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La Procura della Repubblica indaga (finalmente!) sulla “legnaia” che copre l’Anfiteatro romano.

Anfiteatro romano con allestimento per spettacoli, Cagliari

Anfiteatro romano con allestimento per spettacoli, Cagliari

Finalmente la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari ha aperto un’indagine relativa all’abusiva legnaia che da troppi anni opprime l’Anfiteatro romano di Cagliari.   Le associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra, che si battono da oltre dieci anni per la tutela e la corretta fruizione del bene culturale, esprimono il loro forte apprezzamento in proposito e – qualora si giunga a dibattimento penale – presenteranno istanza di costituzione di parte civile nel relativo procedimento.     Si ricorda che è in corso un altro procedimento penale relativo all’affidamento dell’Anfiteatro per spettacoli a fini di lucro senza alcuna selezione del soggetto affidatario.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

da La Nuova Sardegna, 13 aprile 2011

Anfiteatro: inchiesta aperta. Atti acquisiti in Comune, l’ipotesi è danneggiamento.  All’esame del pm Caria la relazione degli ispettori e i documenti dei Beni culturali. Mauro Lissia
CAGLIARI. L’iniziativa del sovrintendente archeologico Marco Minoja ha imposto una svolta all’inchiesta della Procura sull’anfiteatro: ieri la polizia giudiziaria ha acquisito atti e documenti agli uffici dell’assessorato comunale ai beni culturali.  L’iniziativa del pm Daniele Caria è legata alla relazione elaborata dagli esperti dell’istituto superiore per la conservazione e il restauro, che conferma seccamente e con la necessaria autorevolezza quanto per anni archeologi, storici e semplici appassionati temevano: le strutture dell’arena romana sono danneggiate e rischiano di sgretolarsi al peso delle tribune. Un fascicolo contro ignoti legato alla situazione critica dell’anfiteatro era stato aperto dal pm Caria già due anni fa, ma fino all’ispezione condotta dal Ministero su richiesta di Minoja mancava alla Procura una traccia tecnica da seguire per arrivare alla conferma dell’ipotesi di partenza. Ora c’è la prova del danneggiamento, che a leggere lo studio dei tecnici ministeriali mette in pericolo la salute del monumento millenario, usato come base per un impianto simile a uno stadio di calcio.  Non c’è relazione tra l’inchiesta aperta da Caria e l’eventuale instabilità delle gradinate in legno: quello è un problema di sicurezza. La Procura indaga sul danno arrecato – secondo gli ispettori capeggiati dall’architetto Gisella Capponi – alla struttura dell’arena, un bene storico e culturale di valore inestimabile che gli anelli da stadio installati nel 2000 per decisione dell’amministrazione Delogu, ispirata dall’allora sovrintendente al teatro lirico Mauro Meli, avrebbero pregiudicato.  Quello compiuto ieri sembra essere solo il primo passo di questa nuova fase dell’inchiesta giudiziaria, ad oggi contro ignoti: all’acquisizione e all’esame formale degli atti, tra cui la relazione del 21 marzo, il magistrato farà seguire la raccolta dei documenti agli uffici dei lavori pubblici. L’idea del pm Caria essere quella di ricostruire ogni passaggio tecnico che ha riguardato negli ultimi anni l’anfiteatro romano. Compresa la lunga e complessa battaglia sul fronte della giustizia amministrativa, gli accordi raggiunti e disattesi tra Comune e sovrintendenza, l’incessante ricerca da parte della politica locale di un pretesto per non chiudere l’arena storica agli spettacoli. Confermata dall’inchiesta ormai conclusa sulla concessione dell’anfiteatro senza alcuna procedura di selezione pubblica a Sardegna Concerti e alle varie società collegate, che ha condotto alla richiesta di rinvio a giudizio per dirigenti comunali e operatori degli spettacoli. Per questo procedimento l’udienza preliminare sta per essere fissata. Ma l’indagine rilanciata in queste ore dalla Procura potrebbe aprire altri scenari e completare il quadro di una vicenda sulla quale finalmente, dopo undici anni, sembrano emergere con chiarezza gli errori commessi e le responsabilità.

