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L’on. Mauro Pili straparla su Tuvixeddu.

area archeologica di Tuvixeddu

area archeologica di Tuvixeddu

Leggiamo sulla Stampa regionale le incredibili dichiarazioni dell’ on. Mauro Pili (P.d.L.) in merito ai vincoli storico-culturali di tutela del Colle di Tuvixeddu (Cagliari), in particolare in favore di progetti di viabilità d’interesse fortemente privatistico (il cui punto d’arrivo è, casualmente, la contestata rotonda di Via S. Gilla) e di aperta denigrazione delle posizioni delle associazioni ecologiste e culturali che hanno sempre richiesto la salvaguardia della più importante area sepolcrale punico-romana-medievale del Mediterraneo.

Tace invece su altro.

L’on. Mauro Pili, soprattutto, dimentica curiosamente di esser stato Presidente della Regione autonoma della Sardegna.Erano tre amici al bar...con una precisazione...

Non ricordiamo alcuna sua attività in merito alla bonifica ambientale dell’area industriale dismessa dell’ex F.A.S. (Ferriere Acciaierie Sarde) del gruppo Stefàna, in Comune di Elmas (CA) – molto meno vicina alla zona umida d’importanza internazionale dello Stagno di S. Gilla di quel progetto di nuovo stadio per il quale il coraggioso parlamentare nulla ha detto – né in merito a una sua qualsiasi opposizione – nel più alto ruolo dell’Amministrazione regionale – a qualsiasi ipotesi speculativa sulle medesime aree o su altre zone, in particolare costiere, dell’Isola.

Qualsiasi ipotesi edificatoria nell’area industriale dismessa dell’ex F.A.S. dovrà passare attraverso il necessario e vincolante procedimento di valutazione di impatto ambientale – V.I.A. e in quella sede le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico saranno ben presenti.   Stia sereno l’on. Pili in proposito.  Se n’è occupato da deputato solo quando non aveva più gli òneri e i doveri da Presidente della Regione.

Attendiamo, invece, sue altrettanto energiche prese di posizione in merito alle recenti immaginifiche iniziative immobiliari nel territorio comunale della sua Iglesias, a Nebida, ovvero sul pesante inquinamento da metalli pesanti derivante dalla miniera dismessa di Furtei (VS).

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

da La Nuova Sardegna, 13 novembre 2010

Conferenza stampa ieri mattina del deputato Pdl davanti al cantiere bloccato: la strada doveva attraversare il canyon di Tuvixeddu. Pili: «Il ministro revochi il vincolo minerario». «Illogico e illegittimo tutelare una cava scempio del territorio fermando un’opera necessaria». Alessandra Sallemi

CAGLIARI. La strada est-ovest che dovrebbe attraversare Tuvixeddu sotto il canyon è un’opera pensata in tempi lontani per allentare la morsa del traffico, il vincolo minerario che dall’8 luglio scorso blocca i cantieri è solo la trovata estrema per favorire altri interessi privati.E’ questo in estrema sintesi il pensiero del deputato PdL Mauro Pili che ha presentato un’interrogazione al ministro dei Beni culturali Bondi e gli chiede anche di revocare in autotutela quel vincolo che il deputato, ieri, davanti alla strada lasciata a un quinto del suo tracciato, in una conferenza stampa ha definito «folle», perché illogico e illegittimo. Pili ha mitragliato una quantità di argomenti contro il vincolo «inventato» dalla direzione regionale dei beni culturali e dalla soprintendenza perché a Tuvixeddu «non c’è mai stata una miniera» e quindi oggi non c’è l’archeologia industriale tipica di quei paesaggi, bensì è ben visibile «lo scempio» lasciato da una cava, «cava, non miniera». Bloccare l’asse est-ovest, che doveva intersecare l’asse mediano all’altezza del Brotzu e arrivare dall’altra parte, fino alla strada di San Paolo, significa soffocare il cuore di Cagliari. Secondo Pili significa anche impedire che si realizzi il parco archeologico di Tuvixeddu («50 ettari di parco in centro città») e quindi si abbandona la famosa necropoli. Si sa: le due opere, certo non di utilità esclusiva del complesso immobiliare di Coimpresa, fanno parte del pacchetto che dà vita all’insediamento residenziale a ridosso della necropoli. «Sono tutte opere che fanno parte di un piano integrato d’area del 1996 – ha ricordato Pili – senza il privato, il pubblico non avrebbe avuto i fondi per strada e parco». Pili ha stigmatizzato la parzialità di «certi ambientalisti» che non hanno proferito verbo, invece contro l’insediamento immobiliare nell’ex Fas di Elmas, dove c’è una «situazione ambientale disastrosa» e l’insediamento è a ridosso dello stagno, che è un Sic, sito di interesse comunitario.Lo Stato ritorna ad essere l'arbitro finale della sorte di Tuvixeddu.

