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Controlli a Cala Coticcio.

Guardia_costiera_Olbia_x_Cala_Coticcio,_2010

Forse migliorerà la vigilanza a Cala Coticcio, a Caprera, nel parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena.   Infatti, dopo l’assurda situazione denunciata in una domenica di ordinaria follìa e la successiva presa di posizione dell’Ente Parco, è intervenuta la Direzione marittima di Olbia (Sezione polizia marittima) che ha incaricato la Capitaneria di Porto di La Maddalena di “svolgere gli opportuni accertamenti” e di adottare “gli opportuni provvedimenti di competenza”.

Forse circolerà qualche cafone in meno nelle acque dell’Arcipelago della Maddalena.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

(foto)

  1. 14 Agosto 2010 a 13:36 | #1

    da La Nuova Sardegna, 14 agosto 2010
    Mortorio, battaglia navale con gli yacht. Arriva la Forestale: centinaia riprendono il largo. Sequestrati 900 metri di reti da pesca. All’alba le motovedette hanno cominciato i controlli contestati dai proprietari delle barche che minacciavano di fare rotta verso le coste della Corsica. (Luca Rojch)

    OLBIA. A fatica si fanno largo nella lunga distesa di yacht che puntuali assaltano l’isola proibita. Le imbarcazioni del Corpo forestale all’improvviso ravvivano il Mortorio. Entrano nell’area di riserva integrale e con un blitz a sorpresa riportano la legge nell’isola dai divieti solo virtuali. Ai poveri annoiati milionari non resta che una rapida fuga. Pirati privati del loro mare.
    La battaglia navale davanti al paradiso dura tutto il giorno. Da una parte gli uomini del Corpo forestale regionale, guidati dal comandante Giancarlo Muntoni. Dall’altra la flotta delle imbarcazioni che puntavano a guadagnare il loro posto al sole davanti all’isola di Mortorio. Paradiso vietato. Zona a protezione integrale secondo il Parco della Maddalena. Un divieto tutto virtuale. Di fatto il fazzoletto di isole che si specchiano davanti alla Costa Smeralda, Soffi, Li Nibani, Camere, Mortorio, dovrebbe essere un eden inaccessibile. In realtà nella spiaggia in cui si fa fatica a trovare posto dovrebbero montare la porta girevole. Gli uomini del corpo forestale si sono mossi all’alba. Quattro mezzi, due motovedette, due gommoni. Un piccolo esercito con cortesia si è avvicinato alle imbarcazioni che avevano conquistato un posto in prima fila per godersi lo spettacolo della natura. In una giornata di intenso lavoro il corpo forestale regionale ha regalato 18 sanzioni amministrative a proprietari di imbarcazioni ferme all’interno della riserva di Mortorio. Per due proprietari sono stati contestati anche reati penali. Sono stati trovati alla fonda all’interno dell’area a riserva integrale. Ma a fare notizia sono le centinaia di imbarcazioni che sono state allontanate dall’area super protetta. La maggior parte di chi si avvicinava non sapeva che davanti a Mortorio non ci si può neanche passare. Mancano le boe che segnalano il divieto. Dal prossimo anno il parco dovrebbe rendere visibili anche dal mare tutte le zone di riserva integrale. Ma i più sfrontati sono i proprietari delle grandi imbarcazioni. Tutti gli yacht sono dotati di Gps, il navigatore satellitare dei mari, che nelle sue carte segna anche le zone protette in cui è vietato il transito. Sono loro a sfidare con incoscienza e modi rozzi gli uomini della forestale. Molti minacciano di abbandonare l’isola e spostarsi nei porti della Corsica. Parole che non commuovono gli uomini della forestale. Durante i controlli hanno fatto anche una pesca miracolosa. 900 metri di rete gettati in acqua nella zona di riserva integrale accanto a Mortorio. Un’area di riproduzione in cui non si può prendere neanche un riccio. La perlustrazione dura per tutto il giorno, i mezzi della forestale si spostano anche a a Soffi e Li Nibani, altre due isole di riserva integrale. Le motovedette della forestale arrivano anche a Tavolara. Nell’Area marina protetta sono state fatte due sanzioni a due imbarcazioni non in regola.

  2. 14 Agosto 2010 a 13:08 | #2

    riceviamo e pubblichiamo volentieri dall’Ente Parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena.

    Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena – Comunicato stampa del 14.08.2010

    Corpo forestale regionale e controlli: verso l’istituzione del CTA.