Anfiteatro romano, illustrazione fine '800

Anfiteatro romano, illustrazione fine '800

Le tribune causa della rovina del monumento. Senza appello la relazione dei massimi esperti italiani di restauro.    Alessandra Sallemi
CAGLIARI. L’anfiteatro romano in dieci anni di copertura con le tribune di legno ha subìto danni gravi, è impossibile salvare il monumento se non si tolgono spalti e camminamenti, le tribune stesse attaccate da funghi che provocano la temuta «carie bruna» hanno perduto le caratteristiche di sicurezza necessarie per accogliere gli spettatori. E’ la drammatica parola degli esperti, inviati il 10 marzo scorso dall’Istituto superiore per la conservazione e il restauro, che segna una croce definitiva sulla propaganda pro tribune di legno sostenuta negli anni e rinfocolata di recente allo scopo di allestire all’anfiteatro gli spettacoli estivi. Il grido d’allarme era stato più volte lanciato l’estate scorsa dal soprintendente ai beni archeologici, Marco Minoja (nella foto), la conferma più autorevole che in Italia si possa ricevere sul tema della conservazione dei monumenti è stata messa per iscritto da architetti, chimici, restauratori venuti a Cagliari. Gli esperti del ministero spazzano via subito un’affermazione fatta per anni contro chi denunciava che il monumento del II secolo dopo Cristo era stato utilizzato come fondamenta per le impalcature: il Comune ha sempre sostenuto che le strutture non toccavano le pietre antiche, gli ispettori invece scrivono «il monumento è quasi completamente obliterato dalle strutture predisposte nel 2000 per l’allestimento di spettacoli musicali e teatrali… sostenute da pilastri… incassati nelle strutture lapidee del monumento antico… Alla struttura principale si affianca un sistema di percorsi orizzontali e verticali… che poggia a volte sulla pietra dell’anfiteatro». Anche per il palco e «gli elementi ad esso connessi» c’è un’ulteriore struttura di sostegno «che oblitera interamente l’arena», la struttura è «composta anch’essa da un fitto sistema di strutture metalliche quasi sempre poggiate direttamente su elementi lapidei antichi». Poi una disperante descrizione di quel che succede all’anfiteatro causa la copertura di legno. «… Quando piove la parte sotterranea dell’anfiteatro si allaga e la struttura sovrammessa, impedendo l’evaporazione dell’acqua, determina sia la disgregazione della pietra, sia un diffuso sviluppo di patine biologiche…». Altro danno provocato dalle tribune: i vortici causati «dall’aria che si incanala (in alcuni punti), partecipano al processo di erosione della pietra». Ancora: «Ci sono alcune zone in cui la pietra è visibilmente attraversata da fratture o da lesioni ad andamento verticale, che dovrebbero essere oggetto di monitoraggio per valutare l’eventuale evoluzione della situazione». E qui sta uno dei punti centrali: con le tribune sopra, niente si può fare. «Dove si osservano situazioni problematiche dal punto di vista statico, come nel nicchione, la struttura sovrammessa impedisce di effettuare indagini e monitoraggi… la preoccupante riduzione di sezione resistenti dei piedritti di archi e piattabande, provocata dall’erosione della pietra, a causa della struttura sovrammessa, non può essere né adeguatamente valutata, né sanata con mirati interventi di restauro». Anche i vecchi restauri sono «in condizioni precarie». Un’ultima osservazione riguarda le tribune di legno lamellare e chiude le aspettative per l’estate 2011: ci sono alterazioni «di origine fungina riconducibile a carie bruna, il legno affetto da tale alterazione ha una progressiva perdita di resistenza meccanica». Più chiaro di così c’è soltanto la conclusione a cura dei periti: «Il monumento giace in abbandono. La struttura sovrammessa, utilizzando sostanzialmente il monumento archeologico come semplice piano d’appoggio, non solo ne compromette lo stato di conservazione, impedendo indagini e interventi conservativi o manutentivi, ma ne rende pressoché impossibile la percezione, non consentendo di conseguenza né la lettura archeologica, né l’apprezzamento di aspetti architettonici, costruttivi e paesistici di grande interesse».
SVOLTA GIUDIZIARIA SULLA VICENDA.
Il perito: «Il legno marcio perde la sua funzione portante».   Alessandra Sallemi
 CAGLIARI. Una scheda allegata alla relazione è destinata a zittire ogni difesa delle tribune. Nel legno è in atto «una diffusa e profonda colonizzazione da parte di funghi Basidiomiceti responsabili della carie bruna del legno. Si tratta di un’aggressione severa, che provoca un danno irreversibile». L’esperta spiega che, con la carie bruna, il legno «non può più essere considerato in grado di svolgere la sua funzione portante». L’esperta suggerisce di porre «particolare attenzione nella valutazione dell’estensione dei danni perché può capitare che, a una visione sommaria dall’esterno, il legno appaia più sano di quanto non lo sia in realtà». L’esperta dice infine che le strutture non sono più affidabili per la sicurezza delle persone, «così come, nell’eventualità di cedimenti, per la conservazione delle strutture antiche sottostanti».

 

Anfiteatro romano, Cagliari

Anfiteatro romano, Cagliari

 

(stampa fine ’800, foto S.D., archivio GrIG)

  1. 28 Aprile 2011 a 15:19 | #1

    COMUNICATO STAMPA

    La diffusione di informazioni sul procedimento relativo all’anfiteatro di Cagliari nella conferenza stampa del deputato Pili del 15 aprile u.s. richiedono una puntualizzazione.
    Per prima cosa la trasmissione alla Procura di Cagliari dei documenti relativi al procedimento non dipende da una mia decisione; gli stessi sono stati viceversa richiesti dalla stessa Procura, nell’ambito di un’autonoma indagine per danneggiamento.
    Quanto poi al quadro relativo alla conservazione dell’anfiteatro, l’istruttoria della Soprintendenza ha evidenziato un quadro molto diverso da quello comunicato: contrariamente a quanto sostenuto, che “nemmeno un centimetro della struttura archeologica è stato coperto dall’impianto ligneo” è vero invece che tale impianto copre diverse centinaia di metri quadrati del monumento, tra gradinate, arena e strutture ipogee, sottraendole alla vista, alla visita e alla manutenzione, condannandole ad una grave alterazione del microclima che ne ha determinato un quadro conservativo preoccupante.
    Inoltre, buona parte delle gradinate è realizzata in modo tale da impedire un adeguato monitoraggio dell’anfiteatro; questo stato di cose costituisce già da solo un elemento di cattiva conservazione delle strutture archeologiche.
    Le osservazioni sugli attacchi biologici alla struttura lignea non state fatte “a occhio nudo”: il rilievo è stato prodotto da accurate analisi di laboratorio, di cui si è dato riscontro al Comune.
    In proposito sottolineo che la Soprintendenza non ha mai inteso entrare nella questione della sicurezza per gli spettatori: ha però il dovere di rilevare se vi siano eventuali condizioni di rischio per il monumento; se queste possono dipendere da un’eventuale carenza statica delle strutture soprammesse, ciò va necessariamente rilevato; la comunicazione di tali condizioni rientra pienamente in un quadro di leale collaborazione col Comune.
    In proposito la Soprintendenza ha avviato da tempo, con lealtà e senso di collaborazione, la ricerca di un accordo con il Comune di Cagliari per l’avvio degli interventi conservativi necessari e urgenti dell’anfiteatro, nel pieno rispetto del Codice dei beni culturali.
    E quel che più conta per la polemica in corso: la prima comunicazione circa la indisponibilità delle strutture dell’anfiteatro per la stagione 2011 è stata emanata dallo stesso Comune di Cagliari già il 15 dicembre 2010: questa nota insieme a tutte le risultanze dell’istruttoria sulla conservazione dell’anfiteatro sono a completa disposizione di chiunque desideri esserne informato presso la Soprintendenza.
    Il cui unico interesse, nel pieno rispetto della legge, è la restituzione del monumento alla cittadinanza di Cagliari e la ricerca di tutte le soluzioni, compatibili con la sua conservazione, per ogni buon utilizzo dell’anfiteatro, anche per le future stagioni di spettacolo.

    Marco Minoja
    Soprintendente per i beni archeologici per le province di Cagliari e Oristano
    Cagliari, 21 aprile 2011

    ———————————————————–

    qui la lettera dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro: http://www.sardegna.beniculturali.it/index.php?it/140/notizie/129/anfiteatro-romano-di-cagliari-lettera-del-direttore-delliscr-a-lunione-sarda

  2. BlackPanther
    15 Aprile 2011 a 22:48 | #2
  3. 14 Aprile 2011 a 15:18 | #3

    da La Nuova Sardegna, 14 aprile 2011
    A giorni la relazione del Corpo Forestale sul carteggio Comune-Sovrintendenza sarà consegnata al pm Caria. Danni all’arena, la Procura chiama la Corte dei Conti. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. L’azione di danneggiamento dell’anfiteatro è in corso, più cresce il ritardo tra la richiesta di demolizione delle tribune avanzata fin dal 2000 e più s’allunga la filiera delle responsabilità penali.
    E non solo penali: la Procura della Repubblica si appresta a coinvolgere la Corte dei Conti nell’indagine sull’arena romana. Per una ragione semplicissima: chi non ha smontato le gradinate nei tempi stabiliti ha arrecato anche un danno erariale, perchè il restauro della struttura antica avrà costi elevatissimi che non potranno ricadere sulle casse pubbliche. Qualcuno insomma dovrà metter mano al portafogli, sempre che il reato venga accertato. Nelle prossime ore il nucleo investigativo del Corpo forestale consegnerà al sostituto procuratore Daniele Caria i documenti acquisiti all’assessorato comunale alla cultura e in quello dei lavori pubblici. Si tratta per ora del carteggio, piuttosto fitto, tra l’amministrazione comunale e gli uffici ministeriali. Caria intende ricostruire la cronologia della vicenda, stabilire dove si è fermato l’iter per lo smantellamento della tribuna lignea e soprattutto chi ha lavorato perchè si fermasse. Finora c’è solo un dato certo: è accaduto tutto sotto l’amministrazione di Emilio Floris. Perchè la scelta di spendere sei miliardi di lire per installare le tribune è stata assunta dal sindaco Mariano Delogu nel 2000, ma la decisione di tenerle in piedi è del successore. Fino al dopo 2006, quando il Tar si è pronunciato con chiarezza sulla legittimità del provvedimento di demolizione firmato dalle sovrintendenze. A quel punto sembrava che il caso fosse chiuso e che le fortissime pressioni arrivate dal mondo della cultura e dell’ambientalismo avessero fatto breccia sulla resistenza dell’amministrazione comunale. Niente di tutto questo: il Comune ha eluso la necessità di restituire il monumento al suo stato naturale e storico. Al contrario ha continuato imperterrito ad affidare l’arena romana alle imprese di spettacolo dei fratelli Palmas, una forma di concessione senza procedura ad evidenza pubblica che per il pm Caria è fuorilegge. Gli anelli stile San Siro sono rimasti dov’erano, la Fondazione del teatro lirico ha rinunciato definitivamente ad allestire opere all’anfiteatro e l’amministrazione comunale ha insistito in una sorta di navigazione a vista, con le associazioni culturali, gli archeologi e alcuni giornalisti impegnati a denunciare invano una situazione inspiegabile. La Procura è decisa a mettere in fila questi fatti, in gran parte pubblici e comunque riferiti ad atti pubblici, per definire una volta per tutte le responsabilità. Non sarà disposto invece – almeno per il ora – il sequestro giudiziario del monumento: il pubblico ministero si è rifiutato di spiegare la scelta, ma l’impressione è che serva a consentire la demolizione delle gradinate. Con l’arena sotto sigilli l’amministrazione Floris avrebbe un comodo alibi per non procedere, lasciando la gatta da pelare alla prossima giunta comunale. Col fiato della polizia giudiziaria sul collo invece è difficile che il Comune possa ancora tergiversare. Forse adesso finirà il balletto ridicolo di chi – malgrado l’autorevolezza delle relazioni tecniche e i danni evidenti – tenta di tenere in piedi la legnaia col parere di attori ignari e cantanti da balera.

  4. 14 Aprile 2011 a 15:16 | #4

    Mauro Pili è uno che di “strafalcioni” se ne intende: rimangono a imperitura memoria dei posteri le sue dichiarazioni programmatiche da Presidente della Regione con le “undici province sarde” e la “Sardegna che deve guardare oltre le Alpi” (http://edicola.unionesarda.it/Articolo.aspx?Data=19990916&Categ=0&Voce=1&IdArticolo=317236).

    da L’Unione Sarda on line, 14 aprile 2011
    Anfiteatro romano, Pili contro Minoja “Impone le sue idee a nostre spese”: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/219908

  5. 14 Aprile 2011 a 15:15 | #5

    da La Nuova Sardegna, 14 aprile 2011
    Cercasi sponsor per l’anfiteatro. Il neo assessore alla Cultura della Provincia chiede un incontro a Galan. Gli organizzatori di spettacoli in crisi perché ormai è certo che non c’è uno spazio per gli eventi programmati. (Alessandra Sallemi)

    CAGLIARI. Il nuovo assessore alla Cultura della Provincia, Francesco Siciliano, chiederà subito un incontro al ministro Galan con una rappresentanza di Regione, Provincia e Comune per trovare uno o più sponsor che restaurino l’anfiteatro romano e lo restituiscano alla sua naturale vocazione di luogo di spettacolo. Per il 2011 il monumento è chiuso, in forse la stagione estiva.
    Ieri nella prima conferenza stampa del nuovo assessore, gli organizzatori degli spettacoli estivi hanno preso atto «che l’anfiteatro romano quest’anno è chiuso» e che, a questo punto, è serissimo il rischio di non trovare in fretta uno spazio alternativo. Siciliano su questo non ha bluffato: non ha in tasca uno spazio grandi eventi pronto all’uso («Monte Claro non può essere buttato così sul piatto, altrimenti si rompe e io devo tutelarlo…»), ma siccome «sono serie le considerazioni degli operatori e serie le perizie della soprintendenza, bisogna lavorare rapidamente per trovare una soluzione e bisogna farlo assieme a Regione e Comune perché più siamo uniti attorno a uno stesso tavolo più sarà possibile trovare una soluzione alternativa valida». Massimo Palmas di Sardegna concerti ha ribadito come non vada bene «che si interrompa una cosa che funziona senza un’alternativa, a Nora siamo senza teatro da 5 anni, Nora è un decimo dell’anfiteatro, per questo quanti ce ne vorranno? Di trovare alternative se ne parla da anni: Tuvixeddu, Calamosca, ma l’anfiteatro è stato messo lì dai Romani perché era al riparo dai venti, un ambiente così non si improvvisa… l’auspicio è che la politica faccia la sua parte, l’intervento della Provincia ora può essere determinante, ci spiace che la chiusura non sia contemporanea con l’individuazione di un nuovo spazio, continuiamo a contestare che le tribune siano pericolanti, c’è un collaudo che scade il 25 maggio…». Siciliano: «Per l’anfiteatro la soluzione va cercata superando lo scontro che alla fine lascia soltanto le barricate. L’anfiteatro è un luogo identitario e lo resterà se rimarrà vivo, cioè luogo di spettacoli. Ma è anche un monumento che ha problemi oggettivi di conservazione e restauro, così come le tribune. Io credo che per risolvere i problemi dell’anfiteatro non ci siano paradigmi nuovi, ma si debba guardare al passato, con l’operazione pubblico-privata che fu fatta per restaurare la Scala di Milano, chiusa e riaperta in 3 anni durante i quali le stagioni furono allestite nel teatro degli Arcimboldi, oppure al presente con il Colosseo, monumento simbolo, sul quale l’imprenditore Della Valle ha investito 25 milioni di euro. La sintesi delle due soluzioni può essere utilizzata a Cagliari: il destino dell’anfiteatro deve essere quello di restare vivo, perché questo succeda ci vuole un intervento istituzionale da parte di Regione, Provincia e Comune, affinché il ministro dei Beni culturali Galan ci aiuti per trovare uno sponsor o una cordata di più imprenditori che finanzino lo smontaggio delle tribune, il restauro del monumento secondo le indicazioni della soprintendenza e quindi un nuovo allestimento per gli spettacoli. E’ la strada più corretta per dare una prospettiva risolutiva al problema». Siciliano non ha dubbi sul fatto che l’anfiteatro, pur non essendo il Colosseo, può trovare sponsor: la qualità degli artisti che si sono esibiti in quello spazio e la quantità di pubblico che ha attirato sono la migliore garanzia. Si sa che il sindaco ha chiesto ai tecnici del Comune una perizia sulle condizioni dell’anfiteatro, ma la relazione degli ispettori dell’Istituto centrale del restauro è così dettagliata e preoccupante che secondo Siciliano risulta difficile pensare di trovare un apparato comunale pronto ad andare contro il parere della soprintendenza. L’assessore però dice: io non aspetterei tutto questo, «la Provincia chiederà in tempi rapidi un incontro a Galan».

