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L’hard discount del federalismo demaniale.

Chia, panorama da Monte Cogoni

Chia, panorama da Monte Cogoni

Primo elenco provvisorio da parte dell’Agenzia del demanio relativo al c.d. federalismo demaniale in base al decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85 approvato dal Consiglio dei Ministri in attuazione della legge n. 42/2009 (art. 19).  Beni demaniali, quindi, trasferiti gratuitamente dallo Stato alle Regioni, alle Province, ai Comuni previa individuazione con specifici decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.  Beni da trasferire alle Autonomie locali per fare cassa, per il risanamento del debito pubblico. In buona sostanza beni da privatizzare attraverso il passaggio agli Enti locali.  Le previste sanzioni (commissariamento) non spaventano proprio.

E’ pura follìa, è la nuova oscena svendita dei beni pubblici dopo le sciagurate operazioni di cartolarizzazione e svendita di beni pubblici già viste nel recente periodo.  Insieme al recente annuncio relativo a fari e caserme.   Speculatori d’ogni risma tenteranno di approfittare della svendita pronta cassa del semaforo di Capo Spartivento o della batteria di Arbuticci a Caprera.

Nemmeno sembrano adeguatamente approfondite le problematiche giuridiche inerenti la dismissione della funzione demaniale. Basti pensare che diversi statuti speciali – in particolare quello sardo (legge costituzionale n. 3/1948, art. 14) – prevedono la successione del demanio e patrimonio regionale in caso di dismissione statale (“La Regione, nell’ambito del suo territorio, succede nei beni e diritti patrimoniali dello Stato di natura immobiliare e in quelli demaniali, escluso il demanio marittimo. I beni e diritti connessi a servizi di competenza statale ed a monopoli fiscali restano allo Stato, finché duri tale condizione”).   Gli statuti speciali e le relative norme di attuazione sono disposizioni di rango costituzionale e non possono certo esser modificate da leggi ordinarie e relativi decreti legislativi attuativi: il decreto legislativo n. 85/2010 contrasta palesemente con l’art. 14 dello statuto speciale per la Sardegna e la Giunta Cappellacci farebbe bene a impugnarlo davanti alla Corte costituzionale.

Altro che annunciata guerra contro il fantasma del parco nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei, è qui che dovrebbe manifestarsi, in un’insperata epifanìa, la spina dorsale dritta del Presidente della Regione Ugo Cappellacci e dei coraggiosi indipendentisti della sua maggioranza di governo regionale. Quelli che hanno consegnato la bandiera dei quattro mori al capo supremo, il premier Silvio Berlusconi. Così, tanto per non equivocare…

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 Qui gli elenchi provvisori: elenco 1, elenco 2, elenco 3, elenco 4.Copia-di-DSC_1612

 A.N.S.A., 28 giugno 2010

Federalismo: AAA patrimonio vendesi. Da mercato di Porta Portese a Museo Villa Giulia, da Dolomiti a ‘isolotti prossimi a Maddalena’. Demanio definisce i beni trasferibili.

ROMA – Non colmerà esattamente i tagli della Finanziaria per i quali sono sul piede di guerra ma con il federalismo demaniale agli enti locali può arrivare di certo un bel tesoretto. Dalle isole ai mercati, dalle montagne agli ex aeroporti, il valore di inventario di tutto il patrimonio che diventa disponibile per le autonomie che potranno ‘scegliere’ alcuni di questi beni con un progetto di valorizzazione, è di poco oltre i tre miliardi. Ma è chiaro che può diventare molto di più. Anche perché a disposizione, a titolo gratuito, di Comuni, Province e Regioni c’é un patrimonio consistente di beni, messi nero su bianco dall’agenzia del demanio in un elenco al momento ancora provvisorio. L’ente diretto da Maurizio Prato metterà infatti sul suo sito online a fine luglio l’elenco ufficiale e aggiornato dei beni. Intanto, mercoledì ci sarà la relazione del ministro del Tesoro sui numeri del federalismo fiscale in Consiglio dei ministri. Per quanto riguarda il federalismo demaniale si va, al momento, da Porta Portese all’intero Idroscalo a Roma, da San Pietro in Vincoli alla facoltà di Ingegneria della Sapienza, dalla montagne delle Dolomiti alla piazza d’Armi dell’Aquila, al faro di Mattinata sul Gargano fino all’ex forte Sant’Erasmo a Venezia. Ecco, in pillole, una sintesi dei beni dello Stato che potrebbero andare in mano alle autonomie che, per legge devono prioritariamente valorizzarli ma eventualmente anche ‘alienarli’ a patto che gli introiti vadano a riduzione del debito.

 

Firenze

Firenze

PALAZZI STORICI

- Roma la fa da padrona. C’é il museo di Villa Giulia, dal quale potrebbe essere sfrattata la famosa coppia di sposi Etruschi, presente in tutti i libri di storia dell’arte antica e il cui valore di inventario è poco più di quattro milioni e mezzo di euro. Sempre nella Capitale risultano a disposizione, tra gli altri, un immobile a piazza delle Coppelle, in pieno centro e attualmente in uso al Senato che vale oltre 22 milioni e mezzo di euro; l’Archivio generale della Corte dei Conti alla Bufalotta (quasi 67 milioni di euro); un complesso immobiliare (che risulta tra i più preziosi dell’intero faldone) a via della Rustica del valore di quasi 90 milioni di euro. In centro a Bologna c’é l’ex convento della Carità a 330mila euro, mentre a Trieste c’é l’Archivio di Stato (del valore di inventario di quasi 5 milioni di euro). A Genova c’é l’ex cinta fortilizia detta ‘Mura degli angeli’. Mentre a Venezia è reso disponibile l’ex forte di Sant’Erasmo (quasi 7 milioni di euro).

