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Finalmente a Quirra qualcosa, forse, si muove!

 

prova a fuoco missile Zefiro, Quirra

prova a fuoco missile Zefiro, Quirra


Da anni impegnati nella ricerca della verità con i pochi mezzi propri delle associazioni ecologiste, esprimiamo il nostro apprezzamento e sostegno alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lanusei (OG) e al titolare dell’Ufficio Domenico Fiordalisi per aver avviato con decisione – dopo anni di sostanziale insufficiente impegno da parte delle amministrazioni pubbliche e della magistratura competenti – le indagini sullo strano inquinamento di Quirra.

Speriamo che si faccia finalmente chiarezza, senza allarmismi né volontà persecutoria. Per giustizia nei confronti delle decine di vittime militari e civili.

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 22 gennaio 2011

Quirra, l’inchiesta è per omicidio plurimo.  L’operazione della Procura di Lanusei blocca tutti i bombardamenti nel poligono. Grande attesa per le analisi sui blindati messi sotto sequestro dalla squadra mobile di Nuoro e dai vigili del fuoco.

PERDASDEFOGU. Le pietre di fuoco del poligono di Quirra non bruciano più. Il sequestro di otto «bersagli», ordinato dal procuratore Domenico Fiordalisi ed eseguito giovedì dalla sezione omicidi della Mobile di Nuoro (coadiuvata dal nucleo Nbcr dei vigili del fuoco che ha fatto i primi rilievi sulla radioattività), blocca di fatto le esercitazioni «armate» a tempo indeterminato. Le ipotesi di reato per cui la Procura ogliastrina ha aperto il fascicolo sono pesantissime: omicidio plurimo, violazioni ambientali, omissione d’atti d’ufficio in relazione ai controlli sanitari.
Stop alle esercitazioni. Attendendo gli sviluppi delle indagini a Quirra potranno continuare solo le esercitazioni «bianche» (le simulazioni di sbarco e i giochi di guerra stile soft air). Ma fino a quando i consulenti tecnici nominati da Fiordalisi non avranno campionato e analizzato gli otto bucherellati blindati in disuso, stop ai bombardamenti pubblici e soprattutto agli «autocertificati» test privati (il 44 per cento del totale).uid_12685b2bcda.580.0
Omicidio plurimo. Anche perché le ipotesi di reato per le quali la Procura indaga sono pesantissime: omicidio plurimo, violazioni ambientali e omissione di atti d’ufficio in realzione ai mancati controlli sanitari. Sull’omicidio plurimo (che evidentemente parte dalla convinzione che almeno qualcuna della sessantina di morti sospette, tra pastori della zona e militari che hanno prestato servizio a Perdas, sia riconducibile all’attività del poligono) le indagini sono in carico alla Mobile nuorese, guidata da Fabrizio Mustaro. Che ieri ha fatto un lungo sopralluogo insieme a Fiordalisi nell’area del poligono. Per i reati ambientali e l’omissione di atti d’ufficio procederà la Forestale.
In volo sul poligono. Oltre agli otto «bersagli» (posti sotto sequestro in zona «Carriga») la Procura ha acquisito una corposa documentazione sulle attività del poligono nell’ultimo quarto di secolo. E altra ancora ne acquisirà nei prossimi giorni. Visitati venticinque «siti» a vario titolo usati nelle esercitazioni. E sorvolato in elicottero il distaccamento a terra di Perdasdefogu e quello a mare di Capo San Lorenzo.
Guerra privata. L’idea è quella di ricostruire in maniera precisa l’elenco dei luoghi in cui si è sparato. Determinare la loro distanza dai centri abitati e dalle zone di pascolo (il Salto è privo di recinzione e oltre 150 concessioni di pascolo sono state rilasciate dalla Difesa nel corso degli anni). Mettere ordine nel lungo elenco di eserciti e ditte private di mezzo mondo (l’affitto del poligono costa un milione e 200mila euro al giorno ed è garantito il segreto militare) che negli ultimi decenni si sono alternate nel «bombardare» i 12mila ettari del poligono. E soprattutto verificare se le migliaia di munizioni testate nel Salto abbiano lasciato traccia nei «bersagli» di uranio impoverito, metalli «sporchi», antimonio, cobalto.
Allarme linfomi. Qualsiasi cosa che possa essere legato agli sbalorditivi dati sulla diffusione dei tumori resi pubblici dalle Asl di Cagliari e Lanusei: il 65% dei pastori della zona negli ultimi dieci anni si sono ammalati di leucemie e linfomi. E agli inquietanti dati sulla mortalità: almeno 21 deceduti per tumori al sistema emolinfatico tra pastori ogliastrini e sarrabesi. E un imprecisato e ufficioso numero di militari (23 al netto di chi ha partecipato a missioni di guerra). A cui vanno aggiunti una ventina di bambini nati con gravissime malformazioni. Il tutto tra i 150 abitanti di Quirra e i 2600 di Escalaplano.
 

