Luoghi comuni “pro cemento” a Malfatano.
Capo Malfatano
Sembra proprio una difesa d’ufficio quella imbastita da Gian Piera Mavuli, presidente della Casa dei diritti, con una sfilza di luoghi comuni per sostenere le ragioni della speculazione immobiliare in salsa neofeudale sulla costa di Malfatano e Tuerredda (Teulada). Luoghi comuni come questi sono veicolati con faciloneria e traggono in inganno. Curiosa anche la posizione espressa sul progetto di rifacimento di Piazza Garibaldi (Cagliari). Ecco la risposta.
Gruppo d’Intervento Giuridico
Al Direttore responsabile de La Nuova Sardegna
Gent.mo Direttore,
approfitto della Sua cortesia per un breve intervento in relazione al progetto turistico-edilizio in corso di attuazione sulla costa di Teulada (CA), fra Malfatano e Tuerredda. Davanti a ruspe e colate di cemento ormai in corso si sta sviluppando un dibattito con opinioni di differente tenòre. In democrazia (e teniamocela cara) è giusto così.
Tuttavia, davanti ad affermazioni tanto semplicistiche e superficiali quanto soggettive (“..una realizzazione che … avrà un impatto ambientale praticamente nullo”) contenute nell’intervento di Gian Piera Mavuli, presidente della Casa dei diritti (“Il progetto di Capo Malfatano non devasta affatto l’ambiente e crea il lavoro che manca”, La Nuova Sardegna, 6 ottobre 2010), mi pare opportuno evidenziare alcuni dati oggettivi.

Gheppio
Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico avversano con tutti i mezzi a disposizione il progetto S.I.T.A.S. s.p.a., nelle sue diverse formulazioni, da oltre 15 anni non certo per partito preso, ma per fondate considerazioni di carattere ambientale, sociale ed economico. E per questo l’hanno sottoposto al vaglio di autorità amministrative e giudiziarie nazionali e comunitarie. (vds. il dossier “Cronaca di una speculazione edilizia annunciata, Malfatano e Tuerredda”)
L’area interessata è uno dei tratti di costa significativi (circa 35 km.) ancora quasi integro di tutto il Mediterraneo. Rocce, promontori, piccole calette, macchia mediterranea evoluta, acque cristalline, una fauna terrestre e marina di primaria importanza. Il progetto unico è stato spezzettato in cinque diversi comparti, proprio per evitare di assoggettarlo al procedimento di valutazione di impatto ambientale. Le volumetrie attualmente previste assommano a ben 140 mila metri cubi. Strutture ricettive, servizi, e – nelle intenzioni dei costruttori – una cinquantina di ville di lusso, per iniziare. Poi, secondo quanto già enunciato dal Comune di Teulada (deliberazione Consiglio comunale n. 13 dell’1 aprile 2010), si potrà “variare l’impianto urbanistico complessivo recato dagli attuali PdL e le relative destinazioni d’uso, per adeguarli alle attuali richieste del mercato turistico, con conseguente possibilità di conseguire un miglior risultato imprenditoriale dell’operazione attraverso un più razionale impiego delle aree a propria disposizione”: in soldoni, più ville e meno alberghi. Ciò perché “gli interventi residenziali hanno necessità di cura e manutenzione durante tutto il corso dell’anno, quindi potenzialmente le attività del settore … dell’edilizia, del giardinaggio, dell’impiantistica, potrebbero assumere un importante ruolo nello sviluppo e nell’occupazione locale” (dichiarazione del sindaco di Teulada Gianni Albai, deliberazione C.C. 23 marzo 2010, n. 11). L’attuale cantiere insiste in un sito d’interesse archeologico, dove i ritrovamenti sono frequenti ad ogni colpo di benna. Ruspe e cemento hanno già pesantemente trasformato la piccola conca e i crinali di Tuerredda. Le piccole calette (Tuerredda, Malfatano), oggi già pesantemente antropizzate d’estate, andranno con ogni probabilità in concessione al soggetto gestore del complesso ricettivo (la Mita s.p.a. del gruppo Marcegaglia) e i tanto sbandierati 2.500 posti di lavoro dichiarati dall’ex sindaco Tore Mocci rimarranno nel libro dei sogni e delle prese in giro. I teuladini, se vorranno andare alla propria spiaggia, dovranno pagare.

mega-chiosco, Tuerredda
Il progetto S.I.T.A.S. dovrebbe essere fortemente ridotto di volumetrie e di complessivo impatto ambientale, concentrandosi nella rivitalizzazione del vecchio borgo di Malfatano, oggi pressochè abbandonato: soltanto così, insieme con altre iniziative per la valorizzazione anche a fini turistici dei numerosi furriadroxius come rete di agriturismi e dei prodotti locali, Teulada può pensare di proporsi sul mercato del turismo nazionale ed internazionale, consentendo ai residenti di essere “padroni in casa propria”.
Oggi il turista ricerca sempre più natura ed ambiente incontaminati, viene in Sardegna proprio per questo: chi vuole un “divertimentificio” urbanizzato, a costi ben inferiori, se ne va sulla riviera romagnola.
Molti semplici cittadini chiedono di fare qualcosa di concreto, per questo le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico propongono una campagna di messaggi via posta elettronica alle autorità nazionali, regionali e locali che hanno il potere di fermare ruspe e mattoni. Questo il testo proposto:
Al Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano
presidenza.repubblica@quirinale.it
al Ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi,
al Presidente della Regione autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci,
presidente@regione.sardegna.it
al Sindaco di Teulada Gianni Albai,
sindaco@comune.teulada.ca.it, info@comune.teulada.ca.it
per conoscenza al Gruppo d’Intervento Giuridico onlus
ho appreso con grandissima preoccupazione della realizzazione in corso di un complesso turistico-edilizio (ville, hotel, residence, servizi commerciali) di 140 mila metri cubi di volumetrie sull’incontaminata costa di Malfatano e Tuerredda, a Teulada (CA).
Se realizzato interamente, il progetto deturperebbe irrimediabilmente una delle più belle coste del Mediterraneo facendo perdere anche qualsiasi attrattiva per il turismo.
Chiedo di fermare i lavori e di ridurre drasticamente le costruzioni previste, da realizzare solo a distanza dalla costa, oltre il piccolo nucleo storico di Malfatano.
Con cordiali saluti.