    È stata siglata la bozza d’intesa tra l’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena e il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Regione Sardegna per l’istituzione del CTA (Coordinamento territoriale per l’ambiente), vero e proprio strumento di controllo e repressione degli illeciti ambientali. L’intesa, che sarà efficace dopo che sarà approvata dal Consiglio direttivo e dal Ministero dell’ambiente, prevede che presso l’Ente Parco sia dislocata, ai sensi dell’articolo 21 della Legge quadro sulle aree protette, la Stazione Forestale e di Vigilanza Ambientale de La Maddalena, che opererà con vincolo di dipendenza funzionale nell’ambito della programmazione annuale. La sottoscrizione della bozza è avvenuta al termine di un incontro tenutosi a La Maddalena al quale hanno partecipato il Presidente e il Direttore dell’Ente Parco e i vertici del CFVA.
    Il CTA sarà preposto allo svolgimento dei compiti di sorveglianza e custodia del patrimonio naturale dell’area protetta e ad assicurare il rispetto del Regolamento e del Piano del parco, attualmente in fase di stesura, nonché delle Ordinanze dell’Ente Parco; l’Ente Parco sarà così assistito nell’espletamento delle attività necessaria alla conservazione ed alla valorizzazione del patrimonio naturale e nello svolgimento delle attività di conservazione connesse con le proprie finalità istitutive.
    Il Presidente del Parco Giuseppe Bonanno si è dichiarato estremamente soddisfatto per il fatto di essere ormai giunti ad un passo dall’istituzione del CTA, ringraziando l’amministrazione regionale e i dirigenti del CFVA e per la sensibilità dimostrata sull’argomento: «La presenza del CFVA sul territorio è essenziale per garantire effettività alle regole dell’area protetta: lo dimostrano anche i risultati raggiunti nell’operazione di controllo di ieri a Mortorio e nelle altre isole a tutela integrale».
    In una giornata di intenso lavoro ieri un’operazione condotta dal Comandante del CFVA di Tempio Giancarlo Muntoni ha infatti permesso di elevare diciotto sanzioni amministrative a proprietari di imbarcazioni ferme all’interno della zona a protezione integrale marina e terrestre di Mortorio. Importante anche e soprattutto l’azione di informazione che ha consentito comunque ad oltre un centinaio di imbarcazioni di allontanarsi dall’area protetta senza alcuna multa; solo per i proprietari di due yacht, che avevano ancorato all’interno della zona, sono stati contestati reati penali ed è pertanto scattata la segnalazione alla Procura della Repubblica di Tempio. Sempre a Mortorio, dove per consentire la riproduzione delle specie ittiche è vietato qualsiasi genere di pesca, durante i controlli sono stati recuperati circa 900 metri di rete; il materiale è stato prelevato dai forestali ed attualmente sarebbero in corso verifiche per risalire ai proprietari. Le attività del CFVA sono durate per tutto il giorno con controlli effettuati anche a Soffi e Li Nibani, altre due isole a riserva integrale dell’Arcipelago.
    Prosegue Bonanno: «Le segnalazioni dei giorni scorsi sui numerosi reati compiuti a Mortorio hanno dato i frutti sperati, grazie all’intervento immediato del CFVA, che ha saputo rispondere tempestivamente alle mie richieste; l’istituzione del CTA potrà tutelare in modo ancora più puntuale quest’area. Il futuro del Parco è questo: informare il più possibile il fruitore dell’area ma avere anche la possibilità di reprimere il più possibile gli illeciti ambientali, come accade nella vicina Corsica. Per quanto riguarda le affermazioni riportate sulla stampa e relative all’indicazione delle aree a riserva integrale, il progetto di delimitazione delle aree a riserva integrale dovrà necessariamente essere oggetto di specifiche richieste di finanziamento a terze istituzioni, in quanto l’operazione vale circa un milione di euro e quindi un intero bilancio dell’Ente Parco».
    Nel corso del 2007 e del 2008 il Presidente del Parco aveva richiesto alla precedente amministrazione regionale l’istituzione del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente, per sensibilizzarla sulla problematica, ma le cinque missive inviate al Presidente della Regione e all’Assessore all’ambiente non avevano mai avuto alcun riscontro. Solo a partire dalla seconda metà del 2009, con nuove richieste ed un primo incontro con i dirigenti del CFVA, tenutosi nello scorso dicembre, la situazione si era sbloccata. La situazione che viene infatti a generarsi nei mesi estivi nel territorio del Parco, che per conformazione geografica permette l’accesso all’area da ogni direzione, ha da sempre richiesto un aumento della capacità di controllo e repressione degli illeciti ambientali.
    Dopo la definitiva approvazione dell’intesa il Parco potrà dunque disporre di un corpo di vigilanza da destinare a tale scopo; il personale del Parco addetto al monitoraggio, infatti, poiché non è investito di poteri di polizia giudiziaria, non ha la facoltà di elevare sanzioni ma solo di monitorare l’area del Parco segnalando alle Forze dell’ordine competenti l’esistenza di eventuali situazioni che potrebbero costituire danno o illecito ambientale o, comunque, la violazione delle vigenti norme, a prescindere dal livello giuridico dalle quali le stesse discendono.

