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E a Teulada manca solo la centrale nucleare…

 

“Una centrale nucleare tra il Sulcis e l`immenso demanio militare della zona di Teulada” è una delle ipotesi, secondo Il Sole 24 Ore (edizione del 25 agosto 2010, ripresa in sede locale solo da Radio Press), alla quale sta lavorando la Sogin s.p.a., la società in mano pubblica a cui è stato assegnato il compito di sovrintendere alla pianificazione del ritorno al nucleare dell’Italia. Entro il 23 settembre prossimo consegnerà al Governo la proposta della mappa del nucleare. Poi un bel bando al quale potranno partecipare i Comuni idonei.  

Dopo le pluriennali esercitazioni militari terra-aria-cielo, dopo la colata di cemento sulla costa, a Teulada  manca solo la centrale nucleare.

Gli Amici della Terra (promotori dei referendum anti-nucleari del 1987) e il Gruppo d’Intervento Giuridico ritengono che sia da respingere questo “ritorno” del nucleare in Italia, più imposto che voluto. Sostengono, invece, la ricerca e la promozione delle energie alternative e rinnovabili, in primo luogo quelle di fonte solare (energia solare termica, energia solare termodinamica, energia solare fotovoltaica). Hanno quindi promosso la seguente petizione:

Al Presidente del Consiglio dei Ministri,

i sottoscritti cittadini italiani chiedono al Governo di non costruire nuove centrali nucleari e non riattivare quelle vecchie dismesse. Il problema della loro sicurezza e della gestione e smaltimento delle scorie è grave ed irrisolto. Chiedono invece il potenziamento della ricerca e della produzione di energia da fonte solare. 

Già 3.921 italiani l’hanno sottoscritta (1.546 sulla piattaforma petizioni Tiscali), attualmente è disponibile su www.firmiamo.it.  Per sottoscrivere basta ciccare sul seguente link:

                             No all’energia nucleare, sì all’energia solare !  

Fermiamo questa folle corsa verso il nucleare, facciamo la nostra parte. In 3.921 lo stiamo già facendo, ti aspettiamo!

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

da Il Sole 24 Ore, 25 agosto 2010

A SETTEMBRE IL DEPOSITO ATOMICO. Entro il giorno 23 la Sogin comunicherà la lista delle località idonee a ospitare il sito per lo stoccaggio delle scorie A settembre deposito atomico Avanzano i progetti delle prime centrali: una sul Po e la seconda tra Lazio e Toscana.  Jacopo Giliberto
I prossimi passi saranno il rinnovo del consiglio d`amministrazione della Sogin, in scadenza, e la nomina del vertice per l`Agenzia sulla sicurezza del nucleare. «Con ogni probabilità saranno dibattuti dal primo consiglio dei ministri di settembre», avverte Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo economico. «II nostro obiettivo è preparare tutti gli adempimenti in modo che nei primi mesi dell`anno prossimo le aziende interessate possano farsi avanti con candidature e progetti». Il rinnovo del consiglio d`amministrazione della Sogin, la società dei rifiuti atomici creata dalla liberalizzazione elettrica riunendo competenze soprattutto dell`Enel e dell`Enea, si accompagna con la mappa dei luoghi ideali per costruire il deposito nucleare. Meglio: per costruire il parco tecnologico nel quale sarà ricompreso anche il deposito atomico. Entro un mese la Sogin dovrebbe consegnare la mappatura dei luoghi potenzialmente idonei a ospitare il parco tecnologico con deposito atomico. La mappatura conterrà un elenco delle località adatte in via teorica. Poi si seguirà la via già adottata anche all`estero. Invece di fare come a Scanzano Ionico (Matera), dove la scelta fu decisa dall`alto e le proteste paralizzarono il progetto, la Sogin in questo caso emanerà un bando di gara tra i comuni idonei. E in palio la realizzazione di un polo tecnologico e scientifico di tutto rispetto che richiamerà scienziati e ricercatori, oltre alla manodopera per i lavori, ma soprattutto richiamerà nelle casse municipali pacchi di sussidi e compensazioni. Annesso al centro ricerche, ecco il deposito per le centrali ma soprattutto per raccogliere i materiali radioattivi di provenienza diversa, e che oggi sono dispersi tra piccoli stoccaggi e tra alcune collocazioni provvísorie.

