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Quirra, leucemie e linfomi: vogliamo la verità!

Qualche nuovo spicchio di verità riprende a venir fuori sullo strano inquinamento a Quirra.   Secondo un’indagine ancora non consegnata da parte dei Servizi veterinari delle Aziende USL n. 8 (Cagliari) e n. 3 (Lanusei), sarebbero numerose le malformazioni animali in zona e ben il 65% degli allevatori di Quirra si sarebbero ammalati di leucemie e linfomi.

Una conferma di quanto sostenuto più volte dalla ricercatrice  Antonietta Morena Gatti, direttrice del Laboratorio dei biomateriali dell’Università di Modena ed uno dei maggiori esperti in materia di nanopatologie. Particelle infinitesimamente piccole (le nanoparticelle) di materiali esplodenti e di metalli, quali il tungsteno, possono provocare tumori gravissimi e, forse, malformazioni.  

E’ il caso di vederci chiaro, finalmente ed una volta per tutte, con trasparenza e senza guardare in faccia a nessuno.   Lo sosteniamo da tempo 

Infatti, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico lo richiedono da tempo, ma tuttora non vi sono risultati certi e definitivi.

L’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente (nota prot. n. 15565 del 29 aprile 2004) e l’Azienda U.S.L. n. 8 (nota prot. n. 2942/95 del 23 aprile 2004) hanno risposto con una voluminosa serie di documentazioni alla richiesta di informazioni a carattere ambientale inoltrata (nota del 17 marzo 2004) dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’intervento Giuridico e rivolta alle amministrazioni pubbliche competenti (Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, Assessorato regionale della difesa dell’ambiente, Aziende USL n. 8 e n. 3, Comuni di Villaputzu e di Escalaplano) sulle insorgenze tumorali e sulle malformazioni verificatesi nell’area di Quirra, vicino al Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze, nei Comuni di Villaputzu e di Escalaplano. Specificamente era stato richiesto:

* dati e/o statistiche relative ad indagini e/o rilevamenti della presenza di sostanze tossiche a terra e/o nel sottosuolo nei territori comunali di Villaputzu e di Escalaplano, a decorrere dall’1 gennaio 1980;

* dati e/o statistiche relativi a casi di aborti terapeutici e nascite con bambini presentanti malformazioni e handicap fisici relativi a soggetti residenti nei territori comunali di Villaputzu e di Escalaplano a partire dall’1 gennaio 1980;

* dati e/o statistiche relativi alle cause di mortalità di soggetti residenti nei territori comunali di Villaputzu e di Escalaplano a partire dall’1 gennaio 1980;

* eventuali indagini epidemiologiche svolte riguardo insorgenze tumorali nei Comuni di Villaputzu e di Escalaplano finalizzate all’individuazione delle cause e relative al periodo decorrente dall’1 gennaio 1980.

Già nella primavera del 2002 vennero effettuate analoghe richieste e le Aziende USL competenti comunicarono che gli accertamenti epidemiologici ed i monitoraggi ambientali erano in corso. A distanza di diversi anni – con numerose notizie stampa in merito – vi sono dati definitivi ?  Dalle risposte pervenute sembra proprio di no.  Ancora. 

Con deliberazione Giunta regionale n. 2/1 del 21 gennaio 2003 era stato fatto il punto dello stato di attuazione del programma di interventi relativo alla “compromissione ambientale del Salto di Quirra” stabilito con la precedente deliberazione n. 8/3 del 14 marzo 2002.                 I risultati sono stati i seguenti:

  • era stato avviato il programma per la valutazione del rischio chimico-tossicologico per la prevenzione della salute della popolazione all’esposizione di alte concentrazioni di metalli pesanti (importo 130.000,00 euro) da parte del P.M.P. dell’Azienda U.S.L. n. 8;
  • era stata avviata l’indagine da parte dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna sulla catena alimentare al fine di evidenziare eventuali presenze di metalli pesanti ed arsenico oltre i limiti di legge (importo 59.000,00 euro);
  • i primi dati raccolti dal Servizio igiene pubblica dell’Azienda U.S.L. n. 8 esclusivamente sui dati relativi ai ricoveri ospedalieri dei residenti nel Comune di Villaputzu (in particolare fra il 1998 ed il 2001) non avrebbero evidenziato alcuna anomalìa, tuttavia dovrebbero essere completati da specifica indagine epidemiologica sulla popolazione interessata al fine di verificare eventuali patologie direttamente collegabili alla presenza dell’attività mineraria e dei relativi residuati (importo complessivo 150.000,00 euro);
  • è stato accelerato il monitoraggio delle acque superficiali ai sensi del decreto legislativo n. 152/1999 e successive modifiche ed integrazioni dell’area in esame (avviato nel marzo 2002 in tutto il territorio regionale) ed è stata realizzata una stazione di prelevamento sul Rio Quirra: in merito non sarebbero stati evidenziati inquinamento da arsenico a valle del Rio Corr’e Cerbu;
  • è stato effettuato uno screening su un campione di n. 150 volontari (50 % residenti civili, 50 % dipendenti militari e delle Società Socam e Vitrociset) residenti nella zona di Quirra: fino al 13 novembre 2002 “non è emersa alcuna patologia immediatamente correlabile all’inquinamento, tuttavia l’indagine è stata limitata (vds. nota Azienda U.S.L. n. 8 prot. n. 2942/95 del 23 aprile 2004) di fatto a sole 131 persone;
  • con deliberazione Giunta regionale n. 39/46 del 10 dicembre 2002 è stato concesso un finanziamento di 150.000,00 euro al Comune di Villaputzu per la realizzazione del piano di caratterizzazione (art. 17 del decreto legislativo n. 22/1997 e successive modifiche ed integrazioni, D.M. n. 471/1999) dell’area (la cui realizzazione è stata affidata dall’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente alla Progemisa s.p.a. nel luglio 2002);
  • i Comuni di Villaputzu e di San Vito hanno adottato ordinanze contingibili ed urgenti (rispettivamente la n. 20 del 14 novembre 2002 e la n. 41 del 5 agosto 2002) relative al divieto di utilizzo di ampie aree lungo il corso del Rio Corr’e Cerbu a partire dalla miniera dismessa di Baccu Locci (circa 8 km.).Veleni. Piccoli, ma tossici e mortali.

L’Azienda U.S.L. n. 8, dopo le indagini effettuate, ha sottolineato che “è evidente la necessità di sviluppare ulteriormente l’osservazione epidemiologica ed ambientale con uno studio sia retrospettivo che prospettico” .             Il P.M.P. dell’Azienda U.S.L. n. 8 (nota prot. n. 2626 del 27 febbraio 2003), al termine di un’indagine preliminare condotta con prelievi di terreno e sedimenti nell’alveo e nelle vicinanze del Rio Corr’e Cerbu e del Rio Quirra, ha affermato di aver riscontrato l’assenza da contaminazione da “uranio impoverito”, mentre sono risultati presenti “quantità elevate di metalli pesanti ed in particolar modo di arsenico” (fino 1.402 milligrammi/kg. In campione di terreno agricolo senza sedimenti prelevato alla confluenza del Rio Quirra con il Rio Corr’e Cerbu) lungo tutto il corso del Rio Corr’e Cerbu, anche nei campioni di acqua prelevati: “il quadro ambientale … appariva molto critico per l’alta potenzialità dei metalli tossici capaci di interessare anelli decisivi della catena alimentare”.      Il medesimo P.M.P. affermava di ritener necessario il completamento di tutte le indagini ambientali in materia per averne un quadro affidabile. 

Bisogna completare, quindi, i programmi di indagine ed i tempi appaiono fin troppo lunghi per tematiche così importanti.                   

Sembra ancora una volta doveroso ricordare che le indagini sanitarie ed epidemiologiche, nonché i monitoraggi ambientali, devono essere continui, efficaci, trasparenti e pubblici soprattutto quando si riferiscono a “dubbi” sanitari per la popolazione e ad aree di rilevante interesse ambientale.  Nell’ottobre 2007 l’allora Ministro della difesa Arturo Parisi, sardo, ha dichiarato che “In questo quadro sarà possibile avviare un monitoraggio sistematico del poligono di Salto di Quirra“,  aggiungendo che “l’Italia non ha mai fatto uso di armamento ad uranio impoverito, né risulta che nel nostro poligono possa essere stato utilizzato da altri“.  Nel gennaio 2010, l’attuale Ministro della difesa Ignazio La Russa ha riconosciuto la rilevanza del problema ed ha ottenuto uno stanziamento di 30 milioni di euro da parte del Governo per indennizzi in favore dei militari colpiti da simili eventi tumorali.   

Tutto questo deve essere fatto con la massima serietà, senza sensazionalismi da un lato e senza sospetti di insulse accuse di “boicottaggio” ai danni di chicchessìa. La salute della popolazione e la sicurezza ambientale valgono immensamente di più che qualche ventilato “investimento turistico”…..   

Amici della Terra e Gruppo d’intervento Giuridico

 

qui Quirra: lo “strano” inquinamento, su Il Manifesto Sardo, n. 90, 16 gennaio 2011.

Castello di Quirra

Castello di Quirra

da La Nuova Sardegna, 5 gennaio 2011

«Ora basta: vogliamo la verità su Quirra». Interrogazioni di Rifondazione e Rossomori sull’incidenza dei tumori intorno al poligono.  Secondo i dati raccolti dalle Asl di Cagliari e di Lanusei il 65% dei pastori si è ammalato di leucemia e linfoma negli ultimi 10 anni. Cumpostu di Sardigna Natzione: «L’Isola è diventata la Mururoa italiana». Piero Mannironi

 CAGLIARI. Il “caso Quirra”, con il suo tragico fardello di morte e di dolore, riaffiora dalle nebbie del passato, riaprendo una ferita che non si era mai rimarginata. Le prime indiscrezioni sui risultati dello studio effettuato dalle Asl di Cagliari e di Lanusei su incarico del Comitato di indagine territoriale, stanno infatti riaprendo il caso. E dal fronte politico arrivano le prime fiammate polemiche con le interrogazioni di Rifondazione e Rossomori all’assessore alla Sanità Antonello Liori.
 Notizie in qualche modo già conosciute – anche se non nella loro esatta dimensione – che raccontano di una spaventosa incidenza di tumori al sistema emolinfatico tra i pastori che vivono e lavorano intorno al poligono interforze del Salto di Quirra: addirittura il 65% degli allevatori si è ammalato di leucemia e di linfomi negli ultimi dieci anni. Si tratta di numeri che hanno una dimensione statistica enorme e che ancora una volta riconducono alle attività sperimentali e addestrative che si svolgono all’interno del poligono.  E tra le indiscrezioni filtrate in questi giorni c’è un’altra conferma: quella del numero inquietante di animali nati con gravi deformità. Un fenomeno sul quale ha indagato nel recente passato la professoressa Antonietta Morena Gatti del Policlinico universitario di Modena e consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito. La Gatti aveva scoperto, attraverso un sofisticato microscopio elettronico a scansione, nanoparticelle di metalli pesanti e di leghe di metalli che non esistono in natura, nei tessuti di alcuni agnelli deformi nati nella zona di Quirra. Stessi risultati ottenuti sulle analisi effettuate sui tessuti dei militari ammalatisi di tumore nei Balcani. Fenomeno che non può non riportare al “caso Escalaplano” dove, alla fine degli anni Ottanta, nacquero almeno 13 bambini affetti da gravi deformità. Un dramma sul quale non si è mai indagato seriamente e sul quale è caduto subito un silenzio colpevole. I nuovi dati, che certificano l’“anomalia” di Quirra, sono stati raccolti dai veterinari Giorgio Melis e Sandro Lorrai. Dati ancora incompleti che dovranno essere completati con i rilievi effettuati anche nelle campagne di Perdasdefogu. Il primo a prendere posizione è stato ieri il coordinatore del movimento indipendentista Sardigna Natzione, Bustianu Cumpostu. «La verità è scomoda – ha detto -, ma non si può più nascondere: la Sardegna è la Mururoa italiana. Lo stato italiano, come quello francese nell’atollo polinesiano, con le guerre simulate, sperimenta in Sardegna armi ed esplosivi che uccidono anche indirettamente».  In consiglio regionale si sono subito mossi i Rossomori e il partito della Rifondazione Comunista che hanno chiesto all’assessore regionale della Sanità, Antonello Liori, di riferire su quanto emerso dallo studio condotto dai veterinari della Asl di Lanusei e Cagliari su tutti gli allevamenti di bestiame dell’area attorno al Poligono di Quirra. «Ribadiamo la necessità di liberare l’intero territorio sardo dalla presenza militare. La salute dei cittadini e il sostegno all’economia del territorio – ha detto il segretario regionale Gianni Fresu – non si può barattare con accordi che mantengono la Sardegna sotto il giogo delle sperimentazioni militari e che impoveriscono la nostra regione». Anche Claudia Zuncheddu, dei Rossomori, chiede a Liori che su quanto sta accadendo nel Sarrabus venga fatta chiarezza dopo anni di sospetti, accuse e smentite. «La relazione dei veterinari delle Asl di Cagliari e di Lanusei – dice – confermano e certificano una verità drammaticamente conosciuta dalla popolazione del Sarrabus. Su questa lunga catena di sofferenza e di morte le istituzioni hanno l’obbligo di intervenire». In serata è arrivata anche la presa di posizione del Partito democratico. «Non è accettabile che ancora oggi, a 20 anni dalla caduta del muro di Berlino, il 60% delle servitù militari e l’80% delle bombe esplose ricadano sul territorio della Sardegna» ha detto il consigliere regionale Chicco Porcu annunciando che, col capogruppo Mario Bruno e con tutto il centrosinistra, sarà proposta una mozione in Consiglio regionale per capire quale sia la posizione della giunta Cappellacci sui 35mila ettari di gravami militari sopportati dalla Sardegna.  «È importante conoscere cosa intenda fare il presidente nei confronti del governo nazionale per favorire un progressivo smantellamento delle basi e un adeguato piano di bonifiche che possano restituire quei territori a uno sviluppo sostenibile». «Nella scorsa legislatura – ha detto ancora Porcu – abbiamo ottenuto risultati importanti con lo smantellamento della base Usa per sottomarini nucleari alla Maddalena. Quel percorso va ripreso per restituire un futuro diverso dall’emergenza epidemiologica, alle comunità nell’area di Quirra, Teulada e Capo Frasca».

prova a fuoco missile Zefiro, Quirra

prova a fuoco missile Zefiro, Quirra

 

da L’Unione Sarda on line, 5 gennaio 2011

Quirra, i sindaci chiedono la verità: «La Sardegna è come Mururoa».   Paolo Carta

I sindaci del territorio chiedono che il monitoraggio venga esteso ai militari e ai civili. Troppi decessi e troppi casi di malformazioni di neonati e capi di bestiame. Il poligono di Quirra continua a portare molti dubbi e paure alla popolazione del Sarrabus-Gerrei.

Dieci pastori sui diciotto che lavorano negli ovili nella zona del poligono militare di Quirra sono morti di leucemia. E poi gli agnelli nati con sei zampe, oppure sventrati, con gli occhi sopra le orecchie. I veterinari dell’Asl che stanno lavorando al monitoraggio ambientale della base interforze mettono in relazione patologie tumorali e animali deformi in un rapporto che di fatto conferma i sospetti dei pacifisti, vecchi di dieci anni. «La verità è scomoda ma non si può più nascondere, la Sardegna è la Mururoa italiana», dichiara Bastiano Cumpostu, coordinatore di Sardinia natzione. «Lo stato italiano, come la Francia in Polinesia, sperimenta in Sardegna armi ed esplosivi che uccidono anche indirettamente. Quasi una strage: tra i pastori di Quirra, gli abitanti dei paesi vicini e i militari che lavorano nel Poligono. Situazione analoga a Teulada. Chie bos faghet lutu mortos de Quirra? Non certo lo stato italiano che per l’uso dei poligoni interforze lucra facendosi pagare l’affitto da chi viene a provare le armi».

