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Cronaca di una speculazione edilizia annunciata, Malfatano e Tuerredda.

 

costa fra Capo Spartivento e Malfatano, Teulada

costa fra Capo Spartivento e Malfatano, Teulada

Quanto sta accadendo sulla costa di Teulada (CA), fra Capo Spartivento, Tuerredda e Malfatano, ha veramente dell’incredibile.  Ancora nel 2010 la Sardegna vede massacrato dal cemento e dall’antropizzazione uno dei suoi luoghi più belli in nome della speculazione, dell’insipienza, dell’arroganza.   E’ uno dei pochi grandi tratti di costa (circa 35 km.) ancora in gran parte integri del Mediterraneo.    Rocce, piccole calette (Tuerredda, Campionna, Piscinnì), ambienti dunali, stagni (Piscinnì, Tuerredda), porti naturali già utilizzati in antichità (come la Merkat fenicia nel rìas di Malfatano), tutelati con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), in parte con vincolo archeologico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), destinati ad area marina protetta (legge n. 394/1991 e s.m.i.).

Il quadro.     Poche frasi, per comprendere. “Gli interventi residenziali hanno necessità di cura e manutenzione durante tutto il corso dell’anno, quindi potenzialmente le attività del settore … dell’edilizia, del giardinaggio, dell’impiantistica, potrebbero assumere un importante ruolo nello sviluppo e nell’occupazione locale”.   Nel solco delle famose dissertazioni berlusconiane sul futuro dei sardi durante la campagna elettorale delle regionali 2009. Così ha dichiarato il sindaco di Teulada Giovanni Albai durante la seduta del Consiglio comunale dello scorso 23 marzo 2010 per perorare la causa della società immobiliare S.I.T.A.S. s.r.l. di “poter variare l’impianto urbanistico complessivo recato dagli attuali PdL e le relative destinazioni d’uso, per adeguarli alle attuali richieste del mercato turistico, con conseguente possibilità di conseguire un miglior risultato imprenditoriale dell’operazione attraverso un più razionale impiego delle aree a propria disposizione”.  E così ha approvato all’unanimità il Consiglio comunale di Teulada con deliberazione n. 11 del 23 marzo 2010.

progetto villa S.I.T.A.S. s.p.a., Malfatano - Tuerredda, Teulada

progetto villa S.I.T.A.S. s.p.a., Malfatano - Tuerredda, Teulada

Il progetto in corso di esecuzione.      Prende sempre più chiara forma il progetto turistico-edilizio sulla costa di Teulada, da Capo Spartivento a Tuerredda, a Malfatano.   Il Servizio tutela paesaggistica di Cagliari ha confermato (nota n. 9782 del 26 marzo 2010) quali siano le intenzioni comunali: “spostare i volumi previsti nei sub-comparti E1-h ed E1-i, con la variante al PUC in adeguamento al P.P.R., nel pieno rispetto della vigente normativa regionale”, ricordando che “comunque si dovranno obbligatoriamente percorrere i procedimenti di attivazione previsti dalle normative di riferimento, comprese le valutazioni paesaggistiche di cui al D.Lgs. 42/2004 e quelle di impatto ambientale.   Insomma – bontà loro – nessuno spostamento automatico, come appariva inizialmente nei disegni comunali (deliberazione Consiglio comunale Teulada n. 37 del 3 ottobre 2008).

In estrema sintesi è stato deciso di modificare lo strumento urbanistico comunale per venire incontro alle richieste della Società immobiliare: la rilocalizzazione di volumetrie (33.500 metri cubi), l’acquisizione di concessioni demaniali sulle ridotte spiagge e, soprattutto, la drastica decurtazione della quota alberghiera con la destinazione del 25% delle volumetrie a ville. L’intento, in pratica, è di “variare l’impianto urbanistico dell’attuale piano di lottizzazione per adeguarlo alle richieste del mercato turistico, come ha riporta fedelmente La Nuova Sardegna, nell’edizione del 25 marzo 2010.  L’iniziativa è propedeutica a un futuro accordo di programma Comune – Regione – Privato.

progetto villa S.I.T.A.S. s.p.a., Malfatano - Tuerredda, Teulada

progetto villa S.I.T.A.S. s.p.a., Malfatano - Tuerredda, Teulada

Il progetto, elaborato dallo Studio Arassociati di Milano (già noto in Sardegna per aver progettato il campus di Tiscali e la residenza di Renato Soru) è molto chiaro.     Più ville e meno alberghiero.   Come se non fosse ancora chiaro, con la successiva deliberazione n. 13 dell’1 aprile 2010, il Consiglio comunale di Teulada, accogliendo le istanze della Società immobiliare, ha approvato la rimodulazione delle volumetrie e la modifica delle tipologie edilizie.   Quelle alberghiere (il comparto G: un corpo centrale suddiviso in tre blocchi irregolari  e 11 aggregati distinti più piccoli”) ricordano tipologie facilmente frazionabili in singole unità immobiliari. Il resort di Malfatano (300 camere, 5 stelle) dovrebbe esser operativo a partire dal 2011, secondo le intenzioni dichiarate.   E le ville di lusso a Malfatano non sono poche: nel comparto D (16 unità immobiliari), nel comparto F (29 unità immobiliari, di cui solo 12 finora autorizzate), di varie tipologie ma tutte con piscina d’ordinanza. Da 380 mq. di coperto in vendita e migliaia di mq. di giardino esclusivo a 1,5 milioni di euro l’una, così ha raccontato sorridendo chi stava sui mezzi cingolati. Complessivamente 140 mila metri cubi di volumetrie complessive sui 700 ettari di costa.

Il progetto vince il “mattone d’oro” 2010.  Non è uno scherzo, si tratta del premio Real Estate Awards.    E hanno proprio ragione: è sicuramente una speculazione immobiliare molto redditizia.

Chi costruisce (e guadagna).    Il complesso ricettivo “eco-compatibile” Malfatano Resort s.p.a. è una joint venture composta da Sansedoni s.p.a. (40 %, gruppo Fondazione Monte dei Paschi di Siena, divenuta la banca del mattone, dove ormai conta moltissimo Francesco Gaetano Caltagirone), famiglia Benetton attraverso la Ricerca Finanziaria s.p.a. (25 %), Gruppo Toffano (24 %), Silvano Toti s.p.a. (11 %) con il fortissimo interesse del Gruppo Marcegaglia.  Infatti, il Gruppo dell’attuale Presidente nazionale della Confindustria Emma Marcegaglia gestirà – secondo i programmi – il resort di Malfatano (300 camere, 5 stelle) operativo a partire dal 2012, secondo le intenzioni dichiarate. Quel Gruppo Marcegaglia che in Sardegna sembra aver trovato l’America.   Titolare, attraverso la Mita Resort s.r.l. (45% del capitale sociale in mano a Emma Marcegaglia, il resto di proprietà di Massimo Caputi – immobiliarista incappato in disavventure giudiziarie – ,Andrea Donà delle Rose, Lorenzo Giannuzzi), del Forte Village di S. Margherita di Pula (definito da anni il migliore resort del mondo), ha acquisito da poco e per due soldi l’ex Arsenale di La Maddalena per 40 anni.

cantiere S.I.T.A.S. s.p.a., Malfatano - Tuerredda, Teulada

cantiere S.I.T.A.S. s.p.a., Malfatano - Tuerredda, Teulada

Il contesto “storico” di speculatori e amministratori locali, le battaglie ecologiste.      Da parecchi anni incombe il tentativo speculativo su questo autentico paradiso costiero.   Negli anni ’70 del secolo scorso furono i lombardi Monzino, attraverso la loro società S.I.T.A.S. s.p.a., a progettare su quasi 900 ettari di costa la nuova Costa Smeralda nel sud Sardegna. Si doveva chiamare Costa Dorada: alberghi, ville, campi da golf con centinaia di migliaia di metri cubi di volumetrie.    Non se ne fece quasi nulla, solo un paio di ville.   Soltanto la durissima opposizione legale delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra condusse alle condanne in sede penale ed alla successiva demolizione delle opere abusive (2001) del tentativo speculativo nella splendida baia di Piscinnì, enclave amministrativa di Domus de Maria, portata avanti in un primo momento dal gruppo Monzino, successivamente da una società aderente alla Lega delle Cooperative.           Alcuni anni fa la Società immobiliare venne rilevata dalla Forma Urbis s.p.a. di due architetti-imprenditori veneti, Gianpietro Gallina e Albano Salmaso, che fecero proclamare, con sovrano sprezzo del ridicolo, all’allora Sindaco di Teulada Tore Mocci l’arrivo sulle coste sulcitane di ben 2.500 posti di lavoro ed anche di più grazie ai 180 mila metri cubi di alberghi e ville di lusso che gli intraprendenti veneti affermavano di voler realizzare.     In realtà non realizzarono un bel niente, così come a Capo Pecora, sulla costa di Arbus, dove hanno rilevato la storica azienda agricola sul mare dei Casana.   A questi architetti-imprenditori evidentemente interessava l’approvazione dei progetti immobiliari presentati da rivendere, poi, a prezzi esorbitanti.   Ed è quello che hanno fatto.   Anche dividendo in cinque l’unico progetto immobiliare, con l’avvallo della Regione autonoma della Sardegna, ai fini delle valutazioni di impatto ambientale, in contrasto con la direttiva comunitaria in materia (la n. 85/337/CEE, integrata e modificata dalla n. 97/11/CE).   Poi la nuova, attuale, compagine societaria e sempre la solita disponibilità degli amministratori locali.

progetto S.I.T.A.S. s.p.a., Malfatano - Tuerredda, Teulada

progetto S.I.T.A.S. s.p.a., Malfatano - Tuerredda, Teulada

  Le vicissitudini amministrative, le battaglie ecologiste.    Con numerosi esposti (fra i tanti del 27 ottobre 2009, del 21 luglio 2009, del 15 novembre 2008) indirizzati alle amministrazioni pubbliche competenti e alla magistratura, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno contestato la legittimità della recente modifica di destinazione d’uso e traslazione di volumetrie (oltre 33.500 metri cubi) sulla costa di Capo Spartivento – Malfatano, approvate con deliberazione Consiglio comunale n. 37 del 3 ottobre 2008, su richiesta della Società immobiliare (istanza n. 3652 del 29 aprile 2008).   In sostanza, si prevede lo spostamento delle volumetrie alberghiere previste in loc. Cala Antoni Areddu (Capo Spartivento), sub-comparto E 1 h, e in loc. Sa Calarza (Tuerredda), sub-comparto E 1 i, e la modifica della destinazione d’uso in alberghiero (almeno 75 %) e turistico-residenziale (fino al 25 %).   Si prevedono, quindi, fino al 25 % delle volumetrie da destinarsi a ville, cioè “seconde case”.  L’Amministrazione comunale si impegna anche alla modifica del piano urbanistico comunale – P.U.C. in tal senso e sembra quasi ritenere non necessaria l’approvazione da parte regionale di tale variante sotto il profilo della tutela paesaggistica e della valutazione degli impatti ambientali. Quasi fossero autorizzazioni omnibus.