    Un’interrogazione del deputato Pdl sulla perizia dei tecnici dell’Istituto del restauro. Pili: «Relazione di incompetenti».

    CAGLIARI. Sulla relazione degli ispettori dell’Istituto del restauro si abbatte l’interrogazione del deputato PdL Mauro Pili (nella foto). «Ora che la magistratura ha aperto un’inchiesta sulla relazione degli ispettori ministeriali immagino che tutti sceglieranno il silenzio. Mi sia permesso – scrive il deputato sardo al ministro per i Beni culturali Galan – di non fare altrettanto. Mi sia consentito di dire ciò che penso su questa grottesca vicenda». Secondo Pili, nella relazione «c’è inconsistenza, superficialità, incompetenza e per manifesto abuso di potere, nel momento in cui con il loro agire utilizzano la propria funzione di ispettori per sostenere tesi confutabili da chiunque abbia un minimo di buon senso e un minimo di competenza». «Nella relazione – sostiene Pili – si passa dall’erba scambiata per piante, dall’umido riscontrato laddove c’era la raccolta delle acque piovane, per arrivare ai vortici che provocano un processo di erosione della pietra». «Si arriva persino a valutare ad occhio nudo la staticità delle strutture lignee che sarebbe minata dall’incedere di pseudo colonie fungine. Affermare, poi, sempre con attenta valutazione ad occhio nudo che la struttura lignea perde resistenza meccanica è come sostenere che uno pilastro in cemento armato è messo in pericolo da un chiodo arrugginito. Siamo dinanzi a valutazioni che denotano la più totale incompetenza funzionale degli estensori ad affrontare questioni che esulano totalmente dai propri ruoli… Mi domando: come sono state accertate la staticità e la stabilità della struttura? con quale rigore scientifico? con quale professionalità? chi degli ispettori ha l’unico titolo di ingegnere abilitato a valutare staticità e stabilità? Sono state eseguite prove di carico? quale società è stata incaricata di svolgerle? dove sono i certificati di prova statica?». «Un dato è certo: con questo comportamento irresponsabile e destituito di rigore scientifico e tecnico – è sempre Pili che scrive – si è deciso di condannare l’anfiteatro di Cagliari al degrado perenne e sicuro. Ognuno si assuma la propria responsabilità ben sapendo che nessuno avrà il coraggio di contrastare ciò che è palesemente infondato e frutto di una visione ideologica che farà morire il monumento archeologico più importante della città di Cagliari».

  6. 13 Aprile 2011 a 17:36 | #6

    questo è il testo della relazione del 21 marzo 2011 dell’Istituto Superiore del Restauro sull’Anfiteatro romano di Cagliari.

