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Piano per l’edilizia 2, la vendetta…

olivastro, granito, ginestre

olivastro, granito, ginestre

L’ennesima porcata giuridica stavolta non è andata a buon fine.   La modifica di quel già indigeribile c.d. piano per l’edilizia, la legge regionale n. 4/2009, non è andata in porto.

Il disegno di legge n. 93/A (Modifiche e integrazioni alla legge regionale 23 ottobre 2009, n. 4 “Disposizioni straordinarie per il sostegno dell’economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo”), proposto dalla Giunta regionale e modificato e integrato dalla IV Commissione consiliare permanente (urbanistica) è stato bocciato nell’aula del Consiglio regionale al momento del passaggio alla votazione degli articoli a scrutinio segreto: su 65 consiglieri presenti, i voti favorevoli sono stati 27, i contrari ben 37 (1 astenuto).    Un sussulto di dignità.

Il disegno di legge era un vero e proprio indigeribile pasticcio dove spiccava per putridume l’art. 1, comma 18° (”alla lettera d) del comma 1 dell’articolo 13 sono soppresse le seguenti parole: ” prima dell’approvazione del piano paesaggistico regionale”) destinato a far resuscitare i piani di lottizzazione-zombies, quelli morti e sepolti con l’entrata in vigore del piano paesaggistico regionale

Ecco l’art. 13, comma 1°, lettera d, della legge regionale n. 4/2009 che sarebbe risultato in caso di approvazione: “d) nei comuni non dotati di piano urbanistico comunale di cui alla legge regionale n. 45 del 1989, nelle zone territoriali omogenee C, D, G, ed F, all’interno della fascia dei 2.000 metri dalla linea di battigia, possono essere realizzati gli interventi previsti dagli strumenti attuativi già approvati e convenzionati, a condizione che le relative opere di urbanizzazione siano state legittimamente avviate. Oltre tale fascia sono realizzabili gli interventi previsti nei piani attuativi regolarmente approvati e, se di iniziativa privata, convenzionati”.   Un nome fra i beneficiari: Sergio Zuncheddu, titolare del Gruppo L’Unione Sarda – Videolina – Radiolina, nonché dell’Immobiliareuropea s.p.a., nonché del progetto turistico-edilizio di Cala Giunco (Villasimius), casualmente proprio in queste condizioni.   Un vero capolavoro.

Un bel po’ di calce e di mattoni se li sono dovuti riportare a casa…

Gruppo d’Intervento Giuridico 

dune, stagno, spiaggia

dune, stagno, spiaggia

 

 da La Nuova Sardegna, 1 luglio 2010

Crolla il Piano casa, trema Cappellacci. I franchi tiratori affossano le norme sull’edilizia e fanno esplodere la crisi politica. Alfredo Franchini

CAGLIARI. Il voto segreto porta la maggioranza al massacro: non ci saranno modifiche al Piano casa, bocciato ieri sera per mano di una quindicina di franchi tiratori dopo una giornata di tensione vissuta in aula tra le accuse del Centrosinistra e le perplessità della maggioranza. I sardisti, poi, avevano dichiarato di nutrire molti dubbi su alcuni commi della legge facendo prefigurare il voto contrario. La bocciatura è clamorosa non solo per la portata numerica, (presenti 65, sì 27 e 37 i contrari), ma per il significato attribuito dalla Giunta al Piano-casa 2. L’importanza della legge era stata spiegata dall’assessore Gabriele Asunis in un intervento di 25 minuti concluso con un appello all’aula perché venisse accolto l’impianto della legge. Un testo anomalo – hanno rilevato molti esponenti del Centrosinistra: tre articoli in tutto ma il primo che inglobava da solo 21 commi, in realtà altrettanti articoli. «Un pasticcio giuridico, tecnico che non risolve neanche un problema», ha detto Luciano Uras, capogruppo della Sinistra. Il voto è il segnale del malessere della maggioranza anche dopo il mini vertice del giorno precedente in cui Cappellacci aveva minimizzato la portata della crisi, il rimpasto da affrontare, la sconfitta non ancora metabolizzata alle recenti elezioni amministrative. Cappellacci avrà il rimpianto di non poter disporre del voto di fiducia come in Parlamento, era uno dei commenti a caldo. Dimissioni di Asunis? L’assessore sorride tranquillo: «La democrazia è anche la libertà per il Consiglio di bocciare quel che non piace. Non è stata colta l’importanza della riapertura di alcuni termini richiesta dai cittadini per poter operare. Ma non è uno stop alla Giunta». Il vicepresidente del Consiglio, Michele Cossa (Riformatori), commenta: «Se qualcuno aveva dubbi sui problemi della maggioranza, ora questi dubbi sono stati dissipati. Noi avevamo chiesto subito dopo le elezioni una presa di coscienza e un deciso cambio di passo. È necessario che il presidente Cappellacci si assuma l’onere di ricompattare la maggioranza. Forse il provvedimento di ieri non era molto importante ma era sicuramente significativo: è un passo falso che si doveva evitare». Il presidente della commissione Urbanistica Matteo Sanna difende il Pdl, «ha votato compatto», dice attribuendo le colpe agli alleati, «si è trattato di un voto politico e ora procediamo con la verifica nella coalizione». Che la giornata si mettesse male per la maggioranza si era capito dal mattino quando il presidente della commissione Bilancio, Paolo Maninchedda, aveva dichiarato sul suo sito che avrebbe votato contro alcune parti del disegno di legge: «Non posso votare il comma 18», scriveva, «un premio ai comuni non virtuosi che continuano ad amministrare coi vecchi piani di fabbricazione, un premio ai comuni che hanno consumato il consumabile. Uno schiaffo ai Comuni che pur dotati di Puc si videro bloccate dal Paesaggistico le lottizzazioni. È un premio anche a un altro signore, potentissimo, che non mi ama per quello che penso, dico e faccio». Una posizione condivisa da tutto il Psd’Az tanto che Cristian Solinas, in aula, avrebbe pronunciato un discorso durissimo contro la legge definita «un moderno Frankenstein», e anche un «book di fotografie». Ma perplessità in aula erano state mostrate anche da esponenti del Pdl come, ad esempio, Nanni Campus, che ha parlato di «delusione per i mancati effetti della legge approvata lo scorso autunno». Nel dibattito anche polemiche dirette tra i consiglieri. Soru ha sostenuto l’inutilità del Piano casa: «Le modifiche sono dovute solo agli interessi spiccioli di qualcuno per qualche misera speculazione, per qualche poveretto che si allargherà lo stazzo, ma soprattutto per far resuscitare le lottizzazioni costiere precedenti e posteriori al Piano paesaggistico, conformi o non conformi, avviate o non avviate». Un Piano – ha detto – che ha finito per favorire solo i consulenti. L’ex governatore ha polemizzato a lungo con Oscar Cherchi (Pdl) che lo aveva chiamato in causa per la costruzione, molti anni fa, di un supermercato a Oristano. Soru ha affermato che «si trattava di una ricostruzione falsa» e ha chiesto l’intervento della presidenza «per evitare le ingiurie». Claudia Lombardo ha assicurato che promuoverà al più presto un incontro chiarificatore.

