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Mancato G 8 a La Maddalena, le bonifiche ambientali truffaldine.

nuvola di sedimenti di idrocarburi, fondale Arsenale, La Maddalena

nuvola di sedimenti di idrocarburi, fondale Arsenale, La Maddalena

Peggio della nazionale italiana ai Mondiali di calcio in Sud Africa, c’è solo quella francese. Ma, forse, una figura migliore riuscirà a farla la gestione bertolasiana del mancato G 8 a La Maddalena.  Ormai era il segreto di Pulcinella: le bonifiche ambientali costate oltre 72 milioni di euro (24,140 milioni, secondo i dati della Protezione civile) sono state fatte male, per essere buoni.   Lo rivela chiaramente un bel servizio su L’Espresso del bravo inviato Fabrizio Gatti.

Già lo scorso 26 aprile 2010 era stata inoltrata dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra alla Procura generale della Corte dei conti ed alla Procura della Corte dei conti per la Regione autonoma della Sardegna una segnalazione per eventuale danno erariale determinato dalle spese di fondi pubblici per le bonifiche ambientali incomplete a La Maddalena, connesse alla mancata riunione del G8 nel 2009.

L’azione è stata la naturale prosecuzione delle azioni precedenti che avevano portato all’apertura da parte della Commissione europea di specifica procedura di infrazione per non corretta applicazione delle normative in materia di valutazione di impatto ambientale e di informazione a carattere ambientale del programma di lavori per gli interventi connessi alla riunione G 8, poi trasferita a L’Aquila.    Infatti, la procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea riguardo la mancata corretta applicazione delle direttive comunitarie in materia di valutazione di impatto ambientale riguardo le opere già connesse con la riunione G 8 a La Maddalena venne avviata proprio in seguito al ricorso del 21 marzo 2008 (n. 2008/4372) delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra.   Importantissimo ruolo nella verifica di procedure ed attuazione del G 8 ha avuto l’on. Monica Frassoni, già Presidente del gruppo Verdi/A.L.E. al Parlamento europeo ed ora Presidente dei Verdi europei. Dopo la conferma, nonostante le smentite e gli slalom di parole del Commissariato governativo per il G 8, del secondo parere motivato della Commissione europea, ne venne disposta l’archiviazione grazie al trasferimento del G 8 a L’Aquila. Eppure permaneva la disciplina derogatoria in tema di ambiente, segreto di Stato e normativa sugli appalti pubblici.

Si tratta, secondo quanto riportato da tutti i mass media in questi mesi, di parte di quel sistema gelatinoso che appesta l’Italia da tempo. E i risultati si vedono.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra  

lastre di cemento-amianto, fondale tra Arsenale e Caprera, La Maddalena

lastre di cemento-amianto, fondale tra Arsenale e Caprera, La Maddalena

da L’Espresso, 23 giugno 2010

La grande bugia di Bertolaso.

Ha speso 72 milioni di euro per bonificare La Maddalena. Affidando i lavori a suo cognato. Ma ‘L’espresso’ ha scoperto che due metri sott’acqua è ancora pieno di rifiuti tossici e materiali pericolosi per la salute.   Fabrizio Gatti

Una discarica di rifiuti tossici nell’arcipelago della Maddalena. Fanghi neri impregnati di idrocarburi pesanti sbuffano come nuvole di vulcani sottomarini. Contaminano i pesci, i molluschi, i crostacei. E forse anche la vita degli uomini, delle donne e dei bambini che li mangeranno. La sabbia è così inquinata che le alghe non crescono in un raggio di centinaia di metri. Un deserto subacqueo. Bisogna scendere sul fondo del mare per vedere come hanno lasciato morire la natura e al tempo stesso preso in giro milioni di italiani. Bisogna infilarsi la muta, le pinne, una maschera da sub e nuotare quasi tre chilometri tra andata e ritorno.

Video importato

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Ed ecco, fra i due e i dieci metri di profondità, la bugia colossale di una bonifica che qui sotto non è mai cominciata. Perché la discarica è nel mezzo di Porto Arsenale, nel bacino su cui si specchiano i cristalli e i marmi pregiati della Main conference, la palazzina che l’anno scorso avrebbe dovuto ospitare gli onori del G8. Basta immergersi in apnea sotto le grandi vetrate, infilare la mano nella melma e filmare. Nubi color antrace salgono dense, piroettano e ricadono trascinate dal loro peso specifico verso fondali più lontani. Eppure, tra scandali, costi fuori controllo, indagini per corruzione e arresti, la bonifica era l’unica operazione considerata necessaria. Almeno, l’avevano dichiarata conclusa. Ora nemmeno quella si salva. «Un intervento esemplare», hanno detto.
L’aveva confermato il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, 60 anni, commissario delegato di queste grandi opere. L’aveva certificato il suo sponsor nel governo, il sottosegretario Gianni Letta, 75 anni. Invece no. Forse sono stati male informati. Forse qualcuno della struttura di missione nominata da Palazzo Chigi e spedita alla Maddalena a suon di stipendi d’oro, ha raggirato perfino loro. Oppure non hanno ancora raccontato tutto su questo brutto intrigo. Ma qui sotto, nel grande quadrilatero che dovrebbe diventare un porto turistico per Vip, gli effetti della bonifica non si vedono. E chissà, magari è per questo che il vertice del G8 è stato spostato a L’Aquila. Perché le eliche delle barche a motore avrebbero sollevato gli idrocarburi e trasformato l’acqua in un ammasso oleoso a visibilità zero. I sommozzatori dell’antiterrorismo non avrebbero potuto garantire la vigilanza. E per il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sarebbe stata una pessima figura ricevere i presidenti dietro vetrate affacciate su un mare che in alcuni giorni diventa nero come la pece. Cambi di colore imprevedibili che dipendono dalla risalita dei veleni nascosti sul fondo.

lastre di cemento-amianto, fondale tra Arsenale e Caprera, La Maddalena

lastre di cemento-amianto, fondale tra Arsenale e Caprera, La Maddalena

Questa storia comincia lunedì 22 marzo. Quella sera davanti alle telecamere di “Porta a Porta” Bertolaso difende il cognato, Francesco Piermarini, 52 anni, fratello di sua moglie. «Avete pure messo in mezzo mio cognato», dice a chi gli contesta gli incarichi familiari alla Maddalena: «Io a mio cognato non gli ho dato assolutamente nessun incarico. Mio cognato è stato scelto perché è un grande esperto di bonifiche ambientali. Ha lavorato con il guru delle bonifiche ambientali, che è Gianfranco Mascazzini. E per questa ragione è stato impiegato». Mascazzini, nel 2008, è direttore generale del ministero dell’Ambiente. Il cognato di Bertolaso viene inserito con un incarico ad personam nello staff di Palazzo Chigi. E assegnato alla struttura di missione in Sardegna che coordina la bonifica e l’avvio dei cantieri del G8. Alla Maddalena però Piermarini racconta una storia un po’ diversa. Dice di avere una laurea in economia e di essere rientrato da poco in Italia dopo aver terminato un’attività finanziaria all’estero. Comunque secondo Bertolaso, responsabile di tutta l’operazione G8, suo cognato viene scelto solo perché è un grande esperto di bonifiche.
Passano le settimane e Porto Arsenale apre finalmente i cancelli. Dal 22 maggio al 6 giugno La Maddalena ospita le regate della Louis Vuitton Trophy. L’occasione, pure questa finanziata con soldi pubblici, per il lancio ufficiale del “porto spettacolare del futuro”, come pubblicizzano i manifesti. Infatti, concluse le gare, le strutture a cinque stelle saranno disponibili soltanto in futuro. Non prima di un anno. E’ un inizio un po’ zoppo del nuovo polo turistico affidato in concessione per 40 anni alla Mita resort della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. Il canale e il bacino interno sono interdetti alla navigazione. I pochi yacht, le barche a vela e a motore devono ormeggiare nel bacino esterno, davanti alla Main conference. E la mattina di martedì primo giugno succede qualcosa di strano. L’acqua in cui si riflette l’opera simbolo progettata dall’architetto Stefano Boeri diventa nera. La partenza di uno yacht di appoggio alla regata fa risalire dai fondali nuvole dense che colorano il mare. Non è solo sabbia, che nell’arcipelago è ovunque chiara. Questi turbini sono oleosi, molto scuri e tendono a rimanere sul fondo.

macerie sui fondali, Arsenale, la Maddalena

macerie sui fondali, Arsenale, la Maddalena

Pochi giorni dopo, di rientro su un volo Olbia-Milano, l’aereo di Meridiana passa casualmente sopra l’arcipelago. E a più di mille metri di quota la differenza dei colori è netta. Intorno l’acqua è blu. Davanti alla Main conference il mare è nero. Con una pennellata di inquinamento che si allunga verso l’isola di Caprera. Non resta che aspettare la fine delle regate. E la nuova chiusura di Porto Arsenale. Il modo per scoprire cosa si nasconde sui fondali è entrare nei due bacini a nuoto.
Il segreto di Discarica Maddalena viene svelato da “L’espresso” dopo quattro giorni di immersioni. Dal 13 al 16 giugno. Il filmato e le fotografie cliccabili mostrano in esclusiva i fanghi tossici e delle macerie scaricate illegalmente in mare alla fine dei lavori, proprio sotto la Main conference. Perfino il canale di ingresso e il bacino interno dell’Arsenale sono inquinati da sostanze altamente pericolose. Per questo, durante le regate della Vuitton Trophy, la Provincia di Olbia Tempio ha vietato la navigazione alle barche a motore. Ma solo nel bacino interno: per «minimizzare al massimo qualsiasi fenomeno di risospensione», è scritto in un avviso. Un vero successo: un porto turistico costato complessivamente 377 milioni di euro pubblici nel quale yacht, barche e gommoni non possono attraccare.
L’inquinamento nel bacino interno lo conferma un’indagine dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Il 25 e il 26 novembre 2009 i tecnici del mininistero dell’Ambiente e la struttura di missione di Palazzo Chigi fanno eseguire 31 carotaggi nei sedimenti del fondale. Scoprono così alte concentrazioni di molecole killer (vedi l’elenco a pagina 43). Ben oltre i limiti di legge, superati spesso con multipli esponenziali. Si tratta in gran parte di derivati del petrolio e residui di combustione. Sostanze scaricate in mare per decenni durante il lavaggio dei serbatoi e delle sentine delle navi, quando l’Arsenale era gestito dalla Marina militare italiana. I risultati delle analisi vengono tenuti segreti fino alla primavera di quest’anno. Il ministero li comunica agli addetti ai lavori in una riunione soltanto il 23 aprile 2010. E ammette così la mancata bonifica dell’Arsenale. Avviata nel 2008 sotto il controllo di Francesco Piermarini, come ha raccontato in tv suo cognato Bertolaso. E mai completata.

sedimenti sui fondali tra Arsenale e Caprera, La Maddalena

sedimenti sui fondali tra Arsenale e Caprera, La Maddalena

Non risultano invece analisi dei fanghi nel bacino esterno. Ufficialmente quel tratto di mare non è inquinato. All’Ispra dicono di non sapere nulla della presenza di idrocarburi davanti alla Main conference. E nessuna comunicazione è stata data alla Provincia di Olbia Tempio, come conferma Pierfranco Zanchetta, assessore all’Ambiente nella giunta di centrosinistra uscente. Nei documenti, Discarica Maddalena non esiste. Domenica 13 giugno soffia il maestrale. Dal porticciolo di Punta Moneta la nuotata è tutta controvento e controcorrente. A un centinaio di metri dalla banchina est di Porto Arsenale il fondale beige diventa improvvisamente nero. Le alghe sono morte o non crescono. L’acqua, prima limpida, ora è torbida. E’ il percorso di uscita delle correnti di bassa marea. Qui sotto ci sono lastre di eternit, cemento e fibra di amianto, cadute o buttate in mare. Dopo la lunga nuotata fino all’ingresso dei bacini, bisogna tornare indietro. Stanno smontando i pontili della Vuitton Trophy e sulla banchina opposta sono al lavoro due sommozzatori veri. Un secondo imprevisto appare all’improvviso tra Caprera e Santo Stefano, a metà della traversata a nuoto del canale centrale: arriva un mercantile. Meglio togliersi di mezzo. Al più presto. La nave cargo si avvicina silenziosa. E va a ormeggiare alla banchina di Porto Arsenale. Una zona, secondo la mappa dell’Ispra, che dovrebbe essere interdetta alla navigazione.
Il carotaggio in quel punto, il numero 22, rivela tra le concentrazioni più alte di benzo( a)antracene (3,07 milligrammi per ogni chilo di sedimento), benzo(a)pirene (2,90 milligrammi/chilo), benzo(b)fluorantene (2,72), crisene (2,8), pirene (7,6) e di altri veleni. Ulteriori aree di inquinamento record dei fondali sono il tratto centrale del canale di ingresso. E la banchina Ovest, fra il centro commerciale e l’hotel a cinque stelle: con massimi qui di 5,6 milligrammi/ chilo di pirene, di 4,29 di benzo(b)fluorantene (cancerogeno, può provocare danni genetici) e di 16,9 di policlorobifenili (sostanza con tossicità paragonabile alla diossina). Contaminata anche la banchina Est dove gli idrocarburi raggiungono i 6.380 milligrammi/chilo.

