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La Soprintendenza archeologica: “sbaraccate la legnaia!”

 

Anfiteatro romano con allestimento per spettacoli, Cagliari

Anfiteatro romano con allestimento per spettacoli, Cagliari


La Soprintendenza per i beni archeologici di Cagliari , superando atteggiamenti temporeggiatori, ha chiesto nei giorni scorsi al Comune di Cagliari di rimuovere la vergognosa legnaia che da troppi anni opprime l’ Anfiteatro romano di Cagliari.  E’ l’ennesima richiesta e non può che trovarci d’accordo al 1000%, visto che l’abbiamo richiesto decine di volte nel corso di questi ultimi anni.   La legnaia è, infatti, abusiva, essendo priva delle autorizzazioni paesaggistiche e archeologiche necessarie.

Rimane un mistero kasteddaio il motivo per cui non sia stata già rimossa e non siano stati inchiodati alle loro responsabilità gli autori e i mandanti di questo vero e proprio delitto culturale.   Inchiodati almeno come le gradinate dell’Anfiteatro.

Qui un approfondimento sulla vicenda.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

da La Nuova Sardegna, 5 febbraio 2011

L’anfiteatro in rovina: è pericoloso.  Dalla soprintendenza una dichiarazione di emergenza sul monumento.  Minoja: «Faremo altre indagini ma è certo che si debbano smontare tutte le tribune di legno». Alessandra Sallemi
 CAGLIARI. L’estate prossima non ci saranno spettacoli nell’anfiteatro romano di Cagliari. La soprintendenza ai beni archeologici ha annunciato in via formale il diniego a ogni eventuale richiesta. Probabilmente non ce ne saranno, di richieste, perché le società che curano le prevendite dei biglietti sono state avvertite anche dall’assessorato alla Cultura del Comune dell’indisponibilità del monumento. Gli spettacoli estivi si faranno, ma altrove.

La soprintendenza ha anche deciso che le tribune devono essere smontate. Un’altra lettera formale sollecita che il Comune prenda in carico il problema. Rispetto ai tiraemolla del passato che alla fine hanno fatto il gioco del Comune deciso a tenersi le tribune e, conclusi gli spettacoli estivi, a non smontare più neppure il palco, c’è una questione in più e di peso assoluto: l’anfiteatro va in rovina, proprio a causa dell’enorme impalcatura di legno che da dieci anni grava sulle gradinate scavate dai Romani nel fianco della collina. Addirittura, nei camminamenti sotterranei del monumento, il cemento armato dei restauri fatti negli anni Cinquanta si sta letteralmente staccando. Quei luoghi, spiega senza mezze parole il soprintendente ai beni archeologici, Marco Minoja, non possono più essere visitati perché sono visibilmente a rischio di crollo.

Un’emergenza, insomma, cui si è arrivati nonostante autorevoli esperti di restauro, architettura, archeologia avessero detto già dieci anni fa che quelle tribune di legno concepite per migliaia di spettatori erano troppo per un monumento tanto delicato. Delicato non soltanto perché vecchio di secoli, ma anche a causa della pietra nel quale fu scavato: «Il calcare di Cagliari è fragile – spiega il soprintendente -, è una pietra che si sfalda naturalmente e, nelle condizioni in cui si è venuto a trovare l’anfiteatro, i processi naturali sono stati molto accelerati. Uno dei problemi infatti è il microclima che si è instaurato con la presenza prolungata delle impalcature di legno. La pietra è ricoperta di muschi, licheni, piante che, anche queste, accelerano lo sfaldamento. La presenza delle tribune rende impossibile qualunque intervento, anche sui manufatti di cemento. Intendiamoci: non voglio certo conservare quei pezzi di cemento, è che il cemento che si stacca e il ferro arrugginito ormai a vista rendono pericolosi i camminamenti».

