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Sardistàn, solita pattumiera.

industrie, Portovesme

industrie, Portovesme


Ancora una volta è stato scoperto un carico radioattivo diretto alla Portovesme s.r.l. Tre autoarticolati hanno viaggiato per mezza Italia lungo strade, porti, traghetti con 70 tonnellate di materiali contaminati (forse Cesio 137).    Non è la prima volta che accade.    Non si può che ribadire la richiesta di controlli ambientali pubblici da parte dell’A.R.P.A.S. ai porti di arrivo dei materiali e a Portovesme.

A meno che non si voglia che la Sardegna – degradata a Sardistàn, oscura isola del Mediterraneo – sia utilizzata come una pattumiera radioattiva.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

da La Nuova Sardegna, 30 gennaio 2011

Allarme radioattività alla Portovesme Srl, fermati tre camion contaminati.

Allarme radioattività alla Portovesme srl. All’ingresso della fabbrica sono stati fermati tre camion carichi di fumi di acciaieria che non hanno passato il controllo radioattività. Gli automezzi erano partiti da San Polo in provincia di Brescia ed erano passati indenni per i porti di Genova e Porto Torres. E così a Portovesme sono piombati i carabinieri del Noe e i tecnici dell’Arpas. Tutta la zona circostante l’area di parcheggio dei tre automezzi è stata interdetta. Erminio Ariu

PORTOVESME. Hanno viaggiato da San Polo, in provincia di Brescia, fino a Portovesme, passando indenni per i porti di Genova e Porto Torres: nessuno si è accorto che dentro quei sacchi in similpelle pieni di fumi d’acciaieria c’erano sostanze radioattive. Solo il portale della Portovesme Srl, ultimo strumento abilitato al controllo, ha rilevato venerdì che un camion con fumi di acciaieria partito tre giorni prima dalla Lombardia attivava il contatore geiger installato all’ingresso dello stabilimento di piombo e zinco. Identico allarme si è registrato per due camion arrivati subito dopo. E così a Portovesme sono piombati i carabinieri del Noe e i tecnici dell’Arpas. Tutta la zona circostante l’area di parcheggio dei tre automezzi è stata interdetta.
I tecnici dell’azienda metallurgica, nonostante le bolle di accompagnamento attestassero valori nulli di radioattività, hanno bloccato il mezzo per sottoporlo, secondo le disposizioni aziendali, a un ulteriore accertamento con un dispositivo radiometrico a mano che ha confermato che il materiale in ingresso (complessivamente settanta tonnellate) era contaminato presumibilmente da Cesio 137. Per scrupolo le verifiche sono state ripetute fino alla nausea, ma i picchi riportati dai videoterminali del sistema di controllo non hanno modificato i valori iniziali ed è scattato l’allarme. portovesmebacini2 copia
Camion e carico sono stati trasferiti immediatamente nell’area riservata, mentre altri due articolati provenienti da San Polo, con la bolla d’accompagnamento immacolata dello stabilimento Alfa Acciai, si sono presentati all’ingresso del settore materie prime facendo vibrare il contatore geiger. I tre mezzi scortati sono finiti in un cantuccio della fabbrica per ulteriori controlli. I primi ad arrivare a Portovesme sono stati i carabinieri del Noe di Cagliari, coordinati dal capitano Angelo Murgia, seguiti dai tecnici dell’Arpas, dipartimento del Sulcis Iglesiente.