 

A RISCHIO VENDITA IL SACHER DI NANNI MORETTI E L’IDROSCALO DI PASOLINI - Ma ce ne è anche per il mondo del cinema: nella lista dei beni a disposizione degli enti locali entrano il fabbricato del cinema Nuovo Sacher di Nanni Moretti, stimato 4 milioni e mezzo di euro, e l’intero Idroscalo di Ostia, dove morì Pier Paolo Pasolini, per circa 6 milioni e settecento mila euro di valore di inventario.

DOLOMITI, DA TOFANE A SORAPIS - Anche le montagne entrano a far parte dei beni trasferibili alle autonomie: si va dalle Tofane al monte Cristallo alla Croda Rossa el Sorapis, all’Alpe di Faloria, tutti nel bellunese, in zona Cortina.

CAMPO DA GOLF NEL ‘REGNO’ DELLA MARCEGAGLIA - Sull’isola di Albarella, di proprietà del gruppo della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, è a disposizione il campo da Golf a 18 buche per un valore di 4 milioni 650mila euro.

FARI, FERROVIE E ACQUEDOTTI – Potrebbe andare ai ‘foggiani’ il faro di Mattinata sul Gargano, così come il vecchio faro di punta Palascia a Otranto o ancora, tra l’altro, il faro Spignon di Venezia. Ma sono anche trasferibili pezzi di ex ferrovie come l’antico tracciato della direttissima Roma-Napoli fino a un pezzo del raccordo ferroviario a Briosco (in provincia di Milano). In lista ci sono anche acquedotti come quello di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli.

CAMPI PROFUGHI ED EX CASE DEL FASCIO - Nell’elenco, l’ex campo prigionieri di guerra in provincia di Ragusa ma anche diverse ex case del fascio, da quella di Desio in provincia di Milano a quella di Lentini in provincia di Siracusa.

EX CASERME SUL CONFINE – Anche se le caserme fanno storia a sé con la ‘Difesa Spa’ incaricata in primis (prima degli enti locali) della loro valorizzazione, nell’elenco del Demanio ce ne sono numerose, in particolare nelle zone di confine, dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia.

ISOLE E SPIAGGE DALLA SPIGOLATRICE DI SAPRI AL LAGO DI COMO - Ci sono gli isolotti in prossimità di Caprera ma anche l’isola di Santo Stefano vicino a Ventotene, ceduta ‘pezzo per pezzo’ dall’ex carcere all’attracco agli arenili; poi diversi terreni e fabbricati nell’isola di Palmaria vicino a Portovenere. Ma c’é anche un pezzo di spiaggia a Sapri come la ‘spiaggia del lago di Como’ di manzoniana memoria a Lecco.

Faro Capo Spartivento

Faro Capo Spartivento

EX AEROPORTI, RIFUGI E BASI MISSILISTICHE – Si va dall’ex aeroporto di Bresso (Milano) a quello di Bagno Piana all’Aquila; c’é l’ex base missilistica di Zelo in provincia di Rovigo e i numerosi rifugi ‘anti-aerei’ della città di Siena.

da La Nuova Sardegna, 29 giugno 2010

I 134 tesori sardi da mettere in vendita. Dal Calik di Alghero al carcere dell’Asinara: dismessi dallo Stato, servono per fare cassa. Paoletta Farina

 SASSARI. Non ci sono soltanto gli isolotti di Caprera, ma anche le ex batterie militari di Punta Tegge e Arbuticci alla Maddalena, cuore dell’arcipelago, gli alloggi della Finanza e del ministero di Grazia e Giustizia nell’isola dell’Asinara e il villaggio Calik a Fertilia. E persino una chiesa, quella di San Paolo a Luogosanto. E poi terreni agricoli, fabbricati vari, tante ex caserme, pure qualche baracca, e un bar a Cala del Faro ad Arzachena. Ma nessun faro, pezzo considerato assai pregiato, da mettere eventualmente all’asta. Almeno per ora. È questo l’elenco provvisorio dei beni che potrebbero essere dismessi dallo Stato in Sardegna in base al federalismo demaniale: in tutto 134. Una lista compilata dall’Agenzia del Demanio, che sarà definitiva soltanto a fine luglio, di immobili ed aree che possono passare nella disponibilità della Regione, a titolo gratuito. Con due vincoli però: gli enti locali o devono valorizzarli, oppure venderli per fare cassa. L’obiettivo, si sa, è quello di abbattere il mostruoso debito pubblico.
 Il valore. In Sardegna sono molte le «perle», e il loro il valore è stato fissato dall’Agenzia del Demanio. Basterà poco più di un milione di euro per acquistare il Villaggio Calik a Fertilia. Circa 1,5 milioni occorreranno invece per le strutture dell’ex supercarcere dell’Asinara a Cala Reale, che comprendono una casermetta della Guardia di Finanza. Si sale di prezzo con i fabbricati della batteria Arbuticci sull’Isola di Caprera: il valore è stimato in oltre tre milioni di euro, mentre è poco più di 500 mila euro quello per l’ex ospedale sotterraneo di Cagliari, che veniva utilizzato durante la seconda guerra mondiale. I pezzi più «cari» sono però le ex aree del demanio marittimo limitrofe al Porto di Cagliari che valgono oltre 9 milioni di euro. E con circa quattro milioni si potrà invece acquistare un terreno nel centro abitato di Osini.
 Le stranezze. Nella lista figurano però anche molti reliquati delle bonifiche, soprattutto nell’Oristanese. C’è anche l’ex casa di riposo degli alluvionati a Lanusei. Non mancano i canali d’irrigazione. A Olbia poi potrà venire dismesso l’ex scalo aereo Santa Cecilia, sulla statale per Arzachena. A Terralba c’è a disposizione una baracca sulla strada Campo di Torre Vecchia. E poi tante ex caserme dei carabinieri, a Isili, Narcao, Serrenti. Alcune «offerte», a vederle così, non sembrano molto allettanti. Ma, fa notare qualcuno, si tratta pur sempre di «cubature» da sfruttare. E che perciò potrebbero trovare interessi anche inaspettati.