  3. 12 Agosto 2010 a 14:05 | #3

    da La Nuova Sardegna, 12 agosto 2010
    AMICI DELLA TERRA
    Mortorio, gli ambientalisti contestano Confindustria.

    OLBIA. Non c’è pace per Mortorio. Mentre continua l’assalto all’isola a riserva integrale da parte degli yacht, continua lo scontro. Confindustria si è schierata contro i vincoli del parco che vietano anche di avvicnarsi a Mortorio. Il rappresentante per il settore nautico chiedeva vincoli più blandi per non penalizzare il diportismo. Ma le associazioni ambientaliste Gruppo di intervento giuridico e Amici della terra si scagliano contro Confindustria e chiedono l’applicazione di tutti i divieti. «Il rappresentante di Confindustria sostiene possessori di natanti e imprenditori del turismo nautico che invadono le aree vietate del Parco. I pochi divieti, per la salvaguardia di un patrimonio unico, devono essere rispettati. Vogliamo il rafforzamento della vigilanza contro i cafoni del mare».

  4. Juri
    10 Agosto 2010 a 17:01 | #4

    Avendo subito in prima persona l’arroganza, la dilagante maleducazione e soprattutto constatato la completa impunità di cui sembrano godere, con piena consapevolezza, i "cafoni" (per usare un eufemismo) della nautica nell’Arcipelago della Maddalena. E avendo ricevuto come risposta alle proteste per l’uso delle praterie di posidonia e delle rocce di Cala Coticcio come strutture per l’ancoraggio selvaggio a 2 metri dalla riva, risposte che andavano da "sei solo invidioso" a "pezzo di ….." passando per minacce declamate con mirabile compostezza da alcune signore a bordo dei natanti abusivi, vorrei far presente al rappresentante di confindustria che farebbe molto meglio a dedicare i suoi appelli a quei consociati del settore nautico irrispettosi delle legge e del prossimo affinchè frequentino senza ulteriori indugi corsi intensivi di rieducazione o di apprendimento delle regole di base della nautica e della convivenza civile. Con la raccomandazione di prevedere un numero elevatissimo di posti, se solo una piccola percentuale vi aderisse.
    E magari anche per lui una ripassatina delle carte del parco non guasterebbe visto che la zonizzazione del parco è talmente permissiva con le "esigenze" della nautica da aver classificato, con estrema generosità e in contrasto con tutte le buone pratiche di gestione delle aree protette, Cala Coticcio come zona M-B, mentre per il molto meno impattante turismo pedestre la stessa area è classifica come A (tutela integrale). Curioso sentire surreali lamentele nonostante questa benevolenza, no?
    Per quanto riguarda la vigilanza, che a distanza di 2 mesi pare essere assente come prima, riesce difficile capire come essa possa essere attribuita ad un’asserita carenza di mezzi, considerando che basterebbe un decimo dell’imponente schieramento navale esibito durante la luis vitton trophy per dare un bel colpo alla nautica abusiva.
    Ma evidentemente il rispetto della legge e la tutela dell’ambiente vengono molto dopo una competizione velica.

  5. 10 Agosto 2010 a 16:01 | #5

    E bravi quelli della Confindustria! Tale Roberto Azzi, loro rappresentante per il settore nautico del nord Sardegna, non trova di meglio di intervenire a sostegno dei tanti possessori di natanti e imprenditori del turismo nautico che in queste settimane invadono senza tregua le aree a mare del parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena anche dove sussistono divieti di navigazione e ormeggio.
    I (pochi) divieti sono posti per la salvaguardia di un patrimonio naturalistico unico del quale gli imprenditori del turismo nautico usufruiscono a scopo di lucro privato. Per cui stìano al rispetto delle regole ovvero siano pesantemente sanzionati, come tutti gli altri trasgressori.
    Auspichiamo, invece, il rafforzamento della vigilanza a terra e a mare contro quei cafoni del mare già fin troppo presenti.

    da La Nuova Sardegna, 10 agosto 2010
    LA MADDALENA. Invasione di barche a Mortorio: è scontro Confindustria-ambientalisti.
    Confindustria si schiera con i turisti che violano il paradiso di Mortorio. Roberto Azzi, rappresentante del settore nautico, chiede che la mappa dei divieti sia rivista: “Siamo sensibili all’ambiente ma salvaguardiamo i nostri interessi”. Giuseppe Bonanno, presidente del Parco: “È una legge dello Stato e va rispettata”. (Luca Rojch)