firma
Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus
cantiere S.I.T.A.S. s.p.a., Tuerredda
da La Nuova Sardegna, 6 ottobre 2010
LA LETTERA. Il progetto di Capo Malfatano non devasta affatto l’ambiente e crea il lavoro che manca. Non tutti gli investimenti cementificano. Esistono anche interventi che non snaturano né il territorio né la nostra identità. Gian Piera Mavuli, presidente Casa dei Diritti
Caro direttore, ritengo utile intervenire su quanto scritto il 4 ottobre scorso sulla «Nuova Sardegna» da Giorgio Todde, uno dei miei scrittori preferiti, in un pezzo titolato: «A Teulada il turismo diventa nuovo feudalesimo». Sono la presidente dell’associazione Casa dei diritti, che in questi ultimi anni (e «La Nuova» ne ha sempre dato conto) si è occupata di battaglie come quelle sul precariato dei giovani, il diritto al testamento biologico, la denuncia per gli autovelox illegali. Ho recentemente visto, carte alla mano, il progetto Capo Malfatano. Penso si tratti di una realizzazione che, una volta terminata in tutte le sue parti, avrà un impatto ambientale praticamente nullo. Da sarda quanto Todde mi auguro che in futuro i progetti turistici abbiano qualità pari a quelle del progetto Malfatano. Ma non sono sicura, purtroppo, che questo accadrà. Ho come la sensazione che Todde faccia della sua critica una questione a metà tra il filosofico e l’ideologico, riproponendo un antico schema di contrapposizione del buono con il cattivo, del bene contro il male, della tradizione e della sardità vergine aggredite dall’imperialismo del mattone e del capitale. Con la dovuta cautela, dovremmo, noi sardi, entrare nell’ordine di idee che gli imprenditori che decidono di investire nella nostra Regione non sono sempre e tutti cementificatori che utilizzano il mattone come un’arma pronta a uccidere la nostra identità. Certamente abbiamo subito molte cementificazioni in questi ultimi anni e altre sono state sventate, ma proprio per questo non trovo giusto fare di tutt’erba un fascio. Il progetto Capo Malfatano è firmato da fior di architetti e la firma di questi progetti è vitale per la buona reputazione di uno studio di architettura. Anche i progetti del Betile a Capo Sant’Elia o del nuovo campus universitario di Cagliari erano di grande impatto visivo: qualcuno, tranne la pattuglia dei soliti esaltati, si è levato per dire che no, non si dovevano fare? Aggiungo un’altra riflessione: si è per caso chiesto l’ottimo Todde come mai due amministrazioni di colore diverso hanno dato l’assenso al progetto? Sarà forse perché si sono entrambe rese conto che qualcosa bisogna fare per un paese che altrimenti va dritto verso la morte sociale? Come centinaia di altri piccoli comuni della Sardegna, peraltro. Il progetto Capo Malfatano rappresenta una occasione unica per l’economia del nostro territorio, alle prese con una crisi gravissima, grazie al valore aggiunto che sviluppa e continuerà a sviluppare, quando la nuova struttura alberghiera sarà a regime. Mi riferisco in particolare all’occupazione diretta che sta generando e alle future nuove opportunità professionali. Concludo dicendo che leggendo l’intervento di Todde mi è venuta in mente una vicenda personale: nemmeno tanto tempo fa si è rivolto alla nostra associazione, come spesso capita, un giovane di Teulada. Ci ha scritto una bellissima email, che sintetizzo così: «Vorrei tanto trovare lavoro nel mio paese, non dovermi allontanare da casa, ma so che questo non è possibile. So anche che in questo momento condivido il problema del lavoro con la stragrande maggioranza dei miei coetanei ma mi rendo conto che non è giusto. Non è giusto che i giovani non abbiano un lavoro e meno ancora che per sperare di trovarlo debbano lasciare la propria terra». Io ho risposto a questo ragazzo dandogli ragione, perché ha ragione. Cosa risponderebbe Todde?
da La Nuova Sardegna, 3 ottobre 2010
AMBIENTE. A Teulada il turismo diventa nuovo feudalesimo. Malfatano e la collina di Tuerredda trasformati in un cantiere edile Progetto devastante, c’è da vergognarsi. Giorgio Todde
Malfatano e la collina di Tuerredda, trasformati in cantiere edile. Un progetto invasivo che arriva dritto dai terribili anni sessanta. La solita balla da capitan Fracassa che 150.000 metri cubi porteranno “lavoro” per incanto. Rivive l’antica pars dominicana, quella del padrone, a scapito della comunità di massai. I teuladini condannati a divenire un’indifferenziata manovalanza – un cameriere ogni quaranta posti letto, qualche muratore a scadenza, qualche giardiniere che anziché innaffiare il proprio campo provvederà ai giardini dei prìncipi – e un plotone di disoccupati ai margini del territorio dei nuovi signori delle spiagge e delle campagne vendute. E quando i nuovi padroni di Teulada chiederanno, per capriccio e concessione, qualche prodotto locale per la mensa dei ricchi, non ci saranno neanche formaggio, vino, grano per il pane, perché a Teulada non si produrrà più nulla. Il «modello di sviluppo» che il sindaco immagina per i suoi cittadini è talmente retrò da costituire una novità. E toglie speranza apprendere che il progetto Malfatano si sia concretizzato, anni fa, con un sindaco che si qualificava progressista. Altro che progresso. Altro che «indotti economici» per tutti. Questo è un modello con il quale si rinuncia al miglioramento sociale, alla qualificazione professionale, all’agricoltura, alla possibilità di operare e vivere secondo le personali capacità, si accettano tassi desolanti di scolarizzazione, si negano apprendimento e conoscenza, uniche forma di ricchezza durevole di una comunità. Nessuno immagina che i teuladini debbano rinchiudersi nei «furriadroxius», fissati in una macchina del tempo. Le donne all’arcolaio, i maschi con la falce nei campi e con le greggi nei pascoli. Ma un’amministrazione deve provvedere, o tentare di provvedere, allo studio, a una possibilità di vita dignitosa, indipendente ed economicamente accettabile, a un lavoro duraturo per i suoi amministrati. Deve immaginare un’economia reale di cui sia responsabile la comunità, non un’economia affidata ad altri, a capitali luccicanti che alimentano se stessi. Non deve consegnare i propri cittadini e la terra su cui cammina e vive ad altri. E’ inammissibile che il sindaco di quel paese, impresario edile, propugni una crescita fondata su un uso atroce del mattone che ha fallito ovunque e in certi casi è saltato in aria con fragore. Le comunità che hanno distrutto le proprie peculiarità si sono inesorabilmente impoverite. Ancora di più quando hanno «sgombrato» dalla loro incomoda presenza il proprio territorio più bello.
Edilizia e turismo non sono veleni in sé, s’intende. Il veleno è contenuto nell’eccesso e nell’uso improprio delle due risorse che divengono tossiche se male utilizzate, nella politica microscopica che si allinea con i poteri economici dalle cui tasche cascano resti e rimasugli sui quali noi isolani da mezzo secolo ci avventiamo famelici. Il veleno è nel considerare «inutilizzato» un luogo intatto mentre lasciarlo com’è è il migliore degli «usi» possibile. Ci rassicura un’idea, una filosofia economica che preveda «anche» il turismo ma conservando il legame con le proprie origini, senza distruggere il territorio e senza l’onta dello «sfratto» a chi lo abita e lo lavora da secoli. Un turismo tutto in mano a chi vive davvero i luoghi e li «risparmia». Economie agricole aggiornate, lontane dalla retorica del contadino zappatore con la schiena curva. Una comunità operosa che costruisce il futuro sul proprio passato.
La nuova «signoria fondiaria» decisa dal Comune di Teulada ci riporta indietro sino all’economia curtense quando il signore del castello dominava grandi territori e lasciava le briciole ai massai. E proviamo per questo una profonda, dolorosa vergogna.

Gabbiano reale
(foto C.B., S.D., archivio GrIG)




@Roberto
Roberto ,
stai confendendo la risposta di Antonello con la mia .Ti rinnovo il mio pensiero e le mie proposte:
in poche parole , vedi poi il mio commento sotto all’inizio , san teodoro deturpata inabitabile per 5 mesi e in mano a gente di fuori , cantieri ovunque soldi pochi per la gente comune problemi tantissimi . Il tuoi alberghi portano posti da muratori temporanei e camerieri e colf. I sardi vogliono il lavoro ma serio che meritano , si propone tutela ambientale e micro ricettivita , cosi che loro stessi affitino e non uno pochi (gli speculatori) . Propongo costruzione di sentieri e parchi da poter far visitare e installazione di parchi fotovoltaici o elolici cosi si che arriva qualche soldino alla comunita , non solo agli speculatori del cemento!
Guardate come è ridotta san teodoro e gli abitanti e decidete voi se volete vivere cosi prendere in mano la situazione e dire ai Roberto no grazie il cameriere fallo tu io mi creo un lavoro continuo e non sfruttato . Camerieri e colf sono sempre super sfruttati con la stessa scusa che Roberto ha avanzato per costruire non ce lavoro e quindi ringraziate che vi da il tanto !! No grazie . Micro ricettivita!
Fabio
@Roberto : e dove ti avremmo censurato? Puoi dircelo, per cortesia?
@Sulcitano
Scusate…ma sbaglio o mi avete censurato?? non ci posso credere…si si sicuramente mi sbaglio..
