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Tuvixeddu, archeologia in saldi e Tribunali.

Lo Stato ritorna ad essere l'arbitro finale della sorte di Tuvixeddu.

Concluse le indagini della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari su Tuvixeddu, dagli accertamenti svolti dal nucleo investigativo della polizia giudiziaria del Corpo forestale e di vigilanza ambientale emergerebbe il rinvenimento di 421 sepolture al di fuori dell’area prevista del parco archeologico e ambientale indicato dall’accordo di programma Regione-Comune-Privati dell’ottobre 2000, ma rientranti – secondo le conferme della Soprintendenza archeologica cagliaritana – nell’area tutelata con il vincolo storico-culturale diretto o indiretto (artt. 10 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i., individuazione con D.M. 2 dicembre 1996).    

In proposito, si ricorda che, riguardo le ben 1.166 tombe punico-romane rinvenute negli ultimi anni, la Soprintendenza Archeologica cagliaritana ha dichiarato: “…le tombe sottoposte a sequestro, che come tutte le altre sono oggetto di regolare e documentato intervento archeologico, sono comprese nella superficie del parco e del vincolo diretto, ma esterne alle aree recintate che, nel progetto di gestione, dovrebbero essere accessibili a pagamento.  Pertanto queste, così come la cava antica poco più a monte, saranno in futuro apprezzabili dai fruitori del parco anche senza la corresponsione del biglietto a suo tempo ipotizzato per il museo e l’area archeologica” (nota Sopr. Arch. prot. n. 485 del 24 aprile 2008).

affreschi tomba Tuvixeddu

affreschi tomba Tuvixeddu

Il dibattimento penale si spera che sia il momento definitivo per risolvere una volta per tutte anche il mistero delle tombe scomparse di Tuvixeddu.

Diverse tombe, però, sarebbero state distrutte.    Quante e quali non si sa.   E questo dimostra la folle e assurda gestione della complessiva vicenda Tuvixeddu da parte della Regione autonoma della Sardegna, del Comune di Cagliari, del Ministero per i beni e attività culturali.

In sede di dibattimento penale le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra presenteranno istanza di costituzione di parte civile.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 Tuvixeddu, tutto secondo copione.

