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Diritto all'informazione ambientale
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La Corte costituzionale promuove la legge sarda "salva-coste"
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piano per l'edilizia, dibattito e quadro nazionale
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Usi civici in Sardegna
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testamento biologico - appello dei cittadini!
Italia in crisi, in crisi profonda
morire di lavoro, alla Saras
Iran, popolo in rivolta
denuncia chi ti perseguita, no allo stalking!

Diritti civili a rischio: l'erosione della democrazia e dello Stato di diritto

provvedimenti di emergenza e democrazia erosa in maniera strisciante
premier legibus solutus
a chi servono i soldati nelle strade ?
appello in difesa della Costituzione
la legge non è più uguale per tutti
firma contro la legge Alfano !
"anni di piombo", amnistia e "piano di rinascita democratica"
i diritti diventano "virtuali"...
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ronde di "benpensanti" nelle strade
la legge ritorna ad essere un po' più uguale per tutti
libertà di stampa sempre minore

Cagliari

Castello, mobilità meccanizzata
Dissalatore alla cagliaritana
Qualità dell'aria
Beppe Grillo non andare all'Anfiteatro romano !!!!!
Anfiteatro romano "legnaia"
Radio Press, notizie e approfondimenti su Kasteddu
Castello, stop mobilità meccanizzata
Elettrosmog
Cagliari, fra le capitali delle tasse
la "storia" di un'importante opera pubblica, il Colle e il Castello di San Michele
rete comunale di rilevamento della qualià dell'aria
S. Elia, Bètile, Campus universitario
metropolitana leggera
il degrado dell'ex Ospedale Marino
una finestrella sulla Cagliari "da bere"...
la prossima "calamità innaturale"?
Cagliari, di ieri e di oggi, nelle immagini e nei video di una Cagliaritana
i cagliaritani pagheranno 37 milioni di euro?
una storia di ordinaria speculazione edilizia (Via Asti)
galateo infantile comunale di Kasteddu
la "legnaia" abusiva che ammorba l'Anfiteatro romano va in TV

La Sardegna ed i fondi comunitari

Sardegna, fondi comunitari, controllo sulla gestione (2007)
Sardegna, fondi comunitari, controllo sulla gestione (2008)
Sardegna, fondi comunitari, controllo sulla gestione (2009)

cronache dal Sardistàn

C'è caldo e si vede. Cronache dal Sardistàn.
Sardistàn, paese di bengodi.
Estate cafona in Sardistàn...
Classe dirigente del Sardistàn, oscura regione del Mediterraneo centrale.
Catrame, petroliere e un direttore a scabecciu
I profeti del Sardistàn.
La pennellatrice folle del Sardistàn.
Conillu miao a s'acchittu
Le cornacchie domineranno il mondo, iniziando dal Sardistàn, naturalmente...
Un direttore a scabecciu, l'Anfiteatro romano e gli odiati ambientalisti
Favole giornalistiche del Sardistàn
Soldi facili, ad ogni costo
Scorie radioattive in Sardistàn
Scorie radioattive dalla lontana Ucraina ?
Carta scottex, trasvolatori e post-fascisti in Sardistàn
Buon anno nuovo, caro Sardistàn
Munnezza napulitana in Sardistàn
Munnezza e teppismo
pessimo inizio 2008 nel Sardistàn
Sardistàn indipendente !
Sardistàn, Cagliari e 'a livella...
il nucleare in Sardistàn
cafoni estivi 2008 in Sardistàn a "vele" spiegate !
l'ambasciatore del Sardistàn
ma è questa l'indipendenza ?
W il Sardistàn, oasi ecologica del giardinaggio!
su Magazinu, l'ottimismo al tempo del nuraghe!
una centrale per ogni moro, in Sardistàn
modello siciliano per il Sardistàn?
lotta dura senza esclusione di polpi per l'indipendenza del Sardistan
un direttore cementato nelle sue convinzioni
disoccupati laureati e plurititolati? Prrrr!!!
soldi pubblici a piacimento?

Testi normativi fondamentali

Codice dell'ambiente, decreto legislativo n. 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni
Codice dei beni culturali e del paesaggio, decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni
Testo unico dell'edilizia, D.P.R. n. 380/2001 e successive modifiche ed integrazioni
direttiva sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora n. 92/43/CEE
direttiva sulla salvaguardia dell'avifauna selvatica n. 79/409/CEE
V.I.A. e V.A.S. di competenza regionale
normativa nazionale sulla caccia
normativa regionale sarda sulla caccia
legge-quadro nazionale sulle aree protette
legge-quadro regionale sarda sulle aree protette
legge-quadro nazionale sull'elettrosmog
limiti inquinamento elettromagnetico alta frequenza
limiti inquinamento elettromagnetico bassa-media frequenza
normativa sull'informazione ambientale
legge n. 1766/1927 sugli usi civici
regolamento attuativo della legge n. 1766/1927 sugli usi civici
norme regionali in materia di usi civici (l.r. n. 12/1994)
convenzione europea sul paesaggio
legge quadro n. 281/1991 su animali d'affezione e randagismo
norme regionali in materia di randagismo e anagrafe canina (l.r. n. 21/1994)
norme sul "ritorno" del nucleare in Italia

che cosa ne pensate ?

Renato Soru si ricandida. Una novità, ma non tanto una sorpresa.
Chiesa e pedofilia, perchè tanti silenzi ?
I costi della politica e la "rabbia" della gente comune...
Legge statutaria regionale: colpo di sta(tu)to o congiura di palazzo ?
Munnezza napulitana in Sardegna
astensione uguale cambiale in bianco
la mafia alle urne
elezioni politiche e ombrelli...
contributi ecologici, numero chiuso, limiti di permanenza per salvare le spiagge
la "storia" non si cambia, ma è possibile una "memoria" condivisa ?
Tuvixeddu e il "mistero" delle 431 tombe "scomparse"
il Presidente della Regione Renato Soru si è dimesso
Ugo Cappellacci è il nuovo Presidente della Regione autonoma della Sardegna

I buoni esempi di gestione del territorio

Il Parco faunistico del Monte Amiata
Il sistema dei Parchi della Val di Cornia
Riserva WWF di Monte Arcosu
la Rete ecologica regionale
il ritorno del Gipeto
la salvaguardia del Cervo Sardo
un'efficace campagna antincendi
un milione di nuovi alberi, insieme a bambini

