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La Marcegaglia prende il Sardistàn per i fondelli.

26 Settembre 2010
avviso ricerca personale ex Arsenale La Maddalena

avviso ricerca personale ex Arsenale La Maddalena

“È possibile partecipare alla realizzazione, in fase di ultimazione, con l ‘acquisto dei diritti di superficie per 40 anni sia di posti barca che di appartamenti/loft: l’attuale listino prezzi in prevendita, decisamente interessante, concretizza tutti i più rigorosi ed esigenti parametri di un ottimo investimento”, così scrive la East Coast Yacht Brokers per pubblicizzare l’ex Arsenale di La Maddalena trasformato in struttura alberghiera con annesso porto turistico e affidato per quattro soldi in gestione quarantennale dalla struttura di missione bertolasiana alla Mita s.p.a. di Emma Marcegaglia, presidente della Confindustria.  Non bisogna essere un genio del diritto per ipotizzare una sorta di multiproprietà o qualcosa di simile, in palese contrasto con il pur favorevolissimo affidamento in gestione.   La Mita s.p.a. smentisce e parla di “equivoco … semplificazioni linguistiche”. Se ne prende atto.   Fatto sta che da S. Margherita di Pula prima a La Maddalena, poi con l’ignobile speculazione edilizia di Malfatano il feudo della Marcegaglia in Sardistàn è stato sempre più ampliato. E a condizioni sempre più favorevoli.    E le forze politiche regnicole intanto parlano di indipendenza….

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 26 settembre 2010

Sos dalla Maddalena: no a multiproprietà. Allarme sulla cessione dei loft nell’ex arsenale. “Niente mutamenti nella destinazione d’uso”. Pier Giorgio Pinna.

rendering progetto albergo ex Arsenale

rendering progetto albergo ex Arsenale

LA MADDALENA. «No alle multiproprietà nell’ex arsenale: laggiù non vogliamo privatizzazioni». Tra speranze di rilancio e attese per la fase 2 delle bonifiche, c’è un dubbio che nell’arcipelago non fa dormire sonni tranquilli a molti. È la possibilità di una cessione a terzi delle residenze turistiche alberghiere costruite o ancora da realizzare nelle due «stecche» del Porto Arsenale. Eventualità, però, nettamente smentita da Mita, Regione, Protezione civile. «Non sono previsti né prevedibili cambiamenti di destinazione d’uso», sottolineano, chiarendo che resta integro il progetto originario. Ovvero: dar vita a loft e appartamenti collegati alla gestione centrale dell’hotel, affidato come l’intero complesso al gruppo Marcegaglia. Come mai, allora, tanti timori? A farli nascere sono state alcune comunicazioni pubblicitarie. Fatte da chi, per conto di Mita, promuove in ogni parte del mondo i vantaggi di un posto barca abbinato a una residenza. Le società interessate, su differenti versanti, sono la «Idea» di Milano e la East Coast Yacht Brokers. La loro attività è stata intensificata per la rassegna nautica di Cannes, l’analoga manifestazione in corso a Montecarlo e il salone di Genova. Come hanno fatto siglando convenzioni per ospitare d’estate congressisti della Whirlpool, della Epson e ora del Rotary International, naturalmente i dirigenti di Mita si sono attivati per dare la migliore immagine del centro garantendo comfort e soluzioni ultramoderne. E fin qui nessuna questione. Anzi. Gli interventi – con proposte, tariffe e offerte competitive – si avvalgono del forte battage tipico di chi crede nei propri investimenti come la Mita. Gli interrogativi iniziano quando in Europa cominciano a circolare e-mail e lettere spedite dalla East Coast o da suoi incaricati. Missive nelle quali, dopo aver parlato di «progetto straordinario» e «location suggestiva», testualmente si scrive: «È possibile partecipare alla realizzazione, in fase di ultimazione, con l’acquisto dei diritti di superficie per 40 anni sia di posti barca che di appartamenti/loft: l’attuale listino prezzi in prevendita, decisamente interessante, concretizza tutti i più rigorosi ed esigenti parametri di un ottimo investimento». In sostanza, una prospettazione di situazioni che differirebbero non poco dagli accordi sulla gestione, dalle convenzioni con Mita, dalle intese nelle conferenze di servizio. Tra i primi a insorgere, gli ambientalisti. Il ricordo di Rta (o residenze turistiche alberghiere) trasformate in alloggi e rivendute a privati vicino a Punta Cristallo, a Terrata Due e Bacu Mandara è troppo recente per non far gridare allo scandalo. «Se le cose andranno avanti lungo questa direzione, l’intera partita della Maddalena si confermerà una faccenda nata male e gestita peggio – dice Stefano Deliperi, del Gruppo d’intervento giuridico – Non si può privatizzare in maniera strisciante un patrimonio pubblico».   Pierfranco Zanchetta, consigliere d’opposizione, rincara la dose: «La Mita non pensi di costituire un principato a sé nell’arcipelago. Chiederemo il massimo rispetto delle norme urbanistiche e commerciali a tutela di un bene pubblico come il Porto Arsenale. Frammentazioni e spezzatini non vanno consentiti. La destinazione d’uso può essere stabilita solo dal Comune della Maddalena».

Arsenale, bacino interno, La Maddalena

Arsenale, bacino interno, La Maddalena

Mentre l’ad della Mita, Stefano Zaghis, precisa subito che si tratta semplicemente di un equivoco (come spiegato nell’intervista sottostante), dalla Regione e dalla Protezione civile confermano le posizioni di sempre: «Le idee originali non si toccano». E, allargando il ragionamento, il «soggetto attuatore» subentrato dopo l’inchiesta sul G8, Nicola Dell’Acqua, ribadisce per intero i piani iniziali. Sul risanamento, innanzitutto. «Esperti della Regione Lazio e della Sapienza stanno completando i rilievi batimetrici nella darsena interna e davanti al Main Conference – dichiara – Ultimati questi lavori, saranno loro stessi a definire il successivo cronoprogramma. In ogni caso, le operazioni integrative verranno concluse in dicembre. Useremo il milione e 300mila euro stanziato per l’occasione e – in tutto o in parte – i 5 milioni residuali su cui la Protezione civile può contare ancora per La Maddalena». E per il waterfront? «Sul punto io m’interesso solo di come si possano ricavare vantaggi per questa nuova opera dalle bonifiche: se cioè sabbie, materiali, altri strumenti legati al risanamento da completare nelle acque interne dell’ex arsenale debbano essere sfruttati pure per il waterfront – replica Dell’Acqua – Per il resto, il problema fa capo alla presidenza del Consiglio in generale e all’amministrazione sarda nello specifico». Insomma, alla Maddalena lo stop and go del Dopo-G8 continua. Così come le attese nella riconversione economica basata sull’industria delle vacanze. Tanto da suscitare altre prese di posizione. E da far dire a Zanchetta che lo spostamento dei traghetti a Punta Chiara non basta. Che la diga in divenire avrà un impatto ambientale tutto da valutare. E che in definitiva bisogna intendersi su progetti e fondi: «O si parla di costruire un porto turistico o solo di rilievi batimetrici: e in ogni caso quando si comincerà davvero a realizzare il waterfront, dato che i ritardi già adesso sono evidenti?»

nuvola di sedimenti di idrocarburi, fondale Arsenale, La Maddalena

nuvola di sedimenti di idrocarburi, fondale Arsenale, La Maddalena

«Così puntiamo al nuovo rilancio». Le residenze? «Nulla cambia, solo semplificazioni linguistiche». INTERVISTA. Parla l’amministratore delegato di Mita Resort.

- STEFANO ZAGHIS, da amministratore delegato della Mita, come giudica l’andamento estivo nel centro gestito dalla sua società alla Maddalena?
«Il Porto Arsenale ha sofferto moltissimo in questa stagione. La consegna ritardata del complesso, che doveva avvenire il 30 giugno 2009 e che poi si è concretizzata solo il 31 dicembre 2009, quindi con sei mesi di ritardo, di fatto ci ha impedito di cogliere le potenzialità della struttura. Se a questo aggiungiamo il ritardo nella bonifica a mare della darsena interna, il quadro non è dei migliori».
- Per quali ragioni, esattamente?
«Di fatto Porto Arsenale avrebbe dovuto contare su oltre 600 posti barca disponibili sin da aprile. Invece ha affrontato la stagione avendone solo 41. Pertanto, sia durante il Louis Vuitton Trophy sia durante l’estate, la struttura non ha potuto essere usata per quelle che sono le sue reali potenzialità. Questo ha causato un danno a Porto Arsenale e all’indotto sul territorio, anche per l’occupazione».
- Qualche aspetto che lascia ben sperare?
«Abbiamo apprezzato il fatto che i pochissimi posti barca disponibili e l’hotel, allestito in tempi da record, abbiano ricevuto il gradimento dei nostri clienti. Ma nella sostanza non è stata un’estate positiva. Tutt’altro».
- Quali i prossimi passi?
«Per mettere in funzione l’albergo e la parte di porto consegnata sono stati fatti sinora ingenti investimenti in arredi dell’hotel, sistemazione degli impianti, rodaggio della struttura. Credo che il Porto Arsenale abbia dimostrato con i fatti le sue intenzioni, tenendo aperta la struttura anche dopo il Louis Vuitton Trophy. Ora tocca ai nostri interlocutori – amministrazione centrale e regionale – metterci nelle condizioni di poter gestire pienamente il Marina Resort».
- Come funzionerà il raccordo con Roma sull’integrazione delle bonifiche?
«La presidenza del consiglio dei ministri ha emesso il 4 agosto 2010 l’ordinanza 3981: all’articolo 20 viene incaricato il direttore dell’Ufficio per la prevenzione e la mitigazione dei rischi naturali del dipartimento di Protezione civile di dare corso al completamento degli interventi di bonifica. Questa Opcm mi risulta registrato alla Corte dei conti e pertanto pienamente operativa».
- Quindi…
«Il direttore, Nicola Dell’Acqua, ci ha inviato una nota ufficiale, una prima volta il 3 settembre, per comunicarci che sarebbero stati fatti rilievi batimetrici e topografici propedeutici alla bonifica della darsena interna dell’ex arsenale. Rilievi che sono stati compiuti nei giorni scorsi. Ci ha poi inviato una seconda nota ufficiale il 22 richiedendoci per ottobre, novembre e dicembre la disponibilità delle aree a terra necessarie all’accantieramento dei mezzi di supporto per l’attività di rimozione dei sedimenti marini».
- E allora?
«Riteniamo perciò che nel mese di ottobre queste attività avranno finalmente inizio. E che i lavori potranno concludersi a dicembre».
- Che genere d’attività sarà avviata ad aprile, quando l’albergo riaprirà?
«Solo se tutti gli impegni presi dalle amministrazioni nostre interlocutrici saranno mantenuti il Porto Arsenale potrà rappresentare un volano di sviluppo per La Maddalena e il suo territorio. Quindi aspettiamo i risultati delle attività in corso sia da parte del dipartimento di Protezione civile, che sta dimostrando negli atti le sue intenzioni, sia da parte della Regione. Sperando che non ci siano nuovi colpi di scena che rallentino nuovamente le attività o addirittura le sospendano».
- In alcune promozioni si parla della possibilità per i privati di acquistare i diritti di superficie delle residenze turistiche: come spiega un fatto che suscita allarme alla Maddalena?
«Il linguaggio pubblicitario tende a semplificare i concetti. Non c’è alcun cambiamento rispetto a quanto approvato nelle conferenze dei servizi».

