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Keyword: ‘monte nieddu’

I bracconieri sardi si preparano al pranzo di Ferragosto.

Cinghiale_2-300x210E cosa c’è di meglio che offrire ai propri ospiti una pietanza originale, “fuori stagione”, tanto prelibata quanto proibita? Forse è questo che pensavano i bracconieri sardi (tutti cacciatori con regolare porto d’armi, tra di loro anche un capocaccia) che la scorsa notte si sono divertiti a braccare e uccidere un cinghiale a Monte Nieddu, in un periodo in cui gli animali sono particolarmente deboli e perciò facili prede per esseri umani senza troppi scrupoli. Prosegui la lettura…

Reportage dalla Valle di Monte Nieddu.

10 Gennaio 2011 Commenti chiusi

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Le Valli del Rio Monte Nieddu e del Rio Canargius, nei Comuni di Villa S. Pietro, Pula e Sarroch (CA) sono teatro da anni di un assurdo scempio ambientale unito – come spesso accade – a un ignobile sperpero di fondi pubblici (complessivamente allo stato attuale forse 60 milioni di euro).

In poche parole, un cantiere per la realizzazione di un invaso privo di logica e di decenza: il progetto della diga di Monte Nieddu-Is Canargius.

Qui trovate la storia:

*http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/2009/01/04/qualche_domanda_al_presidente_assessore_mannoni_sulla_diga_di_monte_nieddu_is_canargius__1957977-shtml/

*http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/2008/06/09/ma_che_vogliono_l_acqua_o_la_diga___1901895-shtml/

Il nostro inviato speciale Juri Iurato è andato sul posto ed ecco le immagini: http://www.flickr.com/photos/57785186@N06/sets/72157625753393316/ .

Gruppo d’Intervento Giuridico

Uccellagione e grive sono solo reato!

trappola avifauna

trappola avifauna

Con l’autunno riprende, purtroppo, la pessima abitudine sarda dell’uccellagione.   E’ bracconaggio, è distruzione del patrimonio ambientale, è un reato (art. 30 della legge n. 157/1992 e s.m.i.).  Chi compra le grive commette il reato di ricettazione (art. 648 cod. pen.).   La Lega per l’Abolizione della Caccia – L.A.C.   appoggia l’attività del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale contro il bracconaggio anche con azioni concrete come le campagne anti-bracconaggio nel Cagliaritano.

Lega per l’Abolizione della Caccia – L.A.C. Prosegui la lettura…

Ancora bracconieri in galera!

Pettirosso

Pettirosso

Ancora un’operazione anti-bracconaggio del Corpo forestale e di vigilanza ambientale. Dopo quella della settimana scorsa dell’Ispettorato Ripartimentale di Iglesias, questa volta l’Ispettorato Ripartimentale di Cagliari ha coordinato l’arresto di un bracconiere (Felice Cuccus, 57 anni, di Settimo S. Pietro), la denuncia a piede libero di altri dieci, il sequestro di un fucile calibro 9 con la matricola cancellata, migliaia di reti e trappole per la cattura di selvatici, centoventicinque uccelli.  Liberato da un cavo d’acciaio un Cervo sardo.

Ribadiamo il nostro pieno appoggio al Corpo forestale e di vigilanza Prosegui la lettura…

Altri morti grazie alla caccia…

Ennesimo bracconiere còlto sul fatto.

Duri colpi al bracconaggio, ma non basta ancora.

Sberle ai bracconieri!

28 Marzo 2009 Commenti chiusi

 

Ancora operazioni anti-bracconaggio, questa volta ad opera del Corpo forestale e di vigilanza ambientale.  Sui monti dei Sette Fratelli, a Sinnai (CA) due cacciatori di frodo di (A.C., 69 anni, di Burcei, e E.Z., 62 anni, di Sinnai) sono stati fermati e denunciati per trappole per ungulati e per avifauna.  Nell’Oristanese altri tre bracconieri sono stati denunciati nel Monte Arci (Villaurbana), a Marceddì – San Giovanni (Terralba) e a Capo Nieddu (Cuglieri).  Viene, poi, sempre più sfatato il falso mito, tanto caro alle associazioni venatorie, dell’assenza di bracconieri fra i veri cacciatori.  I Carabinieri dello Squadrone eliportato Cacciatori di Sardegna e della Stazione di Berchidda hanno arrestato ai primi del marzo 2009 un cacciatore (Marco Appeddu, 44 anni, di Berchidda) e denunciato altri tre in procinto di effettuare una battuta di caccia al cinghiale a Sos Nariles (Oschiri). Sequestrate armi, anche non denunciate.   Evidentemente, le pessime abitudini dei cacciatori-bracconieri non sono cambiate. Incessanti, le operazioni di repressione del bracconaggio.      Nel gennaio scorso un bracconiere di Teulada (A.C., 23 anni) era stato denunciato dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale per caccia notturna ed in periodo di silenzio venatorio nei boschi di Domus de Maria (CA), mentre un altro bracconiere, questa volta di Santa Giusta (M.M., 27 anni) veniva denunciato sempre dal Corpo forestale per analogo reato durante una battuta notturna di caccia al cinghiale sul Monte Arci, in territorio di Marrubiu (OR). Altre denunce da parte del Corpo forestale e di vigilanza ambientale per caccia e pesca proibite nel nuorese: a Bolotana, a Dorgali, a Lodè ed a Capo Coda Cavallo (San Teodoro). A dicembre 2008 un bracconiere denunciato (P.D., 33 anni, di Orosei), tre cinghiali abbattuti recuperati, un fucile con la matricola abrasa sequestrato e alcune compagnie di caccia controllate perché probabilmente in zona vietata era il bilancio di un’operazione condotta dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale – Ispettorato Ripartimentale di Nuoro.  Sempre a dicembre 2008, la Polizia di Stato aveva denunciato un bracconiere nuorese estremamente fantasioso, sequestrandogli le armi ed il fuoristrada: sul Monte Ortobene avrebbe sparato ad un cinghiale perché gli sbarrava la strada.  A metà novembre 2008 era stata la volta di un bracconiere denunciato dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale sulla costa di Scivu (Arbus, VS), dove aveva abbattuto illecitamente circa 80 storni. Non aveva il permesso di caccia, era giorno di silenzio venatorio e la specie non è cacciabile (vds. L’Unione Sarda, 10 novembre 2008).  Ed ancora, nel novembre 2008: altri due bracconieri (M.B., di 49 anni, e P.P., di 59 anni, ambedue di Carbonia) denunciati a Gonnesa per caccia vietata con il furetto e (uno) anche senza il porto d’armi. A Golfo Aranci, invece, erano state scoperte varie trappole per ungulati, ma dei bracconieri nessuna traccia.  Era stata anche la Compagnia dei Barracelli di Arzachena (OT) ad agire: un bracconiere campidanese denunciato per l’uso di cavetti di acciaio per catturare illecitamente cinghiali. Nell’ottobre 2008 fa il Corpo forestale e di vigilanza ambientale aveva sorpreso quattro bracconieri a Siniscola (NU) per aver ucciso un cinghiale in periodo di divieto ed erano stati arrestati due bracconieri di Sinnai (CA). Nel settembre 2008 era stata la volta di unoperazione contro i bracconieri di is Cuaddeddus, i Cavallini della GiaraDenunciato un bracconiere-pensionato. Con tutti i problemi per l’approvvigionamento idrico, le epidemie degli anni scorsi, la concorrenza alimentare del bestiame domestico, ci mancava soltanto il bracconaggio. Ed ancora erano stati beccati un operaio-bracconiere e un imprenditore-bracconiere, segno che il bracconaggio ha eliminato le differenze di classe, un tempo (forse) esistenti. Ribadiamo il nostro pieno appoggio al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, ai Carabinieri, alla Polizia di Stato, a tutte le forze di polizia che conducono una quotidiana attività investigativa ed operativa contro il bracconaggio. Non c’è nulla di romantico in questo bracconaggio su scala industriale. E’ un reato e basta.

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Domande ai candidati Presidenti – elezioni regionali 2009. Le risposte (2).

Domande ai candidati Presidenti – elezioni regionali 2009. Le risposte.

La Sardegna è piena d’acqua!

Domande ai candidati Presidenti – elezioni regionali 2009

Qualche domanda al Presidente-Assessore Mannoni sulla diga di Monte Nieddu-Is Canargius.

Facce di cemento armato per la diga di Monte Nieddu.

La diga di Monte Nieddu su Rai 1.

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Un anno di Gruppo d’Intervento Giuridico, il 2008.

Riunione G 8 a La Maddalena: avanti tutta e la V.I.A., forse, seguirà…

La diga di Monte Nieddu varca il mare.

Ma che vogliono, l’acqua o la diga ?

G 8 a La Maddalena, l’”ecosostenibilità” dovrà esserci nei fatti oltre che nelle parole.

Diga di Monte Nieddu-Is Canargius: spese pubbliche, invasi e pinocchi.