I pessimi esempi di gestione del territorio

la diga di Monte Nieddu - Is Canargius
gli approdi turistici del Sinis
il progetto di sistema tramviario di Firenze.
il parco naturale "Molentargius - Saline"
i ruderi della villa romana di S. Andrea
il disastro ambientale dei rifiuti in Campania
speculazione immobiliare sulle dune di Is Arenas
gli Stagni oristanesi e la pesca
il "ripascimento" del Poetto, il dispositivo della sentenza
l'avvelenamento dei Gipeti
la "gestione" del territorio a Capoterra
i "campeggi" abusivi nella baia di Porto Conte

Petizioni

Per un'aria più pulita
Pellicce/Allevamenti in Cina
Contro le mine
Acqua bene comune
Contro la caccia ai delfini
Stronchiamo la pedofilia !
Per la democrazia e i diritti civili in Birmania
No al progetto minerario di Pasqua Lama
Amazzonia, Rio Madeira in pericolo !
cyberaction europea per auto più ecologiche
cyberaction europea per combattere i cambiamenti climatici
Per salvare un pezzo dell'agricoltura sarda !
Per salvare le aree agricole dei parchi lombardi
Stop alle violenze, Tibet libero !
Per la salvaguardia della Valle della Luna !
contro la nuova crisi alimentare determinata da fattori speculativi
stop al "gas flaring" delle multinazionali del petrolio nel Delta del Niger!

Ultimi Commenti

conchidortos.org: Vi segnalo un piccolo reportage sul nostro sito."Una schiera di betili giganteschi, per non usare paragoni volgari, che per una trentina d'anni orneranno lo skyline di campeda dalla catena del Marghine fino alla cosidetta Valle dei Nuraghi, ingravidando il cielo di eliche rotanti.A Bonorva sembra che finalmente abbiamo risolto i problemi con la soprintendenza e ricomposto i dissidi tra favorevoli e contrari, ora tutto il paese partecipa alla nascita di questa Disneyland di mulini bianchi, quanto mai opportuni nella patria dei mugnai e del zichi"segue qui =>> http://www.conchidortos.org/?menu_id=
7&article=1702
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gruppodinterventogiuridico: ci sono anche le nostre e-mail, tante.

da La Nuova Sardegna, 20 novembre 2009
Un'alluvione di mail per la campagna «Salviamo l'acqua».
Il comitato che martella i parlamentari.

SASSARI. Loro ci sono e non stanno in silenzio. Tutt'altro. Già da un mese martellano i parlamentari con una valanga di mail: al punto che durante l'ultima seduta alla Camera «l'onorevole Gasparri è stato praticamente costretto a dire che il comitato nazionale per l'acqua pubblica contesta duramente la privatizzazione del servizio idrico». Antonio Canu, portavoce del gruppo sassarese, replica a Marco Fumi, il consigliere d'amministrazione di Abbanoa che ha espresso stupore per la mancata levata di scudi. «Fumi non è informato - dice Canu -. Non sa che con la campagna nazionale "Salviamo l'acqua" abbiamo raccolto 52mila firme in un mese. E non sa che decine e decine di comuni ribelli condividono la nostra battaglia». Una lotta diversa rispetto a quella del 2005: «Allora noi non protestavamo contro Abbanoa, la nostra campagna era contro le spa che gestiscono il sistema idrico, che non può diventare un servizio di interesse economico. Ma Abbanoa, spa in house, è il minore dei mali: il pericolo vero è la scalata dei privati. È questo che dobbiamo evitare».
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gruppodinterventogiuridico: da La Nuova Sardegna, 20 novembre 2009
«Ma prima c'erano 70 enti con tariffe diverse»
Mannoni difende le scelte: resta la mano pubblica e una gestione più efficiente.

CAGLIARI. Ad Abbanoa sono tranquilli perché c'è la convinzione che il deficit di bilancio della società sia dovuto alla scarsa liquidità ma che sostanzialmente il rosso non è poi così drammatico. La cassa, è vero, è spesso a secco ma anche per la fatica che la società sta facendo nel raggiungere gli utenti in debito (e disavvezzi per decenni al pagamento delle bollette idriche). Alla Regione, poi, c'è la certezza che l'operatività del gestore unico si potrà e si deve migliorare ma certamente non si può rimpiangere «la foresta pietrificata», cioè quella miriade di una settantina di Enti che per troppi lustri hanno governato l'acqua in Sardegna applicando tariffe disparate a seconda dei territori e dei gestori. L'ex assessore ai Lavori pubblici Carlo Mannoni che peraltro è stato uno degli artefici della creazione di Abbanoa, è sicuro della bontà di quell'iniziativa: «L'acqua è un bene primario», afferma, «e tale resterà. Abbanoa, poi, aveva come obiettivo quello di proteggere i consumi più bassi e colpire quelli più elevati». E quindi ricordando le polemiche furibonde che ci furono attorno alla privatizzazione, (e che ci sono ora nella stessa misura dopo l'approvazione alla Camera del disegno di legge Salvainfrazioni), Mannoni spiega: «Non esiste la privatizzazione di un bene primario: l'acqua resta pubblica perché gli enti mantengono il capitale ma la gestione è più efficiente e con meno sprechi». In sostanza il servizio doveva essere affidato a un soggetto che potesse garantire le migliori condizioni di efficienza e di costo. La riforma del governo lascia all'isola la possibilità di confermare l'impianto di Abbanoa. Certo la Regione deve prendere in mano la situazione perché l'Autorità d'ambito, l'organismo nato per far rispettare il piano di gestione del servizio idrico integrato, risulta commissariato. Il commissariamento coincise con le ultime elezioni e da allora non è stata messa mano all'Autorità d'ambito, indispensabile, ad esempio, per le tariffe che sono di competenza di quell'organismo. Uno strano destino quello della Sardegna, chiamata a fare da apripista per molti provvedimenti nazionali: lo era stata per il digitale terrestre che solo ora è arrivato nel Centro Italia, con molto disappunto per i disagi che nell'isola sono stati già affrontati, e lo è stata anche per la riforma dei servizi pubblici locali con la privatizzazione dell'acqua.
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gruppodinterventogiuridico: da La Nuova Sardegna, 20 novembre 2009
Tutti i buchi di Abbanoa: perduta metà dell'acqua ignoto il 15% degli utenti. (Silvia Sanna)


