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Sardegna indipendente? Ma da che cosa?

22 Settembre 2010

quattromori20bandiera bis

In questi giorni il Consiglio regionale della Sardegna discute ben dieci mozioni diverse sull’indipendenza della Sardegna.    Il numero delle mozioni è il degno segnale del mai troppo abusato detto chentu concas, chentu berrittas (cento teste, cento cappelli, a beneficio di tutti quelli che capiscono solo l’italiano).    Le posizioni diverse si sprecano (qui un’antologia pubblicata da La Nuova Sardegna) e la varietà fà impallidire quelle della Lega Nord, che, comunque, non ha mai visto un suo Consiglio regionale (es. Lombardia, Veneto, Piemonte, ecc.) nemmeno provare a discutere mozioni simili.

A parte l’incapacità della classe politica regionale di dare attuazione allo statuto speciale esistente da ben 60 anni, un paio di cose sono, però, da evidenziare in mezzo a questo gran casino che è diventata ‘sta seconda Repubblica italiana, Sardegna-Sardistàn compresa.

Primo: sono forse stati i Sardi (intendendo per essi i residenti della Sardegna) o, almeno, una rilevante parte di essi a chiedere di discutere dell’indipendenza della Sardegna?   La risposta è no.   Anche volessimo sommare (e in politica spesso le somme si rivelano sottrazioni alla prova dei fatti) i voti raggiunti alle ultime elezioni regionali (2009) dalle formazioni politiche che si richiamano in varia misura all’indipendenza non si arriverebbe al 10% del corpo elettorale. Nè vi è stata una qualche richiesta popolare, nemmeno una banale petizione.

Secondo: i consiglieri regionali che andranno a votare per l’indipendenza della Sardegna sanno che cosa stanno votando e vogliono davvero l’indipendenza della Sardegna, oltre tutto a prescindere da quello che vuole la maggioranza dei Sardi?   Se la risposta è , saremmo in presenza di un “atto contrario alla Costituzione” tale da prevedere lo scioglimento del Consiglio regionale da parte del Governo nazionale ai sensi dell’art. 50 dello statuto speciale della Sardegna (legge costituzionale n. 3/1948 e s.m.i.), in quanto atto eversivo dell’unitarietà e indivisibilità della Repubblica italiana secondo l’art. 5 della costituzione.

Verrebbe allora da chiedersi se si tratta di una cosa seria o meno.   Vedere fra i presentatori di mozione chi direttamente dipende dai voleri e dagli umori del leader del P.d.L. e premier Silvio Berlusconi fa un po’ sorridere, vedere anche quelli che sostengono l’Amministrazione regionale del suo presidente Ugo Cappellacci e che ora stanno facendo la guerra santa per un posto in più nella giunta fa invece proprio divertire.     Ma che cavolo di indipendenza volete?   Quella che vi concederà Silvio Berlusconi?   Volete l’indipendenza di un assessorato?

Perché non esce nemmeno un fiato dai legislatori regionali – a parte qualche lodevole ma isolata eccezione – sui 130 milioni di euro sprecati nella miniera di Silius?   Oppure sulla vergognosa speculazione edilizia in corso sulla costa di Malfatano?    O sul non certo eccezionale risultato dell’investimento di ben 1.946 milioni di euro di fondi comunitari del P.O.R. Sardegna 2000-2006?   Ovvero sull’inquinamento da metalli pesanti della miniera d’oro dismessa di Furtei?  O sullo sfascio progressivo della scuola sarda?  C’è solo l’imbarazzo della scelta per occuparsi di cose realmente importanti per la Sardegna e i Sardi.  Per riparare ai danni che sono stati arrecati alla Sardegna e ai Sardi proprio da sardi (con la “s” minuscola, stavolta) in perfetta e piena autonomia.       Altrimenti aridatece Doddore, almeno lui è simpatico e non se la tira così tanto

Stefano Deliperi

 (foto da mailing list sociale)