progetto villa Malfatano-Tuerredda

progetto villa Malfatano-Tuerredda

In prima battuta, l’Assessorato regionale degli EE.LL., Finanze, Urbanistica – Servizio governo del territorio e tutela paesaggistica (nota n. 3453/GT/CA dell’11 febbraio 2009) aveva gettato un po’ di acqua sul fuoco delle ambizioni cementizie: “a seguito della vostra preg.ma datata 15.11.2008 … si comunica che l’Ufficio ha avviato immediatamente l’iter procedimentale di verifica e analisi di tutti gli atti disponibili … nel prosieguo, entro breve tempo, sarà inviata una successiva comunicazione di esito della suddetta verifica …”.        Inoltre, sempre il Servizio Governo del Territorio e Tutela Paesaggistica per le Province di Cagliari e di Carbonia-Iglesias, nell’esercizio dei poteri di vigilanza di cui alla legge regionale n. 28/1998, aveva richiesto (nota n. 3450/GT/CA dell’11 febbraio 2009) al Comune di Teulada “motivazioni paesistiche chiare ed esaustive del provvedimenti autorizzatorio emesso, ai sensi dell’art. 8 comma 2° della direttiva n. 1 della L.R. 12/8/98 n°28, categoria di delega ai sensi dell’art. 3 della L.R. 12/8/98 n°28, copia degli elaborati grafici progettuali e della relazione paesaggistica”, richiamando le disposizioni della circolare n. 3 e degli artt. 12 e 14 della direttiva n. 1 per l’attuazione della legge regionale n. 28/1998 sulla sub-delega di alcune competenze in materia paesaggistica ai Comuni.  Aveva invitato il Comune di Teulada a considerare l’opportunità di sospendere o revocare i titoli abilitativi edilizi e la Soprintendenza a “valutare la possibilità di sospendere il proprio parere di competenza … in attesa di un più attento esame degli atti a disposizione e di quelli richiesti”.

Torre di Piscinnì

Torre di Piscinnì

Il resto è storia di questi ultimi mesi, ma questo inglorioso scempio annunciato nasce da lontano. Ecco alcuni precedenti sviluppi di questa vicenda cruciale per il futuro delle coste isolane.

Nell’estate 2006 veniva accertato il modesto avvìo dei lavori nell’area dell‘incombente progetto immobiliare S.I.T.A.S. s.r.l. (allora gruppo Forma Urbis di Padova) che, allora, riguardava complessivamente quattro complessi alberghieri, quattro residences, due agglomerati di residenze stagionali private – “seconde case” – servizi per mc. 189.000 di volumetrie complessive su 394 ettari, di cui 90 ettari destinati all‘edificazione, 184 ettari a verde privato, 120 ettari a verde pubblico, 3,3 ettari a parcheggi ad una distanza dalla battigia marina variabile da mt. 300 a mt. 500 (alberghi + residences, mc. 139.000, 2.500 posti letto) e tra mt. 500 e mt. 2.000 (residenze stagionali private, mc. 18.000), con un investimento dichiarato di 100 miliardi di vecchie lire ed un invero improbabile e non dimostrato numero di posti di lavoro quantificati in 2.500 unità.

progetto villa Malfatano-Tuerredda

progetto villa Malfatano-Tuerredda

Probabilmente i lavori sono iniziati poco prima dell‘adozione del piano paesaggistico regionale - P.P.R. del 24 maggio 2006 (deliberazione Giunta regionale n. 24/17).       Nel cartello “inizio lavori” veniva indicata la relativa concessione edilizia n. 23 del 7 aprile 2004 e la data di inizio del 9 luglio 2004, nonché l‘autorizzazione provinciale per la realizzazione delle modifiche all‘asse stradale n. 670/2004 del 10 novembre 2004, ben successiva alla data indicata quale inizio dei lavori. Lo stato dei lavori, di ridotta consistenza, rendeva difficile supporre un effettivo e sostanziale inizio alla data indicata del 9 luglio 2004.

In merito le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo dIntervento Giuridico inoltravano (esposto del 3 luglio 2006) una richiesta di informazioni a carattere ambientale e adozione degli opportuni interventi alle amministrazioni pubbliche competenti e, per opportuna informazione, al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. In sostanza, si chiedeva di verificare la legittimità e liceità degli interventi in corso di esecuzione e, in caso contrario, l‘adozione dei dovuti provvedimenti di legge.

La vicenda del progetto turistico-edilizio già noto come “Costa Dorada” era davvero già piuttosto lunga.

Con determinazioni Direttore Servizio S.I.V.E.A. Ass.to reg.le Difesa Ambiente nn. 2204/VIII del 18 settembre 2002 e 2218/VIII del 19 settembre 2002, al termine della procedura di verifica preventiva (screening), erano stati esclusi dall‘ulteriore procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) rispettivamente i comparti E 1 g ed E 1 e – E 1 f, con la condizione, in presenza di “copertura arborea riconducibile a classificazione di bosco“, dell‘espletamento della procedura ai sensi dell‘art. 182 del regio decreto n. 3267/1923 e dell‘adozione delle adeguate misure di compensazione boschiva ai sensi del decreto legislativo n. 227/2001 in relazione alle aree delle quali si richiede la trasformazione. Con determinazione Direttore Servizio S.I.V.E.A. Ass.to reg.le Difesa Ambiente n. 2204/VIII2204/VIII del 18 settembre 2002, sempre al termine della procedura di “verifica preventiva” (screening), è stato disposto l‘ulteriore procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) per il comparto E 1 h, mentre alcuna informazione si ha relativamente al comparto E 1 i.

Tuerredda

Tuerredda

La Soprintendenza per i beni architettonici, il paesaggio, il patrimonio storico, artistico e demoantropologico di Cagliari disponeva, con tre decreti del 29 maggio 2003, l‘annullamento delle autorizzazioni paesaggistiche nn. 2/03, 3/03 e 4/03 del 10 marzo 2003 rilasciate in sede sub-delegata (legge regionale n. 28/1998) dal Comune di Teulada per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria (strade, reti telefoniche, elettriche, fognature, ecc.) di tre comparti dell‘unico intervento turistico-edilizio S.I.T.A.S. sulla costa sulcitana. Diverse le violazioni di legge riscontrate che avevano determinato l‘illegittimità degli atti comunali: l‘interessamento da parte degli interventi in progetto anche della fascia dei mt. 300 dalla battigia marina tutelata con vincolo di conservazione integrale, la presenza nelle zone interessate dai comparti di terreni percorsi dal fuoco, la mancata considerazione delle eccezionali caratteristiche ambientali della costa nel prevedervi opere di tipologie ed impatto assolutamente insostenibili, ecc.   In data 22 dicembre 2003 il Comune di Teulada emanava nuovamente l’autorizzazione paesaggistica per le opere di urbanizzazione primaria (archiviazione Soprintendenza in data 23 dicembre 2003), ora priva di efficacia per scadenza del termine quinquennale (artt. 16 del regio decreto n. 1357/1940 e 158 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).

cantiere S.I.T.A.S. s.p.a., Malfatano - Tuerredda, Teulada

cantiere S.I.T.A.S. s.p.a., Malfatano - Tuerredda, Teulada

In data 6 marzo 2006 la Soc. S.I.T.A.S. presentava istanza di autorizzazione paesaggistica in via surrogatoria per gli interventi ricadenti nei sub-comparti E1 ed E 1-f, ma la Soprintendenza non autorizzava i lavori (2 agosto 2006) per il notevole impatto ambientale delle tipologie proposte e la non conformità con quanto autorizzato sotto il profilo paesaggistico in sede di piano di lottizzazione da parte del Servizio tutela del paesaggio (1 marzo 2001).

In data 20 ottobre 2008 il Comune di Teulada rilasciava in sede sub-delegata le autorizzazioni paesaggistiche nn. 11/2008 (opere di urbanizzazione primaria dei sub-comparti E1-d, E1-e, E1-f, E1-g), 12/2008 (realizzazione sub-comparto E1-d), 13/2008 (realizzazione sub-comparto E1-e), 14/2008 (realizzazione sub-comparto E1-f), 15/2008 (realizzazione sub-comparto E1-g).    La Soprintendenza per i beni Architettonici e Paesaggistici della Sardegna archiviava (19 dicembre 2008) le citate autorizzazioni paesaggistiche “ritenendo esaustive le motivazioni riportate e non riscontrando nelle stesse motivi di illegittimità condividendo, inoltre, le considerazioni e le prescrizioni riportate nelle stesse”.

lavori edilizi Malfatano

lavori edilizi Malfatano

Misteriosamente la Soprintendenza aveva mutato parere su un progetto rimasto sostanzialmente identico.

Viceversa, con deliberazione Giunta regionale n. 24/17 del 24 maggio 2004 veniva concluso con giudizio di compatibilità ambientale con condizioni il procedimento di valutazione di impatto ambientale – V.I.A. (direttiva n. 97/11/CE, allegato II, punto 12, lett. c; D.P.R. 12 aprile 1996, artt. 5 e 7, allegato B, punto 8, lett. a; legge regionale n. 1/1999, art. 31; legge regionale n. 17/2000, art. 17; legge regionale n. 3/2003, art. 20, comma 12°) relativo al solo comparto in loc. Cala Antoni Areddu - Sa Calarza.
In pratica è stato diviso in cinque parti lunico progetto immobiliare e soltanto un comparto è stato sottoposto alla valutazione di impatto ambientale: tale prassi è considerata illegittima dalla giurisprudenza comunitaria e amministrativa nazionale. Non solo, anche nell‘unico procedimento di valutazione di impatto ambientale svolto e concluso con la deliberazione Giunta regionale n. 24/17 del 24 maggio 2004 appaiono numerose le “frettolosità”: basti pensare che il pesante parere contrario del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale non è stato minimamente preso in considerazione, al pari di varie “osservazioni” presentate dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo dIntervento Giuridico.

