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Energia solare: dove, se non in Sardegna (e nel resto d’Italia)?

pannello fotovoltaico

La Sardegna è una delle regioni ideali per lo sviluppo corretto e virtuoso dell’energia alternativa da fonte solare (energia solare termica, energia solare termodinamica, energia solare fotovoltaica).      Altro che energia nucleare, altro che eolico selvaggio.

Un’inchiesta de La Nuova Sardegna ne propone aspetti, approfondimenti, contraddizioni.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

energia solare in Sardegna

energia solare in Sardegna

da La Nuova Sardegna, 20 marzo 2011

Solare, gara per rilanciare le rinnovabili.  No al decreto taglia-incentivi dalle imprese, dai sindacati e dagli ambientalisti. Pier Giorgio Pinna

SASSARI. È indirettamente dall’incubo nucleare giapponese che nell’isola riparte la campagna per il rilancio dell’energia solare. Quasi una gara verso prospettive più sicure. Ambientalisti, forze della sinistra, imprenditori, rappresentanti sindacali degli addetti al settore delle rinnovabili: tutti chiedono una revisione del decreto governativo che taglia gli incentivi sul fotovoltaico e una più precisa definizione in Sardegna delle procedure per installare gli impianti. Sui due punti, del resto, arrivano già alcuni segnali positivi. Dopo la parziale retromarcia sul nucleare, Berlusconi e i suoi ministri lasciano intravedere spiragli. In primo luogo, sui tetti per i contributi. Poi, sui futuri interventi per armonizzare la legislazione nazionale con norme Ue che spingono verso un massiccio impiego di fonti alternative in Europa. E alla Regione la giunta di centrodestra riafferma la volontà di rivisitare l’intero pacchetto varato poco prima dell’ufficializzazione dell’inchiesta giudiziaria sulla P3-Eolico e in parte bocciato dal Tar. Ma, come per le fattorie del vento, nessuno pensa a una deregulation selvaggia.
Il quadro. Oggi nell’isola – tra fotovoltaico, solare, termodinamico – sono attivi oltre 7.500 impianti, quasi tutti di piccole e medie dimensioni, tantissimi predisposti dalle amministrazioni comunali o installati in edifici pubblici. Per poco meno di altri 200, prima dell’avvio, si attende la fine dell’istruttoria burocratica. Sono però una valanga le domande giacenti. Tanto che, se fossero accolte tutte, solo da questo tipo di fonte si arriverebbe a immagazzinare quanto oggi viene prodotto in Sardegna con le fonti tradizionali: 2.200 Mw, a fronte di un fabbisogno di 1.700 (1.300 nelle ore notturne).
La giunta. È dunque partendo dall’autonomia dell’isola e dall’idea di trasformarla in una piattaforma per l’export che si muovono il governatore Cappellacci e i suoi assessori. Così Oscar Cherchi, responsabile per l’Industria, di recente ha ricordato i programmi dell’esecutivo: «Tra i punti qualificanti ci saranno la nuova disciplina delle autorizzazioni, l’individuazione dei siti con particolare riferimento a quelli dove non verrà consentito realizzare produzione di energia, la corsia preferenziale per gli impianti di potenza inferiore a un Mw, per le piccole e medie imprese locali, per l’agricoltura».pannelli_fotovoltaici_campania
L’opposizione. Già prima dell’apocalisse giapponese stavano pressando la giunta i rappresentanti delle opposizioni. E oggi consiglieri del Pd, dei Rossomori e dei Comunisti continuano a chiedere un rinnovo degli impegni sulle fonti alternative. Ossia una programmazione che faccia dimenticare gli scandali e le indagini giudiziarie sullo sfruttamento illecito dei contributi verdi, sulle speculazioni legate alla green economy, sui presunti traffici illegali per i quali sono stati chiamati in causa Flavio Carboni e alcuni padrini dei Signori del vento (in un troncone delle inchieste resta indagato l’attuale presidente della Regione). In particolare, come si rileva in una mozione che vede primo firmatario il democratico Luigi Lotto ed è sottoscritta dall’ex governatore Renato Soru, il centrosinistra sollecita scelte definitive, di largo respiro. «Finora infatti ci sono stati gravi ritardi», dicono molti suoi esponenti. Una conferma indiretta? Il mancato pronunciamento sulle direttive nazionali entro i termini di legge, scaduti a fine gennaio.
Punti. Da qui quattro richieste. La prima: presentazione del piano energetico regionale entro il prossimo mese. La seconda: «predisporre ogni atto per attivare tutte le iniziative col governo perché le sue linee guida siano adeguate alle specifiche esigenze della Sardegna». La terza: consentire alle imprese agricole di usufruire delle agevolazioni per le rinnovabili. L’ultima: sensibilizzare Comuni e aziende sulle opportunità offerte dai piccoli impianti di produzione da fonti alternative, con lo scoraggiamento di grandi stabilimenti da parte di soggetti esterni all’agro-zootecnia».
Aziende. Intanto però alcune grandi società, come l’E.On. a Porto Torres, annunciano il dimezzamento o i ridimensionamenti dei progetti per il solare nelle aree industriali dell’isola. Ecco perché Asso Energie Future, Gruppo imprese fotovoltaiche e Confindustria parlano di rischi molto pericolosi. E sollecitano la ripresa del flusso dei sussidi, chiedendo che alle rinnovabili sia dato più spazio. Anche perché un quadro normativo non adeguato potrebbe portare a gravi conseguenze sulla stessa sopravvivenza di centinaia di piccole aziende. (Agli investimenti in Sardegna è interessata, insieme con numerose altre società, Sorgenia, della Cir, che controlla il gruppo Espresso, editore del quotidiano «La Repubblica» e anche della «Nuova Sardegna»). Così gli imprenditori non si stancano di denunciare l’assenza nell’isola di norme equilibrate e trasparenti che facciano da volàno per una tempestiva valutazione dei progetti e per un rapido rilascio delle autorizzazioni. La Confindustria sarda informa che da noi per avviare un impianto solare occorrono duemila giorni, in Germania meno di un mese. Un contrasto stridente. Che spingere il vicepresidente Roberto Bornioli a rilanciare l’esigenza di «una rivoluzione energetica per ridare ossigeno alle imprese del settore».
Ecologia e lavoro. E sulla scia delle alternative al nucleare suscitate dalla catastrofe giapponese ovviamente gli ecologisti sono i primi a riproporre con forza le idee-base della green economy: dalle piccole windfarm compatibili con il paesaggio ai pannelli per il solare diffusi su tutto il territorio sardo ma non impattanti. Su questo fronte, una volta di più, si ricompattano dunque le posizioni di Legambiente, Wwf, Greenpeace, Amici della terra-Gruppo d’intervento giuridico e degli altri movimenti ecologisti. Con un’avvertenza comune: evitare al di fuori delle aree industriali le grandi superfici per il fotovoltaico e privilegiare, in armonia con la natura, termodinamico e solare di contenute dimensioni.  La Cgil a livello nazionale parla di pericoli per un comparto che in Italia dà lavoro a centomila addetti. Un settore che nell’isola vede già impiegati diverse migliaia di lavoratori. Ma che ora, superati freni e resistenze, appare destinato a un forte sviluppo.