(foto da L’Espresso e da La Nuova Sardegna)

  1. 21 Maggio 2011 a 19:50 | #1

    da La Nuova Sardegna on line, 21 maggio 2011
    La Maddalena, riapre l’hotel delle polemiche per il G8: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/05/21/news/la-maddalena-riapre-l-hotel-delle-polemiche-per-il-g8-4246690

  2. 18 Maggio 2011 a 17:01 | #2

    da La Nuova Sardegna, 18 maggio 2011
    L’hotel Yacht Club spalanca le porte. Apre oggi l’albergo della Mita. La direttrice: faremo crescere le professionalità locali. (Andrea Nieddu)

    LA MADDALENA. Apre oggi il cinque stelle della Mita: il «La Maddalena Hotel Yacht Club». L’attività parte con un organico ridotto, ma c’è tanto entusiasmo e soprattutto ottimismo. Ad avere grande fiducia nel futuro è la direttrice dell’albergo, Sonia Proietti Checchi, romana, arrivata un anno fa nell’isola. Una delle sue scommesse? Offrire un’opportunità di lavoro ai locali.
    «Non solo. Stiamo lavorando duramente – attacca la direttrice – per concretizzare quello che manca. Ma c’è ancora tanto da fare per finalizzare tutte le prenotazioni che ci permetteranno di garantirci una buona stagione».
    L’albergo a 5 stelle mette in mostra per la prima volta tutto il suo luss.
    Novantasei le camere di cui nove suite, tra “executive” da 85 metri quadri e “junior” da 70 ovviamente dotate di bagno con idromassaggio e cromoterapia.
    Le altre camere da 35 metri quadri (tra superior e deluxe) hanno balconi o patii e un elegante interno realizzato con ferro e legno. Doccia con vista sul mare (ma con la privacy garantita) per le altre camere.
    C’era ancora movimento, ieri pomeriggio, nell’hotel. Il personale era infatti impegnatissimo per preparare al meglio l’accoglienza dei primi clienti.
    «I lavoratori del nostro albergo, occupati nei vari reparti, sono quasi tutti maddalenini – dice con soddisfazione Sonia Proietti Checchi – e i non locali (in minoranza) sono comunque sardi. Ho fatto io il test d’ingresso e mi sono occupata anche delle selezioni. E, alla fine, ho preferito privilegiare, nel limite del possibile e in base alle competenze, i locali. Dipendenti che lavorano nella hall, in sala, alla guardiania, al porto».
    Naturalmente, non essendo ancora radicata la cultura del turismo e non essendoci la preparazione professionale per quello che deve offrire un albergo a 5 stelle «si deve ancora crescere. Ma sono no convinta – termina la direttrice – che per questi ragazzi sia stata una fortuna riuscire a inserirsi in una struttura di questo livello che ha avuto il coraggio di assumere anche persone ancora da formare. E’ giusto dar loro la possibilità di migliorare, per poter così raggiungere ruoli sempre più prestigiosi. Ed ecco un esempio che sicuramente non resterà isolato. Il giovane maddalenino Fabrizio Corso, nel giro di un anno, ha fatto un salto di qualità eccezionale. E’ partito come facchino e oggi lavora alla reception. Ha dimostrato serietà e impegno ma è stata premiata soprattutto la sua voglia di crescere».

  3. 20 Marzo 2011 a 17:28 | #3

    da La Nuova Sardegna, 20 marzo 2011
    Hotel e arsenale, la Mita apre a maggio. La società della Marcegaglia scrive a centinaia di operatori e diportisti: via all’attività.

    LA MADDALENA. Smentite le voci (almeno così sembra) di un possibile abbandono da parte della Mita Resort. La società della Marcegaglia, a nome di Donato Rossi, procuratore speciale del complesso porto-arsenale, ha inviato centinaia di lettere ai diportisti che avevano richiesto il posto barca. Lettere nelle quali si conferma che le attività vere e proprie riprenderanno a maggio con la prevista riapertura dell’hotel e di tutti i suoi servizi: spa, ristorante, bar, navetta spiagge.
    Sarà senz’altro una lotta contro il tempo, ma la Mita, tuttavia, confida di poter portare a compimento prima dell’inizio della stagione estiva le attività propedeutiche all’avvio operativo del porto turistico così da assicurarne i servizi primari. Chi eventualmente, oggi, entra in arsenale si rende conto che sembra tutto abbandonato e fermo. Anche se qualcosa pare che si stia muovendo. A operatori e diportisti che hanno richiesto il posto barca, quindi, viene assicurato «che da alcuni giorni si sono concluse le attività propedeutiche all’inizio dei lavori di messa in sicurezza (bonifica) del tratto di mare antistante al porto turistico. Il completamento di detti lavori, salvo imprevisti di sorta e, comunque, stando alle informazioni ricevute (in via del tutto ufficiosa) dalla nostra società, dovrebbe concludersi entro fine maggio 2011».
    Pertanto «in considerazione di ciò – si legge nella lettera -, con la presente comunichiamo che la data del 28 febbraio 2011, originariamente concordata per la stipula del contratto di assegnazione del posto barca ed eventuali accessori, dovrà necessariamente essere posticipata al 31 maggio 2011». La Mita Resort si rammarica di dover comunicare questo ritardo, le cui cause, come più volte segnalato, esulano dal suo controllo «in quanto dipendenti da imprevisti e dalle invitabili lentezze burocratiche delle pubbliche amministrazioni coinvolte. Pertanto – termina Rossi – sarà nostra cura, come di consueto, comunicare e aggiornare puntualmente sugli ulteriori progressi del porto turistico, sia sotto il profilo tecnico commerciale che amministrativo». Progressi che dovrebbero verificarsi da oggi sino alla fine di maggio quando sicuramente verranno terminate le bonifiche, saranno assicurati tutti gli ormeggi, sarà assunto personale, saranno aperti l’hotel e il ristorante e tutto quello che serve per poter iniziare una stagione che possa partire con il massimo delle garanzie.

  4. 2 Marzo 2011 a 16:36 | #4

    da La Nuova Sardegna, 2 marzo 2011
    Il porto non c’è, il direttore lascia. La Maddalena: si è dimesso De Cet, chiamato da Mita. (Marco Bittau)

    LA MADDALENA. Poche righe di dimissioni e una cordiale stretta di mano: si è conclusa così l’avventura di Vasco De Cet al timone di Porto Arsenale, il cuore del grande progetto turistico targato Mita resort che doveva traghettare l’arcipelago verso la riconversione economica.
    Dopo poco più di un anno di duro lavoro e prospettive incerte, De Cet non è più il direttore del porto che non c’è. I manager di Emma Marcegaglia nel gennaio 2010 l’avevano strappato all’amato Portisco, che proprio con la cura De Cet in cinque anni era passato da anonimo marina di seconda fascia a gioiello della famiglia «Italia navigando». Allora Porto Arsenale sembrava la più affascinante delle avventure, oggi è soltanto la più ripida delle salite. Poco o nulla funziona di ciò che è stato costruito: il porto è incompiuto, l’albergo è chiuso, gli alloggi-loft sono ancora in costruzione e persino la fascinosa Casa del mare che doveva ospitare i grandi della terra al G8 invecchia aspettando tempi migliori. In questo scenario di incertezza la stagione delle vacanze è fortemente a rischio, mentre Mita continua a ricevere prenotazioni ancora tutte da confermare. Un ritardo enorme sulla tabella di marcia che qualche mese fa ha convinto la stessa incolpevole Marcegaglia a intraprendere un’azione legale (un arbitrato, per la precisione) per ottenere dal Governo e dalla Protezione civile quanto previsto nella concessione dell’ex arsenale militare.
    Un ritardo incolmabile per il direttore del porto che, suo malgrado, si è ritrovato a fare il capo cantiere e, ancora più spesso, il guardiano dei sogni. Alla fine, una stretta di mano e via. «Con rammarico ho deciso di dimettermi – dice De Cet – perché non si sono verificate, nei tempi che tutti immaginavamo, le condizioni per le quali la mia professionalità avrebbe potuto e dvuto concorrere in modo adeguato all’iniziativa. Ho potuto dare il mio contributo solo alla fase di concepimento del business portuale, ma oggi resto ottimista, anche perché vedo che Mita si sta impegnando per superare tutte le criticità che lo sviluppo del progetto presenta».

