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Marea nera nel Golfo dell’Asinara, colpevole disastro ambientale.

uccello avvolto da petrolio

uccello avvolto da petrolio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Dagli impianti portuali della centrale termoelettrica E.On di Porto Torres (SS), felicemente e serenamente dotata di certificazione EMAS ISO 14001 sul piano del rispetto dell’ambiente, è uscita una marea nera che ha inquinato decine di km. di coste  e di mare del Golfo dell’Asinara.    Da Porto Torres ai litorali di Sorso e di S. Teresa di Gallura, da Porto Torres a Stintino, verso l’Asinara.

La Procura della Repubblica di Sassari ha aperto un’indagine penale per accertare le responsabilità, mentre sono state avviate le operazioni di bonifica, molto più complesse di quanto è stato reso noto e, molto probabilmente, si prevedeva inizialmente.    

Emergono, poi, incredibili carenze nei sistemi di prevenzione rischi e di protezione del mare, per non parlare dell’inesperienza delle squadre di bonificatori ambientali che – nei giorni scorsi – si son visti letteralmente portar via i sacchi contenenti il catrame raccolto da una prevedibilissima mareggiata.

incidente E.On, ricostruzione La Nuova Sardegna

incidente E.On, ricostruzione La Nuova Sardegna

Ancor più gravi sono le carenze relative alle informazioni sullo stato dell’ambiente, visto che ancora – a distanza di due settimane dal fatto dannoso (11 gennaio 2011) – non si sa nemmeno quanti litri di combustibile sono finiti in mare (le stime vanno da 18.000 a 45.000 litri).

E stupisce l’assenza di notizie riguardo i necessari provvedimenti ripristinatori (artt. 299 e ss. codice dell’ambiente) e di risarcimento dei danni (artt. 311 e ss. codice dell’ambiente) che il Ministero dell’ambiente e le altre Amministrazioni pubbliche competenti (Regione, Enti locali) devono adottare in casi simili.   

Infatti, si tratta, senza dubbio, di una situazione di grave danno ambientale, come prevista dall’art. 300 del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. (codice dell’ambiente). 

Gli impegni del volontariato e delle amministrazioni locali non possono e non devono sostituire gli obblighi di chi – per negligenza o errore – ha causato un danno così grave all’ambiente e al contesto economico-sociale.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra hanno in proposito chiesto (15 gennaio 2011) al Ministero dell’ambiente, alla Regione autonoma della Sardegna, alla Provincia di Sassari, all’Ente Parco nazionale dell’Asinara e ai Comuni costieri inizialmente interessati (Porto Torres, Sorso) di svolgere le necessarie azioni ripristinatorie e risarcitorie per danno ambientale, affinchè siano i responsabili a sopportarne gli òneri economici.     Nei prossimi giorni saranno inoltrate alle Amministrazioni pubbliche statali, regionali e locali competenti anche specifiche richieste di informazioni a carattere ambientale.

Pare proprio un gravissimo disastro ambientale assolutamente sottovalutato.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

incidente E.On, operazioni di bonifica, gennaio 2011

incidente E.On, operazioni di bonifica, gennaio 2011

 

da La Nuova Sardegna, 25 gennaio 2011

Inquinamento, piano d’emergenza inutile. Lo sversamento è avvenuto dal lato opposto a quello su cui erano previste le protezioni.    Gianni Bazzoni

 SASSARI. Un tubo da 24 pollici corroso, con una lacerazione da 19 millimetri. Da lì è schizzata in mare una quantità rilevante (sulla quale non c’è certezza, da 18mila a 45mila litri) di olio combustibile. L’inchiesta diretta dal sostituto procuratore della Repubblica Paolo Piras sull’incidente alla banchina E.On entra nel vivo e punta a focalizzare le cause dello sversamento del carburante che poi si è spalmato lungo il litorale. Dai risultati delle valutazioni tecniche deriveranno anche le responsabilità e, quindi, l’iscrizione dei primi nomi nel registro degli indagati per il reato di grave danno ambientale. Ieri pomeriggio il prefetto Marcello Fulvi ha incontrato i massimi dirigenti di E.On per fare il punto della situazione.cormorano
 La Capitaneria, delegata per le indagini, ha messo a disposizione del magistrato le carte richieste nei giorni scorsi. Si tratta di documenti importanti, utili soprattutto a chiarire se la progettazione e l’esecuzione dei lavori della condotta “posticcia” hanno rispettato le prescrizioni previste dalle normative.
 Perchè quel tubo. Tutto nasce ai tempi dell’orimulsion, il combustibile venezuelano che qualche danno nel Golfo dell’Asinara l’ha fatto prima ancora dell’olio combustibile. L’idea dell’Enel – allora proprietaria della centrale di Fiume Santo (poi passata Elettrogen e rilevata dagli spagnoli dell’Endesa e da E.On) – è del 1988. Costruire una condotta lunga poco più di 8 chilometri per evitare la dipendenza dal pontile liquidi dell’Eni. La tubazione è stata costruita sulla banchina già esistente.
 Il progetto. L’opera ottiene il via libera e, nell’estate del 2002, viene regolarmente collaudata da una commissione che comprende tecnici della Capitaneria di porto, del Genio civile, dei vigili del fuoco e dell’Endesa. Non risultano rilievi.
 I dubbi dell’inchiesta. Il tubo da 24 pollici, secondo quanto trapela in ambienti investigativi, a un certo punto procede per più di cinque metri sotto la banchina. In pratica viene infilato in un cavedio, sottoposto all’attacco erosivo dell’acqua di mare. Una operazione che – secondo le specifiche tecniche – prevede alcune tutele essenziali: un rivestimento con una resina speciale anticorrosione, un fondo di protezione in acciaio, almeno tre punti di ispezione (forse con delle grate sul piano di calpestio) e una pompa di rilancio. Il magistrato ha chiesto di verificare se quelle misure sono state tutte rispettate o se, invece, la rottura del tubo non sia da mettere in relazione proprio con eventuali carenze nella fase di realizzazione.
 Piano di emergenza affondato. Quando c’è stato lo sversamento dell’olio combustibile, le procedure di primo intervento hanno avuto come attività la predisposizione delle panne galleggianti attorno alla petroliera ormeggiata in banchina. In teoria l’inquinamento avrebbe dovuto essere circoscritto in ambito portuale, in pratica quella protezione si è rivelata inutile. Migliaia di litri di olio combustibile sono finiti in mare aperto proprio da quegli spazi vuoti sotto la banchina. Per anni, dunque, il piano di emergenza si sarebbe basato su informazioni e su garanzie errate.
 La quantità. Quando la petroliera comincia le operazioni di scarico pompa 750 tonnellate l’ora. La stima del prodotto disperso in mare è stata fatta secondo un modello matematico: 18mila litri se la perdita è stata scoperta nel giro di qualche ora, molti di più (almeno il doppio) se l’individuazione del guasto è avvenuta più tardi.
 La sicurezza. Il Golfo dell’Asinara è come una cristalleria: la grande industria oggi si colloca in un ambiente delicato con parchi nazionali e regionali, Santuario dei cetacei e spiagge di indiscussa bellezza. In caso di incidente, il sistema antinquinamento deve dare risposte efficaci, con mezzi all’avanguardia e professionalità di primo livello. Invece, con il passare degli anni (con la scusa del declino della chimica) le risorse sono state ridotte (e i mezzi tagliati). Il rischio di incidente rilevante, però, è rimasto immutato. Anzi, se si vuole, è aumentato. E le falle, come si è visto, ci sono.
 Regione e Governo. Ieri il capogruppo del Pd in consiglio regionale Mario Bruno ha ribadito la richiesta per la convocazione urgente della V Commissione permanente per sentire l’assessore regionale all’Ambiente e il commissario straordinario dell’Arpas. E i parlamentari del Pd Francesco Sanna e Giampiero Scanu hanno presentato una interrogazione al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che, domani, riferirà in Parlamento sull’incidente di Fiume Santo. Soprattutto sul ritardo negli interventi dei mezzi della Castalia.