 da La Nuova Sardegna, 9 dicembre 2010

Tombe distrutte e indifese. I rapporti giudiziari confermano il disastro di Tuvixeddu. Dall’imposizione del vincolo nel 97 sono state trovate 421 sepolture prive di tutela.   Mauro Lissia
 CAGLIARI. Dubbi ormai non ce ne sono più: l’area archeologica di Tuvixeddu si estende ben oltre i confini del parco pubblico, dal 1997 al 2008 le sepolture venute alla luce per gli scavi compiuti dalle imprese edili sono una realtà documentata, che risulta chiaramente agli atti del procedimento penale contro l’ex sovrintendente archeologico Vincenzo Santoni, ora usciti dal segreto investigativo e diventati conoscibili. Le annotazioni di polizia giudiziaria elaborate dal nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale confermano la relazione firmata il 30 aprile 2008 dall’archeologa Donatella Salvi su richiesta dell’allora direttore regionale dei beni culturali Elio Garzillo e vanno oltre: le tombe ritrovate fuori dall’area di vincolo diretto e ricomprese in quella di vincolo indiretto – quindi meno tutelate, sostanzialmente affidate alla discrezionalità delle amministrazioni pubbliche di competenza – sono 421 e molte di queste sono del tutto prive di tutela. Si trovano nell’area Erb e nel cosiddetto mappale 187, dove la ditta Cadeddu ha edificato una schiera di palazzi. Alcune – segnala nel rapporto il coordinatore dell’indagine – sono ancora visibili malgrado a pochi metri l’impresa abbia colato quintali di cemento per realizzare un’autorimessa e gli edifici di servizio alle abitazioni. Non solo: la forestale – che ha lavorato per mesi a Tuvixeddu, su delega del sostituto procuratore Daniele Caria – allega alle note di servizio alcune schede di scavo acquisite agli uffici della sovrintendenza archeologica. Ed è da questi documenti che emerge una realtà inquietante: «Il piano di deposizione – scrivono gli ufficiali di polizia giudiziaria – era in roccia, in altri casi in argilla pressata tale da costituire tombe a camera che sono andate completamente distrutte in sede di edificazione delle strutture edili».
Tuvixeddu, povere "vittime" e "difensori".     Ma difensori di chi? Tombe distrutte. Chiariamo meglio: gli uomini incaricati dalla Procura di indagare sulla situazione del colle punico, quindi un corpo investigativo indipendente, denunciano l’avvenuta distruzione di un numero imprecisato di sepolture antichissime, che facevano parte della grande necropoli punico-romana. Sono 421 le tombe rilevate ma non è possibile indicare un numero anche approssimativo delle sepolture finite sbriciolate dalla benna dei bulldozer. Questi lavori devastanti – spiegano gli ufficiali delegati dalla Procura – sono stati condotti e portati a termine senza che la sovrintendenza archeologica mettesse becco nel cantiere. E’ scritto nella nota del 16 luglio 2009: «Si evidenzia che da un’analisi della complessiva documentazione acquisita non risulta alcun documento a firma dei dirigenti e funzionari della sovrintendenza che collochi le tombe in rapporto al vincolo, sia esso diretto o indiretto».
 Nessun controllo. Sembra di capire insomma che nessuno si sia preoccupato di verificare la posizione dei ritrovamenti in rapporto ai confini dell’area vincolata, come se quelle quasi cinquecento tombe rappresentassero un sacrificio inevitabile di fronte all’esigenza di mandare avanti i lavori di costruzione dei palazzi. Quindi riepiloghiamo: l’archeologa Salvi comunica in una nota alla direzione regionale dei beni culturali che nel periodo di osservazione indicato – tra il 1997, la data di imposizione del vincolo archeologico, e il 2008, passando per il 2000 che è l’anno in cui è stato firmato l’accordo di programma tra Regione, comune di Cagliari e Coimpresa per dare il via ai cantieri privati su Tuvixeddu – si sono verificati ritrovamenti significativi di tombe di epoche remote, sono in tutto 1166 di cui 421 prive o parzialmente prive di tutela. Il nucleo investigativo del corpo forestale non si accontenta di acquisire la nota della Salvi per consegnarla alla Procura ma controlla il dato con una lunga sequenza di sovralluoghi, misurazioni e sovrapposizioni di mappe. Emerge chiaramente, come le cartografie allegate agli atti giudiziari dimostrano, che dopo il 2000 sono saltate fuori sepolture anche fuori dal perimetro del parco archeologico, distanti dall’area del vincolo diretto e persino da quella della tutela indiretta.
 Situazione cambiata. In undici anni la situazione di Tuvixeddu appare dunque radicalmente modificata, ci sono elementi nuovi da verificare, studiare, emergenze di cui tener conto. Ma Santoni, chiamato a votare nella commissione regionale per il paesaggio sull’allargamento dei vincoli in funzione del piano paesaggistico regionale, afferma con decisione che «… successivamente al decreto di vincolo archeologico del 1997 sono state rinvenute decine di tombe, ma tutte all’interno dell’area sottoposta a vincolo diretto». Insomma: è tutto come prima, non è cambiato nulla. Ma Santoni – si osserva nel rapporto – dice il falso. Ed è lo stesso sovrintendente che con la nota 6214 del 16 novembre 1998, inviata alla Coimpresa srl del gruppo Cualbu, al sindaco di Cagliari, alla sovrintendenza ai beni ambientali e all’ufficio regionale tutela paesaggio a rappresentare «con intransigenza la necessità – è scritto nella relazione della Forestale – che il progetto di riqualificazione urbana ed ambientale dei colli di Sant’Avendrace nel suo complesso debba essere supportato da uno studio di impatto ambientale che valuti l’effetto che il nuovo riassetto urbano potrebbe avere sul complesso archeologico». Va avanti la nota di Santoni, riportata dalla Forestale nel rapporto: «L’esigenza di tale studio non riveste rilievo meramente formale ma anche e soprattutto sostanziale… ne consegue che la valutazione di impatto ambientale si configura necessaria al fine di meglio comprendere, recepire, significare i limiti di compatibilità volumetriche del comparto immobiliare Tuvumannu-Tuvixeddu con il dato ambientale e archeologico della necropoli».

estratto intercettazioni Tuvixeddu, da La Nuova Sardegna

estratto intercettazioni Tuvixeddu, da La Nuova Sardegna

 Il tentato abuso. Peraltro, quando voterà contro l’imposizione su Tuvixeddu di nuovi vincoli per notevole interesse pubblico Santoni ometterà – come osserva la polizia giudiziaria – di comunicare alla commissione e al proprio ufficio la circostanza non irrilevante che la di lui figlia Santoni Valeria, giovane ingegnere, ha un rapporto di lavoro diretto con la società Coimpresa di proprietà del Cualbu Gualtiero per la progettazione di un complesso edilizio». La stessa figlia che in una conversazione intercettata dirà: «Quando sono entrata lì… non capivo nulla di nulla». Quindi, osserva il pm Caria nell’archiviare l’inchiesta penale contro Cualbu e gli altri non era stata assunta per l’esperienza professionale.