IL CASO EX FAS. «Nessuno dice niente sul cemento a Elmas». «E’ passato l’accordo per un insediamento da ottomila abitanti».

CAGLIARI. L’attuale direttore Lorrai e il soprintendente Tola hanno lavorato su una proposta di vincolo minerario lasciata dal precedente direttore dei beni culturali regionali Elio Garzillo. Ha dichiarato Pili: «Perché Garzillo dopo due anni e mezzo di sopralluoghi a Tuvixeddu si è reso conto con tanto ritardo della presenza della cava? Forse perché prima ha puntato su altri vincoli che sono stati respinti dagli organi competenti dello Stato e allora ha trovato un altro modo per assecondare la strategia di fermare tutto in questa zona. Bisogna ricordare – ha detto ancora Pili – che queste azioni per bloccare tutto nasceva da un potere deviato: è scritto nella sentenza del Consiglio di Stato. Definire un bene culturale da tutelare volgari scavi che hanno devastato Cagliari significa fare danno. Perché vogliono fare questo danno? Dobbiamo chiedercelo: chi favorisce questo blocco di Cagliari? Il giorno prima di Natale del 2009 alle 2 del mattino il consiglio comunale di Elmas ha approvato un accordo di programma per mezzo milione di metri cubi nell’ex Fas destinato a 8 mila abitanti».

Inoltrato il 25 ottobre il ricorso del Comune.

CAGLIARI. Con il deputato Mauro Pili c’erano anche il consigliere comunale PdL Maurizio Porcelli e il vicepresidente del consiglio provinciale Alessandro Sorgia. Il Comune ha presentato ricorso contro il vincolo minerario il 25 ottobre scorso, Pili ha notizia che la Regione lo stia preparando, ma secondo il deputato il ministro deve revocare il vincolo «per evitare che lo Stato sia chiamato a pagare i danni per il blocco dei cantieri». Porcelli: «Richiederemo un commissariamento ad hoc». Sorgia: «Chiederemo al presidente della Provincia di prendere posizione sul collegamento est-ovest della città».

(foto Sopr. archeologica, S.D., archivio GrIG)

  1. 25 Novembre 2010 a 17:21 | #1

    da La Nuova Sardegna, 25 novembre 2010
    Tuvixeddu, no al risarcimento. Tuvixeddu, la Regione respinge la richiesta di danni. La Regione respinge davanti al collegio arbitrale la richiesta di danni per 72 milioni. Vincoli giustificati dai nuovi ritrovamenti, lo dice l’Avvocatura di Stato. A ritardare l’avvio dei cantieri edili sono state le iniziative di tutela del sito dei Beni culturali. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Con il blocco dei lavori di edificazione a Tuvixeddu la Regione non c’entra, a fermare le betoniere del gruppo Cualbu sono stati «fatti e circostanze del tutto estranei» agli impegni contenuti nell’accordo di programma del 2000.

