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La protesta dei pastori finisce a botte, ospedale e galèra.

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Il mondo agro-pastorale sardo è in gravissima crisi. Non da oggi, da vent’anni almeno.  Sarebbe necessaria un’approfondita analisi del settore e la costruzione di una vera politica regionale dell’agricoltura, inserita in quella nazionale e comunitaria.  In Sardistàn non si fa.   

Non è mai stata fatta un’analisi approfondita sulla ricaduta delle enormi somme di fondi pubblici investite – per meglio dire, “spese” – a sostegno del settore agro-pastorale in Sardegna negli ultimi 30 anni. Basti pensare che i soli fondi Feoga presenti nel P.O.R. Sardegna 2000-2006 ammontano a ben 956.858.305,01 euro (impegnati al 30 giugno 2009), dei quali sono stati spesi 882.575.881,74 (al 30 giugno 2009).  A questi vanno sommati i fondi provenienti dai programmi Leader +, dai regolamenti n. 2080/1992 e n. 2082/1992 e parecchi altri spiccioli.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti, ma tuttora non si vuol capire che il settore in Sardegna manca di serie e radicali riforme necessarie per poter rimanere sui mercati internazionali e nazionali. In primo luogo le aziende dovrebbero riunirsi in consorzi e conferire in comune almeno alcuni “segmenti” di attività (raccolta, distribuzione, commercializzazione, ecc.). Solo così avrebbero possibilità concrete di sviluppo. La piccola azienda da sola non va più da nessuna parte. Di pari passo la conversione in prodotti di qualità debitamente certificati.  Sono ormai condizioni minime per esistere in Europa in campo agricolo.

Regalare a pioggia 15 mila euro ad azienda o 220 milioni di euro all’intero settore vuol dire, oggi, soltanto sprecare fondi pubblici. Avete idea – a puro titolo di esempio – quanti sono i produttori di latte e i caseifici aderenti al Consorzio produttori del Parmigiano Reggiano?   Solo in seguito a una riorganizzazione del settore si può pensare all’integrazione del reddito di ogni azienda (agriturismo, produzione di energia, ecc.).

Oggi sembra davvero pura utopìa e le rivendicazioni e la credibilità del Movimento Pastori Sardi stanno finendo a botte, ospedale e galèra.

Stefano Deliperi

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  1. 4 Novembre 2010 a 16:01 | #1

    da La Nuova Sardegna, 4 novembre 2010
    Il solito assistenzialismo. Sul latte accordo sbagliato. Soldi pubblici spesi per pagare le eccedenze favorendo gli industriali e lasciando il problema tale e quale alle giunte future. (Francesco Pigliaru)

