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Ricorso ecologista contro la c.d. caccia in deroga: la Sardegna è già davanti alla Corte di Giustizia europea.

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Le associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia (L.A.C.), Lega Italiana per la Protezione degli Uccelli (L.I.P.U.) e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno richiesto (ricorso del 25 gennaio 2011) al Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi e al Ministro per i rapporti con le Regioni Raffaele Fitto di esperire ricorso governativo avverso la legge regionale 19 gennaio 2011 (non ancora pubblicata sul B.U.R.A.S.) sulla c.d. caccia in deroga per conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale e di predisporre le opportune procedure per l’annullamento (art. 19 bis della legge n. 157/1992 e s.m.i.) del provvedimento assessoriale di prossima emanazione contenente le disposizioni di attuazione della c.d. caccia in deroga per l’anno 2011.

E’ stata informata, per opportuna conoscenza, la Commissione europea.

La c.d. caccia in deroga senza aver esperito alcun rimedio alternativo, senza dimostrare i pretesi danni alle coltivazioni agricole, coinvolgendo specie avifaunistiche già oggetto dell’ordinaria stagione venatoria appena conclusa, autorizzando prelievi venatori potenziali tutt’altro che modesti e marginali in pieno periodo migratorio prenuziale e riproduttivo è in palese spregio della giurisprudenza della Corte di Giustizia in tema.   Inoltre, non è previsto alcun parere tecnico-scientifico dell’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale – I.S.P.R.A. (già Istituto nazionale per la Fauna Selvatica – I.N.F.S.) ed è inesistente in Sardegna un Istituto regionale equipollente, in palese contrasto con la normativa comunitaria e nazionale, oltre con la giurisprudenza costituzionale.

Si ricorda che la Commissione europea, dopo aver aperto la procedura di infrazione n. 2004/4242, proprio su ricorso delle associazioni ecologiste Lega per l’Abolizione della Caccia, Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra (esposti del 13 e 20 febbraio 2004, 22 aprile 2004) contro la legge regionale Sardegna n. 2/2004 (modificata dalla legge regionale n. 4/2006) e il decreto assessoriale n. 3/V del 18 febbraio 2004 e il successivo n. 2225/DecA/3 del 30 gennaio 2009 che avevano autorizzato la c.d. caccia in deroga nel mese di febbraio ai danni di quattro specie avifaunistiche (Storno, Tordo sassello, Passera mattugia, Passera sarda) ha già deciso di adìre la Corte di Giustizia europea per la grave violazione della direttiva n. 79/409/CEE sulla tutela dell’avifauna selvatica: il ricorso dell’8 dicembre 2009 ha dato luogo alla causa C-508/09 in attesa di definizione. 

Poiana

Poiana

Ora l’Italia, quale Paese membro dell’Unione Europea, rischia una pesante condanna, le cui conseguenze finanziarie sarebbero – per legge – scaricate sulla Regione autonoma della Sardegna, cioè su tutti i cittadini-contribuenti sardi. 

Il tutto per un grazioso favore alle parti più becere del mondo venatorio isolano, oggi nuovamente beneficiate di un provvedimento legislativo del quale alcun cittadino di semplice buon senso sentiva la necessità.

Amici della Terra,  Lega per l’Abolizione della Caccia, Lega Italiana per la Protezione degli Uccelli, Gruppo d’Intervento Giuridico

Qui “L’uomo è cacciatore “, su Il Manifesto Sardo, 1 febbraio 2011, n. 91.

(vignetta di Vauro, foto L.A.C., S.D., archivio GrIG)

  1. 15 Febbraio 2011 a 22:53 | #1

    A.G.I., 15 febbraio 2011
    CACCIA IN DEROGA: PDL SOLLECITA REGIONE AD APPLICARE NUOVA LEGGE.