Arsenale, bacino interno, La Maddalena

Arsenale, bacino interno, La Maddalena

Ed ecco, fra i due e i dieci metri di profondità, la bugia colossale di una bonifica che qui sotto non è mai cominciata. Perché la discarica è nel mezzo di Porto Arsenale, nel bacino su cui si specchiano i cristalli e i marmi pregiati della Main conference, la palazzina che l’anno scorso avrebbe dovuto ospitare gli onori del G8. Basta immergersi in apnea sotto le grandi vetrate, infilare la mano nella melma e filmare. Nubi color antracite salgono dense, piroettano e ricadono trascinate dal loro peso specifico verso fondali più lontani. Eppure, tra scandali, costi fuori controllo, indagini per corruzione e arresti, la bonifica era l’unica operazione considerata necessaria. Almeno, l’avevano dichiarata conclusa. Ora nemmeno quella si salva. «Un intervento esemplare», hanno detto.

“Se il G8 si fosse tenuto in Sardegna, le eliche dei motoscafi avrebbero fatto venire a galla i rifiuti e il mare sarebbe diventato nero. Tutti avrebbero saputo la verità. Infatti il summit è stato spostato a L’Aquila”

La mappa. Ecco, punto per punto, dove sono stati nascosti i veleni. 

Qui il video della mancata bonifica ambientale.

G 8 a La Maddalena, le macerie.

 da L’Espresso, 1 luglio 2010

I danni di Bertolaso? Li paghi tu.

La falsa bonifica della Maddalena ci è già costata 72 milioni di euro. E ora che ‘L’espresso’ ha scoperto che non è mai stata fatta, arriva un’altra pioggia di soldi pubblici per ‘completarla’.  Fabrizio Gatti

I danni della cricca li dovremo pagare noi cittadini. Noi che, grazie agli appalti nelle mani di Guido Bertolaso e Angelo Balducci, abbiamo già arricchito con centinaia di milioni le tasche di un po’ di loro amici. È scritto nel comunicato della Protezione civile diffuso dopo la pubblicazione su “L’espresso”, la scorsa settimana, dell’inchiesta sulla bonifica-farsa nel mare dell’Arsenale, all’arcipelago della Maddalena.
L’ufficio di Bertolaso riporta una dichiarazione di Nicola Dell’Acqua, dirigente generale della Protezione civile per la prevenzione dei rischi naturali e ambientali: “I fondi per completare il risanamento”, annuncia Dell’Acqua, “saranno messi a disposizione dal ministero dell’Ambiente, così come avviene sempre per i parchi nazionali”. Ovviamente, va ricordato, i soldi del ministero non sono del ministro Stefania Prestigiacomo. E nemmeno del duo Bertolaso-Balducci.
Con i 72 milioni già spesi per la presunta decontaminazione e la ristrutturazione del porto, il pericolo dei fanghi tossici sul fondale doveva essere risolto da almeno un anno. Peccato che il capo della Protezione civile, una volta dimostrata la crescita senza controllo delle spese, non abbia mai proposto di raccogliere il denaro ancora necessario con misure cautelari sulle imprese sotto accusa nello scandalo.
Tra queste la Anemone Costruzioni di Diego Anemone, 39 anni, e la Giafi Costruzioni legata a Valerio Carducci, 62 anni, ricco vincitore di decine di appalti di governo con varie residenze tra la Toscana e Montecarlo. Nel comunicato dello staff di Bertolaso nessuna spiegazione nemmeno sulla competenza tecnica dei consulenti arruolati senza concorso dalla presidenza del Consiglio per gestire il delicatissimo intervento alla Maddalena: c’è perfino il presidente di una scuola di sci, oltre al gestore di saloni da barbiere e al famoso cognato del capo, Francesco Piermarini, 52 anni: “Un grande esperto di bonifiche ambientali”, come dichiara Bertolaso in tv a “Porta a porta” il 22 marzo scorso.

L’uomo delle nevi. Il 28 maggio 2008 la bonifica all’Arsenale non è ancora cominciata. Bertolaso ha già messo Balducci come soggetto attuatore al vertice dei mega appalti alla Maddalena. Quella mattina il quotidiano “La Stampa”, in un articolo di Maria Corbi, pubblica la dichiarazione di un giovane ingegnere che dopo poche settimane entrerà nella struttura di missione per il G8.
Il nuovo ufficio alle dipendenze della presidenza del Consiglio è la “stazione appaltante” di tutte le opere: deve formare i prezzi, gestire i contratti, l’esecuzione dei lavori. E soprattutto controllare i costi. Un ruolo chiave. Luigi Valerio Sant’Andrea, il giovane ingegnere, con “La Stampa” però non parla di fanghi tossici, né di opere pubbliche. Ecco la parte di articolo che lo riguarda: “Anche in Centro Italia e al Sud ormai gli sci club sono sempre di più”, spiega Luigi Valerio Sant’Andrea, presidente dello “Snowside kids Team”, specializzato nei mini sciatori: “I nostri ragazzi poi proseguono l’allenamento con noi l’estate e sono settimane in cui crescono e imparano a stare insieme”. G 8 a La Maddalena, le macerie.
È proprio Sant’Andrea a raccontarlo ai geometri in cantiere, una volta arrivato alla Maddalena: “Quello sono io. Prima di venire qui, mi occupavo di sci”. All’Arsenale è il responsabile della sicurezza sul lavoro nei lotti della scuola militare, l’ospedale da campo, la Main conference, la sala stampa. Nelle tabelle ufficiali di incarico, distribuite a tutte le ditte, è anche tra i referenti della struttura di missione: rappresenta la stazione appaltante, cioè il denaro pubblico, nei rapporti con le imprese nei cantieri dei due alberghi, della sala stampa e della Main conference, l’edificio simbolo che si affaccia su uno dei bacini tuttora inquinati da fanghi e macerie.
Gli infiltrati di Anemone. Dopo gli arresti del 10 febbraio scorso, Sant’Andrea viene chiamato in causa per un giro di fatture false che coinvolgono anche due suoi colleghi della struttura di missione. Uno è il capo, Mauro Della Giovampaola, 44 anni, ingegnere già in società con la moglie di Diego Anemone. L’altra è Caterina Pofi, architetto che prima di essere arruolata alla presidenza del Consiglio ha lavorato con Della Giovampaola nello studio Medea del gruppo Anemone. Diego Anemone, amico di Balducci e Bertolaso, ha insomma infiltrato tre suoi professionisti nell’ufficio chiave di Palazzo Chigi che avrebbe dovuto controllare le spese e la buona esecuzione dei lavori. Tra i quali la bonifica del mare.

Il parrucchiere in cantiere. In mezzo ai tanti aneddoti della cricca, nei mesi scorsi fa sorridere il fatto che tra i tecnici della struttura di missione inviati da Palazzo Chigi ci sia il proprietario del Modu’s Atelier di Roma, via Isonzo 42: è una società in accomandita semplice specializzata in “servizi nei saloni di barbiere e parrucchiere”. Il socio accomandante dell’atelier, Riccardo Micciché, 36 anni, di Agrigento, è il direttore dei lavori di 6 degli 11 lotti in cui è suddiviso il colossale intervento da 377 milioni di euro. Compresi i due lotti di bonifiche a terra. Dei cinque lotti rimanenti, Micciché è il direttore lavori operativo, ovvero colui che in cantiere rappresenta la direzione lavori. Tra questi ultimi cinque lotti, c’è la costruzione delle banchine di Porto Arsenale: contratto da 41 milioni 610 mila euro affidato all’Impresa Pietro Cidonio spa di Roma in associazione con la Grandi lavori Fincosit spa e la Tepor spa.
G 8 a La Maddalena, le macerie.E’ l’appalto che prevede la bonifica dei fondali dei due bacini di Porto Arsenale prelevando i soldi da un ulteriore finanziamento di 31 milioni. Per un totale stratosferico di 72 milioni. Secondo un ricorso al Tar del Lazio presentato nel 2009 da due imprenditori sardi e respinto mesi fa, il supporto dell’associazione tra imprese Cidonio, Fincosit e Tepor sarebbe determinante per l’assegnazione dell’appalto di gestione del porto alla Mita Resort della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. “Sembra evidente”, è scritto nel ricorso degli imprenditori Marco Muntoni e Gianfranco Molinas, “che avrebbe potuto partecipare alla gara solo chi avesse un qualche collegamento (anche il più innocente o comunque non malizioso) con le imprese che da circa un anno lavorano nell’ambito dell’ex Arsenale e conoscono dunque i progetti, i vincoli di varia natura, le prescrizioni delle conferenze di servizi. Tutti gli altri non hanno avuto il tempo e le informazioni sufficienti per poter preparare una seria offerta”. Tra i collaudatori del nuovo Porto Arsenale un grande amico di Balducci: il magistrato delle acque di Venezia, Patrizio Cuccioletta, oltre a Valeria Olivieri, funzionaria del ministero delle Infrastrutture e Giuseppe Ferro, professore del Politecnico di Torino.
L’esperto che non c’è. Certo, con un grande esperto in bonifiche al loro fianco come Francesco Piermarini, perfino un parrucchiere e un maestro di sci non sbaglierebbero intervento. Ma quale concorso ha certificato che il cognato più famoso d’Italia sia un esperto del settore? Così sostiene Bertolaso, commissario delegato e controllore dei lavori da 377 milioni sull’isola della Maddalena.
Quella sera a “Porta a porta” il capo della Protezione civile, però, è probabilmente disinformato: dimostra di non conoscere il curriculum del fratello di sua moglie, diventato suo stretto collaboratore per i progetti del G8 in Sardegna. Oppure Bertolaso mente di brutto davanti agli italiani. Perché, scopre ora “L’espresso”, nelle tabelle di incarico della struttura di missione alla Maddalena, accanto al nome Piermarini compare la sigla: “Supp. F. Amm.”. Cioè: supporto funzione amministrativa. Ruolo in linea con la laurea in economia e l’esperienza in attività commerciali, immobiliari e finanziarie nel passato di Piermarini.G 8 a La Maddalena, le macerie.
Il cognato di Bertolaso insomma è alla Maddalena per curare i rapporti amministrativi tra la struttura di Palazzo Chigi e le imprese. Ricopre l’incarico di “supporto amministrativo” in 7 degli 11 lotti in cui sono suddivisi gli appalti. E di “referente della struttura di missione” in altri quattro lotti: le due bonifiche a terra, la bonifica in mare con la costruzione del porto e la realizzazione della rete idrica e fognaria. È soltanto il punto di riferimento di Palazzo Chigi per le imprese che hanno vinto quei lotti. Il cognato non ha nessun incarico tecnico nelle bonifiche. Come ci si aspetterebbe da un grande esperto.
La situazione invece richiederebbe molta esperienza da parte dei funzionari inviati da Palazzo Chigi. Dai fondali salgono fanghi nerissimi, impregnati di idrocarburi. Dopo un’estate di scavi e preoccupazioni, la struttura di missione chiede il supporto del ministero dell’Ambiente. E domenica 21 settembre 2008 all’Arsenale arriva Luciano De Propris, inviato dal direttore generale del ministero, Gianfranco Mascazzini.

