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Piazza Garibaldi, “arcipelago gulag” cagliaritano?

Piazza Garibaldi, Cagliari, sit-in

Piazza Garibaldi, Cagliari, sit-in

Centinaia di cagliaritani, in pieno agosto, si sono trovati in Piazza Garibaldi contro l’ipotesi, tanto cara all’Amministrazione comunale della capitale del Mediterraneo, di far fuori un bel po’ di alberi.

Infatti, la premura del Comune di Cagliari verso il proprio verde pubblico è famosa: dagli alberi ad alto fusto della Via Amat (una delle poche vie alberate di Cagliari), deportati per far spazio a un parcheggio interrato privato a fine anni ’90 del secolo scorso, alla scalinata monumentale della Chiesa dei SS. Giorgio e Caterina, realizzata su un’area di verde pubblico lungo la Via Scano, dal tentativo abortito per la protesta popolare di far piazza pulita degli alberi in Piazza Giovanni XXIII alla recente deportazione delle Jacarandae di Piazza Maxia, l’Amministrazione comunale cagliaritana e i suoi solerti progettisti si sono distinti per un’antipatìa dalle motivazioni sconosciute verso alberi, arbusti e macchie.

progetto rifacimento Piazza Garibaldi

progetto rifacimento Piazza Garibaldi

Ora è il turno di Piazza Garibaldi.   Anch’essa diventerà uno dei tristi luoghi di quell’arcipelago Gulag degli alberi che è diventata ‘sta povera capitale del Mediterraneo?

Se le linee portanti del progetto abortito del 2000 sono confermate, saranno deportati i maestosi Ficus retusa della piazza, magari per piantare qualcuna delle solite palme e qualche arbusto. 33 alberi che rendono caratteristica la piazza e che non piacciono proprio all’agronomo dott. Claudio Papoff, dirigente del Servizio verde pubblico del Comune di Cagliari, come si può leggere nella relazione da lui approntata per il progetto del 2000.   Per capirci, è il responsabile del procedimento e progettista di quell’osceno scempio ambientale e finanziario di Piazza Maxia, dove sono state deportate le Jacarandae, quello che ha fatto tagliare un pino di 40-50 anni presso la scalinata della Basilica di Bonaria “per esigenze televisive” in vista della visita del Papa (settembre 2008) senza curarsi dell’esistenza del vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni, D.M. 11 febbraio 1961) e che se la prende con gli ambientalisti perché gli impedirebbero di sistemare gli alberi come vorrebbe (vds. Il Sardegna, 28 gennaio 2009).

gli alberi di Piazza Garibaldi, Cagliari

gli alberi di Piazza Garibaldi, Cagliari

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno già inoltrato (18 giugno 2010) una richiesta di informazioni a carattere ambientale e di adozione degli opportuni interventi al Comune di Cagliari, al Servizio regionale della tutela paesaggistica e alla Soprintendenza per i beni ambientali di Cagliari con la finalità di ricercare – fin nella progettazione – la salvaguardia di un patrimonio arboreo monumentale di importante rilievo.

Una nuova Piazza Maxia non crediamo proprio che i cagliaritani la vogliano…

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

P.S.   il Comune di Cagliari ha reso noto che si può scrivere al dirigente del settore competente Gerolamo Solina (gerolamo.solina@comune.cagliari.it) per proporre luoghi dove reimpiantare gli alberi.  Perché non scrivergli invece dove vorremmo venissero spostati assessori e funzionari comunali che si occupano della materia?

da La Nuova Sardegna, 7 agosto 2010

PIazza Garibaldi, Cagliari

PIazza Garibaldi, Cagliari

Una voce su piazza Garibaldi: un grande centro commerciale nell’edificio della scuola Riva. Centinaia di cittadini furibondi contestano il progetto comunale «Perchè tagliare gli alberi? Basta sollevare la pavimentazione». I lavori da settembre ma la protesta monta «Difenderemo i ficus».

