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Verità e giustizia per Giuseppe Casu e per tutti i “folli”. Riccardo Rasman, per esempio.

farfallina azzurra

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Giuseppe Casu era un venditore ambulante di Quartu S. Elena (CA). Giovedì 15 giugno 2006, in Piazza IV Novembre vendeva, come al solito, frutta e verdura.    In tarda mattinata viene circondato dalla Polizia Municipale con tanto di giornalisti al seguito, multato di ben 5.000 euro per vendita abusiva, afferrato, ammanettato, caricato su un’ambulanza con un ordine sindacale di T.S.O. (trattamento sanitario obbligatorio).   Nel reparto di psichiatria dell’Ospedale SS. Trinità di Cagliari, dove viene ricoverato, viene sedato, legato al letto e – dopo una settimana – muore. A 60 anni, senza che soffrisse di particolari patologie. L’autopsìa viene frettolosamente effettuata, ma qualcosa non quadra.   Spariscono anche reperti anatomici importantissimi e i comportamenti dei medici sono opachi.  Attualmente è in corso il processo penale. Imputati medici e sanitari.    La Procura della Repubblica di Cagliari ora ipotizza anche il reato di sequestro di persona.

Chi volesse aiutare la famiglia di Giuseppe Casu (in particolare la figlia Natascia) nel sostenere le non indifferenti spese legali può effettuare un versamento sul conto corrente bancario n. 100707 presso B.N.L. – Agenzia di Cagliari, Largo Carlo Felice, intestato ad A.S.A.R.P. – causale “per la causa di Giuseppe Casu”, codice IBAN: IT70B0100504800000000100707.    Maggiori informazioni su http://veritaxmiopadre.blogspot.com/, il blog aperto da Natascia Casu sulla tragica vicenda del padre.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 P.S.   proponiamo anche una vicenda a dir poco inquietante avvenuta a Trieste, quella di Riccardo Rasman, disabile psichico, per la cui morte sono stati condannati agenti della Polizia di Stato.

 

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da La Nuova Sardegna, 21 ottobre 2010

Sette medici accusati di sequestro di persona. Ambulante morto in psichiatria, il pm indaga su un nuovo reato. La svolta mentre sta per finire il processo per omicidio colposo.

 CAGLIARI. Mentre il processo per la morte dell’ambulante Giuseppe Casu si avvicina alla sentenza dopo un anno abbondante di udienze, la Procura impone una nuova svolta clamorosa a una vicenda che a distanza di quattro anni (Casu morì nel reparto di psichiatria dell’ospedale Santissima Trinità il 22 giugno 2006) non finisce di riservare sorprese: ora il pm Giangiacomo Pilia indaga anche per sequestro di persona il primario Giampaolo Turri e l’aiuto Maria Cantone, finora imputati di concorso in omicidio colposo. Non solo: l’accusa è estesa ad altri cinque medici, che avallando lo stato di contenzione cui venne costretto il paziente l’avrebbero privato – per l’accusa senza una ragione reale – della libertà personale con l’uso indiscriminato di psicofarmaci. I sanitari coinvolti nel procedimento per i quali Pilia ha chiuso le indagini sono Antonella Baita, Maria Rosa Murgia, Marco Murtas, Luciana Scamonati e Marisa Coni. La decisione del magistrato di chiudere l’inchiesta sembra legata all’esito della perizia depositata la scorsa settimana dai tre periti incaricati dal giudice Simone Nespoli, che indicando l’uso improprio di un farmaco come causa del decesso ha confermato che la scelta di tenere Casu legato a un letto del Santissima Trinità per quasi una settimana sia stata un provvedimento non indispensabile. L’ambulante, sottoposto su richiesta del sindaco di Quartu a trattamento sanitario obbligatorio, aveva dato segni di instabilità. Ma prima la commissione nominata a suo tempo dalla direzione generale dell’Asl 8 e il perito del tribunale hanno bocciato quella misura, che per Turri – l’ha detto nel corso dell’esame in aula – non è stata una contenzione vera, perchè il paziente veniva slegato più volte e poteva muoversi per mangiare oltre che per altre necessità.