  5. 27 Gennaio 2011 a 14:44 | #5

    da La Nuova Sardegna, 27 gennaio 2011
    Mita potrebbe aprire d’estate. Ricorso congelato, a febbraio via alle bonifiche.

    LA MADDALENA. La Mita prova a fidarsi del Governo e congela, ma non archivia, l’azione legale contro Palazzo Chigi. L’arbitrato, chiesto dal gruppo di Emma Marcegaglia per ottenere il rispetto degli accordi sull’ex arsenale, viene messo in stand by. Nell’incontro di ieri a Roma Protezione Civile e Mita trovano una intesa. Sblocco delle bonifiche nello specchio di mare davanti al Porto Arsenale entro la prima decade di febbraio. Conclusione del risanamento entro la fine di aprile. Scadenze che, se rispettate, permetterebbero a Mita di aprire almeno per l’estate.
    Nella turbolenta telenovela sulle ex opere del G8 il condizionale diventa obbligatorio. Dopo aver cestinato due agende, l’isola ne apre una nuova, cerchia date e inserisce i nuovi impegni. Il sindaco Angelo Comiti fa un po’ da ambasciatore dell’ultimo vertice nella capitale. Il secondo in un mese. Anche lui era al tavolo romano con Protezione Civile, Abbanoa e Mita Resort. «Sul fronte dei rapporti tra il gruppo Mita e il governo è stato preso un impegno ben preciso – spiega il primo cittadino -. Entro la fine di febbraio, sia le questioni legate alle bonifiche che quelle delle perimetrazioni dell’ex arsenale, dovranno essere chiuse. Oggi c’è stato un confronto sereno e la definizione delle possibili soluzioni proprio sui temi rivendicati dalla Mita Resort attraverso l’arbitrato. Stando a queste novità, l’azione legale avviata dal gruppo Marcegaglia viene messa in stand by. Entro la prima decade di febbraio dovrebbe andare in porto la partita delle bonifiche. Entro i primi dieci giorni verrà infatti convocata la conferenza di servizi al ministero dell’Ambiente in cui verranno presentati i dati degli ultimi carotaggi. Verrà poi pubblicato il bando per 15 giorni. Una volta affidati i lavori serviranno tra i 45 e i 60 giorni per completare il risanamento. Arriviamo così alla fine di aprile». Per la Mita la possibilità di non vedere affondare la stagione estiva. L’albergo manterrà invece le camere sigillate per Pasqua. «Se le scadenze verranno rispettate, anche se i tempi saranno ristretti, Mita potrà organizzare la stagione – conclude il sindaco Comiti -. Ho però chiesto alla società di presentare in tempi brevi un piano industriale, attualizzato alle nuove esigenze. E di stabilire una nuova scala delle priorità degli investimenti. Come amministrazione abbiamo molto a cuore la cantieristica nautica». Novità anche sul fronte del depuratore. Abbanoa prenderà in carico già da oggi l’impianto. La Protezione Civile eseguirà invece il collaudo entro la fine di aprile.

  6. 12 Gennaio 2011 a 16:35 | #6

    da La Nuova Sardegna, 12 gennaio 2011
    Pronta l’agenda della Protezione civile. Il sindaco Comiti: «Individuate le emergenze: depuratore, potabilizzatore e bonifiche». Oggi il vertice con Cappellacci sull’ex ospedale militare.

    LA MADDALENA. La nuova agenda degli impegni della Protezione civile per l’isola è pronta. L’hanno messa a punto in una riunione di alcune ore lo staff del commissario Franco Gabrielli e il sindaco Angelo Comiti. Il documento aspetta la supervisione del numero uno della Protezione civile per diventare qualcosa di più di un pezzo di carta. All’interno le opere del dopo G8 che lo Stato ”scopre” di aver dimenticato di realizzare. Oggi l’incontro di Comiti con Cappellacci.
    «Per tutto il pomeriggio di ieri ho lavorato fianco al fianco con lo staff del commissario Gabrielli. Abbiamo preparato il verbale degli impegni del governo che oggi verrà sottoposto all’attenzione del commissario – spiega Comiti -. Al suo interno abbiamo individuato alcune questioni che devono essere sbloccate subito. Quindi il depuratore, il potabilizzatore, le bonifiche all’ex arsenale. Altre invece avranno bisogno anche di un input politico. Abbiamo riattivato un meccanismo che si era inceppato. Vigileremo perché gli impegni vengano rispettati. Siamo comunque pronti a manifestare a Cagliari. Davanti al palazzo della Regione non vanno solo i pastori». Il primo cittadino lunedì ha presentato il conto alla Protezione Civile. A dare una accelerata al primo faccia a faccia di Comiti con il nuovo numero uno della Protezione Civile Gabrielli, l’azione legale della Mita Resort contro Palazzo Chigi, il gruppo di Emma Marcegaglia che gestisce il Porto arsenale, e l’ipotesi di un addio a Moneta. Nella riunione romana si è parlato anche di tutte le altre opere rimaste nel libro ormai ingiallito delle promesse del governo Berlusconi. Dalle bonifiche dello spazio di mare davanti all’arsenale al depuratore passando per il potabilizzatore. Elementi della grande bufala della riconversione, della trasformazione dell’isola in capitale del turismo a cinque stelle. Oggi Comiti parlerà anche con il presidente Ugo Cappellacci. L’ex ospedale militare è infatti una responsabilità della giunta regionale.
    Ex ospedale militare. L’affidamento dell’edificio destinato a diventare il secondo hotel a 5 stelle dell’isola doveva avvenire entro l’estate del 2010. Il sorriso rassicurante del governatore Ugo Cappellacci era stato il sigillo dell’impegno della Regione. A fare da sfondo alla promessa la visita guidata del febbraio 2010 nelle strutture del G8 insieme con l’allora commissario della Protezione Civile, Guido Bertolaso. Nessun dubbio per il presidente della Regione. Il bando per assegnare la gestione dell’ospedale militare era alle battute finali. In quella stessa occasione Cappellacci aveva ribadito l’impegno per La Maddalena da parte di tutta la Regione. A un anno di distanza l’ex ospedale resta un gigante abbandonato, circondato da erbacce. Il suo futuro di albergo a 5 stelle, giorno dopo giorno, promessa dopo promessa, appare sempre più lontano.
    La polemica .La tre giorni romana di Comiti accende le polemiche sull’isola. Critico il consigliere Pierfranco Zanchetta. «L’ottimismo del sindaco è di chi persegue una strada che fino a oggi si è dimostrata perdente – dice l’ex assessore provinciale all Ambiente -. Non ci sono novità dall’incontro con la Protezione Civile. Solo la conferma che la bonifica dell’ex arsenale non è stata realizzata quando doveva e infatti la magistratura indaga sulla cricca. Non ci stanno facendo nessun regalo da Roma. E ora la Regione deve invalidare tutto e riaprire il bando per l’ex arsenale. Quell’area deve essere riportata alla sua funzione originaria, polo nautico e cantieristica. Non seconde case e posti barca, costruiti con soldi pubblici per i privati».

  7. 11 Gennaio 2011 a 16:01 | #7

    da La Nuova Sardegna, 11 gennaio 2011
    E ora La Maddalena ritorna a sognare. Positivo l’incontro del sindaco con la Protezione Civile.
    DOPO IL G8. Roma, domani vertice Comiti-Cappellacci. (Serena Lullia)

    LA MADDALENA. L’incontro romano con la Protezione civile regala al sindaco Angelo Comiti un sorriso ottimista. Nel faccia a faccia con il commissario Franco Gabrielli e il suo staff il primo cittadino prova a rimettere in moto il processo di riconversione dell’isola, fermo da mesi. Comiti presenta il conto alla Protezione Civile. Una lunga lista di impegni disattesi dal governo Berlusconi. Dal futuro dell’ex-arsenale, hotel a 5 stelle solo sulla carta, alle bonifiche dello spazio di mare davanti alla struttura gestita dalla Mita Resort. Il primo impegno della Protezione civile dell’era Gabrielli è la convocazione di una conferenza di servizi per sbloccare le bonifiche entro la fine del mese. «È stato un incontro positivo – commenta Comiti -. Gabrielli mi è sembrato disponibile, pragmatico. Abbiamo stabilito che La Maddalena continua a essere un problema nazionale. Oggi definiremo l’agenda dei prossimi incontri». Il primo la conferenza di servizi di fine mese. «Il risanamento dell’ultima parte di Cala Camicia doveva partire a ottobre – spiega Comiti -. Il meccanismo si è fermato. L’Arpas era stata incaricata di fare i carotaggi e i prelievi. Ma l’agenzia regionale per l’ambiente ha dovuto rinunciare all’intervento. La legge impone che sia eseguito da un soggetto terzo. La Protezione civile ha attivato la procedura per affidare l’operazione a una società privata. L’incarico è già stato dato. Tra una decina di giorni il soggetto attuatore, Nicola dell’Acqua, potrà presentare in conferenza di servizi un progetto con i rilievi aggiuntivi per la definitiva approvazione». Il sindaco riassume alcuni passaggi dell’incontro con il commissario Gabrielli. «Dopo un periodo di stasi c’è un nuovo input – aggiunge -. Come ho detto a Gabrielli non ci sono problemi grandissimi e piccolissimi alla Maddalena. Tutto è importante. L’isola è stata investita da un processo di riconversione che allo stato attuale non ha dato quasi nessuna risposta rispetto agli obiettivi. Il primo dei quali è scritto nell’ordinanza firmata da Prodi confermata da Berlusconi. Mettere in condizioni l’isola di creare una economia nuova. Ho chiesto una ricognizione puntuale delle cose ancora da realizzare, le bonifiche, il collaudo del depuratore e del potabilizzatore, il ponte di Caprera. Tutti all’interno di percorsi già avviati».
    Il primo cittadino conferma la posizione sulla gestione della Mita e sull’azione legale del gruppo Marcegaglia contro Palazzo Chigi. «Mita rivendica il rispetto degli impegni – precisa Comiti -. Su molti punti ha ragione, le bonifiche, i ritardi sulle autorizzazioni. Altre sono marginali perché in una partita come questa non è il milione di euro per le manutenzioni che fa la differenza. Il vero nodo è capire le intenzioni del gruppo Marcegaglia. A breve chiederò al nuovo amministratore delegato della società che venga in consiglio per spiegare le intenzioni della società». Resta invece una partita con la Regione il futuro dell’ex ospedale militare, il 5 stelle mai entrato in funzione. «La Protezione civile non ha nessuna responsabilità – conclude il sindaco -. Tutto è nelle mani della Regione. Domani incontrerò il presidente della Regione a Roma. Spero sia l’occasione per riprendere il dialogo. Da marzo 2010 sollecito un incontro con lui».