    Sembra proprio che siamo alle solite. Tutto inizia, come sempre, con un settore produttivo in stato di crisi. Un settore che non riesce più a dare un reddito decente a chi ci lavora. La Regione ha un bilancio che oscilla intorno agli otto miliardi di euro, una cifra enorme, pari a poco meno del 30% di ciò che produce ogni anno la nostra isola. E molti di quei soldi sono spesi malissimo, per finanziare progetti inutili e privilegi di ogni tipo.
    Se le cose stanno così, perché mai chi fa fatica a mantenere la famiglia con il proprio lavoro non dovrebbe, come prima cosa, piazzare le tende davanti all’orrendo palazzo del Consiglio Regionale per chiedere rumorosamente aiuto?
    Così hanno fatto anche i pastori, gente che lavora duro per una remunerazione insufficiente: 65 centesimi per litro di latte. Un prezzo che, si sostiene, oggi non coprirebbe nemmeno il costo di produzione. In queste condizioni molti allevatori getteranno presto la spugna. A meno che non si faccia qualcosa. Ora, qualcosa sembra che si faccia: giunta regionale e MPS hanno annunciato di avere un accordo per portare il prezzo del latte ovino fino a 85 centesimi al litro. Come ci riusciranno? Semplice, la Regione comprerà la produzione invenduta di pecorino. Cioè, darà un sacco di soldi ai produttori di formaggio, a condizione che paghino un po’ di più il latte.
    Da ciò che si vede, l’accordo sembra nient’altro che un costoso modo di chiudere una vertenza politicamente scomoda senza però risolvere nulla. La Regione spenderà soldi nostri per pagare forme di formaggio che né noi né altri consumatori hanno voluto acquistare. Questa soluzione non va da nessuna parte e crea un pericoloso precedente. Cosa impedirà la creazione di una lunga fila di persone e di gruppi pronti a reclamare protezioni economiche per la propria attività?
    L’accordo non affronta i problemi che determinano un prezzo del latte così basso, ed è dunque di breve respiro: finiti i soldi che la Regione riterrà di poter spendere, saremo punto e a capo.
    Ma perché il prezzo del latte è basso? E cos’altro si potrebbe fare? Vediamo. Il basso livello del prezzo del latte viene attribuito a due cause principali.
    La prima è la seguente: mentre i produttori di latte sono piccoli e frazionati, gli industriali sono pochi e si sospetta che formino un cartello: sarebbero cioè in grado di imporre un prezzo ingiustamente basso ai pastori. La seconda causa sarebbe la seguente. Gran parte del latte ovino prodotto in Sardegna è utilizzato per produrre il pecorino romano, un formaggio di scarsa qualità con quote di mercato in strutturale diminuzione e facilmente sostituibile con prodotti meno costosi. E in futuro le cose rischiano solo di peggiorare.
    L’accordo raggiunto non fa niente per affrontare queste cause. Anzi: finanziando con soldi pubblici il ritiro del pecorino romano invenduto, incentiverà le imprese a produrne in eccesso anche nei prossimi anni.
    Se queste sono le cause, esistono soluzioni più ragionevoli di quelle proposte dalla giunta. Per esempio, si dovrebbero aiutare i produttori del latte a guardare altrove, a cercare mercati migliori per il loro prodotto. Se in Sardegna il problema è il cartello degli industriali, esistono luoghi, in Italia e all’estero, in cui questo problema non esiste e dove un latte di qualità spunta prezzi alti. E se questa opzione diventasse concreta in tempi rapidi per gli allevatori, il potere di mercato del cartello locale degli industriali sparirebbe d’incanto (sempre che esista). Stessa soluzione per la seconda causa. Se l’industria sarda è incastrata nel pecorino romano, altrove non è così. Anche in questo caso, esistono territori che pagano bene il latte di qualità perché hanno meglio diversificato le produzioni di formaggio per aumentarne il valore.
    Più in generale, una buona politica usa i soldi pubblici per rimuovere i problemi, non per scaricarli del tutto irrisolti su chi governerà tra uno o due anni. L’accordo sottoscritto dalla giunta regionale non è una buona politica.

  2. Pierflo
    25 Ottobre 2010 a 10:17 | #2

    Il formaggio, quello buono, si produce da latte di qualità che è scarso.
    Quanti terreni sono da ritenersi non idonei al pascolo perché inquinati ?
    Non sembrerebbe, vedendo le pecore al pascolo ovunque, che l’Assessorato per la “(.…)Riforma (?) Agropastorale” si sia preso la briga di badare almeno alla salute del consumatore.
    In conclusione, visto che di agricoltura non se ne fa più, che i pastori sono fuori dal sistema è venuto il momento per L’Assessorato (…per la Riforma…) di essere riformato.(chiuso)

  3. 22 Ottobre 2010 a 15:17 | #3

    da La Nuova Sardegna, 22 ottobre 2010
    «Disponibili subito 207 milioni». Proposta di legge dell’opposizione: 110 quest’anno, gli altri entro il 2013 Soru: è la nostra industria più importante e dobbiamo fare di tutto.
    CENTROSINISTRA. Spostamento di risorse da vari capitoli del bilancio. (Filippo Peretti)