Si tratta di materiali usati dagli ospedali, di teste di parafulmine, delle radiografie industriali. A questo punto i comuni interessanti dovrebbero candidarsi a ospitare il centro ricerche, mettendosi in gara. E solamente con le candidature in mano cominceranno gli studi per scegliere tra i luoghi potenzialmente idonei quelli che sono davvero idonei. Nel frattempo arriva il piano strategico del governo sull`energia; dev`essere sottoposto ai ministeri interessati e in ottobre potrebbe avere il via libera definitivo. Tra gli adempimenti da completare, due delibere del Cipe, il comitato interministeriale di programrnazione economica. La prima riguarda la scelta delle tecnologie, che non sarà lasciata al libero mercato ma sarà invece indirizzata. Non sarà detto quali reattori saranno adottati, ma si daranno i criteri di fondo. Si farà ricorso a non più di due schemi tecnologici (Epr francese e Ap1000 statunitense) e rimarranno esclusi i reattori di altre provenienze (come il Vver della russa Rosatom). La seconda delibera del Cipe mirerà a delineare (sebbene in teoria non ci sia bisogno dell`intervento dello stato) i consorzi, cioè i raggruppamenti tra aziende elettriche e grandi consumatori industriali interessati all`investimento nucleare. Oggi i poli sono due, quello dell`Enel con la francese EdF (tecnologia Epr) e quello tra i francesi Gaz de France Suez con i tedeschi dell`Eon (forse con tecnologia Api1000). E sul fronte della mappa delle centrali? «Non esiste alcuna mappa», assicura il sottosegretario Saglia. Ci sono però indicazioni di massima. «Servono grandi masse d`acqua fresca in prossimità di potenti linee di alta tensione. Il Po di oggi non ha più abbastanza portata per assicurare acque di raffreddamento a diverse centrali di grossa taglia», commenta Federico Testa, deputato della storica “area nuclearista” del Pd. Quindi potrà essere ospitato sulle rive del fiume un compatto reattore Ap1000 del secondo raggruppamento, quello franco-tedesco. Probabilmente sostituirà una delle vecchie centrali a Caorso (Piacenza) o Trino Vercellese. Le altre saranno sul mare. Ipotesi ancora aperta per Monfalcone (Gorizia). Quasi certe per ospitare due Epr affiancati, le aree costiere del demanio militare nelle maremme tra Grosseto e Viterbo, a nord della centrale di Montalto di Castro. E pare interessata la Sardegna, dove la crisi della grande industria energivora (Alcoa, Eurallumina, Ottana) potrebbe essere compensata dal ricorso all`atomo, forse tra il Sulcis e l`immenso demanio militare della zona di Teulada. Un altro polo nucleare potrebbe essere confermato nella zona del Garigliano, vicino a Sessa Aurunca (Caserta).

 (foto da mailing lists ambientaliste))

  1. giancarlo nonis
    21 Ottobre 2010 a 0:02 | #1

    Venite il 7 novembre a Laconi, al mattino dibattito sulle centrali nucleari ipotizzate in Sardegna, e al pomeriggio la Marcia della Pace a Gesturi, contro la violenza alle persone e alle amministrazioni locali, contro tutte le forme della guerra, per una società rispettosa dei diritti e per la dignità del lavoro. A si biri tottus in pari e in paxi

  2. 24 Settembre 2010 a 15:35 | #2

    da La Nuova Sardegna, 24 settembre 2010
    L’isola non riceverà le scorie nucleari. Nessun comune sardo nell’elenco dei 52 siti indicati come i più adatti allo stoccaggio.