Fenicotteri in volo

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Altri cinque medici indagati con Turri e la Cantone per la morte avvenuta quattro anni fa nel reparto di psichiatria del Santissima Trinità. L’ambulante legato: fu sequestro di persona. I periti del tribunale sostengono che la contenzione del paziente non era indispensabile. Mauro Lissia

CAGLIARI. Mentre il processo per la morte dell’ambulante Giuseppe Casu si avvicina alla sentenza dopo un anno abbondante di udienze la Procura della Repubblica impone una nuova svolta clamorosa a una vicenda che a distanza di quattro anni non finisce di riservare sorprese: ora il pubblico ministero Giangiacomo Pilia indaga anche per sequestro di persona il primario Giampaolo Turri e l’aiuto Maria Cantone, finora imputati di concorso in omicidio colposo. Non solo: l’accusa è estesa ad altri cinque medici, che avvallando lo stato di contenzione cui venne costretto il paziente l’avrebbero privato – per l’accusa senza una ragione reale – della libertà personale con l’uso indiscriminato di psicofarmaci. I sanitari coinvolti nel procedimento, per i quali Pilia ha chiuso le indagini, sono Antonella Baita, Maria Rosa Murgia, Marco Murtas, Luciana Scamonati e Marisa Coni. Che la Procura stesse per compiere questo nuovo passo era nell’aria da tempo. La decisione del magistrato di chiudere l’inchiesta sembra legata all’esito della perizia depositata la scorsa settimana dai tre periti incaricati dal giudice Simone Nespoli, che indicando l’uso improprio di un farmaco come causa del decesso ha confermato che la scelta di tenere Casu legato a un letto del Santissima Trinità per quasi una settimana sia stata un provvedimento non indispensabile. L’ambulante, sottoposto su richiesta del sindaco di Quartu a trattamento sanitario obbligatorio, aveva dato segni di instabilità. Ma prima la commissione nominata a suo tempo dalla direzione generale dell’Asl 8 e il perito del tribunale hanno bocciato quella misura, che per Turri – l’ha detto nel corso dell’esame in aula – non è stata una contenzione vera, perchè il paziente veniva slegato più volte e poteva muoversi per mangiare oltre che per altre necessità. Giuseppe Casu morì nel reparto di psichiatria dell’ospedale Santissima Trinità il 22 giugno 2006.

Rondini

Rondini

Le ragioni di quella fine sono state al centro di un aspro confronto tra specialisti all’udienza dell’11 ottobre scorso, quella che ha chiuso il dibattimento. Il giudice Simone Nespoli di qui a due udienze dovrà decidere se a provocare la morte dell’ambulante sono state le decisioni del primario Giampaolo Turri e dell’aiuto Maria Cantone – imputati di omicidio colposo, difesi da Guido Manca Bitti, Gigi Porcella, Giampaolo Macciotta, Vincenzo Sau e Massimo Ledda – oppure il decesso è avvenuto per cause naturali. Decisione difficile perchè i responsi forniti dai periti e consulenti delle parti sono in aperto conflitto. I tre periti del tribunale Rita Celli, Guglielmo Occhionero e Elda Feyles hanno sostenuto che la causa della morte non è stata la tromboembolia, come indicato nel capo d’imputazione del pm Giangiacomo Pilia, ma l’uso dell’aloperidolo. Sarebbe stato quel farmaco a determinare l’arresto cardiaco. I periti della difesa hanno contrastato con forza la tesi dei colleghi, mentre quelli della parte civile – rappresentata da Mario Canessa e Dario Sarigu – hanno giudicato probabile ma non certo che la morte sia avvenuta per la causa stabilita dai periti dell’ufficio. Nella relazione i tre specialisti scrivono che «fu la carenza organizzativa, tradottasi in un difetto di assistenza nella fase diagnostica, a determinare il decesso. Ed è pertanto da riconoscersi la responsabilità in capo ai curanti del predetto servizio nel determinismo dell’evento. Evento di per se stesso, data la natura del trattamento psicofarmacologico, prevedibile e prevenibile». «Nel caso del paziente Casu – hanno sostenuto i periti – non ricorre quasi mai il requisito dell’attualità del pericolo di vita che avrebbe motivato una contenzione, perchè il paziente delirava e al più avrebbe delirato con maggiore intensità».

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 (foto S.D., archivio GrIG)

  1. 3 Novembre 2010 a 19:22 | #1

    Ricordando i giorni alla fine della guerra , fa star male ancora oggi quello che ha subito la nostra gente , legati con il filo di ferro trucidati e gettati nelle foibe . Come padre non avrei mai pensato di vedere mio figlio legato con il filo di ferro mani e piedi e massacrato a terra nel suo appartamento dalle nostre forze dell’ Ordine , sono passati 4 anni e loro non ci hanno spiegato il motivo , il VERO MOTIVO dato che non si è dimostrato vero quello che ci dissero all’ inizio, SIAMO STATI COLPITI SENZA COLPA , questi uomini hanno colpito e si sono nascosti , fiduciosi che avendo fatto il loro dovere tutto si sarebbe risolto con la archiviazione , massacrare un invalido e dire che hanno fatto il loro dovere? Ma chi sono questi che hanno un simile coraggio di parlare in questo modo ‘? Qui è peggio della seconda guerra mondiale …… e tutti continuano a stare zitti , non hanno una perizia dimostrabile di una colpevolezza da parte di Riccardo, E anche se avesse fatto del crimine ci sono i processi , per che cosa abbiamo in Italia tanti Giudici ? Che devono decidere lo stato di colpevolezza compiendo indagini ecc… qui invece …. PER Sarah cercano la verità perchè sono di mezzo i cittadini , per nostro Riccardo non esistono indagini perchè lo hanno massacrato i Poliziotti , questa e la legge uguale per tutti , quando amazza un cittadino non si finisce mai , ma quando ci sono di mezzo chi ha il potere non si parla , il biglietto di minaccia di morte parla chiaro ma nessuno lo vede…allora continueremo a parlare noi