  8. 7 Gennaio 2011 a 14:14 | #8

    da La Nuova Sardegna, 7 gennaio 2011
    Marcegaglia lascia? E’ scontro. Il sindaco Comiti vola a Roma: con Mita resort contro il governo. Giulio Calvisi Per il decollo del progetto è mancato il sostegno della politica nazionale e regionale. (Serena Lullia)

    LA MADDALENA. Le stelle dell’hotel Porto Arsenale restano spente. Deserte le banchine per maxi yacht. L’edificio simbolo della riconversione è solo l’ombra del polo turistico d’elite promesso. L’albergo di Mita Resort non riaprirà a Pasqua. A rischio anche l’estate. E mentre il gruppo Marcegaglia sceglie l’azione legale per scuotere il governo, il sindaco Angelo Comiti vola a Roma.
    Lunedì il primo cittadino incontrerà il commissario della Protezione Civile, Franco Gabrielli. Si parlerà di Mita e degli impegni disattesi dal governo. Un tema ancora più delicato dopo la decisione del gruppo Marcegaglia di andare alla guerra legale contro la Presidenza del consiglio dei ministri. Una azione forte per chiedere il rispetto degli accordi della concessione dell’area di Moneta. «La Mita ha le carte in regola per richiamare alle sue responsabilità il governo – dichiara il sindaco Comiti -. Non vogliamo guardare il tempo che passa senza che nulla succeda. Ci sono impegni precisi. Questo grande gruppo non riesce a fare investimenti perché il governo non ha risolto alcune fondamentali questioni. Come il completamento delle bonifiche nella parte finale di Cala Camicia che doveva cominciare a ottobre». Comiti non nasconde la preoccupazione per la stagione estiva del Porto Arsenale a rischio. «Si teme che l’hotel non apra nemmeno a giugno – aggiunge il primo cittadino -. Lunedì incontrerò il responsabile della Protezione Civile per dare un input positivo e propositivo a questa vicenda. C’è una città in mezzo al guado. Gli investimenti fatti non hanno prodotto un posto di lavoro. Mi auguro che Mita non abbandoni l’ex arsenale. È un grande gruppo, con le potenzialità per realizzare gli investimenti per cui si è impegnata». La denuncia della Mita non stupisce il deputato del pd Giulio Calvisi. «È la conferma delle previsioni pessimistiche – dice -. Il progetto di riconversione della Maddalena e il tentativo di farne la Davos del Mediterraneo dovevano essere supportati dalla politica, regionale e nazionale. La Mita ha avuto a prezzi di favore l’arsenale. Ma se non c’è un progetto dietro che punta davvero sull’isola non se ne fa nulla. Se in questa vicenda l’interesse di Prodi e Soru era 100, qui siamo sotto zero. Perfino il centro destra regionale ha detto al governatore Cappellacci di non occuparsi più della Maddalena perché ha già avuto tanto in passato». Anche il segretario nazionale dell’Upc, Antonio Satta, punta il dito contro il governo. «La denuncia della Mita a Palazzo Chigi dimostra l’assoluto dilettantismo con cui è stata gestita la vicenda e il totale disinteresse per la Sardegna». Breve ma al veleno il commento di Pierfranco Zanchetta, ex assessore provinciale oggi consigliere comunale. «Non mi sorprende che chi ha avuto tanti favori dallo Stato e dalla Protezione civile se la prenda con il governo – commenta -. Se la Mita volesse potrebbe farle da sola le bonifiche. Avevo già annunciato questo triste epilogo». Individua anche una responsabilità del Comune il capogruppo comunale di opposizione Claudio Tollis, pdl. «Finalmente Mita rompe il silenzio – commenta -. Se nel contratto stipulato con lo Stato ci sono impegni che il governo disattende è giusto che usi anche l’azione legale per chiederne il rispetto. Ma ci sono responsabilità anche a livello comunale, da parte di chi, come il sindaco, ha avuto troppa fiducia nelle promesse e fino a un mese fa diceva che tutto andava bene. Servono azioni forti per smuovere la situazione. Non basta una letterina di protesta. Il nodo di questo paese passa dall’ex arsenale. Se non si scioglie non si va da nessuna parte».

  9. 6 Gennaio 2011 a 14:05 | #9

    da La Nuova Sardegna, 6 gennaio 2011
    Marcegaglia denuncia Palazzo Chigi. La Maddalena: il gruppo passa alle vie legali per il mancato rispetto degli accordi.
    Porto Arsenale ha prodotto solo costi, schiacciato dal peso della sospensione dei lavori e delle bonifiche della darsena che bloccano l’albergo e le banchine. (Marco Bittau)

    LA MADDALENA. Mita resort scopre le carte sul futuro di Porto Arsenale: nessuna fuga dal cantiere fantasma, piuttosto un’offensiva giudiziaria contro la presidenza del Consiglio dei ministri che, a sentire il gruppo Marcegaglia, non avrebbe rispettato gli impegni previsti nella concessione. Siamo alla carta bollata, insomma, e l’azione legale (ricorso, citazione in giudizio civile o arbitrato? Mita riferirà nei prossimi giorni) è stata depositata tra Natale e Capodanno.
    La notizia che di Porto Arsenale da questo momento si occuperanno gli avvocati in tribunale conferma tutte le nubi e le perplessita sul buon fine del progetto di riconversione nato all’ombra del G8 e schiacciato sotto il peso della «cricca». Da settimane, infatti, La Maddalena osserva e vive come un incubo la palude che sta sommergendo il grande sogno della riconversione turistica. Niente turisti, banchine e posti barca solo sulla carta, l’albergo chiuso, nessuna traccia di negozi e servizi, dipendenti a casa senza possibilità di riassunzione: Porto Arsenale oggi è un villaggio fantasma. Vuoto e spettrale. I danni provocati dall’immobilismo del Governo e della Regione sono evidenti: non sono state ancora completate le infrastrutture preliminari (le bonifiche), non sono state consegnate le strutture e non è stata rilasciata una sola licenza o autorizzazione (nonostante le conferenze di servizi, manca ancora l’ultima «determinazione» della Regione). Quindi, nessun edificio o impianto può essere aperto al pubblico, a meno che un altro evento tipo Vuitton trophy non faccia il miracolo… Significa che Porto Arsenale non riaprirà i battenti a Pasqua, come previsto. E significa che anche la stagione estiva rischia di essere compromessa. Mita, infatti, ha già bloccato tutte le prenotazioni e sta già ragionando su come «riproteggere» in altre strutture i clienti sotto contratto. In imbarazzo anche l’acquisto o l’affitto dei posti barca e dei loft. Insomma, si naviga a vista nel mare dell’incertezza e il mercato non fa sconti a nessuno. Intanto, la struttura costa milioni di euro per le spese di gestione e di manutenzione ordinaria. Tanti soldi che il gruppo, in attesa delle banche, sta attingendo dagli utili prodotti dal Forte Village, il gioiello di famiglia.
    Uno scenario fallimentare, eppure Mita resort non intende gettare la spugna. Almeno, non è questa la prima opzione. Il gruppo Marcegaglia sta anche valutando l’ipotesi di rinunciare al business, ma l’ipotesi al momento si può considerare solo un «Piano B». Per necessità e per convenienza, almeno sino a quando, conti alla mano, andare via dalla Maddalena costerà più che restarci. Battersi, allora. E imbarcandosi in una clamorosa azione legale, Mita resort ha individuato anche chiare responsabilità. Su tutte quella della presidenza del Consiglio dei ministri (soggetto firmatario della concessione) e della Protezione civile (soggetto attuatore) che non hanno rispettato gli impegni e che ancora oggi non hanno realizzato le infrastrutture e consegnato le opere come previsto e secondo gli standard indicati nella concessione. Perché questo è il problema: Mita sta pagando gestione e manutenzione di opere ancora non sue e che quindi non può usare per il suo business. Cioè, paga senza poter guadagnare. Adesso saranno gli avvocati a batter cassa per il rispetto degli accordi, dalle bonifiche alle manutenzioni. Quando la consegna avverrà, il gruppo Marcegaglia in cambio verserà allo Stato qualcosa come 31 milioni di euro, cioè la «polpa» dell’affare. A questo punto c’è il rischio che sia troppo tardi.