L’ALLARME. Patrizio Buccelli, sindaco di San Vito, esprime la sua preoccupazione: «La prima indagine seria effettuata sul campo ovile per ovile – dichiara il primo cittadino – propone dati in contraddizione con le dichiarazioni ufficiali rilasciate dai vertici militari e dal Ministero. Ci dicevano sempre di stare tranquilli, che erano terrorismo mediatico le dichiarazioni dei pacifisti sulla cosiddetta “sindrome di Quirra”, cioè i tumori che avevano colpito 20 civili e 23 militari nella frazione. Invece si scopre addirittura che i risultati degli accertamenti dei veterinari della Asl, incaricati dal Comitato di indirizzo territoriale che coordina il monitoraggio, sono ancora più drammatici. Noi sindaci del territorio avevano sempre chiesto soltanto una cosa: la verità. E per questo, dopo i primi risultati arrivati con colpevole ritardo, chiediamo analogo rigore scientifico sui prodotti dei campi e degli allevamenti. Vogliamo sapere se quello che mangiamo e beviamo sia avvelenato o meno. Vogliamo sapere se l’attività militare, attuale o passata, abbia creato questa situazione. Chi si stupisce di fronte ai dati raccolti dei veterinari non è onesto intellettualmente: tutti sappiamo dell’alta incidenza di certi tumori nella zona. E anche il diabete in questa parte del Sarrabus raggiunge cifre elevatissime».

 

missile Nike Hercules pronto al lancio, Quirra (2006)

missile Nike Hercules pronto al lancio, Quirra (2006)

da L’Unione Sarda on line, 4 gennaio 2011

Asl: agnelli deformi e pastori con tumore. Rapporto choc sul poligono di Quirra.      Paolo Carta

Agnelli nati deformi in un numero superiore alla norma e il 65% degli allevatori ammalato di leucemia: è il rapporto sul poligono militare di Quirra firmato dai veterinari della Asl su incarico del Comitato scientifico che controlla la base militare. Il rapporto della Asl è un bollettino che non lascia spazio a interpretazioni: in ogni ovile agnelli nati malformati e pastori ammalati di tumore. Questi in sintesi i risultati delle indagini dei veterinari delle Asl di Lanusei e Cagliari che, su incarico del Comitato di indirizzo territoriale che segue il controllo ambientale del poligono, hanno raccolto i dati a ridosso della zona militare. E, evidentemente, si tratta di numeri sono assolutamente fuori dalla norma. Addirittura, secondo la verifica dei veterinari Giorgio Melis e Sandro Lorrai, esiste un collegamento tra le deformazioni congenite genetiche degli agnelli e i tumori che hanno colpito gli allevatori. Quasi una strage: il 65 per cento dei pastori che abita e lavora a Quirra si è ammalato di leucemia.

 (foto da www.aviogroup.com, www.nikemissile.altervista.org, da mailing list ecologista, per conto GrIG)

  1. luca
    6 Marzo 2012 a 15:15 | #1

    ciao, mi chiamo Luca, sono un vfp1 raffermato dell’esercito, ho
    contratto la leucemia e sono attualmente in cura. Vorrei fare la richiesta
    per causa di servizio, ma non ho proprio idea di che scrivere, mi potreste
    dare un’idea su come farla? ringrazio anticipatamente, saluti,
    Luca.

  2. Ugo
    13 Giugno 2011 a 10:13 | #2

    La verità inizia a venire a galla: nesuna traccia di uranio impoverito sui bersagli impiegati nelle esercitazioni! …difficilmente sarà possibile trovarne nel territorio, infatti finora nessun rilievo ne ha dimostrato la presenza. In ogni caso vorrei far notare che il tasso di mortalità della zona di Quirra è al di sotto della media nazionale, Perdasdefogu poi è una zona caratterizzata dalla longevità della popolazione tanto da inserirla nel progetto GENOS, …e dalle indagini non è ancora risultato nulla che non sia attività addestrativa e di tiro proprie di un poligono militare. Senza uranio viene poi a decadere la questione legata alla sindrome legata ai balcani. Il territorio è senza dubbio inquinato, da metalli pesanti, che in particolar modo si riversano nella baia di Quirra (dove ci sono gli allevamenti) dove sfocia il fiume che arriva dalle miniere di Baccu Locci, …”causa ed effetto”: io ragiono per nesso di causalità.

  3. 21 Gennaio 2011 a 21:51 | #3

    da La Nuova Sardegna, 21 gennaio 2011
    Dall’uranio alle nanoparticelle. Dieci anni senza verità ma con il sospetto che non si sia voluta cercare a fondo la causa dei tumori. Il coraggio del sindaco Antonio Pili. (Piero Mannironi)

    SASSARI. Il coraggio non sempre è una virtù che restituisce riconoscenza. Anzi, a volte è una scelta che si paga dolorosamente e può addirittura spingere verso la solitudine. Lo sa bene Antonio Pili, medico galantuomo prestato alla politica, che aprì una breccia nel muro di silenzio.
    Eletto sindaco come indipendente in una lista di centrodestra, nel novembre del 2001 denunciò: «Nella frazione di Quirra la gente muore di leucemia e linfoma in una percentuale spaventosa. C’è qualcosa, laggiù, che sta uccidendo uomini, donne e bambini». Non un approccio ideologico o un attacco politico, ma la semplice, oggettiva, constatazione di numeri che raccontavano una tragedia nascosta: 15 morti su 150 abitanti (poi negli anni le vittime sono aumentate). Fu allora inevitabile mettere in relazione l’escalation di tumori nel Sarrabus con quella dei militari italiani in missione nell’ex Jugoslavia. Così, dopo la sindrome dei Balcani, nacque la sindrome di Quirra. E fu inevitabile pensare che le patologie avessero una radice comune, legata alle attività militari: da una parte un teatro di guerra, dall’altra il poligono più grande d’Europa.
    Il primo imputato fu l’uranio impoverito, utilizzato per proiettili ad alta penetrazione con effetti devastanti. Insomma, un’arma micidiale, ma anche pericolosissima per i possibili effetti collaterali. Come, per esempio, neoplasie del sistema emolinfatico per chi inala le polveri di uranio o viene a contatto con le nanoparticelle prodotte dai proiettili. Oggi, dopo 10 lunghissimi anni, la sindrome di Quirra continua a uccidere senza che si sia riusciti a capirne l’origine. E dopo 10 anni è legittimo cominciare a sospettare che non si è mai voluto indagare davvero. Come interpretare, infatti, la “bufala” dell’arsenico che monopolizzò l’attenzione per almeno due anni, nonostante venisse smentita da autorevoli studiosi? E come interpretare il fatto che finora non è stata effettuata una vera indagine epidemiologica? Per finire poi con il Comitato territoriale d’indirizzo, nato dopo le indagini della Commissione parlamentare d’inchiesta, e che in quasi quattro anni non è ancora approdato ad alcun risultato e che sembra destinato a un fallimento annunciato.
    Ora, dopo dieci anni, interviene l’Istituto superiore di sanità e una procura della Repubblica cerca di capire se in questa catena di morte possano rilevarsi profili di responsabilità. Anche solo omissiva. Si sta cioé facendo quello che doveva essere fatto subito e che invece non è stato fatto.
    Per dire la verità non tutto questo tempo è passato inutilmente. Nel senso che una studiosa, consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta, la dottoressa Antonietta Gatti ha identificato il possibile killer di Quirra: le nanoparticelle di metalli pesanti e di leghe metalliche. Sono state trovate infatti nei tessuti dei malati di Quirra e in quelli dei soldati tornati con linfomi e leucemie dai Balcani. Non basta: sono state trovate anche nei tessuti degli animali nati deformi nell’area del poligono. Un punto di partenza importante. Il passo successivo naturale dovrebbe essere quello di scoprire come si sono create le nanoparticelle.
    Sbaglia oggi chi pensa che Antonio Pili sia stato sconfitto. È vero, non è più sindaco di Villaputzu e non è riuscito ad avere le risposte che cercava. Ma ha seminato il dubbio e ha fatto nascere nella gente la consapevolezza di quanto sta accadendo, facendo sentire il peso di un rischio incombente. E così oggi nessuno può dire di non sapere.

  4. 21 Gennaio 2011 a 21:48 | #4

    da La Nuova Sardegna, 21 gennaio 2011
    Quirra, sequestrati i bersagli della base. Va avanti l’inchiesta della Procura di Lanusei, nel blitz portati via anche documenti. (Antonello Sechi)

    NUORO. Vecchi carri armati, blindati, jeep in pensione. Bersagli di bombe micidiali, costruite con materiali “sporchi” sospettati di aver ucciso pastori e fatto impazzire il Dna di piante e animali tra Perdasdesfogu e il Salto di Quirra. Sono sotto sequestro. Non si era mai visto.
    Come non s’era mai visto che qualcuno entrasse negli uffici del poligono interforze per «acquisire» documenti. È successo ieri mattina su ordine del procuratore della Repubblica di Lanusei, Domenico Fiordalisi. Il magistrato non è rimasto agli annunci dell’inchiesta. Su suo mandato, una squadra di poliziotti e vigili del fuoco ha battuto in lungo e in largo i 12mila ettari del poligono militare di Perdasdefogu-Salto di Quirra per sequestrare quegli ammassi di acciaio e lamiera utilizzati come bersaglio per sperimentare proiettili a base di uranio impoverito e di chissà quali altre porcherie top secret. E, in contemporanea, è avvenuta l’acquisizione di documenti.
    L’inchiesta è stata aperta una decina di giorni fa, quando Fiordalisi ha appreso dagli organi di informazione i risultati dello studio sui tumori nella zona intorno al poligono interforze di Capo San Lorenzo commissionato dalle Asl di Lanusei e Cagliari. Risultati raccapriccianti, a cominciare dallo sbalorditivo 65 per cento di pastori che negli ultimi dieci anni si sono ammalati di leucemie e linfomi. Risultati che hanno convinto il magistrato ad agire autonomamente, visto che finora nessuno ha mai presentato una denuncia sull’argomento né mai in precedenza erano state avviate indagini che abbiano lasciato traccia in qualche fascicolo giudiziario. Il sospetto è che i materiali utilizzati nel poligono abbiano contaminato terreni, pascoli, acqua e aria. E che abbiano avvelenato persone, piante e animali. Come le pecore che hanno partorito “mostri” a sei zampe e con gli occhi dalla parte sbagliata della testa. La procura vuole vederci chiaro. È la prima volta in assoluto che accade. Domenico Fiordalisi, ieri, non era presente ai sequestri. Ha visitato il poligono di Perdasdefogu alcuni giorni fa, incontrando il generale Sanzio Bonotto, che comanda la base dallo scorso autunno. Il magistrato ha incaricato delle indagini e dei controlli la squadra mobile di Nuoro e il corpo forestale. I sequestri di ieri nel poligono sono uno dei primi atti.
    A Perdasdefogu e in quella magnifica distesa verde e solitaria utilizzata dall’industria della guerra per i suoi esperimenti sono abituati a vedere divise di ogni tipo. La gente quasi non ci fa più caso. Ieri mattina, però, non è sfuggita la presenza dei poliziotti della Mobile e dei vigili del nucleo Nbcr partiti di buon’ora da Nuoro. Vestiti con tute bianche anticontaminazione hanno individuato i bersagli da sottoporre a sequestro. Operazione che è andata avanti per alcune ore e che si è conclusa nella tarda mattinata.
    Il secondo capitolo si è svolto all’interno della base. Gli investigatori hanno acquisito documenti utili all’indagine che mira a stabilire quali esperimenti vengono eseguiti nel territorio del poligono, un’area che è comunque aperta alla libera circolazione di persone e animali che possono entrare in contatto con le sostanze disperse nell’ambiente. Senza dimenticare i militari che lavorano nella base e che con proiettili e altri ordigni “sporchi” hanno un contatto quotidiano. L’indagine mira a tutelare anche la loro salute. Non s’era mai visto.

  5. 20 Gennaio 2011 a 15:06 | #5

    da La Nuova Sardegna, 20 gennaio 2011
    Quirra, indaga l’Istituto superiore di sanità. Passa nella Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito la proposta del gruppo Pd. L’audizione dell’assessore regionale alla Sanità Antonello Liori: non facciamo allarmismo. (Piero Mannironi)

    ROMA. Finalmente uno spiraglio: sulla “sindrome di Quirra” indagherà l’Istituto superiore di sanità. Dieci lunghissimi anni dopo la prima denuncia dell’allora sindaco di Villaputzu, Antonio Pili, un organismo autorevole e qualificato valuterà per la prima volta l’esatta dimensione di questa tragedia dimenticata e cercherà di identificarne l’origine. Lo ha deciso il presidente della Commissione d’inchiesta del Senato sull’uranio impoverito, Rosario Costa, accogliendo la richiesta presentata dai parlamentari del Pd Gian Piero Scanu, Francesco Sanna e Francesco Ferrante.
    Il gruppo del Pd ieri ha pressato la presidenza della Commissione sulla necessità di fare finalmente chiarezza sul moltiplicarsi di tumori del sistema emolinfatico nell’area del poligono interforze del salto di Quirra. Gian Piero Scanu, che nei giorni scorsi ha chiesto il blocco di tre mesi delle attività del poligono, ha detto: «Per la tutela dei lavoratori del poligono e delle popolazioni dei paesi vicini, occorre un’indagine seria, non solo ambientale, ma anche sanitaria nelle zone interessate. Le analisi e gli screening effettuati in questi anni sono del tutto insufficienti, se non addirittura inattendibili. Gli organismi da incaricare per procedere agli accertamenti devono essere perciò di indiscussa autorevolezza scientifica e godere del requisito dell’indipendenza. Avevamo detto che un buon candidato era l’Istituto superiore di sanità».
    «Perciò oggi non possiamo che essere soddisfatti – hanno commentato alla fine della seduta il senatore democratico – che su questa vicenda sconvolgente, caratterizzata da anni di sospetti, accuse e smentite, il presidente della Commissione Costa abbia accettato la proposta del nostro gruppo di di effettuare un monitoraggio e un’approfondita analisi epidemiologica, e concordando nella opportunità di investire per questo compito l’Istituto superiore di sanità Dall’istituto la Commissione si attende entro un mese una risposta su metodi e tempi dell’indagine».
    «La Commissione d’indagine sull’uranio impoverito inoltre – hanno detto i tre parlamentari del Pd – si recherà nella zona di Salto di Quirra per svolgere un sopralluogo».
    Le notizie filtrate nelle scorse settimane sul lavoro dei veterinari delle Asl di Cagliari e Lanusei hanno nuovamente incendiato il clima. I primi rilevamenti parlano infatti di un’incidenza del 65% di tumori tra i pastori che lavorano intorno al poligono e della nascita di molti agnelli deformi.
    Nella seduta di ieri della Commissione d’inchiesta era in calendario l’audizione dell’assessore regionale alla Sanità Antonello Liori che l’11 gennaio aveva incontrato alcuni componenti della Commissione tecnica del Comitato di indirizzo territoriale che sovrintende al monitoraggio ambientale nelle aree adiacenti al poligono. «Sono dati sui quali occorre riflettere – aveva detto Liori – e non intendo sottovalutare nessuna delle indagini che vengono fatte, anche perché i risultati di queste sono ancora controversi. Perciò voglio che ogni ricerca sia confortata da basi scientifiche e risponda a criteri oggettivi, ma nessuno deve lanciare eccessive grida di allarme e creare il panico in quel territorio prima che siano completate tutte le analisi. Ho anche chiesto un incontro con il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, al quale chiederò ampia collaborazione dello Stato nel completamento della ricerca».
    E la prudenza e la paura di creare allarme sociale è stata, in estrema sintesi, la posizione che Liori ha espresso anche ieri davanti alla Commissione. Una prudenza che è stata criticata vivacemente dai senatori del Pd. Ha detto infatti Scanu: «Stupisce non poco che l’assessore alla Sanità della Regione Sardegna non abbia voluto concordare con la mozione che è stata presentata pochi giorni fa dall’intero gruppo del Pd al Senato, con la quale si chiedeva al Governo, a tutela dei cittadini e dei militari, una moratoria delle attività all’interno del poligono, strettamente funzionale a rendere possibili le attività mirate a ricavare dati epidemiologici inconfutabili ed evidenza scientifica dalla loro analisi. Solo la verità, non l’approssimazione o la sottovalutazione del caso, può far venir meno l’allarme sulla situazione sanitaria».
    Nella riunione di ieri ha cominciato a concretizzarsi la sostanza delle denunce del Comitato pacifista “Gettiamo le basi” e degli organi di informazione. E cioé che in dieci anni non è mai stato effettuato uno studio scientificamente credibile su quanto sta accadendo nel Sarrabus.
    Nel 2002 la Asl di Cagliari si impegnò a effettuare un’indagine epidemiologica, ma poi si limitò a uno screening su 131 militari e dipendenti civili del poligono su base volontaria. Nel dicembre 2005 la Regione Sardegna affidò un’indagine epidemiologica al consorzio d’imprese “Epidemiologia, Sviluppo, Ambiente”, ESA. Il tasso di incidenza e quello di mortalità (comunque superiori alla media) vennero ottenuti seguendo criteri statistici discutibili perché spalmati su un’area molto più vasta rispetto a quella nella quale si concentravano le patologie. L’allora assessore regionale alla Sanità convenne che i dati non erano attendibili e che quindi l’indagine andava ripetuta. Ma niente fino a oggi è stato fatto.