    ROMA. Non c’è neanche un metro quadrato di territorio sardo nell’elenco delle 52 aree individuate dalla Sogin per lo stoccaggio delle scorie nucleari: ci sarebbero invece Viterbese, Maremma, i confini tra Puglia e Basilicata e tra Puglia e Molise, le colline emiliane, il Piacentino e il Monferrato.
    «È un ottimo lavoro, ma rappresenta la base di partenza per una decisione che intendiamo prendere ma non oggi»: così il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, ha parlato dello studio realizzato da Sogin: «È un lavoro che deve essere esaminato dall’Agenzia per il nucleare e che deve rispondere alla Vas (Valutazione ambientale strategica)». La Sogin avrebbe individuato una cinquantina di comuni con le caratteristiche giuste per ospitare il sito per le scorie radioattive. L’elenco non comprende la Sicilia e la Sardegna (che sarebbe invece, secondo le indiscrezioni che circolano periodicamente, tra le regioni candidate a ospitare una centrale nucleare), le località di alta montagna, le zone troppo abitate, i terreni con rischio sismico rilevante, i luoghi soggetti a frane o allagamenti. La scelta del sito dovrebbe avvenire con una sorta di asta: la comunità che accetterà di ospitare le scorie verrà ricompensata con forti incentivi economici. Occorrerà una sorta di «autocandidatura» da parte degli enti locali individuati dalla mappa messa a punto dalla Sogin. Solo laddove non dovesse esserci un accordo con l’ente locale la decisione spetterebbe al Consiglio dei ministri.

  3. 23 Settembre 2010 a 15:22 | #3

    da Pane Acqua, 22 settembre 2010
    Veronesi e il pressapochismo nucleare. (Pierluigi Adami)

    “Le scorie non sono un problema. L’uranio, quando è impoverito, non è pericoloso a meno che non lo si prenda in mano. Già a cinquanta centimetri di distanza le radiazioni «alfa» che emette non sono più nocive”… Il desiderio di ricoprire il ruolo di presidente dell’Agenzia per la Sicurezza nucleare ha spinto il professor Veronesi a sostenere tesi avventate che neppure l’AD di Enel sostiene
    Sabato 18 il professor Veronesi, oncologo, papabile presidente dell’Agenzia per la sicurezza atomica ha rilasciato un’intervista alla Nuova Sardegna, nella quale risultano affermazioni a dir poco sconcertanti. Rispondendo ad una domanda sulla pericolosità delle scorie radioattive, Veronesi sostiene: “Le scorie non sono un problema. L’uranio, quando è impoverito, non è pericoloso a meno che non lo si prenda in mano. Già a cinquanta centimetri di distanza le radiazioni «alfa» che emette non sono più nocive”.
    Un’affermazione del genere sostenuta da chi potrebbe dover presiedere la sicurezza nazionale sull’energia atomica, è davvero inquietante.
    Leggendo quell’affermazione, sono sobbalzato dalla sedia. Se l’unica scoria fosse un metallo neanche troppo radioattivo come l’uranio impoverito, ci si chiede allora come mai per decenni tutte le potenze atomiche cercano inutilmente un sito di stoccaggio, spendendo decine di miliardi di euro, come sta avvenendo in Francia, o com’è avvenuto negli USA per il sito della Yucca Mountain, divenuto celebre perché dopo una spesa immensa di miliardi di dollari – pagati dai contribuenti statunitensi – il governo USA lo ritiene ora rischioso e inadeguato.
    La verità è che le centrali nucleari producono scorie formate da vari elementi altamente radioattivi, tra cui il bario 141, ma soprattutto il famigerato plutonio 239, che – è bene che tutti lo sappiano – dimezza la sua radioattività in alcune decine di migliaia di anni.
