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La Sardegna terra promessa della speculazione golfistica?

Pineta costiera di Is Arenas e gru

Pineta costiera di Is Arenas e gru

La Commissione permanente “urbanistica” del Consiglio regionale della Sardegna si appresta a varare un testo unificato sulla promozione del golf, che sarà successivamente sottoposto all’esame dell’Aula assembleare. L’originaria proposta di legge dei Riformatori (la n. 83 del 12 ottobre 2009) sarebbe stata modificata in più punti, indicando nei soli progetti di qualità quelli da approvare e sostenere.

A parte il fatto che per “progetti di qualità” si può intendere tutto e nulla, la realizzazione di campi da golf finora è stata in Sardegna quasi esclusivamente la foglia di fico per speculazioni immobiliari, spesso condite con abusi edilizi.

lavori area campo golf, Chia (2007)

lavori area campo golf, Chia (2007)

Basta una verifica veloce:

*   i campi da golf del gruppo Is Arenas s.r.l. sulle dune boscate di Is Arenas (Narbolìa, OR) sono addirittura stati oggetto di una condanna da parte della Corte di Giustizia europea per gravi violazioni della direttiva Hatitat (n. 92/43/CEE) e una nuova procedura di infrazione è stata avviata dalla Commissione europea, sempre su denuncia delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra. E viene definito un “progetto di qualità”;

*  il campo da golf del gruppo Stim s.p.a. sulle rive dello Stagno di Chia (Domus de Maria, CA) è stato ritenuto abusivo (e si è dato corso al ripristino ambientale) con sentenza della Corte d’Appello di Cagliari (si attende a breve la sentenza definitiva della Corte di Cassazione) al termine del relativo procedimento penale avviato su denuncia delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra. Anche questo è stato definito un “progetto di qualità”;

*  il raddoppio della lottizzazione di Is Molas (Pula, CA) è stato giustificato con la realizzazione di nuovi campi da golf e la ristrutturazione dei precedenti: è stata avviata una procedura di infrazione da parte della Commissione europea per violazione della normativa comunitaria sulla V.I.A. (direttive n. 85/337/CEE e n. 97/11/CE), sempre su denuncia delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra. Anche questo è stato definito un “progetto di qualità”, grazie al coinvolgimento dello Studio Fuksas.  

progetto ampliamento e ristrutturazione Is Molas

progetto ampliamento e ristrutturazione Is Molas

Ricordiamo, poi, che ogni campo da golf,  tipo medio, a 18 buche, secondo stime dell’Associazione Europea del Golf, consuma in media 2.000 metri cubi di acqua al giorno, cioè 730.000 metri cubi di acqua all’anno.     Ovvero ogni 24 ore un percorso golfistico si “beve” la stessa quantità d’acqua consumata da un paese da 8-9.000 residenti.

Bisogna inoltre tener conto anche degli alti livelli di evaporazione e di drenaggio, mentre – in alternativa – le precipitazioni piovose necessarie per il mantenimento di un green golfistico (prato di graminacee perenni) devono essere di almeno 2.000 ml/anno (European Golf Association Ecology Unit, An environmental strategy for golf in Europe, Information Press, Oxford, 1995).                      Analogamente si devono sottolineare l’uso dei fertilizzanti (a base di azoto, fosforo e potassio “a lenta cessione”) e dei fitofarmaci utilizzati per prevenire l’attacco da parte di patogeni di origine fungina, contro insetti, acari ed erbe c.d. infestanti, per non parlare pesticidi e diserbanti per l’ordinaria gestione del circuito golfistico.

L’uso dell’acqua per il golf dunque oltre ad essere considerato una sorta di lusso insopportabile tra i consumatori, anche per alcune  norme legislative sembrerebbe essere non ammesso: “nei periodi di siccita’ e comunque nei casi di scarsità di risorse idriche,….deve essere assicurata, dopo il consumo umano, la priorità dell’uso agricolo” (art. 28 della legge n. 36/1994 e successive modifiche ed integrazioni).     

cartello sequestro penale campo golf Chia (2007)

cartello sequestro penale campo golf Chia (2007)

I vantaggi ambientali ed economici per la collettività non sono pertanto così rilevanti, anzi…

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

 

da La Nuova Sardegna, 27 gennaio 2011

Venti campi da golf da Alghero al Sulcis. Ma spetterà al Consiglio regionale stabilire regole ferree e cubature massime.