    OLBIA. L’assalto al paradiso non si ferma. Non solo gli yacht ancorati a qualche metro dalla riva, ma anche felici famiglie con anguria e ombrellone sbarcati dai loro gommoni spiaggiati sulla battigia. Mortorio è una zona a riserva integrale, un santuario della natura in cui è vietato l’accesso all’uomo. Ma solo sulla carta. Nella realtà nell’eden riminizzato si fa fatica a trovare posto. Gli yacht, che lì non ci potrebbero stare, si contano a decine. Tutti sfidano le leggi del parco. E a sorpresa con l’esercito dei ribelli si schiera anche Confindustria. Il rappresentante del settore nautica per il nord Sardegna, Roberto Azzi, chiede che la mappa dei divieti sia rivista.
    «Mi chiedo come mai ci sia una così grande differenza tra il Parco e l’Area marina protetta di Tavolara. Noi che lavoriamo nel campo del turismo nautico siamo sensibili alle tematiche dell’ambiente – dice Azzi -, la salvaguardia del territorio è il nostro capitale. Rispettiamo le regole che tutelano l’ambiente e condanniamo chi si comporta in modo incivile. Mi chiedo perché l’Amp abbia punti di ormeggio, personale che sensibilizza i turisti, una sorveglianza attenta. All’interno del Parco non c’è nulla, a parte le zone di rispetto integrale, che, caso strano, sono le isole più lontane dalla Maddalena. La zonizzazione deve essere rivista. Si devono considerare non solo l’ambiente, ma anche la salvaguardia degli interessi delle aziende della nautica. Non si può credere che i turisti con le loro imbarcazioni continuino a scegliere la Sardegna se non è consentito di avvicinarsi alle isole. Preferiscono pagare un contributo di salvaguarda e poter godere delle bellezze di Mortorio. Chiedo al Parco un confronto con noi per creare una sinergia. Di nautica vivono in Gallura 740 imprese, 23 porti, oltre 2mila addetti, 6500 posti barca».
    La spiegazione dei divieti la dà il presidente del Parco Giuseppe Bonanno. «A decidere che a Mortorio le imbarcazioni e i turisti non ci possono andare non è il Parco, ma la legge dello Stato che lo ha istituito – spiega Bonanno -. Noi ci limitiamo ad applicare la legge. Che tra le altre cose prevede che chi viene trovato in zona di riserva integrale rischia una denuncia penale e una multa di oltre mille euro. Ho inviato una nota alle forze dell’ordine e al Prefetto in cui chiedo di rafforzare i controlli. Le leggi devono essere rispettate. L’unica possibilità per poter cambiare la mappa delle zone vietate è stilare il piano del parco. A cui lavoriamo. Invito tutti coloro che vogliono dare il loro contributo e i loro consigli a rivolgersi a noi. Siamo aperti al confronto. Ma bisogna capire che le zone di riserva integrale servono per consentire il ripopolamento dei mari. In questo modo si crea un valore aggiunto per tutto il territorio». In Costa Smeralda si combatte una guerra non dichiarata. Da una parte le regole del Parco che vietano l’accesso alle isole di Mortorio, Mortoriotto, Soffi, Camere, Li Nibani, Bisce. Dall’altra i diportisti che con le loro imbarcazioni sfidano i divieti. Ma non tutti sono disposti a rischiare. Qualcuno ha lasciato i porti turistici e ha puntato verso approdi più permissivi.

  6. 9 Agosto 2010 a 23:06 | #6

    da La Nuova Sardegna, 9 agosto 2010
    Mortorio parcheggio per yacht. È un’area di tutela integrale, ma nessuno rispetta i vincoli.
    Le barche si avvicinano all’isolotto a motore acceso e gettano l’ancora a pochi metri dalla riva. E i turisti mangiano ricci, buttano rifiuti e insultano chi protesta. (Luca Rojch)

