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Sardistàn = Atlantidistàn?

bimba che cava la lingua

 

Il gruppo consiliare dei Riformatori Sardi – Liberaldemocratici, facente parte della maggioranza che regge (per modo di dire) le sorti della Regione autonoma della Sardegna ha avuto un’eccezionale genialata: una proposta di legge (presentata il 13 agosto 2010) intitolata “I nuraghi e il mito di Atlantide”, che prevede la creazione del fondamentale Istituto di ricerca “Nur.At.”.   Con l’imprescindibile dotazione di ben 10 milioni di euro di fondi regionali per il solo 2010.    

Un’autentica boiata pazzesca. Alla Sardegna mancava soltanto l’identificazione, a modico prezzo, con Atlantide, tanto problemi reali non ve ne sono.

Che i nostri legislatori e amministratori regionali s’occupassero di tutelare efficacemente e di promuovere il patrimonio storico-culturale della Sardegna è chiedere troppo, d’accordo.   Ma almeno abbiano il buon gusto di non perdere così tante occasioni per tacere.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

da Il Manifesto Sardo, n. 81, 1 settembre 2010

Le notti di Nur – At.Erano tre amici al bar...con una precisazione...

Sarà la voglia di migliore la stagione turistica estiva, o il tentativo della politica di fare qualche blitz confidando sulle distrazioni vacanziere, ma è difficile ricordare un’estate così piena di iniziative sui beni archeologici. La vicenda dei zigantes di Monti Prama ha dettato legge. Ma vi è anche, con minore dignità e maggiore pericolosità, la sconcertante proposta di legge dei Riformatori Sardi di finanziare in maniera istituzionale lo studio della Sardegna nuragica e prenuragica ed il suo collegamento con  Atlantide, creando un apposito Istituto nominato Nur.At.
La lettura del documento di accompagnamento degli otto articoli di legge è in certi punti esilarante: si parla persino di un’ipotetico ‘Olio dell’Isola di Pasqua’,  ed è perciò difficile resistere alla tentazione di riportare qualcosa. Intanto questo vero capolavoro di affettuoso rimbrotto e fiducia sconfinata verso Silvio:
“.. in qual altro modo spiegare la battuta sui nuraghi di una personalità della cultura e dell’autorevolezza del Presidente del Consiglio il quale, nel corso di una sua recente visita in Sardegna, ha ipotizzato che tali costruzioni svolgessero la funzione di magazzini? Se persino il Presidente del Consiglio conosce tanto poco della storia nuragica della Sardegna, non dobbiamo stupirci se moltissimi sardi non ne hanno ben compreso il reale valore ….” .
Ma dobbiamo prestare molta attenzione al contesto formale: la proposta di legge Vargiu, Cossa, Dedoni, Fois, Meloni, Mula  del 13.08.2010 chiede fondi pubblici regionali per finanziare una ricerca scientifica su prenuragico e nuragico, ritenendoli periodi poco noti e indagati. Con tanto di censimento e catalogazione (l’ennesima volta) di tutti i nuraghi, finanziamento degli scavi e collegamento con Atlantide, sperando che prima o poi l’ipotesi venga dimostrata: “La eventuale validazione scientifica di aspetti mitico-leggendari, primo fra tutti quello legato alla identificazione della nostra terra con l’Isola di Atlante, avrebbero un valore mediatico di cui è persino difficile cogliere le potenzialità connesse con lo sviluppo economico e prefigurerebbe nuove situazioni davvero esplosive, in grado da sole di modificare gli scenari della crescita economica della Sardegna.”.
nuragheNon vorrei neppure parlare, anche perché non sta qua il problema, dell’identificazione della Sardegna con Atlantide (un testo definitivo, bellissimo, è quello del grande antichista francese Pierre Vidal-Naquet, Atlantide, breve storia di un mito, pubblicato nel 2006 da Einaudi): la stragrande maggioranza della comunità scientifica non ci crede, nè esistono dati in nessun scavo stratigrafico effettuato dagli archeologi sardi che testimonino tracce atlantidee e tsunami (si vedano, come documentato dai diretti archeologi, gli scavi di Barumini, S’Uraki, Genna Maria e altri ‘investiti’ dall’onda colossale che gli autori hanno sintetizzato anche sul Manifesto Sardo: articoli di Usai, Perra, Stiglitz).

