Il Consiglio regionale "vomita" cemento sulla Sardegna.
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Il Consiglio regionale ha approvato definitivamente la farneticante legge sul c.d. piano per l'edilizia. E un muro di cemento è subito comparso a chiudere uno dei portici di quella che era la casa dei Sardi ed oggi è diventata la casa del mattone. E' un simbolo della legge che vuole più cemento dappertutto. Giorno dopo giorno, articolo dopo articolo, emendamento dopo emendamento, si è delineato sempre più un quadro della situazione sempre più nitido: sono gli interessi beceri mattonari che trasudano norme e cemento da un'Aula assembleare sempre più irresponsabile che ha portato ad un vera e propria nuova calamità innaturale annunciata.
Non c'è molta differenza con la calamità innaturale annunciata di Messina. Dove il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, smessi una volta tanto i panni ottimistici dei grandi successi vantati del suo governo, s'è vestito da iettatore e ha pronosticato in 50 il numero definitivo dei morti, in gran parte figli proprio dei suoi condoni edilizi e dell'abusivismo edilizio mai adeguatamente represso. E questo mentre il Presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo parlava di abusivismo edilizio criminale, dimenticandosi che la sua Regione ha in corso la proposta per la consueta leggina sul c.d. piano casa per moltiplicare a dismisura le volumetrie dappertutto. Per non parlare dell'ignavia nel demolire le strutture abusive. I fiumi riprendono il loro corso, le montagne disboscate franano, l'erosione mangia le spiagge. Normale amministrazione in un territorio cementificato, devastato, stuprato per i soliti beceri interessi mattonari. Quegli stessi interessi beceri mattonari che hanno causato un anno fa la calamità innaturale annunciata di Capoterra. Quegli stessi interessi beceri mattonari che portano sempre troppi consiglieri regionali e la Giunta regionale a voler approvare, con il voto o con l'assenza, disposizioni sempre più allucinanti. Questa legge sul c.d. piano per l'edilizia consente di scaricare circa due milioni di metri cubi di seconde case slargate sulla fascia costiera di conservazione integrale dei 300 metri dalla battigia alla quale si aggiungeranno i milioni di metri cubi in favore delle strutture ricettive che beneficeranno del 35% di aumenti volumetrici. Ed ancora milioni di metri cubi nei centri storici, nelle campagne, nei quartieri delle città, dove gli standard di verde e di servizi pubblici diminuiranno per favorire la speculazione edilizia. Imprenditori immobiliari, progettisti, amministratori pubblici sbavano già calce in attesa di tanto ben di questo dio minore che è il mattone. E mass media cementati a tali interessi fanno da gran cassa di risonanza con buona pace della professionalità e della decenza del giornalismo. Geometri e sindaci, spesso una persona sola, perseverano anche dove l'acqua ha già travolto tutto. Non importa. Tanto alla prossima calamità innaturale annunciata pioveranno nuovamente presidenti, assessori, ministri e quant'altre prefiche istituzionali a piangere dichiarazioni infuocate ed a promettere risarcimenti ed indennizzi.
Una proposta, fin d'ora, alle forze politiche e sociali contrarie al dio mattone: la raccolta di firme necessarie (10.000) per il referendum abrogativo della nefasta legge sul c.d. piano per l'edilizia. Noi ecologisti abbiamo fatto, facciamo e faremo la nostra parte: con denunce, con il sostegno a quella magistratura che indaga, con la presenza nei processi, con la sensibilizzazione. Ma c'è bisogno di qualcosa in più: il cittadino comune, quello che non ha interessi particolari ma paga quotidianamente le conseguenze del malgoverno del territorio, apra gli occhi, si informi, partecipi. Ne va del nostro presente e, soprattutto, del nostro futuro. Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra
da La Repubblica, 17 ottobre 2009 IL CASO. Torna il cemento sulle coste sarde.Il consiglio regionale annulla i vincoli: si potrà edificare a meno di 300 metri dal mare. Sì all'ampliamento fino al 25% di ville e alberghi, non sarà risparmiata nemmeno la costa. Pier Giorgio PinnaCAGLIARI - Via libera a nuove colate di cemento sui litorali sardi. Sotto attacco la fascia di 300 metri dal mare. Almeno per possibili ampliamenti di alberghi, residence e strutture turistiche (sino al 25% delle volumetrie esistenti). Secondo il centrosinistra e gli ambientalisti, l'inversione di tendenza rappresenta un primo, durissimo colpo alla legge salvacoste varata nel 2004 dall'ex governatore Renato Soru. A dare il disco verde è stato il consiglio regionale. Il testo sull'edilizia, che in qualche misura comincia ad attuare il piano casa nazionale su scala isolana, è stato approvato ieri mattina: 39 i favorevoli, 20 i contrari, 1 astenuto. Ha votato sì l'intero schieramento di centrodestra che sostiene il presidente, Ugo Cappellacci, a suo tempo fortemente voluto da Silvio Berlusconi come candidato alla guida della giunta sarda. L'iter del provvedimento è stato contrassegnato da un forte scontro in aula tra maggioranza e opposizione. La minoranza ha presentato oltre 400 emendamenti contro quello che ha più volte chiamato "Progetto cemento". Il centrosinistra, che nella scorsa legislatura approvò il Piano paesaggistico sardo e confermò il vincolo dell'inedificabilità nei 300 metri dal mare, ha criticato pesantemente le deroghe. Gli aumenti di cubatura potranno riguardare solo fabbricati a uso residenziale. Ma senza sopraelevazioni. E a condizione che gli ampliamenti migliorino la qualità architettonica dell'immobile, secondo quanto vagliato da una Commissione regionale ad hoc istituita con l'articolo 7 del provvedimento. Sul patrimonio delle costruzioni in aree urbane gli indici massimi di edificabilità potranno essere superati fino al 20%. Ma solamente nel caso di fabbricati per uso residenziale uni-bifamiliare. Con una premialità fino al 30% di fronte a miglioramenti per il risparmio energetico. Gli incrementi potranno interessare anche le zone agricole. Per i centri storici dell'isola saranno invece subordinati a delibera da parte dei consigli comunali. Previsto infine il recupero a fini abitativi di sottotetti e seminterrati, tranne in aree a rischio idrogeologico. "Profonda soddisfazione" viene espressa dal capogruppo del Pdl, Mario Diana. Mentre secondo Ance e Confindustria sarde è "un'opportunità per la ripresa dell'economia dell'isola". "È iniziata l'operazione verità: che la nostra legge sia un Piano cemento è una menzogna, semmai i cementificatori erano gli esponenti della precedente giunta": così Ugo Cappellacci, che ieri sera ha rimandato al mittente le accuse di "deregulation selvaggia". "È una legge semplicemente vergognosa - ha invece commentato senza mezzi termini l'ecologista Stefano Deliperi, presidente sardo del Gruppo d'intervento giuridico - Riapre le coste al cemento selvaggio. Minaccia l'ambiente. Crea pericoli in zone dove già si sono verificate calamità "innaturali". Come a Capoterra, vicino a Cagliari, quando sono morte sei persone e ci sono stati danni per decine di milioni. Presenteremo perciò ricorso: le nuove disposizioni hanno profili d'incostituzionalità perché violano il codice del paesaggio".
