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Marea nera nel Golfo dell’Asinara.

cormorano

Dalla centrale termoelettrica E.On. di Porto Torres è uscita una marea nera che ha inquinato quasi 20 km. di coste del Golfo dell’Asinara.  La Procura della Repubblica di Sassari ha aperto un’inchiesta per accertare le responsabilità, mentre sono iniziate le operazioni di bonifica. Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno chiesto (15 gennaio 2011) al Ministero dell’ambiente, alla Regione autonoma della Sardegna, alla Provincia di Sassari, all’Ente parco nazionale dell’Asinara e ai Comuni costieri interessati (Porto Torres, Sorso) di svolgere l’azione per danno ambientale per far pagare i responsabili.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

da La Nuova Sardegna on line, 15 gennaio 2011

Marea nera, moria di pesci, avvelenati 18 chilometri di costa.

Decine di tute bianche, verdi e azzurre. Sono i «cacciatori» di olio combustibile armati di pale, rastrelli e buste di plastica: scendono dai pulmini e dalle auto e vanno a combattere una delle battaglie più difficili contro l’inquinamento dell’ultimo decennio. Sono poco più di 150, uomini e donne, ma non bastano. Per fronteggiare l’emergenza ce ne vogliono molti di più. Gianni Bazzoni

SASSARI. Da Porto Torres a Platamona, da Marina di Sorso a Marritza. In serata la notizia che ci sono degli avvistamenti anche sulla costa della Corsica. E c’è preoccupazione per il Parco dell’Asinara: «Ci vado con i funzionari – afferma il commissario Pasqualino Federici – perchè mi voglio rendere conto di come stanno le cose. Sono pronto a qualunque azione per tutelare un bene così prezioso».
La striscia nera si è allungata come un serpente insidioso, impossibile da addomesticare. Il viaggio comincia nel litorale turritano, allo Scoglio Lungo la marea nera non è arrivata, c’è qualcosa nella spiaggia delle Acque Dolci, Balai è stata quasi graziata dal vento di maestrale che ha guidato le migliaia di litri di combustibile verso Platamona. I giochi delle correnti riservano belle e brutte sorprese: la zona della Rotonda è stata saltata, ma dalla seconda discesa a mare in poi comincia uno scenario che fa paura.

Asinara, costa

Asinara, costa

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Palline di catrame che diventano sempre più grandi, fino a trasformarsi in blocchi poggiati sulla battiglia e qualche metro più indietro. Sembra che ce li abbiano messi a caso. Sulla sabbia i segni dei rastrelli, i buchi fatti con le pale per «estirpare il tumore», dicono gli operai. Li guardi, sono tutti uguali con le maschere a filtro che ne fanno un esercito di soldati schierati per combattere una guerra che non si sa quando finirà.
E.On, la società tedesca che li ha chiamati, garantisce che «si lavora ininterrottamente» e che le operazioni di pulizia «saranno completate entro lunedì». Ma è una ipotesi difficile da credere: l’inquinamento è distribuito lungo un litorale di quasi 18 chilometri, ne sono stati parzialmente ripuliti poco meno di sei. E la parte più compromessa è quella verso la foce del fiume Silis, tra l’ottava e la nona discesa a mare. Qui è tutto nero. E lo si capisce già alle 9.30 del mattino, davanti al camping Li Nibari, quando arriva la commissione provinciale Ambiente presieduta da Alessandro Unali: «Siamo qui per verificare il danno effettivo – dice -, come si fa a sostenere che non è successo niente? Ora incontreremo l’assessore per definire una linea comune».
Comincia a maturare la convinzione che «in fondo è andata pure bene»: cioè, ci si dovrebbe quasi rallegrare. Invece è una tristezza immensa. Gavino Sale è un’anima in pena, il leader dell’Irs che ha guidato l’assalto alla collina dei veleni di “Minciaredda”, nella zona industriale di Porto Torres, cammina avanti e indietro. Le scarpe sprofondano nella sabbia si colorano di nero, un bordino che contraddistingue tutti coloro che passano. Si macchiano i pantaloni. Gli operai raccolgono le palle gelatinose e le mettono dentro le buste. «Quante ne abbiamo raccolto? Più di mille al giorno».
Cos’è che può dare tranquillità di fronte a uno scenario simile? Perché uno che guarda il mare e la spiaggia dovrebbe sentirsi tutelato?

uccello avvolto da petrolio

uccello avvolto da petrolio

«Non si può stare fermi e dire agli altri di fare – sbotta Gavino Sale – a Porto Torres e Sassari ci stiamo organizzando per formare gruppi di cittadini e formalizzare la costituzione di parte civile».
All’ottava discesa a mare cambia lo scenario. In spiaggia non c’è nessuno, qui le squadre non sono ancora arrivate. E si capisce anche perchè: ci vorrà un intervento diverso, rilevante. Non basteranno pale, rastrelli e buona volontà. Si passeggia su una distesa nera, dall’Eden Beach a Marritza fino alla Tonnara. La miscela nera e densa si è infilata ovunque: tra le pietre levigate dal mare, sulla posidonia spiaggiata, sotto la sabbia. Una spigola di almeno tre chili batte gli ultimi colpi di coda, ha l’aria fiera di chi ha combattuto sino alla fine prima di arrendersi. Un pescione sfinito, si è addormentato su un cuscino di alghe. È morto, e bisognerà capire perché.

Gavino Sale si infila i guanti bianchi, quasi fosse un chirurgo. Si inchina e prova a tirarla su quella spigola, ma non c’è più niente da fare. Non è una bella scena: quell’uomo della campagna che con il mare ha poco a che fare quasi si commuove. Infila le dita nelle branchie e se la porta dietro, la guarda con occhi tristi: «La faccio analizzare – dice – sì la faccio analizzare. Voglio sapere perchè è morta, qui dove c’è un odore di olio combustibile e un paesaggio lunare».
Sbucano fuori alcuni operatori che hanno la concessione sul litorale – chioschi, bar e punti di ristoro – dicono che vogliono tutelarsi.
Il mare è liscio come l’olio – come «l’olio combustibile», commenta sarcastico Gavino Sale – e la passeggiata sul catrame peggiora: dalla sabbia alle pietre, quella colla nera unisce i sassi colorati e non è un’opera d’arte. La bonifica sarà ancora più complessa: dovranno lavare le pietre e riportarle. Già, una bella impresa. Accade questo nel mare più bello, nel Santuario dei cetacei senza protezione che dovrebbe fare del Golfo dell’Asinara una perla da tutelare e non un posto da sporcare.
Oggi si mobilita il popolo di Facebook per mettere insieme volontari da schierare in campo: appuntamento alle 15 davanti alla Cormorano Marina, in porto.

