrebbe portare molte sorprese anche in relazione al partito dell’astensione che potrebbe capovolgere i risultati del primo turno».

da Il Sardegna, 1 giugno 2010Lottizzazione abusiva di case pseudo-mobili.

Farris supera Milia ma non vince ballottaggio per Palazzo Regio. Cagliari. Il candidato del Pdl stacca l’avversario del Pd di oltre dieci punti ma pesa la frattura con Massidda. Risultato a sorpresa per il senatore “ribelle” del centro destra. Palomba fermo al 6%. Alessandro Zorco
Il dato da cui partire è quello della affluenza: scarsissima. Nella cornice poco confortante di una percentuale di meno 11 punti rispetto a cinque anni fa, la provincia di Cagliari è stata quella più snobbata dagli elettori con il 47.29% di votanti contro il 62 e passa del 2005. Allarmante soprattutto il dato di Cagliari città, dove ha votato solo il 34.17% contro il 54.23 delle scorse amministrative. Passando al dato politico, gli elettori (pochi) hanno sancito in linea di massima il passaggio della provincia cagliaritana al centrodestra: il candidato ufficiale del Pdl Giuseppe Farris – mentre a tarda notte erano stare scrutinate 500 sezioni su 567 – superava di dodici punti il presidente uscente Graziano Milia: 46,37 contro 33,79. Un risultato che però non sarà sufficiente ad assegnare al primo turno lo scranno più alto di Palazzo Regio, anche per le buone performance dell’outsider del centrodestra Piergiorgio Massidda (che a Cagliari ha toccato quota 11%) e del candidato dell’Italia dei Valori Federico Palomba (10% a Cagliari). Buono anche il risultato dell’esponente dell”iRS Ornella Demuru che ha sfiorato il 3%. Tutto sarà dunque deciso nel ballottaggio che si terrà il 13 e 14 giugno. E che si preannuncia ricco di sorprese. Milia ieri fuori sede, ha preferito non rilasciare commenti in attesa di una conferenza stampa prevista per questo pomeriggio. Farris, commentando a caldo dalla sua sede elettorale i risultati parziali, ha invece sottolineato che «l’esperienza di governo del centrosinistra è clamorosamente franata: i cittadini stanno guardando con attenzione verso il nostro programma e lo hanno valutato sicuramente come un progetto credibile». L’esponente Pdl ha imputato alle “polemiche alimentate da alcuni candidati” il forte astensionismo registrato soprattutto nel Cagliaritano e ha nuovamente escluso qualsiasi apparentamento per il ballottaggio. Di diverso tenore i commento del senatore Massidda, entusiasta per il 9 per cento delle preferenze. «Se il candidato del centrodestra fossi stato io avremmo sicuramente vinto al primo turno », ha commentato, annunciando di aver già preso un appuntamento con Berlusconi per stabilire il da farsi. 

Garzetta

Garzetta

L’aspirante presidente del Polo della Libertà: «Loro hanno fallito». L’avversario sta in silenzio.

Questo dato dimostra che la mia decisione di correre per la presidenza era condivisa dai cittadini. Il crollo del Pdl è stato causato da una gestione padronale del partito da parte di persone che non sono capaci di portare i voti. Questa è una mia valutazione, che sottoporrò al presidente Berlusconi». Quanto al ballottaggio, ha detto Massidda, «io resto un esponente del Pdl, un uomo legato a Berlusconi. Decideremo con il presidente, anche perchè le decisioni sull’apparentamento non le prendono i candidati mai partiti». Federico Palomba si è detto molto soddisfatto per il risultato raggiunto dall’IdV ma anche deluso per il comportamento degli elettori che non hanno punito il centrodestra dopo lo scandalo dell’eolico. Riguardo al ballottaggio, Palomba ha poi precisato che «la priorità è che la destra non vinca». Non si esclude un apparentamento con Milia.

pubblicità elettorale, 2010

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  (foto G.C., S.D., archivio GrIG)

  1. 3 Marzo 2011 a 15:00 | #1

    il mitico e irrinunciabile on. Silvestro Ladu (P.d.L.) riparava l’auto della moglie con i fondi pubblici per le attività istituzionali: http://www.facebook.com/notes/radio-press/inchiesta-sui-fondi-ai-gruppi-politici-ladu-pdlho-riparato-la-macchina-di-mia-mo/10150109630928670