    (AGI) – Cagliari, 15 feb. – Il Pdl in Consiglio regionale sollecita in un’interpellanza, primo firmatario Angelo Stochino, la Giunta ad applicare la legge sulla caccia in deroga approvata lo scorso gennaio.
    I consiglieri di maggioranza, rivolti all’assessore all’Ambiente, Giorgio Oppi, ricordano che la nuova normativa prevede, in presenza di determinate condizioni, l’adozione di deroghe alla disciplina venatoria per una durata non superiore a un mese, oltre all’istituzione di un apposito comitato tecnico-scientifico che dovra’ supportare la Giunta nell’elaborazione dei provvedimenti di deroga. I firmatari chiedono all’assessore di riferire “se si siano finora verificate le condizioni per l’adozione delle deroghe”, cos’abbia fatto l’esecutivo al riguardo e se abbia provveduto all’istituzione del comitato tecnico-scientifico. (AGI) Red

    http://www.agi.it/cagliari/notizie/201102151938-pol-rca1062caccia_in_deroga_pdl_sollecita_regione_ad_applicare_nuova_legge

  2. 15 Febbraio 2011 a 22:14 | #2

    @Antonio pili : Grazie della stima, assolutamente ricambiata.
    Vedi, caro Antonio, il ruolo fondamentale e indipendente dell’I.S.P.R.A. non è solo un auspicio personale o del mondo ecologista, ma un requisito autorevolmente sottolineato dalla giurisprudenza costituzionale, anche recentemente: il “parere favorevole del competente Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (ISPRA)” risulta “prescritto dall’art. 4 della legge n. 157 del 1992, quale standard minimo ed uniforme di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema inderogabile per il legislatore regionale” (sent. Corte cost. n. 266/2010), come argomentato riguardo alle leggi regionali sulla c.d. caccia in deroga della Toscana e della Lombardia, su ricorso del Governo tuttora in carica.
    Non è un problema di “consulenti” legati alle associazioni venatorie, magari persone assolutamente competenti e rispettabili, ma un problema di fondamentale e riconoscibile indipendenza e autorevolezza, opportunamente già regolato dal legislatore.
    La Sardegna, inoltre, è – di fatto – già davanti alla Corte di Giustizia europea (l’udienza di discussione è programmata prossimamente) tramite il Soggetto di diritto internazionale, cioè lo Stato italiano, per la precedente legge sulla c.d. caccia in deroga.
    Insomma, ci sono tanti motivi per evitare di crearsi ulteriori “problemi” e, soprattutto, ci sarebbero mille ragioni per affrontare argomenti più seri e importanti, come il legame cacciatore-territorio e la necessaria “responsabilizzazione” del cacciatore.
    Questi sono punti imprescindibili, se volete conservare la caccia per il futuro.
    Personalmente, infatti, penso che i motivi della progressiva “estinzione” del mondo venatorio vadano soprattutto ricercati proprio fra i cacciatori. In particolare i rappresentanti delle associazioni venatorie.
    Così la predisposizione di “ambiti territoriali di caccia” che effettivamente responsabilizzino e leghino i cacciatori al territorio, che non possono certo essere l’ambito unico regionale in Sardegna, solo un modo per evitare il problema e aggirare la legge.
    Attualmente il patrimonio faunistico in Italia non può essere appannaggio esclusivo del mondo venatorio, è ormai un fortissimo sentimento nell’opinione pubblica. La fauna che – con molte difficoltà – riesce a sopravvivere all’inquinamento, al bracconaggio, all’antropizzazione del territorio (tutti argomenti poco considerati dall’associazionismo venatorio) non può esser “massacrata”.
    Se la caccia in Italia vuole sopravvivere, dev’essere molto ragionevole, responsabilizzata e lasciar perdere posizioni oltranziste e anti-storiche.
    Un confronto è auspicabile, importante, necessario. Paradossalmente è soprattutto nell’interesse dei cacciatori. ;)