centrale eolica

centrale eolica

 
Eolico a Balascia, cresce la protesta. Mozioni, interventi su scala nazionale e opposizioni formali Fuoco di sbarramento contro il piano ripresentato da Enel Green Power. Le nuove infrastrutture da sole non bastano ma contribuiscono a spingere verso soluzioni ottimali.  OSCHIRI. A Balascia il fronte della protesta s’allarga. C’è un muro ideale eretto contro il nuovo progetto per la centrale eolica Enel Green Power. Alcune opposizioni sono state formalizzate prima della scadenza dei termini per la valutazione ambientale. In quest’oasi tra Oschiri e il Limbara è stato rilanciato mesi fa un programma d’investimenti che ha riaperto vecchie ferite.
Questo perché nella zona, dove vivono specie protette della flora e della fauna e dove si trovano numerosi nuraghi, c’erano già stati lavori e sbancamenti, poi bloccati al termine di un lungo conflitto sconfinato nelle aule giudiziarie. Adesso si ripianificano la costruzione di ventidue aerogeneratori, per un totale di 18,7 megawatt, e il futuro allacciamento alla stazione elettrica del Coghinas. Così il presidente del Comitato sardo per il paesaggio solleva la questione a livello nazionale con un intervento sulla pagina dei commenti del quotidiano «L’Unità». «L’energia dev’essere pulita anche nella sua gestione – spiega fra l’altro Emanuele Sanna, del Partito democratico – Volteggiano sul futuro disegni speculativi inquietanti. E di fronte a una minaccia così grande è auspicabile che si levino in volo anche la dignità e la ribellione della maggioranza dei sardi, oltre che di tutte le persone che nel nostro Paese tengono alla tutela del territorio». Detto e fatto. Il Gruppo d’intervento giuridico ufficializza la sua contrarietà all’iniziativa Enel Green Power presentando opposizione formale. Il deposito della richiesta avviene negli uffici Savi (Servizio valutazione impatti) dell’assessorato regionale all’Ambiente. «Ma il nostro atto è stato inoltrato per opportuna conoscenza anche alla Commissione europea e ai due ministeri interessati ai lavori», puntualizzano gli ambientalisti, guidati da Stefano Deliperi. E mettono a fuoco supposte irregolarità formali nel procedimento per la Via e contestazioni sostanziali per vincoli archeologici e naturalistici ritenuti insuperabili Il gruppo del Pd, i Rossomori e i Comunisti decidono invece di presentare una mozione in Regione sollecitando precisi interventi politici. Innanzitutto ricordano come Balascia vada preservata nel modo più assoluto. Poi i consiglieri promotori dell’iniziativa chiedono al governatore Cappellacci e alla giunta di «avviare ogni utile iniziativa per impedire la realizzazione di impianti eolici in aree come questa di grande interesse naturalistico, storico e paesaggistico».

centrale eolica off shore

La parola agli esperti. Il coordinatore degli ultimi tre piani regionali fa un primo bilancio delle scelte. Tariffe, con il Sapei cadono gli alibi.  Operatori, industrie e privati attendono l’abbattimento dei prezzi.  Paolo Giuseppe Mura: «Il futuro dipende dalle prossime mosse». Giuseppe Centore