    CAGLIARI. «La Regione ha i 207 milioni per risolvere la vertenza dei pastori», dicono i leader del centrosinistra nel presentare una proposta di legge. Critiche alla giunta. E Renato Soru rincara la dose.
    In una conferenza stampa i capigruppo dell’opposizione (Mario Bruno del Pd, Luciano Uras di Sinistra e Adriano Salis di Idv) si sono detti contrari allo «sgombero forzato» dei pastori che occupano la sala della commissione consiliare. E hanno affermato che la Regione può chiedere al governo la proroga degli aiuti de minimis per andare oltre la scadenza del 31 dicembre. Assieme ai membri della commissione Agricoltura, i capigruppo hanno illustrato la proposta di legge presentata dal centrosinistra. Lo stanziamento previsto, poi contestato dagli assessori La Spisa e Prato – è di 207 milioni di euro: 110 nel 2010, gli altri nel triennio 2011-2013, in linea, quindi, con l’ordine del giorno della stessa opposizione approvato dal Consiglio regionale il 13 settembre. Sono previsti anche gli interventi in regime di de minimis, come richiesto dai pastori.
    «Il nostro testo – ha spiegato Luigi Lotto (Pd), componente della commissione – è composto di sette articoli. Il primo prevede l’erogazione di 40 centesimi di euro per litro di latte prodotto, fino ad un massimo di 15mila euro per il 2010. Per il 2011 e il 2012 si scende a quindici centesimi, fino ad un massimo di 2500 euro. E questo per le aziende agricole condotte da imprenditori professionali che deleghino la commercializzazione alle organizzazioni produttori Op». Altri interventi riguardano il sostegno alle aziende cerealicole (2 milioni nel triennio 2010-2012), le giacenze di pecorino romano (15 milioni nel 2010), le strutture di macellazione e stoccaggio del latte (3 milioni negli anni 2011-2013), la ricapitalizzazione delle cooperative e la formazione del personale tecnico di coop e Op (1 milione nel triennio 2011-2013), infine interventi sul credito, per 5 milioni nel triennio. La copertura finanziarie per il 2010 proposta delle opposizioni è assicurata da uno spostamento di risorse da vari capitoli del bilancio annuale: programmazione negoziata Pia (50 milioni), incentivi alle attività turistico-ricettive (20), alle attività artigiane (20), finanziamenti agli enti locali per opere di loro interesse (20). I capigruppo hanno detto che sono fondi ormai non più spendibili nel 2010 e che sarebbero reintegrate nel 2011.
    Sulla vertenza, intervistato da CnrMedia, è intervenuto l’ex presidente Renato Soru: «La situazione è senza governo, come è senza governo la Sardegna in questi diciotto mesi e in particolare in questi ultimi». Secondo Soru «in assenza della politica i problemi si aggravano e gli animi si esasperano». Secondo Soru «la Regione altre volte s’è fatta carico di aiutare settori in crisi, questa è la nostra industria più importante, quindi dobbiamo fare di tutto».

  4. 22 Ottobre 2010 a 15:14 | #4

    come volevasi dimostrare.

    da La Nuova Sardegna, 22 ottobre 2010
    La Spisa e Prato insieme rispondono al Movimento: in cassa non ci sono soldi. Gli assessori all’Agricoltura e al Bilancio: esaudire le richieste dell’Mps comporterebbe gravi conseguenze per l’isola.