La proposta di legge pare malferma sul concetto di dato scientifico accreditato e misurabile. Sulla distinzione, invocando l’importanza di miti e leggende, fra miti e leggende realmente antiche e quelle che sono di costruzione contemporanea. Il discorso sulla valorizzazione – mi si perdoni il termine archeologico – è davvero preistorico.
L’immenso patrimonio del quale disponiamo, che già ora dà molti posti di lavoro,  va certamente valorizzato, operazione complessa nella quale vi è moltissimo da fare. Con quale logica? La migliore tradizione culturale europea, con a capo l’Italia di Ranuccio Bianchi Bandinelli,  mise in guardia dai rischi sulle forzature commerciali rispetto al patrimonio culturale. Ma in Nur.At (l’istituto verrebbe sostanzialmente diretto dall’Assessorato al Turismo e al Commercio) l’ottica strumentale e commerciale appare davvero prevalente. Con l’illuminante proiezione socio-economica dei Riformatori: “il solo ingresso della Sardegna tra le “pretendenti al trono di Atlantide” sarebbe probabilmente in grado di attivare un processo mediatico straordinario ed estremamente salutare per la nostra asfittica economia turistica, che da tempo immemorabile va ricercando adeguate soluzioni alle proprie esigenze di destagionalizzazione e di riequilibrio territoriale”.Tuvixeddu, tutto secondo copione.
E’ molto complesso parlare di valorizzazione dei beni culturali (difficoltà che appaiono insuperabili per il progetto dei Riformatori): con ‘valorizzazione’  impieghiamo un termine generalmente di origine economica sul ‘valore’ di beni molto speciali, che si forma e si compone diversamente da quello dei beni di mercato. Il valore di un bene come un monumento archeologico, o un’epoca storica e le sue testimonianze, è fondamentalmente nella sua memoria materiale e immateriale. Per sua stessa natura, non può essere definito dal mercato o dalla politica, bensì dalla ricerca atta a precisarlo. E’ valore di per sé.
La valorizzazione ‘virtuosa’  si costituisce in realtà in una serie di politiche di accessibilità, fruizione e formazione che conducano numeri crescenti e costanti di ‘consumatori’ ad un racconto basato sui dati scientifici esistenti (che, naturalmente, potranno anche modificarsi).
Solo in questo modo, e investendo, ben più di quello che si fa, sulla conservazione, la valorizzazione può costruire flussi duraturi di ricchezza. La comunicazione verso l’esterno, anche ad effetto (magari evitando pacchianerie), deve seguire la ricerca. Si possono reperire ‘brands’ reali e non inventati o malfermi.
Cosa succederebbe se  “l’eventuale validazione scientifica di aspetti mitico-leggendari, primo fra tutti quello legato alla identificazione della nostra terra con l’Isola di Atlante”  non avvenisse? I 10 milioni di euro previsti per l’anno 2010, e magari quelli successivi, sarebbero stati spesi saggiamente?
Pensate al pasticcio che può sorgere oggi:  chiamiamo la gente in Sardegna con il mito di Atlantide  e la stragrande maggioranza della comunità scientifica – anche dei gruppi di gestione e guide – dirà che non è vero nulla… Una divaricazione fra messaggio promozionale e lettura ufficiale che rischia di farci fare la figura dei venditori di fumo, di creare veri problemi sul lavoro reale che si esercita negli scavi, negli studi  e nella gestione.
Il giorno che Atlantide rappresenterà per la Sardegna una realtà condivisa e comunque prevalente, sarà corretto farne un messaggio ufficiale. Oggi però non vi è manuale scientifico di preistoria e protostoria sarda che ne parli. Non ci sono dati. Tuvixeddu, tutto secondo copione.Ma qualche insidia è nel fatto che si promettono fondi a ricerche coinvolgendo Soprintendenze e Università, che certo non navigano in acque felici. Speriamo almeno in un moto d’orgoglio delle Istituzioni scientifiche.
Allora fa una certa impressione  che altri sardi, nazionalisti come firma ma imbonitori colonialisti come prassi, vogliano denaro pubblico (nostro) dicendoci che la Sardegna atlantidea “prefigurerebbe nuove situazioni davvero esplosive, in grado da sole di modificare gli scenari della crescita economica della Sardegna.”
Ma un video che racconta la favola di Atlantide Sarda, come ricorda molto opportunamente nel suo sito Michela Murgia, esiste già, e porta in modo poco responsabile il logo della Regione Autonoma della Sardegna.
La sinistra rappresentata alla Regione Sarda farebbe bene a non sottovalutare questa situazione. E’ un problema assai delicato il tentativo di imposizione politica di una verità assai discutibile ufficializzata non dai laboratori scientifici della ricerca sul territorio, ma da denaro eventualmente concesso a suon di maggioranza.
Voglio credere che le perplessità per un’operazione così strumentale e sgangherata appartengano anche a persone del centro e della destra, e che la sciagurata iniziativa dei Riformatori Sardi possa essere accantonata.