(foto L.A.C., S.D., archivio GrIG)

  1. 24 Gennaio 2011 a 23:08 | #1
  2. 23 Gennaio 2011 a 11:17 | #3

    da La Nuova Sardegna on line, 23 gennaio 2011
    Emergenza a Platamona, i sacchi di catrame risucchiati dalle onde.
    Il mare si è ripreso una piccola parte del catrame. Infatti le onde si sono arrampicate sulla spiaggia di Platamona sino al punto in cui gli operai avevano adagiato le buste piene di olio combustibile. Alcuni sacchetti sono stati trascinati dalla risacca e non è detto che siano stati tutti recuperati. Dunque una leggerezza dei tecnici (non portare via i sacchetti) potrebbe aver vanificato tanto lavoro. (Luigi Soriga)

    SASSARI. Per riempire le buste di catrame gli operai hanno impiegato una settimana di pala, pazienza e schiene curve. Al mare invece è bastata qualche ora di tramontana per allungare le sue zampate di schiuma su Platamona, afferrare i sacchi e frullarli nella risacca. E’ assurdo vedere gli operai che rincorrono le buste tra le onde: è paradossale perché tutto era assolutamente prevedibile.
    Le mareggiate, sospinte dalla bora, erano annunciate da giorni. Eppure in diversi tratti del litorale l’interminabile serpentone di buste di plastica, ripiene di sabbia, pietre e veleni, è rimasto immobile sull’arenile. Centinaia di sacchi allineati nella parte alta della spiaggia: l’unica precauzione adottata dalle squadre è stata quella di averli spostati un tantino più al sicuro.
    Chi però conosce bene questa mezzaluna di costa che si allunga dalla Torretta di Abbacurrente sino a Punta Tramontana, sa anche che il mare, quando avanza da Nord, non si limita ad accarezzare il bagnasciuga. E infatti le barchette arretrano timorose dietro gli scogli o i muretti, e i proprietari dei chioschi annusano il vento e mettono al riparo le attrezzature. Invece avantieri notte il contenuto di dieci giorni di bonifiche è rimasto in balia di onde di un metro e mezzo che si arrampicavano lungo la sabbia sino a ricoprirla.
    Ieri mattina alla terza discesa a mare la scena è questa: gli operai con le tute E.On cercano di mettere in salvo i bustoni. Giorni prima li avevano abbandonati accanto alle palizzate anti-erosione, ma sul lato che guarda al mare. Sarebbe bastato fargli fare il salto della barricata, cioè spostarli mezzo metro oltre la barriera di legno, per non correre alcun rischio. Invece a mezzogiorno un operaio è impegnato in un duro braccio di ferro con la risacca. La corrente tira il bustone da una parte, lui tira dall’altra.
    E barcolla quando arriva il cavallone che lo sommerge sino alle ginocchia. Alcune persone osservano la scena e scuotono la testa. Sopra il loro disappunto è come se si disegnasse la nuvoletta col pensiero: «E pensarci prima?». Altri sacchetti sono invece quasi sotterrati, spuntano appena nel bagnasciuga. Fanno capolino a intermittenza, quando l’onda si ritira. Gli operai con grande sforzo riescono a tirarli fuori da quella morsa, ma la paura è che altri sacchi siano stati definitivamente seppelliti. Oppure che il mare si sia ripreso l’olio combustibile spiaggiato, e ora lo fagociti sul fondale.
    Impossibile sapere con certezza quanto materiale è finito nuovamente a mollo. Anche perché nel segmento successivo di litorale, la linea di costa si assottiglia ancora, divorata da anni di erosione, e le onde grattano sulle dune e sulle altre buste di catrame. Per capire la forza di queste mareggiate basta vedere come si ridisegna, nell’arco di una giornata, tutto il paesaggio.
    I ciottoli ricompaiono come una pennellata scura lì dove le ruspe di E.On avevano sbiancato e pulito. E le poltiglie di olio combustibile sfuggite alle pale o ancora mimetizzate tra i sassi, chissà dove rimbalzeranno in questo frullare di correnti. Intanto l’assessore provinciale all’Ambiente Paolo Denegri ha chiesto lo stato di emergenza nazionale, i sindaci di Sassari, Porto Torres e Sorso seguono da vicino le operazioni di bonifica e i pescatori stanno a guardare perché intanto il loro pesce resta nelle cassette. Ieri mattina, al mercato di Sassari, la desolazione.
    Dice il pescivendolo Antonio Ara: «Gli ultimi due giorni è stata una tragedia, le vendite sono diminuite dell’80 per cento. La gente non compra nemmeno le orate di allevamento, c’è la psicosi. Per vendere quattro dentici ho dovuto fare una lezione di pesca: spiegare lo strascico, le reti che passano a 4 miglia dalla costa, fondali da 50 metri». Insomma il dentice si vende a 20 euro a chilo e a 20 minuti di convincimento.

  3. 22 Gennaio 2011 a 20:24 | #4

    riceviamo dall’Ufficio Stampa dell’Ente Parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena e pubblichiamo volentieri.

    Comunicato Stampa del 22.01.2011 avente ad oggetto: “Olio combustibile nelle acque dell’arcipelago: allerta, mobilitazione e controllo evitando inutili catastrofismi”.

    Prosegue l’allerta da parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena per l’emergenza ambientale causata dalla fuoriuscita di 18 tonnellate di olio combustibile che hanno raggiunto la costa di Santa Teresa. Per il momento, le acque dell’Arcipelago non sono ancora state coinvolte dal danno ambientale. La divulgazione di notizie eccessivamente catastrofistiche va assolutamente ridimensionata. Massima allerta e consapevolezza del rischio legato all’evolversi nella distribuzione della macchia oleosa attraverso le correnti ma niente allarmismi inutili.

    Per approfondimenti sull’argomento è possibile consultare il link: http://www.lamaddalenapark.it/comunicati-stampa/2011-01-22/olio-combustibile-nelle-acque-dell-arcipelago-allerta-mobilitazione-e-controllo-evitando-inutili-ca

  4. 22 Gennaio 2011 a 19:53 | #5

    da La Nuova Sardegna, 22 gennaio 2011
    LE INDAGINI. Va avanti l’inchiesta avviata dalla Procura. (Gianni Bazzoni)

    SASSARI. Il sostituto procuratore Paolo Piras, al quale il procuratore capo Roberto Saieva ha affidato il fascicolo sull’incidente che ha causato lo sversamento in mare di olio combustibile dal terminal E.On, ha cominciato ieri l’esame del primo rapporto depositato dalla Capitaneria. Il magistrato ha riconfermato «massimo impegno e rigore» nel seguire una vicenda complessa che richiederà alcuni giorni di approfondimenti prima che ci siano iscritti nel registro degli indagati.
    Come è stato spiegato fin dai primi momenti, infatti, quello che si è verificato nel pomeriggio di martedì 11 gennaio è un fatto «grave e particolare», e l’individuazione delle responsabilità potrà avvenire solo quando saranno completati tutti gli interrogatori e chiariti anche aspetti tecnici specifici. Fra l’altro – contrariamente a quanto dichiarato nei giorni scorsi – l’emergenza non è rientrata. Anzi, con il passare dei giorni vengono interessati altri territori. E solo i risultati degli esami (eseguiti in contraddittorio) potranno dire se si tratta delle stesso fenomeno o se si è in presenza di più fonti inquinanti.
    Gli inquirenti lavorano su più fronti, a cominciare proprio dal luogo dell’incidente: è fondamentale stabilire se il terminale (regolarmente collaudato nel 2002) aveva tutti i requisiti di sicurezza quando è stato affidato in concessione, prima a Endesa e poi a E.On. L’altro obiettivo è quello di stabilire se le strutture di pronto intervento presenti nella sede portuale di Porto Torres sono adeguate a fronteggiare emergenze rilevanti.