    OLBIA. Come vedere le ruspe che radono al suolo il Colosseo, o i graffitari che imbrattano la Cappella Sistina. Istantanee che non dovrebbero esistere, risultato di un miraggio, di un maestro di Photoshop. È la cronaca del quotidiano assalto dei vandali al paradiso. L’isola di Mortorio.
    Mortorio è una perla del parco della Maddalena, zona di riserva integrale terrestre e marina. Il massimo livello di tutela. Un tesoro da consumare con gli occhi. In altre parole le imbarcazioni davanti all’isola non possono gettare l’ancora. Ci si deve limitare alla contemplazione rispettosa del sublime.
    Tutto sulla carta. Di fatto il paradiso è perduto. I vandali cabinati cercano di arrembare gli scogli in tutti i modi. I loro yacht si fermano solo quando spanciano nella sabbia. Conquistano la terraferma in gommone. A motore acceso, si intende. E una volta sull’isola devono essere presi dal raptus dell’uomo incivile. Mangiano i ricci, lasciano i resti dei loro banchetti e non disdegnano di concimare l’isola. Come si trattasse di un anonimo scoglio e non di un santuario della natura. Per chi trova il coraggio di ricordare ai cafoni galleggianti che esistono leggi da rispettare è assicurato un ampio ventaglio di risposte, dal turpiloquio al dileggio. Il Parco non ha potere sanzionatorio, in pratica non può mettere multe alle imbarcazioni fuorilegge. La capitaneria e il corpo forestale, gli unici che hanno il potere di sanzionare gli yacht, non possono impegnare tutte le loro pattuglie per tutto il giorno a sorvegliare un fazzoletto di mare. Così l’assedio quotidiano non conosce sosta e da settimane l’area di riserva integrale è un parcheggio abusivo per yacht. Le leggi del parco restano sulla carta. Le isole protette che si affacciano sulla Costa Smeralda fanno parte di un percorso incantato per i proprietari dei panfili che ogni giorno si muovono da Porto Cervo e Porto Rotondo. Un tour che comprende anche Mortoriotto, Li Nibani, Camere e Soffi. Perle da ammirare trasformate in bivacchi per maleducati. Nelle giornate di maestrale in molti si riparano a ridosso delle isole. E chi gestisce le marine spesso si è lamentato per le leggi del parco. I clienti non apprezzerebbero vincoli e divieti, in particolare davanti alle isole che si specchiano sulla Costa Smeralda.
    Tanti proprietari di yacht in queste settimane avrebbero salpato verso altri porti dopo avere chiesto invano di potere sostare a distanze meno siderali dalle coste protette del parco. Altri sembrano avere trovato la soluzione. Senza nessun rispetto per i vincoli e i divieti di una zona a tutela integrale, un santuario della natura. Loro arrivano a pochi metri dalla spiaggia. Entrano nell’arenile e devastano indisturbati il tesoro dell’isola.

  7. 23 Luglio 2010 a 14:57 | #7

    da La Nuova Sardegna, 23 luglio 2010
    Il delicato ecosistema dell’arcipelago della Maddalena preso d’assalto, ogni estate, da migliaia di turisti e centinaia di imbarcazioni. Lotta ai cafoni nel paradiso del Mediterraneo.
    Operativo dal 2011 il «Cta», Coordinamento territoriale per l’ambiente, che vigilerà sul parco. «Rispetto delle norme e tanto buonsenso, ma qualcuno sgarra». (Giampiero Cocco)

    LA MADDALENA. Miglia e miglia di mare, 280 chilometri di coste e una concentrazione, in estate, di turismo nautico riscontrabile soltanto nella Costa Azzurra. L’Ente Parco gestisce il paradiso dell’arcipelago maddalenino, ma non ha gli strumenti per far rispettare le norme.
    «Regole che, in fondo, rispecchiano l’educazione, il buonsenso e il rispetto per l’ambiente e le bellezze naturali – dice il responsabile delle pubblice relazioni dell’Ente Parco, Enrico Lippi – giuntea noi intatte nei secoli e che dovremo lasciare, altrattanto fruibili, per le generazioni future».
    L’Ente Parco spera nel Cta, acronimo che sta per “Coordinamento territoriale per l’Ambiente”. Un organismo che, una volta istituito, allargherebbe le competenze dell’Ente da quelle attuali (di solo monitoraggio) alla più estesa vigilanza dell’intero parco marino e terrestre, con la fattiva collaborazione del corpo di vigilanza ambientale regionale, alla quale è demandata la tutela di quel paradiso terrestre e marino che è l’arcipelago maddalenino. Dal 2007 i funzionari del Ente Parco e i dirigenti dell’assessorato all’Ambiente regionale stanno studiando il modo di far decollare il Cta, e pare si sia giunti alla fase conclusiva, che diventare realtà nel 2011.
    Lo scorso anno, per “testare” questo nuovo organismo si erano creati degli equipaggi misti – addetti al monitoraggio del Parco e agenti del corpo forestale e di vigilanza ambientale – che navigarono in lungo e in largo per contrastare l’azione illegale dei “cafoni” del mare.
    «Recentemente ho incontrato il direttore del Parco – dice Giancarlo Muntoni, capo dell’ispettorato forestale di Tempio, che ha competenza territoriale sull’arcipelago maddalenino – ed ho proposto la formazione di personale che agisca da ausiliari della vigilanza ambientale, alla stregua degli ausiliari del traffico. Personale che, una volta superato l’esame e ricevuto l’attestato, può rilevare le infrazioni, identificandone i colpevoli, e quindi segnalarlo alla nostra stazione forestale più vicina. In questo modo si attuerebbe una maggior prevenzione e un intervento diretto. In mare è difficile operare, e i mezzi nautici a nostra disposizione sono limitati».
    L’impunità porta alla reiterazione del reato. Perchè di reato, infatti, si tratta. Violare norme di tutela ambientale e al codice della navigazione – come sbarcare su un’isola sulla quale c’è il divieto, navigare in velocità dove c’è un limite, sporcare le spiagge e ormeggiare sui banchi di posidonia – prevede, infatti, una denuncia alla autorità giudiziaria.
    Ma questa procedura, tra contestazione, istruzione e eventuale condanna, comporta tempi bibblici. E i reati per la violazione del codice di navigazione e ambientale sono i primi che cadono in prescrizione. Con buona pace per gli equipaggi di motovedette della guardia di finanza, della Guardia costiera e del Corpo forestale che vigilano, quotidianamente, sul mare più bello del Mediterraneo
    «Informazione, prevenzione e, nei casi limite, la sanzione. Questo quanto ci si ripropone con l’istituzione del Cta, l’organismo che darà al Parco lo strumento per far rispettare le leggi. Altrimenti – dice Enrico Lippi – siamo impotenti: abbiamo la normativa ma non possiamo farla rispettare».