 

villa liberty, Tuvixeddu

villa liberty, Tuvixeddu

A gennaio la decisione. Il Consiglio di Stato dovrà stabilire se l’area del vincolo dev’essere allargata in base al Ppr.

 CAGLIARI. I rilievi compiuti dal Nucleo investigativo della Forestale sull’area archeologica di Tuvixeddu potrebbero pesare sulla decisione che il Consiglio di Stato si appresta a prendere sull’annosa controversia legata al colle punico, l’udienza è fissata per il 26 gennaio: l’amministrazione Soru avrebbe voluto allargare i vincoli imposti nel 1997 ma per ragioni soprattutto formali il tentativo si è arenato nei vari passaggi davanti ai giudici amministrativi. A luglio scorso però i magistrati di palazzo Spada hanno deciso di chiedere a tutti gli enti coinvolti una «documentata relazione accompagnata da apposita cartografia ed eventuale corredo fotografico» che serva a spiegare in base a quali «presupposti o sopravvenienze» la giunta regionale abbia indicato l’area del colle punico come «caratterizzata da preesistenze con valenza storico-culturale». I giudici di palazzo Spada vogliono sapere nei dettagli su quali basi il piano paesaggistico regionale varato dalla giunta Soru abbia inserito Tuvixeddu fra le aree di pregio culturale e dove si trovino i nuovi ritrovamenti di tombe che l’avvocatura dello stato e la Regione, nel ricorso firmato dagli avvocati Vincenzo Cerulli Irelli e Giampiero Contu, giustificherebbero la revisione dell’accordo di programma del 2000, quello che ha dato il via libera all’edificazione del colle. Gran parte della documentazione è stata depositata dalle parti in causa, gli atti del procedimento penale sono in partenza e conterranno cartografie, immagini, misurazioni e dati indipendenti rivolti a confermare quanto è ormai certo: 421 sepolture scoperte fuori dall’area a vincolo diretto, tombe distrutte dalle ruspe, un punto interrogativo sulle superfici mai esplorate del colle, malgrado l’accordo di programma prevedesse un’accurata indagine magnetometrica. Una situazione che secondo i legali della Regione dovrebbe rendere obbligatoria la revisione dei vincoli.

(elaborazione cartografica GrIG, foto Sopr. Arch., S.D., archivio GrIG)

 

  1. 28 Aprile 2011 a 14:44 | #1

    da La Nuova Sardegna, 28 aprile 2011
    In sette davanti al giudice per il caso Tuvixeddu: la decisione l’11 maggio. Tra gli imputati l’ex sovrintendente Vincenzo Santoni l’archeologa Salvi e il dirigente comunale Zoccheddu. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. I sette imputati sul fronte penale dell’inchiesta su Tuvixeddu non hanno chiesto riti alternativi: nessuno è disposto a patteggiare e nessuno andrà all’eventuale abbreviato. Ieri però le eccezioni arrivate dalla difesa hanno costretto il gup Cristina Ornano a rinviare all’11 maggio la discussione e la decisione sul rinvio a giudizio richiesto dal pubblico ministero Daniele Caria. Fra gli imputati l’ex sovrintendente ai beni archeologici Vincenzo Santoni, accusato di falso ideologico e abuso d’ufficio.
    La vicenda è nota: per la realizzazione di muraglioni difformi dal progetto attorno all’area sepolcrale sono imputati di falso l’archeologa che doveva vigilare sui lavori Donatella Salvi, il dirigente comunale per l’area gestione del territorio Paolo Zoccheddu, l’ingegnere del servizio pianificazione del territorio Giancarlo Manis, gli imprenditori edili Raimondo Cocco e Luciano Muscas, il direttore dei lavori Fabio Angius. Santoni è finito davanti al giudice per la vicenda dei vincoli per notevole interesse pubblico che la giunta Soru aveva imposto sull’area del colle: il sovrintendente, che faceva parte di diritto della commissione regionale per il paesaggio, avrebbe attestato falsamente nella seduta del 21 febbraio 2007 che tutte le sepolture scoperte dopo il 1997 si trovavano all’interno dell’area vincolata. Santoni fu il solo a votare contro la nuova tutela di Tuvixeddu nonostante la figlia Valeria fosse stata assunta dalla Nuova Iniziative Coimpresa, titolare del progetto edificatorio che l’iniziativa del governo regionale metteva in forse. Santoni è poi accusato insieme alla collega Salvi di aver autorizzato la costruzione di un complesso edilizio su viale Sant’Avendrace, quello dell’impresa Cocco, nonostante il progetto oscurasse la visibilità e la conservazione di una parte della necropoli punico-romana. La Salvi con Cocco e Angius sono accusati anche di aver omesso provvedimenti per impedire la costruzione di opere abusive. A presentare le eccezioni sono stati gli avvocati Benedetto Ballero e Michele Loy: per Ballero i forestali che hanno condotto le indagini non avrebbero la qualifica di polizia giudiziaria, Loy ha sostenuto che la notifica del procedimento doveva essere indirizzata al ministero dei beni culturali e non alla direzione regionale.