 

cascata dei Sette Fratelli, S. Pietro Paradiso

cascata dei Sette Fratelli, S. Pietro Paradiso

LA MAPPA DEI BENI A RISCHIO

 

 

 

 

 

 

 

  • CAGLIARI E M. CAMPIDANO
     Cagliari: Un edificio a Cala Mosca in viale San Bartolomeo; un fabbricato e un terreno in viale San Bartolomeo 10; via Monte Grappa 3, ex casermetta; viale Merello, ex Centro sanitario-ospedale in grotta vico III Merello (anche terreno); ex aree demaniali marittime Su Siccu e La Plaia; Fabbricati provenienti da eredità famiglia Evelina, via Doberdò (Is Mirrionis). Assemini: area agricola ex eredità vacante Emilio Nonnis, località Bosco Piredda. Senorbì: terreno agricolo, via Sanna. Seulo: campo sportivo Genn’e Serra, caserma Carabinieri, via Roma 110.  Isili: ex caserma Fanteria.  Narcao: caserma carabinieri, vico I Nazionale. Serrenti: ex caserma carabinieri, via Nazionale. Guspini: nove casermette e il terreno in via Matteotti; area e fabbricato via Castaldi. Muravera: alloggio di servizio di Campo Ferrato (strada provinciale n. 97 Olia Speciosa). Domus de Maria: semaforisti e terreni circostanti in località Campo Spartivento.
  • CARBONIA-IGLESIAS
     Iglesias: ex sede dell’Ufficio del Registro, via Modena 2. Domus de Maria: strada provinciale 71 snc, n. 5 ex semaforo e alloggio. Sant’Anna Arresi: reliquato di bonifica a Su Giganti.  Villacidro: scuderie militari via Giovanni Battista Melis.
  • SASSARI E GALLURA
     Tempio:
    rimessa annessa alla caserma Zanfarino, via Mazzini; alloggio sottufficiali regione Funcedda, via Enrico De Nicola. Luogosanto: Chiesa di San Paolo (ex centro ospedaliero), località Muzzittu. Alghero: Villaggio Kalic, Fertilia, via Lungomare Rovigno. Olbia: Casermetta Padrongianus sulla strada Olbia-Loiri; ex aeroscalo Santa Cecilia sulla strada statale Olbia-Arzachena; sedime porzione ex aeroporto di Vena Fiorita. Luras: terreno Rio Carana. Palau: area di sedima sulla Sassari-Palau, località Isola dei Gabbiani. Porto Torres: Immobili al servizio della Guardia di Finanza e del Ministero di Grazia e Giustizia a Cala Reale nell’isola dell’Asinara. Arzachena: Bar in località Cala del Faro. La Maddalena: terreno e fabbricato ex batteria di Punta Tegge; nove fabbricati componenti la batteria Arbuticci sull’Isola di Caprera; batteria Candeo e aree limitrofe a Punta Balena; isolotti vicino all’Isola di Caprera; guardia di Porto Palma e aree limitrofe sull’Isola di Caprera.
  • NUORO-OGLIASTRA
     Lanusei: ex casa riposo alluvionati, via Ilbono. Perdasdefogu: terreno in via Grazia Deledda.  Osini: terreno nel centro abitato del Comune.
  • ORISTANO

Oristano: ex ufficio telefonico della Marina militare in via Solferino; ex canale di