costa di Teulada

costa di Teulada

Leggere per credere: lintervento proposto è inserito in un piccolo bacino imbrifero i cui deflussi confluiscono in una caletta sabbiosa con una copertura vegetale che rappresenta un lembo di macchia primaria caratterizzata da fitocenosi di ginepri (juniperus oxicedrus subsp. Macrocarpa, Juniperus turbinata) e da macchia a portamento arbustivo con lentisco ed euforbia che costituiscono in simbiosi con la componente zoocenotica una biocenosi in perfetto equilibrio. La realizzazione del complesso turistico alberghiero e della viabilità ad esso connessa comporterà lalterazione permanente dellattuale assetto idrogeologico, linevitabile variazione dei deflussi meteorici e conseguentemente della portata solida, con la compromissione dei delicati equilibri che regolano la dinamica costiera e gli apporti di materiali fini alla antistante spiaggia, favorendo lerosione. Lintensa fatturazione dei graniti che costituiscono la litologia dominante dellarea in oggetto, pur non rappresentando causa di non fattibilità assoluta delle opere, impone la realizzazione di interventi di contenimento dei versanti con modifica delle morfologie e con impatti visivi rilevanti. I suoli sono caratterizzati da elevata erodibilità, non solo per fattori legati alla pendenza ma per la loro scarsa coesione e natura geopedologica, fattori di rischio peraltro segnalati nella relazione allegata al progetto. Si ritiene che il sito individuato per lintervento in argomento non sia compatibile con le necessità legate alla gestione di una struttura ricettivo alberghiera, che deve comunque rispettare precisi paramenti urbanistici e continui adeguamenti alle normative di settore ed alle esigenze di competitività che il mercato impone; tutto ciò determina prevedibili incrementi di superfici trasformate nonché una utilizzazione pressochè totale del sito, così modificato radicalmente. Tale considerazione è frutto di unattenta osservazione sullevoluzione delle strutture ricettive costiere in aree sottoposte a vincolo esempi significativi sono costituiti dalle strutture di Santa Margherita di Pula, che hanno praticamente raddoppiato le aree trasformate originariamente autorizzate ai sensi del R.D. 3267/1923. E altresì opportuno significare che il sito in argomento ha una rilevantissima valenza paesaggistica e rappresenta una sorta di isola ecologica che deve essere gestita razionalmente con interventi di natura bio economica utilizzando gli interessi che essa è in grado di offrire, evitando di intaccare il patrimonio produttivo che non potrà essere ricostituito. Infine, una misura compensativa appare di difficile attuazione in quanto ci troviamo di fronte ad una comunità biotica in perfetto equilibrio e non in una situazione di transizione verso altre diverse forme climax. Verosimilmente lintroduzione di piante al di fuori della loro nicchia ecologica può determinare effetti disastrosi sulle forme di vita autoctone; non si riscontrano peraltro ricostituzioni artificiali di ginepri dato il loro lento e complesso ciclo dinamico evolutivo. Tali considerazioni inducono questo ufficio ad esprimere un parere di non compatibilità dellintervento in oggetto con il sito individuato dato che la sua realizzazione ne comprometterebbe irreparabilmente le sue peculiarità di biodiversità e naturalità che rappresentano un patrimonio comune da rispettare e salvaguardare (parere Corpo Forestale e di V. A. del 12 febbraio 2004). Proprio per tali motivi, con determinazione n. 47 del 26 marzo 2004 il Comandante del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale ha rilasciato autorizzazione alla trasformazione di superfici boscate ai sensi del vincolo idrogeologico (artt. 7 e 182 del regio decreto n. 3267/1923 e successive modifiche ed integrazioni) dei sub-comparti E 1 – c, E 1 – f, E 1 – g, E 1 – i, mentre non è stata autorizzata la trasformazione del comparto E 1 - h (Cala Antoni Areddu – Sa Calarza).

bovini, Piscinnì

bovini, Piscinnì

Lo stesso Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale aveva anche certificato (vds. nota prot. n. 7345 del 20 settembre 2000) la molto probabile presenza nelle aree oggetto dei detti piani di lottizzazione di zone percorse dal fuoco negli ultimi anni: sono vietate per un periodo di quindici anni trasformazioni di ogni tipo e per un periodo di dieci anni le edificazioni su zone boscate o pascoli percorsi dal fuoco (art. 10, comma 1°, della legge n. 353/2000 integrato e modificato dall‘art. 173 della legge n. 350/2003). In particolare sono stati richiesti controlli per le zone di Tuerredda – Rio de Mala (incendi del 24 settembre 1992 e del 7 luglio 1993) e Malfatano – Paderi (incendio del 22 giugno 1998) e nelle aree di Malfatano (decine di ettari) percorse dal fuoco in data 21 giugno 2001 (vds. La Nuova Sardegna, edizione del 22 giugno 2001).

L‘Amministrazione comunale di Teulada in precedenza aveva approvato definitivamente (deliberazioni Consiglio comunale nn. 9-13 del 21 marzo 2001, autorizzazione paesaggistica sui piani emanata con nota Serv. tutela paesaggio CA n. 1751 dell’1 marzo 2001) i cinque piani di lottizzazione proposti dalla S.I.T.A.S. s.p.a., su 394 ettari di costa fra Malfatano, Tuerredda e Capo Spartivento. Si tratta di 189 mila metri cubi di volumetrie complessive (quattro alberghi, quattro residences, “seconde case”, servizi, ecc.) e 2.500 posti letto + un campo da golf da 18 buche (in una zona pressochè priva di acqua…..) andrebbero a mutare radicalmente le caratteristiche ambientali di una delle più belle ed integre coste del Mediterraneo, tutelate con vincolo paesaggistico, in parte con vincolo idrogeologico ed il cui mare, con l‘antico porto fenicio di Merkat, è destinato ad parco marino.

Capo Malfatano

Capo Malfatano

L’alternativa.              Il progetto S.I.T.A.S. dovrebbe essere fortemente ridotto di volumetrie e di complessivo impatto ambientale, concentrandosi nella rivitalizzazione del vecchio borgo di Malfatano, oggi pressochè abbandonato: soltanto così (insieme con altre iniziative per la valorizzazione del proprio territorio) Teulada può pensare di proporsi sul mercato del turismo nazionale ed internazionale. Oggi il turista ricerca sempre più natura ed ambiente incontaminati, viene in Sardegna proprio per questo: chi vuole un “divertimentificio” urbanizzato, a costi ben inferiori, se ne va sulla riviera romagnola.

Non sono soltanto le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo dIntervento Giuridico a dirlo, ma sono soprattutto i turisti ed i sardi, cioè i primi fruitori a pagamento della costa teuladina, interessata anche da altri progetti speculativi e, tra l‘altro, dotata di spiagge piccole e non numerose che non sopporterebbero mai un simile “impatto turistico”, basta vedere che cosa accade già oggi in quel “gioiello” di Tuerredda, “assalita” da centinaia di bagnanti, da chioschi e da “generose” concessioni demaniali!    E‘ bastato far circolare un po‘ di informazioni e, nel 2002, erano pervenuti in poco tempo più di 2.500 fax e messaggi di posta elettronica da tutta Italia con una richiesta ben precisa indirizzata al Sindaco di Teulada: ridurre fortemente le costruzioni e concentrarle presso il già esistente insediamento rurale di Malfatano, perché un intervento immobiliare così ingente e dal pesante impatto ambientale rischia di degradare irreversibilmente un ambiente unico e la stessa attrattiva turistica.

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La distruzione di un contesto sociale e storico, il silenzio della Regione autonoma della Sardegna.    Non basta il lento assassinio ambientale della splendida spiaggia di Tuerredda, “assalita” da migliaia di bagnanti, da chioschi e da “generose” concessioni demaniali, non basta l’emblematica vicenda della lottizzazione abusiva di Baia delle Ginestre ad opera dei lombardi Antonioli, non basta il fallimento turistico dell’allucinante cubo di cemento dell’Hotel Rocce Rosse, poi trasformato in condominio.

cantiere Malfatano

cantiere Malfatano

Il turismo mattonaro oggi ha le sembianze di Emma Marcegaglia e dei Benetton, mentre gli indigeni che da generazioni vivono e lavorano a Malfatano stanno per essere cacciati da casa loro (e dai loro 5 ettari nel bel mezzo della lottizzazione) perché disturbano.    Come i Mapuche della Patagonia.

Emblematico e da vedere il film-documentario Furriadroxius, di Michele Mossa e Michele Trentini, sugli ultimi abitanti della comunità agro-pastorale di Malfatano.   E necessiterebbe di una seconda puntata, secondo chi racconta di un tristissimo e recente suicidio.

Fuori dai piedi, oggi si costruiscono resort e ville esclusive.  Nell’indifferenza della Regione autonoma della Sardegna, delle amministrazioni locali, delle forze politiche e degli stessi teuladini.

Nelle sedi della politica, solo l’on. Claudia Zuncheddu (RossoMori) ha presentato un’interpellanza in proposito (la n. 59/C-4 del 3 dicembre 2009) al Presidente della Regione autonoma della Sardegna, agli Assessori regionali della difesa dell’ambiente e degli Enti locali, finanze, urbanistica.   Gli altri a schiena dritta e in silenzio.  Da sardi orgogliosi e tenaci.

Non serve ad aprire gli occhi la cronaca di tanti speculatori immobiliari nel corso degli ultimi decenni.    Rapinatori di territorio che spesso hanno lasciato soltanto briciole o macerie agli indigeni. Chiedetelo, giusto per fare un esempio, ai tanti piccoli imprenditori rimasti sul lastrico grazie al bresciano Bertelli impegnato a cementificare Stintino. Tuttavia la solfa non è cambiata.  Le lezioni non sono servite.    Nemmeno il momento potenzialmente favorevole della presenza dell’Amministrazione regionale Soru ha consentito di acquisire l’area, con i mezzi previsti dalla legge, alla disponibilità della recente Agenzia della Conservatoria delle coste della Sardegna.    Si poteva salvare dalla solita valorizzazione mattonara uno dei tratti più belli ed integri di costa del Mediterraneo, ma non se n’è voluto fare nulla. 

Ginepro

Ginepro

Un impegno.     Per il Gruppo d’Intervento Giuridico e gli Amici della Terra è un vero e proprio obbligo morale continuare questa dura e difficile battaglia per la salvaguardia di una delle più belle coste del Mediterraneo, un bel pezzo di identità della nostra Sardegna.   Ora, la vicenda ha superato il Tirreno.  E’ uno dei casi più rilevanti citati nel libro “La Colata”, curato da Ferruccio Sansa. Ne ha parlato anche Paolo Biondani (luglio 2010) nel suo “S.O.S. Sardegna”  per L’Espresso.  E non finisce qui.   E’ ora che tutti sappiano.   Ed è anche ora che chi detiene poteri amministrativi e giudiziari faccia il suo dovere fino in fondo.

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

progetto S.I.T.A.S. s.p.a., Malfatano - Tuerredda, Teulada

progetto S.I.T.A.S. s.p.a., Malfatano - Tuerredda, Teulada

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

dal sito web della Società Sansedoni s.p.a. (http://www.sansedonispa.it/)

Capo Malfatano si trova sulla costa sud-occidentale della Sardegna, nel comune di Teulada e nella provincia di Cagliari, da cui dista 40 km. La proprietà si estende per circa 670 ettari su una zona di grande fascino paesaggistico e di rinomata bellezza, e comprende la celebre spiaggia di Tuarredda, tra la penisola di Capo Malfatano e Capo Spartivento. Proprietaria del terreno e promotrice del progetto è la società S.I.T.A.S. SrL, partecipata da Sansedoni, Gruppo Toti, Ricerca Finanziaria (Benetton) e Gruppo Toffano di Padova. Il progetto mira alla valorizzazione del territorio e delle risorse locali, uniche per bellezza e fascino, attraverso la realizzazione di un sistema integrato di strutture ricettive e residenziali di elevato standard qualitativo, nel massimo rispetto del territorio. Obiettivo degli azionisti, viste le caratteristiche di massima qualità ambientale e paesaggistica della proprietà, è quello di realizzare un polo di assoluta eccellenza nell’offerta turistico ricettiva, adottando modelli già testati con successo nei mercati internazionali e con un’attenzione particolare alle caratteristiche naturali autoctone e alla sostenibilità del progetto stesso.