  2. 2 Marzo 2011 a 22:20 | #2

    da La Nuova Sardegna, 2 marzo 2011
    Cagliari. La gestione dei fondi da parte dei gruppi politici, prima notifica per Ladu. Peculato in Regione, l’inchiesta è chiusa. (Elena Lausante)

    CAGLIARI. Per il primo dei diciannove consiglieri regionali (alcuni ex) nell’inchiesta sui fondi ai Gruppi, la procura ha concluso le indagini. È il segno che a breve seguirà la formalizzazione delle accuse per tutti gli altri. A Silvestro Ladu, attuale esponente del Pdl sardo, presidente della commissione Diritti civili, è stato notificato l’atto che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, che il pm Marco Cocco potrebbe aver già chiesto. Ladu è indagato per la gestione dei fondi istituzionali gestiti dal gruppo di Fortza Paris, del quale era tesoriere all’epoca dei fatti, tra il 2004 e il 2009. Circa 253 mila che avrebbe speso in un modo che secondo la procura è arbitrario e illegittimo. Se il capo d’accusa è stato recapitato nonostante Ladu abbia fornito la sua versione dei fatti, è perché non sarebbe stato in grado di spiegare come siano stati spesi soldi destinati dalla presidenza dell’Aula all’attività del gruppo in Consiglio. Fondi che formalmente servono per pagare consulenze di esperti che forniscano pareri su iniziative legislative, ad esempio, oppure per organizzare convegni su quanto la formazione consiliare produce nell’Assemblea sarda. Secondo quanto emerso dalle indagini del pm Marco Cocco, nulla di tutto questo sarebbe stato pagato con i soldi che l’allora tesoriere Ladu ha percepito (i fondi vengono ripartiti sui singoli componenti). Su invito del pm, lo scorso maggio l’esponente del Pdl era andato a farsi interrogare e aveva presentato alcuni documenti. Ma evidentemente le carte non hanno convinto il magistrato, che ha deciso per la formalizzazione dell’accusa, comunicata all’indagato e al suo difensore, Massimiliano Ravenna.
    Potrebbero seguire lo stesso percorso anche gli altri 18 indagati, appartenenti agli allora gruppi di “Insieme per la Sardegna” e Misto: Giommaria Uggias, Tore Amadu, Oscar Cherchi, Renato Lai, Pietro Pittalis, Mario Floris, Adriano Salis, Giuseppe Atzeri, Alberto Randazzo, Carmelo Cachia, Beniamino Scarpa, Maria Grazia Caligaris, Raimondo Ibba, Pierangelo Masia, Raffaele Farigu, Giuseppe Giorico, Salvatore Serra e Sergio Marracini. Non è chiaro se tutti riceveranno l’avviso di conclusione delle indagini oppure se per qualcuno il pm ha già chiesto l’archiviazione, magari in seguito agli interrogatori risalenti alla scorsa estate. Così come non è chiaro, almeno non formalmente, se e quando la procura passerà al vaglio le spese degli altri gruppi consiliari, che non avevano obbligo formale di rendicontazione dettagliata. Ma il ragionamento è un altro: se quei soldi sono usciti dalle casse del consiglio, allora al di là del rendiconto a fine anno, chi li ha spesi deve fornire scontrini, fatture, insomma documenti che provino come sono stati spesi. Secondo l’impostazione seguita dalla magistratura cagliaritana, nel solco di una sentenza della Corte di Cassazione su un caso gemello all’Assemblea legislativa della Sicilia, la semplice inesistenza di questa documentazione costituisce un indizio, alimenta il sospetto che i 2.500 euro ogni eletto riceve, al mese, per realizzare il suo mandato, finissero in realtà su conti correnti privati.