SASSARI. La rete colabrodo perde per strada almeno il 45 per cento dell'acqua. Lungo i 13mila chilometri di tubi e condotte si volatilizza quasi la metà dell'investimento fatto da Abbanoa. Che quell'acqua l'ha acquistata allo stato grezzo dall'Enas, l'ente regionale che gestisce dighe e invasi. Da lì il primo passaggio nei potabilizzatori, dove viene depurata, poi l'immissione in una rete di distribuzione decisamente malconcia. Le perdite sono a carico di Abbanoa, che paga lo scotto anche per la bassa densità di popolazione in parecchie fette di territorio, dove l'acqua, invece che sgorgare dai rubinetti nelle case, va a dissetare i campi.
La spa è nata con un handicap difficile da superare. Una eredità pesantissima e sottovalutata dall'Ato (l'ambito unico territoriale) quando nel 2002 preparò il piano industriale. Nella radiografia delle spese e delle entrate, il 45 per cento delle perdite non venne preso in considerazione. Oggi, per evitare gli sprechi sfrenati e iniziare a fare quadrare i conti, serve un investimento che sfiora i 500 milioni di euro. Dei fondi Por (350 milioni) messi a disposizione dalla Comunità Europea e vincolati al rifacimento delle reti e degli impianti, si parlava già nel 2004: con cadenza annuale l'Ato avrebbe dovuto programmare gli interventi per ricevere le somme di volta in volta necessarie. Il ritardo nella programmazione è spaventoso. Al momento Abbanoa ha messo in cantiere 191 interventi, tra collettori, reti fognarie, reti idriche, acquedotti e potabilizzatori, per una spesa complessiva di circa 481 milioni di euro. Di questi, 311 milioni sono destinati ai primi 124 interventi, che secondo i piani potrebbero essere appaltati entro il primo semestre del 2010. Gli altri 167 milioni copriranno i rimanenti 67 interventi, per i quali l'appalto non è previsto prima della fine del 2010.
Una grossa fetta della torta sarà riservata ai depuratori. Oltre il 30 per cento di quelli attuali, in totale 364, avrebbe bisogno di una massiccia messa a punto: moltissimi quelli inadeguati, frutto di grossolani errori progettuali. Il dito è puntato contro le scelte compiute dai Comuni. Prima della nascita di Abbanoa erano almeno un centinaio quelli che gestivano il servizio idrico in totale autonomia. E spesso, nella fretta di perdere i fondi, finivano per mettere in cantiere opere concepite male e fuori norma. In molti casi anche inutili doppioni, costruiti a una manciata di chilometri l'uno dall'altro, ognuno chiamato a servire un piccolo spicchio di territorio. Sino a quando la rete colabrodo non sarà sostituita da un sistema efficiente (in grado di contenere le perdite entro la soglia accettabile del 20 per cento), Abbanoa non potrà uscire dal passivo cronico. Anche perchè alle perdite cosiddette fisiche, si sommano quelle amministrative: c'è un 15 per cento di utenti che utilizza regolamente l'acqua ma non sborsa neppure un euro. Sono i consumatori fantasma, quelli non segnalati nelle liste anagrafiche passate ad Abbanoa dai comuni. Che, di fronte alla richiesta di elenchi aggiornati, in parecchi casi tergiversarono: quasi tutti consegnarono le liste solo alla fine del 2006. Il ritardo ebbe una conseguenza pesante per i conti di Abbanoa: le prime bollette furono emesse solo nel 2007, il mancato introito portò a una esposizione bancaria che nel primo anno di attività della spa sfiorò i 70 milioni di euro, a fronte dei 10 previsti dal piano d'ambito. Nel 2009 l'indebitamento bancario supera i 200 milioni di euro e le perdite raggiungono il 60 per cento. Per controbilanciare lo squilibrio, Abbanoa può fare affidamento solo sulla tariffazione, nella quale però le perdite non incidono. Dispersione dell'acqua ed esercito di furbetti non possono infatti intaccare le tasche degli utenti: i clienti pagano solo l'acqua che arriva nel contatore della loro abitazione o attività commerciale. Se Abbanoa dovesse chiudere bottega e lasciare posto a un gestore privato, le cose potrebbero cambiare. In attesa di poter contare su reti di distribuzione e impianti efficienti, il nuovo padrone potrebbe decidere di fare quadrare i conti chiamando in causa i cittadini. Che attualmente rispondono solo per le perdite a valle del loro contatore. Se l'autoclave gira male, se nel pompaggio verso gli appartamenti il meccanismo si inceppa, Abbanoa presenta il conto in bolletta. E nella maggior parte dei casi (come dimostra la valanga di ricorsi) si fa fatica ad accettare che la colpa non sia del gestore: un ente poco amato, che arranca tra difficoltà e disservizi e fa fatica ad acquistare autorevolezza.
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gruppodinterventogiuridico: A.G.I., 20 novembre 2009
ACQUA: SCILIPOTI (IDV), FAREMO REFERENDUM ABROGATIVO.
Roma, 20 nov - "La decisione da parte della maggioranza e' stata ormai presa, approvare la privatizzazione dell'acqua senza alcuna possibilita' di discussione". Cosi' l'On.
Scilipoti in merito all'approvazione, da parte del Governo, del decreto Ronchi. "Nasce spontanea una riflessione: prima di parlare di acqua si deve capire quello che si sta delineando in Italia e nel Mondo. All'interno della societa' civile - dice Scilipoti - convivono due grossi blocchi in contrasto; il primo quello piu' forte, parla di produttivita', di profitto e di ritorno economico, l'altro molto piu' debole, non ha la forza di farsi sentire, soprattutto perche' non e' ben rappresentato da quei politici che dovrebbero dargli voce. Alla luce di tutto cio' ritengo inconcepibile parlare di acqua come bene pubblico ed al contempo di gestione privata della stessa. Il gruppo Italia dei Valori ha valutato come unica possibilita' rimasta - conclude Scilipoti - quella di organizzare un referendum abrogativo, con il maggior numero di convergenze possibili, per una battaglia di democrazia e di giustizia sociale a favore dei cittadini".
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Libri&Pubblicazioni

