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Gestione dei rifiuti a Cagliari: costi alti e servizio scadente.

cumuli di rifiuti, campo nomadi, S.S. n. 554, Cagliari

cumuli di rifiuti, campo nomadi, S.S. n. 554, Cagliari

Uno dei campi in cui eccelle la pretesa capitale del Mediterraneo è certamente quello della gestione dei rifiuti: secondo Unioncamere (Osservatorio Prezzi e Mercati, indagine sul biennio 2008-2009), Cagliari – fra 50 capoluoghi di provincia – è la città dove si spende di più per la tassa rifiuti (330,40 euro annui per famiglia-tipo di tre persone).  E, paradossalmente, è una fra quelle dove si fa meno raccolta differenziata, solo il 17,8%, secondo i più recenti dati ufficiali (X Rapporto annuale sulla gestione dei rifiuti urbani, A.R.P.A.S., dicembre 2009), mentre nel 2010 sarebbe attestata su una media attuale del 27%, rispetto alla media regionale del 34,71% (X Rapporto annuale sulla gestione dei rifiuti urbani, A.R.P.A.S., dicembre 2009).

L’Assessore comunale ai servizi tecnologici Gianni Giagoni tenta qualche giustificazione (“nel 2008 eravamo al 6 per cento di raccolta differenziata”, mentre i dati ufficiali affermano il 17,8%, “siamo 150 mila abitanti censiti, ma noi in una giornata intera dobbiamo gestire i rifiuti di 400 mila persone”, come se a Roma, ad esempio, ci fossero solo quattro gatti), ma non convince proprio.  Per giunta non riesce nemmeno a fare una gara d’appalto come si deve. Cagliari deve ancora lavorare molto per avere un servizio migliore a costi più contenuti: questa Amministrazione comunale in materia và bocciata.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

da La Nuova Sardegna, 16 novembre 2010

Salasso rifiuti, un record nazionale.  L’assessore: «Quei dati sono vecchi, in 2 anni la tassa non è aumentata».  Giagoni: «Solo col porta a porta si può raggiungere quote del 60 per cento come succede altrove».  Alessandra Sallemi

CAGLIARI. Brutta figura nazionale di Cagliari capoluogo che tartassa i cittadini con una tassa rifiuti da 330 euro l’anno per una famiglia tipo di tre persone contro i 130 di Campobasso. Nell’indagine commissionata da Unioncamere in 50 capoluoghi di provincia, Cagliari è in compagnia di Milano e Palermo. Il monitoraggio riguarda il biennio 2008-2009.  La spiegazione di questo record negativo secondo l’assessore ai servizi tecnologici Gianni Giagoni è anche nell’annata scelta: nel 2008 la raccolta differenziata partiva, nel 2009 non era ancora a regime, adesso si è attestata al 34 per cento. Ma non c’è pace neppure su questo dato perché, secondo il capogruppo Pd in consiglio comunale, Ninni Depau, il 34 per cento è un picco, la media della differenziata cagliaritana slitta a un più modesto 27 per cento. Nella valutazione del record negativo ci sono altri dati che a giudizio dell’assessore comunale bisognerebbe considerare: intanto quali sono le condizioni del servizio negli altri capoluoghi non considerati («forse la posizione nazionale di Cagliari migliorerebbe»), ma un aspetto importante è quale voce è stata considerata per calcolare la cifra. «La Tarsu – commenta Giagoni – è fatta dal servizio, che riguarda spazzamento e uso del mezzo, un altro costo riguarda lo smaltimento dei rifiuti. Ecco, da Cagliari dobbiamo portare l’indifferenziato al Casic dove paghiamo 130 euro più Iva per ogni tonnellata. In altre parti d’Italia i costi sono di 60 euro la tonnellata». Un costo elevato «destinato ad aumentare», annuncia Giagoni. Forse non aiuta a migliorare i conti il livello degli impianti di Macchiareddu che, in una parola, sono vecchi. «Nel 2008 eravamo al 6 per cento di raccolta differenziata – continua Giagoni -, oggi siamo al 34 per cento ed è da due anni che la Tarsu non aumenta: stiamo differenziando e quindi riceviamo i bonus. Poi bisogna considerare anche questo: noi siamo ancora alla raccolta col cassonetto stradale, altri comuni più virtuosi invece fanno il porta a porta che certamente porta a un balzo in positivo dei numeri della differenziata, di solito intorno al 60 per cento. Inoltre nel pacchetto bisogna mettere la nota dolente di Cagliari: siamo 150 mila abitanti censiti, ma noi in una giornata intera dobbiamo gestire i rifiuti di 400 mila persone, il servizio lo dobbiamo dimensionare su ingressi in città nell’arco delle 12 ore. Infatti alla Marina i cassonetti si svuotano due volte al giorno e lo spazzamento nel centro storico avviene anche questo due volte al giorno. E poi c’è il problema dei rifiuti scaricati qui dai cittadini di altri comuni. Stamani una pattuglia dei vigili urbani che girava proprio con lo scopo di controllare questo ha sorpreso un cittadino di Nurallao vicino a un cassonetto con 4 buste di rifiuti in macchina. E’ per individuare meglio questi trasgressori che l’indifferenziato si può portare al cassonetto solo in certi orari, così come l’umido, mentre plastica, vetro e carta non hanno orario». Dunque un po’ di sollievo economico le famiglie cagliaritane se lo potranno aspettare solo quando il Comune avvierà il servizio di raccolta rifiuti porta a porta, cioè condominio per condominio. «L’attiveremo perché obbligati – commenta Giagoni – ma sarà un problema. D’altronde, per raggiungere il 60 per cento di raccolta differenziata, il porta a porta è l’unico sistema, anche se difficoltoso. Avremmo l’obbligo di raggiungerlo entro il 31 dicembre 2011, ma non ce la faremo. Fra due anni potremo cominciare il servizio». Tasto dolente, che ha creato malumori nella stessa maggioranza e contrapposto il consiglio comunale alla giunta in una polemica che ogni tanto riaffiora. Annuncia Giagoni che per il 15 dicembre si prevede di aggiudicare la gara al ribasso per la raccolta rifiuti come avviene adesso, ma in questi due anni «si implementeranno alcune modifiche che renderanno possibile la partenza del porta a porta fra due anni». Questa gara sarà il volano per l’appalto più cospicuo, Giagoni dice che il 15 dicembre si manderà in appalto anche un altro bando: quello da 31 milioni di euro l’anno che si baserà sul porta a porta. Depau: «Vedremo se lo faranno, lo preparano da 4 anni».