Demolizioni degli abusi edilizi, bombe e intimidazioni.

Gestione dell’acqua in Sardegna, un bel passo in avanti e una spada di Damocle.

Un anno di Gruppo d’Intervento Giuridico

Dieci anni di parco nazionale dell’Asinara, luci ed ombre.

Un primo via libera, condizionato, al nuovo acquedotto del Sarrabus. Ricorso al Governo.

150 mila ?visite? al blog del Gruppo d?Intervento Giuridico !


Il nostro ?blog? ha superato le 150.000 ?visite?. Vogliamo in primo luogo ringraziare tutti voi !!!!!

Per noi è un motivo di soddisfazione che desideriamo condividere con chi lo frequenta e contribuisce a rendere vivo e vitale con articoli, foto, interventi, commenti questa piccola ?nicchia ecologica? dell?informazione verde. Cercheremo di fare sempre di meglio, con l?aiuto di chiunque voglia partecipare e darsi da fare e con l?obiettivo di fare qualcosa di buono per questa Terra.

Cerchiamo di lavorare concretamente per salvaguardare la nostra Terra, per proteggerla, per viverla e farla vivere con rispetto delle sue risorse e dei suoi ?abitanti?. Noi, gli ?altri? animali, l?immenso regno vegetale. Cerchiamo di ?leggere? la realtà che ci circonda anche con un pizzico di ironia, vero ?sale? della vita. Potremo farlo sempre meglio se ci aiuti anche tu. Nei limiti delle disponibilità e del tempo.

Diamo qualche ?numero?, come al solito. Dall?11 dicembre 2005 oltre 150.000 contatti, un piccolo ?record? di 1.123 ?visite? in un giorno. Siamo sulla media di 5-600 ?clik? giornalieri. Per noi non è poco. 867 articoli, 2.572 commenti. Gli articoli più letti sono ?L?altra metà del cielo conosce l?inferno in terra, in Cina, ad esempio…?, sulla difficile condizione delle bambine in Estremo oriente (1.640 ?visite?), ?La Conservatorìa delle coste della Sardegna? su realtà e possibili sviluppi del nuovo organo gestionale costiero (1.270 ?visite?), ?Tuvixeddu day de nos?atrusu?, sulla vicenda della nota area archeologica cagliaritana (854 ?visite?), ?Il Conservatorio delle coste, l?Agenzia per la salvaguardia delle coste sarde? sulla presentazione dell?indagine di ricerca sul nuovo strumento tecnico-amministrativo per la gestione dinamica dei ?gioielli? costieri (843 ?visite?), ?Il piano paesaggistico regionale della Sardegna è stato approvato? (840 ?visite?), ?Renato Soru si ricandida. Una novità ma non tanto una sorpresa? (772 ?visite?), ?Beppe Grillo, non avallare l’Anfiteatro romano trasformato in legnaia !? (713 ?visite?), ?Carloforte isola del cemento ?? (662 ?visite?), ?Consiglio regionale 103 milioni di euro all?anno, senza controlli. Rabbia? (587 ?visite?), ?Come insabbiare uno dei peggiori crimini? (526 ?visite?) sulla triste vicenda dei preti pedofili, ?Diga di Monte Nieddu ? Is Canargius: errare è umano, perseverare è diabolico !? (505 ?visite?), ?Ma si può morire in pace? (477 ?visite?) sul drammatico caso Welby e sulle difficili problematiche della ?buona morte?, ?In difesa del piano paesaggistico: intervento davanti al T.A.R. Sardegna? (460 ?visite?), ?Referendum e filosofia del piano paesaggistico regionale? (451 ?visite?) e ?Abusi edilizi, reati, danni al territorio ed alle casse pubbliche? (439 ?visite?).

Questi gli argomenti più frequentati: la speculazione e l?abusivismo edilizio (15.750 contatti su 129 articoli), la Conservatorìa delle coste (3.419 contatti su 14 articoli), le disposizioni di svendita dei demani civici (1.253 contatti su 6 articoli), le aree minerarie dismesse (1.644 contatti su 18 articoli), la pianificazione paesistica (4.478 contatti su 34 articoli), lo stato dell?arte dei diritti umani, con particolare riferimento all?infanzia (12.935 contatti su 101 articoli), le tematiche dell?energia (2.461 contatti su 25 articoli), la gestione dei rifiuti (2.280 contatti su 26 articoli), i cambiamenti climatici (1.373 contatti su 17 articoli), la caccia ed il bracconaggio (3.926 contatti su 41 articoli), la tutela delle aree archeologiche (5.048 contatti su 33 articoli), la corretta gestione dell?acqua (1.590 contatti su 7 articoli).

Questo ?blog? è di parte, lo ricordiamo e non lo nascondiamo. E? la vetrina pubblica del Gruppo d?Intervento Giuridico, così come della Lega per l?Abolizione della Caccia, degli Amici della Terra e di tante altre realtà ecologiste ed animaliste. Ma è anche luogo di informazione e confronto e l?alto numero di contatti e commenti, per una piccola ?vetrinetta? dell?informazione ambientale come la nostra, lo testimonia. Le porte sono quindi sempre aperte a tutti.

Gruppo d’Intervento Giuridico

(foto C.B., archivio GrIG)

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Diga di Monte Nieddu ? Is Canargius: errare è umano, perseverare è diabolico !


Ieri si sono riuniti i consigli comunali congiunti di Sarroch, Pula e Villa San Pietro con la partecipazione dell?Assessore regionale dei lavori pubblici Carlo Mannoni e del commissario straordinario del Consorzio di bonifica della Sardegna Meridionale Dino Dessì ed alla presenza del consueto parterre di politici, sindacalisti, rappresentanti di associazioni agricole. All?unisono hanno chiesto il riavvio del cantiere della diga di Monte Nieddu ? Is Canargius.

L?Assessore Mannoni ha detto: ?la diga si farà, perché serve?. Il commissario Dessì è stato lapidario: ?Rispetto gli ambientalisti, ma non quando si mettono di traverso su un?opera già appaltata e coi contratti firmati?. Bravi, continuate così.

Lo scorso 12 settembre il Consorzio di Bonifica per la Sardegna Meridionale e l?A.T.I. Dragados S.A. e Fincosit s.p.a. hanno sottoscritto un accordo per la devoluzione ad un collegio arbitrale dei contenziosi esistenti in ordine alla realizzazione dell?invaso di Monti Nieddu ? Is Canargius, nei Comuni di Pula, Sarroch, Villa San Pietro (CA). Detti lavori, consegnati il 21 gennaio 1998, sono sospesi dal febbraio 2002 e risultano attuati per meno del 20 % (non il 30 %, come enunciato durante la riunione congiunta). Secondo notizie stampa (vds. La Nuova Sardegna, 14 giugno 2007), il risarcimento richiesto dal consorzio di costruttori sarebbe stimabile in circa 80 milioni di euro. Il collegio arbitrale avrebbe dovuto pronunciarsi entro 180 giorni, ma, dopo tre riunioni, sembra tutto ancora in alto mare. Sempre secondo notizie stampa (vds. L?Unione Sarda, 14 giugno 2007), 35 miliardi di vecchie lire sarebbero già state spesi (25 in favore del consorzio di imprese spagnolo) e si stimano in 91 milioni di euro i fondi necessari per la realizzazione del nuovo invaso.

Ricordiamo che, nell?ottobre 2006, la Procura regionale della Corte dei conti ha fatto acquisire dalla Guardia di Finanza presso la sede del Consorzio di bonifica tutti i documenti relativi all?opera incompiuta per gli opportuni accertamenti. Inoltre, il deputato verde Camillo Piazza ed il senatore “ambientalista” eletto nelle liste di R.C. Francesco Martone hanno presentato due interrogazioni parlamentari (n. 4-0111172 presso la Camera dei Deputati e n. 4-00627 al Senato della Repubblica) al Ministro dell?ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, al Ministro per i beni e le attività culturali Francesco Rutelli, al Ministro dell?economia Tommaso Padoa Schioppa ed al Ministro delle politiche comunitarie Emma Bonino riguardo la scandalosa vicenda della diga di Monte Nieddu ? Is Canargius. I parlamentari interroganti hanno chiesto agli esponenti del Governo direttamente interessati quali iniziative intendano adottare per la tutela degli interessi alla salvaguardia ambientale ed alla rigorosa spesa pubblica posti in pericolo da un?opera pubblica tanto inutile e dispendiosa quanto devastante sul piano naturalistico.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico avevano in precedenza inviato una richiesta (istanza del 15 settembre 2006) di rescissione del contratto per la realizzazione della diga di Monte Nieddu ? Is Canargius e di predisposizione di un serio progetto di rinaturalizzazione delle vallate di Monte Nieddu e Is Canargius al Presidente della Regione Renato Soru, all?Assessore regionale dei lavori pubblici e, ad interim, della difesa dell?ambiente Carlo Mannoni, all?Assessore regionale dei beni culturali Elisabetta Pilia, al commissario straordinario del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale Dino Dessì, al Direttore generale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna Paolo Scarpellini e, per opportuna conoscenza, al Ministro dell?ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ed al Ministro per i beni e le attività culturali Francesco Rutelli.