CAGLIARI. Una voce, ma forse qualcosa di più di una voce: il progetto finale per piazza Garibaldi sarebbe di realizzare un grande centro commerciale nell’edificio storico della scuola Riva. Il giardino senza più ombra progettato dall’amministrazione comunale non sarebbe altro che la diretta e logica conseguenza dell’idea, molto gradita a un gruppo imprenditoriale. I segnali ci sono tutti: l’intenzione di scavare un parcheggio sotterraneo per i clienti, la concessione per il servizio bar all’aperto negata senza alcuna ragione plausibile al titolare di una pizzeria, proprietario del vecchio chioschetto al centro dello spazio pubblico. Ancora il Comune non si è espresso sul futuro della scuola, il cui stabile appartiene per un terzo alla Provincia. Ed è strano, decisamente strano che l’amministrazione progetti il rifacimento della piazza senza pensare a ciò che sarà il Riva nei prossimi decenni. Comunque sia gli abitanti del quartiere respingono il progetto firmato dal geometra Francesco Lecis con il coordinamento dell’architetto Giampaolo Cannas, che prevede l’espianto di tredici ficus e la trasformazione del giardino in un non luogo fatto di materiali del tutto estranei al contesto urbano. L’altro ieri alcune centinaia di persone si sono ritrovate davanti alla vecchia scuola di piazza Garibaldi per manifestare ancora una volta il proprio dissenso. Fra gli altri lo scrittore Giorgio Todde, il regista Enrico Pau, i rappresentanti di Italia Nostra Carlo Dore e Maria Paola Morittu, l’ecologista Stefano Deliperi, poi i consiglieri comunali e regionali Claudia Zuncheddu, Massimo Zedda e Chicco Porcu, il consigliere comunale Andrea Scano. «Bisogna difendere gli alberi» il ritornello invariabile negli interventi. Parlavano dei trentatrè ficus retusa che il presidente della circoscrizione centro storico Gianfranco Carboni ha ‘addobbato’ con piccoli cartelli funebri: condannato a morte. L’opinione diffusa è che il progetto da un milione di euro con cui l’amministrazione Floris vuole deturpare la vecchia piazza sia da buttare. Basterebbe molto meno: «Sollevare di qualche decina di centimetri il piano di calpestio – ha insistito Carboni – e rifare la pavimentazione con un materiale adatto all’aspetto originario dello spazio». Il giornalista Puppo Gorini, quasi uno storico di piazza Garibaldi, ha riferito come i lavori per la ristrutturazione della scuola siano stati interrotti bruscamente malgrado un cartello ne prevedesse la consegna alla fine del 2001: «Non ci hanno spiegato perchè». Il Comune si è limitato a far montare un’impalcatura di legno sulla facciata principale, utile a prevenire la caduta di intonaci e marmi. Un degrado programmato. I lavori per la nuova piazza dovrebbero partire a settembre e se il dirigente responsabile Gerolamo Solina chiede attraverso il sito internet del comune di trasmettere idee e pareri l’impressione è che sia già tutto deciso. Con un accanimento sospetto, inspiegabile soprattutto dopo la figuraccia rimediata dal Comune con la «porcata» di piazza Maxia. Sembra che si punti a uno scempio seriale, senza badare alle conseguenze e al gradimento dei cittadini.

(carte progettuali da http://andreascano.blogspot.com, foto da Flickr, S.D., archivio GrIG)