  1. 20 Aprile 2011 a 22:02 | #1

    da La Nuova Sardegna on line, 20 aprile 2011
    Soldi e politica, le accuse della teste chiave (Mauro Lissia): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/04/20/news/inchiesta-soldi-e-politica-le-accuse-della-teste-chiave-3993407

  2. 19 Aprile 2011 a 14:42 | #2

    da La Nuova Sardegna, 19 aprile 2011
    L’uso dei fondi per l’attività dei gruppi: viaggi nei periodi di festa e perfino bombole del gas
    Il carrozziere? Spesa istituzionale. Regione, gli atti dell’inchiesta della Procura su 18 consiglieri. Giustificazioni di ogni tipo fornite al pm Cocco che contesta il peculato aggravato. Le accuse di una funzionaria. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Il gruppo “Insieme per la Sardegna” sta per sciogliersi ma in cassa avanza qualcosa. La decisione è unanime: si divide. Così i consiglieri Salvatore Serra, Sergio Marracini, Carmelo Cachia e Giuseppe Giorico si fanno intestare assegni per 17mila euro a testa.
    Nessun rendiconto, nessuna fattura, neppure una spiegazione riscontrabile: una gioiosa spartizione tra colleghi di quei fondi che la legge regionale assegna ai gruppi politici per le attività istituzionali. È solo uno fra le decine e decine di episodi ai confini del grottesco che emergono dagli atti oggi pubblici del procedimento contro i diciotto consiglieri regionali accusati dal pm Marco Cocco di peculato aggravato perché avrebbero intascato o comunque speso impropriamente circa 2500 euro al mese per periodi variabili a seconda delle transumanze da un gruppo consiliare all’altro. A leggere i verbali dell’inchiesta giudiziaria, partita da due esposti e dal racconto dettagliatissimo della funzionaria Ornella Piredda, c’è di tutto: qualcuno si paga la bombola del gas, altri il carrozziere, altri ancora viaggi nei giorni di festa e a Capodanno, manutenzioni casalinghe, la bolletta del telefono, l’autista, la benzina per andare a casa, riviste e quotidiani, fino alle spese di rappresentanza e convitto, che poi non sono altro che pranzi e cene dove di istituzionale sembra esserci al massimo l’appetito. Parola d’ordine: negare. Nei faccia a faccia col pubblico ministero alcuni come Paolo Maninchedda, Peppino Balia e Pietro Pittalis riescono a venirne fuori, gli altri provano a spiegare: «Non ho conservato scontrini e fatture ma ho speso quei soldi solo per l’attività politica». Già l’ammissione di non aver rendicontato li incastra: la legge parla chiaro, ogni spesa pubblica va giustificata nel dettaglio e subito. Vale anche per i servizi segreti, l’ha stabilito la Cassazione. Ecco perchè, malgrado l’ex presidente del consiglio Giacomo Spissu abbia provato a tener fuori la Regione Sarda dalle norme che valgono per il resto dello Stato, la Procura si appresta a chiedere il rinvio a giudizio di tutti gli indagati. Compreso chi, come Maria