 

incidente E.On, coste e mare imbrattati dal combustibile

incidente E.On, coste e mare imbrattati dal combustibile

Catrame anche sulle spiagge di Stintino. L’olio combustibile a Ezzi Mannu e Pazzona: l’Asinara è vicina.

 SASSARI. Ormai comanda il vento. Il mare distribuisce palle di catrame da una parte e dall’altra, una sorta di playmaker che manda sulle spiagge del litorale tutto ciò che le onde “centrifugano” per alimentare un triste gioco. Ieri è toccato anche alla costa di Stintino che, finora, era rimasta esclusa dall’inquinamento. Le macchie nere sono comparse sulla sabbia di Ezzi Mannu e di Pazzona.
 In effetti era prevedibile. Il vento di grecale ha indirizzato verso la parte opposta l’olio combustibile che ancora galleggia in mare. Domenica mattina i primi segnali a Porto Torres, nella spiaggia della Renaredda, e ieri la brutta sorpresa nella bella spiaggia di Ezzi Mannu e, più in là, tra Pazzona e le Saline. Con una preoccupazione angosciante: che l’inquinamento possa arrivare anche a quel gioiello che è la Pelosa. «Stiamo monitorando la situazione – ha detto il sindaco di Stintino Antonio Diana – e si lavora per evitare un danno ambientale maggiore che possa tradursi in danno di immagine. Siamo molto preoccupati, speriamo che si tratti solo di residui che possono essere recuperati in breve tempo». Il Comune di Stintino, già dal giorno dell’incidente a Fiume Santo, aveva attivato servizi di controllo lungo la costa affidati principalmente alla Compagnia barracellare. Ieri mattina il sindaco e l’assessore all’Ambiente Angelo Moschella sono stati avvertiti immediatamente della scoperta di alcune palle di catrame sulla spiaggia bianca di Pazzona. La notizia è stata girata alla Capitaneria e alla Provincia, E.On ha inviato una squadra di operatori della Verde Vita. E’ stato ispezionato il tratto fino alla Pelosa e alla Pelosetta e gli uomini della Delagazione di spiaggia guidati dal comandante Agatino Carciola non hanno rilevato altre tracce di inquinamento. A Fiume Santo, invece, il mare ha spiaggiato pezzi di panne galleggianti colorate di nero, forse perse dagli operatori durante le operazioni dei giorni scorsi.

 

Asinara, costa

Asinara, costa

SANTA TERESA. Gallura, una difesa difficile. Serena Lullia

SANTA TERESA. Il nemico nero prosegue l’assalto alla costa gallurese. Aggredisce le candide scogliere della Valle della Luna. Si aggrappa con abbraccio viscido alle rocce scolpite dal maestrale. Penetra nella sabbia. Dà all’aria l’aroma pungente del catrame. L’olio combustibile della E.On prosegue il silenzioso attacco al paradiso di Capo Testa e alla costa di Aglientu. Mentre il governo prende e perde tempo. Solo domani il ministro Stefania Prestigiacomo deciderà se accettare la richiesta dello stato di emergenza nazionale che arriva dalla Gallura. Ieri un funzionario del ministero è arrivato in paese. Non per vedere il disastro, ma per pesarlo. L’emergenza nazionale sembra essere una questione di peso. In base alle tonnellate di catrame un territorio ha diritto a vedere la sua disperazione certificata. È ormai da una settimana che i comuni di Santa Teresa e Aglientu combattano la loro solitaria battaglia contro l’inquinamento. Avvistata una macchia di olio sulla spiaggia di zia Colomba, lido simbolo di Capo Testa. Insieme a una preoccupante moria di meduse. Per tutta la giornata sono andate avanti le operazioni di bonifica degli operai E.On e dei volontari. La vera emergenza non sono più le palle bituminose sulle spiagge. Ma le scogliere. Le rocce di Cala di Lea e Cala Grande, nella valle della Luna, hanno grosse chiazze di catrame fresco per cui paletta e rastrello non servono a nulla. Ieri i sindaci di Santa Teresa Stefano Pisciottu e di Aglientu Gabriela Battino hanno convocato un consiglio comunale unitario. Grande la partecipazione dei cittadini. «Inutile nasconderci – dice Pisciottu -. Stiamo subendo un danno ambientale nel disinteresse dello Stato. Non siamo l’ultima colonia d’Italia. Il governo deve farsi carico di questa emergenza». Oggi incontro a Sassari in prefettura.

 (foto da La Nuova Sardegna, L.A.C., S.D., archivio GrIG)

  1. 24 Febbraio 2011 a 20:32 | #1

    da La Nuova Sardegna on line, 24 febbraio 2011
    Comitato per la marea nera: nonc’è più catrame, allarme rientrato: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/02/24/news/comitato-per-la-marea-nera-non-c-e-piu-catrame-allarme-rientrato-3527009

  2. 14 Febbraio 2011 a 16:51 | #2

    riceviamo da Ferdinando Secchi, assistente del deputato europeo Gimmaria Uggias, e pubblichiamo volentieri.

    Bruxelles 11.02.2011- “La Commissione Europea deve ribadire con fermezza il principio stabilito dalle direttive comunitarie secondo cui i responsabili di disastri ambientali debbano risarcire i danni da essi stessi provocati. E questo deve valere anche per quanto recentemente accaduto nei litorali della Sardegna settentrionale, dopo i ben noti fatti avvenuti a Porto Torres”. Lo chiede in un’interrogazione alla stessa Commissione l’europarlamentare dell’Italia dei Valori Giommaria Uggias, in riferimento all’inquinamento ambientale causato dallo sversamento a mare di decine di migliaia di litri di olio combustibile dispersi da una condotta della centrale E.On di Porto Torres. Uggias fa riferimento alla direttiva 2004/35, che obbliga al risarcimento dei danni coloro che si siano resi colpevoli di disastri ambientali come quello in questione, ma chiede alla stessa Commissione di prendere posizione affinchè siano risarciti “integralmente i danni – precisa Uggias, che è componente effettivo della Commissione Turismo – senza esclusione di alcuna voce quali, ad esempio, il danno all’immagine, il danno morale, il danno ai comuni per le risorse impiegate e il danno al volontariato intervenuto”. L’interrogazione ricorda anche il potenziale cancerogeno delle sostanze disperse in mare e sottolinea come tali fatti rischino di pregiudicare seriamente la prossima stagione turistica delle località lambite dalla “marea nera”. Alla Commissione si chiede inoltre di elencare in quali occasione e attraverso quali modalità sia intervenuta in occasione di analoghi episodi che abbiano interessato altri siti degli Stati membri: “Siamo stati testimoni di un disastro di proporzioni preoccupanti con molteplici ripercussioni sull’economia già disastrata dell’Isola – commenta l’europarlamentare – e la Sardegna può tollerare che chi se ne è reso responsabile non sia chiamato a risponderne e a rifondere i danni”.