  3. 18 Dicembre 2010 a 17:11 | #3

    da La Nuova Sardegna on line, 18 dicembre 2010
    Gesam, Giacomo Spissu condannato per truffa ai danni dello Stato.
    L’ex presidente del Consiglio regionale della Sardegna Giacomo Spissu (Pd) è stato condannato stamane dal tribunale di Sassari a un anno e dieci mesi, con la sospensione condizionale della pena, per truffa (in concorso) ai danni dello Stato, per il conseguimento di erogazioni pubbliche nell’ambito del primo contratto d’area Sassari-Alghero-Porto Torres. Con Spissu, presente stamane in aula alla lettura della sentenza, sono stati condannati altri sette imputati

    SASSARI. L’ex presidente del Consiglio regionale della Sardegna, Giacomo Spissu (Pd), è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione e 750 euro di multa dal giudice del Tribunale di Sassari, Marina Capitta, per truffa nel processo per il caso Gesam, società di Sassari che gestisce un futuristico impianto specializzato nella raccolta differenziata e nel trattamento dei rifiuti.
    La società era finita sotto inchiesta da parte della magistratura sassarese dopo che la Guardia di Finanza aveva fatto luce sui finanziamenti pubblici elargiti nel 2002 alla Gesam nell’ambito del primo contratto d’area Sassari-Alghero-Porto Torres. L’accusa per Spissu e per gli altri sette principali imputati era di concorso in truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
    Con l’esponente del Pd, ex sindaco di Sassari, sono stati condannati a un anno e dieci di reclusione e 750 euro di multa mesi anche Innocenzo Giannasi, ex assessore dell’Ambiente del Comune di Sassari in quota al Psd’Az nella Giunta guidata dallo stesso Spissu nel 1994, Giampaolo Laconi e l’imprenditore Romolo Tilocca.
    Un anno e quattro mesi, e 500 euro di multa, invece, per Luigi Greco, l’imprenditore di Cuneo che, durante le indagini e poi in aula, aveva svelato i retroscena della pratica che nel 2004 consentì alla Gesam di ottenere due milioni di euro dai fondi del primo contratto d’area.
    Un anno e quattro mesi di reclusione e 400 euro di multa sono stati inflitti a Franco Angelo Armitano, mentre l’architetto Salvatore Orani e l’imprenditore Antonio Filigheddu sono stati condannati a un anno di reclusione e 300 euro di multa.
    Il giudice ha disposto di non doversi procedere per il nono imputato Giuseppe Arca perché il reato di cui era accusato (false dichiarazioni) è prescritto. A tutti gli imputati è stata applicata la sospensione condizionale della pena. Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra novanta giorni.
    Spissu era stato chiamato in causa dalla magistratura in quanto amministratore della società di consulenza Idea Impresa che curò il business-plan per lo stabilimento industriale della Gesam. Secondo il pubblico ministero Gianni Caria la pratica Gesam venne riempita di fatture gonfiate per evitare ai soci di investire soldi propri nell’impresa.
    L’ex presidente del Consiglio regionale e l’ex assessore comunale di Sassari avrebbero – sempre secondo il pm – ideato con l’imprenditore Luigi Greco una iniziativa industriale nella quale non volevano apparire, se non come consulenti con le loro società Idea Impresa e Bureau 2000. Secondo l’accusa i due ex amministratori erano invece soci occulti della società che ottenne i finanziamenti dall’Unione Europea.

  4. 18 Dicembre 2010 a 17:09 | #4

    da L’Unione Sarda on line, 18 dicembre 2010
    Truffa rifiuti, Spissu condannato a un anno e dieci mesi Giacomo Spissu.