    CAGLIARI. Con il blocco dei lavori di edificazione a Tuvixeddu la Regione non c’entra, a fermare le betoniere del gruppo Cualbu sono stati «fatti e circostanze del tutto estranei» agli impegni contenuti nell’accordo di programma del 2000.
    A sostenerlo sono i legali della Regione – Roberto Murroni, Sandra Trincas, Mattia Pani e Giovanni Parisi – nella memoria di costituzione e risposta alle richieste di risarcimento avanzate dal gruppo Cualbu con un ricorso al collegio arbitrale presieduto dall’avvocato Giovanni Olla. Nuova Iniziative Coimpresa chiede complessivamente 72 milioni di euro per il danno e il mancato guadagno legato alla sospensione dei lavori sul colle punico, ma per gli avvocati della Regione «imputare all’amministrazione la responsabilità esclusiva di tutto l’invenduto costituisce ricostruzione del tutto artificiosa» perchè non risulta provato «il nesso di causalità tra il danno asseritamente subìto e la condotta della Regione». Se l’amministrazione Soru ha cercato di imporre sull’area di Tuvixeddu-Tuvumannu nuovi vincoli per notevole interesse pubblico, ancorati al Codice del paesaggio – entrato in vigore anni dopo la firma dell’accordo di programma – e i giudici amministrativi hanno bocciato l’iniziativa per l’irregolarità nella nomina della commissione, sul progetto di Coimpresa sono piovuti in sequenza altri atti delle sovrintendenze, ultimo il vincolo sul canyon fondato sull’esistenza di una passata attività di cava. Non solo: secondo i legali della Regione è stata l’inerzia di altri firmatari dell’accordo di programma, su tutti il Comune, a ritardare l’avvio di opere pubbliche e di altri adempimenti che nel loro complesso hanno rallentato l’apertura del cantiere privato.
    Ma c’è dell’altro: secondo l’ufficio legale della Regione nel dare torto all’amministrazione Soru sulla necessità di ampliare i vincoli di tutela dell’area archeologica il Tar sarebbe stato indotto in errore dall’allora sovrintendente archeologico Vincenzo Santoni, per il quale nulla di significativo sarebbe stato trovato a Tuvixeddu dal 2000 al 2006, quando il dirigente si oppose all’iniziativa della Regione. E’ la Procura della Repubblica – che ha chiesto il rinvio a giudizio di Santoni per tentato abuso d’ufficio e falso – a sostenere come quelle affermazioni fossero in contrasto con quanto la stessa sovrintendenza aveva accertato: 431 sepolture ritrovate al di fuori dall’area di tutela, un dato confermato anche davanti al Consiglio di stato dall’avvocato dello Stato Vincenzo Borgo. Davanti a indicazioni tecniche reali – sostengono i legali della Regione – forse i giudici amministrativi avrebbero deciso diversamente. Tant’è che il Consiglio di Stato, cui la Regione ha ricorso, ha chiesto nuova documentazione e nuove relazioni tecniche aggiornate sulla situazione di Tuvixeddu, riconoscendo implicitamente che qualche dubbio sulla situazione esiste davvero.

  2. 23 Novembre 2010 a 15:10 | #2

    da La Nuova Sardegna, 23 novembre 2010
    Quanto costa rovinare Tuvixeddu? Lettera della direttrice regionale dei beni culturali sulla strada del canyon. (Alessandra Sallemi)