  2. 24 Ottobre 2010 a 11:46 | #2

    Che dire dei Dottori del centro di salute mentale di Domio? Riccardo era in cura da loro per 14 anni , e basterebbe analizzare la cartella clinica per rendersi conto di come valutavano la famiglia e Riccardo come lo hanno curato ,con quali medicinali loro pensavano di curarlo, senza tener conto della loro indifferenza e dei loro ricatti , dicono che i veri Dottori sono tali quando si preoccupano dei loro pazienti quando stanno male ,ma a loro questa asserzione non incalza minimamente , questi non sono dei veri dottori perchè non si sono mai preoccupati della salute di Riccardo a loro dava fastidio quando la famiglia voleva chiedere il loro aiuto o voleva parlare con loro , tanto che vedendo che Riccardo peggiorava la famiglia lo portò a curarsi fuori Trieste diverse volte ,fino a quando questi dottori gli dissero che non doveva andare fuori provincia a curarsi se voleva avere le medicine , gli cambiarono medicinali cosi’ stava sempre peggio ,e di conseguenza dissero ai famigliari che se recava difficoltà di denunciarlo perchè cosi’ funziona la costituzione Italiana , la preoccupazione della famiglia per la salute di Riccardo la valutavano come un affronto nei loro confronti ,ci chiediamo se questi sono VERI Dottori? Non possono esserlo la loro preoccupazione il loro fine non è quello di aiuto ma di condanna la famiglia e il malato , con i medicinali che gli davano avrebbe dovuto man mano stare meglio ,come quando si curava fuori Trieste invece come risulta dalla cartella clinica gli davano medicine da cavallo per far star male chiunque . Perchè lo curavano in questo modo ??? Senza nessuna pietà per la condizione che questo recava a Riccardo e alla famiglia , il loro obbietivo era di allontanarlo e di rinchiuderlo in qualche posto, e per questo anche che lo volevano allontanarlo dalla famiglia assegnandogli cosi’ un monolocale ,loro pensavano di averlo in pugno e di fare di Riccardo quello che ritenevono opportuno ,ma questo loro disegno non ha funzionato perchè Riccardo non andava quasi mai in quel monolocale da solo ma era sempre accompagnato dai suoi, quell’estate 2006 repetutamente continuavano a insistere di denunciarlo alla polizia , ora sappiamo perchè ! Perchè Riccardo avrebbe avuto un processo per stato di ebrezza il 2-ottobre-2006 a insaputa di Riccardo e della famiglia , come mai hanno tenuto nascosto questo processo””???? ,Riccardo è morto senza saperlo ,la famiglia lo ha coperto dopo 2 anni e mezzo , ci viene da pensare che era falsamente una montatura, chi ha creato questa montatura ‘???? Chi ha scritto il biglietto di minaccia ”???? E STATO un avvocato che ce la aveva a morte con la famiglia. Riccardo non è stato mai ubriaco, QUESTI bravi dottori sapevano tutto , dato che dell’Acqua disse in seguito che se non succedeva nel 1999 l ‘intervento della polizia questo non sarebbe successo, allora molti dovevano vendicarsi e loro sono stati complici , sapevano e per questo che al 10 -luglio-2006 dissero alla famiglia che domani verremo con la polizia e lo porteremo via cosi’sarà finita una volta per sempre !!!! La famiglia ribadi che li avrebbero denunciati ,come loro si permettono di fare questo,il loro intento era di far pesare ancora di più la situazione di Riccardo al processo del 2-ottobre- volevano fargliela pagare di tutto dato che l’imputazione dimostrava che era recitivo ,ora era il tempo che pagasse tutte le condanne sospese ,non ci sono riusciti neppure al 2-ottobre- non sono riusciti a portarlo in carcere .Cosi’ hanno pensato di fare in un altro modo ,dato che il custode Pollanz lavora per loro. Quella fatitica sera del 27 ottobre 2006 il custode chi avrebbe dovuto chiamare per prima cosa i dottori o i poliziotti?? per logica se Riccardo era seguito da Domio e il custode Pollanz lo sapeva , sapendo che era un paziente di Domio e facile trovare la risposta logica , lo fece’??? Misero una bottiglia di vino vuota fuori dalla porta per far credere che era ubriaco ,il custode disse che era sempre ubriaco ,il giorno dopo fece rapporto al CSM di Domio di cosa era sucesso la sera prima ,che Riccardo aveva bevuto , diteci voi se non lo sapevano del processo’??? L’ aptosia dimostrò che non aveva nel corpo nessuna sostanza . Dopo qualche mese quando siamo andati a chiedere la cartella clinica il Dottore Colucci diede alla famiglia Rasman una cartella non autenticata da Dell’Acqua e tanti fogli solo con numeri ,aveva nascosto tutto il contenuto scoperto in seguito avendo ricevuto una seconda cartella clinica da Dell’Acqua stesso, cosi tutto si spiega , dovevano nascondere i fatti almeno chi era a conoscenza della TRAMA.