    L’ex presidente del Consiglio regionale, Giacomo Spissu, è stato condannato a un anno e dieci mesi di reclusione per truffa nel processo per il caso Gesam, l’impresa di riciclaggio di rifiuti finita sotto inchiesta quattro anni fa.
    La società era finita sotto inchiesta da parte della magistratura sassarese dopo che la Guardia di Finanza aveva fatto luce sui finanziamenti pubblici elargiti nel 2002 alla Gesam nell’ambito del primo contratto d’area Sassari-Alghero-Porto Torres. L’accusa per Spissu e per altri sette principali imputati era di concorso in truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Con l’esponente del Pd, ex sindaco di Sassari, sono stati condannati a un anno e dieci di reclusione e 750 euro di multa mesi anche Innocenzo Giannasi, ex assessore dell’Ambiente del Comune di Sassari in quota al Psd’Az nella Giunta guidata dallo stesso Spissu nel 1994, Giampaolo Laconi e l’imprenditore Romolo Tilocca. Un anno e quattro mesi, e 500 euro di multa, invece, per Luigi Greco, l’imprenditore di Cuneo che, durante le indagini e poi in aula, aveva svelato i retroscena della pratica che nel 2004 consentì alla Gesam di ottenere due milioni di euro dai fondi del primo contratto d’area.
    LE ALTRE CONDANNE – Un anno e quattro mesi di reclusione e 400 euro di multa sono stati inflitti a Franco Angelo Armitano, mentre l’architetto Salvatore Orani e l’imprenditore Antonio Filigheddu sono stati condannati a un anno di reclusione e 300 euro di multa. Il giudice ha disposto di non doversi procedere per il nono imputato Giuseppe Arca perché il reato di cui era accusato (false dichiarazioni) è prescritto. A tutti gli imputati è stata applicata la sospensione condizionale della pena. Le motivazioni della sentenza saranno depositate tra novanta giorni.
    IL FATTO – Spissu era stato chiamato in causa dalla magistratura in quanto amministratore della società di consulenza Idea Impresa che curò il business-plan per lo stabilimento industriale della Gesam. Secondo il pubblico ministero Gianni Caria la pratica Gesam venne riempita di fatture gonfiate per evitare ai soci di investire soldi propri nell’impresa. L’ex presidente del Consiglio regionale e l’ex assessore comunale di Sassari avrebbero – sempre secondo il pm – ideato con l’imprenditore Luigi Greco una iniziativa industriale nella quale non volevano apparire, se non come consulenti con le loro società Idea Impresa e Bureau 2000. Secondo l’accusa i due ex amministratori erano invece soci occulti della società che ottenne i finanziamenti dall’Unione Europea.

  5. 18 Giugno 2010 a 8:45 | #5

    Milia presidente col 13%, senza senza o contro 87 elettori: voto nullo in un referendum. Silvio Lai “furbetto del partitino”: trappola a Soru per segarlo: http://www.altravoce.net/?p=276

  6. 17 Giugno 2010 a 16:33 | #6

    qualche approfondimento interessante:

    * “Abusivi” (http://www.manifestosardo.org/?p=4231), di Marco Ligas, su Il Manifesto Sardo;
    * “Il centrosinistra vince, ma in un quadro desolante” (http://www.democraziaoggi.it/?p=1455), di Andrea Raggio, su Democrazia Oggi;
    * “Vittoria tra astensionismo e mitologia” (http://www.rosarossaonline.it/dettaglio.php?id=5681&re=1), di Yuri Marcialis, su Rosa Rossa on line
    * “Dirigenze o camarille? Vittoria o morte della democrazia?” (http://www.democraziaoggi.it/?p=1453), di Francesco Cocco, su Democrazia Oggi;

  7. raf
    16 Giugno 2010 a 14:22 | #7

    Per chi suona la campana?

    Il centro sinistra vince tutti i ballottaggi nelle province e nei comuni. Ovunque a Cagliari, Nuoro, Ogliastra, Porto Torres, Sestu, Iglesias. Finalmente gioia. Da ieri pomeriggio in tanti si sono precipitati in soccorso dei vincitori. Peones e maggiorenti. E naturalmente a mettere cappello sulla vittoria. Risate, abbracci, pacche sulle spalle. Tutto l’armamentario dello scampato pericolo ad uso dei media. In una società berlusconizzata conta quel che si vede. Ma altri e diversi sono gli sguardi e le parole dei candidati vincitori. Il linguaggio verbale e quello dei corpi non lasciano dubbi. Sono assai più significativi del contorno e del contesto.

    Hanno capito che tra i partiti (ed in particolare nel PD) e la pubblica opinione qualcosa si è rotto ed i candidati vincitori lo restituiscono con un profilo adeguato. E d’ altra parte gli immancabili codazzi non a caso hanno imbarazzo a salire sul carro dei partiti o della coalizione.

    Per chi suona la campana? In primis per il partito naturalmente. L’astensionismo di massa infatti ci interroga tutti e rende fuori luogo tanto sbracciarsi. E’ un effetto e non una causa. E’ la traduzione del disamore, della distanza, dell’autoreferenzialità dei gruppi dirigenti dei partiti compreso il PD.