    Qui non stiamo parlando di oggetti tranquilli, che quasi si potrebbero maneggiare, come sostiene il professore, ma di metalli radioattivi altamente pericolosi, per cui anche piccole quantità possono inquinare in modo irreversibile un territorio.
    E non si raccontino favole su ipotetici nucleari di “quarta generazione” che non esistono. Forse esisteranno tra qualche decennio, e produrranno meno scorie, ma le centrali di oggi, di terza generazione, anche quelle in costruzione, non hanno affatto risolto il problema e restano dunque inquinanti e pericolose.
    È bene che i lettori e i cittadini sappiano la verità, ossia che una centrale nucleare produce ogni anno alcune tonnellate di scorie radioattive che non si sa dove mettere e vengono stoccate in modo provvisorio nei pressi della centrale. Conosciuta la verità, ognuno può valutare se il nucleare conviene oppure no.
    È bene che si sappia inoltre che ogni centrale “divora” ogni anno trenta tonnellate di uranio arricchito, materiale pericoloso, radioattivo e prodotto all’estero, e dunque da importare eventualmente ad Oristano, magari dopo un bel viaggio lungo la “sicurissima” statale 131.
    Quando poi Veronesi fa riferimento al solo incidente di Chernobyl, dimentica di citare le decine di migliaia di incidenti, certo meno eclatanti, che hanno contraddistinto la storia del nucleare e che hanno prodotto la contaminazione di molti territori intorno alle centrali; di questo parlerà stasera la trasmissione di Riccardo Iacona, e invito i lettori a seguirla per avere un’idea.
    Visto che il tema nucleare è di estrema delicatezza e complessità, bisogna mantenere ben salda la linea della massima correttezza nell’informazione ai lettori e ai cittadini, al di là di ideologie e di propaganda. Tanto più se a parlare è chi potrebbe dover presiedere la nostra sicurezza. Chi sostiene che le scorie radioattive non esistono non può presiedere l’ente preposto a tutelare la sicurezza atomica.
    Veronesi propone poi di costruire centrali nucleari in Sardegna, come hanno già fatto anche il professor Enzo Boschi e la professoressa Margherita Hack; ciò dimostra anche la non conoscenza della capacità del sistema elettrico – solo tra qualche anno sarà pronto il nuovo collegamento con la penisola, costato miliardi, e inadeguato comunque a sostenere la produzione di un impianto nucleare – ma è soprattutto offensiva verso i sardi, che da sempre hanno dimostrato la loro profonda ostilità ad ospitare impianti nucleari o di stoccaggio delle scorie sul loro territorio.
    La Sardegna ha già pagato e sta pagando, anche in termini di salute dei cittadini, la scelta sbagliata di installare impianti altamente inquinanti sul proprio territorio.
    Comunque non è solo in Sardegna, ma in tutta Italia il nucleare non serve.
    Veronesi commette un’altra inesattezza: sono tanti i paesi europei che non hanno il nucleare, e chi ce l’ha ne vuole uscire, o prima o poi. La Germania ha solo prolungato la vita delle centrali esistenti, tra le proteste di migliaia di cittadini che proprio oggi si stanno scatenando; nessun paese europeo appare intenzionato seriamente a costruirne di nuove, a maggior ragione dopo il disastro economico e tecnico delle due centrali citate da Veronesi, a Olkiluoto e a Flamanville. Il motivo è semplice: costano troppo e il costo al kilowattora è più alto di tutte le altre fonti energetiche. Altro che convenienza per i cittadini.
    Evidentemente il desiderio di ricoprire il ruolo di presidente dell’Agenzia per la Sicurezza nucleare ha spinto il professor Veronesi a sostenere tesi avventate che neppure l’AD di Enel sostiene. Proprio per questo, ritengo assolutamente incompatibile la sua candidatura ad un incarico così delicato.