  6. 17 Gennaio 2011 a 16:57 | #6

    su Il Manifesto Sardo, n. 90, 16 gennaio 2011, “Quirra: lo strano inquinamento” (http://www.manifestosardo.org/?p=6489)

  7. 13 Gennaio 2011 a 14:26 | #7

    da La Nuova Sardegna, 13 gennaio 2011
    Intervista. Parla la specialista Antonietta Gatti, super esperta in nanopatologie. «La causa? Le esplosioni». Confermati dati del 2007-2008, catena alimentare a rischio. (Pier Giorgio Pinna)

    MODENA. «Ormai è tutto chiaro: le ultime rilevazioni sul poligono di Quirra confermano che le leucemie sono causate da nanoparticelle sprigionate durante test bellici». La profesoressa Antonietta Gatti ha una convinzione profonda, radicata dalle esperienze: «Analisi che ho fatto laggiù tre anni fa, rimaste a lungo secretate in parlamento su mia richiesta, l’avevano già evidenziato: in un’area priva di fabbriche e altri fattori inquinanti non c’è una spiegazione diversa dalle esplosioni per giustificare l’elevato numero di tumori negli essere umani e di malformazioni negli animali, con possibili ricadute negative sulla catena alimentare». E se n’è sicura una specialista come lei, c’è da crederci: Antonietta Gatti è uno dei maggiori esperti sui danni provocati da polveri sottili, proprio le sue ricerche hanno permesso per la prima volta di coniare il termine «nanopatologie» nelle nuove strade della conoscenza.
    Escluso poi, da parte sua, qualsiasi rapporto con l’arsenico giacente in vecchi depositi nella regione del Salto: «Come ogni medico sa, in questo caso gli effetti per l’organismo sarebbero stati di tutt’altro genere».
    Precedenti. «I più recenti dati resi noti, per quanto parziali, appaiono in linea con gli accertamenti che ho portato a termine tra il 2007 e il 2008», chiarisce meglio la docente, che all’università di Modena è fisico e bioingegnere. «Li definirei la fotografia esatta della situazione – prosegue – Una situazione nella quale esistono molte anomalie, ora rimarcate una volta di più. Su tutte, la presenza di polveri estremamente sottili, derivate dall’attività nella base che si estende da Perdasdefogu a Capo San Lorenzo». Ma come mai queste polveri possono rivelarsi tanto nocive? «Partiamo da un concetto di fondo: se si colpisce un bersaglio e lo si fa sparire, dove finiscono i suoi pezzi se non nell’ambiente circostante, magari ridotti dall’alta temperatura e dalla combustione a frammenti infinitesimali?», risponde con un’altra domanda Antonietta Gatti. «Ecco, è da qui che bisogna avviare il discorso – incalza – Le polveri, per la loro piccolezza, galleggiano nell’aria a lungo. Ed è da quel momento in poi che possono inalarle tutti: soldati, pastori, pecore, mucche. Ma la questione non si limita all’apparato respiratorio».
    «Quando infatti le nanoparticelle raggiungono la grandezza di 0,1 micron nei polmoni, possono superare quella barriera, finire nel sangue e raggiungere tutte le parti del corpo – aggiunge – Da qui leucemie e contaminazioni delle gonadi, con effetti sull’apparato riproduttore».
    La ricercatrice non ne parla. È tuttavia evidente che l’ultimo aspetto richiama immediatamente alla memoria i numerosi casi di malformazioni nei feti umani e nei bambini nati nei paesi attorno al poligono negli ultimi anni. In particolare a Escalaplano.
    Deflagrazioni. «Un altro veicolo di contagio possibile è collegato proprio alla catena alimentare – continua l’esperta – La vegetazione infatti non è immune da questi fenomeni. A Quirra agnelli, capre, pecore e vacche possono aver brucato l’erba su cui si erano depositate le polveri. Chi poi ha mangiato le loro carni dopo la macellazione potrebbe evidentemente averne risentito. Non è invece stato dimostrato sinora che questi agenti contaminanti passino nel latte».
    Davvero impressionante, quindi, valutare le conseguenze di un processo avviato da frammenti tanto minuscoli da essere in grado di raggiungere il nucleo delle cellule. E causare una morte lenta. Con caratteristiche che accomunano i militari colpiti dalla Sindrome dei Balcani con le tante persone che si sono ammalate nei 120 chilometri quadrati della base a terra e lungo le coste vicine. «Sia l’uranio impoverito sia le combustioni a temperature superiori ai duemila gradi, o di poco inferiori, provocano quel gigantesco aerosol all’origine delle polveri sottili – sostiene Gatti, fornendo i dettagli scientifici – Nelle esercitazioni si usa poco esplosivo. Ma lo si usa comunque. E sebbene le esplosioni siano simulate, bisogna capire sino in fondo quali sono gli effetti di una combustione ad alte temperature, verificare bene l’impatto sull’ambiente circostante. Quel che m’interessa oggi è valutare i dati e combattere concretamente i rischi. Personalmente non credo che lo Stato italiano abbia risorse per sperimentare a Quirra o altrove proiettili all’uranio impoverito. A spiegare ogni cosa del resto sarebbero sufficienti le esercitazioni, capaci come sono di sprigionare le nanoparticelle». Ma non si sa se nel poligono sardo siano invece state impiegate da altri armi come quelle all’origine della Sindrome dei Balcani. La base è interforze. Nel tempo se ne sono serviti militari di parecchi Paesi aderenti alla Nato (e non solo), oltre a una quantità di aziende private per la produzione bellica. E a complicare tutto, naturalmente, c’è il top secret su qualsiasi operazione legata alla sicurezza.
    Prevenzione. «A suo tempo avevo rilevato nanoparticelle a Quirra sulle mie stesse scarpe e su campioni di vegetazione – osserva Antonietta Gatti – Sono state quelle analisi che hanno suggerito di far svolgere i monitoraggi ad ampio raggio dei quali non si conoscono ancora i risultati finali. Speriamo che ora, nell’interesse dei soldati e delle popolazioni, siano resi pubblici presto».
    In passato parecchi avevano denunciato i pericoli al ministero della Difesa. «Ma in realtà certi fenomeni non si conoscevano bene – è la conclusione della specialista – Oggi al contrario abbiamo strumenti per comprendere. E ci troviamo di fronte a importanti novità: chi è andato a cercare attorno alla base ha trovato ciò che cercava. Così sappiamo perché la gente si ammala. In prospettiva non è cosa da poco: Quirra, con il suo isolamento e la sua evidenza scientifica, potrà diventare un esempio nel mondo per fare prevenzione ed evitare che situazioni del passato si ripetano».

    FISICO E BIOINGEGNERE. Così ha aperto nuove strade.

    MODENA. Ha trascorso anni a studiare processi complessi che l’hanno portato più avanti di tutti nell’analisi delle nanoparticelle. Fisico e bioingegnere, Antonietta Gatti dagli anni ’90 ha intensificato le ricerche in un campo inesplorato. Ancora oggi è considerata un’autorità in materia, tanto che appena qualche giorno fa era alle Hawai a un congresso internazionale su questo tema. Direttore del laboratorio sui biomateriali all’università di Modena, è stata consulente di due commissioni parlamentari sull’uranio impoverito: una guidata dal centrosinistra, l’altra dal centrodestra. Ma la sua carriera non è stata semplice: ha dovuto superare ostacoli improvvisi o superare ingerenze per andare a fondo nelle ricerche.

  8. 13 Gennaio 2011 a 14:23 | #8

    finalmente la magistratura apre un’indagine in proposito.

    da La Nuova Sardegna, 13 gennaio 2011
    Quirra, la Procura apre un’inchiesta. Monta la protesta politica: «Stoppare subito ogni attività nel poligono interforze».
    MALFORMAZIONI E LEUCEMIE. Interviene la magistratura, sopralluogo del magistrato Fiordalisi con i Forestali. (Valeria Gianoglio, in collaborazione con Gian Carlo Bulla)

    LANUSEI. Nessuna denuncia, nessun minuscolo atto di indagine, nemmeno una timida inchiesta conoscitiva. In tanti anni di dibattiti, assemblee e sospetti sulla cosiddetta Sindrome di Quirra, alla Procura ogliastrina sinora non era arrivata neppure una briciola. Ieri mattina, il procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, ha deciso che era ora di dire basta, di fare un sopralluogo, e di aprire un fascicolo di indagine. Di aprirlo da zero, e a furor di popolo: perché giorni e giorni di botta e risposta sui mass media attorno alle vicende del poligono interforze non possono certo passare inosservati agli occhi di chi, per mestiere, coordina le indagini.
    Come dire: se la montagna non va da Maometto, Maometto va dalla montagna. E stavolta ci va in senso letterale. Succede, infatti, che ieri mattina, di fronte all’ennesima presa di posizione su Quirra che emerge dai giornali, il numero uno della Procura ogliastrina decida di sfruttare una delle possibilità che gli offre il codice penale: acquisire di propria iniziativa eventuali notizie di reato. Così raduna un manipolo di uomini del corpo forestale e si avventura negli aspri terreni del poligono interforze.
    L’obiettivo è quello di raccogliere elementi che consentano di capire se effettivamente vi sia qualche presenza, in quei dodicimila ettari di terreno, che provochino malformazioni o malattie negli esseri viventi. Il sopralluogo di ieri, in realtà, è solo la prima tappa di un’inchiesta appena aperta dalla Procura di Lanusei. Il primo passo che segna una decisa svolta dopo tanti anni di silenzio da parte degli investigatori. Nei prossimi giorni ci saranno altri sopralluoghi.
    Le ultime notizie stanno intanto suscitando un’altra valanga di reazioni politiche. In Senato il Pd presenta una mozione per il blocco del poligono. Sollecita, «in base a un principio di ragionevole precauzione», la sospensione di ogni attività addestrativa, operativa o sperimentale che comporti «l’uso di esplosivi o il rilascio di sostanze inquinanti». La prima firmataria del documento, predisposto dal parlamentare gallurese Gian Piero Scanu («Quanto sta avvenendo è grave: tanto che lo stesso ministero della Difesa ha riconosciuto l’esistenza di un problema, ordinando un’inchiesta. Ma questo non basta. Serve un’evidenza scientifica. I campioni su persone, animali e terreno devono essere sottoposti all’analisi dell’Istituto superiore di Sanità»), è la presidente del gruppo, Anna Finocchiaro. Analoga iniziativa del Pd alla Camera. Dove Antonello Soro rileva: «Il poligono sorge in un territorio compreso tra le province di Cagliari e Ogliastra, in aree limitrofe ai centri abitati, e non è la prima volta che le sue attività sono fonte di preoccupazione».
    A Cagliari Sel, Rossomori e Idv presentano una mozione in consiglio regionale. Chiedono, oltre all’avvio di un dibattito, la chiusura di tutte le basi militari nella zona, il riutilizzo delle aree a fini turistico-ambientali e l’avvio di un’indagine indipendente sulla salute delle popolazioni che vivono nelle zone limitrofe. A intervenire, Luciano Uras, Carlo Sechi, Massimo Zedda, Claudia Zuncheddu, Daniele Cocco, assieme all’esponente del Pd Chicco Porcu.
    L’idea di una commissione viene condivisa da un altro democratico, Francesco Ferrante: «Le istituzioni non possono rinviare oltre il momento della verità». Il consigliere regionale del Popolo della libertà Eugenio Murgioni, nel presentare un’interrogazione, lancia un appello al presidente e agli assessori per la Sanità e l’Ambiente: «Bisogna fare chiarezza il più presto possibile».
    E Legambiente regionale accusa: «Intervengano subito la Regione e i ministeri competenti: i dati raccolti dalle Asl non lasciano spazio a dubbi, la base militare va chiusa immediatamente e ogni sperimentazione sospesa sino alla fine del monitoraggio ambientale».

  9. 13 Gennaio 2011 a 14:09 | #9

    da L’Unione Sarda on line, 13 gennaio 2011
    I misteri sulla sindrome di Quirra. La Procura di Lanusei apre un’inchiesta allevatori bestiame zona di Quirra.

    Il procuratore della Repubblica di Lanusei, Domenico Fiordalisi, ha aperto un fascicolo sui misteri della sindrome di Quirra. “Bisogna vedere chiaro in questa faccenda”, dice il magistrato.
    Fiordalisi spiega: “L’indagine dovrà verificare se ci sono reati e impedire che portino ad ulteriori conseguenze con gravi danni sulla salute”.
    Nelle terre di Quirra due pastori su tre muoiono di leucemia. Il rapporto curato dai veterinari delle Asl di Lanusei e Cagliari dice che gli agnelli nascono con sei occhi, senza gambe. Ci sono animali deformi e privi di viscere. I veterinari ipotizzano un legame tra le malformazioni e la diffusione anomala di patologie rare. Nel pomeriggio di ieri il procuratore, accompagnato dagli uomini della Forestale, ha effettuato il primo sopralluogo nelle terre del Poligono. “Il primo di una lunga serie”.

  10. Bio IX
    13 Gennaio 2011 a 12:38 | #10

    Poi ci sono le uova alla diossina, i maiali alla diossina, le vacche alla diossina, le pecore alla diossina, i pesci alla diossina etc. etc., sommiamo il tutto e … che mondo fantastico!

