Home > Primo piano > Reportage sulla speculazione edilizia a Malfatano e Tuerredda.

Reportage sulla speculazione edilizia a Malfatano e Tuerredda.

Video importato

YouTube Video

Dal nostro inviato speciale Juri Iurato un recentissimo reportage sulla speculazione immobiliare in corso a Malfatano.

Trovate le foto qui: http://www.flickr.com/photos/57785186@N06/sets/72157625729984908/ E qui: http://www.flickr.com/photos/57785186@N06/sets/72157625603887215/.

Immagini che non hanno bisogno di molti commenti.

Gruppo d’Intervento Giuridico

Qui il dossier “Cronaca di una speculazione edilizia annunciata, Malfatano e Tuerredda”

 

Video importato

YouTube Video

Video importato

YouTube Video

 

 

  1. boe
    22 Settembre 2011 a 14:50 | #1

    ciummo, lo capisci o no che la contestazione che proponi non rientra ( ? ) negli opzional del tuo interlocutore ma viene scartato a priori, contro ogni logica e validita’ storica ???…
    IL MESSAGGIO E’ FIN TROPPO CHIARO -

  2. 27 Gennaio 2011 a 15:33 | #2

    da La Nuova Sardegna, 27 gennaio 2011
    Malfatano: Ovidio Marras ha battuto la Sitas. Il tribunale ordina la demolizione del rustico di un mega albergo.
    CAGLIARI. Provvedimento immediato in difesa della comproprietà. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Lui gliel’aveva detto: non costruite sul mio stradello. Loro non gli hanno dato retta e adesso c’è un’ordinanza del tribunale civile che impone la demolizione del rustico di un grande hotel.
    Ma il piccone dovrebbe buttare giù anche due cancelli e altri manufatti. E’ il classico confronto tra Davide e Golia perchè lui è Ovidio Marras, anziano agricoltore di Teulada che difende il proprio furriadroxiu dall’avanzata del cemento. Loro sono la Sitas, una società che fa capo a costruttori d’alto bordo come Gaetano Caltagirone, Claudio Toti e Benetton, impegnata a realizzare un complesso turistico fra Tuerredda e Malfatano, contestato dagli ambientalisti e fortemente voluto dall’amministrazione comunale di Teulada. Il provvedimento del giudice Susanna Zanda è datato 22 dicembre 2010 e in quattro pagine stringatissime racconta la vicenda con una sintesi quasi giornalistica. D’altronde il fatto è semplice: quando i bulldozer della Sitas sono comparsi davanti alla sua antica dimora, alle spalle della splendida spiaggia di Tuerredda, il vecchio Ovidio ha retto a stento al dolore. Il furriadroxiu di famiglia, dove avevano lavorato il padre e il nonno, sarebbe finito inscatolato tra hotel, centri benessere e altri edifici destinati a turisti facoltosi. Una sorta di avamposto della tradizione agricola assediato dalla modernità a cinque stelle. Non c’era scampo («la terra è loro – dirà Ovidio ai cronisti – ne fanno ciò che vogliono») ma restava un diritto da difendere comunque: la comproprietà di uno stradello, quello che la famiglia Marras percorre da generazioni per raggiungere la casa-ovile e più avanti la spiaggia. Il tracciato antico intralciava il cruciverba del progetto, così i tecnici della Sitas avevano deciso di spostarlo. Detto e fatto: un nuovo sentiero sterrato ma non più rettilineo, persino una curva a novanta gradi – è scritto nell’ordinanza – per arrivare dove prima si arrivava diritti. Ma Ovidio non è tipo da piegarsi facilmente alle decisioni altrui: ha chiamato l’avvocato Alberto Luminoso ed è partito un ricorso al giudice civile. Tecnicamente una possessoria, una rivendicazione in giudizio della parte di possesso sullo stradello. Sitas si è opposta con l’avvocato Dionigi Scano: ha sostenuto che non c’è danno, che Marras ha mantenuto l’accesso alla proprietà grazie a una nuova strada. E che c’è un’evidente sproporzione tra l’esigenza di realizzare una struttura che darà lavoro a molti teuladini e quella di preservare una stradina di campagna. Ma il giudice Zanda è stato inflessibile: accertato che il vecchio Ovidio ha il «compossesso» della strada ha osservato come Sitas abbia ignorato il suo parere negativo sulla costruzione di un percorso alternativo. Perchè lo stradello originale non esiste più: sopra – scrive il magistrato – è stato costruito il grezzo della sala d’accoglienza dell’albergo. Un corpo di fabbrica di notevoli dimensioni, che comprende anche altri servizi. Come dire che il diritto alla proprietà di Ovidio Marras è stato leso perchè lui voleva quella strada e non altre, più tortuose e comunque diverse. La strada era quella e quella per lui doveva restare. La conseguenza inevitabile («sproporzionata» per la difesa di Sitas) è stata un’ordinanza dai toni categorici: l’impresa privata dovrà «reintegrare immediatamente il signor Ovidio Marras nel compossesso dello stradello che conduce alla sua casa e poi al mare, in comune di Teulada località Tuerredda, rimuovendo i cancelli e le fabbriche costruite sul tracciato originario e astenendosi in futuro dal turbare il ricorrente (Marras ndr) nel pacifico e pieno godimento del suo compossesso». Quindi, prescrive l’ordinanza, si dovrà demolire l’albergo e tutto quanto si trova sul tracciato originario.
    Per ora la società dovrà pagare le spese del giudizio e quasi settemila euro per gli onorari dei legali incaricati da Ovidio. Ma non è finita qui: il provvedimento è stato impugnato con un reclamo al tribunale, che deciderà in composizione collegiale. «L’ordinanza mette a rischio un intervento destinato a creare lavoro per Teulada – spiega l’avvocato Scano – c’era e c’è ancora la disponibilità di Sitas a realizzare una strada alternativa secondo le esigenze del signor Marras».
    Insomma: forse si cercherà un accordo o forse il tribunale revocherà l’ordinanza per indicare una soluzione diversa. Ma per ora ha vinto lui, Ovidio Marras, il più debole. Accade nei film, qualche volta anche nella realtà.