Sono stati prelevati campioni dai tre mezzi e sottoposti ad analisi chimico-fisiche. L’azienda ha immediatamente nominato come consulente il professor Antonio Sollai, dell’Università di Cagliari, per avere indicazioni sui possibili pericoli che potrebbero verificarsi anche con il solo stazionamento a lungo termine dei materiali contaminati dal cesio. Intanto l’amministratore delegato della Portovesme Srl ha imposto la presenza di tecnici dell’Alfa Acciai, la ditta fornitrice dei fumi di acciaieria, e non è escluso che la società sarda ricorra ad azioni legali a tutela dell’immagine.
«In tutta questa vicenda – ha spiegato Giorgio Tore, direttore dell’ Arpas del Sulcis Iglesiente – emergono alcuni aspetti positivi: il primo riguarda l’attenzione della fabbrica sarda alla qualità delle materia prime utilizzate nello stabilimento. La Portovesme Srl ha sistemato all’ingresso della fabbrica un portale radiometrico tarato per rilevare anche bassi valori di radioattività. Il secondo aspetto positivo è la tempestività con cui l’azienda e gli enti preposti hanno agito, e ciò ha consentito di mettere in moto le operazioni di messa in sicurezza riducendo a zero i rischi. Lunedì mattina si faranno ulteriori accertamenti con i tecnici di Alfa Acciai, ma mi preme affermare che si tratta di materiali con bassi tassi di radioattività».
In fabbrica e soprattutto negli ambienti sindacali si punta il dito contro le istituzioni della penisola e sulla fabbrica di San Polo che hanno consentito che i tre carichi radioattivi potessero giungere a Portovesme senza alcun sospetto. Il rigore che la Portovesme Srl si era imposta anni addietro ha evitato di inviare nei forni Waeltz fumi radioattivi per settanta tonnellate contaminate da Cesio 137.
«È un fatto gravissimo – ha commentato Francesco Carta della Cgil – perché nessuno si è accorto, nella penisola, della pericolosità del carico. Spero che dietro questa spedizione non ci sia un complotto per danneggiare la Portovesme Srl. Se quel carico fosse passato indenne anche al cancello della fabbrica qualcuno avrebbe potuto mettere in conto che inviare sostante radioattive in Sardegna è un gioco da ragazzi».
I carabinieri del Nucleo operativo ecologico e di Cagliari e i tecnici dell’Agenzia regionale per l’ambiente hanno preso in mano la vicenda e hanno già inviato alla procura della Repubblica di Cagliari un rapporto informativo.

(simulazione per conto GrIG, foto S.D., archivio GrIG)

  1. 17 Febbraio 2011 a 16:25 | #1

    da La Nuova Sardegna on line, 17 febbraio 2011
    Portovesme, rispediti al mittente i tir “radioattivi”. I tir carichi di fumi di acciaieria contaminati da Cesio 137 sono ripartiti alla volta dell’azienda di Brescia dove erano stati prodotti.

    PORTOVESME. Sono partiti, questa mattina, i due container di fumi di acciaieria contaminati da Cesio 137. I due camion della ditta Mit Nuclerae dopo un attento controllo degli agenti della polizia stradale di Carbonia, hanno abbandonato il piazzale della Portovesme srl dove erano stati bloccati 15 giorni fa, quando il contatore geiger aveva riscontrato valori radiometrici superiori alla norma.
    I due camion scheramati nella cabina di guida, a protezione dei conducenti, hanno varcato i cancelli alle 11.35 e dovranno arrivare a Olbia pochi minuti prima della prtenza del traghetto. Nei due container sono custodite 55 tonnelate di fumi di acciaieria.
    Il resto, altre quindici tonnallate non contaminate, sarà spedito nei prossimi giorni con destinazione Alfa Acciai di Brescia

  2. 12 Febbraio 2011 a 11:14 | #2

    da La Nuova Sardegna, 12 febbraio 2011
    Ordine perentorio della prefettura di Cagliari dopo i controlli. Tir al cesio, 10 giorni di tempo per rispedirli indietro a Brescia.