(foto da http://www.protezionecivile.it/, http://www.lanuovasardegna.it/, S.D., archivio GrIG)
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commenti
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confidiamo nelle vostre capacità in campo giudiziario, grazie per ogni cosa che fate e che farete.
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| postato da seba il 20/10/2009 13:45 | |
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non demordete!
Le coste sarde saranno cementificate per legge. Il Consiglio regionale ha approvato un provvedimento coi soli voti del centrodestra Il Fatto Quotidiano, lunedì 19 ottobre 2009 - Mauro Lissia Il primo a beneficiarne sarà il costruttore Sergio Zuncheddu, editore del gruppo Unione Sarda e del Foglio, vicinissimo al Pdl e alla massoneria: la legge-cemento approvata dal Consiglio regionale della Sardegna coi soli voti del centrodestra e l'opposizione dei gruppi di centrosinistra sbloccherà d'incanto il suo vecchio progetto per un villaggio da 140 mila metri cubi a Villasimius, a ridosso di Cala Giunco, su una magnifica laguna in cui nidificano i fenicotteri rosa. Un mese fa il Consiglio di Stato aveva confermato la bocciatura dell'intervento, considerato in pieno contrasto con il Piano paesaggistico regionale. Ora Zuncheddu potrà far riscaldare le betoniere perché l'articolo 13 della norma voluta dal governatore berlusconiano Ugo Cappellacci rimette in pista tutti i progetti edilizi e i piani approvati o anche solo adottati all'agosto del 2004, quando entrò in vigore la legge 8 salvacoste varata d'urgenza dal governo Soru. Ma Zuncheddu non è il solo a gioire per la cascata di mattoni che fra due mesi, quando la legge regionale entrerà in vigore, piomberà sull'isola senza risparmiare la fascia costiera dei trecento metri. Secondo i dati forniti dall'ex assessore regionale all'Urbanistica Gianvalerio Sanna al momento in cui la "salvacoste" ha imposto lo stop generalizzato ai cantieri giacevano negli uffici comunali e regionali progetti autorizzati per 15 milioni di metri cubi concentrati nelle zone F, quelle destinate alle attività turistiche. Progetti d'alto bordo, promossi da gruppi immobiliari come quelli di Ligresti, Marcegaglia, Colaninno, Fresco, Barrack e Paolo Berlusconi. Un eldorado di cemento destinato a cambiare il volto ancora umano delle coste sarde per trasformarle gradualmente in una città lineare. Con un giro d'affari stimabile, secondo Sanna, in circa 15 miliardi di euro. Cifra che basta a spiegare perché Cappellacci, dopo esplicite promesse elettorali, abbia incaricato l'assessore all'urbanistica Gabriele Asunis di elaborare una norma sblocca-cantieri, portata in fretta in consiglio e approvata a marce forzate, con sedute notturne e nei week-end. D'altronde la partita elettorale tra Soru e Cappellacci si è giocata sui metri cubi : chi voleva imporre regole di tutela ha perso, chi lavorava per abbatterle ha vinto e ha fatto vincere i potentati del mattone, quelli nazionali e quelli locali. Basta leggere i 16 articoli della legge-cemento per capire a chi è rivolta: "Non c'è traccia di benefici per la povera gente" osserva Gianvalerio Sanna. Semplicemente un mesto ritorno a decenni fa, come ha detto Renato Soru. Ai tempi in cui si poteva costruire ovunque, senza badare al paesaggio naturale. Ma a parte gli aspetti amaramente divertenti del nuovo complesso di norme, come la possibilità di trasformare in volumi abitabili oscuri seminterrati, ricoveri per le auto, verande e sottotetti, sarà proprio il paesaggio il fulcro di quella che s'annuncia come una contesa giudiziaria ad alta tensione: l'ex assessore Sanna è già impegnato ad elaborare un ricorso alla Commissione europea per le petizioni simile a quello che ha messo in difficoltà il governo spagnolo. Mentre le associazioni ecologiste, dal Gruppo di intervento giuridico a Italia Nostra, affilano le armi in vista di nuovi ricorsi ai giudizi amministrativi. La sentenza di palazzo Spada che ha bocciato il progetto Zuncheddu-Cala Giunco ha difatti stabilito che "nella valutazione comparativa di contrapposti interessi quello generale alla salvaguardia del paesaggio, anche a tutela delle generazioni future, e quello individuale e imprenditoriale, trova piena legittimità la previsione regionale, estesa anche alle lottizzazioni in corso". E' legittimo quindi il Piano paesaggistico del governo Soru, che discende dal Codice Urbani del paesaggio e che tutela un bene a favore di tutti. Mentre, come sostengono gli ecologisti, non è legittima una norma regionale come il piano-cemento che finisce per scavalcare una norma statale. |
| postato da c.c. il 19/10/2009 13:19 | |
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e anche Soru dice referendum!