                Marcello Madau (archeologo, docente di conservazione dei beni culturali)

(disegno S.D., archivio GrIG; foto da mailing list sociale, S.D., archivio GrIG)

  1. albertina
    8 Settembre 2010 a 16:04 | #1

    a casa mia si dice :come buttare i soldi altrui dalla finestra per farli entrare a casa mia legalmente facendo finta di lavorare!!con 10 mil di euro qua nte cose utili si possono fare?cari con terranei alle prossime elezioni datevi malati oppure lottate per l’indipendenza della nostra isola.scavando nel nostro passato non si riempie la pancia al presente!!raccolta delle firme contro progetti che sperperano risorse piu’ utili per i giovani.

  2. 8 Settembre 2010 a 14:20 | #2

    da La Nuova Sardegna, 8 settembre 2010
    La Storia? Meglio il Mito. Benvenuti nella regione autonoma di Atlantide.
    I Riformatori propongono una fiaba mediatica quale soluzione per lo sviluppo della Sardegna Follia? C’è già lo spot. (Michela Murgia, http://www.michelamurgia.com)

    Poiché in Sardegna siamo orfani di una storia a misura di popolo che dia un senso coerente ai tesori che continuano ad emergere dal suolo, molti disperati finiscono per consolarsi col bricolage. Geografia Mitologica, Epigrafia Complottista, Elementi di Ufologia Nuragica, Fantascienza Rupestre, Storia delle Catastrofi Immaginarie: queste ed altre le materie insegnate all’università della Confusione Storica, dove gli incauti finiscono come pesci in una paranza, privi di un contradditorio accessibile.
    Capita così che nascano balzanità come quella appena arrivata dai Riformatori Sardi, che hanno deciso di presentare una proposta di legge per chiedere alla regione Sardegna di finanziare la nascita di una “fiaba mediatica” che associ la civiltà nuragica al mito di Atlantide, idea già lanciata dal giornalista Sergio Frau in un fortunato libro. L’assessore regionale al turismo Sebastiano Sannitu sostiene la proposta di questi suoi compagni di partito.
    Pare che costoro chiedano la creazione di un istituto che dovrebbe chiamarsi NurAt (Nuraghe+Atlantide), che diverrebbe strumento interno alla Regione per “canalizzare importanti risorse economiche indirizzate allo studio delle antiche civiltà sarde, a ricerche delle conferme sul mito di Atlantide, alla creazione di un network di prodotti sardi e al sostegno di tutte le attività di promozione, pubblicizzazione, marketing, legate alla diffusione della nuova immagine della nostra isola”.
    Davvero mitico. Anzichè soldi all’archeologia per sapere come è andata veramente, la regione dovrebbe spendere “importanti risorse” per cercare conferme del mito di Atlantide. I Giganti di Monti Prama ovviamente non reggono il confronto.
    Questa proposta è firmata da Pierpaolo Vargiu, Michele Cossa, Attilio Dedoni, Pietrino Fois, Franco Meloni e Franco Mula, lo dico come promemoria perché l’idea di base stava già nel loro programma elettorale, quindi qualcuno li avrà votati per realizzarla; ma dando per certo che la giunta regionale non cadrà prima che i consiglieri abbiano maturato le rendite permanenti di anzianità, questa proposta di legge rischia di fare in tempo ad essere persino discussa, perché è perfettamente in linea con la politica di comunicazione turistica che la regione sta tenendo da mesi.