  1. 10 Settembre 2010 a 14:26 | #1

    da La Nuova Sardegna, 10 settembre 2010
    Parcheggi e niente alberi. Le piante ostacolano la costruzione degli spazi sotterranei.
    Chiare le scelte contenute nel piano della mobilità: le automobili restano in città. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Ecologisti organizzati e comitati di cittadini sensibili alla bellezza della natura si mettano l’animo in pace: col piano urbano della mobilità (Pum) approvato dal consiglio comunale il 28 luglio dell’anno scorso la fine degli alberi che oggi si trovano nelle piazze è segnata. Il piano parla chiaro: negli undici spazi pubblici principali – vie larghe e piazze – l’amministrazione ha deciso di scavare parcheggi sotterranei per chiudere alla circolazione delle auto le aree di superficie, destinandole ai pedoni. Le radici delle piante ostacolano la realizzazione dei volumi sotto terra, quindi bisogna tagliare. La scelta contenuta nel Pum spiega dati alla mano il perchè dell’accanimento mostrato dai progettisti comunali – su tutti l’agronomo Claudio Papoff ora chiamato mani di forbice – contro i trentatré ficus retusa di piazza Garibaldi: la presenza di quegli alberi ormai quasi secolari ostacola il progetto di trasformazione dell’area, meglio sostituirli con piante più leggere e dalle radici meno invasive. Il vincolo posto dalla Sovrintendenza sull’edificio storico della scuola Riva ha mandato all’aria le decisioni comunali, ma questo è un altro problema: la realtà, com’è scritto nel piano della mobilità urbana, è che nella strategia di progressiva pedonalizzazione della città la presenza degli alberi è un intoppo da eliminare.
    I numeri indicati dal piano sono questi: per la rete di strade destinata alla progressiva pedonalizzazione – via Paoli, via Alghero, corso Vittorio Emanuele, via Sassari, le vie della Marina e del Castello – è indispensabile trovare novemila posti-auto, quelli che oggi sono distribuiti su 45 chilometri di strade. Di questi, sono 2600 gli stalli che fanno riferimento alle aree commerciali naturali. Gli estensori del piano propongono di recuperare gli spazi alternativi scavando parcheggi sotto le piazze e le vie più ampie: largo Carlo Felice, via Roma, molo Ichnusa, stazione ferroviaria, via Cammino Nuovo, piazza De Gasperi, piazza Gramsci, piazza Garibaldi, piazza Galilei, via San Giorgio e via Manzoni. In alcune di queste zone l’area di sosta esiste già e in base al Pum andrebbe potenziata. In altre dev’essere realizzata. Conti alla mano le aree sotterranee non basteranno a garantire la sosta a tutti i residenti. Da qui la possibilità, offerta dal piano, di usare le corti condominiali che potrebbero diventare più capienti con l’uso di tecnologie meccanizzate: il Pum non si dilunga a spiegare, ma si tratterebbe di parcheggi ‘a scomparsa’ con l’aiuto di montacarichi elettrici e altre soluzioni simili.
    Il quadro che emerge dal Pum, la cui realizzazione è in corso, contiene elementi negativi e positivi. Una città sgombra dalle automobili, dove i mezzi pubblici possano tenere medie di marcia più elevate, non può che piacere ai cagliaritani, oggi schiavi del traffico e della ricerca ossessiva del parcheggio. Si tratta di capire quale possa essere il prezzo da pagare in cambio di un futuro finora soltanto immaginato. L’esperimento di pedonalizzazione aperto l’estate scorsa alla Marina, grazie soprattutto alla tenacia dell’assessore Maurizio Onorato, non è costato un centesimo e ha prodotto risultati apprezzabili: il quartiere, uno dei più suggestivi della città, si è ripopolato. Le attività commerciali hanno accresciuto i profitti offrendo a cagliaritani e turisti un servizio all’aperto che fino al 2008 non esisteva. L’idea di allargare l’oasi di pace ad altri quartieri e di potenziare – sarebbe meglio dire: di realizzare, finalmente – le corsie preferenziali per le biciclette e i mezzi lenti metterebbe Cagliari al passo con le città europee più vivibili e moderne. Ma la stecca del piano, che mette ogni decisione in una luce sospetta, è la voglia matta di abbattere alberi, di cancellare giardini, di tenere comunque la città sotto lo scacco degli automobilisti. Perchè se nel Pum non mancano accenni vaghi alle aree di sosta periferiche, la scelta di base è chiarissima: le automobili restano nei quartieri, vanno sotto terra e negli spazi di superficie dedicati ma restano. Così che l’esperimento compiuto nel lontanissimo Natale del 1982, con i bus navetta che collegavano il centro col parcheggio dello stadio Sant’Elia, appare oggi del tutto abbandonato. Eppure proprio nella filosofia che traspare nel piano della mobilità, una rete di parcheggi esterna ai quartieri centrali collegata con bus leggeri che si muovano in corsie riservate sarebbe forse la soluzione migliore. Nessun costo per la realizzazione dei parcheggi sotterranei e per la loro gestione, nessuna invasione di bulldozer e nessun cantiere aperto in città. Con la possibilità di correggere le disfunzioni senza alcun rischio di perdere risorse economiche. Ma l’amministrazione comunale, questo si sa da anni, privilegia sempre e comunque gli interventi pesanti: dalla cittadella della musica (ventidue milioni di euro) a piazza Maxia (quasi due) ai “percorsi meccanizzati per il Castello” fino alla prossima trasformazione di piazza Garibaldi, non c’è scelta politica che non risvegli le betoniere. I metri cubi soverchiano spesso la logica, al punto che i vecchi comitati di quartiere stanno rinascendo uno dopo l’altro trascinati dall’indignazione e dalla voglia di ribellarsi a scelte prive di senso. Per piazza Garibaldi si annunciano nuove manifestazioni di protesta c’è una raccolta di firme che ha già messo insieme più di mille adesioni. Come dire che la protesta si allarga e l’amministrazione comunale non potrà far finta di niente.

  2. 19 Agosto 2010 a 22:22 | #2

    @marco : nell’utilizzo dei fondi comunitari non sempre c’è un vincolo di destinazione.

  3. marco
    19 Agosto 2010 a 19:43 | #3

    Scusate non so se sia lo spazio giusto per porre delle domande
    Ho sentito dire, ma non so se sia vero, che quando un’opera pubblica viene finanziata con fondi comunitari, l’amministrazione beneficiaria si impegna ad usarla senza scopo di lucro.
    Nel caso dei parcheggi sotterranei del nuovo Parco Della Musica, pare che questi stiano per essere affidati a privati con concessione pluriennale.
    é possibile ?
    grazie

    Marco

  4. 18 Agosto 2010 a 23:04 | #4

    @Andrea Scano : dobbiamo fare fronte comune, saldo e senza sconti. Così potremo riuscire a fermare questa ottusa follìa ;)