  3. Emanuele
    26 Gennaio 2011 a 13:21 | #3

    Se condividete il principio secondo cui il popolo è sovrano dovreste ben capire il senso che può avere un sit-in rispetto a una causa legale che non vedo proprio sensatissima per la risoluzione del problema visto che per progetti di quest’entità chi ci mette i soldi se ne guarda e se ne guaderà bene da compiere azioni che gli si possono ritorcere contro per via legale. Senza contare il fatto che con investimenti di questa portata non gli mancano di certo le risorse per pagare una schiera di avvocati a difenderne la “legalità” e ad anticipare le mosse che potrebbero far bloccare il progetto.
    E si sa, con avvocati e tanti soldi in Italia si può stravolgere qualunque principio costituzionale e morale. Di questo mi pare che gli esempi non manchino.
    Il problema è che per convincere i Teuladini ad opporsi è necessario proporre valide alternative allo sviluppo del paese percorribili per via empirica e non solo ideologica.
    E’ brutto ed amaro ma è così, purtroppo. Non di solo pane vive l’uomo
    ma un presupposto necessario per non pensare solo al pane è avere il pane.
    Bisogna pensare ad altre strategie di evoluzione per il paese.
    Dubito che basti la riqualificazione dei Furriadroxius, anche perché non sono così tanti e peraltro anch’essi hanno un potenziale valore da preservare.
    Combattere per vie legali è la soluzione apparentemente più sensata e immediata,
    ma secondo me il problema nasce molto prima, ha le radici in altre cose,
    e sarebbe di gran lunga più produttivo aiutare concretamente Teulada a creare delle alternative allo scempio, diffondendo idee alternative e concrete, e premendo sul governo affinché aiuti il paese a preservare e valorizzare la sua bellezza e le sue caratteristiche,
    senza però costringere le persone che vi abitano a rinunciare a viverci per immobilità.
    Perché è questo che succede se le prospettive sono poche, basti vedere
    i grafici dell’andamento demografico o del paese, o basti chiaccherare con giovani e non
    per capire che cosa hanno intenzione di fare se il paese rimane ancora immobile e depresso,
    con zero prospettive di crescita, di stimolo e di lavoro.
    Il problema va ben oltre le concezioni deliranti di sviluppo economico da cervello nel culo
    e basato sull’eterno costruire oltre l’utilità pratica per far funzionare l’economia
    del gruppo Marcegaglia. Per fare un esempio, io penso che sarebbe già un grosso passo avanti se Teulada fosse collegata al resto del pianeta e della civiltà da infrastrutture migliori in cui chi intende visitarla – e di conseguenza farla funzionare economicamente e a livello di vitalità – non deve pensarci due volte perché è un impresa raggiungerla con spensieratezza. E se il paese fosse meglio collegato al mare e alle sue risorse interne si potrebbe evitare di scempiare le zone stesse. A mio avviso sono queste il genere di cose che possono effettivamente salvare il paese (e così tanti altri) dal delirio umano del cemento ovunque.