  3. 12 Febbraio 2011 a 16:26 | #3

    da Il Manifesto, 6 febbraio 2011
    Sardegna, il disastro nel silenzio.
    Morti sospette al poligono, inchiesta a Quirra. E a Portovesme due container radioattivi 15mila litri di olio combustibile nel Golfo dell’Asinara. Ma il ministero minimizza. (Costantino Cossu)

    La Sardegna paradiso delle vacanze? No, isola dei veleni: olio combustibile nelle acque del Golfo dell’Asinara, radiazioni mortali nel poligono militare di Quirra, ceneri cancerogene a Portovesme. E il 15 maggio un referendum consultivo indetto dalla giunta regionale di centrodestra per stabilire se i sardi vogliono o no che nella regione siano costruiti gli impianti nucleari ai quali Berlusconi e il suo governo vorrebbero dare il via.
    L’emergenza più evidente è quella del Golfo dell’Asinara. L’11 gennaio s’è rotto un tubo di drenaggio della centrale per la produzione di energia che la E.On (gruppo spagnolo) possiede a Porto Torres e 15 mila litri di olio combustibile si sono riversati in mare. A Sassari la procura della Repubblica ha aperto un’inchiesta, ma al momento non risultano indagati. La capitaneria di porto ha proclamato lo stato di emergenza che, a distanza di quasi un mese dall’incidente, è ancora in corso. La E.On ha ammesso le sue responsabilità e ha fatto partire un piano di bonifica sul litorale che va da Porto Torres a Santa Teresa di Gallura: in pratica tutta la costa nord della Sardegna, quella che si affaccia sulle Bocche di Bonifacio. I danni all’ambiente sono ingenti, un disastro vero e proprio. Spiagge che durante i mesi estivi accolgono decine di migliaia di turisti sono state ricoperte di catrame e i pescherecci hanno dovuto ridurre drasticamente la loro attività perché nessuno vuole più comprare il pesce pescato nel Golfo dell’Asinara.
    La protesta, a Porto Torres, è partita spontanea. È nato un comitato che ha già organizzato diverse manifestazioni di piazza per chiedere che siano accertate tutte le responsabilità e che la E.On sia chiamata a risarcire il danno. Le associazioni ecologiste Gruppo d’intervento giuridico e Amici della Terra hanno chiesto al ministero dell’Ambiente, alla Regione Sardegna, alla provincia di Sassari, al Parco nazionale dell’Asinara e ai comuni costieri interessati (Porto Torres e Sorso) di mobilitarsi contro la multinazionale spagnola. «Si tratta – dicono gli ambientalisti – di una situazione grave, e stupisce l’assenza di notizie riguardo ai necessari provvedimenti di ripristino e di risarcimento dei danni che, sulla base del Codice dell’ambiente, il ministero e le amministrazioni pubbliche devono adottare in casi simili».
    La risposta del titolare del dicastero dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, è stata sconcertante: «L’incidente di Porto Torres a oggi si può dire sostanzialmente risolto senza che, allo stato delle conoscenze, si possa parlare di disastro ambientale». «Dalle verifiche dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) – ha detto Prestigiacomo – non risultano più presenti, sui litorali ispezionabili da terra, grumi di olio combustibile solidificato». E ha aggiunto: «È in corso da parte dell’Ispra una valutazione del danno ambientale». Insomma: danno forse sì, disastro sicuramente no. E le due cose, dal punto di vista delle responsabilità civili e penali di E.On, sono sostanzialmente diverse.
    Al ministro ha risposto il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli: «Ciò che è successo a Porto Torres è un disastro ambientale a tutti gli effetti, e di una gravità inaudita». Gli ha fatto eco Paolo Fresu, il trombettista jazz di fama mondiale originario del nord della Sardegna, che su Youtube ha lanciato un appello per salvare dalla marea nera le coste del Golfo dell’Asinara.
    Il video di Fresu è stato girato grazie alla collaborazione di alcuni volontari di Amnesty International. «Sono profondamente preoccupato ed esterrefatto – dice Fresu nell’appello – Preoccupato per il territorio, per la Sardegna, per le coste bellissime. Ma sono anche molto offeso e arrabbiato, come credo molti, per il fatto che non si sta parlando assolutamente di questo problema. E ciò significa ancora una volta (com’è stato per la rivolta dei pastori e per molte altre cose) che la Sardegna è un posto dimenticato dall’impero. A Porto Torres esiste un problema ecologico gravissimo».
    Altro caso di cui nessuno parla è quello della base militare di Quirra, dove persone e animali continuano ad ammalarsi di tumore secondo medie pazzesche, molto al di sopra di quelle nazionali. Dopo che le Asl di Cagliari e di Lanusei hanno diffuso le cifre al termine di un monitoraggio sul campo, è scoppiata la polemica e la procura della Repubblica di Lanusei ha aperto un’inchiesta ipotizzando il reato di omicidio plurimo. I magistrati vogliono vederci chiaro e l’avvio dell’indagine potrebbe preludere a una svolta clamorosa di una vicenda che da anni preoccupa le popolazioni che vivono a ridosso della base interforze. Secondo le analisi delle Asl di Cagliari e di Lanusei, il 65 per cento dei pastori della zona si è ammalato di leucemia e molti agnelli sono nati deformi. Di qui la richiesta di associazioni ambientaliste e antimilitariste e dell’opposizione di centrosinistra – sia a livello regionale sia nazionale – di chiudere il Poligono. Ultima iniziativa, una mozione del Partito democratico presentata alla Camera e al Senato. Sulle cause dei tumori, l’ipotesi è che siano provocati dall’uso di sostanze radioattive contenute nelle munizioni utilizzate durante le esercitazioni che si svolgono nel poligono.
    Infine, i fumi di acciaieria radioattivi a Portovesme. La scorsa settimana in due container bloccati nello stabilimento della Portovesme srl (un’azienda che produce manufatti di piombo r di zinco) sono state trovate ceneri, arrivate in Sardegna con un Tir dall’Alfa Acciai di Brescia, contenenti Cesio 137, un elemento radioattivo, in quantità nettamente superiore alla soglia consentita: fra i sei e i sette becquerel per grammo, mentre il limite di sicurezza è di un becquerel per grammo. La magistratura ha sequestrato i container e ha disposto il loro ritorno a Brescia.
    L’ambiente, alla fine, come il lavoro: una variabile dipendente (mortificabile sino al degrado estremo) di attività economiche e militari sottratte a qualsiasi responsabilità collettiva.

  4. 9 Febbraio 2011 a 17:17 | #4

    da La Nuova Sardegna, 9 febbraio 2011
    La sabbia non sarà più la stessa. Durante la pulizia del catrame non è stata catalogata nei punti di prelievo. (Michele Spanu)