Grazia Caligaris (Sdi), ha «portato un faldone che certifica il lavoro svolto in consiglio» ma non ricevute e pezze giustificative delle spese. Neppure di quelle sostenute per la benificenza «alle donne della pulizia». O chi, come l’attuale europarlamentare Giommaria Uggias (Idv) ha messo sulla scrivania del pm un mazzo di bollette Telecom con la partita iva del suo studio legale. Tra le spese di Uggias un viaggio a Manchester via Parigi (il pm: «Dove lavora sua figlia?» Risposta: «A Manchester, ma non ricordo perchè feci quel viaggio») mentre Pierangelo Masia faceva triangolare i soldi attraverso il collaboratore Vincenzo Dau: dalle sue tasche al partito, poi di nuovo nelle sue tasche. Alla richiesta di spiegazioni del magistrato la risposta è questa: «Speravo di ridurre l’imponibile, nei limiti di legge». Tore Amadu ha spiegato di aver dovuto tenere in piedi un ufficio a Sassari, in via Montegrappa, per ricevere gli elettori: «Ho speso molto più di quanto ricevevo…» mentre Silvestro Ladu usava «per scopi istituzionali» tra cui il carrozziere per l’auto della moglie una carta di credito del gruppo. Al pm ha spiegato di aver sbagliato: «La confondevo con la mia personale, un semplice errore». Solo che quella personale era scaduta da tempo.
    Ma al di là dei faldoni di documenti sequestrati dai carabinieri negli uffici dei gruppi politici regionali ‘Misto’ e ‘Insieme per la Sardegna’, sono le ammissioni contenute nel verbale firmato da Giacomo Spissu – sentito come persona informata sui fatti – a confermare come i consiglieri fossero convinti e in qualche modo autorizzati a operare in una sorta di zona franca legale: novemila euro al mese di stipendio poi altri novemila ogni quattro mesi per «indennità di acculturamento» e ancora altri 3300 al mese per le spese di segreteria non bastavano a coprire i costi dell’attività politica. Così il gruppo misto chiude il bilancio con 600mila euro di uscite in un anno, di cui solo 160mila vanno al personale. Il resto sembra volare via così, tra «non ricordo» e «mi riservo di documentare» che il pubblico ministero ha annotato diligentemente nei verbali d’inchiesta. D’altronde è proprio Spissu a spiegare candidamente al pubblico ministero: «La procedura di controllo è puramente formale e contabile, non di merito, nel senso che controlliamo che le somme erogate siano spese per le voci indicate nei prospetti, ma non si controllano le pezze giustificative di spesa». Poi aggiunge, perchè si capisca meglio: «Non è previsto alcun controllo sulle singole voci di spesa, tale controllo è affidato al gruppo che gestisce le risorse, immagino che i capigruppo abbiano la documentazione ma non è obbligatorio». La Procura sostiene il contrario: è obbligatorio spiegare come si spendono i soldi dei contribuenti, voce per voce. Altrimenti si incorre in un reato e si finisce in tribunale.