missile Nike Hercules pronto al lancio, Quirra (2006)

missile Nike Hercules pronto al lancio, Quirra (2006)

Mio figlio sta male. Proprio una segnalazione raccolta da Escalaplano qualche giorno fa sembra sia all’origine dell’indagine ufficiale aperta dalla Procura di Lanusei. Una donna cagliaritana ha infatti denunciato che il figlio diciassettenne ha contratto un linfoma (rarissimo per l’età) e che il ragazzo negli ultimi due anni aveva vissuto con il padre proprio nel paesino sarrabese.
La sindrome. L’ultimo di una serie infinita di casi, preceduto qualche giorno prima dalla morte del caporalmaggiore della Brigata Sassari Alessandro Bellisai, di 28 anni, stroncato il 14 gennaio da una «rara forma di tumore al sistema emolinfatico». Falco Accame, presidente dell’associazione «vittime delle Forze Armate» denuncia: «Bellisai era stato in Afghanistan. Ma prima nel poligono di Perdasedefogu dove lavorava come meccanico di riparazioni mezzi». L’ultima vittima della «sindrome di Quirra» insomma. Sperando che dalla «storica» indagine della Procura di Lanusei qualche risposta arrivi. Prima che le pietre riprendano a bruciare.

(foto da www.aviogroup.com, www.nikemissile.altervista.org, da mailing list ecologista)

  1. 3 Febbraio 2011 a 16:02 | #1

    da La Nuova Sardegna on line, 3 febbraio 2011 (http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/quirra-il-magistrato-ordina-il-sequestro-di-quattro-discariche/3345316)
    Quirra, il magistrato ordina il sequestro di quattro discariche.
    Nuovi sviluppi dell’inchiesta della procura di Lanusei sull’abnorme numero di animali nati deformi e casi di tumore tra i pastori che abitano e lavorano vicino al poligono interforze del Salto di Quirra, tra le province di Cagliari e Ogliastra. Il procuratore Domenico Fiordalisi ha disposto il sequestro di quattro discariche a cielo aperto.

    NUORO. Il procuratore della Repubblica di Lanusei, Domenico Fiordalisi, ha emesso un ordine di sequestro per una discarica di pezzi di lamiere di camion militari, ordigni e carri armati nel Poligono interforze di Perdasdefogu-Salto di Quirra.
    L’operazione, effettuata questa mattina dalla Polizia di Stato e dagli agenti della Forestale, rientra nell’inchiesta aperta dalla procura ogliastrina per fare luce sulla “Sindrome di Quirra” dopo l’elevato numero di pastori ammalati e morti di tumore e di animali nati deformi. La magistratura intende chiarire se siano stati utilizzati ordigni con uranio impoverito e quali possano essere le correlazioni con le malattie.
    Nel corso dell’ ispezione nella discarica è stato trovato anche un razzo inesploso rinvenuto nel Poligono di Perdasdefogu. Il razzo, di 81 mm. di diametro, sarà fatto brillare dagli artificieri. Nei giorni scorsi sono stati sequestrati anche vecchi carri armati, mezzi blindati, jeep, bersagli di bombe, tutti residui delle esercitazioni in tuta mimetica effettuate in uno dei Poligoni interforze più grande del mondo (12 mila ettari).
    Due consulenti sono stati incaricati di analizzare i primi dati già in possesso e la consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta, Antonietta Gatti, secondo la quale le nanoparticelle di metalli pesanti e di leghe metalliche potrebbero essere la causa delle leucemie e linfomi registrati nella zona, farà parte della stessa équipe.

  2. 2 Febbraio 2011 a 14:58 | #2

    da La Nuova Sardegna, 2 febbraio 2011
    Sindrome di Quirra: «Qui va tutto bene». I risultati del monitaraggio presentati ieri al sottosegretario alla Difesa, Cossiga. (Valeria Gianoglio, Gian Carlo Bulla)