    SORSO. Dopo la marea nera, l’attenzione di tutti è rivolta alla “sabbia nera”. Dalle spiagge di Sorso mancano infatti 152 tonnellate di sabbia mista a materiale inquinante. Una quantità enorme, frutto del lavoro delle ditte specializzate durante le operazioni di pulizia del litorale dall’olio combustibile. Ancora oggi nessuno sa con certezza quando e come ritornerà sotto gli ombrelloni.
    Solo una cosa è certa: se sul fronte dell’acqua l’emergenza sembra finita, non si può certo dire la stessa cosa per quanto riguarda le coste e gli scogli. La sabbia dovrà essere ripulita da un’azienda apposita (forse fuori dalla Sardegna) praticamente granello per granello, e non è detto che ritorni alla condizione di partenza dopo l’intervento. L’assessore all’Ambiente, Francesco Sechi, spiega il perché.
    «La rapidità delle prime operazioni di pulizia non ha consentito agli operai della ditta di fare una raccolta differenziata spiaggia per spiaggia. Soltanto dopo alcuni giorni la Provincia di Sassari ha raccomandato di separare i sacchi a seconda del litorale, perché la granulometria della Marina di Sorso, ad esempio, è completamente diversa da quella della spiaggia della Foce. Il risultato – spiega Sechi – è che la sabbia, una volta ripulita, ritornerà in maniera omogenea su tutti i 14 chilometri del nostro litorale senza la necessaria distinzione delle caratteristiche proprio di ogni pettine».
    Sul versante dei tempi, poi, ci sono poche certezze. I sacchi per il momento sono stoccati al sicuro in prossimità della spiagge di Sorso, ma dovrà essere la Provincia di Sassari ad autorizzare lo spostamento del contenuto, poiché si tratta di un materiale inquinante che ha bisogno di particolari e complesse procedure di autorizzazione per potersi muovere da un Comune all’altro.
    Di sicuro, questa incertezza dei tempi non è una bella notizia per un Comune come quello di Sorso che vuole fare del turismo balneare una carta vincente per il proprio futuro, già dalla prossima stagione.
    La quantità di sabbia, negli ultimi anni, si era ridotta drasticamente per colpa dell’erosione costiera e, ora, dopo l’incidente, sta diventando un bene ancora più raro e insostituibile per lo sviluppo turistico.
    I numeri della “sabbia nera”, impressionanti, sono emersi durante l’ultima riunione delle commissione comunale Ambiente, presieduta dal consigliere Luigi Pinna.
    Finora sono stati asportati 240 metri cubi di sabbia mista a materiale inquinante. Nel terzo e quarto pettine è stato riscontrato il 5 per cento di materiale inquinante per sacchetto mentre nelle spiagge di Eden Beach e Porchile la percentuale sale al 7,9 per cento. Numeri ancora non definitivi che fanno capire la portata e la violenza dell’ondata inquinante sulle coste.
    Il consigliere di opposizione Maria Antonietta Foddai spiega che la commissione Ambiente ha fatto nei giorni scorsi un sopralluogo sulla spiaggia dell’Eden Beach per capire meglio la situazione. «Ci siamo accorti di persona che le operazioni sono ancora lontane da una conclusione. Penso non solo alla sabbia ma anche ai ciottoli e alla posidonia spiaggiata. C’è ancora tanto da fare – conclude Foddai – ed esigiamo insieme, maggioranza e opposizione, il massimo delle garanzie da parte di E.On”».

  5. 8 Febbraio 2011 a 22:49 | #5

    da Diritto di critica: http://www.dirittodicritica.com/2011/02/07/petrolio-sversato-violato-anche-il-parco-dellasinara/

    si ringrazia Mara Tamburino per la segnalazione.

  6. 8 Febbraio 2011 a 15:52 | #6

    da La Nuova Sardegna, 8 febbraio 2011
    I danni dell’inquinamento in Gallura. Cominciata la bonifica a Santa Teresa. Gli albergatori: «Disdette dei turisti».

    SANTA TERESA. Sono partite le operazioni di bonifica delle scogliere imbrattate dall’olio combustibile a Santa Teresa di Gallura: è arrivata sabato, infatti, l’autorizzazione a procedere all’asportazione del catrame dal litorale gallurese. E intanto il Comitato per la salvaguardia delle coste del nord Sardegna è più che mai deciso ad andare avanti nell’azione legale. Oltre 250 gli iscritti che chiedono all’azienda proprietaria della centrale elettrica di Fiume Santo di ripagare il danno ambientale ed economico provocato dal versamento di idrocarburi in mare.
    La stagione turistica non è ancora perduta. Ma è una corsa contro il tempo. Gli albergatori di Santa Teresa e dintorni segnalano l’arrivo delle prime disdette. Il comitato chiede una campagna di promozione delle coste raggiunte dal catrame a spese della E.On. Non nasconde la difficoltà di vincere la battaglia legale l’ex sindaco Nino Nicoli. «Nel mondo ci sono stati danni ambientali maggiori e purtroppo le associazioni che si sono costituite parte civile non hanno ottenuto risarcimenti – dichiara -. Non è facile mettersi contro una multinazionale. Bisogna però restare uniti e lottare. È evidente che l’emergenza non è finita. Bisogna vigilare».

  7. 8 Febbraio 2011 a 15:47 | #7

    da La Nuova Sardegna, 8 febbraio 2011
    Marea nera, le petroliere ne approfittano per lavare le cisterne nel golfo. Continua la pulizia del litorale: ispezioni dei sub all’Asinara, sopralluoghi a Porto Torres e Castelsardo.
    Le prime verifiche escludono che l’olio combustibile abbia contaminato i fondali. (Gianni Bazzoni)

    SASSARI. Dall’allarme inquinamento per lo sversamento in mare di circa 55mila litri di olio combustibile, alla fase delle bonifiche senza sosta. Con conseguente conta dei danni. Prima tappa l’Asinara, dove nei giorni scorsi erano stati recuperati 200 chili di sabbia e alghe miste a catrame: il nucleo sommozzatori della Marina militare ha effettuato una serie di verifiche sui fondali e – a conclusione dell’ispezione subacquea – ha escluso la contaminazione da idrocarburi. Pericolo scampato, quindi. Un rapporto sull’esplorazione sarà consegnato all’autorità marittima che ha disposto l’intervento. Sempre ieri, sopralluogo con tecnici della guardia costiera e dell’Arpas con campionamenti nel tratto di costa compreso tra Porto Torres e Castelsardo. E sono partite le operazioni di bonifica delle parti rocciose a Santa Teresa di Gallura curate dalla Castalia su incarico della E.On che – fin dal primi momenti successivi all’incidente dell’11 gennaio – ha dato piena disponibilità per una partecipazione attiva a tutte le attività di risanamento. Da quasi due settimane, invece, l’azienda specializzata «Edam» di Varese sta procedendo alla pulizia della costa nel tratto di Punta Tramontana, vicino a Castelsardo. A terra lavorano le squadre della società Verde Vita.
    Intanto sarà interessante conoscere le risposte che giungeranno dai risultati dei campionamenti effettuati dai tecnici nel litorale costiero dove sono state segnalate presenze di catrame più o meno «fresco». In effetti, si teme che si sia inserita una emergenza nell’emergenza. Nel senso che – profittando di ciò che è accaduto nel pontile di Fiume Santo – alcune petroliere (ogni giorno nelle Bocche di Bonifacio ne transitano una decina) abbiano rilasciato in mare i residui di lavaggio delle tanche. Una procedura vietata ma che, evidentemente, è sempre in voga. Lo testimoniano anche tracce rilevate sugli scogli – specie nella zona della Gallura – dove gli esperti avrebbero certificato come risalenti a prima dell’11 gennaio i «residui catramosi essicati» censiti in diversi punti.
    I monitoraggi proseguono, anche se nell’ultima settimana non risultano avvistamenti di combustibile in mare. Procede anche l’inchiesta giudiziaria. Il sostituto procuratore Paolo Piras nei prossimi giorni potrebbe adottare nuove iniziative dopo l’analisi delle perizie tecniche, di elaborati e verbali relativi alle strutture e agli impianti dove l’incidente si è verificato. Sotto esame pure gli aspetti relativi agli orari (dal momento dello sversamento a quando scatta l’allarme). Un problema che apre il capitolo sulla sicurezza e la tutela dell’ambiente nel Golfo dell’Asinara. Il sistema attuale è monco e il rischio – come dimostra ciò che è accaduto – è elevato. Servono strategie diverse e tecnologie all’avanguardia per evitare che un incidente in porto possa trasformarsi in un dramma ambientale di proporzioni anche superiori a quello di un mese fa. E l’incidente conferma anche la lungimiranza degli enti locali che cinque anni fa avevano definito l’intesa per la sostituzione dei gruppi a olio combustibile con uno nuovo a carbone. Progetto finora bloccato.