Soru: «Contro lo scempio Consulta e referendum» "Renato Soru: ci opporremo con ogni mezzo". La verità sulla distruzione del PPR e del paesaggio sardo. Il manifesto, 18 ottobre 2009 Nell'estate del 2004 fu uno dei primi atti della giunta regionale appena eletta: divieto di costruzione entro i due chilometri dalla linea della costa. Un decreto firmato da Renato Soru, che della tutela del paesaggio aveva fatto uno dei temi forti della campagna elettorale che s'era chiusa, nel giugno di quell'anno, con la vittoria della coalizione di centrosinistra. Al primo alt agli appetiti dei cementificatori (industria edile, albergatori, immobiliaristi) Soru fece seguire il "Piano paesaggistico regionale", uno strumento di tutela senza eguali in Italia e tra i più avanzati in Europa. Tutela non solo delle zone più vicine al mare, ma anche di quelle interne, comprese le aree agricole intorno ai centri urbani e le zone collinari e montuose. Tutto il territorio regionale veniva coperto, per la prima volta, da un sistema di regole che dettavano i criteri d'interesse generale in base ai quali l'attività edilizia doveva essere svolta. Per una regione come la Sardegna, e per un paese come l'Italia, una novità epocale: il paesaggio riconosciuto come bene comune rispetto al quale l'ordine di priorità che guida le logiche degli imprenditori del mattone e degli speculatori veniva disinnescato, destituito della legittimità e della priorità che le amministrazioni pubbliche, non solo in Sardegna, le avevano sempre riconosciuto. A caldo il commento di Soru, capo dell'opposizione in consiglio, alla decisione dell'assemblea regionale di ridare disco verde a chi all'ambiente preferisce l'edilizia di rapina è durissimo: «Noi faremo di tutto perché la legge che è stata approvata venerdì sia cancellata. Se passasse, per la Sardegna sarebbe un disastro di dimensioni storiche». Il presidente della giunta di centrodestra, Ugo Cappellacci, dice che lei e tutto il centrosinistra fate un allarmismo ingiustificato... Cappellacci mente in maniera spudorata. La prima bugia che dice è che la legge approvata dal consiglio regionale non è altro che l'attuazione del Piano casa nazionale. La seconda bugia è che in fondo ciò che è stato deciso è solo un aumento delle cubature finalizzato alla riqualificazione delle strutture turistiche e al risparmio energetico. Queste cose non ci sono nelle legge regionale? Non è questo il punto. Il punto è che la legge di fatto reintroduce nella normativa urbanistica le vecchie zone F, le famigerate zone di sviluppo turistico. In tutte le aeree costiere della Sardegna di qualche pregio ambientale, ma proprio in tutte, sono pronti progetti di lottizzazione che, con la legge della giunta Cappellacci, ripartiranno alla grande. Cappellacci e i suoi assessori cercano di far credere che il loro progetto sia solo chiudere terrazzini e scantinati e concedere agli alberghi un po' di volumetrie in più se ristrutturano in funzione del risparmio energetico. E questo purtroppo è anche il messaggio che passa nei media. Invece il vero obiettivo è un altro. E' quello di ritornare al sacco indiscriminato delle coste. E sarà una colata di cemento mostruosa, da nord a sud, dall'Argentiera ad Alghero, da Bosa a Chia, da Pula a Capo Malfatano, da Nora a Capo Spartivento, da Teulada a Olbia. Uno scempio a confronto del quale il più grande disastro ambientale subito dalla Sardegna, la deforestazione compiuta dai piemontesi nella seconda metà dell'Ottocento, che non è stata poi neanche così grande com'è stata dipinta, è una cosa da niente. Se la legge approvata dalla maggioranza di centrodestra sarà attuata, la nostra generazione sarà ricordata per sempre come quella che ha irreparabilmente devastato un patrimonio ambientale e paesaggistico straordinario. Come intendete opporvi? Faremo tutto ciò che è possibile fare per fermare lo scempio che il centrodestra sta preparando. Ricorreremo alla Corte Costituzionale, che su queste materie si è già pronunciata a nostro favore contro il tentativo di cancellare il Piano paesaggistico. Promuoveremo un referendum regionale che dia la parola a tutte i sardi e spiegheremo che in gioco non ci sono solo aumenti di volumetria, ma la sopravvivenza di quel bene prezioso e unico che è il nostro ambiente e il nostro paesaggio, contro il quale si sta tentando di sferrare un colpo mortale. Più cubature, anche in riva al mare Via la salva coste «Piano casa» secondo il centrodestra, «piano cemento» secondo l'opposizione di centrosinistra. Venerdì il consiglio regionale sardo ha approvato un disegno di legge che il presidente della giunta, Ugo Cappellacci, aveva messo al centro della sua campagna elettorale, quella che nel febbraio di quest'anno lo vide correre, e vincere, contro il governatore uscente, Renato Soru. Cappellacci promise agli elettori che una delle prime cose che avrebbe fatto sarebbe stata la modifica radicale delle norme urbanistiche approvate da Soru, quel "Piano paesaggistico" che il centrodestra indicò, durante lo scontro elettorale, come una delle cause principali, se non la principale, delle difficoltà dell'economia sarda. In una regione dove l'industria è al collasso e gli agricoltori sono strangolati dai debiti contratti con le banche, era gioco facile, per Cappellacci e soci, presentare turismo e sviluppo dell'edilizia come i toccasana per curare il crollo del pil regionale e l'impennata del tasso di disoccupazione. Ora la promessa viene puntualmente mantenuta. C'è voluto un mese e mezzo dalla presentazione del testo della giunta e due settimane di scontri molto aspri in consiglio regionale, ma alla fine, venerdì scorso a tarda sera, l'aula ha approvato il progetto con il voto compatto di tutta la maggioranza. Inutili i tentativi dell'opposizione di introdurre parziali modifiche. Inutile il tentativo-provocazione dell'ex assessore Gian Valerio Sanna, principale collaboratore di Renato Soru nell'elaborazione e nella gestione del Piano paesaggistico, che ha presentato un