  3. 17 Aprile 2011 a 16:48 | #3

    da La Nuova Sardegna on line, 17 aprile 2011
    Intascavano i fondi per i gruppi politici, 18 consiglieri indagati. (Mauro Lissia): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/04/17/news/intascavano-i-fondi-per-i-gruppi-politici-18-consiglieri-indagati-3969563

  4. nicola
    5 Dicembre 2010 a 11:17 | #4

    mi piange il cuore vedere quella bandiera in mano a voi

  5. 2 Dicembre 2010 a 14:31 | #5

    grandi ideali muovono i politici sardi.

    da La Nuova Sardegna, 2 dicembre 2010
    Per la sentenza su Biancareddu, Spissu a giudizio. L’ex presidente accusato di abuso d’ufficio per aver ritardo l’ingresso di Renato Lai. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Vanno a giudizio Giacomo Spissu e Andrea Biancareddu, che il 23 marzo 2011 dovranno presentarsi davanti al tribunale: l’ex presidente del consiglio regionale è imputato di abuso d’ufficio per aver ritardato la surroga del consigliere tempiese con l’olbiese Renato Lai, il secondo dovrà rispondere di usurpazione di funzioni pubbliche per essere rimasto illegalmente al suo posto nell’assemblea regionale sei mesi dopo che la Corte di Cassazione aveva disposto la sua decadenza per incompatibilità. Accolta la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pubblico ministero Emanuele Secci, il gup Simone Nespoli ha fissato l’apertura del processo pubblico davanti ai giudici della prima sezione. Spissu e Biancareddu saranno difesi dagli avvocati Rita Dedola e Guido Manca Bitti, che ieri all’udienza preliminare hanno chiesto il non luogo a procedere per entrambi gli esponenti politici.
    Era il 27 luglio 2006 quando la Corte di Cassazione ordinò alla presidenza del consiglio regionale di sostituire il consigliere incompatibile «entro il termine perentorio di dieci giorni». Ma Spissu, convinto che la competenza sui casi di incompatibilità dei consiglieri fosse della Regione e non dello Stato, prese tempo malgrado i giudici della Cassazione fossero di parere diverso e il parere che conta fosse quello dei giudici supremi romani. I fatti all’origine del procedimento risalgono però agli anni che vanno dal 2004 al 2006: Biancareddu, passato da Forza Italia all’Udc, presidente in quegli anni del consorzio industriale di Tempio, era stato eletto nel collegio gallurese battendo di misura Renato Lai, che dall’Udc era transitato all’Udeur. Proclamati gli eletti, Lai si rivolse al tribunale per sostenere l’incompatibilità con la carica pubblica di Biancareddu, che in base alla legge avrebbe dovuto dimettersi dal consorzio di Tempio prima di candidarsi e non dopo. Il ricorso venne accolto ma la battaglia legale andò avanti per tutti e tre i gradi di giudizio, con Spissu trincerato nella certezza che la competenza su quel tema fosse della Regione. Avanti fino alla sentenza della Cassazione, che dando piena ragione a Lai, come primo dei non eletti, dispose la surroga entro dieci giorni. Ma la resistenza di Biancareddu e dello stesso Spissu continuò malgrado la decisione fosse inappellabile. Al punto che per Lai non restò altra soluzione che elaborare un esposto indirizzato alla presidenza del consiglio regionale e per conoscenza alla Procura della Repubblica.
    Biancareddu si decise a lasciare la poltrona di via Roma soltanto a febbraio del 2006, ma nel frattempo il procuratore aggiunto Mario Marchetti aveva già aperto un’inchiesta giudiziaria su ipotesi di usurpazione di pubbliche funzioni. L’esame degli atti e le indagini successive condussero il magistrato – nel frattempo affiancato dal collega Secci – a modificare il capo d’imputazione per l’ex presidente dell’assemblea regionale: l’ingiusto vantaggio patrimoniale, che integra il reato di abuso d’ufficio, sarebbero i numerosi stipendi da consigliere incassati da Biancareddu, che in linea con la sentenza inappellabile della Cassazione avrebbe dovuto rassegnarsi a lasciare il posto al medico olbiese già dal mese di agosto precedente. Sulla vicenda anche un procedimento per danno erariale da parte della Corte dei Conti.

  6. 19 Novembre 2010 a 16:05 | #6

    ecco qua scodellato il risultato di tanto dibattere.

    dal sito web istituzionale del Consiglio regionale della Sardegna, 18 novembre 2010
    (http://consiglio.regione.sardegna.it/testoNews.asp?id=635)
    Riforme: approvato un ordine del giorno unitario.

    E’ stato approvato dal consiglio regionale (presenti 64, votanti 62, sì 62, 2 astensioni) un ordine del giorno unitario sulle iniziative da assumere in materia di riforme. Con questo ordine del giorno si dà mandato alla commissione Autonomia di provvedere, entro 90 giorni, ad istruire ed elaborare un percorso costituente fianlizzato alla riscrittura dello Statuto nel quadro delle disposizioni dell’articolo 54 dello Statuto stesso avvalendosi anche di contributi tecnici altamente qualificati da individuarsi ai sensi dell’articolo 42 dello Statuto. Il provvedimento prevede anche di avviare immediatamente all’interno della commissione un confronto per l’individuazione dei temi delle riforme e di operare in ogni fase secondo un metodo unitario, integrando eventualmente la propria composizione, in modo da garantire la rappresentanza di tutte le forze politiche. E’ stato invece respinto dall’aula l’ordine del giorno dei sardisti sull’indipendenza. Il Consiglio è stato convocato per le 16,30. (R.R.)

