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Arresti per la “cricca dell’eolico”. Dimissioni per Cappellacci & Co.

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Arrestato il mediatore-imprenditore Flavio Carboni, probabilmente il perno di quel comitato d’affari (e forse d’altro) che ha cercato di dominare l’energia eolica in Sardegna e non solo.  Insieme a lui, fra gli altri, sono indagati il coordinatore nazionale del P.d.L. Denis Verdini, il Presidente della Regione autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci, il Direttore generale dell’A.R.P.A.S. Ignazio Farris, il politico iglesiente Pinello Cossu.   Si attendono sviluppi, anche per sapere se questa è una regione autonoma degli affari oppure no.

La prossima settimana il Presidente della Regione autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci, il Direttore generale dell’A.R.P.A.S. Ignazio Farris, l’Assessore regionale dell’urbanistica Gabriele Asunis saranno interrogati dai magistrati romani che conducono l’inchiesta.

Dagli stralci dell’ordinanza del G.I.P. del Tribunale di Roma Giovanni Di Donato emergono comunque riscontri di pesanti interferenze sull’attività amministrativa regionale: a questo punto sarebbe infinitamente meglio che il Presidente della Regione Ugo Cappellacci si dimettesse e insieme a lui se ne andassero a casa i tanti comprimari di un’Amministrazione regionale così opaca.

Gruppo d’Intervento Giuridico

Qui l’ordinanza di applicazione della custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale penale di Roma nei confronti di Flavio Carboni e altri.

A.N.S.A., 8 luglio 2010

Arrestato a Roma imprenditore Flavio Carboni. La richiesta di arresto è arrivata dai pm della Procura capitolina che indagano sugli appalti per gli impianti eolici da costruire in Sardegna.

ROMA  – L’imprenditore Flavio Carboni, coinvolto a Roma nell’inchiesta sugli impianti eolici da effettuare in Sardegna, e’ stato arrestato a Roma dai carabinieri. La richiesta di arresto e’ stata effettuata dai pm della Procura capitolina che indagano sugli appalti per l’eolico. Il legale di Carboni, Renato Borzone, ha fatto sapere che presenterà immediato ricorso al Tribunale della libertà contro il provvedimento che gli è stato appena notificato.

ARRESTATO ANCHE EX DC PASQUALE LOMBARDI - Nell’ambito dell’inchiesta sugli impianti eolici da effettuare in Sardegna, oltre all’ imprenditore Flavio Carboni, la Procura di Roma ha disposto l’arresto anche di Pasquale Lombardi, geometra ed ex esponente della Dc nonché ex sindaco del suo paese di origine in provincia di Avellino.

Eolico: arrestato imprenditore Martino. Arrestati accusati anche di violazione della legge Anselmi.

ROMA, 8 LUG – Oltre a Carboni e Lombardi, i carabinieri del nucleo investigativo di Roma hanno arrestato a Napoli anche l’imprenditore Arcangelo Martino. Il fascicolo che ha portato agli arresti nasce da uno stralcio dell’inchiesta sugli appalti per l’eolico in Sardegna in cui e’ coinvolto, tra gli altri, anche il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci. L’ipotesi di reato e’ quella di associazione a delinquere e di violazione degli articoli 1 e 2 della legge Anselmi sulle associazioni segrete.

centrale eolica e termovalorizzatore C.A.C.I.P.

centrale eolica e termovalorizzatore C.A.C.I.P.

da La Nuova Sardegna, 10 luglio 2010

Cappellacci mercoledì davanti al giudice. Svolta nelle indagini della Procura romana: convocati anche Asunis, Farris e Piga. Roberto Morini

SASSARI. Sarà interrogato molto probabilmente mercoledì prossimo Ugo Cappellacci per chiarire il suo ruolo nell’inchiesta sul rapporto tra affari e politica per l’assalto all’eolico in Sardegna. Il presidente della giunta regionale, indagato per abuso d’ufficio e corruzione, ha infatti ricevuto l’invito a comparire davanti ai magistrati romani. Può scegliere fra tre possibili date: mercoledì 14, giovedì 15 e venerdì 16 luglio. Come ha confermato alla Nuova lo stesso governatore, che si dice assolutamente tranquillo, la data più probabile è il 14. Con lui dovranno presentarsi altri tre indagati eccellenti: Gabriele Asunis, assessore all’Urbanistica, Ignazio Farris, presidente dell’Arpas, e Franco Piga, ex numero uno dell’autorità d’ambito, unico indagato a dimettersi. Il nodo intorno a cui ruota la parte sarda dell’inchiesta romana è la nomina di Farris all’Arpas, ritenuto un passaggio fondamentale per avere via libera alle autorizzazioni di impianti eolici. Con questo obiettivo Flavio Carboni comincia a muoversi già nel luglio del 2009. Il 29 si lamenta con Pinello Cossu, consigliere provinciale del Sulcis, per la mancata nomina. Lo stesso fa in una telefonata con Marcello Garau, dirigente dell’Ambiente al Comune di Porto Torres, usato da Carboni come una sorta di consulente tecnico per le sue conoscenze nel settore. «Tu sarai un vice, su questo ci puoi contare», gli promette Carboni. E Garau: «Sono a tua disposizione». Carboni «il 5 agosto – si legge sull’ordinanza di arresto – dopo avere ricevuto assicurazioni dall’on. Denis Verdini, comunica a Farris che domani ci sarà la nomina delle agenzie. (…) Il 6 agosto riceve dall’assessore Gabriele Asunis, in termini allusivi, la notizia della nomina di Farris, notizia che Carboni riferisce immediatamente all’interessato». Ma alla fine di agosto la nomina non è ancora ufficiale. Finalmente il 27 agosto «il presidente della Regione Ugo Cappellacci – si legge ancora nell’ordinanza – informa personalmente Carboni che è tutto apposto… perché noi avevamo già assunto laaa… il provvedimento che ha efficacia dal primo di settembre e quindi dal primo settembre è operativo». È nel corso di quella telefonata che Cappellacci e Carboni discutono anche del convegno di settembre al Forte Village di Santa Margherita di Pula, secondo l’accusa organizzato per agevolare rapporti tra il gruppo di Carboni e settori della magistratura. È proprio dalla nomina di Farris, e dal modo in cui è avvenuta, che probabilmente deriva l’accusa di abuso d’ufficio contestata a Cappellacci e ad Asunis. Secondo l’ordinanza, infatti, «la nomina avviene senza alcuna valutazione comparativa condotta sulla base dei titoli posseduti dai numerosi aspiranti». Ottenuta la nomina di Farris, Carboni comincia a muoversi per individuare le aree per cui chiedere le concessioni. Ci sono «contatti con il Cacip» per la zona industriale di Macchiareddu. In questa fase Farris non sembra certo rappresentare i pubblici interessi. Discute con Carboni su come presentare i progetti. Farris: «Noi ci rivolgiamo alla Regione con una… con la nostra… con una società cioè nostra e loro». Carboni: «Allora dobbiamo fare la società mista. E non ci conviene». Farris: «No, no, diciamo un’Ati, due società si presentano insieme per realizzare un parco». Ma il problema a questo punto è «ottenere l’approvazione da parte della giunta regionale di una delibera che» attribuisca «la competenza a trattare l’iter per le autorizzazioni per le concessioni in materia di energia eolica all’Arpas», si legge nell’ordinanza. Gli incontri con Cappellacci si infittiscono proprio con questo obiettivo. Il 21 ottobre a casa di Verdini a Roma «probabilmente era presente anche Ugo Cappellacci». Il 26 novembre, di nuovo da Verdini, con Carboni ci sono Marcello Dell’Utri, Arcangelo Martino e Cappellacci. Il 9 dicembre Carboni e Verdini, sempre a casa del coordinatore del Pdl, si vedono con Farris, Garau e Dell’Utri. E ancora il 13 dicembre in Sardegna s’incontrano Carboni, Garau, Piga, Dell’Utri, Verdini e Cappellacci. Il 20 gennaio 2010 Carboni incontra di nuovo Cappellacci a casa di Verdini. Le pressioni di Carboni su Cappellacci passano anche attraverso contatti sempre più stretti del finanziere con un uomo di fiducia del governatore, quel Franco Piga che ha condotto tutta la campagna elettorale al fianco di Cappellacci e che è stato ripagato con la nomina ai vertici dell’Ato appena insediata la nuova giunta. Poi l’inchiesta fiorentina su Verdini e la repentina retromarcia di Cappellacci. Di questo dovranno rispondere i quattro indagati negli interrogatori della prossima settimana. Di un intreccio difficilmente giustificabile tra interessi pubblici e privati, tra affari e gestione della politica. Di un rapporto con l’associazione a delinquere costituita – secondo la magistratura romana – da Carboni, Lombardi e Martino, gli imputati arrestati giovedì mattina. Un rapporto di frequentazione così assidua che sarà difficile definire casuale, occasionale.

torri eoliche

torri eoliche

«Mi sono rotto, quelli con me hanno chiuso». Al telefono l’ira del presidente dopo l’indagine su Verdini e la cricca. Dal luglio 2009 al marzo 2010 il magistrato rileva nei colloqui contrasti stridenti. Pier Giorgio Pinna

ROMA. È tra il luglio 2009 e il marzo 2010 che si decidono gli affari di Flavio Carboni sull’eolico in Sardegna. Ed è alla fine dell’inverno che il presidente Ugo Cappellacci sbotta al telefono. Lo fa parlando, in modo concitato, con Franco Piga, ingegnere responsabile dell’Autorità d’ambito territoriale, come lui indagato nella vicenda. In quel momento, il governatore ha appena costituito Sardegna Energia, società a partecipazione pubblica. L’obiettivo? Far gestire direttamente le fonti alternative alla Regione bloccando i privati. Il giorno dopo la decisione, il 13 marzo, viene intercettata una conversazione dai toni emblematici: emblematici soprattutto perché – annotano gli inquirenti- «stride con i contatti e con i colloqui dei mesi precedenti». A detta degli investigatori, infatti, «è ragionevole ritenere che tale sviluppo imprevisto vada inquadrato nel nuovo contesto determinato dall’indagine fiorentina» su G8, Grandi opere e Denis Verdini, secondo l’accusa uomo chiave in entrambe le inchieste. Nella telefonata il tecnico si complimenta con Cappellacci.
Piga: «Eh, mi sarebbe sembrato strano… no io volevo fart… farvi, farti e farvi complimenti perché io stamattina mi son visto in rete la conferenza stampa (…) bella… bella e credo che tutte le discussioni dei mesi scorsi (incomprensibile) abbiano trovato la sintesi giusta insomma (…) con buona pace di chi non era d’accordo». Il presidente replica asserendo che così ha voluto liberarsi dalle pressioni. Cappellacci: «Va beh! Se la prendono in culo, guarda (…) che se la prendano tutti quanti in culo… ci… ci liberiamo da mille (…) a parte il fatto che secondo… io questa è la soluzione è l’unica vera che porta a un risultato concreto per la Sardegna! Numero uno! (…) nu… nu… nume… numero due io di… io di essere sollecitato mattina sera e anche di notte da (inc) che ti chiede (inc) cioè lo sai bene mi son rotto i coglioni! (…) da oggi in poi, caro Franco, mi dispiace: hanno abbassato la serranda… è chiusa la bottega (…) e… e andate a rompere i coglioni da un’altra parte che qua non è cosa di romperci i coglioni insomma! (…) basta mi son veramente rotto le palle! Comunque… rotture di palle a parte e io credo che questa sia la soluzione, adesso». Nella ricostruzione dei passaggi, per il giudice Giovanni De Donato, è significativo il fatto che pochi giorni più tardi, il 17 marzo, Carboni incontri a Roma un altro degli arrestati nell’ultimo blitz, Arcangelo Martino. Un faccia a faccia direttamente verificato e documentato dalla polizia giudiziaria. «La successione di tali abboccamenti – scrive nell’ordinanza di custodia cautelare il magistrato – induce a ritenere che, dopo gli sviluppi, Carboni abbia cercato la mediazione di Martino col presidente della Regione». Sempre secondo il giudice per le indagini preliminari, non ci sono dubbi sul fatto che l’approvazione di un provvedimento sulle wind farm favorevole all’imprenditore di Torralba sia stata vanificata «da eventi imprevisti». E cioè l’indagine della Procura di Firenze sulla cricca della Protezione civile e sul coordinatore nazionale del Partito della libertà Denis Verdini. Lo dimostrano altre intercettazioni e altri riscontri raccolti dalla polizia giudiziaria.

 

 

 

 

 

 

centrale eolica off shore

centrale eolica off shore

 

«Delibere frettolose e procedure riservate».  Il clima alla Regione condizionato dagli accertamenti giudiziari.

ROMA. Traffici, pressioni, maneggi: l’indice accusatore del giudice romano si sofferma sugli elementi raccolti dalla polizia giudiziaria in mesi d’indagine. Così, tra le pieghe, spuntano sospetti sulla disinvoltura di alcuni passaggi amministrativi nell’isola. Il che emerge, in particolare, dalle intercettazioni ambientali, ancora una volta rivelatesi decisive negli sviluppi degli accertamenti e dei controlli. Una delle conversazioni giudicate suscettibili d’approfondimento da parte degli inquirenti riguarda un colloquio tra l’ex dirigente dell’Agenzia per la protezione ambientale nell’isola, Ignazio Farris, indagato nell’inchiesta, e una funzionaria della Regione. Il colloquio è stato registrato il 26 marzo scorso. Dell’impiegata si conosce solo il nome di battesimo, Simonetta. Con ogni probabilità gli investigatori hanno accertato la sua identità completa. Comunque, nel colloquio, la donna afferma che il provvedimento col quale si dà l’intera gestione dell’energia eolica all’amministrazione sarda è stato approvato in tutta fretta. «Però – spiega – questa che hanno fatto su…, sulla istituzione di questa società per operazioni sembra un po’ avventata anche (….) all’ultimo momento l’hanno…., l’hanno fatta così ti devo dire…, io sono rimasta un po’ perplessa perché non capisco chi è che li sta consigliando, chi è che…».  La funzionaria prosegue poi riferendo come, nonostante fosse lei stessa in genere a occuparsi della preparazione delle delibere da portare in giunta, nel caso del provvedimento su Sardegna Energia fosse stata totalmente estromessa. Di più: la delibera sarebbe stata redatta in maniera assolutamente riservata, tanto che non ne era a conoscenza nemmeno il capo di gabinetto.
Simonetta: «Tu ti puoi immaginare su questa cosa dell’Agenzia dell’energia come ci sono rimasta, perché non è passata…, io preparo la borsa di giunta quindi io vedo (…) tutte le proposte di delibera». Farris: «E poi tu eri stata anche già coinvolta su questa cosa». Simonetta: «La fine di settembre che mi erano stati chiesti (…) mi aveva chiesto in maniera (…) assolutamente riservata, tant’è che mi aveva chiesto di non parlarne neanche con il capo di gabinetto, ti puoi immaginare (…) dopodichè non mi dici…, poi io ho capito che stavano scrivendo qualcosa sull’eolico perché ogni tanto venivano i più disparati a chiedermi le cose… e poi non ti fidi di me. Cioè, è stata bruttissima questa cosa, Ignazio, è stata molto brutta per me». Al termine, il magistrato che ha disposto i tre arresti non si esime così da una serie di argomentazioni che richiamano le pressioni che sarebbero state esercitate in diverse circostanze – anche e soprattutto in Sardegna – dal coordinatore nazionale del Partito della libertà, Denis Verdini. (pgp)