    Non ci credete? Date una occhiata al pluripremiato e patinatissimo spot istituzionale varato per promuovere l’immagine dell’isola all’estero. Il video è di grande suggestione e narrativamente molto efficace. Non conosco nessun sardo, anche indipendentista, che abbia resistito alla sua retorica o manifestato perplessità nel vederlo, neppure tra quelli che adesso ridono della proposta dei Riformatori.
    Ecco perché vale la pena analizzarlo un attimo sul piano narrativo. L’inquadratura iniziale è una carta geografica antichizzata che si focalizza sulla Sardegna. Il richiamo tolkeniano alla Terra di Mezzo è enfatizzato dalla profondità caricaturale di una voce fuori campo che mormora: “On the other side of the strait called Eracle’s Columns, there is an island…” La citazione è tratta dai Dialoghi di Platone e si riferisce ad Atlantide, stabilendo un parallelo immediato tra il continente scomparso e la Sardegna. Con buona pace dei Riformatori, la fiaba mediatica ce la stanno quindi già raccontando.
    Le inquadrature sono volutamente realizzate con il registro enfatico della vista in volo dall’alto, espediente che regala allo spettatore la medesima prospettiva di Dio sul paradiso terrestre: boschi vergini, spiagge intonse, fenicotteri in volo, rovine di varie epoche riprese con tramonto o alba sullo sfondo, cavalli lanciati al galoppo e laghi immensi che riflettono cieli di lapislazzuolo… la Sardegna è un Eden fuori dal tempo. In accordo con la dimensione mitica manca infatti ogni riferimento temporale attraverso il quale lo spettatore possa capire se queste immagini sono girate ieri o cinquant’anni fa; una epurazione non facile, ma riuscita. A proposito di epurazione, interessante dal punto di vista narrativo è che in questo video non ci siano persone. L’isola narrata è completamente disabitata, né viene inquadrato un pur minimo segno di antropizzazione: non ci sono città, ma neanche paesi o strade. Le uniche costruzioni sono nuragiche, puniche o rimasugli di archeologia industriale ottocentesca, comunque passato. I pochissimi esseri umani che compaiono sono significativamente vestiti in costume sardo, e l’ignaro spettatore estero ne deduce che siano i sardi. Rischia di restarci molto male nel venire qui e trovare adolescenti in tanga a vista sul cavallo basso al posto di ordinati ginecei di fanciulle velate, e normalissimi impiegati di banca invece di prodi cavalieri mascherati che infilzano stelle al volo. Ma vuoi mettere il mito? La creatura femminea che si aggira per i boschi non è una donna, è uno spirito. E’ Morgana di Avalon, è Galadriel di Lòrien, è una ninfa alseide che attraversa l’isola a piedi per raggiungere il mare e abbracciarlo mentre il claim finale dichiara l’intento iniziale senza più veli: Sardinia, a myth in the mediterranean sea.
    Macché storia. Siamo un mito. Parola della regione autonoma di Atlantide.

  3. 8 Settembre 2010 a 14:15 | #3

    da La Nuova Sardegna, 8 settembre 2010
    «Avrà un’utilità concreta per l’isola e lo dimostreremo».
    La replica di Pierpaolo Vargiu, autore della proposta di legge al centro delle polemiche. (Paolo Merlini)