  5. 22 Gennaio 2011 a 19:48 | #6

    da La Nuova Sardegna, 22 gennaio 2011
    L’onda nera colpisce altre spiagge. «Vietato abbassare la guardia: dopo le perdite sui moli E.On l’allarme non è cessato». Timori per le correnti che cambiano direzione Un vertice a Sassari. (Pinuccio Saba)

    SASSARI. «L’emergenza ambientale non è finita, vietato abbassare la guardia». Parole profetiche, quelle pronunciate durante il vertice che si è tenuto ieri in Provinmcia, a Sassari, quando ancora non si sapeva che La Maddalena era stata interessata dalla marea nera. Un vertice al quale partecipato gli amministratori di Castelsardo, Porto Torres, Sassari, Sorso e Stintino.
    All’incontro, che si è protratto sino al primo pomeriggio, erano presenti i tecnici della Capitaneria di Porto Torres, dell’assessorato regionale all’Ambiente, di Arpas, Ispra e Parco dell’Asinara. La principale preoccupazione è che, «se non si risolverà del tutto il problema, i danni rischiano di essere seri, sia ambientali sia economici». Si teme «il colpo tremendo che subirà l’industria turistica se non si procederà alla svelta evitando che la cattiva pubblicità prodotta dall’incidente dirotti i flussi turistici».
    E se il segretario regionale pd Silvio Lai parla di «situazione angosciante», l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale fornirà presto informazioni sull’indagine richiesta dal ministero. Anche se Luigi Alcaro, responsabile del servizo Emergenza in mare proprio dell’Ispra, ha rilevato: «L’impressione è che le quantità non siano notevoli, ma va posta un’attenzione elevata sul fatto che il prodotto, essendo molto pesante, è potenzialmente pericoloso per l’ambiente marino».
    E.On ha garantito tempi rapidissimi per i piani di «caratterizzazione» dell’area coinvolta. Nel frattempo il tavolo di coordinamento permanente, che si riunirà ancora a breve, ha chiesto di essere costantemente aggiornato.
    Negli ultimi giorni, intanto, l’attenzione si è spostata nei fondali marini. Con un «rov», o telecamera filoguidata, è stato controllato un primo tratto di costa, fino a cinquanta metri dalla spiaggia, senza trovare traccia della sostanza inquinante.
    Una buona notizia, quindi. Anche se ci sono timori per le mutate condizioni meteomarine, e per il cambio della direzione del vento. Le correnti, infatti, potrebbero riportare a galla parte del materiale inquinante eventualmente affondato e trasportarlo verso altre coste finora risparmiate dalla mare nera. E a due passi da Porto Torres ci sono Stintino, le sue spiagge e il paradiso del parco nazionale dell’Asinara.

    Il pesce che nessuno vuole più. Flop nelle vendite, richieste di risarcimento.

    PORTO TORRES. «È vero, la vendita di prodotti ittici del Golfo dell’Asinara è crollata già due giorni dopo l’incidente di Fiume Santo». Giuseppe Rivieccio, contitolare di una delle più importanti aziende del settore, non si nasconde dietro frasi di circostanza.
    Ieri mattina quasi tutti i pescherecci erano in porto mentre le imbarcazioni della piccola pesca non escono da giorni. I consumatori non vogliono il pesce catturato nel Golfo dell’Asinara, anche quando è pescato al largo, se non oltre Punta Scorno. «Non si fidano anche se il pesce prima di essere immesso sul mercato viene controllato dai veterinari – commenta sconsolato un pescatore, Gavino Marongiu – E noi stiamo già pagando le conseguenze di quell’incidente».
    Qualche residuo oleoso è comunque presente davanti alle coste. Ieri mattina sulla prua del «Valerio», peschereccio appena rientrato in porto, c’era una vistosa macchia nera mentre alcuni pescatori hanno tirato a bordo i paragni (galleggianti per le reti, o palangari) sporchi d’olio nero. «Marea nera a parte, il problema è un altro: la mancanza di chiarezza da parte delle istituzioni – prosegue Giuseppe Rivieccio, uno dei più importanti grossisti della Sardegna – O ci rassicurano sulla bontà del pescato, oppure devono vietare tutte le attività nel Golfo dell’Asinara fino al cessato allarme. I comsumatori hanno paura: c’è il rischio che la psicosi coinvolga altre marinerie».
    Già da ora, infatti, i clienti guardano con sospetto tutto il «pescato locale», anche quando arriva da Alghero o Siniscola. «Chi ci garantisce che non è del Golfo dell’Asinara?», chiedono.
    Nel frattempo le celle di conservazione sono piene, e sta crollando anche il prezzo all’ingrosso. «Chi ci ripaga? – si chiede un altro pescatore, Antonio Sannino -. Già la stagione è stata pessima a causa del maltempo e ora c’è questo disastro. Se esiste un responsabile, deve pagare il nostro mancato guadagno. Parte civile? Se non ci saranno risposte precise, siamo pronti ad andare in tribunale».

  6. 21 Gennaio 2011 a 22:13 | #7

    riceviamo dall’Ufficio Stampa dell’Ente Parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena e pubblichiamo volentieri.

    Comunicato Stampa del 21.01.2011 avente ad oggetto: “Mobilitazione del Parco per scongiurare l’arrivo della macchia oleosa proveniente da Fiume Santo”.

    L’emergenza ambientale causata dalla fuoriuscita di 18 tonnellate di olio combustibile dallo stabilimento della E.On di Fiume Santo raggiunge le coste della Gallura. Il personale del Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena è stato immediatamente mobilitato per scongiurare l’arrivo del materiale inquinante sulle coste dell’arcipelago. La Capitaneria di Porto in collaborazione con il biologo del Parco Yuri Donno hanno provveduto al monitoraggio dell’area oggetto di un possibile coinvolgimento nel disastro ambientale che ha colpito tutta la costa nord dell’isola a partire dal Golfo dell’Asinara. Considerando la fragilità degli ecosistemi dell’area interessata, dello sversamento a mare e il rischio che deriva dal sopraggiungere della chiazza di idrocarburi nelle acque maddalenine, l’Ente Parco si è reso disponibile a sostenere, per quanto di competenza, azioni di monitoraggio e controllo.

    Per approfondimenti sull’argomento è possibile consultare il link: http://www.lamaddalenapark.it/comunicati-stampa/2011-01-21/mobilitazione-del-parco-per-scongiurare-l-arrivo-sulle-coste-dell-arcipelago-della-macchia-oleosa-p

  7. 21 Gennaio 2011 a 22:10 | #8

    da La Nuova Sardegna, 21 gennaio 2011
    Sabbia piena di solchi e sassi sporchi d’olio: disastro a Porchile.