  7. 15 Ottobre 2010 a 14:17 | #7

    ancora non s’è deciso che tipo di “indipendenza” e domenica c’è Cagliari – Inter ;)

    da La Nuova Sardegna, 15 ottobre 2010
    Nuovo Statuto, ancora un rinvio. Passa il testo bipartisan sul federalismo fiscale. Riemersi i contrasti fra ruolo del Consiglio e Assemblea costituente.

    CAGLIARI. Ancora un rinvio per la riforma dello Statuto: il documento finale non è stato votato (l’obiettivo è di votarlo giovedì prossimo) perché Riformatori, Psd’Az e Udc insistono sull’Assemblea costituente mentre gli altri partiti, soprattutto Pd e Pdl, difendono il ruolo del Consiglio regionale pur volendo garantire la più ampia partecipazione della società sarda all’elaborazione del nuovo testo.
    Ieri il Consiglio ha invece trovato l’intesa sull’ordine del giorno bipartisan sul Federalismo fiscale, approvato con 65 sì e 3 astensioni. Il documento prevede di avviare un confronto con il governo sulle norme attuative per superare i divari esistenti in materia di diritti sociali, di lavoro, di mobilità, di istruzione e di sanità. La giunta dovrà riferire mensilmente in aula sul confronto, nonché sullo stato di attuazione dei lavori della commissione paritetica per l’attuazione del federalismo fiscale e dell’articolo 8 dello Statuto (le entrate della Regione). La commissione dovrà anche dotarsi di uno staff di persone altamente qualificate ed esperte sulla materia. Nel contempo i rappresentanti regionali nella commissione paritetica dovranno lavorare di intesa con le competenti commissioni consiliari, informando tempestivamente il Consiglio regionale sugli esisti di ogni singola riunione dell’organismo paritetico. La Giunta viene chiamata a quantificare «lo svantaggio derivante dalla situazione di insularità» ed «a coinvolgere i parlamentari nei percorsi in esame degli accordi Stato-Regione perchè siano ricompresse anche le aliquote delle accise.

  8. 4 Ottobre 2010 a 15:37 | #8

    un commento che rende molto bene l’idea.

    da Il Manifesto Sardo – “Quale Statuto” (http://www.manifestosardo.org/?p=5422#comment-3691)

    Francesca Cau scrive:
    1 ottobre 2010 alle 10:18

    Quando nel 1940 il comando militare inglese chiese a De Gaulle che cosa voleva fare per liberare la Francia occupata dai nazisti e governata dai petainisti, il generale rispose: “Farò di tutto, tranne il ridicolo”. Per noi sardi, la frase rischia di avere un senso se rapportata al dibattito che si sta producendo all’interno del Consiglio Regionale su “riforma dello statuto”, “sovranità” e “indipendenza”. Un dibattito piuttosto vuoto, perchè centrato sulla altisonante rivendicazione di un’identità granitica e millenaria, nonché sulla premessa che i mali dell’Isola siano addebitabili allo Stato italiano. Quindi il problema è “fuori”, e il riscatto dipenderebbe da noi e dalle nostre forze. Ma è proprio così?
    Nelle mozioni presentate non c’è traccia di una vera lettura critica della storia dell’Autonomia, di come questa sia stata utilizzata spesse volte per puntellare le reti di influenza dei partiti di governo. Non si insinua nemmeno il dubbio che, se quella Autonomia che era stata pensata dai suoi fondatori come strumento di maturazione dei sardi abbia fallito, ciò dipenderebbe, non solo, ma anche da noi. Invece di leggere la nostra storia per decenni si preferisce farlo per millenni, in modo tale da non rendere conto ai cittadini di una causalità politica che ha un peso indubitabile nella nostra situazione attuale. E così, sospesi tra un eterno presente e un incerto millenarismo storico, molti annunciano che vogliono essere “sovrani” senza aver dimostrato di saper essere veramente “autonomi”, superuomini senza prima aver dato prova di saper essere uomini adulti e maturi.