CAGLIARI. Adesso che il cavo Sapei, due anni dopo i tempi previsti e a quasi undici dalla prima decisione, è stato posato, che cosa succederà al sistema produttivo sardo? Le imprese, non solo le multinazionali come Alcoa e Portovesme, ma anche le piccole e piccolissime strozzate da un costo globale energetico più alto della media nazionale, ne trarranno benefici? E soprattutto: come si colloca questa imponente infrastruttura, per dimensione capacità e investimento, nel dibattito sulla presenza nell’isola di una centrale nucleare? Il parere degli esperti è articolato: il nuovo collegamento da solo non basta a risolvere i problemi industriali ed energetici dell’isola, ma può spingere, quasi per assurdo, i suoi governanti ad adottare le soluzioni migliori e più logiche, quasi mai quelle da loro cercate in questi ultimi anni. Il costoso (700milioni di euro) cavo che attraversa il Tirreno oggi serve a Terna per migliorare l’esercizio della rete, domani potrebbe avere una funzione economica.
La soluzione. Il Sapei è un pezzo della soluzione del problema, come abbattere il differenziale di produttività e di redditività del nostro sistema manifatturiero, ma non è la soluzione. «Dipende dalle nostre scelte, tenendo però presente che mai come oggi non siamo noi a scegliere il nostro futuro. Governi, accordi comunitari, trattati internazionali, ci guidano verso una politica energetica a grandi linee già tracciata. La Sardegna può solo stare ai margini, ma deve cercare di prevedere almeno qualcuna delle tante incognite». Paolo Giuseppe Mura, direttore del dipartimento di ingegneria del Territorio dell’università di Cagliari, è il coordinatore dei piani energetici regionali: ha lavorato con gli ultimi tre presidenti Pili, Soru e Cappellacci. Il suo team ha dato veste tecnica allo slogan «Sardegna piattaforma energetica»; dai suoi studi è emersa l’opzione eolica, «ma non mi faccia dire come è finita, perché tutto ciò non ha a che fare con la politica energetica né con la logica», e nei poderosi volumi del primo e del secondo piano energetico, le due carte più pregiate che la Regione poteva giocare per abbattere la sua insularità economica erano per l’appunto il Sapei e il Galsi, il metanodotto Algeria-Sardegna-Toscana.
Le carte. Una delle due è sul tavolo, «combattuta qui e a Roma da sindacati (Cgil) e grandi imprese, consapevoli che l’interconnessione reale faceva cadere molte rendite di posizione e obbligava a rendere più efficiente il sistema produttivo», l’altra (il gasdotto) è nella mente di Dio: non si sa quando verrà completato e soprattutto quando distribuirà i suoi benefici al sistema. Ma il cavo, con i suoi 500 megawatt in entrata e gli altrettanti in uscita serviva in principal modo all’eolico.

acqua e gemme

acqua e gemme

L’eolico. «Non vorrei esser frainteso – precisa Mura, i cui allievi hanno collaborato alla realizzazione di alcuni progetti di parchi eolici bloccati dalla giunta Cappellacci – ma col Sapei siamo in condizioni di esportare, a costi bassissimi, energia prodotta nell’isola; se riuscissimo ad abbattere anche questi costi il vantaggio per il sistema sarebbe duplice: produciamo a costi competitivi ed esportiamo sui mercati esterni una merce che ha valore senza che distanza e mare diventino un handicap. Quando mai è accaduto?». La mannaia dello scorso anno sull’eolico ha risolto alla radice il problema, anche se le sentenze del Tar rischiano di vanificare i piani di Cappellacci.
Il carbone. Se l’eolico è fermo, ma forse ripartirà, anche se non arriverà ai 2000 megawatt di potenza teorica, il carbone si trova ad un bivio. E.On dovrebbe costruire la nuova centrale a Fiumesanto, per la quale ha ottenuto le autorizzazioni dal ministero, ma ha chiesto tempo. I tedeschi vogliono una proroga di un anno prima di decidere se far partire o meno l’investimento, e non è detto che nel 2012 apriranno i cantieri; il carbone Sulcis deve combattere tra difficoltà burocratiche, incertezze gestionali, ritardi autorizzativi e progettuali e pesanti attività di lobbies contrarie al suo utilizzo.
Il valore. Senza eolico e carbone il Sapei perde buona parte del suo valore aggiunto, «ha senso e aiuta il sistema economico sardo con queste due produzioni, altrimenti ha una funzione, pur importante – continua Mura – ma legata all’esercizio della rete, e all’efficienza del sistema». L’addio alle ipotesi nucleari, non tanto per i niet del mondo politico, ma per ragioni tecniche (le centrali pensate dal governo hanno una taglia non inferiore ai 1400 megawatt di potenza, ci vorrebbero tre Sapei per metterle in connessione con il sistema, a meno che non si chiudano o si mettano a riserva tutti i gruppi di Fiumesanto e Portovesme) fa sì che il Sapei, per un lungo periodo fungerà da automatico calmiere nella formazione del Pun, il prezzo medio di acquisto alla Borsa elettrica. «Nei prossimi mesi diversi attori stranieri si affacceranno alle porte delle imprese sarde: offriranno contratti più convenienti di quelli che sono costretti a fare i produttori in loco, perché acquisteranno in Francia, o dal nord-Europa, pagheranno il trasporto e venderanno qui da noi a 20,25 euro in meno a megawatt». Visto che le spese di “trasporto”, termine applicato all’energia tecnicamente improprio ma chiaro, valgono 10 euro a megawatt, i margini di guadagno per gli intermediari rimangono consistenti.
 

centrale eolica e termovalorizzatore C.A.C.I.P.

centrale eolica e termovalorizzatore C.A.C.I.P.