    SASSARI. Dopo una settimana di bonaccia le prime onde lunghe schiaffeggiano il litorale. Quel che accade sulla battigia non è un buon segnale. I ciottoli nel tratto di Porchile-Marritza, adagiati a due metri dal bagnasciuga, sono punteggiati di minuscole chiazze nere. Questo significa che quando la risacca frange, gli schizzi sono anche di olio. Come secchiate di acqua sporca gettate su un muro che spargono le macchie lontano. Vuol dire che il mare gronda di idrocarburi e lascerà ancora impronte sul litorale.
    La Capitaneria di Porto continua a sfornare comunicati rassicuranti. Quello di ieri recita: «Sono stati rinvenuti sulla spiaggia, all’altezza di Marritza, piccoli quantitativi di materiale inquinante, mescolato a foglie secche di posidonia oceanica e, sulla parte rocciosa di Punta Tramontana, quantitativi di prodotto della grandezza variabile tra un chicco di riso e una moneta da 50 centesimi e giudicati dai tecnici dell’Ispra trascurabili».
    Eppure, in mezzo ai sassi di Porchile, anche l’occhio profano si imbatte in poltiglie generose di catrame che tutto sembrano tranne che trascurabili. Anche solo per non distruggere le scarpe uno è costretto a non ignorarli. E poi, anche senza una laurea in chimica, l’olfatto dice molte cose: la puzza di idrocarburi è forte e non fa pensare a un mare cristallino.
    Sono le 17 e le tute bianche degli addetti alle bonifiche sfilano affaticate davanti a un nuvoloso tramonto. Sono un centinaio, stanno tornando a casa. Sembrano un esercito sconfitto. «Ma quanti siete?», e loro: «Sempre troppo pochi», rispondono. Oggi arriveranno le mareggiate e il cimitero di bustoni neri è stato messo al sicuro, lontano dalla battigia e dalle zampate del maestrale. Intanto, facendo un piccolo calcolo, oltre 50 tonnellate di sabbia sono state sottratte all’arenile. Infatti 20 camion hanno già scaricato il proprio contenuto a Cagliari. Ciascuno si porta dietro il cassone pieno di centinaia sacchi da 20 kg. Contengono un 40 per cento di catrame e almeno un 60 per cento di sabbia e pietre. Significa che per ogni busta 12 chili di arenile prendono il largo. Un cassone contiene circa 300 buste, dunque (300×12 kg) fanno 3600 kg a camion. Moltiplicato per 20 mezzi già approdati a Cagliari ecco come un litorale già messo in ginocchio dalla decennale erosione viene ulteriormente depredato di circa 70 tonnellate di granelli preziosi come l’oro. E’ vero che gli operai delle ditte specializzate lavorano in maniera certosina con pala e contenitore. Ma dalla discesa numero 9 in avanti sono evidenti i solchi delle ruspe e non sembra siano arrivate solo per ritirare i sacchi di plastica. Infatti la strisciata di ciottoli che si allunga tradizionalmente sulla battigia è misteriosamente scomparsa e al suo posto c’è una distesa di arenile ricamato dai pneumatici. Anche i componenti della commissione Ambiente del Comune di Sassari sono rimasti perplessi. Avevano fissato un sopralluogo alla Rotonda, ma dato che il mare ha risparmiato quel segmento di litorale, allora hanno deciso di sconfinare sul tratto costiero di Sorso per dare un’occhiata. Esmeralda Ughi (Pd) ha scattato numerose fotografie, le mostra agli altri consiglieri: «Guardate qui, sembra che le ruspe abbiano portato via mezza spiaggia». Dice Gianpaolo Mameli: «Ha tutta l’aria di un’operazione fatta con troppa fretta: ruspando così la spiaggia chissà quanto catrame è stato interrato. Potrebbe essere un disastro sopra il disastro. I sindaci dovrebbero monitorare attentamente lo svolgimento delle bonifiche». E ancora: «Dopo il lavaggio a Cagliari, la sabbia prelevata ritornerà davvero tutta indietro? Quanta se ne perderà per sempre?». Anche le leggende, però, contribuiscono a inquinare questa brutta storia. Si narra di morie di pesci, o di fondali impregnati di schifezze, di posidonia appicicaticcia, di ecosistema che soffoca, addirittura qualcuno ha riesumato lo spettro dell’orimulsion. Per ora, la realtà, anche se per nulla entusiasmante, sembra essere questa: l’olio combustibile continuerà a scivolare sulla pelle del mare portato a spasso delle correnti, solo dopo molto tempo comincerà a degradare e a precipitare sul fondo, a meno che non si intervenga con i solventi. Nè tantomeno contaminerà così rapidamente la catena alimentare dei pesci. Più verosimilmente l’olio verrà sballottato nei prossimi giorni dal maestrale e si aggrapperà a nuovi scogli, pietre, sabbia e polemiche.

  8. 21 Gennaio 2011 a 22:07 | #9

    da La Nuova Sardegna, 21 gennaio 2011
    Consegnato ieri il rapporto. Oggi il magistrato potrebbe iscrivere i primi nomi nel registro degli indagati per il reato di danno ambientale. (Gianni Bazzoni)

    SASSARI. Oggi, o al più tardi lunedì, il sostituto procuratore della Repubblica Paolo Piras potrebbe iscrivere i primi nomi nel registro degli indagati. Ieri, infatti, è arrivato sul suo tavolo il rapporto della Capitaneria di Porto Torres – delegata per le indagini della delicata inchiesta – che fa il punto sulle cause dell’incidente accaduto nel pomeriggio di martedì 11 gennaio nella banchina E.On del porto industriale.
    Le prime iscrizioni, per il reato di danno ambientale, probabilmente serviranno al magistrato anche per compiere una serie di atti importanti, utili per definire le responsabilità, non tutte riconducibili al momento dell’incidente. E – secondo quanto si è appreso negli ambienti di Palazzo di giustizia – non riferibili esclusivamente all’E.On. Gli uomini della Capitaneria, intanto, stanno completando gli interrogatori delle persone che si sono trovate a operare in banchina il pomeriggio dell’incidente, ma anche di altre che possono fornire elementi utili per definire le cause (e quindi anche le responsabilità) che hanno determinato lo sversamento in mare di circa 18mila litri di olio combustibile. Un ragionamento pare stia andando avanti in relazione alle caratteristiche tecniche della struttura dove è accaduto l’incidente: in quel tratto, infatti, la tubazione nella quale passa l’olio combustibile diretto alla centrale di Fiume Santo (lunga circa cinque chilometri) per quasi cinque metri viaggia «sommersa» nel cemento armato. Una scelta tecnica che ha superato i collaudi (eseguiti nel 2002) e che ha portato all’ottenimento di tutte le autorizzazioni. Ed è in quel tratto «incriminato», dove il tubo è stato curvato che si è verificato il cedimento e quindi la perdita. Gli altri accertamenti richiesti dall’autorità giudiziaria riguardano la composizione della sostanza finita in mare, la quantità certa (ancora non si conosce, il calcolo è stato fatto secondo un modello matematico) e anche la tipologia degli interventi messi in atto per arginare l’inquinamento e evitare che l’olio combustibile finisse poi in mare aperto e lungo i 20 chilometri di costa, da Fiume Santo a Marritza, e successivamente fino a Santa Teresa di Gallura. L’inchiesta potrebbe, a questo punto, fare luce anche sul dispositivo di pronto intervento disponibile e chiarire se è adeguato per una sede considerata a rischio di incidente rilevante.

  9. 21 Gennaio 2011 a 21:55 | #10

    da La Nuova Sardegna, 21 gennaio 2011
    Recuperate 4 tonnellate di catrame. Tecnici al lavoro sulla macchia oleosa tra Aglientu e Santa Teresa. «I fondali sono puliti». I sindaci non pensano ai risarcimenti: «Fermiamo la marea».

    SANTA TERESA. L’emergenza nera è fatta di 4 tonnellate di catrame. In tre giorni le squadre che bonificano la costa da Monte Russu a Capo Testa hanno raccolto 4 mila chili di zolle nere. Il numero di volontari cresce di giorno in giorno. Come anche quello degli addetti della E.On. Sul posto sono 80 le unità della società proprietaria dello stabilimento da cui è uscito olio combustibile. Cifre che confermano l’ emergenza.
    I sindaci di Santa Teresa, Stefano Pisciottu e Aglientu, Gabriela Battino, seguono sul campo le operazioni di bonifica. Ieri è stata fatta una mappatura dell’intera costa per capire con precisione le parti di litorale aggredite dall’olio combustibile. Operazioni di monitoraggio difficili per le condizioni del tempo. Il nucleo dei sommozzatori della Guardia costiera ha fatto le prime immersioni per verificare la presenza di veleni sul fondo. «Fortunatamente i fondali sono puliti – dice il sindaco Stefano Pisciottu -. Il materiale bituminoso è tutto in sospensione. Al momento cerchiamo di raccogliere la maggiore quantità di zollette che arrivano sulle spiagge. Il vero problema restano gli scogli, che saranno oggetto di una pulizia più approfondita in una fase successiva. Ora siamo in una fase di emergenza. Dobbiamo liberare i litorali dal catrame prima che peggiorino le condizioni del tempo». Nessuna traccia della macchia oleosa avvistata tre giorni fa prima al largo di Capo Testa, poi nelle Bocche. «Subiamo un danno e un inquinamento che non è certo causato da noi – dice Pisciottu – L’incidente alla E.On è accaduto il 10 gennaio. E io non posso pensare che nessuna abbia immaginato che il problema potesse spostarsi verso la costa gallurese. Nessuno ci ha avvisato. Qualcuno avrebbe dovuto pensare di metterci in allerta». Al momento Pisciottu non pensa ai risarcimenti o alle cause penali. Il suo impegno è salvare il paradiso della costa teresina. E a tre giorni dalle prime tracce della marea nera in Gallura anche la politica scopre l’emergenza. La consigliera di minoranza Lina Crobu chiede un consiglio comunale aperto per fare il punto. Preoccupato anche il consigliere provinciale Andrea Viola, Pd. «Il silenzio della Provincia è inaccettabile – dice -. Il suo intervento, a tre giorni dalla prima emergenza a Santa Teresa, è già in ritardo. Spero che l’assessorato all’Ambiente si interessi al problema con celerità». Chiede un intervento della Regione il consigliere Fli, Matteo Sanna. «È evidente che le operazioni di bonifica a Porto Torres non sono state seguite con la dovuta circospezione. La Regione ci dica quali azioni intende mettere in campo per arginare la marea nera».