  10. 30 Dicembre 2010 a 13:51 | #10

    da La Nuova Sardegna, 30 dicembre 2010
    Per ora nessuna conferma, ma i segnali ci sono. Per esempio la mancata bonifica davanti all’hotel costruito per il G8. La Maddalena teme l’addio di Mita. La società di Emma Marcegaglia potrebbe abbandonare l’isola. Il sindaco Comiti: «Bisogna metterli in grado di lavorare, Governo e Regione devono urgentemente fare la loro parte».

    LA MADDALENA. Le voci che circolano dicono insistentemente che la «Mita resort» stia per abbandonare l’ex arsenale. I motivi ci sarebbero: intanto non sono cominciati i lavori di bonifica davanti all’hotel costruito per il G8. Ma non è stata neanche data l’abitabilità alle strutture. In più la Regione non ha mantenuto gli impegni presi. Tuttavia alla Maddalena nessuno sa nulla di ufficiale. Anche se l’eventualità di un addio della Marcegaglia fa paura.
    Il complesso è stato dato in gestione alla Mita per 40 anni e la Regione (proprietaria) riceve un canone di 60mila euro l’anno. Le strutture realizzate (un albergo, il palazzo delle conferenze sospeso sul mare e l’area commerciale) sviluppano 227mila metri cubi su un’area complessiva di quindicimila metri quadrati.
    Il tempo, però, per l’ex arsenale, dopo il G8 mancato, sembra essersi fermato e l’aria che si respira non è quella di una grande macchina che sta per rimettersi in moto. Ecco perché si dice che la Marcegaglia voglia mollare tutto, anche se qualcuno è convinto che ciò non avverrà.
    Sono in pochi, a parlare. Ma a non voler aprire bocca sono i ragazzi licenziati da Mita resort e quelli confermati. A settembre, finita la stagione, erano stati mandati a casa i lavoratori dell’albergo; dei dieci ormeggiatori del porto, solo due (maddalenini) sono stati tenuti per altri tre mesi, mentre è stato confermato solo uno tra i 4 manutentori. Resterà al suo posto anche un impiegato della Maddalena che lavora in ufficio con un nostromo e due ormeggiatori.
    «Non è credibile che la Mita lasci l’arsenale – dice Gian Carlo Fastame, chimico della Maddalena – perché se solo dovesse vendere i 600 posti barca, incasserebbe tra i 200 e i 300 milioni di euro. Semmai il grosso ostacolo sarà vendere le 103 case basse che ancora restano sulla carta: un particolare, questo, mai comparso nel bando di gara. Non so che cosa voglia realmente fare la Mita – conclude Fastame – ma finora non c’è nessuna dichiarazione ufficiale».
    Il sindaco Comiti invece è categorico. «Questa società deve essere messa in condizioni di lavorare. Il governo deve muoversi affinchè vengano ultimate le bonifiche davanti al main conference: sarebbero dovute cominciare lo scorso ottobre, invece ancora non si è fatto nulla. Dall’altra parte c’è la Regione: a lei spetta la perimetrazione delle aree, ma anche in questo caso il silenzio è totale. Non si può più perdere tempo: c’è un porto che deve entrare in funzione e si deve attivare la cantieristica. Tutte cose che a noi servono in vista della prossima stagione estiva. Credo che la Mita si sia fatta sentire più volte, per attirare l’attenzione di chi deve sbloccare la situazione. È chiaro però che, nel frattempo, i licenziamenti diventano inevitabili perché la struttura è deserta. La manutenzione del complesso, infatti, costa due milioni di euro. Se poi, però, Governo e Regione non permettono alla Marcegaglia di fare investimenti, tutto si ferma».
    Il sindaco attende che l’ex arsenale dia occupazione non soltanto alle otto persone che tutt’ora sono impegnate, ma anche ad altre centinaia. «Lavoratori che dovranno essere soprattutto della nostra zona, ricca di professionalitù in tutti i settori – ribadisce Comiti – e questo traguardo non è impossibile. Alla Mita servono risposte. È arrivato il momento di darle, altrimenti rischia di scappare davvero».

  11. 22 Dicembre 2010 a 19:41 | #11

    ecco qua.

    da La Repubblica, 22 dicembre 2010
    IL CASO. L’ultima beffa della Maddalena. Addio al sogno dell’hotel del G8.
    Licenziati i dipendenti, la Mita pronta a ridare le chiavi alla Regione. La struttura era stata data in gestione per 40 anni al gruppo Marcegaglia. I lavori furono affidati da Bertolaso al cognato Francesco Piermarini. (Paolo Berizzi)

    LA SUITE di Obama, adesso, più che una leggenda rischia di passare alla storia come il simbolo di una grande incompiuta. Alla Maddalena sull’ex Arsenale, l’unica struttura costruita per il G8 tenuta in vita, potrebbe calare presto il sipario. Colpa dei ritardi del governo e della Regione.
    Per la bonifica di questo spicchio di mare antistante l’hotel del G8 – dato in gestione dalla Regione per 40 anni alla Mita Resort del gruppo Marcegaglia, canone da 60 mila euro l’anno più 30 milioni post-bonifica – Guido Bertolaso, l’ex capo della Protezione civile, ha speso 72 milioni di soldi pubblici. I lavori sono stati affidati al cognato Francesco Piermarini: ma la pulizia della discarica marina – in perfetto stile Cricca – non è mai stata completata. E così in porto le barche non possono navigare. Come un campo da calcio dove è impossibile tirare calci al pallone. Non pervenuti nemmeno i permessi per l’hotel che doveva ospitare i capi di Stato: primo fra tutti l’abitabilità. Mita le aspettava già questa estate le carte, ma la Regione Sardegna – proprietario di questo sito di 150mila metri quadrati dove un tempo sorgeva l’Arsenale militare – non ha ancora effettuato nemmeno la perimetrazione dell’area. E’ questo il quadro di Porto Arsenale, la struttura sorta dalle ceneri dello scandalo del G8 (un affare costato 500milioni di euro, 327 per le opere alla Maddalena, il resto per l’Aquila) che nei piani del gruppo Marcegaglia doveva diventare il porto turistico più importante del Mediterraneo. Ora potrebbe trasformarsi nell’ultima beffa della Maddalena.
    Il 31 dicembre i lavoratori ancora sotto contratto con la Mita Resort – una dozzina tra guardiani e marinai – se ne andranno a casa. Gli altri essendo stagionali se ne erano già andati a settembre. L’unica azienda maddalenina che ancora lavora nell’ex Arsenale è la Roland Garden, che cura il verde. Che sia solo la prassi invernale per un porto collegato a una megastruttura turistica? Secondo il capitolato d’appalto, Mita – che ha ottenuto la concessione dell’ex Arsenale a un prezzo certamente vantaggioso – avrebbe dovuto presentare al Comune un piano industriale a garanzia che il suo business sarebbe stato per l’isola anche un’occasione di rilancio – e di indennizzo. Il piano non si è ancora visto. Secondo quanto filtra da fonti vicine alla società – che ufficialmente non dichiara nulla -, prima di fare nuovi passi ( la sola manutenzione della struttura costa 2 milioni di euro l’anno) il gruppo Marcegaglia vuole vederci chiaro. Che significa capire alcune cose: primo, se le acque dell’Arsenale continueranno – nonostante il piano della Protezione civile – a essere infestate da idrocarburi e quindi non navigabili. Secondo, se la Regione manterrà fede – finora non lo ha fatto – agli impegni presi. In pratica: non essendo nelle condizioni di poter sviluppare il proprio progetto Mita potrebbe valutare l’ipotesi di rivedere il suo impegno nell’affare di Porto Arsenale. I magazzini sono pieni di materiale ancora incellofanato: banchine galleggianti, divise del personale, attrezzature subacquee, gommoni, macchine elettriche. Tutto con il logo “Porto Arsenale”. Se sono inutilizzati non è certo per colpa di Mita. La società della Marcegaglia risulta danneggiata dalla celerità elefantiaca della Regione e dagli effetti imprevisti retaggio della scriteriata azione della Protezione civile (Bertolaso&Co) sull’isola. “Siamo di fronte a un paradosso – tuona il sindaco Pd Angelo Còmiti – c’è una società che deve fare i suoi investimenti – che servono come il pane a questa città – ma non viene messa nelle condizioni per farlo. Governo e Regione ci hanno abbandonato al nostro destino”.
    Dietro la nebulosa senza fine che avvolge tutto quello che è passato sotto le grinfie della Cricca Balducci-De Santis-Della Giovampaola-Anemome, aleggia un nuovo spettro: e cioè che Mita di qui a poco decida di riconsegnare le chiavi dell’ex Arsenale alla Regione. “Cappellacci (governatore sardo, ndr) se ne sta lavando le mani”, tuona il consigliere comunale Mauro Bittu. Nell’arcipelago degli scandali e delle beffe c’è rabbia. Altro che riconversione: molto di quello che è stato costruito per il G8 langue e appassisce. L’hotel a 5 stelle sorto nell’ex ospedale militare dista un centinaio di metri dall’Arsenale: è costato 75 milioni, 742 mila euro a stanza (sono 101). A febbraio 2010 – dopo un’inchiesta di Repubblica – Bertolaso promise che sarebbe stato fatto un nuovo bando di gara per l’assegnazione. Che c’erano contatti avviati con due società. Zero. Il bestione è ancora lì, con le erbacce intorno, una cattedrale sul mare e nessuno la vuole. E ancora: più nulla si sa del Water Front, il porto turistico cittadino i cui lavori dovevano partire a ottobre. Doveva essere un’opera collegata al G8 anche quella: ma dopo gli scandali sulla corruzione, gli arresti, i costi fuori controllo, è scivolata “a data da destinarsi” sorride amaro Còmiti. Le spese? Dieci milioni di fondi Fas, altri cinque provenienti dalle casse della Regione: ma è ancora tutto fermo. Roberto La Monica fa il pubblicitario. Con una mostra fotografica aveva già lanciato l’allarme sull’”isola usa e getta”. Ora ha proposto all’amministrazione una campagna di rilancio intitolata “Maddalena c’è”. Forse bisognerebbe aggiungerci un punto interrogativo.