Poiana

Poiana

irrigazione, località Pesada; Reliquati di bonifica, via Capo Manno e via Nuraxeddu; reliquati di bonifica nelle strade comunali per Nuraxeddu; reliquati di bonifica in varie strade vicinali, comunali, provinciali e statali a Oristano; Casello di bonifica con terreno, via Stella Maris; 3 aree canale di bonifica in via Ozieri 18.
 Solarussa: Reliquato di bonifica, strada vicinale Su Uliariu. Riola Sardo: reliquato di bonifica, strada comunale Riola Sardo-San Vero Milis.  Cabras: Acque esenti da estimo, strada provinciale n. 1; caselli di bonifica, strada provinciale n. 5; reliquato di bonifica, strada vicinale.  Terralba: baracca sulla strada Campo di Torre Vecchia.  Simaxis: quattro reliquati di bonifica Pauli Cerbus, strada comunale.  Tramatza: Reliquato di bonifica, via Mazzoli. Palmas Arborea: reliquati di bonifica Arborea, via Enrico Fermi e Gutturu Olionis.  Norbello: reliquati idraulici, strada statale 131 e via Azuni.  San Vero Milis: reliquato di bonifica, via Lussoria 7. Siamaggiore: Reliquati di bonifica in via Roma e via Garibaldi, strada comunale Siamaggiore-Massama. Zerfaliu: ex casello di bonifica con terreno, strada comunale Zerfaliu-Villanova. San Nicolò Arcidano: fabbricato e terreno di nuova formazione in località Fonte de Sa Murta. Tadasuni: area di bonifica del Lago Omodeo, strada provinciale n. 15.

 (foto S.D., archivio GrIG)

  1. 4 Febbraio 2011 a 19:58 | #1

    qui la lettera del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: http://www.ansa.it/documents/1296841316997_0bea90da0ddceb29f33da978548a34ba.pdf

    A.N.S.A., 4 febbraio 2011
    Federalismo, stop Colle Lega, ‘testo non cambia’.
    Napolitano: ‘Non corretto Cdm senza informare’. Calderoli: ‘Provvedimento non e’ modificabile’.

    ROMA – Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato una lettera al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in cui rileva ”che non sussistono le condizioni per procedere alla richiesta emanazione” del decreto legislativo sul federalismo. Pertanto ha comunicato di non poter ricevere, a garanzia della legittimità di un provvedimento di così grande rilevanza, il decreto approvato ieri dal Governo. Nella lettera inviata al premier si rileva l’assenza delle condizioni per procedere all’emanazione del testo, ”non essendosi con tutta evidenza perfezionato il procedimento per l’esercizio della delega previsto dai commi 3 e 4 dall’art. 2 della legge n. 42 del 2009 che sanciscono l’obbligo di rendere comunicazioni alle Camere prima di una possibile approvazione definitiva del decreto in difformità dagli orientamenti parlamentari”. Dopo la dichiarazione del presidente della Repubblica secondo la quale il decreto approvato ieri dal Cdm sul federalismo e’ ”irricevibile”, il governo ha ancora una possibilita’: portare il testo all’esame dell’Aula di Camera e Senato. Magari ricorrendo ad una risoluzione. In sostanza, nelle norme citate da Napolitano, si stabilisce, tra l’altro, che gli schemi di decreto legislativo devono essere ‘trasmessi alle Camere” perche’ su di essi ”sia espresso il parere” delle varie commissioni parlamentari competenti. ”In mancanza di intesa”, si aggiunge, il Consiglio dei ministri delibera approvando una relazione che e’ trasmessa alle Camere. Nella relazione sono indicate le specifiche motivazioni per cui l’intesa non e’ stata raggiunta.

    COLLE, NON CORRETTO CDM SENZA INFORMARE -”Ne’ posso sottacere che non giova ad un corretto svolgimento dei rapporti istituzionali la convocazione straordinaria di una riunione del Governo senza la fissazione dell’ordine del giorno e senza averne preventivamente informato il Presidente della Repubblica, tanto meno consultandolo sull’intendimento di procedere all’approvazione definitiva del decreto legislativo. Sono certo che ella comprendera’ lo spirito che anima queste mie osservazioni e considerazioni”. Chiude con queste parole Giorgio Napolitano la lettera inviata a Silvio Berlusconi per spiegare i motivi dell’irricevibilita’ del decreto legislativo sul federalismo municipale.

    BOSSI A NAPOLITANO,RIFERIREMO A CAMERE SU FEDERALISMO – Si è svolta poco fa una lunga e cordiale telefonata tra il Ministro per le Riforme per il Federalismo Umberto Bossi e il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il Ministro Bossi – si legge in una nota- ha preso il duplice impegno di andarlo a trovare al Quirinale, la prossima settimana e, come preannunciato dal Ministro Calderoli, in conferenza stampa, si recheranno nelle aule parlamentari a dare comunicazioni sul decreto sul federalismo fiscale municipale.

    BERSANI ALLA LEGA, CON BERLUSCONI NON SI FA IL FEDERALISMO – ”Alla Lega dico che il federalismo non lo farete mai con Berlusconi, perche’ a lui non interessa il federalismo, ma i vostri voti, e li usera’ per il processo breve o per difendere la ‘cricca di Roma’ “. Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, all’assemblea nazionale del partito. ”Il federalismo non si fa – ha aggiunto – senza di noi e senza le nostre proposte”