  9. 30 Settembre 2010 a 19:00 | #9

    da La Nuova Sardegna on line, 30 settembre 2010
    Riforme, slitta di una settimana il dibattito sul nuovo Statuto.
    Slitterà a giovedì prossimo la pronuncia del Consiglio regionale su un eventuale ordine del giorno unitario sul federalismo, se le forze politiche arriveranno a una sintesi concordata delle posizioni espresse nella risoluzione della Terza commissione e nella mozione di Pdci e Idv.

    CAGLIARI. E’ slittato a giovedì 7 ottobre il voto del Consiglio regionale sui documenti legati alle riforme, il processo di modifica e di ammodernamento dello Statuto speciale e la procedura di attuazione del federalismo fiscale.
    Su quest’ultimo tema i gruppi politici non hanno ancora trovato un’intesa sui contenuti di un eventuale ordine del giorno unitario. Una bozza trasversale, da affinare nei prossimi giorni, punta ad impegnare la Giunta affinché, nella trattativa con il Governo, la Sardegna abbia garantite risorse certe sulla compartecipazione al gettito d’imposta. Qualche divergenza tra i capigruppo è emersa sulle modalità di comunicazione tra l’esecutivo e il Consiglio sui risultati della contrattazione. Più forze politiche la vorrebbero continua e tempestiva.
    L’assemblea tornerà a riunirsi domani alle 10 per la seduta statutaria che sarà dedicata ai problemi della scuola, mentre martedì 5 ottobre sono confermati, in materia di riforme, gli Stati generali aperti al contributo delle forze istituzionali, sociali ed economiche.

  10. 24 Settembre 2010 a 15:34 | #10

    così, tanto per gradire…

    da La Nuova Sardegna, 24 settembre 2010
    Disoccupazione il dramma dei giovani. Istat: a casa uno su quattro, mai così male da undici anni a questa parte.

    ROMA. In Italia il tasso di disoccupazione nel secondo trimestre del 2010 ha raggiunto l’8,5%, segnando il livello massimo dal terzo trimestre del 2003. Ma si torna ancora più indietro nel tempo se si guarda ai giovani, tra i 15 e i 24 anni, per i quali il tasso sfiora il 28%, fermandosi solo a quota 27,9% (non destagionalizzato), il dato più alto dal secondo trimestre del 1999.
    E’ questa la fotografia scattata dall’Istat sulle forze lavoro tra aprile e giugno. Il tasso di disoccupazione registra, così, un aumento di 1 punto rispetto al secondo trimestre 2009 e di 0,1 decimi di punto rispetto al primo trimestre di quest’anno.
    Pur crescendo ancora, fa notare l’istituto, «in termini congiunturali si registra un incremento più rallentato». Tornando al confronto su base annua i dati (non destagionalizzati) sui senza lavoro sono tutti in crescita: il tasso maschile sale al 7,6% dal 6,3% del secondo trimestre 2009 e quello femminile passa al 9,4% dal 8,8%.
    Anche guardando alle macro aree geografiche si notano solo incrementi: il tasso al Nord tocca il 5,9% dal 5% di un anno prima; nel Centro si porta al 7,1% (era 6,7% nello stesso periodo del 2009); nel Mezzogiorno arriva al 13,4% (dall’11,9% di un anno prima). E anche gli stranieri soffrono, il tasso di disoccupazione aumenta per la sesta volta consecutiva, portandosi all’11,6% (10,9% nel secondo trimestre 2009).
    Uscendo dalle percentuali, in cifre assolute il numero delle persone in cerca di occupazione ha raggiunto (in termini destagionalizzati) 2 milioni e 136mila unità, ovvero un altro record, visto che si tratta del livello più alto dal secondo trimestre 2001. Sul fronte occupazione, invece, si segna una diminuzione di 195 mila unità (-0,8%) a confronto con lo stesso periodo del 2009 ma, nota positiva, il numero di occupati (in termini destagionalizzati) risulta pari a 22.915.000, con un aumento rispetto al primo trimestre di quest’anno pari allo 0,1%.
    Secondo il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, le rilevazioni sul secondo trimestre indicano la «sostanziale stabilità dei dati in rapporto al periodo precedente», e mostrano come «l’Italia abbia indicatori complessivi significativamente migliori della media europea». Di tutt’altro avviso il sindacato. Per la Cgil i dati sono «gravissimi», anche gli altri sindacati li commentano con preoccupazione, richiedendo, come fa in particolare la Cisl, «interventi urgenti».
    «I dati – dice il segretario confederale Uil, Guglielmo Loy – Fotografano in maniera chiara come la discesa dell’occupazione coinvolga tutti i settori economici e tutti i lavoratori».
    In particolare, Loy sottolinea che «i dati più allarmanti riguardano il calo dell’occupazione dipendente stabile, seppur attenuata dall’aumento dei lavoratori immigrati, frutto più che altro di regolarizzazioni». Inoltre, per Loy è anche «preoccupante il dato relativo ai 2,1 milioni di persone in cerca di occupazione, concentrati soprattutto al Sud, con aumenti percentuali al di sopra delle due cifre».
    Per la Cgia di Mestre «da settembre a fine anno probabilmente avremo altre 70.000 persone che perderanno il posto di lavoro». E il segretario Giuseppe Bortolussi rileva come «in Italia i disoccupati sono i meno aiutati d’Europa». Per gli artigiani, «i dati presentati ieri dall’Istat non lasciano dubbi: la disoccupazione continua a salire nonostante i timidi segnali di ripresa registrati dall’economia nazionale negli ultimi mesi».