 IL CASO. Un bando lungo quattro anni.

CAGLIARI. Ninni Depau: «La raccolta porta a porta il Comune doveva cominciarla 2 anni fa, non fra 2 anni. E anche quest’appalto al ribasso: dicono che non è in contrasto con l’altro, da 7 anni più 2, ma contraddicono le decisioni del consiglio comunale che nel 2009 votò perché si bandisse un appalto (390 milioni di euro) da 7 anni più 2: la giunta l’ha bandito e bloccato varie volte, con varie scuse. Noi votammo contro, perché un appalto tecnico di 9 anni ci pareva troppo lungo, meglio 5, loro giustificarono sui mezzi: in 9 anni si ammortizzano, di meno no. Come la mettiamo allora con la gara da 2 anni appena? Useranno mezzi vecchi… Forse il centrodestra vuol rinviare questo ricco bando alla prossima consiliatura».

 (foto da mailing list ambientalista, per conto GrIG, archivio GrIG)

  1. 13 Dicembre 2010 a 16:15 | #1

    l’Assessore Giagoni si dimentica delle percentuali penose di raccolta differenziata :o

    da L’Unione Sarda, 7 dicembre 2010
    Rifiuti, ecco perché la tariffa lievita. Le tappe del riciclo. Se il Comune potesse conferire l’indifferenziato a Villacidro risparmierebbe il 13 per cento. Smaltimento obbligato al Tecnocasic, spreco di 2 milioni. Il nuovo appalto, da 7 anni (rinnovabile per altri 2), porterà alla riduzione del personale. Ora il servizio è affidato a circa 500 lavoratori, mentre la maxi-gara porta il limite massimo a 465 operai. (Michele Ruffi)