  3. Antonio pili
    15 Febbraio 2011 a 17:46 | #3

    Caro Stefano, ti ringrazio per l’interlocuzione come sempre garbata, chiara e competente.
    E’ la prova che un confronto si può e si deve promuovere.
    La mia posizione la conosci, l’ISPRA è sicuramente un punto di riferimento scientifico cui riferirsi data la sua natura strumentale, (tant’è vero che l’assessorato Reg.le all’Ambiente ha promosso con l’ISPRA già da luglio, con riscontro favorevole, un tavolo tecnico di confronto su tutte le tematiche aperte) ma non l’UNICO riferimento scientifico perchè in materia di arganizzazione ordinamentale (almeno in questo caso) la Sardegna, ebbene sì, ha competenza primaria.
    Sul rapporto cacciatori territorio siamo d’accordo: ma l’istituzione degli ambiti territoriali può rappresentare una modalità di declinazione di quest’esigenza, non un OBBLIGO. In tanti, me compreso, preferiamo l’ambito unico regionale che è totalmente legittimo istituire. Si può non essere d’accordo ma fa parte del dibattito. Vedremo.
    Sulla provenienza dei componenti il Comitato accolgo le tue perplessità con questa riflessione: è colpa di tutti se il clima è esageratamente manicheo ed è proprio per questo che bisogna attivare un confronto per riscoprire e riconoscere il merito delle posizioni degli altri. tra l’altro, il dott. Sorrenti, "quantunque" consulente di Federcaccia, ha grande competenza e onestà intellettuale e sono certo che non appena saranno resi pubblici gli esiti del lavoro del Comitato la tua obiettività e correttezza non potrà che prenderne atto.
    Altro punto: la caccia in deroga non è e non può essere un alibi per andare a caccia a febbraio. Questo pensiero processa un’intenzione che nessun decisore avveduto e responsabile possiede. Ma lo sai che è quasi anche improprio parlare di "caccia in deroga"? La caccia è solo una delle modalità possibili del prelievo venatorio in deroga, figurati se può essere un ‘alibi.
    Tu, caro Stefano, hai una storia che racconta un impegno civile di tanti anni, c’è chi lo apprezza e chi no, come in tutte le cose del mondo. C’è bisogno di più dialogo e confronto, tu più di altri potresti concorrere a promuoverlo. Penso che se certo ambientalismo bandisse tanta intransigenza ed il mondo venatorio riducesse tanta demagogia corporativa potrebbe nascere qualcosa di buono.
    Antonio Pili

  4. 15 Febbraio 2011 a 16:35 | #4

    @Antonio Pili : noi siamo per il confronto, su basi di onestà e trasparenza.
    Ne convieni, Antonio, che prendere quale “esperto” di una pubblica amministrazione (la Regione) che deve decidere in materia di caccia l’esperto di un’associazione venatoria sia quanto meno inopportuno? Nessun “dileggio” personale, ma constatazioni.
    E se fosse stato nominato un “esperto” proveniente dal fronte ecologista non avreste avuto nulla da dire? Non credo. ;)
    L’unico “equilibrio”, a parer mio, è quello di prevedere pareri vincolanti da Istituti di comprovata competenza e super partes, come l’I.S.P.R.A.
    La pretesa di andare a caccia a febbraio non è poi certo uno dei problemi principali della Sardegna e nemmeno uno degli aspetti più rilevanti della gestione del patrimonio faunistico: sarebbe il caso di discutere seriamente – una volta per tutte – del legame cacciatore-territorio e dare attuazione alle previsioni della legge nazionale e della legge regionale sulla caccia in tal senso. E non certo aggirando il buon senso, prevedendo un ambito di caccia unico esteso all’intera Sardegna.
    I cacciatori delle aree urbane vanno responsabilizzati e tanti cacciatori la pensano così. Non immagini quanti cacciatori ci mandino segnalazioni in questa direzione!
    Il confronto va benissimo e gli argomenti non mancano, ma la caccia in deroga quale alibi per andare a caccia a febbraio è semplicemente assurda.
    Stefano Deliperi