  2. 3 Marzo 2011 a 16:38 | #2

    da La Nuova Sardegna, 3 marzo 2011
    Coimpresa: niente cemento nel catino. Azienda e direzione del Paesaggio verso l’accordo su Tuvixeddu. Dopo una visita al colle le parti hanno concordato: nessuna strada passerà all’interno del canyon. (Elena Laudante)

    CAGLIARI. Via il cemento dal catino, niente strada nel canyon, un raccordo a forma di otto per collegare le due parti della città: l’accordo su Tuvixeddu sembra possibile. Lo prova il fatto che ieri, al Tar che sta valutando la legittimità del vincolo minerario posto dalla Direzione del Paesaggio a quell’area del colle, la stessa Direzione ha chiesto un rinvio di tre mesi. Perché tra Comune, Coimpresa e Soprintendenza è in atto un dialogo. Il nuovo corso porterà a definire un quadro già abbozzato: Gualtiero e Giuseppe Cualbu, fondatore e amministratore di Nuova Iniziative Coimpresa, rinunciano a realizzare appartamenti nel catino, forse la parte del colle più esposta alla necropoli fenicia di Tuvixeddu. Non è ancora chiaro quale sia la contropartita, ma è inverosimile che il costruttore rinunci a volumetrie “concesse”, che può realizzare magari in un altro punto della città. Nulla è trapelato su questo aspetto dagli incontri intercorsi finora tra le parti. Ma la questione tornerà di attualità al momento della formalizzazione dell’accordo.
    È in virtù di questa rinnovata intesa – che prende le mosse dal nuovo direttore del Paesaggio Maria Assunta Lorrai e dal nuovo dirigente dell’Edilizia privata al Comune – che ieri gli avvocati Pietro Corda per Coimpresa, Marcello Vignolo per il Comune e Giandomenico Tenaglia (avvocatura di Stato) per la Direzione del Paesaggio hanno concordato per un rinvio al 27 giugno, notizia accolta con favore anche dal presidente del collegio, Rosa Maria Panunzio. La decisione è stata preceduta da un sopralluogo informale: qualche giorno fa la Lorrai, il soprintendente ai Beni Archeologici Marco Minoja, l’avvocato dello Stato Tenaglia, tecnici del Comune e dell’impresa hanno percorso i viali di Tuvixeddu, dall’ingresso di via Falzarego fino al canyon, per rendersi conto dello stato dei luoghi. E in quella occasione si è cementata la volontà di arrivare ad un accordo condiviso, prima che i giudici stabiliscano se il vincolo minerario è legittimo o no. I tecnici si stanno incontrano per spostare volumetrie, aggiungere verde al posto del cemento. Entro giugno forse, su Tuvixeddu, arriverà la parola fine.

  3. 2 Febbraio 2011 a 15:07 | #3

    da La Nuova Sardegna, 2 febbraio 2011
    Soru e due ex assessori al giudizio arbitrale. Si opporranno alla richiesta di risarcimento per Tuvixeddu.