Anche le tribune hanno i loro problemi: «Probabilmente sì – dice Minoja – ma io non le guardo mai… so che i problemi ce li hanno, e grossi, ma è una partita che non mi interessa, non sono di mia competenza…». L’assessore comunale alla Cultura, Giorgio Pellegrini, folgorato dalle immagini della devastazione dell’anfiteatro, parlava anche di manutenzione di tutto l’insieme: pietra e legno, da sistemare senza smontare niente. «E’ impossibile – dichiara il soprintendente -, l’eliminazione del degrado consegue allo smontaggio delle strutture. E siamo finalmente su una posizione condivisa col Comune. Abbiamo ribadito che restauri e manutenzioni passano attraverso lo smontaggio dell’impalcatura. Sostanzieremo la nostra idea con ulteriori ricerche sulla situazione che si è creata negli anni». Le diagnosi si fanno presto: basta la mano nuda di un uomo che raspi sulle gradinate sotto le impalcature e vengono via «riccioli» di pietra. Le spaccature lungo i camminamenti sono visibili e alcune già parecchio sconnesse. Attorno ai piloni di acciaio piantati nelle gradinate romane c’è un muschio verde stile Venezia. Le fotografie della soprintendenza parlano già molto chiaro. Allora: chi deve smontare tutto quanto e il più in fretta possibile? Non ci sono dubbi adesso, come in passato: il Comune. Minoja torna sulla nota dolentissima delle reversibilità delle strutture. Dovevano essere di tipo amovibile. Su questa condizione si era basata l’autorizzazione della soprintendenza archeologica. L’allora soprintendente Vincenzo Santoni dichiarò in ogni sede che per «amovibile» si doveva intendere che andavano rimosse alla fine degli spettacoli estivi. Tutti gli anni. Anche ai profani sembrava difficile che tribune di quella mole potessero essere smontate ogni anno. E infatti, conclusa la prima stagione, cominciò subito il contenzioso col Comune: amovibile, per la municipalità, indicava la tipologia delle strutture, non il fatto che dovessero essere smontate tutti gli anni. Ma di un unico aspetto neppure il Comune ha mai dubitato: che l’operazione, certa o eventuale, spettasse al Comune stesso.

Anfiteatro romano, illustrazione fine '800

Anfiteatro romano, illustrazione fine '800

 
CONTESA FINITA. L’estate prossima niente spettacoli.
Il Comune ha spedito una diffida alle società che curano le prevendite dei biglietti. L’anfiteatro esce ufficialmente dai circuiti degli spettacoli estivi. Si faranno, naturalmente, e ci saranno anche le prevendite, ma non per il monumento di viale Fra Ignazio.
Le tribune erano state progettate per accogliere fino a cinquemila spettatori, ma non sempre si sono riempite perché, tra l’altro, l’acustica nell’ultimo anello era piuttosto scadente.

(stampa fine ’800, foto S.D., archivio GrIG)

  1. paolo
    22 Febbraio 2011 a 19:58 | #1

    Mi offro volontario per 20 ore Paolo

  2. Jacopo
    8 Febbraio 2011 a 15:52 | #2

    Anche io mi offro volontario per aiutare a smontare quelle stramaledette impalcature!
    Una prima battaglia è stata vinta. E adesso i colpevoli devono pagare… i danni.

  3. 7 Febbraio 2011 a 23:09 | #3

    io sono pronto. Ho già da parte un martello, una chiave da 30” due braccia da fucina (vado a cavallo da 40 anni, a qualcosa servirà ;) ). Andiamo, no?
    Stefano

  4. pa
    7 Febbraio 2011 a 22:46 | #4

    andiamo e lo smontiamo noi tanto non commettiamo nessun atto illegale, visto che la legnaia è illegale perchè abusiva……se commettessimo qualche atto in più di disobbedienza civile forse le cose andrebbero meglio, ma parliamo, parliamo, parliamo ……palle quanto parliamo!

  5. BlackPanther
    7 Febbraio 2011 a 13:22 | #5

    già, l’ho sentito anche io al tgR.. e che si fa in questi casi se il comune -praticamente- si rifiuta di smontare il tutto?

  6. pa
    7 Febbraio 2011 a 0:07 | #6

    leggendo il blog di vito biolchini, pare che il sindaco abbia dichiarato non esserci i quattrini per lo smontaggio ma solo per la manutenzione della legnaia. Mi offro volontario gratuitamente per lo smontaggio delle gradinate sotto l’occhio vigile della soprintendenza.
    altri 100 volontari e il problema è risolto.

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