Di lui parla Bertolaso in tv: mio cognato “ha lavorato con il guru delle bonifiche ambientali, che è Gianfranco Mascazzini. E per questa ragione è stato impiegato”. In quei giorni è in corso una campagna di prelievi sui fondali da parte dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. I risultati vengono inviati due mesi dopo, il 28 novembre, alla presidenza del Consiglio e al direttore Qualità della vita del ministero dell’Ambiente, sempre Mascazzini, dal commissario dell’Ispra. Vincenzo Grimaldi.
A differenza delle apparenze in acqua, sono dati che tranquillizzano. Il rischio di dover fermare i cantieri per l’alto inquinamento è scongiurato. La slot-machine per imprese e professionisti può continuare a girare. Secondo fonti al ministero dell’Ambiente, lo studio sui carotaggi dell’Ispra arriva ben due volte in bozza alla Maddalena prima della versione ufficiale: “Alla fine”, è scritto nel rapporto, “sono state campionate 19 carote di 2 metri e 18 campioni superficiali”.
Non è molto per una bonifica. Nel bacino esterno davanti alla Main conference vengono fatti soltanto tre prelievi. I valori di riferimento sono stabiliti a tavolino: per “l’assoluta assenza di effetti eco tossicologici acuti e cronici”. Nel loro picco massimo gli idrocarburi si fermano a 2.980 milligrammi per chilo di sedimento. Il giudizio è: “Non tossico”. E così per gli altri derivati cancerogeni del petrolio e gli inquinanti come cadmio, cromo, mercurio e piombo.
Un anno dopo cambiano le persone. Nel novembre 2009 viene fatta una campagna di controllo prima della consegna della struttura a Mita Resort. Ma solo nel bacino interno. Perché i tre prelievi di un anno prima davanti alla Main conference sono bastati a promuovere il bacino esterno.
Nonostante i fanghi neri che ora inquinano l’acqua a ogni passaggio degli yacht. Questa volta però i carotaggi sono 31. E il 23 aprile di quest’anno l’Ispra avverte che la bonifica è fallita. Gli idrocarburi salgono a 6.380 milligrammi/chilo. Viene impedita la navigazione. L’Arsenale diventa il primo porto al mondo vietato a barche e navi. E Guido Bertolaso ottiene l’aiuto del ministero di Stefania Prestigiacomo: ancora una volta, saranno i cittadini italiani a pagare per lui.

 (foto da L’Espresso)

  1. 6 Maggio 2011 a 15:59 | #1

    da La Nuova Sardegna, 6 maggio 2011
    I pm: «Regole violate, processate la cricca». Appalti pilotati per i Grandi eventi, la Procura chiede il rinvio a giudizio per 19 indagati: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/05/06/news/i-pm-regole-violate-processate-la-cricca-4111631

  2. 5 Maggio 2011 a 22:22 | #2

    A.N.S.A., 5 maggio 2011
    Inchiesta G8: pm, da Bertolaso ‘protezione globale’. Per magistrati in atti ‘prova incontrovertibile’ asservimento: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/05/05/visualizza_new.html_873833899.html

  3. 29 Marzo 2011 a 15:33 | #3

    da La Nuova Sardegna, 29 marzo 2011
    «Una bonifica veloce? Impossibile». Fastame: in 45 giorni non si può ripulire la zona a mare dell’ex arsenale. (Andrea Nieddu)

    LA MADDALENA. La bonifica veloce? Impossibile. Ne è convinto Gian Carlo Fastame, chimico, che non condivide le dichiarazioni del sindaco Angelo Comiti. «Lo ribadisco: è impossibile realizzare la bonifica dei 5 ettari residui dell’area marina dell’ex arsenale in 45 giorni».
    «Stiamo quindi parlando di 70.000 tonnellate (tra idocarburi, metalli pesanti, ecc.): si dovrebbe già avere un piano di bonifica approvato – prosegue Fastame -, una discarica alla quale conferire, la capacità di riempire 80 camion al giorno e la disponibilità di 70 milioni di euro. Inoltre, seguendo il precedente metodo del dragaggio dei 50 centimetri superficiali, col metodo della gestione Bertolaso e di suo cognato, considerato grande esperto di bonifiche ambientali, si avrebbe esattamente lo stesso risultato: un fallimento. A meno di ricorrere a qualche sistema di aggiramento delle norme, via rischiosa perché i campionamenti si possono fare anche il giorno dopo».
    Finora, Fastame, ha espresso il suo parere da chimico. E lo ha fatto dopo aver letto alcune dichiarazioni, che ha sintetizzato. Ecco quella di Bertolaso alla Camera dei deputati del 20 luglio 2010: “Tutti gli interventi presso l’area marina dell’ex arsenale erano ancora in corso e si sarebbero conclusi probabilmente entro la fine di quest’anno,… per un importo di 1 milione 300 mila euro”). Ed ecco quelle del sindaco: “La bonifica è quasi finita. Ci vorranno ancora 6 milioni. Forse meno”, “la vicenda Mita si avvia alla conclusione. Ci sarà una conferenza di servizi sulle bonifiche. Speriamo sia l’ultima puntata di questa storia”. E ancora: “I tempi delle bonifiche li avevo già indicati – aveva detto il sindaco -, al massimo impiegheranno per 45 giorni”.
    «La facilità con la quale si rilasciano dichiarazioni così ottimistiche mi porta a pensare che o non si ha contezza della dimensione del problema – aggiunge Fastame – o si conoscono ipotesi di altri metodi e di scorciatoie, a me professionalmente ignoti, che superano le tecniche di una normale bonifica. Comprendo l’urgenza di rendere agibile una struttura che vale almeno un miliardo di euro e che è così importante per lo sviluppo; suggerirei però di valutare che, avendo ormai prodotto il risultato reclamizzato di inquinamento in atto, peggiorativo rispetto a prima, non sia adesso conveniente lasciare questo danno epocale alle future generazioni, tenendo presente che la provincia di Olbia Tempio ha concesso il nulla osta di avvenuta bonifica solo per l’area a terra e non è stato dato nessun via libera per le bonifiche a mare: anche perché i metodi per disinquinare seriamente ci sono e il Ggoverno ha dichiarato quell’area come sito di interesse nazionale, unico capitolo di spesa in cui i soldi non mancano».

  4. 4 Febbraio 2011 a 14:34 | #4

    da La Nuova Sardegna, 4 febbraio 2011
    Dopo gli accertamenti su bonifiche, depuratore e capolarato. Verso l’ipotesi di un altro filone assegnato alla Procura di Tempio.

    TEMPIO. Bonifiche ambientali, depuratore e caporalato. L’elenco delle tre inchieste avviate sui lavori del mancato G8 nell’isola della Maddalena e portate avanti dalla procura della Repubblica di Tempio – i fascicoli sono custoditi nelle stanze del procuratore Mario D’Onofrio e del sostituto Riccardo Rossi – potrebbe ben presto allungarsi.
    Tra le carte racchiuse nei sessanta faldoni depositati dalla procura della Repubblica di Perugia negli uffici del gup umbro ci sono «competenze territoriali» che riguarderebbero la magistratura gallurese. I lavori commissionati dalla cricca nell’isola e il coinvolgimento delle imprese di Anemone negli appalti per il G8 sono al vaglio di uno stuolo di avvocati che difendono il sodalizio di «Balducci & C.», i quali avrebbero interesse, in sede di udienza preliminare, a sollevare più di una eccezione d’incopentenza territoriale verso il tribunale umbro.
    Il voluminoso incartamento è composto da una valanga di documenti che devono essere smistati e analizzati a fondo. Un lavoro da certosini affidato ai collaboratori di studio che stanno preparando le linee difensivo. Gli interessi economici della cricca nei lavori del G8 della Maddalena emergono foglio dopo foglio, coinvolgendo anche le (poche) imprese locali che, nel mega affare del G8, ottennero sub appalti dagli «squali» tosco-romani. Molte di queste imprese hanno già avviato azioni civili di risarcimento danni nei confronti della Struttura di missione che sovrintendeva alla mega-lottizzazione per ottenere quanto pattuito dai contratti di subappalto firmati sotto il vincolo della segretezza. Vincolo caduto dopo il trasferimento del vertice tra i grandi della Terra all’Aqulila. Le carte processuali, ormai svelate, cominciano a fornire i primi tasselli di un puzzle giudiziario complesso e ancora non perfettamente chiaro.
    Di certo ci saranno da aggiungere alle tre inchieste già citate (bonifiche ambientali e marine, impianto di depurazione e assunzioni di manovalanza in regime di caporalato) le competenze relative alla ristrutturazione dell’ex ospedale militare (mai completato dalla cricca) e di alcune case del Demanio. Ristrutturazione per la quale la procura della Repubblica ha già aperto e chiuso una inchiesta che coinvolge alcuni alti ufficiali della Marina militare, per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio per truffa ai danni dello Stato. (g.p.c.)

  5. 13 Settembre 2010 a 14:19 | #5

    da La Nuova Sardegna, 13 settembre 2010
    Ruggine e sterpaglie nell’ex ospedale. «Un simbolo evidente delle inadempienze del governo nazionale». (Andrea Nieddu)

    LA MADDALENA. Se c’è un emblema della precarietà Formato G8, a giudizio unanime è l’ex ospedale militare: trasformato in albergo, non ha mai aperto. Si attende sempre che la presidenza del Consiglio bandisca la gara per la gestione. Intanto la Regione l’ha preso in carico.
    L’hotel è a un chilometro dall’ex arsenale affidato alla Mita, separato dal mare da una strada a due corsie. E proprio la presenza della carreggiata è uno dei problemi che, a quanto pare, ha finora impedito di far decollare la struttura. C’è chi vorrebbe realizzare un tunnel e chi un cavalcavia per superare l’ostacolo. Intanto, a 10 mesi dagli impegni presi dal governo – dopo che il suo riassetto architettonico è stato al centro d’intercettazioni, indagini giudiziarie e dispute tra esperti che criticavano le scelte fatte in vista del summit mancato – continua a rimanere deserto. Con le erbacce che invadono il cortile interno, assediano la cancellata, minacciano il tetto.
    Un altro dei misteri delle operazioni legate al G8 vuole che all’interno funzioni comunque, e in permanenza, un costoso dissalatore: il suo stop danneggerebbe un domani la funzionalità degli impianti di condizionamento.

    L’OPPOSIZIONE. Zanchetta: la cricca come ha speso i milioni per il risanamento?