    CAGLIARI. Tuvixeddu, ma quanto ci costa la strada che attraversa il canyon? La domanda legittima diventa anche interessante se la pone il direttore regionale dei beni culturali, Maria Assunta Lorrai, magari in una lettera al Comune all’indirizzo dei tecnici che dal 2003 seguono l’accordo di programma. Perché al massimo responsabile della tutela serve sapere quanto costa la strada?
    Al direttore regionale dei beni culturali interessa conoscere quanto costa la strada in un tratto particolare, quello che da Tuvixeddu arriva fino a Santa Gilla, e anche da quali fonti di finanziamento si intenda attingere i denari per costruirla. Un po’ di curiosità la suscita, in effetti, questa domanda formulata in una lettera spedita al Comune e giunta proprio in giorni nei quali molto si sta giocando sul destino del colle. Qualcuno ha notato che nella lettera, giusto per rendere i toni più accattivanti, si sarebbe potuto accennare anche soltanto un poco alle ragioni di una richiesta che ha senso in bocca a un assessore al bilancio, al presidente di un collegio di revisori dei conti, ma francamente desta qualche stupore se presentata e per iscritto dal rappresentante della tutela monumentale di qualunque genere di bene culturale sia presente nell’isola. Tuvixeddu è un grandissimo bene culturale, è patrimonio dell’intera umanità secondo la definizione dell’Unesco, forse anche sapere quanto si è disposti a spendere per scempiarlo con un’autostrada che lo trapassa da una parte all’altra è un legittimo interesse. Perché di scempio si tratta secondo i tutori del paesaggio e dei beni monumentali visto che l’8 luglio 2010 sulla cava, sia catino che canyon, è stato apposto un vincolo minerario capace di rimettere in discussione la nascita stessa della strada di collegamento tra est e ovest della città. In queste settimane i due partiti contendenti, quello della tutela e quello del mattone, hanno messo a segno varie mosse per sbloccare una partita inchiodata agli stop nei cantieri e alla girandola di ricorsi seguiti. La commissione regionale di vigilanza ha dichiarato riapribile il cantiere per la realizzazione del parco archeologico, pezzo pregiato dell’accordo di programma Comune-Regione-privati e bandiera utile per lavare i dubbi sul resto. Vale a dire se sia opportuno far crescere un insediamento residenziale attorno alla necropoli e se sia necessario stendere una strada nei resti della cava utilizzatza anche per costruire la diga sul Flumendosa. In forse lo sblocco del cantiere sulla strada (già costruita per un terzo della sua lunghezza e prossima a varcare la soglia di Tuvixeddu attraverso la fenditura del canyon): due interrogazioni del deputato PdL Mauro Pili aspettano risposta e chiedono che il ministro Bondi revochi il vincolo minerario. Di questo si parlerà davanti al Tar il 2 marzo 2011 con la formula del merito abbreviato: il ricorso contro il vincolo ne chiedeva la sospensione, il Tar ha preferito accelerare i tempi della discussione di merito.

  3. 18 Novembre 2010 a 15:18 | #3

    su Radio Press – Cagliari in diretta: http://www.facebook.com/pages/Radio-Press/38663164780

  4. 18 Novembre 2010 a 15:09 | #4

    da La Nuova Sardegna, 18 novembre 2010
    Ieri l’udienza per il ricorso del Comune e dell’impresa sui limiti agli interventi nella cava.
    Tuvixeddu, il Tar discuterà sul vincolo minerario. (Alessandra Sallemi)