 Lottizzazione abusiva di case pseudo-mobili.È un no agli speculatori». Soru: «Doveva essere un regalo a qualche amico» Sanna: «Davano il via alla cementificazione».

CAGLIARI. Il dibattito di ieri in consiglio regionale ha riacceso l’attenzione sulle coste e sul tipo di lottizzazioni possibili, con forti divisioni all’interno della maggioranza, come annunciato anche nel sito di Paolo Maninchedda (Psd’az, presidente della commissione Bilancio). Alla fine ieri sera l’assemblea, a voto segreto, ha bocciato l’intero provvedimento. Uno schiaffo potente per un piano che Renato Soru aveva detto essere un «regalo» a qualche amico. «Se non fosse stato respinto – spiega Gian Valerio Sanna (Pd), già assessore regionale all’Urbanistica e agli enti locali – questo piano avrebbe resuscitato tutta una serie di interventi edilizi sulle coste. E mi riferisco a Costa Turchese per il nord Sardegna e a Cala Giunco (la lottizzazione che fa capo a Sergio Zuncheddu, editore de L’Unione Sarda e di Videolina – ndr): le modifiche inserite in queste nuove norme avrebbero rimosso il vincolo paesaggistico legato alle opere di urbanizzazione. Sarebbero potute rientrare in gioco anche vecchie ipotesi come quella dei Benetton su Teulada e di Ligresti presso Villasimius». Il provvedimento, sottolinea Mario Bruno, capo gruppo del Pd, «non rappresentava gli interessi dei sardi ma andava incontro solo a esigenze speculative di pochi». L’attenzione era rivolta in particolare verso il comma 18 dell’articolo 1 delle proposte, che avrebbe eliminato il limite posto dalla norma precedente alle lottizzazioni sulle coste. Questa infatti permette di realizzare gli interventi edilizi nei Comuni ancora privi di Puc solo nel caso di lottizzazioni approvate e convenzionate prima dell’approvazione del piano paesaggistico regionale (Ppr), ma a patto che avessero avviato le relative opere di urbanizzazione. Il comma «incriminato», se fosse passato, avrebbe cassato il vincolo cronologico legato all’approvazione del Ppr.

Torre di S. Elia

Torre di S. Elia

In questo quadro anche Cala Giunco, ottantunomila metri cubi da realizzare nella zona tra lo stagno di Notteri e Porto Giunco, sarebbe tornata d’attualità dopo il «no» ricevuto recentemente dal Consiglio di Stato. «Uno dei motivi di questa sentenza – sottolinea Stefano Deliperi, responsabile del Gruppo di intervento giuridico – è proprio la mancanza di urbanizzazione. Mentre il comma 18 avrebbe riaperto il discorso. Anche se, a mio parere, sarebbe stata una norma impugnabile in quanto in contrasto col Codice Urbani in rapporto ai vincoli paesaggistici. E l’avremmo subito impugnato». Secondo il presidente regionale di Legambiente Vincenzo Tiana, «il paradosso di queste modifiche al cosiddetto “piano casa” è che sono state presentate perchè in campo nazionale si è fatto osservare che vi erano aspetti in contrasto con le norme paesaggistiche. Invece proprio queste sarebbero state peggiorate». Claudia Zuncheddu (La Sinistra, Rossomori) sottolinea il pericolo scampato e parla di «grosse lobby che altrimenti sarebbero riandate alla carica delle coste con vecchi e nuovi progetti turistici». Lo stesso timore anche da parte di Massimo Zedda (La Sinistra) che giudica «questo provvedimento un tentativo di appoggio ai grossi gruppi edilizi che hanno interessi aperti sulla costa».

 (foto S.D., archivio GrIG)

  1. 20 Aprile 2011 a 22:08 | #1

    da La Nuova Sardegna, 20 aprile 2011
    Piano casa, puntuale la proroga di 6 mesi. Opposizione contraria, dissensi nel centrodestra. E Campus solleva il caso Sassari.