documento per chiedere ai consiglieri regionali di impegnarsi a non usufruire personalmente dei benefici della legge. Né sono serviti a molto gli interventi dei capigruppo del Pd, Mario Bruno, della Sinistra, Luciano Uras, dell'Idv, Adriano Salis. Al vice presidente del consiglio, Giuseppe Cucca, che chiedeva di mettere da parte le contrapposizioni della passata legislatura e di aprire un confronto nel merito della legge, Chicco Porcu, uno dei consiglieri più vicini a Soru, ha replicato: «Se confronto deve essere sia sulle riforme vere, a iniziare dai conflitti di interessi». La battaglia più aspra è stata quella sull'articolo 13 della legge, che consente aumenti di cubature sino al 10 per cento dei volumi già esistenti "in strutture a finalità turistico-ricettiva" anche entro la fascia sinora protetta dei trecento metri dalla linea del mare. E questo senza la verifica prevista dal "Piano paesaggistico" attraverso il meccanismo dell'intesa preventiva tra enti locali, costruttori e assessorati all'ambiente e all'urbanistica. Un meccanismo che garantiva il controllo regionale sulla base delle norme generali dettate dal Piano paesaggistico. La cancellazione della procedura dell'intesa è uno stravolgimento palese del sistema di tutela voluto dalla giunta Soru, ma anche delle norme del Codice Urbani. Lo ha ricordato Gian Valerio Sanna. «Non si possono usare norme urbanistiche, come quelle approvate dal consiglio, per intervenire sulla tutela paesaggistica, garantita sia dal piano regionale sia dal Codice Urbani. La legge ora prevede che si potrà costruire entro i trecento metri dalla costa a condizione che venga concessa un'autorizzazione paesaggistica da parte di una commissione nominata, in pratica, dalla maggioranza. Ma non può essere concessa alcuna autorizzazione paesaggistica entro zone che sono, sia secondo la normativa regionale sia secondo quella nazionale, zone a vincolo integrale». Secondo il piano casa di Cappellacci, nelle aree non costiere gli attuali indici di edificabilità potranno essere superati del 20%, ma solamente per fabbricati ad uso residenziale uni-bifamiliare (escluse le villette a schiera), con una premialità sino al trenta per cento di volumetria in più se si ristruttura casa con tecnologie che garantiscano un risparmio energetico. Sottotetti e seminterrati potranno ottenere l'abitabilità. I cosiddetti "vuoti tecnici" all'interno della facciate, in pratica verande e terrazzi, potranno essere chiusi se non danno in facciata. Netta l'opposizione del fronte ambientalista. Per Vincenzo Tiana (Legambiente), Fanny Cao (Italia Nostra) e Luca Pinna (Wwf) il consiglio regionale ha approvato una legge peggiorativa delle norme di salvaguardia paesaggistica: «I sardi devono essere informati che attraverso un dispositivo di legge in teoria volto a rendere possibili e più semplici piccoli ampliamenti edilizi, si vuole far passare una modifica di fatto delle norme di tutela del paesaggio». |
| postato da c.c. il 19/10/2009 12:32 | |
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per par condicio dovete mettere anche la conferenza stampa del Presidente Cappellacci che smentisce tutto quello che dite voi!!!!
dal sito della Regione (clic sul nome) DL rilancio edilizia, Cappellacci: non è in arrivo "Tsunami cemento"Sulla Sardegna non si sta per abbattere uno ''Tsunami di cemento''. L'immagine della catastrofe naturale è riecheggiata nelle parole con cui in serata il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, insieme agli assessori dell'Urbanistica e della Programmazione, Gabriele Asunis e Giorgio La Spisa, hanno commentato - in una conferenza stampa in Consiglio regionale - le ultime fasi del dibattito in Aula conclusosi con l'approvazione del disegno di legge di rilancio dell'edilizia. CAGLIARI, 16 OTTOBRE 2009 - Sulla Sardegna non si sta per abbattere uno ''Tsunami di cemento''. L'immagine della catastrofe naturale è riecheggiata nelle parole con cui in serata il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, insieme agli assessori dell'Urbanistica e della Programmazione, Gabriele Asunis e Giorgio La Spisa, hanno commentato - in una conferenza stampa in Consiglio regionale - le ultime fasi del dibattito in Aula conclusosi con l'approvazione del disegno di legge di rilancio dell'edilizia. Il Governatore è partito proprio da questo punto, cioè dalla reale portata del provvedimento varato oggi dall'Assemblea. ''Capisco che è un po' entrato nel linguaggio per un'esigenza di semplificazione il titolo 'Piano Casa', ma noi abbiamo spiegato da subito - ha ricordato - che si tratta di una legge che punta a rilanciare un settore importante per l'economia isolana e da tempo in sofferenza, quello dell'edilizia, perché il "Piano casa" vero e proprio sarà ben altro. Ma al di là di questo aspetto, mi auguro che, con la conclusione dell'iter in Consiglio, cessino le strumentalizzazioni e le mistificazioni con l'opposizione ha cercato di lanciare un messaggio del tutto falso e fuorviante. Non abbiamo fatto assolutamente - ha aggiunto - una legge che portera' a "colate di cemento" sulle coste e in tale aree o zone di pregio del nostro territorio. Con questa legge, che e' - lo ripeto - un tassello di un percorso e un programma di sviluppo economico-sociale della nostra isola, non ci sara' nessuna devastazione ma una serie di interventi che puntano a recuperare e riqualificare il nostro patrimonio edilizio. E a riprova di cio' e' introduzione, per i casi di piccoli incrementi delle volumetrie, di un terzo 'passaggio di garanzia'. Oltre all'Ufficio regionale del Piano Paesaggistico e alla Sovrintendenza nazionale dei beni paesaggistico-ambientali, abbiamo previsto l'istituzione di una Commissione regionale per il Paesaggio, che sarà composta da tre saggi di livello internazionale, che avranno l'ultima parola''. Un'altra falsità segnalata dal presidente è quella sull'introduzione con la legge della possibilità di ampliamenti fino al 25% per gli alberghi:'' è una possibilità