    La fuga dalla politica è stata più contenuta per il centro sinistra nel secondo turno. E’ vero. Ma, dati alla mano, nessun candidato alla presidenza di provincia ha raggiunto la quantità di voti che nella stessa prese il candidato alla presidenza della regione che nel 2009 perse le elezioni. Anche allora qualche sorriso e trionfalismo di troppo di certi dirigenti che anche stavolta abbiamo visto lieti e festanti.

    Al contrario l’astensionismo, con nostra somma fortuna, è diventata una valanga per il centro destra come non mai e come in nessuna luogo d’Italia. L’emorragia dei voti è drammatica e mina le fondamenta della maggioranza che governa la regione. Mette a rempentaglio il suo attuale establishement. E fa dire allo smarrito candidato Farris che il virus Tafazzi dal centro sinistra ha infettato il centro destra. La resa dei conti non ammetterà prigionieri, per usare il truculento linguaggio caro a diversi esponenti di quella parte politica.

    Nei giorni scorsi Ilvo Diamanti ha affermato il crollo di quella caratteristica che per Sthendal connotava gli Italiani. La joie de vivre ovvero quella sorta di incrollabile fiducia che porta a pensare che comunque vada ce la possiamo cavare. Il carattere nazionale attualmente è in rapido declino e parrebbe che lo stesso Berlusconi non ne sia immune. L’effetto domino è assicurato. Dietro l’angolo ci attende una collettiva depressione.

    In Sardegna il crollo di futuro oggettivamente materializzatosi con Cappellacci e la sua giunta è compagno di ogni quotidianità. E riguarda tutti.

    Per chi suona allora la campana? Suona solo per il centro destra? O forse suona per tutti? Suona soprattutto per il centro sinistra che è quello che ci interessa. Perché è quella parte di mondo che crede ancora che essere di sinistra sia non essere nella disponibilità di altri. Ma essere liberi di autodeterminarsi senza capibastone e senza pedaggi. Ed è questa idea di fondo che ha portato il popolo di centro sinistra a farsi carico di una responsabilità maggiore, andando a votare. Ed è questa idea di fondo che ha portato una grande quantità di centro sinistra a stare a casa. Si aspettano gli uni e gli altri da quest’esito un autentico cambio di passo.

    Suona per chi ha capito che il centro sinistra sa fare opposizione vera abbandonando l’aula come ha fatto quel fatico primo di giugno quando un centro destra arrogante, figlio di una mentalità compradora, gli ha impedito di esercitare il diritto di parola a nome del popolo sardo di fronte ad eventi quali l’eolico di cui si sta occupando la magistratura e che chiamano in causa anche il presidente della Regione.

    Suona per chi ha sentito e capito il drammatico discorso pronunciato da Renato Soru il giorno dieci di giugno in Consiglio regionale in cui dice, richiamando il senatore di centro destra Giuseppe Pisanu, presidente della commissione antimafia, che nella nostra terra ci sarebbero infiltrazioni mafiose.

    Suona per chi, dimenticando l’orgoglio personale e la resa dei conti, e generosamente in spirito di servizio da autentico dirigente ha fatto prevalere la logica dell’unità, della responsabilità, del voto necessario.

    Suona per certi compagni socialisti e per certi centristi che da una parte stanno a destra e da un’altra a sinistra in una confusione ormai insostenibile.

    Suona per tutti quelli che ritengono che questo è il tempo per decidere quale politica per la Sardegna, quali partiti, quali programmi, quali persone, quale infine classe dirigente si intende mettere in campo per evitare il definitivo furto della nostra terra e della nostra anima.

    Suona per chi ha capito che quest’autunno dell’autonomia ha nomi e cognomi e questi non sono soltanto nel centro destra.

    Perché solo se riusciamo a sentire bene la campana che suona ci salveremo e salveremo la nostra isola e non i destini di questo o quel maggiorente di partito.