    PORTOVESME. Dieci giorni di tempo per trasportare sulla penisola i tre container al cesio. Li ha accordati ieri la prefettura di Cagliari alla dirigenza della Portovesme Srl. I Tir saranno riportati all’azienda bresciana da dove sono partiti un paio di settimane fa. Contengono residui di fumi d’acciaieria con radioattività superiore al consentito.
    Le Procure della Repubblica di Cagliari e Brescia avevano aperto una inchiesta sul carico, bloccato all’ingresso della fabbrica del Sulcis Iglesiente. Nei container sono state trasportate circa 70 tonnellate, partite dalla Alfa Acciai di San Polo Brescia, con un viaggio in nave da Genova a Cagliari. I si trovano tuttora in un’area isolata. A confermare la contaminazione da Cesio 137 sono state le analisi dell’Arpas.
    La decisione arriva, come si legge in un comunicato, «a conclusione dell’istruttoria prevista in materia di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti». Il provvedimento è firmato dal Prefetto Giovanni Balsamo.
    Ieri la Portovesme Srl ha reso noto «che un vettore di propria fiducia, munito della prevista autorizzazione, ha elaborato uno specifico piano di trasporto, subito sottoposto alla prefettura e, per le conseguenti verifiche di adeguatezza tecnica, ai Comandi dei vigili del fuoco, della Stradale e della Capitaneria.
    «Entro 48 ore – si spiega ancora nella nota – questii Comandi dovranno appunto provvedere a tali verifiche e, a seguire – presumibilmente giovedì prossimo, prima data utile in ragione dei collegamenti marittimi esistenti fra Olbia e Piombino utilizzabili nell’occasione – il carico sarà nuovamente trasferito nella penisola, con la puntuale osservanza delle disposizioni che regolano il trasporto di merci pericolose sia per quanto attiene alla parte via terra sia per quella via mare, in una località individuata per lo smaltimento e lo stoccaggio».
    Nel frattempo i container resteranno confinata a debita distanza dagli impianti della società, in un’area estrema della zona industriale di Portovesme. La stessa nella quale sono stati collocati dopo l’allarme.

  3. 6 Febbraio 2011 a 20:49 | #3

    da La Nuova Sardegna, 6 febbraio 2011
    L’operazione per rispedire al mittente i camion pieni di «fumi» radioattivi non sarà immediata. Scorie al cesio, rischio beffa. Le istituzioni non hanno ancora predisposto un piano di prevenzione. (Erminio Ariu)

    PORTOVESME. Dopo la paura, pura la beffa. Non sarà un’operazione facile e immediata rispedire al mittente i tre container di fumi di acciaieria contaminati da materiale radioattivo e fermati all’ingresso della Portovesme srl dopo che il portale radiometrico dell’azienda ha riscontrato valori anomali. I camion con i cassoni pieni di scarti, spediti dieci giorni da Brescia con la bolla di accompagnamento firmata da Alfa Acciai, sono ancora parcheggiati in un’area off limits dello stabilimento.
    Sono in attesa che le istituzioni preposte predispongano un piano di prevenzione per rimandare al mittente il materiale contaminato dal Cesio 137. Portovesme srl, per motivi di sicurezza ma anche di immagine, ha rifiutato di trattare anche il carico risultato non contaminato e tutta la partita di 70 tonnellate di residui di lavorazione degli alti forni bresciani dovrà tornare comunque a San Polo, dove da tempo i dubbi e le preoccupazioni degli abitanti dei centri limitrofi denunciano delle presunte irregolarità da parte di Alfa Acciai nella gestione degli impianti.
    Già, ma quando avverrà il trasferimento del pericoloso carico? Per il momento non ci sono date certe e aumenta la preoccupazione sia all’interno dell’azienda che nel territorio. Il foglio di via potrebbe essere approntato in pochi giorni ma per spedire l’intero carico occorre predisporre un piano dettagliato da parte delle autorità sanitarie, dei vigili del fuoco, dei carnieri del Noe e dell’Arpas.
    Un piano da predisporre ma anche da approvare sulla base di precedenti esperienze maturate in altre aree della penisola. Si è detto che la contaminazione dei fumi non era tale da creare danni alla salute ma dopo il vertice in prefettura sono spuntati tanti e tali accorgimenti di prevenzione che lasciano intendere che il carico non era sicuramente acqua di rose e che qualche problemino avrebbe potuto causarlo. Ci vorrà come minimo qualche settimana prima di predisporre il piano di trasferimento che dovrà essere valutato dai vigili del fuoco, dall’Arpas, dalla Regione, dalla provincia Carbonia Iglesias e dalla prefettura. Eppure, nonostante l’allarme suscitato dalla presenza dei fumi contaminati, le istituzioni non hanno emesso un solo comunicato per tranquillizzare gli operai e gli abitanti della zona.
    «Sarebbe bastato un comunicato di rassicurazione – sostiene il consigliere provinciale Angelo Cremone – invece abbiano avuto delle notizie soltanto attraverso i giornali. Neppure il sindaco di Portoscuso si è sentito in dovere di informare il paese. Mi chiedo se per rimandarli a Brescia occorreranno tanti accorgimenti significa che nel viaggio di andata Alfa Acciai ha agito con una superficialità davvero irresponsabile».