    PERDASDEFOGU. Nessuna traccia di uranio, tra suolo, piante, pecore, altri ovini, e prodotti derivati. Delle nanoparticelle tanto discusse c’è solo qualche debole presenza.
    Nella piattaforma di lancio del cannone “Davide”, e di “Zefiro”, il motore per spingere i satelliti nello spazio. I risultati di una nuova tranche del monitoraggio ambientale commissionato dal ministero della Difesa all’agenzia Nato “Namsa”, vengono presentati ieri mattina a Perdasdefogu davanti al sottosegretario alla Difesa, Giuseppe Cossiga, e all’assessore regionale alla Sanità, Liori, ma non soddisfano tutti. Per alcuni comitati di cittadini, presenti anch’essi alla riunione, non rappresentano affatto la verità, né una tappa importante per fare luce sulla cosiddetta sindrome di Quirra e sui numerosi casi di tumori.
    Per il ministero e per gli esperti che quelle indagini le hanno prodotte, invece, questi risultati non sono altro che dati scientifici, che devono ancora essere discussi all’interno del comitato territoriale di controllo di cui fanno parte anche i sindaci del territorio, l’Asl, comitati di cittadini, e militari. I risultati presentati ieri mattina, nel poligono di Perdasdefogu, sono quelli relativi al terzo lotto di indagini che un paio di anni fa il ministero della Difesa aveva commissionato alla Namsa per cercare di fare luce sulla situazione ambientale del poligono. Il lotto in questione era dedicato alle analisi del suolo, degli elementi chimici, degli animali, dei prodotti derivati, ed è stato seguito dalla società Sgs. La ricerca ha funzionato in questo modo: un anno fa, nel territorio del poligono interforze gli esperti della Sgs hanno piantato diversi cosiddetti campioni “bianchi”, ovvero puri, puliti, perché prelevati da terreni vergini. È il caso, ad esempio, delle cozze provenienti dal territorio comunale di Baunei. O di alcuni esemplari di licheni. I campioni sono stati impiantati nel terreno del Poligono e lasciati lì per 240 giorni. Qualche tempo fa sono stati prelevati e analizzati: in 8 mesi di permanenza nel poligono sono rimasti assolutamente “puliti”.
    (ha collaborato Gian Carlo Bulla)

  3. robi
    2 Febbraio 2011 a 2:06 | #3

    ragazzi via la base altri centinaia di disoccupati che faremo in questa sardegna io penso che aumenti la delinquenza non sene puo’ piu

  4. Bio IX
    28 Gennaio 2011 a 17:08 | #4

    A quanto pare, ( http://microscopioesem.wordpress.com/2011/01/26/la-dott-sa-gatti-consulente-tecnico-per-linchiesta-sul-poligono-di-quirra/ ) la dott.ssa Gatti “non ha ricevuto alcun incarico per eseguire analisi”.
    A che pro, d’altra parte, buttare tempo e risorse quando si sa benissimo che la fonte dell’inquinamento, nella specie da PM 10, sono inequivocabilmente i “caminetti” …
    No, non siamo su scherzi a parte, parole (e musica) dell’armoniosa Agenzia regionale che “protegge” l’ambiente … ( http://www.sardegnaambiente.it/index.php?xsl=612&s=157504&v=2&c=5012&idsito=21 ).

  5. 27 Gennaio 2011 a 15:28 | #5

    da L’Unione Sarda, 27 gennaio 2011
    Quirra, l’inchiesta accelera.
    Il fatto. La scienziata incaricata di cercare le nanoparticelle cancerogene nel poligono
    L’esperta Gatti consulente della Procura. Ieri l’incontro a Roma tra il pm Domenico Fiordalisi e la ricercatrice dell’Università di Modena esperta di fama internazionale. (Paolo Carta)