    Che cosa si aspetta adesso il popolo del centrosinistra, la cui reticenza è abissale, dopo aver sperimentato che la politica non è stata risolutiva. Che è il fantasma di una realtà intrasformabile, del sono tutti uguali, che orienta il partito dell’astensionismo, o che induce a votare in cambio di un favore personale, ma anche un pacco di pasta, una bombola del gas, una ricarica telefonica. Vale una ricarica telefonica il futuro delle persone? E quale disprezzo si mostra, se le si ritiene comprabili sempre e comunque?

    Tutto questo il centro sinistra non lo può più consentire. Ci si aspetta allora da queste vittorie un segno di diversità concreta. Ci si aspetta che sia ritrovato il senso autentico della politica, il proprio potere di governo del territorio, della vita sociale e delle sue trasformazioni. Ci si aspetta che vengano meno le logiche spartitorie di poltrone buone solo a curare i mal di pancia della casta, la sua protervia ad usare l’amministrazione pubblica solo per riprodurre se stessa, che non siano le segreterie a designare i candidati. Ovvero una nuova democrazia.

    Ci si aspetta che la Provincia definisca con precisione il proprio ruolo e che sia ora capace di promuovere un governo del territorio orientato verso il bene comune, la difesa e la tutela dei diritti dei cittadini.

    Il risultato è stato conseguito. La destra battuta. Cappellacci perde i suoi elettori. Bersani chiedeva un segnale dalla Sardegna. Ecco il segnale è giunto. La Sardegna si fa modello di una strategia nazionale per battere la destra. Il PD adesso ha da rivedere molte cose, “da martedi faremo i conti nel nostro partito”, prometteva Graziano Milia, a conclusione della sua campagna elettorale. Forse adesso anche certa sinistra può essere battuta.

    Come nel libro di Hemingway c’è bisogno di Robert Jordan, di Pablo, di Pilar, di Maria, che fecero una comune battaglia quando capirono che la campana suonava per tutti.

    15 giugno 2010 (http://www.sardegnademocratica.it/index/istituzioni/articolo/24593/per-chi-suona-la-campana-.html)

  8. 15 Giugno 2010 a 15:33 | #8

    E la “gara al ribasso” in Sardegna è stata vinta dal centro-sinistra. Comunque una bella sberla ai tentativi autoritari di Silvio Berlusconi & co.: 3 Province e 4 Comuni rispetto ai zero del centro-destra ai ballottaggi. Complessivamente (fra 1° e 2° turno) punteggio tennistico per le elezioni provinciali: 6 – 2. Ma è l’astensione che deve preoccupare: ai ballottaggi ha complessivamente votato solo il 30,39% degli aventi diritto, meno del 25% (il 24,9%) a Cagliari (dati ufficiali Ministero interno: http://provinciali.interno.it/provinciali/P000.htm). Graziano Milia, ad esempio, ha ottenuto 61.785 voti su 685.771 elettori aventi diritto. Cioè il consenso del 9% degli elettori. C’è un grande lavoro da fare per recuperare credibilità alla politica, alle istituzioni, ai rappresentanti.

    A.G.I., 15 giugno 2010
    AMMINISTRATIVE: MILIA, ELETTI AUTOREVOLI NONOSTANTE ASTENSIONISMO.

    Cagliari, 15 giu. – “La partecipazione al voto e’ stata scarsa ma bisogna dare una lettura non semplice ne’ banale, Non c’e’ scarso interesse nelle province, perche’ l’afflusso e’ stato basso anche alle comunali e dire che c’e’ scarso interesse sarebbe una lettura superficiale”. Lo ha detto il presidente della Provincia di Cagliari Graziano Milia commentando il risultato elettorale di ieri dopo l’incontro con i dipendenti di Vol2 ai quali ha ribadito l’impegno al loro fianco nella difesa del posto di lavoro. “Viviamo in un mondo in cui i cittadini le persone si allontanano dalla politica per sfiducia – ha aggiunto – e per questo dobbiamo arrivare a un impegno che coinvolge tutti. La scarsa partecipazione non rende meno importante questa consultazione, non inficia l’autorevolezza di chi e’ stato eletto”. Milia ha detto che quella appena finita “e’ stata una campagna elettorale sofferta” e ha precisato che “pur nella serenita’ di onesto” si poneva “il problema di non danneggiare altri”. Facendo riferimento a quella che ha definito “la corazzata del centrodestra in campagna elettorale”, ha aggiunto che “di questi tempi non si puo’ fare campagna elettorale spendendo troppi soldi perche’ cosi’ si perde il sentimento della politica dando l’impressione che piu’ soldi si mettono a girare piu’ si ha la possibilita’ di vincere”. A proposito del ballottaggio, Milia ha ricordato di aver detto “che si partiva da zero a zero e che il secondo turno e’ quello del voto libero, non condizionato”, per cui “gli elettori hanno giudicato i cinque anni”. “Per i partiti – ha sottolineato il presidente della Provincia – e’ necessario tornare nei territorio, vincere e superare l’autoreferenzialita’. Dobbiamo partire da una mobilitazione collettiva perche’ c’e’ bisogno di tutti”. Rispondendo a domande sulle alleanze e sulla prossima composizione della Giunta, Milia ha assicurato di avere gia’ in testa il nuovo esecutivo ma ha anche messo in evidenza le necessita di “interloquire con le forze politiche” perche’ “tutti i partiti si sentano rappresentati nella squadra in campo” ma ha anche precisato che “non ci saranno assessori di questo o quell’altro partito, ma assessori del centrosinistra”.