    TREMONTI, STORICA RIFORMA – Una ”svolta storica”, ”la piu’ grande riforma strutturale mai iniziata in questo Paese nell’ultimo decennio”, con cui scatta l’era del ”vedo, pago, voto”. Ha una portata ‘epocale’ per il ministro dell’economia Giulio Tremonti la riforma del federalismo municipale varata ieri sera dal consiglio dei ministri. E per sottolinearlo il titolare dell’Economia ci mette la faccia, presentandosi personalmente in conferenza stampa, e difende cosi’ i contenuti di un provvedimento. ”Questa riforma sta arrivando al termine e chiude un periodo che dura dalla meta’ degli anni Settanta”, ha sottolineato Tremonti spiegando che l’Italia era l’unico Paese europeo senza una finanza locale. ”E’ la piu’ grande avventura politica mai iniziata”, ha insistito Tremonti sferrando una stoccata alla Bicameralina che ieri ha bocciato il provvedimento: ”La votazione e’ stata esterna, ha preso una curva che dipende da atti politici esterni”, ha detto il ministro, sottolineando che sulla riforma c’e’ stato invece il consenso del Parlamento, dal Paese e soprattutto dei Comuni.

    CALDEROLI, TESTO NON MODIFICABILE – ”L’unica cosa che prevede la legge e’ che il governo dia comunicazioni alle Camere, dopo di che puo’ esserci un voto su di esse ma il testo e’ quello e non e’ suscettibile di modifiche’. Lo ha chiarito il ministro Roberto Calderoli a proposito del decreto sul federalismo municipale dopo lo stop del Quirinale conversando con i giornalisti nella sede della Lega in via Bellerio a Milano. Secondo Calderoli la decisione del presidente Napolitano ”non cambia alcunche’, si tratta di un passaggio formale in piu’, sara’ una o due settimane a seconda della disponibilita’ del Parlamento”. ”Assolutamente no”, la decisione del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sul decreto del federalismo municpale non e’ un messaggio politico. Se ne e’ detto convinto il ministro Roberto Calderoli rispondendo ad una specifica domanda nella sede leghista di via Bellerio a Milano. ”Assolutamente no – ha osservato – perche’ quello che Napolitano ha dichiarato tre giorni fa a Bergamo sulla volonta’ di proseguire nel cammino delle riforme, in particolare il federalismo, rende il presidente al di sopra di ogni sospetto: e’ chiaro che ha dato un’interpretazione, una cautela che porta ad essere piu’ realisti del re”.

    FEDERALISMO: DE SIERVO,QUELLO MUNICIPALE UNA BESTEMMIA – ”Se nascesse, in ipotesi, un conflitto giuridico, non politico, arriverebbe davanti alla Corte e quindi la Corte sta zitta. Quello che si puo’ dire tranquillamente, ma non riguarda il conflitto, e’ che quello di cui si sta parlando non e’ federalismo, dire federalismo municipale e’ una bestemmia: e’ come dire che un pesce e’ un cavallo, sono due cose che non stanno insieme”. Lo ha detto il presidente della Corte Costituzionale Ugo De Siervo, anticipando ai giornalisti il contenuto del suo intervento al convegno di Eunomia dal titolo ”Il titolo V della Costituzione: lo Stato dell’arte nella giurisprudenza costituzionale”.

  2. 16 Agosto 2010 a 15:19 | #2

    da La Repubblica, 15 agosto 2010
    Il patrimonio italiano in vetrina.
    FEDERALISMO. Caserme, cimiteri e terreni incolti. L’Agenzia del Demanio ha pubblicato sul sito la lista dei beni pubblici che potrebbero essere venduti: migliaia di schede di strade, edifici spesso fatiscenti, ruderi abbandonati che rappresentano la storia di ogni piccola località. (Rita Celi)