 

 

 

 

 

centrale eolica off shore, Germania

centrale eolica off shore, Germania

 

«Nuova P2»: arrestato Carboni. Dall’inchiesta sull’eolico sardo i complotti di un’associazione segreta. Rita Di Giovacchino

ROMA. Dietro il business dell’eolico in Sardegna non c’era soltanto la voracità di un comitato d’affari, ma una organizzazione in grado di influire a tutti i livelli politici su centri decisionali e anche su organi costituzionali dello Stato. Un’associazione dietro cui si intravede l’ombra della massoneria che, se non è la P2, molto gli somiglia. E’ quanto emerge dalle sessanta pagine dell’ordinanza del il gip Giovanni De Donato che ha portato giovedì mattina all’arresto di Flavio Carboni e dei suoi attivisti napoletani Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino. Il primo sedicente magistrato tributarista (in realtà geometra), il secondo faccendiere politico amico del padre di Noemi. Qualcuno li ha già ironicamente ribattezzati Totò e Peppino, ma la battuta non liquida la gravità di quanto emerge da centinaia di registrazioni telefoniche, foto, pedinamenti, riprese video. Ai tre si contesta la violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete che perseguono l’ obiettivo di influenzare decisioni politiche, pilotare appalti, processi e nomine anche di cariche istituzionali. Come capo indiscusso viene indicato Flavio Carboni, il discusso uomo d’affari sassarese che, interrogato ieri dal pm Giancarlo Capaldo e dal gip De Donato, si è difeso ribadendo il proprio ruolo di uomo di finanza e il diritto all’attività di lobbing. Dalle 60 pagine emerge anche il tentativo, fallito, di influire sulla decisione dei giudici costituzionali il 6 ottobre scorso quando la Corte bocciò il Lodo Alfano. Un’operazione complessa che non può essere attribuita soltanto alle capacità di manovra dell’intramontabile uomo d’affari sardo o del suo socio Lombardi. Dietro le pressioni e i vari maneggi s’intravede l’ombra di un mandato politico di alto livello. Fatto è che, a poche settimane dalla decisione della Corte Costituzionale, il 23 settembre 2009, i tre hanno partecipato a una riunione nella casa romana del coordinatore del Pdl Denis Verdini (indagato per corruzione e riciclaggio), a cui hanno preso parte anche il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller. Caliendo, che in passato è stato anche segretario dell’Anm, si è difeso asserendo di essersi intrattenuto soltanto una ventina di minuti per parlare di un convegno in programma in Sardegna. Ma poi Lombardi chiama aggiornandolo sugli argomenti trattati a cominciare dal Lodo. I contatti sono proseguiti anche con l’onorevole Renzo Lusetti che reagisce con imbarazzo alle telefonate, come anche in una telefonata del 30 settembre il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli. La contropartita di questa attività lobbistica è in realtà la candidatura di Cosentino alla presidenza della Regione Campania, un obiettivo cui i tre non vogliono rinunciare neppure dopo la richiesta di arresto per collusioni con la camorra e dopo che il partito aveva deciso di puntare su Stefano Caldoro. Anzi contro il nuovo candidato viene orchestrata una campagna diffamatoria con un dossier diffuso da un sito locale sulle sue frequentazioni sessuali in ambienti trans. L’appartenenza alla nuova loggia è un’ accusa che potrebbe estendersi ad altri più importanti nomi. Non escluso il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini che sembra assumere il ruolo di sponsor politico delle varie iniziative e che partecipa ad almeno cinque incontri. Va detto che molti interventi, come per il Lodo Alfano, risultano infruttuosi. Alfonso Marra, appena nominato presidente della Corte di Appello di Milano (dietro pressioni di Lombardi in ambienti del Csm) non riesce a far accogliere il ricorso di Roberto Formigoni la cui lista era stata esclusa dalle regionali in Lombardia. Pochi giorni prima della decisione sul Lodo, Lombardi telefona a Mirabelli per fare la conta tra favorevoli e contrari. «No… dicevo siccome il 6 ottobre si verificherà il lodo del ministro… i suoi amici, colleghi, ex colleghi su che posizioni staranno?». Mirabelli è imbarazzato. Lombardi: «Quella della Consulta che è la donna, dice che è sua amica». Mirabelli: «Prego? Ah sì… ma sono tutte care persone, certo». L’altro non desiste: «Possiamo intervenire almeno su questa persona?» Mirabelli: «Mmmm… eh… non è che gli interventi valgono granché eh…». Lombardi: «Vedi un poco se sulla signora possiamo avere un riscontro… vabbè ci sentiamo domani professò che mi stanno mettendo in croce gli amici miei di… che sono poi anche amici suoi». Ma il 6 ottobre la decisione della Corte delude le aspettative. Il morale di Lombardi è a terra: «Eh che figura di merda…», dice Lombardi. E Carboni se la prende con Martino. Il 28 novembre Lombardi apprende che Cosentino ha fatto ricorso in Cassazione contro la richiesta di arresto. Si riaccende la speranza. Lombardi telefona alla segreteria del presidente della Cassazione Vincenzo Carbone per far fissare subito l’udienza e ci riesce. In una telefonata a Carbone dice: «Ieri sono stato con amici molto bravi che hanno parlato tutti bene di te… e che devi stare ancora due anni in Cassazione che devi sistemare le cose come le hai già messe… sono tutti convinti che tu dovrai avere quello che devi avere». Carbone si schermisce: «Io faccio solo il mio dovere». La promessa fatta balenare riguarda una legge che avrebbe dovuto allungare di tre anni l’età di pensionamento dei magistrati. In realtà la legge non è mai passata. E anche il ricorso di Cosentino è stato bocciato.

centrale eolica a mare

centrale eolica a mare

IL SOSPETTO. Misteriosi oppositori e giochi sotterranei.

ROMA. Dalle intercettazioni risulta che più d’uno ha tentato di opporsi alle logiche di conquista attribuite agli accusati negli affari e nella politica. La circostanza, per esempio, scaturisce da un colloquio tra Carboni e un altro degli inquisiti, Ignazio Farris, che ha appena saputo della sua nomina a presidente dell’Arpa Sardegna. E da una successiva telefonata registrata dagli inquirenti tra il medesimo Carboni e un terzo indagato, Pinello Cossu, consigliere provinciale di Carbonia-Iglesias. «Io credo – dice quest’ultimo – che sia stata provvidenziale il tuo intervento di ieri mattina, l’essenziale è vincere. Ieri il tuo intervento deve aver posto fine a ogni gioco sotterraneo del personaggio che conosciamo… infatti l’ho detto anche a Ignazio». Chi possa essere il misterioso oppositore saranno forse le successive indagini a svelarlo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

centrale eolica

centrale eolica

 

Un business che continua a fare gola. In novembre le prime avvisaglie con l’indagine sui Signori del vento. Dall’arresto di Vigorito and Company al sospetto d’infiltrazioni mafiose. Pier Giorgio Pinna

SASSARI. È come una bufera. Violenta. Disastrosa. Ma certo non inattesa. Almeno nella Via col vento in salsa sarda. Le raffiche sembrano raggiungere tutto e tutti. Sferzano gli indagati-protagonisti: Carboni, Verdini, Cappellacci, funzionari, tecnici, imprenditori e affaristi sotto accusa. Sfiorano diverse centrali eoliche e alcuni consigli comunali. Incrinano il fronte delle rinnovabili.
I fatti accertati dagli investigatori precedono di poco l’avvio nell’isola della prima grande indagine sull’eolico. È a novembre dell’anno scorso che risale infatti l’arresto di quattro Signori del vento. Ossia gli «sviluppatori» siciliani e campani accusati di lucrare illecitamente sui certificati verdi e sui progetti d’installazione delle maxi-pale. Una Sardegna connection che porta al parco di Ploaghe, messo sotto sequestro giudiziario in passato (e da mesi di nuovo riattivato). Blitz seguito da una valanga di denunce e dai sigilli su 7 cantieri in varie parti d’Italia. In totale, 185 turbine confiscate. Valore 153 milioni. L’operazione è clamorosa. Arriva dopo l’allarme di traffici mafiosi lanciato durante le contestazioni contro le piattaforme progettate nel mare di Is Arenas e nel Golfo degli Angeli. Nelle settimane successive i quattro riacquistano la libertà in attesa del processo. Il più conosciuto è Oreste Vigorito, 64 anni, di Ercolano, già presidente del Benevento Calcio, avvocato, ex amministratore della Ivpc. L’altro nome noto è quello di Vito Nicastri, 53 anni, di Alcamo, in provincia di Trapani, indagato nel corso di una precedente indagine sull’eolico. Gli altri indagati sono Ferdinando Renzulli, 44 anni, di Avellino, e Vincenzo Dongarrà, 47, di Enna. Tra gli accusati, il dirigente di un istituto di credito milanese del quale sono state fornite solo le iniziali di nome e cognome e l’età: V. D., 55 anni. Guarda caso, era alla guida del settore bancario che curava le istruttorie sospette. Nel frattempo suscitano sensazione le ricadute di altri, differenti, controlli fatti dagli inquirenti a macchia di leopardo. Dall’area industriale di Cagliari e Macchiareddu al Sulcis Iglesiente, dall’Anglona al Nordest. E non cade nel vuoto l’appello di Beppe Pisanu, presidente della commissione parlamentare antimafia, perché si vigili contro le infiltrazioni della criminalità organizzata nell’isola. Fra la prima inchiesta e gli sviluppi della nuova serie con Carboni primattore, comunque, pare non ci siano elementi di contatto. La riprova è costituita dalla differente titolarità delle indagini. Ma è presto per escludere altri approfondimenti: in troppe storie di malaffare che toccano l’isola, negli ultimi anni, riaffiorano spesso gli stessi nomi. L’altra certezza è che il business delle wind farm continua a far gola. Ed è chiaro il perché. Per limitare le emissioni di anidride carbonica entro 10 anni l’isola dovrà creare il 20% di energia da rinnovabili. Uno dei settori chiave – oltre a biomasse, fotovoltaico, termodinamico – è appunto l’eolico. Finora sono 26 le centrali costruite: in tutto, generano quasi 400 megawatt. Più del doppio le progettate: in fase di realizzazione per 550 Mw, in istruttoria per altri 400. In futuro s’ipotizza una potenza teorica prodotta dal vento di 3.675 (contro quella complessiva attuale pari a 1.600, più altri 1.000 di riserva). Ma come si esporterà tanta energia visto che il cavodotto Sapei è oggi in fase di raddoppio proprio perché già insufficiente?

parchi eolici in Sardegna

parchi eolici in Sardegna

(foto da mailing list ecologista, J.I., S.D., archivio GrIG)

  1. 20 Gennaio 2011 a 14:56 | #1

    da La Nuova Sardegna, 20 gennaio 2011
    «Non ci sarà nessun assalto all’ambiente». L’assessore Oppi: pale consentite solo nelle aree industriali. La giunta incerta tra il ricorso e una nuova legge: oggi e domani l’agenda è fitta di incontri.

    CAGLIARI. La sentenza del Tar non ha colto di sorpresa la Regione. Erano in molti ad aspettarsi la bocciatura dell’ormai famosa delibera del 12 marzo 2010, quella che servì alla giunta per dire «stop» a tutte le domande di nuovi impianti di energia eolica. Non ha colto tutti di sorpresa perché, sin dal primo momento, c’era stato il sentore che il provvedimento avesse qualche punto debole e che fosse stato scritto e approvato in tutta fretta soprattutto per ragioni politiche. Che qualcuno collegava all’inchiesta della Procura romana sulla P3.
    Nel marzo dell’anno scorso l’inchiesta giudiziaria, quella che vede Ugo Cappellacci nelle vesti dell’indagato assieme al discusso uomo d’affari Flavio Carboni e al coordinatore del Pdl Denis Verdini, non era ancora pubblica. C’è chi sospetta che Cappellacci, appresa notizia di altre inchieste, si sia premurato di mettersi al riparo dimostrando con un atto pubblico di essere contro le speculazioni. Ma c’è anche chi dice che il governatore, che non aveva dato il via libera ad alcun progetto, abbia pensato alla delibera proprio per tappare la bocca a chi gli faceva sin troppe pressioni. In ogni caso, dieci mesi fa le polemiche politiche sull’eolico infuriavano chiamando in causa il rischio di giochetti finanziari e di saccheggio ambientale attraverso le torri del vento e gli impianti off-shore.
    Il Tar, dando ragione a dieci imprese che si erano viste bloccare i progetti, ha giudicato la delibera illegittima contestando la facoltà che la giunta si era attribuita, quella di chiudere le porte a qualsiasi operatore privato e di diventare l’unico soggetto abilitato ad agire nel settore. L’energia gode del libero mercato, ha sottolineato il Tar, e la Regione può solo approvare o bocciare i progetti, sempre motivando le decisioni caso per caso.
    Il presidente della commissione per il Paesaggio, Pinuccio Sciola, e la deputata del Pd Caterina Pes hanno subito gridato al pericolo di imminenti distruzioni del territorio e al ritorno degli speculatori. Ma l’assessore regionale all’Ambiente, Giorgio Oppi, non condivide l’allarme. «L’annullamento della delibera – ha spiegato – non procurerà alcun assalto. Bisogna tener presente che in Sardegna la quantità di energia da produrre è stata ampiamente superata e che, per legge, oggi è consentito realizzare gli impianti eolici solo nelle zone industriali o nelle aree circostanti se non tutelate. Qualcuno pensa che alcuni dei progetti non possono più essere bloccati? Lo vedremo. Anche noi abbiamo le nostre carte».
    Cosa farà ora la Regione? Non viene escluso un ricorso al Consiglio di Stato, anche se le speranze di far ribaltare la sentenza del Tar sarebbero ridotte al lumicino. La giunta sta consultando i propri legali e a giorni deciderà. «In ogni caso – ha detto Oppi – ci sono gli strumenti per centrare l’obiettivo che ci siamo dati, cioé evitare rischi per l’ambiente, assalti al territorio e speculazioni di qualsiasi genere. Ne avevamo parlato prima, ora si tratta di studiare bene la sentenza del Tar e prendere provvedimenti quanto prima». Cappellacci, ha riferito Oppi, ha annunciato alla giunta che «non tornerà indietro. Il presidente è stato chiaro: non rinuncerò alla mia battaglia».
    Tra oggi e domani ci saranno le verifiche tecniche e gli incontri politici della giunta per decidere cosa fare. Non è esclusa l’ipotesi di una nuova legge, che rafforzi l’idea dello «stop» con l’unica finestra delle concessioni in aree industriali e solo per «soddisfare – come recita la delibera del marzo 2010 – il fabbisogno energetico dell’azienda per autoconsumo e autoproduzione».