Il mercato. Le parti in campo sanno cosa li aspetta: i produttori, oggi rappresentati dal duopolio di fatto (come ha ricordato nelle sue relazioni ufficiali l’Autorità per l’energia e il gas) Enel-E.On subiranno un danno dall’entrata in esercizio del Sapei perché non potranno più approfittare dei vincoli della rete; i consumatori nel medio-periodo avranno un vantaggio, perché potranno aprirsi al mercato.
Il Gestore. Premesso che nessuno dei protagonisti (produttori, grandi e piccoli consumatori, Regione e governo) ha la sfera di vetro in grado di vedere cosa accadrà addirittura da qui a tre mesi, il regista del Sapei di oggi e soprattutto di domani (che in termini industriali vuol dire cinque anni) sarà il Gestore del Mercato Energetico, l’autorità pubblica che regola le contrattazioni nel nostro paese. Per il 2011, soprattutto in estate, dove la domanda cresce, monitorerà la curva di consumo e dei prezzi, poi imporrà modifiche alle quote di riserva. Sino a ieri il sistema sardo, era costretto, proprio per l’assenza di interconnessione, a mettere in riserva (pronta all’uso in caso di necessità) una quota pari all’80 per cento dell’energia immessa regolarmente in rete; tutto ciò aveva un effetto negativo sul prezzo finale. Adesso i grandi produttori potranno vendere l’energia in riserva, o fare manutenzioni agli impianti, per renderli più efficienti. Ma per i singoli utenti sardi questa piccola rivoluzione infrastrutturale, che ci avvicina alle grandi reti europee (come l’altra forse ancora più decisiva, quella del gas) non avrà effetti immediati sulla bolletta. I privati domani pagheranno l’energia come ieri. Le imprese pagheranno di meno. Ma non per questo risolveranno in un colpo i loro problemi di redditività e di penetrazione nei mercati esteri.

(immagine da La Nuova Sardegna, foto da mailing list ecologista,  S.D.,archivio GrIG)

  1. 2 Maggio 2011 a 21:23 | #1

    da La Nuova Sardegna on line, 2 maggio 2011
    Altri 26 megawatt di energia pulita allacciati da gennaio alla rete dell’Enel in Sardegna.
    Cresce l’interesse per le energie rinnovabili. A buon fine il 99 per cento delle istruttorie per gli incentivi statali curate diretamente dall’Ente elettrico: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/05/02/news/altri-26-megawatt-di-energia-pulita-allacciati-da-gennaio-alla-rete-dell-enel-in-sardegna-4090968

  2. 28 Aprile 2011 a 14:43 | #2

    da Il Corriere della Sera on line, 28 aprile 2011
    Quel lago di luce: il primato europeo di una piccola valle. In Val Sabbia la più grande centrale
    fotovoltaica pubblica d’Europa. (Gian Antonio Stella): http://www.corriere.it/cronache/11_aprile_28/stella-lago-di-luce_8df91b0e-7160-11e0-9f4e-c2e6495f1ddd.shtml?fr=box_primopiano

  3. 22 Aprile 2011 a 12:42 | #3

    Comunicato stampa

    Con il Decreto sul fotovoltaico si rischia una grave discriminazione delle fonti rinnovabili termiche che hanno una maggior resa e minori costi.

    Roma, 22 aprile 2011 – Rosa Filippini, Presidente di Amici della Terra dichiara: “Stralciando il Decreto Ministeriale sul fotovoltaico dal pacchetto di decisioni da prendere per l’attuazione del Decreto legislativo, Romani sta sconfessando il suo stesso provvedimento.
    Sia la legge di recepimento della Direttiva (art. 17) che il Dlgs 28/2011 (art 23 – vedi sotto) stabiliscono criteri generali di efficacia, di efficienza e delle ricadute sui costi per gli utenti nelle tariffe, nella definizione dei nuovi incentivi su rinnovabili ed efficienza energetica (il decreto legislativo riguarda infatti anche la riforma del meccanismo di certificati bianchi e il meccanismo per i piccoli interventi di efficienza energetica e rinnovabili termiche che potrà sostituire le detrazioni fiscali del 55% a partire dal 2012).
    La decisione di Romani di adottare il solo DM con gli incentivi per il fotovoltaico, in anticipo rispetto agli altri e in deroga al quadro generale, rischia di ipotecare tutto il potenziale di incentivazione che può realisticamente pesare sulle bollette degli italiani.
    In questo modo si determina una grave discriminazione verso altre fonti rinnovabili come quelle termiche che hanno il costo più basso, maggiori ricadute per l’industria italiana e che rappresentano il contributo più importante (44%) all’obiettivo europeo.
    Occorre che il Governo prenda atto che la trattativa aperta sul fotovoltaico sta diventando l’ennesimo atto in contrasto con le più elementari esigenze di pianificazione.
    Lo abbiamo già detto e dopo la Seconda Conferenza nazionale sulle rinnovabili termiche lo ripetiamo: “oltre a sentire chi fa più rumore, occorre anche ascoltare chi fa più energia”.

    Art. 23 Dlgs 28/2011 (Regimi di sostegno – Principi generali):
    “1. Il presente Titolo ridefinisce la disciplina dei regimi di sostegno applicati all’energia prodotta da fonti rinnovabili e all’efficienza energetica attraverso il riordino ed il potenziamento dei vigenti sistemi di incentivazione. La nuova disciplina stabilisce un quadro generale volto alla promozione della produzione di energia da fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica in misura adeguata al raggiungimento degli obiettivi di cui all’articolo 3, attraverso la predisposizione di criteri e strumenti che promuovano l’efficacia, l’efficienza, la semplificazione e la stabilità nel tempo dei sistemi di incentivazione, perseguendo nel contempo l’armonizzazione con altri strumenti di analoga finalità e la riduzione degli oneri di sostegno specifici in capo ai consumatori.