  10. 20 Gennaio 2011 a 15:00 | #11

    da La Nuova Sardegna, 20 gennaio 2011
    E.On: «Ripuliremo tutta la costa». Si lotta per salvare il paradiso di Capo Testa. Risarcimento, i pescatori di Porto Torres si costituiranno parte civile. (Serena Lullia)

    SANTA TERESA. Zollette di catrame tra i granelli d’argento. Rocce candide macchiate dai veleni dell’olio combustibile. La costa gallurese da Capo Testa a Monte Russu, tra i comuni di Santa Teresa ed Aglientu, prova a difendersi dall’inquinamento. Il pericoloso nemico arriva dal mare. Cullato dalle onde, l’olio combustibile fuoriuscito dall’impianto E.On di Porto Torres, approda sui lidi sotto forma di palle di catrame. Si lotta per salvare il paradiso di Capo Testa, da alcuni anni dichiarato sito di interesse comunitario. Scogliere di granito scolpite dal maestrale che contemplano un mare da cartolina. Alle forze dell’ordine si uniscono i volontari. Tute, guanti e mascherine per cancellare le macchie nere che avvelenano la Gallura.
    Da ieri la stazione marittima è il quartier generale delle operazioni di bonifica. Istituita una unità di crisi coordinata dalla Provincia attraverso la Protezione civile. I sindaci di Santa Teresa, Stefano Pisciottu e di Aglientu, Gabriela Battino, seguono sul campo l’evolversi della emergenza. Una settantina le persone impegnate nelle operazioni di bonifica e monitoraggio, a mare e a terra. 8 gli uomini della E.On, la multinazionale proprietaria dello stabilimento di Fiume Santo. Oggi la società manderà i rinforzi. Altre 25 unità. Per il sindaco uno sforzo apprezzabile, ma ancora insufficiente. In prima linea la Guardia Costiera della Maddalena guidata dal comandante Fabio Poletto, la Protezione Civile, il Corpo Forestale, gli agenti della Polizia locale di Santa Teresa e Aglientu. E tanti volontari, membri del Wwf, studenti. Pronti a sporcarsi le mani per proteggere il loro paradiso. A fine serata si fa la conta delle zollette di catrame raccolte sui litorali dalle sei squadre al lavoro. Alcune centinaia di chili. Questa mattina alle prime luci del giorno scatterà una nuova operazione di monitoraggio di tutto il litorale. Alle 9,30 riprenderanno i lavori di pulizia. «La situazione è più o meno quella di ieri – spiega il primo cittadino, Stefano Pisciottu -. La buona notizia è che non c’è traccia della macchia oleosa al largo della costa. Il materiale spiaggiato, questi grumi bituminosi con un diametro tra i 3 e i 5 centimetri, vengono raccolti dalle squadre. Molti sono volontari, a cui abbiamo fornito un minimo di attrezzatura, tute, guanti e maschere. La raccolta del materiale bituminoso è più complicata sugli scogli. La situazione è grave perché si tratta di inquinamento in una zona altamente sensibile. Ma non drammatica. L’emergenza è sotto controllo. Il coordinamento delle operazioni di bonifica, a mare e a terra, sta funzionando in modo positivo. Vedo che c’è una grande attenzione da parte di tutti. La ditta E.On ha garantito che finita la fase di emergenza provvederà a una ripulitura più approfondita. Le nostre coste ritorneranno come prima». L’emergenza durerà ancora qualche giorno. Una corsa contro il tempo e le previsioni meteo. Fra qualche giorno è previsto un peggioramento.

  11. 19 Gennaio 2011 a 14:29 | #12

    da La Nuova Sardegna, 19 gennaio 2011
    La marea nera sporca anche Capo Testa.
    Raccolti 300 chili di zollette oleose nelle coste di Santa Reparata. (Serena Lullia)

    SANTA TERESA. La marea nera avvelena la costa gallurese. Le onde portano sulle spiagge tra Santa Reparata e Capo Testa 300 chili di catrame. Le prime tracce dei 18mila litri di olio combustibile fuoriusciti dall’impianto E.On. Il litorale da ieri è un sorvegliato speciale.
    Le operazioni di bonifica riprenderanno stamani. Si combatte una doppia battaglia. Contro l’inquinamento e contro il maestrale. Diventa fondamentale cancellare la macchia oleosa al largo di Capo Testa prima che il vento la spinga verso le coste. Da ieri il sindaco Stefano Pisciottu scruta il litorale, a guardia del paradiso di Capo Testa, sito di interesse comunitario di straordinaria bellezza. La segnalazione di un pescatore alla Capitaneria della Maddalena in mattinata fa scattare il piano antinquinamento. L’uomo dice di avere avvistato delle chiazze oleose al largo. Dal ministero dell’Ambiente e del Mare viene inviato un rimorchiatore e un battello disinquinante. Nel frattempo si alza in cielo un aereo speciale, capace di riconoscere la presenza di agenti inquinanti in mare. Lo spiegamento di forze fa capire la delicatezza della situazione. Un altro aereo della Guardia Costiera di Catania sorvola lo specchio d’acqua tra Santa Reperata e Monte Russu. Il pattugliamento della costa è affidato a due motovedette della Guardia costiera della Maddalena. 300 i chili di catrame raccolti sotto forma di cumuli neri, fra i 3 e i 5 centimetri di diametro e presenti in scie da 50 a 500 metri. Nel pomeriggio il vertice in Comune tra il sindaco Pisciottu, i tecnici della E.On, la Protezione Civile, il corpo forestale e la guardia costiera. Il primo cittadino non nasconde la preoccupazione ma non fa allarmismi. «L’area sotto controllo è tutta la costa che va da Capo Testa a Monte Russu e che potrebbe essere interessata dall’arrivo di materiale bituminoso – spiega il sindaco -. Si sta lavorando per arrivare a bonificare il punto a mare e a terra prima che arrivi il maestrale. Le informazioni che abbiamo avuto sono abbastanza confortanti. Non c’è motivo di allarmismi. Stamani sono stati raccolti 300 chili di catrame, dalle spiagge e dagli scogli. Da lunedì avevo allertato gli agenti della polizia municipale per pattugliare il litorale. Con loro anche gruppi di volontari. Inizialmente si pensava a una macchia oleosa non legata allo sversamento di Porto Torres. In ogni caso le quantità di catrame arrivate sui nostri litorali sono ridotte. Oggi avremo anche i risultati del monitoraggio eseguito ieri dall’aereo speciale». (ha collaborato Andrea Nieddu)

  12. 19 Gennaio 2011 a 14:00 | #13

    da La Nuova Sardegna, 19 gennaio 2011
    Porto Torres, nuovo inquinamento. Perdita da una vecchia condotta nel pontile liquidi. La Procura di Sassari apre un’inchiesta.

