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Referendum, sovranità popolare.

cascata Sette Fratelli

cascata Sette Fratelli

 

IL 15 e 16 MAGGIO VOTA SI’ PER BLOCCARE IL NUCLEARE IN SARDEGNA.

Il 15 e 16 maggio in Sardegna siamo chiamati al voto per il referendum consultivo sull’energia nucleare: votiamo e facciamo votare SI per evitare che la Sardegna sia interessata da siti di stoccaggio delle scorie e centrali nucleari.

IL 12 e 13 GIUGNO 

VOTA SI’ PER FERMARE IL NUCLEARE

VOTA 2 SI’ AI

REFERENDUM PER L’ACQUA BENE COMUNE

Il 12 e il 13 giugno i cittadini italiani sono chiamati al voto per decidere su 4 referendum, 2 che riguardano l’acqua bene comune, uno sul ricorso all’energia nucleare, l’ultimo sul legittimo impedimento.

Dove vogliono piazzare le centrali nucleari e il deposito delle scorie?Il 12 e 13 giugno, allo stato attuale, si vota  sul ricorso all’energia nucleare nel nostro Paese. Il Senato ha approvato nei giorni scorsi un emendamento che pare escludere il ricorso all’energia nucleare, ma va ricordato che tale provvedimento deve ancora passare all’esame della Camera dei Deputati e solo dopo la Corte di Cassazione potrà esprimersi (prevedibilmente alla fine di maggio- inizio giugno) se questo referendum viene superato da tale modifica. Quindi, ad oggi, nonostante quanto propagandato dalla maggioranza dei mass media, il referendum sul ricorso all’energia nucleare rimane confermato.

Votare SI’ a questo referendum (“Nuove centrali per la produzione di energia nucleare. Abrogazione parziale di norme”) vuol dire decidere che non si percorrerà la strada di utilizzare una fonte energetica, quella nucleare, costosa e non sicura (purtroppo la tragedia di Fukushima parla da sola) e, invece, scegliere le fonti rinnovabili (solare e eolico), guardare al futuro, puntare ad un modello di sviluppo fondato sull’energia distribuita e sull’autogoverno delle popolazioni locali.

Il primo referendum che riguarda l’acqua bene comune (“Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica. Abrogazione”) intende cancellare l’art. 23 bis della legge 133/2008, quello che impone la privatizzazione forzata del servizio idrico, ma anche del servizio di igiene ambientale e del trasporto pubblico locale.

corso d'acqua nel bosco

corso d'acqua nel bosco

Il secondo referendum sull’acqua (“Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Abrogazione parziale di norma”) si propone di eliminare la possibilità di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini il 7% di remunerazione del capitale investito da parte dei soggetti gestori.

Votare 2 SI’ a questi referendum significa decidere che l’acqua è un bene comune, che essa è un bene essenziale per la vita e va garantita a tutti, che, dunque, non si può consegnare il servizio idrico (e altri servizi pubblici) al mercato e ai soggetti privati, che non si possono ottenere profitti con la sua gestione. Significa anche fermare la spinta che, da almeno 15 anni, ha portato all’esternalizzazione dei servizi pubblici e alla svalorizzazione e precarizzazione del lavoro pubblico.

Gruppo d’Intervento Giuridico

nucleare,_no_grazie,_2011

 

(foto da mailing list ecologista, S.D., archivio grIG)

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