    Ministero per i Beni e le Attività Culturali
    Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro

    Alla Soprintendenza per i Beni Archeologici delle province di Cagliari e Oristano
    c.a. dott. Marco Minoja
    Oggetto: Cagliari. Conservazione dell’Anfiteatro

    A seguito della nota di codesta Soprintendenza del 1.3.2011 prot 1173 relativa all’oggetto, si invia in allegato la relazione del sopralluogo effettuato in data 10.3.2011 dai funzionari tecnico-scientifici di questo Istituto presso l’Anfiteatro romano di Cagliari.
    Come si evince dalla relazione, in base alle osservazioni riportate dall’arch. M.G.Flamini, dalla dott.ssa M.C.Laurenti, dalla dott.ssa A.Altieri e dalla restauratrice G.Fazio, risulta necessario e urgente provvedere alla rimozione della struttura moderna da tempo installata sui resti archeologici dell’Anfiteatro. Tale struttura non consente infatti né la completa ispezione e la verifica dello stato di conservazione né tanto meno la progettazione e la realizzazione degli opportuni interventi di restauro e manutenzione del bene.
    Restando a disposizione per ulteriori chiarimenti, si inviano cordiali saluti.
    Il Direttore
    Arch. Gisella Capponi
    Il responsabile dell’istruttoria: M.G.Flamini, M.C.Laurenti 21.3.2011

    ***

    RELAZIONE

    A seguito della richiesta della Soprintendenza per i Beni archeologici delle province di Cagliari e Nuoro (prot. 1173 dell’1 marzo 2011) si è svolto in data 10 marzo u.s. un sopralluogo congiunto dei funzionari tecnico-scientifici dell’ISCR, arch. M.G.Flamini, dott.ssa M.C.Laurenti, dott.ssa A.Altieri e sig. G.Fazio insieme al Soprintendente dott. M.Minoja, all’arch. E.Romoli, alla dott.ssa D.Salvi, al sig. Orrù, presso l’Anfiteatro romano di Cagliari.
    L’obiettivo del sopralluogo tecnico è stato quello di individuare i principali fattori responsabili dei fenomeni di deterioramento dei materiali costitutivi il monumento antico, già in forma preliminare descritti dal restauratore della Soprintendenza sig. Orrù, nella relazione pervenuta per le vie brevi, e verificare la loro relazione con la sovtrastruttura moderna installata per l’organizzazione degli spettacoli.
    L’anfiteatro di Cagliari, scavato nell’800 da Giovanni Spano e successivamente oggetto di nuovi scavi e interventi di restauro negli anni ’30 ad opera di doro Levi e negli anni ’80 a cura di Malgarise, è un edificio in parte scavato nella roccia e in parte costruito in muratura di blocchi di pietra calcarea cavati nel sito stesso. Le attività di spoliazione avvenute nei secoli avevano richiesto negli anni ’30 una serie di interventi di restauro, che si sono configurati essenzialmente come rifacimenti e parziali ricostituzioni. Tali interventi, sufficientemente distinguibili rispetto alle parti antiche originali, furono realizzato in diverse tecniche murarie: con muratura a tufelli e blocchetti di pietra cementati con calce (gradinate e podio), in calcestruzzo armato (architravi delle porte di accesso al podio), in mattoni e malta (volte del corridoio).
    Attualmente il monumento è quasi completamente obliterato dalle strutture predisposte nel 2000 per l’allestimento di spettacoli musicali e teatrali, realizzate in legno lamellare e carpenteria metallica, sostenute da pilastri incernierati su piastre metalliche collegate a plinti in cemento incassati nelle strutture lapidee del monumento antico o direttamente nella pietra. Alla struttura principale si affianca un sistema di percorsi orizzontali e verticali, sempre realizzati con strutture metalliche e legno, che poggia a volte direttamente sulla pietra dell’anfiteatro, e una ulteriore struttura che sostiene il palco e gli elementi ad esso connessi, che oblitera interamente l’arena, anch’essa composta da un fitto sistema di strutture metalliche quasi sempre poggiate direttamente su elementi lapidei antichi.
    Tali strutture, oltre a causare danni di varia natura al monumento, per la loro invasività impediscono anche il completo rilevamento dello stato di conservazione e gli interventi conservativi necessari.
    Nel corso del sopralluogo è stato possibile rilevare quanto segue.
    A – esterno del monumento, meniani della cavea, podio, ove non obliterato dalle strutture moderne