    Da: http://www.romaregione.net/2011/01/13/lettera-di-patrizia-gentilini-oncologa-presidente-associazione-medici-per-lambiente-isde-forli/

    Lettera di Patrizia Gentilini, oncologa.
    “Con il recente scandalo di polli e uova tedesche alla diossina ritorna il problema della sicurezza alimentare (… le mozzarelle campane, le pecore pugliesi, i suini irlandesi) che però rischia di passare come una notizia fra le tante. Col termine diossina si intende la TCDD, nota come “diossina di Seveso” dopo l’incidente del 1976, pericolosa a dosi infinitesimali (miliardesimi di milligrammo), è stata definita la sostanza più pericolosa conosciuta; affini a questa molecola ve ne sono centinaia per cui si parla genericamente di “diossine”. Sono molecole persistenti nell’ambiente, la cui assunzione avviene per il 90% per via alimentare: pesce, latte, carne, uova e formaggi. Le diossine sono trasmesse dalla madre al feto durante la gestazione e l’allattamento. Dagli studi risulta che in Italia un lattante di 5 kg assume diossine da alcune decine fino a centinaia di volte superiori al limite massimo dell’UE.
    Le diossine rientrano nel gruppo degli interferenti endocrini. L’esposizione a diossine è correlata allo sviluppo di tumori (*). Trattandosi di sostanze così pericolose nel 2004 è stata stilata a Stoccolma una convenzione da 120 Paesi, fra cui l’Italia, per vietare la produzione intenzionale ed imporre la riduzione di quella non voluta. Peccato che il nostro Paese sia stato l’unico a non averla ratificata!
    Le diossine si formano in particolari condizioni di temperatura in presenza di cloro. Ogni processo di combustione, in particolare di plastiche, porta alla loro formazione, e sono presenti nei fumi e nelle ceneri degli inceneritori. Le uova alla diossina vengono fatte risalire alla somministrazione di mangimi contaminati da oli industriali ed altri inquinanti agli animali, ma questo oscura il fatto che nel 2005, nella stessa regione ( Bassa Sassonia), si era evidenziata una contaminazione oltre i limiti consentiti di ben il 28% di polli allevati all’aperto – quindi polli “ruspanti”, che consideriamo sicuri perchè allevati in modo “naturale”. La Bassa Sassonia è caratterizzata da acciaierie ed inceneritori. Parlare di mangimi e non delle ricadute delle diossine non mette a fuoco le conseguenze di uno “sviluppo” industriale dissennato. Aver distrutto la civiltà contadina, avvelenato il territorio con pesticidi e permesso impianti assurdi ed inquinanti come gli inceneritori arreca incalcolabili danni all’ambiente e alla salute e mina la possibilità stessa di sopravvivenza delle generazioni future.
    I dati relativi all’agricoltura europea mostrano come l’Italia è destinata al fallimento anche dal punto di vista agricolo che dovrebbe rappresentare l’eccellenza nel nostro Paese. L’ andamento dei redditi agrari del 2010 sul 2009 è: EU +12.3, Danimarca +54.8, Olanda +32, Francia +31, Germania +23, Spagna +7, Italia -3.3 (con calo della superficie agricola di 19.200 kmq negli ultimi 10 anni). Dobbiamo riconoscere il fallimento del modello di sviluppo attuale che non si cura delle conseguenze delle proprie scelte ed è arrivato a contaminare le basi dell’alimentazione inquinando anche l’alimento più prezioso al mondo: il latte materno!”
    Patrizia Gentilini – Presidente Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Forlì

  11. 12 Gennaio 2011 a 16:41 | #11

    da La Nuova Sardegna, 12 gennaio 2011
    Liori: «Voglio conoscere la verità su Quirra». L’assessore alla Sanità ha chiesto un incontro urgente al ministro della Difesa.
    IL VERTICE. La Regione finanzia nuovi studi sui danni provocati dall’uranio. (Umberto Aime)

    CAGLIARI. Non è più una richiesta formale, da oggi in poi “la pretendiamo”. Cosa? La verità su Quirra. Che deve saltar fuori comunque “nell’interesse supremo della salute di trentamila persone”.
    È un assessore alla Sanità combattente, quello che è uscito ieri dalla riunione con la commissione tecnica incaricata di controllare il monitoraggio ambientale (radioattività, onde elettromagnetiche e presenza di arsenico) nei dodicimila ettari segreti e blindati della zona militare di Perdasdefogu-Capo San Lorenzo. Saputo che da quelle parti il 65 per cento degli allevatori si è ammalato di leucemia negli ultimi dieci anni, e scoperto che i veterinari Asl hanno accertato un numero inquietante di animali nati con spaventose malformazioni, senza occhi, con due teste o sventrati, da ieri l’assessore Antonello Liori si è messo al comando delle operazioni. «Vogliamo la verità», sono state le prime sue parole dopo l’annuncio di aver chiesto un incontro urgente al ministro della Difesa e alla Commissione parlamentare sull’uranio impoverito. Non è finita: «Le Asl, l’università e l’Arpas (entrata in gioco con grave ritardo) dalla Regione avranno il massimo della disponibilità, ma i soldi li chiederemo anche al ministero, per effettuare quell’indagine sulla popolazione mai eseguita finora nei dieci comuni intorno al poligono». È un’accelerazione nelle operazioni, non c’è dubbio: resta da capire perché tutto questo non è stato deciso e fatto prima da questa giunta o dalle precedenti. È almeno dagli Anni Ottanta, tredici bambini nati ad Escalaplano con gravi deformità, che si parla della “sindrome di Quirra”: è passato troppo tempo, è morta troppa gente. Perché? Perché finora in ogni indagine, compresa l’ultima del 2008, si sono sempre messi in mezzo i militari e la Nato, con il loro imbarazzante doppio ruolo di controllori e controllati anche all’interno del faraonico Comitato d’indirizzo politico territoriale messo in piedi nel 2007 dal ministero della Difesa. Con l’Aeronautica a far sempre da tappo, in trent’anni è stato difficile se non impossibile scoprire la verità. Ancora oggi c’è diffidenza da parte di molti sindaci e dell’associazione Gettiamo le basi sull’esito del monitoraggio appaltato nel 2008 sempre dai militari. Chi può garantire l’obiettività di quei risultati? Nessuno. Adesso la Regione rivendica il diritto di mettere le mani nel piatto, almeno così hanno detto Liori e il presidente della Regione: «La vicenda Quirra è seguita col massimo impegno dalla Giunta», è stata la dichiarazione di Cappellacci. C’eravamo ieri e ci siamo ora, è in sintesi il messaggio rassicurante lanciato dall’assessore dopo l’incontro con la commissione coordinata dal medico Antonio Onnis. «Ma senza fare allarmismi, perché se siamo in presenza di dati preoccupanti gli stessi sono ancora parziali sotto l’aspetto scientifico», ha detto Liori nel richiamare la relazione dei due veterinari (doveva restare segreta) madre di questa nuova fiammata intorno ai misteri del poligono. Adesso bisognerà vedere se la Regione riuscirà ad abbattere quel muro di gomma che da sempre circonda la base interforze. Nessuno o in pochi sanno ad esempio quali armi (quante all’uranio impoverito?) siano state sperimentate da quando Quirra è un immenso campo di guerra simulata. Nessuno ha idea se non gli alti vertici cosa provino gli alleati della Nato ma anche i libici quando prendono in affitto la base, costo 50 mila euro all’ora. Chi non indossa la divisa, sa soltanto quello che l’Aeronautica vuol far sapere. E c’è di più: anche la potente Agenzia Namsa, braccio strategico negli approvvigionamenti della Nato, in questo anni ha messo becco dappertutto. Non solo nelle commesse, persino nel Comitato, tanto che in un verbale c’è scritto: «La Namsa ha autorizzato (ci mancherebbe) il completamento dell’indagine», commissionata tra l’altro dalla stessa agenzia. Mentre nello stesso comitato non è stato mai ricavato un posto per il ministero della Salute, che forse poteva imporsi per ottenere un’indagine sull’uomo almeno dopo la scoperta di nanoparticelle anche lontano dalla base, a Banuei, da parte dell’università di Modena. E invece i fornitori della Nato continuano a indagare sui molluschi. Oggi serve la verità “anche a costo di chiudere la base, perché ci sono altri dati su cui riflettere”. Parola di Liori.

    ACQUISTATO PER LA BASE. Lo spettrometro è a Pratica di Mare.

    CAGLIARI. Le stranezze non mancano negli appalti assegnati nel 2008 dal ministero della Difesa e dall’Agenzia Namsa (Nato) ad altrettante aziende per monitorare la base di Quirra. Detto che nella cinquina non è prevista un’indagine epidemiologica sulla popolazione (che strano) ma solo su campioni di aria, terra, acqua, su sette lombrichi, nove cozze e una mucca, buona parte dei due milioni e mezzo stanziati sono stati destinati all’acquisto di sofisticati macchinari. Poi tutti utilizzati a Capo Frasca e dintorni? No. C’è uno spettrometro Icp-Ms (accerta la presenza di sostanze metalliche e non, compreso l’uranio, in concemtrazioni inferiori a una parte per bilione) che è di stanza all’aeroporto militare di Pratica di Mare. Che c’entra la frazione di Pomezia, con Quirra? Niente se non che lì ha sede il Reparto sperimentale dell’Aeronautica, che nell’area di Perdasdefogu si esercita. La domanda sorge spontanea: non è che con quei due milioni e mezzo, la Difesa abbia anche rinnovato il parco macchinari in altre basi?

  12. 11 Gennaio 2011 a 15:57 | #12

    da La Nuova Sardegna, 11 gennaio 2011
    Chiesta un’indagine dell’Ue. Interrogazione dell’eurodeputato dell’Idv Giommaria Uggias. (Gian Carlo Bulla)

    BRUXELLES. Il “caso Quirra” diventa un caso internazionale e approda sul tavolo della Commissione europea. L’europarlamentare dell’Italia dei Valori, Giommaria Uggias, presenta infatti stamane un’interrogazione sulle risultanze delle indagini sanitarie che hanno evidenziato un’anomala incidenza di patologie tumorali nell’area del Poligono sperimentale interforze di Quirra.
    Con la sua interrogazione, Uggias vuole sollecitare indagini che mettano in luce «eventuali conflitti di interesse che possano avere rallentato il percorso verso la verità e possibili relazioni tra l’attività in corso da oltre mezzo secolo nel poligono e le allarmanti statistiche sulla percentuali di neoplasie e malformazioni registrate tra i residenti».
    «Uno Stato civile – ha detto l’eurodeputato dell’Idv – non può tollerare questa mancanza di chiarezza su un tema di primario interesse come la salute pubblica. E non è pensabile che la popolazione resti esposta a pericoli di questa gravità».
    Per quanto riguarda eventuali conflitti d’interesse, Uggias ritiene «ambiguo il fatto che il ruolo di coordinamento nelle indagini sia stato affidato al ministero della Difesa, al quale spetta di fatto la gestione dell’area militare di Quirra».
    «Nella mia interrogazione – dice infine Uggias – chiederò alla Commissione Europea di accertare la correttezza delle procedure per la raccolta e lo studio dei dati epidemiologici e di verificare l’eventuale sussistenza di conflitti di interesse tra gli enti deputati all’accertamento della verità e se infine sia stato violato il diritto fondamentale alla salute dei cittadini e alla salubrità ambientale dell’area».
    Intanto, questo pomeriggio alle 17 è in programma all’essessorato regionale alla Sanità un vertice con Liori, i commissari delle Asl di Cagliari e Lanusei e i rappresentanti del Comitato di indirizzo.

  13. 11 Gennaio 2011 a 15:54 | #13

    da La Nuova Sardegna, 11 gennaio 2011
    «La Regione rompa il silenzio su Quirra». Lettera aperta del capogruppo del Pd in Consiglio Mario Bruno al presidente Cappellacci. Il problema deve essere subito portato sul tavolo del Consiglio dei ministri Basta alle guerre simulate e meno servitù militari.

    CAGLIARI. Dubbi, paure, denunce e legittime richieste di chiarezza. Tutto sembra rimbalzare contro il silenzio “infrangibile” di Ugo Cappellacci. Il “Caso Quirra”, l’inquietante escalation di leucemie e di linfomi nell’area del poligono interforze, non sembra infatti meritare un commento, una rassicurazione o una semplice promessa da parte del presidente della Regione. A rompere questa algida indifferenza ci prova il capogruppo del Pd in Consiglio regionale Mario Bruno.
    Bruno ha scritto ieri una lettera aperta con la quale invita Cappellacci a prendere posizione sul “caso Quirra” e a uscire dal suo incomprensibile e assordante silenzio.
    «Il presidente Cappellacci – scrive il capogruppo del Partito democratico – chieda che il “caso Quirra” sia affrontato dal Consiglio dei ministri: vi partecipi ai sensi dell’articolo 47 dello Statuto, ponga con nettezza la questione dello smantellamento progressivo delle servitù militari in Sardegna e metta così fine al suo imbarazzante silenzio sulla tragedia del Sarrabus».
    Per Mario Bruno è necessario riannodare il filo di un confronto che si è smarrito e riportare così il problema dell’ingombrante presenza militare nell’isola al centro di un confronto con il governo.
    Scrive infatti: «Occorre una presa di posizione forte e determinata per bloccare tutte le guerre simulate nei poligoni sardi. Con la giunta Cappellacci il tema delle servitù militari è scomparso dall’agenda del governo regionale e non si capisce quale sia la posizione della maggioranza e dell’esecutivo sui 35mila ettari di gravami militari sopportati dalla Sardegna».
    E ancora: «Subito dopo la Finanziaria, chiederemo al presidente in aula se intende assumere una posizione di chiarezza sui poligoni di Salto di Quirra e Teulada, tra i più vasti d’Europa, in cui si articola l’attività esercitativa, addestrativa e sperimentale più intensa di tutta Italia».
    Così conclude la sua lettera l’esponente Pd: «Mai più esercitazioni in presenza di così forti sospetti, di un numero assolutamente anomalo ed eccessivo di tumori, soprattutto linfomi e leucemie, ma anche di malformazioni nei bambini e nei feti degli animali: è necessario avere certezze sulle cause dei più elevati tassi di morte, soprattutto per tumore, di alcune aree della Sardegna».
    A questo punto è forse importante ricordare come in questi ultimi due anni la tragedia di Quirra e il problema complesso della presenza militare in Sardegna sia stato quasi del tutto dimenticato. Colpevolmente rimosso. Eppure nel gennaio del 2009, nei giorni intensi di campagna elettorale e di scontro con Renato Soru, Cappellacci aveva inserito il tema delle servitù nel suo programma di governo. Non poteva non farlo, visto che per Soru quello era uno dei punti qualificanti della sua azione di governo e della sua proposta politica. Ecco dunque l’affermazione di un principio formale che poi si rivelerà nel tempo niente di più che una enunciazione di principio: «Collaborazione istituzionale con il governo nazionale per lo sviluppo delle aree in cui ci sono poligoni militari ritenuti non più strategici».
    Da allora Cappellacci si occuperà del problema solo in due occasioni. E sempre in una posizione passiva, quasi di subordinazione. Uno strappo violento rispetto all’azione rivendicativa, decisa, del suo predecessore Soru.
    La prima è il 13 marzo del 2009 quando, in un incontro a Palazzo Chigi, Cappellacci incassò il generico impegno di Berlusconi a «rivedere il problema delle servitù militari». La seconda risale al 25 gennaio del 2010, quando il presidente ricevette il sottosegretario alla Difesa Giuseppe Cossiga, in visita ufficiale in Sardegna. Cossiga ovviamente prese atto dell’enorme peso delle servitù in Sardegna, ma prospettò tempi lunghissimi di dismissione. Poi, si affrettò a promettere ritorni economici per le amministrazioni locali che convivono con le stellette. Come se il problema fosse (e sia) solo di tipo economico.
    Cappellacci prese semplicemente atto delle parole di Cossiga: «L’obbiettivo è quello di liberare la Sardegna da questo peso, ma bisogna farlo e dirlo in tempi ragionevoli. L’impatto deve essere diminuito, ma l’interesse nazionale non potrà essere risolto in un periodo breve. Noi sappiamo che non potremo dire “veniamo via in 10 anni”. Però non dobbiamo dimenticare che bisogna lavorare per diminuire il peso e per porre le condizioni per una riorganizzazione dei poligoni in Sardegna in un tempo ragionevole, ma che non potrà essere inferiore, prevedibilmente, ai 15-20 anni».
    Neppure una parola sui morti di Quirra.