    ROMA – Angoli, strade, edifici, caserme e cimiteri, aree spesso diroccate o in condizioni fatiscenti. Il patrimonio dello Stato, che nell’ambito del federalismo demaniale potrebbe in parte passare agli enti locali 1 ed essere eventualmente venduto, non è solo il paesaggio montano, le innumerevoli spiagge o le antiche residenze, ma è composto in gran parte di pezzetti d’Italia che ricordano e raccontano il passato e il presente di tante piccole località e frazioni. Terreni incolti, alvei di fiume, ruderi di ogni genere, ma anche rifugi antiaerei, ex case littorie, ricoveri per senzatetto per disastri accaduti oltre sessant’anni fa.
    La lista del patrimonio italiano è disponibile sul sito dell’Agenzia del Demanio 2 “a eccezione – spiega una nota sulla homepage – dei beni in uso alle pubbliche amministrazioni, di quelli appartenenti al demanio storico artistico, nonché di quelli situati nelle Regioni a statuto speciale e nel Comune di Roma”. Sono migliaia di indirizzi con una breve scheda e prezzi di inventario, a volte accompagnati da immagini scattate in fretta e di bassa qualità. La consultazione non è veloce: bisogna sapere bene cosa cercare e dove, visto che per accedere agli elenchi si deve scegliere la regione, poi la provincia e il comune. E non basta, bisogna poi scegliere obbligatoriamente la tipologia dell’immobile selezionando tra beni oggetto di intese con enti territoriali, università, luoghi di culto, beni oggetto di accordi internazionali o altro patrimonio. Nonostante il periodo di ferie estive, il sito, che viene aggiornato ogni 15 giorni, ha registrato oltre 60.000 contatti. Tra gli utenti ci sono sicuramente i curiosi ma anche i responsabili degli enti locali che possono dare una sbirciata al mega magazzino online per valutare eventuali richieste.
    Spulciando le migliaia di schede si trovano molte curiosità ma anche pezzi di un’Italia datata. A Venezia Lido ci sono gli alloggi popolari che erano stati costruiti dopo la guerra, con i finanziamenti della legge del 1947, per accogliere coloro che avevano visto la propria abitazione distrutta dai bombardamenti. Per restare nei ricordi del periodo della guerra, a Perugia c’è invece il ricovero antiaereo sottostante il palazzo del Governo in Piazza Italia. Richiama alla storia della prima metà del secolo scorso anche la ex Casa Littoria di Genova, in località Geminiano.
    Girovagando tra le schede a Capri c’è il Fortino San Michele nella proprietà del principe Caracciolo, all’isola del Giglio i terreni ferriferi, mentre all’Elba rientrano nella lista il bastione e i magazzini di san Francesco oltre all’Arsenale delle Galeazze a Portoferraio. E ancora il Fabbricato per i senza tetto san Bonaventura a Bagnoregio, la cantina in via del Tavolato a Capranica, il cimitero militare alleato a Caserta, la zona monumentale della Valletta di Belfiore a Mantova dove sono elencati anche alcuni terreni costituenti il lungolago dei Gonzaga e una porzione dell’impianto petrolchimico. C’è poi il rifugio antiaereo in galleria presso il castello di Lerici o l’ex casa del fascio a Venezia.
    Era pensato per i senzatetto, ma questa volta a causa del terremoto di 63 anni fa, il fabbricato di Argusto a Catanzaro. C’è poi una ex stazione di bachicoltura ad Ascoli Piceno o l’ex convento dei Domenicani a Mola di Bari (valore inventariale: oltre due milioni di euro). A Catanzaro Lido c’è invece il “Vecchio fanale distrutto”, così come è indicato nella sua scheda, con tanto di fotografia; questo varrebbe solo 596,63 euro anche se “non sono prezzi di vendita – tengono a precisare dall’Agenzia del Demanio – le cifre contenute nelle schede sono valori inventariali, che sono stati inseriti perché i beni sono nel conto patrimoniale e dunque deve essere assegnato a ciascuno un valore. Ma non sono valori di mercato”.
    Altra precisazione: nulla di tutto questo è direttamente in vendita. Si tratta di un’operazione “trasparenza”, precisa il Demanio sul sito, “nell’ambito delle attività propedeutiche all’attuazione del Federalismo Demaniale”. Intanto vengono resi noti, se poi troveranno una valorizzazione o comunque una destinazione diversa da quella attuale si vedrà. Vendita vera e propria, invece, per l’ex carcere di Vigevano in Lombardia e l’ex caserma Piave in Liguria. I bandi d’asta sono stati pubblicati da qualche giorno dalla stessa Agenzia. Ma se nel primo caso la richiesta base è di poco più di 600.000 euro, per l’ex caserma di Albenga la cifra è proibitiva: si parte infatti da una base d’asta di 40 milioni.

  3. 30 Giugno 2010 a 14:57 | #3

    da Il Sardegna, 30 giugno 2010
    E’ polemica sui beni demaniali: “Un inganno per la Sardegna”. Gli ambientalisti: è un modo per fare cassa. Cappellacci: non venderemo nulla ai privati. (Alessandro Zorco)

    Inizia ad assumere i contorni di un bluff la vicenda degli immobili contenuti nell’elenco stilato dall’Agenzia del Demanio. Dal Parlamento arriva un no bipartisan all’operazione che – per i deputati mauro Pili (Pdl) e Giulio Calvisi (Pd) – contempla beni che avrebbero dovuto già essere nella disponibilità della Regione ai sensi dell’articolo 14 dello Statuto. Non mancano le polemiche anche in Sardegna. Gli ambientalisti, che paventano una vendita in massa per fare cassa, chiedono alla Giunta di impugnare il decreto sul federalismo fiscale davanti alla Corte Costituzionale. Il governatore Cappellacci, dal canto suo, precisa che la Regione non intende vendere alcun bene, ma procedere alla valorizzazione dei beni demaniali insieme agli enti locali. E afferma di considerare l’elenco pubblicato dall’Agenzia del Demanio, più che una preoccupazione, “un’importante ricognizione di tutti i beni che potranno procedere alla nostra Regione”. Tante polemiche, insomma, per un’operazione dai contorni incerti. “L’elenco divulgato dall’Agenzia del Demanio è l’ennesimo trucco ai danni della Sardegna nel tentativo di aggirare l’articolo 14 dello Statuto”, sostiene Mauro Pili che, nell’interrogazione, spiega come con il federalismo demaniale alla cessione di un bene corrisponda la riduzione proporzionale delle entrate alla Regione o all’ente ricevente, mentre con l’utilizzo dello Statuto i beni passino alla Regione alcun onere o vincolo. Nessun regalo, dunque, ma una “violazione costituzionale”. Dello stesso avviso Calvisi e la Schirru, che nel maggio scorso avevano presentato un’interpellanza urgente al Governo per chiedere conto dello stato di attuazione dell’accordo di programma del marzo 2008 tra Regione, Ministero della difesa e Agenzia del Demanio, in cui venivano definite le procedure, i tempi e le modalità di dismissione di un lunghissimo elenco di beni demaniali in procinto di passare alla Regione. Dure anche le associazioni Gruppo d’intervento giuridico e Amici della terra che definiscono l’operazione “hard discount del federalismo demaniale”. Ma da viale Trento arriva la rassicurazione di Cappellacci. “Valorizzeremo i beni senza venderli ai privati”.