TURISMO E AFFARI. Missione in Spagna per il Consorzio di imprese che ha ufficializzato strategie e investimenti.  Umberto Aime
 CAGLIARI. Operazione Spagna, perché in Andalusia con il golf hanno trasformato un deserto nella lussureggiante Costa du Sol. «Vedrete così quello che qui hanno realizzato e visto che i nostri progetti sono ispirati ai loro, vi renderete conto della qualità di quello che vogliamo fare da Alghero al Sulcis». È stato questo il messaggio che una settimana fa il neonato Consorzio Golf Sardegna ha lanciato ai politici. Insieme alla proposta di costruire venti campi – quattro esistono già – da spalmare nel nord-ovest dell’isola (da Alghero alla provincia di Oristano), nel nord-est (Baronia, Santa Teresa e Costa Smeralda), nel sud-est (da Villasimius verso l’Ogliastra) e nel sud a cavallo tra le province di Cagliari, del Sulcis-Iglesiente e del Medio Campidano.  Formato da circoli in attività, Pevero e Chia Laguna, da imprese che hanno tre progetti immediatamente cantierabili, a Porto Conte, Alghero e Palau e da altre otto aziende pronte a scendere in campo, il Consorzio sulla cartina della Sardegna ha messe da tempo venti bandierine, ma aspetta ancora che il Consiglio regionale discuta la proposta di legge presentata due anni fa dai Riformatori.  Senza norme non si può far nulla e visto che ci sono ancora molte resistenze, soprattutto sui metri cubi da autorizzare intorno alle diciotto buche, ecco spiegato il perché dell’Operazione Spagna.  Vedere, per credere, questa è la sintesi dell’invito in Andalusia, un ex Mezzogiorno. Invito raccolto dall’assessore all’Ambiente, Giorgio Oppi, dal presidente della commissione Urbanistica, Matteo Sanna, dal primo firmatario della proposta di legge, Franco Meloni dei Riformatori, dal consigliere del centrosinistra Carlo Sechi e da quello del Pdl Antonello Peru, più Francesco Lippi della Federazione Golf.  Ebbene, il risultato della trasferta è questo: in Spagna le eccellenze ci sono davvero. Dall’esclusivo circolo Valderrama, fra i soci c’è Re Juan Carlos di Borbone, considerato da sempre il “campo più bello d’Europa” al Reserva di Sotogrande, gestito dalla catena Nh, conosciuta in Italia per aver risollevato le sorti dei Jolly Hotel e che solo qui fattura trenta milioni l’anno. Poi ci sono un’altra ottantina di campi in cento chilometri, sempre abbastanza distanti dal mare e comunque tutti di un verde intenso che emerge dalla macchia mediterranea, che s’insinua tra laghetti naturali e pietroni di granito. Sembra uno spicchio di Sardegna, quella più selvaggia. Ma va subito denunciato che non lontano dai green la costa spagnola non è certo un bell’esempio: troppi condomini-loculi, pessimi e per fortuna improponibili dalle nostre parti. Il contrasto fra l’orribile e il bello è spesso ravvicinato, da brivido, bocciato con sdegno anche dai consiglieri regionali. Per rifarsi lo sguardo, bisogna guardare solo le eccellenze: club house e beauty farm arabeggianti, intorno a ville discrete di cui spuntano solo i tetti. Questo sì che è perfetto, almeno nell’architettura: se così vorrà la legge, bisognerà saper copiare.
 Qui ogni anno vengono a svernare i golfisti dell’Europa del Nord e trovano quello che cercano: un Grand Tour in cento chilometri. Ogni giorno per sei-sette mesi l’anno finlandesi, svedesi e norvegesi cambiano campo e dovunque vadano, dicono gli indigeni, arricchiscono un territorio che pare coinvolta dalla mattina alla notte.  Se i progetti del Consorzio sono questi, li chiamano piani di alta qualità, se il golf può davvero garantire cinquecentomila turisti in più nei mesi di spalla con un fatturato presunto intorno ai 150 milioni, allora spetterà al Consiglio regionale imporre le regole su rispetto dell’ambiente e quantità di metri cubi. Sì, serve subito una legge chiara e trasparente. E proprio oggi la commissione Urbanistica deciderà i tempi per approvarla.