    CAGLIARI. La battaglia legale tra la giunta Soru e la Nuova Iniziative Coimpresa non è ancora finita: ora la società del costruttore Gualtiero Cualbu ha quattro controparti nel giudizio arbitrale nel quale si dovrà stabilire se la richiesta di risarcimento danni per i ritardi accumulati dal progetto edificatorio su Tuvixeddu e dovuti alle iniziative di contrasto mandate avanti dall’amministrazione regionale di centrosinistra è legittima oppure no: dopo la Regione, si sono costituiti nel giudizio anche Renato Soru, l’ex governatore che si era messo di traverso insieme alla giunta regionale sul cammino del piano contestatissimo da associazioni ambientaliste, intellettuali e storici. Con lui l’ex assessore agli enti locali e urbanistica Gianvalerio Sanna e l’ex assessore ai beni culturali Maria Antonietta Mongiu. La decisione dei tre ex amministratori regionali è legata a una ragione molto precisa: se il collegio arbitrale cui ha ricorso il gruppo Cualbu attraverso l’avvocato Alberto Picciau dovesse stabilire che Coimpresa ha diritto a un risarcimento economico – la richiesta complessiva supera i settanta milioni di euro – sarebbe la Regione a dover pagare, sempre che la decisione venisse confermata nell’eventuale giudizio definitivo davanti alla corte d’appello. Ma a quel punto scatterebbe la facoltà di rivalsa da parte dell’amministrazione Cappellacci, che potrebbe chiedere ai componenti la giunta Soru di metter mano al portafogli. Da qui la nomina di due legali – gli avvocati Giampiero Contu e Giuseppe Macciotta – perchè si oppongano con ogni mezzo legale alle richieste di danni.
    Quello di Soru, Sanna e Mongiu è tecnicamente un intervento volontario nel giudizio, col quale verrà contestato prima di tutto il difetto di giurisdizione: in sostanza gli avvocati Contu e Macciotta contestano al collegio arbitrale l’incompetenza a giudicare sulla complessa questione perchè l’accordo di programma del 2000 che ha dato il via al progetto Tuvixeddu – secondo l’atto di intervento notificato ieri alle parti – non prevedeva questa possibilità. La stessa linea seguita dall’ufficio legale della Regione – rappresentato nel giudizio dagli avvocati Sandra Trincas, Roberto Murroni, Mattia Pani e Giovanni Parisi – per la quale a fermare le betoniere del gruppo Cualbu sono stati «fatti e circostanze del tutto estranei» agli impegni contenuti nell’accordo. I legali di Soru e dei due ex assessori chiedono poi al collegio arbitrale – se non si dovesse dichiarare incompetente – di accertare il recesso unilaterale per ragioni di interesse pubblico, di rilevare la mancata instaurazione del contradditorio e di respingere le conclusioni del legale del gruppo Cualbu perchè «inammissibili e comunque infondate».
    I due legali chiedono infine agli arbitri di fissare un’udienza «per consentire la comparizione delle parti alla luce dell’intervento». La prima udienza del giudizio, stando alle voci, si dovrebbe svolgere a marzo a Roma. Probabile però che il collegio arbitrale attenda il deposito della sentenza del consiglio di stato, chiamato a giudicare sull’estensione del vincolo sul colle punico, per il quale Soru avrebbe voluto applicare le norme del piano paesaggistico regionale. Su quest’aspetto Coimpresa ha vinto il primo round davanti al Tar ed ora attende il giudizio definitivo. (m.l)

  4. 26 Gennaio 2011 a 16:08 | #4

    da La Nuova Sardegna, 26 gennaio 2011
    “Non si costruisce su una necropoli”. L’avvocato della Regione difende il colle punico davanti al Consiglio di Stato dal progetto di edificazione. I legali di Coimpresa e del Comune: «Vincolo arbitrario e ingiustificato». (Mauro Lissia)