  4. 4 Febbraio 2011 a 20:09 | #4

    da La Nuova Sardegna on line, 4 febbraio 2011
    Portovesme, allarme radioattività, i tir contaminati tornano a Brescia.
    Verranno riportati all’azienda bresciana da dove sono partiti la scorsa settimana i due container con residui di fumi di acciaieria trovati a Portovesme con una radioattività superiore al consentito. Lo ha deciso il Prefetto di Cagliari che ha presieduto oggi un vertice per dare il via al provvedimento con un decreto.

    CAGLIARI. Anche le Procure della Repubblica di Cagliari e di Brescia aveva aperto una inchiesta sul carico radioattivo che era stato bloccato la settimana scorsa all’ingresso della fabbrica Portovesme Srl, nel Sulcis Iglesiente.
    Si tratta di tre tir container che hanno trasportato circa 70 tonnellate di fumi d’acciaieria partiti dalla Alfa Acciai di San Polo Brescia, e giunti in Sardegna dopo un viaggio in nave da Genova a Cagliari.
    Il controllo radioattività è scattato all’ingresso della fabbrica sarda ed i camion sono stati posti in un’area isolata. E’ stata riscontrata una contaminazione da Cesio 137 come hanno confermato le analisi dell’Arpas.

  5. 4 Febbraio 2011 a 15:23 | #5

    come volevasi dimostrare.

    da La Nuova Sardegna, 4 febbraio 2011
    «Quel carico è fortemente radioattivo». Portovesme Srl, l’Arpas smentisce le rassicurazioni dell’Alfa Acciai.
    TIR CONTAMINATI. Rilevato il doppio del Cesio tollerabile. (Erminio Ariu)

    PORTOVESME. Il carico di 70 tonnellate di fumi di acciaieria spedito una settimana fa dalla fonderia Alfa Acciai di Brescia alla Portovesme Srl è contaminato da isotopi di Cesio 137. La conferma è arrivata ieri mattina al termine delle analisi chimico-fisiche eseguite dall’Arpas. Gli esami sono stati eseguiti su 14 campioni prelevati dai tre container carichi di scarti degli altiforni bresciani. Due dei tre Tir risultano contaminati, eppure hanno fatto il giro di mezza Italia senza destare allarme al porto di Genova e nel porto canale di Cagliari. Ad accertare la presenza di radionuclidi di Cesio 137 nei container è stato il rilevatore della Portovesme Srl che, appena la prima motrice si è affacciata nella gabbia a transito obbligato, ha cominciato a gracchiare con un’intensità fuori norma.
    Il camion ha innestato la retromarcia per un nuovo tentativo e i valori riscontrati hanno fatto salire il tracciato oltre la soglia di allarme. Anche i controlli sugli altri due container hanno fatto impazzire il contatore fisso e quello manuale imponendo all’azienda del gruppo Glencore l’attivazione delle procedure di legge a tutela della salute pubblica, dei lavoratori e degli stessi impianti. Il carico contenuto in cassoni metallici – 70 tonnellate di fumi contaminati da Cesio 137 – è stato sistemato in un’area interdetta al transito fino alla conclusione dei test sui campioni prelevati dai tecnici della Asl e dell’Arpas.
    Ieri mattina nonostante il forte riserbo sulla vicenda, è stato reso noto che 55 tonnellate di fumi sono contaminati da radionuclidi di cesio 137 e non potranno entrare nel ciclo produttivo della fabbrica di piombo e zinco. Secondo indiscrezioni il livello di contaminazione è diverso nei tre container: uno fa scattare il monitor Geiger oltre la soglia dei 1000 Becquerel (i limiti di legge sono sotto i 500 Bq); nel secondo carico il campo delle radiazioni è leggermente inferiore mentre il terzo è risultato inerte. Ora ogni decisione, sulla sorte dei tre carichi passa al prefetto di Cagliari. Per questa mattina, infatti, è previsto un vertice dove, anche sulle indicazioni dei tecnici e degli esperti, si dovrà decidere quali provvedimenti adottare. È probabile che i due camion contaminati da Cesio 137 vengano posti sotto sequestro dalla magistratura e sistemati in luoghi sicuri e lontano da presenze umane. Sull’argomento, data la gravità della situazione, nessuno intende fornire delucidazioni. Arpas, Asl 7, vigili del fuoco, carabinieri hanno la bocca cucita. La Portovesme Srl ha ripetutamente fatto sapere che in questa brutta vicenda non ha alcuna responsabilità. Lo conferma il fatto che è stato proprio il contatore Geiger della fabbrica a far scattare l’allarme e le indagini. Sulle responsabilità erano state aperte due inchieste di natura penale: una dalla Procura di Cagliari sulla scorta delle indagini condotte dai Noe e l’altra dalla magistratura di Brescia. Alfa Acciai dovrà giustificare come i due container contaminati abbiano superato il loro portale. Il direttore generale Giuseppe Cavalli aveva dichiarato qualche giorno fa che l’alta sensibilità di misura dei terminali della Portovesme Srl avevano determinato un falso allarme: il carico venduto alla Portovesme Srl era sotto i limiti di legge.