  8. 7 Febbraio 2011 a 19:57 | #8

    da La Nuova Sardegna on line, 7 febbraio 2011
    La Gallura chiede a E.On il risarcimento per il disastro ambientale.
    Cresce la protesta in Gallura dopo il disastro ambientale provocato dalla fuoriuscita di olio combustibile dal pontile E.On. di Porto Torres. Il “comitato per la salvaguardia delle coste del nord Sardegna” ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento contro la E.On. Chiederà i danni materiali e di immagine. Intanto ieri è stata imbrattata col catrame l’insegna E.On. a Fiume Santo: http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/la-gallura-chiede-a-eon-il-risarcimento-per-il-disastro-ambientale/3380751

  9. 6 Febbraio 2011 a 22:32 | #9

    da La Nuova Sardegna on line, 6 febbraio 2011
    Marea nera, vandali contro E.On. L’eco-appello della scrittrice Michela Murgia
    Un gesto vandalico contro la centrale E.On è stato messo a segno la notte scorsa da quattro giovani. I quattro hanno lanciato catrame contro il cartellone dell’insegna della multinazionale tedesca e poi sono fuggiti a bordo di due auto. La scrittrice Michela Murgia ha lanciato un appello per indurre le istituzioni ad intervenire subito per bonificare i 140 km di costa violati dalla marea nera dello scorso 11 gennaio.

    Un gesto vandalico contro la centrale E.On è stato messo a segno la notte scorsa da quattro giovani travisati. I quattro hanno lanciato catrame contro il cartellone dell’insegna della multinazionale tedesca e poi sono fuggiti a bordo di due auto.
    Gli agenti della vigilanza dello stabilimento sarebbero riusciti a prendere i numeri di targa e a comunicarli ai Carabinieri della Compagnia di Porto Torres che ora indagano per identificare i protagonisti dell’atto vandalico.
    La scrittrice Michela Murgia, “Premio Campiello 2010″ per il libro “Accabadora”, ha lanciato, attraverso il gruppo d’intervento disastro ambientale Porto Torres, un appello per indurre le istituzioni ad intervenire subito per bonificare, “ripulendoli a fondo”, i 140 km di costa, violati dalla marea nera riversatasi dall’E.on, lo scorso 11 gennaio.
    “Quello che è successo nel Golfo dell’ Asinara ha un nome, – dichiara Murgia, che ha diffuso il suo appello anche su Youtube (http://www.youtube.com/watch?v=2O5odzDlHjQ) – si chiama ‘disastro ambientale’, ma il vero disastro è il ‘silenzio’ che ha circondato questo avvenimento, sia da parte dei media, sia da parte delle istituzioni che hanno minimizzato la portata del disastro avvenuto, perché hanno tutti paura! Hanno paura che i turisti smettano di venire, hanno paura che la gente smetta di comprare i pesci. Per questo motivo non si stanno prendendo le giuste decisioni per bonificare la zona che è stata ‘sporcata’ dall’olio combustibile! Dopo che questo sarà stato fatto, io mi auguro il prima possibile, bisognerà – conclude la scrittrice – che ci interroghiamo, tutti, se questo è il futuro che vogliamo per la Sardegna!”.
    All’opera di sensibilizzazione lanciata dal portavoce del gruppo di intervento disastro ambientale Porto Torres, Massimiliano Cordeddu, hanno già aderito personalità della politica (Bonelli, Boato e Giulietto Chiesa) e del mondo della musica, come il trombettista Jazz Paolo Fresu.

  10. 4 Febbraio 2011 a 15:25 | #10

    costituirsi parte civile? Ma no, ma dai… :o

    da La Nuova Sardegna, 4 febbraio 2011
    L’IPOTESI DI OPPI. «La Regione parte civile per il caso Porto Torres».

    CAGLIARI. «l problema dello sversamento di olio combustibile nel Nord Sardegna ha evidenziato che quella parte dell’isola è vulnerabile dal punto di vista ambientale per la mancanza di alcune infrastrutture necessarie per intervenire immediatamente in caso di incidenti». E’ quanto emerso nel corso dell’audizione dell’assessore regionale dell’Ambiente, Giorgio Oppi, e dei rappresentanti delle Province di Sassari ed Olbia. E’ stato il consigliere regionale dell’Mpa, Franco Cuccureddu, a sottolineare che «a Porto Torres dalle 22 alle 6 del mattino non è a disposizione neanche un mezzo antincendio, se dovesse esplodere una petroliera non si potrebbe agire immediatamente e si creerebbe un danno ambientale che non sarebbe risolvibile neanche in 300 anni. Inoltre non esiste neanche un radar di terra per gestire il traffico o un sistema che permetta di controllare le navi cisterna fino a quando lasciano le acque della Sardegna».
    L’assessore Oppi – che non ha rilasciato dichiarazioni al termine dell’audizione – ha detto di essere in una posizione critica rispetto al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, sulla fine e l’entità dell’emergenza mentre avanza l’ipotesi, tutta da valutare, che la Regione possa costituirsi parte civile in un eventuale procedimento contro E.On.

  11. 2 Febbraio 2011 a 23:07 | #11

    da L’Unione Sarda on line, 2 febbraio 2011
    Porto Torres, il Ministro accusa: allarme lanciato con sei ore di ritardo Stefania Prestigiacomo.

    “Il ministero è venuto a conoscenza dell’esistenza di immagini satellitari da cui si evincerebbe che già alle 10,13 dell’11 gennaio era chiaramente visibile una vasta chiazza scura in prossimità del pontile”. Lo dice il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, nel corso di una informativa in commissione Ambiente al Senato, a proposito dello sversamento in mare di olio combustibile a Porto Torres.
    Rispetto alla tempistica precedentemente nota, Prestigiacomo ricorda come “lo sversamento del combustibile sia stato comunicato dal responsabile della movimentazione al Nostromo del porto alle 16,45 dell’11 gennaio”. L’incidente, osserva il ministro, “si supponeva avvenuto poco prima”. Questo dato – afferma – “porterebbe ad anticipare notevolmente l’ora dell’ incidente”. Dalle ultime verifiche risulta che il materiale sversato è compreso tra i 50 e i 55 metri cubi (50.000 litri) e al momento sarebbe quasi del tutto recuperato.
    INCIDENTE CHIUSO – L’incidente ad oggi “si può dire sostanzialmente risolto – afferme il Ministro – senza che, allo stato delle conoscenze, si possa parlare di disastro ambientale”. Secondo Prestigiacomo dalle verifiche dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) “non risultano più presenti sui litorali ispezionabili da terra, grumi di olio combustibile solidificato”. Inoltre, precisa il Ministro, è in corso da parte dell’Ispra “una valutazione del danno ambientale”. Anche in mare, dice Prestigiacomo richiamando “pattugliamenti navali e aerei”, non sono “più presenti tracce di inquinamento”. E hanno avuto “esito negativo” i controlli effettuati sugli attrezzi di pesca e sul pescato locale. Sulla terraferma proseguono le attività di recupero del materiale, la pulizia degli arenili, e delle scogliere che sarà “ultimata in breve” e “prima della bella stagione”. Oggi, conclude Prestigiacomo, “credo che la Sardegna non abbia bisogno di ingiustificati allarmi” anche perché si è trattato di “un piccolo sversamento senza conseguenze per il mare e il paesaggio”.