    LA MADDALENA. «La Corte dei conti ha già espresso il suo orientamento: parla di danno erariale». Pierfranco Zanchetta, ex assessore pd della Provincia Gallura, oggi consigliere comunale d’opposizione, resta critico nei confronti della Protezione civile. E pone domande secche, precise: «Vogliamo conoscere la vera entità della spesa. Sapere se la “cricca” ha impiegato ciò che è stato stanziato in bilancio. E come mai il risanamento non ha dato gli esiti sperati tanto da rendere necessarie altre bonifiche?».
    Zanchetta ritiene inutili i carotaggi che partono oggi: «Grazie a Ispra, Arpas e Provincia la situazione si conosce: quel tratto di mare non verrà decontaminato se non sarà prosciugato e depurato di tutti i veleni». Mercurio, arsenico, metalli pesanti, idrocarburi in uno specchio d’acqua di 6 ettari vicino al Main Conference.
    «È vergognoso che lo Stato si debba occupare per la seconda volta di un inquinamento che proprio suoi apparati, la Marina in testa, hanno contribuito a produrre – incalza Zanchetta – Così com’è sorprendente che il risanamento non sia stato esteso all’ex base Usa di Santo Stefano». «Un altro raggiro compiuto ai danni della nostra comunità, e nel silenzio del sindaco, riguarda poi l’ex ospedale militare – aggiunge – Berlusconi in persona a luglio 2009 annunciò il bando per la gestione come imminente: dove sono finite quelle promesse e che senso ha avuto spendere 77 milioni per fare del complesso un hotel se poi non lo si usa?». Secondo rappresentanti dell’opposizione consiliare, altre situazioni prive di chiarezza si confermano la gestione del depuratore, lo stralcio dei fondi per rifare tratti di condotte fognarie che provocherebbero fuoriuscite di liquami, i ritardi nel passaggio di centinaia di beni dallo Stato alla Regione. «Sul waterfront vedo poi un trionfalismo eccessivo da parte della nostra giunta municipale – conclude Zanchetta – Tutto quello che ci si appresta a fare come preliminari era già pronto. Ma i lavori veri quando partiranno? Tra 10 anni?». (pgp)

  6. 13 Settembre 2010 a 14:16 | #6

    da La Nuova Sardegna, 13 settembre 2010
    G8, ritardi e misteri dietro le incompiute. Il sindaco Comiti: «La Regione dia risposte tempestive, le riqualificazioni vanno concluse».
    «Waterfront? Pronti diciassette milioni» Mita, gioiello nel deserto Per il depuratore critiche ad Abbanoa. (Pier Giorgio Pinna)

    LA MADDALENA. La luce di settembre tinge di colori pastello le scogliere dell’arcipelago più bello del Mediterraneo e allo stesso tempo fa brillare le incompiute del G8. È come un film dai contrasti accecanti, con troppi misteri sullo sfondo.
    Scorrono sequenze di paradisi incontaminati, baie col mare cristallino, zoomate dal fascino magico. E accanto s’addensano istantanee diverse: la ruggine che assale opere appena costruite per il G8 mancato, altri lussuosi edifici chiusi e inaccessibili, l’hotel e il ristorante della Mita Resort che sembrano meravigliosi gioielli incastonati nel nulla. Insomma: da finire, alla Maddalena, non ci sono soltanto le bonifiche bis nell’ex arsenale. Enigmi e incompiute si sprecano: si va dagli interventi lasciati a metà per le reti fognarie sino ad arrivare all’ex ospedale trasformato in albergo ma tutt’oggi sprangato e assediato da erbacce.
    Così, una volta di più, mentre si fanno i primi bilanci di una stagione tutto sommato più che favorevole, Regione e Governo finiscono sotto un fuoco incrociato. «Non vorrei che i ritardi nel rimpasto della giunta sarda provocassero conseguenze negative per noi», osserva il sindaco, Angelo Comiti, pochi mesi fa confermato in carica. «La riqualificazione dell’area di Moneta attorno al complesso gestito da Mita e la ristrutturazione di decine d’alloggi vicini non possono subire perdite di tempo – prosegue – Sono poi tantissimi i siti sdemanializzati, ma mai presi in carico dalla Regione: quindi inutilizzabili per il rilancio».
    E il waterfront un domani riservato all’attracco dei traghetti? «Sono pronti 17 milioni, stanziati dalla presidenza del Consiglio: i rilievi a terra e a mare per realizzarlo avranno inizio lunedì (oggi per chi legge – ndr)», informa Comiti. Ma per questa partita come per altre si deve fare in fretta, dicono un po’ tutti. Silenzi, temporaggiamenti, gialli burocratici che magari nascondono solo la difficoltà di stanziare i soldi vengono considerati del tutto controproducenti.
    Secondo Mauro Bittu, presidente della commissione consiliare per l’Ambiente, il fatto che assieme alle misurazioni per il nuovo porto oggi saranno avviati i carotaggi per la Fase 2 delle bonifiche davanti al Main Conference è un elemento positivo, che lascia ben sperare. Certo è che, come rimarca il sindaco, «la città ha bisogno d’interventi pubblici ma se non ci sarà il coinvolgimento degli operatori privati e del Parco il patrimonio rischia di non venire valorizzato al meglio».
    Un caso emblematico? Il depuratore. L’impianto è gestito dalla Opere Pubbliche. Il gruppo privato avrebbe dovuto concludere il suo lavoro oltre un anno fa, trasferendo tutto ad Abbanoa dopo le verifiche dell’Autorità d’ambito. Non è successo. Mancano certificazioni e impegni di presa in carico. Nel frattempo la società, dopo aver comunicato più volte di voler passare la mano, suo malgrado ha dovuto accollarsi un mandato suppletivo accumulando crediti per più di un milione. Pochi giorni fa è intervenuto il sindaco con una ordinanza: richiama tutti alle loro responsabilità. «Ma se devo esprimere un giudizio su Opere Pubbliche, posso solo ringraziarla per essersi fatta carico di oneri non dovuti», puntualizza Comiti. E Abbanoa? «Ha fatto sapere che interverrà», rileva il sindaco. Come e quando la società pubblica però non lo dice. E così il rebus resta.
    Il clima di permanente provvisorietà creato dai rappresentanti d’istituzioni lontane dall’arcipelago tocca la definizione dei programmi residuali affidati alla Protezione civile. Dopo gli scandali, le inchieste, gli arresti, con le indagini che proseguono, nelle dirigenze intermedie ci sono uomini nuovi. Ma il tempo passa. E per La Maddalena le chance si sviluppo si sfilacciano. Così, in questo scorcio d’estate che richiama ancora migliaia di turisti, con le viuzze del centro sempre gremite, basta spostarsi di poco per trovare un’atmosfera irreale.
    Nell’ex arsenale svetta il Centro conferenze progettato dall’archistar Boeri, le aiuole sono curatissime, gli impianti d’irrigazione vanno al massimo, ovunque regnano ordine svizzero e massima pulizia. Mita ce la mette tutta per la promozione. Assieme con pacchetti per privati a 200 euro al giorno per la camera doppia e la prima colazione, in luglio e agosto ha organizzato convention mirate: ora è di scena quella della Epson. Prezzi non popolari, certo. Ma nelle prossime settimane, in un hotel carico di stelle, per una stanza vista mare saranno sufficienti 170 euro. E nel sontuoso albergo, nei bar eleganti, nelle saune, nella maxipalestra, nelle sale extralusso tutto appare davvero perfetto. Si riparla, poi, degli interessanti piani per il cantiere nautico. Ma qui per ora, dentro e fuori, c’è il vuoto. Nessuno all’ancora né agli ormeggi. Stand vuoti. Negozi chiusi. Box blindati. Niente spiagge a poca distanza. Nulla di realmente vivo. I clienti quasi non si vedono. Persino un vecchio gabbiano inzuppato d’acqua di mare può atteggiarsi a protagonista zampettando tra i tavolini.
    Il Vuitton Trophy è un ricordo. A fine mese si chiude. Terminati i contratti stagionali per poche decine di maddalenini, si riaprirà in aprile. E già gli ecologisti contestano l’ipotesi di trasformare parte degli immobili vicini all’albergo in residence da vendere per 40 anni assieme ai posti barca. Nel frattempo che ne sarà delle bonifiche e delle incompiute tutt’attorno?

  7. 8 Settembre 2010 a 17:53 | #7

    dal Corriere della Sera, 8 settembre 2010
    Appalti G8, “fondate le accuse a Lunardi”. Il documento depositato alla Camera per l’avvio dell’autorizzazione a procedere. La relazione del Tribunale: l’ex ministro si spese per un contributo alla Congregazione del cardinale Sepe.

    ROMA – Le accuse a carico dell’ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi raccolte dalla procura di Perugia nell’ambito dell’inchiesta G8 appaiono fondate e le «emergenze processuali non depongono a favore di un provvedimento di archiviazione». È quanto si legge nella relazione del Tribunale dei ministri di Perugia con cui si dispone la trasmissione degli atti al presidente della Camera per l’avvio della procedura parlamentare di autorizzazione a procedere nei confronti di Lunardi, oggi deputato. La «prospettiva accusatoria – si legge nel documento, giunto alla Camera – appare corroborata», sia per quanto riguarda la «contrarietà dell’atto ai doveri d’ufficio» sia con riferimento «all’utilità ricevuta».

    LA RICOSTRUZIONE – La vicenda – nella quale Lunardi e il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, sono indagati per concorso in corruzione – ruota attorno al presunto acquisto sottocosto da parte di una società di cui era amministratore il figlio di Lunardi di un immobile di Propaganda Fide, a Roma. In cambio di questo acquisto ad un prezzi di favore Lunardi, all’epoca ministro delle Infrastrutture, avrebbe consentito che la Congregazione rappresentata dal cardinal Sepe accedesse ad un finanziamento “Arcus” di 2 milioni e mezzo di euro «in difetto dei presupposti».

    FINANZIAMENTO INFONDATO – Nella relazione – che accompagna gli atti dell’inchiesta – si sottolinea in particolare, anche sulla base di accertamenti della procura della Corte dei conti del Lazio, la «assoluta carenza dei presupposti per la concessione del finanziamento pubblico ‘Arcus’ alla Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli o di Propaganda Fide, sollecitato personalmente dal ministro Lunardi». Viene inoltre evidenziata la «sproporzione tra prezzo pagato e valore dell’immobile, acquistato dalla società immobiliare amministrata dal figlio del ministro Lunardi». Sul punto vengono citate le dichiarazioni dell’architetto Angelo Zampolini, un professionista che – secondo l’accusa – avrebbe agito per conto del costruttore romano Diego Anemone.

  8. 11 Agosto 2010 a 23:50 | #8

    da La Nuova Sardegna, 11 agosto 2010
    La Corte dei Conti: non c’è stato di emergenza. Bocciato per Pompei il «sistema Bertolaso».

    ROMA. Corte dei Conti contro il «sistema Bertolaso», basato sulle ordinanze della Protezione civile che facevano evitare controlli su appalti e lavori. In attesa che sia la magistratura ordinaria a fare chiarezza su cricca Anemone e dintorni, i magistrati contestano la decisione del governo di «dichiarare lo stato di emergenza per l’area archeologica di Pompei» affidandola alla Protezione civile.
    La Corte ha pubblicato ieri una delibera dove ribadisce i propri dubbi sulla considerazione di quegli atti come attinenti a una calamità o un grande evento e escludendo così ogni controllo. Anche se alla fine alza le mani perché parecchie di quelle delibere sono ormai in esecuzione e quindi il controllo «preventivo» di fatto non è più possibile. «Abbiamo operato nel rispetto della legge», dice la Protezione civile. E il governo ha sempre difeso invece la scelta di sottoporre gli scavi alle delibere che possono derogare dalle leggi ordinarie, chiamando in causa addirittura la pericolosità del Vesuvio, «vulcano ancora attivo». La Corte dei Conti già in passato era intervenuta più volte per contestare l’esclusione dalle normali procedure di controllo per eventi che poco hanno a che fare con le grandi calamità. Fu il caso per esempio della Vuitton Cup alla Maddalena, considerata grande evento e per questo esclusa dai controlli preventivi. Anche sulla storia degli scavi di Pompei la Corte ribadisce che la Protezione civile deve svolgere «l’attività finalizzata alla tutela dell’integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi o da altri grandi eventi, che determinano situazioni di grave rischio».
    La Corte dei Conti prende allora in considerazione le delibere della Protezione Civile, una per una, per sottolineare come in molti casi non rispondano a quei criteri di «grave danno o rischio» che possano giustificare la deroga alla normativa vigente. La Corte contesta, per esempio, l’esclusione dai controlli delle decisioni che riguardano «le opere di manutenzione straordinaria per consentire la piena fruizione dei beni archeologici» o «il piano per garantire lo svolgimento delle attività commerciali» o «i servizi di guida ai turisti» o le modalità di sponsorizzazione. Cose che non sembrano rispondere a requisiti di pericolosità o emergenza.