    La legge delega del dlgs (art 17 ) prevedeva:
    1. Nella predisposizione del decreto legislativo di attuazione della direttiva 2009/28/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 aprile 2009, sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE, il Governo e’ tenuto a seguire, oltre ai principi e criteri direttivi di cui all’articolo 2 della presente legge, in quanto compatibili, anche i seguenti principi e criteri direttivi:
    a) garantire il conseguimento degli obiettivi posti in capo allo Stato mediante la promozione congiunta di efficienza energetica e di utilizzo delle fonti rinnovabili per la produzione e il consumo di energia elettrica, calore e biocarburanti, tenuto conto di quanto previsto alla lettera c), anche attraverso la regolazione da parte dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, sulla base di specifici indirizzi del Ministro dello sviluppo economico;
    b) nel definire il Piano di azione nazionale, da adottare entro il 30 giugno 2010, che fissa gli obiettivi nazionali per la quota di energia da fonti rinnovabili consumata nel settore dei trasporti, dell’elettricità e del riscaldamento e raffreddamento nel 2020, avere riguardo all’esigenza di garantire uno sviluppo equilibrato dei vari settori che concorrono al raggiungimento di detti obiettivi in base a criteri che tengano conto del rapporto costi-benefici;
    h) adeguare e potenziare il sistema di incentivazione delle fonti rinnovabili e dell’efficienza e del risparmio energetico, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica,

    Fonte: L. 4 giugno 2010, n. 96 – Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle Comunità europee – Legge comunitaria 2009 (GU n. 146 del 25-6-2010 – Suppl. Ordinario n.138)

    Valter Baldassarri

    Amici della Terra (FoE Italy)
    Direzione nazionale
    Via Torre Argentina 18
    00186 Roma
    Tel 39 06 6868289 – 066875308
    Fax 68308610
    website: http://www.amicidellaterra.it

  4. 29 Marzo 2011 a 15:46 | #4

    da La Repubblica, 28 marzo 2011
    Anche senza nucleare non si torna al Medioevo. Nucleare, eolico, fotovoltaico, petrolio e carbone: ma quanta energia consumiamo per produrre merci inutili? (Mario Pirani)

    Un lettore mi fa notare che la mia presa di posizione contro il ritorno italiano al nucleare (Repubblica del 17 e 21/3) mal si concilia con i precedenti articoli avversi alle «due fonti alternative fondamentali, l’eolico e il fotovoltaico». Ma allora, si chiede il lettore, dovremmo tornare al Medioevo? Cercherò di dissipare questo dubbio ma per l’immediato vorrei segnalare una preoccupazione ben più incombente. E, cioè, la ripresa della campagna per un ristabilimento pieno degli incentivi da parte, tra l’altro, di gruppi mafiosi più volte finiti tre le maglie della Giustizia e di politici che hanno fatto dell’ecologia uno strumento di influenze e tangenti. Ora gli incentivi per i due settori sono stati in Italia i più alti del mondo e i più dannosi per l’ambiente e il paesaggio. Tocco solo due punti: I) l’eolico è sostenibile, pur sempre con incentivi, se il vento spira quasi sempre e spira forte. In proposito i calcoli internazionali danno un limite minimo di funzionamento che si aggira mediamente sulle 2000 ore/anno per assicurarne una convenienza relativamente economica. Su questo plafond si basano i parchi eolici degli altri Paesi, mentre da noi i venti sono assai meno impetuosi ed hanno finora dato prova di poter spirare come dolci zefiri per 1.252 ore/anno in rapporto alla potenza installata. Un vero fallimento ma non per gli installatori, i gestori e soprattutto i «facilitatori», come vengono denominati i promotori-faccendieri che spesso perfezionano fino alla virgola il dossier per le autorizzazioni, costruzioni, incentivi, tangenti sottostanti incluse e che intascano il pattuito e rivendono l’affare ad altri.
    La convenienza per tutti era fin qui assicurata dalla dimensione, la più alta del mondo, degli incentivi, rimborsi, certificati verdi e quant’altro.
    Tremonti, dunque, non poteva certo tagliare scuola, cultura e spesa sociale lasciando indenne quest’orto protetto. Se una critica può esser mossa, tale da richiedere una modifica, riguarda la retroattività di taluni provvedimenti che colpiscono proprio alcune industrie del fotovoltaico che avevano agito secondo le direttive già impartite. Comunque, contro la potatura eolica, si leva ora il coro delle proteste trasversali che mette assieme «volenterosi» dei diversi schieramenti politici e qualche organizzazione ecologista «embedding». II) Per il fotovoltaico il discorso è diverso. A parte il costo altissimo di questa tecnologia, va considerato il disastro paesaggistico di migliaia di ettari di terreni agricoli ricoperti da praterie di specchi fotovoltaici (altra cosa sono i pannelli solari per l’acqua calda nelle abitazioni). Per contro grandi impianti fotovoltaici possono venire istallati senza danno sui tetti di capannoni, edifici industriali, strutture pubbliche e private con coperture adatte (stazioni, autorimesse, ecc.) e quant’altro non rovini il paesaggio. La priorità della salvaguardia deve, invece, essere assicurata per i terreni agricoli che fanno parte inscindibile del patrimonio ambientale.
    Vi è, inoltre, da notare che appare assurdo concentrare gli sforzi solo sulle fonti rinnovabili elettriche quando l’elettricità rappresenta il 30% del contenuto energetico delle fonti primarie (per questo anche l’uso del nucleare avrebbe un effetto assai relativo sui consumi totali che potrebbe in gran parte essere sostenuto da usi energetici efficienti) mentre l’energia termica copre il 39,4 %. (e i carburanti il 22,2). Per contro è stato calcolato che le rinnovabili termiche possono dare ben il 49% dell’energia rinnovabile (attraverso la geotermia, i pannelli solari, pompe di calore, biomasse, caldaie a condensazione), valendosi di tecnologie italiane di avanguardia, e facendo parte integrante dei progetti di riqualificazione del tessuto residenziale e dei piani di efficienza industriale. Infine offrono opportunità per centinaia di migliaia di nuovi posti.
    Eppur esse non sono state neppure individuate come tipologia dall’assurdo sistema di incentivazioni messo in piedi dai nostri governi.