  4. 20 Settembre 2010 a 22:56 | #4

    e qui Milena Gabanelli, l’autrice e coordinatrice di Report (Rai 3), “legge la vita” al prof. sen. aspirante comm. Veronesi: http://www.ilpost.it/2010/07/27/gabanelli-contro-veronesi/

  5. 18 Settembre 2010 a 17:27 | #5

    caro prof. Veronesi, perchè non ci racconta chi la paga?
    Tra i partners che sostengono finanziariamente la Fondazione Veronesi anche Pirelli ed Eni, importanti nomi del settore petrolifero, e Mondadori s.p.a. Poi anche la società Autostrada Ligure Toscana e Veolia Environnement, importantissima multinazionale francese che costruisce, tra l’altro, discariche ed inceneritori di rifiuti e detiene il 49% della società Tecnoborgo s.p.a. di Piacenza che gestisce l’inceneritore di rifiuti di questa provincia ed il 60% della Energonut che gestisce l’inceneritore di Pozzilli (Isernia – Molise).
    Qui l’elenco dei partners della Fondazione Veronesi: http://www.fondazioneveronesi.it/pagina.php?id=136&nome=Partner%20della%20Fondazione
    http://www.fondazioneveronesi.it/pagina.php?id=135&nome=Partner%20Science%20for%20Peace
    http://www.fondazioneveronesi.it/pagina.php?id=133&nome=Partner%20The%20Future%20of%20Science

    da La Nuova Sardegna, 18 settembre 2010
    Veronesi: “Una centrale atomica nell’isola? Dovreste essere contenti”. (Paoletta Farina)