    PORTO TORRES. Ancora un incidente al porto industriale di Porto Torres, con sversamento di idrocarburi in mare. Un incidente che arriva in un momento particolare, con la città ancora scossa per le 18 tonnellate di olio combustibile che, fuoriuscite dal terminale di Fiume Santo, si sono spalmate lungo i sedici chilometri di costa che vanno da Platamona a Marrizza. Stavolta l’incidente dovrebbe essere “realmente” di portata limitata ma per le valutazioni definitive si attende la conclusione degli accertamenti da parte della capitaneria di porto.
    L’incidente è accaduto ieri mattina al Pontile Liquidi del porto industriale e di proprietà di Polimeri Europa. Alcune centinaia di litri di acqua e gasolio (forse due o trecento litri) sono fuoruscite da una vecchia condotta in disuso, già bonificata e destinata a essere smantellata.
    La Procura della Repubblica di Sassari ha aperto un’inchiesta con l’ipotesi di reato di danno ambientale. Gli uomini della Capitaneria di Porto hanno avvisato dell’accaduto il sostituto procuratore Giovanni Porcheddu che ha disposto accertamenti a terra e in mare per chiarire le cause ed eventuali responsabilità dello sversamento.
    Anche stavolta l’incidente è dovuto all’avaria a una pompa di drenaggio della condotta, pompa collegata a un piccolo serbatoio per la raccolta delle acque reflue oleose. I responsabili del Pontile Liquidi hanno dato subito l’allarme e sotto la piattaforma B (la stessa dell’incidente alla Panam Serena) sono arrivati immediatamente i mezzi della Sarda Antinquinamento, che sono riusciti a contenere la chiazza oleosa. Sul posto sono intervenute anche le motovedette della guardia costiera per coordinare le operazioni di soccorso. Per evitare che la chiazza potesse finire in mare aperto, è stata disposto uno sbarramento con la panne di contenimento all’imboccatura del porto industriale, operazione favorita anche dall’assemza di navi all’interno dello scalo marittimo.
    Secondo Polimeri Europa e la capitaneria di porto, il problema è stato risolto già nella serata di ieri ma solo oggi saranno completati tutti gli accertamenti e le verifiche tecniche sulle condotte del Pontile liquidi.
    «Non ci voleva proprio – è stata la reazione del sindaco di Porto Torres Beniamino Scarpa -. Non è una buona notizia anche se sembra che l’incidente, stavolta, sia davvero contenuto. Ma questo ci sprona a non abbassare la guardia sul fronte della tutela ambientale. Per quanto riguarda lo sversamento di Fiume Santo, domani (oggi per chi legge) una squadra di sommozzatori effettuerà una serie di controlli per escludere la presenza di olio combustibile sui fondali, e per verificare – dal mare – la situazione lungo la scogliera».
    Resta inoltre da verificare attentamente la situazione al largo, dove i pescatori raccontano di tirare su le reti imbrattate di una sostanza oleosa. Mentre a Platamona viene ancora segnalato catrame sotto la sabbia.

    Cagliari, ieri vertice con Cappellacci e Oppi.
    L’impegno di Venerucci di E.On con l’amministrazione regionale. «Bonificheremo tutto il territorio». Il governatore. Situazioni come questa, in futuro, non si devono più ripetere.

    CAGLIARI. L’inquinamento della costa del Nord Sardegna non ha guastato i buoni rapporti tra E.On e Regione. Anzi, forse proprio i buoni rapporti hanno consentito ieri di raggiungere, tra le parti, una buona intesa perché sia fatto il possibile, e in fretta, per rimediare al danno ambientale e mettere le premesse perché non si possano verificare altri incidenti disastrosi come questo.
    Ieri pomeriggio il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, e l’assessore all’Ambiente, Giorgio Oppi, hanno incontrato il direttore generale di E.On, Paolo Venerucci. «Abbiamo fatto il punto della situazione sulle bonifiche, su tutti gli interventi necessari a eliminare i danni sulle coste e su tutte le iniziative da porre in essere affinchè – ha spiegato Cappellacci al termine della riunione – situazioni come questa non si ripetano in futuro». Il governatore ha quindi informato, attraverso una nota stampa, che è stato anche fatto «il punto sugli interventi infrastrutturali che consentano una soluzione radicale del problema». In particolare, ha precisato Cappellacci, sulla «realizzazione del cosiddetto quinto gruppo e sulla eliminazione delle centrali a olio combustibile». Ieri pomeriggio Regione e E.On si sono messi in contatto con gli enti locali del Sassarese (il coordinamento è affidato al sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau) per l’organizzazione di un incontro collegiale per «condividere sia le scelte immediate sia quelle di prospettiva». Cappellacci ha quindi detto nel corso della riunione con E.On che avrebbe sentito in serata il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, per sensibilizzare il governo Berlusconi sulla realizzazione del progetto del quinto gruppo della centrale di Porto Torres.
    «Su quest’ultimo aspetto – ha detto il presidente – abbiamo chiesto a E.On. di accelerare, affinchè conseguentemente possa esaminarsi la parte di impianti da bonificare, dismettere e riconsegnare al territorio». Soddisfatto dell’esito dell’incontro anche l’assessore regionale all’Ambiente, Giorgio Oppi. «E.On ha dato la piena disponibilità a fare le bonifiche concordando le iniziative con gli enti locali interessati – ha detto Oppi – e a mettere in atto tutti gli interventi utili per il futuro. Del resto, è un’impresa che vuole continuare a investire, è interessata alla realizzazione del quinto gruppo a Porto Torres. Confido che i problemi saranno risolti nel migliore dei modi e in tempi molto rapidi». E’ possibile che l’opposizione di centrosinistra chieda alla giunta di riferire oggi stesso in Consiglio regionale.

  13. 18 Gennaio 2011 a 17:21 | #14

    da La Nuova Sardegna on line, 18 gennaio 2011
    Porto Torres, nuova perdita in mare, gasolio in acqua dal pontile liquidi.
    Un nuovo incidente nel polo industriale di Porto Torres, dopo quello di una settimana fa quando una perdita nell’impianto portuale della E.On ha causato il riversamento in mare di circa 18 mila litri di olio combustibile, è avvenuto stamattina nel pontile liquidi.

    SASSARI. Un nuovo incidente nel polo industriale di Porto Torres, dopo quello di una settimana fa quando una perdita nell’impianto portuale della E.On ha causato il riversamento in mare di circa 18 mila litri di olio combustibile, è avvenuto stamattina nel pontile liquidi.