  5. 24 Marzo 2011 a 14:50 | #5

    da La Nuova Sardegna, 24 marzo 2011
    Fotovoltaico, il Consiglio di Stato annulla un bando. La Regione dovrà recuperare 9 milioni distribuiti nel 2008 ai privati per installare gli impianti. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. La Regione dovrà recuperare i contributi per nove milioni di euro distribuiti fra i privati che li hanno chiesti e ottenuti nel 2008 per installare impianti fotovoltaici: è l’effetto della sentenza con la quale il Consiglio di Stato ha ribaltato la decisione del Tar Sardegna, che il 26 marzo dell’anno scorso aveva respinto il ricorso presentato dal magistrato amministrativo Manfredo Atzeni sulla legittimità del bando regionale per l’assegnazione dei contributi. I giudici della quinta sezione – presidente Stefano Baccarini – hanno accolto la tesi degli avvocati Mauro Barberio e Stefano Porcu, per i quali il bando non dava a tutti una reale possibilità di partecipare all’erogazione dei contributi. Per una ragione semplicissima: pubblicato il bando su due quotidiani il 28 settembre 2008, il sistema di accettazione era stato aperto la mattina del 4 ottobre e chiuso poche ore dopo. Per questo – scrivono i giudici – non tutti i soggetti interessati erano stati messi in grado di compilare e presentare le domande.
    Tra l’altro il solo criterio stabilito per elaborare la graduatoria – hanno sostenuto i due legali – era quello cronologico: prende i soldi chi presenta prima la domanda, esclusi tutti gli altri. Fra questi il giudice Atzeni, che alle 12.19 del 4 ottobre «si era visto rifiutare per saturazione delle richieste pari al 110% dello stanziamento, la ricezione della domanda, da compilarsi su modulo elettronico e da trasmettere per via telematica». Scrive il Consiglio di Stato: «Gli aspiranti al contributo non erano stati informati che tale avviso sarebbe stato pubblicato (…) oltre che del fatto che dall’inizio della pubblicazione sarebbero decorsi i termini per la presentazione online delle domande». Insomma: al contrario di quanto ha sostenuto il Tar non ci sarebbe stata l’«ampia pubblicità» utile a mettere in condizione «tutti i soggetti interessati di sapere quanto occorreva per partecipare al bando».
    I giudici hanno annullato tutti gli atti del bando e condannato la Regione – rappresentata dagli avvocati Sandra Trincas e Alessandra Camba – a pagare spese per settemila euro. Ora la Regione dovrà ottemperare alla sentenza e trovare una soluzione per equilibrare i diritti di chi ha incassato legalmente i contributi e di chi non è stato messo in condizione di partecipare al bando. Ci sono 9 milioni in ballo e 700 persone senza alcuna colpa che rischiano di doverli restituire.

    Fotovoltaico, un treno da non perdere. Dopo lo stop del Governo occorre varare un nuovo piano regionale. (Luigi Lotto, Consigliere regionale P.D.)