  5. Antonio Pili
    15 Febbraio 2011 a 12:28 | #5

    E’ un peccato non alimentare il buon senso e la ragiomevolezza.
    E’ difficile avviare un dibattito con chi vuole le tua estinzione. Chi è anticaccia (cosa rispettabile anche da un cacciatore) non vuole concordare modalità e regole di prelievo venatorio sostenibili e rispettose dell’equilibrio delle specie. Vuole direttamente o gradualmente eliminare la caccia, vuole che il suo interlocutore diventi virtuale. Se un giorno il parlamento avrà una maggioranza per fare questo ne prenderemo atto e rispetteremo la legge. Ma oggi la caccia è una pratica lecita e legittima che trova il suo inquadramento giuridico a livello comunitario, nazionale e regionale. Quindi la caccia esiste e non va criminalizzata, quanto piuttosto gestita con responsabilità e rispetto delle leggi RIGOROSAMENTE.
    Se il crinale è la legge (ovviamente non insegno nulla agli amici del GIG), il confronto è un dovere e non un optional.
    La frase di risposta
    "La “caccia in deroga” prevista dalle norme comunitarie è una cosa, la “caccia in deroga” introdotta dalla legge regionale sarda n. 5/2011 è tutt’altra cosa, un modo per consentire – sotto forme differenti – una prosecuzione della stagione venatoria a febbraio"
    non è accettabile. Le previsioni di deroga sono rigidamente tipizzate dalla direttiva uccelli e la regione Sardegna non ha ulcuna competenza per ampliarne o limitarne le previsioni. tanto è vero che le ipotesi riportate dalla legge regionale sono un "puro" copia – incolla della direttiva. Se poi chi mi risponde fosse meno intransigente dovrebbe riflettere sulla circostanza che la Regione ha deciso di non fare alcuna caccia in deroga. Questa è una notizia.
    Ripropongo. Perchè non facciamo un dibattito in grazia di Dio?
    Altra cosa: avrei gradito più rispetto e meno dileggio verso i tre esperti, il cui curriculum è assolutamente rispettabile, a meno che non si abbia la riserva mentale di pensare che solo il mondo ambientalista anticaccia abbia determinate competenze.

  6. 11 Febbraio 2011 a 18:10 | #6

    @Antonio pili : un confronto serio sul tema è possibile, ma molto poco probabile quando le associazioni venatorie rifiutano in Sardegna di applicare i principi fondamentali della normativa nazionale e regionale, ad iniziare dal legame cacciatore-territorio. La “caccia in deroga” prevista dalle norme comunitarie è una cosa, la “caccia in deroga” introdotta dalla legge regionale sarda n. 5/2011 è tutt’altra cosa, un modo per consentire – sotto forme differenti – una prosecuzione della stagione venatoria a febbraio (basta vedere il comitato di “esperti” recentemente nominato). Non lo diciamo solo noi, ma anche molti cacciatori. Su queste basi, caro Antonio, un confronto sincero e produttivo è molto, molto improbabile.

  7. Antonio pili
    11 Febbraio 2011 a 11:55 | #7

    C’è molta disinformazione in quello che viene scritto.
    La caccia in deroga è prevista dalla normativa con severissimi parametri.
    Se ci fosse meno intransigenza e più capacità di confronto con le ragioni del mondo venatorio di cui orgogliosamente faccio parte si potrebbe promuovere un dibattito utile per tutti.

  8. 8 Febbraio 2011 a 23:07 | #8

    CACCIA: SENATORI PD, IN SARDEGNA E’ NO-LIMITS. MINISTRI INTERVENGANO.

    (ASCA) – Roma, 8 feb – ”Come gia’ ripetutamente successo in Veneto anche in Sardegna e’ stata aperta la stagione di caccia no-limits, in spregio alle normative nazionali ed europee, che da tempo hanno posto sotto un vincolo di protezione le specie selvatiche”. Lo dichiarano i parlamentari del Pd Ermete Realacci, Roberto Della Seta, Susanna Cenni e il responsabile biodiversita’ e politiche faunistiche del Pd Marco Ciarafoni, in merito alla legge approvata dal Consiglio regionale della Sardegna, che ha deciso la deroga di un mese, tutto febbraio, per l’esercizio della caccia.
    ”Il Veneto, e conseguentemente l’Italia – ricordano – , sono stati ripetutamente condannati dalla Corte di Giustizia europea per l’uso scorretto dello strumento della deroga.
    Prima che i cittadini italiani siano chiamati a pagare per le scelte scellerate dell’amministrazione di centrodestra della Sardegna chiediamo ai Ministri Prestigiacomo, Galan e Fitto di esperire un ricorso governativo contro la Legge Regionale del 19 gennaio 2011”.
    ”Autorizzare la caccia a molti volatili nel periodo migratorio e riproduttivo, adducendo delle vaghe e arbitrarie necessita’ di protezione delle coltivazioni agricole, non e’ solo un atto indegno nei confronti della biodiversita’ e del patrimonio faunistico del nostro Paese, ma e’ anche – proseguono gli esponenti del Pd – un massacro della legalita’, che la Corte
    di Giustizia ha gia’ condannato nettamente.
    L’Istituto regionale per la fauna selvatica (IRFS), l’ente indipendente che deve fornire il parere tecnico-scientifico in materia, ad oggi non esiste e la Giunta regionale non ha nemmeno consultato l’Ispra, in palese contrasto con la normativa comunitaria e nazionale.
    La deregulation venatoria decisa dalla regione Sardegna – concludono gli
    esponenti democratici – e’ una scelta scellerata dal punto di vista ambientale e normativo, e dunque ci auguriamo che ci sia un intervento immediato dei ministri competenti”.