Stagno di Chia

Stagno di Chia

 

IL PRESIDENTE. «Saremo rispettosi della legge».

 CAGLIARI. Stefano Poddighe, imprenditore, nel 2005 candidato dal Pdl alla Provincia di Sassari, è il presidente del Consorzio Golf Sardegna.
 - Proponete 20 nuovi campi: non sono troppi?
 
«No. L’importante è che siano spalmati bene sul territorio. Non dobbiamo concentrarli, noi puntiamo a realizzare un circuito regionale».
 - Il golf è sempre un business?
 
«Si chiaro: se intorno non ci sono strutture ricettive e residenziali, il campo da solo non si regge».
 - Ma c’è chi sospetta: i green solo sono una scorciatoia edilizia.
 
«Sbagliato, è un preconcetto. Ribalto la domanda: io imprenditore che interesse ho a riempire di metri cubi l’ambiente? Nessuno. Lo sappiamo tutti: il brutto ti resta sul groppone. Invenduto».
 - È innegabile: gli speculatori esistono.
 
«Ma sarà facile scoprirli e metterli subito alla porta se ci sarà una legge regionale dalle maglie molte strette».
 - Qualche esempio.
 
«Porre un limite minimo per gli ettari: sotto i cento fra campi e costruzioni il permesso è negato. Questa tra l’altro è una nostra richiesta e conferma che crediamo nel rispetto assoluto delle norme paesaggistiche e ambientali».
 - Sicuro?
 
«Lo giuro. E aggiungo, anche i metri cubi dovranno essere stabiliti per legge. Purché ci permettano di rientrare nei conti economici».
 - Dia un’altra garanzia.
 
«L’altissima qualità dei progetti che presenteremo».
 - Di metri cubi non parla?
 
«Ipotizzo: non più di centomila per ogni campo. Cioè appena il 3 per cento di superficie occupata su cento ettari. Dunque, nulla».
 - È sicuro che il golf trascinerà lo sviluppo?
 
«Dovunque è stato così. Ci sono territori che prima non non avevano nulla e con i comprensori sportivo-residenziali hanno scoperto il benessere. È stato così in Spagna, lo sarà presto in Turchia e nei paesi dell’Est. Perché la Sardegna deve rimanere tagliata fuori?»

 

Is Molas, nota Commissione europea procedura di infrazione, 2009

Is Molas, nota Commissione europea procedura di infrazione, 2009

IL PROGETTO. Due miliardi in gioco.

Numero di campi. Venti nuovi, quatto già esistono, tutti da 18 buche.
Quattro poli. Nel Sud Sardegna sulla direttrice della Statale 195, nel Nord-Ovest tra Alghero e Oristano, nel Nord-Est dalla Baronia a Santa Teresa compresa anche la Costa Smeralda e nel Sud-Est dell’isola da Villasimius verso l’Ogliastra.
Investimento previsto. Due miliardi in arrivo da aziende sarde e partner internazionali.
Costo. Cinquecentomila a buca, massimo dieci milioni per ogni campo.

Tempi. Due anni di cantiere dall’approvazione della legge regionale.
Occupazione ipotizzata. Quattromila assunti per la costruzione (tre progetti sono subito cantierabili), duemila all’interno del circuito Golf Sardegna, oltre seimila nell’indotto.
Flusso turistico. Cinquecentomila presenze in più da ottobre ad aprile.
Permanenza media del golfista. Sette notti, otto giorni in albergo.
Spesa media. 1.400-1.800 euro comprese le spese di viaggio.
Fatturato presunto. Centoquaranta milioni escluse le spese di viaggio.

 

LA COMMISSIONE.