    <> (P. Coelho – Il vincitore è solo)
    Ci sarebbero alcune osservazioni da fare ma mi sembra interessante per riflettere.

  4. 6 Gennaio 2011 a 17:53 | #4

    @vic : nel nostro ordinamento – parafrasando un vecchio allenatore di calcio (Boskov) – è incostituzionale la disposizione che è giudicata incostituzionale dalla Corte costituzionale.
    Sulla legge sarda n. 4/2009 (c.d. piano casa) la Corte costituzionale non ha avuto modo di esprimersi perchè il Governo nazionale (titolato a impugnarla) non ha fatto ricorso. Ora bisognerà attendere che in un giudizio (penale, civile, amministrativo) sia sollevata la relativa questione di costituzionalità, il giudice del caso la ritenga “rilevante” per la decisione e la sottoponga alla Corte costituzionale.
    Il Gruppo d’Intervento Giuridico e gli Amici della Terra ritengono che vi siano vari aspetti di incostituzionalità nella legge regionale n. 4/2009 e hanno inoltrato (e fatto inoltrare a semplici cittadini) ricorsi al Governo in tal senso perchè impugnasse la legge (novembre-dicembre 2009).
    Quanto sopra vale anche per un’eventuale dichiarazione di incostituzionalità di atti deliberativi comunali.
    Per capirci, l’art. 9 della Costituzione non vieta qualsiasi “trasformazione” di aree tutelate con vincoli ambientali, ma si applica attraverso le leggi di settore.

  5. vic
    6 Gennaio 2011 a 17:32 | #5

    Ok. Comunque una qualsiasi legge regionale (vedi piano casa) o delibera comunale che fa’ a pugni con il paesaggio, potenzialmente sono anticostituzionali perche’ violerebbero l’art. 9

  6. 6 Gennaio 2011 a 17:19 | #6

    @vic : nel nostro ordinamento non è consentita una class action per casi simili, purtroppo. Abbiamo già sottoposto, più volte, alla competente Procura della Repubblica tutta la vicenda in modo ampiamente documentato per quanto riguarda gli aspetti di potenziale rilievo penale.

  7. vic
    6 Gennaio 2011 a 16:59 | #7

    Ancora non ho capito come l’art 9 della Costituzione tuteli il paesaggio.
    Non si potrebbe fare una class action ? La Regione Sardegna e il Comune di Teulada non hanno la proprieta’ esclusiva del territorio

  8. 4 Gennaio 2011 a 16:30 | #9

    @Ciummo : visto che ne sei così convinto, di grazia, potresti spiegarci in qual modo un sit-in sarebbe in grado di fermare i lavori?

  9. Ciummo
    4 Gennaio 2011 a 11:59 | #10

    Il sit-in è una delle cose che si potrebbero fare…
    Davanti al comune, davanti alla provincia, davanti alla regione, davanti ai cantieri…
    da che mondo è mondo la lotta è mobilitazione, invece restiamo a guardare come ebeti lo sventramento permanente della nostra terra; sperando che tutto magicamente si fermi o che qualche carica istituzionale sia rapita da un sentimento mistico e che ordini che tutto si blocchi.

    E’ sempre la stessa storia, siamo stati la colonia di risorse d’italiga da sempre… ora siamo anche la colonia estiva…

  10. Carroga
    4 Gennaio 2011 a 8:45 | #11

    e dove lo vuoi fare il sit-in?

  11. Ciummo
    4 Gennaio 2011 a 4:25 | #12

    Glielo stiamo lasciando fare eh…
    Magari anche solo un sit-in avrebbe piu’ senso di tante azioni giuridiche…

  1. Nessun trackback ancora...
Codice di sicurezza: