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Le ultime Roverelle del Gennargentu.

Foresta relita di Roverella del Gennargentu

Foresta relitta di Roverella del Gennargentu

 

Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri.

Gruppo d’Intervento Giuridico

Michele  Puxeddu (*) (°) – Giorgio Citterio (**)

Raffaello Giannini (***)

GLI ULTIMI GIGANTI DI ROVERELLA DEL GENNARGENTU (I)

1. Introduzione

Tra le querce diffuse nelle regioni temperate del Sud Europa la roverella (Quercus pubescens Willd.) risulta spontanea dalla Penisola Iberica fino alla Penisola Balcanica (Pignatti, 1982; Schwarz, 1993; Gellini & Grossoni, 1997). Frequentemente la Q. pubescens è stata classificata in sottospecie e varietà in quanto caratterizzata da una grande variabilità di forme la cui determinazione presenta difficoltà che non sempre rendono chiara la sua collocazione sistematica. Mostrando un elevato polimorfismo fenotipico anche l’esatta distribuzione non appare di facile determinazione (Bussotti & Grossoni, 1997). L’area di vegetazione naturale della Q.pubescens in Sardegna comprende la parte centro-settentrionale dell’isola in particolare nell’orizzonte freddo umido del climax delle foreste di Quercus ilex (Gellini & Grossoni, 1997; Arrigoni, 1968; Arrigoni, 2006). Antiche espansioni e successivi ritiri sono stati possibili in particolari condizioni eco-microclimatiche (Puxeddu, 1997). L’impatto dell’attività antropica ha determinato una forte alterazione della vegetazione naturale in Sardegna e attualmente alcune foreste possono essere considerate relitti di boschi vetusti: la porzione più elevata dei monti del Gennargentu rappresenta un tipico esempio di questa situazione (Puxeddu & Citterio, 2009). In quest’area lo stato di conservazione degli ultimi relitti della foresta primeva  di Q. pubescens (Figg.1 e 2) è il principale obiettivo per una corretta gestione.  Poichè la conoscenza della storia e della dinamica della variazione della copertura forestale e’ supporto essenziale per la definizione delle strategie di conservazione e delle metodologie di ripristino, con questo lavoro abbiamo sviluppato un nuovo inventario spazio/tempo per descrivere l’attuale situazione avendo come riferimento di partenza i dati raccolti in quello precedente di Citterio  et al. (2007). Con questo nuovo set di dati, le osservazioni coprono un periodo di 28 anni (1977-2005).

 

2. Materiali e metodi  

Come area di studio abbiamo preso in considerazione la porzione più elevata dei monti del Gennargentu, quella localizzata oltre i 1200 m s.l.m., pari a circa 10.000 ettari di superficie (Citterio et al., 2007). In quest’area sono state state selezionate due sottoaree disposte ortogonalmente tra loro (Fig.3), di 900 ha la prima (con orientamento Nord Est-Sud Ovest) e di 750 ha la seconda (con orientamento Nord Ovest-Sud Est), rappresentative della situazione. In ciascuna di esse è stata applicata un’analisi spazio/tempo condotta mediante metodi cartografici multitemporali, utilizzando fotoaeree ERSAT 1977, ortofoto digitali AIMA del 1997 e copertura satellitare IKONOS del 2005 che hanno consentito di conoscere la variazione di due tipologie di copertura forestale individuate: la prima relativa alla presenza del bosco secondo l’attuale definizione (De Natale et al., 2003), la seconda rappresentata dagli alberi isolati. Solo per il 2005 abbiamo anche stimato il gruppo di alberi così definito in funzione della densità e della larghezza della chioma di più di due alberi insieme in grado di determinare una visibile e reale copertura forestale del terreno. Ogni albero è stato monitorato e assegnato alla rispettiva tipologia. Abbiamo inoltre calcolato la superficie occupata da ciascun gruppo considerando il confine del gruppo mediante la proiezione sul terreno della chioma degli alberi localizzati al limite del gruppo. Tutti i gruppi sono stati ripartiti in tre classi di superficie coperta:  < 1,0,  da 1,0 a 2,0,  > 2,0 ha  rispettivamente.

Roverella del Gennargentu

Roverella del Gennargentu


3. Risultati  

L’analisi spazio/tempo ha evidenziato che negli ultimi 28 anni (Tab.1) si è verificata un’elevata riduzione dei relitti dei boschi vetusti di Q. pubescens: da 246 ettari nel 1977 a 158 ettari nel 2005 (- 35.78 %), nonchè una forte riduzione degli alberi isolati: da 4883 a 907 nel 1977 e nel 2005 (- 85 %) rispettivamente, corrispondente ad una variazione di densità media da 3,40 a 0,6 alberi ad ettaro. Per il 2005 abbiamo individuato 40 e 60 gruppi di alberi nella sottoarea 1 e 2 rispettivamente (Tab.2). L’84% di tutti i gruppi risulta incluso nella classe di superficie coperta < 1,0 ha (valore medio pari a 0,43 ha).

Tabella 1 – Superfici dei boschi vetusti relitti e numero degli isolati relitti di roverella.

 

Sub-area 1 (Desulo)

Sub-area 2 (Villagrande-Fonni)

Anni

Superfici dei boschi vetusti relitti

(ha)

Isolati relitti

di  roverella

(tot. n.)

Isolati relitti

di  roverella (t.ha-1)

Superfici dei boschi vetusti relitti

(ha)

Isolati relitti

di  roverella

(tot. n.)

Isolati relitti

di  roverella (t.ha-1)

1977*

168

1723

2.35

78

3160

4.46

1997*

119

669

0.86

56

553

0.8

2005

107

477

0.6

51

430

0.6

*da Citterio et al. (2007)

 

Tabella 2 – Numero di gruppi nel 2005.

 

Sub-area 1 (Desulo)

Sub-area 2 (Villagrande-Fonni)

Superficie

(ha)

Gruppi

(n.)

Superficie

(ha)

Gruppi

(n.)

< 1

37

< 1

47

1-2

2

1-2

7

>2

1

>2

6

 

4. Discussione e conclusioni  

Come già verificato da Citterio et al. (2007) la presenza della roverella nella porzione più elevata dei monti del Gennargentu continua a decrescere. I nuovi dati a disposizione hanno  confermato il carattere relitto della foresta caratterizzata da una struttura a mosaico dove la presenza di gruppi, più o meno ampi, di alberi, è associata a singoli alberi sparsi. Poichè questi ecosistemi ricadono all’interno di un Parco Nazionale, è urgente adottare strategie di gestione che favoriscano la conservazione di queste coperture forestali, in particolare attraverso la pianificazione di interventi finalizzati ad una protezione assoluta dei relitti di questi boschi vetusti.

riassunto

Gli ultimi giganti di roverella del Gennargentu.

In Sardegna l’impatto dell’attività antropica ha determinato una forte alterazione delle foreste.  Un particolare esempio in tal senso e’ dato dalle foreste relitte di roverella (Quercus pubescens Willd.) localizzate nella porzione più elevata dei monti del Gennargentu. Un inventario spazio/tempo condotto mediante software GIS con metodi cartografici multitemporali ha mostrato la variazione della distribuzione della specie negli ultimi 28 anni. La drammatica riduzione della copertura forestale e del numero delle singole piante relitte rappresenta un serio pericolo alla conservazione della variabilità genetica di questa specie.

 

Parole chiave: roverella, boschi relitti, conservazione, Sardegna.

bibliografia

Arrigoni P.V., 1968 – Fitoclimatologia della Sardegna. Webbia, 23: 1-100.

Arrigoni P.V., 2006 – Flora dell’isola di Sardegna. I. Delfino editore, Sassari.

Bussotti  F., Grossoni P., 1997 – Querce europee e mediterranee: problemi tassonomici. L’Italia Forestale e Montana, 4: 240-260.

Citterio G., Puxeddu M., Giannini R., 2007 – La foresta relitta di roverella dei Monti del Gennargentu, Sardegna. Forest@, 4 (1):11-18 [online] URL:http:/www.sisef.it/.doi: 10.3832/efor0443-0040011

De Natale F., Gasparini P., Puzzolo V., Tosi V., 2003 – Stima del grado di copertura forestale da ortofoto e applicazione della definizione di bosco negli inventari forestali. L’Italia Forestale e Montana, 4: 289-300.

Gellini R., Grossoni P., 1997 – Botanica Forestale. Vol. II: 5-200. CLUSF, Firenze.

Pignatti  S., 1982 – Flora d’Italia. Vol. I. Edagricole, Bologna.

Puxeddu M., 1997 – La roverella in Sardegna. Una latifoglia da valorizzare. Notiziario Forestale, 7: 14-17.

Puxeddu M., Citterio G., 2009 – Conservazione dei consorzi di ontano nero dei Monti del Gennargentu (Sardegna). In: Atti del III Congresso Nazionale di Selvicoltura. Vol.I. Taormina, 16-19 ottobre 2008, p.249-253. doi:10.4129/CNS2008.033

Schwarz E., 1993 – Quercus L. In: Flora Europaea. Vol.1. (Tutin T.G., Burges N.A., Chater A.O., Edmonson J.R., Heywood V.H., Moore D.M., Valentine D.H., Walters S.M., Webb D.A., eds). Univ. Press. Cambridge, p.72-76.

______________

Note

(*) Dottore Forestale; via Levanzo 1, 09126 Cagliari

(**) Consorzio Turistico “Sa Corona Arrubia”; viale L.Puxeddu 1, 09020 Villanovaforru (VS)

(***) Università degli Studi di Firenze; via S.Bonaventura 13, 50145 Firenze

(°) Autore corrispondente; mipuxe@alice.it

(I) Lavoro tradotto in Italiano dall’articolo originale in Inglese pubblicato sul numero 6 (novembre-dicembre 2010) della rivista L’Italia Forestale e Montana,  (p.783-787) © 2010 Accademia Italiana di Scienze Forestali, dedicato alla seconda parte degli Atti del Convegno Nazionale ”Boschi vetusti in Italia. Identificazione, Caratterizzazione, Gestione” tenutosi nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga – Prati di Tivo, Pietracamela (TE), il 25-26 giugno 2010.

(foto)

 

 

 

 

  1. Michele Puxeddu
    27 Gennaio 2011 a 17:51 | #1

    Sono interventi utili ma il concetto di protezione va esteso. Sopra i 1200 m. s.l.m. sono comunque i popolamenti di roverella le formazioni forestali più estese.

  2. Juri
    27 Gennaio 2011 a 11:17 | #2

    @Michele Puxeddu
    Molto interessante.
    Volevo chiedere quanto gli interventi in corso da parte dell’ Ente Foreste possano invertire la tendenza con un ampliamento della copertura forestale e un miglioramento dello stato vegetativo di quello superstiti.
    Mi riferisco agli interventi nei versanti in territorio di Desulo e Arzana, dove si sta procedendo a rimboschimenti con roverelle e lecci e alla protezione con reti metalliche delle piantine nate spontaneamente dalle ghiande cadute.
    Grazie.

  3. Michele Puxeddu
    26 Gennaio 2011 a 17:58 | #3

    La comunicazione (originale in inglese "The last Genanrgentu downy oak giants") ha confermato la progressiva ulteriore riduzione per cause antropiche (soprattutto tagli e pascolo eccessivi e incendi) della foresta e delle piante isolate relitte di roverella sopra 1200 m. s.l.m. Ciò che resta, rispetto alle superfici forestali di un tempo (almeno fino a metà del XVIII sec.) è purtroppo assai più ridotto e, per le formazioni forestali, è comunque in qualche modo assimilabile a boschi vetusti.

  4. nicbiologo
    24 Gennaio 2011 a 13:03 | #4

    Molto interessante!
    Ma questa diminuzione è dovuta a cause naturali (clima oppure omogeneità nelle età delle piante che porta a una drastica diminuzione nel giro di pochi anni per morte naturale di piante tutte della stessa classe senza un sufficiente ricambio) o si tratta delle conseguenze dell’attività antropica (principalmente taglio o pascolo eccessivo che limita il ricambio degli alberi vecchi con totale eliminazione delle giovani plantule)?

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