Per approfondire alcune tematiche ambientali, le nostre pubblicazioni:
- AA.VV., "Argomenti di diritto ambientale", Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra, 2007;
- AA.VV., "Indagine di ricerca per l'istituzione dell'Agenzia per la
salvaguardia delle coste della Sardegna
", Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra, 2006;
- AA.VV., Atti del convegno "Codice dei beni culturali e del paesaggio, pianificazione territoriale e nuovi condoni", Magistratura
Democratica, Gruppo d'Intervento Giuridico e Giuristi Democratici,
Cagliari, 2005;
- AA.VV., Atti del convegno "Il Testo unico dell'edilizia e le normative di tutela ambientale", Magistratura Democratica e
Gruppo d'Intervento Giuridico, Cagliari, 2004;
- AA.VV., Atti del convegno "Valutazione di impatto ambientale, attività mineraria e di cava: problemi e prospettive", Associazione
Nazionale Magistrati e Gruppo d'Intervento Giuridico, Cagliari, 2003.
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Gestione "eco-sostenibile" delle spiagge, la Posidonia, i rifiuti.

postato da Giovanni Tilocca [13/06/2008 17:31]

 

 

Riceviamo dal dott. Giovanni Tilocca, geologo libero professionista di lunga esperienza, e pubblichiamo molto volentieri. L'intervento costituisce un completamento del precedente Gestione "eco-sostenibile" delle spiagge: sì, ma come ? pubblicato lo scorso 10 giugno.

                       Gruppo d'Intervento Giuridico        

Sulla Determinazione 942 del 7 Aprile 2008 della R.A.S.

Prescrizioni inerenti l'asportazione della Posidonia spiaggiata e la pulizia delle spiagge da rifiuti  

DISCUSSIONE DEL TEMA: I PRO E I CONTRO

Anche quest'anno è stata elaborata dai competenti uffici della R.A.S. (ma non si tratta come lo scorso anno di una determina interdirettoriale dei Servizi Territoriali del Demanio e Patrimonio) la Determinazione sulla Pulizia delle spiagge. Si tratta della Determinazione 942 del 7 Aprile 2008 emanata dall'Assessorato degli Enti Locali Finanze ed Urbanistica (Servizio Centrale Demanio e Patrimonio).   Dopo averla analizzata e confrontata con quelle degli anni scorsi ed in particolare con la omologa del 2007 (n. 587 del 26/03/2007) mi sono convinto che essa sia da considerare come il primo (e lo sottolineo evidenziandolo, non a caso, in quanto mi sono noti i contenuti delle determine sulle Pulizie degli arenili, degli ultimi 7 anni) concreto passo in avanti verso una politica gestionale demaniale marittima che persegua, con atti amministrativi coraggiosi, la conservazione naturale, la tutela del suolo e la salvaguardia degli equilibri idrogeologici e geomorfologici relativi alle spiagge dell'isola (che, com'è noto, costituiscono il bene demaniale naturale più necessario all'industria del Turismo balneare).   Rilevo, inoltre, con viva soddisfazione, che il testo, proprio per le ragioni di cui sopra, tenta di rimediare in parte, ad alcune delle vistose "ingenuità" presenti nelle analoghe determinazioni degli anni scorsi. La soddisfazione mi deriva dal fatto che in questo modo essa ne ammette implicitamente il modesto valore, le improprietà, le omissioni e, in definitiva, come ho più volte sottolineato in dibattiti ed altri testi scritti, la scarsa significatività sotto il profilo tecnico. Cosa questa che da diversi decenni presta il fianco ad una vasta casistica di strumentalizzazioni, errori e illegittimità sul fronte demaniale marittimo.    In sintesi la Determinazione 942/2008 ha i seguenti elementi innovativi e positivi:

  • ha formalmente distinto e separato nei tempi di esecuzione la Pulizia della Spiaggia dalla Rimozione di Posidonia (Art. 2, primo capoverso). Al contrario, la Determinazione del 2007 (n. 587/2007) pur prevedendo prescrizioni specifiche, nei fatti assimilava le operazioni di rimozione a quelle di pulizia;
  • ripropone e ribadisce il problema della tutela quantitativa dei volumi sabbiosi contenuti negli accumuli di Posidonie;
  • ha soppresso la nozione di "Spiagge libere", inopinatamente priva di connotati giuridici e semmai in grado di generare equivoci presso il pubblico;
  • esplicita il coinvolgimento nella fase di controllo del C.F.V.A.,a cui comunque spettavano i compiti derivanti dal mandato istituzionale;
  • fa esplicito riferimento all'esercizio di compiti di vigilanza sulla corretta esecuzione delle attività;
  • prescrive un lasso di tempo minimo di 10 giorni di preavviso nei confronti dei soggetti competenti alla vigilanza;
  • fa esplicito riferimento ai fini della vigilanza, ai tempi (implicitamente presenti anche nella 587/2007 alla prescrizione n.6) ma soprattutto alle modalità (e questo, in teoria almeno, non può non costituire un elemento di forte responsabilizzazione per le parti) di esecuzione delle operazioni;
  • prescrive la separazione del fogliame di Posidonia dalla frazione minerale mediante operazioni di essicazione;
  • richiama esplicitamente la necessità di incrementare il rispetto della Posidonia oceanica nei fruitori, mediante campagne di sensibilizzazione.