    CAGLIARI. Tutti d’accordo per andare alla discussione di merito in tempi rapidi: il 2 marzo 2011 i giudici del Tar esamineranno le ragioni del ricorso presentato dal Comune e dall’impresa contro il vincolo minerario apposto alla cava di Tuvixeddu l’8 luglio dalla soprintendenza.
    Ieri mattina si è tenuta l’udienza sull’ennesimo caso Tuvixeddu. Stavolta oggetto del contendere tra Comune e impresa da una parte e soprintendenza ai beni monumentali dall’altra è il blocco della strada di attraversamento del canyon disceso dal vincolo minerario decretato l’8 luglio scorso dalla soprintendenza ai beni monumentali. Blocco che riguarda anche il museo, da allestire nei vecchi capannoni industriali di pertinenza della cava, secondo il progetto. L’avvocatura comunale il 28 ottobre scorso aveva chiesto la sospensione del decreto e il suo annullamento. Il Tar ha deciso probabilmente in modo salomonico: non per la sospensione che avrebbe automaticamente riaperto i cantieri, ma per il merito breve, scelta possibile quando in gioco ci sono situazioni urgenti e complesse come quella di Tuvixeddu.
    In sostanza, il 2 marzo 2011 si entrerà nel merito dell’opportunità di considerare la cava e quindi il colle scavato da Italcementi per costruire la diga del Flumendosa una miniera, un sito di archeologia industriale e quindi meritevole, secondo la soprintendenza, d’accordo la direzione regionale dei beni monumentali, di un vincolo monumentale vero e proprio. Pochi giorni fa si è espresso contro con vari argomenti il deputato del PdL Mauro Pili, l’ex presidente della Regione che finanziò l’accordo di programma per fare strada, parco e residenze a Tuvixeddu. Si aspettava una mossa contro il nuovo vincolo anche da parte della Regione, ma questa non è arrivata (non si è costituita in giudizio al Tar). Comunque qualcosa si muove lo stesso: due giorni fa il comitato di sorveglianza regionale ha sbloccato i lavori del parco archeologico. Dopo tre anni di fermo si riprenderà. E trapela anche che già ieri doveva essere riconsiderata la strada: bloccata per via del vincolo minerario. Nella sostanza delle cose, il vincolo mette la soprintendenza ai beni monumentali in una posizione di primo piano al tavolo dell’accordo su Tuvixeddu. Il vincolo monumentale prevede che ogni progetto riguardante il bene tutelato debba essere vagliato dalla soprintendenza in ogni dettaglio e quindi che questa possa indicare correzioni, revisioni ecc.
    Dal comitato di sorveglianza trapela che proprio questo sta succedendo tra Comune e soprintendenza: il tema strada non sarà più uno dei capitoli dell’accordo ma oggetto di nuova trattativa tra Comune e soprintendenza per arrivare a un atto tecnico concordato.

  5. 17 Novembre 2010 a 15:10 | #5

    da La Nuova Sardegna, 17 novembre 2010
    Tuvixeddu, riapre il cantiere del parco archeologico. Lo ha deciso ieri la commissione regionale. Pili: «Ora mi aspetto che si sblocchi la strada».

    CAGLIARI. Il cantiere per il parco archeologico di Tuvixeddu riprende i lavori. E’ stato deciso ieri sera dal comitato insediato alla Regione dove, presenti tutti i tecnici coinvolti dall’accordo di programma del 2003, si è deciso che il parco deve essere allestito e il cantiere, dopo tre anni di chiusura, riaperto. Il parco è l’elemento pregiato dell’accordo di programma finanziato nel 2003 dalla giunta regionale (Mauro Pili presidente), dove c’erano anche la strada bloccata dal nuovo vincolo (8 luglio scorso) della soprintendenza ai beni monumentali e l’insediamento edilizio del gruppo Coimpresa. Indirettamente è una risposta anche per Mauro Pili, oggi deputato PdL, che nei giorni scorsi ha tenuto una conferenza stampa per illustrare il contenuto dell’interrogazione presentata al ministro per i Beni culturali cui ne è seguita una seconda su un documento rintracciato fra le carte depositate in Regione che avvalorerebbe la sua tesi secondo la quale la strada attraverso il canyon, cominciata e lasciata a un quinto del suo percorso, non rovina nessun insediamento di archeologia industriale perché passa attraverso una cava, cioè «una devastazione del territorio». Il commento di Pili alla notizia della riapertura del cantiere è positivo: era l’altra richiesta contenuta nell’interrogazione rivolta al ministro. «Sono soddisfatto – ha dichiarato – adesso mi aspetto un’indicazione positiva anche per la strada di collegamento est-ovest della città e per la riqualificazione del quartiere». Intanto Legambiente risponde a Pili a proposito del cambio di posizione sulla cava di Tuvixeddu dal 1998 a oggi: non c’è mai stato cambio di posizione, Pili avrebbe stralciato frasi che, fuori contesto, hanno assunto un significato diverso: «L’on. Pili ha però dimenticato di citare proprio le significative conclusioni della medesima relazione geologica dove Canyon e catino sono definiti “imponenti forme create dall’attività estrattiva”, che nel recupero e nella messa in sicurezza “non devono essere cancellate” perché “rappresentano ormai i nuovi lineamenti del colle e sono elementi caratteristici e peculiari del paesaggio”, e soprattutto “sono una rara testimonianza storica e archeologica dell’evoluzione dall’attività estrattiva da 2000 anni fa ad oggi”.