    ROMA. E’ cambiata la sensibilità per i beni culturali, è cambiata la legge e non è piu possibile costruire su una necropoli: c’é il codice del paesaggio e la Regione, in linea col piano paesaggistico, ha solo applicato le norme riportando il vincolo su Tuvixeddu alla situazione del 1997.
    Davanti ai giudici del Consiglio di Stato – assente l’Avvocatura dello Stato, che fino a ieri era schierata con Regione e sovrintendenze – - alla partita decisiva per il colle dei Punici l’avvocato Vincenzo Cerulli Irelli ha difeso le ragioni dell’amministrazione Soru e quelle degli ambientalisti che si oppongono al piano di Nuova Iniziative Coimpresa lasciando parlare soprattutto le carte, la montagna di atti prodotta dall’ufficio legale della Regione, compresi quelli dell’indagine penale condotta dalla Procura cagliaritana. Ignorati i toni aspri usati nelle memorie depositate dai legali del gruppo Cualbu («sorvoliamo, sono toni che non ci appartengono e a cui non siamo abituati») il celebre docente di diritto amministrativo ha puntato dritto sul tema del vincolo sull’area di interesse storico-culturale, il centro della controversia che in primo grado ha visto prevalere l’impresa privata. Ad ascoltarlo i magistrati della sesta sezione – presidente Severini, relatore Meschino, consiglieri De Nictolis, Garofalo e il cagliaritano Manfredo Atzeni – che hanno rinviato sino al primo pomeriggio un’udienza considerata piuttosto complessa per gli interessi in gioco e per l’imponenza delle produzioni.
    «Si parla di un parco archeologico – ha detto Cerulli Irelli – ma qui siamo di fronte a un parco destinato ad essere coperto dalle costruzioni». E’ vero che la Regione aveva esteso il vincolo paesggistico a un’area di 120 ettari, ma in quell’area è compresa la necropoli «e le tombe si trovano dappertutto, sparse ovunque a dimostrare che Tuvixeddu è un paesaggio storico-culturale unico, da difendere nel suo complesso. E’ un polmone selvaggio nel cuore della città di Cagliari e ha piena e riconosciuta valenza archeologica». D’altronde – ha sostenuto l’avvocato Giampiero Contu, che tutela l’associazione Sardegna Democratica – se nei 120 ettari erano compresi spazi urbanizzati e ampiamente edificati «il vincolo imposto col piano paesaggistico aveva solo valore ricognitivo». Si trattava per Contu di un’indicazione generale, provvisoria, sulla quale avrebbe dovuto lavorare il Comune. Per ritagliarvi poi una superficie d’interesse, da proteggere e da tenere a debita distanza dai bulldozer.
    Ma proprio il Comune in questa vertenza amministrativa infinita è schierato al fianco del costruttore. E il suo legale, l’avvocato Marcello Vignolo, ha negato con decisione che un vincolo così largo avesse una giustificazione: «E’ falso – ha detto Vignolo – che da via Is Maglias, dove il progetto prevede l’edificazione, si possa vedere il catino di Tuvixeddu. La necropoli oggi si vede solo dall’aereo ed è stato lo sviluppo urbanistico selvaggio degli anni settanta a provocare questa situazione». Situazione non più recuperabile, per il legale, perchè il colle è ormai compromesso sebbene il sito archeologico sia rimasto intatto. Ma l’iniziativa della Regione, per Vignolo, ha bloccato due opere fondamentali per la citta: «Il parco archeologico pubblico e la strada a quattro corsie da realizzarsi nel tunnel». Comunque sia, ha tagliato corto il legale di Coimpresa Pietro Corda «per imporre un vincolo di 120 ettari non c’è alcuna motivazione logica (nella memoria l’avvocato aveva parlato di decisione di competenza ‘psichiatrica’ ndr) e non c’è prova che sia necessario perchè da parte della Regione non c’è stata alcuna istruttoria». Per Coimpresa «si tratta di un vincolo arbitrario e inutile».
    A soppesare ogni parola di un confronto legale che ha sfiorato in più occasioni lo scontro c’era Elio Garzillo, l’ex direttore regionale dei beni culturali che si è battuto a lungo in difesa di Tuvixeddu. Con lui due rappresentanti di Italia Nostra: il medico-scrittore Giorgio Todde e la responsabile giuridica Maria Paola Morittu. E l’associazione culturale ha dato un importante contributo al confronto con l’intervento dell’avvocato Carlo Dore, che liquidato il contenuto degli atti firmati dai legali di Coimpresa («erano in stato di nevrosi») ha parlato della contestata riperimetrazione dell’area di Tuvixeddu-Tuvumannu: «Nessun arbitrio, perchè si tratta dello stesso vincolo del 1997». Quindi, a giudizio di Italia Nostra, non serviva alcuna istruttoria, visto che il vincolo non è stato esteso. Difesa l’applicazione delle norme del piano paesaggistico sul colle, Dore ha fatto riferimento a una sequenza di documenti storici e di atti firmati da sovrintendenti del passato secondo i quali l’area sepolcrale si estenderebbe ben al di là dei confini stabiliti con il parco e oltre quelli del vincolo «fino alla sommità di via Is Maglias». D’altronde, malgrado l’accordo di programma lo prevedesse, nessuno fino ad oggi ha pensato di compiere una ricognizione precisa dell’area esterna al vincolo utilizzando gli strumenti magnetometrici indicati nel documento del 2000. Resta così l’incertezza sulle dimensioni reali della superficie storica, un’incertezza che le sovrintendenze hanno contribuito ad alimentare con dati e interventi contradditori. I soli ad esser certi restano i rappresentanti di Coimpresa, per i quali i vincoli attuali sono sufficienti a garantire la tutela del sito archeologico. Ora non resta che attendere la decisione del Consiglio di Stato. Nessuna indicazione sui tempi, difficile che siano brevi.