  2. 20 Gennaio 2011 a 14:53 | #2

    da La Nuova Sardegna, 20 gennaio 2011
    Eolico, via libera o maxirisarcimenti. Dopo la sentenza del Tar tornano in scena le dieci società che hanno vinto il ricorso.
    Questo business sta finendo. Ecco perché molti progetti presentati e ora riammessi resteranno nel cassetto.

    CAGLIARI. Dopo la sentenza del Tar che ha cassato la delibera del 12 marzo del 2010, con la quale la giunta regionale bloccava quasi tutti i progetti sull’eolico, (lasciando in piedi solo gli autoproduttori nelle aree industriali) gli avvocati delle dieci società che hanno vinto i ricorsi contro la Regione sull’eolico sono già al lavoro. E non per il Consiglio di Stato, dove la Regione spera di ribaltare la sentenza, ma su altri tre diversi fronti.
    Il primo riguarda i risarcimenti a nove zeri, per i danni subiti; il secondo si riferisce alle richieste per far ripartire al più presto l’iter autorizzativo, il terzo riguarda la verifica su altre autorizzazioni per società “concorrenti” concesse o meno sulla base proprio la delibera del 12 marzo e quella interpretativa del 1 luglio 2010. In quest’ultimo caso la revoca di queste autorizzazioni dovrebbe essere, per le società che hanno vinto il ricorso, automatica. Per la Regione ci sarà da lavorare, perché la sentenza del Tar non è neutra. Quasi ad ogni pagina del provvedimento i giudici amministrativi mettono in rilievo l’illogicità della delibera, la sua fragilità intrinseca, che la «pone in contrasto sia con i principi posti dalla disciplina comunitaria in materia», che in «stridente contrasto» con le basilari direttive comunitarie e con il decreto legislativo che attua il Protocollo di Kyoto (non una leggina di secondo ordine) che «collide palesemente» con la delibera del 10 marzo. I giudici del Tar citano fondamentali sentenze della Suprema Corte in materia di regolamentazione di energie rinnovabili e precisano che «non possono sfuggire i principi fondamentali». Ancor più netto il commento sulla parte della delibera che cassa le norme contenute nella legge dell’agosto del 2009 che norma la produzione di energie rinnovabili: «il contrasto è flagrante, la delibera si pone in palese conflitto con la legge, la violazione di legge è palese e non merita ulteriore approfondimento, ci sono molteplici profili di illegittimità». Insomma, quella delibera è un mostro giuridico. Un giudizio che porta acqua al mulino dei pm della procura di Roma che sospettano una sua scrittura fuori dalle normali procedure, in tutta fretta e forse anche da mani incompetenti. Con quella delibera la giunta regionale si sarebbe rifatta artatamente una verginità sull’eolico.
    Adesso che il castello di carte amministrative è crollato, la palla passa alle aziende che hanno fatto ricorso. Non tutte sono pronte a continuare l’iter amministrativo, ma tutte valutano l’eventuale richiesta di danni.
    «Sono stati lesi interessi dei privati, nostri associati – dice Simone Togni, segretario generale dell’Anev, l’associazione nazionale energia del vento – e se per caso qualche azienda ha messo in esercizio o ha avuto autorizzazioni beneficiando di una norma adesso illegittima, chiedermo sicuramente i danni. Cappellacci dovrà spiegare ai sardi perché ha partorito questo mostro giuridico, lui che si professa liberale ha varato norme inverosimili anche nell’ex Unione Sovietica». Alla domanda su come si comporteranno i suoi associati Togni offre una risposta più diplomatica: «Chi ha investito e ha l’iter in fase avanzata cercherà di portare a termine la procedura, altri rinunceranno e chiederanno i danni». Il vero business dell’eolico è tutto nel mercato dei certificati verdi, strumenti di trading molto richiesti, il cui valore è ben superiore al costo di produzione tradizionale dell’energia. Oggi un megawatt verde vale 140 euro, sette anni fa valeva 210 euro. Il crollo nell’ultimo anno dei megawatt installati fa capire che questo business sta finendo, ecco perché molti progetti presentati rimarranno nel cassetto. Stesso discorso sull’off-shore. «In mancanza di procedure chiare e univoche l’eolico a mare è un sogno: c’è un solo impianto autorizzato in Italia ed è in Puglia, con norme originali e non riproducibili. Abbiamo chiesto al ministero delle infrastrutture di accelerare il varo dei decreti attuativi che recepiscono la procedura comunitaria sull’off-shore, ma invano», conclude Togni.
    Se il segretario di Anev accetta di parlare, altre società sono restie a commentare la sentenza. Alcune come la Green Energy si trincerano dietro a un no comment, altre come la Pmb hanno cambiato numero di telefono. Tra coloro che parlano ci sono Giulio Molina, direttore della divisione eolico della Ravano Green Power e Sebastiano Falesi, fondatore e consigliere di Fera. La prima società voleva realizzare un impianto a Porto Torres, Fera invece aveva in programma di costruire il suo parco tra Suni e Tinnura.
    «Eravamo pronti a partire, dovevano solo dirci sì o no. La conferenza dei servizi era in pieno svolgimento – dice Molina – avevamo integrato il progetto, accogliendo le raccomandazioni della Regione, riducendo il numero di pale di un terzo mantenendo invariata la potenza globale, e per la prima volta, su richiesta della Regione, avevano preparato anche una videosimulazione. I tempi per la ripresa non sono ponderabili, ma non intendiamo far cadere l’investimento». Sebastiano Falesi è dubbioso, aspetta probabili regolamenti regionali prima di decidere se confermare l’investimento. «L’unica certezza è che abbiamo subito un danno certo e dimostrabile; cercheremo una ricomposizione bonaria con la Regione, altrimenti addio».

  3. 16 Gennaio 2011 a 17:40 | #3

    da La Nuova Sardegna, 16 gennaio 2011
    Eolico, bocciata dal Tar la delibera Cappellacci: sì a dieci ricorsi su dieci. Il tribunale amministrativo giudica illegittimo lo stop agli impianti deciso dopo le notizie dell’inchiesta sulla P3. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. La delibera Cappellacci che prevede il blocco totale delle autorizzazioni per impianti eolici è finita massacrata dal Tar: i dieci ricorsi presentati da altrettante aziende sono stati tutti accolti dai giudici amministrativi. Le società potranno ora ripetere la procedura autorizzativa in attesa del secondo grado di giudizio: alcune saranno libere di riaprire i cantieri in cui i lavori erano stati avviati.
    La vicenda è nota anche perchè ha attraversato i confini del tribunale amministrativo per finire in un’inchiesta penale. L’amministrazione Soru è stata la prima a legiferare sugli impianti a energia alternativa. Col piano paesaggistico ha piantato una serie di paletti giuridici attorno alle iniziative dei privati, poi ha circoscritto le aree dov’è possibile installare pale eoliche e stabilito i criteri per concedere i via libera. In sostanza Soru aveva confinato nelle zone industriali la maggior parte dei parchi eolici. Poi è arrivato Ugo Cappellacci, che mentre la Procura di Roma indagava sui traffici del faccendiere Flavio Carboni in Sardegna, legati proprio al business del vento, ha portato in giunta e approvato la delibera 10/3 del 12 marzo 2010, uno stop generalizzato a tutti i cantieri e a tutti i progetti in attesa di una regolamentazione più rigorosa. Con quel provvedimento il governatore s’è piazzato nel bel mezzo di un guado giudiziario: da una parte indagato per corruzione con l’accusa di aver aiutato la P3 di Carboni, Verdini e compagni a far man bassa di aree per gli impianti da realizzare in Sardegna. Dall’altra paladino dell’ambiente, che al contrario di Soru non concede neppure un metro quadrato dell’isola ai signori del vento. Se l’inchiesta giudiziaria sembra finita nella risacca, i giudici del Tar sardo – prima sezione, presidente Aldo Ravalli, consigliere Alessandro Maggio, estensore Gianluca Rovelli – si sono rimboccati le maniche e hanno affrontato la sequenza terrificante di ricorsi piovuti nei loro uffici: le società produttrici di energia eolica non ci stavano a rinunciare ai loro affari. Ieri il malloppo delle decisioni è stato depositato in cancelleria e i numeri delineano una disfatta per la Regione: dieci ricorsi accolti su dieci sempre nella parte che riguarda lo stop imposto dalla delibera Cappellacci, con la Regione chiamata a versare pesanti spese di giudizio. I giudici hanno dichiarato illegittima la parte della sentenza in cui la Regione stabiliva di «limitare l’installazione di impianti eolici nel territorio regionale in quanto fortemente impattanti sotto l’aspetto paesaggistico-ambientale ai soli impianti destinati a soddisfare il fabbisogno energetico dell’azienda per autoconsumo e autoproduzione e di riservare alla Regione la partecipazione al processo produttivo di tale energia attraverso enti strumentali o societari a capitale interamente pubblico». Secondo il Tar, come si legge in alcune delle sentenze «la produzione di energia anche da fonti rinnovabili avviene in regime di libero mercato concorrenziale, incompatibile sia con riserve e monopoli pubblici, sia con privative industriali. Si tratta – scrivono i giudici – di un’attività libera, soggetta ad autorizzazione e non si un’attività riservata ai poteri pubblici». Quindi, sentenziano i magistrati, un blocco totale non può essere ammesso: si ritorna al principio in base al quale ogni progetto dev’essere esaminato, valutato sotto il profilo dell’impatto ambientale e se la Regione decide di respingerlo deve spiegarne dettagliatamente i motivi.
    La conseguenza immediata delle sentenze non sarà la stessa per tutti, ma varierà in rapporto a ciascuna delle controversie. I giudici hanno dato ragione a Green Energy Sardegna (impianto di San Gavino Monreale), Das Villacidro (Villacidro), Pmb Engineering (Iglesias), Energetica Sarda (Sassari e Porto Torres), Fonteolica srl (Gonnesa), Fera srl (Sassari), Ravano Green Power (Suni), Fw Power (Porto Torres), Aper produttori di energia e al gruppo di otto imprese associate capeggiato da Anev, che vorrebbero costruire impianti eolico off-shore nel mare sardo. Cinque ricorsi sono stati accolti integralmente, gli altri per i giudici presentano alcuni punti di inammissibilità e di improcedibilità. Ora via al secondo round davanti al Consiglio di Stato.

  4. 31 Agosto 2010 a 11:02 | #4

    da La Nuova Sardegna, 31 agosto 2010
    Eolico, Cappellacci riconvocato dai pm. Verifiche sulla prima versione fornita dal governatore. Presto altri sviluppi.
    APPALTI & AFFARI. Nessuna sorpresa secondo il difensore Manca Bitti «Il confronto era già stato programmato in luglio». (Rita Di Giovacchino)

    ROMA. Il governatore Ugo Cappellacci tornerà a Roma, molto probabilmente a metà settembre, per essere di nuovo interrogato dai pubblici ministeri Giancarlo Capaldo e Rodolfo Sabelli. «Un confronto già previsto nel mese di luglio, che rientra nella normale attività di indagine», commenta Guido Manca Bitti, difensore di Cappellacci. Ma la sensazione è che gli atti istruttori compiuti dopo il primo interrogatorio, confrontati con la memoria presentata nei giorni successivi dalla difesa del governatore, abbiano convinto Capaldo e Sabelli della necessità di una serie di chiarimenti.
    Già dalla prossima settimana è prevista una ripresa complessiva dell’attività istruttoria nell’ambito dell’inchiesta sulla P3. Dopo la pausa feriale, utilizzata dagli inquirenti per fare il punto su quanto emerso dalle indagini degli ultimi mesi, dal 7 settembre riprenderanno gli interrogatori. Non solo quindi quello di Cappellacci. E non si esclude che possa finire sul registro degli indagati una seconda mandata di personaggi eccellenti. A partire dal governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, oltre a politici e magistrati coinvolti negli incontri in casa di Denis Verdini lo scorso anno.
    Molte ipotesi investigative sulla trama di interessi legati all’installazione degli impianti eolici in Sardegna hanno trovato conferma nella relazione di Bankitalia che ha portato al commissariamento del Credito cooperativo fiorentino per violazione delle norme sul riciclaggio. E in effetti tra le operazioni contestate ci sono quei passaggi di denaro – transitati su conti poi risultati nella disponibilità di Flavio Carboni – che confermerebbero il flusso di dazioni di denaro, finalizzate a tangenti, da parte di imprenditori interessati a entrare nel business delle pale a vento. Assegni negoziati anche da Verdini per conto di Giuseppe Tomassetti dopo aver ottenuto copia dei suoi documenti via fax.
    Alcune circostanze saranno oggetto di domande che gli inquirenti intendono porre al governatore della Sardegna, anche se il nodo cruciale a suo carico resta la nomina di Ignazio Farris. Interrogato alla fine di luglio, l’ex direttore dell’Arpas ha infatti smentito Cappellacci sul fatto che il suo nome fosse stato pilotato a livello politico, in virtù di quello spoil-system che il governatore aveva rivendicato come sua prerogativa. Non negando tuttavia di aver seguito le indicazioni di Verdini a sua volta sollecitato da Carboni.
    Ora il problema è questo: fino a che punto Cappellacci era consapevole dell’operazione in atto e fino a che punto si è prestato per favorirla? A luglio il governatore si era difeso dall’ipotesi di corruzione e abuso di ufficio con argomenti che la difesa giudica solidi. Tanto che il suo legale Manca Bitti ricorda che «nessun addebito è mai stato contestato in merito alla vicenda della cosiddetta P3». Ma dopo le nuove acquisizioni su Cappellacci pende ora il sospetto di aver agito in sintonia con Verdini e Dell’Utri, indicati dall’accusa non come il vertice del Pdl ma piuttosto della P3 per le finalità occulte perseguite dal gruppo. E tra queste c’era sicuramente anche la gestione dell’eolico in Sardegna.

  5. 30 Agosto 2010 a 22:31 | #5

    da La Nuova Sardegna on line, 30 agosto 2010
    Inchiesta eolico, Cappellacci sarà risentito dai pm di Roma.
    Il presidente della Regione Sardegna sarà nuovamente ascoltato come persona informata sui fatti dai magistrati della Procura di Roma che stanno indagando sugli appalti dell’eolico e sulla cosiddetta P3. L’atto istruttorio si svolgerà nelle prossime settimane. Cappellacci
    era già stato sentito a piazzale Clodio a metà luglio.

    ROMA. Sarà nuovamente interrogato il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, indagato per concorso in corruzione nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P3. Questa l’intenzione degli inquirenti della Procura di Roma che potrebbero eseguire l’atto istruttorio entro le prossime settimane.
    Il governatore era stato ascoltato a piazzale Clodio, per oltre sei ore, il 16 luglio scorso: nel corso di quell’incontro Cappellacci aveva da una parte ribadito la correttezza del suo operato e dall’altra ammesso che la nomina di Ignazio Farris a capo dell’Arpas era stata sollecitata dal coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, responsabile dell’inchiesta, d’intesa con il pm Rodolfo Sabelli, entro pochi giorni definirà le tappe della ripresa degli accertamenti e degli interrogatori da svolgere.
    Tra le motivazioni che avrebbero suggerito agli investigatori di riascoltare Cappellacci ci sarebbero alcuni punti della memoria difensiva che il governatore consegno ai pm, tramite i suoi legali, e che attengono alle decisioni assunte rispetto agli appalti sull’energia eolica da affidare in Sardegna.