    Smaltire l’umido-organico a Villacidro costa 68 euro a tonnellata: un prezzo buono, sempre più alto rispetto ai centri di conferimento del nord Italia, sicuramente minore rispetto al Tecnocasic, dove si pagano più di 91 euro. Il Comune però non può scegliere: la Regione dice che quel tipo di rifiuti deve finire nei contenitori della società di Macchiareddu, mica in quelli della Villaservice. E così il municipio spende 200 mila euro in più all’anno. E l’indifferenziato? Stesso discorso: consegnarlo al Tecnocasic costa 138 euro ogni mille chili, a Villacidro 17 euro in meno, con uno “sconto” del 13 per cento.
    IL RISULTATO. Moltiplicato per le 70 mila tonnellate prodotte ogni anno dai cagliaritani, tutto questo si traduce in un mancato risparmio di 2 milioni e 100 mila euro, che si riflettono sulla Tarsu. Che come certificano a turno istituti di statistica e associazioni dei consumatori, è tra le più alte d’Italia. Anche se non tutte le tabelle concordano: per l’osservatorio Indis di Unioncamere, una famiglia media cagliaritana paga 330 euro all’anno. Secondo uno studio della Uil, riferito allo stesso periodo (2008-2009) la tassa è di 244 euro. «E se potessimo decidere liberamente dove conferire i rifiuti», dice l’assessore alla Pianificazione dei servizi Gianni Giagoni, «questo importo si ridurrebbe notevolmente».
    NEGLI STABILIMENTI. Purtroppo questo, per il momento, non può succedere. E dunque il cartone delle attività commerciali deve andare alla Papiro sarda, il vetro alla Ecosansperate. Le bottiglie di plastica e la carta finiscono invece nello stabilimento di Ignazio Sotgiu, a Macchiareddu. Qui ogni mattina arrivano decine di camion – non solo dal Comune di Cagliari – che scaricano contenitori di detersivo, giornali vecchi e riviste impilate l’una sull’altra. I compattatori salgono sulla bilancia, vengono pesati all’ingresso, poi una seconda volta all’uscita, vuoti. «A ogni carico togliamo circa il 2 per cento: il peso della carta aumenta con l’aumentare dell’umidità. E quando hai a che fare con tonnellate di rifiuti, devi cercare di essere il più preciso possibile», racconta Rinaldo Sotgiu, undicesimo dei tredici figli di Ignazio, tutti impiegati nella società di riciclo dell’immondizia. Qui le bottiglie vengono divise per colore e composizione, ammucchiate e spedite alla Corepla, costola della Comieco, consorzio che gestisce il mercato nazionale del riciclo. Dove tutto ha un valore ben preciso: la plastica viene pagata 240 euro a tonnellata. Il cartone 95 euro, la carta 25. Un camion, tanto per capire, riesce a trasportare circa 2000 chili di cartone.
    I GUADAGNI. Il soldi vanno nelle casse della De Vizia perché, come spiega l’assessore Giagoni, «abbiamo fatto una scelta che incide sulla qualità dell’appalto: rinunciando ai diritti sui ricavi derivanti dai rifiuti, il gestore ha un interesse nell’effettuare un servizio preciso e puntuale».
    LA TASSA. Ma come viene calcolata la tassa sui rifiuti solidi urbani? Innanzitutto oltre al costo di smaltimento c’è, appunto, il costo del servizio, che a Cagliari è di 25 milioni e 500 mila euro. L’appalto è stato affidato nel 2005 alla società De Vizia, per due anni. «Ho dato mandato all’ufficio competente di bandire una nuova gara nel 2006», dice Giagoni. Ma la procedura, dopo mille intoppi (l’ultimo a luglio 2010, con l’annullamento per eccesso di ribasso dell’unica società partecipante) non è ancora arrivata alla conclusione. Così nel 2007 è arrivata una proroga di un anno, poi il Comune è andato avanti con diverse proroghe semestrali. Questo, sul piano meramente economico, è un vantaggio: «I prezzi del servizio sono gli stessi del 2005», dice Giagoni. E nel frattempo tra rinnovi contrattuali di categoria e rincari vari, l’aumento è stato del 28 per cento.
    IL FUTURO. Il nuovo appalto, da 7 anni (rinnovabile per altri 2) porterà alla riduzione del personale. Ora il servizio è affidato a circa 500 lavoratori (398 a tempo indeterminato più un centinaio di contratti a termine), mentre la maxi-gara porta il limite massimo a 465 operai. E l’appalto “transitorio”, che dovrebbe essere aggiudicato entro la prossima primavera (il 15 dicembre verranno aperte le buste) ne prevede invece 425. Insomma: anche qui, ci sono tagli in vista.

  2. Bio IX
    21 Novembre 2010 a 16:20 | #2

    Quando poi anche chi (per etichetta) dovrebbe difendere l’ambiente si accoda alla soluzione (bipartisan) inceneritorista, come Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania, quando dice che bisogna trovare una soluzione perché (purtroppo, aggiungo io, ma il senso è quello) “gli inceneritori saranno pronti tra qualche anno” ( http://tv.repubblica.it/copertina/rifiuti-legambiente-non-basta-puntare-sulle-discariche/56846?video=&ref=HREC2-2 ), beh, va spegnendosi anche la speranza …

  3. Bio IX
    20 Novembre 2010 a 1:42 | #3

    Il fatto che le “premialità” per incentivare la differenziazione dei rifiuti vengano gestite dal soggetto che ha tutto l’interesse a bruciarli (pardon, “termovalorizzarli”) per percepire i famigerati contributi CIP 6 (che “assimilano” l’incenerimento dei rifiuti alle fonti di energia “rinnovabili”, caso unico in Europa, frutto dell’italica furbizia), la dice tutta su quanta strada c’è ancora da percorrere in tema di corretta “gestione” degli stessi nel nostro paese, non solo a Napoli …

  4. 19 Novembre 2010 a 16:06 | #4

    da La Nuova Sardegna, 19 novembre 2010
    Rifiuti, niente premi ai comuni virtuosi perché il capoluogo non paga la penale. I guai col Cacip non toccano solo le tasche dei cagliaritani ma si riflettono su tutto il territorio. (Alessandra Sallemi)