    Il Consiglio regionale dovrà affrontare nei prossimi giorni, il tema degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e lo farà all’indomani del Decreto Legislativo del 3.3.2011, con cui il Governo centrale ha deciso di fissare nel mese di maggio 2011, la data per l’ultimazione e la connessione degli impianti fotovoltaici, pena la decadenza di ogni possibilità di usufruire degli incentivi statali. Si è così deciso di fermare, in tutto il Paese ed in Sardegna, lo sviluppo delle rinnovabili accessibili al nostro sistema di imprese, il piccolo e medio fotovoltaico. Una scelta che ha creato nella nostra isola condizioni gravissime per un settore produttivo che negli ultimi anni ha fatto registrare uno sviluppo eccezionale. Tante nuove imprese, protagoniste di una filiera produttiva innovativa che ha creato migliaia di nuovi posti di lavoro, per gran parte giovani specializzati in nuove professioni, che rischiano di entrare in crisi, sarebbe imperdonabile.
    Per contro registriamo nell’isola la ripresa in grande stile della corsa alla realizzazione, da parte di gruppi internazionali, di grandi impianti di produzione di energia eolica al di fuori di qualsiasi seria programmazione. I dati emersi in V commissione dicono che sono in funzione o in costruzione impianti eolici per 980 MW mentre altri 1560 MW sono in istruttoria, per il fotovoltaico sono in funzione impianti per 230 MW ed in attesa di autorizzazione altri 1770 MW, per le biomasse 80 MW sono in funzione e 250 MW in istruttoria. Mentre però per il solare la potenza già installata è distribuita in un elevato numero di impianti, per l’eolico siamo in presenza esclusivamente di impianti di rilevanti dimensioni realizzati da grandi gruppi economici.
    È evidente che in Sardegna nessun nuovo grande impianto eolico potrà essere approvato e vanno evitate con ogni mezzo le false serre fotovoltaiche, mentre appare sempre più urgente promuovere ed incoraggiare la realizzazione di piccoli impianti fotovoltaici che coinvolgano direttamente le imprese agricole, artigianali, turistiche e commerciali, oltre alle famiglie sarde. E’ urgente peraltro che la Giunta predisponga il nuovo piano energetico regionale affinché ci si muova in un quadro programmatico chiaro e di garanzia per tutti. Appare infine urgente individuare i siti di grande pregio culturale, archeologico e paesaggistico da salvaguardare, onde impedire ogni intervento che possa incidere negativamente sull’immenso patrimonio della nostra regione. In questo quadro il sito di Balascia, oggetto di un grosso piano di intervento, rappresenta un esempio tra i tanti di enorme significato ambientale e paesaggistico da salvaguardare e difendere.
    Su questa materia la Regione ha commesso fin troppi errori, ultimo tra questi sono stati i ritardi con cui si è aperta la possibilità per il sistema economico regionale di avviare una virtuosa attività di investimento nel campo dei piccoli e medi impianti fotovoltaici. Possibilità oggi compromessa dal decreto governativo. La stessa LR 15/2010 rappresenta una opportunità per il mondo agricolo che non risulta essere ancora operativa. E’ urgente un cambio di passo ed una azione coordinata tra i diversi assessorati interessati, con l’obbiettivo di fermare tutto ciò che non è nell’interesse delle aziende agricole e di incoraggiare e promuovere tutto ciò che può rappresentare una opportunità seria per il nostro sistema economico e sociale.

  6. 22 Marzo 2011 a 17:02 | #6

    parole sante.

    A.N.S.A., 22 maggio 2011
    Napolitano: puntare su fonti alternative e rinnovabili.

    ROMA – Sviluppare la ricerca delle fonti energetiche alternative e rinnovabili perche’ e’ ”indispensabile individuare nuovi modelli e strumenti capaci di coniugare lo sviluppo economico con la rigorosa salvaguardia del pianeta e dei suoi equilibri ambientali”: e’ quanto scrive il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione del convegno ”Acqua ed energia”, organizzato dall’Accademia Nazionale dei Lincei, nell’undicesima Giornata Mondiale dell’Acqua, nel messaggio inviato al Presidente Lamberto Maffei, ai relatori e a tutti i partecipanti.
    Napolitano, nel messaggio, sottolinea come l’incontro rappresenti ”un momento di riflessione nel solco del fecondo cammino di approfondimento sulla materia avviato gia’ da tempo dall’istituto. Il tema del convegno ‘Acqua ed energia’ conferma la necessita’ di sviluppare, anche attraverso un costruttivo confronto e una rinnovata collaborazione fra la comunita’ scientifica e il mondo produttivo, nuovi indirizzi di ricerca sui futuri scenari dell’uso delle risorse idriche e delle altre fonti alternative e rinnovabili.
    E’ infatti indispensabile individuare nuovi modelli e strumenti capaci di coniugare lo sviluppo economico con la rigorosa salvaguardia del pianeta e dei suoi equilibri ambientali”, conclude il presidente della Repubblica.

  7. Gianni
    22 Marzo 2011 a 10:21 | #7

    sono d’accordo per uno sviluppo controllato:Ma dovrebbe essere molto semplice.Basta privilegiare i tetti e le coperture dei fabbricati. In questo modo non penso si possa coprire delle sperfici enormi.Quando si raggiungono i 10.000 mq si ha già un impinato discreto .Quindi se c’è la volontà si può procedere e controllare tutto.E’ sufficiente però che la autorizzazioni non ci mettano degli anni per essere rilasciate

  8. chicco gallus
    21 Marzo 2011 a 15:19 | #8

    Io credo che le superfici fotovoltaiche, e gli impianti eolici, siano modificatori di paesaggio. E quindi possano essere realizzati solo con questa consapevolezza, progettando quale sarà il cambiamento.
    Voglio dire che non si possono piazzare torri e pannelli a caso e all’ammasso in base a progetti che considerino solo il profitto. Una superfice fotovoltaica è una architettura, e quindi va progettata. Grande o piccola che sia, e a maggior ragione se è grande. Può diventare un orrore, se è fatta con la logica dei capannoni che uccidono il territorio, o può diventare una opera di architettura e di paesaggistica se è fatta con quella logica. I costi in più per una progettazione che tenga conto di questo sono risibili, i risultati sono enormemente migliori anche nella peggiore delle ipotesi. Nella migliore delle ipotesi se ne potrebbero fare delle vere opere d’arte. Vale lo stesso anche per l’eolico. Ci sono grandi opere umane che non vediamo come ferite al paesaggio (mi viene in mente la grande muraglia, scusate, è un esempio). Si può fare, è possibile. Non è neppure difficile, bisogna fermarsi a pensarlo e non cedere al pensiero imperante che si debba svilire e insozzare ogni cosa come se ci si provasse gusto.