    CAGLIARI. E’ una di quelle leggi che in campagna elettorale fanno comodo. Il Consiglio regionale ha approvato ieri – con i soli voti del centrodestra – la proroga di sei mesi del piano-casa: il termine per la «denuncia di inizio attività» o per la «relativa comunicazione di inizio lavori» slitta dal 23 ottobre 2011 al 23 aprile 2012.
    Sul piano dei numeri il piano-casa regionale è sostanzialmente fallito: appena 8.500 le istanze pervenute ai Comuni (mediamente poco più di 20 per centro abitato) sulla base della legge dell’ottobre 2009 e non tutte potranno essere accolte. La giunta e la maggioranza confidano però che la proroga convincerà molti sardi a fare domanda: sinora – questo è il loro punto di vista – sono stati bloccati dalla partenza lenta e incerta delle attuali procedure, mentre ora tutto è più chiaro e ci sono altri sei mesi a disposizione.
    La maggioranza ha votato compatta ma senza convinzione. Lo stesso assessore Nicola Rassu ha invitato le opposizioni a presentare proposte migliorative per un confronto di merito. Lo hanno fatto anche il relatore di maggioranza Matteo Sanna (Fli), che però non fa più parte della maggioranza, e i vertici del Pdl, il capogruppo Mario Diana e il vicario Pietro Pittalis. Perché ora si sta per concretizzare la fase 2. Quella che dovrà superare la controversa norma di aumento delle volumetrie e portare a un vero piano-casa (compresi interventi innovativi di edilizia popolare). Fase 2 alla quale vuole partecipare anche il centrosinistra, come hanno sottolineato, tra gli altri, il relatore di minoranza Gavino Manca e i consiglieri Cesare Moriconi, Luigi Lotto e Chicco Porcu, tutti del Pd. I quali hanno detto di voler presentare una proposta alternativa a quella del centrodestra con contenuti che puntino a soddisfare i reali bisogni e non le voglie speculative. L’opposizione, del resto, si rende conto che non è politicamente utile dire un no pregiudiziale a un piano-casa e hanno spiegato che quello del centrodestra non risolve alcun problema.
    E’ stata una seduta molto tesa. Anche per la maggioranza. Che infatti è partita con il freno a mano tirato, visto che per ben tre volte, nella fase iniziale, ha fatto mancare il numero legale. Si era pensato a un giochino per mettere in difficoltà il primo firmatario, Matteo Sanna di Fli, ma poi si è scoperto che i dissensi erano diffusi e che l’intesa è stata trovata solo con l’impegno in maggioranza di rivedere quanto prima il testo in commissione.
    Fortissimo invece il dissenso di Nanni Campus (Pdl), che poi ha comunque votato a favore. Campus ha parlato di «norme volutamente ambigue» della legge approvata nel 2009 e modificata più volte in aula sulla spinta di singoli consiglieri e di forti interessi economici. E ha sollevato il caso Sassari, in particolare nel centro storico, dove è stato possibile demolire – ha detto – palazzine che meritavano di essere tutelate.
    Durissima l’opposizione dell’ex assessore Gian Valerio Sanna (Pd) per gli attacchi al Piano paesaggistico regionale e i capigruppo di Sel Luciano Uras e dell’Idv Adriano Salis, perché il centrodestra «cerca il consenso con il mattone e non dà risposte alla crisi economica».

  2. 24 Marzo 2011 a 14:43 | #2

    giusto per capire che cosa causa il c.d. piano per l’edilizia.

    da La Nuova Sardegna, 24 marzo 2011
    Demolita una palazzina in via Torres all’angolo con via Genova: scomparso anche un cortile interno e il limoneto. Il Piano casa ha fatto una nuova «vittima». E in via Pasquale Paoli le ruspe stanno abbattendo il caseggiato dell’ex Numera.

    SASSARI. Il Piano casa miete nuove «vittime». Stavolta a cadere sotto i colpi di benna è stata la casa che si trovava in via Torres all’angolo con via Genova. Insieme ai mattoni è scomparso il giardino interno, ricco di alberi di limoni che davano aria e ristoro all’intera zona. Ed è la prima volta, in città, che il Piano casa supera il terzo livello di vincolo, ovvero i piani particolareggiati.
    Secondo quanto previsto dai piani particolareggiati, trattandosi di Zona H (aree di salvaguardia ambientale, paesistica e naturalistica), l’intervento di demolizione poteva avvenire comunque, ma attraverso la cosiddetta «trasformazione guidata». In pratica, la palazzina poteva essere anche abbattuta e «trasformata», ma per la zona dell’agrumeto la norma prevedeva l’obbligo di lasciare libera l’area, sotto la quale poteva anche nascondersi una zona garage. Ma sopra la copertura, doveva rinascere uno spazio aperto.
    Il Piano casa invece annulla questi obblighi, prevedendo la demolizione e la ricostruzione dell’immobile. Non più un edificio a due piani, ma adesso la trasformazione dell’area sarà totale: su quei metri quadri si innalzerà un palazzo di quattro piani fuori terra e un piano di garage sotterranei. Una costruzione che consumerà una parte del giardino. L’impresa, infatti, avrebbe potuto sviluppare inizialmente 2.078 metri cubi, ma grazie al Piano casa si potranno aggiungere 220 metri cubi.
    Ieri mattina tutto è venuto giù in un attimo e dopo poche ore l’area era libera, il cantiere edile era pronto ad ospitare la gru. Intorno, il solito manipolo di curiosi, che guardavano perplessi mentre si cancellava la vecchia urbanistica.
    Nel frattempo, un’altra ruspa agiva in un’altra parte della città. Questa volta in via Pasquale Paoli, una zona dove molte case sono già venute giù velocemente grazie anche al Piano casa. Ieri mattina le ruspe hanno cominciato ad abbattere un caseggiato all’angolo con via Quarto dove una volta operava l’ex Numera, l’impresa di informatica che faceva capo alla Banca di Sassari. (v.m.)