L’intervento, prevede la realizzazione di hotel, di un centro conferenze e di residenze di lusso, per un totale di circa 140.000 metri cubi.

cantiere S.I.T.A.S. s.p.a., Malfatano - Tuerredda, Teulada

cantiere S.I.T.A.S. s.p.a., Malfatano - Tuerredda, Teulada

(foto da www.arassociati.it,  foto per conto GrIG, Sammy, C.B., S.D., archivio GrIG)

  1. maria vitacca “Articolo 9″
    28 Aprile 2012 a 16:58 | #1

    DOBBIAMO FARE SEMPRE PIU’ RETE CONTRO LE INVASIONI DELLE CAVALLETTE DEL CEMENTO!CORAGGIO, NON SIETE SOLI!

  2. Ernesto Fois
    2 Novembre 2010 a 12:35 | #3

    @Bastiano
    ma perchè non la smetti di scrivere idiozie ? Vieni a dirle a Teulada in pubblica assemblea o ti rode il culo ?

  3. 14 Settembre 2010 a 16:52 | #5

    dal Quotidiano.net (Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno), 28 agosto 2010 (http://qn.quotidiano.net/cronaca/2010/08/28/376332-pastore_sardo_vende.shtml#)
    Pastore sardo non vende la sua terra a imprenditori Bloccato mega resort.
    Ovidio Marras, pastore di 81 anni non vuol vendere il suo “furriadroxiu”, la sua azienda agricola, vicina alla spiaggia di Tuerredda, a Chia, nel cagliaritano, bloccando il progetto di un complesso turistico a 5 stelle.

    Cagliari, 28 agosto 2010 – Ha detto no ad un gruppo di facoltosi imprenditori edili che volevano comprare casa e terreno dove sorge il suo “furriadroxiu”, la sua azienda agricola, a qualche centinaio di metri dalla bellissima spiaggia di Tuerredda, a Chia, nel cagliaritano, la dove avevano pogettato di far sorgere un complesso turistico a cinque stelle ed ecocompatibile.
    Ovidio Marras, pastore di 81 anni è diventato il beniamino degli ambientalisti. Fisico asciutto di chi da una vita lavora sui campi, Ovidio, il cui “furriadroxiu” è accerchiato dalle imprese, alleva vacche e pecore e cura un orto e non ne vuol sapere di andar via da un ambiente bellissimo che fa gola ai “signori del mattone”. Tiene a precisarlo, Ovidio Marras: i “padovani” (come li chiama lui) non diventeranno mai padroni della sua terra.
    Del resto il progetto di costruire un complesso turistico a cinque stelle nella collinetta che sovrasta la spiaggia di Tuerredda, a due passi da Teulada e Capo Malfatano suscita non poche polemiche. Si tratta di un albergo dotato di terme, ristoranti, centro sportivo e piscine e di tante villette al massimo su due livelli, con grandi giardini che, assicura il gruppo d’imprese che le sta costruendo, in armonia con l’ambiente. Saranno in totale 150mila i metri cubi di cemento che interesseranno una delle zone più belle della Sardegna.
    A costruire su 700 ettari il ‘Capo Malfatano Resort’ sarà la società Sitas, una cordata di imprese di cui fa parte la Sansedoni spa (40 per cento, controllata dal Monte dei paschi di Siena), la Benetton (25 per cento, attraverso la Ricerca finanziaria spa), il gruppo Toffano (24 per cento) e il gruppo Toti (11 per cento). La gestione dell’albergo sarà invece affidata alla Mita spa, la società dal gruppo Marcegaglia, che in Sardegna già amministra il Forte Village, a Santa Margherita di Pula, e l’ex arsenale della Maddalena.
    “Ci sono parecchie ragioni – spiega Stefano Deliperi, del Gruppo d’Intervento Giuridico – per le quali ci opponiamo alla costruzione di questo resort. Tanto per incominciare quello di Teulada è uno dei pochi tratti di costa così estesi in tutto il Mediterraneo dove nessuno ha mai costruito. In secondo luogo, le tanto sbandierate concessioni fatte dalla Sitas al Comune sono in parte obbligatorie per legge e comunque le aree cedute sono inedificabili o perché a meno di 300 metri dal mare o perché in zona archeologica”.
    La soluzione, per gli ambientalisti, passerebbe dal recupero degli antichi “furriadroxius”, come quelli dove vive e opera Ovidio Marras, per farne una rete di tanti piccoli resort. “Un’idea – ha concluso Deliperi – che avrebbe davvero attirato molti villeggianti d’élite con ricadute economiche nel paese. Mentre un resort autosufficiente alla gente di Teulada può dare soltanto posti da giardiniere e da cameriere”.

  4. 11 Settembre 2010 a 11:13 | #6

    sul Forum di La Stampa “Gli scempi del cemento nei luoghi delle vacanze”: http://www.lastampa.it/forum/Forum3.asp?chiuso=False&pg=5&IDmessaggio=107&IDforum=761

  5. BOBORE
    9 Settembre 2010 a 15:11 | #8

    VA BENE PER SABATO 2 OTTOBRE DALLE ORE 10 IN POI ?…
    …ANCH’IO, DURANTE LE MIE ESCURSIONI E CAMPEGGI A MALFATANO, HO SEMPRE VISTO IL BESTIAME (DI OVIDIO ?), A PASCOLO BRADO IN QUEL PARADISO…DA ALMENO 35 ANNI IN QUA’…E SE FOSSE IMPUGNABILE ????!!!!!!…..

  6. BOBORE
    9 Settembre 2010 a 14:31 | #9

    ….PRECISO CHE, LA DATA CHE CONDIVIDO, E’ QUELLA PROPOSTA DA MARTINO : SABATO 2 OTTOBRE ….-
    …va bene dalle 11 ALLE 12 ?…

  7. BOBORE
    9 Settembre 2010 a 13:18 | #11

    MIRO, CONCORDO SU TUTTI I PUNTI !!!…ANCHE SULLA DATA…CHE DEVE CIRCOLARE SU FACEBOOK …DEVONO SENTIRSI INCALZATI E ASSEDIATI DALLA NOSTRA OSTILITA’…NON DEVONO PIU’ NUOCERE, NE QUI NE ALTROVE…SU TIAULU CHI NDIDDUS’A BATTIUSU…
    A SI BIRI A MALFATANO !!!!!!!

  8. MIRO
    8 Settembre 2010 a 15:07 | #12

    Come Sardo e teuladino mi vergogno per un consiglio comunale codardo e asservito. Ma anche credulone e ignorante che non ha nessuna conoscenza in relazione ad un possibile sviluppo sostenibile. Consiglio e sindaco che si vende per 2 posti da giardiniere e 4 da cameriere stagionale (ma saranno poi teuladini i lavoratori assunti? tranquilli i cuochi arriveranno da Padova: lavoro troppo impegnativo per un sardo). Comunque, sono pronto a prendere il primo aereo! blocchiamo i lavori, impediamo l’accesso ai camion. Bisogna mettere in atto tutte le azioni possibili, in primo luogo quelle di carattere legale giuridico, per bloccare questo scempio. Cerchiamo di coinvolgere tutti i media regionali e nazionali. Denunciamo gli interessi dei soggetti proprietari di questa società. Avete un conto presso Monte dei Paschi? chiudetelo! passate parola con conoscenti, parenti, amici. Non comprate niente che sia riconducibile a Benetton. Boicottiamo e chiediamo a tutti di farlo! I possibili acquirenti di queste ville devono sapere che godranno di tutta la nostra antipatia, che non saranno i benvenuti nella nostra terra. Che saranno trattati da colonizzatori e che avranno tutto l’ostracismo possibile da parte di noi Sardi. DEVONO RIMANERE INVENDUTE! lo stesso vale per i futuri ospiti dell’albergo… io questo già lo faccio: ogni estate con i clienti degli hotel di Chia. Se ne incontro uno lo invito a non tornare ad andarsene. La mitica ospitalità sarda deve essere accantonata per difendere la nostra terra (vedi Corsica). QUELLA E’ TERRA NOSTRA!!! VIA GLI SPECULATORI. Detto questo, abbiamo le nostre colpe! il passato non ci ha insegnato nulla e continuiamo a svenderci per un piatto di lenticchie. Abbiamo bisogno di una organizzazione che ci rappresenti, che sia capace di vedere in prospettiva (…. si sapeva da tempo che a malfatano stava per succedere questo!) che sia fuori da logiche partitiche e che pensi solo all’interesse della nostra isola.
    Comunque, ora bisogna analizzare a fondo il percorso amministrativo di questa impresa, trovare eventuali punti critici, carenze, ecc. e denunciare tutto alla magistratura. Poi, vorrei dire che io da decenni vedo liberamente pascolare su quei terreni pecore e mucche che appartengano ad Ovidio. Chi ha detto che quelle terre appartengono alla SITAS? Ovidio ha abbondantemente usucapito quelle terre. Siamo tantissimi ad aver visto e a poterlo testimoniare. Non è vero?

  9. 7 Settembre 2010 a 12:29 | #13

    Bisogna battersi e non arrendersi. Facciamo circolare la notizia…

    http://www.padpad.eu/4DCGI/Detail_News_TopStories?news=0&CategoryID=222&session=ZOJWPOPMUO

  10. Martino
    6 Settembre 2010 a 18:00 | #14

    Concordo anch’io con quanti propongono una mobilitazione di massa… Credo che dovremmo stabilire data e luogo e poi impegnarci per far affluire quanta più gente possibile… Già ora, su questo forum, proponiamo date e poi spargiamo la voce! Una possibilità potrebbe essere sabato 2 ottobre: non possiamo tardare troppo, ma non possiamo neanche prevederla troppo a breve perché potrebbe mancare il tempo di pubblicizzarla a dovere. Resto in attesa di notizie, grazie a tutti voi!