  5. 25 Gennaio 2011 a 14:55 | #5

    da La Nuova Sardegna, 25 gennaio 2011
    Tuvixeddu, è la giornata decisiva. Davanti al Consiglio di Stato i legali della Regione e di Coimpresa. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Per Tuvixeddu arriva la resa dei conti: questa mattina le ragioni di Nuova Iniziative Coimpresa, del Comune, della Regione e delle associazioni culturali ed ecologiste saranno ascoltate dai giudici del Consiglio di Stato, chiamati a decidere su una questione diventata negli anni centrale per la città e che ha finito per guadagnarsi l’interesse di tutta la Sardegna.
    La sentenza dei magistrati amministrativi supremi non sarà l’ultima che riguarda il colle dei Punici e la sua necropoli, ma di certo rappresenterà un punto di svolta nella battaglia legale che contrappone due visioni opposte sulla conservazione del paesaggio storico cagliaritano: per il gruppo Cualbu e per l’amministrazione Floris è possibile che un quartiere di abitazioni private venga costruito a breve distanza da una necropoli millenaria, per la Regione – ai tempi di Renato Soru – e per la totalità degli archeologi, degli storici, degli ambientalisti, degli intellettuali sardi quel sito dev’essere difeso dall’uso urbano.
    La questione al centro della causa, nei suoi aspetti essenziali, riguarda i confini della zona archeologica: l’amministrazione Soru, cogliendo le indicazioni del Codice Urbani e in base al piano paesaggistico regionale varato nel 2004, voleva allargare i vincoli fino a comprendere nell’area tutelata – e quindi inedificabile – i terreni privati. Nella stretta sostanza: uno stop definitivo per il nuovo quartiere che dovrebbe nascervi. Coimpresa e il Comune si sono opposti e hanno vinto il primo round davanti al Tar. Nel frattempo però qualcosa è accaduta: un’inchiesta penale su ipotesi di corruzione condotta dal sostituto procuratore Daniele Caria – ricca di intercettazioni telefoniche e di ombre su molti dei personaggi coinvolti – si è chiusa con l’archiviazione della posizione del costruttore Gualtiero Cualbu e di altri indagati, ma ha confermato i sospetti sull’ex sovrintendente archeologico Vincenzo Santoni. In pillole: Santoni, stando alle accuse della Procura, avrebbe alterato volontariamente i dati sui ritrovamenti avvenuti a Tuvixeddu dopo l’estate del 2000 – quando un accordo di programma diede il via libera al progetto di edificazione – pur di garantire a Coimpresa, che fra l’altro dava lavoro alla figlia ingegnere, la possibilità di aprire il cantiere edile. I dati decisivi sono quelli legati alle sepolture scoperte negli ultimi anni al di fuori della superficie tutelata con vincolo diretto e indiretto, cioè con due livelli diversi di protezione: se per l’Avvocatura dello Stato e per la Procura sono 1166, i legali di Coimpresa ribattono che non è vero e che i vincoli attuali bastano a circoscrivere l’area di interesse storico e archeologico. Ed è su questo punto che le controparti combattono da anni senza esclusione di colpi, tra ricorsi e controricorsi. Punto estremamente controverso, tant’è che i giudici di palazzo Spada a luglio dell’anno scorso hanno pensato bene di andare a fondo nell’accertamento della situazione, chiedendo a tutti gli enti interessati alla controversia documenti aggiornati e definitivi. La Regione ha prodotto anche gli atti relativi all’indagine condotta dal pm Caria attraverso il nucleo investigativo del Corpo Forestale, le cui risultanze sono state duramente contestate dai legali di Coimpresa. Oggi le posizioni delle parti in causa saranno discusse davanti ai giudici. Di qui a un numero imprecisato di giorni sarà depositata una sentenza che potrebbe davvero mettere la parola fine alla contesa, con l’amministrazione Cappellacci – pur coinvolta attraverso il proprio ufficio legale – nelle vesti di spettatrice interessata. Fra Coimpresa e la Regione è in corso infatti un altro contenzioso da 80 milioni all’esame di un collegio arbitrale.