  9. 4 Agosto 2010 a 23:28 | #9

    da La Nuova Sardegna, 4 agosto 2010
    LA MADDALENA. Inquinamento davanti all’ex Arsenale. I sommozzatori dei carabinieri lavorano al dossier per l’inchiesta sui costi delle bonifiche. Sui 31 milioni di euro spesi per ripulire i fondali dai materiali pericolosi, vogliono vedere chiaro la Corte dei Conti e la Procura di Tempio. Una settimana fa erano stati i tecnici dell’Arpas a effettuare prelievi e carotaggi nello specchio di mare. (Giampiero Cocco)

    LA MADDALENA. L’immersione dei sommozzatori del Noe nell’acqua lattiginosa davanti al Main Conference è durata oltre cinque ore. I lavori subacquei avviati martedì nel bacino dell’ex arsenale sono propedeutici alle analisi scientifiche, chimico-batteriologiche, richieste dalla Corte dei Conti e dalla Procura della Repubblica di Tempio che indagano sui costi sostenuti dalla struttura di missione del mancato G8 per la bonifica dell’intera area, marina e terrestre.
    Una settimana fa erano stati i tecnici dell’Arpas ad effettuare prelievi e carotaggi nello specchio di mare. «Non c’è visibilità, l’acqua è torbida», ha detto uno dei carabinieri che ieri si è immerso per avviare la mappatura del fondale davanti all’hotel d’acciaio e cristalli, ancora deserto, assegnato alla Mita Resort.
    Un lavoro che prevede riprese subacque dell’intero perimetro portuale (con reticolo e lettere segnaletiche posizionate sul fondale, tra scarti e rifiuti di ogni genere sotto il pelo dell’acqua) e che proseguirà per settimane, sino alle analisi scientifiche richieste dalla Corte dei Conti e dalla Procura gallurese.
    Per conoscere se esiste e eventualmente l’entità di inquinamento di quello specchio d’acqua, che si estende per oltre sei ettari, sarà necessario attendere almeno un mese. Questo, a grandi linee, il tempo necessario per filmare il fondale ed effettuare le verifiche sull’eventuale presenza di agenti inquinanti sul fondale, in parte sabbioso e in parte granitico.
    Il prossimo mese, stando alle dichiarazioni di Nicola Dell’Acqua, nuovo soggetto attuatore, dovrebbe anche prendere avvio la “Fase 2″ delle bonifiche, finanziate con risorse aggiuntive del ministero dell’Ambiente per 1,3 milioni di euro che vanno sommati agli altri cinque milioni residuali del bilancio della Protezione civile per il mancato G8.
    E dire che alla Maddalena, dopo l’impiego di 31 milioni di euro gestiti dalla Protezione civile per le sole opere di bonifica – marina e terrestre – si era quasi certi che l’intera area, sgomberata dalle ingonbranti 62 mila tonnellate di rifiuti speciali, amianto, idrocarburi e quant’altro, non c’era null’altro da bonificare.
    Anche perché tutte le opere e i lavori per il mancato G8 – come la demolizione, con cariche esagerate di esplosivo, del pennello di cemento armato che caratterizzava l’accesso al porto-arsenale -, erano coperte da un rigoroso segreto di Stato. Segreto che si è sgretolato quando la magistratura ha avviato l’inchiesta sulla cricca della Ferratella di Balducci & Co., con le indagini estese anche al capo della Protezione civile, Guido Bertolaso.
    Bertolaso ora, incalzato dalle interrogazioni del deputato Pd Giulio Calvisi, ha manifestato la necessità di completare le bonifiche, costate sino a quel momento 31 milioni, e l’urgenza d’integrare il risanamento a mare, dove sono state trovate tracce di arsenico, amianto, idrocarburi, metalli pesanti. In qualche caso con percentuali più elevate rispetto al 2008, precedentemente alla bonifica. Da rimuovere ci sono ancora 30mila tonnellate di scorie, dopo le 62mila già portate via. In questo quadro si inseriscono le inchieste amministrative e penali della Corte dei Conti e della Procura gallurese. (ha collaborato A. Nieddu)

  10. 24 Luglio 2010 a 12:18 | #10

    da La Nuova Sardegna, 24 luglio 2010
    Indagini sull’ex arsenale: Corte dei conti a caccia della cricca in tutta Italia. Controlli su come sono stati spesi i fondi per disinquinare l’isola in vista del G8 Finita l’era delle deroghe. (Pier Giorgio Pinna)

    LA MADDALENA. Perché la Corte dei conti ha deciso d’indagare sulle bonifiche nell’ex arsenale? Al di là dell’esito che daranno gli accertamenti già affidati ai carabinieri, i motivi sono sostanzialmente due.
    Il primo: i giudici amministrativi considerano finita la sospensiva legata alle procedure straordinarie del G8 che hanno consentito deroghe procedurali sulla scia dell’emergenza, e tutto questo non solo perché il vertice è stato spostato all’Aquila dopo il terremoto.
    Il secondo motivo è che, all’indomani dell’avvio delle inchieste penali sui lavori nell’arcipelago sardo, la stessa Corte ritiene di dover assicurare paralleli controlli di carattere contabile. Dal che si è portati a desumere come i riscontri sollecitati nell’ultimo periodo dagli investigatori non si limitino alle opere di risanamento.
    In sostanza, è concluso il periodo delle «urgenze» affidate alla Protezione civile. Si ritorna alle norme generali. Senza eccezioni. Soprattutto per il risanamento già portato a termine nell’area di Moneta ora affidata alla Mita Resort. Così riprendono a essere cogenti, non più aggirabili, le verifiche dei giudici amministrativi. La cui mancanza in certe fasi avrebbe potuto oggettivamente favorire gli interessi di singoli e alimentare i maneggi attribuiti al gruppo sotto accusa per aver gonfiato gli appalti lucrandoci su: alla Maddalena come a Firenze e a Roma.
    Un’avvisaglia in questo senso d’altronde si era già manifestata. Quando, in primavera, aveva stabilito l’incompetenza della Protezione civile sul Vuitton Trophy in programma per i mesi successivi. Nell’occasione i magistrati amministrativi erano apparsi nettissimi nel condannare senza riserve un sistema che puntava a sottrarre interi settori dell’operato della pubblica amministrazione ai loro controlli. Tanto che in seguito hanno poi cominciato a spulciare anche la documentazione sui campionati di nuoto romani, anche loro sotto tiro nelle investigazioni sulla cricca.
    Ma c’è di più. Il fatto che per La Maddalena sia scesa in campo la Corte dei conti di Roma, incaricando nell’arcipelago i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Sassari di una fitta mole di riscontri fra opere eseguite effettivamente e spese sostenute, la dice lunga su un altro aspetto. E cioè che gli accertamenti non sono circoscritti alla Sardegna, ma estesi ad altre regioni: dalla Toscana al Lazio, ovunque abbiano imperversato Anemone, Balducci, Della Giovampaola, De Santis e presunti soci indagati per le Grandi opere.
    È insomma, questo, un ritorno di legalità amministrativa-contabile a tutto campo. E se i rilievi contabili permetteranno di riscontrare irregolarità parallele agli illeciti attribuiti agli imputati sul fronte penale, per gli inquisiti saranno dolori: il risarcimento danni nel settore pubblico non riguarda soltanto i singoli chiamati a pagare per eventuali situazioni fuori norma, si allarga a familiari e discendenti.
    Così alla Maddalena, tra dubbi e perplessità legate agli sviluppi delle prime indagini partite da Firenze sulle speculazioni nell’opera di riassetto dell’ex arsenale, c’è una sola certezza: gli inquirenti ritengono ingentissima la fetta di fondi stanziati dalla Regione e dallo Stato (oltre 300 milioni) finita illecitamente in mani private. «Ecco perché personalmente insisto nel chiedere un indenizzo per l’arcipelago e la costituzione di parte civile nell’inchiesta», rimarca l’ex assessore provinciale all’Ambiente della Gallura Pierfranco Zanchetta, Pd, che oggi siede tra i banchi dell’opposizione in consiglio comunale e su questo punto contesta la linea della maggioranza guidata dal sindaco Angelo Comiti. A voler vedere chiaro tra i diversi filoni d’inchiesta ci sono del resto anche i parlamentari sardi del centrosinistra, primo fra tutti Giulio Calvisi, che da tempo attaccano il governo Berlusconi per le gravissime inadempienze emerse con lo scandalo formato G8.
    Ma fare piena luce non sarà semplice. A distanza di cinque mesi dagli accertamenti iniziali sul versante penale, in effetti, sta diventando difficoltoso perfino districarsi tra le differenti linee d’indagine aperte nell’arcipelago dopo il summit mancato. Alla Maddalena il Ros di Firenze prima e le Procure di Perugia-Roma poi hanno scavato sulle mosse della cricca. La magistratura penale di Tempio ancora oggi si occupa delle possibili irregolarità nel risanamento del porto arsenale, da gennaio gestito dalla Mita Resort, e di eventuali illeciti a suo tempo commessi ai danni degli operai nei cantieri. Altri controlli hanno svolto a suo tempo l’Ispettorato e la Direzione provinciale del lavoro. Sembra che neppure la Finanza resti con le mani in mano. E che al contrario si stia attivando per raccogliere nuove informazioni sullo smaltimento delle scorie e sulle strade seguite dai veleni dopo l’eliminazione dall’area di Moneta.
    Nel frattempo, entro la fine dell’anno o al più tardi a gennaio-febbraio del 2011, dovrà essere completata la bonifica prevista sull’isola che avrebbe dovuto ospitare il G8. Finora sono stati spesi 31 milioni, ce ne vorranno altri.
    Nei mesi scorsi erano già state condotte analisi dall’Arpa Sardegna e dall’Ispra. Che avevano confermato la presenza di sostanze inquinanti nel bacino davanti al Main Conference, in un’area a mare circoscritta, 6 ettari. E su questi aspetti, nei giorni scorsi, ha riferito in Parlamento il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, anche lui indagato nell’inchiesta sui presunti traffici attribuiti, qui e altrove, alla solita cricca della Ferratella.

  11. 23 Luglio 2010 a 16:15 | #11

    le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra esprimono la loro piena soddisfazione per l’apertura di indagini da parte della Corte dei conti, sollecitata da specifico esposto del 26 aprile 2010.

    da La Nuova Sardegna, 23 luglio 2010
    NUOVA INCHIESTA ALLA MADDALENA. La Corte dei conti indaga sulle spese per le bonifiche.
    Verifica del Noe di Sassari sui milioni spesi per il disinquinamento. I carabinieri sono stati incaricati di cercare riscontri sulla compatibilità dei lavori svolti. (Gianni Bazzoni, Pier Giorgio Pinna)