  14. 11 Gennaio 2011 a 15:13 | #14

    da L’Unione Sarda on line, 11 gennaio 2011
    Quirra, battaglie legali e negazionisti, cronaca di una vita tra razzi e tumori: Scritte anti nato a Quirra.
    Viaggio nel Sarrabus-Gerrei. Storie quotidiane di chi vive ogni giorno a due passi dal poligono interforze. Battaglie legali di chi si è ammalato contro il Ministero. Ma c’è anche chi nega: «Nessun problema». (Paolo Carta)

    VILLAPUTZU. Benvenuti a Quirra. Nel XIV secolo era il feudo di Donna Violante dei Carroz, donna di leggendaria bellezza e di nobili vedute: concesse ai comuni l’uso dei suoi campi per coltivare agrumi, olivi, vigne e grano e per fare legna. Adesso è zona militare, controllata dai radar, solcata (e non solo) dai razzi, dove i pastori, secondo uno studio dell’Asl, assistono troppo spesso alle nascite di animali malformati e in molti casi (dieci su diciotto) si ammalano di leucemia.
    NEL BAR. Ma guai a voler parlare di tutto questo nel primo avamposto di questo territorio, il bar Agus, al chilometro 79,600 della vecchia Orientale sarda. Il banconista, pizzetto, tuta da ginnastica nera che non può nascondere un girovita importante, non stringe neppure la mano ai cronisti che vogliono presentarsi e chiedere qualche informazioni: «Per voi nessuna indicazione, siete degli sciacalli». E l’alta incidenza dei tumori segnalata dal 2001 da pacifisti e dall’ex sindaco Pili? I problemi negli allevamenti? Le nanoparticelle cancerogene trovate nei tessuti di chi è ammalato e ha fatto causa al ministero della Difesa? «Non è vero niente»: a muso duro, impettito, mani dietro la schiena.
    NEGLI OVILI. Facile da capire la posizione di chi abita da queste parti, 150 persone, frazione di Villaputzu. C’è il rischio di perdere tutto, il lavoro, i capi di bestiame, la casa. E chi non ha più neanche i familiari, dopo una lunga e dolorosa malattia, sofferenze, inutili viaggi della speranza, ha affidato adesso cartelle cliniche e speranze nelle mani di un avvocato e ha chiesto un risarcimento.
    Giovanni Codonesu, 68 anni, allevatore di Villaputzu insieme ai tre figli maschi, nella sua tenuta tra strada e mare, nega qualsiasi problema: «In trent’anni di attività, adesso sono arrivato ad avere 280 pecore. Mai neppure un parto difficile in tutti questi anni». Certo, non può negare di aver visto diversi colleghi vicini di pascolo ammalarsi e poi morire: «Ma succede anche a tante persone che vivono in città. Noi non ci muoveremo mai di qui». L’allevatore guarda il figlio Daniele, 22 anni, diplomato in Agraria, che annuisce.

  15. muso nero
    10 Gennaio 2011 a 23:00 | #15

    @Gruppo d’Intervento Giuridico lasciatela perdere, gente del genere non sa nemmeno cosa sia la civiltà e, forse, vorrebbe vedere scomparire tutti i sardi, che disturbano le sue vacanze. po caridadi.

  16. Bio IX
    10 Gennaio 2011 a 12:20 | #16
  17. 8 Gennaio 2011 a 15:16 | #17

    da La Nuova Sardegna, 8 gennaio 2011
    Quirra, naufraga il comitato di indirizzo. Scarsa collaborazione, tecnologie inadeguate e l’ombra del conflitto d’interessi. Dopo tre anni di lavoro ancora non ci sono risultati Ruolo marginale per l’Arpas e nessuna indagine epidemiologica. (Piero Mannironi)

    CAGLIARI. Sono i fatti, nella loro crudezza, a certificare una realtà: nessuno ha ancora risposto alla domanda che, nel 2001, fece l’allora sindaco di Villaputzu, Antonio Pili. E cioè: cosa provoca la strage silenziosa di coloro che vivono e lavorano vicino al poligono del Salto di Quirra?
    Ma soprattutto all’indignazione e alla preoccupazione delle parole non sono mai seguiti fatti concreti. Sempre per restare ai numeri: oggi, all’inizio del 2011, si parla ancora di effettuare un’indagine epidemiologica per definire la dimensione della tragedia che sta sconvolgendo decine di famiglie, sempre più abbandonate al proprio destino. I numeri della morte e della sofferenza sono stati infatti contabilizzati da associazioni della società civile, comitati spontanei di cittadini e giornalisti. Dopo dieci lunghissimi anni nessuna istituzione ha ancora detto quante persone si sono ammalate e quante sono morte per l’insorgenza di tumori del sistema emolinfatico. Per non parlare di nascite di bambini deformi.
    La sensazione che non si sia avuto il coraggio politico e morale di fare un’indagine seria e trasparente è confermata da alcuni fatti storici: nel 2002 l’Asl di Cagliari parlò di ricerca epidemiologica nel Sarrabus, ma poi si scoprirà che si era trattato solo di un check per 131 tra militari e dipendenti civili del poligono su base rigorosamente volontaria.
    Ancora più oscura è la storia della ricerca del killer, cioé dell’agente patogeno che provoca linfomi, leucemie e deformità. Prima si escluse l’uranio impoverito, mettendo l’arsenico sul banco degli imputati. Ipotesi naufragata miseramente dopo il pronunciamento di alcuni autorevoli scienziati. Tanto che l’ex sottosegretario alla Difesa Salvatore Cicu, tra i primi a credere all’arsenico, nel dicembre del 2006, durante l’audizione del capo di stato maggiore dell’Aeronautica, generale Camporini, disse: «L’arsenico non produce quel tipo di patologie». Di più: Cicu mise in dubbio la correttezza delle procedure di accertamento, dicendo che le indagini su Quirra «non devono essere fatte dal ministro della Difesa, ma da quello della Sanità».
    Era l’ammissione di un enorme conflitto d’interesse, nel quale l’indagato indagava su se stesso. Sta di fatto che, dopo cinque anni, lo stesso Cicu ammise: «Si continua a morire, bisogna fare nuovi accertamenti perché quelli fatti non sono sufficienti». Insomma, si è al punto di partenza.
    La situzione, nella sostanza, non cambia neppure quando, sulla spinta della commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, il 20 dicembre del 2007 viene costituito un “Comitato di indirizzo territoriale (Cipt) composto da autorità militari e civili. Si parla di «monitoraggio continuo» e di «piena collaborazione tra autorità locali e ministro della Difesa». Ma ci vuole poco per capire che anche questa volta non si andrà da nessuna parte. Prima di tutto perché la regia è affidata alla Difesa e poi perché vengono escluse ricerche di tipo sanitario e non si parla di acquisizione di dati pregressi.
    Nell’estate 2008 si procede a un appalto Nato che affida a cinque imprese il compito di monitorare l’ambiente e organizzare il sistema. Si scopre così che il settore più delicato è affidato alla Sgs, una controllata del gruppo Fiat che, attraverso un’altra sua società (la Bpd), è stato presente per decenni nelle attività del poligono. A parte l’evidente conflitto d’interessi, è proprio nel documento del Cipt del luglio scorso che emergono chiaramente i limiti del Comitato. Si legge infatti che si potranno avere dei risultati a queste condizioni: a) maggiore coordinamento delle Ditte e invio dei materiali tecnici con sufficiente anticipo e corredati di adeguate relazioni illustrative; b) presenza, fin dai prossimi campionamenti, dei tecnici degli enti di controllo; e) invio dei dati rilevati dalle centraline e dagli altri dispositivi di raccolta anche alle strutture tecniche della Regione; d) implementazione di una rete di monitoraggio ambientale esterna al Poligono sotto controllo pubblico.
    Il che significa che finora sono mancate queste condizioni. Limiti denunciati con forza dalla portavoce del movimento pacifista Gettiamo le Basi, Mariella Cao, che aggiunge: «Forze armate, ministero della Difesa e Nato mantengono saldo il doppio ruolo di controllore e controllato, di giudice e imputato. Hanno predisposto loro stessi il piano di monitoraggio, di fatto soltanto l’acquisto di strumenti per esami che non possono dare risposte sulla “sindrome di Quirra”». «Con gli stumenti a disposizione – dice la Cao – è impossibile rilevare le nanoparticelle di metalli pesanti scoperte dalla dottoressa Gatti, che potrebbero essere gli agenti patogeni dei tumori».
    C’è infine un ultimo timore: i risarcimenti per i civili ammalatisi in questi anni potrebbero essere rifiutati. Era infatti sfuggito il 2º comma dell’articolo due del Dpr 37 del 3 marzo 2009: gli aventi diritto devono essere residenti «nella fascia di territorio della larghezza di un 1,5 km, circostante al perimetro delle basi militari».

  18. Bio IX
  19. Bio IX
    7 Gennaio 2011 a 19:54 | #19

    NonsoloQuirra.
    Dagli studi della dott.ssa Gatti (e del marito, Stefano Montanari), emerge che tante altre attività, quali inceneritori, cementifici, fonderie, centrali termoelettriche etc., emettono polveri di dimensioni ridottissime, e più è piccola la polvere, più facile è la sua penetrazione nell’organismo, fino al nucleo delle cellule, con i suoi effetti teratogeni, mutageni e cancerogeni.
    Che i suddetti non possano più utilizzare il microscopio a scansione elettronica (ESEM) che ha consentito loro di scoprire questo meccanismo, è ovviamente una pura e semplice casualità ( http://www.stefanomontanari.net/sito/blog/2058-de-profundis-per-un-microscopio.html ).
    D’altra parte, perchè dovremmo preoccuparci? Queste seccanti nanoparticelle mica sono orripilanti e antiestetiche come i vergognosi mozziconi di sigaretta.
    Per cui: occhio non vede cuore non duole …
    Che poi i corpi continuino ad ammalarsi è un dettaglio del tutto insignificante di fronte al progresso e all’incremento del PIL …

  20. 7 Gennaio 2011 a 16:37 | #20

    @PISTANI MARIA LUISA : signora Pistani, ci sembra che non si sia resa conto delle sue affermazioni.
    Stefano Deliperi

  21. 7 Gennaio 2011 a 16:32 | #21

    @PISTANI MARIA LUISA
    Possiamo capire la mancanza di conoscenza delle attività della nostra associazione (è sufficiente fare un giro in questo blog per leggere che cosa facciamo per il problema dell’abbandono dei rifiuti sopratutto grazie alle segnalazioni di tanti cittadini e turisti) ma, onestamente, sembra assurdo mettere sulla stessa bilancia malattie, morti, dolore, da una parte e maleducazione dall’altra, e dare maggior peso a quest’ultima. Vede, signora Pistani, quello di Quirra non è un “gravissimo problema”, è Il Problema, perchè coinvolge la sopravvivenza stessa di noi sardi e la nostra dignità come cittadini italiani, usati e ignorati da uno Stato che dimentica di proteggerci e, se prova a rifletterci meglio, la cosa dovrebbe preoccupare tutti i cittadini, non solo i sardi.
    Claudia Basciu

  22. 7 Gennaio 2011 a 15:51 | #22

    A.G.I., 5 gennaio 2011
    BASI MILITARI: SINDROME QUIRRA, AMBIENTALISTI “COMPLETARE ANALISI”.

    (AGI) – Cagliari, 5 gen. – Le indagini programmate nel territorio attorno al poligono interforze del Salto di Quirra, in Sardegna, vanno completate e “i tempi appaiono fin troppo lunghi”. Lo sottolinea Stefano Deliperi, portavoce delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’intervento giuridico, alla luce dei primi dati parziali di un’indagine svolte dai servizi veterinari delle Asl di Cagliari e Lanusei che ha rilevato un abnorme numero di malformazioni negli agnelli degli ovili vicini e di casi di leucemia e linfomi fra i pastori di Quirra.
    “E’ una conferma di quanto sostenuto piu’ volte dalla ricercatrice Antonietta Morena Gatti, direttrice del laboratorio dei biomateriali dell’universita’ di Modena e uno dei maggiori esperti in materia di nanopatologie”, afferma Deliperi, a proposito della cosiddetta “sindrome di Quirra”, a piu’ riprese denunciata negli ultimi anni da medici del posto e comitati antimilitaristi come “Gettiamo le basi”. “Particelle infinitesimamente piccole (le nanoparticelle) di materiali esplodenti e di metalli, quali il tungsteno, possono provocare tumori gravissimi e, forse, malformazioni. E’ il caso di vederci chiaro, finalmente e una volta per tutte, con trasparenza e senza guardare in faccia nessuno”. Gia’ nel 2004 le due associazioni ecologiste avevano inoltrato richiesta di informazioni alla Regione e alla Asl 8 su casi di tumori e malformazioni segnalati nell’area di Quirra, vicino al poligono sperimentale e di addestramento interforze, nei comuni di Villaputzu ed Escalaplano (Cagliari).
    Nel 2003 nell’area l’Asl di Cagliari aveva riscontrato l’assenza di contaminazione da uranio impoverito ma la presenza di quantita’ elevate di metalli pesanti e, in particolare, di arsenico lungo il corso del Rio Corr’e Cerbu e anche nei campioni d’acqua prelevati. Sottolineando il rischio derivante dai metalli tossici per la catena alimentare, il presidio multizonale dell’Azienda sanitaria (Pmp) aveva considerato necessario completare le indagini ambientali per ricavare un quadro affidabile.
    “Le indagini sanitarie ed epidemiologiche, nonche’ i monitoraggi ambientali, devono essere continui, efficaci, trasparenti e pubblici”, sostiene Deliperi, “soprattutto quando si riferiscono a ‘dubbi’ sanitari per la popolazione e ad aree di rilevante interesse ambientale”.

  23. Valentina
    7 Gennaio 2011 a 14:24 | #23

    @PISTANI MARIA LUISA

    Sig.ra Maria Luisa,

    ma di cosa parla…di mozziconi? il suo commento mi riempie d’indignazione:si vergogni.

    Valentina Monaldi

  24. 7 Gennaio 2011 a 14:22 | #24
  25. PISTANI MARIA LUISA
    7 Gennaio 2011 a 12:27 | #27

    capisco che sia un gravissimo problema e sono con voi d’ accordo, ma signori miei cosa fate per tutto il patume che c’è sparso nelle coste? nei cespugli di COSTA REI , CALA PIRA CALA SINZIAS è una vergogna in mezzo ai cespugli ci sono water , lavandini, materiale di risulta dei muratori
    fazzolettini di carta a gogò perchè non essendoci i bagni le persone non sanno dove andare e cosa dire delle migliaia di cicche di sigarette nelle spiagge ormai anche in TURCHIA NON TI LASCIANO buttare i mozziconi nella sabbia e se volete posso continuare …….. qualcuno mi dica
    e più che altro faccia cose concrete
    grazie

  26. 6 Gennaio 2011 a 20:20 | #28

    questa è l’ultima parte della relazione svolta dai veterinari dell’Azienda USL n. 8 e dell’Azienda USL n. 3. E’ riportata da Vito Biolchini sul suo blog (http://vitobiolchini.wordpress.com/2011/01/06/a-quirra-animali-deformi-e-allevatori-morti-di-tumore-ecco-le-conclusioni-del-documento-ufficiale-sul-monitoraggio-ambientale-nella-zona-della-base-militare/):

    Riunione del Comitato d’Indirizzo Territoriale in data 17/06/2010

    Alla riunione del Comitato d’Indirizzo Territoriale, in data 17-06-2010 il dr Mellis ha presentato lo sviluppo delle attività di indagine per quanto riguarda le analisi sulle matrici animali ed ha illustrato i risultati dell’indagine anamnestica sugli allevamenti fino qui esaminati.

    Da quanto esposto è emerso un quadro di particolare criticità per cui ha avanzato la richiesta di un approfondimento estendendo l’indagine agli altri allevamenti stanziali di Quirra e soprattutto un confronto con dati i sanitari di un gruppo di allevamenti situati lontano dall’area del poligono possibilmente nel area del Gennargentu.

    Per il completamento dell’indagine conoscitiva su matrici ambientali e biologiche del territorio del PISQ ha proposto :

    a) Il campionamento degli organi bersaglio di altri quattro ovini ( per un totale di 32 ) provenienti da tre allevamenti ubicati nel territorio di Quirra i cui conduttori (allevatori) sono stati colpiti da gravi malattie .

    b) Estendere l’indagine anamnestica a tutti gli allevamenti stanziali di Quirra e del Poligono di Perdasdefogu.

    c) Individuare 12 allevamenti lontani dall’area del Poligono ( area Gennargentu ) come indicatore di confronto .