    CAGLIARI. Cagliari matrigna: non solo impone le tasse rifiuti più care ai cittadini rispetto a un pacchetto di capoluoghi italiani monitorati tra 2008 e 2009, ma con i suoi comportamenti mette nei guai anche i comuni dei dintorni. La raccolta differenziata è stata una rivoluzione di mentalità per il cittadino e di approccio al problema da parte delle amministrazioni. Per favorire la corsa verso la differenziazione della raccolta e anche dello smaltimento, la legge era ricorsa a uno stratagemma interessante: inventare un fondo di premialità e di penalità, dove le virtù di alcuni comuni venissero premiate con le penali pagate dalle amministrazioni pasticcione, ritardatarie, inefficienti, comunque indietro nell’affrontare le difficoltà del sistema di raccolta differenziato. Il comportamento di Cagliari ha inceppato questo meccanismo che travasava denari nelle casse dei comuni efficienti a vantaggio dei cittadini cui si alleggeriva la tassa rifiuti.
    Il fondo del Cacip. Il fondo è gestito dal Cacip, il comune di Cagliari deve (calcola l’opposizione in consiglio comunale) qualcosa come 7 milioni di euro, mentre altre fonti parlano addirittura di 9 milioni di euro. Molti, in ogni caso, abbastanza per tenere in scacco gli altri comuni che invece negli ultimi anni si sono attestati sul 60 per cento di raccolta differenziata. Il comune di Cagliari infatti questa penale continua a non pagarla e, davanti alle ingiunzioni di pagamento del Cacip, ha deciso di resistere in giudizio. La cattiva reputazione del comune capoluogo nelle amministrazioni vicine di case non è nuova: quando Cagliari riusciva a fare appena il 10 per cento di raccolta differenziata, i comuni confinanti viaggiavano già verso il 30 per cento e oggi, mentre questi considerano il 60 per cento la soglia da cui spiccare il salto verso l’appuntamento di legge del 75 per cento (2012), Cagliari annaspa ancora tra il 25 e il 30 per cento, annunciando già che il 60 per cento stabilito dalla Regione come il tetto da raggiungere entro il dicembre 2011 non è obbiettico alla portata del capoluogo. Secondo i calcoli dell’amministrazione, il sistema di raccolta porta a porta, cioè condominio per condominio, a Cagliari non potrà partire prima dei prossimi due anni. Cattive notizie per i cittadini condannati a sentirsi fortunati se i 330 euro l’anno (famiglia di tre persone) non aumenteranno ancora, ma cattive notizie anche per le amministrazioni confinanti che dovranno guardare le premialità possibili da lontano perché Cagliari non dimostra la volontà di onorare i suoi impegni.
    Le cause. La cattiva reputazione di Cagliari risulta anche agli ambientalisti di Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra. «Paradossalmente – scrive Stefano Deliperi – è una delle città più care per le famiglie ed una di quelle dove si fa meno raccolta differenziata. Soltanto il 17,8 per cento secondo i più recenti dati ufficiali, mentre nel 2010 sarebbe attestata al 27 per cento, certo meno rispetto alla media regionale che è del 34,71 per cento: questi dati sono dell’Arpas, l’agenzia regionale per l’ambiente, e sono contenuti nel rapporto annuale sulla gestione dei rifiuti urbani del dicembre 2009. Questa amministrazione comunale sul tema rifiuti va bocciata». Sfugge la causa del problema: «Alla fonte – spiega Ninni Depau capogruppo Pd in consiglio comunale – c’è la concessione del servizio. Il primo contratto con la società De Vizia era di 21 milioni di euro, con le proroghe sono state implementate ulteriori attività per un 50 cento in più rispetto al primo bando. La proroga, per essere, appunto, una proroga, non può aggiungere così tante attività perché altrimenti bisogna fare un nuovo bando».
    Il nuovo bando. Continua Depau: «Il progetto su cui si fa ancora oggi la raccolta rifiuti è vecchio, la verità è che la raccolta rifiuti è stata gestita come una fonte di potere. Il numero di dipendenti è uno dei più alti, si sa per esempio che nel nuovo, ennesimo bando in preparazione, si ipotizzano licenziamenti di quasi 50 persone, dopo 10 anni. L’assurdo è che si faccia un bando di 2 anni mentre se ne sta preparando un altro da 7 anni più 2, come richiesto da consiglio comunale nel 2009 e non ci si accorge della contraddizione: noi volevamo un bando più breve, ci dissero che non si poteva perché non ci sarebbe potuto essere l’ammortamento dei mezzi, e come si può pensare a un ammortamento in soli due anni? Ci può pensare in un solo modo: usando i mezzi vecchi. Non facendo la raccolta porta a porta. Insomma, continuando così».

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