  14. 18 Gennaio 2011 a 15:56 | #15

    da La Nuova Sardegna on line, 18 gennaio 2011
    Marea nera, per la Capitaneria il mare è pulito, resta l’emergenza spiagge.
    Individuate le fenditure nella banchina da cui è uscito l’olio combustibile. Per la Capitaneria di porto l’emergenza è rientrata, il mare è pulito. Nelle spiagge vanno avanti le bonifiche. Oggi vertice tra Regione ed E.On. (Gianni Bazzoni)

    SASSARI. C’è una storia tutta italiana dietro l’incidente che ha provocato lo sversamento in mare di 18mila litri di olio combustibile dalla tubazione E.On. La banchina dove si è verificata la perdita, infatti, è quasi nuova, risulta collaudata il 24 luglio 2002 da una commissione formata da Capitaneria di porto, Genio civile opere marittime della Sardegna, Vigili del fuoco e Endesa Italia (la società allora proprietaria della centrale di Fiume Santo).
    Il cedimento della «soletta» e il conseguente disallineamento della tubazione che per cinque metri passa interrata è avvenuto, quindi, in una struttura che non è vecchia e superata come era trapelato in un primo momento. E il passaggio dell’olio combustibile non si è verificato in direzione della petroliera – protetta dalle panne galleggianti – ma attraverso le fenditure dei «cassoni vuoti» della banchina. Sono questi i primi risultati degli accertamenti compiuti dalla Capitaneria di porto che entro la settimana potrebbe depositare il rapporto al sostituto procuratore della Repubblica Paolo Piras, titolare dell’inchiesta.
    Il punto sulla situazione è stato fatto ieri pomeriggio dal capitano di Fregata Giovanni Stella, comandante della Capitaneria, che ha parlato di «emergenza rientrata» e di bonifiche a buon punto. L’ufficiale ha anche reso note le risultanze dell’attività svolta domenica con l’aereo della Marina, l’Atr 42 che ha sorvolato per quasi due ore e mezza il Golfo dell’Asinara (con tre passaggi) e fino a Santa Teresa di Gallura.
    «Il velivolo è dotato di un sensore – ha detto Stella – che consente di effettuare mille scansioni al minuto per rilevare idrocarburi in mare. L’attività non ha evidenziato la presenza di combustibile in acqua. Una macchia d’olio, in realtà, è stata segnalata nella zona di Santa Teresa ma non sarebbe riconducibile all’evento di Fiume Santo. Il problema potrebbe essere dovuto, invece, a qualche petroliera in transito: ne passano 12 al giorno nelle Bocche di Bonifacio».
    Escluso categoricamente che l’inquinamento abbia interessato Stintino, l’Asinara e la Corsica. E un «controllo aereo», ieri, l’hanno effettuato anche gli attivisti dell’Irs (la foto in alto è di Fabio Atzori) che hanno noleggiato due «Piper» all’aeroclub di Platamona: «In tre ore di volo abbiamo potuto appurare che, almeno in mare, la situazione sembra in apparenza non preoccupante, ed è un elemento positivo in un quadro allarmante, con le spiagge seriamente interessate dal fenomeno e oggetto di complesse operazioni di pulizia».
    Il comandante Giovanni Stella ha ribadito «che nessuno vuole minimizzare la vicenda» e che «tutto si è svolto alla luce del sole: nei prossimi giorni saranno eseguiti ulteriori controlli da parte dei tecnici dell’Ispra del ministero dell’Ambiente e dell’Arpas. Per la pulizia delle rocce, invece, è stata incaricata una ditta specializzata di Varese». Le bonifiche – secondo il comandante della Capitaneria – sono quasi ultimate in banchina mentre serviranno «altre 24 ore per la rifinitura nelle spiagge».
    Sarà il tempo a dire se è così, ieri intanto c’è stato un sopralluogo nel litorale del sindaco di Porto Torres Beniamino Scarpa con il consigliere regionale del Pd Mario Bruno. Oggi vertice in Regione con E.On.

  15. 17 Gennaio 2011 a 16:19 | #16

    da La Nuova Sardegna, 17 gennaio 2011
    Messi in campo pochi mezzi. Il comandante Stefano Mannoni: «Sottovalutata l’emergenza Subiremo ancora a lungo le conseguenze dell’incidente». (Gianni Bazzoni)

    SASSARI. «Ho la sensazione che l’emergenza non sia stata affrontata con la determinazione giusta e con l’impiego di tutti i mezzi adeguati disponibili in Sardegna e nella penisola». Stefano Mannoni, comandante del rimorchiatore «Mascalzone Scatenato» (Gruppo Onorato) è uno degli ufficiali più esperti tra quelli che vanno per mare. Protagonista, insieme al suo equipaggio, di salvataggi e di operazioni di soccorso in condizioni difficili, parla dell’incidente nell’oledotto di Fiume Santo come di «un fatto gravissimo e ne subiremo le conseguenze per diverso tempo, anche quando ci diranno che è tutto a posto e che mare e spiagge sono state ripulite».
    La sua è «una critica costruttiva, non una protesta vuoto a perdere». Stefano Mannoni usa il tono di chi parla «con cognizione di causa»: non ha mai demonizzato l’industria perchè a Porto Torres c’è cresciuto e, in fondo, attorno a quella fabbrica – seppure guardandola dal mare – ci ha lavorato. Batte sulla cultura della sicurezza, sul livello di prevenzione che deve essere sempre al top e giudica pericolosi i cali di tensione. Il ragionamento segue un filo logico, dove l’incidente «è una variabile da contemplare, ma deve avere come risposta un apparato sempre pronto, professionalmente valido, capace di affrontare anche le emergenze più gravi in qualsiasi momento e senza leggerezze che possono rivelarsi pericolose per il territorio che ospita gli insediamenti industriali».
    E’ evidente che se il tubo danneggiato è nascosto sotto la banchina (e così non dovrebbe essere), se le ispezioni sono problematiche e se l’apparato di pronto intervento non è schierato, allora viene male immaginare l’E.On come unico responsabile di ciò che è accaduto a Fiume Santo. E il discorso dovrebbe coinvolgere tutte le istituzioni – a cominciare dall’Autorità portuale – che hanno competenza nel contesto marittimo e territoriale. Non si può arrivare alla rottura di un tubo, occorre prevenire. E se si verifica la perdita occorre fare in modo che resti confinata al bacino interno e non si estenda a un litorale di 18 chilometri.
    Stefano Mannoni torna indietro di oltre tre anni, al 17 settembre del 2007, quando nel Golfo dell’Asinara si è svolta – per la prima volta in Sardegna – una esercitazione antinquinamento di carattere internazionale per verificare le professionalità e affinare le intese con forze spagnole e francesi. «Nurra 2007» l’avevano chiamata, uno schieramento importante, con 18 navi, 3 aerei, 2 elicotteri e centinaia di operatori specializzati a terra e in mare. Una task-force contro l’inquinamento spettacolare, seguitissima dai media: «Allora riuscì tutto alla perfezione – racconta il comandante del Mascalzone Scatenato – e ricevemmo complimenti da più parti. Ma era una prova. L’anno dopo, come primo atto, anche a seguito delle disavventure della Castalia, la società che collaborava con il ministero dell’Ambiente per il monitoraggio e gli interventi antinquinamento, è stato fermato il “Mascalzone Atlantico” che interveniva prontamente in caso di gravi incidenti ambientali in un’area dove si trova il Parco nazionale dell’Asinara».
    Quel vuoto non è mai stato recuperato. Così dell’esercitazione perfettamente riuscita (in mare c’era lolla di riso al posto di olio combustibile) è solo un interessante ricordo, mentre la realtà attuale richiama, purtroppo, polemiche e giustificate proteste.
    «Chiedo se l’apparato di pronto intervento in mare è adeguato – sostiene Stefano Mannoni – ancora di più dopo un incidente come quello che ha colorato di nero tratti di mare e di spiagge del nostro splendido litorale. E se, in casi simili, non ci debba essere il massimo dello schieramento tecnologico della struttura nazionale. E’ una domanda. Perchè se io ho un incendio a bordo e faccio richiesta di soccorso chi mi mandano: i vigili del fuoco o l’acquaiolo di turno? E se dico che c’è una fuoriuscita di olio, si inviano sul posto i battelli antinquinamento di nuova generazione o due barche a remi? Ecco, su queste cose mi piacerebbe avere risposte, e spero che siano credibili».