  6. 17 Novembre 2010 a 14:41 | #6

    da L’Unione Sarda on line, 17 novembre 2010
    Tuvixeddu: via libera al parco. Cantiere riaperto entro il 2011 una panoramica di una parte della necropoli di Tuvixeddu. Passa la perizia di completamento del progetto De Carlo: entro la fine del 2010 il cantiere potrebbe essere riaperto. (Anthony Muroni)

    Il parco archeologico di Tuvixeddu ha una possibilità. Questo è quello che ieri ha decretato la conferenza dei servizi tra Comune, Regione e Soprintendenza, che ha dato il via libera al progetto originario (20 ettari), firmato dall’architetto De Carlo, per la realizzazione di un parco archeologico sulla più grande necropoli fenicio-punica del Mediterraneo.
    Un risultato che la politica saluta come un grande successo, in considerazione del fatto che potrebbe rappresentare un primo passo verso lo sblocco di un progetto di riqualificazione che da anni è fermo.

    LE INTERROGAZIONI. Così il deputato del Pdl Mauro Pili, che negli ultimi giorni ha presentato due diverse interrogazioni sull’argomento, parla di «primo successo che deve servire a tener desta l’attenzione su un progetto complessivo che ora deve trovare soddisfazione nello sblocco dei cantieri per la strada di collegamento est-ovest della città e nella riqualificazione dei quartieri che gravitano attorno a Tuvixeddu e Tuvumannu».

    IL GOVERNATORE. Il presidente della Regione Ugo Cappellacci è ugualmente soddisfatto: «Si tratta di un passaggio decisivo verso lo sblocco complessivo di un’infrastruttura che farebbe fare il salto di qualità non solo alla città di Cagliari ma all’intera isola – assicura il governatore – i nostri uffici hanno lavorato per arrivare a questo risultato e continueranno a relazionarsi con il Comune e la Soprintendenza per capire in quali forme sia possibile arrivare a una definizione delle altre controversie in corso».

    IL COMUNE. Dal sindaco Emilio Floris soddisfazione e fiducia per il futuro: «Con questo via libera è stato dimostrato che nel recente passato la ricerca del meglio era peggio di quella del bene. Ora possiamo raccogliere i frutti di un accordo che è all’insegna del buon senso. Ci sono le condizioni, mantenendo la calma ed evitando strappi istituzionali, per regalare alla città delle grandi infrastrutture che per troppo tempo sono state bloccate».

    LE NOVITÀ. Quali sono le novità che sono arrivate ieri dalla conferenza dei servizi? A raccontarle è Paolo Zoccheddu, dirigente dell’area per la gestione del territorio del Comune: «Si riparte dal progetto iniziale, a proposito del quale ieri abbiamo discusso e approvato la perizia di completamento – racconta – da parte nostra abbiamo accolto alcune richieste di modifica: è stata stralciata l’ipotesi del recupero di una depressione attraverso la realizzazione di un laghetto artificiale; sono state ridotte le essenze arboree ed eliminati alcuni ponticelli di collegamento tra le zone archeologiche».
    I tempi per la riapertura del cantiere sono ridotti: si tratterà di stendere un piano economico e di concordare con il consorzio temporaneo d’imprese guidato dalla EcoSabina di Roma la fase di riconsegna dell’opera.

    IL BLOCCO. La storia dell’odissea di Tuvixeddu racconta di un contenzioso che dura da anni: da un lato la Regione (soprattutto negli anni a guida Soru-Mongiu) e dall’altra il Comune e la società Nuova iniziative Coimpresa, soggetto privato firmatario dell’accordo di programma del 2000.

  7. 16 Novembre 2010 a 16:01 | #7

    da La Nuova Sardegna, 16 novembre 2010
    Tuvixeddu. Nuova interrogazione del deputato Pili. «Nel 1998 gli ambientalisti additavano il disastro cava».