    ALGHERO. «Una centrale nucleare nella vostra isola? I sardi dovrebbero essere contenti se ciò avvenisse. Non ci sono pericoli e la contrarietà al nucleare è solo ideologica, non supportata da argomentazioni scientifiche».
    Parole che arrivano dall’oncologo Umberto Veronesi, un’autorità mondiale nel campo dei tumori e papabile presidente dell’Agenzia per la sicurezza del nucleare, indicato, lui che è senatore eletto con il Pd, dal governo Berlusconi. Non senza mal di pancia da parte del centrosinistra che gli ha rimproverato l’incompatibilità della possibile nomina con la carica di parlamentare. Ad Alghero per partecipare a un meeting sul cancro al seno promosso dalla clinica chirurgica dell’università sassarese, il professor Veronesi affronta volentieri un tema che in Sardegna ha già surriscaldato l’opinione pubblica divisa tra il sì e il no all’installazione di un reattore: perché nell’elenco dei siti che potrebbero essere prescelti sul territorio nazionale compare anche Oristano. Comuni di tutta l’isola si sono già espressi contro, ed ecco levarsi l’autorevole voce del professor Veronesi, convinto nuclearista tanto da sostenere che l’energia dall’atomo migliorerebbe l’ambiente.
    – Allora professore, spieghi meglio perché non rappresenta un rischio.
    «Perché se escludiamo incidenti come la tragedia di Chernobyl, dovuta ad un errore umano e per giunta avvenuta in un impianto vecchio e in cui non era attivata la protezione, non risulta un morto legato alla presenza di una centrale nucleare. Basta vedere Caorso».
    – Quindi nessun pericolo per la salute?
    «Fanno più vittime gli incidenti aerei. Tant’è che costruirei la mia casa alle porte d’un impianto di questo tipo».
    – Molti le risponderebbero: e allora lei se la costruisca, la casa, vicino a un reattore, ma noi non lo faremo mai.
    «A queste persone replico che in tutto il mondo si è fatta la scelta nucleare tranne che in Italia. Cosa pretendiamo, di essere gli unici intelligenti in mezzo a una marea di stupidi?».
    – Magari diffidenti.
    «Abbiamo impianti nelle vicine Svizzera e Francia. Mi si spieghi cosa cambierebbe se li facessimo anche da noi».
    – È la possibilità di incidenti che spaventa.
    «Ma in Europa siamo rimasti oramai l’unico Paese contrario a questa fonte energetica. Anche la Germania, che voleva sospendere il programma nucleare, lo prolungherà. Stati Uniti, India, Cina, Pakistan utilizzano da anni l’energia atomica, così come il Brasile e l’Argentina. Attualmente nel mondo ci sono in costruzione 49 centrali e presto saranno pronte a partirne duecento. La Cina ne ha programmate altre duecento. E due nuovi grandi reattori si stanno realizzando in Finlandia e Francia con tecnologia Epr (Europen pressurized reactor). Reattori che hanno una potenza da 1600 megawatt, doppia rispetto agli impianti di vecchia generazione».
    – Come quelli che dovranno essere aperti in Italia…
    «Il programma italiano prevede di costruirne quattro. E ribadisco che sono assolutamente favorevole perché sarebbe un bene per l’Italia. Non dobbiamo combattere il nucleare ma piuttosto eliminare il petrolio come prima fonte energetica: inquina il mondo, il petrolio sì che è cancerogeno e il suo sfruttamento sottopone l’intera comunità internazionale al ricatto dei paesi produttori oltre a generare conflitti, ne abbiamo avuto più volte la prova, tra Stati».
    – Se lo dice lei…
    «Io ho speso la mia vita per la salute di tutti, e certo non sarei favorevole a qualcosa che potesse rivelarsi dannoso. Sulla sicurezza non si può improvvisare. Io mi ci sono sempre dedicato e ho le competenze scientifiche per discuterne».
    – E le scorie prodotte dal combustibile nucleare? Come difendersi dalle loro radiazioni?
    «Le scorie non sono un problema. L’uranio, quando è impoverito, non è pericoloso a meno che non lo si prenda in mano. Già a cinquanta centimetri di distanza le radiazioni «alfa» che emette non sono più nocive».
    – Insomma, se una centrale approdasse in Sardegna…
    «Sarebbe un vantaggio per la comunità anche in termini economici. In Francia, ad esempio, sappiamo che nelle zone dove esistono reattori i residenti godono di energia gratuita e di una serie di altre facilitazioni».
    – Ma intanto sull’Agenzia per la sicurezza del nucleare si segna il passo.
    «La situazione politica non mi sembra faccia prevedere tempi brevi».
    – Lei comunque conferma la disponibilità a entrare a farne parte che ha dato precedentemente?
    «Non ho cambiato opinione».
    – Dal nucleare ai tumori. Lei oggi qui ad Alghero ha tenuto una lezione magistrale sulle innovazioni nel trattamento chirurgico dei tumori al seno. Una malattia che spaventa le donne: quale è attualmente la situazione?
    «Il dato è che i tumori sono più frequenti, ma si muore di meno. Segno che abbiamo fatto progressi importanti per diminuire la mortalità».
    – Nella cura del tumore alla mammella si è passati da interventi estremamente invasivi a tecniche chirurgiche conservative. Un passo di cui lei è stato grande protagonista.
    «Quando proposi la quadrantectomia che, sostituendo la mastectomia, consentiva alla donna di conservare il seno, non nego che la comunità scientifica ebbe delle resistenze. Allora l’asportazione della mammella era un dogma. La casistica ci ha confermato che un intervento così mutilante non era necessario. Adesso possiamo dire di essere riusciti a salvare la vita ma anche il seno delle nostre pazienti».
    – La prevenzione che si fa è sufficiente?
    «Se tutte le donne si sottoponessero a screening potremmo arrivare alla mortalità zero. E questo deve essere l’obiettivo a cui puntare».
    – Quale è il suo giudizio sulla sanità italiana?
    «Il sistema è complessivamente buono, ma occorre perfezionarlo. Abbiamo medici capaci, con un buon livello di professionalità, le carenze sono invece negli ospedali, troppo arretrati. Ecco, è invece il sistema ospedaliero da riconsiderare».
    – Cambiamo registro. Le piacciono il cielo e il mare di Alghero? Il convegno ha coinciso con una splendida giornata.
    «Certo che mi piacciono il cielo e il mare», afferma Veronesi che poi sussurra sorridendo malizioso: «Ma anche le donne che sono qui».