Riassumiamo la vicenda, una delle più scandalose riguardo ambiente ed opere pubbliche avvenute in Sardegna. Da qualche anno una delle parti più pregevoli della più vasta foresta del Mediterraneo, le vallate contigue di Monte Nieddu e di Is Canargius (Comuni di Villa S. Pietro, Sarroch e Pula), è stata sventrata per un?opera pubblica tanto inutile quanto deleteria. Di un?importantissima area di rilevanza naturalistica, ricca di vegetazione mediterranea e di specie faunistiche di primaria importanza (Cervo sardo, Falco pellegrino, Aquila reale, ecc.) ne è stata fatto semplicemente carne da macello. Perché ? Per realizzare la diga di Monte Nieddu con la traversa di Is Canargius e le opere connesse. Il progetto: la costruzione di una diga sul Rio di Monte Nieddu (nei Comuni di Sarroch, Pula, Villa S.Pietro, in Provincia di Cagliari) in loc. Sa Stria, altezza mt. 87 (mt. 17 fondazioni + mt. 70 fuori terra), lunghezza mt. 340, in ?calcestruzzo rullato? a gravità, capacità potenziale di invaso di 35,4 milioni di mc. di acqua; una traversa sul Rio Is Canargius in loc. Medau Aingiu, altezza mt. 15, lunghezza mt. 100 circa, destinata successivamente a diventare una diga alta mt. 40 fuori terra, con un invaso di circa 8 milioni di mc. potenziali. I due invasi saranno collegati da una galleria di valico lunga circa 1 Km., mentre sono previste altre tre traverse ?minori? sui Rii Lilloni, Tintioni, Palaceris con una condotta irrigua addutrice di circa 8 Km. ed altre opere connesse (elettrodotti ad alta tensione a valle della diga, strade, accantieramenti, ecc.).

Questa immane opera pubblica venne progettata dal prof. Costantino Fassò, un?autorità in materia, negli anni ?60 del secolo scorso e poi approvata dal Consiglio superiore dei lavori pubblici nel lontano 1970. La concessione per la derivazione della risorsa idrica venne rilasciata al Consorzio di bonifica per la Sardegna meridionale, ente attuatore, dall?Assessorato regionale dei lavori pubblici nel lontano 1975 (decreto n. 663 del 5 agosto 1975). Per questa ?archeologica? approvazione non si diede corso ? contro ogni esigenza territoriale, economica e di buon senso ? al procedimento di valutazione di impatto ambientale ? V.I.A., obbligatorio per simili interventi dal 1988. Nel 1994 il progetto emerse dal lungo sonno e venne approvato dalla Regione autonoma della Sardegna.

Secondo gli intendimenti del Consorzio di bonifica, uno dei tanti ?feudatari? delle acque sarde, le previsioni di utilizzazione idrica indicavano in origine 23.321.000 mc. di acqua/anno per l?irrigazione di 5.000 ettari, 6.300.000 mc. di acqua/anno per usi industriali, 3.500.000 mc. di acqua/anno per usi civili, mentre, nel bel mezzo della crisi idrica di metà degli anni ?90, affermavano che 21.500.000 mc. di acqua/anno sarebbero andrebbero ad irrigare 4.590 ettari e 9.600.000 mc. di acqua/anno per usi civili in favore della popolazione residente (circa 30 mila abitanti). Silenzio su quanta acqua finiva alle industrie. Le industrie del polo di Sarroch, infatti, hanno ricevuto negli anni 1995 e 1996 dall?acquedotto costiero del CASIC (attraverso la controllata TECNOCASIC s.p.a.) una media di circa 10 milioni di mc. di acqua annui (dati CASIC) a cui si sommano (stime 1994) altri 700 mila mc. di acqua attinti dalla SARAS spa dai pozzi. Soltanto una percentuale di circa il 30 % del consumo idrico industriale del polo di Sarroch proveniva dalla desalinizzazione e dal riciclaggio. Si tratta di svariati milioni di mc. di acqua che potevano essere destinati agli usi agricoli e civili (nel 1995 l?E.S.A.F. ha fornito circa 3.350.000 mc. di acqua nella zona per usi civili). E? ovvio – e lo abbiamo sempre sostenuto – che la destinazione di questi quantitativi idrici agli usi civili ed agricoli avrebbe tolto i pretesi argomenti a sostegno della realizzazione della diga di Monte Nieddu.

La realizzazione dell?invaso e delle opere connesse è stata finanziata con il piano operativo plurifondo ? P.O.P. 1994-1999 (fondi strutturali europei) con un finanziamento di 110 (anni 1994-1996) + 70 (anni 1997-1999) miliardi di lire che, però, sarebbero stati sufficienti per il solo 1° lotto. In totale la spesa prevista veniva stimata in circa 250 miliardi di vecchie lire.

Grazie ad una nutrita serie di azioni legali e di sensibilizzazione esperite in tutte le sedi dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico a partire dal 1994 il progetto dal pesantissimo impatto ambientale venne ridimensionato: con decreto del 16 luglio 1996 (poi modificato) il Ministero per i beni e le attività culturali annullava l?autorizzazione paesaggistica regionale n. 894 del 19 gennaio 1996. Lo stesso Ministero dell?ambiente – Servizio VIA (nota n. 3976/VIA/A.51.10 del 14 maggio 1996) richiedeva radicali cambiamenti progettuali riguardo ?il complesso delle opere? in relazione alle ?destinazione d?uso previste? ed a ?misure di mitigazione e compensazione tali da evitare problemi di salinizzazione delle falde (che risultano già fortemente presenti nella zona, n.d.r.), alterazione dei regimi idrici, compromissione di aree individuate ai sensi della Direttiva Comunitaria n. 92/43, ecc.? , ritenendo inoltre ?che si possano raggiungere notevoli risparmi nell?uso delle acque a scopo industriale così come negli susi agricoli attraverso la scelta di diversi sistemi irrigui o di riciclaggio dei reflui … alla luce delle mutate situazioni … alla luce delle mutate tecnologie?. L?area interessata, infatti, è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004), destinata a parco naturale regionale (legge regionale n. 31/1989 ? allegato A), inclusa nel sito di importanza comunitaria ? SIC ?Monte Arcosu? (direttiva n. 92/43/CEE), ricca di fauna e vegetazione mediterranea di primaria importanza.

Per ?sbloccare? l?invaso si mossero un po? tutti: dall?allora Presidente della Giunta regionale Federico Palomba (oggi deputato) all?allora assessore regionale dei lavori pubblici Paolo Fadda, parlamentari, consiglieri regionali (attivissimo l?attuale deputato Paolo Fadda), le organizzazioni degli agricoltori, l?allora Presidente della Provincia di Cagliari Nicola Scano, gli allora sindaci di Villa S. Pietro, Pula, Sarroch e Capoterra minacciarono le dimissioni. Aurelio Misiti, Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, dichiarava (1997) che ?sotto un certo parallelo, più precisamente nel centro-sud, opere come questa di Monte Nieddu vengono spesso boicottate per i più svariati motivi. Non ultimo da pseudo culture che si richiamano all?ambientalismo. Nessuno può permettersi il lusso di dire che in Europa deve entrare solo una parte del nostro Paese, i ritardi nella realizzazione dei progetti dei progetti al sud rischiano però di avvalorare queste tesi? definite ?pseudo culture ambientaliste?. L?allora assessore regionale dei lavori pubblici Paolo Fadda, docente nella Facoltà di Ingegneria dell?Ateneo cagliaritano (oggi neo-nominato Presidente dell’Autorità Portuale), minacciava imprecisate azioni di rivalsa contro gli ecologisti ?cattivi?.

Per indorare la pillola veniva fatto, depositato (ottobre 1994) e pagato anche uno ?studio per la valutazione di impatto ambientale? a babbo morto sottoscritto dal prof. Pasquale Mistretta, allora come oggi Magnifico Rettore dell?Università di Cagliari, dall?ing. Roberto Binaghi, presenza frequente nelle progettazioni della ricorrente ?emergenza idrica? di quegli anni, dalla prof.ssa Emanuela Abis, allora assessore comunale dell?urbanistica cagliaritana, dal noto ?ambientalista? Helmar Schenk e vari altri esperti?..

La ?grande diga? si doveva fare, punto e basta.

Dopo la regolare gara d?appalto europea - con un ribasso del 21,4 % rispetto agli 87 miliardi e 447 milioni di vecchie lire dell?importo a base d?asta – si aggiudicava i lavori l?A.T.I. spagnola Dragados e FCC Fomento: il 21 gennaio 1998 venivano consegnati i lavori che dovevano concludersi, pena la perdita di ingenti fondi comunitari, entro il 30 dicembre 2001. In meno di tre anni. Roba da Guiness dei primati?..