CREDO CHE, CONTESTARE LA PRESENZA DELLA BASE MILITARE, SIA UN PROBLEMA EQUIVALENTE, SE NON PIU’ GRAVE, A QUELLO SU MALFATANO, SIA PER CIO’ CHE RIGUARDA L’ ESTENSIONE DEL TERRITORIO SOTTRATTO (da destinare ad attivita’ produttive e turistiche) CHE , PER L’ INCIDENZA E L’ IMPATTO CHE HA SULLO STATO DI SALUTE DELLA POPOLAZIONE E DELL’ AMBIENTE IN CUI VIVE – E’ QUALCOSA CHE, COME MALFATANO, RIGUARDA NON SOLO I TEULADINI, MA TUTTI I SARDI O CHIUNQUE AMI LA SARDEGNA E INTENDA TUTELARNE LE SUE QUALITA’ AMBIENTALI E CULTURALI – QUINDI , SENZA ALCUNA DISTINZIONE, CI SI STA RIFERENDO A RISORSE COMUNI , PATRIMONIO DI TUTTA LA COLLETTIVITA’ , CAPITALE DA NON DISPERDERE A BENEFICIO ESCLUSIVO, DI UN MANIPOLO DI FACCENDIERI SENZA SCRUPOLI – RESTO SEMPRE DEL PARERE CHE, UN VALIDO AIUTO POTREBBE DARLO, UNA CONTESTAZIONE DI MASSA SUL POSTO…..MA HO QUALCHE DUBBIO CHE POSSA INTERESSARE LE ASSOCIAZIONI…COMUNQUE CHI CONDIVIDE BATTA UN COLPO…
@Sulcitana : e noi siamo qui per dare anche tutto l’aiuto per salvaguardare la nostra Terra, valorizzarla correttamente – senza colate di cemento – e sostenere chi vuol farlo. Anche per rimanere “padroni in casa propria”.
Vivo in un posto dove le colate di cemento hanno, quasi interamente, chiuso gli accessi al mare ai cittadini e dove l’opera del mare unita all’opera degli speculatori ha notevolmente ridotto le dimensioni delle spiagge, rendendole spesso simili a delle sottilissime strisce di sabbia, dove la gente litiga per avere un posto al sole. Non amo le colate di cemento, non amo le speculazioni edilizie sia che vengano fatte da “imprenditori” locali sia da affaristi provenienti dal resto del mondo, perciò sono contraria alla colata di cemento su Malfatano e Tuerredda. Però, sono anche realista e mi rendo conto, perché lo vivo sulla mia pelle e perché conosco la realtà di questa zona, delle enormi difficoltà di valorizzare questo territorio in modo intelligente, sia per mancanza di mezzi finanziari ed economici sia per mancanza di preparazione adeguata sia, ammettiamolo, per paura di sbagliare. Teulada non è un paese di imprenditori, non è una località che ha una tradizione turistica, ha subito per anni il peso della presenza militare (ed è inutile, ora, ricercare le responsabilità di quelle scelte) e non è facile, anche per i singoli cittadini, inventarsi da un giorno all’altro un’attività imprenditoriale, non è facile reperire i finanziamenti ed è facile fallire, è un rischio altissimo che, soprattutto in questo periodo, in pochi sono disposti a correre. È chiaro che in una situazione del genere è difficile mantenere le proprietà dei terreni incolti, la dignità, l’orgoglio, quanti di noi avrebbero, in concreto, le capacità e il coraggio di rischiare tutto per creare dal nulla un’attività imprenditoriale? Si tratta di un processo lungo, di un percorso che può iniziare con piccoli progetti, anche con l’aiuto di professionisti non locali, attraverso finanziamenti agevolati, con il supporto della Regione, con la creazione di scuole professionali, ma tutto questo è possibile solo con amministratori locali di vedute ampie, lungimiranti, con cittadini che abbiano il coraggio di unirsi per migliorare la propria condizione, senza ideologie ma con tanto senso pratico.
@Tore. Un vero piacere vederti perdere le staffe e alzare i tacchi! Almeno in questo non ho fallito!
@Tore : davvero curioso, Tore. Non risulta nessun reale “movimento popolare” o presa di posizione del Comune di Teulada per la chiusura del poligono e ora vorrebbe farci credere nel realismo di questa proposta. Nel mentre giù cemento e mattoni. Lei qui è libero di esprimere le sue opinioni, ma non può certo pretendere che sia preso come oro colato. Nessuno, mi pare, ha chiesto la sua testa, semplicemente le sue argomentazioni non convincono molta gente
Da un’intervista a Giorgio Meletti, è riferito a Sarroch e alla SARAS, si confà perfettamente anche a Teulada e alla SITAS
Perché in Italia esiste una forma di capitalismo coloniale che è quella che io ho voluto raccontare, ci sono aziende o famiglie che si impadroniscono di pezzi di territorio, specificamente nel sud del Paese e ne determinano la vita, il futuro, le scelte, in realtà ne sfruttano le risorse ambientali e il lavoro, sfruttano la popolazione residente, senza minimamente occuparsi di dare a questi territori, a queste comunità, un progetto di futuro.
Per questo ho scritto in questo libro che i Moratti a Sarroch, come la FIAT a Termini Imerese, hanno un comportamento che somiglia a 150 anni di distanza, a quello della Compagnia delle Indie.
Veramente credete che io sia un mattonaro?
Vi ho fato delle proposte affinché non ci sia bisogno di aggiungere un solo mattone a quello esistente, ma nessuno ha colto il suggerimento, anzi, il sig. Deliperi dice che noi vogliamo i militari (citare la fonte) e che quindi non bisogna contrastarli…in parole povere, quando va bene a voi bisogna rispettare il volere della gente mentre se qualcuno la pensa diversamente tutti addosso. Ho capito, sono ospite nei vostri spazi ma mi volete impedire di esprimere il mio pensiero.
Mi riprometto di non intervenire più sul vostro Blog perché a questo punto ritengo sia tempo sprecato.
Sia io che Roberto, con i nostri commenti, vi abbiamo dato modo di dimostrare la vostra poca apertura all’analisi della particolare situazione che vive il paese di Teulada.
Perché il vostro moto è “contrario a prescindere”!
Grazie.
P.S.
Sulcitano: Andrei cauto con le valutazioni dei motori altrui, pensa un po’ al tuo…. visto che non ricordi nemmeno il tuo nome! e se il TUO impegno si misura dalle discariche di veleni disseminate nel nostro Sulcis…… tu hai FALLITO!
Chissa’ che brindisi si son fatti i signori del mattone alla faccia dei signori Tore e Roberto e di tutti i Sardi.
@Tore : confermo. Tore, Tore..il cui nome mi ricorda un “eterno”amministratore di Teulada..sai bene che i teuladini, in maggioranza, non desiderano lo smantellamento del poligono militare. In ogni caso, questo c’entra poco con lo svendere a imprenditori immobiliari a vario titolo d’importanza le coste e il proprio futuro. I teuladini, con il destino che si sta preparando, non saranno mai più “padroni” in casa propria. ne più nè meno di quanto accadeva anni fa. Se lo mettano bene in testa. Il resto sono solo chiacchiere. Tore, lo sai anche tu.
@ Tore. E tu alla manifestazione di domenica 10 ottobre a Teulada contro il Nucleare dov’eri? Al Palazzetto dello Sport c’è stato qualcuno che ha detto chiaro e tondo al microfono a tutti i presenti che l’amministrazione comunale di Teulada sta svendendo la sua costa (Malfatano-Tuerredda). Io c’ero e non mi risulta che qualcuno gli abbia replicato o abbia avuto il coraggio di intervenire al dibattito per spiegare le ragioni della svendita.