L'analisi del testo fa emergere, tuttavia, quanto ancora si sia lontano dall'affrontare il tema in un'ottica moderna, prospettica e soprattutto non assoggettata a ragioni di breve periodo. Appare del tutto evidente, infatti come nei criteri ammessi dell'Operatore Pubblico regionale, permangano ancora, retaggi di una visione della problematica tanto naif quanto parziale ed accomodante. Detta visione nei fatti è lacunosa proprio nel merito tecnico e lascia ancora spazio e, per molti versi, incoraggia un approccio operativo non compatibile con le esigenze ambientali (quindi economiche) della gran parte dei siti su cui, giocoforza, si andrà ad intervenire.   La determinazione, tanto attesa da Comuni e Concessionari Balneari, quindi, malgrado le sue finalità a voler rappresentare, per così dire, un ragionevole compromesso fra esigenze turistiche (ovviamente di breve periodo, come si dimostrerà ancora una volta) ed ambientali, non può definirsi convincente proprio sotto questo ultimo aspetto (che poi com'è noto costituisce il fondamento del primo). Il suo contenuto è certamente più risoluto rispetto al passato ma non può dirsi soddisfacente tanto sul fronte della garanzia di sostenibilità ambientale della pratica della rimozione di Posidonia (pur ammessa, lo ripetiamo, attraverso una serie di più sagge prescrizioni, rispetto al 2007), quanto su quello di un moderno management del demanio marittimo.

Nei seguenti 10 punti esporrò in modo più discorsivo le ragioni alla base del giudizio critico. 

Primo Punto: Mantenere distinte le due azioni sulla spiaggia e nella norma

Nel titolo della Determinazione 942/2008  si distingue correttamente fra Pulizia della spiaggia e Rimozione della Posidonia, ma nel suo contenuto le occasioni di confusione non mancano. Un vistoso esempio fuorviante è presente alla prescrizione n. 6, quando, subito dopo aver specificato la data da cui è possibile la pulizia della spiaggia (15 Aprile), si rimescolano le due azioni con riferimento alla "profondità dell'intervento di rimozione dei rifiuti e della posidonia". Anche la prescrizione n. 1, al quarto e quinto rigo ("griglie che consentano l'asportazione dei rifiuti e della posidonia ed il contestuale rilascio di sabbia"), potrebbe fornire un'occasione per non rispettare la diacronia delle operazioni di pulizia rispetto a quelle di rimozione della Posidonia. 

Secondo Punto: La Posidonia non è rifiuto nel suo ambiente naturale

Continuando ad associare il tema della rimozione della Posidonia morta a quello della Pulizia delle spiagge, il legislatore regionale lascia intendere tanto implicitamente quanto involontariamente che la concettualizzazione di Posidonia spiaggiata sia strettamente pertinente con quella di rifiuto, producendo quindi una disinformazione diseducativa. La Regione sa bene, infatti, che così non è.   La determinazione induce, nei fatti, ad assimilare le Posidonie morte ad un rifiuto, poiché trattasi di materiali che spargendosi sulla sabbia sporcano le spiagge. Di conseguenza la loro presenza verrà giudicata gioco forza, non compatibile con le esigenze turistiche (vedi Quarto e Quinto Punto).  Il paradosso è che la Posidonia morta assume sul piano giuridico i connotati di rifiuto non tout court ma solo e se viene rimossa ovvero sollevata dal sua sede di deposizione, cioè la superficie della spiaggia.  Sarebbe stato molto opportuno, oltre che più semplice, tentare di mantenere le due cose disgiunte non tanto nella trattazione, ma attraverso due Determinazioni distinte. Ciò anche al fine di avvalorare i propositi culturali di cui all'Art. 2, cioè, in poche parole dare l'esempio e, in tal modo, fare il primo passo per la promozione della sensibilizzazione. 

Terzo Punto: Non si tratta di Spiaggiamento

Nel titolo e nel testo della Determinazione 942/2008 si continua ad utilizzare l'attributo "spiaggiata" di esclusiva valenza biologica (peraltro ereditato dalla Circolare Ministeriale 8123/2006), a riprova di come sul piano ambientale fin qui sia prevalso, al massimo, questo unico punto di vista. Al contrario, è indubbio che stiamo parlando di una problematica in primo luogo a carattere fisico, precisamente idrogeologico, strettamente connessa alla difesa del suolo (sensu L. 183/1989; oggi D.lgs 152/2006).  Il termine da cui trae origine l'attributo, ovvero "Spiaggiamento" non è adatto in alcun modo a sintetizzare il processo stesso di deposizione sui lidi ed è improprio anche perché palesemente non sinergico, fra l'altro, con il contenuto (peraltro lacunoso come vedremo in seguito) dell'Art. 2.  Esso infatti non solo si rifà in special modo al campo della biologia del mondo animale ma costituisce anche un'odiosa eredità mediatica (non di ordine tecnico o, tanto meno, scientifico, quindi) con palesi richiami catastrofistici (si rammenti, per intenderci, la stagione delle mucillaggini), anch'essi dissonanti rispetto ai propositi di promozione della sensibilizzazione (riferimento l'Art. 2) e della tolleranza da parte dei fruitori.   Lo spiaggiamento nulla ha a che vedere col processo deposizionale dinamico delle foglie morte di Posidonia, il quale rientra nel campo dei processi sedimentari di ambiente marino litorale. I resti di queste piante, una volta concluso il loro ciclo, dopo aver flottato nell'acqua (proteggendo di conseguenza il litorale dagli effetti più energetici della mareggiata, per riduzione della velocità e dell'altezza d'onda) si depositano, cioè si sedimentano come qualunque sedimento. Ma ciò non necessariamente si determina in modo definitivo. La Posidonia, come si vedrà in seguito, può essere rimossa, anche e soprattutto, per via naturale.  In tale quadro dinamico è del tutto irrilevante che i rizomi e le foglie siano resti vegetali (qualcuno può dirmi se ha mai sentito dire che i gusci dei molluschi - ovvero la componente bio-clastica convenzionale delle spiagge - si spiaggiano?), se non per quel che attiene alla capacità di flottare galleggiando per un discreto periodo e poi deporsi sul fondo a causa del deterioramento (biomassa) e, soprattutto, decomporsi.  