Come era facilmente prevedibile, si scoprì che, per rendere utilizzabile l?invaso, sarebbero stati necessari altri 125 miliardi di vecchie lire per realizzare le condutture di adduzione ed irrigazione, non arrivarono i 200 posti di lavoro locali promessi, sparirono le decine e decine di alberi secolari (lecci, carrubi, ginepri, ecc.) che dovevano essere reimpiantati a valle dello sbarramento, vi furono i soliti ?problemi tecnici?. Dopo un paio di anni il cantiere veniva abbandonato dal consorzio spagnolo vincitore dell?appalto (A.T.I. Dragados e FCC Fomento) per presunte inadempienze del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale (ente attuatore) con una richiesta di risarcimento danni di ben 60 miliardi di vecchie lire. Con lo svanire del termine ultimo per la chiusura dei lavori del 31 dicembre 2001 sono andati persi 38 miliardi e 628 milioni di vecchie lire di fondi comunitari. All?ottobre 2005 i lavori realizzati risultavano pari al 19,46 % di quelli previsti. Per il termine e la funzionalità dei lavori non saranno necessari, oggi, meno di 150 milioni di euro. L?attuale assessore regionale dei lavori pubblici Mannoni spera di reperirne almeno un po? dai fondi comunitari del piano operativo nazionale ? P.O.N. ?aree depresse?. Un vero successo !

Sembra opportuno riportare il commento alla vicenda effettuato da un funzionario regionale che chiede l?anonimato per ovvi motivi di riservatezza: ?Nei documenti (pubblicati sul sito internet della regione) del Piano Stralcio Direttore per l?utilizzo delle risorse idriche in Sardegna, il cosiddetto Piano Acque, approvato di recente con decreto del Presidente della Regione, si legge che il volume medio annuo dell?acqua che transita nel rio Monti Nieddu è di 4,7 milioni e nel Rio is Canargius è di 9,6 milioni, complessivamente circa 15 milioni di metri cubi all?anno. Di quest?acqua, si legge sempre nel Piano, con la costruzione della diga di Monti Nieddu di 35 milioni di metri cubi di capacità, di una traversa e di tutte le condotte per le utenze, se ne possono utilizzare mediamente ogni anno circa 6 milioni. In parole povere si costruiscono tutte queste opere per erogare agli utenti, peraltro già serviti da acquedotti esistenti circa 6 milioni di metri cubi d?acqua.
Analizziamo i costi. Sulla stampa si legge che la diga costerà 150 milioni di euro, (sempre che come accade di frequente non sorgano altri imprevisti che fanno lievitare i costi e a cui sono comunque da sommare i costi delle condotte per portare l?acqua dalla diga agli utenti) quindi il costo di investimento della sola diga per il metro cubo di acqua reso disponibile è 25 euro a metro cubo. E? sicuramente un costo di investimento fuori da qualunque parametro economico, non sostenibile da nessuna utenza ed è dieci volte più doveroso da parte dell?amministrazione regionale un ripensamento sull?utilità dell?opera dal punto di vista tecnico e sulla sua sostenibiltà economica ed ambientale
?.

Oggi, nel silenzio dei tanti ?padri? di questa vergogna istituzionale, di questo scempio ambientale ed economico, ci sembra esistere un?unica soluzione razionale anche per trarre d?impaccio la gestione commissariale del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale: la rescissione del contratto con indennizzo per la realizzazione dell?opera su adeguati indirizzi da parte della Regione autonoma della Sardegna in materia di politica di gestione della risorsa idrica ed un serio progetto di rinaturalizzazione delle vallate di Monte Nieddu e Is Canargius curato dalle strutture tecnico-amministrative regionali (Corpo forestale e di vigilanza ambientale, Ente foreste della Sardegna, Genio civile).

Qualche dato complessivo sulla disponibilità idrica regionale: la Sardegna possiede ben 32 invasi di grandi/medie dimensioni aventi una capacità massima attuale di 2 miliardi e 194 milioni di mc. di acqua, di cui 1 miliardo e 472,33 milioni di mc. con autorizzazione all?invaso (dati R.A.S.). Ha 1.640.000 residenti (la metà di Roma) e circa un sesto della risorsa idrica ?invasabile? di tutto il territorio nazionale (526 bacini medio/grandi per circa 10 miliardi di mc. di risorsa idrica ?invasabile?, vi sono ulteriori 10 mila circa piccoli bacini con capacità inferiore a 100 mila mc., più facili da gestire – dati Ministero LL.PP.). A partire dal 31 dicembre 1995 è stata autorizzata una complessiva ulteriore capacità di invaso, in seguito alle previste procedure di collaudo (art. 14 regolamento dighe), di ben 328,359 milioni di mc. di acqua. La sola nuova diga sul Tirso (la 32^) potrà invasare, a collaudi ultimati, circa 800 milioni di mc. di acqua: è, quindi, agevole sostenere che, a operazioni di collaudo ultimate delle dighe già realizzate, la Sardegna potrà contare su circa 2 miliardi e 600 milioni di mc. di risorsa idrica ?invasabile?.

Non dobbiamo, poi, dimenticarci che attualmente si stimano in circa 350 milioni di mc. annui i reflui civili depurati scaricati direttamente in mare senza praticamente alcun riutilizzo (il solo depuratore consortile di Cagliari-Is Arenas scarica circa 60 milioni di mc. all?anno, che solo da poco vengono portati ?in risalita? nel bacino di Simbirizzi per essere destinati all?agricoltura, con una spesa complessiva di circa 80 miliardi di vecchie lire, senza considerare le ingenti spese di esercizio). Analogamente avviene per i depuratori industriali: non siamo in possesso di dati complessivi, ma si tratta di una realtà certo non trascurabile. Il solo depuratore CASIC produce circa 20 milioni di mc. all?anno di acqua depurata.

Il caso della diga di Monte Nieddu ? Is Canargius dovrebbe insegnare qualcosa: gestire l?acqua vuol dire avere una regìa unica, collegamenti fra gli invasi, riciclaggio e riutilizzo dei reflui, risparmio idrico, sistemi a circuito chiuso e, soprattutto, basta con ulteriori dighe ! Ora è necessario voltare pagina rispetto ad una politica di gestione dell?acqua che non ha certo dato i migliori risultati.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto L.C., archivio GrIG)

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Diga di Monte Nieddu – Is Canargius, si persevera nello scempio !


L’Assessore regionale dei lavori pubblici Mannoni (già dirigente del medesimo Assessorato al tempo delle scelte), i Sindaci della zona, politici e feudatari, tutti all’unisono vogliono perseverare nello scempio ambientale ed economico rappresentato dalla diga di Monte Nieddu – Is Canargius ed opere connesse. La Procura della Corte dei conti, intanto, sta svolgendo i suoi accertamenti e il Collegio arbitrale sta probabilmente per dare una stangata memorabile. L’unica via sensata sarebbe quella del ripristino ambientale e della risoluzione contrattuale, ma c’è chi vuole l’opera pubblica a prescindere dall’acqua…..

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

precedenti articoli in “Lo scempio della diga di Monte Nieddu va in Parlamento e in Diga di Monte Nieddu – Is Canargius: qualcuno vuol vederci chiaro

da L?Unione Sarda, 12 giugno 2007

Sarroch. Arbitrato con l?impresa appaltatrice. Domani Consigli comunali congiunti. Monte Nieddu, quella diga è una beffa.
Chiesto al Consorzio di bonifica un risarcimento di 20 milioni. Mercoledì i consigli comunali della costa si riuniscono congiuntamente per discutere dell?invaso. E sempre domani si terrà l?arbitrato.
Andrea Piras