  6. 3 Febbraio 2011 a 17:06 | #6

    da La Nuova Sardegna, 3 febbraio 2011
    Proposta del consigliere Cremone. «Rifiuti radioattivi, i controlli vanno fatti dagli enti pubblici». (Erminio Ariu)

    PORTOVESME. In attesa dei risultati delle analisi chimico-fisiche, sui fumi di acciaieria provenienti da San Paolo (Alfa Acciai), bloccati dalla Portovesme srl all’ingresso dello stabilimento non si placano le polemiche sul traffico, in Italia e in Sardegna, di materiali contaminati da sostanze radioattive. A bloccare i tre container prima che un carico di 70 tonnellate di fumi di acciaieria finisse nei forni è stato il sistema di controllo della stessa azienda, installato negli ultimi anni, che ha fermato l’avanzare dei tre Tir carichi di materiale sospetti. Le polemiche riguardano la facilità con cui viaggiano nella penisola scorie radioattive, materiali contaminati da Cesio 137, Torio e altri elementi radioattivi. Molte fonderie della penisola commercializzano rottami provenienti dai paese dell’Est ma non sembra che i controlli abbiamo funzionato se alla fine del percorso a tappe materiale contaminato sia potuto arrivare indisturbato all’ultimo cancello della fabbrica. «In tutta questa vicenda – sostiene Fabio Enne della Cisl – l’unico aspetto positivo rimane la serietà della fabbrica di piombo e zinco che ha interrotto all’ultimo passaggio a livello il carico sospetto». Il sindacato punta l’indice contro le altre istituzioni preposte ai controlli. «È arcinoto – spiega Francesco Carta (Cgil) – che in Europa circolano materiali radioattivi perché non è facile smaltirli. Chi li possiede fa di tutto per liberarsene e quindi è necessario aumentare i controlli all’ingresso e all’uscita delle fonderie, nei porti e nei vari stabilimenti metallurgici».
    «Occorre a questo punto – insiste il consigliere provinciale, Angelo Cremone – che i portali radiometrici vengono gestiti dagli enti pubblici: Arpas, Asl, Comune, Provincia, Regione. Ho chiesto al presidente Cherchi di intervenire. Il regime di autocontrollo non è opportuno: basta una distrazione per far passare sostanze radioattive Questa proposta andrà bene anche alla Portovesme srl perché in questo modo cancella ogni dubbio e sospetto».

  7. Ciummo
    2 Febbraio 2011 a 9:01 | #7

    Non capite nulla…

    Stanno arrivando i regali per i 150 anni di unità d’italliga!

  8. 1 Febbraio 2011 a 23:03 | #8

    da L’Unione Sarda on line, 1 febbraio 2011
    Gonnesa, minacciato un ambientalista: bossoli davanti alla porta del negozio.