    ?”Custa, populos, est s’hora
    d’estipare sos abusos:
    a terra sos malos usos,
    a terra su dispotismu,
    gherra gherra a s’egoismu
    et gherra a sos oppressores,
    custos tirannos minores
    est prezisu humiliare”

  11. Isaia
    3 Settembre 2010 a 9:45 | #16

    ecco che cos’è diventato il Monte dei Paschi di Siena: http://lalternativaisaia.blogspot.com/2010/01/monte-dei-paschi-banca-canaglia.html

  12. bobore
    1 Settembre 2010 a 18:25 | #17

    bene la magistratura… che ha i suoi tempi canonici….ma, io resto del parere che, allo stesso tempo si potrebbe agire, con una contestazione di massa a malfatano, come per l’ eolico a is arenas che per la portata e la visibilita’, e’ stato un successo. in quell’ occasione, hanno preso la parola i vari rappresentanti dei movimenti e associazioni e non e’ mancata la presenza delle piu’ importanti tv regionali. e naturalmente, non mancheranno i politici,che….son sempre pronti a cavalcare l’ onda….
    in sostegno anche di ovidio che, deve essere il nostro punto di riferimento e… non deve sentirsi solo -

  13. 31 Agosto 2010 a 23:32 | #18

    @Anna Luzzu : appunto, Anna, è ora di rimboccarsi le maniche ;)

  14. Anna Luzzu
    31 Agosto 2010 a 23:05 | #19

    La prima volta che vidi la costa di Teulada, credetti di essere in paradiso, sapere che è stata permessa l’assurda lottizzazione mi lacera l’anima,del resto come diceva il grande Marras in una delle sue bellissime canzoni, la nostra terra è una bella cartolina che chiunque voglia può comprare, da sempre….. E noi sardi purtroppo, devo dare ragione a Federico, ci svegliamo sempre, e solo a cose fatte.Che possiamo fare ora? dobbiamo solo difendere e preservare con più forza, quello che ci è rimasto perchè, se continuano a prendersi la nostra macchia mediterranea, il nosto mare, le nostre coste, si stanno prendendo la nostra stessa vita.

  15. 31 Agosto 2010 a 9:20 | #20
  16. Lilli
    30 Agosto 2010 a 16:29 | #21

    dicci dove vivi, venamo anche noi……………..<a href="#comment-14743">@Federico </a>

  17. 28 Agosto 2010 a 22:32 | #22

    da L’Unione Sarda, 28 agosto 2010
    Teulada. Nel frattempo società e Comune trattano per uno spostamento dei fabbricati. Resort a Tuerredda, carte in Procura. Aperta un’inchiesta sulla regolarità delle concessioni edilizie. Dubbi sullo spezzettamento delle valutazioni di impatto ambientale e sul rispetto della norma salvacoste. (Paolo Carta)

    Teulada. Cemento a Tuerredda, tutti i documenti sono finiti sul tavolo della Procura della Repubblica di Cagliari. Spetterà adesso alla magistratura dare un parere sulla regolarità di progetti, approvazioni, permessi vari e assortiti destinati a cambiare il volto di un angolo di paradiso sopravvissuto sino ad oggi al mattone.
    SEI IMPATTI. I dubbi all’esame della Procura sono gli stessi degli ambientalisti. Le associazioni Italia Nostra, Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno chiesto ripetutamente se sia stato legittimo aver frantumato un unico progetto imprenditoriale (alberghi e ville a ridosso di una spiaggia incontaminata, 140 mia metri cubi su 700 ettari) in sei interventi e se sia stato corretto aver presentato separatamente sei valutazioni di impatto ambientale senza quella complessiva.
    PAESISTICO. Anche l’altro dubbio è di natura squisitamente giuridica e non può essere risolto dagli uffici regionali, comunali o dalle sovrintendenze che a vario titolo sono intervenute: può una norma transitoria del piano paesistico regionale voluta dall’ex governatore Renato Soru (che salvava i progetti per i quali erano già cominciate le opere di urbanizzazione e per i quali era stata firmata una convenzione tra Comune, società proponente e Regione nei paesi che avevano approvato il piano urbanistico nel 1999, solo venti in Sardegna, Teulada compreso) autorizzare di fatto un progetto che sarebbe stato in contrasto con il resto dell’impianto della legge urbanistica salva coste? La parola a questo punto ai giudici.
    LA TRATTATIVA. L’intervento della magistratura arriva in un momento delicatissimo: si sta trattando una modifica del progetto iniziale, su spinta della nuova società, la Sitas (ne fanno parte Sansedoni, a sua volta controllata per il 40 per cento dal Monte dei Paschi di Siena, la Benetton, per il 25 per cento, e i gruppi Toffano e Toti con rispettivamente il 24 e l’11 per cento) che ha rilevato il progetto della scommessa turistica tra Tuerredda e dintorni. Il sindaco di Teulada, Gianni Albai, è contrario alla costruzione di due dei sei progetti iniziali, quelli delle zone di Antonareddu e Sa Calarza, nella costa tra Chia e Tuerredda, prima di Perdalonga: “C’è un parere negativo della Forestale”, spiega il primo cittadino. Da qui la proposta di spostare case e alberghi, proprio come fossero pedine del Monopoli, nella zona di Tuerredda, dove i lavori sono già cominciati in base alle autorizzazioni edilizie del 2003 e che dovrebbero essere conclusi il prossimo anno (hotel e ville in un rapporto inizialmente previsto dell’85 per cento contro 15).
    LO SCAMBIO. “Alla Sitas abbiamo chiesto la cessione al Comune dei terreni di Antonareddu e Sa Calanza per farne un parco ambientale, due milioni di euro per la progettazione della strada che porta dal centro di Teulada a Tuerredda in soli 9 chilometri contro i 22 attuali”. Come in Borsa, si contratta. La Sitas a Tuerredda vuole più case (cioè arrivare a circa 50 ville di lusso complete di piscina in vendita a un milione e mezzo di euro) e meno spazio per l’hotel, il Comune chiede altri soldi: “Duecento euro a metro cubo spostato, 4 milioni. Per noi – dice Albai – è tutto regolare in base al Puc del 1999: al massimo il 25 per cento del fabbricato sarebbe stato destinato a seconde case”.
    IL RILIEVO. Tra i vari passaggi burocratici in Consiglio comunale si stanno inserendo nuovamente gli ambientalisti e la magistratura. “In un’area del genere è necessario rivedere l’intero progetto e ridurre al massimo il cemento nei pressi di zone archeologiche importantissime come quella di Capo Malfatano”, secondo Italia Nostra, “e davanti a paesaggi premiati perché incontaminati a livello internazionale”. Alt al cemento, in sostanza. A maggior ragione da quando, qualche mese fa, un colpo di ruspa ha messo in luce un’antica villa romana a ridosso delle nuove costruzioni. Italia Nostra avanza anche una proposta alternativa: “riconvertire ristrutturandoli i furriadroxius, antichi agglomerati rurali dove 3-5 famiglie davano origine a un sistema produttivo chiuso tra allevamento e agricoltura, caratteristico del Basso Sulcis”.
    IN MUNICIPIO. Come andrà a finire la partita edilizia sulla costa di Teulada è ancora tutto da vedere. In Municipio si ostenta tranquillità: “I cambiamenti eventuali del progetto Sitas verranno discussi in un accordo di programma tra imprenditori e Regione, oltre che con il Comune. Siamo abituati – prosegue Albai – agli interventi della magistratura e sinora tutto è risultato in regola”. Più sanguigno l’ex sindaco comunista Tore Mocci, per certi versi il padre di questo progetto: “Siamo stanchi di vedere arrivare i turisti dal Forte Village per ammirare Tuerredda dicendo così era Santa Margherita 40 anni fa. La gente da noi passa e lascia solo l’immondezza. Noi vogliamo crescere.” Discorsi comprensibili per un paese particolare: il centro storico è lontano 22 chilometri dalle coste ma dispone di 55 chilometri a mare, 33 dei quali recintati dal filo spinato del poligono militare. Negli ultimi 50 anni ha perso la metà della popolazione(da 6500 a 3840 abitanti). Per Italia Nostra il cemento a Tuerredda può portare solo a un futuro da camerieri e giardinieri “Un’altra servitù”:

    Teulada. Gianni Albai difende il progetto di Benetton – Marcegaglia. Il Sindaco: “Non è cemento selvaggio”.

    “Tre interventi urbanistici imperniati sugli alberghi in un litorale di 25 chilometri non mi sembra che siano cemento selvaggio”. Gianni Albai, sindaco di Teulada, ammette che ogni colpo di ruspa in fondo “è una ferita all’ambiente, ma è necessario programmare uno sviluppo per Teulada e l’interesse di certi imprenditori è opportuno indirizzarlo per ottenere il massimo per la popolazione. Alla Sitas abbiamo chiesto terreni, una strada e anche 400 mila euro per un parco archeologico, non ci stiamo svendendo”. Gianni Albai vede di buon occhio questo Forte Village due a ridosso di Tuerredda. Il riferimento alla struttura alberghiera di Pula non è casuale: a gestire il nuovo complesso a Teulada (con progetto modificato oppure no) sarà il gruppo di Emma Marcegaglia, che gestisce in Sardegna anche il Forte Village e l’ex Arsenale di La Maddalena. C’è anche chi ha sospettato la presenza di un conflitto di interessi per il sindaco Albai, titolare di un’impresa edile che potrebbe essere utilizzata dal gruppo Sitas a Tuerredda. Albai replica: “Faccio il sindaco a tempo pieno, non ho interessi in ballo, ma 12 imprese di Teulada stanno lavorando a quel progetto tra appalti e subappalti”.

  18. diego uccheddu
    28 Agosto 2010 a 16:44 | #23

    federico tranquillo, nessuno ti ricoprirò di insulti o altre forme di piccolezze mentali (ancora il popolo a cui apparteniamo non è arrivato a tanto), anzi ti stupiro’ dicendoti che condivido la tua analizi che è attenta e precisa, certo non la sposo in toto, ma ne condivido alcune parti.
    Sono daccordo con te nel dire che la colpa di tutto questo è solo ed esclusivamente del popolo sardo che per anni è rimasto a guardare aspettando che l’AIUTO alla sua PRESUNTA arretratezza e miseria esitenza, arrivasse da fuori, dal mare, dalcontinente e dallo stato italiano….sempre attento alle esigenze nostrane………
    Per anni anzi secoli siamo stati attenti a tutte le richieste e le esigenze degli altri, de su strangiu, concedendo aria, terra acqua, cibo, legna ecc… senza mai guardarci indietro per vedere il nulla che ci stavamo lasciando dietro….quindi non’è la marcegaglia, il benetton o chi altro il responsabile di tutto cio’ i responsabili in casa nostra, siamo noi (o cosi dovrebbe essere). Certo chi sapeva da 10 anni di tutto questo, forse era il caso di smuovere un pò l’opinione pubblica, farsi sentire come stiamo facendo ora e forse qualcosa sarebbe cambiato.
    Un appunto sulle capacita’ imprenditoriali che gente come Soru, Tusacciu, fumagalli ecc..sicuramente non hanno, io credo che queste capacita’ non si misurano certo in base ai mc che riesci a metter su lungo una scoglierao in base a quanti abitanti autoctoni riesci a far lavorare ma a mio avviso si misure anche con un concetto con cui ultimamente ci si riempe sempre la bocca che e’ la SOSTENIBILITA’ che è un principio che determina l’effettivo valore di una scelta, sia essa di tipo progettuale o di altro tipo e tu che sei architettto come me sono sicuro che ne converrai.Evitare uno scempio del genere è qualcosa che andrebbe fatto a prescindere dalle tue idee sui sardi o dal fatto che siamo in sardegna, va fatto perche’ non possiamo pensare di lasciare alle generazioni future due piscine extralusso e un ombrellone.
    Un’ultima cosa e poi ho veramente concluso, ho creduto anche io (a dire il vero per poco tempo) che fuori dalla sardegna la gente fosse piu’ attenta al bene comune e che le amministrazioni fossero mosse da nobili principi,ma ti confesso che alla fine aime’ tutto ilmondo è paese, per farti un esempio guarda cosa è successo nel mugello per l’alta velocita’ (altavelocita’ per molti ma certo non per tutti….),corsi d’acqua deviati colline sparite, con la conseguente desolazione dei paesi limitrofi…quindi cominciamo a guardare intorno a noi a giudicarci in modo diverso e quando serve a’ndi bogai sa conca’e su saccu per sentirsi cittadini del mondo oltre che de sa sardinna

  19. 28 Agosto 2010 a 10:45 | #24

    Prendetevela con i vostri amministratori che permettono tutto questo. Chi fa questo scempio lo fa perché i vostri politici glielo permettono.