Molti hanno abbandonato il sogno, altrettanti ci credono ancora. E contano (gli ottimisti) più dei giorni ormai le ore, per capire cosa accadrà lassù in montagna, nella vallata di Monte Nieddu dove dovrebbe sorgere un invaso idrico da 35 milioni di metri cubi d?acqua con relativa diga. La grande incompiuta, un monumento progettato dal Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale e che l?ente avrebbe dovuto realizzare, con una tecnica ultramoderna e nuova per la Sardegna (il calcestruzzo rullato diffuso in America e Spagna), un?associazione d?imprese spagnola, la Dragados-Fcc Fomento), la stessa che si era aggiudicata l?opera nel 1997. Lavori che le erano stati assegnati il 21 gennaio del 1998 e che si sarebbero dovuti concludere in meno di tre anni. Entro del 2001. Ne sono passati sei.
I contrasti. «Una vergogna istituzionale e una diga assolutamente inutile oltreché una struttura che ha ferito la vallata», hanno denunciato gli ambientalisti del Gruppo d?Intervento giuridico. «Un?opera che riveste un?importanza strategica per i territori della costa», hanno al contrario ribadito i sindaci dei centri rivieraschi che sperano bell?arbitrato fissato per domani. Esattamente come ha fatto il Gruppo consiliare diessino in un?interrogazione al presidente Soru (primo firmatario Salvatore Mattana). Sta di fatto che per la diga fermata da un contenzioso tra società appaltante e impresa appaltatrice, gli spagnoli avevano avanzato per presunte inadempienze del Consorzio, una richiesta di risarcimento 20 milioni. Una consistente somma di denaro che, se versata alla società iberica, farebbe lievitare enormemente i costi. Numeri alla mano e restando ai vecchi ?prezzi? in lire, lo sbarramento di Monte Nieddu-Is Canargius finirebbe per costare 88 miliardi (la somma con il ribasso d?asta) più i 125 necessari per le condutture e infine i 40 del contenzioso. Tutto questo per appena 20-25 milioni di metri cubi d?acqua.
L?assessore. «Si è perso davvero troppo tempo», dice l?assessore regionale ai Lavori pubblici, Carlo Mannoni, che parteciperà domani mattina alle 10 a una riunione congiunta dei Consigli comunali di Sarroch, Pula e Villa San Pietro (invitati anche Capoterra, Domus de Maria e Teulada e il commissario del Consorzio di bonifica). Ammette, Mannoni, di
«non essere ottimista sull?esito dell?arbitrato», ma conferma «l?importanza della diga e la necessità della Regione di riappropriarsi del problema». Venti miliardi sono davvero troppi, ma pensare che l?Ati iberica rinunci alle sue richieste e abbandoni il cantiere di Sa Stria senza battagliare davanti ai giudici, è una pura illusione. La Regione conta per questo di giocare la carta della legge obiettivo. Se Dragados-Fomento dovessero insomma andar via (salvando di fatto il Consorzio di bonifica dalle sue responsabilità), si potrebbe procedere alla rescissione del contratto e alla stesura di un nuovo progetto. «Riducendo di poco l?ampiezza della diga e dell?invaso», dice Carlo Mannoni. «Questa diga è importante, non è pensabile ipotizzare che il cantiere non venga riaperto e i lavori completati, anche perché l?iniziativa ha indubbiamente creato un forte impatto sull?ambiente. Le opere fatte, come la galleria di Is Canargius e la circonvallazione non devono andare perse».
Il sindaco. Un giudizio condiviso dal sindaco di Sarroch, Mauro Cois: «Rivendichiamo la ripresa delle opere e consideriamo la diga uno strumento di sviluppo. Non consentiremo, anche in sede giuridica, che il nostro territorio paghi con il disastro ambientale un progetto bloccato da contenziosi estranei alla politica delle amministrazioni comunali del
territorio».

(foto L.C., archivio GrIG)
Riferimenti: lo scempio di Monte Nieddu in Parlamento.

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Ma esiste il "vero ambientalismo" o siamo tutti marziani ?


Sembra opportuno riprendere una discussione forse un po? lunga, ma interessante sul ?vero ambientalismo?. Naturalmente sono ben accetti interventi ed opinioni in merito ! Buona lettura?

Gruppo d?Intervento Giuridico

da www.sardegnaeliberta.it

Il vero ambientalismo, 24 Aprile, 2007
di Marco Maria Cocco

Gli ambientalisti, spesso, sono identificati nell?immaginario collettivo come persone ?fuori dalla realtà?, che manifestano con iniziative fuori dall?ordinario il proprio dissenso in merito ad azioni, progetti, schemi di programma che non tengono conto del rispetto e della salvaguardia dell?ambiente in cui loro hanno invece riposto il senso della vita. Sono persone rispettate ma considerate ?pericolose?, specie di radicali sovversivi che odiano il cemento, le automobili, le strade asfaltate, le industrie e amano la natura incontaminata e vorrebbero tornare all?età della pietra, salvo poi girare con il telefono cellulare, il gps, il fuoristrada ecc. Nessuno ha mai preso in considerazione i VERI AMBIENTALISTI: persone che lavorano nell?«ambiente» in maniera dura, faticosa, pericolosa. Si pensi ai forestali, ai lavoratori delle ditte per la raccolta dei rifiuti solidi e liquidi di qualsiasi tipo e quelli che li devono smaltire, i lavoratori dell?acqua in tutte le sue tipologie qualitative: dalla captazione alla potabilizzazione, la distribuzione, raccolta reflui e loro trattamento di depurazione e riutilizzo. Nessuno pensa realmente a queste persone: devono lavorare e stare zitte. Un esercito di persone che libera le strade dall?immondizia, permette di fare passeggiate in mezzo ai boschi o al mare, che eroga acqua potabile e evita che gli scarichi fognari inquinino i fiumi, i mari? la nostra vita. Sarebbe ora che i benpensanti ?so tutto io? la smettessero di giudicare e a volte condannare chi in realtà ogni giorno lavora fra mille difficoltà, in contesti ambientali e sociali estremamente difficili, pericolosi. È facile giudicare, ma è molto meno facile fare, e fare bene. Sarebbe ora che in Assessorato Tutela Ambiente della Regione si prendesse in considerazione il tema ambientale come vero volano di sviluppo e non come grattacapo dal quale evitare rogne. Affrontiamo in Consiglio Regionale una volta per tutte il problema assetto ATO, Abbanoa, ERIS, la tariffazione acque e rifiuti, il costo bonifica siti inquinati in un contesto regionale assoluto. Questa è la base di partenza per la ripresa. Non voli pindarici carichi di parole ma senza fatti.

Commenti a ?Il vero ambientalismo?

1. Carlo Fabrizio Olivas scrive:
24 Aprile 2007 alle 09:05

Sono un ?vero ambientalista?, difatti lavoro per conto di una ditta di appalto per la conduzione e manutenzione di impianti Abbanoa. Sono Laureato e ho il 6° livello CCNL fise ex ausitra. Guadagno in media Euro 1350 al mese? non si nuota nell?oro ma permette di chiudere il mese (di questi tempi..). Il lavoro è molto duro; è necessario alzarsi ogni giorno, anche il sabato, alle h 6,10 per recarsi presso la propria sede di firma (un impianto di potabilizzazione) dal quale, poi, una volta verificati i parametri di processo, se non vi sono problemi partire per 8 impianti di depurazione fognaria e 19 di sollevamento. Se tutto va bene alle 17.00 sono nuovamente a casa (sono nel centro Sardegna) ma se qualcosa va storto, una pompa ferma o bruciata, un impianto dal processo in tilt, una emergenza in rete? torno a una ora x. Notare che un impianto di depurazione fognaria è un mix di sostanze e miasmi nocivi e maleodoranti. Non si sa cosa farà Abbanoa di noi? le ultime notizie ci danno assorbiti con CCNL federutility al 2° livello per 950 Euro al mese. Così, con famiglia (due figli) non si campa. Si ventila l?ipotesi che Abbanoa abbia già un passivo esorbitante tale da decretare uno stato semi fallimentare, in più vi è il problema degli assetti interni dovuti al fatto della confluenza di SIM Cagliari, Govossai, Siidris, ecc. che ha portato problemi di gestione e distribuzione del potere. Sardegna e Libertà può spendere una parola a nostro beneficio? On. Maninchedda può cercare di capire perchè la Regione ci ha ?mollati?? Grazie.