    Sul caso Nur.At, l’ente regionale che dovrebbe occuparsi di finanziare «studio, ricerca e valorizzazione dei rapporti tra la Sardegna nuragica e l’Isola di Atlante», avendo a disposizione una somma di dieci milioni per il solo primo anno, interviene il consigliere primo firmatario della proposta di legge per la sua istituzione, Pierpaolo Vargiu, capogruppo dei Riformatori. Di Nur.At (Nuraghe e il mito di Atlante) si era occupata anche la scrittrice Michela Murgia (sopra pubblichiamo un articolo apparso nel suo blog il mese scorso).
    Cagliaritano, 53 anni, a lungo presidente della federazione degli ordini dei medici della Sardegna, Vargiu è alla sua terza legislatura.
    Da dove nasce il suo interesse per l’archeologia?
    «Il mio non è un interesse specifico, ma più generale, rivolto a proposte che potrebbero influire sullo sviluppo economico della Sardegna».
    Ma tra le proposte di legge da lei presentate negli anni, soprattutto sulla sanità, ne ha già firmato una su un tema di archeologia.
    «Non ricordo, quale?».
    Sulla valorizzazione dei siti nuragici della Marmilla. C’è nel suo sito.
    «Ah, sì, ma non ero il primo firmatario. Ma tornando all’attualità, queste persone che se la prendono con noi hanno letto la mia relazione? Comunque non la considero una proposta limitata all’archeologia, anche se ovviamente per questa parte mi sono avvalso di persone competenti, così come per quella di marketing».
    Le possiamo citare queste persone?
    «Guardi, siccome la proposta è stata aggredita malamente, non mi va di esporle a ulteriori attacchi. Preferisco rappresentarle, nel senso che mi prendo tutta la responsabilità di ciò che c’è scritto nel testo di legge e sono a disposizione per confrontarmi con coloro che pensassero che non è utile per la Sardegna. E se non lo fosse, la proposta non verrebbe approvata e tornerebbe nel cassetto, non sarebbe la prima volta. Se invece noi avremo la capacità di dimostrare che ha un’utilità concreta per l’isola, può anche darsi che si trovi quell’accordo generale che serve per l’approvazione. Nostro obiettivo è aprire un dialogo anche con quanti hanno espresso un giudizio negativo sulla vicenda. Sono a disposizione per un confronto. E a loro voglio dire che anche nel piano del marketing predisposto da Soru a suo tempo si parla di Atlantide».
    Immagino abbia discusso la proposta con l’assessore al turismo Sannitu, suo compagno di partito.
    «Certo, e ne condivide lo spirito».
    Rotta su Atlantide, insomma.
    «Dipende dal consenso intorno alla proposta. Se invece fossi matto e avessi avuto una visione onirica per il fatto che ero sotto il sole d’estate senza ombrellone…».
    In effetti la proposta è stata presentata due giorni prima di Ferragosto.
    «…in quel caso dicevo tornerà nel cassetto e nessuno ne sentirà più parlare. Ma ora le faccio io una domanda: se venisse dimostrato, anche fra cent’anni, che la Sardegna era Atlantide, come sostiene Sergio Frau nel suo studio per intenderci, non crede che si stravolgerebbe la storia economica della Sardegna?».

  4. 8 Settembre 2010 a 14:09 | #4

    da La Nuova Sardegna, 7 settembre 2010
    Un ente regionale per cercare Atlantide? Uno spreco e una follia.
    Coro di no alla proposta dei Riformatori di creare Nur.At, istituto per studiare il rapporto tra la Sardegna e la mitica isola di Platone. Costerebbe 10 milioni solo il primo anno. (Paolo Merlini)