  20. MARIO
    28 Agosto 2010 a 4:22 | #25

    Sono triste ed arrabbiato allo stesso tempo..abbiamo qualche possibilità di fermare questo scempio facendo capire ai nostri concittadini quello che sta succedendo , da anni, nella nostra amata isola?Quando la maggior parte delle spiagge sarà privata, tra resort e stabilimenti che vanno aumentando in numero e dimensione, forse allora il sardo si sveglierà ma sarà tardi, anzi forse quel momento ,purtroppo,è già arrivato

  21. 27 Agosto 2010 a 21:48 | #26

    in primo luogo una notizia che consente di avere qualche speranza in più: la Procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta in seguito ai nostri esposti.
    Riguardo alla manifestazione, ora, in piena estate, abbiamo parecchi dubbi su una buona riuscita. Sarebbe necessaria una partecipazione massiccia che, per giunta, difficilmente convincerebbe gli investitori immobiliari a lasciare il campo. Pensiamo, invece, di proporre un’iniziativa pubblica differente per poter agire su chi ha il potere di fermare i lavori. Un’iniziativa alla quale tutti possano partecipare, vicini e lontani. C’è bisogno dell’aiuto di tutti, iniziate a spargere la voce.

  22. bobore
    27 Agosto 2010 a 19:35 | #27

    come ho gia detto, sono d accordo con mariella e antonello, per una mobilitazione di massa a malfatano. A mio avviso, è la sola cosa che possa spaventarli, naturalmente in modo pacifico e civile, e…se nessuno decide…decidiamo noi attivandoci,individualmente su facebook . anche i commenti servono ma…non esageriamo …si rischia di piangerci addosso, proprio nel momento in cui ci serve autostima e determinazione .

  23. Antonello
    27 Agosto 2010 a 17:15 | #29

    Stefano è ora che stabiliate data e ora per una mobilitazione di massa.

  24. 27 Agosto 2010 a 14:03 | #30

    d’accordo su molto di quanto detto. Solo un appunto. Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra denunciano in tutte le sedi possibili e immaginabili questa “speculazione annunciata” da molti anni. Tanti, troppi, hanno “dormito”: da mass media ad altre associazioni ambientaliste, da partiti e movimenti politici a “intellettuali”. Tanti, troppi, hanno “collaborato”: dal Comune di Teulada alla Regione autonoma della Sardegna, alla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici. Ma questo non vuol dire che non si possa voltare pagina, in positivo, per una corretta gestione del territorio e la salvaguardia della “nostra” Terra.

  25. Federico
    27 Agosto 2010 a 13:03 | #31

    Di tutto questo a me, sinceramente, stupisce solo una cosa.
    E cioè che tutto accada soltanto ora, che se ne dia notizia, se ne discuta e si sollevino ormai inutili polveroni, su una questione che è in ballo da anni.
    Tipicamente sardo.
    E tipicamente legato ad un sistema che alla fine, chissà perchè, non trova mai dei veri obiettori, ma soltanto delle poco sostanziali, virtuali e ritardatarie opposizioni prive di reale valore di fronte ai fatti ormai in evoluzione.
    E lo dico da sardo, oltre che da architetto, assolutamente contrario a tutto ciò che sta accadendo, perchè la bellezza della Sardegna sta nella sua natura selvaggia e primaria, nell’inestimabile valore di ciò che oggi dovrebbe essere il bene più preservato e più prezioso di tutti, e cioè la Natura nella sua forma più bella e affascinante.
    E di chi è la colpa di tutto questo, se non dei sardi?
    La Sardegna non ha nemmeno la scusa di dover sottostare a leggi non decise dalle amministrazioni locali, in quanto Regione a Statuto Speciale.
    Chi è che ha lasciato che i terreni dei Conti Monzino fossero messi in vendita ettaro dopo ettaro, sapendo che il valore a cui venivano venduti non corrispondeva certo a quello di un terreno dove ci siano vincoli assoluti di inedificabilità?
    Le amministrazioni che hanno permesso che i vari gruppi immobiliari, che in quanto tali sono per forza speculatori, mettessero le mani su quei terreni, da chi erano formate, se non da sardi?
    E se un gruppo immobiliare fa un investimento di questo tipo, lo fa forse senza sapere in anticipo cosa potrà andare a realizzare su quei terreni?
    Se ci fossero stati dei vincoli legislativi precisi, legati ai piani urbanistici e paesaggistici, nessuno avrebbe guardato quei terreni.
    Oppure, dal momento in cui qualcuno ha iniziato ad osservarli, si è semplicemente fatto in modo attraverso le leggi di poter permettere tutto questo?
    E chi è stato a permettere tutto ciò, se non i sardi?
    Sono così stanco di assistere a queste ridicole messe in scena dell’ultima ora su cose ormai decise e pianificate con la tacita approvazione di tutti nell’arco di molti anni.
    Ho espressamente deciso di non vivere più in Sardegna, almeno non stabilmente, proprio per tutti questi motivi.
    Ho espressamente deciso di voler vivere dove le persone hanno la capacità di capire il valore dei luoghi, dei paesaggi, della natura, le loro potenzialità in termini di ritorno economico, sociale, turistico, di immagine, e sono capaci di legiferare in base a queste regole e di gestire ciò che la natura ha regalato loro, nell’interesse loro e dei propri luoghi prima di tutto, un interesse lungimirante dove il rispetto per il proprio patrimonio è condizione primaria, indispensabile e imprescindibile.
    I sardi staranno sempre e soltanto a guardare ciò che accade loro intorno, senza la capacità di reagire in modo costruttivo ed efficace per la propria terra.
    Se i vari gruppi Marcegaglia, Benetton e chi sa Dio trovano terreno fertile sulle loro speculazioni (giuste per loro in quanto imprenditori, magari sbagliate nei termini ma giuste nei principi), da chi è stato fertilizzato questo terreno se non dai sardi?
    Io ho avuto notizie della vendita dei terreni della famiglia Monzino almeno dieci anni fa.
    Se lo sapevo io che ero un comune cittadino libero professionista, lo sapevano certamente le amministrazioni e sapevano certamente in che termini quei terreni venivano venduti e con quali conseguenze.
    Non solo sono stati tutti soltanto a guardare, ma hanno anche partecipato attivamente affinchè tutto andasse in porto senza grossi intoppi, cosa che infatti è avvenuta.
    Se i sardi guardassero alla loro terra con occhi e con teste diverse, con mentalità più aperta, più vigile, più lungimirante, se soltanto fossero un pò capaci di gestire e non di farsi colonizzare dal mondo intero, forse tutto questo non accadrebbe.
    Copritemi pure di insulti, ditemi che sono presuntuoso e arrogante, ma questo è il mio pensiero.
    Il pensiero di un sardo che detesta la piccolezza mentale e le scarsissime capacità imprenditoriali e gestionali del popolo a cui suo malgrado appartiene.

  26. 26 Agosto 2010 a 20:57 | #32

    e qui, sul TG 3 regionale di oggi (edizione ore 14.20), il Sindaco di Teulada Giovanni Albai afferma che si accorderà con la Società immobiliare per un maggiore numero di ville. Ecco il “turismo” secondo il Sindaco di Teulada Albai: http://www.youtube.com/watch?v=Wv-FndNlRkM

  27. KERRA BOBORE
    26 Agosto 2010 a 17:52 | #33

    che ne dite di un tam tam che porti tanta gente a malfatano, come quello organizzato per contestare l’ eolico a is arenas?… sarebbe un sostegno anche per ovidio che, simbolicamente, rappresenta tutti i sardi che amano la propria terra e combattono per non farserla portar via.
    LE VARIE ASSOCIAZIONI DECIDANO IN MERITO E STABILISCANO UNA DATA …A SI BIRI A MALFATANO !!!…DI IRS ERAVAMO IN TANTI ANCHE A IS ARENAS (VEDERE I FILMATI SU YOUTUBE) .

  28. Federico
    26 Agosto 2010 a 16:37 | #34

    Disgusto e tristezza sono le due uniche parole che mi vengono in mente…
    Uno dei pochi tratti di costa della nostra amata Sardegna ancora non devastati, si appresta non solo ad essere mutilato in maniera disgustosamente permanente (cemento), ma anche di non essere più fruibile ai tanti (concessioni demaniali sugli arenili).
    Sono ancora giovane, ma il dubbio sull’eredità che si lascerà alle generazioni future mi mette i brividi, non
    solo li si condanna agli impieghi suggeriti dalle stesse imprese “devastatrici”, mi riferisco a giardinieri, muratori, elettricisti, etc., ma gli si sottrae anche quell’enorme e bellissima ricchezza che la natura ci ha donato e che per “quattro soldi” i soliti “paperoni” italiani si arrogano il diritto di sottrarre al pubblico godimento e cementificare a piacimento, col consenso degli amministratori locali, eletti democraticamente ma che governano egoisticamente.
    Chi conosce la zona di Malfatano sa quanto siano belle le spiagge, ma quanto siano carenti i servizi, mi riferisco a quelli di pubblica utilità come accessi al mare (molte calette sono impossibili da raggiungere se non con delle guide alpine), parcheggi, docce e quant’altro, garantiti da privati, in regime di monopolio, solo a Tuerredda a costi pazzeschi. Possibile che l’unica valorizzazione del territorio possibile consista nel costruire un resort, a cui possano accedere solo pochi, mentre si riduce lo spazio e i servizi sfruttabili dalla collettività?!? Veramente dobbiamo pagare a cosi caro prezzo un centinaio di lavoratori stagionali (sempre che poi siano veramente solo sardi)?!? Un grazie (sarcastico) a chi ha permesso questo sfregio.