2. Tonino Dessì scrive:
24 Aprile 2007 alle 12:58

Non per rompere un silenzio che, sulla politica, manterrò, ma sento il dovere di dichiararmi totalmente d?accordo sia con l?articolo sia col commento. Mi corre l?obbligo di tracciare anche una piccola riflessione su due anni nei quali, intorno a questi temi, non solo si sono confrontate due linee contrapposte, ma si è combattuto (e, finora, perso) uno scontro quasi quotidiano molto crudo di potere istituzionale e materiale. Di fatto la politica ambientale della Regione è stata assorbita per un verso dalla pianificazione urbanistica, per l?altro verso dalla ristrutturazione dell?apparato amministrativo dell?agricoltura e più ancora da quella dell?apparato amministrativo dei lavori pubblici. Il PPR non è un piano ambientale (almeno su questo lo stesso Presidente, di fronte a me, in Giunta, ha dovuto ammetterlo) e nemmeno paesaggistico (fatti salvi gli aspetti immaginifici con cui è stato presentato all?opinione pubblica), ma è un piano urbanistico di ridistribuzione dei valori fondiari. La costituzione dell?ATO e di Abbanoa, accompagnata dal Piano di gestione delle risorse idriche, costituisce la premessa per la privatizzazione dell?acqua (i comuni non reggeranno, alla lunga, gli oneri di partecipazione ad Abbanoa e, se essi non vorranno assumersi gli oneri politici di un ulteriore inasprimento tariffario, subentreranno, nella capitalizzazione della società, ineluttabilmente, i privati. Sul piano interno questa operazione ha avuto la diretta regia dell?Assessorato del lavori pubblici, che ne controllerà comunque l?evoluzione politica tramite la trasformazione dell?EAF in Agenzia regionale per la programmazione e la realizzazione delle infrastrutture idriche. La costituzione delle tre nuove Agenzie Agricole non ha come effetto la semplice eliminazione di carrozzoni obsoleti, ma prelude alla dispersione del patrimonio di personale e di competenze professionali dell?ERSAT, dell?Istituto Zootecnico e Caseario, della Stazione Sperimentale del Sughero e dello stesso Istituto di Incremento Ippico. La politica del marketing territoriale (Gambales e affini)ha sostituito la politica dei Parchi. La trasformazione dell?Ente Foreste in soggetto complesso con la missione di gestire modernamente e col concorso degli enti locali i pubblici demani (nuclei fondamentali, in Sardegna, della rete Natura duemila) avrebbe necessitato non solo di una politica di freno alla crescita indiscriminata e clientelare (alla calabrese)delle assunzioni di personale a termine, ma sopratutto, secondo quanto a suo tempo concordato coi sindacati di categoria, da un progetto di stabilizzazione e professionalizzazione di tutte le maestranze, anche mediante la trasformazione definitiva, col meccanismo del turn over sostitutivo, dei rapporti semestrali in rapporti a tempo indeterminato. Si sta puntando su altro, invece, e incombe la privatizzazione anche della gestione delle strutture immobiliari di immenso valore racchiuse nelle foreste pubbliche. Il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale avrebbe dovuto essere rilanciato come corpo tecnico specializzato nella prevenzione e nel controllo ambientale, affiancando così l?ARPAS; mentre si sta accentuando la tendenza a ridurlo a mero apparato di polizia rurale, ausiliario, quando non sostitutivo, nel compito di presidio del territorio extraurbano, delle forze dello Stato e delle polizie municipali. Anche la tematica dei rifiuti ha rischiato di essere soverchiata dal programma Sardegna Fatti Bella, non casualmente affidato, per la parte divulgativo-promozionale alla Presidenza e per la parte gestionale all?Assessorato del lavoro. Sulle bonifiche, l?idea del risanamento ecologico, che avrebbe garantito anche la stabilizzazione dei LSU di IGEA e di ATI Ifras, si è imbattuta nella politica della svendita del patrimonio immobiliare delle aree minerarie. Sull?inquinamento la strategia della riconversione industriale si è scontrata con quella del confinamento cementizio (i muri della discordia) o del seppellimento delle scorie in miniera. Sul terreno dell?energia, è ora di dirlo con chiarezza: il Piano energetico regionale è fondato su una scelta fondamentale: tutto carbone per l?energia interna, gasdotto solo come transito verso il continente. E sopratutto si incentra sulla miope idea che la priorità resti l?industria energivora e non la ricerca e la promozione di industrie non energivore e non inquinanti, ad altissimo valore aggiunto tecnologico. Sulla protezione civile un nuovo protocollo d?intesa, stipulato nello scorso dicembre non col competente dipartimento della presidenza del consiglio dei ministri, come fino ad allora era avvenuto, ma col ministero dell?interno, cancella il ruolo del volontariato e finanzia nuovamente, a carico della Regione e non dello Stato, l?assunzione stagionale, di una particolare categoria di precari privilegiati: i vigili del fuoco avventizi trimestrali. L?Assessorato dell?Ambiente, pur nella discrezione imposta dalla sobrietà istituzionale e dalla disciplina politica di governo, ha tentato di perseguire strategie differenti, affrontando per due anni duri conflitti non solo ai livelli politici, ma intercorsi anche con le strutture di altri assessorati (i cui gruppi dirigenti sono restati gli stessi del passato, con l?aggiunta di uno stuolo di consulenti esterni di diretto riferimento presidenziale). Solo un apparato legislativo comunitario e nazionale ancora vincolante garantisce che la dimensione qualitativa della gestione della risorsa idrica (ancora competenza dell?ambiente) abbia una prevalenza giuridica sugli aspetti quantitativi (dighe e condotte) e che la politica forestale volta alla tutela idrogeologica del suolo, a quella della biodiversità animale e vegetale e al mantenimento dell?equilibrio atmosferico e climatico prevalga, se invocata in giudizio, anche sulle dissennatezze del PPR (alcune delle quali ribadite nel Programma strategico 2007-2013 in virtù del famoso taglia-incolla rivelato su questo stesso sito)e, sotto il profilo economico-gestionale, sulle velleità del Piano energetico regionale (basti pensare, senza riprendere qui le discussioni sul termovalorizzatore dei rifiuti, che la prevista linea affiancata di produzione di energie da biomasse prevede un approvvigionamento del 60% di combustibile dalle foreste regionali). Piano di Assetto Idrogeologico, Piano di Tutela delle Acque, Piano forestale ambientale regionale,per fortuna, costituiscono altrettanti ?Piani stralcio di bacino? a norma della legislazione nazionale vigente e, piaccia o meno, prevalgono anche sul PPR. Non solo, ma essendo costruiti su basi tecnico-scientifiche di conoscenza fisica del territorio, e non su scelte discrezionali di politica urbanistica, sono destinati a resistere di più alle contestazioni giudiziarie che subisce quest?ultimo. L?ultima barriera è stata posta con l?introduzione, finalmente, nella legislazione regionale, della Valutazione Ambientale Strategica per i piani e i programmi, prevista su nostra iniziativa nella legge sulla ripartizione delle competenze tra Regione e sistema delle autonomie locali (a seguito di emendamenti che l?Assessorato portò di propria iniziativa, con grande malumore della Giunta, nella Prima Commissione Permanente, modificando sia il testo originariamente proposto dall?Assessorato degli Affari generali, sia quello elaborato in una prima fase dalla stessa Commissione consiliare). Perciò Piano Energetico Regionale e Piano dei Rifiuti andranno giocoforza a VAS (io ho sostenuto in Giunta e sostengo tuttora che avrebbe dovuto andarci anche il PPR e che non averlo previsto è illegittimo). Sui rifiuti il perno è restato quello della raccolta differenziata spinta domiciliare: solo a queste condizioni abbiamo accettato il termovalorizzatore di Ottana, che originariamente non ritenevamo necessario. Qualche settimana fa ho scoperto però che una delibera della Giunta rallenta la spinta di propulsione in tale direzione (gli obiettivi di differenziazione da raggiungere sono stati ridimensionati temporalmente rispetto alle linee-guida impostate nel novembre 2005). Quando dico noi, non parlo dell?assessore da solo, ma dell?intero staff di direzione di un Assessorato drasticamente rinnovato. E? inutile far finta di non vedere che in tutta questa vicenda non solo sono entrate in conflitto visioni diverse delle politiche ambientali, che nella loro specificità sono ancora, prevalentemente, considerate residuali rispetto ad altre, ma anche interessi materiali, i quali sono stati e vengono privilegiati rispetto ad altri. Ed è evidente che il patrimonio umano coinvolto, presente e futuro, attuale e potenziale, è stato ed è considerato dalla Giunta regionale una variabile totalmente dipendente e per molti aspetti indifferente. Segnalo infine (anch?io associandomi ad altre istanze verso chi nell?Assemblea regionale può fare qualcosa o impedire che qualcosa accada), che, dopo l?approvazione della legge statutaria, è in discussione, nella commissione competente, il disegno di legge d?organizzazione dell?amministrazione regionale, presentato dalla Giunta nell?ottobre scorso, che accorpa in un unico assessorato le competenze in materia di ambiente, paesaggio, urbanistica, assetto del territorio. Una vecchia idea degli anni ?70, abbandonata in quasi tutte le Regioni tra gli anno ?80 e gli anni ?90 a seguito dell?affermarsi della specificità della tematica ambientale, del consolidarsi delle strategie ambientali come uno dei tre pilastri delle politiche dell?UE, del ruolo assunto a livello statale del Ministero dell?Ambiente (ora anche ministero della tutela del territorio e del mare). Conosco l?apparato regionale: mettere la volpe che interloquisce con gli interessi economici rivolti al territorio come inquilino nello stesso luogo dove si dovrebbero allevare i custodi e i controllori della difesa ambientale del territorio stesso non è il rimedio migliore per ovviare alla frammentazione attuale delle competenze. Pertanto, oggi, trovo vano fare appello al protagonismo di un assessorato che (a prescindere da chi vi è attualmente preposto pro-tempore)è stato politicamente esautorato da tante competenze e che si sente ?ad esaurimento?, come si può quotidianamente constatare. L?Assessorato all?Ambiente della Regione Sarda nacque con Mario Melis e sta per morire con Renato Soru. Si può fare qualcosa per impedirlo? E sopratutto è opportuno impedirlo? Io credo di si, ma a una condizione: che quel tipo di cultura ambientale, non declamatoria, bensì volta al governo dei problemi reali con gli occhi puntati al sociale, che emerge dall?articolo e dal primo commento, conquisti uno spazio che finora, nella politica prevalente, non ha mai avuto. Tonino Dessì.