Quarto Punto: La posidonia non è incompatibile con la balneazione

I contenuti dell'Art. 2 sono molto discutibili anche quando, dopo aver affermato che "si ritiene preferibile il mantenimento in loco dei banchi di posidonia e si invitano le Amministrazioni comunali ed i  titolari di concessioni demaniali ad attivare opportune azioni di sensibilizzazione verso gli utenti sull'importanza della Posidonia" si stabilisce ancora una volta di derogare "qualora il mantenimento in loco dei banchi non sia compatibile con le esigenze della balneazione le Amministrazioni comunali e i titolari delle concessioni, dopo aver portato a termine la pulizia della spiaggia dai rifiuti, sono autorizzati alla rimozione dei banchi di posidonia secondo le seguenti prescrizioni....".    Mi permetto di far rilevare che poiché non sussiste al momento alcuna possibilità di oggettivare la suddetta condizione di incompatibilità, ritengo che questa diverrà sistematica sulla quasi totalità dello sviluppo delle spiagge, poiché la valutazione è lasciata totalmente a discrezione, vuoi dell'Amministrazione comunale, vuoi (ed è ancora meno meritorio sul piano tecnico) del Concessionario balneare.   Così come viene posta, la questione è sintomatica di come la Determinazione 942/2008 non costituisca per nulla un ragionevole compromesso fra le esigenze turistiche e quelle di salvaguardia o difesa del bene ambientale. Bensì, essa dimostra in tale passaggio che le prime sono prevalenti sulle seconde.   E' evidente invece che solo dalla conservazione del bene ambientale che le esigenze turistiche trarranno beneficio economico duraturo.   Si tratta pertanto di un ulteriore paradosso economico. Anche perché fino ad oggi sono state privatizzate le economie mentre sono sistematicamente collettivizzate le diseconomie (mi riferisco al conferimento in discarica a titolo oneroso sostenuto dai comuni, comprensivo peraltro del bene demaniale sabbia). 

Quinto Punto: come si oggettiva l'incompatibilità con la frequentazione?

Sempre all'Art. 2, la prescrizione n. 7 aggiunge che "nei casi ove si verifichino oggettive condizioni di incompatibilità fra gli accumuli di Posidonia e la frequentazione delle spiagge (.......) l'Amministrazione comunale e i titolari di concessioni demaniali marittime devono rimuovere permanentemente la posidonia spiaggiata e curare il conseguente smaltimento secondo la vigente normativa". Con tale passaggio il legislatore regionale di fatto legittima (per non dire intima) l'asportazione della Posidonia e il suo conferimento oneroso in discarica. Non oso immaginare infatti quale possa essere il soggetto che per esigenze di frequentazione rinuncerà a definire incompatibile la deposizione di Posidonie rispetto alla frequentazione.

Rimangono due elementi di incertezza:

1-se il legislatore abbia voluto davvero distinguere fra il concetto di frequentazione e quello di balneazione; di certo non si capisce come Egli ritenga la Posidonia spiaggiata un così arduo ostacolo alla possibilità di fare i bagni estivi;

2-in quale misura la prescrizione n. 6, per la parte che attiene all'accumulo temporaneo, da un lato, ed alla redistribuzione al termine della stagione balneare, dall'altro, sarà in grado di contrapporsi alla oggettivazione delle condizioni di incompatibilità. 

Sesto Punto: carenza prescrittiva

La prescrizione n. 3 e soprattutto la n. 7 documentano che il legislatore regionale si pone il problema della tutela quantitativa dei volumi sabbiosi. Ma in entrambe le ipotesi, ovvero mediante la rimozione della Posidonia con rastrelli o tramite mezzo meccanico, non ci viene spiegato come intenda far separare la sabbia dai vegetali per evitare l'asporto di sabbia (perché non si prescrive esplicitamente di impiegare i mezzi vagliatori, idonei per la separazione?). 

 

Settimo Punto: una prima sottovalutazione degli elementi tecnici

  • A. Ci si chiede quale sia la ragione tecnica a cui fa riferimento la soglia di discriminazione dei 300 m di lunghezza individuata per assentire o non assentire l'uso dei mezzi meccanici gommati. In sostanza cosa c'è che scatta a 300 m ed invece non c'è in una spiaggia, ad esempio, di 290 m? Non è dato sapere il perché ma s'intravede una scelta totalmente arbitraria non sostenuta da particolari motivazioni tecniche né scientifiche (le spiagge sono tutte diverse anche se di dimensioni identiche).
  • B. A maggior ragione ci si chiede quale sia la ragione che impedisca di fare riferimento ad un criterio molto più rilevante sotto il profilo ecologico e paesistico, cioè quello di larghezza (profondità) della spiaggia. Per esemplificare si prenda in considerazione una spiaggia come quella di "Cala Brandinchi" di San Teodoro (OT) di circa 700 m di lunghezza e con una fascia "calpestabile" emersa (Berma) << 10 m: non è forse il caso che una condizione simile, a prescindere dalla lunghezza, venisse ammessa ad un trattamento con rastrelli? Il legislatore regionale in tal modo, nel dimostrare la limitatezza del semplice approccio geometrico al problema, rivela anche di non avere sotto controllo il quadro della casistica delle spiagge.
  • C. Ed inoltre come e dove l'Amministrazione comunale o il Concessionario dovranno misurarle le lunghezze delle spiagge?

   Mi spiego meglio:

  • o Utilizzeranno la cartografia o faranno una misura topografica reale?
  • o Se faranno una misura topografica (cosa assai improbabile, s'intenda), in quale momento lo faranno dell'anno? Questo aspetto non è cosa da poco, poiché chi si occupa di demanio marittimo sotto il profilo sedimentologico e geomorfologico sa bene che le dimensioni (altezza; lunghezza; profondità = larghezza; batimetria) invernali di una spiaggia sono ben diverse da quelle estive, per non dire del mutamento quotidiano...
  • o Sempre in caso di misura topografica, a quale parte della spiaggia si dovrà assoggettare la lunghezza? Cioè essa si effettuerà sul suo lato marittimo (battigia) o su quello retrodunale o comunque di monte? Tecnicamente sarebbe assai difficile legarla alla linea di battigia in quanto quotidianamente mutevole. Anche questo rimane indeterminato (e, sia chiaro, ne parlo solo perché mi sarei aspettato un rigore di trattazione maggiore su di una tematica con così vasti interessi e così numerose variabili indeterminate).
  • D. Quanto alla prescrizione n.1 dell'Art. 2, allorché si dice che "Al termine di ciascuna operazione e prima dello smaltimento della frazione vegetale dovrà comunque essere assicurata la rimozione dei residui minerali dai mezzi utilizzati" la determina sembra voler minimizzare su di un fatto acclarato e conosciuto oramai ai più, ovvero che non di residui minerali si è trattato sino ad oggi, ma di così rilevanti aliquote percentuali da costituire molto spesso la maggior parte della frazione presente negli stocks di rimozione, sia in volume che in peso. Inoltre si omette di chiarire attraverso quali modalità operative deve essere assicurata la separazione e la rimozione delle sabbie dai mezzi.