  29. vic
    26 Agosto 2010 a 16:28 | #35

    Secondo il mio punto di vista stiamo lottando con un mostro dai lunghi tentacoli e sembra invincibile. In ogni dove spuntano come funghi costruzioni. I potenti arrivano sempre nei nostri siti piu’belli . Senza tregua. I politici a parte Soru e qualcun altro, non hanno la sensibilita’ e la cultura per un progetto serio per la tutela del nostro patrimonio naturale. Molti di questi politici disprezzano con passione ogni pensiero ambientalista o lo snobbano con freddezza mentre pensano ai soliti affari particolari . Penso proprio che con questo sistema politico il patrimonio ambientale che i sardi possono ancora oggi vantarsi di avere, verra’ progressivamente demolito con nuove costruzioni. Oltre a contrastare tutti gli abusi con tutta la determinazione possibile, bisognerebbe indirizzare le forze per blindare definitivamente le zone finora incontaminate con proposte d’istituzione di parchi .

  30. 26 Agosto 2010 a 14:14 | #37

    da La Nuova Sardegna, 26 agosto 2010
    Capo Malfatano Resort, 5 stelle di cemento. Teulada, gli ambientalisti attaccano il Comune e la società della Monte Paschi e dei Benetton. (Andrea Massidda)

    TEULADA. L’idea (già in atto) è quella di costruire nella collinetta che sovrasta la spiaggia di Tuerredda, a due passi da Teulada e Capo Malfatano, un complesso turistico a cinque stelle ed ecocompatibile. Un lavoro, nelle intenzioni dei costruttori, da terminare entro il 2012.
    Di questo progetto fanno parte un albergo articolato su più edifici, con terme, ristoranti, centro sportivo e piscine. Poi tante villette al massimo su due livelli, con grandi giardini che «si adegueranno al paesaggio con colta semplicità». In totale 150mila metri cubi di cemento che pian piano stanno già colando su una delle più belle e incontaminate zone della Sardegna sud-occidentale. Tutto con il beneplacito dell’amministrazione comunale di Teulada e persino della giuria del «Real Estate Awards», che ha recentemente premiato l’iniziativa immobiliare con il «Mattone d’oro». A costruire su 700 ettari il «Capo Malfatano Resort» sarà la società Sitas, una cordata di imprese di cui fa parte la Sansedoni spa (40 per cento, controllata dal Monte dei paschi di Siena), la Benetton (25 per cento, attraverso la Ricerca finanziaria spa), il gruppo Toffano (24 per cento) e il gruppo Toti (11 per cento). La gestione dell’albergo sarà invece affidata alla Mita spa, la società dal gruppo Marcegaglia, che in Sardegna già amministra il Forte Village, a Santa Margherita di Pula, e l’ex arsenale della Maddalena. Gianni Albai, sindaco di Teulada, non nasconde l’entusiasmo per il progetto, che a suo parere mostra evidenti vantaggi per la collettività. L’ accordo integrativo di procedimento tra il Comune di Teulada e la Sitas, risalente al marzo scorso, prevede che i costruttori rinuncino a parte di metri cubi che inizialmente avevano proposto di edificare. «Nel dettaglio – spiega il primo cittadino di Teulada – la Sitas ci cederà 180 ettari nelle aree di Sa Calarza e di Antonareddu, dove nascerà presto un parco ambientale. Ma cederà anche – continua il sindaco Albai – le aree adiacenti alla peschiera e alla laguna di Malfatano, dove abbiamo intenzione di far sorgere un parco archeologico avente come perno fondamentale i reperti fenicio-punici di Porto Herculis». In realtà, l’accordo mette in risalto anche i vantaggi che dal progetto potrebbero derivare alla collettività in termini occupazionali ed economici, ma riconosce pure uno speciale contributo di 200 euro a metro cubo a favore del Comune in caso di modifica delle destinazioni d’uso «da alberghiero in residenziale», riservando alla società la «possibilità di variare l’impianto planivolumetrico complessivo e il mix destinazione d’uso per le adeguarli alle attuali esigenze e aspettative del mercato turistico». In altre parole – e la cosa non è sfuggita agli ambientalisti – secondo l’accordo la società si riserverebbe di stabilire che cosa edificare e in quale quantità con criterio di un’imprecisata razionalità di progetto e di un altrettanto imprecisata esigenza del mercato turistico.«È da tempo – spiega Stefano Deliperi, rappresentante del Gruppo d’intervento giuridico e Amici della Terra – che su questo autentico paradiso costiero incombe il tentativo speculativo. Negli anni Settanta del secolo scorso furono i lombardi Monzino a progettare su quasi 900 ettari di litorale la nuova Costa Smeralda nel sud Sardegna. Si doveva chiamare Costa Dorada: alberghi, ville, campi da golf con centinaia di migliaia di metri cubi di volumetrie. Non se ne fece quasi nulla». Soltanto la durissima opposizione legale delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra condusse alle condanne in sede penale e alla successiva demolizione delle opere abusive del tentativo speculativo nella splendida baia di Piscinnì, enclave amministrativa di Domus de Maria, portata avanti in un primo momento dal gruppo Monzino e successivamente da una società aderente alla Lega delle Cooperative. «Ci sono parecchie ragioni – continua Deliperi – per le quali ci opponiamo alla costruzione di questo resort. Tanto per incominciare quello di Teulada è uno dei pochi tratti di costa così estesi in tutto il Mediterraneo dove nessuno ha mai costruito. In secondo luogo, le tanto sbandierate concessioni fatte dalla Sitas al Comune sono in parte obbligatorie per legge e comunque le aree cedute sono inedificabili o perché a meno di 300 metri dal mare o perché in zona archeologica». Per gli Amici della terra, poi, si poteva puntare sul turismo in altri termini. «Ad esempio – spiega ancora Deliperi – recuperando i tanti furriadroxiu della zona sino a farne una rete di tanti piccoli resort. Un’idea che avrebbe davvero attirato molti villeggianti d’élite con ricadute economiche nel paese. Mentre un resort autosufficiente alla gente di Teulada può dare soltanto posti da giardiniere e da cameriere».Deliperi, parla anche del problema delle spiagge. «Quelle della zona sono già sovraffolate – conclude – e adesso che gli alberghi avranno le spiagge private, i cittadini normali dove andranno?»

    IL SINDACO. Sarà un’occasione di sviluppo per il nostro paese.

    TEULADA. «Il resort a cinque stelle che la Sitas sta costruendo davanti a Tuerredda è una grande opportunità per la nostra zona». Giovanni Albai, 57 anni, impresario edile, dal 2005 sindaco di Teulada, ha le idee chiare sul progetto «Malfatano resort». E non teme neanche che per via del suo mestiere qualcuno lo accusi di tirare il carro dalla parte del mattone. «Impossibile – dice – la mia impresa edile è ferma da anni».
    Ma perché crede tanto in questo progetto? «In primis perché è da anni che a livello comunale programmiamo un intervento ricettivo. Poi perché basta fare un giro a Teulada per capire che questo resort lo vogliono tutti. E non solo perché ci sarà una ricaduta in termini occupazionali, ma soprattutto perché ci consentirà finalmente di fare una promozione turistica adeguata alla bellezza del territorio. E sia chiaro, io non sogno la Costa Dorada che deve fare concorrenza alla Costa Smeralda, vorrei soltanto condizioni economiche migliori per la popolazione che rappresento». Tra i vantaggi che dovrebbero ricadere sugli abitanti della zona, Albai ricorda quelli compresi nell’ accordo integrativo di procedimento tra il Comune di Teulada e la Sitas. «La società ci cederà 180 ettari nelle aree di Sa Calarza e di Antonareddu – spiega il sindaco – dove nascerà presto un parco ambientale e così metteremo la parola fine a ogni aspettativa su una zona che va assolutamente tutelata. Ma la Sitas cederà anche le aree adiacenti alla peschiera e alla laguna di Malfatano, dove abbiamo intenzione, con la collaborazione della Sovrintendenza ai beni culturali e l’Università di Cagliari, di far nascere un parco archeologico avente come perno fondamentale i reperti fenicio-punici di Porto Herculis. Inoltre, sempre con la collaborazione della Sovrintendenza e dell’Università, si potrebbero fare degli scavi archeologici che possono riservare grandi sorprese».

    Ovidio Marras, pastore resistente a Tuerredda. Ottantuno anni, ha detto no alle offerte degli imprenditori che vogliono comprare la sua terra.

    TEULADA. Ha detto «no» a una cordata di facoltosi imprenditori che volevano compragli casa e terreno a qualche centinaio di metri dalla spiaggia di Tuerredda. Ed è anche per questo motivo che gli ambientalisti lo hanno eletto a simbolo della resistenza contro i «signori del mattone». Lui, Ovidio Marras, ottantun anni portanti con il fisico secco e nervoso di chi ancora si china sui campi per lavorare dall’alba al tramonto, dal suo furriadroxiu non se ne vorrebbe andare mai. Ci arrivi lasciando alle spalle migliaia di metri cubi in costruzione, infestanti, ben visibili anche dalla statale. Poi ti fermi sull’aia luminosa e nella testa ti frullano le parole promozionali della Mita resort, che parla di «colta semplicità». Ovidio Marras, il pastore contadino accerchiato dalle imprese, alleva pecore e vacche, coltiva un orto e vive in una condizione di libertà che nessun gruppo economico, neppure il più verde, può dargli. E le parole della Mita appaiono poco verosimili, visto che gli unici elementi che con vera «colta semplicità assecondano i movimenti dolci del terreno» sono la casa di Ovidio, i suoi muretti a secco, le sue pecore polverose e i suoi pomodori rosso fiamma. Ma soprattutto lui, Ovidio, asseconda le linee della sua terra e la rappresenta alla perfezione, in armonia. È fatto in economia, Ovidio, asciutto come la terra sulla quale cammina, cotto dal sole, una faccia salmastra, è un’allegoria perfetta dei luoghi. Abita i luoghi e li rappresenta, spiega con il suo passo, i gesti secchi al limite del brusco e lunghi silenzi come quei luoghi devono essere utilizzati e rispettati. Lui, è il padrone dei luoghi. I «padovani», come li chiama lui, non lo saranno mai, anche se quei luoghi li hanno in parte comprati.