  3. 22 Febbraio 2011 a 16:16 | #3

    da L’Unione Sarda, 21 febbraio 2011
    Piano casa, tutte le novità in Giunta. Proroga di un anno per le domande e procedure più veloci. L’assessore all’Urbanistica Rassu porta in giunta le modifiche alla legge sul rilancio dell’economia sarda.

    È il giorno del Piano casa 2. Salvo cambiamenti di programma dell’ultimo minuto, la delibera con le modifiche della legge 4 del 2009 approda questa mattina in giunta. L’assessore all’Urbanistica Nicola Rassu propone all’esecutivo il restyling di una legge che – secondo stime non ufficiali – ha convinto oltre 8 mila sardi a presentare, negli uffici comunali, le richieste per poter effettuare i lavori: alla fine del 2010, ultimo rilevamento ufficiale, erano state presentate circa 5 mila domande tra richieste di ampliamento di edifici esistenti e istanze di demolizione e ricostruzione, con l’incremento volumetrico. Il maggior numero di richieste si registra nei comuni di Sassari, Alghero, Oristano, San Teodoro e Olbia.
    La novità, secondo indiscrezioni, è quella della proroga fino al 30 giugno 2012 del termine per la presentazione delle domande. Resterebbero 68 giorni, altrimenti, per poter approfittare del Piano casa e migliorare, dove possibile, le condizioni delle nostre case. La decisione di prorogare di un anno il termine dovrà passare al vaglio del Consiglio, ma la maggioranza dovrebbe seguire l’indicazione della giunta.
    Arrivano le domande, ma la crisi che colpisce il settore delle costruzioni continuerà, seppure lieve, anche nel 2011: gli investimenti – secondo un’indagine condotta dai costruttori di Confindustria – quest’anno subiranno un calo del 2.4% rispetto al 2010.

    LA LEGGE. Nella giunta in programma oggi, si discuteranno modifiche e integrazioni alla legge regionale 4 del 23 ottobre 2009, quella delle “Disposizioni straordinarie per il sostegno dell’economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo”. Ovvero il Piano casa, inteso come spinta alle imprese ma soprattutto quella legge che consente un incremento volumetrico delle case con l’obiettivo del contenimento del consumo energetico. L’aggiornamento del Piano casa si discute oggi, o al più tardi nella prossima riunione della giunta, e si approveranno solo alcune modifiche. L’obiettivo delle integrazioni è quello di velocizzare l’iter burocratico delle pratiche, ritenute ancora troppo complesse perché possano invogliare i sardi a intervenire sulle proprie case. Le regole di base non cambieranno, questa è l’unica certezza che arriva da viale Trento, eccezione fatta per la proroga fino al 30 giugno 2012 del termine per la presentazione delle domande di inizio attività.

    I NUMERI. Al 31 gennaio 2011, le domande presentate nei Comuni sardi erano circa 8 mila. Le previsioni ottimistiche dell’ex assessore all’Urbanistica Gabriele Asunis, che certamente non tenevano conto delle enormi difficoltà incontrate dai cittadini negli uffici tecnici comunali, parlavano di circa 40 mila cantieri aperti a pieno regime. Con la legge approvata e i numeri che raccontavano invece di un settore come l’edilizia ancora in grave crisi, era stato proprio l’assessore Asunis a lanciare un appello: «Chiunque trovi resistenza nel presentare la domanda per i lavori, si rivolga ai carabinieri». L’Urbanistica, oggi guidata da Rassu, nei maggiori ottanta Comuni sardi ha registrato un confortante aumento di Dia (domande di inizio attività) presentate. Su un campione di un milione 13 mila sardi, ovvero il 65 per cento della popolazione residente, le domande censite alla fine di dicembre erano oltre 5 mila, mentre il successivo monitoraggio regala un aumento sensibile. Merito dell’imminente chiusura dei termini, perché di proroga fino a oggi non si era mai parlato.

    I COSTRUTTORI. Secondo le previsioni del centro studi dell’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori, non cesserà anche nel 2011 la crisi che attanaglia il settore da almeno sette anni. Gli investimenti- secondo un’indagine condotta dai costruttori di Confindustria – nel 2011 subiranno un ulteriore calo del 2.4% rispetto all’anno precedente, a fronte di una diminuzione del 6,4% registrata nel 2010, del 7.7% nel 2009 e del 2,7% del 2008. Il trend appare negativo se rapportato anche alle compravendite di unità immobiliari che in Sardegna, nei primi nove mesi del 2010, hanno subìto una diminuzione del 3,9%. «In Sardegna, come in altre regioni, sono già in vigore le nuove disposizioni in materia urbanistica», dicono i vertici regionali dell’Ance, «norme che dovrebbero consentire maggiori opportunità per chi voglia usufruire dei premi di volumetria riconosciuti in via straordinaria, anche in deroga alle rispettive leggi sui Piani casa». L’Ance saluta con favore «i correttivi in fase di approvazione, che dovrebbero consentire l’eliminazione di alcuni vincoli che limitavano la possibilità di realizzare gli ampliamenti e le demolizioni». L`obiettivo, per l’Ance, «è quello di favorire gli interventi edilizi in un`ottica di valorizzazione del territorio e di salvaguardia dei valori ambientali, storici e paesaggistici».

  4. 27 Novembre 2010 a 20:32 | #4

    da La Nuova Sardegna, 27 novembre 2010
    Il piano casa resta fermo al palo. Difficile applicare la norma. Il Consiglio chiede di accelerare le pratiche.
    URBANISTICA. Solo 170 le domande per aumentare le volumetrie Niente via libera a chi non ha il posto auto. (Elena Laudante)

    CAGLIARI. Il «rilancio» e la «riqualificazione abitativa» promessi dal piano casa rischiano di restare sulla carta, proclama che non creerà posti di lavoro o più stanze per tutti. Le 170 comunicazioni di inizio attività sono ferme in Comune.
    Questo non per colpa dell’ufficio Edilizia privata, che in realtà si avvale di tecnici esperti e laboriosi. Ma per il modo in cui la stessa norma – divenuta legge regionale il 23 ottobre 2009 – è concepita. In sostanza, poco si adatta alle specificità del capoluogo. E visto che mancano solo 155 giorni alla scadenza per presentare le domande (maggio 2011), va da sé che quella avviata come una grande campagna di rilancio edilizio sembra più assomigliare ad un soufflé mal riuscito. A mettere i bastoni fra le ruote ai 170 cittadini che hanno chiesto di coprire la verandina o aumentare cubature ci si è messa una condizione obbligatoria: avere dieci metri quadri di superficie da destinare a parcheggio per ogni cento metri cubi di volumetrie in più. A Cagliari, soprattutto in centro, lo spazio per l’auto è un vero lusso. Alcuni comuni sardi hanno ovviato con la “monetizzazione” del posteggio, ovvero chi non ha spazio paga in proporzione alle volumetrie che vuole. Ma si può fare solo se le regole urbanistiche del comune si dota, lo consentono. Come a Quartu. Ma non a Cagliari. L’alternativa sarebbe stata apportare una modifica alla norma regionale; viale Trento l’aveva capito. Peccato che poi il Consiglio non sia stato dello stesso avviso. Forse perché comprare volumetrie che non si hanno potrebbe rompere gli argini alla cementificazione selvaggia. Da allora – primavera – siamo praticamente al punto di partenza. Quasi uno stallo. «Stiamo cercando di risolvere i problemi per quanti hanno i requisiti, e molte altre domande viaggiano più spedite perché riguardano demolizioni di edifici esistenti da ricostruire», ha spiegato il dirigente dell’Edilizia privata, Paolo Zoccheddu, riferendosi alla cinquantina di istanze presentate sempre nell’ambito del piano casa.
    L’audizione di Zoccheddu era stata sollecitato dalla commissione Urbanistica presieduta dall’Udc Massimiliano Tavolacci, consapevole dei malumori che circolano tra chi intendeva leggeva questa norma come la sblocca-edilizia. «Il piano ha valenza straordinaria, e una durata di due anni. Con questi ritardi si rischia di vanificare tutto», si è lamentato Tavolacci, esprimendo il disappunto di elettori e colleghi. Come Andrea Scano, rappresentante del Pd in Commissione. «Le scarse richieste inevase dimostrano che la legge era solo un modo per perseguire obiettivi demagogici e liberare le volumetrie sulle coste», ha detto in Aula dove Tavolacci ha portato la questione. Se ne è discusso martedì e mercoledì scorsi. «È emerso chiaramente – ha aggiunto Scano – anche se con varie sfumature, che il numero delle richieste per sfruttare il piano casa è basso perché i cittadini sono stati scoraggiati dalle lungaggini». Il Consiglio ha dato mandato alla commissione Urbanistica di preparare un ordine del giorno – da votare in Aula – per obbligare il Comune a correre ai ripari. «Sindaco e giunta devono prendere un impegno cogente per velocizzare le procedure di applicazione della legge 4», ha avvertito Tavolacci, consapevole che il problema vada oltre l’applicazione del piano casa. Nuovo stadio, ristrutturaziuone del vecchio ospedale Marino, ascensori del San Giovanni, hanno dimostrato che «la testa va da una parte e il piede dall’altra», riferendosi alla diversità di approccio tra organo politico e uffici.

  5. 14 Settembre 2010 a 14:37 | #5

    da La Nuova Sardegna, 14 settembre 2010
    Piano casa, i numeri di una ripresa mancata. Sardegna e Veneto ai primi posti, ma i numeri sono bassi.

    CAGLIARI. Meno di 2.700 progetti in 63 città. E’ la sintesi («i numeri sono quelli che sono») dell’inchiesta del quotidiano economico «Sole 24 Ore» sull’attuazione della legge nazionale sul piano casa. La media delle domande per ampliamenti è di 40 nelle 63 città capoluogo prese come campione, media che scende a 20 se si tolgono i centri della Sardegna e del Veneto, le due regioni che hanno fatto registrare i dati più alti anche perché si erano dotate di normative proprie evidentemente più appetibili per i cittadini.
    Rispetto alla media nazionale di 40, a Cagliari sono state presentate 124 domande per ampliamenti, a Sassari 167, a Nuoro 38 e a Oristano 141 (sono stati presi in considerazione solo i centri capoluogo delle vechie Province. L’inchiesta del quotidiano della Confindustria si conclude quindi con un giudizio negativo: «Mancato il rilancio dell’edilizia».
    Di avviso diverso, a Cagliari, i responsabili del Piano casa regionale: «A poco meno di un anno dall’entrata in vigore della legge regionale 4 – è detto in una nota della Regione – continua a crescere il mercato dell’edilizia nell’isola e riprende in tutto il territorio sardo il processo di sviluppo del mercato immobiliare, in particolare quello legato alla residenza». Il giudizio della Regione si riferisce ai «recenti studi effettuati, tra gli altri, dal Centro ricerche economiche sociali di mercato per l’edilizia e il territorio (Cresme), Sole 24 Ore e Regione Sardegna. «L’isola – prosegue la nota stampa – è ai primi posti nel processo di rilancio del comparto delle costruzioni e delle attività indirette legate alla filiera dell’edilizia. A confortare ulteriormente questo segnale di ripresa del mercato sardo sono anche le proiezioni per i primi mesi del prossimo anno, quando si attende, a ridosso della scadenza del termine ultimo di presentazione delle istanze a valere sul Piano casa (1 maggio 2011), la forte accelerazione di questo trend di sviluppo».
    Per quanto riguarda l’inchiesta del Sole 24 Ore», la Regione afferma che i maggiori centri dell’isola «mostrano numeri in sensibile ascesa rispetto al monitoraggio degli ultimi mesi, e forniscono un segnale estremamente incoraggiante in prospettiva futura, in coincidenza con la prevedibile attenuazione degli effetti negativi della crisi che ha investito negli ultimi anni l’economia italiana e mondiale». Insomma, «è stato avviato un processo virtuoso, volto a creare migliori condizioni per il rilancio di tutto il comparto economico sardo, attivando politiche idonee di sostegno finanziario anche attraverso agevolazioni creditizie fornite da alcuni istituti bancari»
    A parere dell’assessore all’Urbanistica Gabriele Asunis «si iniziano a vedere i primi frutti di una legge che ha puntato da subito alla rivitalizzazione dell’economia partendo dalla casa e che nonostante le difficoltà economiche dell’isola e la crisi economica che ha colpito il comparto edilizio sta dando un nuovo e significativo impulso non solo per la ripresa del settore edilizio, ma anche delle filiere a esso interrelate». Asunis ha concluso affermando che «questa legge, che tiene comunque saldi i principi del rispetto dell’ambiente e della tutela del paesaggio, continua con sempre maggiore intensità a essere il motore di crescita del comparto edilizio con considerevoli positive ripercussioni sull’intera economia isolana».

  6. 14 Settembre 2010 a 14:30 | #6

    da Il Sole 24 Ore, 13 settembre 2010
    Piano casa: pochi i progetti presentati nelle città. Norme complesse e vincoli frenano il piano casa. Pochi i progetti presentati nelle città. (Eleonora Della Ratta, Cristiano Dell’Oste, Michela Finizio)

    Meno di 2.700 progetti in 63 città: i numeri sono quelli che sono. A un anno e mezzo dalla firma dell’intesa stato-regioni, pochissime famiglie hanno utilizzato il piano casa per ingrandire le proprie abitazioni. Un’indagine del Sole 24 Ore tra un campione di capoluoghi di provincia fotografa la tendenza: ogni municipio ha ricevuto in media 42 istanze e, se si escludono i centri del Veneto e della Sardegna, il dato si abbassa a 20.
    «L’idea è ottima, ma finora è stato un fallimento», rileva Andrea Marani, vicepresidente dell’Ance, l’associazione dei costruttori. «L’effetto anticiclico sull’edilizia non c’è», aggiunge Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme, l’istituto di ricerche che nella primavera dell’anno scorso stimò un effetto potenziale da 60 miliardi per il piano casa.
    Qualcosa, è evidente, non ha funzionato. Innanzitutto, il mosaico di leggi regionali e delibere comunali ha richiesto troppo tempo per essere completato. In Abruzzo il termine assegnato ai consigli comunali è scaduto solo prima delle ferie, mentre in Calabria – ultima a varare la legge – si è appena aperto. E in alcune città, come Ragusa o Siracusa, il comune ha da poco definito i criteri da seguire per avviare i lavori.
    Quasi tutte le leggi, poi, escludono i condomìni e i capannoni. I cantieri, quindi, si concentrano su villette e palazzine, meglio se collocate in periferia, dove il tessuto urbano è meno fitto ed è più facile rispettare le distanze minime dai vicini. Anche le vecchie cascine, spesso, sono tagliate fuori, perché il cambio d’uso è vietato.
    Senza contare che le normative sono oggettivamente complicate. I proprietari hanno sì la possibilità di superare i limiti del piano regolatore, ma la deroga non è (né potrebbe essere) in bianco: bisogna pur sempre rispettare i vincoli e le regole di settore. A Imperia, ad esempio, sono state chieste 27 autorizzazioni paesaggistiche per lavori legati al piano casa, e per dieci di queste l’iter è ancora in corso.
    Altro elemento critico è la necessità di raggiungere standard elevati di efficienza energetica: in Piemonte, quando si fa un ampliamento, bisogna adeguare tutto l’edificio. Richiesta sensata, ma che comporta maggiori spese. Ed ecco spiegato perché a Verbania la maggior parte degli ampliamenti siano varianti di progetti non ancora ultimati.

    In paese si ingrandisce solo il garage. Una o due pratiche in media. Nei casi migliori una dozzina, in quelli peggiori nessuna.