    • Le superfici orizzontali delle gradinate sono estesamente colonizzate dai licheni; le piante erbacee ed arboree sono invece localizzate per lo più a ridosso delle strutture soprammesse. Appare, comunque evidente una diversa colonizzazione biologica in relazione all’esposizione (lato Nord/lato Sud), al materiale lapideo (originale o di restauro) al suo stato di conservazione e alla presenza delle strutture di servizio. Il danno causato da tali alterazioni è differente in termini di pericolosità: è più grave nel caso di piante arbustive e arboree.
    (seguono tre fotografie con la seguente didascalia)
    Lato S: presenza di alterazioni biologiche (licheni, piante erbacee e arboree) sulla superficie delle gradinate (originali e di restauro), dei muri e delle aree più a monte dove sono conservate tracce delle gradinate (9 marzo 2011).
    (seguono due fotografie con la seguente didascalia)
    La presenza di piante è così massiccia da impedire in qualche caso di vedere le condizioni degli appoggi di alcune strutture e delle parti di materiale lapideo su cui le stesse poggiano, anche laddove la pietra si presenta più disgregata (immagini di marzo 2011 e di aprile 2010).
    B – Sotterranei: corridoio di servizio inferiore, fossae e ambienti situati al di sotto del piano dell’arena
    • Secondo quanto riferito in sede di sopralluogo, quando piove la parte sotterranea dell’anfiteatro si allaga e la struttura sovrammessa, impedendo l’evaporazione dell’acqua, determina sia un incremento di fenomeni di disgregazione della pietra, sia un diffuso sviluppo di patine biologoche didi verso colore in relazione alla presenza/assenza di luce.
    (seguono due fotografie)
    • La struttura sovrammessa determina, là l’aria si incanala, dei vortici, che partecipano al processo di erosione della pietra.
    (seguono due fotografie)
    • Osservando il diverso colore di alcune parti della pietra, come ad esempio nei nicchioni e sulle pareti di cava, e rilevando la presenza di frammenti di pietra a terra, in loro corrispondenza, si può concludere che il materiale lapideo continua a disgregarsi.
    Se esistesse una documentazione fotografica precedente al progetto, si potrebbe effettuare un confronto e formulare ipotesi sulle dinamiche del fenomeno.
    (seguono quattro fotografie)
    • Ci sono alcune zone, in cui la pietra è visibilmente attraversata da fratture o da lesioni ad andamento verticale, che dovrebbero essere oggetto fi monitoraggio per valutare l’eventuale evoluzione della situazione.
    (segue una fotografia)
    • Dove si osservano situazioni problematiche dal punto di vista statico, come nel nicchione, la struttura sovrammessa impedisce di effettuare indagini e monitoraggi utili a comprendere l’eventuale modificarsi delle condizioni di stabilità della roccia.
    (segue una fotografia)
    • La preoccupante riduzione di sezione resistente dei piedritti di archi e piattabande, provocata dall’erosione della pietra, a causa della struttura sovrammessa, non può essere né adeguatamente valutata né sanata con mirati interventi di restauro.
    (seguono tre fotografie)
    • La condizione di conservazione dei vecchi restauri è spesso precaria: le integrazioni di calcestruzzo e gli iserimenti di cemento armato sono in cattivo stato di conservazione. Come è anche in molti punti precaria la situazione conservativa della struttura sovrammessa.
    (segue una fotografia)
    • Ci sono percolamenti connessi alla presenza di elementi orizzontali o verticali della struttura sovrammessa.
    (segue una fotografia)
    • Sulle travi di legno lamellare sono presenti in più aree alterazioni di origine fungina riconducibile a carie bruna. Il legno affetto da tale alterazione ha una progressiva perdita di resistenza meccanica (cfr. Scheda allegata).
    (seguono due fotografie)
    • In conclusione, il monumento giace in abbandono. La struttura sovrammessa, utilizzando sostanzialmente il monumento archeologico come semplice piano d’appoggio, non solo ne compromette lo stato di conservazione, impendendo anche indagini e interventi conservativi o manutentivi, ma ne rende pressoché impossibile la percezione, non consentendo di conseguenza né la lettura archeologica né l’apprezzamento di aspetti architettonici, costruttivi e paesistici di grande interesse.