  12. 1 Febbraio 2011 a 22:23 | #12

    da La Nuova Sardegna, 1 febbraio 2011
    Nei Tg nazionali tanto «bunga bunga» e della marea nera non parla nessuno. (Manuela Flore, Nuoro)

    A quanto pare i motivi per i quali vergognarsi di essere italiani aumentano e non accennano a finire. Provate ad accendere la televisione, a qualsiasi ora, qualsiasi giorno della settimana, l’argomento è sempre lui, Silvio Berlusconi: le avventure di un anziano e delle sue protette. Lui, Silvio, i suoi soldoni e i suoi regali a tre zeri ben infiocchettati e indirizzati a destinatarie quali modelle aitanti, future meteorine o chissà cos’altro.
    Ebbene non mi trattengo oltre, se si vuol approfondire la notizia, basta accendere il piccolo schermo e a reti unificate il messaggio è sempre lo stesso, non temete.
    Mentre l’Italia si occupa, si interessa, si infervora e si dedica anima e corpo a questo soggetto, la Sardegna è completamente invasa da una pericolosissima marea nera.
    I dati ufficiali parlavano di una prima fuoriuscita di diciottomila litri (ma non è abbastanza grave per parlarne in un telegiornale di media portata); dopo quelli si è aggiunta una seconda perdita di dimensioni nettamente superiori e si sospetta, inoltre, che la quantità di olio combustibile finita in mare sia molto maggiore di quella dichiarata.
    Ebbene tutto ciò non è sufficiente per essere inserito all’interno di un telegiornale Mediaset o Rai che sia.
    Il fatto che Ruby Rubacuori sia su tutte le testate e che il disastro ambientale della Sardegna non sia nemmeno tra le ultime notizie dei telegiornali nazionali, fa capire come e da chi è gestita l’informazione italiana: da gente come Emilio Fede, non a caso pupillo del nostro anziano marpione, protagonista indiscusso.
    Sono convinta però, che il momento giusto nel quale scoppieranno allarmismi, nel quale pagine e pagine con frotte di esperti, di ricercatori e di capi della protezione civile si occuperanno della nostra tragedia (della quale nemmeno i sardi sono al corrente, perché non ne parla nessuno), arriverà solo quando la temperatura salirà, quando l’italiano che si definisce tale verrà a “bagnarsi le terga” nelle nostre (e decisamente non loro a questo punto) coste sarde.
    La Sardegna è davvero dunque, un’isola isolata. Diventiamo italiani solo per sei mesi l’anno, quando inizia la movida e quando Silvio Berlusconi stesso si ritira presso la sua amata isola italiana e non solo sarda.
    Cari italiani, la nostra isola, la vostra isola, è invasa da un’emergenza che ha la priorità assoluta.
    Ma l’italiano medio, colui che ascolta Barbara D’Urso, colui che non si vergogna di avere come direttore di un telegiornale Emilio Fede, colui che guarda il Grande Fratello, colui che è assuefatto da questa paradossale e ridicola realtà contemporanea, non si agiterà certo per così poco.
    Qualcuno se ne occuperà.
    Cari italiani, vi svelo un segreto, la Sardegna è in Italia.

  13. 30 Gennaio 2011 a 21:57 | #13

    da La Nuova Sardegna, 30 gennaio 2011
    La Procura: tempi rapidi per l’inchiesta. Indagato il direttore di E.On a Fiume Santo. Prime perizie. (Gianni Bazzoni)

    SASSARI. Domani il sostituto procuratore Paolo Piras – titolare dell’inchiesta sull’inquinamento determinato dall’incidente accaduto a Fiume Santo – potrebbe affidare alcuni incarichi per le prime perizie tecniche. Due, in particolare, assumono un significato rilevante: quella sulla tubazione danneggiata, e dalla quale è fuoriuscito l’olio combustibile, e l’altra sull’accertamento della quantità di carburante effettivamente sversata in mare (vicina ai 45mila litri). La giornata di ieri è trascorsa senza grandi novità. Il fascicolo aperto dal magistrato ipotizza al momento il reato di disastro ambientale e finora la comunicazione di garanzia è stata notificata al direttore della centrale E.On di Fiume Santo, l’ingegner Marco Bertolino. Si tratta di una iniziativa che, ovviamente, va a tutela della persona che viene informata delle indagini in corso. L’attività comincia da quello che può essere considerato «l’ultimo anello della catena». L’avviso di garanzia ha consentito di procedere al sequestro dell’oleodotto e della porzione di banchina dove martedì 11 gennaio si è verificato l’incidente. L’obiettivo sembra essere quello di appurare – specie attraverso le specifiche tecniche e il verbale di collaudo eseguito nell’estate del 2002 da una apposita commissione – se l’opera fissa e la condotta sono state realizzate nel pieno rispetto delle prescrizioni progettuali e delle normative. L’altro aspetto – non secondario – è riferito alle attività poste in essere per fronteggiare l’emergenza. Anche per capire se il Piano di pronto intervento è adeguato e se le dotazioni sono quelle previste nei siti considerati a rischio di incidente rilevante. Dalla Procura arriva la conferma che l’inchiesta procederà speditamente e con il massimo impegno «per fare chiarezza sulle cause e le responsabilità».

    Incubo catrame anche alla Pelosa. La spiaggia toccata dalla marea nera. Il sindaco: «Per fortuna poca roba». (Luigi Soriga)

    STINTINO. A mezzogiorno, in una giornataccia alla Blade Runner, il sindaco Antonio Diana compare sullo sfondo della Pelosa: la pioggia che gli cola sul viso e l’aria di uno che ha visto cose che gli umani non possono immaginare. Il catrame è arrivato anche sulla spiaggia più famosa della Sardegna.
    Il cielo non ha smesso di piagnucolare un minuto, e il sindaco con la sua incerata gialla, è dalle 8 del mattino che passeggia a tergicristallo dalla Torretta al Gabbiano. Assieme a lui le squadre dei barracelli e gli operai del Comune. Hanno ritrovato diverse poltiglie di bitume e hanno riempito alcuni bustoni di plastica.
    «Per fortuna poca roba – dice Diana – anche se sulla scogliera abbiamo raccolto una palla nera grande così».
    Era scontato che la marea scura allungasse i tentacoli anche sulla Pelosa. In questi giorni ha scivolato sotto la superficie del mare timbrando pian piano tutto l’arenile di Stintino. Le prime tracce a Ezzi Mannu, poi a Pazzona, chiazze anche alle Saline seguendo un sentiero di Pollicino che inevitabilmente avrebbe portato sino alla perla del litorale. E il catrame alla Pelosa sa di profanazione, è uno squarcio su una tela perfetta, un capolavoro della natura deturpato. Anche se le poltiglie, per la maggior parte, sono grandi come una moneta da due euro, le proporzioni sono amplificate rispetto a una spiaggia qualunque, perché qui si parla del paradiso, e oltraggiare il paradiso è peccato mortale.
    Alle 11 un tecnico di E.On setaccia il bagnasciuga. Ha già percorso una cinquantina di metri, sguardo basso, pupille come scanner, ma la sabbia è bianca come sempre. «Le amministrazioni fanno bene a tenere alto il livello di guardia – dice – ma bisogna stare attenti a non farsi male da soli. Il troppo allarmismo, parlare subito di disastri, può essere controproducente».
    La pulizia grossa, in effetti, l’hanno già fatta gli operai qualche ora prima. Lui non lo sa, perché in genere queste operazioni le svolgono le tute bianche della ditta specializzata Verde Vita, con le quali è a stretto contatto. Perdipiù la sabbia è piallata dal vento grigio e dalla pioggia, e ci sono poche impronte di scarpe. A un certo punto il tecnico di E.On si ferma vicino a una piccola insenatura tra le rocce, dove la risacca ha depositato alghe e meduse morte. Si china: «Eccolo, è lui – dice – ormai ci ho fatto l’occhio». Con due dita scava sotto una pallina scura, la solleva delicatamente, poi preme con l’indice e la consistenza è molliccia: «Visto? Si riconosce dalle pietre perché i granelli di sabbia aderiscono in maniera uniforme, come farina impanata». Dopo altri dieci minuti di ricerca, le poltiglie di bitume sono tre, e stanno comodamente sopra un legnetto. «Certe giornate – in piena estate – qui di catrame ce n’è dieci volte tanto. Le petroliere scaricano a largo e la corrente porta tutto a riva. Solo che nessuno ci fa caso».
    La pioggia, nel frattempo, comincia a inzuppare gli indumenti, la motovedetta della capitaneria ronza con insistenza attorno alla torretta in certa di chiazze fantasma, e l’addetto di E.On decide di perlustrare il tratto del Gabbiamo. È qui che incontra il sindaco Diana e le squadre del Comune. Con le loro incerate scure, i guanti da giardiniere, il legnetto in mano, i bustoni dell’immondizia, non hanno certo l’aria di un equipe in assetto di guerra batteriologica. Rispetto all’esercito di tute bianche, schierato a Platamona, assomiglia di più a un’armata Brancaleone. Ma le buste questa volta sono piene, e quando gli operai mostrano il contenuto al tecnico di E.On, quast’ultimo si rende conto che i grattacapi, per la sua multinazionale, non sono affatto terminati. Il candore immacolato della Pelosa, alle 11.30, era il frutto di un meticoloso lavoro di pulizia. Perché di questo bisogna dare atto a Stintino: è un paese iperattivo, gelosissimo delle sue bellezze e disposto a difenderle con le unghie. Il primo pensiero del sindaco, dopo che, la sera prima, all’imbrunire, i barracelli e i carabinieri avevano segnalato la presenza del catrame, è stato quello di arruolare una decina di persone per l’indomani mattina. Ha avvisato E.On e le autorità, ma intanto, visto che la tutela dell’ambiente è una corsa contro il tempo, ha chiesto ai suoi uomini di rimboccarsi le maniche prima degli altri. E lui, alle 8 in punto, si è sporcato le mani con loro. Questa mattina la storia si ripeterà: alle 8 al distributore di benzina alle porte del paese si daranno appuntamento le squadre di E.On, i barracelli, gli operai comunali, ma anche tutti i volontari stintinesi che amano il proprio mare.