    Il dr Pintus Francesco commissario della Azienda Sanitaria Locale n. 4 di Lanusei (competente per il territorio del PISQ) presente alla riunione ha espresso parere favorevole alla prosecuzione dell’indagine. A questa proposta ha espresso parere favorevole anche la C.T.E.

    L’agenzia Namsa ed il Comitato Territoriale d’Indirizzo hanno accolto la proposta ed autorizzato il completamento dell’indagine. Vedi verbale del 17/06/2010.

    TERZA PARTE

    a) Indicatore di confronto (Allevamenti situati nelle montagne del Gennargentu.)

    Come indicatore di confronto è stato utilizzato un gruppo di allevamenti stanziali nel territorio del Gennargentu, ricadenti nel Comune di Villagrande Strisaili. In collaborazione con il dr ************* Veterinario della ASL N° 4 di Lanusei sono stati raccolti i dati di sedici (16 ) allevamenti con 2650 capi tra ovini e caprini.

    Tali allevamenti sono ubicati al di sopra dei 600 m l.m. e risultano anagrafati alla ASL N° 4 di Lanusei con codici aziendali IT 101 NU …., ecc, ecc,

    Gli allevamenti in questi pascoli sono stanziali e paragonabili, sia come specie che come numero di animali a quelli esaminati nel territorio di Quirra.

    I dati sanitari Veterinari raccolti dagli allevamenti i cui animali pascolano nelle montagne di Gennargentu, sono di una grande linearità e regolarità

    In particolare :

    a) I casi di gravi malformazioni sono stati quantificati nell’ordine di circa un caso ogni quattromila capi animali ( ovini, caprini) ogni tre anni.

    b) Non sono stati riscontrati allevamenti in cui gli agnelli appena nati abbiano presentato la malformazione riguardante “ linea alba non saldata completamente e visceri con localizzazione ectopica” . Solo in un allevamento di capre è stato segnalato qualche caso sporadico.

    c) I casi di ipofecondità sono risultati molto limitati ad eccezione di quelli derivanti da aborti infettivi.

    Infine, i casi rilevati di malattie tumorali alle persone, che si occupano degli allevamenti interessati nel Gennargentu sono negativi.

    b) Analisi degli elementi raccolti.

    L’indagine ha interessato 25 aziende zootecniche residenti nel territorio del PISQ.

    Quattro (4) allevamenti i cui animali pascolano nel territorio di Perdasdefogu e ventuno (21) allevamenti stanziali di Quirra.

    Per il campione “bianco” è stato scelto un allevamento residente nel territorio del Comune di Talana.

    Altri sedici (16) allevamenti ubicati nel territorio del Gennargentu sono stati esaminati come indicatore di confronto.

    DATI SULLO STATO SANITARIO DEGLI ANIMALI PASCOLANTI NEL TERRITORIO DI PERDASDEFOGU

    L’indagine anamnestica finora ha riguardato solo i quattro allevamenti ( 1105 capi animali) individuati per il prelievo dei campioni. I quattro allevamenti di ovini esaminati del territorio del Poligono di Perdasdefogu, risultano di origine cronologica relativamente “recente” rispetto agli allevamenti di Quirra. L’indagine non è ancora terminata, sta proseguendo con l’ interessamento di tutti gli allevamenti presenti nel territorio del Poligono di Perdasdefogu. Con il dr Pintus Francesco Direttore Generale della ASL n 4 di Lanusei, competente per territorio degli allevamenti del PISQ anagrafati in questa Azienda Sanitaria, è stato programmato il proseguo dell’indagine. A lavoro terminato verrà redatta la relativa relazione e verrà integrata alla presente.

    DATI SULLO STATO SANITARIO DEGLI ANIMALI PASCOLANTI NEL TERRITORIO DI QUIRRA .

    L’indagine ha interessato complessivamente 21 (ventuno ) allevamenti stanziali di Quirra. Importanti indicazioni epidemiologiche sono emerse dai dati anamnestici di Veterinaria sullo stato sanitario degli animali pascolanti nel territorio adiacente al Poligono di Capo San Lorenzo. Vedi foto n.63.

    L’indagine anamnestica è stata condotta in collaborazione con il Medico Veterinario incaricato della ASL che da sedici anni segue lo stato sanitario di questi allevamenti. Profondo conoscitore dello stato di salute degli allevamenti della zona, professionista che riscuote la fiducia degli allevatori e in grado di valutare al meglio l’attendibilità dei dati sanitari anamnestici forniti degli stessi. Inoltre la procedura seguita per la selezione dei dati è stata rigorosa e molto selettiva. Sono stati presi in considerazione solo i dati che hanno trovato un riscontro diretto nelle ASL o riscontrati in almeno tre allevamenti della zona.

    Dal punto di vista clinico, ricordiamo che l’eventuale contaminazione degli animali, da radioattività o metalli pesanti essendo molto subdola, difficilmente viene percepita dall’allevatore come caso clinico che implica la chiamata del Medico Veterinario.

    Il quadro anatomopatologico quando non presenta lesioni evidenti ( tumori di un certo sviluppo di grandezza o altre lesioni anatomopatologiche evidenti ) non allarma il proprietario degli animali ammalati.

    L’allevatore che nota un animale in stato di malessere spesso lo attribuisce a cause eziologiche comuni (alimentazione, parassitosi, ecc, ecc,) macella l’animale senza rivolgersi al Veterinario. Questo comportamento non contribuisce al rilevamento e registrazione dei dati sanitari al Servizio veterinario delle ASL per cui l’ allevatore in questo caso non è stato di aiuto all’indagine. La segnalazione spesso riscontrata durante l’indagine di agnelli nati con malformazione tipo, “camminavano sulle ginocchia” o nascevano con “ collo storto”, non sono state prese in considerazione in quanto potrebbero essere dovute: la prima alla mancanza di selenio nelle madri*, la seconda a problemi verificatesi durante il parto.

    *La bibliografia scientifica Veterinaria attribuisce questi casi ad una insufficiente quantità di Selenio(Sl)

    - Gli allevamenti del territorio di Quirra, in base alla loro ubicazione sono stati suddivisi in due GRUPPI . Vedi foto n. 63

    Come limite naturale è stato individuato il fiume “Rio Quirra” , distante 2,7 km dalla base Militare di Capo San Lorenzo.

    IL PRIMO GRUPPO è costituito da dodici (12) allevamenti per un numero complessivo di animali 2038, che pascolano nei terreni vicino alla base militare di Capo San Lorenzo, entro il raggio di 2,7 km ( L’ allevamento con codice aziendale 097CA 223 ubicato entro tale raggio non è stanziale , ma si trasferisce spesso in terreni lontani da questa zona del territorio).

    IL SECONDO GRUPPO comprende nove (9) allevamenti per un numero di capi 2179, che pascolano oltre il limite dei 2,7 km dalla base militare e a Nord-Ovest raggiunge il territorio del Poligono di Perdasdefogu. Questo secondo gruppo risulta più lontano dalla base militare e più vicino alla miniera di Baccu Locci.

    FOTO N. 63 Tabella A

    STATO SANITARIO DEGLI ALLEVAMENTI DEL PRIMO GRUPPO

    Allevamenti ubicati entro il raggio di 2,7 km dalla base di Capo San Lorenzo

    A ) Periodo degli anni 1980 – 1995.

    gli allevatori hanno riferito che gli anni 1984 -1987 sono da considerarsi il peggior periodo per la maggior parte degli allevamenti. Dai dati raccolti la problematica risulta estesa in tutto il territorio ed interessa quasi tutti gli allevamenti. In questo periodo si sono verificati, negli animali, picchi alti di problemi sanitari e malformazioni genetiche. In particolare :

    a ) Casi di animali nati con gravi malformazioni( animali nati con testa deformata, con un solo occhio, senza occhi, senza bocca , con numero di zampe inferiore o a volte superiore a quattro ecc.ecc.). Non è stato possibile elaborare la percentuale. Le malformazioni leggere non sono state prese in considerazione.

    b ) Agnelli o capretti nati con la linea alba non saldata completamente ed una localizzazione ectopica dei visceri addominali in percentuale del 5% – 7% in numerosi allevamenti. Questa malformazione continua a interessare gli animali .

    c ) Ipofertilità elevata in alcuni greggi. Interessa sia greggi di pecore, che di capre. Gli allevatori hanno utilizzato un massiccio “ turn over” per disfarsi degli animali non fecondi . Gli allevamenti colpiti da ipofertilità in percentuale bassa, hanno eliminato spontaneamente il problema e dopo uno, due anni la fertilità di questi animali è rientrata nella norma.

    B) Periodo anni 1995 -2010

    Durante il secondo quindicennio, dai dati anamnestici raccolti risulta, che i casi di malformazione genetiche negli animali sono diminuiti, ma vengono segnalati casi gravi teratologici con frequenza periodica costante anche durante questi ultimi anni. Gli aborti sono sempre nella media 0,5 % e non si segnalano particolari periodi di ipofertilità o ipofecondità degli animali.

    STATO SANITARIO DEGLI ALLEVAMENTI DEL SECONDO GRUPPO

    Allevamenti ubicati oltre il limite di 2,7 km dalla Base di Capo San Lorenzo

    A) Anche questo gruppo di allevatori ( secondo i dati anamnestici raccolti) indica negli anni che vanno dal 1985 al 1988 il periodo di maggior interessamento degli animali da malformazioni genetiche:

    a) casi di animali nati malformati

    b) linea alba non chiusa completamente ecc..

    B) gli allevamenti che si trovano nelle località “Scala de sa maista” e “Cirronis” con coordinate geografiche 39,562328 – 9,556648 e 39,539433 – 9,552258 sono stati interessati da un intenso fenomeno di malformazioni degli animali anche durante gli anni 2003-2005 e queste riguardavano:

    la nascita di capretti ( 10 % – 15 % ) ciechi e con lesioni cerebrali ( dalla descrizione si presume che si trattasse di Idrocefalo) seguita da ipofertilità.

    CONSIDERAZIONI

    Definito lo stato delle conoscenze emerse dallo studio dei dati anamnestici degli allevamenti di Quirra si ritiene utile qui richiamare alcune considerazioni di stretto profilo epidemiologico.

    I dati anamnestici di veterinaria rilevati ( nascite di animali con gravi malformazioni, ipofertilità, aborti, stato di nutrizione scadente, morte ecc, ecc.) non imputabili a cause infettive o infestive, da soli non dovrebbero essere utilizzati come indicatori. Infatti un dato anamnestico preso in esame singolarmente può significare poco o nulla.

    Inserito in un contesto di monitoraggio ambientale con altri indicatori di contaminazione ambientale di origine antropica al di sopra della soglia consentita, sicuramente indica una certa criticità del territorio monitorato.

    Emblematico il caso del territorio di Quirra in località “Tintinau” ,sede di due allevamenti di circa 200 capi ovini per allevamento, condotti da quattro fratelli . Tre fratelli impegnati con l’allevamento degli animali in quella zona, nell’arco di pochi anni si sono ammalati da malattie tumorali.

    Contemporaneamente anche gli animali che pascolano in quei terreni sono stati interessati da problemi sanitari e da problematiche genetiche. E di recente (Dicembre 2009) è stata registrata la nascita di un agnello con una gravissima malformazione. Vedi Foto 20 e 21

    In un “sito ambientale potenzialmente contaminato” (definizione, art. 2 comma c del DM 471 /1999) l’insorgenza di tre casi di gravi malattie neoplastiche in altrettante persone in un breve arco cronologico, ed il contemporaneo interessamento degli animali pascolanti in quel territorio con casi di grave malformazione genetiche è indubbiamente indice di una elevatissima criticità dell’ambiente e di quel territorio

    Situazioni sanitarie analoghe sono presenti anche ad altri allevamenti di Quirra.

    Si può riepilogare che :

    -I problemi sanitari degli animali di Quirra per quanto riguarda casi di aborti, moria di animali adulti, moria di animali neonati, scomputati dai dati riferibili ad una probabile origine infettiva ed infestiva, risultano nella media degli animali del gruppo di riferimento del Gennargentu.

    -Per quanto riguarda i casi di ipofertilità degli animali ovini e caprini che pascolano nei territori di Quirra risultano in leggero eccesso solo in alcune aree geografiche di quel territorio.

    -Esiste invece un chiaro eccesso statisticamente significativo di casi di malformazioni genetiche degli animali nati in quel territorio con picchi alti durante alcuni periodi, la cui incidenza non subisce evidente variazione geografica tra diverse aree del territorio di Quirra.

    b) DATI SULLO STATO SANITARIO DEL PERSONALE ADDETTO DELLA CONDUZIONE DEGLI ANIMALI

    Sulla scheda di rilevamento dati anamnestici di ogni allevamento sono riportati anche i dati sullo stato di salute del personale, in particolare i casi emersi di malattie tumorali .

    La popolazione studiata è esclusivamente quella degli allevatori e loro familiari che in modo diretto si occupano dell’allevamento degli animali nel territorio di Quirra.

    Sono stati esaminati tutti gli allevamenti stanziali del territorio di Quirra, dodici allevamenti ubicati entro il raggio di 2,7 km dalla base di Capo San Lorenzo e nove presenti al di fuori di tale limite.

    Sotto la definizione di gravi malattie tumorali alle persone sono comprese tutte le neoplasie emerse es. leucemia linfatica acuta, (LLA), linfomi di Hodgkin ( LH) e non Hodgkin (LNH) e tumori solidi.

    Le informazioni sui casi di tumore alle persone, sono state fornite inizialmente dalle stesse persone (allevatori) colpite da tale male o dai parenti presenti nell’azienda zootecnica.

    Tutti i casi emersi inizialmente, in seguito, sono stati confermati attraverso o l’esibizione di un documento sanitario, la diagnosi o copia delle cartelle cliniche, ecc., in possesso delle persone interessate ed in via informale alcune diagnosi sono state anche confermate dalle Strutture Sanitarie interessate. La maggior parte delle diagnosi sono state eseguite negli Ospedali, oncologico e microcitemico di Cagliari, ad eccezione di due casi diagnosticati all’ Ospedale di Milano, (uno al Fatebenfratelli, l’altro all’istituto neurologico Carlo Besta) ed uno all’Ospedale di Arezzo . Non sono stati inclusi altri due casi di tumori ad altrettanti allevatori di Villaputzu ( deceduti ) ed un caso di tumore alla tiroide in quanto, pur essendo confermati dai familiari, privi di riscontri.

    Come è stato evidenziato, nella scheda di descrizione dei singoli allevamenti, alcuni allevatori vivono con le loro famiglie presso le stesse aziende zootecniche e praticano costantemente la coltivazione di orti e di frutteti nei terreni adiacenti all’ovile. ( vedi foto n. 15 e 19) I prodotti vengono consumati dai familiari .

    CONSIDERAZIONI

    I dati raccolti dall’indagine, sulla salute delle persone impegnate direttamente nella conduzione degli allevamenti, evidenziano la seguente situazione sanitaria:

    Il 65 % del personale, impegnato con la conduzione degli animali negli allevamenti ubicati entro il raggio di 2,7 km dalla Base militare di Capo San Lorenzo a Quirra, risulta colpito da gravi malattie tumorali.

    Gli allevamenti interessati , il cui personale risulta colpito da malattie neoplastiche, sono sette ( 7 ) su un totale di dodici. Vedi Foto n. 63 Tabella A. indicati con la lettera S.

    Nel decennio 2000 – 2010, sono dieci le persone che risultano colpite da neoplasie tumorali su un totale di diciotto, impegnate nei suddetti allevamenti. Si evidenzia una tendenza all’incremento, negli ultimi due anni 2009 – 2010 sono quattro i nuovi casi di neoplasie che hanno colpito altrettanti allevatori della zona.*

    Il “grave fenomeno sanitario di neoplasie alle persone” emerso, è paragonabile solo ad una grave “antropo – zoonosi” che colpisce indistintamente giovani, meno giovani, anziani, decimando le persone occupate nell’allevamento degli animali nei territori del Quirra, in particolare nella zona perimetrale dalla base militare di Capo San Lorenzo.