    La complessità si riflette anche nel tasso di bocciature. A Bologna sono risultate inammissibili 5 Dia su 17, a Sassari il 40% delle 167 istanze di ampliamento. «È una percentuale più alta del normale – spiega il dirigente Giovanni Agatau – e dipende da diversi fattori: la difficoltà di interpretare la norma, ma anche il fatto che alcuni edifici sono stati oggetto di abusi non sanati. A volte è la necessità di reperire i posti auto a bloccare i piccoli lavori come la chiusura di un balcone: la legge impone un metro quadrato di parcheggio ogni 10 metri cubi».
    Ancora meno numerosi degli ampliamenti sono i lavori di demolizione e ricostruzione. «Il bonus volumetrico del 35%, previsto dall’intesa nazionale e ripreso da diverse leggi, non è sufficiente a compensare i costi di abbattimento e ricostruzione», spiega Angelo Artale direttore generale di Finco, sigla che rappresenta la filiera delle costruzioni. «Siamo favorevoli alla sostituzione urbanistica, utile a riqualificare il patrimonio edilizio senza consumare suolo, ma è chiaro che così non funzionerà». Altri ostacoli arrivano dai requisiti imposti dalle normative, come spiega ad esempio Federico Pugina, responsabile sportello edilizia di Rovigo: «Ci sono difficoltà da parte dei professionisti nell’applicazione delle metodologie di calcolo previste dalla legge regionale 4/2007 sull’edilizia sostenibile per attuare l’intervento».
    Una misura di “riciclo” edilizio che si è rivelata efficace, invece, è quella della legge lombarda che consente di sfruttare i locali non utilizzati: a Brescia, Como, Varese e Monza un quarto delle domande riguarda questa tipologia di interventi.
    In uno scenario così difficile, la Sardegna e il Veneto registrano un numero di istanze sensibilmente più alto delle altre regioni, grazie soprattutto a leggi più permissive (si veda l’articolo più in basso). «Forse qualcosina si sta muovendo – osserva Alessandro Montagna, assessore a Verona – l’attenzione sta crescendo, la gente sa che il termine scadrà a luglio del 2011 e si informa».
    Proprio il fattore tempo è stato il più trascurato. «Il grosso delle domande arriverà in prossimità della scadenza, perché le famiglie non hanno fretta di investire, tanto più in un momento di incertezza economica – osserva Bellicini –. Certo, se si voleva contrastare subito la crisi, non era questa la via giusta, perché l’impatto economico si sentirà solo tra il 2012 e il 2014». E forse si è partiti da una premessa sbagliata: «In Italia non mancano le case – osserva Artale – mancano le case moderne, ma questi incentivi non favoriscono la realizzazione di edifici più efficienti».
    Molte regioni stanno studiando correttivi, ma i costruttori temono che anche stavolta si vada nella direzione sbagliata. «Per far partire subito i cantieri servirebbe una detrazione fiscale a favore di chi avvia i lavori – osserva Marani – e poi bisognerebbe liberalizzare il cambio d’uso, che consentirebbe di recuperare edifici industriali e rurali oggi inutilizzati».

  7. 3 Agosto 2010 a 13:29 | #7

    da La Nuova Sardegna, 26 luglio 2010
    I bungalow a Villa Certosa saranno cinque, coro di critiche al premier. (Mauro Lissia)

    «Questo episodio, l’uomo più ricco d’Italia e capo del governo italiano che chiede e ottiene di allargare la propria villa in Sardegna, è una nuova conferma del livello barbarico in cui è precipitata l’Italia»: parole di Edoardo Salzano, urbanista pianificatore di fama internazionale, padre indiscusso del piano paesaggistico regionale. Salzano è sconcertato: «La norma sul piano-casa è stato un fallimento a livello nazionale, è incredibile poi che alcune regioni l’abbiano applicata ancora prima che diventasse legge. Purtroppo la prima è stata la Toscana, amministrata dal centrosinistra. Ed è stata una decisione difficile da comprendere». Salzano però insiste sul caso sardo: «Questo fatto dimostra quanto Berlusconi tenga alla sua villa e spiega perchè il presidente del consiglio si sia impegnato così a fondo per sostenere la candidatura dell’amico Ugo Cappellacci».
    L’ex assessore regionale all’urbanistica Gianvalerio Sanna ha la carta bollata sulla scrivania: «Sull’ampliamento di villa Certosa il parere della commissione al paesaggio conta soltanto come un parere, ma se l’ufficio regionale per la tutela del paesaggio darà il nullaosta all’intervento, che è l’atto rilevante, ricorreremo al Tar perchè si verificherà una chiarissima violazione del piano paesaggistico regionale». Sanna si era già fatto sentire nell’aula del consiglio quando, a maggio scorso, sono uscite sulla Nuova Sardegna le prime indiscrezioni sull’istanza di accesso al piano-casa presentata dall’Idra Immobiliare di Silvio Berlusconi: «Ho chiesto che gli atti mi venissero trasmessi immediatamente, perchè mi pare evidente che se l’amministrazione Cappellacci ha elaborato un secondo piano casa l’ha fatto perchè il primo era illegittimo. Poi si è rivelato illegittimo anche il secondo…». Sugli aspetti politici il giudizio è scontato: «Manca persino il pudore – taglia corto Sanna – ma ormai non c’è più da stupirsi di nulla, basta guardarsi intorno e vedere a quale punto è il nostro paese grazie a questi governanti».
    Sulla stessa linea l’ex presidente della Regione Renato Soru: «Non ho commenti su questa vicenda, posso solo dire che difenderemo il piano paesaggistico in ogni sede, come abbiamo fatto finora». Anche Francesco Pigliaru, ex assessore regionale alle finanze e docente di economia, fa fatica a trovare le parole giuste per una valutazione dei fatti: «Il piano casa va nella direzione esattamente opposta a quella giusta, fa costruire di più anzichè di meno. Il fatto che ad avvantaggiarsene per primo sia Berlusconi è la conferma di quanto quella norma sia sbagliata». Indignazione anche a Italia Nostra, dove la responsabile giuridica Maria Paola Morittu appoggia pienamente l’idea di un ricorso ai giudici amministrativi: «Se riscontreremo profili di illegittimità lo presenteremo subito, questo è certo. Perchè abbiamo di fronte l’ennesima dimostrazione di come chi governa badi ai propri interessi piuttosto che al bene comune». La dirigente dell’associazione culturale contesta anche l’opportunità del piano-casa: «Le domande all’esame della commissione sono state soltanto trentacinque, il che la dice lunga sulla necessità di questa norma regionale, costata lunghissime discussioni e sedute del consiglio regionale a discapito di problemi reali della Sardegna. Non so, è una cosa talmente vergognosa che non si trovano parole sufficienti a esprimere il disappunto».
    Caustico il commento di Stefano Deliperi, responsabile del Gruppo di intervento giuridico: «Nessuna sorpresa, ormai in questo paese quando si fa una legge si sa già in partenza chi sarà l’utilizzatore finale. In questo caso poi si tratta di una vera legge-porcata, destinata ad alimentare gli interessi di pochi e ben identificati speculatori. Ma come tutte le cose elaborate in fretta si è rivelata un fallimento totale. Doveva servire a chi ha già volumetrie e cantieri pronti, alla fine è servita soltanto a Berlusconi». Parla di fallimento anche Vincenzo Tiana, presidente regionale di Legambiente: «Ci siamo battuti contro il piano-casa e i fatti dimostrano che eravamo sulla strada giusta, quella legge è un disastro ed è stata pensata soltanto per alcune persone. Che altro potrei aggiungere? E’ una cosa deprimente, se ci saranno gli estremi ricorreremo al Tar».
    Intanto si apprende che i bungalow progettati dalla società Idra Immobiliare per Villa Certosa sarebbero cinque, tra i 32 e i 45 metri cubi, per un totale di 800 metri cubi. Il piano-casa prevede la possibilità di aumentare la volumetria concessa del dieci per cento.