3. Z.I.P. scrive:
25 Aprile 2007 alle 15:27

Prima di fare la V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) sarebbe opportuno fare la V.I.P. (Valutazione di Impatto Poltico) per verificare il consenso delle popolazioni di una terra condannata ad essere un?isola e non un piccolo grande continente come meriterebbe. Fortunatamente la natura di quest?isola non è stata disegnata dalla politica che, riducendola a brandelli, avrebbe fatto scempio anche di quel senso di appartenenza di cui tutti i sardi vanno orgogliosamente fieri (talvolta fin troppo). Ed il pericolo incombente è proprio la colonizzazione in atto. Noi non disdegniamo chi viene da ?fuori? a collaborare, a vivere l?isola, ad apprezzarla ed a contribuire per la crescita e lo sviluppo. Siamo, piuttosto, preoccupati e contrariati perchè viene imposta una logica di sudditanza che deve essere assorbita come l?olio di ricino. Dobbiamo espiare i peccati di decenni di malcostume e malgoverno in un breve periodo per lasciare poi spazio a nuove generazioni di globenglish che faranno scomparire rapidamente linguaggi, usanze, tradizioni per le quali ancora oggi siamo capaci di incuriosire ed attrarre il resto del mondo. Si, forse è ancora poco, potremo e dovremo fare molto di più; studiare, crescere, impadronirci delle nostre conoscenze miscelandole con le nuove opportunità offerte dalla globalizzazione, per ottenere il migliore dei risultati. Ed è per questo che abbiamo, anzi ho, votato e trascinato nelle mie convinzioni tutte le persone che potevo verso il leader che ispirava e sintetizzava il comune sentire di un mare di gente che ama la Sardegna.

4. Stefano Deliperi scrive:
25 Aprile 2007 alle 17:29

Ultimamente si fa un gran parlare di ?vero? ambientalismo, come se a qualcuno spettasse attribuire ?patentini?, medaglie e diplomi di benemerenza. ?Ambientalismo? è così divenuto un termine generico, come ?imprenditorìa?, come ?politica?, ecc. dove c?è dentro tutto e il contrario di tutto. Come se potesse passare per ?ambientalismo? la realizzazione di uno dei peggiori scempi dell?ambiente e dell?erario pubblico come l?invaso di Monte Nieddu – Is Canargius solo perchè ha a che fare con ?l?acqua e tutte le sue tipologie qualitative?. Per cortesia, chiamiamo le cose con il loro vero nome e, soprattutto, occupiamoci delle cose in concreto (credo che a questo pensi giustamente Tonino Dessì), al di là di definizioni che lasciano un po? il tempo che trovano. Tanto è la realtà che le definisce.
Stefano Deliperi, ambientalista o, meglio, ecologista da un bel po? di tempo.

5. Tonino Dessì scrive:
26 Aprile 2007 alle 01:04

Caro Stefano, ovvio che non mi assocerei a una banalizzazione del ruolo meritorio che hai svolto e che tu e la tua associazione (come altre) state svolgendo. Non è, quello tuo, un ambientalismo declamato, ma praticato anche se spesso (ma non esclusivamente) più oppositivo che di proposta. Qualcuno quel ruolo lo deve pur fare e non guasta mai denunciare gli scempi. Tuttavia non ho trovato nei due ultimi commenti alcuna risposta all?articolo introduttivo (che non credo avesse te come bersaglio) nè all?intervento successivo, nè alle questioni che io ho cercato di sottoporre all?attenzione. La complessità, mi rendo conto, spaventa un pò e si preferisce tagliare gli argomenti col coltello. Tuttavia, per la storia, io, che a quei tempi ero un giovane dirigente delle politiche ambientali del PDS, alla diga di Monte Nieddu mi opposi, ma restai solo. solo. E su quella diga è bene anche rifarsi a una storia che pare lontana, ma che ancora non è del tutto consumata. La diga di Monte Nieddu è prevista dal vecchio cosiddetto ?Piano delle Acque?, un documento della Regione che risale ala fine degli anni 70 e che prevede(va?) la realizzazione in Sardegna di trenta dighe, sulla scorta di un?ipotesi (folle) di raddoppio della popolazione sarda entro il 2010 e di una triplicazione dei fabbisogni, sopratutto per usi turistici e agricoli. Quel documento continua ad essere il documento-guida della struttura dell?Assessorato dei Lavori Pubblici e dell?EAF, suo braccio operativo nel settore idrico come gli uffici del Genio civile lo sono per il suolo. Lavori pubblici e ambiente sono due strutture parallele e da sempre concorrenti, così come ambiente e Assessorato enti locali e urbanistica lo sono sul versante del controllo del territorio: ai sette servizi ripartimentali del CFVA, sollecitati così spesso a reprimere gli abusi edilizi, ne corrispondono in parallelo altrettanti sette di vigilanza urbanistica, ben attenti a non vigilare e a non reprimere alcunchè. Lo dico perchè spesso, anche nel protestare contro determinate scelte, si sbaglia bersaglio. L?Assessorato dei lavori pubblici, guarda caso, riprodusse a fine 2005 le stesse previsioni del vecchio ?Piano delle Acque? all?interno della sua proposta di Piano di gestione delle risorse idriche, presentata in contrapposizione alla proposta di Piano di Tutela delle Acque elaborata dall?Assessorato dell?ambiente. Devo dare atto al Presidente Soru, che almeno i conti li sa fare, di essersene accorto in Giunta e di aver imposto all?Assessorato dei lavori pubblici di correggere le sue previsioni quantitative. Tuttavia gli scenari infrastrutturali del vecchio Piano rimangono come guida per la struttura amministrativa e per la politica, che ogni tanto se la ritenta: vedi la vertenza per la realizzazione della diga di S?Allusia in Marmilla. Nel lontano 1992 (In Regione c?era il ?Governissimo? con tutti i partiti di allora dentro, Presidente Cabras, Assessore del Bilancio e della Programmazione Barranu), la Giunta propose, in un articolo di legge finanziaria, la realizzazione di un invaso sul Rio Picocca (anch?esso previsto fra le trenta famose dighe). Linetta Serri (armungese) e Luigi Cogodi (sanbasiliese) si opposero, perciò Barranu rimise al Consiglio la decisione sull?invaso cui destinare le risorse (provenivano dall?ultimo Piano di Rinascita, erano per investimenti e bisognava spenderle su opere rapidamente progettabili). Nessuno sa come i Presidenti dei Gruppi si siano accordati su Monti Nieddu, che sta dalla parte opposta del cono-sud dell?allora Provincia di Cagliari, nè a quale fabbisogno dovesse corrispondere (ancora oggi, se quella diga venisse realizzata non si saprebbe a quale schema idrico allacciarla). Come si vede il tema qualitativo c?entrava davvero poco. L?occasione è buona per completare il discorso ricordando un?altra scelta fatta nello stesso periodo, che parimenti contestai (supportato per la verità dal solo Rettore Mistretta, ancora non candidato all?immortalità) e parimenti persi. Il noto Parco scientifico e tecnologico, realizzato non solo dentro una foresta demaniale (Piscinamanna), ma sopratutto dentro l?area di esondazione del rio Palaceris. Progettista tal Gregotti (dato allora per vicino a PCI PSI e Legacoop), lo stesso del quartiere ZEN di Palermo. Obiettivo politico: realizzare un autonomo centro di potere legato alla sinistra, il Parco Tecnologico, che in Provincia di Cagliari facesse da contrappeso al CASIC, gestito dall?Avvocato Usai (sempiterno). Nessuno ha mai dato una convincente spiegazione del perchè quell?infrastruttura dovesse sorgere proprio in un demanio forestale pubblico. Dissero, Presidente e Assessori, reduci da un viaggio negli States, di aver constatato che i Parchi tecnologici sono colà, in genere, situati in luoghi ameni. Il rio Palaceris tenta ogni tanto di vendicarsi e prima o poi ci riuscirà. Non sarà in nessun luogo il PPR che costringerà fiumi e suoli a modificare i propri comportamenti per far posto a resort golfistici in Marmilla o a modalità improbabili di valorizzazione turistica di siti ex minerari (some places, if once mine, for ever mine). Sulla diga di Monti Nieddu non so se si abbatterà qualche nemesi:forse il fatto che l?UE, dopo aver chiuso il comparto bieticolo, entro il 2007 chiuderà anche il comparto cerealicolo e di quell?accidente di diga non sapremo proprio cosa farcene. Però si è imposto (anche sotto la Giunta attualmente in carica, di proseguire i lavori), nonostante qualche discussione ci sia stata. Morale delle due favole: tutela qualitativa dei corpi idrici e del suolo e obiettivi quantitativi (leggi:infrastrutturali) continuano a marciare ancora oggi distinti, perchè diversi sono gli interessi che li muovono. Quelli di potere prettamente politico (guardate chi governa ancora il Parco scientifico e tecnologico) e quelli cementizi (paradossalmente anche nei siti dove le falde andrebbero bonificate), tuttavia, sono ancora egemoni, anche se il fatto che lo si dica può dispiacere al nostro amico della VIP. Io non sono per misurare la correttezza delle scelte di governo in base a un gradimento politico costruito sulla propaganda: se noto, dalle carte, che il PPR è bucato in punti particolarmente sensibili lo dico. Se scopro, come leggo oggi sui giornali, che la Sopraintendenza ai beni paesaggistici (grazie a un esposto di Stefano Deliperi) ha annullato il nullaosta per una variante a un complesso turistico alberghiero rilasciato dall?Ufficio Tutela del Paesaggio nel dicembre 2006, non posso che felicitarmene, ma devo anche dire che non sono stupito del fatto che il nullaosta fosse stato concesso. Infine, ripropongo la domanda (come Catone col suo ?delenda Cartago?): c?è o no qualcuno che riterrebbe utile opporsi alla soppressione dell?assessorato regionale della difesa dell?ambiente? Ciao. Tonino.