    arch. M.G.Flamini, dott.ssa M.C.Laurenti, dott.ssa A.Altieri , sig,ra G.Fazio

    ***

    Alterazioni di origine fungina sulle strutture lignee sovrammesse
    SCHEDA

    Dall’osservazione delle immagini scattate sulle strutture lignee situate al di sopra delle gradinate dell’anfiteatro romano (fig. 1) e dall’esame del campione di corpi fruttiferi fungini (fig. 2) prelevato dalla superficie del legno alterato, si può affermare che è in atto una diffusa e profonda colonizzazione da parte di funghi Basidiomiceti responsabili della carie bruna sul legno. Si tratta di un’aggressione severa, che provoca un danno irreversibile con la progressiva perdita di resistenza meccanica del legno. A livello ultrastrutturale il degrado si esplica con la depolimerizzazione enzimatica dei polisaccaridi costitutivi, cosicché si ha una perdita netta di cellulosa, spesso accompagnata anche da modificazioni chimiche della lignina.
    Il ristagno d’acqua, promosso dalle condizioni di elevata umidità ambientale del vano, ha consentito lo sviluppo delle colonizzazioni fungine osservate. Si consideri che, il tali condizioni favorevoli, l’attacco determinato dai funghi basidiomiceti procede piuttosto velocemente con la diffusione del micelio in profondità all’interno del legno. Una volta instauratasi la colonizzazione, in molti casi, è in grado di avanzare anche in periodi di minore disponibilità d’acqua, grazie alla presenza di strutture morfologiche specializzate che si approfondiscono nelle murature e nel suolo provvedendo così al fabbisogno idrico dell’organismo.
    Per il tipo di collocazione, la struttura rientra nella Classe 4 di rischio biologico indicata dalla Norma UNI EN 335 (vedi tab. 1), ossia ad alto rischio di attacco da parte dei fungi agenti dalla carie del legno. Il legno affetto da carie bruna non può più essere considerato in grado di svolgere la sua funzione portante. Particolare attenzione deve quindi essere posta nell’ispezione delle strutture e nella valutazione dell’estensione dei danni. Può capitare infatti che, ad una visione sommaria dall’esterno, il legno appaia più sano di quanto non lo sia in realtà a causa delle modalità costruttive del legno lamellare incollato, in cui è più probabile che le parti più “vulnerabili” (es. zone di alburno, difetti) siano posizionate all’interno del lamellare.
    È da escludere la possibilità di risanare il legno con l’uso di biocidi, impermeabilizanti, ecc., tantomeno quella di ripristinare la funzionalità delle strutture, che non possono più essere considerate affidabili per la destinazione d’uso originariamente progettata, con conseguenti rischi per la sicurezza delle persone così come, nell’eventualità di cedimenti, per la conservazione delle strutture antiche sottostanti.
    (seguono due fotografie)
    Figura 1 – Visione dell’attacco fungino sulle strutture lignee nella zona indicata nella planimetria dell’anfiteatro.
    (segue una fotografia)
    Figura 2 – Particolare di un frammento del corpo fruttifero prelevato
    Tabella 1 – Classi di rischio biologico previste dalla norma UNI EN 335
    (segue tabella)

    Dr.ssa Giulia Galotta
    Laboratorio Indagini biologiche ISCR

  7. 13 Aprile 2011 a 17:34 | #7

    da L’Unione Sarda, 13 aprile 2011
    Anfiteatro, inchiesta della Procura. L’ipotesi di reato è danneggiamento del monumento per l’uso prolungato delle tribune. Sequestrati documenti al Comune, per ora nessun indagato. (Fabio Manca)

    Gli uomini del Corpo forestale si sono presentati ieri pomeriggio nell’ufficio del dirigente dell’edilizia pubblica Mario Mossa. Ed hanno sequestrato delibere, relazioni e ordinanze sull’Anfiteatro romano. È il primo effetto dell’inchiesta, per il momento contro ignoti, aperta del sostituto procuratore Daniele Caria: l’ipotesi di reato è danneggiamento, cui si aggiungerebbe una contravvenzione per l’inosservanza dell’ordinanza della sovrintendenza ai Beni archeologici che impone la rimozione delle tribune lignee. In sintesi: non avendo smontato le gradinate quando era previsto, sarebbe stato danneggiato il monumento.
    A riaccendere i riflettori della Procura sul monumento è stato l’invio, da parte del soprintendente Marco Minoja, della relazione del sopralluogo effettuato il 10 marzo scorso all’Anfiteatro dai funzionari tecnico-scientifici dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro. Un documento di 18 pagine inviato in Piazza Arsenale il 29 marzo scorso, meno di due settimane fa, che evidenzia «la necessità e l’urgenza della rimozione delle strutture lignee sovrapposte nel 2000». Uno smontaggio «ormai improrogabile non solo per poter predisporre i necessari interventi di ripristino e manutenzione straordinaria, ma anche per il degrado raggiunto dall’impianto ligneo delle strutture». Una condizione che il 4 gennaio scorso aveva indotto il soprintendente a definire «impossibile, per la sicurezza delle persone e delle cose, il rilascio di ulteriori autorizzazioni alla realizzazione degli spettacoli».
    TUTTI I DANNI. La relazione rileva che «le superfici orizzontali delle gradinate sono estesamente colonizzate dai licheni», che «quando piove la parte sotterranea dell’Anfiteatro si allaga e la struttura sovrammessa, impedendo l’evaporazione dell’acqua, favorisce la disgregazione e l’erosione della pietra». Un fatto dimostrato, secondo i tecnici ministeriali, dalla presenza diffusa di frammenti di pietra, fratturata e lesionata in numerosi punti. A giudizio dei funzionari dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro, la presenza delle tribune «impedisce di effettuare indagini e monitoraggi sull’eventuale modificarsi della stabilità della roccia», la stessa «struttura sovrammessa è in condizioni conservative precarie». In conclusione, i tecnici sostengono che «le tribune, poggiando sul monumento, ne compromettono lo stato di conservazione impedendo le indagini e interventi conservativi».
    COMUNE CONTRARIO. La tesi dei tecnici era stata confutata dall’assessorato comunale ai Lavori pubblici che aveva annunciato per i prossimi giorni una controispezione che, se avesse dato esito positivo, avrebbe potuto dare il via agli spettacoli estivi. Anche il ministro della Cultura Giancarlo Galan, nonostante l’inibizione della soprintendenza, si era speso per l’utilizzo del monumento. L’inchiesta rende tutto più difficile.

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