    Ma l’assessore Manca parla di «saldo attivo». E in Sardegna è record per i senza lavoro: 13,3% Lo scorso anno era 11%.

    CAGLIARI. L’Istat segnala in Sardegna un tasso di disoccupazione del 13,3% nel secondo trimestre dell’anno, in crescita rispetto all’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
    Un fenomeno inquietante e sicureamente un tasso tra i più alti d’Italia.
    Nel primo trimestre 2010 la percentuale dei disoccupati era del 16,1%, circa due punti in più rispetto allo stesso periodo del 2009, come evidenzia la Cisl sarda, ribadendo ancora una volta alla Regione la richiesta di una forte accelerazione della spesa e l’incremento delle quote di bilancio a favore del lavoro e delle politiche produttive.
    Ma l’assessore regionale del Lavoro, Franco Manca, a quelli dell’Istat contrappone dati, più confortanti e aggiornati, in possesso della Regione, che «parlano di un saldo attivo di 28mila unità».

  11. antonio
    22 Settembre 2010 a 23:01 | #11

    L’apoteosi della cialtroneria. Cos’altro si può dire quando un partito che a parole si dice indipendentista si butta mani e piedi al servizio di un miliardario brianzolo amico di mafiosi a cui consegna persino la bandiera dei 4 mori? Si vergognino.

  12. scrop
    22 Settembre 2010 a 21:41 | #12

    Un atto eversivo da parte dei nostri consiglieri regionali e, udite, udite, persino una qualsiasi forma di opposizione all’eversione, sarebbe pure un segno di vitalità.. Ho la sensazione che stiano così comodi in quelle poltroncine in tessuto finto-indipendentista da non potersi alzare e dare uno sguardo a tutto quello che realmente accade nel mondo là fuori e fare qualcosa di utile per i sardi.

  13. Tisone
    22 Settembre 2010 a 19:52 | #13

    Non posso che essere d’accordo. Per lo meno da quanto riesco a capire dal Veneto, un’altra regione a rischio secessione, l’ex- Vandea bianca ormai saltata quasi in blocco sul carro dei vincitori leghisti.

  14. riccardo
    22 Settembre 2010 a 19:44 | #14

    indipendenza dall’italia! ci sono sardi che vorrebbero seriamente uno stato sardo, ma sicuramente non sono coloro che militano nei partiti italiani….quelle mozioni a mio giudizio sono solo fumo.

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