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Ectoplasmi coraggiosi e parchi naturali.

parco_del_gennargentuanche su Il Manifesto Sardo, n. 77, 1 luglio 2010

Stava per iniziare – almeno per il calendario – l’estate anche in Sardegna, quando Mauro Pili, deputato coraggioso e saldo nella difesa delle prerogative isolane quanto disciplinato votante nell’aula parlamentare di tutti i provvedimenti-ordini del suo premier Silvio Berlusconi, tuonò una raffica di interrogazioni parlamentari e di comunicati stampa.        A ruota, Ugo Cappellacci, ectoplasma sorridente Presidente della Regione autonoma della Sardegna,  annunciava una durissima impugnativa in tutte le sedi possibili e immaginabili.    E, come una valanga inarrestabile, si susseguivano le dichiarazioni di Roberto Deriu, il battagliero Presidente della Provincia di Nuoro, di altri deputati, di consiglieri regionali, provinciali, comunali, di esponenti di forze politiche con valore elettorale pari a un prefisso telefonico e chi più ne ha più ne metta.

Ma che cosa è accaduto?   I rappresentanti politici della Sardegna hanno deciso – come un sol uomo – di denunciare Bertolaso & co. per la bonifica ambientale farlocca realizzata a suon di milioni di euro a La Maddalena?  Han forse deciso d’ergersi a diga davanti ai continui scippi governativi dei fondi destinati alla nuova strada Sassari – Olbia?        Manco per sogno.

Ringhiano interrogazioni e dichiarazioni stampa contro il parco nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei.    Il perché è presto detto.

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 125 del 31 maggio 2010 (supplemento ordinario n. 115) è stato pubblicato il D.M. Ambiente 27 aprile 2010 contenente il nuovo elenco ufficiale delle aree naturali protette e include ancora il parco nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei, come nel precedente elenco (aggiornamento n. 5 del 2003). Momento conclusivo della procedura di revisione culminata nella conferenza Stato-Regioni del 17 dicembre 2009 e tre precedenti riunioni (2 ottobre 2008, 28 gennaio 2009, 17 novembre 2009).

In realtà si tratta di polemiche pretestuose e demagogiche. Nulla di più.  Aria fritta.

Poiana

Poiana

Infatti, l’art. 1, coma 573°, della legge n. 266/2005 (legge finanziaria 2006) ha stabilito che «La concreta applicazione delle misure disposte ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 110 del 14 maggio 1998, avviene previa intesa tra lo Stato e la regione Sardegna nella quale si determina anche la ripartizione, tra i comuni interessati, delle risorse finanziarie già stanziate sulla base dell’estensione delle aree soggette a vincolo. I comuni ricadenti nell’area individuata potranno aderire all’intesa e far parte dell’area parco attraverso apposita deliberazione dei propri consigli».       

In buona sostanza, l’applicazione delle misure di salvaguardia stabilite dal provvedimento istitutivo del parco (D.P.R. 30 marzo 1998) avverrà previa intesa Stato – Regione autonoma della Sardegna e i Comuni che vorranno potranno aderire ed entrare nel parco.

Né più né meno quello che c’è scritto nell’elenco ufficiale delle aree naturali protette (VI aggiornamento) approvato con il D.M. 27 aprile 2010.

Anche la nota sentenza T.A.R. Sardegna, sez. I, 7 aprile 2008, n. 626 che ha posto fine alla querelle dell’istituzione del parco nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei, nulla in più aveva detto.   Il ricorso n. 1343/1998 del Comune di Gairo (con intervento ad adiuvandum del Comune di Urzulei ed intervento ad opponendum del WWF) per l’annullamento del D.P.R. 30 marzo 1998 istitutivo del parco nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei e del relativo Ente Parco è stato, infatti, dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.    

Si comprende davvero poco che cosa abbiano da far chiasso a vanvera deputati, consiglieri regionali, presidenti di province, sindaci e chi più ne ha più ne metta.    La vicenda era già nota da anni e non c’è alcuna nuova notizia. Purtroppo.   Così come non c’è alcuna seria e concreta proposta di tutela ambientale e crescita economico-sociale per le zone interne.   Altro che solito blà blà sul prolungamento della stagione turistica e favole simili. 

”No al parco e basta !”      Questo è l’unico programma politico-amministrativo che vogliono darsi ?  Quale futuro vogliono per le zone interne della Sardegna?          