  14. 29 Gennaio 2011 a 15:18 | #16

    da La Nuova Sardegna on line, 29 gennaio 2011
    Marea nera: l’oleodotto sotto sequestro, indagato un dipendente E.On: http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/marea-nera-loleodotto-e-sotto-sequestro-indagato-un-dipendente-eon/3301961

  15. 28 Gennaio 2011 a 15:17 | #17

    da La Nuova Sardegna, 28 gennaio 2011
    PLATAMONA. Spiaggia pulita, il catrame apparentemente è scomparso. (Luigi Soriga)

    SASSARI. Tra il grecale, le onde e le ruspe il litorale è piallato e tirato a lucido. Risultato: la spiaggia di Platamona, a pensarci bene, non è mai stata così pulita.
    Però ha qualcosa di artificiale, un aspetto diverso: la superficie è rugosa, pettinata dai rastrelli trainati dalle ruspe. Quasi come i centri balneari della Riviera Romagnola, pronti all’uso alle 7 del mattino.
    Passeggiando sul bagnasciuga, dal secondo pettine in avanti, del catrame al momento non c’è traccia. La sostanza oleosa evidentemente è stata quasi interamente bonificata dalle squadre arruolate da E.On, una piccola parte se l’è ripresa il mare con la risacca di questa settimana, e un’altra parte ancora è sicuramente finita sotto la sabbia.
    Le tute bianche continuano a perlustrare palmo a palmo l’arenile in cerca di minuscoli residui di olio combustibile. Con i rastrelli smuovono le alghe che si sono depositate sul bagnasciuga, ma la posidonia è pulita, non c’è sostanza inquinante.
    L’altra novità è che sono scomparse dalle spiagge le buste di plastica contenenti il catrame. Evidentemente l’esperienza è servita e gli operai non hanno più intenzione di inseguire i sacchi tra le onde come accaduto nei giorni scorsi. Lasciando il contenuto delle bonifiche troppo vicino alla battigia, durante le recenti mareggiate, si è corso il rischio di vanificare le fatiche di settimane. La pulizia, al momento, sta interessando il tratto di Porchile. Qui le difficoltà aumentano, perché le squadre non hanno più a che fare con i granelli di sabbia, ma con un ampio strato di ciottoli. Le poltiglie nere si mimetizzano tra un sasso e l’altro, la superficie porosa delle pietre assorbe la sostanza, e una pulizia manuale dei materiali è impossibile. Infatti i ciottoli dovranno essere asportati e bonificati altrove. Cinquecento metri oltre la spiaggia del Belo Horizonte, le tracce della marea nera sono evidenti.
    Le tute bianche, che procedono lentamente anche a causa del cattivo tempo, non sono arrivate in questo segmento di costa. Perciò tra le montagne di alghe ci sono accumuli di catrame e i sassi spesso sono farciti di nero. Ma quell’odore intenso di idrocarburi che si percepiva forte la scorsa settimana non c’è più. Questo perché la schiuma delle onde è bianca e pulita, e le chiazze d’olio come prevedibile, si sono spostate altrove trascinate dalle correnti.

    LA RICOGNIZIONE. Ripulita Stintino, salva l’Asinara

    Nessuna traccia di olio combustibile all’Asinara e litorale ripulito a Stintino. Lentamente la situazione torna alla normalità. All’Asinara la ricognizione è stata effettuata dall’assessore alle Politiche per l’Asinara, Francesco Porcu, assieme ai tecnici del Comune e dell’ente Parco «La guardia resta sempre alta – fanno sapere – ma è confortante il fatto che non abbiamo trovato traccia dell’idrocarburo in nessuna delle cale dell’isola: da Punta Scorno a Cala Sabina, da Trabuccato a Cala Sant’Andrea».
    Rassicurazioni anche dal sindaco di Stintino Antonio Diana: «Il litorale è stato praticamente tutto ripulito e oggi, a causa del vento di levante, interrompiamo le operazioni che ormai sono solo di rifinitura. La macchina d’intervento resta sempre in allerta». (na.co.)

  16. 28 Gennaio 2011 a 11:14 | #18

    da La Nuova Sardegna, 28 gennaio 2011
    Sentito in Procura anche il comandante della Capitaneria di porto.