  4. 30 Giugno 2010 a 14:55 | #4

    da La Nuova Sardegna, 30 giugno 2010
    Beni sardi in vendita Cappellacci rassicura Pd: rispetti lo Statuto. Ecco perché il decreto non trova automatica applicazione in Sardegna. Ambientalisti critici: è l’hard discount di alcuni dei tesori più belli dell’isola. (Pier Giorgio Pinna)

    CAGLIARI. Federalismo demaniale: interviene Cappellacci e specifica che la Regione non metterà in vendita nessuno dei beni dismessi dallo Stato. «Decideremo il loro destino assieme agli enti locali – chiarisce – Questo processo dev’essere occasione di sviluppo: la via da seguire è la valorizzazione, non la cessione ai privati». E ancora: «Nella gran parte dei casi si parla di angoli suggestivi da troppo tempo sottratti alla fruizione collettiva. Convinti che l’isola possa trarre più vantaggi dalla loro tutela, vogliamo destinarli a finalità pubbliche, con soluzioni capaci di produrre benefici di lungo periodo». Il presidente ricorda come il decreto sulla materia può trovare attuazione solo nel rispetto dello Statuto. Che prevede la successione della Regione nella titolarità dei beni. Tutto in osservanza di specifiche norme d’attuazione, «tramite accordo e concerto con la giunta». «L’elenco dell’Agenzia del demanio, più che preoccupare, rappresenta un’importante ricognizione di tutti i beni che potranno esserci ceduti», conclude il governatore. Duri contro le scelte governative i dirigenti del Gruppo d’intervento giuridico e degli Amici della terra. Parlano di hard discount del federalismo e di «un’oscena svendita dopo le sciagurate cartolarizzazioni». A prescindere dagli aspetti d’indirizzo generale, nella vicenda ce ne sono altri di carattere tecnico. Le modalità procedurali sono infatti complesse. E i tempi minacciano di dilatarsi. Lo dimostrano i ritardi su differenti dismissioni decise nel marzo 2008, di comune intesa, da Prodi e Soru. Tra La Maddalena e Cagliari, i siti cedibili erano una cinquantina. Ma quasi tutti ancora oggi non sono passati di mano: un fatto gravissimo secondo i parlamentari pd Schirru e Calvisi. «Questo del federalismo demaniale è comunque un processo diverso», tiene a chiarire Giovanni Carta, alla Regione direttore generale per gli enti locali e le finanze. Che spiega: «Nella migliore delle ipotesi perché un immobile o un’area passino di mano saranno necessari 300 giorni: 180 per chiudere l’individuazione-assegnazione, 60 per consentire a Comuni, Province, Regione di presentare richiesta, 60 per gli approfondimenti». Le procedure, insomma, non viaggiano in automatico, con termini perentori. Uno dei pochi aspetti sicuri è che il trasferimento non dovrà essere «a titolo oneroso». Un altro è che gli enti locali non potranno fare cassa immettendo sul mercato patrimoni così acquisiti per fare cassa se sono in deficit e non hanno presentato un piano di riassetto finanziario. Se in definitiva la vendita è una facoltà che Cappellacci ha già escluso di voler utilizzare, un domani restano da esaminare in dettaglio i criteri di valorizzazione. «Soprattutto alla luce dello Statuto speciale – afferma Carta – Il che significa che per il demanio marittimo sono indispensabili norme di attuazione». È anche su quest’aspetto che prendono posizione i parlamentari Calvisi e Schirru: «La Regione deve fare in fretta ad avviare un confronto con lo Stato. Sia per chiedere il rispetto integrale del nostro articolo 14 sia per emanare le norme per l’attuazione di quelle parti del decreto non coperte dall’articolo 14». «È incredibile che nell’elenco pubblicato sulla stampa sarda ci siano beni che avrebbero dovuto già essere nella piena disponibilità della Regione». «Ancora non si conosce l’iter dell’accordo del 2008 e continuano a verificarsi episodi lesivi delle prerogative disciplinate dallo Statuto speciale della Regione Sardegna», protestano i due esponenti dell’opposizione.

  5. 29 Giugno 2010 a 22:39 | #5

    ..blà, blà, blà…

    da http://www.regione.sardegna.it
    Demanio, Cappellacci: “trasferimenti avverranno nel rispetto dello Statuto”. Dialogo con Enti locali per valorizzazione”Alla Giunta – ha evidenziato il presidente – interessa promuovere lo sviluppo del territorio e soluzioni capaci di produrre benefici di lungo periodo. Per questo preferiamo intraprendere con decisione la via della tutela e della valorizzazione: l’unica idonea a “fare sistema” e creare quelle opportunità di lungo periodo di cui i Comuni della Sardegna hanno assoluto bisogno”.Ascolta la notizia