    Messaggio inquietante per il presidente dell’associazione ambientalista Adiquas di Nuraxi Figus. Qualcuno ha lasciato sulla porta del negozio di Giancarlo Ballisai cinque bossoli di cartucce calibro dodici: un’intimidazione in piena regola per il presidente dell’associazione di Nuraxi Figus che da qualche mese ha costituito il sodalizio ambientalista.
    I bossoli ora dovranno essere analizzati dai carabinieri ai quali Ballisai ieri ha denunciato l’accaduto. Il gesto ha suscitato allarme in un paese tranquillo come Nuraxi Figus, frazione di Gonnesa a due passi da Cortoghiana. Certo nelle scorse settimane l’associazione ambientalista di cui Ballisai è presidente aveva sollevato argomenti spinosi, denunciando in una lettera-esposto alla Procura della Repubblica la situazione ambientale di Nuraxi Figus e dintorni, basandosi sui dati rilevati dall’Arpas nel monitoraggio eseguito nel 2009.

  9. 1 Febbraio 2011 a 22:39 | #9

    da La Nuova Sardegna 1 febbraio 2011
    Portovesme. Proseguono le analisi sui container sequestrati, il Gruppo di Intervento Giuridico: «Non siamo una pattumiera».
    Camion al cesio, critiche ai controlli sardi. Da Brescia il direttore della Alfa Acciai rassicura ma l’Arpas ancora non conferma.

    PORTOVESME. Dovranno trascorrere almeno altre 48 ore per conoscere i risultati delle analisi chimico-fisiche relative ai prelievi effettuati dall’Arpas sui container carichi di fumi di acciaieria spediti dalle fonderie Alfa Acciai di San Polo e destinati a Portovesme. Il portale radiometrico dell’industria sarda, all’ingresso dello stabilimento piombo-zinco, ha fatto scattare, venerdì sera, l’allarme per la presenza di sostanze radioattive.
    Ora i tre enormi parallelepipedi metallici contenenti fumi di acciaieria sono in quarantena.
    Ieri mattina erano attesi i tecnici della fabbrica bresciana per un summit ma da San Polo non sono arrivati. A Portovesme comunque sono continuati i controlli da parte dell’Arpas ma il giudizio dovrebbe arrivare giovedì mattina. «Abbiamo effettuato 14 prelievi – ha detto il direttore del dipartimento provinciale dell’Arpas, Giorgio Tore – ora occorre attendere i risultati delle analisi. In genere questo tipo di accertamento fa decadere ogni allarme perché spesso la percentuale di radioattività è di poco al di sopra dei valori tollerati. Noi ci stiamo muovendo a tutela dell’ambiente, per gli altri aspetti sono impegnati i carabinieri del Noe, la Asl 7 di Carbonia e i vigili del fuoco. Ognuno per proprio conto fornirà una scheda conclusiva alle autorità preposte. Non è un’indagine facile, quindi non bisogna trarre conclusioni affrettate». Rimane in ogni modo sempre in piedi il giallo legato al viaggio, indenne, delle 70 tonnellate di fumi di acciaieria contaminate da cesio 137 e passate senza lasciare traccia nei porti di Genova e di Cagliari. «Potrebbe accadere che quei portali abbiano tarature differenti da queste di Portovesme – aggiunge Giorgio Tore – perché in quei luoghi i valori di fondo (quelli naturali) sono superiori a quelli del polo industriale di Portovesme». Da San Polo intanto arrivano rassicurazioni da parte del direttore generale dell’Alfa Acciai, Giuseppe Cavalli, che esclude tracce di sostanza radioattiva nei materiali spediti in Sardegna. «Alfa Acciai – precisa Giuseppe Cavalli- è attentissima ad ogni aspetto ambientale per non finire sulla graticola delle inchieste giudiziarie, delle sanzioni amministrative e della battaglie legali ed ambientaliste I tecnici dell’Arpas di Portoscuso sostengono che la quantità di becquerel (i limiti di legge è di 500 becquerel) riscontati nei fumi sono in percentuale bassa. Qui noi abbiamo fatto accurati accertamenti e non abbiamo riscontato anomalie». Ed è proprio il trasporto indenne dei fumi di acciaieria da Brescia a Portovesme ad affermare che qualcosa non torna soprattutto nella taratura dei sistemi di controllo o nel controllo stesso. Alfa Acciai assicura anche che giovedì e sabato, subito dopo l’allarme, sono stati effettuati controlli e i risultati anche a San Paolo si conosceranno giovedì mattina. Ora si attendono anche gli accertamenti medici da parte delle due Asl competenti per territorio a tutela della salute dei lavoratori. Anche sui rottami ferrosi, destinati agli alti forni della acciaieria bresciana, dovrà essere accertata la provenienza. Nel Sulcis Iglesiente si chiedono maggiori controlli nella penisola, dei materiali destinati alla Portovesme srl. Duro il commento del Gruppo d’Intervento Giuridico allo sbarco in Sardegna di materiali contaminati da sostanze radioattive.
    «Ancora una volta è stato scoperto – sottolinea in una nota Stefano Deliperi – un carico radioattivo nei porti e sui traghetti con 79 tonnellate di fumi di acciaieria al cesio 137 Non è la prima volta. La Sardegna non può diventare una pattumiera radioattiva».