    Chi sapeva inorridisce e si arrabbia, chi non sapeva resta sgomento. All’indomani della denuncia dell’archeologo Marcello Madau, ieri su queste pagine, sull’ipotesi di istituire un ente regionale che abbia l’obiettivo di stabilire i rapporti tra la Sardegna nuragica e l’Isola di Atlante per fini di turismo culturale (e destinarvi dieci milioni di euro per il solo primo anno), i pareri di alcuni studiosi di varie discipline sono concordi su un giudizio negativo, in una parola sulla follia dell’iniziativa. Per il momento l’idea del consigliere regionale Pierpaolo Vargiu, dei Riformatori, è solo una proposta di legge, presentata un mese fa e non ancora passata in commissione (l’ente dovrebbe far capo all’assessorato al Turismo). Ma negli ambienti specialistici il futuro Nur.At (Nuraghe e il Mito di Atlante) sta rapidamente diventando leggendario, quanto l’altrettanto leggendaria isola narrata da Platone.
    Inorridisce Giulio Angioni, antropologo e scrittore. «Mi rattrista molto, è un’iniziativa che mi fa quasi vergognare. Non è seria, è campata per aria. Sono secoli che ogni tanto qualche pazzo si riscopre discendente degli atlantidei, e questo se vogliamo è normale. Ma che ci siano politici e intellettuali che stanno dietro a queste fantasie è vergognoso, non può che rattristarci. E se ci sono in ballo soldi pubblici bisogna dire chiaramente di smetterla. Una cosa è la ricerca scientifica, altro l’immaginazione. A nessuno si può proibire di immaginare ciò che vuole, ma non credo che questo rientri tra i compiti di un’istituzione regionale. Ripeto, studiare i rapporti tra la Sardegna e l’isola di Atlante, come è scritto nella proposta di legge, è follia, e come cercare di dimostrare che l’isola dell’Asinara è il paese dei balocchi di Pinocchio. Trovo normale che a Pescarenico ci sia un’abitazione chiamata la casa di Lucia Mondella, o che a Verona ci sia il balcone di Giulietta, ma questi sono giochi della fantasia, non materia di scienza. Perché è chiaro che non può esistere la casa di Lucia Mondella che è un parto della fantasia di Manzoni, come l’isola di Atlante lo è di quella di Platone. Ora la Regione può fare propaganda turistica su quello che crede, ma la ricerca scientifica, propria di un istituto regionale, è un’altra cosa».
    Non dissimile la posizione dell’archeologo Marco Milanese, profondo conoscitore del patrimonio della Sardegna ed esperto del periodo medievale. Milanese non sapeva dell’iniziativa e, dopo una risata iniziale, resta sgomento. «No, non mi sembra possibile… Sarebbe pazzesco creare un ente del genere, non mi sembra una proposta da prendere neppure in considerazione. L’archeologia della Sardegna ha tanti obiettivi seri e importanti su cui lavorare, per i quali a volte non ci sono neanche diecimila euro a disposizione, altro che dieci milioni. Ma il discorso varebbe anche fossero mille euro. Mi auguro che tutti i colleghi prendano posizione su questa vicenda. Non solo gli archeologi, ma anche le persone di cultura e di buon senso si attivino per bloccare immediatamente un’eventualità del genere. Se poi l’obiettivo è utilizzare il patrimonio archeologico per vendere meglio l’immagine turistica della Sardegna, dico che bisogna investire risorse ed energie su testimonianze che non siano solo quelle nuragiche. E certo non su un dato di fantasia».
    «Sono d’accordo in pieno con la denuncia di Marcello Madau e sulle sue riflessioni – dice lo storico Manlio Brigaglia – Questa iniziativa priva di senso merita più di un improperio. Se uno degli obiettivi dell’ente è, com’è scritto nella proposta, la “ricerca e valorizzazione dei rapporti tra la Sardegna nuragica e l’Isola di Atlante”, prima troviamo l’isola, altrimenti è l’isola che non c’è. È una vicenda a suo modo incredibile. I Riformatori vogliono riformare la storia della Sardegna? La trovo una proposta priva di senso, e offensiva persino per l’amico Sergio Frau che nel suo libro “Le Colonne d’Ercole – Un’inchiesta” aveva proposto l’accostamente tra la Sardegna e la mitica Atlantide».

  5. 8 Settembre 2010 a 14:04 | #5

    da La Nuova Sardegna, 6 settembre 2010
    Milioni per i nuraghi e per le false identità.
    A cosa serve un istituto regionale che si occupi solo di quell’epoca? (Marcello Madau)