già prevista dalla legislazione vigente e noi abbiamo solo fissato una regola che vale per tutti, mentre nella passata legislatura sono state concesse deroghe che hanno portato ad ampliamenti per oltre un milione e 600 mila metri cubi, ma col sistema delle intese, cioè quelle a favore di pochi''. Su questo aspetto è tornato anche l'assessore Asunis, il quale ha osservato che la gran parte delle strutture ricettive dell'isola rischiano ormai di finire fuori mercato proprio perché non hanno una serie di dotazione e servizi aggiuntivi (beauty-farm e fitness, sale congressi, etc). ''Purtroppo in queste ultime settimane e' stato un continuo 'alzare il tirò a chi la sparava più grossa, come quando si è detto che con le nostre modifiche abbiamo violato il Codice Urbani. E' esattamente il contrario e la legge approvata guarda soprattutto a quella che e' la realtà economica della nostra isola, fatta di tante piccole e microimprese, a cui con questa legge diamo finalmente un po' di ossigeno''. Infine, l'assessore della Programmazione è tornato sul significato del percorso avviato:''l'abbiamo detto in campagna elettorale, l'abbiamo scritto nel nostro programma di governo ed e' la nostra bussola. Quanto noi parliamo di sviluppo della Sardegna, noi guardiamo innanzitutto alla persona come valore assoluto. Sono tre le linee guida di questo progetto che deve sempre avere come valore di riferimento l'uomo:le intraprese (includendo in tale accezione le imprese e il lavoro), la cultura (come strumento indispensabile per migliorare la qualità della vita) e, per ultima, ma non tale in questa graduatoria di valori, il nostro ambiente-paesaggio-territorio". "Un aspetto quest'ultimo - ha concluso - al quale guardiamo con la massima attenzione anche perché solo preservandolo e valorizzandolo possiamo sperare di invertire la tendenza allo spopolamento e le previsioni demoscopiche che dicono che tra qualche decennio la Sardegna avrà poco più di un milione di abitanti. Un territorio, quindi, da difendere ma, soprattutto, da vivere". |
| postato da Josto il 19/10/2009 11:50 | |
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Il referendum abrogativo è forse l'unica soluzione. Saluti.
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| postato da Sandro il 19/10/2009 11:08 | |
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da La Nuova Sardegna, 18 ottobre 2009
Le accuse di Cappellacci sulle Intese stipulate nella passata legislatura. Cemento, è guerra sui numeri. CAGLIARI. La guerra dei numeri diventa una guerra di posizioni. Il presidente Cappellacci ha accusato il Centrosinistra: «Sono loro che, nella passata legislatura, hanno dato il via libera ad aumenti di cubatura per un milione e mezzo e l'hanno fatto attraverso uno strumento discrezionale, cioè quello dell'Intesa. È in questo modo che hanno concesso le volumetrie a pochi, ai cosiddetti business-men, mentre noi abbiamo fissato regole uguali per tutti». Replica il capogruppo del Pd, Mario Bruno: «Tutto ciò che è stato fatto nasce dalla proposta del Comune. Tutte le Intese erano quindi conformi al Ppr. La verità è un'altra: se il Centrodestra avesse voluto annullare il Ppr in modo coerente, avrebbe dovuto aprire una trattativa con lo Stato per modificare il Codice Urbani. Ma avrebbe incontrato molte difficoltà e perciò ha cercato una scorciatoia». E il milione di metri cubi? «I numeri non sono certo quelli». «È ossigeno per le imprese». Confindustria: «Quelle norme aiutano il sistema». Massimo Putzu Chiediamo che non ci siano mai più intoppi con la burocrazia. CAGLIARI. Industriali e artigiani sardi hanno accolto con grande favore la legge a sostegno delle costruzioni, da sempre il settore portante del sistema economico regionale. La «licenza di costruire», dicono, potrà rilanciare tutta l'economia sarda. «Siamo favorevoli», spiega il presidente della Confindustria sarda, Massimo Putzu, «perché in questo momento di gravissima difficoltà la nuova legge potrà smuovere l'economia. Non rappresenta solo il rilancio dell'edilizia ma anche dei settori collegati e avrà ripercussioni positive sull'occupazione». Sull'attuazione pratica, però, la Confindustria pone dei paletti: «Chiediamo che sia adoperato uno strumento che possa evitare che i regolamenti comunali creino incomprensioni e poca chiarezza». Il pericolo, sostiene Massimo Putzu, «che fatte le norme attuative il meccanismo possa essere stoppato per ricadere nelle lentezze burocratiche». Un altro motivo di soddisfazione, per gli imrpenditori, è quello di aver legato le volumetrie alle norme sul risparmio energetico: un elemento che ci avvicina alle costruzioni fatte in Europa e di incrementare un altro ramo di businnes. A coloro che sostengono che dietro il piano casa ci sia un'astuzia economica perché vengono mobilitate le risorse finanziarie di chi la crisi ha risparmiato, cioè un tentativo senza costi per la finanza pubblica, il presidente della Confindustria sarda ricorda qual è la contingenza dell?isola: la crisi della grande industria ha ulteriormente ridotto gli spazi. Ed è indubbio che, spazzato in pratica l'intero sistema manifatturiero, la struttura dell'impresa sarda sia fatta di aziende molto piccole. Anche per gli artigiani il Piano casa è un'opportunità «per gli effetti e le ricadute che produce nel settore delle costruzioni», ha affermato il presidente della Cna, Bruno Marras, «e più in generale sull'economia isolana». La Cna è favorevole anche per il processo virtuoso che può essere innescato dalle misure sul risparmio energetico. La logica economica per tutti i rappresentanti del mondo produttivo sardo è chiara: il settore delle costruzioni soffre di una forte asfissia, oltre che per la crisi economica, anche per l'eccesso di vincoli amministrativi-burocratici-urbanistici-paesaggistici. La conseguenza è che si costruisce troppo poco (e che il prezzo delle abitazioni sia alto). Per l'Ance (l'associazione dei costruttori) basterebbe allentare questi vincoli all'offerta per dare slancio al mercato. Alla vigilia dell'approvazione della legge, il Piano era stato discusso anche dalla segreteria regionale della Cisl che aveva individuato due punti di riferimento: la vivibilità del territorio e la compatibilità delle scelte di mutamento del tessuto urbano, dell'agro, dell'ambiente e del paesaggio. A giudizio della Cisl il Piano casa avrebbe dovuto garantire l'incremento dell'offerta delle abitazioni (recupero dell'esistente e costruzione di nuove case). Ma questo - ha poi chiarito l'assessore Asunis - non è il vero Piano casa: «Si farà in seguito». |
| postato da gruppodinterventogiuridico il 18/10/2009 17:23 | |
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da La Nuova Sardegna, 18 ottobre 2009
Il centrosinistra prepara la battaglia dei ricorsi: il Tar, la Consulta, l'Europa. «L'Ue ha già invitato la Spagna a ritirare le norme contenute in una legge simile». (Alfredo Franchini) CAGLIARI. «Abbiamo rivelato il lato oscuro del Piano casa, Attila al confronto con questa Giunta era un ambientalista». Il centrosinistra sardo non vuole arrendersi e si prepara ad una battaglia che passa per la strada dei ricorsi. Non esistendo in Italia a nessun livello la «class action», (l'ultima versione del ministro Brunetta non prevede la possibilità per il cittadino di essere risarcito), che cosa accadrà? L'ex assessore all'Urbanistica nella Giunta Soru, Gian Valerio Sanna, spiega quale sarà l'iter: «Il ricorso partirà con il primo caso di un utente che si rivolgerà al proprio Comune per ottenere l'autorizzazione. Partendo da quel fatto specifico potrà ricorrere chi ha l'interesse diretto ma anche le associazioni di cittadini». Sarà dunque il Tar a occuparsi della vicenda e, se i giudici contabili dovessero ritenerlo opportuno, potrebbero chiedere un parere alla Corte costituzionale. Ma c'è di più. Gian Valerio Sanna sta predisponendo un documento da portare in Europa: «Nel Parlamento europeo», spiega Sanna, «esiste la Commissione petizioni che proprio qualche settimana fa ha censurato la Spagna per una legge molto simile a quella approvata in Sardegna. In quel caso, la commisisone ha invitato la Spagna a rimuovere le norme in questione pena la perdita di parte dei Fondi strutturali». Sanna anticipa la linea portante che sarà alla base del documento da inviare a Bruxelles: «Dimostreremo come viola la normativa statale da cui discende, cioè il Codice Urbani». Uno dei punti più contestati è quello che prevede la possibilità di un ampliamento fino al dieci per cento delle case nella fascia dei 300 metri dal mare, giustificato dall'assessore Asunis con l'intento di migliorare la qualità architettonica e applicare le norme sul risparmio energetico. Per il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, «le norme approvate dalla Regione sono un attacco senza precedenti al patrimonio ambientale di una regione le cui meraviglie sono conosciute in tutto il mondo». E a giudizio dei Verdi «sono norme incostituzionali perchè violano il codice del paesaggio e le direttive della Ue. Denunceremo all'Ue la legge della Regione», ha concluso Bonelli, «che trasformerà le coste in una colata di cemento». Le assicurazioni di Cappellacci e Asunis «che non sarà uno tsunami» non convincono Chicco Porcu: «È inconcepibile che non rispondano alle domande che ho fatto loro in aula. Avevano promesso di non mettere mano alle coste, allora chiariscano». Da qui scaturiscono le cinque domande al presidente della Regione, Cappellacci: 1) Quanti sono gli interventi in termini volumetrici sulla prima casa che si prevede di realizzare nei prossimi trenta mesi di quelli a cui ha dato il via libera la legge? 2) Quanti sono i milioni di metri cubi di incrementi volumetrici che non riguardano la prima casa e che toccheranno le seconde case o altri immobili? 3) Quanti sono i milioni di metri cubi di nuove lottizzazioni che si riverseranno sulle coste per effetto delle vecchie convenzioni che riprendono vita grazie alle modifiche del Ppr? 4) Quanti sono i milioni di metri cubi legati agli incrementi volumetrici previsti per gli alberghi e dagli strumenti dei comuni dotati di Puc? 5) È realistico pensare che gli interventi sulle seconde case e per le nuove lottizzazioni possano ammontare a 20 milioni di metri cubi cioè oltre il 50% di quanto già edificato sulle coste? Il Centrodestra non entra nel dettaglio ma respinge tutte le accuse: «Non c'è il sacco delle coste», spiega il vicecapogruppo del Pdl Pietro Pittalis, «è una legge che viene incontro al cittadino». E non è un piano casa, come ha chiarito in aula l'assessore Asunis, «perché si tratta di una legge di rilancio dell'edilizia». Silvestro Ladu (Pdl), in passato assessore ai Lavori pubblici e ora presidente della commissione Politiche comunitarie, afferma: «L'iniziativa legislativa ha una triplice valenza; rilancia il settore edilizio e contribuisce in modo determinante alla soluzione del problema abitativo, dà una boccata d'ossigeno all'economia e all'occupazione ed è immediatamente operativa, cosa molto rara in questi tempi». |
| postato da gruppodinterventogiuridico il 18/10/2009 17:19 | |
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Magari, qualche differenza si poteva prevedere..
Ok piano casa Sardegna,e' scontro (ANSA) - CAGLIARI, 17 OTT - Via libera al ddl per l'edilizia dal Consiglio regionale, ma in Sardegna e' scontro. Opposizione: tsunami di cemento, replica: falso. Il centrosinistra parla di 'colate di cemento' che possono arrivare sulle coste. Il Governatore Cappellacci respinge le accuse. 'E' una mistificazione - ribadisce - ed e' il colmo che l'accusa ci giunga da quelli che nella passata legislatura hanno dato l'ok a aumenti di cubatura per 1,5 mln. Noi abbiamo fissato regole uguali per tutti'. |
| postato da Marina il 18/10/2009 11:43 | |
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che vergogna questa legge! la Sardegna è stata regalata da Cappellacci & co. agli speculatori! se fate il referendum lo firmo subito, ciao.