  10. 31 Gennaio 2011 a 23:10 | #10

    da L’Unione Sarda, 31 gennaio 2011
    Gli ambientalisti: nei porti più controlli. (Antonella Pani)

    La scoperta dei container radioattivi a Portovesme ha provocato le prime reazioni. “Che Portovesme sia al centro dei traffici illegali di rifiuti altamente tossici non è una novità – scrive in un comunicato Claudia Zuncheddu della segreteria regionale dei RossoMori – la stessa contaminazione delle falde è stata accertata dai carabinieri del Noe, tuttavia i tempi d’intervento sulla tutela della salute in Sardegna sono lenti, nessuno indaga a fondo sulle conseguenze per la vita dei cittadini e i traffici dalla Penisola continuano indisturbati”.
    “Ci chiediamo come sia possibile che avvenga tutto ciò – prosegue la nota – in un territorio dove i controlli marittimi e non solo dovrebbero essere facili da attuarsi. Non è che la Sardegna stia diventando la pattumiera dei rifiuti speciali e radioattivi dell’Italia e, in particolar modo, dell’industria del Nord?”
    Scendono in campo anche gli ambientalisti del Gruppo d’Intervento Giuridico con un comunicato nel quale ribadiscono “la richiesta di controlli ambientali pubblici da parte dell’Arpas ai porti di arrivo dei materiali e a Portovesme”.

  11. 30 Gennaio 2011 a 22:02 | #11

    da La Nuova Sardegna, 30 gennaio 2011
    LA SCHEDA. Quelle polveri ricche di metalli preziosi.

    PORTOVESME. C’è un rigore quasi asfissiante, nel portale d’ingresso del reparto materie prime della Portovesme Srl. Qui anche le patate della mensa aziendale vengono passate alla lente d’ingrandimento. Quando arrivano i fumi di acciaieria (cioè le polveri provenienti dai forni in cui viene prodotto l’acciaio) e le blende, scatta la fase operativa più rigorosa che consiste nella verifica dell’eventuale contaminazione radioattiva. A Portovesme dalla Lombardia arrivano ogni anno oltre 40mila tonnellate di fumi di acciaieria ricchi di zinco, piombo, rame, oro e argento. La resa è del 30-40 per cento e questo materiale consente alla società del gruppo Glencore di sopravvivere perché le blende, nel pianeta Terra, sono materia sempre più rara: contese dai paesi in via di sviluppo. Per accertare che il prodotto in ingresso rispetti i crismi della regolarità, nel portale è stato sistemato un radiometro di alta qualità che gracchia in caso di transito di materiali radioattivi.