    Diversa risulta la situazione sanitaria del personale le cui aziende zootecniche distano oltre 2,7 km dalla base di Capo San Lorenzo.

    Dai dati raccolti il tasso d’incidenza di neoplasie nelle persone, è inferiore rispetto al primo gruppo.

    Sono tre ( 3 ) gli allevamenti interessati il cui personale risulta colpito da neoplasie, sul totale di nove ( 9 ). Due di questi allevatori risultano colpiti da tumori nello stesso periodo cronologico, svolgendo l’attività in terreni pascolanti geograficamente molto vicini.

    * Negli allevamenti ubicati nel Gennargentu ed utilizzati come indicatore di confronto, durante lo stesso periodo 2000 – 2010 non sono stati registrati casi di neoplasie alle persone.

    Gli allevamenti inclusi nel I GRUPPO risultano vicini alla Base di Capo San Lorenzo e sono ubicati nel territorio perimetrale della zona.

    Gli allevamenti inclusi nel II GRUPPO cioè oltre il limite di 2,7 km dalla base di Capo San Lorenzo, risultano geograficamente più vicini alla Miniera di Baccu Locci, alcuni dei quali pascolano gli animali sui terreni della stessa miniera. Sono tutti allevamenti stanziali.

    CONCLUSIONI

    Alla luce di quanto esposto in precedenza, si può affermare che questa indagine ha messo in evidenza

    l’insorgere contemporaneo di problematiche genetiche ( malformazione) negli animali e gravi malattie tumorali nelle persone che si occupano della conduzione degli allevamenti intorno alla zona perimetrale della base militare di Capo San Lorenzo nei territori di Quirra. É sicuramente da approfondire il fatto che alla nascita di animali con malformazioni genetiche negli allevamenti corrisponda l’insorgenza di malattie tumorali nelle persone che lavorano in quel settore.

    A tale proposito questo fenomeno potrebbe essere ritenuto una sentinella d’allarme per l’uomo, quasi si trattasse di “sistemi sentinella animali” ( SSA)

    Si ritiene indispensabile un impegno immediato dell’Autorità Sanitaria per arginare il grave fenomeno di neoplasie che colpisce le persone impegnate negli allevamenti della zona ( ultimo caso in ordine di tempo l’allevatore ventiquattrenne deceduto il 10 luglio 2010, codice allevamento IT097CA153 ), mentre ulteriori approfondimenti sono ritenuti essenziali al fine di evidenziare eventuali correlazioni causa – effetto.

    Si ringraziano per la collaborazione i medici veterinari:

    ********* , Dirigente del servizio Veterinario di Sanità Animale ASL n.8 Cagliari

    ********* , Dirigente del Servizio Veterinario di Sanità Animale ASL n.4 Lanusei

    ********** , Dirigente del Servizio Veterinario Igiene degli Alimenti della ASL 4 Lanusei.

    ********** , Veterinario ufficiale del Mattatoio del Comune di Perdasdefogu.

    ********** , Veterinario Dirigente della ASL n. 4 per il Comune di Villagrande.

    ********** , Veterinario Dirigente della ASL n. 4 per il Comune di Talana.

    **********, Veterinario Dirigente per il Comune di Perdasdefogu.

    **********, Veterinario Dirigente per la ricerca del campione “bianco” di miele

    **********, Veterinario Dirigente della ASL n.4 di Lanusei

    ***********, Veterinario Dirigente della ASL n.8 di Cagliari

    Lanusei 13 – 11 – 2010

    Dr. Giorgio Mellis, Dr. Sandro Lorrai

  27. gigi
    6 Gennaio 2011 a 17:20 | #29

    se le analisi sono affidate alla asl 8 di cagliari siamo a cavallo:ha sarroch in 40 anni di industria pesante la asl 8 ha fatto 2 multe per inquinamento,una al fornaio del paese,la seconda al barrista.dopo i leggittimi esposti di due turnisti saras.

  28. 6 Gennaio 2011 a 15:27 | #30

    riceviamo e pubblichiamo volentieri.

    Interrogazione a risposta orale

    Al Ministro dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare
    Al Ministro della difesa
    Al Ministro della sanità

    Per sapere, premesso che:

    - secondo notizie di stampa di questi giorni (La Nuova Sardegna del 4 e 5 gennaio 2011) da un’indagine (ancora non consegnata) svolta dai Servizi veterinari delle Aziende USL n. 8 (Cagliari) e n. 3 (Lanusei) emergerebbe che nella zona circostante il poligono interforze di Quirra-Perdasdefogu sarebbero numerose e gravi le malformazioni di animali e ben il 65% degli allevatori di Quirra si sarebbero ammalati di leucemie e linfomi. Sembrerebbe una prima conferma di quanto sostenuto più volte dalla ricercatrice Antonietta Morena Gatti, direttrice del Laboratorio dei biomateriali dell’Università di Modena ed uno dei maggiori esperti in materia di nano patologie. Infatti, le particelle infinitesimamente piccole -le nano particelle- di materiali esplodenti e di metalli, quali il tungsteno, possono provocare tumori gravissimi e malformazioni;

    - l’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente (nota prot. n. 15565 del 29 aprile 2004) e l’Azienda U.S.L. n. 8 (nota prot. n. 2942/95 del 23 aprile 2004) hanno risposto con una voluminosa serie di documentazioni alla richiesta di informazioni a carattere ambientale inoltrata (nota del 17 marzo 2004) dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’intervento Giuridico e rivolta alle amministrazioni pubbliche competenti (Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, Assessorato regionale della difesa dell’ambiente, Aziende USL n. 8 e n. 3, Comuni di Villaputzu e di Escalaplano) sulle insorgenze tumorali e sulle malformazioni verificatesi nell’area di Quirra, vicino al Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze, nei Comuni di Villaputzu e di Escalaplano;

    - risultava così che, con deliberazione della Giunta regionale n. 2/1 del 21 gennaio 2003, era stato fatto il punto sullo stato di attuazione del programma di interventi relativo alla “compromissione ambientale del Salto di Quirra” stabilito con la precedente deliberazione n. 8/3 del 14 marzo 2002.nei seguenti termini:
    + era stato avviato il programma per la valutazione del rischio chimico-tossicologico per la prevenzione della salute della popolazione all’esposizione di alte concentrazioni di metalli pesanti (importo 130.000,00 euro) da parte del P.M.P. dell’Azienda U.S.L. n. 8;
    era stata avviata l’indagine da parte dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sardegna sulla catena alimentare al fine di evidenziare eventuali presenze di metalli pesanti ed arsenico oltre i limiti di legge (importo 59.000,00 euro);
    + i primi dati raccolti dal Servizio igiene pubblica dell’Azienda U.S.L. n. 8 esclusivamente sui dati relativi ai ricoveri ospedalieri dei residenti nel Comune di Villaputzu (in particolare fra il 1998 ed il 2001) non avrebbero evidenziato alcuna anomalia: Tuttavia, avrebbero dovuto essere completati da specifica indagine epidemiologica sulla popolazione interessata al fine di verificare eventuali patologie direttamente collegabili alla presenza dell’attività mineraria e dei relativi residuati (importo complessivo 150.000,00 euro);
    + era stato accelerato il monitoraggio delle acque superficiali ai sensi del decreto legislativo n. 152/1999 e successive modifiche ed integrazioni dell’area in esame (avviato nel marzo 2002 in tutto il territorio regionale) ed è stata realizzata una stazione di prelevamento sul Rio Quirra: in merito non sarebbero stati evidenziati inquinamento da arsenico a valle del Rio Corr’e Cerbu;
    + era stato effettuato uno screening su un campione di n. 150 volontari (50 % residenti civili, 50 % dipendenti militari e delle Società Socam e Vitrociset) residenti nella zona di Quirra: fino al 13 novembre 2002 “non è emersa alcuna patologia immediatamente correlabile all’inquinamento”, tuttavia l’indagine è stata limitata (vds. nota Azienda U.S.L. n. 8 prot. n. 2942/95 del 23 aprile 2004) di fatto a sole 131 persone;
    + con deliberazione Giunta regionale n. 39/46 del 10 dicembre 2002 era stato concesso un finanziamento di 150.000,00 euro al Comune di Villaputzu per la realizzazione del piano di caratterizzazione dell’area (art. 17 del decreto legislativo n. 22/1997 e successive modifiche ed integrazioni, D.M. n. 471/1999), la cui realizzazione era stata affidata dall’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente alla Progemisa s.p.a. nel luglio 2002;
    + i Comuni di Villaputzu e di San Vito avevano adottato ordinanze contingibili ed urgenti (rispettivamente la n. 20 del 14 novembre 2002 e la n. 41 del 5 agosto 2002) relative al divieto di utilizzo di ampie aree lungo il corso del Rio Corr’e Cerbu a partire dalla miniera dismessa di Baccu Locci (circa 8 km.).
    + l’ Azienda U.S.L. n. 8, dopo le indagini effettuate, ha sottolineato che “è evidente la necessità di sviluppare ulteriormente l’osservazione epidemiologica ed ambientale con uno studio sia retrospettivo che prospettico”. Il P.M.P. dell’Azienda U.S.L. n. 8 (nota prot. n. 2626 del 27 febbraio 2003), al termine di un’indagine preliminare condotta con prelievi di terreno e sedimenti nell’alveo e nelle vicinanze del Rio Corr’e Cerbu e del Rio Quirra, ha affermato di aver riscontrato l’ assenza di contaminazione da “uranio impoverito”, mentre sono risultati presenti “quantità elevate di metalli pesanti ed in particolar modo di arsenico” (fino 1.402 milligrammi/kg. In campione di terreno agricolo senza sedimenti prelevato alla confluenza del Rio Quirra con il Rio Corr’e Cerbu) lungo tutto il corso del Rio Corr’e Cerbu, anche nei campioni di acqua prelevati: “il quadro ambientale … appariva molto critico per l’alta potenzialità dei metalli tossici capaci di interessare anelli decisivi della catena alimentare”. Il medesimo P.M.P. affermava di ritener necessario il completamento di tutte le indagini ambientali in materia per averne un quadro affidabile;

    - a tutt’oggi non sono state fornite informazioni certe e definitive sull’evoluzione degli ulteriori accertamenti preannunciati con la documentazione sopra richiamata relativamente allo stato di inquinamento dell’area di Quirra e sullo stato epidemiologico della popolazione residente;

    - si susseguono, invece, le notizie più allarmanti, quali quelle riportate dagli organi di stampa e richiamate in premessa, dalle quali emergerebbe –se vere- che le amministrazioni centrali e regionali avrebbero omesso di tenere un costante monitoraggio sulla situazione che già da tempo appariva di pesante compromissione ambientale con gravissimo rischio per la salute di persone ed armenti. O, peggio ancora, avrebbero omesso di riconoscere e di comunicare l’esistenza di quelle serissime compromissioni per “ragioni di stato” che, però, mai possono andare a discapito della tutela di diritti fondamentali, come quello alla salute riconosciuto dall’articolo 32 della nostra Costituzione;

    - in presenza di tale vivo allarme, e per eliminare eventuali seri dubbi circa la compromissione ambientale e l’adempimento da parte delle amministrazioni pubbliche del loro dovere di accertare la situazione, di informarne le popolazioni interessate e di porre in essere i rimedi alla situazione di compromissione ambientale della salute; al Ministro dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare,

    - se siano a conoscenza della situazione esposta, se abbiano disposto indagini imparziali su di essa e quali ne siamo gli eventuali risultati, quali siano comunque le loro conoscenze in proposito e attraverso quali vie e strumenti le abbiano acquisite, quali iniziative intendano attuare, eventualmente in raccordo con la Regione autonoma della Sardegna, al fine di appurare il reale stato di inquinamento dell’area di Quirra e lo stato di salute delle persone e delle specie animali, selvatiche e di allevamento, ivi presenti, quali siano le attività svolte presso il Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze di Perdasdefogu, se tutte le attività ivi svolte avvengano effettivamente sotto il controllo delle Autorità militari e civili italiane con particolare riferimento all’uso di materiale che sviluppa nanoparticelle perniciose ed ai controlli sulle ricadute per l’ambiente e la salute, se vi siano, e quali siano, i risultati di iniziative precedenti e in corso volte ad appurare i reali effetti su ambiente, popolazione residente e specie animali presenti nelle zone circostanti di suddetto Poligono Interforze, quali iniziative intendano attuare –con l’urgenza pari alla straordinaria gravità che sembra riguardare la situazione ambientale- per rendere edotte le popolazioni interessate, oltre che le amministrazioni locali, anche con la presenza dei Ministri interrogati in contraddittorio con gli studiosi, le associazioni ambientaliste, le popolazioni e le loro rappresentanze istituzionali. Tutto ciò al fine di far conoscere la verità con il supporto dell’autorevolezza, ma anche con il peso della responsabilità, alle popolazioni ormai stremate dalle ricorrenti voci sul grave pericolo cui sono esposte insieme agli animali che ivi stazionano.

    Federico Palomba

  29. 6 Gennaio 2011 a 15:22 | #31

    da L’Unione Sarda on line, 6 gennaio 2011
    Quirra, maxi-test sulla popolazione.
    Vertice straordinario sul caso Quirra lunedì nella sede dell’Asl 8 di Cagliari. Gli specialisti del dipartimento di prevenzione sono stati convocati dal direttore generale, Emilio Simeone, per discutere sul primo rapporto stilato dai veterinari spediti a controllare ovile per ovile la situazione a ridosso del poligono interforze di Perdasdefogu-Capo San Lorenzo. (Paolo Carta)

    Incarico ricevuto dal Comitato misto di indirizzo territoriale chiamato a coordinare il monitoraggio ambientale finanziato dalla Difesa.

    IL DRAMMA. Sul tavolo di lavoro il rapporto Quirra, «davvero drammatico», per usare le parole dell’assessore all’Ambiente della Provincia dell’Ogliastra, Roberto Cabiddu. Dieci pastori sui diciotto che hanno l’ovile a ridosso della frazione di Quirra sono morti di leucemia negli ultimi dieci anni, con un picco negli ultimi due. Dati messi in relazione dagli specialisti, Giorgio Mellis e Sandro Lorrai, con le malformazioni degli agnelli, nati in quegli stessi ovili e nello stesso periodo con sei zampe, oppure sventrati, o ancora con gli occhi dietro le orecchie, senza bocca, epilettici.
    I CONTROLLI. Una prima decisione è stata già presa dall’Asl 8: verrà effettuata un’analisi epidemiologica, affidata a personale medico qualificato, «sullo stato di salute della popolazione del territorio interessato». Notizia importante. Sia perché era stata sollecitata da dieci anni dai pacifisti. Sia perché i precedenti studi in passato avevano lasciato l’amaro in bocca a chi chiede di conoscere la verità: i dati sui tumori erano stati raccolti (e quindi diluiti) su tanti paesi della zona, anche quelli che avevano poco a che fare con il poligono.
    URANIO. Il sospetto è che il poligono interforze abbia ospitato sino a pochi anni fa test di armi utilizzate poi dagli eserciti nelle guerre (pardon, missioni di pace) in Kosovo, Somalia, Iraq e Afghanistan. Dove i nostri soldati andavano in missione senza le adeguate protezioni in dotazione agli altri colleghi della Nato. Da qui la sentenza storica del Tribunale di Firenze che ha riconosciuto a un soldato ammalato di tumore dopo una missione all’Estero un indennizzo di mezzo milione di euro. Motivazione: lo Stato italiano era stato avvisato dai vertici Nato che sarebbero state usate munizioni all’uranio impoverito ma non ha provveduto a proteggere adeguatamente i suoi militari. E la commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito e sulle polveri di guerra cancerogene ha poi trovato le stesse nanoparticelle di metalli pesanti negli agnelli di Quirra e nei militari che si sono ammalati dopo le esercitazioni a Perdasdefogu e Teulada.