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| postato da sere il 17/10/2009 19:47 | |
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da La Nuova Sardegna, 17 ottobre 2009
Attacco alle coste, lo scontro si infiamma. Cappellacci: «Sviluppo e regole uguale per tutti, cementificava chi mi ha preceduto». Dure accuse del centrosinistra «La lobby del cemento avrà milioni di metri cubi sulla costa». (Filippo Peretti) CAGLIARI. Il Piano casa o Piano cemento, dipende dai punti di vista, è legge: il Consiglio regionale l'ha approvato con i voti del centrodestra e la dura opposizione del centrosinistra. Sulla cementificazione, soprattutto sulle coste, la giunta è sotto accusa per il regalo alla lobby dei costruttori. Ma Ugo Cappellacci ha replicato con altrettanta durezza: «Cementificatore, per un milione e mezzo di metri cubi concessi discrezionalmente, è chi mi ha preceduto». A un mese e mezzo dalla presentazione del testo della giunta e dopo due settimane di scontri frontali in aula, ieri, giorno delle ultime votazioni, lo scontro politico in Consiglio regionale è stato meno intenso di altre volte, forse per la stanchezza e per l'esito ormai scontato della seduta. Ma dopo qualche ora a risollevare il livello dello scontro è stato proprio il presidente della giunta. Mentre per l'intera tornata consiliare la sua maggioranza ha accuratamente evitato di replicare agli attacchi delle opposizioni per poter accorciare il più possibile i tempi di discussione e passare quanto prima all'esame della Finanziaria 2010, Ugo Cappellacci nel pomeriggio ha convocato una conferenza stampa per smentire le «falsità sulla cementificazione» e realizzare quella che ha definito una «operazione verità». Il governatore è apparso preoccupato delle ricadute negative che la legge edilizia può avere in termini politici nell'elettorato di destra più sensibile ai temi ambientali e ha scelto di contrattaccare per far emergere gli aspetti a suo avviso più popolari dell'operazione. Superato giovedì lo scoglio politico più difficile (cioé le modifiche-stravolgimenti al Piano paesaggistico regionale per consentire l'aumento delle volumetrie anche nella fascia costiera) la seduta di ieri non aveva contenuti di rilievo. A surriscaldare il clima ci ha pensato l'ex assessore Gian Valerio Sanna, principale collaboratore di Renato Soru nell'elaborazione e nella gestione del Ppr. L'esponente del Pd a un certo punto ha presentato un documento-provocazione: i consiglieri regionali si impegnino a non usufruire dei benefici della legge. Ne è nato un confronto aspro, con altre accuse anche sulle lobbies che, secondo le opposizioni, hanno spinto il centrodestra a modificare le norme di tutela: assente Renato Soru (protagonista una settimana fa di scontri durissimi), particolarmente duri sono stati ieri il capogruppo del Pd, Mario Bruno, assieme a Chicco Porcu, quello della Sinistra, Luciano Uras, quello dell'Idv, Adriano Salis. Brevi ma secche le repliche del centrodestra: «Giusta la trasparenza - ha detto Ignazio Artizzu (Pdl) - ma Sanna ci dica allora i nomi dei costruttori che hanno volato in elicottero con Soru per vedere i terreni da acquistare». E dopo che il vice presidente del Consiglio Giuseppe Luigi Cucca aveva detto «basta essere schiavi del passato, pensiamo al confronto di merito», il capogruppo del Pdl, Mario Diana, si è detto d'accordo avvertendo però le opposizioni: «E' meglio per voi se non parliamo del passato». Il «falco» Chicco Porcu ha rilanciato: se confronto deve essere sia sulle riforme vere, a iniziare dalle incompatibilità e dai conflitti di interessi, cioé le norme bocciate con la caduta della legge statutaria. Richiesta di dialogo rilanciata anche da Cesare Moriconi, Giuseppe Cuccu e Franco Sabatini (tutti del Pd), apparsi però delusi e sfiduciati per il mancato accoglimento di qualsiasi proposta delle opposizioni. Puntando a chiudere la seduta col voto favorevole, il centrodestra non è quasi intervenuto in aula per difendere i contenuti della legge. Sono comunque emerse tensioni e divergenze, ma nel voto la maggioranza è rimasta compatta. A difendere il provvedimento hanno pensato nel pomeriggio, in una conferenza stampa, Cappellacci e gli assessori Gabriele Asunis (Urbanistica) e Giorgio La Spisa (Bilancio). «E' iniziata l'operazione verità», ha subito esordito il presidente. Che ha spiegato: «Che la nostra legge edilizia sia un Piano cemento è una menzogna, semmai i cementificatori erano gli esponenti della precedente giunta regionale: hanno approvato con l'istituto dell'Intesa volumetrie per un milione e mezzo di metri cubi, la maggior parte nella fascia costiera dei trecento metri». Asunis, che ha seguito tutto l'iter della legge, ha poi spiegato che i metri cubi concessi sulla costa con le a Intese sono almeno un milione. Ancora Cappellacci: «La differenza è che la giunta Soru ha concesso le volumetrie a pochi, ai cosiddetti business-man, mentre noi abbiamo introdotto regole uguali per tutti. Altro che condizionati dalle lobbies». Il presidente ha quindi detto che «il vero obiettivo della legge, oltre che il rilancio dell'edilizia e di tutti i settori connessi, è il miglioramento dell'esistente, sia dal punto di vista architettonico, sia da quello ambientale che si realizza anche con i progetti di risparmio energetico necessari per avere le volumetrie aggiuntive». I miglioramenti, ha detto ancora, «vanno incentivati». Cappellacci ha anche smentito la cementificazione sulla costa. «E' falso dire che noi abbiamo introdotto norme per realizzarla: l'aumento del 25 per cento è già nella legislazione regionale, non l'abbiamo ritoccato. Abbiamo introdotto un aumento del 10 per cento, non cumulabile, per alberghi e residenze che migliorino la qualità architettonica e attuino le norme sul risparmio emergetico». In ogni caso «non sono concessioni scontate, qualsasi intervento verrà monitorato con rigore dalla Regione e dalla Commissione per la qualità del paesaggio». L'assessore La Spisa ha detto che «questa legge è coerente con il programma elettorale e con quello di governo» ed è «in linea con gli interventi di politica che vogliamo attuare per lo sviluppo sociale ed economico dell'isola, sviluppo che si fonda sulla persona, sulle imprese e sull'ambiente». L'assessore Asunis ha spiegato nel dettaglio i contenuti della legge e ha smentito la previsione fatta da Chicco Porcu («quindici milioni di metri cubi di cemento solo sulle coste») dicendo che se tutti i proprietari utilizzassero il «premio» si avrebbe un aumento di «sei milioni», ma «prevedo cifre molto inferiori, perché i progetti di ristrutturazione sono molto costosi e non tutti hanno interesse a realizzarli». E' facile prevedere che lo scontro politico non si fermerà qui. E tra accuse e controaccuse, la cementificazione prosegue. |