  5. 13 Agosto 2010 a 0:31 | #5

    Ritengo che il progetto di espianto di una dozzina di ficus dalla piazza Garibaldi sia un’idiozia.
    Ritengo anche che sarebbe abbastanza inutile rispetto al “problema – radici” che affiorano nel terreno, problema che non verrebbe certo risolto con l’espianto.
    Detto questo, rilevo che intorno a questa vicenda stia nascendo un bel polverone, dove fatti oggettivi si mischiano a semplici supposizioni senza fondamento e opinioni sacrosante fanno il paio con costruzioni fantastiche.
    Il clima da pre campagna elettorale (ormai manca meno di un anno…) non aiuta: queste occasioni sono ghiottissime per mettersi in mostra e cercare di accaparrarsi un po’ di visibilità e, magari, qualche voto.
    Tutto lecito, per carità, però se veramente vogliamo bene alla nostra città, al nostro ambiente e al nostro verde pubblico è indispensabile ragionare con la massima lucidità possibile. A partire dalle informazioni di base.
    Credo molto nell’importanza della diffusione delle informazioni. E per questo ritengo che questo blog offra un servizio formidabile ai cittadini: perché ricco, oltreché di opinioni, anche di dati, di riferimenti a norme, di “informazioni”. Anche io, per quanto posso, cerco di divulgare al massimo le informazioni, i dati su Cagliari che posso avere a disposizione. In questa occasione, come in tante altre, ho scritto sul mio blog http://andreascano.blog.tiscali.it/ le informazioni in mio possesso.
    Ho chiesto io, personalmente, alcuni mesi fa, una riunione di commissione urbanistica affinché ci venisse presentato il progetto sulla piazza Garibaldi; mi sono preoccupato di rendere subito pubbliche le informazioni ricevute. E mi sembra di esserci riuscito, poiché da allora alcuni dati e immagini hanno iniziato a girare su internet e a diventare di dominio pubblico.

    Provo a sintetizzare alcuni punti:
    - non mi risulta ci sia una delibera di giunta, di commissione o di consiglio sul progetto della nuova piazza Garibaldi;
    - se devo fare un pronostico, giunta e maggioranza sono talmente lente, indecise, impantanate e timorose delle prossime elezioni che, prima di creare un nuovo “effetto piazza Maxia” ci penseranno dieci volte;
    - ho sentito, in alcuni interventi in piazza durante la manifestazione, una confusione totale tra aspetti riguardanti il “nuovo” progetto e aspetti riguardanti la relazione di quello “vecchio”, di una decina d’anni fa, di Papoff;
    - è necessario ricordare come sia anomalo e sospetto l’affidamento del progetto al dott. Solina, che con urbanistica e verde pubblico non c’entra proprio niente;
    - se gruppi di cittadini riescono a produrre uno – due – tre “progetti alternativi” diamo una forza straordinaria alle nostre idee;
    - questi progetti, queste idee non sostituirebbero il lavoro di chi fa opposizione in consiglio: si tratterebbe di un lavoro complementare, poi è ovvio che chi è in consiglio comunale dovrà fare la propria parte!
    - sul Riva ci sarebbe molto da dire… sempre per chi volesse approfondire, sul mio blog e su quello del PD cittadino sono riportati numerosi articoli relativi ad interrogazioni, sopralluoghi, riunioni di commissioni dedicate a questo tema;
    - da questa giunta c’è da aspettarsi di tutto, però francamente la notizia di un grande centro commerciale con (addirittura!!!) demolizione del fabbricato della scuola Riva mi sa più che altro di “boutade” estiva, di riempimento di pagine di giornale con un po’ di fumo;
    - non credo molto alla teoria del “degrado programmato” della piazza e della scuola; mi sembra più verosimile che, qui come dappertutto, a Cagliari, l’inefficienza e l’indecisione regnano.

    I cagliaritani si sentono giustamente “scottati” da altre precedenti esperienze. E’ necessario, quindi, mobilitarsi, ma ritengo sia più utile farlo con lucidità e con il maggior numero di informazioni possibile.
    Piazza Garibaldi potrebbe diventare un esempio di partecipazione attiva dei cittadini alla vita della città. Un concreto esempio di democrazia partecipata. Un modo per non dire solo “no” a qualcosa, ma un modo di partecipare portando alternative concrete.
    Questo modo di procedere darà una forza cento volte superiori alle argomentazioni di chi vuole salvare gli alberi, la piazza, lo storico edificio della scuola Riva.
    (Andrea Scano – consigliere comunale PD)

  6. 7 Agosto 2010 a 19:06 | #6

    l’on. Claudia Zuncheddu ha presentato un’interrogazione consiliare: http://www.claudiazuncheddu.splinder.com/post/23096368/avanti-con-grandi-opere-inutili ,

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