  12. 30 Ottobre 2010 a 22:07 | #12

    da La Nuova Sardegna, 30 ottobre 2010
    Consiglio straordinario per l’ex arsenale.
    La Maddalena, la minoranza: basta coi misteri sul resort Mita, cittadella indipendente. (Serena Lullia)

    LA MADDALENA. L’ex arsenale in versione alberghiera ai raggi X. A chiedere la radiografia della struttura di lusso gestita dalla Mita e i progetti del gruppo Marcegaglia sono le tre opposizioni. Con una mozione con Luca Montella primo firmatario chiedono un consiglio comunale ad hoc.
    I gruppi di minoranza guidati da Montella, Claudio Tollis e Piefranco Zanchetta provano a strappare la patina di mistero che da un anno avvolge il resort di lusso sorto a Moneta. Chiedono poi che l’ex arsenale non crei una economia chiusa, ma che si nutra delle professionalità dell’imprenditoria locale, per creare insieme ricchezza per l’intera isola. «È necessario individuare spazi di inserimento dell’imprenditoria locale attraverso procedure trasparenti – si legge nella nota a firma dei sette consiglieri di opposizione – per consentire a tutti gli imprenditori locali di essere messi nelle condizioni di conoscere e partecipare al ciclo produttivo, ed essere inseriti nel nuovo meccanismo di sviluppo». La mozione e la successiva discussione in consiglio, diventa lo strumento per far riacquistare al Comune un ruolo da protagonista e impedire che la struttura Mita diventi una cittadella blindata, un piccolo villaggio indipendente, con una sua economia, in concorrenza con la città. «Anche il più piccolo degli imprenditori isolani deve avere la possibilità di conoscere ed oganizzarsi per entrare a far parte di quel sistema produttivo – spiega meglio il capogruppo Luca Montella -. Una possibilità che non deve essere appannaggio di pochi privilegiati. È poi necessario che all’interno dell’ex arsenale venga incentivata l’occupazione di forze lavorative locali e sia garantita la formazione professionale». Un passaggio della mozione è poi dedicato al futuro della nautica. «Va garantito il legittimo sviluppo del comparto della nautica in tutto il territorio, senza sacrificio degli operatori locali». Tra le proposte indicate dai gruppi Montella-Tollis-Zanchetta c’è anche l’avvio di una trattativa affinchè la società Mita trasferisca la residenza fiscale alla Maddalena. «Una richiesta che viene estesa a tutti i soggetti economici che già operano o in futuro opereranno nell’isola. Questo permetterebbe di portare ulteriori vantaggi al territorio, prevedendo benefici e incentivi».
    Se la richiesta di convocazione del consiglio comunale ad hoc verrà accolta, nell’aula consiliare la comunità isolana avrà l’opportunità di conoscere la vita della Mita resort e i suoi progetti nell’isola. Le opposizioni chiedono infatti di acquisire e discutere su tutta la documentazione sull’ex arsenale. «Vogliamo analizzare i documenti che riguardano il bando di assegnazione della struttura per avere un quadro complessivo più chiaro – conclude la mozione -. Ma anche per conosere le linee di svilupo ipotizzate e i risultati attesi sui quali far inserire l’imprenditoria locale. In questo modo si consentirebbe per tempo alla stessa comunità locale di organizzarsi e concorrere allo svolgimento di servizi e funzioni attraverso la propria organizzazione imprenditoriale e professionale.

  13. 24 Ottobre 2010 a 23:07 | #13

    da La Nuova Sardegna, 23 ottobre 2010
    Ecco come trovare casa all’arsenale. La Maddalena: contro le intese si continua a proporre la vendita a tempo di loft e appartamenti. (Antonio Ledà d’Ittiri, Pier Giorgio Pinna)

    LA MADDALENA. Sarà un errore, un malinteso o una catena di equivoci. Fatto sta che la promozione di posti barca e residenze turistiche alberghiere nel complesso gestito da Mita fa ancora discutere. Il motivo è semplice: nelle offerte degli alloggi nell’ex arsenale c’è sempre chi propone vendite a tempo. Soluzione tipica delle multiproprietà, ma in contrasto con gli impegni presi (e ora ribaditi) dalla società del Gruppo Marcegaglia.
    Di più. Praticamente terminate le opzioni per la cessione ai privati della prima «stecca», con alcune decine di residence, viene data per imminente la conclusione di un secondo «garden loft». Ma vicino all’ex arsenale abitano ancora sette famiglie in un’area chiamata «Vaticano», a ridosso delle esclusive strutture alberghiere e da sempre al centro di discussione. Insomma: un cortocircuito informativo che arriva dopo le polemiche sulle bonifiche da completare nelle acque interne. Dopo lo scandalo Formato G8 generato dalla Cricca della Ferratella all’interno della Protezione civile incaricata nel 2008 dei lavori. E dopo le ricadute negative di altre inchieste.
    Passato e presente. Un passo indietro nel tempo consente di capire meglio. Ecco cifre, numeri, tappe.
    Alla fine dello scorso dicembre la Protezione civile consegna l’ex arsenale alla Mita, l’unica a partecipare al bando di gara per la gestione. È un centro rivoluzionato sul piano architettonico ma non ancora bonificato del tutto nella parte a mare (i lavori integrativi dovrebbero terminare entro l’anno).
    Dettagli. I particolari del contratto in un primo tempo non vengono resi noti. Successive conferenze di servizi autorizzano la nascita delle Rta, residenze turistiche alberghiere, di contorno al lussuoso hotel da cento camere, nei due lunghi corpi attigui al complesso principale. Una «stecca», inizialmente destinata a ospitare i giornalisti del G8 mancato, viene rimodulata in 47 appartamentini grandi sino a 75-80 metri quadrati. L’altro garden loft – con 40 residenze – sarà completato nei prossimi mesi.
    Promesse. In tutte le sedi ufficiali vengono fornite rassicurazioni. La Mita parla di residenze strettamente collegate alla gestione centralizzata dell’albergo. Smentisce che il linguaggio commerciale contenuto in certe inserzioni pubblicitarie coincida con una situazione giuridica nella quale sia possibile cedere i diritti di superficie. E ribadisce che nessuna privatizzazione verso terzi sarà possibile durante la sua gestione.
    Sulla stessa linea Cagliari e Roma. Dirigenti della Regione confermano che la proprietà dell’ex arsenale non è mai stata in discussione. E che dunque la Mita non ha il diritto di cedere a terzi in proprietà (neanche in maniera temporanea, sulla scia della legislazione britannica circa le multiproprietà) quello che non le appartiene di diritto.
    Dal suo canto, il «soggetto attuatore della struttura di missione» nell’arcipelago, Nicola Dell’Acqua, in più di una occasione dichiara che «quella non è terra che si possa vendere o privatizzare». «Nelle convenzioni e nelle conferenze di servizio – non si stanca di precisare – si è sempre detto che le Rta devono fare capo all’hotel e costituiscono in ogni caso parte del patrimonio regionale». Lo stesso Comune della Maddalena, infine, mai ha rilasciato licenze edilizie e commerciali in deroga né cambiamenti di destinazioni d’uso.
    Nodi e tariffe. Tutto risolto, quindi? Macché. Le contraddizioni riesplodono non appena qualcuno cerca di ottenere dati certi su costi e tipo di cessioni. Com’è possibile infatti che dalla società incaricata in esclusiva delle trattative sui posti barca (la East Coast Yacht Broker con base alla Spezia) continuino ad arrivare notizie di vendita ai potenziali clienti? C’è sì un dettagliato listino prezzi sul «contratto di godimento» dei 503 punti d’attracco per panfili e superyacht sino a 120 metri di lunghezza. Esempio: per 39 anni 75mila euro+Iva per barche sino agli 11 metri, 109mila+Iva sino ai 13 e 11mila per i transiti annuali.
    Ma sulle Rta abbinabili ai posti barca si danno anticipazioni che stridono con ciò che è stato promesso sinora da Mita, Regione, Stato. Si spiega cioè che le residenze turistiche alberghiere diventeranno private a tutti gli effetti. Autonome rispetto all’hotel con le sue cento stanze extralusso. Affittabili e rivendibili a quarte o a quinte persone, sia pure per 39 anni.
    È vero che per gli immobili si rimanda tutto alla Gabetti (che tratta questa partita attraverso la Sant’Andrea Real Estate Agency) e alla direzione del Porto Arsenale. Ma l’abbinamento tra le due offerte è innegabile.
    Risulta dai colloqui con i potenziali clienti. Si evidenzia nell’impostazione dei siti delle tre società, dove a questo proposito è scritto: «Posti barca e residenze, qualora non fossero destinate a un uso privato e diretto (sic, ndr), possono essere gestite dalla direzione del complesso per ospiti in transito». Ma la Mita, chiamata a spiegare, riconferma la sua posizione ufficiale, esclude privatizzazioni, sottolinea la differente terminologia commerciale e ribadisca che la Ecyb si occupa solo dei posti barca (circostanza che nessuno contesta).
    Exploit. Sarà pure così, insomma. Ma considerato il successo ottenuto dalle proposte all’ultimo salone nautico di Genova, con tutti i residence della prima «stecca» a quanto pare già opzionati e contratti da firmare alla fine del prossimo inverno, i broker consigliano già di puntare sulle residenze in fase di costruzione a 200 metri dagli ormeggi. Non sono abilitati a dare questo genere d’informazioni, ma le danno lo stesso e la notizia fa sorgere un altro sospetto: che siano nell’Area Vaticano? Dubbio subito smentito da Mita.
    Pareri. Secondo avvocati e amministrativisti è impossibile pronunciare un giudizio preciso su clausole di contratto ancora stranamente riservate: stranamente perché due delle tre parti in causa sono amministrazioni pubbliche. Così alla fine, di fronte alle incongruenze, l’unico dato sicuro resta l’incertezza informativa. Un’incertezza che va ad aggiungersi ai dubbi e agli interrogativi legati alla segretezza a suo tempo imposta per il G8.
    Punti oscuri. In definitiva, tra indiscrezioni e smentite, il destino dell’arsenale non appare per niente chiaro. La preoccupazione è che, se gli appartamenti saranno ceduti, la Mita perda interesse a investire nell’area. E possa essere tentata di rimettere in forse gli impegni sull’occupazione e le altre iniziative concordate a suo tempo con la Regione. Ipotesi che i dirigenti della società, rappresentata da Stefano Zaghis, smentiscono nella maniera più netta e categorica. Ma che la Regione e il Comune della Maddalena, alla luce del cortocircuito informativo, non possono non porsi.