    LA MADDALENA. Si apre un altro clamoroso capitolo sulle bonifiche nell’ex arsenale dopo lo scandalo Formato G8: la Corte dei conti ha incaricato i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di verificare se le decine di milioni spesi finora siano compatibili con i lavori svolti realmente. Per questo motivo, ma anche per accertare lo stato dei luoghi – come disposto dalla Procura di Tempio – dalla prossima settimana i sommozzatori dell’A rma effettueranno una serie d’immersioni. Setacciando l’area di sei ettari ancora contaminata dinanzi al Main Conference, e non solo.
    Le verifiche arrivano sulla scia di avvenimenti sempre più incalzanti avvenuti negli ultimi mesi. Innanzitutto, il 10 febbraio, le prime notizie pubbliche sull’inchiesta partita dalla Toscana, con gli arresti per corruzione in una catena di Grandi opere (dalla Maddalena agli impianti per i campionati di nuoto a Roma, dalla ricostruzione post terremoto in Abruzzo alla Scuola per marescialli dei carabinieri a Firenze). Ecco i fatti nella loro successione. In carcere finiscono gli appartenenti alla cricca della Ferratella. Gli accusati sono il costruttore romano Diego Anemone, nell’arcipelago sardo responsabile di una delle società incaricate del maxi-risanamento ambientale e della ricostruzione del complesso ora affidato alla Mita Resort, poi il presidente del Consiglio dei lavori pubblici, Angelo Balducci, chiamato a vigilare su quest’attività in vista del summit tra i Grandi della Terra, e infine i funzionari statali Mauro Della Giovampaola e Fabrizio De Santis, entrambi ingegneri come Balducci, e anche loro incaricati di seguire le opere nell’arcipelago sardo. Ben presto l’inchiesta si estende coinvolgendo magistrati, imprenditori, professionisti. Con competenze processuali che in parte si spostano a Perugia e a Roma.
    La bufera giudiziaria investe anche il ministro Scajola, costretto alle dimissioni, e Guido Bertolaso, capo della Protezione civile, incaricata dalla presidenza del Consiglio di coordinare l’intera attività alla Maddalena. Con un blitz che scavalca le consuete procedure d’assegnazione degli appalti e aggira le normali regole a causa dell’urgenza dovuta alla preparazione del G8. Ancora oggi alla Maddalena molti ricordano che della contaminazione nell’ex arsenale si è occupato anche il cognato di Bertolaso, Francesco Piermarini, da lui definito «esperto in bonifiche», ma poi rivelatosi un tecnico del settore amministrativo. Dalle stesse indagini scaturiscono irregolarità nelle assunzioni degli operai, sfruttamento della manodopera, capolarato nei cantieri e un altro lunghissimo elenco d’imputazioni differenti.
    Nel frattempo comincia il balletto dei numeri e delle cifre. Di sicuro, nell’ex arsenale si sono già spesi oltre 300 milioni. E 31 milioni – dice il governo – per quel primo risanamento, definito «esemplare» dal sottosegretario Pizza, nell’area di Moneta. Ufficialmente dato per esaurito già nel 2008-2009, ora necessita invece di pesanti integrazioni. Ma i milioni diventano 72 se si aggiungono quelli destinati al riassetto delle darsene nel porto arcipelago della Maddalena. Ora la Corte dei conti parla di 51 milioni. E chiede ai carabinieri del Noe di Sassari, comandati dal capitato Umberto Rivetti, che già operano su direttive della Procura di Tempio, opportuni riscontri.
    Se la cricca è ritenuta responsabile di aver fatto ampiamente la cresta su questi e altri lavori, va ricordato come di recente i giudici amministrativi fossero già intervenuti per bloccare il sistema basato sulle continue emergenze avallato da Palazzo Chigi. E precisamente quando avevano escluso che il Vuitton Trophy, in quanto semplice regata, tra maggio e giugno scorsi potesse rientrare tra le competenze di Bertolaso. Fatto che aveva indotto a una rapida retromarcia, all’affidamento dell’organizzazione alla giunta regionale, allo stanziamento di 2,3 milioni per la competizione internazionale. Ma che aveva a sua volta suscitato un’a ltra polemica perché l’opposizione parlamentare aveva dimostrato che quei soldi, con una partita di giro che si è solo promesso di ripianare, erano stati sottratti alle bonifiche del Sulcis.

  12. 21 Luglio 2010 a 15:13 | #12

    “danno all’immagine di La Maddalena”? Dovrebbero dare la cittadinanza onoraria a Fabrizio Gatti :o

    da La Nuova Sardegna, 21 luglio 2010
    La Maddalena: tutti d’accordo, anzi no. Il Comune parte civile per i danni del G8? Votate in consiglio tre mozioni simili. (Serena Lullia)

    LA MADDALENA. Una mattinata di discussione per scoprire di essere in disaccordo. Maggioranza e opposizioni non trovano l’accordo sulla costituzione di parte civile nei procedimenti penali del G8. Dopo un confronto di 3 ore sono votate 2 mozioni. Simili nell’idea, ma diverse nei modi.
    Le tre minoranza, guidate da Claudio Tollis, Luca Montella e Pierfranco Zanchetta, arrivano in consiglio con una richiesta ben precisa, costruita sulla base dell’inchiesta-denuncia dell’Espresso. Un atto di indirizzo politico con cui «il consiglio impegna il sindaco e la giunta a costituirsi parte civile davanti alla magistratura in tutti i procedimenti penali sugli appalti del G8, prevedendo anche la possibilità di richiedere il risarcimento danni ai soggetti con un ruolo di responsabilità nella vicenda del G8». «Un atto con cui questo consiglio ha l’occasione per prendersi la responsabilità di difendere gli interessi della comunità», sottolinea Tollis. Ma la proposta delle minoranza non scalda il cuore della maggioranza. Il capogruppo Gian Luca Cataldi contrappone un altro documento che contempla anche l’ipotesi di procedere per vie legali contro l’Espresso. «La precedente giunta Comiti – sottolinea Cataldi – aveva già assunto in consiglio una posizione di tutela dell’isola a febbraio 2010. Al momento però non ci risulta che ci siano indagati per le opere alla Maddalena. È inoltre probabile che nel caso in cui ci fossero responsabilità penali per gli appalti isolani il Comune non ne avrebbe nessuna notizia. Non è poi comunque possibile dimenticare il danno di immagine che l’inchiesta dell’Espresso ha causato alla nostra isola». Parole che innescano la polemica. «Non si può scaricare la responsabilità su chi ha avuto il coraggio di far emergere l’ennesimo inganno perpetrato ai danni di questa comunità – attacca Pierfranco Zanchetta -. Troppo facile puntare il dito contro la stampa e dire che non ci sono indagati per i lavori alla Maddalena. La cricca è nata qui e qui si è nutrita. È inaccettabile che questa giunta la difende e accusi la stampa. Tutta la comunità sarda è stata presa in giro e sono stati sottratti dei soldi a una comunità che ne aveva bisogno». Più moderato l’intervento del capogruppo Luca Montella. «Non è importante se la precedente giunta si è espressa sui lavori del G8 – dichiara -. Non è una gara a chi è arrivato prima. L’inchiesta dell’Espresso ha fatto ritornare l’argomento di attualità. Ma a noi non interessa procedere contro il giornale. Chiediamo al consiglio di votare all’unanimità un atto di indirizzo. Di dare un segnale politico forte che, nel caso in cui venissero accertate delle responsabilità penali, ci consenta di chiedere i danni». La mezzora di sospensione per creare un documento unitario si rivela fallimentare. Si va al voto con tre mozioni. Due della maggioranza, una contro l’Espresso (approvato dai soli uomini di Comiti col voto contrario di Luca Nieddu, Rifondazione) e una soft sulla richiesta di costituzione di parte civile (approvato dai 13 della maggioranza) e uno delle minoranze (5 a favore, 2 astenuti, 13 contrari).

  13. 21 Luglio 2010 a 15:09 | #13

    da La Nuova Sardegna, 21 luglio 2010
    Bonifiche a metà, Bertolaso si difende. La Maddalena, il Pd contrattacca ricordando incompiute e punti critici. (Pier Giorgio Pinna)

    LA MADDALENA. Bonifiche bis dopo lo scandalo per il G8 mancato: ancora un batti e ribatti in Parlamento. A nome del governo, Guido Bertolaso ha assicurato: «Il risanamento nel porto arsenale sarà concluso entro l’anno o al massimo entro gennaio-febbraio, sono già pronti 1.3 milioni». «Più altri 5 rimasti nei bilanci della Struttura di missione», ha spiegato di recente il nuovo Soggetto attuatore, Nicola Dell’Acqua. Ma il deputato del Pd Giulio Calvisi ha replicato chiedendo precise garanzie su una serie di punti: dalla necessità di ampliare le valutazioni e gli esami all’ex base Usa di Santo Stefano (come più volte richiesto in passato dall’assessore provinciale all’Ambiente della Gallura) all’allarme sugli attuali valori d’inquinamento nelle acque davanti al Main Conference. E il capo della Protezione civile, indagato con la cricca sotto inchiesta per corruzione, ha ribadito che nulla è stato e sarà lasciato a metà nell’opera avviata nell’estate di due anni fa.
    L’occasione per i nuovi impegni è stata l’audizione in commissione Ambiente della Camera. Per niente turbato dagli accertamenti giudiziari, Bertolaso ha confermato che alla Maddalena è stato fatto un «lavoro straordinario». Ha quindi fornito documenti, video girati nel bacino dai vigili del fuoco, i risultati della analisi. Una «correttezza», sia per quanto riguarda la bonifica sia sulle procedure degli appalti, ha aggiunto, «testimoniata dalla Commissione europea che, dopo aver avviato una procedura di infrazione sulla base di esposti presentati da alcune associazioni ambientaliste, ha concluso l’iter ritenendo infondate le denunce ed esprimendo un giudizio assolutamente positivo sui lavori nell’isola».
    «Da più parti si è parlato di una falsa bonifica – ha detto ancora – Ma questo non è corretto: sono stati compiuti interventi di caratterizzazione, dragaggio, rimozione di sedimenti, asporto di materiali di qualsiasi natura». Tutti lavori che hanno consentito all’Arpas e all’Ispra di affermare che «le concentrazioni residue d’inquinanti presenti» risultano «compatibili con eventuali attività di tipo portuale». I due istituti di controllo hanno sottolineato che «i risultati delle analisi chimico, fisiche e microbiologiche non hanno evidenziato situazioni di particolare contaminazione». «Le concentrazioni degli inquinanti ancora presenti – rileva l’Ispra secondo quanto affermato da Bertolaso in commissione – possono essere ritenuti accettabili, in considerazione delle attività che insistono su quest’area, destinata principalmente a tipo portuale, turistico-commerciale».
    Tutto ciò non significa, ha aggiunto Bertolaso, che la bonifica è conclusa, «tanto che sono stato io stesso, lo scorso 7 maggio in una conferenza stampa, a sottolinearlo». Perciò il governo ha disposto il nuovo finanziamento. Finora raccolte 62mila tonnellate di materiali, il 21% dei quali classificati come pericolosi perché contenenti amianto, idrocarburi o metalli pesanti. «Se l’area è stata bonificata non può esservi inquinamento e se vi è inquinamento l’area non è stata bonificata», ha aggiunto Bertolaso.
    «Il Comando carabinieri tutela ambiente di Sassari – ha quindi spiegato – a seguito dell’esposto formalizzato da un’associazione ambientalista locale ha acquisito tutta la documentazione amministrativa, compresi i certificati analitici dei campioni di sedimento di fondo scavo, i pareri degli enti competenti, i risultati della caratterizzazione, la programmazione degli interventi. E anche in ordine a quest’ultima iniziativa non posso che manifestare la massima serenità».
    Di diverso avviso i rappresentanti del Pd, che aveva sollecitato l’audizione. Calvisi ha controbattuto con forza su 5 diversi aspetti. 1º: «Il sottosegretario Pizza aveva parlato di “bonifica esemplare”: invece si conferma che la fine dei lavori richiederà ancora parecchi mesi». 2º: «Dai dati in nostro possesso, resi pubblici dall’ex assessore provinciale Pierfranco Zanchetta, che mai per questo ha rilasciato la certificazione di avvenuto risanamento a mare, risulta che in molti casi nei 60 ettari davanti al Main Conference i valori d’inquinamento presenti oggi siano addirittura superiori a quelli di due anni fa». 3º: «Nessuno crede alla storiella che la Marina italiana abbia provocato da sola tutto questo inquinamento e che invece la Us Navy abbia potuto certificare come nella vicina S. Stefano tutto sia invece a posto». 4º: «Se le prime bonifiche hanno richiesto 31 milioni, come potranno bastare adesso questi esigui fondi?». 5º: «E infine: resta confermato che nel tratto circoscritto davanti all’ex arsenale, destinato a ospitare strutture alberghiere, è proibito il transito d’imbarcazioni a motore».
    Le stesse perplessità erano del resto state manifestate da Zanchetta e da altri esponenti politici regionali. Una mole di dati su navi utilizzate, trasporti e smaltimento scorie fornita dalla Protezione civile era apparsa incongrua. Se a tutto ciò si aggiunge l’inchiesta sui traffici attribuiti alla cricca e l’urgenza di bonifiche bis, è facile pensare in quest’ottica che non tutto fosse così pacifico come ora dichiara Bertolaso.