    CAGLIARI. Nuova interrogazione del deputato PdL Mauro Pili ai ministri Bondi e Prestigiacomo contro la rovina di Tuvixeddu e Tuvumannu. La seconda interrogazione si fonda sulla scoperta da parte di Pili di una relazione finanziata dalla Regione dove un ambientalista cagliaritano (Vincenzo Tiana) in qualità di coordinatore confermava anni fa quel che dice oggi Pili e cioé che la cava di Tuvixeddu è una devastazione, il canyon frutto di scavi di Italcementi una via di comunicazione veloce tra Falzarego e Is Maglias nonché altre cose in palese contraddizione con ciò che il mondo ambientalista e non solo stanno affermando in questi anni e che dà ragione a chi contesta invece il vincolo minerario sulla cava dell’8 luglio 2010, nuova causa di blocco del cantiere della strada e poi del parco. «Gli ambientalisti dalla memoria corta che difendono le inesistenti Miniere di Tuvixeddu, nel 1998 scrissero l’esatto contrario di quanto sostengono oggi. In base a questo ulteriore documento il ministro Bondi – continua Pili – deve far revocare quel vincolo e far ripartire immediatamente i cantieri per la strada e per il parco». «Una relazione sconosciuta ai più, datata 1998, depositata agli atti della Regione, relazione in cui – sottolinea Pili – da nessuna parte si parla di insediamenti minerari ma in tutte le sue parti viene richiamato il devastante operato di cava delle varie società, sino ad arrivare alla Italcementi. Tutto questo – sostiene Pili – è gravissimo perché non si può provocare un danno immenso affermando l’esatto contrario di quanto si era sostenuto 12 anni prima. Ed è ancora più delittuoso bloccare quei progetti di riqualificazione, dalla strada al parco archeologico, dalla riqualificazione dei quartieri alla ricucitura del tessuto urbano quando si è consapevoli della reale situazione di degrado dei colli cagliaritani».

  8. 15 Novembre 2010 a 16:03 | #9

    da La Nuova Sardegna, 15 novembre 2010
    Caso Tuvixeddu. Polemica a distanza degli ecologisti con il deputato Pili. «Sull’ex Fas noi vigileremo».

    CAGLIARI. Contraccano gli ambientalisti di Gruppo di intervento giuridico e Amici della terra «sulle incredibili dichiarazioni dell’onorevole Mauro Pili in merito ai vincoli storico-culturali di tutela del colle di Tuvixeddu, in particolare a favore dei progetti di viabilità di interesse fortemente privatistico e di aperta denigrazione delle posizioni delle associazioni ecologiste e culturali che hanno richiesto la salvaguardia della più importante area sepolcrale punico romana medievale del Mediterraneo. Tace invece su altro – incalzano i due gruppi in una nota stampa -. L’onorevole Pili soprattutto dimentica curiosamente di esser stato presidente della Regione autonoma della Sardegna. Non ricordiamo alcuna sua attività – sottolineano – in merito alla bonifica ambienrale dell’area industriale dismessa dell’ex Fas (Ferriere Acciaierie Sarde) né in merito a una sua qualsiasi opposizione, nel più alto ruolo dell’amministrazione regionale, a qualsiasi ipotesi speculativa sulle medesime aree o su altre zone, in particolare costiere, dell’isola». Il deputato di Forza Italia ha messo in relazione il blocco del progetto della strada a Tuvixeddu e del parco archeologico con l’improvvisa partenza dell’operazione immobiliare alla Fas di Elmas. «Qualsiasi ipotesi edificatoria – si spiega nella nota – nell’area industriale dismessa ex Fas dovrà passare attraverso il necessario e vincolante procedimento di valutazione di impatto ambientale e in quella sede le associazioni ecologiste saranno ben presenti. Attendiamo invece sue energiche prese di posizione sulle recenti iniziative immobiliari nella sua Iglesias, a Nebida, e sulla miniera dismessa di Furtei».