  6. 14 Luglio 2010 a 21:36 | #6

    da L’Unità, 14 luglio 2010
    Ancora non basta? (Concita De Gregorio)

    Che altro deve succedere? “Cesare” – come lo chiamavano nel loro codice Flavio Carboni, Marcello Dell’Utri e soci – sapeva tutto.
    «Cesare», cioè Silvio Berlusconi, il capo del governo di questo Paese, sapeva dei ricatti, delle minacce, dei falsi dossier confezionati per screditare candidati non graditi alla Cupola. La scelta del nome il codice è il dettaglio che fa luce sulla scena: Basso impero, scrivemmo molti mesi fa. Qualcosa di peggio. L’imperatore, diceva sua moglie. Nerone, e non più nella versione grottesca di Petrolini. Una china irreversibile in cui avidità e delirio di onnipotenza trascinano il corpo lacero della democrazia. Cosa serve ancora perché sia chiaro anche a chi lo ha votato che al posto di un governo la maggioranza degli italiani ha eletto un losco, impunito, pericolosissime comitato d’affari che opera nell’illegalità assoluta – criminale, dunque – e che agisce al solo scopo di favorire la sua impunità, appunto, i suoi interessi e quelli delle lobbies di riferimento che in questo caso non sono solo petrolieri e signori delle armi ma, prima ancora e insieme, mafia, ‘ndrangheta, camorra.
    Cesare sta portando il paese intero ad una condizione terminale di malattia, un cancro in metastasi che non sappiamo più se sia possibile fermare tagliando, togliendo – non basterebbero le dimissioni di una o due delle persone coinvolte, e comunque neanche questo accade. Ci sarebbe piuttosto da augurarsi, come accade per gli incurabili, una fine rapida, una morte che sia di sollievo. Ma cosa succede se a morire non è una persona ma un sistema di garanzie e di regole, un paese intero, la nostra Repubblica: è ugualmente lecito augurarsi la sua fine senza temere conseguenze imprevedibili? Abbiamo gli anticorpi necessari – e gli strumenti, la forza, la capacità – per gestire all’interno del processo democratico una così drammatica e invasiva crisi di putrefazione del sistema?
    Qualche settimana fa questo giornale ha dedicato la copertina a Licio Gelli, “chi si rivede” era il titolo, ed ha per l’ennesima volta raccontato come questa classe politica sia figlia di quel progetto eversivo. Berlusconi-Cesare allora era un giovane affiliato così come molti dei suoi uomini. Abbiamo raccontato a chi ha meno di trent’anni cosa sia stata e cosa sia ancora la P2 senza curarci degli occhi al cielo e dei sospiri di sufficienza di chi ogni volta commisera la nostra ostinazione: “ancora la P2, che noia”. Altri si sono mostrati più interessati. El Pais ci ha chiesto un lungo articolo sul tema, diffuso in Nord e in Sud America; alcune prestigiose università americane ci hanno domandato di incontrare gli studenti e i loro docenti per raccontare questa storia. Oggi alla cricca composta da alcuni sottosegretari di governo, da uomini di Berlusconi condannati per mafia, da faccendieri già attivissimi nei giorni del crac del Banco Ambrosiano oltre che da referenti della camorra e della ‘ndrangheta i giornali danno il nome di P3. E’ diversa, questa P3 dalla P2: è come se ne avesse mutuato solo il codice di comportamento – la corruzione, il ricatto, l’uso dei dossier per screditare gli avversari: è una banda che fa i suoi affari, parla in codice e in dialetto, non ha neppure la grandezza criminale di un disegno eversivo. Solo soldi, benefici privati, favori. Non abbiamo più nemmeno i golpisti di una volta. Cesare ha provato a risolvere il problema come fa sempre: occultandolo. Ecco l’urgenza della legge bavaglio. Non ha fatto in tempo, e di nuovo minaccia.

  7. 14 Luglio 2010 a 21:22 | #7

    A.N.S.A., 14 luglio 2010
    Eolico: ‘P3 agi’ su mandato Formigoni’.
    CC, gruppo chiese intervento a Marra. Governatore: tutto falso.

    Secondo quanto emerge da un’informativa dei carabinieri di Roma, a Milano il gruppo occulto che faceva riferimento a Flavio Carboni agi’ su mandato di Formigoni per chiedere al presidente della corte di appello di Milano Alfonso Marra di intervenire nella vicenda dell’esclusione della lista riconducibile al governatore dalle regionali 2010.

  8. 14 Luglio 2010 a 18:06 | #8

    A.N.S.A., 14 luglio 2010
    Eolico:P3,coinvolti Caliendo e Miller. Per carabinieri contributo anche da Antonio Martone.

    ROMA, 14 LUG – L’associazione segreta di cui faceva parte Flavio Carboni ha potuto contare sul contributo del sottosegretario alla Giustizia, Caliendo. In un’informativa del 18 giugno, i carabinieri riferiscono anche dell’appoggio del capo degli ispettori di via Arenula, Arcibaldo Miller, e di Antonio Martone, presidente della commissione per la Valutazione, la trasparenza e l’Integrita’ delle amministrazioni pubbliche. Le loro posizioni sono al vaglio della Procura di Roma.

  9. 13 Luglio 2010 a 22:54 | #9

    da La Nuova Sardegna on line, 13 luglio 2010
    Inchiesta Eolico, revocato l’incarico a Ignazio Farris.
    La Giunta, su proposta del presidente Cappellacci, ha revocato l’incarico del direttore generale dell’Arpas “per il venir meno del rapporto fiduciario”. Farris è indagato nell’inchiesta sugli appalti per gli impianti eolici in Sardegna e deve essere interrogato dai magistrati della procura di Roma. L’ipotesi di reato è di concorso in corruzione.

    CAGLIARI. Su proposta del presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, la Giunta ha revocato l’incarico del direttore generale dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Sardegna, Ignazio Farris, “per il venir meno del rapporto fiduciario”.
    Farris, nominato lo scorso agosto, è indagato nell’inchiesta sugli appalti per gli impianti eolici in Sardegna e oggi deve essere interrogato dai magistrati della procura di Roma. Farris è finito nel mirino dei pm per l’ipotesi di reato di concorso in corruzione. Proprio la sua nomina sarebbe avvenuta, secondo chi indaga, in modo irregolare per assecondare le pressioni di Flavio Carboni, che aveva bisogno di una persona di sua fiducia in quel posto chiave per gli appalti e i permessi per l’eolico.

  10. 13 Luglio 2010 a 22:15 | #10

    siamo al cabaret istituzionale :o

    A.N.S.A., 13 luglio 2010
    Berlusconi: P3 polverone Fiducia? atto di coraggio.
    ‘Non succede niente, sono quattro sfigati pensionati. Fiducia su manovra atto di coraggio’.

    MILANO – “Non succede niente, è un polverone” così ha detto il premier Silvio Berlusconi parlando alla cena per i trenta anni di Capital riferendosi a quanto sta uscendo in questi giorni sui giornali in merito alla cosiddetta inchiesta ‘P3′. Berlusconi lo ha detto dopo aver difeso la legge sulle intercettazioni come “doverosa”. “Non state a leggere i titoli dei giornali. Stamattina hanno parlato di P3…” ma sono “quattro sfigati pensionati”: ha detto poi il premier riferendosi fra gli altri a Flavio Carbone. “Quattro sfigati pensionati – ha aggiunto – che si mettono insieme per cambiare l’Italia. Ma se non ci riesco io…”.

    FIDUCIA E’ ATTO DI CORAGGIO – La fiducia sulla manovra “é un atto di coraggio perché mettiamo a rischio noi stessi”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo alla cerimonia per i trent’anni di Capital.

    ORMAI SOVRANITA’ PAESE E’ DEI PM – “Ormai la sovranità del paese è dei pm”. Silvio Berlusconi nel suo discorso alla festa dei 30 anni di Capital lo ha sottolineato osservando che le leggi vengono fatte passando per Camera e Senato e poi “i pm di sinistra fanno ricorso alla Corte Costituzionale dove 11 nominati dalla sinistra aboliscono la nostra legge”.

  11. 13 Luglio 2010 a 14:59 | #11

    da La Nuova Sardegna, 13 luglio 2010
    L’OPINIONE. QUESTIONE MORALE EMERGENZA DEMOCRATICA.
    Guai a sottovalutare la gravità di quello che sta emergendo. (Giancarlo Caselli)

    Ogni giorno le cronache delle indagini sull’eolico in Sardegna e sulla cosiddetta «P3» sfornano nomi altisonanti di personaggi «eccellenti», per un verso o per l’altro gravitanti nell’area politica della maggioranza. Il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza deve valere sempre, ma il quadro che si delinea consente alcune considerazioni.
    Negli ultimi decenni tutto (o quasi) è passato nelle aule di giustizia: dalla legittimità del sistema televisivo alle proprietà dei giornali, dalle più delicate operazioni di concentrazione industriale alle questioni bioetiche, dalla regolarità delle partite di calcio al doping nello sport e alla salute in fabbrica…L’insofferenza verso pretesi eccessi della magistratura ha dato vita a forti polemiche. Divenute feroci con i processi di Tangentopoli e di Mafiopoli nel momento in cui essi hanno posto il problema drammatico se la corruzione e le collusioni mafia-politica costituiscano un dato marginale, seppur esteso, della nostra democrazia, ovvero ne siano diventati un elemento strutturale.
    Autorevoli commentatori hanno persino ipotizzato una torsione del sistema istituzionale in una sorta di «democrazia giudiziaria». La definizione è di Angelo Panebianco, che ragionando su certe democrazie latinoamericane e sui loro rapporti col potere militare ha teorizzato l’esistenza in Italia di un sistema politico sotto tutela di una magistratura nel ruolo di “burocrazia guardiana”, un sistema politico nel quale (a suo dire) le libertà di tutti corrono gravissimi rischi. Corollario di queste brillanti teorie sono stati i ripetuti inviti alla giustizia a fare…un passo indietro. Un invito paradossale, perché se il sistema giudiziario non funziona, è strano che anche quel poco dia fastidio. E che quando un uomo politico viene indagato per corruzione o collusioni con la mafia, la regola diventi l’accusa – per il magistrato – di fare lui politica. Accusa che, oltretutto, ha sempre ostacolato l’introduzione di controlli efficaci ed eventualmente di «bonifiche» capaci di restituire alla politica la sua credibilità ed il suo primato.
    Tutto ciò si è intrecciato con l’ accantonamento di fatto della «questione morale», che resta invece una grande questione democratica (per la decisiva ragione che un sistema intriso di corruzione o di rapporti con la mafia è l’emblema del prevalere dell’interesse privato sull’interesse pubblico). Il vecchio detto machiavellico secondo cui gli Stati non si governano con i «pater noster» non tiene conto del pensiero dei nostri «maggiori» – da Bobbio in poi – secondo i quali la corruzione e le collusioni con la mafia sono prive di giustificazioni politiche e, come il tiranno resta tiranno, così il corrotto e il colluso restano tali, a prescindere dai loro successi.
    Oggi, con tutto quello che sta emergendo, c’è da sperare che la gravità dei fatti porti a recuperare la questione morale e spazzi via gli infiniti luoghi comuni che hanno accompagnato l’azione della magistratura in questi ultimi anni. Compreso il pregiudizio ostile che ha portato il premier ed i suoi epigoni a ripetere ossessivamente che: «una sentenza non può valere di più del voto di milioni di italiani»; «è eversivo un pubblico ministero che utilizza i suoi poteri per andare contro le indicazioni del corpo elettorale»; «chi è stato scelto dai cittadini per governare deve poterlo fare senza che ci siano interventi esterni come ad esempio quelli dell’ordine giudiziario». Un coro che le cronache più recenti sui presunti fatti e misfatti di una certa politica fanno apparire davvero impresentabile e stonato.

  12. 13 Luglio 2010 a 14:57 | #12

    da La Nuova Sardegna, 13 luglio 2010
    «Quelle società le ha ordinate Verdini».
    Eolico, quegli incontri romani fra Carboni e Cappellacci.

    ROMA. Anche Ugo Cappellacci, il governatore della Regione Sardegna indagato per corruzione nell’inchiesta sui parchi eolici, partecipò alle riunioni che si tenevano a Palazzo Pecci Blunt, residenza romana del coordinatore del Pdl Denis Verdini.
    Il 20 gennaio scorso, alle 15,50, i carabinieri sono in servizio di osservazione, pedinamento e controllo in piazza dell’Ara Coeli. Alla pattuglia viene segnalato l’avvicinarsi di Flavio Carboni. Dieci minuti dopo, il faccendiere scende da un taxi ed entra nel palazzo. Alle 17,15 – si annota nel rapporto di polizia giudiziaria corredato da numerose fotografie – si ferma davanti al palazzo, per circa cinque minuti, un’autovettura di colore nero con i vetri oscurati. Alle 17,20 esce dal palazzo l’onorevole Denis Verdini che si allontana a bordo di quell’auto verso piazza Venezia.
    Più di mezz’ora dopo, alle 18,05, da palazzo Pecci Blunt escono insieme Ugo Cappellacci e Flavio Carboni che si salutano con una stretta di mano e due baci sulle guance. Quindi Carboni si dirige verso piazza Venezia e Cappellaci verso l’Ara Coeli.
    A quel punto l’attenzione dei carabinieri si concentra sul governatore annotando ogni suo movimento: ad esempio che arrivato all’altezza di corso Vittorio Cappellacci si ferma per allacciarsi una scarpa. Qualche minuto dopo, tappa al caffè Doria.
    Alcuni mesi prima, il 21 ottobre del 2009, nella casa romana di Verdini si era tenuta una precedente riunione con la partecipazione dei sodali a caccia di appalti e di Cappellacci.
    Del progetto eolico, sempre ad ottobre, per la precisione l’8, discutono anche Carboni e Pinello Cossu, ex consigliere provinciale di Iglesias. I due parlano delle società individuate per realizzare il progetto: «Sono società create ad hoc, sono milanesi…insomma diciamo che sono quelle che ha ordinato Verdini….nessuna di queste c’ha storia. Sono società create per queste circostanze dal gruppo di amici che tu conosci, che sai chi sono….». (n.a.)

  13. 13 Luglio 2010 a 14:55 | #13

    da La Nuova Sardegna, 13 luglio 2010
    Mozione-revoca su Farris che oggi va in Procura Presto anche Cappellacci. (Filippo Peretti)

    CAGLIA4RI. Oggi Ignazio Farris, la settimana prossima Ugo Cappellacci. Partono gli interrogatori nell’inchiesta della procura romana sull’affaire eolico in Sardegna. E si surriscalda il clima politico anche per i risvolti relativi alla «Nuova P2»,: due partiti del centrodestra alla Regione, Udc e Riformatori, hanno presentato una mozione per ottenere l’annullamento della nomina di Farris a direttore dell’Arpas.
    L’ingegner Ignazio Farris è stato nominato direttore generale dell’Arpas (l’agenzia regionale per l’ambiente) dalla giunta di Ugo Cappellacci. A raccomandarlo al governatore era stato il coordinatore nazionale del Pdl, Denis Verdini, su richiesta del faccendiere Flavio Carboni. Quest’ultimo è stato arrestato per la parte dell’inchiesta, che coinvolge Verdini, su quella che viene definita la P3, mentre Cappellacci e Farris, oltre che un altro funzionario regionale, Franco Piga, sono indagati solo nell’inchiesta sull’eolico in Sardegna. Tutti al momento sono indagati per concorso in corruzione, Cappellacci anche per abiuso d’ufficio.
    Oggi a Roma gli interrogatori partiranno con Farris. La Procura vuole capire meglio il suo ruolo alla guida dell’Arpas: nelle intercettazioni telefoniche sono numerosi i suoi contatti con Carboni sull’eolico. Dovrebbe essere sentito anche l’assessore Gabriele Asunis, che avrebbe fatto da tramite fra Carboni e Cappellacci.
    Il presidente della giunta dovrebbe essere invece interrogato la settimana prossima. Anche il governatore si sarebbe dovuto presentare a Roma nella giorata di oggi, ma il suo avvocato ha chiesto un rinvio (inizialmente sembrava sino a fine mese) per altri impegni come difensore.
    Intanto, il caso Farris si è arricchito di una nuova pagina. Il direttore dell’Arpas si è sinora rifiutato di dimettersi: l’addio gli era stato sollecitato da diversi partiti della maggioranza (Pdl, Udc e Psd’Az) e da tutte le opposizioni, che contro di lui avevano anche presentato un ordine del giorno in Consiglio regionale (ma non accolto dalla coalizione di governo). Ieri, come annunciato venerdì da Giorgoi Oppi, l’Udc ha presentato una mozione che punta alla revoca dell’incarico di Farris. Il documento, che sarà discusso entro dieci giorni dall’assemblea di via Roma, è stato firmato pure dal gruppo dei Riformatori, anch’essi alleati di Cappellacci. La mozione sostiene che «in base a una recente sentenza della Corte costituzionale si può procedere al riesame delle determinazioni della commissione insediata per la valutazione del curriculum dei candidati, che ha costituito il presupposto necessario per poter nominare l’ing.Farris». Si tratta – viene spiegato in una nota – di un fatto «intervenuto successivamente alla nomina ma che tuttavia può essere rilevante per il suo annullamento». Nonostante le richieste di maggioranza e opposizione, Farris è rimasto al suo posto. L’esame e il voto della mozione assumono ora un significato politico molto delicato.

  14. 13 Luglio 2010 a 14:53 | #14

    da L’Unione Sarda, 12 luglio 2010
    Dalla Romagna i soldi per l’eolico sardo. Ecco il ritratto dei tre imprenditori che finanziavano Carboni. Erano loro a sfruttare Carboni o lui a utilizzarli come un bancomat per le sue attività illecite? (Anthony Muroni)

    Chi sono i finanziatori occulti di Flavio Carboni e della società segreta della quale sarebbe stato a capo? Erano loro a sfruttare l’uomo d’affari sardo, per impossessarsi dell’affare-eolico in Sardegna, o era lui a usarli come una sorta di bancomat per soddisfare le sue esigenze di contanti, da distribuire ai suoi contatti politici e imprenditoriali? È questo uno dei filoni che viene seguito dalla procura di Roma, alla ricerca del bandolo di una matassa intricatissima.
    I FINANZIATORI. A Matteo Cosmi, Fabio Porcellini e Alessandro Fornari i giudici sono arrivati partendo dalla società Sardinia Reneweble energy project di Forlì, intestataria dei bonifici (per quasi 4 milioni di euro) dei quali sono state beneficiarie la moglie e un’amica di Carboni.
    LA SOCIETÀ. Un joint venture costituita proprio per tentare lo sbarco in Sardegna e che non risulta mai avere presentato domande per ottenere autorizzazioni. Una società che ha sede legale in piazza Ordelaffi, a Forlì, nello studio da commercialista di Fabio Porcellini. Lo stesso uomo col quale Carboni si intrattiene al telefono l’11 novembre del 2009, dicendogli « ci serve grana! ». Il capitale sociale è di 20 mila euro, di proprietà delle finanziarie Glasspack e Ris Real Estate, due compagini che hanno a loro volta sede nello studio del giovane commercialista forlivese. Un professionista molto in vista e di buona famiglia. Suo fratello è ortopedico di fama mondiale (ha in cura i motociclisti Valentino Rossi e Marco Melandri), mentre sua moglie è figlia di Alessandro Fornari, 59 anni, a lungo titolare dell’Infia (acquistata dieci anni fa e poi rivenduta a una multinazionale, con un’enorme plusvalenza) e amministratore unico della Sardinia Reneweble energy project. Fornari ha poi investito nel mattone e, ora, nel settore delle energie rinnovabili.
    I CAPITALI. L’Infia è una grossa realtà produttiva con oltre 400 dipendenti suddivisi, in due stabilimenti. Il primo (di oltre 135 mila metri quadri) è a Bertinoro (vicino Forlì), mentre il secondo è a Valencia, in Spagna. Della partita è anche il consulente finanziario Matteo Cosmi, residente a Carpena, ma molto conosciuto a Forlì per il suo ruolo di mediatore d’affari. Tornando a Porcellini occorre ricordare che ricopre il ruolo di revisore in molte società quotate in Borsa: nel caso della Ima di Milano risulta essere sindaco supplente, assieme a Giacomo Giovanardi (figlio di Carlo, attualmente sottosegretario alla presidenza del Consiglio) e Riccardo Pinza (sindaco effettivo), a sua volta figlio di Roberto, ex sottosegretario all’Economia nel governo Prodi.
    CASA VERDINI. Di Cosmi si parla diffusamente nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Carboni: secondo il Gip De Donato è, infatti, presente al vertice che si è tenuto il 21 ottobre del 2009 a casa Verdini. Incontro al quale avrebbero partecipato sia lui che l’uomo d’affari di Torralba, mentre incerta è la presenza del governatore Ugo Cappellacci. Il giudice per le indagini preliminari lo colloca a palazzo Pecci Blunt basandosi su quanto Carboni dice al telefono con Ignazio Farris: « Sono stato qua fino a poco fa con Ugo, gli ho detto che tu stai suggerendo quei vuoti legislativi ».
    I VERSAMENTI. I soldi dalla Sardinia Reneweble energy project sono arrivati in quattro tranche: un primo da 850 mila euro (tra il 29 giugno e il 16 settembre 2009), un secondo da un milione (il 1 ottobre), un terzo e un quarto (da 997 mila e 845 mila euro) il 18 novembre, a seguito delle insistenze di Carboni

  15. 12 Luglio 2010 a 21:23 | #15

    A.N.S.A., 12 luglio 2010
    Domani in procura a Roma presidente Arpa Sardegna. Farris è indagato per concorso in corruzione.

    ROMA – Verra’ interrogato domani dai magistrati di Roma, Ignazio Farris, presidente dell’Arpa (Agenzia regionale protezione ambiente) Sardegna nominato lo scorso agosto dalla giunta guidata da Ugo Cappellacci, e coinvolto nell’inchiesta sugli appalti per l’eolico in Sardegna. Farris è indagato per concorso in corruzione. Proprio la sua nomina, avvenuta secondo l’accusa in modo irregolare e per assecondare le pressioni dell’imprenditore Flavio Carboni, e’ il motivo dell’iscrizione nel registro degli indagati del presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci. Secondo i pm Carboni, arrestato giovedì scorso, voleva un uomo di fiducia in posto chiave per gli appalti e i permessi relativi all’eolico.

  16. 12 Luglio 2010 a 19:45 | #16

    A.N.S.A., 12 luglio 2010
    Inchiesta eolico, indagati Dell’Utri e Cosentino.
    Accuse d’associazione a delinquere e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete.

    ROMA – Anche il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri e il sottosegretario all’economia Nicola Cosentino sono indagati a Roma nell’ambito dell’inchiesta sulla cosidetta P3 nata da uno stralcio dell’indagine degli appalti sull’eolico in Sardegna. Dell’Utri e Cosentino sono accusati di associazione a delinquere e violazione della legge Anselmi sulla costituzione delle associazioni segrete.
    TENSIONE NEL PDL SU CASO VERDINI – Intanto e’ scontro nel Pdl sul ‘caso Verdini’. Il finiano Italo Bocchino, parlando di nuove intercettazioni, torna a sollecitare le dimissioni del coordinatore, indagato con l’imprenditore Carboni ed altri per associazione segreta, una sorta di P3, che avrebbe tentato di esercitare pressioni per favorire nomine di magistrati o di condizionare i giudici della Consulta sul lodo Alfano. Una “dichiarazioni di gravità inaudita”, replicano Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto: ‘Se Bocchino sa parli’. Ma l’esponente finiano replica “nessun mistero” basta guardare l’ordinanza di custodia cautelare”.
    Per l’inchiesta sugli appalti dell’eolico in Sardegna intanto, il legale del governatore Cappellacci ha chiesto un rinvio dell’interrogatorio fissato per domani.
    CARBONI TENTO’ DI AVVICINARE I PM DELL’INCHIESTA G8 – Gli arrestati dalla Procura di Roma, nell’ambito dell’inchiesta stralcio sugli appalti per l’eolico, l’imprenditore Flavio Carboni, l’ex esponente della Dc campana, Pasquale Lombardi e l’imprenditore napoletano, Arcangelo Martino, intendevano avvicinare anche i magistrati di Firenze che indagavano sul G8 e sugli altri eventi affidati alla Protezione civile. Il dato emerge dall’ordinanza dei provvedimenti di custodia cautelare emessa dalla procura capitolina.
    ANM, QUADRO DI INQUINAMENTO PREOCCUPANTE – “Sono vicende che al di là del merito danno un quadro di inquinamento preoccupante e quindi non può che preoccuparci e riproporre in modo forte il tema della questione morale all’interno della magistratura”. E’ il commento di Luca Palamara, presidente dell’Associazione nazionale dei magistrati, agli sviluppo dell’inchiesta della procura di Roma che coinvolge Denis Verdini e Flavio Carboni e sulle pressioni esercitate per favorire la nomina di determinati magistrati in ruoli delicati o di condizionare i giudici della Consulta nel voto sul lodo Alfano. “Il tema della questione morale – ha detto Palamara a margine di un convegno del Csm – va di pari passo con quello della scelta dei dirigenti che deve essere ancorata come non mai al merito e svincolata da logiche di appartenenza”. Su questi argomenti l’Anm vuole “chiarezza e nettezza di posizioni”. “La magistratura che noi vogliamo – ha spiegato Palamara – non può permettersi di avere al suo interno situazioni di opacità anche quando queste riguardano le nomine di importanti uffici direttivi”. Per intervenire, secondo il presidente dell’Anm, bisogna “attivare i meccanismo preposti: Ora c’é un’indagine in corso, bisognerà vedere e valutare il coinvolgimento delle persone e gli organi competenti dovranno accertare con tempestività e rigore quanto è accaduto. Il ruolo dell’Anm deve essere chiaro e netto di presa di distanza da queste situazioni per affermare il modello di un magistrato ispirato ad integrità ed indipendenza e su questa strada non arretreremo di un millimetro perché ci giochiamo il futuro della magistratura”.
    BONDI-CICCHITTO, BOCCHINO SE SA PARLI – “La dichiarazione dell’On. Bocchino di essere a conoscenza dei verbali di intercettazioni riguardanti indagini giudiziarie in corso, che secondo lui saranno pubblicate a breve sui mezzi di comunicazione, secondo il mal costume in voga nel nostro Paese, è di una gravità inaudita”. Lo affermano in una nota congiunta Sandro Bondi, vice coordinatore del Pdl, e Fabrizio Cicchitto, presidente dei deputati del Pdl, su quanto affermato da Italo Bocchino, secondo il quale Denis Verdini “sarà costretto a dimettersi” quando “emergeranno le intercettazioni che hanno portato a indagare lo stesso Verdini”. “A questo punto – puntualizzano – l’On. Bocchino ha l’obbligo di riferire come sia giunto in possesso di tali verbali, in che modo e attraverso quali canali. Questa vicenda dimostra a quale livello di degrado e di spregiudicatezza giungano alcuni esponenti politici. Inoltre rivela, se fosse confermata, l’intreccio perverso non solo tra una parte della magistratura e il mondo dell’informazione, ma anche tra ambienti giudiziari e esponenti politici, che utilizzano notizie coperte da segreto istruttorio come strumento di lotta politica. Si tratta di una vicenda dai contorni gravi e oscuri, che ci auguriamo sia chiarita sia dal punto di vista giudiziario che politico”.
    BOCCHINO A BONDI-CICCHITTO, NESSUN MISTERO – “Gli amici Bondi e Cicchitto possono star tranquilli che non c’é alcun complotto in giro, né misteri”: lo afferma Italo Bocchino, vicepresidente dei deputati del Pdl e presidente di Generazione Italia. “Quando ho parlato di atti che a mio giudizio porranno un problema di opportunità politica a Berlusconi sul caso Verdini, mi riferivo semplicemente all’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Carboni e soci, documento in possesso di tutte le redazioni dei giornali. A pagina 50 si parla di un’informativa dei carabinieri di duemila pagine con allegate altre 4000 pagine di atti e documenti, gran parte intercettazioni. Sempre a pagina 50 c’é scritto che il pm allo stato ha formalizzato richieste solo per il reato associativo e non per i delitti-fine quali corruzione, abuso d’ufficio e altro, chiarendo a pagina quattro di aver utilizzato soltanto le telefonate con parlamentari necessarie a sostenere la misura nei confronti degli altri indagati. Tutto chiaro e limpido pertanto – conclude – senza alcun mistero”.
    CAPPELLACCI, CHIESTO RINVIO INTERROGATORIO CAGLIARI – L’avv. Guido Manca Bitti, difensore del presidente della Regione autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci, ha formalizzato stamani la richiesta di rinvio dell’interrogatorio originariamente fissato dai magistrati della Procura di Roma per domani alle 18. All’origine del rinvio un’esigenza professionale dell’avv. Manca Bitti che domani sarà impegnato per tutto il giorno in un processo a Cagliari. Nelle prossime ore i magistrati romani comunicheranno al difensore del presidente Cappellacci la nuova data. Il presidente della Regione aveva ricevuto un invito a comparire firmato dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pubblico ministero Rodolfo Sabelli. L’avviso ricevuto da Cappellacci, secondo quanto aveva riferito il difensore, si riferisce “al progetto di realizzazione di impianti eolici in Sardegna” senza fornire i nomi di altre persone coinvolte. Il presidente risulterebbe indagato per abuso d’ufficio e concorso in corruzione.

  17. 12 Luglio 2010 a 15:18 | #17

    da La Nuova Sardegna, 12 luglio 2010
    Eolico, l’inchiesta si abbatte sul Palazzo. Cappellacci dal pm, si decide la data.
    Raffica di dimissioni e nel Pdl scoppia la bufera. Bocchino: “Verdini dimettiti”. Ignazio Farris è sempre al suo posto. Il pm decide quando sentirà Cappellacci. (Rita Di Giovacchino)

    ROMA. Qualcuno lo aveva previsto. L’inchiesta sull’4 4 eolico e il suo fondo melmoso coinvolgerà i piani alti della politica, da palazzo Chigi al ministero della Giustizia.. Niente e nessuno si salverà.. Ed è quanto sta avvenendo in queste ore. La notizia che anche Denis Verdini, il numero tre del Pdl, sia iscritto sul registro degli indagati per appartenenza alla nuova P2 (o P3 come qualcuno la chiama) ha provocato un terremoto politico e siamo soltanto agli inizi.

    Si è dimesso Sica.
    Ieri sera si è dimesso dalla carica di assessore regionale della Campania Ernesto Sica, il quinto ad essere finora indagato per associazione segreta. La sua posizione era ormai incompatibile con quella del governatore Caldoro nei confronti del quale- a quanto si apprende dall’ordinanza- avrebbe ordito un vero e proprio complotto, accompagnato da dossier diffamanti su presunte abitudini sessuali. Caldoro aveva il solo torto di essere stato prescelto dal Pdl come candidato per la Campania dopo che era venuta meno quella di Cosentino, non per motivi di conto ma per una richiesta di arresto per collusione con la camorra. Ma Cosentino era il candidato gradito da Flavio Carboni, andava salvato.

    Dimesso anche Martone.
    Si è dimesso anche l’avvocato generale della Cassazione Antonio Martone. Anzi, a quanto si è appreso in ambienti del Csm, come si usa, ha chiesto il pensionamento anticipato. Martone, la sera del 23 settembre 2009, partecipò al simpatico incontro conviviale in casa di Verdini, per discutere assieme a Carboni e soci, al capo degli ispettori di via Arenula Arcibaldo Miller e al presidente della Cassazione Giuseppe Carbone, quale fosse la strada per impedire che la Corte Costituzionale bocciasse il Lodo Alfano.Progetto fallito, come si sa, ma si sa anche quanto il povero Pasqualino (alias Lombardi) si sia adoperato per convincere Mirabelli e il gruppo di “incerti” la cui lista veniva dall’interno della Consulta.

    Farris ancora al suo posto.
    Non si è dimesso invece il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci (oggi il pm fisserà la data in cui sentire il governatore della Sardegna, dal momento che domani il legale del presidente non poteva essere a Roma), e neppure Ignazio Farris, ma qualcuno già lo chiede. Per ora è il presidente dei Verdi Angelo Bonelli: «Il presidente della Regione dovrebbe dimettersi immediatamente. E non si riesce a comprendere per quale ragione il capo dell’Agenzia ambientale sarda sia ancora al suo posto. Quello che emerge dall’inchiesta è semplicemente vergognoso».
    L’onda fangosa sfiora i piani alti, e si prevede il peggio quando si conoscerà il contenuto delle intercettazioni secretate. Duemila pagine. Non sfugge che Denis Verdini, da Fivizzano, abbia avuto un ruolo centrale nel criminoso progetto legato agli impianti eolici. Criminoso per gli interessi occulti che nasconde, per la qualità di imprese infiltrate dalla criminalità organizzata, ma soprattutto per il ruolo offerto a Carboni come contropartita nell’intreccio di favori, dati e ricevuti. La capacità, che il discusso uomo d’affari sardo ha sempre avuto nel tessere importanti relazioni, questa volta conduce a palazzo Chigi.

    Letta sotto tiro.
    Può sorprendere, ma sotto tiro è Gianni Letta, il grand commis di molti governi, le cui radici affondano nella prima Repubblica e in quei rapporti privilegiati con oltretevere che fanno di lui l’erede di Andreotti e quindi un sistema di potere solido e collaudato che va al di là del rapporto fiduciario con Berlusconi. Tale, dicevano, da poter sopravvivere al suo declino. Invece i fatti avvenuti negli ultimi mesi dimostrano che non è così. E non soltanto per i guai che possono derivargli dal rapporto privilegiato con Verdini. L’ombra della massoneria che emana dal coordinatore nazionale del Pdl rischia di estendersi a tutto il sistema malmostoso che abbiamo già incontrato nell’inchiesta sui Grandi Appalti della Protezione civile, dove ancora incontriamo Verdini. Questa volta non alle prese con gli impianti eolici ma con il disastro del post- terremoto e dei troppi aspiranti a spartirsi l’immensa torta degli affari. A partire dal suo amico-socio Riccardo Fusi, in combutta anche lui con i napoletani, con quel Piscicelli detto “lo sciacallo” per le risate nella notte in cui l’Aquila veniva seppellita dalle macerie. Un disastro che inghiotte l’astro più splendente della galassia Letta e cioè Guido Bertolaso, la cui immagine di Superman è affogata nei poco limpidi rapporti con il costruttore Anemone.

    Il caso Finmeccanica.
    Voltiamo lo sguardo e troviamo la Finmeccanica dove dopo l’arresto di Marco Cola, outsider della terza industria italiana, molto critica appare la posizione del presidente Guarguaglini, altro uomo amato da Letta.

    L’Antimafia.
    Cosa sta accadendo? A chiederselo è anche il procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso e la sua risposta non è rassicurante. «Qualcuno oggi può dire: ma si tratta di lobby…Bisogna vedere se questa attività lobbystica mette o no in pericolo la democrazia e l’uguaglianza dei cittadini. E se c’è la volontà politica di perseguire questo fenomeno».

    Il Governo tace.
    Preoccupa il silenzio del governo, Dice Leoluca Orlando, portavoce dell’Italia dei valori: «Nessun membro dell’esecutivo, compreso il ministro Alfano, ha sentito il dovere di spendere una sola parola. In altri tempi grazie all’impegno di Tina Anselmi, si riuscì ad approvare una legge contro la P2. Oggi, invece, la maggioranza è coinvolta in affari che confermano l’ intreccio perverso tra politica, mafia e massoneria».

    «Verdini si dimetta».
    «Dal punto di vista politico c’è un enorme problema di opportunità che il premier non può far finta di non vedere. Il Berlusconi’ghe pensi mi’ come ha risolto il caso Brancher così deve risolvere il caso Verdini». Lo dice il vicecapogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, in un’i ntervista alla Stampa. «Dagli amici mi guardi Dio». Così, il deputato del Pdl, Edmondo Cirielli, commenta le parole di Italo Bocchino. «L’onorevole Bocchino – continua Cirielli – non si smentisce mai, pronto, come sempre, al più bieco sciacallaggio politico contro esponenti di spicco del Pdl, coinvolti, senza prove, in scandali mediatici». E aggiunge «Se Bocchino avesse un minimo di coerenza, si dovrebbe dimettere, perchè il suo unico obiettivo è distruggere l’immagine del Partito».

  18. 11 Luglio 2010 a 17:17 | #18

    A.N.S.A., 11 luglio 2010
    Appalti eolico:5 indagati, anche Verdini.
    Pm contesta violazione legge costituzione associazioni segrete.

    – ROMA, 11 LUG – Sarebbero almeno 5 gli indagati nella tranche dell’inchiesta sugli appalti per gli impianti eolici in Sardegna. Tra questi Denis Verdini. Il coordinatore del Pdl e’ accusato, come gli altri, di violazione della legge Anselmi sulla costituzione delle associazioni segrete. Oltre a Flavio Carboni, all’ex esponente della Dc campana, Pasquale Lombardi e all’imprenditore Arcangelo Martino (arrestati) risulta iscritto anche l’assessore regionale della Campania Ernesto Sica.

  19. 11 Luglio 2010 a 16:04 | #19

    caspita :o se ne sono accorti!

    A.G.I., 11 luglio 2010
    EOLICO: ANM, NO TOGHE VICINE A COMITATI D’AFFARI.

    L’Anm dice no alle toghe vicine ai comitati d’affari e chiede, dopo l’inchiesta sull’eolico, interventi rigorosi. I vertici dell’Anm affermano che ‘il tema della questione morale non ammette indugi e tentennamenti. Non vogliamo magistrati contigui al potente di turno e vicini ai comitati d’affari. Chiediamo alle istituzioni competenti di intervenire con prontezza e rigore’.

  20. 11 Luglio 2010 a 15:55 | #20

    da La Nuova Sardegna, 11 luglio 2010
    Nuova P2, il colloquio con il governatore della Sardegna viene ritenuto importantissimo dai magistrati romani. L’interrogatorio di Cappellacci apre la fase 2. Anche Denis Verdini accusato di aver violato la legge Anselmi sulle società segrete.
    POLITICA&AFFARI. Sarebbe stato Marcello Dell’Utri a mettere in contatto Carboni e il coordinatore del Pdl. (Rita Di Giovacchino)

    ROMA. Con l’interrogatorio di Ugo Cappellacci si apre la fase due dell’inchiesta sulla nuova P2. Le gravi accuse contenute nell’ordinanza sulla costituzione di un’associazione segreta, in grado di pilotare affari e nomine politiche, ma anche di interferire su decisioni di organi costituzionali, come il Lodo Alfano, portano ad escludere che il cerchio possa chiudersi su Flavio Carboni e i suoi soci.
    Quel Pasquale Lombardo, sedicente magistrato tributarista, e Arcangelo Martino ex assessore napoletano, ai tempi di Vesuviopoli, arrestati con il faccendiere sardo giovedì mattina. Come diceva Tina Anselmi, che firmò la legge oggi utilizzata dalla procura di Roma, in questo tipo di organizzazione c’è sempre una Piramide superiore, ovvero politici e alte personalità che dalle attività segreta traggono indebiti favori. Il sospetto è che siano molti di più i soggetti indagati per lo stesso reato che ha portato di nuovo in carcere l’eminente cittadino di Torralba. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ieri ha ammesso che anche Denis Verdini è iscritto sull’elenco degli indagati per appartenenza ad associazione segreta, notizia più volte smentita. Sul coordinatore nazionale del Pdl, finora indagato per il reato di corruzione nell’ambito dell’inchiesta sulle pale eoliche in Sardegna, pende dunque il sospetto di essere il referente politico della nuova P2. Forse non l’unico e non il più alto in grado, ma certamente quello delegato a mantenere contatti con Carboni e ad indirizzare la sua attività lobbistica in ambiente giudiziari. A metterlo nei guai non è soltanto la mazzetta da 800 mila euro- girata al Giornale toscano di cui è editore- ma il ruolo di anfitrione da lui assolto in almeno cinque incontri svoltisi nella sua splendida abitazione ai piedi dell’Ara-Coeli, in palazzo Peccy Blunt. E il fatto è che in quegli incontri- si dice nell’ordinanza- non si è soltanto discusso degli impianti eolici, ma anche della soluzione del Lodo Alfano. Sono proprio le finalità occulte che si intravedono dietro le interferenze politiche, che in sé non costituiscono reato, a penalizzare il potente politico. Che ieri si è però difeso a spada tratta da tutte le accuse.. «Mi trovo trascinato in mezzo a uno tsunami mediatico-giudiziario di violenza inaudita, senza nessuna possibilità di difendermi da ricostruzioni fantasiose», ha precisato in una nota lamentandosi «per il fiume di fango che mi si è abbattuto contro, ho perfino appreso di essere indagato come membro di un’associazione segreta di cui non sono neppure a conoscenza». Infine Verdini ammette di aver incontrato, ma soltanto in un paio di occasioni, le tre persone arrestate negando però di aver parlato del lodo Alfano o di pressioni sul Csm o sulla Cassazione o di candidature alla presidenza della Campania. Purtroppo di cinque incontri a piazza Venezia (e di un sesto in Sardegna) parla l’ordinanza dove si citano anche intercettazioni, foto e riprese video.
    Ma ciò che sembra stare più a cuore al coordinatore nazionale del Pdl sono le sorti della sua banca, ovvero il Credito Cooperativo toscano, dove secondo l’accusa sarebbero transitati assegni per quattro milioni di euro. «Notizia smentita più volte da me e dalla banca stessa, in quanto completamente falsa», afferma Verdini che ammette soltanto i versamenti fatti da intermediari di Carboni a favore del Giornale della Toscana. «Versamenti fatti tramite assegni circolari per 800mila euro, che servivano alla ricapitalizzazione della società. Un’operazione del tutto trasparente, che nulla ha a che vedere con le calunniose illazioni riportate dalla stampa».
    Verdini si dice pronto a chiarire la sua posizione di fronte ai magistrati, quando verrà convocato, ma a quanto sembra ciò avverrà soltanto dopo l’interrogatorio di Cappellacci, dal quale gli inquirenti si aspettano risposte in grado di approfondire il suo ruolo.. Il governatore della Sardegna, in varie interviste, ha sempre detto di aver seguito le indicazioni del suo dirigente di partito, anche nella nomina di Ignazio Farris a presidente dell’Arpas, la commissione ambientale sarda. Ma ora sappiamo che quella nomina era la contropartita chiesta da Carboni in cambio delle sue indebite interferenze in ambito giudiziario e che, presente alla trattativa, quella nomina ha praticamente imposto. Sembra certo che dopo Cappellacci e Verdini toccherà a Dell’Utri chiarire la propria posizione. Il senatore, recentemente condannato a Palermo a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, è amico di vecchia data di Carboni ed ha partecipato a vari incontri. Gli inquirenti non lo ritengono estraneo allo scambio di favori. Dalle intercettazioni telefoniche emerge che sarebbe stato proprio lui a mettere in contatto Carboni e Verdini. Frequenti anche gli incontri con il faccendiere, cui lo legano molteplici rapporti tanto da aver assunto in Publitalia il figlio Marco. Negli uffici della procura si nega che Dell’Utri sia già indagato, ma il metodo di Capaldo sembra essere quello di risalire uno dopo l’altro i gradini della Piramide. Non si esclude che tra un gradino e l’altro sia valutata anche la posizione di alti magistrati coinvolti nella vicenda, dal presidente della Cassazione Giuseppe Carbone dal sottosegretario alla Giustizia Caliendo fino al capo degli 007 di via Arenula Arcibaldo Miller. Su loro pende il sospetto di essersi fatti strumento della loggia segreta.

  21. 11 Luglio 2010 a 15:50 | #21

    da La Nuova Sardegna, 11 luglio 2010
    La ricostruzione delle operazioni bancarie sospette. «Abbiamo bisogno di grana» Ecco come nasce il tesoretto. (Pier Giorgio Pinna)

    ROMA. Oggi è più chiaro il meccanismo escogitato per mettere insieme il tesoretto di questa nuova cricca: quel denaro per oliare le procedure destinate a far nascere i parchi eolici. L’istituto al centro delle indagini è il Credito cooperativo fiorentino di Campi Bisenzio, presieduto da Verdini.
    Difesa. In passato il legale del politico aveva sostenuto che 800mila euro sospetti, scoperti dai carabinieri, costituivano la prima tranche di un versamento fatto da nuovi soci nel capitale del «Giornale» della Toscana, proprietà del leader pdl.
    Accusa. Diversa la ricostruzione del giudice De Donato. Per il magistrato, Carboni si è procurato il sostegno dei rappresentati della Karios 32 Srl e della Sardinia Reneweble Energy Project srl (il documento sull’intesa viene sequestrato a casa dell’autista dell’imprenditore sardo, Giuseppe Tomassetti). I carabinieri risalgono poi a operazioni bancarie fatte tra il giugno e il dicembre 2009. La prima ammonta a 850mila euro. Procurati dagli amici Fabio Porcellini e Alessandro Fornari a Carboni, quei soldi sono trasferiti ad Antonella Pau («persona a lui legata», annota il giudice) e versati sul conto della donna. Da cui vengono prelevati fondi per 430mila euro, 230mila negoziati tramite il Credito fiorentino.
    Svolta. La seconda operazione è del 1º ottobre: sul conto intestato a Maria Laura Scanu Concas, moglie di Carboni, arrivano 2 bonifici, dell’importo ciascuno di mezzo milione, disposti dalla Sardinia Renewable Energy Project Srl. Quello stesso giorno vengono emessi, con addebito sul medesimo conto, 39 assegni per un totale di 487.500 euro, in favore di Tomassetti, 200mila negoziati nel Credito cooperativo.
    Bisogni. A nuove necessità («Ci serve grana», è il commento in un colloquio registrato) provvedono ancora Porcellini e Fornari. Con nuovi capitali. «Di cui una parte va a Roma», scrivono gli inquirenti. Così, il 18 novembre, arrivano sul conto Unicredit di Iglesias intestato ad Antonella Pau 2 bonifici, da 997.400 e 845.600 euro. Il giorno seguente dal conto vengono emessi 37 assegni. Il beneficiario? Tomassetti. Otto cheques (ciascuno da 12.499 euro) sono negoziati attraverso il Credito fiorentino il 30 novembre e il 28 dicembre. Gli approfondimenti svolti dal Nucleo di polizia valutaria consentono di precisare che fra il 5 giugno e il 24 dicembre vengono versati in favore della Toscana Edizioni Spa, da Pau e Tomassetti, 800mila euro. A fronte di una scrittura privata fra la società e i due con cui già nel 2004 si sarebbe promesso l’acquisto di azioni (quota pari al 30% per un aumento di capitale) Ma secondo la Procura gli elementi raccolti fanno ritenere che il versamento risponda, in realtà, a interessi di Verdini.
    Contatti. Lo dimostrerebbero due conversazioni con Carboni. Durante la prima, il 5 agosto 2009, proprio nel periodo del versamento degli assegni nella sede del Credito cooperativo, Verdini dice: «Ti volevo ricordare anche il mio problema a Firenze sui giornale eh, ricordatene… Flavio». La seconda chiamata intercettata risale al 2 ottobre. Dopo aver invitato Tomassetti a inviare il proprio documento d’identità e il codice fiscale per fax all’attenzione di Verdini, su richiesta di quest’ultimo, Carboni spiega in codice al suo collaboratore: «Ok.. ho dato cose… cose tue ieri ho dato a Denis capito? (…) Ti ringrazia… ti vuole conoscere… l’onorevo..». Evidente, per gli investigatori, il riferimento agli assegni negoziati in quelle ore. Il giorno precedente a casa di Verdini – annotano infine gli inquirenti – c’era stato un incontro al quale aveva partecipato Carboni.

  22. 11 Luglio 2010 a 15:46 | #22

    da La Nuova Sardegna, 11 luglio 2010
    Quei legami con l’inchiesta sul G8.
    Nei due filoni investigativi ritorna il nome di Verdini. Registrazioni e telefonate sospette.
    Il governatore sardo intercettato per via del coordinatore del Pdl. (Pier Giorgio Pinna)

    ROMA. C’è un filo che unisce l’inchiesta per il G8 alla Maddalena con l’indagine sull’eolico in Sardegna. A tenerlo in mano, secondo i magistrati, è Denis Verdini, imprenditore, banchiere, coordinatore del Pdl e braccio destro di Berlusconi. Per lui, una duplice incriminazione. Prima da parte della Procura di Firenze per le Grandi opere. Poi da quella romana, che scava sui traffici di Carboni e dei presunti complici impegnati a fare affari con le wind farm.
    In un versante e nell’altro – a scorrere i nomi degli inquisiti, dei testimoni, delle persone informate sui fatti, delle vittime – si scoprono sorprendenti analogie. Soprattutto sul sistema gelatinoso denunciato dai sostituti toscani. Sistema fondato sulla corruzione, nel primo caso con aderenze nel quadro delle emergenze della Protezione civile e addentellati politici di alto livello per la gestione degli appalti. Nel secondo caso, invece, basato di più sul tentativo di condizionare pezzi dello Stato.
    Analisi. Ma, in entrambe le piste d’indagine battute dagli inquirenti, assieme a Verdini spunta il governatore Ugo Cappellacci. Una prima volta nel ruolo di semplice interlocutore del suo dirigente politico nazionale di partito in un colloquio aperto a un altro personaggio finito nella bufera giudiziaria per il G8. E in seguito nelle vesti d’indagato proprio sul fronte delle energie alternative. In tutt’e due le circostanze comunque l’abbraccio di Verdini appare esiziale, fonte di guai fatali per il presidente sardo.
    Riferimenti. Oggi a ogni modo non tengono più banco le bonifiche, i lavori alla Maddalena, le altre opere pubbliche collegate al summit mancato che in diverse occasioni hanno visto Cappellacci intercettato dal Ros di Firenze. Stavolta sono i carabinieri della capitale gli autori delle registrazioni.
    E pure qui emergono distinzioni, differenze. Non solo tra i protagonisti delle vicende: proprio nella sostanza effettiva delle cose. Se infatti l’inchiesta romana sull’eolico s’allarga ora a una quantità di appalti sulle fonti alternative, non per questo la magistratura colpisce l’intero mondo di professionisti che operano per evitare l’inquinamento e produrre energia con misure ecosostenibili. Anzi, vuole tutelare gli interessi degli operatori sardi in questo senso.
    Vento pulito. Insomma: nessuna criminalizzazione generalizzata, solamente imputazioni soggettive o estese a gruppi di pressione ben individuati. Sì, perché tutte le persone inquisite vengono ritenute responsabili sulla base di contestazioni circoscritte, precise, circostanziate. Con un quadro d’indagine, questo sì, ad ampio raggio.
    Ipotesi di reato. Infatti, per dare vita a wind farm nei territori battuti da maestrale e tramonatana mentre nell’isola divampava la polemica sulle basi offshore modello Nord Europa, Verdini, Carboni e i suoi soci avrebbero messo su un’organizzazione contrassegnata «dalla segretezza degli scopi». Che agiva con pressioni e intimidazioni: volte sempre a influire – scrive il giudice romano Giovanni Di Donato – «sul funzionamento degli organi costituzionali nonché degli apparati della pubblica amministrazione». Per il gruppo, i reati ipotizzati sono così «associazione a delinquere semplice» e «violazione della legge Anselmi».
    Quali, in quest’affresco dipinto dai magistrati romani, le attività di Denis Verdini? In primo luogo, tessere rapporti. Affinare trame. Mettere in contatto esponenti della politica sarda e nazionale con imprenditori e rappresentanti del mondo finanziario. Ma tutto attraverso circostanze che secondo la Procura della capitale sconfinano nel penale e, dunque, in gravi reati.
    Appalti. Lo stesso atteggiamento disinvolto, per così dire, che ha fatto finire sotto inchiesta il coordinatore del Partito della libertà nelle Grandi opere in Toscana e alla Maddalena. In questa prima inchiesta il parlamentare del Pdl è indagato per concorso in corruzione. A causa delle relazioni pericolose con il costruttore Riccardo Fusi. Per una serie di pressioni che avrebbe esercitato sul ministro delle infrastrutture Altero Matteoli. E per via del suo coinvolgimento diretto come presidente del Credito cooperativo fiorentino, al centro di operazioni monitorate dai carabinieri.
    Telefonate. Lui, Verdini, ha di frequente dichiarato «di aver dimostrato la sua estraneità». Ma i rapporti non adamantini con Fusi sono documentati nelle intercettazioni. Il 24 aprile 2008, per esempio, nel contesto riguardante le Grandi opere, i due discutono della composizione del governo Berlusconi.
    L’imprenditore chiede se può stare tranquillo. Verdini lo rassicura: «Guarda, io ho preso una decisione. A me mi era toccato l’Ambiente… però esco, perché se accetto mi tocca rinunciare a tutto, lasciare la banca, capito? Quindi non posso… diventerò capo del partito, prenderò il posto di Bondi, anche di quello nuovo…». Fusi è lo stesso costruttore che, con un collega in odore di mafia, in quei mesi parlava liberamente di come allungare le mani sul raddoppio della Sassari-Olbia, poi mai finanziato per i tagli dei fondi Fas.
    Incontri. Il 1º ottobre 2009, Cappellacci si ritrova ascoltato dagli investigatori fiorentini perché coinvolto in una telefonata altrui. Il presidente è appunto in compagnia di Verdini, a colloquio con Fusi. Dopo un po’ il leader del Pdl cede il cellulare al governatore, dicendo prima all’imprenditore: «Ti passo il presidente della Sardegna… che un amico… quello che tu mi avevi detto che volevi salutare… te lo passo e poi dopo fisso un incontro con lui…». E Fusi: «Va bene… lo saluto…».
    Cappellacci: «…piacere di conoscerti…». Fusi: «…anche a me…». C.: «…e poi abbiamo un caro amico comune…. quindi per la proprietà transitiva… c’abbiamo un’amicizia…». F.:…(ride) «… va bene… va bene… te hai anche una bellissima terra quindi…». C.: «… semplicemente… la più bella d’Italia…». F.: «…io sono innamorato di quella terra là…». C.:…(ride)… F.: «…un po’ meno dei sardi… ma insomma…». C.: «…guarda… guarda… sfondi una porta aperta… perché ho la consapevolezza del vero grande limite della Sardegna… noi sardi… e quindi…» (ride)… F. : «…va bene…». C.: «…spero di poterti conoscere presto di persona…». F.: «…grazie…». C.: «…ti ripasso Denis…».

  23. 11 Luglio 2010 a 13:41 | #23

    A.N.S.A., 11 luglio 2010
    Bocchino: per Verdini ‘soluzione Brancher’.
    Nell’ambito della stessa inchiesta Governatore Sardegna comparira’ martedi’ davanti ai magistrati romani.

    ROMA – “Da amico mi auguro che Denis Verdini sappia dimostrare la sua innocenza”, ma “dal punto di vista politico c’é un enorme problema di opportunità che il premier non può far finta di non vedere. Il Berlusconi ‘ghe pensi mi’ come ha risolto il caso Brancher così deve risolvere il caso Verdini”. Ne è convinto vicecapogruppo del Pdl alla Camera Italo Bocchino, che in un’intervista alla Stampa invoca le dimissioni anche per Ernesto Sica e Nicola Cosentino. “La cosa davvero preoccupante è il risvolto di malcostume nel partito”, sottolinea il deputato finiano. “C’é un problema della classe dirigente del Pdl che non riesce a interpretare il progetto originario di Berlusconi e Fini. La degenerazione è arrivata a livelli di guardia con spericolate e vergognose operazioni di dossieraggi contro esponenti del partito”.
    “L’assessore regionale della Campania Ernesto Sica si deve dimettere subito. Lui è stato catapultato in giunta dal suo sponsor-protettore: Silvio Berlusconi. Sica è quello che costruisce il falso dossier contro Stefano Caldoro, il nostro governatore”, dichiara Bocchino. Anche Cosentino, sottosegretario all’Economia e segretario regionale del Pdl, “partecipa all’azione di dossieraggio contro il futuro governatore della Campania, dunque non può più essere segretario del partito”. Nell’intervista Bocchino interviene sull’incontro tra Berlusconi e Casini nella cena a casa di Bruno Vespa, cui “era stato invitato anche Gianfranco Fini che però ha preferito raggiungere le figlie al mare”, e commenta le ultime dichiarazioni del premier sulla stampa. “E’ una sciocchezza imperdonabile prendersela con la sinistra che imbavaglia la verità. Il mondo dell’informazione è plurale e per i giornalisti è un dovere raccontare i fatti”.

    APPALTI: EOLICO; MARTONE LASCIA LA MAGISTRATURA.
    CSM, HA CHIESTO PENSIONAMENTO. A CENA CON VERDINI IL 23 SETTEMBRE.
    Lascia la magistratura Antonio Martone, avvocato generale in Cassazione, e che secondo l’inchiesta romana sull’associazione per delinquere messa in piedi da Flavio Carboni, avrebbe partecipato alla cena del 23 settembre scorso nella casa romana del coordinatore del Pdl Denis Verdini. Nel corso della cena si sarebbe discusso di un tentativo di avvicinamento dei giudici della Consulta che dovevano decidere sul Lodo Alfano. La notizia, anticipata dal Fatto Quotidiano, ha trovato conferma in ambienti del Csm, secondo i quali pero’ non si tratterebbe di un’istanza di dimissioni ma di una domanda di pensionamento. In passato presidente dell’Anm e dell’autorita’ garante sul diritto di sciopero, Martone ha 69 anni ed e’ in magistratura dal 1965. La richiesta di lasciare la toga sarebbe stata presentata venerdi’ scorso. A quella cena avrebbero partecipato anche il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, il capo degli ispettori del ministero della Giustizia Arcibaldo Miller, oltre a Carbone e all’ex assessore del Comune di Napoli Arcangelo Martino e all’ex giudice tributario Raffaele Lombardi.

    VERDINI: CONTRO DI ME FANGO E MENZOGNE – ”Mi trovo mio malgrado trascinato inmezzo a uno tsunami mediatico-giudiziario di violenza inaudita, senza nessuna possibilità di potermi difendere compiutamente da una serie di ricostruzioni che definire fantasiose costituisce un eufemismo”. Lo afferma in una nota il coordinatore nazionaledel Pdl, Denis Verdini lamentando ”il fiume di fango” che gli si e’ abbattuto contro e sottolineando di aver ”perfino appresoda un quotidiano di essere indagato come membro di un’associazione segreta di cui non sono mai stato a conoscenza edi cui, conseguentemente, non ho mai fatto, né faccio, parte”. Spiega Verdini: ”mi sono state portate una o due volte a casa mia (e non otto come scrive un altro quotidiano) tutte insieme le tre persone arrestate ai sensi della legge Anselmi, e in quelle occasioni non si è mai parlato né del lodo Alfano, né di pressioni sul Csm o sulla Cassazione, né di candidature alla presidenza della Campania, né di qualsiasi fatto che abbia rilevanza penale, a cominciare proprio da questa fantomatica organizzazione segreta”. ”Ancora oggi – prosegue Verdini – alcuni quotidiani continuano a parlare della banca che presiedo e di un fiume illecito di denaro (chi 8 milioni di euro, chi 4) depositati,transitati o negoziati presso il Credito cooperativo fiorentino.Notizia smentita più volte da me e dalla banca stessa, in quanto completamente falsa. Peraltro, la stessa ordinanza del gip di Roma conferma, come da indagini svolte presso il Ccf e il Giornale della Toscana, che sono stati fatti regolari versamenti con assegni circolari in più rate per complessivi 800 mila euro,che servivano alla ricapitalizzazione della società che edita il quotidiano. Un’operazione del tutto trasparente, che nulla ha a che vedere con le calunniose illazioni riportate dalla stampa”. ”Sono pronto a chiarire tutto davanti ai magistrati, quando riterranno opportuno convocarmi, nella speranza, probabilmentevana, che questo stillicidio di notizie in aperta violazione del segreto istruttorio cessi, che la verità venga finalmente acclarata, e che s’interrompa questo incredibile fiume di fango e di menzogne che viene quotidianamente riversato sulla mia onorabilità di uomo e di politico”.