  16. 17 Gennaio 2011 a 16:17 | #17

    da La Nuova Sardegna, 17 gennaio 2011
    «Fateci pulire le spiagge» La popolazione si mobilita e nascono i primi comitati.

    SASSARI. C’è voglia di rimboccarsi le maniche. E di sporcarsi le mani – nel senso letterale del termine – qualora fosse necessario. Mentre le operazioni “autorizzate” di bonifica dei diciotto chilometri di litorale compresi tra Fiume Santo e Marritza vanno avanti, i cittadini di Sassari e Porto Torres chiedono di essere coinvolti. «E.On ci dia tute, maschere e guanti e in spiaggia scenderemo anche noi». Vogliono essere protagonisti della pulizia dell’arenile, vogliono anche loro assistere alla «resurrezione» di quella costa violentata dal veleno nero.
    Costa maltrattata e umiliata da quei diciottomila litri di olio combustibile sversato in mare l’11 gennaio da una nave petroliera.
    Non si tratta di parole, la mobilitazione è già in atto e diverse persone stanno portando avanti iniziative forti per far sentire la propria voce. Si stanno formando comitati, si stanno raccogliendo firme, c’è anche chi ha voluto fare qualcosa di più eclatante. Si tratta dell’operazione «Black fish» realizzata ieri mattina dagli artisti dell’ex-Q (quelli che occupano da mesi l’ex questura di Sassari) e dal circolo di Rifondazione Comunista Utalabì. Una gigantesca balena fatta con le buste di plastica, spiaggiata e agonizzante sul bagnasciuga del Terzo Pettine di Platamona. «Abbiamo voluto esprimere così la nostra rabbia – hanno spiegato – contro questo danno ecologico». Un gesto dimostrativo che va oltre: «La balena non è solo il simbolo dei pesci spazzati via dalla marea nera, ma più in generale di un intero ecosistema gravemente compromesso da una ingiustificabile negligenza della multinazionale E.On».
    Gli attivisti di iRS Sassari e Porto Torres hanno raccolto oltre cento firme per la costituzione di un comitato che riunirà cittadini e proprietari dei chioschi che si trovano sulle spiagge inquinate. L’obiettivo è quello di costituirsi parte civile quando si aprirà il processo contro i responsabili del disastro ambientale. Ma, da parte di queste stesse persone c’è anche la volontà di partecipare attivamente alla pulizia dell’arenile. «Chiarito che per iRS l’onere della bonifica spetta senza alternative alle aziende colpevoli del disastro e quindi in questo caso alla E.On – dicono Simone Maulu e Giovanni Marco Ruggiu, attivisti del TdzA (centro di attività) di Sassari – non si può non apprezzare il fatto che i tanti cittadini abbiano proposto alle istituzioni la collaborazione per la pulizia delle spiagge. Crediamo che uno dei modi con cui i sardi possano amare concretamente la propria terra sia quello di favorire un loro maggiore coinvolgimento verso tutte le iniziative pubbliche che hanno come obiettivo la cura dell’ambiente di vita».
    Obiettivi condivisi da altre e diverse persone che stamattina a Porto Torres presenteranno l’imminente costituzione di un comitato territoriale di difesa dall’inquinamento ambientale del Golfo dell’Asinara e della Nurra. L’impressione è che alla fine tutti confluiranno in un unico gruppo che porterà avanti una battaglia comune. «Ci incontreremo per presentare le iniziative che vogliamo realizzare – spiegano – sarà un incontro aperto al territorio, quindi Sassari, Sorso, Castelsardo. In vista di un’assemblea generale nella quale saranno definite le procedure per la costituzione di parte civile».
    Ieri l’Atr della Capitaneria di porto ha sorvolato la costa, i dettagli sul telerilevamento si conosceranno oggi pomeriggio.
    Mentre arrivano da più parti gli attacchi a E.On: «Continuano a ripetere dichiarazioni di circostanza che tendono solo a minimizzare le responsabilità ma non servono certo a tranquillizzare i cittadini e gli operatori economici danneggiati – scrive il coordinamento cittadino di Sassari di Sinistra Ecologia e Libertà – L’industria presente nel territorio deve farsi carico, a maggior ragione nell’area del Parco dell’Asinara, della incondizionata tutela dell’ambiente».
    Domani pomeriggio, intanto, si terrà un vertice a Cagliari tra E.On, il presidente Cappellacci e l’assessore all’Ambiente Giorgio Oppi. Si parlerà dettagliatamente del danno ambientale ma si ridiscuterà anche l’accordo, siglato con la Regione, sul polo energetico di Fiume Santo.

  17. 16 Gennaio 2011 a 17:42 | #18

    da La Nuova Sardegna, 16 gennaio 2011
    Il buco da cui è uscito l’olio trovato sotto la banchina dopo quattro giorni.

    SASSARI. La tubazione danneggiata è compresa in un tratto di circa quattro metri sotto la banchina, quindi più esposto anche all’aggressione erosiva del mare e difficile da ispezionare. È l’unico tratto dell’oleodotto non visibile, la parte restante corre affiancata al carbondotto, dal porto fino alla centrale di Fiume Santo. Le perizie tecniche sono appena cominciate, ma è evidente che si punta a chiarire il momento esatto in cui è cominciato lo sversamento dell’olio combustibile in mare. L’attenzione è tutta rivolta ai quesiti posti dalla magistratura.
    Le operazioni di recupero del materiale inquinante finito in mare e sulle spiagge del litorale, da Porto Torres fino a Marritza, sono andate avanti a ritmo sostenuto e con le stesse modalità dei giorni precedenti. Servono risposte fondamentali, una soprattutto: quanto olio combustibile è finito in mare? Si è partiti da poche migliaia di litri per arrivare a 10mila, ora 18mila. Perché continua il gioco dei numeri? Basterebbe fare una semplice sottrazione (rispetto al carico totale della Emerald) per avere il dato preciso, ed è essenziale conoscere il totale delle tonnellate di inquinante disperse martedì nelle acque del Golfo dell’Asinara. Un capitolo a parte merita il rafforzamento delle misure di prevenzione per evitare che simili incidenti possano ripetersi.
    E.On è consapevole del livello dell’emergenza e vuole fare in fretta per evitare ulteriori complicazioni, ma non sarà questione di giorni. Ci vorrà molto di più. I danni sono rilevanti, coinvolgono il territorio di tre Comuni e il risarcimento reale potrà essere quantificato solo quando si avrà una dimensione complessiva. Ieri non è stata confermata la presenza di chiazze di olio combustibile sulla costa della Corsica. Allarme rientrato anche per il Parco nazionale dell’Asinara: «Ho fatto un giro con gli agenti del Corpo forestale – ha detto il commissario Pasqualino Federici – ero molto preoccupato, per fortuna non c’è niente. Comunque ho provveduto a fare inviare una diffida che è stata trasmessa anche alla Procura, alla Provincia e all’Arpas. Il danno all’immagine c’è e io devo tutelare un bene della comunità».
    Le operazioni di bonifica riguarderanno anche le rocce: per questo E.On ha affidato l’incarico a una ditta specializzata di Varese che comincerà a operare dalle prossime ore. E sull’incidente si registra una dura presa di posizione della Flaei-Cisl e della Cisl di Sassari (con Giuseppe Buia e Gavino Carta) che denunciano «la drastica riduzione degli investimenti sulle manutenzioni da parte di E.On che, al di là delle fatalità e delle casualità degli incidenti, hanno di fatto innalzato il tasso di obsolescenza di alcune parti di impianto e facilitato la possibilità di incidenti di vario genere».

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