  6. 4 Gennaio 2011 a 14:36 | #6

    da La Nuova Sardegna, 3 gennaio 2011
    Quei vincoli? Roba da psichiatri». Coimpresa replica alla Regione in vista dell’udienza al Consiglio di Stato. «Ventidue ettari di preesistenze storiche non possono giustificare nuovi vincoli su un’area di 120 ettari». (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Quello di estendere il vincolo paesaggistico a un intero comune, come ha fatto la Regione, solo perchè nel territorio esistono aree caratterizzate da preesistenze di valenza storico-culturale è un proposito «di competenza psichiatrica prima che del Tar o del Consiglio di Stato». Lo scrivono i legali della Nuova Iniziative Coimpresa.
    La valutazione è contenuta nella memoria che l’avvocato Pietro Corda e il suo collaboratore Antonello Rossi hanno depositato al Consiglio di Stato in vista dell’udienza del 25 gennaio, quando i giudici di palazzo Spada decideranno sull’annosa e controversa questione dei vincoli su Tuvixeddu. Nelle 28 pagine della memoria i legali del gruppo Cualbu attaccano duramente le argomentazioni della Regione insistendo su quello che resta il centro della contesa: se per l’amministrazione Soru – e per l’Avvocatura dello Stato – i ritrovamenti di sepolture antiche avvenuti dopo la firma dell’accordo di programma modificano radicalmente la situazione del colle punico e giustificano l’allargamento dei vincoli, Corda e Rossi fanno riferimento alla nota firmata dall’attuale sovrintendente Marco Minoja, per il quale «nessuna testimonianza archeologica è emersa dagli sbancamenti effettuati in funzione delle costruzioni realizzare di recente». In sostanza – è scritto nella memoria – i vincoli attuali bastano a tutelare ciò che merita tutela. Peraltro, riconosciuto il valore del sito archeologico («non c’è bisogno di prove, è notorio») i due legali sostengono che i vincoli paesaggistici integrali sono giustificabili in molti altri comuni della Sardegna dove «esistono siti archeologici importantissimi, con ritrovamenti ben più importanti dei generalmente modesti corredi funebri di Tuvixeddu». Ma in ogni caso imporre un regime vincolistico su un’area di 120 ettari solo perchè su 22 vengono riscontrate «preesistenze storico-culturali» comunque protette da vincoli diretti e indiretti è una scelta «di competenza psichiatrica». I legali di Coimpresa liquidano le conclusioni del sostituto procuratore Daniele Caria – contenute nel decreto di archiviazione dell’inchiesta penale per corruzione che ha coinvolto anche il costruttore Gualtiero Cualbu, la cui posizione è stata archiviata – sostenendo che «sono fondate su una lettura e un’interpretazione molto personali dei fatti e della normativa di riferimento». Caria – secondo i due avvocati – avrebbe colto l’occasione «per manifestare il proprio completo disaccordo con le decisioni del Tar e del Consiglio di Stato» favorevoli a Coimpresa. Mentre le note di servizio dell’ufficiale di polizia giudiziaria Fabrizio Madeddu – secondo le quali i nuovi ritrovamenti archeologici ci sono e sono fuori dai vincoli – sarebbero caratterizzate da una lunga serie di omissioni. Il servizio della Nuova Sardegna del 9 dicembre 2010 dove si riportavano le risultanze delle indagini penali condotte dalla Forestale – prodotto dai legali della Regione – è invece per gli avvocati Corda e Rossi «un deplorevole coacervo di bugie, travisamenti, valutazioni e impressioni senza alcun fondamento». Gli avvocati di Cualbu chiedono fra l’altro ai giudici amministrativi supremi di dichiarare inammissibili numerosi documenti prodotti dall’ufficio legale della Regione, da Italia Nostra e dall’associazione Sardegna Democratica presieduta da Renato Soru.

  7. 17 Dicembre 2010 a 21:57 | #7

    da La Nuova Sardegna, 17 dicembre 2010
    Si opporrà alla richiesta di danni di Coimpresa. Tuvixeddu, Soru interviene nel giudizio arbitrale.

    CAGLIARI. L’ex governatore Renato Soru si opporrà nel giudizio arbitrale alla richiesta di risarcimento danni avanzata da Nuova Iniziative Coimpresa per i ritardi accumulati dal progetto edificatorio su Tuvixeddu e dovuti alle iniziative di contrasto mandate avanti dall’amministrazione regionale di centrosinistra. Soru nominerà nei prossimi giorni due legali. Se il collegio arbitrale cui ha ricorso il gruppo Cualbu dovesse stabilire che Coimpresa ha diritto a un risarcimento economico – la richiesta complessiva supera i 70 milioni – sarebbe la Regione a dover pagare, sempre che la decisione venisse confermata nell’eventuale giudizio definitivo davanti alla corte d’appello. Ma a quel punto scatterebbe la facoltà di rivalsa da parte dell’amministrazione Cappellacci, che potrebbe chiedere ai componenti la giunta Soru di metter mano al portafogli. I legali di Soru hanno tempo fino al 17 gennaio per attaccare la clausola compromissoria contenuta nel secondo accordo di programma, che prevedeva l’accesso a un giudizio arbitrale in caso di controversie sull’applicazione dell’accordo. Quello di Soru sarà un intervento volontario nel giudizio, col quale verrà contestato il difetto di giurisdizione. La stessa linea seguita dall’ufficio legale della Regione, per la quale a fermare le betoniere del gruppo Cualbu sono stati «fatti e circostanze del tutto estranei» agli impegni dell’accordo di programma del 2000.

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