  8. 14 Luglio 2010 a 15:09 | #8

    da La Nuova Sardegna, 14 luglio 2010
    Allarme dell’edilizia: «Tornati al 1999, il piano casa è fallito».

    CAGLIARI. Sesto anno consecutivo di crisi per il mercato sardo dell’edilizia. Il nono rapporto della Cna costruzioni conferma le difficoltà anche nel 2010 e offre due ricette. La prima: meglio puntare sulla riqualificazione dell’esistente piuttosto che costruire ancora. La seconda: serve un maggiore impegno in opere pubbliche con azioni mirate. Giudizio non positivo per il Piano casa realizzato dalla giunta regionale: «Non ha dato i risultati di cui c’era bisogno».
    Dal 2004 il settore delle costruzioni è crollato del 30%, la fase più acuta è stata registrata nel 2009 (meno 10%) mentre la confederazione dell’artigianato prevede per il 2010 un meno 5%. Il rapporto è stato presentato dal segretario della Cna sarda, Francesco Porcu, ed dal presidente di Cna costruzioni, Paolo Porru. Dal 2004 il settore abitativo, che rappresenta il 41% del mercato totale, che ha perso più del 20%. Nel completto il comparto si assesta intorno ai 5,2 miliardi di euro, valore della produzione che riporta al livello del 1999. Persiste in maniera preminente la crisi nel settore abitativo (-7,6%) «a conferma della assenza di efficacia del piano casa, i cui effetti per il 2010 sono quasi nulli». Debole e stagnante il comparto delle nuove infrastrutture (-0,6%) in ripresa del 2,7% il non residenziale pubblico con una leggera perdita della manutanzione ordinaria (-1,6%). A pagare il conto più salato nel 2009 è la provincia di Nuoro, dove gli investimenti scendono del 15,4%, seguita da quella di Cagliari, che rappresenta il 38% del mercato isolano, con un -12,5%. Nel 2010 si stima, invece, un rallentamento dell’incidenza negativa in tutte le province ad esclusione di quella di Sassari (-8% rispetto al -6,5% del 2009). «Ci troviamo davanti ad una caduta della produzione che riporta indietro il settore di oltre un decennio – ha spiegato Porru – siamo preoccupati ed occorre fare di più, ma non vediamo altrettanta preoccupazione nella parte pubblica che, invece, dovrebbe impersonare un ruolo di stimolo». «Speriamo di avere superato picchi della criticità con il 2009 – ha concluso Porcu – non valutiamo positivamente i tagli agli enti locali della manovra regionale ed anche nella manovra nazionale vi sono misure restrittive. Il problema è che la coperta è troppo corta, e la pressione fiscale resta troppo forte sul lavoro e le imprese».

  9. 2 Luglio 2010 a 16:26 | #9

    l’Assessore regionale dell’urbanistica Asunis è bravissimo nel gioco delle tre carte ;)

    A.G.I., 2 luglio 2010
    PIANO CASA: REGIONE, LEGGE EFFICACE E PIENAMENTE OPERATIVA.

    (AGI) – Cagliari, 2 lug. – “La legge regionale 4 del 23 ottobre 2009, comunemente nota come “Piano Casa” e’ pienamente efficace e continua a essere operativa su tutto il territorio regionale”. Lo precisa la Regione, in una nota, precisando che “i cittadini possono continuare ad avvalersi delle agevolazioni previste dalla normativa stessa per migliorare la qualita’ delle proprie abitazioni e delle altre costruzioni”. “Le modifiche alla legge recentemente bloccate dal Consiglio regionale – prosegue la nota – non inficiano in alcun modo la validita’ di una norma che, in questi primi otto mesi di operativita’, ha gia’ dato buoni e incoraggianti risultati”. “Le modifiche – precisa l’assessore Asunis – sarebbero servite per spostare alcuni termini temporali che avrebbero consentito alle amministrazioni comunali di agire sui centri storici e di avere un indirizzo sui parcheggi; mentre ai cittadini avrebbero dato la possibilita’ di procedere all’accatastamento dei beni su cui si intendeva applicare il Piano Casa, oltre che per ufficializzare la volonta’ della Regione di sottoscrivere un protocollo d’intesa con il ministero dei Beni e le attivita’ culturali per la revisione e le modifiche del Piano Paesaggistico Regionale”. (AGI) Red-Cog

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