    Dieci milioni di euro il primo anno per l’ennesimo censimento di tutti i nuraghi, mentre abbiamo centinaia di migliaia di cocci e centinaia di scavi non studiati nei magazzini (Monti Prama è la dorata punta dell’iceberg), conoscenza perduta. Un centro di catalogazione regionale del quale non si sa più nulla, dopo le grandi somme spese. Ognuno può presentare idee singole, trovare sponsor e fondi. Ma qua si tratta di una cosa diversa.
    C’è chi dice agli archeologi: prendetevi i soldi e questa legge. Si possono dettare ricerche archeologiche senza esserne titolati con meno scandalo che in altre professioni scientifiche. Tant’è che Nur.At verrebbe diretto dall’assessorato al Turismo, puntando su un’immagine atlantidea che “prefigurerebbe nuove situazioni davvero esplosive, in grado da sole di modificare gli scenari della crescita economica della Sardegna”. Previsione modesta.
    Di quale identità parliamo? Quale immagine proporre? Si parla di preistoria trascurata, ma fino a non molti decenni fa il problema sardo era la quasi esclusiva presenza di scavi e studi preistorici. In alcuni si buttavano via con disprezzo interi strati di embrici e tegole perché ‘robaccia romana’, o non si riconoscevano i manufatti degli “altri” perché non c’erano specialisti.
    La storia romano (e greco)-centrica insegnata in Italia ha negato con visione centralista le altre, e non solo quella nuragica. La risposta è un Istituto regionale che si muova sulle epoche negate, trascurando le altre? Secondo i Riformatori “gli aspetti più originali e identitari della nostra civiltà si individuano compiutamente nell’età prenuragica e nuragica”. Una frase senza significato, perché un’identità storica è inclusiva di tutti i suoi passaggi. Detesto invasioni e invasori (e magari qualche comunità prenuragica avrà per questo odiato i nuragici), ma escludere quasi tremila anni equivale a proiettare una visione monca ed etnocentrica (quindi razzista) nel passato.
    Dieci secoli di cultura fenicia sono identità, anche paesaggistica. L’identitaria lingua sarda è figlia della conquista romana: o sono altri sette secoli minori, come quelli sino agli sviluppi linguistici canonizzati nel medioevo giudicale? E i secoli del ‘post-medioevo’? Non c’è spazio identitario nel mondo di Nur.At. Persino la ricostruzione della presunta nazione padana è più aperta e multiculturale. Mentre la nostra identità, che ha la ricchezza di una costruzione davvero multiculturale, rischia di essere commissariata.
    È stato scritto che questa legge darà finalmente alla Sardegna il controllo dei suoi beni archeologici (naturalmente quelli veramente identitari…), e le critiche dipendono da una visione statalista. Trovo giusto che la Sardegna debba gestire direttamente tutto il patrimonio, anche con potestà concorrente di vincolo. Ma all’interno di leggi di tutela nazionali – come per l’ambiente – valide per tutti: sospettiamo di chi vuole gestire autonomamente ambiente e cultura al di fuori di regole certe. E con la direzione prioritaria dell’assessorato al Turismo, Artigianato e Commercio.
    Un pezzo di comunità ‘nazional-popolare’ (come ben dice Giacomo Oggiano in un suo commento sul blog del ‘Manifesto Sardo’) cerca, con il progetto Nur.At, di indirizzare la ricerca scientifica a suon di maggioranza. È un ambiguo segnale per l’identità e la democrazia. Speriamo che le guide delle aree e gli archeologi non siano costretti, per non confliggere con il messaggio neo-statalista, a giurare fedeltà ad Atlantide nel prossimo Statuto sardo.

  6. cati
    8 Settembre 2010 a 10:02 | #6

    Be’, se la premessa a questa operazione è che persino «una personalità della cultura e dell’autorevolezza del Presidente del Consiglio» non sa bene quale fosse la funzione dei nuraghi e quindi figuriamoci tutti gli altri, quanto denaro si dovrebbe investire per spiegare agli italiani che a fondare Roma non furono «Romolo e Remolo» ma probabilmente Eolo e Brontolo?
    Facili battute a parte, una classe dirigente ignorante e arrogante che cerca di mettere le grinfie sul patrimonio culturale, dando in pasto miti fondativi assai dubbi ma evidentemente remunerativi, fa paura. Un dubbio: i Sardi, contenti di vivere nella mitica Atlantide che porterà "sviluppo e lavoro", lasceranno fare così come è accaduto per la svendita e la cementificazione delle coste?

  7. giovanna
    8 Settembre 2010 a 8:48 | #7

    a casa mia si dice “accollada ‘e paulesu” per dire di uno che non fa mai nulla e d’improvviso fa un qualcosa di esagerato!
    ma i 10 milioni di euro per l’anno 2010 ????????? La proposta del 13 agosto 2010 ci dice niente?

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