Matteo Sanna. (consigliere regionale del Fli e presidente della commissione Urbanistica).
«Abbiamo lavorato a fondo sulla proposta di legge. In commissione, abbiamo raggiunto anche diversi punti d’incontro con le opposizioni. Uno su tutti: dare il via libera soltanto ai progetti di qualità, che sono tra l’altro gli unici destinati a integrarsi con l’ambiente. A questo punto i tempi sono quasi maturi, perché la legge passi all’esame dell’aula e dunque saremo in grado di rispettare l’impegno preso con il Consorzio Sardegna: entro la legislatura daremo risposte certe, sì o no, a chi presenterà un progetti per i nuovi campi. Stamattina decideremo l’iter della legge».

 

IL CENTROSINISTRA.

Carlo Sechi (consigliere regionale della Sinistra) «Non sono pregiudizialmente contrario ai campi da golf. O meglio ancora, sono favorevole solo a progetti di qualità. Il resto non può interessarci e tanto meno interessa la Sardegna. Sia chiaro: spetterà ancora una volta alla politica tenere lontane dai nostri territori speculazioni palesi o sotterranee. Per evitare rischi ambientali, è indispensabile che la legge per il golf preveda criteri e paletti chiari e inderogabili sulle cubature. Quando i controlli della politica hanno funzionato, gli abusi sono stati evitati sul nascere. Anche in questo caso tutto dev’essere chiaro: nel rispetto del piano paesaggistico, non sono ammesse zone d’ombra».

 

IL CENTRODESTRA.

Franco Meloni. (consigliere regionale dei Riformatori e primo firmatario della proposta di legge).
«Rispetto alla bozza presentata dal nostro gruppo, i cambiamenti in commissione sono stati diversi. Prima di tutto abbiamo escluso i finanziamenti a sostegno dei privati e questo passo è servito a stemperare molte polemiche. Sono stati gli stessi imprenditori a dirci di non volere quei soldi. Secondo, per quanto riguarda le cubature l’indice di fabbricabilità sarà superiore a quello previsto nella proposta e potrà andare oltre il limite “agricolo”. L’importante è che da parte degli imprenditori ci sia una ricerca ossessiva della qualità e che la Regione non lasci nulla al caso. C’è bisogno di regole certe. Terzo, nella bozza il limite minimo di estensione dell’area interessata ai nuovi insediamenti era intorno ai 50 ettari, ma adesso sappiamo che questo limite va raddoppiato nel caso in cui gli imprenditori scelgano le procedure celeri previste dalla futura legge. E cioè: 70 per il campo e 30 destinati alle iniziative turistico-residenziali, purché, ripeto, siano di ottima qualità».

farfallina azzurra

farfallina azzurra

 

Il fronte del no. Sulla Rete sono in tanti gli oppositori ai nuovi impianti non soltanto in Sardegna. «Attenti agli speculatori immobiliari mascherati».

CAGLIARI. È inutile negarlo: esiste anche un fronte del no. No, ai nuovi campi da golf. Va subito detto che in passato imprese e impresari i guai se li sono andati a cercare. Ad esempio a Is Arenas e a Chia, dove hanno fatto fin troppo legna nella pineta oppure si sono rubacchiati fette di spiaggia, tanto da scatenare non soltanto lo sdegno e le denunce degli ambientalisti ma anche l’intervento della magistratura.
 Adesso il Consorzio Sardegna sostiene che gli errori del passato non si ripeteranno più: «Basta che ci sia una legge chiara dall’inizio alla fine». Si dicono aperti al confronto con la politica («Deve darci finalmente le risposte che ormai aspettiamo da troppi anni») e con i loro avversari di sempre, gli ambientalisti.
 Sulla Rete i siti anti-golf si contano a centinaia, con molte adesioni anche dall’isola. Le contestazioni sono sempre le stesse. C’è chi denuncia l’avvenuta devastazione dell’ambiente e porta come prova quello che è accaduto non soltanto nell’Oristanese e nel comune di Domusdemaria-Chia, ma anche altrove.
 Il rischio del territorio stravolto dal campo da golf è il problema dei problemi: gli sbancamenti fanno paura. Poi c’è una seconda accusa pesante lanciata da un sito all’altro: «Il golf è un trucco studiato a tavolino dagli imprenditori, per costruire dove altrimenti non potrebbero». Anche in questo caso gli esempi non mancherebbero, vedi ancora Chia, ma buona parte delle colpe in questo caso sono scaricate dai siti anche sui politici: «Colpevoli – si legge – di non dire mai da che parte stanno. Continuano a ballare fra deroghe e leggine, senza mai mettere delle barriere». Poi c’è il terzo atto d’accusa: l’irrigazione. I campi sono delle spugne – dicono gli ambientalisti – e l’acqua non va sprecata.  Infine, c’è stato lo scandalo dei finanziamenti, per fortuna rientrato: nella bozza all’esame della commissione Urbanistica del Consiglio regionale si parla solo di procedure, ettari e criteri. I soldi sono stati cassati.  A tutte queste contestazioni il Consorzio Sardegna si dice pronto a replicare. Che cominci il confronto.