  8. 22 Luglio 2010 a 14:12 | #8

    da La Nuova Sardegna, 22 luglio 2010
    Il parco in ostaggio dei turisti-pirati. Arcipelago, barche a tutta velocità anche nelle zone di tutela integrale.
    LA MADDALENA. Rifiuti nascosti tra gli scogli. Quasi nessuno rispetta i vincoli. (Giampiero Cocco)

    LA MADDALENA. Il ministero dell’Ambiente ha realizzato il parco dell’arcipelago maddalenino nel 1997, ma l’Ente non riesce ancora a governarlo. E a far rispettare norme e limitazioni. E così, tra l’inviolabile e solitaria Spiaggia Rosa che contrasta con l’attiguo e brulicante bagnasciuga dei Cavalieri di Budelli, schivato l’immancabile ingorgo di natanti davanti alla spiaggia della Madonna nell’isola di Santa Maria, è possibile comprare collanine e chincaglieria varia – barattando con un rasta locale nel suk maghrebino allestito con tronchi d’albero spiaggiati dal maestrale – non appena sbarcati dai barconi a Cala Corsara (Spargi).
    Tra tanti turisti rispettosi dell’ambiente, ci sono anche i cafoni che non potendo portar via nulla dalle isole, lasciano tra rocce e cespugli i loro souvenir. Qualcuno nasconde le bottigliette d’acqua, vuote, tra gli scogli. Altri gettano cartacce e buste di plastica sotto la vegetazione. Un cane con salvagente fa il bagnetto insieme ai padroni. «Ma è un labrador che ha conseguito il brevetto di salvataggio», dice il proprietario, visibilmente infastidito dalle domande degli addetti al monitoraggio del parco.
    «Dobbiamo garantire la fruibilità delle bellezze naturali a tutti, ma dopo il parco bisognerebbe fare anche i turisti», dice (parafrasando Garibaldi, che aveva casa nella vicina Caprera) l’addetto stampa dell’Ente parco, Enrico Lippi. Le lievi infrazioni sinora elencate sono ben poca cosa rispetto a quanto si vede non appena ci si addentra tra cale e calette. Nella zona Ma (tutela integrale marina e terreste) è ufficialmente impossibile navigare a meno di trecento metri dalla costa, sostare, gettare l’ancora o ancor meno sbarcare. Ma basta girare per Cala Coticcio, o le isole delle Bisce, Nibani, Mortorio, le Camere e Soffi per rendersi conto che i divieti assoluti valgono quanto un cestino di fichi secchi. E dire che con le multe di un barcavelox si potrebbe ripianare il bilancio del Comune della Maddalena: il limite è di sette nodi, ma tutti vanno a manetta. Nella zona Mb (area protetta ma fruibile a determinate condizioni) nessuno rispetta le zone d’ancoraggio. In teoria si dovrebbe ormeggiare soltanto alle boe gialle dell’Ente parco, e soltanto dall’alba al tramonto, e mai sulle praterie di posidonia ben visibili grazie alla trasparenza delle acque.
    «Siamo impotenti – spiega Lippi – perchè possiamo soltanto monitorare, con i nostri dodici equipaggi, i tratti di arcipelago più frequentati. Le infrazioni, anche gravi, le segnaliamo alle forze dell’ordine, al corpo di vigilanza ambientale della Regione, alla capitaneria di porto».
    Intanto i ragazzi dell’Ente parco staccano i ticket d’ingresso per ogni natante, anche se ancorato in zona vietata. È l’unica risorsa rimasta al parco, anch’esso soggetto ai tagli della manovra finanziaria. «Noi informiamo i turisti sulle regole ma queste, difficilmente, vengono rispettate» dicono gli addetti al monitoraggio. Un compito che spetterebbe anche ai noleggiatori di gommoni, ai charter di vela, ai proprietari dei barconi con pasto incluso. Nell’isola di Mortorio (tutela integrale) lo scorso anno, in un solo giorno, il Corpo forestale ha sanzionato oltre cinquanta imbarcazioni. Erano tutte ancorate su fondali di posidonia in una caletta dove, tra le rocce, nidificano uccelli rarissimi. «Ma noi non lo sapevamo», è stata la collettiva risposta dei turisti.