    CAGLIARI. Cappellacci si è stufato di essere l’unico bersaglio, nella vertenza agricoltura. Soprattutto se a sparargli contro è troppo spesso la sua maggioranza. Vada per i nemici, opposizione, Movimento pastori e Coldiretti, i loro attacchi sono ovvi, quello inaccettabile è il fuoco amico. Ecco perché ieri, all’improvviso, ha rinviato l’incontro con le associazioni di categoria, convocato per domani un vertice di maggioranza e, attraverso il comunicato di due assessori, ha messo fine alle illusioni: i soldi per esaudire le richieste del Movimento pastori, non ci sono.
    Nel suo messaggio, Cappellacci è chiaro: da oggi in poi a metterci la faccia non può essere solo la Giunta, dovrà essere tutto il centrodestra. È un contrattacco, forse: il presidente non chiede più, ora pretende che lo aiutino a sgomberare il campo dai sogni e per questo si è fatto già dare una mano dagli assessori Prato e La Spisa. Domani – è scritto nel suo comunicato – la maggioranza si riunirà per “stabilire subito azioni, modalità e tempi degli interventi, a partire dall’approvazione immediata del disegno di legge”. Questo non è un invito, ha i toni dell’ordine perentori, anche se è da capire quanto sia una prova di forza o non l’ammissione che “da solo non posso farcela, ho bisogno di tutti”.
    Se ha voluto battere i pugni, lo ha fatto (in ritardo?) dopo aver incassato non si sa più quante dichiarazioni contro, tre maxi cortei a Cagliari e persino la guerriglia urbana di martedì: questi sono i motivi del risveglio di Cappellacci. Non è finita. Lo hanno accusato anche di essere stato assente in questi giorni caldi ed ecco la sua risposta: ora vuole che la coalizione stia pubblicamente dalla sua parte e da quella degli assessori. Che “tutti si assumano chiare responsabilità politiche”, è il senso della replica secca all’incessante fuoco amico delle ultime settimane. Che ha investito lui e Andrea Prato (assessore ancora mal sopportato da una parte del centrodestra) soprattutto nelle riunioni della commissione Agricoltura, che da oltre un mese e mezzo ha in discussione il disegno di legge per far fronte all’emergenza. Tra l’altro Cappellacci ha saputo che proprio la proposta della Giunta è stata bocciata (“Così com’era, era poverina”, parole testuali) da chi ha presieduto l’ultimo incontro fra i capigruppo e il Movimento pastori, Mario Diana del Pdl, e che, nella stessa riunione, a cannoneggiare contro Prato si sono messi Riformatori, Movimento per le autonomie e Psd’Az, ancora critici dopo il rimpasto. È quel tiro al bersaglio contestato, insieme al fuoco nemico, in questa parte del comunicato: «Come presidente della Regione – si legge – a differenza di qualche politico (guarda da caso senza precisare se della maggioranza o dell’opposizione) che ha la pretesa di registrare presenze e assenze, io sono andato in mezzo ai pastori non per compiacere la folla a suon di promesse vane ma a dire la verità». Cioè: io ci ho messo la faccia e voi?
    Ma il rinvio della riunione con la Coldiretti – fra una settimana al tavolo ci saranno anche gli industriali, questa è la novità – e l’immediata convocazione della maggioranza potrebbero essere anche lette come una prova di debolezza. Cappellacci ha capito che la Giunta da sola non può tenere testa alla piazza. Ha bisogno del sostegno anche degli alleati che finora si sono messi di traverso. Soccorso ancor più necessario oggi dopo il comunicato congiunto degli assessori Giorgio La Spisa (Programmazione) e Prato. Forse per smentire le voci su una loro possibile “separazione in casa”, a sorpresa i due hanno confermato per la prima volta quanto finora avevano detto sottovoce: «Esaudire le richieste del Movimento pastori, fatte proprie dall’opposizione, comporterebbe solo gravi conseguenze per tutto il sistema economico della Sardegna e le politiche sociali già decise». Togliere i soldi da altre voci di bilancio, dicono La Spisa e Prato, sarebbe dunque rischioso e, allo stesso tempo, ribadiscono che “l’ipotesi prospettata da più parti di violare il Patto di stabilità porterebbe la Regione verso un pericoloso dissesto finanziario”. Fatti i conti di quanto è possibile ancora spendere fino a dicembre, poco o nulla tra costi correnti, lotta alla povertà e opere pubbliche, gli assessori scrivono che “l’attuale governo regionale, così come quello precedente, non è d’accordo a una violazione volontaria del Patto, perché le successive sanzioni avrebbero effetti pesanti sul 2011, col blocco delle assunzioni e il divieto di contrarre mutui per le infrastrutture”. È un comunicato chiaro che può essere sintetizzato con un ancora più eloquente “le casse sono vuote”. Ma c’è di più: questa schiettezza potrebbe far parte del nuova e ritrovato gioco di squadra della Giunta. Che risponde al Movimento pastori e al centrosinistra, ma di rimbalzo dice alla maggioranza: «Attenzione, nessuna fuga in avanti».