    Arruolata. Da ieri anche Maria Antonietta Gatti fa parte della task force della Procura di Lanusei e della Squadra Mobile di Nuoro, il gruppo inquirente che sta cercando di far luce sull’alto numero di tumori registrati nella zona attorno al poligono di Perdasdefogu-Quirra.
    L’ESPERTA. La scienziata, responsabile del laboratorio dei biomateriali del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Modena e Reggio Emilia, è stata scelta per completare il gruppo di consulenti di cui fanno parte anche un fisico nucleare dell’Università di Sassari e un ingegnere ambientale calabrese. Il procuratore della Repubblica di Lanusei, Domenico Fiordalisi, e Fabrizio Mustaro, capo della Squadra Mobile nuorese, ieri hanno incontrato a Roma Maria Antonietta Gatti, che ha già studiato il caso di Quirra e degli altri poligoni sardi di Teulada e Capo Frasca durante il suo lavoro nelle commissioni parlamentari di inchiesta sull’uranio impoverito del 2005 e del 2007.
    NANOPARTICELLE. L’esperta ha illustrato agli inquirenti le recenti scoperte. Nel suo laboratorio di Modena Maria Antonietta Gatti ha analizzato i reperti istologici dei militari italiani malati di tumori (leucemie o linfomi nella stragrande maggioranza dei casi) dopo le missioni all’Estero e ha trovato nanoparticelle di metalli pesanti capaci di entrare addirittura all’interno di una cellula e di causare i tumori. Polveri così sottili che non esistono in natura e che, secondo la docente modenese, possono essere causate soltanto da combustione a temperature altissime, come l’accensione di razzi o le esplosioni di proiettili arricchiti.
    Successivamente l’ulteriore, drammatica scoperta: nanoparticelle identiche per forma e dimensione sono stati trovati in un feto di agnello deformato a Quirra e nelle biopsie di chi è ammalato dopo aver lavorato nei poligoni sardi. Da qui la nuova legge (D.P.R. 37 del 2009) che parifica i poligoni sardi alle zone di guerra e ammette al risarcimento anche gli abitanti di Teulada, Perdas, Villaputzu e Arbus per i tumori causati dall’esposizione alle nanoparticelle cancerogene.
    DATI CHOC. Questo patrimonio di conoscenze sarà indispensabile per il pubblico ministero Domenico Fiordalisi, che ha aperto l’inchiesta dopo aver letto sui giornali e visto in tv il rapporto dei veterinari delle Asl di Cagliari e Lanusei negli ovili di Quirra. Dieci allevatori malati sui diciotto che lavorano a Quirra nella zona immediatamente a ridosso del poligono (nel limite di 2,7 chilometri) e, contemporaneamente, agnelli nati con sei zampe, sventrati, ciechi, sordi. L’esatta conferma di quanto i pacifisti del comitato “Gettiamo le Basi” e le associazioni a tutela del Sarrabus denunciano da anni insieme all’ex sindaco di Villaputzu, Antonio Pili (medico oncologo).
    L’INCHIESTA. Da qui le ipotesi di reato: omicidio plurimo, danni all’ambiente, detenzione e uso di armi da guerra. Che hanno già portato al sequestro dei carri armati usati come bersaglio dei missili nella zona a monte del poligono interforze di Perdasdefogu.
    Maria Antonietta Gatti il 30 gennaio del 2010, nel corso di un convegno a Villaputzu, spiegò a un folto pubblico che anche l’accensione del razzo Vega, una delle sperimentazioni programmate da qualche anno a Capo San Lorenzo (la parte a mare del poligono), può essere considerata una fabbrica di nanoparticelle. Nei prossimi giorni il capo della Procura di Lanusei dovrà decidere se sequestrare altre zone della base interforze più grande d’Europa e teatro da 50 anni di esercitazioni di eserciti di tutto il mondo e di sperimentazioni di industrie belliche.
    I PERMESSI. L’inchiesta si presenta difficile proprio perché da sempre lo Stato ha preferito privilegiare il segreto nazionale e quello industriale rispetto alla salvaguardia della salute dei militari in servizio a Perdasdefogu e Quirra e delle popolazioni civili che abitano o lavorano nei pressi della base. Per poter sparare a Quirra, per accendere razzi o seguire via radar le traiettorie dei missili basta una semplice autocertificazione da parte di chi affitta il poligono a costi altissimi: 50 mila euro all’ora, oltre un milione di euro al giorno quando a Perdasdefogu arrivano anche tre industrie belliche in contemporanea. Cifre che incassa il Ministero della Difesa. Il sostituto procuratore Domenico Fiordalisi sta cercando anche di ricostruire la catena di comando (e quindi di responsabilità) che governa il poligono interforze. I generali di Perdasdefogu negli anni erano a conoscenza di tutti quello che avveniva a Quirra, comprese eventuali esercitazioni all’uranio impoverito? Oppure i permessi erano rilasciati soltanto dallo Stato maggiore di Roma?

    L’appello del pm: chi sa, parli adesso. Gli sviluppi. Denuncia alla Commissione Europea e Cgil polemica con Cappellacci. Raccolta di reperti biologici per esami ancora più approfonditi.