Alle rimostranze, poi, dei rappresentanti dei pastori riguardo al territorio occupato dal Poligono militare ha fatto seguito l’intervento di una signora che ha chiesto come mai quando è stato concesso in uso per il pascolo quel territorio “nessuno”, neppure l’amministrazione comunale di Teulada, abbia levato nessuna protesta per denunciare la contaminazione radioattiva presente in quei territori a carico delle bestie al pascolo e dunque della produzione lattiero-casearia, immessa poi nel mercato a beneficio di tutti, anche dei bambini di Teulada, figli di pastori ma anche dei tuoi figli, se ne hai. Nessuno dei presenti le ha replicato! Eppure qualche amministratore doveva era presente. O no?
Intende forse questo, il baldanzoso Tore, per confronto diretto con la gente?
O forse intende quello avvenuto nel 1989, quando dei rappresentanti del WWF Sulcis recatisi a dialogare pacificamente col sindaco di Teulada, per avere chiarimenti sull’avvenuto integrale sbancamento del cordone litorale di Bartzolu e sulla costruzione di strutture in cemento armato, tra lo stagno di Is Brebeis e quello della spiaggia di Porto Pino, sbancamento risultato poi privo di qualsiasi autorizzazione, all’uscita dal Municipio furono oggetto di un’aggressione da parte di un folto gruppo di energumeni con pesanti insulti, spintoni e minacce a girare al largo da Teulada in futuro.
Tore, il tuo motore non è solo arrugginito, è in completo disfacimento. Fattene una ragione!
@Tore : ci spiace, ma parli per slogan e non consideri minimamente le alternative proposte.
Alla manifestazione del 10 non abbiamo preso parte perchè non siamo stati minimamente coinvolti: se permetti, siamo stati gli unici insieme a Radio Press a riprendere e denunciare il rischio del “sito nucleare” nel poligono di Teulada, così come ci siamo sempre opposti con parecchie iniziative concrete a qualsiasi “ritorno del nucleare” in Italia. Lèggiti quanto c’è in questo sito e te ne renderai conto da solo. Curioso, poi, sentire – giustamente – gli indipendentisti “sparare” a zero contro un “pericolo nucleare” ancora non presente, ma non dire una flebile parola su una privatizzazione de sos istranzos di una delle più belle coste sarde. Evidentemente a Sardigna Natzione, al P.S. d’Az., a I.R.S. va bene così
Confrontarci con chi? Con il Comune di Teulada? Ci si confronta prima di prendere decisioni, a “bocce ferme”. Qui, invece, c’è chi le decisioni le ha già prese e se ne frega di qualsiasi opinione diversa.
Caro Tore, non sappiamo in quanti altri posti tu possa liberamente esprimere le tue idee come in questo sito
Veramente credete di risolvere i problemi di Teulada riconvertendo ad uso ricettivo i pochi Furriadroxius rimasti? In quali località si trovano? Che distanza intercorre dal centro abitato? Quali strade li collegano?
Vorrei ricordarvi che qui la situazione è alquanto grave. La popolazione è passata dai seimila abitanti del millenovecentosessanta ai tremilaottocentocinquanta del duemiladieci, la gente continua a partire.
Non si parla di dismettere le servitù militari, settemiladuecento ettari di territorio dove si sparano l’80% delle bombe di tutta l’Italia, anzi, come anticipato dal Sole 24 ore, si parla di nucleare!… e voi continuate a parlare di cemento si cemento no. A proposito, domenica 10 ottobre, si è svolta a Teulada una manifestazione contro il nucleare, la vostra organizzazione dov’era? E’ evidente che per voi è più semplice usare la carta bollata anziché prediligere il confronto diretto con la gente ed assumere delle posizioni settarie che non tengono conto della situazione particolare in cui si dibatte il nostro paese.
Mi piacerebbe sapere quale è la città dove voi vivete, in modo da poter capire quanto sia grande il vostro impegno nell’agire a salvaguardia del vostro territorio e magari imparare da voi ….!!!
Tore
<a href="#comment-15365">@Roberto </a>
Hai sicuramente interpretato male il mio pensiero.
Ma del resto guardati attorno. Non sono solo io che ti sono andato contro ma anche altri frequentatori di questo blog. Ti sei chiesto perchè?
Forse perchè le tue idee sono vecchie di decine di anni. E sono le stesse idee che ahimè avevano i nostri nonni pensando che la via del cemento fosse la via dello sviluppo. E guarda dove cosa ne è stato di noi. Siamo diventati più poveri di prima!
E non far finta di non intendere. Sono sicuro che sei una persona intelligente e hai capito molto bene ciò che intendevo dire.
Ma te lo spiego ancora meglio.
Innanzi tutto non ti permettere di dire che non rispetto i lavori più umili.
Ti posso solo dire che nella mia vita ho svolto qualunque tipo di lavoro e da ciascuna di queste esperienze ne ho tratto insegnamento, e prima di tutto l’umiltà: manovale, cameriere, agricoltore. Ti basta?
Sono convinto che qualsiasi lavoro sia rispettabile, se svolto con onestà.
Probabilmente tu non sai nemmeno che lavori siano e come vanno svolti…
Ciò che ti ostini a non capire, una volta per tutte, è il fatto che non puoi pensare di creare sviluppo duraturo ed efficiente per i tuoi concittadini attraverso la schiavitù di miseri posti di lavoro stagionali.
Non andrete da nessuna parte.
E’ arrivato il momento di dire BASTA!
Con le tue logiche ci riporti indietro di un secolo.
Dopo che avrete concesso di costruire a chiunque arrivi vi ritroverete ad avere solo distese di cemento.
E voi che fine farete? Sarete trattati come gli ennesimi indigeni rinchiusi nelle loro riserve, senza nemmeno il diritto di poter parlare. La storia – anche sarda – purtroppo insegna.
Potrete creare sviluppo solo se la gestione dei complessi turistici – realizzati nel pieno rispetto delle norme ambientali – avverrà tramite voi stessi.
Capisci ciò che voglio dire?
Io sono sicuramente dalla Vostra parte ma non potete accettare di sottomettervi ancora una volta.
Non potete accettare che di 100 che ne entrano ve ne rimangono 5 (scarti e immondizia compresi).
Antonello
@Tore i furriadroxius ci sono e sono almeno una trentina fra campagna e costa! se si vuole promuovere un consorzio fra i tanti proprietari si può fare, lo fanno dappertutto e non capisco perchè non si può fare a Teulada. altrimenti si abbia il coraggio di dire che NON SI VUOLE fare nulla di autonomo dai grandi colossi immobiliari che diventano i padroni di Teulada. il comune e il gal non hanno fatto niente per questo e dobbiamo anche pagare per andare nelle nostre spiagge!!
@BOBORE
L’unico che ci azzecca è Tore. Tutte le iniziative di sviluppo turistico alternativo che voi menzionate sono già in corso a Teulada; informatevi meglio in merito…sono iniziative piccole e medio piccole ma tutte create dai teuladani. Sono teuladino e me ne vanto, e non permetto all’Antonello di turno di sparare sentenze circa la mia persona solo perchè la penso diversamente da lui…si vergogni lui dell’intolleranza verso il pensiero diverso dal suo. La questione è semplice…un investimento su oltre 200 ettari come quello di cui si parla, l’unico di una certa entità nel nostro territorio, non può essere apostrofato come devastante…al solito si parla , ma non si conoscono granchè i progetti a parte qualche ricostruzione fotografica…non si conosce la realtà locale, non si conoscono i ritorni in termini di aree messe a disposizione del pubblico, contributi economici da destinarsi alla risoluzione di annose problematiche del luogo come l’isolamento, non si conoscono gli accordi in termini di tutela dei siti archeologici, si risponde solo e soltanto “non sa da fare”. Non sono un cementificatore ma parlo per conoscenza dei fatti e delle cose senza lasciarmi andare alla sola ideologia. Io un lavoro l’ho già grazie a Dio… e caro Antonello non sarò costretto alla pala e al piccone, ma, se anche così fosse? rispetta anche i lavori più umili e le persone che forse a differenza tua, non possono tornare a casa la sera e rilassarsi sul divano a leggere un buon saggio di filosofia…Saluti
Continuate a ostinarvi a parlare di furriadroxius, dove sono? Questi sono stati venduti ristrutturati e utilizzati come seconde case.