Ottavo Punto: altre sottovalutazioni gravi

La prescrizione n. 2 dell'Art. 2 impone che "i mezzi meccanici, in ogni caso, non devono.....produrre modificazioni di qualunque natura all'assetto geomorfologico, tessiturale e cromatico dell'arenile, fatta salva la ridefinizione del profilo di spiaggia ad opera del solo asporto di posidonia".  Orbene, i contenuti di questo passaggio appaiono ancora controversi ed ambigui oltre che, ad onor del vero, decontestualizzati.  La questione è nodale per diversi aspetti:

  • A. L'operatore pubblico, proprio allo scopo di promuovere "opportune azioni di sensibilizzazione verso gli utenti sull'importanza della posidonia" (Art. 2) ha il dovere di non trascurare il fatto che la Posidonia, prima ancora di svolgere un'azione di protezione delle spiagge dal fenomeno di erosione (vuoi come Prateria vuoi come Banquettes) è essa stessa sedimento, ovviamente di natura vegetale.
  • B. Più precisamente, la deposizione di resti vegetali di Posidonie su tutta la battigia o in porzioni preferenziali di essa, costituisce in ogni caso la manifestazione di uno stato di avanzamento temporaneo o durevole della linea di battigia, motivato da una variazione long-shore della portata solida. Essa si determina sulla parte più bassa della spiaggia, innalzandola (spesso, fra l'altro, con risultati morfologici di 1,00-2,00 m e in contro-pendenza) in funzione delle condizioni fisiche del paraggio ed è in stretta dipendenza di dette condizioni che essa può conservarsi nel tempo in modo ora effimero, ora duraturo ora, addirittura, strutturale.
  • C. E' ben noto a chi studia il mare sul piano geo-sedimentologico che la maggior parte delle deposizioni invernali sia soggetta a rimozione proprio per via naturale a causa di vettori risultanti di moto ondoso diversi da quelli che hanno dato luogo ai depositi. Per tale ragione, in assenza di condizioni perturbatrici artificiali, le Banquettes ovvero le Berme vegetali tendono a permanere più stabilmente allorquando alle deposizioni non segua alcuna mareggiata per un arco di tempo (in termini stagionali) necessario al consolidamento. Di norma ciò si verifica con quelle deposizioni che si mettono in posto durante la parte inoltrata o terminale della stagione invernale, meglio se in momenti che precedono di poco lo stabilizzarsi di una circolazione anemologica di tipo anticiclonico (nell'ambito del Mediterraneo occidentale ciò avviene, solitamente, dal mese di giugno in poi).
  • D. La prescrizione n. 5 pone l'accento sulla necessità di non effettuare le operazioni di rimozione nel periodo invernale "salvo eventi di eccezionale intensità" (ovviamente, come sempre c'è la deroga). Ma a cosa corrisponde nei fatti una intensità eccezionale? Quale soggetto sarà titolato a definirla tale e sulla base di quali attributi o parametri? Staremo a vedere!.
  • E. La prescrizione n. 5 non dice con chiarezza, inoltre, quando operare. La data del 15 Aprile è infatti genericamente stabilita per l'inizio della pratica della pulizia di spiaggia (in quanto precedente ragionevolmente l'inizio del periodo balneare) ma non di quella della rimozione che deve comunque essere posteriore. Ci chiediamo quindi perché si conservi questa ambigua incertezza senza che si definisca una data limite (ovviamente giustificata sul piano tecnico-scientifico) valida anche per le rimozioni delle Banquettes? Sarebbe stato coraggioso ma tecnicamente ineccepibile stabilire la data dal mese di giugno. Ma si è maldestramente ritenuto di dover privilegiare gli interessi balneari di breve.
  • F. Sono, quindi, proprio le deposizioni tardive o i loro relitti, che alla fine cagionano l'allarme maggiore dell'opinione pubblica fino ad oggi coincidente nei fatti con le istanze dei gestori balneari, in quanto storicamente associato all'attribuzione da parte degli stakeholders di un pericolo per la stagione balneare.
  • G. Resta ad ogni modo appurato che se la Banquette ovvero la Berma vegetale si consolida (ed in tal caso può dar luogo ad accrescimenti verso l'alto [aggradazioni] o verso il largo [progradazioni] o costituire il sostrato legante per ulteriori ricoprimenti e progradazioni sabbiose [vari gli esempi rilevabili in contesti lagunari o stagnali in Gallura ed in altre aree sarde]), può contribuire a ridurre la naturale tendenza delle spiagge ad arretrare.
  • H. La rimozione artificiale della Posidonia accumulatasi nelle Banquettes, al contrario:
  • produce sottrazione misurabile di significative aliquote di sedimenti sia di origine organica (frazione vegetale) che inorganica (frazione mineralogica) in ragione crescente con le dimensioni dei granuli di sabbia;
  • riduce lo stock di sedimenti a disposizione del bilancio sedimentario della cella (sedimentaria), anche se la rimozione si dovesse limitare alla sola frazione organica;
  • costituisce precisa e misurabile alterazione del profilo (altezza, lunghezza, larghezza) della spiaggia emersa e sommersa (geomorfologico);
  • induce precisa e misurabile alterazione del profilo (estensione e profondità) della spiaggia sommersa (geomorfologico);
  • costituisce precisa e misurabile alterazione dell'equilibrio morfodinamico (sedimentologico e idraulico marittimo);
  • è azione del tutto conflittuale in rapporto all'intrinseca capacità del sistema di ostacolare l'erosione costiera;
  • produce risultati più impattanti in ragione inversa alle dimensioni areali delle spiagge (meno estese sono le spiagge, più i rischi di erosione si concretizzano, a parità di anni di "trattamento").