    http://www.asca.it/news-CACCIA__SENATORI_PD__IN_SARDEGNA_E__NO-LIMITS__MINIS
    TRI_INTERVENGANO-988406-ORA-.html

  9. 7 Febbraio 2011 a 21:58 | #9

    ed ecco il mitico “comitato di esperti” (art. 2, comma 3°, della legge regionale n. 5/2011), nominato con deliberazione Giunta regionale n. 5/23 del 3 febbraio 2011: Michele Sorrenti (nominato dall’Assessore regionale della difesa dell’ambiente), Mario Pala (nominato dall’Assessore regionale dell’agricoltura) e Giuseppe Angioni (nominato dall’Assessore regionale della sanità).
    Michele Sorrenti è responsabile tecnico- scientifico e della ricerca dell’Ufficio Avifauna Migratoria della Federazione Italiana della Caccia (http://www.ilcacciatore.com/2010/02/03/m-sorrenti-art-38-in-armonia-con-normativa-europea/), il che già dice tutto.
    Mario Pala si ignora chi sia. Su internet si ritrova il titolare di un’azienda vinicola (http://www.pala.it/), ma difficilmente possono essere la stessa persona.
    Giuseppe Angioni non si ha proprio idea di chi sia.
    Naturalmente di curricula nemmeno l’ombra.
    Bene, ulteriore materiale per le nostre prossime azioni contro la caccia a febbraio e l’arroganza istituzional-venatoria.

  10. 3 Febbraio 2011 a 14:57 | #10

    riceviamo e pubblichiamo molto volentieri.

    Il Governo italiano impugna alla Corte Costituzionale la delibera della giunta veneta sulla caccia in deroga.