  30. 6 Gennaio 2011 a 14:03 | #32

    da La Nuova Sardegna, 6 gennaio 2011
    I dubbi sulle indagini nel poligono. Dopo dieci anni non ci sono risposte. (Piero Mannironi)

    Dieci anni per una verità che ancora non è arrivata. Sono tanti, troppi. Era l’autunno del 2000 quando il sindaco di Villaputzu Antonio Pili, medico e galantuomo, denunciò la strage silenziosa che si stava consumando all’ombra del poligono militare più grande d’Europa. Indignazione, rabbia e scandalo. E, a parole, una grande determinazione nel voler identificare il misterioso killer di Quirra. Ma il tempo è passato tra ciclici allarmi e cicliche promesse. Tutto inutile.
    Si parlò subito della conseguenza dell’uso dei micidiali proiettili all’uranio impoverito, the silver bullets come li chiamano gli americani che li hanno inventati. Ma le autorità militari hanno sempre smentito. Ecco allora l’inizio di una stagione nella quale qualcuno ha visto una torbida campagna di disinformazione. Prima si imputò il lungo rosario di sofferenza e di morte a una miniera di arsenico chiusa da anni. Fino a quando autorevoli scienziati ridicolizzarono questa ipotesi. Poi, il monitoraggio su un centinaio di volontari della base fatto passare come indagine epidemiologica. E ancora: i bambini deformi di Escalaplano ignorati da tutti e l’indagine della Regione sui siti industriali e militari, secondo la quale nel Sarrabus tutto sembrava rientrare in una rassicurante normalità statistica. Poi, però, l’assessore Dirindin, accortasi che qualcosa non andava, promise nuovi accertamenti (che però non sono mai stati fatti). E che dire, infine, della scoperta della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito sull’assenza di controlli sulle attività dei militari di altri paesi ospiti del poligono?
    Dopo dieci anni è legittimo domandarsi se si è cercata la verità o se si è cercato di nasconderla. Per la portavoce dei pacifisti di Gettiamo le Basi, Mariella Cao, c’è solo un modo per esorcizzare questo sospetto: i militari non devono e non possono far parte degli organismi di studio e di controllo.

  31. 6 Gennaio 2011 a 12:00 | #33

    da La Nuova Sardegna, 6 gennaio 2011
    «Ora la giunta faccia chiarezza». Mozione del centrosinistra in consiglio regionale.
    Il Gruppo d’intervento giuridico: trasparenza una volta per tutte. (Piero Mannironi)

    CAGLIARI. Il “caso Quirra” irrompe in Consiglio regionale dopo essere stato accantonato per anni dal dibattito politico. Il centrosinistra ha infatti presentato una mozione, con la quale chiede l’impegno del presidente della giunta Cappellacci e degli assessori alla Sanità Liori e all’Ambiente Oppi per accertare cosa sta accadendo intorno al poligono interforze e interventi sanitari urgenti per frenare l’escalation di tumori.
    «Il 65% del personale impegnato nella conduzione degli animali negli allevamenti ubicati entro il raggio di 2,7 km dalla base militare di Capo San Lorenzo a Quirra, risulta colpito da gravi forme di tumore – scrivono Zuncheddu (Rosso Mori), Uras (Sel), Cocco (Idv), Porcu (Pd), Sechi e Zedda (Sel) nel documento, citando i dati parziali di una prima relazione dei veterinari delle Asl di Lanusei e Cagliari -. Gli allevamenti interessati, il cui personale risulta colpito da malattie neoplastiche, sono sette su un totale di dodici. Nel decennio 2000-2010 sono dieci le persone impegnate negli allevamenti che risultano colpite da neoplasie su un totale di diciotto. L’indagine evidenzia una tendenza all’incremento di queste patologie: negli ultimi due anni sono quattro i nuovi casi di neoplasie che hanno colpito altrettanti allevatori della zona, mentre negli allevamenti nel Gennargentu, utilizzati come indicatore di confronto, durante lo stesso periodo non sono stati registrati casi di tumori dell’emolinfatico».
    La mozione vuole impegnare il presidente della giunta regionale e gli assessori alla Sanità e all’Ambiente ad avviare un piano di controllo e monitoraggio, attività di prevenzione e tutela della salute delle popolazioni interessate e a fare chiarezza sulle cause delle malformazioni negli animali e dei tumori negli abitanti della zona.
    I firmatari della mozione chiedono inoltre che le autorità sanitarie si impegnino ad «arginare il grave fenomeno dei tumori che colpisce le persone impegnate negli allevamenti della zona» e chiedono conto dei ritardi nelle indagini e nella diffusione dei dati.
    E fanno sentire la loro voce anche gli ambientalisti del Gruppo d’Intervento giuridico, i quali dicono che le indagini programmate nel territorio attorno al poligono interforze del Salto di Quirra vanno completate. Dice il portavoce degli ecologisti Stefano Deliperi sulle indiscrezioni dell’indagini delle Asl di Cagliari e Lanusei: «È una conferma di quanto sostenuto più volte dalla ricercatrice Antonietta Morena Gatti, dell’università di Modena a proposito della cosiddetta “sindrome di Quirra”, a più riprese denunciata negli ultimi anni da medici del Sarrabus e comitati antimilitaristi come «Gettiamo le basi. Particelle infinitesimamente piccole di materiali esplodenti e di metalli possono provocare tumori e, forse, malformazioni. È il caso di vederci chiaro una volta per tutte con trasparenza e senza guardare in faccia nessuno».

  32. 6 Gennaio 2011 a 11:59 | #34

    da La Nuova Sardegna, 6 gennaio 2011
    Scanu: blocco del poligono per 3 mesi. Chiesta l’audizione di Liori. L’Asl di Cagliari: dati ancora parziali. Due interrogazioni parlamentari presentate da Fadda e Palomba. (Piero Mannironi)

    CAGLIARI. L’Asl di Cagliari frena, ma non smentisce. Le prime indiscrezioni sui risultati dell’indagine nell’area del poligono interforze del Salto di Quirra delineano uno scenario infernale, con un’agghiacciante moltiplicazione di casi di tumore al sistema emolinfatico tra i pastori della zona. I dirigenti dell’Azienda sanitaria buttano acqua sul fuoco e parlano di «dati parziali».
    Hanno ovviamente il timore che si crei una psicosi che, come un contagio, possa generare un forte allarme sociale. Sul fatto che il 65% degli allevatori che vivono e lavorano intorno al poligono si sarebbe ammalato e un numero impressionante di animali sarebbe nato con gravi deformità, l’Asl non entra nel merito, ma, in una nota stampa, scrive: «Si tratta di una mera raccolta di dati relativi a uno solo lotto dei cinque oggetto d’esame. Gli allarmismi potrebbero perciò rivelarsi prematuri e infondati. Pertanto, in attesa degli esiti dei campionamenti ancora in corso, gli stessi dati saranno successivamente oggetto di valutazione da parte del Comitato di esperti appositamente incaricato». I dirigenti dell’Asl annunciano poi un’analisi epidemiologica, affidata a personale medico qualificato, «sullo stato di salute della popolazione del territorio interessato».
    Ma al di là dei formalismi e dei comunicati ufficiali, il problema resta tutto. D’altra parte, questa di oggi è solo la drammatica conferma di una verità conosciuta da dieci anni e che fa parte della storia recente dell’isola. La “sindrome di Quirra” ha infatti devastato questo lembo di Sardegna, cucendo con il filo della morte il destino di decine di persone: pastori, agricoltori, militari, donne e perfino ragazzi. E tutto, al di là dei dubbi, dei distinguo e delle versioni ufficiali, sembre ricondurre alle attività del poligono militare più grande d’Europa.
    Quirra è un nervo scoperto, un’ombra terribile, che ciclicamente riemerge in fiammate polemiche che poi lentamente si spengono. Ora, dopo dieci anni, resta solo un dato certo: non esiste ancora una risposta credibile, una verità che possa spiegare la “sindrome di Quirra”.
    Il sisma provocato dalle nuove rivelazioni sono arrivate intanto fino ai palazzi romani. Gian Piero Scanu, capogruppo del Pd in Commissione Difesa, ha annunciato che nella prossima seduta dell’organismo parlamentare, fissata per il 15 gennaio, presenterà una mozione con la quale si chiederà «una moratoria di tre mesi sull’utilizzo del poligono interforze del Salto di Quirra».
    «Sì – dice Scanu – è ora di dire basta e di fermare tutto e procedere con la massima urgenza a tutti gli accertamenti per capire cosa sta accadendo nel Sarrabus. Il blocco della base deve essere il segnale, forte, che il mondo della politica deve dare anche come atto di consapevolezza della gravità e della delicatezza di una situazione che deve essere definitivamente chiarita».
    Ma non basta. Dice Scanu: «Ho concordato con il presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito, Rosario Costa, di procedere all’audizione, il 19 di questo mese, dell’assessore regionale alla Sanità Antonello Liori e dei due veterinari che hanno condotto le indagini sul campo. C’è poi un’altra urgenza: riaprire il negoziato sulle servitù militari in Sardegna che è misteriosamente sparito dall’agenda politica. Su questo punto non si può tornare indietro».
    Un altro parlamentare sardo del Pd, Paolo Fadda, è intervenuto ieri chiedendo con un’interrogazione che il governo riferisca immediatamente su quanto sta accadendo a Quirra.
    Ha annunciato un’interrogazione parlamentare anche Federico Palomba dell’Italia dei valori con la quale, dopo aver fatto una dettagliata ricostruzione storica della storia della “sindrome di Quirra” negli ultimi dieci anni, chiede che venga appurato: 1) il reale stato di inquinamento dell’area e lo stato di salute delle persone e delle specie animali, selvatiche e di allevamento presenti; 2) quali siano le attività svolte nel poligono sperimentale e di addestramento interforze di Perdasdefogu; 3) se tutte le attività svolte avvengano effettivamente sotto il controllo delle autorità militari e civili italiane, con particolare riferimento all’uso di materiale che sviluppa nanoparticelle perniciose per l’ambiente e la salute».

  33. 5 Gennaio 2011 a 17:40 | #35

    riceviamo e pubblichiamo volentieri.

    Mozione Zuncheddu – Uras – Cocco D. – Porcu – Sechi – Zedda M. sul grave fenomeno sanitario di neoplasie alle persone emerso dalle recenti ricerche con particolare interessamento delle popolazioni e delle persone occupate nell’allevamento degli animali nei territori del Quirra, in particolare nella zona perimetrale dalla base militare di Capo San Lorenzo;

    Premesso che
    - da una recente e autorevole indagine condotta dai veterinari delle Asl di Lanusei e di Cagliari emergono dati allarmanti circa la salute delle persone impegnate direttamente nella conduzione degli allevamenti e che evidenziano la seguente situazione sanitaria;
    - il 65 % del personale, impegnato nella conduzione degli animali negli allevamenti ubicati entro il raggio di 2,7 km dalla Base militare di Capo San Lorenzo a Quirra, risulta colpito da gravi malattie tumorali;
    - gli allevamenti interessati, il cui personale risulta colpito da malattie neoplastiche, sono sette ( 7 ) su un totale di dodici;
    - Nel decennio 2000 – 2010, sono dieci le persone che risultano colpite da neoplasie tumorali su un totale di diciotto, impegnate nei suddetti allevamenti;
    - L’indagine evidenzia una tendenza all’incremento di tali patologie: negli ultimi due anni 2009 – 2010 sono quattro i nuovi casi di neoplasie che hanno colpito altrettanti allevatori della zona (mentre negli allevamenti ubicati nel Gennargentu ed utilizzati come indicatore di confronto, durante lo stesso periodo 2000 – 2010, non sono stati registrati casi di neoplasie alle persone).
    - dalle ricerche emerge che il “grave fenomeno sanitario di neoplasie alle persone” è paragonabile solo ad una grave “ antropo – zoonosi” che colpisce indistintamente giovani, meno giovani e anziani, decimando le persone occupate nell’allevamento degli animali nei territori del Quirra, in particolare nella zona perimetrale dalla base militare di Capo San Lorenzo;
    - Diversa risulta la situazione sanitaria del personale le cui aziende zootecniche distano oltre 2,7 km dalla base di Capo San Lorenzo. Dai dati raccolti il tasso d’incidenza di neoplasie nelle persone è inferiore rispetto a quello registrato fra il personale delle aziende operanti nelle aree più prossime alla Base militare;
    - Di tali allevamenti sono tre ( 3 ), su un totale di nove (9), quelli interessati il cui personale risulta colpito da neoplasie. Due di questi allevatori risultano colpiti da tumori nello stesso periodo cronologico, svolgendo l’attività in terreni pascolanti geograficamente molto vicini. Gli allevamenti inclusi nel I GRUPPO risultano vicini alla Base di Capo San Lorenzo e sono ubicati nel territorio perimetrale della zona. Gli allevamenti inclusi nel II GRUPPO, cioè oltre il limite di 2,7 km dalla base di Capo San Lorenzo, risultano geograficamente più vicini alla Miniera di Baccu Locci, alcuni dei quali pascolano gli animali sui terreni della stessa miniera. Sono tutti allevamenti stanziali;
    Tutto ciò premesso,
    si impegna il Presidente della Giunta, l’Assessore alla Sanità e l’Assessore all’Ambiente
    1) a intraprendere tutte quelle iniziative specifiche, quali piano di controllo e monitoraggio, mirate alla prevenzione e alla tutela della salute delle popolazioni che vivono e operano nelle suddette aree e in particolare per riavviare l’indagine epidemiologica analitica, descrittiva e sperimentale sulle persone residenti, così come previsto dall’appalto del monitoraggio ambientale dell’area del Poligono di Quirra, con il quale fare chiarezza sulle cause che determinano:
    a) l’insorgere contemporaneo di problematiche genetiche (malformazione) negli animali e gravi malattie tumorali nelle persone che si occupano della conduzione degli allevamenti intorno alla zona perimetrale della base militare di Capo San Lorenzo nei territori di Quirra;
    b) il fatto che alla nascita di animali con malformazioni genetiche negli allevamenti corrisponda l’insorgenza di malattie tumorali nelle persone che lavorano in quel settore;
    3) a riferire e rendere pubblici:
    a) i dati scientifici ufficiali di cui dispongono circa lo stato di salute attuale delle popolazioni che vivono e operano nelle zone interessate dall’indagine sopra citata;
    b) l’entità delle risorse impegnate dalla Asl per la realizzazione dell’indagine in oggetto;
    4) a impegnare nell’ immediato l’Autorità Sanitaria per:
    a) arginare il grave fenomeno di neoplasie che colpisce le persone impegnate negli allevamenti della zona (ultimo caso in ordine di tempo l’allevatore ventiquattrenne deceduto il 10 luglio 2010, codice allevamento IT097CA153 );
    b) disporre ulteriori approfondimenti in merito, ritenuti essenziali al fine di evidenziare eventuali correlazioni causa – effetto di tali anomali fenomeni e valutare i necessari interventi a breve, medio e lungo termine;
    5) riferire su quali siano le ragioni che hanno finora determinato il continuo ritardo nell’ufficializzare i risultati del monitoraggio ambientale della zona del Poligono di Quirra, originariamente previsti per l’anno 2009;
    6) fare chiarezza sulle ragioni che hanno determinato il grave ritardo con cui è stata disposta e condotta l’indagine in oggetto sebbene questa fosse stata già sollecitata, unitamente a quella epidemiologica sulle popolazioni residenti, ormai da una decina di anni da: residenti, famiglie dei deceduti civili e militari che operavano nell’area in oggetto, medici professionisti ed esperti del settore, Comitati impegnati da tempo per fare chiarezza sull’anomalia della cosiddetta “Sindrome di Quirra”.

    Cagliari, 05/01/2011

    Claudia Zuncheddu
    Luciano Uras
    Daniele Cocco
    Antioco Porcu
    Carlo Sechi
    Zedda Massimo

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