  5. 21 Ottobre 2010 a 19:03 | #5

    interessante: “I pastori non sono più simpatici?”, di Nicolò Migheli (http://www.sardegnademocratica.it/index/economia/articolo/26541/i-pastori-non-sono-piu-simpatici-.html);
    interessante, ma da verificare: “Sulle responsabilità, per capire”, di Gesuino Muledda (http://www.sardegnademocratica.it/index/economia/articolo/26542/sulle-responsabilita-per-capire.html);
    preoccupante..ed è stato anche Assessore regionale della programmazione: “La rabbia dei pastori sardi e la politica inesistente”, di Francesco Pigliaru (http://francescopigliaru.blogspot.com/2010/10/la-rabbia-dei-pastori-sardi-e-la.html).

  6. 21 Ottobre 2010 a 16:49 | #6

    da La Nuova Sardegna on line, 21 ottobre 2010
    Pastori, occupazione a oltranza, annunciata un’altra manifestazione.
    Dopo il giorno degli scontri quello della tregua. A mezzanotte, dopo una drammatica trattativa che tra la presidente Lombardo, l’assessore Prato e i leader del Movimento dei pastori, l’Mps aveva annunciato che oggi avrebbe lasciato l’aula occupata ieri mattina per consentire la riunione che dovrebbe apportare al ddl sull’agricoltura le modifiche concordate. Ma stamattina è arrivata la smentita. Floris ha annunciato che “l’occupazione e il presidio del Consiglio regionale continueranno mentre i comitati del movimento si apprestano a decidere la data di una nuova, grande, manifestazione a Cagliari”.

    CAGLIARI. Non solo smentiscono che abbandoneranno il Consiglio regionale in giornata, ma annunciano una nuova grande manifestazione a Cagliari per la prossima settimana. Il movimento pastori sardi, che da due giorni presidia il palazzo dell’assemblea regionale e occupa la sala riunioni della terza commissione consiliare, ha intenzione di proseguire l’azione di protesta.
    Il leader Felice Floris ha bollato come “inconsistenti” le proposte della Giunta per risolvere la vertenza. Dopo l’incontro di ieri con l’assessore Andrea Prato, terminato poco dopo le 23.30, i pastori hanno esaminato le proposte e, ritenendole “troppo vaghe” hanno deciso di continuare l’occupazione.
    “Siamo legati dal giuramento di proseguire la protesta fino a quando non arriveranno risposte concrete alle nostre richieste”, ha sottolineato Floris, “per cui l’occupazione e il presidio del Consiglio regionale continuano mentre i comitati del movimento si apprestano a decidere la data della nuova, grande, manifestazione a Cagliari”.
    L’assessore Prato, invece, ha sottolineato che c’è “una disponibilità a un confronto istituzionale, nel quale decidiamo di ascoltare i pastori in merito ad una serie di temi. Siamo disponibili a valutare eventuali correttivi al disegno di legge. Sui 13 punti della loro piattaforma – ha concluso Prato – noi ne abbiamo accolti nove”.
    Ora si attende il ritorno da Roma del governatore Ugo Cappellacci, che potrebbe incontrare pastori e associazioni agricole oggi pomeriggio. Nell’attesa, dunque, prosegue, l’occupazione degli uffici della Commissione Bilancio, mentre dalle prime ore di stamattina, sotto il Consiglio, stanno ritornando numerosi allevatori per unirsi a quei colleghi che hanno trascorso la notte nelle tende. La situazione è calma e tenuta sotto controllo dalle forze dell’ordine.

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