  31. 26 Agosto 2010 a 14:10 | #38

    qui su Eddyburg, a cui facciamo sommessamente notare che le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico denunciano in tutte le sedi l’assalto speculativo a Malfatano, Tuerredda, Piscinnì da oltre 15 anni: http://eddyburg.it/article/articleview/15699/0/128/?PrintableVersion=enabled

  32. Sandro
    26 Agosto 2010 a 14:03 | #39

    Lo scenario è DEVASTANTE …..proprio come la “colta semplicità” degli INVASORI, e di tutti coloro i quali hanno di fatto permesso con il loro operato che tutto ciò accadesse, compresi noi INDIGENI naturalmente!
    ….probabilmente in tanti non si sono neppure resi conto che la NOSTRA Tuerredda e le NOSTRE spiagge limitrofe saranno dall’estate prossima solo un ricordo per noi comuni sardi ……………..CANCELLI ELETTRICI E RECINZIONI PER DECINE DI CHILOMETRI !!!!!!!!!!!! stile forte village e circondario! ……..sardi e senza soldi FUORI DA CASA NOSTRA!!!!!!!!
    …………….di questo passo finiremo tutti a Rimini e Riccione!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    MEDITATE!!!!!!!!!!!

  33. Antonello
    26 Agosto 2010 a 9:23 | #40

    Condivido in pieno le preoccupazioni e i punti di vista di Mariella.
    Dobbiamo agire con una mobilitazione di massa dimostrando che tramite la nostra associazione possiamo farci sentire nei piani alti.
    Chiedo a Stefano di proporre delle iniziative concrete che possano portare in breve tempo al blocco dei cantieri.
    E’ ora di dire basta!

  34. mariella
    25 Agosto 2010 a 23:37 | #41

    ….è una tragedia…..in questi giorni in cui lo scempio pian piano prende corpo…oscillare fra un sentimento devastante di sfondare quei cancelli e mattone dopo mattone smantellare tutto con le lacrime agli occhi..o cercare una via d’uscita legale pur senza la pace del cuore e tentare di svegliare questo nostro popolo affinchè ritrovi la dignità e la forza di ribellarsi..e sbattere fuori a calci nel culo questi delinquenti.. per primo questo primo cittadino di teulada povero di cuore..di spirito..d’intelligenza e di lungimiranza..che porterà sulle spalle un peso gravosissimo..di aver consegnato un altro pezzo di questa terra meravigliosa nelle mani di un branco di lestofanti che hanno già le mani ovunque ci sia da mangiare…che disgusto…credo quindi che ci rimanga di capire come muoverci velocemente e di coinvolgere quante più persone possiamo..senza perdere tempo..e inventarci qualsiasi cosa porti l’attenzione di chi è ancora in stato comatoso a quanto accade……..io e chi è intorno a me ..siamo pronti……

  35. 25 Agosto 2010 a 18:45 | #42

    da http://www.sansedonispa.it. (http://www.sansedonispa.it/prog_CapoMalfatano.asp?lang=ita&mnu=5&mnuA=9)
    Progetti – Capo Malfatano.

    Il Resort di Capo Malfatano si inserisce con un progetto di raffinata sensibilità, in un ambiente di selvaggia bellezza, nell’estrema punta occidentale della Sardegna, nel Comune di Teulada, a c.a 30 km da Cagliari.
    L’hotel a 5 stelle articolato su più edifici, la SPA, i ristoranti, il centro sportivo, le piscine, le ville con grandi giardini si adeguano al paesaggio naturale con colta semplicità, sviluppandosi al massimo su due livelli e assecondando i movimenti dolci del terreno.
    La scelta dei materiali ed il progetto del verde confermano una rilettura attenta del territorio, accompagnata dalla grande attenzione al rispetto ambientale e all’efficienza energetica. Facility e servizi a cinque stelle aggiungono massimo comfort al fascino delle strutture e dell’ambiente.
    L’apertura del Resort è prevista per la primavera 2011 e la gestione è stata affidata a Mita, da anni leader del settore turistico con il Forte Village.

  36. 25 Agosto 2010 a 18:06 | #43

    su TG 3 regionale, edizione del 25 agosto 2010, ore 14.00: http://www.youtube.com/watch?v=CyhEZpMe6i8

  37. 25 Agosto 2010 a 17:58 | #44

    @Mario Meloni : grazie per la stima :) può contattarci all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com .

  38. Mario Meloni
    25 Agosto 2010 a 15:04 | #45

    Conosco bene quell’angolo di paradiso che è la costa di Teulada, e in particolare sono legato a Malfatano. Mi piacerebbe che restasse come l’ho conosciuta.Le lottizzazioni nella zona, come spesso accade in Sardegna, porteranno ben pochi vantaggi alle comunità locali, che verranno private della bellezza dei luoghi e invece favoriranno solo le grandi imprese. Vorrei fare qualcosa, per questo motivo chiedo di diventare socio della vostra associazione.

  39. 25 Agosto 2010 a 14:15 | #46

    da La Nuova Sardegna, 25 agosto 2010
    L’INTERVENTO. Un mostro di cemento a Malfatano chiamato progetto di «colta semplicità». (Giorgio Todde)

    La penisola di Malfatano ci conserva un uomo vigoroso e fatto con poco, di nome Ovidio Marras, che nel suo furriadroxiu, antica unità produttiva del Sulcis, alleva bestiame e coltiva un orto accerchiato da una colossale speculazione edilizia. La sua vita si è scontrata, storia già vista, con una forza economica che ha adocchiato il colle, sopra la spiaggia miracolosa di Tuerredda, e con un sindaco, quello di Teulada, il quale dichiara senza arrossire che i suoi cittadini potranno finalmente fare i giardinieri e i guardiani anche d’inverno.
    In cambio Teulada ha offerto in saldi 700 ettari di costa dove un gruppo di ditte, compresa l’ecologica Benetton, anch’esse senza arrossire, tireranno su 150mila dozzinali metri cubi di alberghi e villoni in un sito di perfezione divina. Per costruire questo mostro, che ha vinto un premio chiamato con malinconica schiettezza il “Mattone d’Oro”, il sindaco e l’impresa hanno spezzettato in “tanti piccoli impatti” la valutazione complessiva di impatto ambientale. Incuranti della Comunità europea che considera inaccettabile questa “astuzia” da Bertoldo.
    Nel sito internet della “Mita Resort”, intricata società del gruppo Marcegaglia che gestirà questi spietati metri cubi, c’è la spiegazione della vita assediata di quell’uomo, un partigiano antisviluppista. La Mita amministrerà l’albergo. E definisce il proprio progetto di “colta semplicità”.
    Vediamola questa “colta semplicità”. Albergo, 300 camere, e ville da un milione e mezzo di euro. Insomma, 150mila metri cubi di “colta semplicità”. Così a Teulada passano docili dalla servitù militare a quella turistica, tanto sempre servitù è.
    La “colta semplicità” avrebbe dovuto suggerire al sindaco, alla giunta, alla Mita, all’impresa trevigiana e a tutte quelle coinvolte, specie quelle isolane, di sostenere la rete preziosa dei furriadroxius anche riconvertendoli, ma a patto di conservare la funzione originaria di unità produttiva. Questo richiedevano la “colta semplicità”, il nostro Piano paesaggistico e il pubblico interesse.
    Malfatano era oltretutto un approdo punico, forse fenicio, un porto al confine del mito. Così, ecco che spunta altra “colta semplicità”. L’impresa “collabora” con la Soprintendenza archeologica che studia un poco i luoghi e in uno slancio di “colta semplicità” approva albergo e ville che “valorizzeranno” con un faretto qualche micro-rudere. Addio fenici e punici, ora ci sono i trevigiani e la Sovrintendenza li tutela più delle vestigia.
    Il sindaco si appunterà le stelle degli alberghi dove vorrà, ma sarà ricordato, insieme alla sua giunta e a quelle precedenti, per non avere protetto il tessuto sociale di Malfatano conservando “vivi” i furriadroxius e proteggendo i suoi “amministrati”, soprattutto Ovidio Marras. Il sindaco impresario sarà ricordato per la distruzione di Malfatano.
    Ovidio di Tuerredda resiste, coltiva e alleva, ed è considerato un nemico di quest’idea di sviluppo malato, perché lui non vuole diventare servo. La speranza è nella sua tempra di pastore e contadino che fa vivere l’economia dei furriadroxius, più solida, moderna, durevole e onorevole di quella luccicante che produce posti di lavoro volatili e servitù turistiche distruggendo luoghi e bellezza.
    Quanto alla “colta semplicità” che dilaga nell’Isola, ricordiamo che l’ex arsenale di La Maddalena, 119 milioni di denaro pubblico, è stato “donato” in gestione per 40 anni proprio alla Mita resort per 60.000 euro l’anno previo contributo di 31 milioni di euro. E per non turbare la “colta semplicità” della Mita, la Regione Sardegna pagherà un’Ici annua di 400.000 euro, sette volte l’affitto. Siamo servitori gentili, noi, e non disturbiamo.

  40. Mauro
    25 Agosto 2010 a 11:47 | #47

    Dopo aver letto questo articolo mi viene in mente se non converrebbe indagare su qualche abuso commesso negli uffici preposti al rilascio delle varie autorizzazioni, perchè come diceva un saggio: ogni uomo ha il suo prezzo. E a pensar con malizia si commette peccato, ma tante volte si indovina.
    Percorro questa costa in lungo e in largo, da terra e dal mare, col brutto tempo e col bello, e non finisco mai di amarla. Ha diverse ferite, come il Rocce Rosse, meritevole di demolizione come il Fuenti, e il più nascosto Baia delle Ginestre (sfreggiato da una demolizione "selvaggia" senza successivo ripristino ambientale).
    Dalla realizzazione del porto turistico e dal tentativo di intervento a Piscinnì, fortunatamente fallito, ho sempre pensato che le amministrazioni di Teulada fossero piuttosto miopi, per non dire di peggio. Invece di adeguare il PUC e di concentrare gli interventi intorno al nuovo porto e creare un indotto capace di generare concreta occupazione, questi signori hanno ben pensato di offrire le terga e la migliore parte di costa a questi scempi oltraggiosi.
    Capisco che l’area del porto confina col poligono, ma non si dica che in quella zona non c’è posto per costruire insediamenti ricettivi, abitativi, strutture per servizi e quanto altro possa generare una reale economia turistica sostenibile (e benvenuta).
    Da poco sono stato al porto di Teulada, ero da anni che non ci passavo: a parte gli ormeggi e la Direzione non c’è nulla: serivizi? solo quelli strettamente necessari per la nautica da diporto. Un negozietto per comprare il pane? Nulla! Una officina meccanica? Nulla. Figurarsi se questo può costituire una attrativa per la nautica da diporto, che in altri posti porta ricchezza. Gli alberghi e i centri di attrazione li fanno dove non si può attraccare. E’ tutto disarticolato. Così l’intervento sarà fine a se stesso e si mangerà uno dei pezzi di costa più belli.
    Anche la vicina Chia è uno strazio. Tutti gli interventi sono disarticolati.
    E quello che sta accadendo a Masua?
    Tocca che ci diamo da fare.
    Pentola Nera

  41. BlackPanther
    25 Agosto 2010 a 0:54 | #48

    Mi sento così impotente…. triste e impotente.

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