  14. 15 Luglio 2010 a 15:32 | #14

    da La Nuova Sardegna, 15 luglio 2010
    La Maddalena. Vertice per decidere come completare il risanamento. Per le bonifiche 6 milioni. Veleni da eliminare nelle acque del Main Conference. (Pier Giorgio Pinna)

    ROMA. È già più vicina, dopo le polemiche, la Fase 2: settembre via ufficiale alle bonifiche nel porto arsenale della Maddalena. Trovate le risorse aggiuntive. Ma tempi e procedure ridiventano ordinarie: niente più corsie accelerate. «Ai 5 milioni residuali nel bilancio della Protezione civile per il G8 si aggiunge un altro milione e 300mila euro stanziati dal ministero dell’Ambiente», comunica il nuovo Soggetto Attuatore, Nicola Dell’Acqua. Il dicastero guidato da Stefania Prestigiacomo interviene, come si sapeva, per la presenza del parco nazionale. In un vertice tenuto ieri mattina si è parlato delle misure preliminari in attesa del risanamento suppletivo.
    Tutto a pochi mesi dalla notizia che aveva suscitato clamore dopo l’inchiesta sulla cricca della Ferratella con le indagini estese al ruolo del capo della Protezione civile, Guido Bertolaso: e cioè la necessità di completare le bonifiche, costate sino a quel momento 31 milioni, e l’urgenza d’integrare il risanamento a mare. Coinvolto un tratto di 6 ettari davanti al Main Conference, nelle acque della darsena interna: 60mila metri quadrati sui cui fondali sono state trovate presenze di arsenico, amianto, idrocarburi, metalli pesanti. In qualche caso con percentuali più elevate del periodo che all’inizio del 2008 aveva preceduto l’opera di bonifica.
    L’incontro di ieri si è svolto al ministero dell’Ambiente. Oltre a Dell’Acqua e a dirigenti dell’Ispra (l’ente strumentale che si occupa della protezione ambientale) e dell’Agenzia sarda per la tutela del territorio (Arpas), ai colloqui ha partecipato il nuovo assessore della Provincia Gallura Pietro Carzedda, del Pdl, subentrato a Pierfranco Zanchetta, l’esponente pd che si è battuto con decisione per un riassetto realmente ecocompatibile di tutta l’area (e che oggi rilancia l’appello a estendere la bonifica all’antistante ex base Usa di Santo Stefano). Presenti anche il direttore generale degli Enti locali, Giovanni Carta, per la Regione, e il sindaco della Maddalena, Angelo Comiti, di recente confermato alla guida del Comune.
    «I fondi dovrebbero bastare e abbondare: i preliminari cominceranno a giorni con rilievi video affidati ai vigili del fuoco nella zona interessata – informa Dell’Acqua – Ispra e Arpas metteranno poi in campo le loro risorse per una serie di progetti mirati». Un lavoro che non si sa ancora si farà con nuovi dragaggi e con le sorbone, macchine aspiraveleni in grado di evitare contaminazioni eccessive nelle acque circostanti. Ma che si preannuncia delicato: da rimuovere ci sono 30mila tonnellate di scorie dopo le 62mila già portate via.

  15. 4 Luglio 2010 a 16:52 | #15

    da La Nuova Sardegna, 4 luglio 2010
    «Vuitton Cup non è una emergenza».
    Inchiesta della procura della Corte dei conti su sei ordinanze contestate L’accusa contro governo e Protezione civile è di danni erariali.

    LA MADDALENA. Inchiesta per danni erariali. C’è anche la Vuitton Cup tra i sei Grandi Eventi nei quali la Corte dei conti vuol vederci chiaro. La notizia, a suo tempo antipata dalla Nuova, riguarda sei ordinanze di Protezione civile emanate dalla presidenza del Consiglio dei ministri, riferite ad altrettanti Grandi Eventi (l’auditorium di Firenze, la costruzione della Scuola dei Marescialli del capoluogo toscano, gli scavi di Pompei, il Palazzo del cinema di Venezia, i Mondiali di nuoto e le regate della Louis Vuitton Cup alla Maddalena). La bocciatura della Corte dei conti nasce da una considerazione: «una regata- sostengono i giudici contabili- non può essere classificata come “grande evento” e dunque non possono essere applicate le misure emergenziali». Il capo d’accusa è «danni all’erario». Secondo quanto sostiene il procuratore Pasquale Iannantuono, il governo (nella figura del presidente Silvio Berlusconi e del sottosegretario Gianni Letta) e il dipartimento (nella figura di Guido Bertolaso) avrebbero aggirato la norma che regola gli appalti pubblici, utilizzando in maniera indebita le «procedure d’urgenza» per numerose opere. Secondo i magistrati della Corte dei conti, infatti, rientrano nella competenza della Protezione civile solo quegli eventi che, «pur se diversi da calamità naturali e da catastrofi, determinano situazioni di grave rischio per l’integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell’ambiente dai danni o dal pericolo di danni».
    Il documento del 4 marzo 2010 (quello in cui la Corte accusa il governo e il dipartimento), è stato trasmesso anche alla procura della Corte dei conti del Lazio oltre che alla Procura di Roma poichè i magistrati contabili hanno evidenziato come si possa riscontrare anche il reato di «usurpazione di funzioni pubbliche» nel ricorso strumentale all’aplicazione delle norme emergenziali per lavori ordinari.

  16. 2 Luglio 2010 a 16:15 | #16

    da L’Espresso, 1 luglio 2010
    I danni di Bertolaso? Li paghi tu.
    La falsa bonifica della Maddalena ci è già costata 72 milioni di euro. E ora che ‘L’espresso’ ha scoperto che non è mai stata fatta, arriva un’altra pioggia di soldi pubblici per ‘completarla’. (Fabrizio Gatti)

    I danni della cricca li dovremo pagare noi cittadini. Noi che, grazie agli appalti nelle mani di Guido Bertolaso e Angelo Balducci, abbiamo già arricchito con centinaia di milioni le tasche di un po’ di loro amici. È scritto nel comunicato della Protezione civile diffuso dopo la pubblicazione su “L’espresso”, la scorsa settimana, dell’inchiesta sulla bonifica-farsa nel mare dell’Arsenale, all’arcipelago della Maddalena.
    L’ufficio di Bertolaso riporta una dichiarazione di Nicola Dell’Acqua, dirigente generale della Protezione civile per la prevenzione dei rischi naturali e ambientali: “I fondi per completare il risanamento”, annuncia Dell’Acqua, “saranno messi a disposizione dal ministero dell’Ambiente, così come avviene sempre per i parchi nazionali”. Ovviamente, va ricordato, i soldi del ministero non sono del ministro Stefania Prestigiacomo. E nemmeno del duo Bertolaso-Balducci.
    Con i 72 milioni già spesi per la presunta decontaminazione e la ristrutturazione del porto, il pericolo dei fanghi tossici sul fondale doveva essere risolto da almeno un anno. Peccato che il capo della Protezione civile, una volta dimostrata la crescita senza controllo delle spese, non abbia mai proposto di raccogliere il denaro ancora necessario con misure cautelari sulle imprese sotto accusa nello scandalo.
    Tra queste la Anemone Costruzioni di Diego Anemone, 39 anni, e la Giafi Costruzioni legata a Valerio Carducci, 62 anni, ricco vincitore di decine di appalti di governo con varie residenze tra la Toscana e Montecarlo. Nel comunicato dello staff di Bertolaso nessuna spiegazione nemmeno sulla competenza tecnica dei consulenti arruolati senza concorso dalla presidenza del Consiglio per gestire il delicatissimo intervento alla Maddalena: c’è perfino il presidente di una scuola di sci, oltre al gestore di saloni da barbiere e al famoso cognato del capo, Francesco Piermarini, 52 anni: “Un grande esperto di bonifiche ambientali”, come dichiara Bertolaso in tv a “Porta a porta” il 22 marzo scorso.

    L’uomo delle nevi. Il 28 maggio 2008 la bonifica all’Arsenale non è ancora cominciata. Bertolaso ha già messo Balducci come soggetto attuatore al vertice dei mega appalti alla Maddalena. Quella mattina il quotidiano “La Stampa”, in un articolo di Maria Corbi, pubblica la dichiarazione di un giovane ingegnere che dopo poche settimane entrerà nella struttura di missione per il G8.
    Il nuovo ufficio alle dipendenze della presidenza del Consiglio è la “stazione appaltante” di tutte le opere: deve formare i prezzi, gestire i contratti, l’esecuzione dei lavori. E soprattutto controllare i costi. Un ruolo chiave. Luigi Valerio Sant’Andrea, il giovane ingegnere, con “La Stampa” però non parla di fanghi tossici, né di opere pubbliche. Ecco la parte di articolo che lo riguarda: “Anche in Centro Italia e al Sud ormai gli sci club sono sempre di più”, spiega Luigi Valerio Sant’Andrea, presidente dello “Snowside kids Team”, specializzato nei mini sciatori: “I nostri ragazzi poi proseguono l’allenamento con noi l’estate e sono settimane in cui crescono e imparano a stare insieme”.
    È proprio Sant’Andrea a raccontarlo ai geometri in cantiere, una volta arrivato alla Maddalena: “Quello sono io. Prima di venire qui, mi occupavo di sci”. All’Arsenale è il responsabile della sicurezza sul lavoro nei lotti della scuola militare, l’ospedale da campo, la Main conference, la sala stampa. Nelle tabelle ufficiali di incarico, distribuite a tutte le ditte, è anche tra i referenti della struttura di missione: rappresenta la stazione appaltante, cioè il denaro pubblico, nei rapporti con le imprese nei cantieri dei due alberghi, della sala stampa e della Main conference, l’edificio simbolo che si affaccia su uno dei bacini tuttora inquinati da fanghi e macerie.

    Gli infiltrati di Anemone. Dopo gli arresti del 10 febbraio scorso, Sant’Andrea viene chiamato in causa per un giro di fatture false che coinvolgono anche due suoi colleghi della struttura di missione. Uno è il capo, Mauro Della Giovampaola, 44 anni, ingegnere già in società con la moglie di Diego Anemone. L’altra è Caterina Pofi, architetto che prima di essere arruolata alla presidenza del Consiglio ha lavorato con Della Giovampaola nello studio Medea del gruppo Anemone. Diego Anemone, amico di Balducci e Bertolaso, ha insomma infiltrato tre suoi professionisti nell’ufficio chiave di Palazzo Chigi che avrebbe dovuto controllare le spese e la buona esecuzione dei lavori. Tra i quali la bonifica del mare.

    Il parrucchiere in cantiere. In mezzo ai tanti aneddoti della cricca, nei mesi scorsi fa sorridere il fatto che tra i tecnici della struttura di missione inviati da Palazzo Chigi ci sia il proprietario del Modu’s Atelier di Roma, via Isonzo 42: è una società in accomandita semplice specializzata in “servizi nei saloni di barbiere e parrucchiere”. Il socio accomandante dell’atelier, Riccardo Micciché, 36 anni, di Agrigento, è il direttore dei lavori di 6 degli 11 lotti in cui è suddiviso il colossale intervento da 377 milioni di euro. Compresi i due lotti di bonifiche a terra. Dei cinque lotti rimanenti, Micciché è il direttore lavori operativo, ovvero colui che in cantiere rappresenta la direzione lavori. Tra questi ultimi cinque lotti, c’è la costruzione delle banchine di Porto Arsenale: contratto da 41 milioni 610 mila euro affidato all’Impresa Pietro Cidonio spa di Roma in associazione con la Grandi lavori Fincosit spa e la Tepor spa.
    E’ l’appalto che prevede la bonifica dei fondali dei due bacini di Porto Arsenale prelevando i soldi da un ulteriore finanziamento di 31 milioni. Per un totale stratosferico di 72 milioni. Secondo un ricorso al Tar del Lazio presentato nel 2009 da due imprenditori sardi e respinto mesi fa, il supporto dell’associazione tra imprese Cidonio, Fincosit e Tepor sarebbe determinante per l’assegnazione dell’appalto di gestione del porto alla Mita Resort della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia. “Sembra evidente”, è scritto nel ricorso degli imprenditori Marco Muntoni e Gianfranco Molinas, “che avrebbe potuto partecipare alla gara solo chi avesse un qualche collegamento (anche il più innocente o comunque non malizioso) con le imprese che da circa un anno lavorano nell’ambito dell’ex Arsenale e conoscono dunque i progetti, i vincoli di varia natura, le prescrizioni delle conferenze di servizi. Tutti gli altri non hanno avuto il tempo e le informazioni sufficienti per poter preparare una seria offerta”. Tra i collaudatori del nuovo Porto Arsenale un grande amico di Balducci: il magistrato delle acque di Venezia, Patrizio Cuccioletta, oltre a Valeria Olivieri, funzionaria del ministero delle Infrastrutture e Giuseppe Ferro, professore del Politecnico di Torino.