  

Nono Punto: l'azione di sensibilizzazione

La frase "si invitano le Amministrazioni comunali ed i  titolari di concessioni demaniali ad attivare opportune azioni di sensibilizzazione verso gli utenti sull'importanza della Posidonia" è incompleta sul piano culturale e delle finalità stesse del suo uso; meglio sarebbe stato dire e ribadire, a titolo di chiarezza concettuale "si invitano le Amministrazioni comunali ed i  titolari di concessioni demaniali ad attivare opportune azioni di sensibilizzazione verso gli utenti sull'importanza della Posidonia e della Posidonia spiaggiata [deposta]).  Stante l'attuale testo Comuni e Concessionari potranno al massimo ribadire l'importanza ecologica delle Praterie di Posidonia, cosa questa di maggior dominio pubblico (rispetto al riconoscimento dell'importanza delle deposizioni) e che nessuno dei due soggetti potrà o vorrà negare (a differenza di quanto invece si potrà fare a danno delle deposizioni).    Dato il negativo retaggio culturale che associa Banquettes a immondizia e fastidio, oggi é innegabilmente più impegnativo, dunque, insistere sulla necessità di preservare le berme vegetali di Posidonia.  Mi chiedo, quindi, se ci sarà un solo Concessionario in grado di celebrare la funzione protettiva della Posidonia sulla spiaggia. Il primo che lo individua me lo segnali, per gentilezza. 

Decimo Punto: l'assenza di un approccio gestionale moderno

In tutto questo discorso la R.A.S. non mostra di avere una vera strategia di lungo periodo.   Io ritengo infatti che un buon management dei litorali, in particolare sul tema della pulizia e della razionalizzazione dell'asportazione della Posidonia deposta, dovrebbe assoggettare queste due operazioni, e soprattutto la seconda, ad un progetto vero e proprio. Ciò al fine di:

  • a. migliorare il raziocinio e la funzionalità di qualunque tipologia d'intervento si voglia legittimare (ricordo che si fa uso di operatori, di mezzi meccanici e non, di recinzioni, di movimentazioni di materiali, di impianti temporanei di cantiere);
  • b. di promuovere la responsabilità (del progettista, dell'ufficio istruttore, del responsabile dei lavori ecc.) in ordine alla correttezza tecnica ed al successo dell'intervento, nonché alla tutela del sito sotto il profilo ambientale, turistico e della sicurezza del cantiere (all'Art. 4 della Determinazione la R.A.S., con una formulazione standard da tempo in uso, si solleva "da qualsiasi danno fosse arrecato a persone, cose od animali in seguito o in occasione dei lavori di pulizia e/o di asportazione della Posidonia"); del resto si tratta d'interventi divenuti nella pratica di manutenzione ordinaria del litorale;
  • c. promuovere la cultura dell'archiviazione del dato tecnico (morfometria della spiaggia su base topografica e non aleatoria; granulometria della spiaggia al fine di ottimizzare il sistema di vagliatura; quantificazione dei materiali da rimuovere ex ante; misura dei materiali rimossi; misura di quelli trattati; misura in volume o peso delle sabbie recuperate; misura in peso dei conferimenti in discarica; misura di quanto ridistribuito sulla spiaggia al termine della stagione balneare), cosa questa preziosissima anche a soli fini dell'approccio finanziario al problema.

Se vi fosse stata tale percezione da parte del Legislatore regionale la prescrizione dell'archiviazione di tali dati sarebbe stata anch'essa elaborata e ciò avrebbe certamente dato luogo ad un incremento sia della funzione di controllo e di vigilanza ex post a cui fa riferimento l'Art. 3 sia della reale responsabilizzare di tutti i soggetti coinvolti ovvero Amministrazioni, Concessionari e imprese di rimozione.  

CONCLUSIONI

L'attuale "disciplina" della rimozione degli accumuli costieri di Posidonia oceanica

  • rimane inspiegabilmente associata a quella della pulizia delle spiagge,
  • promuove pregiudizio sulla conservazione delle condizioni sedimentologiche, geomorfologiche e paesistiche delle spiagge,
  • promuove pregiudizio sulla conservazione delle azioni di difesa costiera esercitate dalla spiaggia sul litorale,
  • espone le spiagge a inevitabili deterioramenti dei bilanci sedimentari e degli assetti geometrici non soltanto nel medio-lungo periodo,
  • testimonia ulteriormente dell'assenza in ambito regionale di un approccio integrato al management delle aree costiere che tenga cioè conto in modo sistemico tanto delle esigenze economiche quanto dei processi e delle azioni che si producono sul Demanio Marittimo.

La Determinazione 942/2008 è migliorativa rispetto al passato ma conserva numerosi e rilevanti punti critici ed ambigui. Essa di fatto consente ancora la demolizione della Banquette (cioè la berma vegetale) la quale è parte integrante sia del ciclo ecologico della Posidonia che del sistema fisico della spiaggia. Con riferimento a quest'ultimo aspetto e tralasciando altri elementi biologici, peraltro trattati da altri servizi della Regione1, la Banquette riflette uno stato di avanzamento temporaneo o durevole della linea di battigia, attivato da una variazione long-shore della portata solida; essa inoltre, in ambito mediterraneo, rappresenta sostanzialmente il più efficace dispositivo naturale di difesa intrinseca del litorale attuale dalle azioni demolitrici ed erosive del moto ondoso. Quindi, considerato che le spiagge, oltre ad essere delle risorse turistiche fungono da principale presidio protettivo delle coste, l'operatore pubblico regionale dovrebbe protendere verso la loro massima considerazione (in quanto parti integranti della spiaggia nonché testimoni di un sostanziale stato di salute) e la migliore tutela possibile della funzione protettiva che gli accumuli di fogliame e rizomi di Posidonia svolgono nei confronti dell'ambiente litorale.    In tal senso, facendo nostro il contenuto di Boudoresque et al. (2006), la loro rimozione nei modi fino ad oggi attuati, andrebbe considerata come azione del tutto illegale, in quanto cagione di danno ambientale così come definito dall'art. 300 del D. Lgs 152/2006.    Poiché infine, gli effetti di tali azioni producono dissesto idrogeologico e le risposte ad essi attendono senza dubbio alla protezione dei litorali il tutto dovrebbe farsi rientrare, come in altre regioni italiane, nella più ampia problematica della difesa del suolo. 

Dott. Geol. Phd. Giovanni Tilocca 

 

(foto J.I., L.C., P.F., S.D., archivio GrIG)