Pettirosso

Pettirosso

Le norme di tutela ambientale già ci sono, mentre si perde un’occasione più unica che rara per far finalmente crescere in modo equilibrato alcune delle zone interne e marginali sarde che ne evidenziano il maggior bisogno. I parchi nazionali e le aree naturali protette d’Italia generano un giro d’affari di 2 miliardi di euro all’anno e un fatturato pari a 9 miliardi di euro, con un’occupazione di 86 mila posti di lavoro (4 mila diretti, 17 mila per servizi, 65 mila per turismo, agricoltura, artigianato, commercio), con 2.450 centri visita, strutture culturali e circa 34 milioni in media di visitatori ogni anno.  Anche la sola presenza di un flusso turistico di 100 mila visitatori annui nelle zone del parco nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei, per una presenza media di soli tre giorni ciascuno, calcolando una spesa giornaliera complessiva di soli 100 euro, significherebbe una ricaduta economica diffusa di 30 milioni di euro annui

Qualcuno è in grado di dire che altro attualmente garantisce un simile contributo economico costante nelle aree interne della Sardegna?   Il mitico contratto d’area di Ottana?    La mitica Legler?   Il mitico canto a tenores, oggetto d’una dispendiosa proposta di riconoscimento internazionale all’Unesco da parte della Provincia di Nuoro e assolutamente inutile per mettere insieme il pranzo con la cena?  Eppure non c’è uno straccio di politico, di rappresentante del territorio, come s’usa dire, che voglia almeno esplorare una possibilità che altrove ha portato tutela ambientale e benessere.   Roba da Sardistàn, purtroppo.

Ricordiamo che al “famigerato” D.P.R. 30 marzo 1998 si è giunti dopo ben tre intese Stato – Regione (1992, 1995 e 1998) e che proprio la Provincia di Nuoro era stata individuata  quale ente gestionale provvisorio fino alla nomina degli organi definitivi. Ricordiamo anche che su 24 Comuni interessati ben 18 avevano formalmente aderito al parco nazionale, 3 hanno aderito con condizioni, uno non si è espresso per le dimissioni del proprio sindaco (Orgosolo) e solo due (Desulo e Talana) hanno opposto un rifiuto formale: perchè in Barbagia ed Ogliastra esiste la “democrazia al contrario” e l’area protetta non è potuta partire con i Comuni favorevoli? Ricordiamo, inoltre, che il programma comunitario Feoga 1994-1999 (sottoprogramma sviluppo rurale) fra i vari interventi finalizzati proprio al decollo del parco ha distribuito circa 35 miliardi di vecchie lire in favore di 161 interventi anche fra tanti oppositori del parco. Possono essere citati tanti altri “fiumi di denaro pubblico” già giunti in nome della tanto vituperata area protetta nel campo delle progettazioni, degli interventi di infrastrutturazione e così via.

Grifone

Grifone

Non si vuole il parco? Allora neppure più un euro finalizzato ai parchi venga distribuito, come anche avvenuto nel recente passato…..

Gruppo d’Intervento Giuridico

(foto C.B., S.D., archivio GrIG)

  1. 9 Agosto 2010 a 18:28 | #1

    e la coraggiosa “aria fritta” dei parlamentari sardi ha avuto la sua risposta. Proposte concrete a parte loro? Zero.

    da L’Unione Sarda on-line, 9 agosto 2010
    Parco del Gennargentu, Mauro Pili: “Nessun vincolo ma serve un progetto”.

    “Nel Parco del Gennargentu non ci sarà nessun vincolo. Dovrà essere un’intesa tra Stato, Regione ed Enti Locali a decidere la gestione di quell’area”. Lo ha detto il sottosegretario dell’Ambiente, Roberto Menia, rispondendo all’interrogazione sull’inserimento del Gennargentu nell’elenco dei parchi nazionali presentata nelle scorse settimane dai deputati Mauro Pili e Bruno Murgia.
    “La concreta applicazione delle misure disposte dal decreto del presidente della Repubblica può avvenire solo previa Intesa tra lo Stato e la Regione Sardegna – ha detto ancora Menia nella risposta – e in quell’area non vigono le misure di salvaguardia”. L’inserimento nel sesto elenco ufficiale delle aree protette risulterebbe essere solo una formalità proprio perché la norma della finanziaria del 2005 aveva azzerato il Parco del Gennargentu con una procedura che non poteva revocare, ma rendeva inapplicabile il decreto del presidente della Repubblica, subordinando qualsiasi ipotesi di Parco ad un’intesa tra lo Stato, la Regione e gli enti locali. “La mobilitazione seguita all’inserimento del Gennargentu in quell’elenco – ha detto Pili – è stata decisiva per scongiurare colpi di mano e ribadire con forza che senza le comunità locali non si può imporre niente. L’audizione in Commissione Ambiente della Camera dei movimenti Pro territorio, guidati dal Movimento sardo, ha sortito l’effetto sperato e ora bisogna lavorare per mettere in campo idee e progetti di valorizzazione che sappiano coniugare sviluppo e tutela. In questa direzione, già da fine mese, avvieremo un confronto serrato con i movimenti e le comunità locali proprio per avanzare una proposta compiuta per il governo del territorio”.