    Si può fare

  9. 20 Marzo 2011 a 23:33 | #9

    da La Nuova Sardegna, 20 marzo 2011
    Con l’elettrodotto Terna si apre una nuova era. La Sardegna diventa snodo nazionale nella produzione di energia.

    Con l’inaugurazione del Sa.Pe.I., l’elettrodotto gestito da Terna da 1.000 megawatt in corrente continua tra Porto Torres e Latina, per il sistema elettrico sardo è cominciata una nuova era. L’isola sta per essere stabilmente interconnessa alla rete nazionale e potrà importare o esportare energia senza le colossali perdite di trasmissione del Sa.CO.I., il vecchio elettrodotto che raggiunge le coste della Toscana facendo ponte con la Corsica.
    Mille megawatt rappresentano il quintuplo dei consumi di picco dell’area allargata di Cagliari o la metà di quelli di Roma. Sa.Pe.I. è quindi una grande «rete di sicurezza» per la Sardegna (che ha centrali vecchiotte) ma anche per il centro Italia. Il grande black out che si è verificato nel 2003, partito da avarie in Svizzera e in Francia e che con un effetto domino costrinse a spegnere tutta l’Italia, forse non ci sarebbe stato, oppure si sarebbe risolto in tempi brevi, se il Sa.Pe.I. fosse stato già operativo: la Sardegna, infatti, fu l’unica Regione che non subì slacci perché non interconnessa in maniera strutturale alla rete nazionale.
    La nuova connessione (due cavi in corrente continua da 500 megawatt ciascuno, lunghezza quasi 450 chilometri di cui alcune centinaia sotto il Tirreno) è costata 750 milioni di euro, solo in parte finanziati dalla Banca europea per gli investimenti. Il resto è frutto di un oculato investimento di Terna che conta di rientrare in meno di una decina di anni, grazie alle economie valutate in 70 milioni annui.
    Parallelamente al Sa.Pe.I., Terna ha manifestato l’intenzione di potenziare e di ammodernare negli anni a venire anche il Sa.Co.I., integrando ulteriormente la rete sarda a quella nazionale.
    Molti i benefici per l’isola dal grande elettrodotto: fermare un gruppo generatore in Sardegna per manutenzione non porterà a rischi black out, inoltre le centrali sarde potranno dare se necessario il loro contributo alla rete nazionale. L’interconnessione, inoltre, permetterà di trasmettere nell’isola energia reale (e non virtuale come avviene ora con il sistema dei «crediti») a prezzo più basso, con innegabili benefici per l’economia e anche per le grandi industrie energivore.
    Il Sa.Pe.I. offre anche l’occasione di dislocare nell’isola nuovi gruppi di generazione, senza la necessità di trovare in loco sbocchi alla produzione che può essere esportata. Questo fattore sarà certamente un acceleratore nel rinnovo del parco centrali sardo, nella sostituzione di vecchie centrali oramai obsolete e inquinanti, nello sviluppo delle energie alternative, a cominciare dal fotovoltaico.
    E se il progetto nazionale di ritorno al nucleare non sarà spazzato via dallo tsunami giapponese, il Sa.Pe.I. potrebbe essere – assieme alla non sismicità dell’isola, tema caro a Margherita Hack – uno degli argomenti chiave per la localizzazione in Sardegna di reattori atomici. Una ipotesi questa non gradita ai sardi (nessuno in verità vuole una centrale atomica dietro casa) ma non del tutto improbabile. Il Sa.Pe.I., infatti, fa crollare la più sensata e la più semplice delle opposizioni degli anti-nuclearisti: a che serve produrre in Sardegna un migliaio di megawatt di energia nucleare? A esportarla, grazie appunto al Sa.Pe.I..

  10. Juri
    20 Marzo 2011 a 18:29 | #10

    In tutte i paesi occidentali c’è già stato un enorme consumo di suolo per l’edificazione e aggiungere tra le fonti di consumo il solare fotovoltaico sarebbe deleterio, come è stata deleteria, e come è purtroppo ancora oggi, la speculazione dell’eolico selvaggio che ha fortemente degradato i valori ambientali di vaste aree interne della Sardegna di grande pregio prima integre (vedasi la Gallura).
    Per questo trasformare terreni agricoli, o comunque ancora liberi, in campi per il fotovoltaico sarebbe una nuova sciagura ambientale compiuta con la parvenza di perseguire finalità ambientaliste.
    Solo in Italia ci sono miliardi di metri quadri di tetti da trasformare in piccole centrali fotovoltaiche per sviluppare questa importantissima fonte di energia pulita che oltre all’emissioni zero ha anche il decisivo vantaggio di spezzare gli oligopoli dell’energia (cosa che l’eolico, in mano a grandi gruppo industriali, non fa) e permettere l’autosufficienza energetica, come migliaia di famiglie che hanno il fotovoltaico sul tetto stanno già toccando con mano.

  11. 20 Marzo 2011 a 17:57 | #12

    certo: parliamo di “sviluppo corretto e virtuoso dell’energia solare”, è necessario quindi evitare al di fuori delle aree industriali le grandi superfici per il fotovoltaico e privilegiare, in armonia con la natura, termodinamico e solare di contenute dimensioni. Pensiamo, solo a titolo di esempio, ai benefici nel dotare di impianti fotovoltaici tetti e lastrici solari di case e palazzi in zone urbane prive di interesse paesaggistico/urbanistico, tetti dei capannoni industriali, edifici pubblici, ecc.

  12. pa
    20 Marzo 2011 a 17:20 | #13

    attenzione al solare selvaggio…..

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