  9. chicco gallus
    14 Novembre 2010 a 20:16 | #10

    L’idea di far passare una autostrada in mezzo ad una necropoli che a parole si dice di voler valorizzare è talmente folle non meriterebbe neppure una confutazione.
    Ma se anche quella zona fosse solamente (solamente?) un’area verde ed il centro della città, che sviluppo sarebbe quello di portare una autostrada attraverso l’abitato?
    Ma quale città al mondo pensa ancora di svilupparsi incentivando il trasporto in auto a scapito della vivibilità e del paesaggio?
    Nelle zone di grande concentrazione urbana l’auto è una entità in competizione con le persone. Ha esigenze diverse, non compatibili con quelle di noi bipedi non metallici.

  10. 14 Novembre 2010 a 17:59 | #11

    da La Nuova Sardegna, 14 novembre 2010
    Vincolo a Tuvixeddu ecologisti contro Pili «Tutelare il canyon». Il deputato del Pdl: «Legambiente difende un volgare degrado».

    CAGLIARI. Su Tuvixeddu il botta e risposta tra Legambiente e Mauro Pili finisce quasi con insulti. Gli ecologisti criticano il deputato Pdl, contrario al vincolo minierario sul canyon che lambisce il complesso punico-fenicio. «Pili ignora il Codice del paesaggio» tuona il presidente Legambiente Vincenzo Tiana. «I signori di Lega ambiente tutelano volgare degrado», è la risposta. Ma sulla necropoli sarà il Tar, il 17 dicembre, a dire l’ultima parola.
    L’interrogazione dell’esponente Pdl al ministro ai Beni Culturali Sandro Bondi per eliminare il vincolo sul canyon ha sollevato un vespaio. Soprattutto nella parte che bolla il percorso come una “cava” che contribuisce a creare lo «scempio del territorio». Legambiente salta su tutte le furie, il Gruppo d’Intervento Giuridico segue a ruota. «Ci meraviglia che venga da lui ignorato proprio il Codice del paesaggio, approvato dal parlamento nel 2004, legge successiva e sovraordinata rispetto all’ accordo di programma del 2000» – che consente l’edificazione a Nuove Iniziative Coimpresa (Gruppo Cualbu) – si legge nel comunicato di Tiana. Per Legambiente, più «offensivo» è la sollecitazione alla nomina di un commissario straordinario, manco si dovesse «intervenire su una calamità naturale». E chiede invece l’interessamento da parte di Cappellacci. Pronta la replica di Pili, che considera inconsistente il vincolo minerario perché in quell’area non vi è mai stata attività estrattiva. «Legambiente confonde le cave con insediamenti minerari che bloccano il futuro di Cagliari. Sorprende che pseudo-tutori dell’ambiente continuino a difendere vincoli pretestuosi che producono solo un risultato: far morire il parco archeologico e favorire il degrado dei due colli». Il portavoce del Gruppo d’intervento giuridico-Amici della terra, Stefano Deliperi, definisce «incredibili» le dichiarazioni del deputato, «in favore di progetti di viabilità d’interesse fortemente privatistico». Poi l’affondo sul suo passato da presidente della Regione: «Non ricordiamo alcuna sua attività in merito alla bonifica ambientale dell’area industriale dismessa dell’ex F.A.S., a Elmas, nè una sua opposizione a qualsiasi ipotesi speculativa. Attendiamo sue altrettanto energiche prese di posizione in merito alle recenti immaginifiche iniziative immobiliari nel territorio comunale della sua Iglesias, a Nebida, ovvero sull’inquinamento da metalli pesanti derivante dalla miniera di Furtei».
    L’intenzione dell’ex direttore regionale del paesaggio Elio Garzillo e condivisa dal successore, Maria Assunta Lorrai, era quella di arginare la cementificazione ai bordi della necropoli, benedetta con accordo di programma del 2000, salvando il canyon. Ma escludendo dall’intervento edilizio quella gola, molto suggestiva, si blocca il raccordo asse mediano est-ovest, tra il Brotzu fino alla strada di San Paolo.

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