    «Chi sa qualcosa, deve parlare adesso. Questo è il momento giusto». L’appello del procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, è destinato a scuotere le coscienze. L’indagine sul poligono di Quirra è particolarmente delicata perché il sospetto è che le attività ospitate negli anni tra Perdasdefogu e Quirra abbiano un nesso con l’alta incidenza dei tumori registrati nella zona.
    Il pubblico ministero va addirittura oltre: «Invitiamo gli ammalati a contattare con la nostra Procura o la Squadra mobile della Questura di Nuoro per mettere a disposizione della dottoressa Maria Antonietta Gatti tessuti di biopsie e reperti istologici». Obiettivo: cercare le nanoparticelle cancerogene frutto delle polveri della guerra, sospettate di essere responsabili di quella che secondo i pacifisti «è una strage» a Quirra.
    I CONSULENTI. Le mosse del pubblico ministero Fiordalisi si possono leggere anche da un altro punto di vista. La nomina di tre esperti di levatura scientifica internazionale come consulenti della Procura di fatto sconfessa il monitoraggio ambientale in corso, organizzato e finanziato dalla Difesa e di cui si conosceranno i risultati tra due mesi. Già i componenti del comitato tecnico di esperti, guidato dal dottor Antonio Onnis, che devono certificare i risultati, avevano specificato che il loro intervento era avvenuto a giochi già fatti.
    I VERDI. E Mauro Bulgarelli, ex parlamentare eletto con i Verdi in Sardegna, aveva presentato una interrogazione nelle precedente legislatura nella quale contestava «un monitoraggio organizzato solo per dimostrare che il poligono è pulito, dove controllore e controllato sono lo stesso Ente, cioé la Difesa, e che si concretizza con l’acquisto di attrezzature obsolete per certificare la qualità della base».
    Probabilmente proprio per sgomberare il campo da ogni dubbio, Fiordalisi («magistrato serio e coraggioso», secondo Gavino Sale dell’Irs) ha deciso di scegliere gli esperti autonomamente.
    CAPO FRASCA. A proposito di controllo, il gruppo di attivisti del Sel di Arbus ha presentato una denuncia alla Commissione europea, chiedendo l’accertamento delle presunte inadempienze del Ministero della Difesa italiano. «In base al principio di precauzione, in attesa che si accerti la verità, la Difesa doveva sospendere ogni attività nei poligoni di Quirra, Teulada e Capo Frasca», si legge in un comunicato.
    LA CGIL. Sull’argomento ieri è intervenuta anche la Cgil regionale: «È indispensabile decidere una volta per tutte se sia ancora possibile tollerare la presenza delle servitù militari in Sardegna», ha dichiarato il segretario generale Enzo Costa. «La salute dei sardi è a repentaglio – denuncia Costa – perciò stupisce che il presidente della Regione Cappellacci non abbia chiarito quale sia la sua posizione sull’occupazione militare del suolo sardo. Non si tratta di aspettare ulteriori indagini scientifiche e accertamenti, è doveroso aprire sin da ora una vertenza con lo Stato per dire che la Sardegna non accetta più nessuna prepotenza, non è più pensabile che ci siano aree dell’Isola impermeabili a qualsiasi controllo, appaltare i nostri territori rinunciando alle potenzialità di uno sviluppo che potrebbe offrire molti posti di lavoro in più, con attività sicure legate a un sistema ambientale di qualità».
    LA COMMISSIONE. Intanto va avanti la protesta di diverse associazioni sorte in Italia a tutela dei militari ammalati durante il servizio. Martedì una manifestazione era stata organizzata davanti al Ministero della Difesa a Roma per protestare contro la nuova commissione parlamentare d’inchiesta che aveva escluso l’uranio impoverito come possibile causa di risarcimento danni ai militari malati, introducendo il concetto più generico di “particolari agenti ambientali dannosi”.
    Una delegazione è stata ricevuta dal sottosegretario alla Difesa, Giuseppe Cossiga. L’impegno dell’esponente del Governo è stato quello generico di agevolare il riconoscimento della causa di servizio per i soldati malati al rientro dalle missioni o dalle esercitazioni nei poligoni sardi, senza dover dimostrare il nesso di causa ed effetto tra le esposizione ai fattori di rischio e l’insorgenza dei tumori. «Basta il nesso di causalità in senso probabilistico», si legge in un documento diffuso ieri da Cossiga che però non avrebbe del tutto fugato i dubbi. (p.c.)

  6. 27 Gennaio 2011 a 14:46 | #6

    da La Nuova Sardegna, 27 gennaio 2011
    Quirra, nel pool la super esperta Antonietta Gatti. I familiari di chi ha perso la vita in circostanze sospette contattino la Procura di Lanusei. (Giovanni Bua)