  9. AE
    8 Giugno 2010 a 8:30 | #9

    perfettamente d’accordo con te: “La stanchezza dell’elettore” http://www.sardegnademocratica.it/index/istituzioni/articolo/24356/la-stanchezza-dell-elettore.html ciao

  10. 5 Giugno 2010 a 19:59 | #10

    è stato inserito un video molto eloquente su come si comprano e si vendono i voti.

  11. crolli democratici
    3 Giugno 2010 a 21:15 | #11

    La segreteria del PD afferma che il partito è diventato la prima forza politica della Sardegna. La presidente gioisce per la vittoria delle donne piuttosto che vestirsi a lutto per la rarefazione della specie o meglio del genere (un tempo così si chiamava). Le dichiarazione ricordano chi cadendo su di uno stecco e cavandosi un occhio si felicita che non fosse biforcuto.

    Il dato delle elezioni provinciali dice che il PD con il 20,06% è il primo partito della Sardegna. Il confronto con il 16,25% del PDL dà soddisfazioni! Ma per un partito a “vocazione maggioritaria” ciò è deludente. Specie pensando al 31,39 di Ds, Margherita, Progetto Sardegna delle provinciali di cinque anni fa. L’11,3% dei votanti, un intero partito, si è volatilizzato senza essere intercettato da altre liste di sinistra.

    Discorso a sé per i Rosso Mori, nuova formazione, che si deve consolidare. Per SEL, Niki Vendola, non basta. Smuove entusiasmi di un giorno ma non consolida voti. Piazze piene urne vuote, come si diceva nel minoritario PCI degli anni ’50. Solo un mese fa un’indagine nazionale di Ipsos sulle intenzioni di voto, registrava un 41% di italiani che non sarebbe andato a votare. In Sardegna il 56,78% di votanti significa la fuga dall’urna del 43,32% di elettori. Nella provincia di Cagliari l’affluenza è del 47,29, per il traino delle comunali in molti centri importanti.

    La politica e l’esercizio democratico della scelta trovano i Sardi del tutto indifferenti. I soliti, quelli che, per dirla con Mark Twain, “usano le statistiche come gli ubriachi usano i lampioni, per appoggiarcisi e non per prendere luce” diranno che è tendenza europea, che anche in Francia bla bla… Lo sarebbe il giorno in cui, come in Germania, un presidente si dimette per delle parole avventate. Solo allora il disamore per la politica dei nostri concittadini non ci spaventerebbe. Così come non spaventa i britannici. La nostra realtà è diversa. E’ brutale. E’ figlia della mala politica, delle èlite che non intercettano bisogni, che non leggono la drammatica situazione della Sardegna, che vivono il cittadino elettore come passivo consumatore altrimenti invisibile.

    Neanche le nere nubi che dense incombono sulla testa delle massime istituzioni autonomistiche smuovono lo stagno dell’astensionismo del centro sinistra che è quello che, in particolare, ci riguarda. Eppure ci sarebbe il tanto. Ognuno è impegnato anche fisicamente – si pensi all’Asinara, all’occupazione di spazi pubblici, alla disperazione sulle torri e sulle ciminiere, ai sit-in occultati etc.- nella solitaria soluzione del suo dramma privato.