    Ospedale-hotel, verso il bando.
    Nel vertice romano si è parlato di bonifiche e altri lavori Con ogni probabilità l’Ici dovrà pagarla il concessionario. Tutti, a partire da Mita, negano la possibilità che gli accordi vengano violati ma intanto equivoci e malintesi non cessano.

    LA MADDALENA. Non è stato sciolto, per il momento, il nodo dell’Ici: i 400mila euro dell’imposta annuale sull’ex arsenale continuano a gravare sulla Regione. Ma Cagliari e Roma pensano che non sia il caso. Si aprirà così una trattativa con Mita Resort per una ridefinizione della partita. E al termine l’amministrazione sarda potrà essere alleggerita in tutto o in parte dell’onere. Che dovrebbe così passare dal proprietario al concessionario dei beni. «A ogni modo sarà bene che la decisione venga presa presto – è il commento generalizzato dopo l’incontro dei giorni scorsi -: quei soldi devono entrare nelle casse del Comune». Nella riunione convocata da Guido Bertolaso nella sede della Protezione civile sono state esaminate altre situazioni riguardanti l’arcipelago. E più esattamente l’aspetto legato ai poteri di controllo sull’area dell’ex ospedale militare, per il quale la Regione paga la guardinìa e dovrà presto bandire la gara per la gestione. Oltre al completamento delle bonifiche e a varie manutenzioni.
    Al vertice tecnico hanno partecipato per la Regione il capo di gabinetto Giandomenico Sabiu, il direttore generale dell’assessorato per gli Enti locali e finanze Giovanni Antonio Carta e altri funzionari.
    La questione centrale rimane in ogni caso l’Ici. Oggi l’imposta nel moderno Porto Arsenale è calcolata su una superficie di 115mila metri quadrati e su un complesso di fabbricati pari a 227mila metri cubi di strutture. Il tutto a fronte di un canone di concessione annuo pari a 60mila euro e all’una tantum iniziale da trentuno milioni versata dalla società del Gruppo Marcegaglia. «Sarebbe sbagliato far pagare la Regione – commenta il consigliere di minoranza Pierfranco Zanchetta, del Pd – I soldi al Comune devono arrivare dai privati, non da un altro ente pubblico». (pgp)

  14. 19 Ottobre 2010 a 14:29 | #14

    da La Nuova Sardegna, 19 ottobre 2010
    VERTICE SULLA MADDALENA. Mita, la Regione non vuole pagare l’Ici.

    ROMA. Almeno in teoria (e a parole) sono tutti d’accordo: non è giusto che i quattrocentomila euro di Ici da pagare ogni anno al Comune della Maddalena per l’ex arsenale militare ricadano sulla Regione, dato che non lo può usare.
    Oltre all’amministrazione sarda, su questa linea si sono già espressi rappresentanti della Mita Resort (per esempio, il conte Luigi Donà dalla Rose, socio della Marcegaglia, ha da mesi ventilato la possibilità di rivedere gli accordi) e responsabili della Protezione civile, prima firmataria delle intese.
    Ma questa mattina si passerà dalle dichiarazioni «virtuali e virtuose» alla discussione pratica: in un incontro tecnico al ministero, convocato da Guido Bertolaso, i dirigenti della Regione ribadiranno «la necessità di verificare subito le modalità operative della concessione».
    Il che, tradotto dal linguaggio un po’ criptico per gli addetti ai lavori, vuole dire una sola cosa per quanto riguarda l’imposta sugli immobili al centro del dibattito: ovvero che a versare quei soldi dovrà essere (da sola o con qualcun altro) la Mita Resort, concessionaria degli immobili e dei terreni, e non l’amministrazione sarda, proprietaria di tutto ma di fatto estromessa per trentanove anni dall’utilizzo dei beni.
    Non solo: la riunione, per quanto tecnica, nell’indirizzo che la Giunta Cappellacci intende dare alla faccenda avrà anche lo scopo di stabilire a chi spettano in concreto i poteri di controllo e vigilanza. Assieme a tutta un’altra serie di aspetti legati alla dismissione del patrimonio demaniale e statale nell’arcipelago maddalenino a favore della stessa Regione.
    Per quanto concerne l’area data in gestione alla Mita Resort, l’Ici è calcolata su una superficie di 115mila metri quadrati e su un complesso di fabbricati pari a 227mila metri cubi di strutture per residenze, servizi e altre destinazioni. Il tutto a fronte di un canone di concessione annuo pari a 60mila euro e all’una tantum iniziale da trentuno milioni versata dalla società del Gruppo Marcegaglia. (pgp)

  15. 12 Ottobre 2010 a 16:49 | #15

    da La Nuova Sardegna, 12 ottobre 2010
    «La Mita comincerà a pagare nel 2011».
    Il sindaco interviene sull’aumento della tassa sui rifiuti causato dall’ex arsenale.
    «La società pagherà tutti gli arretrati dal maggio 2009». (Andrea Nieddu)

    LA MADDALENA. «Noi non siamo Robin Hood all’inverso che tolgono ai poveri per dare ai ricchi, ma al contrario». E’ stato il finale della conferenza stampa organizzata dal sindaco Angelo Comiti e dall’assessore Nicola Gallinaro, dopo le accuse delle minoranza sull’incremento di 250 mila euro che l’amministrazione avrebbe anticipato per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.
    Il motivo, secondo l’istruttore direttivo dell’ufficio igiene, Silvia Cera, è nato dalla valutazione del quantitativo dei rifiuti conferito, cresciuto oltre le previsioni per la presenza di una nuova struttura ricettiva nell’area ex arsenale che ha visto nel mese di maggio e oltre l’avvio di attività commerciali e alberghiere al suo interno. Ebbene, hanno precisato Comiti e Gallinaro «La Mita Resort, come ogni altra utenza, sarà messa a ruolo entro il 20 gennaio prossimo, termine previsto dalla legge e da quel momento pagherà il dovuto secondo le norme previste, sulle aree di pertinenza, già a partire dal suo insediamento nel maggio 2009».
    Come del resto avviene per qualsiasi utente che paga la Tarsu con un anno di ritardo. Ecco perché a giudizio del sindaco Comiti e dell’assessore Gallinaro «è falso far scrivere che la cittadinanza dovrà pagarsi i 250 mila euro». E poi, Gallinaro, ha aggiunto anche che «le opposizioni amano apparire sul giornale un giorno sì e l’altro pure». Ad onor di cronaca, l’assessore ha ammesso che la lettera firmata da Silvia Cera è stata presentata con «una certa leggerezza una volta che non ha specificato adeguatamente i termini temporali per l’avvio del pagamento del tributo da parte della Mita Resort».
    L’assessore ha concluso affermando che «la Mita ha già preso contatti con l’amministrazione per poter procedere alla regolarizzazione della loro posizione, che è soggetta al regolamento comunale della Tarsu anche perché avranno tempo fino al 20 gennaio 2011 per iscriversi. In ogni caso il servizio svolto verrà interamente pagato dalla Mita». Inoltre sarebbe arrivata anche una comunicazione da parte di Mita per esaminare la possibilità di regolare con una convenzione il servizio di smaltimento rifiuti dell’area che insiste sul demanio che non è di competenza comunale. La Mita ha approvato in conferenza di servizi il piano rifiuti per l’area portuale e può decidere se farlo svolgere da una ditta autorizzata oppure se appoggiarsi al Comune.