    NUORO. Caccia grossa alle nanoparticelle, i microresidui di metalli pesanti e leghe sospettati di essere il killer di Quirra. La cacciatrice sarà Maria Antonietta Gatti. La prima che le ha individuate nel 2004 nei tessuti degli agnelli malformati nati nel Salto. E le ha messe in connessione con identici reperti trovati nelle cellule dei soldati malati di tumore dopo le missioni nei Balcani. E poi con la sessantina di morti «sospette» intorno al «fornello» di Perdasdefogu.
    Ieri mattina il procuratore Domenico Fiordalisi, assieme al capo della Mobile nuorese Fabrizio Mustaro, l’ha incontrata a Roma e le ha ufficialmente conferito l’incarico di consulenza tecnica per l’analisi di tutti i reperti dei «soggetti, deceduti o ancora in vita, residenti o operanti nell’area del poligono, che abbiano contratto tumori o linfomi negli ultimi anni». «Invitiamo chiunque abbia avuto un caso del genere in famiglia a contattare la Procura o la polizia – spiega il procuratore – e alla stessa maniera invitamo chiunque abbia notizie utili sull’attività del poligono a fornircele. È arrivata l’ora di mettere un punto fermo su questa vicenda. E di garantire ai cittadini una giusta informazione».
    Maria Antonietta Gatti, responsabile del laboratorio dei biomateriali del Dipartimento di Neuroscienze dell’università di Modena e Reggio Emilia, e consulente del ministero della Difesa nella Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito dal 2005, dovrà dunque analizzare decine di reperti istologici. Che saranno raccolti in mezza Italia da ospedali e strutture sanitarie che abbiano ospitato pazienti (poi deceduti) per la «sindrome di Quirra» (per ora gli accertamenti riguarderanno solo le persone, e non gli animali). La Procura raccoglierà inoltre campioni dei tessuti degli ammalati (da cui occorrerà ricevere il consenso) tra militari e abitanti del luogo.
    Gli esiti verranno poi incrociati con i dati raccolti dagli altri due esperti: il fisico delle particelle dell’università di Cagliari (che si occuperà dell’analisi di campioni degli otto bersagli sequestrati) e l’ingegnere ambientale (che analizzerà invece le matrici biologiche delle piante).
    «L’esigenza di mettere un punto fermo sulla vicenda è completamente condivisibile – commenta Maria Antonietta Gatti -. Io procederò alla verifica della mia ipotesi secondo la quale combustioni ad altissima temperatura (come quelle causate da esplosioni di missili o bombe) creano nanoparticelle che penetrano nei tessuti: letali polveri di guerra che, con gli strumenti diagnostici che negli anni ho messo a punto, sono in grado di identificare e analizzare. E delle quali in seguito sarà possibile ipotizzare la “sorgente”. C’è un esempio macroscopico che può aiutare a capire. Dei due aerei che si sono disintegrati sopra le Torri Gemelle l’11 settembre del 2001 non è rimasto nemmeno un pezzo. Tutto il materiale che li componeva si è sparso nell’aria. Facendo ammalare i pompieri intervenuti e i cittadini dell’intera area. Noi abbiamo il motivato sospetto che questo possa avvenire, con tempi e modi diversi, anche intorno ai poligoni e nei teatri di guerra».
    L’obiettivo insomma è cercare di creare un nesso «incontrovertibile» tra le esercitazioni fatte nel «fornello» di Quirra dagli eserciti e le imprese private di mezzo mondo e l’incredibile tasso di mortalità registrato tra militari e abitanti del luogo per tumori emolinfatici. Nesso che servirà al procuratore Fiordalisi per dare gambe alle tre ipotesi di reato iniziali: omicidio plurimo con dolo eventuale, reati ambientali e omissione di controlli sanitari.
    Questo nesso non sarà invece indispensabile nel quarto troncone di inchiesta che si è aggiunto in questi giorni: detenzione e porto d’armi da guerra. Lo Stato negli anni (con molti suoi rappresentanti, tra cui parecchi sardi) ha infatti sempre fermamente negato che nel poligono di Quirra si facessero esercitazioni con proiettili e missili all’uranio impoverito. Qualora, analizzando i reperti, il «metallo del disonore» invece saltasse fuori (indipendentemente dalla sua correlazione o meno con i tumori), chi lo ha portato nell’isola e l’ha usato senza alcuna delle complesse autorizzazioni necessarie dovrà risponderne.
    Una paternità che non sarà facile da assegnare: l’unica cosa che eserciti e imprese dovevano infatti lasciare al poligono era un’autocertificazione che attestasse che durante le esercitazioni non venivano usate sostanze proibite. Con buona pace di tutti quelli che, nell’inferno di Quirra, da anni continuano ad ammalarsi e a morire.

  7. 26 Gennaio 2011 a 11:14 | #7

    da L’Unione Sarda, 26 gennaio 2011
    “Tumori a Quirra, un caso unico al mondo”. L’intervista. Parla la dottoressa Gatti, ex consulente della Difesa: la scienza deve dare risposte. (Paolo Carta)