    Il Governatore Zaia risponde con un decreto urgente per difenderla con un pool di avvocati.
    Il primo atto formale del 2011 del Presidente del Veneto, Luca Zaia, non ha come oggetto la crisi economica, il buco della sanità veneta, gli alluvionati, i disoccupati, le imprese che rischiano di chiudere o i comuni al lastrico, bensì la costituzione di un pool di avvocati per difendere la delibera della giunta regionale del 5 ottobre del 2010 che consente la cosiddetta “caccia in deroga”, ovvero la caccia agli uccellini protetti dallo Stato e dalla Comunità Europea.
    Con un Decreto Urgente, il n.1 del 4 gennaio del 2011, il Governatore del Veneto ha infatti incaricato gli avvocati Barel del foro di Treviso, Zanon dell’Avvocatura regionale e Manzi del Foro di Roma per difendere, a nome della Regione del Veneto, la delibera della Giunta regionale sulla caccia in deroga nel ricorso promosso dal Governo Italiano avanti la Corte Costituzionale.
    Risale al 9 dicembre del 2010 il ricorso n.49082/2010, dell’Avvocatura Generale dello Stato, con il quale il Governo ha impugnato la delibera della Giunta Zaia che consente la caccia ai piccoli uccelli migratori delle specie Storno (Sturnus vulgaris), Fringuello (Fringilla coelebs), Peppola (Fringilla montifringilla), Frosone (Coccothraustes coccothraustes), Pispola (Anthus pratensis) e Prispolone (Anthus trivialis).
    L’avvocatura dello Stato ha contestato alla Regione Veneto quanto da tempo vanno sostenendo le associazioni di tutela degli animali, ovvero: non ci sono i presupposti e le condizioni per applicare le deroghe tramite la caccia, non vengono previsti i cosiddetti “rigidi controlli”, non vengono rispettate le “piccole quantità”, i dati relativi alle popolazioni delle specie cacciate non consentono una determinazione oggettiva delle piccole quantità, viene ignorato il parere negativo dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), i calcoli della Regione Veneto delle piccole quantità sono stati fatti su dati vecchi relativi a precedenti stagioni venatorie, si consente l’uso di richiami vivi di specie protette.
    Nel ricorso di dieci pagine si legge che la Regione Veneto “ha quindi ecceduto dalle proprie competenze e invaso l’ambito di esercizio da parte dello Stato della propria competenza legislativa esclusiva in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema”, e ancora “La delibera impugnata è infine analoga a leggi regionali dichiarate incostituzionali dalla Corte Costituzionale con sentenza n,266/2010 per la violazione dell’articolo 117 della Costituzione.”
    Il ricorso del Governo termina con la richiesta rivolta alla Corte Costituzionale affinché ”voglia dichiarare che non spetta alla Regione Veneto – e per essa alla giunta regionale – stabilire, con propria delibera, un regime in deroga all’art.9 della direttiva 2009/147/CE, in mancanza di requisiti minimi sanciti, nell’esercizio della sua competenza esclusiva in materia di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, dal legislatore statale, contravvenendo alle disposizioni della normativa comunitaria (in particolare non tenendo conto del fatto che, come evidenziato in un parere ISPRA, reso sulla scorta dei rilievi degli uffici tecnici della Commissione Europea, i dati attualmente disponibili a livello europeo non consentivano, per le specie migratrici oggetto della delibera di giunta, una determinazione oggettiva e scientificamente solida della piccola quantità cacciabile).”.
    Come se non bastasse la Giunta Regionale del Veneto, con voti unanimi e palesi, in data 11 gennaio del 2011 ha approvato una ulteriore delibera, la n.3, che conferma i contenuti del succitato decreto del Governatore.
    “Ora Zaia è rimasto il solo Governatore italiano a difendere a spada tratta la caccia ai piccoli uccellini migratori protetti – ha commentato Andrea Zanoni presidente della sezione LAC del Veneto, che ha aggiunto: “Tutti gli organi istituzionali, giuridici e tecnico scientifici hanno inoltre sancito che la caccia in deroga attuata dal Veneto è illegittima: l’ISPRA organo tecnico scientifico riconosciuto a livello mondiale tramite un parere fortemente negativo, la Commissione Europea con un procedimento di infrazione dedicato solo al Veneto, la Corte di Giustizia Europea con una sentenza di condanna dell’11 novembre del 2010, il Governo italiano con l’odierna richiesta di incostituzionalità rivolta alla Corte Costituzionale.
    Grazie a Zaia e alla sua giunta i cittadini del Veneto oltre a dover pagare di tasca loro le feste e i vizi dei cacciatori del Veneto, così come prevedono due recenti delibere che stanziano a tale scopo ben 284.000 euro, le sanzioni dovute alla sentenza di condanna della Corte di Giustizia Europea, ora dovranno pagare anche le parcelle del pool di avvocati chiamati a difendere la caccia in deroga da tutti ritenuta illegittima”.

    LAC – Lega Abolizione Caccia – Sezione del Veneto – Via Cadore, 15/C int.1 – 31100 Treviso – Info: 347 9385856 email lacveneto@ecorete.it – web http://www.lacveneto.it

  11. 3 Febbraio 2011 a 14:46 | #11

    qui “L’uomo è cacciatore”, su Il Manifesto Sardo, 1 febbraio 2011, n. 91: http://www.manifestosardo.org/?p=6795

  12. 2 Febbraio 2011 a 22:44 | #12

    @Sandro Fois : è arrivato a Roma e a Bruxellles ;)
    In seguito vi saranno i successivi “passi” sul piano legale.

  13. Sandro Fois
    2 Febbraio 2011 a 16:49 | #13

    Salve, si hanno notizie sul ricorso contro la caccia in deroga?

  14. 28 Gennaio 2011 a 15:46 | #14

    Yahoo News, 28 gennaio 2011
    Caccia: Eurispes, Italiani Dicono No. Accettabile Solo Per 17,8 Su 100.