Parlate di Albergo diffuso, a Teulada stanno operando anche in questa direzione nel frattempo sono in attività sette Agriturismo, una trentina di B&B e tre piccoli Resort. I Teuladini da tempo si sono specializzati nel settore turistico prestando la loro opera negli Hotel di Santa Margherita e Chia non solo come camerieri. In cambio ci portano i Turisti per il solito tour della panoramica per ammirare il paesaggio, questo dovrebbe bastare?
La soluzione esiste, aiutateci ha dismettere La Base Militare e riconvertire tutto il mattone in Alberghiero cosi non ci sarebbe bisogno di crearne del nuovo. Questa proposta lo già fatta un’altra volta e ma il Sig. Deliperi mi rispose che i Teuladini vogliono i militari penso che non sia proprio cosi, una cosa è certa i Teuladini vogliono anche gli Alberghi e non solo chi utilizza la spiaggia di Tuerredda riempendola all’inverosimile lasciando solo “ S’Aliga “ ai residenti.
Al contrario di quanto sostiene Roberto, forse si può avere “la botte piena e la moglie ubriaca”. Vi segnalo un esempio concreto, l’esperienza di Cassinetta di Lugagnano, un piccolo comune lombardo che nell’adozione del Piano Regolatore ha scelto di difendere il proprio territorio. Con ottimi risultati.
http://www.domenicofiniguerra.it/wp-content/uploads/2009/09/DOMENICO-FINIGUERRA-Terra-un-bene-comune-da-preservare.-Lesperienza-di-Cassinetta-di-Lugagnano.pdf
IL PRINCIPIO, DI TUTELA DELLE COSTE E DEI CENTRI STORICI DELL’ ISOLA DALL’ AGGRESSIONE SELVAGGIA DEL MATTONE, HA PER IL TURISMO, UN VALORE INCALCOLABILE.
E’ MOLTO GRAVE NON CAPIRE CHE CIO’ CHE NOI CONSERVIAMO, CORRISPONDE A CIO’ CHE DI PECULIARE POSSIAMO OFFRIRE AL TURISMO: LITORALI E CENTRI ABITATI, ANCORA IN PARTE, GENUINI E FRUIBILI, SCAMPOLI DI NATURA ANCORA SELVAGGIA E LIBERA, IDENTITA’ CULTURALE DI INTERESSE NOTEVOLISSIMO ECC…
PURTROPPO, REGIONE, SOVRINTENDENZA, ENTI LOCALI E DIVERSE ISTITUZIONI,
HANNO SEMPRE GAREGGIATO PER ESPRIMERE IL MEGLIO DELLA LORO MEDIOCRITA’ E LO SI VEDE DALL’ INEFFICACCIA DEGLI ATTUALI PIANI TERRITORIALI PAESISTICI, ANCORA TROPPO VULNERABILI PER CHIAMARSI ORGANI DI TUTELA- PUR ESSENDOCI LE FORMULE SUL TURISMO DIFFUSO CHE, DA DIVERSI COMMENTI, PUNTUAMENTE ARRIVANO A ROBERTO, LUI LE IGNORA, NON LE VALUTA,NON LE CONCEPISCE . PER LUI SVILUPPO ECONOMICO CORRISPONDE A QUANTO L’ UOMO PUO’ CAPITALIZZARE, INCIDENDO SUL TERRITORIO, CON OPERAZIONI DI SOTTRAZIONE DI RISORSE, TRASFORMAZIONE AMBIENTALE E OMOLOGAZIONE ALLO STEREOTIPO DEI RESORT, COSI CHIUSI E AUTOSUFFICIENTI-
QUANTO PUOI CAMPARE CON QUESTA LOGICA…IL TERRITORIO NON CRESCE DI PARI PASSO CON L’ ATTIVITA’ EDILIZIA,…E UNA VOLTA CHE TE LO SEI MANGIATO, SEI FOTTUTO…TI ATTACCHI AL TRAM. QUINDI MEDITA, SU COSA POTRAI OFFRIRE AL TURISMO E A CHI VERRA’ DOPO DI NOI UN GIORNO…FORSE UN RESORT,CON SPIAGGIA COLONIZZATA DAI SUOI OMBRELLONI, AL POSTO DEL CENTRO STORICO E FURRIADROXIUS TEULADINI, CON SPIAGGE E COSTE INCONTAMINATE, LIBERE E A BENEFICIO DI TUTTI-
ROBERTO, NON FARE L’ INGENUO…E, SOPRATUTTO, NON FARTI INGANNARE DALLO SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE E PER GLI ALLOCCHI CHE, COME ESCA, IN CAMBIO DI RISORSE, PROSPETTANO SEMPRE, I FANTOMATICI POSTI DI LAVORO E QUALCHE OPERA ACCESSORIA- DOPO LE INDUSTRIE FALLIMENTARI ED INQUINANTI, L’ EOLICO SELVAGGIO, LE DIGHE E ALTRE FORME AFFARISTICO-SPECULATIVE, E’IL MOMENTO BUONO DEI RESORT:
PINTA SA LINNA E BAI IN SARDINIA !!!…
BENE SAREBBE STATO, PROPORRE, ALLA SOCIETA’ IN QUESTIONE, DI INVESTIRE SU UN PIANO DI INTERVENTI
CHE AVESSERO COME OBIETTIVO, LA REALIZZAZIONE DI QUELLO CHE NOI CHIAMIAMO ALBERGO DIFFUSO ( …ne hai una descrizione dettagliata in diversi interventi )-
…SOLO IN QUEL CASO, SECONDO ME E TANTI ALTRI, SI POTREBBERO RISOLVERE QUEI PROBLEMI CHE, TU PENSI POSSANO ESSERE RISOLTI, DAGLI INVESTITORI DEL CEMENTO CHE, A BEN VEDERE, NON SONO DEGLI STINCHI DI SANTO…….DOCUMENTATI ….
Roberto… sono il più orgoglioso tra i sardi orgogliosi ma, ti ripeto, se anche se tu sei sardo allora da adesso MI VERGOGNO di esserlo pure io.
Mi raccomando, quando apriranno i cancelli del nuovo resort e i signori ricconi avranno bisogno di manovalanza non tardare a farti trovare con pala e piccone già pronti in mano.
Così non perderai tempo!
Roberto lei non merita di essere sardo…sempre che lo sia ovviamente
@Roberto
Lei non sta’ dicendo nulla di nuovo. Le solite filastrocche . SviluppoOccupazioneCrescita. E’ il noto slogan di proporre un prodotto, da Malfatano al piano casa passando dalla Tav. BLA BLA BLA
@Roberto : conosciamo molto bene questo progetto, fin da quando si chiamava “Costa Dorada”. E non è cambiato molto da allora. Di alternative, perchè i teuladini fossero una volta tanto “padroni in casa propria”, ne abbiamo indicate parecchie: restauro e riutilizzo dei furriadroxius, consorzi e accorpamento delle proprietà, albergo diffuso, circuito di agriturismi, utilizzo dei prodotti locali, promozione dell’offerta turistica direttamente a livello nazionale e internazionale sul web, ecc. Se ne potrebbe parlare per ore, ma – a quanto pare – il desiderio imperante sarebbe quello di fare il muratore e il cameriere “a tempo determinato”. E un pezzo di Sardegna che se ne và e la “colpa” è solo dei sardi.
Noi continueremo a batterci perchè un patrimonio naturale e storico-culturale unico della nostra Terra sia salvaguardato, altri, forse, prima o poi, si chiederanno dov’erano.
@Antonello
Hi Antonello,
mi sbaglio su tutto? può darsi, semplicemente non la penso come te o come voi se preferisci , su questo benedetto caso “Malfatano” ; è concesso?…Chi mi ha riempito la testa di questi… “strani pensieri” ? ma di che parli? tu conosci il progetto? o parli per sentito dire? La Sardegna Regione italiana maggiore speculazione edilizia? ma chi ti ha messo in testa questa cosa? proviamo a paragonarci a Campania o Sicilia? non scherziamo…Camerieri, muratori, colf etc….a me sta bene, sono lavori come tutti gli altri, o siamo tutti nati come impiegati, ingegneri, avvocati, prelati o medici? i teuladani condannati a lavori umili? sempre meglio del nulla. Ma di che orda parli? ci sei mai venuto a Teulada? conosci il suo territorio? conosci l’impatto dell’uomo sul suo territorio? forse no visto che parliamo di 24000 ettari di cui 7200 sotto demanio miliatare e la restante parte praticamente vergine. L’amato presidente Soru su Teulada ha sempre prodotto solo e soltanto aria fritta…posso dire che invece l’attuale giunta regionale, per quanto criticabile, ci ha dato una mano concreta inserendo il nostro Comune tra i beneficiare di un P.I.A., di questo si deve parlare , di fatti concreti, di persone che per quanto andranno a svolgere un lavoro umile, potranno uscire di casa la mattina con la certezza di date un senso alla loro giornata, di persone che potranno avere una speranza in questo deserto di nome “Sardegna” il cui stato, caro Antonello è colpa di tutti noi , te compreso. I posti di lavoro non giustificano la devastazione dell’ambiente? sono daccordo..ma solo se di devastazione si tratta. Nel caso di cui si discute, ribadisco, state esagerando. Per costruire un hotel bisogna scavare. E’ una novità? forse il turismo non si fa con gli alberghi? per altro c’è un archeologo della soprintendenza ogni mattina a seguire la “devastazione” come voi la chiamate… e tutto sta andando per il meglio, tutto è tutelato. Purtroppo non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca…si attendono idee, non le solite sfuriate ideologiche.
Grazie
su Cagliari Mon Amour: http://pigiotto.blog.tiscali.it/2010/09/25/la-schiena-del-siciliano/
la voce del “padrone”
da L’Unione Sarda, 9 ottobre 2010
TEULADA. I costruttori del resort e delle ville si difendono dalle accuse degli ambientalisti.
«A Tuerredda nessun ecomostro». Toti (Sitas): il progetto è un modello di turismo sostenibile. (Paolo Carta)
«A Capo Malfatano realizzeremo un bellissimo progetto in grado di rispettare l’ambiente, anche grazie alla progettazione eseguita da uno studio di architetti di livello internazionale. Quando completeremo la nostra iniziativa, anche chi adesso è contrario, si renderà conto della qualità del lavoro. E ci prenderà a modello per un turismo sostenibile».
L’ingegnere Claudio Toti, presidente della Sitas, la società che intende realizzare un Resort di lusso e una serie di ville a ridosso di Tuerredda, difende dal suo ufficio di Roma un progetto nato in uno dei tratti di costa più estesi e ancora quasi completamente integro dal punto di vista paesaggistico nel Mediterraneo.
I lavori, già cominciati, cosa riguardano?
«Un primo lotto dell’albergo di lusso, 270 stanze sulle 400 previste in totale. A breve inizieranno i lavori per costruire 13 ville».
Quando sarà completato?
«Entro il 2012».
Il resto del progetto?
«C’è un’ipotesi di accordo con il Comune. Noi avevamo le autorizzazioni per costruire a Capo Malfatano e l’iter amministrativo avviato per edificare a Capo Spartivento. Quest’ultima zona è di altissimo pregio naturalistico e così, per preservarla intatta senza rinunciare ai nostri diritti, abbiamo deciso di chiedere al Comune lo spostamento di quelle volumetrie, 50 mila metri cubi, a Tuerredda, in modo da accorpare in un’unica parte del territorio l’intero intervento».
Ma la Regione non aveva fornito il nulla osta a protezione della vegetazione e in virtù del vincolo idrogeologico a Cala Antoni Areddu.
«Il parere non ci impediva la lottizzazione. Ci imponeva una modifica del progetto. Alla fine però la nostra sensibilità ambientalista ci ha suggerito di tentare la strada dello spostamento delle volumetrie».
Il Comune cosa guadagnerebbe da questo cambio?
«Siamo disposti a cedere al Comune 200 ettari, di cui 110 a Capo Spartivento, per la realizzazione di un parco naturale ed inoltre ci siamo impegnati a contribuire alla realizzazione della strada che collegherà il centro abitato di Teulada alla zona di Capo Malfatano. Oggi i teuladini devono percorrere 23 chilometri per arrivare in quel tratto di mare, con la nuova arteria la distanza si ridurrebbe a 8 chilometri».
Come verrebbe trasformato il progetto che già sta nascendo a Tuerredda in seguito allo spostamento della volumetria?
«Una parte della volumetria andrebbe a completare l’offerta alberghera, il resto verrebbe utilizzato per costruire altre ville sino a un totale di 32».
Ville abitate due settimane ad agosto e poi chiuse per tutto il resto dell’anno. Modello superato.
«Proprio per questo abbiamo deciso di stipulare un accordo con Forte Village che, gestendo l’albergo di lusso anche nei mesi invernali, organizzerà eventi e convegni in modo da occupare anche in quel periodo tutte le strutture che fanno parte del progetto, ville comprese. Con il centro congressi e le strutture sportive, noi riteniamo che l’intero complesso sia in grado di restare aperto per 8 mesi all’anno a pieno regime».
Come mai la Sitas ha presentato cinque valutazioni di impatto ambientale per ogni comparto e non un documento complessivo che riguardi i 140 mila metri cubi previsti a 300 metri dal mare?
«È una strada assolutamente in linea con le leggi e che abbiamo percorso in accordo con il Comune di Teulada e la Regione, tenendo in considerazione il Piano urbanistico municipale e i piani paesistici regionali. Siamo comunque pronti a presentare una valutazione di impatto ambientale unica per l’intervento di Capo Malfatano, una volta che verrà chiuso l’accordo con l’amministrazione per il trasferimento delle cubature».
Le associazioni ambientaliste e diversi intellettuali sono schierate contro la cementificazione di quel tratto di costa immacolato.
«Non siamo cementificatori, siamo i primi a voler tutelare l’ambiente perché i turisti a cui puntiamo con il nostro progetto amano l’assoluta bellezza, e non certamente dei mostri ecologici. La Sitas è proprietaria di 700 ettari tra Capo Spartivento e Capo Malfatano, ne utilizzeremo soltanto 160, dove realizzeremo 140 mila metri cubi. Abbiamo affidato la progettazione ad Arassociati, per realizzare un intervento armonioso e che rispetti al massimo la natura esistente».
In quella zona anticamente sorgeva il più antico porto cartaginese del Mediterraneo. I reperti trovati all’interno dei terreni della Sitas dove sorgeranno resort e ville lo dimostrano.
«I nostri progetti riguardano zone mai esplorate dal punto di vista archeologico. Noi della Sitas abbiamo contribuito al ritrovamento di preziosi mosaici e di una costruzione di epoca romana che intendiamo tutelare e valorizzare. Siamo in continuo contatto con la Sovrintendenza e ciò che ci era stato segnalato dalla Sovrintendenza è stato tutelato e rispettato, anche con lo spostamento di parte delle volumetrie. Non c’era nessun vincolo, la zona, in generale, non era mai stata studiata».
La struttura verrà gestita dal gruppo Mita del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia?
«Sì, c’è già un protocollo d’intesa».
È la stessa società che gestisce il Forte Village di Pula e l’ex Arsenale di La Maddalena, in difficoltà nel reperire professionalità adeguate in Sardegna: trova soltanto camerieri e addetti alle pulizie.
«Non conoscendo le presunte problematiche, posso dire che la struttura offrirà circa 700 posti di lavoro diretti che arriveranno a circa 900 con l’indotto, con diversi livelli occupazionali. Mi sembra tanto per una comunità come quella di Teulada dove il tasso di disoccupazione giovanile è del 47 per cento. Comunque stiamo anche studiando un progetto con gli Enti di Formazione Professionale».
Tutto il paese di Teulada mormora.
«Mi scusi ma non capisco».
Nel cantiere della Sitas lavorerebbero imprese vicine agli amministratori comunali attuali e passati. La vendita delle ville sarebbe stata affidata a un altro parente stretto di un ex assessore comunale.
«Tutto falso. Non so di che cosa stia parlando, ma le posso assicurare che non abbiamo ricevuto in nessun modo pressioni di alcun genere da parte di chicchessia; abbiamo certamente posto attenzione a scegliere imprese locali, ma le assicuro che non conosco i rapporti di parentela di alcuno dei titolari di tali imprese. Ma quello che so è che già oggi lavorano in cantiere circa cento persone. Ed è una cosa di cui andiamo molto fieri».
da La Nuova Sardegna, 10 ottobre 2010
AMBIENTE. Il caso di Capo Malfatano, la conservazione del paesaggio viene prima dei posti di lavoro. Non si può costruire all’infinito: ricoperta di mattoni e cemento la Sardegna non la vorrà più nessuno. (Giorgio Todde)
Gentile Gian Piera Mavuli, leggendo la sua lettera cortese ma incondivisibile ho provato la sensazione che lei si esprimesse proprio come un sindaco. Alberghi, case e posti di lavoro. Un armamentario noto. Ma quando si discute dell’azione di costruire serve ricordare, prima di ogni cosa, che il valore assoluto del paesaggio è difeso dall’articolo 9 della Costituzione e dai Giudici costituzionali che lo antepongono, come valore supremo, anche agli interessi economici.
Lei riproduce – questa è l’impressione – l’intraprendenza di una parte dei temibili «progressisti del fare» rappresentati nel nostro caso dai sindaci di Teulada, dall’ecologica Benetton o dal Monte de’ Paschi, i costruttori di Malfatano. Un luogo, forse l’ultimo di tanta bellezza, che anche lei concorre a cancellare per sempre.
Personalmente non vivo a «metà tra filosofia e ideologia». Coltivo una filosofia e perfino un’ideologia del paesaggio. Dunque non m’importa che due sindaci di diverso colore politico abbiano condiviso il progetto di Malfatano. Questo dimostra solo una continuità allarmante e una assenza di programmi e di alternative che dura da molte giunte. Nulla c’entrano il Betile e il progetto per Sant’Elia a Cagliari, peraltro mai realizzati e sui quali mi sono formato un parere.
Oggi ragioniamo di Malfatano dove costruiscono e sventrano il sito più bello davanti agli occhi di turisti e di viandanti scandalizzati. E lei parla di «fior di architetti» sapendo che non c’è «fior di architetto» che ha i titoli per «abbellire» un luogo sublime. Siamo stanchi dei «fior d’architetti» e di quella che Edoardo Salzano chiama «architettura con i pennacchi». Oltretutto quello che a lei pare un mirabile progetto prevede anche ville che incrementeranno la già deleteria quantità di case vuote con le quali infestiamo il territorio e che non ci hanno arricchito, anzi.
Il fatto è che a Teulada, contro ogni principio di sostenibilità, hanno raccontato la balla che avremmo avuto migliaia di posti di lavoro da alberghi e ville. Lo hanno raccontato ai Pinocchietti sardi che evidentemente non imparano mai. Quell’insediamento è oltretutto contrario alle prescrizioni del Piano paesaggistico. E’ stato autorizzato solo perché Teulada aveva dal 1999 un suo Piano urbanistico comunale e il progetto è passato tra le maglie del Piano per una norma transitoria, per una faccenda di date.
Ma – e qua sta il veleno dell’argomento – anche se dalla cancellazione del paesaggio derivassero posti di lavoro, questi non ne giustificherebbero la distruzione. Lo dicono, ripeto, i princìpi fondanti del nostro Paese. E anche i più elementari princìpi di marketing turistico dimostrano che se annientiamo i luoghi perdiamo per sempre un grande valore economico. E a Malfatano si produce un danno all’intera comunità isolana. Ogni volta che un’impresa «ha investito» nell’isola c’è stato qualcuno, come lei, contento per l’attenzione concessa. Si guardi intorno e contempli il risultato. E vada a Tuerredda. Vedrà cosa produce il «fiore degli architetti». E quello è solo l’inizio.
Lei è riconoscente, come è tradizione locale, a chi spende quattrini da queste parti condannando gli indigeni alla manovalanza, convinti che non esista la possibilità di vivere in base alle proprie capacità. Dimentica che non si può costruire all’infinito e che, una volta costruita, la Sardegna, ricoperta di mattoni e cemento, non la vorrà più nessuno, neppure noi che la abitiamo.
La ringrazio comunque per la sua gentilezza e la saluto cordialmente.
<a href="#comment-15282">@bizio </a>
con tutto il rispetto, mi spiace che non abbia capito che la mia era pura ironia, sublimazione di un desiderio di ritorno ad una terroristica pratica in uso negli anni 70
Che fesserie, quelle scritte dalla signora mavuli . Allora la sardegna non dovrebbe aver problema a soddisfare tutte le richieste di lavoro dei sardi visto quello che e’ stato costruito in 50 anni. Sono le solite argomentazioni di persone prive di idee e di cervello pensante . Complimenti signor Roberto costruiamo alberghi in ogni zona isolata del pianeta, tagliamo gli alberi delle foreste pluviali ,uccidiamo i delfini , buttiamo petrolio in mare, colonizziamo povere genti . E’ cosi che si fa business. (sottovoce) Non dimentichiamoci pero’ che bisogna dire sempre il contrario
<a href="#comment-15274">@pa </a>
con tutto il rispetto ma…… dire che il Giornale è un quotidiano indipendentente è una corbelleria …….
proporrei la opportuna segnalazione al quotidiano indipendente “Il Giornale”, diretto dal raffinato giornalista intellettuale A. Sallusti sotto la sapiente regia di Vittorio Feltri iscritto alla Hall of fame del giornalismo nostrano, che domani uscirà con 4 pagine sulla bagattelle della signora Emma e famiglia…..
Ho notato che mentre chi sostiene la dannosità della speculazione edilizia di Tuerredda-Malfatano produce approfondite e svariate argomentazioni, i difensori del progetto non rispondono mai nel merito, attestandosi dietro la facile quanto debolissima equivalenza “edificazione uguale occasione per giardinieri e impiantisti”. Ad esempio, evitano accuratamente di spiegare perché la soluzione proposta da chi si oppone a questo scempio, non sarebbe efficace (albergo diffuso, basato sulla riqualificazione e adattamento dell’esistente, una rete di agriturismi, qualche nuovo piccolo albergo a conduzione familiare nei pressi del paese e moderni sistemi di promozione in Italia e soprattutto all’estero). O meglio, soltanto un sostenitore del progetto SITAS (mi pare “Luca) ha avuto il merito, su questo blog, di essere chiaro sul punto affermando che a Teulada non sarebbero capaci e quindi devono lasciar fare ai grandi gruppi alberghieri/immobiliari.
Ad una prima analisi potrebbe sembrare una spiegazione certo non esaltante per i teuladini, ma dotata di un qualche fondamento. A mio parere, però, non regge ed è realmente offensiva verso tanti giovani di Teulada, che sarebbero ben in grado di avviare con successo attività imprenditoriali a conduzione familiare se soltanto avessero un valido sostegno delle amministrazioni pubbliche a cominciare da quella comunale.
Se infatti è vero che, come in tutte le attività, non ci si può improvvisare neppure nel settore dell’ospitalità, è altrettanto vero che non sono richieste conoscenze e specializzazioni d’elite e soprattutto ci sarebbero una miriade di opportunità finanziarie (europee, regionali, ecc) che, se tradotte in progetti validi, consenterebbero di essere guidati, istruiti e aiutati in tantissimi modi per imparare a metter su un sistema di albergo diffuso, già collaudato con buon successo in tantissime parti d’Itali e d’Europa.
Non sarebbe certo difficile quindi, né a Teulada, né a Cagliari, né altrove, avviare un nuovo modello turistico rispettoso dell’ambiente in grado di portare un vero, duraturo e gratificante miglioramento economico diffuso tra i residenti, con in più una crescita sociale e culturale notevole, rifiutando quello che invece prevede grandi arricchimenti per pochissimi (le società immobiliari, che fanno il loro mestiere) e soltanto qualche piccola briciola da divedere per i locali (il cosidetto indotto).
Sembra pazzesco che i teuladini possano preferire il secondo modello, che li penalizza pesantemente anche da un punto di vista economico rispetto al primo.
Pensare che questa preferenza possa derivare soltanto da una “mandronia” (pigrizia, per i non sardi) che fa preferire un’esistenza assistita dalle multinazionali del mattone al darsi da fare, sarebbe davvero avvilente, ma sono convinto cha a Teulada, al contrario, ci siano tante persone che vorrebbero puntare al primo modello (piccola imprenditoria e albergo diffuso) e rimandare a casa senza troppi convenevoli gli speculatori; ma che però la loro voce sia sovrastata da chi occupa i posti di comando dell’Amministrazione comunale, tra i quali elevata è la presenza di persone che potrebbero avere interessi diretti nella speculazione SITAS perché titolari di imprese edili o altre attività che gli potrebbero consentire di partecipare un po’ più da “vicino” ai grandi profitti che essa genererà.
Ecco, forse la vera spiegazione per l’accondiscendenza davvero avvilente con cui il Comune di Teulada ha svenduto la sua unicità rappresentata da un mix ineguagliabile di 30 Km di coste incontaminate e siti archeologici di primaria importanza, va ricercata, molto prosaicamente in quei meccanismi.
Lasciamo perdere quindi la stucchevole litania dei posti di lavori portati dai “benefattori del cemento”, chi vuole difendere ciò esperienze quarantennali e svariati studi hanno da tempo classificato come un modello devastante e di stampo coloniale, provi almeno a cercare argomenti meno effimeri e più originali.
Segnalo questo articolo su http://www.strategy-business.com/
Destinations that turn a blind eye to sustainable practices risk depleting their resources and shortsightedly under-investing in the preservation of their natural assets. By borrowing against their future, they trade long-term health for short-term gain.
[Le mete turistiche che non vogliono aprire gli occhi sulla necessità di perseguire pratiche sostenibili rischiano lo svuotamento delle loro risorse e, in modo miope, di non investire nella conservazione dei loro valori naturali. Ipotecando il loro futuro, svendono benefici a lungo termine in cambio di guadagni a breve termine]
http://www.strategy-business.com/article/10304?gko=2abaa&cid=enews20101005
Ciao Roberto.
Dico solo poche cose.
Ti sbagli su tutto.
Vorrei sapere chi ti ha riempito la testa di questi strani pensieri.
Ma un po di dignità e di orgoglio ce l’hai? A me sembra di no!
Non è che sei parente di Emma e le stai facendo un favore?
E’ a causa di persone come te che siamo diventati la Regione con i maggiori problemi di speculazione edilizia. La Regione con i più grandi problemi di identità culturale.
E’ a causa di persone come te che siamo diventati un popolo senza identità, spogliati di tutto ciò che madre natura ci ha donato, trattati come degli schiavi, ridotti a fare i camerieri, le colf, i manovali, i muratori a un’orda barbarica di costruttori, ristoratori e gestori del Continente.
Vogliamo proseguire ancora per molto o vogliamo dire basta a tutto questo?
Vuoi proseguire ancora con tutto questo?
Fatti un esame di coscienza.
Questa non è la via del progresso e dello sviluppo. E’ solo la via della precarietà e della decadenza. E’ la via del non ritorno. Deturpato l’ambiente non ci rimarrà più nulla.
Spero solo che tu non sia Sardo, perchè se lo sei, io mi vergogno di esserlo insieme a te.
Caro Roberto,
posso capire le esigenze di chi non ha un lavoro , ma non credere che sempre cemento coincide con lavoro . Tu citi San Teodoro e fai bene , per o spero tu l’abbia vista san teodoro è un cantiere ovunque è tutto deturpato e provatizzato e in estate praticamente invaso da orde di “barbari” è impossibile vivere a san teodoro nei 3-4 mesi estivi .E la gente si è venduta anche la mamma per il sogno dei denari e ora si ritrovano tutto cementificato , non sono propietari di nulla sono invasi e sono costretti a non avere ne il bellissimo ambiente che c’era ne la vivibilità che serve a vivere.Cementando anche da te avrai un posto temporaneo come muratore sotto pagato (se ti va bene ) e domani te o tuo figlio potrete fare i camerieri , in piu avrete perso il vostro territorio e la dignità. Ti sembra una scelta sensata ? Perche non gli chiedi di investire su ecologia e microricettività? Cosi magari si fanno delle zone usufrubili (sentieri organizzati ecc ecc) e con la microricettività affitti tu !
Ciao
Fabio
@Roberto : ancora una volta slogan, non fatti oggettivi. 140 mila metri cubi a ridotta distanza dal mare vuol dire “uccidere” ambiente e attrattiva turistica. Non c’è più cieco di chi non vuol vedere. Abbiamo proprio posizioni molto diverse. Le proprietà si possono accorpare, se c’è volontà di un progetto unitario. Se ci sono interessi “mattonari”, non c’è alcuna volontà di reale sviluppo che salvaguardi l’ambiente e porti soldi ai teuladini “padroni in casa propria”. Dovresti, con sincerità, dirci chi sei e quali interessi hai in proposito. Poi potremmo discutere apertamente
Le accuse verso il nuovo resort di Malfatano sono sempre e come al solito gratuite e di natura prettamente ideologica.
Chi protesta dovrebbe sapere, e sono sicuro sia così, che i siti archeologici saranno e sono già tutelati; per la prima volta , un’accordo tra soprintendenza, comune e società proprietaria delle aree, consentirà di verificare cosa c’è a Malfatano, forse l’antico porto? chissà . Comune e Sitas si sono accordate per spostare le cubature più impattanti altrove PREVIO accordo di programma con la Regione Sarda. L’accordo potrebbe garantire al Comune ulteriori risorse per la realizzazione di un’arteria capace di togliere Teulada dall’isolamento geografico che fino ad oggi l’ha tormentata avvicinandola alla costa e a Cagliari. Tante volte ci si riempie la bocca di parole come quella di “speculazione” , “devastazione” ecc. senza conoscere la realtà delle cose e fomentando odio e sospetto verso chi investe coraggiosamente nella nostra isola. E’ ora che ve ne facciate una ragione, quel progetto si realizzerà; chi lo conosce sa che è un progetto di qualità; avete fatto di un uomo che ne fa solo una questione di soldi . un’eroe. Finiamola con la pura, vecchia e semplice ideologia e le idee non idee della valorizzazione del villaggio di Malfatano : è semplicemente ridicola considerato il frazionamento esistente tra le varie proprietà. La questione della suddivisione in vari comparti è già stata sottoposta a suo tempo a Bruxelles e non siete arrivati a nulla. Ora la riproponete tramite un deputato che sicuramente non è mai nemmeno stato a Teulada. Vedremo. Finitela di accanirvi contro ( secondo voi a favore di ) Teulada. Su 25 km di costa non esite un albergo degno di questo nome al momento. E’ nostro diritto crearci occosioni di sviluppo. Voi non avete proposte per noi ma solo improbabili formule di sviluppo prive di qualsiasi sostanza. E’ un mio parere ( ma sono quasi certo di non sbaliarmi ) .
Con il tempo vedremo chi avrà ragione. Nel frattempo qui si sopravvive giorno dopo giorno e quell’hotel è una occasione. O deve averla solo Villasimius, Pula o San Teodoro ?
Roberto