  16. 11 Ottobre 2010 a 15:29 | #16

    da La Nuova Sardegna, 11 ottobre 2010
    «Progetti stravolti, privatizzano». Gli ex operai: «Lo sviluppo doveva riguardare tutti». (Guido Piga)

    LA MADDALENA. «Posti barca e residenze, qualora non fossero destinate a un uso privato e diretto, possono essere gestite dalla direzione per gli ospiti in transito con la barca o come suite dell’hotel». La frase è sul sito della società Porto Arsenale La Maddalena, la srl del gruppo Marcegaglia che gestirà le strutture dell’ex arsenale della Maddalena per 40 anni (il bando di gara prevedeva 30 anni, i 10 in più li ha concessi Berlusconi). Sono parole importanti. Fanno pensare che – come denunciato da una parte del Pd, quella all’opposizione del sindaco Comiti – nel complesso sia in corso una vera privatizzazione. Un disegno confermato dai rendering (o rese grafiche computerizzate tridimensionali) dei progetti che la Marcegaglia svilupperà nei prossimi anni, tutti approvati dalle conferenze di servizi fatte dalla struttura di missione, mai passati in consiglio comunale.
    Una brochure della società rende chiaro che cosa succederà nella parte est dell’ex arsenale, «la stecca» come è conosciuta alla Maddalena: lì verranno costruiti 49 appartamenti. Che poi, al di là del nome scelto dal gruppo, «Garden loft», sono in realtà villette, con tanto di piscina e soprattutto indipendenti dall’hotel. La frase iniziale è indicativa: se non saranno usate direttamente dai privati, potranno essere gestite dall’albergo.
    «È la conferma dei nostri sospetti – attacca Stefano Filigheddu, ex lavoratore dell’arsenale, ex consigliere comunale e dirigente del Pd -. La Marcegaglia sta stravolgendo il progetto di rilancio dell’ex arsenale, fatto con soldi della Regione, di tutti i sardi. Quelle della parte est sono villette, che saranno assegnate ai privati per 40 anni. Di fatto, è una vendita. È una inaccettabile privatizzazione di un’area pubblica, che doveva far sviluppare tutta La Maddalena. L’ex arsenale diventerà un condominio, di lusso sì, ma pur sempre un condominio».
    Il piano della Mita è pronto, e sarà portato a termine entro il 2012. Ma la sua società sta già mettendo in «vendita» i posti-barca (600 in tutto, con un’area dedicata ai maxi yacht) e cedendo le residenze. Queste ultime, come è scritto sul sito, sono «affacciate sul porto e rappresentano, oltre a una scelta di stile e di vita, una eccellente opportunità di investimento».
    E se i futuri proprietari non avranno voglia di farsi la cena da soli, nessun problema: «L’intera area residenziale gode delle attenzioni del concierge dell’albergo: dal maggiordomo al giardiniere, dalla cena organizzata e servita a domicilio alla baby sitter o agli specialisti della Spa direttamente in casa».
    «I posti-barca sono in vendita per 40 anni – spiega Filigheddu -. Con prezzi superiori a quelli di Porto Cervo. Abbiamo fatto un calcolo: in dieci anni, la Marcegaglia guadagnerà 450 milioni di euro».

  17. 11 Ottobre 2010 a 15:27 | #17

    da La Nuova Sardegna, 11 ottobre 2010
    «Mita sporca, La Maddalena paga». Si arroventa la polemica sull’aumento dei costi per la raccolta dei rifiuti. Comiti: storia inesistente. Zanchetta: ricorso alla Corte dei conti. (Pier Giorgio Pinna)

    LA MADDALENA. Nuove accuse alla Mita. Accuse politiche, beninteso: nulla a che fare con lo scontro giudiziario sulla presidente di Confindustria che col suo gruppo controlla la società. Prima i rilievi agli spot per la cessione di loft nel Porto Arsenale. Ora Mita è tirata in ballo per la raccolta dei rifiuti: dopo la nascita del complesso turistico, le spese del servizio sono aumentate di 250mila euro.
    Ma la società non è ancora iscritta a ruolo, cioè non versa per il momento le sue imposte. «E così a pagare i costi appena lievitati sarà la nostra comunità», tuona l’opposizione in municipio.
    Fuoco alle polveri nell’ultima riunione di Consiglio. Al di là di controversie su un cambiamento dell’ordine del giorno per gli equilibri di bilancio, accende gli animi la lettera tecnica sull’incremento. Scrive infatti per conto dell’ufficio Igiene del Comune l’architetto Silvia Cera: «La variazione nasce dalle valutazioni del quantitativo di rifiuti conferiti: è cresciuto oltre le attese in funzione della presenza sul territorio di una nuova struttura ricettiva nell’ex arsenale che da maggio ha visto l’avvio di attività commerciali e alberghiere». Nella stessa nota l’architetto ricorda come il Vuitton Trophy abbia poi portato nell’arcipelago «numerosissimi visitatori». Da ciò, appunto, «l’ulteriore spesa a copertura delle prevedibili spettanze».
    Immediate le contestazioni dei consiglieri di minoranza Massimiliano Guccini e Gaetano Pedroni: «Non si spalmi su tutta la collettività le ricadute di un investimento privato». Anche perché, rammentano altri rievocando lo scandalo formato G8 sulla Protezione civile, «non si vede per quale motivo debba essere la Regione a pagare centinaia di migliaia di euro per l’Ici su un centro vacanze vastissimo dato in concessione con un canone di appena 60mila euro». Ma il sindaco, Angelo Comiti, non ci sta e puntualizza: «È una storia inventata, una vicenda inesistente – afferma – Che cosa c’entra l’assestamento annuale di bilancio con la Mita? Mi risulta che l’architetto Cera stia già preparando un chiarimento. Non è colpa di nessuno se viviamo in un arcipelago e i costi per la dismissione dei rifiuti sono più alti che altrove».
    «E a ogni modo dico subito a tutti una cosa – prosegue il sindaco – La società sarà iscritta a ruolo dal prossimo anno e come tutti non pagherà sull’entità dei rifiuti prodotti ma sulle ampie superfici utilizzate e già quantificate. Comunque noi della giunta non regaliamo niente a nessuno. Tantomeno alla Mita, che peraltro non ci ha mai chiesto doni».
    Di diverso avviso un altro consigliere di minoranza in Comune, l’ex assessore provinciale della Gallura Pierfranco Zanchetta, che parla di «ennesimo schiaffo per la Maddalena». «Quest’aumento – sottolinea l’esponente del Pd – rappresenta oltre il 10% dei costi totali che sosteniamo per la raccolta dei rifiuti urbani. Ma a pagare per la Mita sarà ancora una volta la comunità della Maddalena. E, come per l’Ici, potrebbe configurarsi un danno erariale. Ecco perché noi della minoranza ci rivolgeremo con un ricorso alla Corte dei conti chiedendo una verifica attenta su tutto ciò che riguarda la gestione dell’ex arsenale».
    Per il momento, mentre girano voci non confermate su ricambi nella dirigenza, nessun commento da Mita. (ha collaborato Andrea Nieddu)

  18. Francesco
    28 Settembre 2010 a 9:14 | #18

    SCUSATE . UNA DIMENTICANZA. ANCHE SANSEDONI E’ RICONDUCIBILE A M.P.S-
    LE COOPERATIVE EMILIANE HANNO GLI APPALTI E L’8% DELL’OPERAZIONE “MALFATANO”.
    Possiamo aggiungere che il Papà del Consiglio Regionale Sardo , è Siciliano. Possiamo constatare che dal suo ufficio sono usciti i più importanti progetti per l’Eolico e il solare in sardegna? Possiamo affermare che F.Carboni è sempre stato in contatto con Dessena-Calò-Gevim.? SI,possiamo affermare! In via Roma ,a cagliari, vi è un’importante Palazzo ove si trova il Consiglio Regionale,della Sardegna?
    ARCHIVIO A VS.DISPOSIZIONE.

  19. Francesco
    28 Settembre 2010 a 8:59 | #19

    Una precisazione . La Marcegaglia, con la GAIA Turismo, possiede solo il 41% della MITA RESORT. Il restante è posseduto da OLLI RESORT-41%- E ALETTI FIDUCIARIA PER IL 18% ,entrambi riconducibili a Massimo Caputi . LA GAIA TURISMO però ha ricevuto un finanziamento dalla Monte Paschi Siena per 72.milioni di euro ,l’Istituto bancario a pegno sull’intera società dei Marcegaglia!In pratica la MPS è padrona della MITA RESORT.
    la stessa OLLI RESORT è controllata da Massimo Caputi con il 73% e dalla aletti fiduciaria per il 9,5%, il restante 17,50% è di Donà delle Rose. Infine, anche nella GAIA Turismo ,è presente la Aletti fiduciaria con il 9%. In pratica ,la ALETTI Fiduciaria può tenere sotto controllo l’andamento delle gestioni . E’ bene riccordare a questo punto che anche la proprietà del "Forte Village" è dei fondi di investimento FIMIT di Massimo .Quest’ultimo si è dimesso a febbraio da vice presidente della Mita Resort. Giova ricordare che Massimo Caputi era anche presidente di Italia Navigando che dispone del Porto Turistico di Teulada con la società ********* "Teulada Navigando".
    CONCLUSIONI: Massimo Caputi è attualmente indagato per riciclaggio . Massimo Caputi è quello del saccheggio dell’enorme patrimonio immobiliare INPDAP passato misteriosamente ,************, ai suoi fondi di investimento FIMIT.
    ************************. Il maggior azionista privato di MPS ,nochè vice presidente, è Francesco Gaetano Caltagirone. Considerando che i "Siciliani" controllano la falsa società Holdima S.p.A nonchè la Gevim S.p.A. possiamo arguire e concludere che i "Siciliani" sono padroni dei 500 mila Mc. della costa di Teulada con un valore di mercato al lordo di circa un miliardo di euro. SPERO ADESSO VIA SIA UN PO’ PIù CHIARO PERCHE’ NON VI SONO STATI INTERVENTI SUGLI ENORMI ******* URBANISTICI IN ATTO A MALFATANO.
    (ARCHIVIO A VS.DISPOSIZIONE )

  20. riccardo
    27 Settembre 2010 a 11:07 | #20

    parlano di indipendenza perchè in realtà non la vogliono….ma per i lavori del g8 alla Maddalena non vi sono delle inchieste giudiziarie?

  21. chicco gallus
    27 Settembre 2010 a 9:30 | #21

    Ma per una azione del genere non si potrebbe revocare la concessione? Qui si parla di usare un bene pubblico, affidato per uno scopo preciso, per farne tutt’altro.
    Ho capito bene? Mi sembra che sia come se, per esempio, un armatore ricevesse a prezzi di assoluto favore il carburante per garantire un collegamento e invece decidesse che gli conviene rivendere la nafta a prezzo di mercato alle auto.

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