  9. 7 Luglio 2010 a 16:56 | #9

    da La Nuova Sardegna, 7 luglio 2010
    La rappresentante della società immobiliare: «L’asta interessa solo 17 ettari fuori dai nostri terreni». «Spargi è mia e la gestisco io». Dal 1968 l’isola fa parte delle proprietà della famiglia Martini di Olbia. (Giampiero Cocco)

    OLBIA. «La nostra isola non è in vendita, né oggi né mai». A dirlo è Maria Luisa Martini, che rappresenta l’immobiliare “Isola Spargi srl”, che comprende, oltre a Spargi, diverse altre perle disseminate nell’arcipelago maddalenino e terreni che confinano con la Costa Smeralda, Porto Rotondo e Palau. «La porzione di terreno oggetto di un’azione esecutiva è minimale. Sono 17 ettari, che non appartengono certamente ai miei assistiti, che sono titolari del diritto di proprietà di ben due terzi dell’isola», ha sottolineato l’avvocato Franca Della Camelia.
    I Martini – il ceppo originario era costituito da un nucleo familiare di dieci figli – non si considerano dei latifondisti.
    «Non è così – dice Maria Luisa, la raffinata agente immobiliare che divide il suo tempo tra Olbia, Porto Cervo, Milano e Miami, Florida -, il fatto è che amiamo la Sardegna, le nostre coste, i nostri conterranei. Nel nostro albergo (il centro Martini di Olbia, quattro stelle superiore, n.d.r.) lavora soltanto personale sardo, così come impieghiamo maestranze isolane anche nelle altre attività aziendali. Le brochure statunitensi hanno in copertina le foto della nostra isola, dei costumi sardi, della nostra vegetazione».
    Luigi Martini, il padre di Maria Luisa, sorride quando si parla di Spargi.
    «L’acquistai con i miei fratelli, nel 1968, dalla famiglia Berretta. 420 ettari in mezzo al mare. Ci abitava soltanto un pastore che allevava capre e pecore, quando sull’isola si producevano carne e formaggi che venivano venduti alla Maddalena e Palau. Dal 1972 quell’isola è disabitata, tranne che dai gabbiani e dai turisti che la invadono ogni estate».
    Luigi e i suoi fratelli avevano un sogno: realizzare un buen retiro sull’isola, un residence mozzafiato nascosto tra mirti e graniti, invisibile anche all’occhio più attento. Il progetto venne cassato dall’amministrazione comunale e da allora non se ne fece più nulla.
    «Sull’isola io e mia sorella Domenica abbiamo trascorso l’infanzia, l’adolescenza e continuamo ad andarci ogni qualvolta ci è possibile, sempre con mamma e papà – dice Maria Luisa Martini – e per noi deve restare selvaggia come l’abbiamo conosciuta. C’è però una cosa che non sopportiamo, ed è la maleducazione di quanti la visitano giornalmente e la noncuranza di coloro che sono preposti ai controlli. Troviamo sporcizia e rifiuti di ogni genere, e spetta a noi ripulire l’arenile e l’interno. Nel 1999 è scoppiato anche un violentissimo incendio perchè qualcuno, in piena estate, aveva avuto l’infelice idea di fare un falò sulla spiaggia. Con mia sorella abbiamo rischiato grosso, e lei è rimasta anche ustionata». L’Ente Parco è, per la famiglia Martini, un ectoplasma. Inesistente, un’istituzione che, dicono, «non garantisce la continuità di quell’ecostistema terrestre e marino unico al mondo». «Siamo noi i tutori della nostra isola». Per dirla con uno slogan «No Martini? No Spargi».

  10. 6 Luglio 2010 a 15:49 | #10

    e l’Ente Parco può comprare Spargi ;)

    da La Nuova Sardegna, 6 luglio 2010
    ALL’ASTA. Spargi, il paradiso in vendita a 1,44 euro al metro quadro.
    Per un angolo di paradiso bastano poco più di 254 mila euro. L’isola di Spargi, 17 ettari nel cuore dell’arcipelago della Maddalena, sarà messa all’asta a 1,44 euro al metro quadro. A pochi chilometri di distanza, Santa Maria: l’altro fazzoletto di terra dove Roberto Benigni ha costruito il suo buen retiro. (Giampiero Cocco)