    SASSARI. Un incontro a tarda mattinata con il sostituto procuratore Paolo Piras, titolare dell’inchiesta sull’ormai nota vicenda della «marea nera». Giovanni Stella, comandante della Capitaneria di Porto Torres, ieri ha avuto un lungo colloquio con il magistrato che nei giorni scorsi ha aperto un fascicolo per far luce sull’incidente dell’11 gennaio nella banchina E.On di Fiume Santo, ipotizzando il reato di danno ambientale. Negli ultimi giorni, in Procura, sono state sentite decine di persone. A breve, nel registro degli indagati, potrebbero comparire i primi nomi.
    Nulla trapela, al momento, sul contenuto della “chiacchierata” che il capitano di fregata ha avuto con Piras. Una cosa è certa: la Procura – come aveva peraltro precisato subito dopo lo sversamento in mare dell’olio combustibile – vuole vederci chiaro e individuare gli eventuali responsabili di un incidente che ha creato, e continua a creare, non pochi problemi alla salute del mare. E alle tasche degli imprenditori turistici che di mare vivono, soprattutto nella stagione estiva.
    Intanto ci si sta muovendo da più parti. Le garanzie di sicurezza che la gente chiede devono essere soddisfatte. «Abbiamo attivato – ha spiegato l’assessore provinciale all’Ambiente Paolo De Negri – tutta una serie di contatti con la Asl. Un gruppo di veterinari sta prelevando campioni di pesce al porto per sottoporlo ad analisi». Un lavoro che ha ovviamente l’obiettivo di rassicurare i consumatori sulla qualità del prodotto. «Martedì – ha annunciato l’assessore – in Provincia si terrà un incontro con la Asl e l’associazione pescatori ai quali daremo i risultati, speriamo positivi, delle analisi».
    Ieri mattina, i consiglieri regionali del Pd Mario Bruno, Luigi Lotto, Gavino Manca, Valerio Meloni, Pierluigi Caria, Pietro Cocco e Antonio Solinas hanno presentato un’interpellanza al presidente della Regione Ugo Cappellacci e all’assessore alla Difesa dell’ambiente Giorgio Oppi. La richiesta è «che la Regione si adoperi con ogni mezzo perché il Ministro dell’Ambiente proclami lo stato di calamità. Nonostante i primi interventi di pulizia – si legge nel documento presentato in Consiglio regionale – quella che è stata definita come “marea nera” continua a propagarsi in diverse forme di inquinamento determinando rilevanti danni ambientali ed economici». Preoccupazione diffusa, percepita e manifestata da più parti. «All’indomani del grave incidente – hanno dichiarato Mario Bruno e Luigi Lotto – abbiamo evidenziato la gravità del disastro e la necessità di intervenire immediatamente per circoscrivere i danni. Purtroppo, oggi, dobbiamo registrare che i sindaci dei comuni interessati – in prima linea perché il disastro non si trasformi in autentica catastrofe ambientale – denunciano pubblicamente la totale mancanza di iniziativa da parte del Ministero dell’Ambiente e il disinteresse della Regione Sardegna. E questo è inaccettabile». Cappellacci, al termine di un vertice che si è svolto ieri a Olbia, ha precisato che «nel pieno rispetto delle funzioni di ciascuno dei soggetti interessati, la Regione darà il suo contributo positivo, svolgendo anche il ruolo di garante morale, per un coordinamento politico che faciliti il processo sul piano locale, con particolare riguardo a ciò che dovrà accadere dopo il ripristino dello stato dei luoghi e anche alla richiesta di riparazione del danno di immagine. Tutti i costi, infatti, devono essere a carico di chi ha causato il danno». Due giorni fa il ministro Stefania Prestigiacomo ha chiesto alla Presidenza del consiglio di attivare un tavolo di confronto per una valutazione tecnica in merito alla richiesta di dichiarazione di emergenza nazionale. Non resta che attendere.

  17. 27 Gennaio 2011 a 14:41 | #19

    da La Nuova Sardegna, 27 gennaio 2011
    Prestigiacomo: «Attenzione speciale». Tavolo di valutazione a Palazzo Chigi per accertare lo stato di emergenza nazionale. Dal rapporto dell’Ispra non emergono conseguenze gravi per l’habitat marino.

    SASSARI. Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo ha chiesto alla Presidenza del consiglio di attivare «un tavolo di confronto per una valutazione tecnica e rigorosa circa la richiesta di dichiarazione di emergenza nazionale avanzata dalle amministrazioni locali». La decisione è stata resa nota ieri pomeriggio nel corso dell’audizione del ministro in commissione Ambiente della Camera, nel corso della quale Stefania Prestigiacomo ha presentato anche la relazione sull’incidente che si è verificato l’11 gennaio nella banchina E.On di Fiume Santo.
    Il ministro ha confermato la stima ipotizzata dalla società tedesca proprietaria della centrale elettrica di Fiume Santo, secondo cui in mare sarebbe finito in mare un quantitativo massimo di olio combustibile di circa 45,6 metri cubi (non vi è però certezza sul totale di carburante sversato). La responsabile del dicastero dell’Ambiente ha sottolineato che «l’incidente è avvenuto all’interno di un particolarissimo e sensibilissimo contesto ambientale, e richiede quindi una attenzione speciale, proporzionata all’incomparabile valore naturalistico dell’area circostante su cui insistono contestualmente i Parchi nazionali dell’Asinara e della Maddalena, una zona di reperimento di area marina protetta (potenzialmente già colpita dallo spiaggiamento di materiale inquinante), il Santuario dei mammiferi marini (richiamato dal Piano del Dipartimento di Protezione civile, oltre allo stretto di Bonifacio interessato da uno specifico Accordo internazionale con la Francia per la reciproca eliminazione dei traffici marittimi di sostanze inquinanti, con un comune impegno per giungere a un integrale divieto di transito proprio delle sostanze pericolose trasportate via mare».
    Il ministro dell’Ambiente ha anche ricordato che nel Piano di pronto intervento nazionale per la difesa da inquinamenti di idrocarburi (o di altre sostanze nocive) «le condizioni di sensibilità naturalistica dell’area in questione assommano una molteplicità di motivi per una specifica attenzione, una “corsia preferenziale” per l’emergenza nazionale in caso di incidenti, a prescindere dalle dimensioni, tanto più in presenza di spiaggiamenti».
    Nel suo intervento in commissione – nel corso del quale il ministro ha fatto più volte riferimento anche al Rapporto depositato dai tecnici dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – Stefania Prestigiacomo ha affermato che «quanto accaduto non si ritiene possa avere conseguenze gravi per l’ambiente marino, e comunque non è assolutamente verosimile parlare di una marea nera». Nessuna sottovalutazione, comunque, e l’attivazione del tavolo di valutazione presso la Presidenza del consiglio dei ministri (l’attività segue parametri specifici) dovrebbe portare a una serena analisi per verificare se esistono o no le condizioni per accogliere la dichiarazione di emergenza nazionale. La presenza di aree sensibili nella zona interessata dall’inquinamento, infatti, non fa scattare automaticamente il provvedimento del Governo con il conseguente trasferimento a Roma di tutte le competenze.
    «La situazione è costantemente monitorata – ha concluso il ministro dell’Ambiente – nella consapevolezza dell’estrema delicatezza dei problemi che un episodio di inquinamento in un’area così delicata può porre».
    Ieri, intanto. E.On – che ha noleggiato e messo a disposizione del Comando marittimo del Nord Sardegna una nave antinquinamento della Castalia arrivata da Livorno – ha riconfermato il proprio impegno «nel proseguire l’opera intrapresa, fino al completo ripristino dei luoghi, in piena collaborazione con le Istituzioni e gli Enti interessati». Acquistate anche due macchine di ultima generazione per gli interventi sugli arenili. Ieri è stata avviata la pulizia dei ciottoli e degli scogli «con l’obiettivo di eliminare ogni traccia di residuo di olio combustibile nel minor tempo possibile».

  18. 26 Gennaio 2011 a 19:34 | #20

    da La Nuova Sardegna on line, 26 gennaio 2011
    Il ministro: in mare 45mila litri di idrocarburi.

    Raddoppia la stima dello sversamento in mare di combustibile nell’incidente di Porto Torres. Il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, nella relazione in Commissione Ambiente della Camera ha parlato di oltre 45mila litri di idrocarburi (cioè più del doppio di quanto stimato sinora) sottolineando che la situazione richiede “un’attenzione speciale non tanto per le quantità ma per il particolarissimo e sensibilissimo contesto ambientale. Attenzione proporzionata all’incomparabile valore naturalistico dell’area”.

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