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Portoscuso, traffico di rifiuti industriali a giudizio.

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Oggi 8 febbraio 2011 presso il G.U.P. del Tribunale penale di Cagliari Giovanni Massidda ha riconosciuto la costituzione quale parte civile delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra (avv. ti Lia Pacifico e Annalisa Zedde) nel procedimento n. 5890/2007 G.I.P. (e R.N.R. 2930/2007) relativo al  traffico di rifiuti altamente pericolosi prodotti dagli impianti della Portovesme s.r.l. smaltiti illecitamente in cave del Cagliaritano e, addirittura, nella realizzazione di riempimenti stradali e piazzali degli ospedali.

L’udienza, dopo l’apertura dello scorso 10 dicembre 2010  e dopo alcuni rinvii, è proseguita con l’esame delle singole posizioni degli indagati, al termine del quale sono tutti stati rinviati a giudizio: Maria Vittoria Asara (responsabile della gestione rifiuti dello stabilimento Portovesme s.r.l.) e Aldo Zucca (responsabile del sistema Gestione ambientale della Portovesme s.r.l.) – che hanno richiesto il rito abbreviato – davanti al G.U.P. il prossimo 20 maggio 2011, gli altri (Massimo Pistoia, amministratore unico della Tecnoscavi;  Lamberto Barca, gestore della società Gap service s.r.l.; i dipendenti della Tecnoscavi Stefano Puggioni, Giampaolo Puggioni, Larbi El Oualladi; Danilo Baldini, socio e coordinatore dell’area chimico-analitica del laboratorio di analisi Tecnochem s.r.l. ) davanti al Tribunale di Cagliari, Sez. II, in composizione monocratica il prossimo 10 novembre 2011.

sit in di protesta

sit in di protesta

Il Comitato popolare Carlofortini preoccupati e l’associazione Adiquas di Nuraxi Figus (Gonnesa) hanno svolto un partecipato sit in all’ingresso del Palazzo di Giustizia di Cagliari, poi davanti all’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente (Via Roma, 80) con le richieste di giustizia, monitoraggi ambientali e sanitari, salute pubblica.

Si ricorda che la Portovesme s.r.l. (gruppo Glencore) è stata ancora recentemente coinvolta nell’arrivo di fumi di acciaieria radioattivi in Sardegna.

Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra sono, naturalmente, dalla parte della giustizia, della salvaguardia ambientale, della tutela della salute pubblica.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

sit in di protesta

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sit in di protesta

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(foto T.C., archivio GrIG)

  1. 16 Febbraio 2011 a 8:55 | #1

    “A giudizio per traffico di rifiuti tossici”, su Il Manifesto Sardo, n. 92, 16 febbraio 2011: http://www.manifestosardo.org/?p=6920#more-6920

  2. 9 Febbraio 2011 a 17:55 | #2

    da La Nuova Sardegna, 9 febbraio 2011
    Veleni nei parcheggi, otto a giudizio. Cagliari: piazzale di un ospedale costruito con scorie della Portovesme Srl. Il caso riguarda i lavori al Businco e i sottofondi di altre aree di sosta nel sud dell’isola. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. I fumi d’acciaieria prelevati alla Portovesme srl sono finiti in una discarica di Settimo San Pietro, diecimila tonnellate di scorie pericolosissime per la salute, una miscela di arsenico, piombo, zinco, cadmio, rame, nichel, fosfati e fluoruri.
    Poi le scorie, una quantità che corrisponde al carico di settecento autoarticolati come quelli che ogni giorno fanno la spola tra il porto di Cagliari, lo stabilimento sulcitano e il sito di smaltimento di Genna Luas, sono state lavorate in mezzo ai materiali usati per costruire sottofondi di strade e aree di sosta. Una è certamente quella di fronte all’oncologico Businco, a Cagliari. Tutto questo è accaduto tra il 2005 e il 2007 e a scoprirlo sono stati i carabinieri del Noe grazie a una segnalazione che si è rivelata fondata. Ieri, a più di tre anni dai fatti, otto persone sono state chiamate a rispondere di una sequenza di reati che vanno dal traffico illecito di rifiuti industriali al falso ideologico in atti pubblici. È stato il giudice Giovanni Massidda, a conclusione dell’udienza preliminare, ad accogliere le richieste del pubblico ministero Daniele Caria e a rinviare a giudizio l’amministratore unico della Tecnoscavi Massimo Pistoia (48 anni) di Monserrato, i dipendenti della società Stefano Puggioni (24 anni) e Giampaolo Puggioni (59) entrambi di Quartu e Larbi El Oualladi (38) di Bouznica (Marocco), residente a Selargius. A giudizio anche il socio e coordinatore dell’area chimico-analitica del laboratorio Tecnochem Srl Danilo Baldini (53 anni) di Iglesias, il gestore della società Gap service Srl Lamberto Barca (58 anni) di San Giovanni Suergiu. Tutti dovranno presentarsi il 10 novembre davanti al giudice monocratico. Gli altri indagati, il responsabile del sistema gestione ambientale della Portovesme Srl Aldo Zucca (58 anni) di Gonnosfanadiga e la responsabile della gestione rifiuti dello stabilimento Maria Vittoria Asara (39 anni) di Sestu, hanno depositato un fascicolo di atti difensivi per poi scegliere il giudizio abbreviato: compariranno il 20 maggio davanti al gup Massidda.
    Gli imputati erano tutti presenti insieme ai propri legali, tranne Barca e El Oualladi. I difensori sono Riccardo Floris per Pistoia, i due Puggioni e El Oualladi, Ivano Iai per Zucca e Asara, Massimo Ledda per Barca, Francesco Secci per Baldini. Il giudice ha ammesso come parti civili i Comuni di Portoscuso, Settimo San Pietro e Serramanna, l’Asl 8 di Cagliari e le associazioni ambientaliste Amici della Terra e Gruppo di Intervento giuridico, patrocinati dagli avvocati Giuseppe Andreozzi, Antonio Avino Murgia, Marco Aste e Lia Pacifico. Esclusa invece l’associazione Consum Onlus, che non è riuscita a dimostrare il proprio interesse in un processo a sfondo ambientale. La vicenda, secondo la ricostruzione dell’accusa, è questa: tra il 2005 e il 2007 dallo stabilimento di Portovesme, dove vengono ricavati metalli dai fumi di acciaieria che arrivano da Brescia e da altre parti d’Italia, circa diecimila metri cubi di tonnellate di scarti di lavorazione ad alto tasso di nocività hanno preso la volta di Su Paiolu, una località nelle campagne di Settimo San Pietro dove si trova una discarica. La legge vieta di smaltire rifiuti di quel tipo in Sardegna, ma stando alle indagini del Noe sono stati comunque sotterrati in un sito dove viene preparato il materiale necessario per costruire i sottofondi stradali. Mischiati con terre di cava e detriti da demolizione i rifiuti sono tornati alla luce e secondo l’accusa utilizzati per realizzare il parcheggio davanti all’ospedale Businco e nel cantiere edile della cittadella sanitaria di via Romagna. Pistoia, Zucca, Barca e Baldini devono rispondere anche di falso per via di alcune certificazioni addomesticate, servite – secondo il pubblico ministero – ad agevolare il traffico illegale. L’inchiesta, partita da una segnalazione probabilmente anonima, ha messo in luce un reato che aveva una doppia finalità: smaltire cladestinamente e a basso costo i rifiuti pericolosi per poi venderli. Nell’arco di tre anni la Portovesme srl avrebbe messo insieme una cifra che oscilla tra i 600mila euro e i 3 milioni e mezzo. In particolare Pistoia si sarebbe messo in tasca 53mila euro più altri 180mila in cambio di seicento trasporti su autocarri, eseguiti per circa 300 euro l’uno. A questa somma va aggiunto – sempre secondo la ricostruzione del Noe, avallata dalla Procura – il ricavato della vendita del materiale, miscelato con quello regolare.