6. Marco Maria Cocco scrive:
26 Aprile 2007 alle 08:58

Rispondendo a Stefano Deliperi circa il ?patentino di ambientalista? ecc. ritengo che in buona sostanza ti abbia già risposto Tonino Dessì, che ringrazio per gli interventi e vorrei conoscere di persona (qualora fosse d?accordo, ovviamente) per la grande stima che ho di lui.
Per quanto riguarda noi due ci siamo conosciuti personalmente molti anni fa, abbiamo la stessa età, ci siamo impegnati in prima persona ma in maniera differente sulle tematiche sopramenzionate. Ti rispondo solo dicendoti che ho seguito per lavoro la gestione diretta (non dietro la scrivania ma in situ), di impianti di trattamento acque di 3/4 della Sardegna, ricoprendo ruoli che vanno dall?operaio al capo impianto. Tuttora lavoro in questo settore. Ritengo pertanto di avere un minimo di umile voce in capitolo. Forse avrei dovuto dare maggiore rilevanza mediatica al mio lavoro in maniera da farmi conoscere ma, sai com?è, quando sei a Talana o Villanova Truschedu o Bau Pressiu? non hai molta possibilità e tempo per avere contatti con i media. Come ben saprai la questione ambientale ovvero, per quel che mi concerne, il settore primario strategico ?ACQUA?, è un tema assai dibattuto proprio a causa del fatto che in tanti parlano (hai seguito mercoledì 25 un incontro televisivo trasmesso su nota rete nazionale?) ma in POCHI operano realmente. Anche a me fa specie talvolta incontrare ambientalisti improvvisati, ma non per questo li critico. Esistono e basta, non posso arrogarmi un diritto di prelazione. Se quei pochi che operano realmente poi, vogliono vedere riconosciuta una leadership nel campo di propria pertinenza? beh si accomodino, ma permettano anche agli altri NON NATI IERI di continuare a lavorare su ciò che sta loro a cuore, ed esprimere DEMOCRATICAMENTE la propria opinione, anche tecnica, frutto di decenni di studio e pratica. Ti invito a rileggere i miei interventi pubblicati su questo stesso sito intitolati ?l?acqua dimenticata? e ?acqua, dal cielo al mare senza passare dal via?. Opinabili, ovviamente. Se poi vogliamo incontrarci ad un tavolo tecnico di confronto per dibattere sulla questione magari invitando Tonino Dessì, sono a disposizione. PS: il mio non è uno pseudonimo. Saluti, Marco Maria Cocco.

7. Carlo Corona scrive:
26 Aprile 2007 alle 13:16

Brutti, Sporchi, ma non Cattivi !
Siamo così noi uomini degli impianti.
Talvolta un poco ?grezzi?, soli di fronte a realtà puzzolenti, lordanti, incontenibili. Forse, a forza di aver a che fare con fogne e spazzatura diveniamo anche noi tali o somiglianti. Però non ce ne andiamo, anche perchè, pur se malpagato e pieno di problemi, ci piace il nostro lavoro. D?acordo, non tutti siamo così, pure da noi ci sono gli scansafatiche, ma non possono durare molto perchè il risultato è tangibile: fuori norma, denunce, ira dei colleghi ecc.
E poi noi non percepiamo soldi in nero per la progettazione e costruzione degli impianti.
Ambientalisti ed ecologisti: perfetto.
Ma solo critica distruttiva no. La critica deve sempre essere costruttiva altrimenti è fin troppo facile dire non sono d?accordo, ti denuncio e non ti do una via alternativa per la risoluzione del problema. Se dici ?no!? a priori sbagli, devi sempre dare una alternativa, devi metterti in giuoco. Facile distruggere, meno facile costruire. E? chiaro che sia difficile inviare denunce contro gli speculatori edilizi, ricchi sfondati e arroganti, così come affrontare la pressione psicologica (e a volte non solo) degli stessi. Plaudo a queste persone e riconosco loro un grande senso civico, ecologico, di giustizia. Però il nord Italia piange: è senz?acqua.
Noi almeno per ora non piangiamo: abbiamo gli invasi contenenti acqua che fa schifo, più che eutrofica distrofica e anossica, ma sempre acqua dolce. Alghe verdi, rosse, blu. Ce ne sono di tutti tipi ma noi trattiamo ugualmente l?acqua e vorremmo che quella depurata non finisse a mare, ma venisse trattata in terziario e re inviata a invasi o agricoltura o industrie. La situazione non è facile, ma noi in questi anni soli e in silenzio abbiamo sempre fatto il nostro dovere. Anche nei periodi più difficili, sacrificando notti, domeniche, tanti ferragosto? i nostri cari. Per essere addirittura derisi o considerati alla stregua di persone non ecologiste e con scarso senso del rispetto per l?ambiente che circonda noi e la nostra vita.
Non ci sto. Ringrazio l?autore dell?articolo, il collega Olivas e Tonino Dessì.

8. Stefano Deliperi scrive:
26 Aprile 2007 alle 16:51

Uno scambio di opinioni stimolante anche se lo spazio è tiranno. Ma vorrei che fosse all?insegna della massima chiarezza. Per ?ambientalismo? il tenòre delle definizioni fra dizionari e opinione comune non varia. Riporto quello di Wikipedia, anche se a Tonino Dessì non piacerà e ad altri sì. Per ambientalismo si intende lo sviluppo della coscienza sociale per la difesa delle risorse naturali e lo sviluppo sostenibile nell?opinione pubblica, e l?insieme dei movimenti e delle organizzazioni ad esso ispirati. I temi principali toccati dall?ambientalismo sono: l?inquinamento , la protezione degli animali , gli ecosistemi e le aree protette, la politica di gestione dei rifiuti , gli organismi geneticamente modificati , la gestione delle risorse energetiche , lo sviluppo sostenibile , i mutamenti climatici , la pace e la democrazia (da http://it.wikipedia.org/wiki/Ambientalismo). Nessuno ha tolto e vuol togliere importanza ai ruoli di chi fa bene il proprio lavoro e si occupa di ?ambiente? in senso lato. Se tante, tantissime persone lo fanno è soltanto un bene. Ma, per carità, evitiamo gli automatismi e le generalizzazioni perchè producono paradossi e basta. Arriveremo a dire che fra i migliori ?ambientalisti? ci sono i bracconieri e amenità simili. Saremmo tutti felicissimi se tutti quelli che si occupano di rifiuti fossero ?ambientalisti?, ma sappiamo bene che ci sono parecchie persone che se ne occupano male, in danno dell?ambiente e della salute pubblica e guadagnandoci parecchio. E molti fanno ?affari? sull?ambiente, ma mai mi sognerei di considerarli ?ambientalisti?, se vogliamo conservare un senso alle cose. Sarebbe bello se tutti quelli che si occupano di gestione dell?acqua fossero davvero ?ambientalisti?: non avremmo mai avuto disastri come quello di Monte Nieddu – Is Canargius. Nessuno deride chi lavora bene e con coscienza, anzi. Nessuno pretende ?patentini? nè vuole attribuirne. Chi scrive chiese a gran voce che i 20 milioni di acqua riciclata annua dell?impianto Tecnocasic non venissero buttati a mare, ma prendessero la via del riutilizzo al posto di invasi devastanti e dispendiosi. Chi scrive, da ecologista, fu tra i pochissimi a battersi contro scempi annunciati come questo o come il parco tecnologico di Piscina Manna, trovandosi contro, tra gli altri, fior di urbanisti, tecnici forestali, ?esperti? della gestione idrica. Tutti ?ambientalisti? anche questi ? Comprendo il senso dell?intervento ed i commenti, però invito a dare ai termini il loro significato. Ambientalista è chi è sensibile alla tutela dell?ambiente e si batte per essa, da qualsiasi posizione, da volontario o per lavoro. Ed è la realtà a dirlo. Con stima, buon lavoro a tutti.

(foto L.C., archivio GrIG)
Riferimenti: discussione su "Il vero ambientalismo"

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