 

(foto Is Molas, G.C.F., C.B., S.D., archivio GrIG)

  1. 9 Marzo 2011 a 16:15 | #1

    <a href="#comment-16524">@fabio </a>
    Il campo da golf è cemento.
    Senza cemento i campi da golf non esisterebbero.In Italia e nel mondo.
    Leggi quest’inchiesta giornalistica:
    http://www.italianostra.org/wp-content/uploads/2010/08/golf_6810.pdf

  2. 8 Marzo 2011 a 15:33 | #2

    si sveglia anche il P.D., meno male.

    da La Nuova Sardegna on line, 8 marzo 2011
    Pd: «Dietro quei campi da golf la speculazione edilizia».
    L’opposizione attacca il progetto di legge che prevede la realizzazione di 20 nuovi campi da golf nell’isola. Previsto per venerdì il voto finale della commissione. (Filippo Peretti): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/03/08/news/pd-dietro-quei-campi-da-golf-la-speculazione-edilizia-3628575

  3. 24 Febbraio 2011 a 20:26 | #3

    A.G.I., 24 febbraio 2011
    TURISMO: ENTRO APRILE NUOVA LEGGE PER PROMUOVERE GOLF.

    Cagliari, 24 feb. – Piu’ volumetrie, copertura sul territorio regionale, rapidita’ delle procedure: sono le principali modifiche apportate dalla commissione Urbanistica in Consiglio regionale alla proposta di legge sul golf, presentata nell’ottobre 2009 dai Riformatori e approvata nei giorni scorsi a maggioranza dall’organismo consiliare. Il testo, che dovrebbe diventare legge entro aprile, parte dall’idea di destagionalizzare i flussi turistici, promuovendo il sistema golfistico con la costruzione di 25 campi e con la previsione di raggiungere in pochi anni tra l’8 e il 12% del Pil nel settore turistico (dal 4 attuale). “A spese nostre siamo stati in Spagna come commissione – ha spiegato il presidente dell’Urbanistica, Matteo Sanna – e abbiamo avuto modo di vedere quali ricadute l’attivita’ golfistica puo’ avere sul territorio. Abbiamo visto modelli da prendere ad esempio ed altri da evitare e anche da questi abbiamo cercato di migliorare ulteriormente la proposta di legge. Questo testo nasce anche dagli incontri con gli operatori, con gli imprenditori del settore turistico, con esperti del settore: non e’ un caso che si sia gia’ costituito un consorzio di imprenditori, promosso dalla Confindustria, disposti ad investire grazie a questa legge”.

  4. 7 Febbraio 2011 a 20:01 | #4

    da Metro News Sardegna, 7 febbraio 2011
    Golf, acqua e polemiche. (Maurizio Bistrusso)