    L’esperto che non c’è. Certo, con un grande esperto in bonifiche al loro fianco come Francesco Piermarini, perfino un parrucchiere e un maestro di sci non sbaglierebbero intervento. Ma quale concorso ha certificato che il cognato più famoso d’Italia sia un esperto del settore? Così sostiene Bertolaso, commissario delegato e controllore dei lavori da 377 milioni sull’isola della Maddalena.
    Quella sera a “Porta a porta” il capo della Protezione civile, però, è probabilmente disinformato: dimostra di non conoscere il curriculum del fratello di sua moglie, diventato suo stretto collaboratore per i progetti del G8 in Sardegna. Oppure Bertolaso mente di brutto davanti agli italiani. Perché, scopre ora “L’espresso”, nelle tabelle di incarico della struttura di missione alla Maddalena, accanto al nome Piermarini compare la sigla: “Supp. F. Amm.”. Cioè: supporto funzione amministrativa. Ruolo in linea con la laurea in economia e l’esperienza in attività commerciali, immobiliari e finanziarie nel passato di Piermarini.
    Il cognato di Bertolaso insomma è alla Maddalena per curare i rapporti amministrativi tra la struttura di Palazzo Chigi e le imprese. Ricopre l’incarico di “supporto amministrativo” in 7 degli 11 lotti in cui sono suddivisi gli appalti. E di “referente della struttura di missione” in altri quattro lotti: le due bonifiche a terra, la bonifica in mare con la costruzione del porto e la realizzazione della rete idrica e fognaria. È soltanto il punto di riferimento di Palazzo Chigi per le imprese che hanno vinto quei lotti. Il cognato non ha nessun incarico tecnico nelle bonifiche. Come ci si aspetterebbe da un grande esperto.
    La situazione invece richiederebbe molta esperienza da parte dei funzionari inviati da Palazzo Chigi. Dai fondali salgono fanghi nerissimi, impregnati di idrocarburi. Dopo un’estate di scavi e preoccupazioni, la struttura di missione chiede il supporto del ministero dell’Ambiente. E domenica 21 settembre 2008 all’Arsenale arriva Luciano De Propris, inviato dal direttore generale del ministero, Gianfranco Mascazzini.
    Di lui parla Bertolaso in tv: mio cognato “ha lavorato con il guru delle bonifiche ambientali, che è Gianfranco Mascazzini. E per questa ragione è stato impiegato”. In quei giorni è in corso una campagna di prelievi sui fondali da parte dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. I risultati vengono inviati due mesi dopo, il 28 novembre, alla presidenza del Consiglio e al direttore Qualità della vita del ministero dell’Ambiente, sempre Mascazzini, dal commissario dell’Ispra. Vincenzo Grimaldi.
    A differenza delle apparenze in acqua, sono dati che tranquillizzano. Il rischio di dover fermare i cantieri per l’alto inquinamento è scongiurato. La slot-machine per imprese e professionisti può continuare a girare. Secondo fonti al ministero dell’Ambiente, lo studio sui carotaggi dell’Ispra arriva ben due volte in bozza alla Maddalena prima della versione ufficiale: “Alla fine”, è scritto nel rapporto, “sono state campionate 19 carote di 2 metri e 18 campioni superficiali”.
    Non è molto per una bonifica. Nel bacino esterno davanti alla Main conference vengono fatti soltanto tre prelievi. I valori di riferimento sono stabiliti a tavolino: per “l’assoluta assenza di effetti eco tossicologici acuti e cronici”. Nel loro picco massimo gli idrocarburi si fermano a 2.980 milligrammi per chilo di sedimento. Il giudizio è: “Non tossico”. E così per gli altri derivati cancerogeni del petrolio e gli inquinanti come cadmio, cromo, mercurio e piombo.
    Un anno dopo cambiano le persone. Nel novembre 2009 viene fatta una campagna di controllo prima della consegna della struttura a Mita Resort. Ma solo nel bacino interno. Perché i tre prelievi di un anno prima davanti alla Main conference sono bastati a promuovere il bacino esterno.
    Nonostante i fanghi neri che ora inquinano l’acqua a ogni passaggio degli yacht. Questa volta però i carotaggi sono 31. E il 23 aprile di quest’anno l’Ispra avverte che la bonifica è fallita. Gli idrocarburi salgono a 6.380 milligrammi/chilo. Viene impedita la navigazione. L’Arsenale diventa il primo porto al mondo vietato a barche e navi. E Guido Bertolaso ottiene l’aiuto del ministero di Stefania Prestigiacomo: ancora una volta, saranno i cittadini italiani a pagare per lui.

  17. 30 Giugno 2010 a 14:55 | #17

    e ancora: continuate a minimizzare. Anzi, forse è stato Fabrizio Gatti a inquinare…

    da La Nuova Sardegna, 30 giugno 2010
    Angelo Comiti: «L’area inquinata è circoscritta». Il sindaco interviene sulla polemica suscitata da un reportage. Lavori al via a ottobre.

    LA MADDALENA. Anche il sindaco Angelo Comiti interviene in merito al polverone sollevato dallo scoop dell’Espresso sull’inquinamento all’interno dell’arsenale di fronte alla main conference. E si ribella alla descrizione della situazione proposta dal settimanale «perché pur sapendo che ad ottobre sarebbero ripresi i lavori, si è messo insieme un collage di foto che spaziano da siti minimali all’interno dell’arsenale con altre dell’arcipelago, mettendo poi nel calderone una vecchia storia trita e ritrita che si riferisce ai malati di tumore in questa città, già chiarite da relazioni dei maggiori enti della salute».
    Comiti ricorda che le bonifiche del tratto di mare amcora da sanare inizieranno a ottobre e andranno avanti fino alla totale esecuzione. E rifiuta che «le acque cristalline dell’Arcipelago vengono messe dentro un tritacarne e che davanti all’opinione pubblica mondiale La Maddalena sia proposta come una “discarica”, fatto che non risponde assolutamente alla realtà». Un meccanismo – per il primo cittadino – già ingiustamente vissuto in relazione alla presenza dei sottoarini nucleari Usa e come allora inaccettabile. Per tranquillizzare coloro che dalla penisola mi chiedono informazioni a riguardo, allarmati dalle notizie che sono comparse, dico che non c’è nessun pericolo che possa giustificare i loro timori. L’area che ancora da bonificare è circoscritta e ancora sotto l’egida della protezione civile, quindi della presidenza del Consiglio. Ci sono le risorse e il progetto sarà realizzato tramite l’Ispra del ministero ambiente e l’Arpas che è l’agenzia dell’ambiente regionale. E condividendo le dichiarazioni del consigliere Montella sulla necessità che il Comune si costituisca parte civile contro gli inquinatori: «Già fatto, attendiamo l’esito delle indagini». (a.n.)

  18. 29 Giugno 2010 a 14:54 | #18

    bravi, continuate a minimizzare, anzi, a far finta di nulla.

    da La Nuova Sardegna, 29 giugno 2010
    Montella e il reportage dell’Espresso.
    «La Maddalena non è questa Allarme inquinamento circoscritto all’ex arsenale».

    LA MADDALENA. I veleni davanti all’ex arsenale denunciati dall’“Espresso” scatenano il dibattito politico. L’immagine dell’isola-parco violentata da sostanze inquinanti e rifiuti tossici che ha fatto il giro dell’Italia, l’operazione di bonifica nel porto arsenale costata 31 milioni di euro e lasciata a metà, generano sentimenti di rabbia, paura e rivalsa. Critico il capogruppo di opposizione in consiglio, Luca Montella. «Se verrà aperto un procedimento contro la “cricca” per i fatti emersi dall’inchiesta giornalistica – attacca Montella – chiederò che il Comune si costituisca parte civile perchè il danno arrecato all’immagine dell’arcipelago è infinito». Il consigliere-avvocato cerca poi di ridimensionare l’allarme discarica-La Maddalena e circoscrivere il problema inquinamento allo spazio di mare davanti all’ex arsenale. «È bene che la gente e i turisti sappiano che nel caso in cui i fatti emersi dal reportage fossero veri – aggiunge Montella -, sarebbero circoscritti a quel solo banchinamento. Non alle miglia di litorale fantastico che abbiamo e allo splendido mare dell’isola. Di questo il giornalista autore dell’inchiesta avrebbe dovuto darne atto».
    Il reportage preoccupa e divide la comunità maddalenina, tra l’esigenza di denunciare l’inquinamento nelle acque davanti all’ex arsenale e la bonifica lasciata a metà e la paura di vedere affondare il sogno di reginetta del turismo sotto il peso della cattiva pubblicità. Le fotografie subacquee che immortalano le nuvole di veleni che si sollevano dalla sabbia, i fondali davanti al Main conference foderati di amianto in cui non crescono nemmeno più le alghe, fanno a cazzotti con l’immagine da cartolina dell’isola-parco, famosa in tutto il mondo per il suo mare cristallino e le spiagge dalla sabbia argento. Rassicuranti le parole del sindaco, Angelo Comiti, che ha spiegato che la ripresa dei lavori di bonifica davanti all’ex arsenale è già stata programmata per ottobre. Sono ancora 12 le celle da bonificare.

  19. 26 Giugno 2010 a 17:13 | #19

    da La Nuova Sardegna, 26 giugno 2010
    LA MADDALENA. «Le bonifiche saranno pagate dal ministero».

    ROMA. Era già noto che le bonifiche del mare davanti all’ex arsenale della Maddalena non erano state completate. Lo afferma in una nota la Protezione civile, rispondendo alle anticipazioni di un servizio pubblicato dall’Espresso nel numero oggi in edicola. La nota spiega che il completamento dell’intervento di bonifica è stato rinviato a dopo l’estate per permettere lo svolgimento del Vuitton trophy e per garantire la stagione turistica con il continuo monitoraggio delle acque da parte dell’Arpas. I fondi per completare il risanamento, conferma la Protezione civile, saranno messi a disposizione dal ministero dell’Ambiente. E, a proposito di fondi, precisa anche che «sono stati spesi circa 24 milioni di euro e non 72 come sostenuto dall’Espresso».
    Il servizio dell’Espresso, e soprattutto le foto e i filmati visibili sul sito che lo accompagnano, ha comunque provocato un’iniziativa politica del Pd che, con la sua responsabile ambiente Stella Bianchi, chiede le dimissioni di Guido Bertolaso.

  20. Mara
    25 Giugno 2010 a 21:29 | #20

    E adesso la regione Sardegna DOVREBBE costituirsi parte civile e ridare all’isola e a tutti i sardi il loro mare pulito. L’articolo sull’Espresso è molto ben fatto. Ma CHI ripagherà il danno d’immagine?
    Sento una tristezza infinita e la voglia di scappare da questo paese ormai così marcio.
    Solo il pensiero che ci sono persone come voi che LOTTANO, mi fa sperare nel futuro.

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