    Dodici pastori malati sui diciotto che lavorano entro un raggio di 2,7 chilometri dal poligono di Quirra. Secondo Maria Antonietta Gatti, ex consulente della commissione parlamentare d’inchiesta su uranio impoverito e nanoparticelle cancerogene, è un fatto unico al mondo. «E gli scienziati devono dare una spiegazione a un fenomeno di questo tipo. Gli allevatori di quella zona storicamente conducono una vita sana, all’aperto, lontana dall’inquinamento delle grandi industrie, in quelle famiglie compaiono diversi centenari. Eppure in una particolare fetta di quel territorio sono stati registrati tumori emolinfatici in un numero straordinario, abnorme: la scienza deve dare risposte, la gente ha tutto il diritto di sapere».
    Oggi la dottoressa Gatti, ricercatrice dell’Università di Modena conosciuta in tutto il mondo per la sua teoria sulle nanoparticelle e reduce da una serie di conferenze scientifiche tra Usa e Hawaii, incontrerà a Roma il sostituto procuratore del Tribunale di Nuoro, Domenico Fiordalisi. Il magistrato ha aperto un’inchiesta per vederci chiaro su quel che accade (o è accaduto) tra Perdasdefogu, Quirra e Capo San Lorenzo. Fiordalisi ha messo sotto sequestro i carri armati sistemati nella zona a terra del poligono e utilizzati come bersagli dei bombardamenti. Ha nominato degli esperti che dovranno aiutare la magistratura in un’inchiesta che si annuncia molto difficile. Tra i documenti già sequestrati al Comando di Perdasdefogu, infatti, figurano soltanto le autocertificazioni delle attività svolte dagli eserciti di tutto il mondo e dalle multinazionali dell’industria bellica senza alcun controllo super partes.
    Sino a lunedì le ipotesi di reato erano omicidio plurimo doloso e omesso controllo, oltre i danni ambientali. Di ieri un’ulteriore integrazione: detenzione e porto di armi da guerra. Il motivo? Prima Salvatore Cicu, poi Emidio Casula e Giuseppe Cossiga, tutti sottosegretari alla Difesa, quindi anche l’ex ministro Arturo Parisi, hanno negato che a Quirra siano mai state usate armi all’uranio impoverito. Ma qualora se ne ritrovassero tracce, a prescindere da un rapporto di causa-effetto con leucemie e linfomi, i responsabili dovranno rispondere del trasporto e dell’uso di armi senza autorizzazione dello Stato. Un reato gravissimo, per il quale sono previste pene fino a 12 anni di carcere.
    Oggi la dottoressa Gatti illustrerà a Domenico Fiordalisi la sua teoria scientifica recepita da una legge che parifica le missioni in Kosovo, Somalia e Afghanistan alle esercitazioni nei poligoni sardi di Quirra, Teulada e Frasca ai fini del risarcimento dei danni per i soldati o i civili ammalati. «Le combustioni ad alte temperature, come l’accensione di missili o le esplosioni, causano nanoparticelle in grado di penetrare all’interno delle cellule e di provocare il tumore negli organismi. Per forma e composizioni queste nanoparticelle non sono presenti in natura. L’uranio non è quindi il killer, ma il mandante: a uccidere sono le polveri di guerra». Reperti di quel tipo sono stati trovati nei tessuti dei soldati malati dopo le missioni all’Estero con la Nato (come per esempio Valery Melis e Fabio Porru), negli agnellini nati a Quirra, nei militari che si sono ammalati dopo aver partecipato esclusivamente a un’esercitazione a Teulada (come il caso di Giuseppe Donatiello) e di recente anche a Baunei.
    «Questa per me – prosegue la dottoressa Gatti – è anche la spiegazione dei tumori a Quirra. La situazione si può risolvere, a patto che si intervenga seguendo le indicazioni degli scienziati».

  8. 23 Gennaio 2011 a 11:25 | #8

    da La Nuova Sardegna, 23 gennaio 2011
    Allarme tumori. I prossimi passi di Fiordalisi nell’inchiesta sul poligono militare. Quirra, sfilata di esperti in Procura. Sulle nanoparticelle sarà sentita anche la professoressa Gatti.

    NUORO. Nanoparticelle e onde elettromagnetiche. Monitoraggi «taroccati» e matrici biologiche. Mancati controlli e autocertificazioni «sospette». Esperti militanti e scienziati di grido. Non si limita alla solita caccia all’uranio impoverito l’inchiesta della Procura di Lanusei sul poligono di Perdasdefogu. La squdra omicidi della Mobile nuorese e la Forestale indagano a tutto campo. E nelle stanze della Procura ogliastrina inizieranno presto a sfilare una serie di esperti, anche un po’ «sopra le righe», che Domenico Fiordalisi ha intenzione di consultare.
    La prima di questi «consulenti» era a Lanusei venerdì. E, nonostante la sua preparazione in materia sia stata riconosciuta anche dalle convocazioni nelle commissioni d’inchiesta di Camera e Senato, il fatto che la Procura abbia deciso di «sentirla» dà una chiara idea del fatto che Fiordalisi non si limiterà in questa indagine ai canali ufficiali di informazioni. Si tratta di Mariella Cao, portavoce di «Gettiamo le basi». Da anni in prima fila nella battaglia contro il poligono.
    La sua presenza è segnalata da ottime fonti. Lei non conferma, né smentisce. «Certo mi ha fatto effetto sapere che l’inchiesta è per omicidio plurimo – spiega sibillina – io pensavo che fosse per gli imbrogli del piano di monitoraggio. E su quello ho molte cose da dire. A iniziare dal fatto che Forze armate, Difesa e Nato sono giudici e imputati. Hanno predisposto loro stessi il piano. Che è soltanto l’acquisto di strumenti per esami che non possono dare risposte sulla sindrome di Quirra, come ammettono le stesse Forze armate e le ditte che si sono aggiudicate l’appalto. Purtroppo i risultati sono scontati. D’altronde l’obiettivo dichiarato è tranquillizzare la popolazione e il personale del poligono e acquisire la certificazione ambientale».
    Parole pesanti, che Fiordalisi (presumibilmente) ha aggiunto al corposo fascicolo, che comprende gli «archivi» delle esercitazioni degli ultimi 25 anni. Pubbliche e private. E che presto potrebbe arricchirsi anche delle parole di un’altra «espertissima» in materia: Maria Antonietta Gatti. Responsabile del laboratorio dei biomateriali del dipartimento di neuroscienze dell’università di Modena e Reggio Emilia e già consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito.
    La ricercatrice per prima stabilì un nesso tra i malati di tumore nella zona di Villaputzu e i militari colpiti dalle stesse patologie dopo essere stati in teatri di guerra. Nei tessuti di entrambi (come nelle piante e negli animali intorno a Quirra) c’erano infatti delle nanoparticelle di metalli pesanti. Microscopici detriti che non è normale trovare nei tessuti biologici e che possono essere prodotti solo con una combustione ad altissime temperature. Alluminio, silicio, titanio e ferro, rame e zinco, cloro, cromo e nickel. Piombo e cobalto. Gli stessi materiali di cui Fiordalisi va a caccia negli otto «bersagli» sequestrati a Quirra. E negli elenchi delle sostanze usate nel Salto dai signori dei war games. Che forse, per la prima volta, saranno costretti a dare qualche risposta.