    LA MADDALENA. Il defunto “Conte Spargi”, al secolo Giovannino Catuogno, ponzese trapiantato nell’isola tra le due guerre, tentò inutilmente di far causa di usucapione allo Stato. Viveva nell’isola omonima dal 1936, all’interno di un fortino militare che reclamava come suo e che ora è in vendita a prezzi da realizzo: 1,44 euro al metro quadro. Cifre che fanno roteare gli occhi agli speculatori edilizi. All’asta giudiziaria andranno, il prossimo ottobre, 176 mila metri quadri di quell’angolo di arcipelago, diciassette ettari coast to coast, da un punto all’altro dell’isola.
    Da Cala Bonifanzicca – una delle più belle dell’isola, caratterizzata dalle alte dune di sabbia bianchissima e da un mare cristallino e color smeraldo fino al suo interno, per raggiungere poi Punta Banditi, sul versante opposto, quello che guarda verso la Corsica.
    La base d’asta è poco più di 254 mila euro, così come indica la perizia fatta eseguire dal giudice delegato. Le poche costruzioni esistenti sono in stato di abbandono: un vecchio fortino militare – quello occupato per oltre cinquant’anno dal mitico “Conte Spargi”, un simpatico cialtrone che negli anni si era improvvisato allevatore, pescatore, ristoratore, guida turistica e, con l’arrivo della demenza senile, anche veggente -, le mura portanti in granito di un alloggiamento diroccato e quattro o cinque casematte disseminate tra le rocce e la brulla vegetazione dell’isola.
    Un prezzo da vero affare, che, è bene precisarlo subito, nessuno potrà mai rilanciare per un semplicissimo motivo. L’isola, come tutto l’arcipelago, è soggetto a vincoli ambientali e paesaggistici e a tutele integrali che difficilmente, per alcuni secoli, cadranno. Poi c’è il diritto di prelazione, già ufficializzato, dell’Ente Parco e della Regione Sarda.
    Se questo sbarramento di filo spinato non bastasse a scoraggiare i soliti noti, va aggiunta anche la prelazione del ministero dell’ambiente, quello dalla Difesa e infine la classificazione di quei diciassette ettari in mezzo al mare da parte del comune della Maddalena. Zona H, di tutela integrale. Praticamente un campo minato, per gli speculatori.
    A chiederne la vendita è una finanziaria milanese, la “Società Gestione Crediti Spa”, che vanta titoli sui proprietari di un mezzo di quel ben di Dio e che, nel 2006, ha fatto pignorare il tutto dai suoi legali. L’Ente Parco, nell’esercitare il suo diritto di prelazione, ha però messo una condizione: l’acquisto dell’intera proprietà. Una compravendita che, se portata avanti, farà perdere la testa ai notai anche perchè le quote di proprietà si sono diluite nel tempo, tra decessi e dichiarazioni di successione dei vari eredi.
    Ma sognare si può, come disse uno dei partecipanti all’asta che, nel 1998, metteva in vendita una porzione dell’isola di Santa Maria, l’unica delle isole dell’arcipelago maddalenino abitata. In quell’occasione le offerte furono diverse, tutte ritirate al momento della trattativa pubblica in quanto il ministero dell’Ambiente chiese e ottenne dal tribunale di Tempio l’aggiudicazione dei venticinque ettari in vendita, confinanti con le proprietà di alcuni notabili locali e del diavoletto italiano, Roberto Benigni.
    Nel caso dell’ isola di Spargi le speranze di poter partecipare all’asta pubblica sono praticamente nulle. Intanto per i diversi paletti giuridici già posti in essere dagli Enti pubblici, e inoltre dal fatto che – pur nell’ipotesi di entrarne in possesso – il felicissimo proprietario non potrebbe piantarci neppure i paletti per una canadese. Gli unici autorizzati a sbarcare nell’isola sono infatti i turisti che arrivano a frotte a bordo dei barconi, ai quali è concesso calpestare l’arenile soltanto dall’alba al tramonto.
    L’affare, per chi vuole realizzarlo, viene smorzato già dai periti del tribunale, che mettono in evidenza i vincoli e le tutele dell’arcipelago e danno, proprio per questo motivo, una valutazione da terreno agricolo a quell’angolo di paradiso. In molti, se si potesse costruire, sarebbero disposti a sborsare centinaia di milioni di euro pur di averlo. Con buona pace del “Conte Spargi”, il quale ha vissuto, praticamente indisturbato per una vita su quello scoglio che in passato veniva utilizzato dai pastori galluresi come riserva di pascolo, trasferendo le bestie sull’isola con una tecnica nota sin dall’antichità. Con una lunga corda legavano gli animali per le corna e, in una giornata di bonaccia, li spingevano in acqua. Un barchino a remi, al quale era legato un capo della corda, puntava sull’isola, seguita da mucche e vitelli che nuotavano nel mare non ancora dei Vip.

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