  3. 24 Ottobre 2010 a 11:42 | #3

    Da come viene testimoniato dalle fotografie dei verbali ,sulla finestra è appoggiata una radiolina tascabile , quanta confusione poteva recare , i vicini dissero che lo vedevano muoversi in casa, dal balcone del vicino , le fotografie dimostrano che non si poteva vedere l’interno, le finestre del cucinino sono opache non si vede l’interno, e poi? il piccolo balcone è fatto di muro che arriva alla vita , mamma mia come lo hanno denigrato !!! Si possono solo che vergognare ,ma ora sappiamo PERCHè!

  4. elena romoli
    22 Ottobre 2010 a 13:46 | #4

    Pazzesco. Tutta la mia solidarietà a queste famiglie, non ci sono parole per descrivere lo sdegno. E grazie per averci messo a conoscenza di questi gravi fatti, altrimenti rimasti ignoti.

  5. 22 Ottobre 2010 a 9:35 | #5

    1. Tutti si stanno interessando della vicenda omicidio di Sarah giornalisti, diversi programmi, telegiornali, interviste, interrogazioni ai protagonisti ecccc…. Per la vicenda di Riccardo (http://riccardorasman.altervista.org) ucciso da 10 uomini in divisa in casa sua il processo a porte chiuse hanno falsato la verità neanche un giorno di indagini da parte degli investigatori, sembra che non ci sia bisogno di parlare. Per quello che è successo a Riccardo, gli uomini dello stato sono i primi che dovrebbero dare spiegazioni dei loro comportamenti perchè non esiste la pena di morte ancora in Italia, nessuno si sta interessando del biglietto di minaccia di morte perchè lo ha scritto una avvocatessa? L’ispettore quella sera disse darò altri ragguagli,ma quali ne aveva dati prima? eccc… Perchè si sono inventati il ferimento all’orecchio della figlia del custode? Perchè dissero che Riccardo aveva lanciato i 2 petardi quando nessuno lo aveva visto lanciarli? Come poteva ferire qualcuno se sono scoppiati davanti le finestre di Riccardo? Come mai nessuno ha letto queste affermazioni scritte nei verbali? Perchè avevano questa fretta di andare dentro in casa sfondando la porta in mezzora hanno fatto tutto? In 4 anni la famiglia non è stata capace di portare alla luce, all’opinione pubblica la verità, la giustizia scrive la legge è uguale per tutti, chi comanda questa giustizia questore pretore sindaco dottori giudici sono tutti che hanno il potere di nascondere i fatti? MA a chi fanno vedere che la giustizia e uguale per tutti? Continuano a stare zitti si sentono ben protetti. Dopo 5 mesi dalla morte di Richi siamo entrati in quel monolocale dove regnava il sangue sparso, la moglie del custode sentendoci piangere dietro la porta gridò di smettere di piangere se no ci denunciava alla polizia, nessuna pietà per quello che era sucesso si sentiva ben protetta per parlare in questo modo. Hanno messo una bottiglia di vino fuori la porta per far credere che era ubriaco quando in seguito l’autopsia ha chiarito che non aveva nessuna sostanza nel sangue ora ci viene da pensare che sapessero del processo che lo aveva condannato a 16 giorni di carcere per stato di ebrezza il 2 ottobre 25 giorni prima la pena era stata sospesa tutto questo a insaputa di Riccardo e della famiglia, nei mesi estivi gli psichiatri hanno scritto anche nella cartella clinica insistevano che la famiglia lo denunciasse alla polizia per portarlo via perchè? E tutto questo vogliono mettere a tacere ? Che cosa avete fatto alla nostra famiglia?

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