    Campi da golf? No grazie. La Sardegna rischia di essere prosciugata da 20 nuovi campi da golf e minacciata da una nuova colata di cemento. A dare l’allarme è Stefano Deliperi, Presidente del Gruppo d’Intervento Giurdico: «Vogliono costruire un numero di campi da golf che rischia di far diventare la Sardegna la terra promessa della speculazione golfistica. Ma stanno facendo i conti senza l’oste.
    I vantaggi ambientali ed economici per la collettività, visti i precedenti, non giustificano il nuovo provvedimento regionale». La Commissione urbanistica del Consiglio regionale ha redatto un testo unificato sulla promozione del golf che prevede la costruzione di impianti che potranno essere approvati solo se saranno indicati come “progetti di qualità”. «Se dovesse servire sono tutti progetti di qualità – dice Deliperi – la realizzazione di campi da golf finora ha favorito, quasi esclusivamente, speculazioni immobiliari e abusi edilizi. L’isola non può essere identificata come una regione che possa sviluppare un circuito golfistico a livello internazionale.
    La collettività rischia di pagare a caro prezzo i costi dell’acqua necessaria per l’irrigazione e per l’utilizzo dei fertilizzanti, dei fitofarmaci, dei pesticidi e diserbanti per l’ordinaria gestione del circuito golfistico». Ogni campo da golf, tipo medio, a 18 buche, secondo stime dell’Associazione Europea del Golf, consuma in media 2.000 metri cubi di acqua al giorno. «L’uso dell’acqua per il golf è ormai un lusso insopportabile – continua Deliperi – ogni anno vengono versati in mare dal depuratore della Tecnocasic circa 25 milioni di litri. Dobbiamo usare acqua riciclata».

  5. BlackPanther
    7 Febbraio 2011 a 12:48 | #5

    sull’unione di oggi si parla proprio dell’ok della regione riguardo la costruzione del “paradiso” del golf, cosi lo chiamano loro…

    http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/212696

  6. salvatore
    4 Febbraio 2011 a 15:21 | #6

    il campo da golf non è solo il green ma anche l’elemento immobiliare che si sviluppa attorno. pensi di costruirlo tu? scordatelo perchè la manodopera ed i materiali arriveranno da altre parti. pensi di gestirlo tu? scordatelo perche se non conosci almeno due lingue al massimo farai il giardiniere (e non credo che l’indotto sia solo questo). pensi che i golfisti vengano a mangiare nella tua pizzeria di paese? non pensarlo perche avranno la cucina internazionale della club house. pensi di poter passeggiare liberamente per i territori un tempo liberi? dimenticalo, altrimenti ti ritroverai a fare i conti con le guardie private (non sarde). in compenso avrai da gestire la riqualificazione dei territori rovinati per sempre (e ciò non mi fa stare molto sicuro). e allora? incrementiamo l’ofelimità del territorio sardo migliorando le condizioni delle campagne, i centri minori ricchi di storia e di fascino, creando piccole realtà di trasformaazione di prodotti di qualità che attirino non solo i ricchi(ma isolati) golfisti ma tutti coloro che vogliono vivere un’esperienza unica di vita e cultura millenaria. ciò vale, naturalmente anche per cagliari che qualcuno vorrebbe trasformare nella “capitale della birretta”. comunque ci ricorderemo al momento opportuno. meditiamo.

  7. 28 Gennaio 2011 a 22:50 | #7

    @fabio : mantenere un campo da golf in Sardegna “costa” parecchio anche sul piano ambientale. Acqua, anticrittogamici, diserbanti, ecc. Non siamo in Irlanda o in Scozia, dove – tra l’altro – utilizzano le pecore per mantenere il green ;) Qui in Sardegna, poi, il golf è stato spesso il pretesto per speculazioni immobiliari. C’è da essere molto prudenti e attenti.

  8. fabio
    28 Gennaio 2011 a 22:02 | #9

    seguo sempre con partecipazione le battaglie del gruppo di intervento giuridico.
    Tra tutte, quelle contro i campi da golf mi lasciano un pò più perplesso.
    Da un lato, difatti, il campo da golf non rovina il paesaggio, che può essere addirittura valorizzato anche sotto il profilo ambientale da un progetto elaborato con cura.
    Dall’altro, il turismo del golf è uno dei pochi che dura tutto l’anno, e permette di avere turismo anche in periodi normalmente “morti”, al punto che la spagna soprattutto nè ha fatto un obiettivo prioritario.
    Un conto, quindi, è vigilare perchè la costrzuone di un campo da golf non diventi la scusa per una colata di cemento; un altro è opporsi ad una delle poche inziative che forse meritano, con le dovute cautele, di non essere osteggiate.
    Ciao a tutti, Fabio

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