    CAGLIARI, 29 GIUGNO 2010 – “Decideremo il destino dei beni demaniali insieme agli enti locali. Affinché tale processo sia una vera occasione di sviluppo, la via da seguire è quella della valorizzazione, non quella della vendita ai privati”. Così il presidente Ugo Cappellacci ha sintetizzato la politica della Giunta regionale riguardo ai beni che saranno dismessi dallo Stato.
    “In gran parte dei casi – ha aggiunto il presidente – si tratta di angoli suggestivi della nostra Isola che per troppo tempo sono stati sottratti alla fruizione pubblica. Convinti che la Sardegna possa trarre maggiori vantaggi dalla tutela di tali beni, vogliamo riaprire questi spazi al pubblico e destinarli a finalità pubbliche. Per ragioni storiche questa possibilità finora è stata esclusa del tutto o fortemente limitata: non vogliamo che ora sia preclusa una seconda volta e per sempre. La vendita produrrebbe vantaggi duraturi soltanto per il privato, mentre per l’amministrazione il beneficio sarebbe istantaneo, insufficiente e destinato a esaurirsi in breve tempo”.
    “Alla Giunta – ha evidenziato il presidente – interessa promuovere lo sviluppo del territorio e soluzioni capaci di produrre benefici di lungo periodo. Per questo preferiamo intraprendere con decisione la via della tutela e della valorizzazione: l’unica idonea a “fare sistema” e creare quelle opportunità di lungo periodo di cui i Comuni della Sardegna hanno assoluto bisogno”.
    Il presidente si è soffermato anche sul procedimento in corso e ha ricordato che il decreto legislativo in materia di federalismo demaniale è stato emesso in attuazione dell’articolo 19 della legge sul federalismo fiscale (L. 42/2009). Quest’ultima stabilisce (art. 1, comma 2) che la norma non si applica alle regioni a statuto speciale. Pertanto potrà trovare attuazione nella Regione Sardegna solo nel rispetto dello Statuto sardo, che prevede la successione della Regione nella titolarità dei beni patrimoniali non più utilizzabili o non più di interesse statale, a seguito di specifiche norme d’attuazione, tramite accordo e concerto con la Regione.
    “E’ massima – ha concluso il presidente – l’attenzione della Regione alle procedure in corso in materia di federalismo demaniale al fine di salvaguardare la sua specialità nei rapporti patrimoniali e demaniali con lo Stato, nel rispetto delle norme statutarie, ed in questo senso l’elenco pubblicato dall’Agenzia del demanio, più che una preoccupazione, rappresenta una importante ricognizione di tutti i beni che potranno essere ceduti alla nostra Regione”.

  6. 29 Giugno 2010 a 22:36 | #6

    almeno qualcuno collega il cervello alla bocca ;)

    A.G.I., 29 giugno 2010
    BENI DEMANIALI: DEPUTATI PD, REGIONE CHIEDA RISPETTO STATUTO.

    (AGI) – Cagliari, 29 giu. – “Il decreto sul federalismo demaniale non ha applicazione automatica in Sardegna”. Lo sottolineano i deputati del Pd Giulio Calvisi e Amalia Schirru, sollecitando la Regione ad avviare un confronto con lo Stato per chiedere il rispetto integrale dello statuto speciale. “E’ la stessa legge delega sul federalismo a stabilire che alla Sardegna, in quanto regione a statuto speciale, si applicano solamente gli art. 15 (citta’ metropolitane), il 22 (perequazione infrastrutturale ), il 27 che stabilisce con chiarezza che l’introduzione del corpus normativo sul federalismo fiscale avviene tramite norme di attuazione degli statuti speciali. Tutta la disciplina sul federalismo fiscale , compreso il decreto sul federalismo demaniale, per poter entrare in vigore deve quindi essere compatibile e coerente con le prerogative dell’autonomia speciale”.
    “Da noi poi opera l’articolo 14 dello Statuto che con chiarezza prevede che ‘la Regione, nell’ambito del suo territorio, succede nei beni e diritti patrimoniali dello Stato di natura immobiliare ed in quelli demaniali’”, ricordano i due parlamentari. “La devoluzione dei beni demaniali dello Stato puo’ operare quindi solo previo attraverso un confronto Stato-Regione”.
    “E’ incredibile che nell’elenco della Agenzia del Demanio pubblicato dalla stampa sarda vi siano dei beni che a rigor di logica avrebbero dovuto gia’ essere nella piena disponibilita’ della Regione ai sensi dell’art 14 dello Statuto”, evidenziano Calvisi e Schirru, che nel maggio scorso avevano presentato un’interpellanza urgente al governo per chiedere conto dello stato di attuazione dell’accordo di programma sottoscritto il 7 marzo 2008 tra la regione Sardegna, il Ministero della difesa e l’Agenzia del demanio, in cui venivano definite le procedure, i tempi e le modalita’ di dismissione degli immobili, di un lunghissimo elenco di beni demaniali che dovevano passare dallo Stato alla regione. “Ancora oggi, di quell’accordo non si conosce l’iter di attuazione e continuano a verificarsi episodi lesivi delle prerogative disciplinate dallo statuto speciale della regione Sardegna”, protesta i due esponenti dell’opposizione. “Si ignora se la Commissione paritetica Stato-regione prevista dall’articolo 56 dello Statuto, recentemente rinnovata, stia operando nel pieno della sua funzionalita’”. (AGI) Red-Rob

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