    I PRECEDENTI. Nei forni finiscono anche pezzi di vecchie centrali nucleari. (Piero Mannironi)

    SASSARI. I primi a lanciare l’allarme furono alla fine del 2003 i carabinieri del Noe e gli 007 del Sisde, il servizio segreto civile: dai paesi dell’est europeo arrivano in Italia grandi quantità di rottami ferrosi, destinati alle acciaierie del nord, contenenti sostanze radioattive.
    E arrivò subito una drammatica conferma: il 13 gennaio del 2004 nella acciaieria Afv Beltrame di Vicenza vennero infatti fusi rottami ferrosi contenenti una sorgente radioattiva. Nei fumi emessi vennero accertati valori molto alti di Cesio 137. In una delle fornaci erano finiti alcuni bidoni di Cesio 137 prodotti dalla società statunitense “Ohmart corporation” di Cincinnati, nascosti in un carico di rottami di ferro spedito dalla Italrecuperi di Pozzuoli.
    Carabinieri e servizi segreti avevano già segnalato le loro preoccupazioni, dopo aver percepito i segnali di un traffico internazionale gestito da faccendieri senza scrupoli e da elementi riconducibili alla criminalità organizzata.
    Tutto nasce alla fine degli anni Novanta quando cambia radicalmente il sistema industriale. I metalli di miniera, ritenuti troppo cari, vengono sostituiti progressivamente con rottami ferrosi che vengono riciclati dopo essere stati fusi. Si tratta soprattutto di rottami che arrivano da quello che un tempo era l’«impero sovietico». Nei forni delle fabbriche del Bresciano finisce così di tutto: tubature industriali, container, serbatoi di raffinerie e industrie obosolete, centrali nucleari dismesse, impianti petrolchimici e perfino carri armati.
    I fumi d’acciaieria, quindi, sono le polveri metalliche, altamente inquinanti e velenose, che vengono raccolte filtrando i fumi dei forni elettrici che producono acciaio dai rottami ferrosi. Sono perciò il micidiale distillato di sostanze chimiche e metalli pesanti come zinco, piombo, cadmio, mercurio, nichel, vanadio, arsenico, birillio, rame e cobalto.
    Nel 2005 nasce così nell’isola un fronte antiscorie che cerca, attraverso un referendum, di cancellare una legge regionale composta di un solo articolo. Solo poche righe che aprivano un varco in una norma che vietava l’ingresso in Sardegna di “rifiuti classificati” da trattare, stoccare o smaltire nell’isola. Del comitato “No Iscorias” fanno parte Sardigna Natzione, Rete Lilliput, Gettiamo le basi, Gallura no scorie, Verdi e Wwf. Il referendum non passa, ma ottiene un inatteso riscontro di adesioni.
    Che i timori siano fondati, lo prova l’incidente sfiorato nell’ottobre del 2007. Un tir carico di fumi di acciaieria, usciti dalle Acciaierie Venete (ex Lucchini) di Sarezzo viene bloccato al porto di Genova perchè carico di scorie radioattive.
    Una parte dei fumi usciti dall’acciaieria era stato spedito nella discarica di Ponte Nossa, vicino a Bergamo, per essere smaltita. Qui il portale radiometrico aveva segnalato però la presenza di materiali radioattivi. Scatta immediatamente l’allarme e il Tir destinato a Portovesme viene bloccato a Genova. L’indagine non riesce a stabilire la provenienza del materiale radioattivo, ma la pista più accreditata porta in Ucraina.
    Raffiorarono nella memoria gli incidenti degli anni passati. Come quello all’Alfa Acciai di San Polo, nel 1997, quando la fusione di sorgenti di Cobalto 60 e di Cesio 137 danneggiò gli impianti e tenne tutta la zona con il fiato sospeso per paura di una contaminazione. L’inchiesta accertò che quei rottami ferrosi arrivavano dalla Cecoslovacchia.
    Un caso analogo si verificò, sempre nel Bresciano, alla Capra Metalli di Catelmella. Si parlò di rottami di provenienza polacca.
    Proprio nelle scorse settimane un nuovo allarme: un container carico di sostanze radioattive nel porto di Genova. Anche questo era forse destinato in Sardegna?

  12. Pinello
    30 Gennaio 2011 a 20:16 | #12

    cosa dirà ora cesare napoli dirigente della portovesmesrl?

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