  9. 22 Gennaio 2011 a 19:45 | #9

    da La Nuova Sardegna, 22 gennaio 2011
    L’INTERVENTO. Incompleta la rete regionale dei Registri tumori. (Mario Usala, direttore del Registro tumori di Nuoro)

    È da molti anni che si discute di pericoli per la popolazione legati alle attività svolte in aree militari, sulle quali indagini e rapporti non hanno prodotto effettive e condivise rassicurazioni. Continua ad aleggiare un clima di sospetto che tutte le ricerche effettuate siano state in qualche modo indirizzate verso conclusioni tranquillizzanti, in maniera da non turbare l’equilibrio socio-economico delle zone interessate. E la preoccupazione per la salute cresce, alimentata da un continuo fiorire di dati sui quali occorrerebbe avviare una seria riflessione che riguarda l’autorevolezza e la scientificità di ciò che si va affermando, con la mente libera da pregiudizi di sospetto inquinamento della verità, ma altrettanto libera dalla volontà di «spegnere i fuochi», che spesso è altrettanto presente.
    In questo ambito giova ricordare che in Sardegna esistono due Registri tumori provinciali, accreditati a livello nazionale, quello di Sassari e quello di Nuoro. In particolare quest’ultimo copre, fra l’altro, l’intero territorio dell’Ogliastra e quindi possiede i dati relativi alla popolazione di comuni facenti parte o confinanti con l’insediamento militare di Quirra. Questi registri rappresentano una sicura garanzia perché i loro dati sono stati sottoposti a severe procedure di verifica e valutazione della qualità delle informazioni.
    Il patrimonio costituito dai Registri tumori esistenti andrebbe sviluppato e inserito nel quadro, previsto dal piano sanitario regionale, della creazione della Rete oncologica sarda, articolata in tre poli oncologici (indicativamente uno ogni 500mila abitanti), uno per l’area meridionale, il secondo per l’area centrale e il terzo per l’area settentrionale. Tutto ciò dovrebbe anche portare a dare una significativa svolta al progetto regionale relativo all’istituzione di un Registro tumori regionale, che finora è vissuto solamente di intenzioni e che non è mai decollato.
    Il Registro tumori di Sassari e il Registro tumori di Nuoro dovrebbero essere riconosciuti parte integrante del sistema informativo sanitario regionale e partecipare alla rete territoriale della registrazione dei tumori rispettivamente per l’area del nord Sardegna e per l’area del centro Sardegna, quali strumenti fondamentali per il monitoraggio dello stato di salute della popolazione regionale. Al fine di raggiungere la copertura completa del territorio, dovrebbe essere istituito il Registro tumori di Cagliari per l’area della Sardegna meridionale. Il Registro dovrà prevedere l’accreditamento presso l’Airtum, Associazione italiana registri tumori.
    In Sicilia, anziché istituire un improbabile Registro regionale unico, hanno scelto questa strada che si sta rivelando vincente, in quanto si sta completando con successo il quadro epidemiologico regionale per la patologia oncologica. La segnalazione dell’aumento dei casi di tumore nella zona di Quirra o in altre zone potrebbe trovare concrete risposte grazie a questa rete di monitoraggio presente nel territorio, che riuscirebbe a inquadrare nel tempo e nello spazio ciò che effettivamente sta accadendo.
    L’assessore regionale della Sanità ha l’occasione, generata anche dalla ridda di notizie sul caso Quirra, per dare una risposta organizzativa seria all’allarme giustificato della popolazione. Occorre cioè dare immediate risposte, ma avere anche lungimiranza, coinvolgendo direttamente i Registri provinciali esistenti, che vantano una robusta casistica temporale e una consolidata esperienza indispensabile nell’epidemiologia dei tumori.

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