    (ASCA) – Roma, 28 gen – La caccia’? un’attivita’ ‘accettabile’ solo per il 17,8% degli italiani. Lo rileva l’Eurispes che, cifre alla mano, sottolinea come oltre la meta’ del campione degli intervistati non approvi per niente la caccia (56,6%) e il 23,9% affermi di approvarla ”poco”. La percentuale di quanti valutano positivamente il fatto di indossare capi di pelliccia supera appena il 14,1% (abbastanza: 11,7%; molto: 2,4%). La disapprovazione raccoglie l’83% delle risposte (58,8% ”per niente” e 24,2% ”poco”). Solo il 10,1% degli intervistati, inoltre, giudica positivamente l’utilizzo degli animali all’interno degli spettacoli circensi. Anche l’acquisto di animali esotici non trova grande consenso: sono infatti il 9,5% coloro che accetterebbero di togliere alle foreste tropicali parte della loro fauna. Benche’ messa al bando dai piu’ (88%), la sperimentazione medica sugli animali e’ intesa come ammissibile dall’8,2% degli italiani, il 7,4% dei quali lo trova un comportamento abbastanza tollerabile. Lascia invece perplessi il dato relativo ai combattimenti tra animali, che, nonostante la generale disapprovazione (90,7%), continua a trovare il sostegno del 2,4% della popolazione. Assolutamente antisociale e’ giudicato invece il comportamento di quanti abbandonano il proprio animale domestico pur di andare in vacanza (98,2% del campione lo giudica un atteggiamento per niente (96,3%) o poco (1,9%) ammissibile.

    http://it.notizie.yahoo.com/19/20110128/tit-caccia-eurispes-italiani-dicono-no-a-59fdfba.html

  15. 26 Gennaio 2011 a 16:23 | #16

    da Metro News Cagliari, 26 gennaio 2011
    Ricorso ecologista anti caccia.

    CACCIA. Parte il ricorso degli ecologisti contro la legge-deroga della caccia in Sardegna. Le associazioni ecologiste Amici della Terra, Lac, Gruppo d’Intervento Giuridico hanno richiesto al Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi e al Ministro Raffaele Fitto di rivolgersi alla Corte Costituzionale e anche all’Ue.

  16. 26 Gennaio 2011 a 16:07 | #18

    da La Nuova Sardegna, 26 gennaio 2011
    Uccisi i cinghiali «protetti» di Bortigali. In un comunicato lo sdegno dei cacciatori iscritti all’autogestita.

    BORTIGALI. La vallata del rio Manigos, che va dalla zona dove è stato recuperato un vecchio molino ad acqua fino alla Macomer-Nuoro, ospita una colonia di cinghiali che sono un’attrazione e una curiosità. C’è chi ha pensato di andarci a caccia. Non si sa chi ha partecipato alla battuta durante la quale pare siano stati uccisi alcuni cinghiali, ma si parla di cacciatori di Macomer e Cagliari. L’autogestita locale ha diffuso un comunicato manifestando sdegno.
    La vallata del rio Manigos è quasi a ridosso delle case della periferia. La separa la strada di circonvallazione che da San Giuseppe porta alla ss. 129 costeggiando il corso d’acqua. Anche per questo quella zona è interdetta alla caccia. Un proiettile fuori controllo potrebbe colpire chi passa sulla strada. Ma a chi è patito di caccia probabilmente questo non interessa. I cinghiali che popolavano la vallata erano una decina. Per molti erano una curiosità. Anziani e bambini lasciavano dei cibo vicino ai cespugli.
    Nel comunicato dell’Austogestita Santu Padre, alla quale fanno capo la gran parte dei cacciatori di Bortigali, si spiega che quell’oasi era rispettata da tutti e che gli stessi cacciatori vedevano di buon grado e partecipavano al foraggiamento degli animali con la consapevolezza che in quella vallata dove, per motivi di sicurezza e per la vicinanza all’abitato, non si poteva esercitare nessuna attività venatoria, i cinghiali erano al sicuro. Ma i soci dell’autogestita avevano fatto male i conti. «Altri cacciatori, o presunti tali – si legge nel comunicato -, nel giorno dell’Epifania e domenica sfidano elementari norme di sicurezza e norme di legge vincolanti per le battute di caccia, stanano facilmente il gruppo di cinghiali e ne abbattono alcuni. Compiono così un’impresa non proprio degna di una grande capacità venatoria e tanto meno di quell’etica propria dei cacciatori, quelli veri». Nel volantino si parla di «un gruppo ben individuato di “fucilieri” di Macomer, sicuramente distante dal mondo venatorio della cittadina riconosciuto per la correttezza, e quindi lontano ed estraneo da tali incivili e illegali comportamenti». L’autogestita si propone ora di organizzare turni di controllo per impedire che la colonia di cinghiali venga distrutta. (t.g.t.)

  17. 25 Gennaio 2011 a 17:43 | #20
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