  3. 9 Febbraio 2011 a 17:10 | #3

    da L’Unione Sarda on line, 9 febbraio 2011
    Portovesme, in otto rinviati a giudizio per il traffico illecito di rifiuti pericolosi.

    Novità nella vicenda del traffico illecito di rifiuti pericolosi e nocivi dalla Portovesme srl alle cave di Serramanna e Settimo San Pietro.
    Il gup di Cagliari ha rinviato a giudizio l’amministratore unico della Tecnoscavi Massimo Pistoia, il gestore della Gap service Lamberto Barca, i dipendenti della Tecnoscavi Stefano e Giampaolo Puggioni e Larbi El Oualladi, il coordinatore dell’area chimico-analitica del laboratorio di analisi Tecnochem srl Danilo Baldini. Saranno processati con l’abbreviato Aldo Zucca e Maria Vittoria Asara della Portovesme srl.

  4. 9 Febbraio 2011 a 17:07 | #4

    da La Nuova Sardegna, 9 dicembre 2011
    SULCIS-IGLESIENTE. Tir al cesio, si allarga l’indagine Il Noe ha avviato altri controlli. (Elena Laudante)

    CAGLIARI. Ora che i tre Tir al Cesio 137 fermati alla Portovesme tornano al mittente, la Alfa Acciai di San Polo, Brescia, inizia il lavoro vero per il Nucleo ecologico dei carabinieri, impegnato in un’inchiesta che si annuncia lunga e complessa. Perché la magistratura cagliaritana – che ha aperto un fascicolo per violazione della normativa sullo smaltimento dei rifiuti – vuole andare a fondo, capire cosa è accaduto prima che il 29 gennaio scorso arrivasse il carico di fumi radioattivi, i residui da lavorazione dell’acciaio, che a Portoscuso vuol dire materiale di base per estrarre zinco. I tre mezzi sono stati bloccati grazie alla rilevazione del portale all’ingresso dello stabilimento industriale. Ma cosa avveniva prima che quel portale – circa sei anni fa – venisse montato? Alla domanda degli ambientalisti del Sulcis prova a dare una risposta l’indagine avviata dal sostituto procuratore Daniele Caria, che ha delegato gli accertamenti al Noe guidato dal tenente Angelo Murgia.
    Si vuole scavare nel passato del ciclo di lavorazione dei fumi di acciaieria, capire se nella discarica della Portovesme di Genna ’e Luas, comune di Iglesias, siano stati sversati materiali proibiti. Allo stato degli atti si tratta solo di ipotesi investigative, riferite a un centro di stoccaggio autorizzato e considerato perfettamente in linea con la normativa vigente. Ma sarà necessario fare analisi, carotaggi, la Procura dovrà nominare un esperto. Per certificare la storia di una terra che secondo gli ambientalisti non è più incontaminata.

  5. 8 Febbraio 2011 a 22:53 | #5

    da La Nuova Sardegna on line, 8 febbraio 2011
    Portovesme, nove rinviati a giudizio per traffico di ifiuti pericolosi: http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/portovesme-nove-rinviati-a-giudizio-per-traffico-di-rifiuti-pericolosi/3387834

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