    AVVISO A COMPARIRE PER GOVERNATORE SARDEGNA CAPPELLACCI – Il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci ha ricevuto dalla procura della repubblica di Roma l’avviso a comparire nell’ambito dell’inchiesta su un presunto comitato d’affari che avrebbe voluto condizionare gli appalti dell’energia rinnovabile in Sardegna. Secondo i legali di Cappellacci il provvedimento dei magistrati presenterebbe dei vizi di forma e sarebbe per questo nullo. Il governatore ha comunque scelto di fare subito delle dichiarazioni confermando di aver ricevuto l’invito a comparire, di aver fiducia nella magistratura e di essere pronto quanto prima a chiarire la sua posizione davanti ai magistrati. Il governatore sardo figura nell’elenco degli indagati nell’ambito dell’indagine che ha portato all’arresto dell’imprenditore Flavio Carboni.
    “Sì è vero, sono pronto a riferire ai magistrati, non ho nulla da nascondere”, commenta il governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci. Quanto alla possibilità di un vizio formale che renderebbe nullo il provvedimento dei magistrati della capitale, si è appreso che ci sarebbe stato un errore di trascrizione dell’articolo del Codice riguardante l’ipotesi di reato contestata a Cappellacci. Sembrerebbe profilarsi, comunque, uno stralcio per il filone sardo dell’inchiesta che potrebbe portare a una rapida conclusione della stessa.

  24. 10 Luglio 2010 a 21:16 | #24

    da Sassari Notizie (www.sassarinotizie.com), 10 luglio 2010
    gli appalti per l’energia eolica. Cappellacci interrogato martedì. «Ho fiducia nella magistratura».
    Ma Deliperi (Gruppo d’Intervento Giuridico) chiede le sue dimissioni. (Michele Spanu)

    SASSARI. L’inchiesta sugli appalti dell’eolico in Sardegna va avanti a tappe forzate. Dopo l’arresto del “faccendiere” Flavio Carboni, la prossima settimana i magistrati della Procura di Roma sentiranno il Presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci, il Direttore generale dell’Arpas, Ignazio Farris e l’Assessore regionale dell’urbanistica, Gabriele Asunis. I tre saranno interrogati dagli inquirenti che conducono l’inchiesta per verificare se dietro la nomina di Farris alla guida dall’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente (Arpas) sia ipotizzabile il reato di corruzione.
    Corruzione? Secondo le prime ipotesi, infatti, ci sarebbe stato un accordo per nominare Farris alla guida dell’Arpas. Il nuovo direttore sarebbe stato nominato da Cappellacci grazie all’appoggio di Denis Verdini (coordinatore nazionale del Pdl), che avrebbe ricevuto in cambio del suo impegno una consistente somma di denaro indirizzata alla sua banca, il “Credito cooperativo fiorentino”, da parte di Flavio Carboni, il vero “regista” dell’operazione. Farris da parte sua, sarebbe stato infatti l’uomo-chiave per aprire le porte dell’eolico sardo a imprenditori amici di Carboni. Peccato che l’affare non sia mai andato in porto a causa delle prime denunce delle stampa e del deputato Mauro Pili sulle ecomafie in Sardegna. Indiscrezioni che a marzo hanno indotto Cappellacci a bloccare ogni autorizzazione e a ritornare sulla linea dello stop all’eolico. Nonostante questo, da maggio il governatore sardo figura nell’elenco degli indagati: per lui le ipotesi di reato sono corruzione e abuso d’ufficio. Con ogni probabilità il presidente della Regione sarà interrogato martedì 13 luglio prossimo a Roma.
    Verdini. Questo pomeriggio Verdini si difende attaccando i giornali. «Ancora oggi alcuni quotidiani continuano a parlare della banca che presiedo e di un fiume illecito di denaro (chi 8 milioni di euro, chi 4) depositati, transitati o negoziati presso il Credito cooperativo fiorentino. Notizia smentita più volte da me e dalla banca stessa, in quanto completamente falsa – puntualizza il coordinatore del Pdl -. Peraltro, la stessa ordinanza del gip di Roma conferma, come da indagini svolte presso il Ccf e il Giornale della Toscana, che sono stati fatti regolari versamenti con assegni circolari in più rate per complessivi 800mila euro, che servivano alla ricapitalizzazione della società che edita il quotidiano. Un’operazione del tutto trasparente».
    Cappellacci. Il governatore del Pdl ha scelto di fare subito delle dichiarazioni per confermare di aver ricevuto l’invito a comparire, di aver fiducia nella magistratura e di essere pronto quanto prima a chiarire la sua posizione davanti ai magistrati. «Sì è vero, sono pronto a riferire ai magistrati, non ho nulla da nascondere», commenta il governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci. Quanto alla possibilità di un vizio formale che renderebbe nullo il provvedimento dei magistrati della capitale, si è appreso che ci sarebbe stato un errore di trascrizione dell’articolo del Codice riguardante l’ipotesi di reato contestata a Cappellacci. Sembrerebbe profilarsi, comunque, uno stralcio per il filone sardo dell’inchiesta che potrebbe portare a una rapida conclusione della stessa.
    Dimissioni? Dall’altra parte, c’è chi chiede già le dimissioni di Cappellacci. Stefano Deliperi, del Gruppo d’Intervento Giuridico della Sardegna, commenta così la notizia. «Dagli stralci dell’ordinanza del Gip del Tribunale di Roma – dice Deliperi – emergono riscontri di pesanti interferenze sull’attività amministrativa regionale: a questo punto sarebbe infinitamente meglio che il Presidente della Regione Ugo Cappellacci si dimettesse e insieme a lui se ne andassero a casa i tanti comprimari di un’Amministrazione regionale così opaca».

  25. 10 Luglio 2010 a 17:14 | #25

    da La Nuova Sardegna, 10 luglio 2010
    Arpas, Farris si dimette? Ora in Consiglio la richiesta di rimozione. (Filippo Peretti)

    CAGLIARI. L’arresto di Flavio Carboni ha avuto un’immediata conseguenza in Sardegna: le dimissioni di Ignazio Farris, il «raccomandato» del faccendiere alla direzione dell’Arpas, sono state date per certe e poi smentite. Gli sviluppi dell’inchiesta della magistratura romana hanno fatto salire la tensione politica, ma Ugo Cappellacci dice «resto «tranquillo». Le dimissioni di Ignazio Farris sono state chieste inutilmente dall’opposizione e da tutti i partiti della maggioranza di centrodestra e così ieri l’Udc ha annunciato la presentazione di una mozione urgente in Consiglio regionale: se approvata, come sembra scontato, provocherebbe il siluramento del direttore dell’Arpas. Sulla rimozione non ha dubbi neanche il governatore: del resto, dall’intercettazione di una telefonata tra Carboni e Farris ci sarebbe la prova della fine del rapporto di fiducia tra lo stesso Farris e la Regione. Al centro dell’attenzione politica c’è la figura di Cappellacci. Il presidente ha ribadito di essere «tranquillo, i fatti ci danno ragione, con la giunta abbiamo bloccato qualsiasi ipotesi di speculazione». Anche se dopo la convocazione in Procura cresce l’ansia. Dopo la notizia dell’arresto di Carboni, il presidente ha commentato con il propri staff: «Per me non cambia niente». Sul piano più strettamente politico nessuno, neppure nel centrosinistra, ha voluto commentare l’arresto di Carboni in chiave regionale. Il deputato e coordinatore dell’Idv, Federico Palomba, ha detto che «le nuove notizie ci preccupano ulteriormente e rendono più fondata la nostra interrogazione sugli ultimi scandali dove è emerso il coinvolgimento di politici nazionali». Nel Pd ha parlato il consigliere regionale Chicco Porcu. «Siamo convinti – ha detto – che il presidente Cappellacci non abbia nulla da nascondere ai giudici, ma siamo anche certi del fatto che non ha nulla da proporre ai sardi e che la sua azione è inesistente». E’ la linea che il Pd ha sinora adottato: non sfruttare l’inchiesta ma denunciare lo sbandamento politico della maggioranza e le obiettive difficoltà della giunta. Nella maggioranza, dopo la batosta elettorale e la comparsa dei franchi tiratori in Consiglio, presidente e alleati avevano concordato l’«operazione rilancio»: incontri bilaterali del governatore con i partiti, assemblea di tutti i consiglieri della coalizione e infine il rafforzamento del programa e della giunta. Gli sviluppi dell’inchiesta possono complicare tutto. La settimana prossima, ad esempio, Cappellacci dovrà essere in Procura a Roma e forse non avrà la testa per avviare gli incontri bilaterali, come deciso. E anche i passaggi successivi, rimpasto compreso, saranno condizionati, almeno nei tempi, dall’evolversi dell’inchiesta. Il capogruppo del Pdl, Mario Diana, si dice ottimista: «Le vicende romane non incidono per niente». Giorgio Oppi, segretario dell’Udc, si rivolge alla sua lunga esperienza: «Di fronte alle difficoltà bisogna reagire, la Sardegna ha bisogno di un rilancio dell’azione di governo e noi dobbiamo pensare a questo». Dello stesso avviso il due volte presidente Mario Floris: «Il compito della politica è quello di occuparsi di politica». La preoccupazione della maggioranza è oggettiva perché non c’è al momento, tra conflitti politici interni al Pdl e alla coalizione e inchiesta giudiziaria, il clima giusto per sbloccare una situazione così difficile.

  26. 8 Luglio 2010 a 17:37 | #26

    A.N.S.A., 8 luglio 2010
    L’affare dell’eolico in Sardegna.

    Gli arresti effettuati (di Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino) nascono da uno stralcio, aperto quest’anno, dell’inchiesta sugli appalti per l’eolico in Sardegna in cui sono coinvolti, fra gli altri, anche Denis Verdini, uno dei coordinatori nazionali del Pdl; Ugo Cappellacci, presidente della Regione Sardegna; Ignazio Farris, presidente dell’Arpas Sardegna; Franco Piga, presidente dell’Autorita’ d’Ambito territoriale della Sardegna; Pinello Cossu, consigliere provinciale di Iglesias. A fine aprile vi era stato un un blitz dei Carabinieri del Nucleo operativo di Roma nel palazzo di viale Trento della Regione Autonoma della Sardegna. I militari, su incarico del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, avevano acquisito, infatti, tutti i progetti sull’eolico presentati all’Assessorato regionale dell’Industria e l’operazione si era svolta nel massimo riserbo senza alcuna comunicazione ufficiale alla magistratura cagliaritana che indaga, come si appreso successivamente, su analoghe vicende legate alla presentazione di progetti per le energie rinnovabili. Nella sede dell’Assessorato erano state acquisite tutte le pratiche riguardanti domande presentate da privati a partire dal 2009. Dal canto suo l’attuale Giunta regionale, guidata da Cappellacci (Pdl), ha messo in atto gia’ da tempo una serie di iniziative per evitare speculazioni da parte dei ”signori del vento”. E’ stato approvato nel 2009 anche un provvedimento che blocca le domande dei privati, mentre a inizio 2010 sono state approvate delibere che escludono impianti eolici off shore lungo le coste sarde ed e’ stata decisa la creazione dell’Agenzia regionale che dovrebbe gestire la programmazione degli impianti a terra.

  27. 8 Luglio 2010 a 17:19 | #27

    A.N.S.A., 8 luglio 2010
    Appalti eolico: Gip, tentarono di influire su lodo Alfano. “Volevano condizionare gli organi dello Stato”.

    ROMA – Tra settembre e ottobre 2009 i tre arrestati dalla Procura di Roma, tentarono di avvicinare giudici della Corte Costituzionale allo scopo di influire sull’esito del giudizio sul cosiddetto lodo Alfano, la legge che prevedeva la sospensione del processo penale per le alte cariche dello Stato. Lo afferma il gip Giovanni De Donato, nell’ordinanza con cui ha disposto l’arresto per i tre nell’ambito dell’inchiesta sull’eolico in Sardegna, con l’accusa di associazione per delinquere e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete.
    L’operazione, afferma il Gip, fu condotta da Lombardi, previo accordo con gli altri due, con cui si manteneva in costante contatto. L’episodio, conclude il giudice, si intreccia col tentativo dei tre di ottenere la candidatura dell’ex sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, alla carica di presidente della Regione Campania, in cambio appunto degli interventi compiuti sulla Corte Costituzionale.
    “Una associazione per delinquere diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti” caratterizzata “dalla segretezza degli scopi” e volta “a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali nonché degli apparati della pubblica amministrazione”. E’ quanto scrive il Gip del Tribunale di Roma, Giovanni De Donato, nel capo di imputazione dell’ordinanza (circa 60 pagine) di arresto per l’imprenditore Flavio Carboni, di Pasquale Lombardi, ex esponente della Dc e dell’imprenditore napoletano, Arcangelo Martino.
    L’imprenditore Flavio Carboni, coinvolto a Roma nell’inchiesta sugli impianti eolici da effettuare in Sardegna, e’ stato arrestato a Roma dai carabinieri. La richiesta di arresto e’ stata effettuata dai pm della Procura capitolina che indagano sugli appalti per l’eolico. Il legale di Carboni, Renato Borzone, ha fatto sapere che presenterà immediato ricorso al Tribunale della libertà contro il provvedimento che gli è stato appena notificato.

    ARRESTATO ANCHE EX DC PASQUALE LOMBARDI – Nell’ambito dell’inchiesta sugli impianti eolici da effettuare in Sardegna, oltre all’ imprenditore Flavio Carboni, la Procura di Roma ha disposto l’arresto anche di Pasquale Lombardi, geometra ed ex esponente della Dc nonché ex sindaco del suo paese di origine in provincia di Avellino.

    IN MANETTE ANCHE IMPRENDITORE MARTINO – I carabinieri del nucleo investigativo di Roma hanno arrestato a Napoli anche l’imprenditore Arcangelo Martino, ex assessore comunale del capoluogo partenopeo. Il fascicolo che ha portato agli arresti nasce da uno stralcio, aperto quest’anno, dell’inchiesta sugli appalti per l’eolico in Sardegna in cui è coinvolto, tra gli altri, anche il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellaci.
    La richiesta d’arresto di Carboni e dell’ex esponente della Dc Campana, Pasquale Lombardi, è stata fatta dal pm della procura di Roma, Rodolfo Sabelli e accolta dal gip Giovanni De Donato. Carboni, che ha 78 anni, è stato trasferito alle prima luci dell’alba, dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma, presso il carcere di Regina Coeli mentre Lombardi, che vive ad Avellino, si trova attualmente nella casa circondariale irpina di Bellizzi. L’ipotesi di reato è quella di associazione a delinquere e di violazione degli articoli 1 e 2 della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Il filone di indagine è collegato all’inchiesta della procura capitolina su un presunto comitato d’affari che avrebbe gestito l’assegnazione di una serie di appalti pubblici in Sardegna per la realizzazione di parchi eolici.

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