  2. 9 Luglio 2010 a 20:06 | #2

    @Franco Zunino : con tutto il rispetto, mi pare che conosca poco della reale situazione del Gennargentu. Il Gennargentu non corre il rischio di essere “addomesticato”: è già ampiamente “degradato”, al di là delle visioni bucoliche di Franco Zunino. La pastorizia è quasi sparita e, anzi, uno dei problemi “ecologici” è quello di riportare i pastori in Supramonte. Le discariche abusive sono diffuse, la caccia – proprio quella caccia a cui tiene tanto Franco Zunino e l’Associazione italiana per la Wilderness – ha causato quasi l’estinzione della Pernice sarda e della Lepre sarda. Un progetto ampiamente condiviso in sede locale come la reintroduzione di tre (dicasi 3) Gipeti ha visto il loro avvelenamento da parte di bracconieri, tutt’altro che elementi “romantici” come vorrebbe Franco Zunino. I primi nemici del parco nazionale sono proprio quelli che non vogliono “zente istranza” fra i piedi, sono quelli che vogliono mantenere quel “controllo militare del territorio” per fare i loro “affari” del quale giustamente parla il Procuratore della Repubblica di Lanusei Fiordalisi.
    Il parco nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei sarebbe soltanto un’occasione di equilibrata crescita economico-sociale delle zone interne sarde unita alla tutela ambientale. Di “carrozzoni” in Sardegna ve ne sono già molti e non sono certo i parchi naturali, rari come le mosche bianche.

  3. 9 Luglio 2010 a 19:56 | #3

    GENNARGENTU, A “RISCHIO” PARCO NAZIONALE
    Se c’è un Parco Nazionale che non dovrà mai essere istituito è quello del Gennargentu. E se c’è un’area selvaggia italiana che più di tutte meriterebbe invece di essere designata in Area Wilderness, è il Gennargentu. Perché? Per le sue dimensioni di spazialità, per la sua asprezza e solitudine. Per il rischio che un Parco trasformi tutto ciò in un mega carrozzone turistico, a scapito proprio della sua caratteristica maggiore che è l’isolamento e la selvaticità dei luoghi. Per il rischio
    che proprio un Parco Nazionale stravolga quella rusticità che è ciò che rende caratteristico il Gennargentu: la vita e la cultura pastorale, legata anche al mondo della caccia ancorché, spesso, di sussistenza (forse l’unico caso veramente reale in Italia) ma anche di illegalità. Come il firmatario del presente documento ebbe a scrivere molti anni fa della Val Grande piemontese, anch’essa proposta come Area Wilderness ma dai politici voluta istituire in Parco Nazionale per creare il
    solito carrozzone (che proprio in questi giorni sulla stampa locale è stato criticato per lo sperpero di danaro pubblico!): “quando in Val Grande non vi saranno più bracconieri, la Val Grande avrà perso il suo valore più vero: quello di luogo selvaggio e remoto”.
    Ora il Ministro Prestigiacomo, forse per voler dimostrare che anche la destra è ambientalista, sta smaniando in tutto il Meridione per creare nuovi Parchi Nazionali, ed il Gennargentu è uno di questi, dopo quelli proposti in Sicilia, delle Egadi e delle Eolie. Ecco, noi proponiamo invece l’alternativa di grandi Aree Wilderness che preservino il territorio e l’ambiente ma non impediscano l’antichissimo utilizzo delle loro risorse naturali rinnovabili da parte delle collettività locali, caccia compresa, ancorché a rischio di vedere il bracconaggio persistere ancora a lungo.
    Se per salvare il Gennargentu gli andiamo a togliere le sue maggiori caratteristiche, allora avremo trovato solo un modo diverso per distruggerlo: addomesticandolo. Come ebbe a scrivere il famoso cacciatore letterato Luigi Ugolini nella prima metà del secolo scorso riferendosi al tombolo di quella zona toscana allora agli inizi delle sviluppo turistico che poi subì, oggi nota come Tirrenia: “Non lo distruggono, ma per noi è lo stesso: lo addomesticano”.
    I difensori della cultura rurale e della caccia si muovano in tempo, prima di perdere un altro territorio selvaggio ed altro spazio per le loro pratiche ed attività di sostentamento. I Comuni hanno un unico modo per allontanare l’idea del Parco: provvedere essi stessi a conservare quei territori, ma solo quelli, che veramente meritano una tutela. L’Area Wilderness potrà soddisfare il turismo anche senza Parco, ma se non altro garantirà il non addomesticamento del Gennargentu,
    l’ultima nostra “terra di frontiera”. O si vuole che tutto diventi una Villa Certosa per il popolo?
    Stiano allerta i Comuni interessati, perché se è vero che per entrare nel Parco essi lo devono stabilire con una deliberazione consigliare, come gli viene richiesto, è anche vero che la legge non prevede poi la possibilità di uscirne qualora volessero un domani fare marcia indietro! Purtroppo, questa è la democrazia che abbiamo nel nostro Paese. Portino quindi avanti l’idea di un’Area Wilderness da essi stessi designata ancorché dovendo rinunciare a prebende statali o regionali; che
    però potranno poi essere richieste a sostegno della loro libera e democratica scelta autonoma basata sull’autodeterminazione dei popoli, mettendo alla prova i politici sul loro sincero impegno per la conservazione di patrimoni ambientali e non già per creare carrozzoni e poltronifici.
    IL SEGRETARIO GENERALE
    Murialdo, 9 Luglio 2010 F.to Franco Zunino

  1. 12 Novembre 2011 a 17:12 | #1
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