  6. Temujin
    17 Settembre 2010 a 23:53 | #6

    Mi sembra anche che solo 8 commenti siano pochini….davvero interessa così tanto la sorte della popolazione?
    Forse mi sbaglio e sono già tutti a preparare gli striscioni……macchè…….
    Credo sarebbe meglio manifestare in piazza o addirittura rompere il cancello e andare a vedere con i nostri occhi cosa succede…….veramente……
    Stiamo ancora a dormire poi però quando dall’incubo ci si sveglia……… piangeremo!!!

  7. 3 Settembre 2010 a 21:51 | #7

    Grazie per il suggerimento!

  8. machtub
    3 Settembre 2010 a 21:34 | #8

    Già firmata fin dall’inizio questa sacrosanta petizione! Piuttosto attenti a dare il vs indirizzo mail su firmiamo.it, poi riceverete un sacco di posta non voluta, proposte commerciali ecc. Insomma il famigerato SPAM.
    Sarebbe magari il caso di appoggiarsi ad un organismo molto più serio, esempio http://www.avaaz.org che riunisce milioni di persone ed ha già ottenuto brillanti risultati.
    Cordialmente
    Mara

  9. Sandro
    31 Agosto 2010 a 16:56 | #9

    …scusate l’interruzione ma nel frattempo gli “altri” ,gli “spacca atomi” intendo, hanno già preparato tutto!…… in molti, specie in Sardegna, assisteremo alla comparsa improvvisa e rapida purtroppo, delle torri di raffreddamento …naturalmente delle centrali nucleari………..questo presentimento diventato convinzione l’ho maturata leggendo i link dedicati all’argomento DIRETTAMENTE DAL SITO DEI DIRETTI INTERESSATI (ECONOMICAMENTE) e cioè ENEL!!!!!!!!…..vi invito a leggere quanto in esso contenuto, pura propaganda e lavaggio del cervello con risciacquo e centrifuga……… per farci prendere “confidenza”con la fissione si sono prodigati davvero tanto! ….si può addirittura visitare l’interno della centrale , con annessa descrizione dei componenti principali e rassicurante visione esterna………parola d’ordine :sicurezza totale e nessun rischio per nessuno, nessun pericolo, solo vantaggi……….per loro naturalmente!!!!!!!!!!!!!!…..un classico trito e ritrito……………rassicurazioni da regime!!!!
    TERRIFICANTE!!!!!!!!!!!!
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    ATTENZIONE Per avere il quadro completo dell’attuale situazione leggere con attenzione tutti i documenti,link, e video propinati!!…..ESPRESSAMENTE VIETATO AI NON AVENTI SUFFICIENTE SENSO CRITICO E CAPACITA’ ANALISI.
    Saluti.

  10. Maria
    30 Agosto 2010 a 19:16 | #10

    Meno male che il presidente della regione aveva detto, no al nucleare. Ora dopo il cemento e i rifiuti nucleari, di cui pochi parlano, ci manca solo le centrali nucleaari che nessuno vuole. Quando finira’ questo schifo? Quando scendera’ la gente in massa in strada a gridare no invece di lasciarsi fare di tutto.

  11. Francesco
    29 Agosto 2010 a 19:44 | #11

    In risposta al dubbio di "Sulcitano". La miniera di ferro di Monte Lapanu è ubicata catastalmente al Foglio F/9-mappali 6,7. Questi terreni sono all’interno della grande proprietà fondiaria del Conte Theo Rossi di Montelera. Si verificò ,durante la fase espropriativa per il poligono militare, che questi terreni non vennero espropriati ma ,stranamente, pagati a persone non proprietarie degli immobili .Ciò avvenne tramite un falso certificato Catastale. Il 28 Luglio 1981.atto Notaio Pasolini Rep. 44272.Racc.32033 i succitati terreni vennero acquistati ,tramite la mia persona , dalla Holdima S.A. società Elvetica da me acquistata circa un anno prima. Lo Studio legale De Montis di Cagliari venne incaricato di intentare causa allo Stato per la riconsegna dei terreni e per lo sgombero di una strada abusiva creata dai militari. La causa della strada si concluse con la condanna dei militari , la causa dei terreni ,inglobati con la volgare truffa, non potè essere ultimata poichè , nel 1982 (i vertici della P2 ) crearono una falsa Holdima Italiana e si arrogarono il diritto di proseguire la causa contro i militari. Tutto ciò è incredibile e grottesco ma è andata proprio cosi! La documentazione su questi fatti è pubblica. Per chi è interessato all’argomento può consultare la documentazione presso il mio archivio. (ricevendomi@tiscali.it) Come fini la causa sui terreni ? Con una sentenza di(improbabile usucapione) a favore dello Stato!
    La Holdima Romana si guardò bene di contestare questa poco credibile sentenza. La miniera di Montelapanu ,pur esendo in disuso, fornì materiale alla fonderia di Cagliari ancora anni dopo l’esproprio cartaceo dei terreni del poligono.
    Concludo: non sarebbe poi una grande meraviglia se venissero trovati ,in miniera, dei bidoni con il trifoglio nero.

  12. 28 Agosto 2010 a 10:18 | #12

    Magari gli amministratori sardi dovrebbero dissentire, in realtà sono loro che concedono i permessi affinchè tali obbrobri si verifichino!

  13. Sulcitano
    27 Agosto 2010 a 13:45 | #13

    Cosa c’è dentro le miniere di ferro di Monte Lapanu, situate all’interno del Poligono militare di Capo Teulada?

  14. Sulcitana
    26 Agosto 2010 a 22:51 | #14

    scetti cussu ddi mancada.. giardinieri, ruspisti e atomizzati, pagu togu, i turisti a frotte.

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