    Non ha la volontà di unirsi, di voler dare una risposta collettiva. Non crede nelle organizzazioni storiche che vede impegnate nell’autoriproduzione. Confida, come ultima spiaggia, nell’astensionismo come rivolta del cittadino contro chi continua a farlo fesso. Si ri-precipita nel prepolitico e nel presindacale. Altro che Germania, Francia, Gran Bretagna!

    Parafrasando un celebre libro potremo dire che l’astensionismo specie quello di sinistra è ” la rivolta dell’oggetto”. E d’altra parte niente altro che oggetti sembrano i sardi in quest’autunno dell’autonomia.

    Finalmente nessuno può costringere un altro a recarsi al seggio! Anche perché la scomparsa dei “rottweiler”, efficientissimi quadri messi a fare i rappresentanti di lista (ancora presenti nel nord per la Lega), alla fine consente a tutti di andarsene al mare o di fare quello che gli pare e piace senza tema di controllo. Ed i cattivi maestri di cinismo politico che vediamo imperversare tolgono ogni residuo senso di colpa.

    Tutto questo è così difficile da capire per il gruppo dirigente del PD? Dove sono finiti gli intellettuali di riferimento che producevano analisi ad usum delphini per correggere il tiro a stretto giro di posta? Dove è finita la formazione dei gruppi dirigenti che imponeva di non far prendere aria alle tonsille se non si aveva niente da dire? Dove è il cursus honorum che impediva di essere inadeguati in forme disarmanti ed improbabili come mai prima d’ora?

    Non può ogni volta essere accampato come alibi il crollo del PDL o le sue baruffe o peggio ancora la mala educazione politica. Mala educazione anche istituzionale testimoniata in questi giorni da una scomposta presidente del consiglio e da assessori assatanati e urlanti. Si sono sentite irripetibili parole contro un ex presidente della Regione che, legittimamente a nome e per conto di quasi il 50% dei sardi, chiedeva conto di gravissimi fatti che riguardano la Sardegna, di cui le gazzette nazionali sono piene. Insulti e male parole per i quali, fuori da quegli scranni, si viene in genere denunciati e, se si è studenti, sospesi sine die dalle scuole come impongono le circolari del loro ministro Gelmini.

    Ma interrogandoci sull’astensionismo, vero vincitore delle elezioni, e sulle efficaci azioni per ovviarvi e per riconquistare prestigio il primo giorno di giugno si è persa un’occasione storica..

    Se ci fossero state teste concentrate sulla politica come servizio e non su tatticismi variamente titolati o peggio sul pettegolezzo politico, la segreteria avrebbe avuto una serie di opzioni. Una a scelta o tutte in sequenza. Correre in Consiglio regionale e convocare una conferenza stampa ad horas. Chiedere l’impeachment del presidente della regione perché quell’apologia, letta in modo così straniato e straniante, era un’offesa alla massima assise autonomistica. Pretendere le dimissioni della presidente del consiglio per comprovata incapacità di svolgere quel ruolo. Proporre e condividere con il gruppo consiliare l’occupazione dell’aula del consiglio sede del parlamento del popolo sardo che i nostri padri fondatori vollero dotato di statuto speciale ed in cui è stato negato diritto di parola.

    Siamo profondamente convinti che la nostra gente avrebbe capito che un partito nuovo era finalmente nato in cui potersi riconoscere e da prendere sul serio.

    I video di ciò che è accaduto in consiglio regionale il primo di giugno del 2010, visti a distanza di qualche giorno fanno impressione e sono un pugno allo stomaco. Il popolo sardo tutto e della sinistra in particolare li ha visti. E grande è stato il turbamento. E l’attesa di un’azione altrettanto incisiva da parte del partito sembrava nelle cose. Ma in realtà rimangono quei video a memoria di una grave carenza di classe dirigente.

    Ed allora coraggio! Si è sempre in tempo per provvedere e per chiedere almeno le dimissioni del presidente della Regione. Forse si registrerà qualche ripensamento sul non voto al ballottaggio. Non è molto ma è un buon inizio.

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