| postato da gruppodinterventogiuridico il 17/10/2009 16:34 | |
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da La Nuova Sardegna, 17 ottobre 2009
Soru: ci batteremo, non finisce qui. Lezione dell'ex governatore alla Scuola Normale sulla difesa del paesaggio. Il direttore Settis lo presenta: «Si è opposto a chi considera il territorio merce di scambio elettorale». (Andrea Lanini) PISA. Strano, viene da pensare. In Sardegna, il centrodestra sta smontando il Piano paesaggistico regionale, i cui provvedimenti nel 2008 prima spinsero verso la crisi all'interno della maggioranza che sosteneva Renato Soru e poi contribuirono alle sue dimissioni. Intanto in Toscana, la Scuola Normale Superiore di Pisa, un'eccellenza della cultura italiana, sceglie di dedicare a Renato Soru il primo appuntamento del nuovo ciclo dei «Venerdì del direttore», chiedendogli di venire a parlare della difesa del paesaggio della sua terra. Guarda un po' come cambiano certe cose da una regione all'altra. Laggiù, la legge salvacoste è ormai lontana. Qui, alla Normale, il direttore Salvatore Settis chiama come suo primo ospite l'uomo che quella legge l'ha voluta, pensata, realizzata. E sono tantissime le persone che ieri sono arrivate, in un bel pomeriggio di sole, nella Sala degli Stemmi della Normale per ascoltare i particolari di quell'atto di coraggio naufragato sulle coste della stessa terra che voleva salvare, per conoscere meglio la parabola sfortunata di un tentativo generoso a cui tanti guardavano con molta speranza. Soru, giacca scura, camicia chiara, niente cravatta, si siede davanti al grande tavolo scuro. «È un imprenditore - lo presenta il direttore Salvatore Settis - e fa politica. Non è una novità nel nostro paese. Qualcuno la fa per i suoi interessi personali, Soru la fa perseguendo il bene comune. Non c'è bisogno di raccontare chi è Renato Soru. Ma bisogna dire che la Sardegna, per i suoi contrasti, per le sue tensioni, è un simbolo dell'Italia di oggi. E Soru ha avuto la forza di condurre sul paesaggio in Sardegna il piano più avanzato mai concepito in Italia». Sì, strano. Nello stesso venerdì in cui il consiglio regionale della Sardegna ha votato una legge che di fatto abbatte il Ppr, la Normale applaude, sull'onda emotiva delle parole di Settis, «l'uomo che è diventato il paladino della Costituzione rispetto al paesaggio, il coraggioso politico che si è opposto alle logiche distorte che considerano il territorio - anche qui, anche in Toscana - una merce di scambio elettorale». Qui come là, il territorio come merce di scambio: da una regione all'altra ci sono anche cose che non cambiano affatto. Lui si alza in piedi, si avvicina al microfono, dice: «Sono qui per la prima volta, e ne sono orgoglioso». Ricorda «i tanti ragazzi sardi che studiano qui: una cosa che mi rende felice. Quando io ero giovane, la Normale era un sogno irraggiungibile»; racconta quanto «la politica riesca ad assorbire la vita di una persona. È così, se ti dedichi alle istituzioni, non riesci a fare altro. Ora ho ripreso a lavorare, mi sono rimesso al timone». Quella parabola sfortunata inizia a raccontarla da un periodo fortunato, quello dell'elettrizzante esordio dalla sua azienda, Tiscali, «una realtà che aveva trovato il giacimento di petrolio più importante: l'intelligenza». Poi c'è il 2003, l'impegno in politica: «Mi lamentavo in continuazione di come era trattata la natura, si doveva fare qualcosa». Poi il ricordo di una Sardegna vera, autentica, «dove si trovava ancora il silenzio, il buio, la percezione del vuoto». Parla lentamente, Soru. Voce pacata ma caparbia, tenace. Che si fa pungente quando ripercorre l'arrivo nella sua terra, a partire dagli anni Sessanta, racconta di quel «devastante turismo che era deleterio perché non era utile a tutti, perché trasformava i sardi in teatranti, le loro terre in un teatrino dalla durata di un mese». Addio alla «Olbia felix», alle «campagne ancora campagne», ai nomi non ancora cambiati. Poi il suo tentativo, la «legge sulle coste», il Piano. A cui ieri hanno assestato il colpo di grazia. «Ma ci batteremo, non finisce qui», dice. Ne è convinto, certo. Ma chissà. |
| postato da gruppodinterventogiuridico il 17/10/2009 16:32 | |
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da La Nuova Sardegna, 17 ottobre 2009
La norma votata ieri prevede procedure e «premi» differenziati a seconda delle situazioni urbanistiche. Ecco come, quando e dove avere nuove volumetrie. Gli ampliamenti nelle zone non tutelate si faranno con una dichiarazione di inizio attività. CAGLIARI. Ecco in sintesi gli interventi previsti dalla legge edilizia. Ammessi e esclusi. Ammessi gli edifici realizzati entro il 31 marzo 2009 con richiesta di accatastamento da presentare entro un mese dalla promulgazione della legge. Sono esclusi gli edifici tutelati e quelli dei centri storici con più di 50 anni. Come fare. Per gli ampliamenti (esclusi gli edifici nella fascia costiera e nei centri storici e i progetti di demolizione-ricostruzione) basta la Dia: Dichiarazione di inizio attività. Negli altri casi serve la concessione. Domande. Singolarmente nei casi di edifici uni-bifamiliari (ampliamenti nei singoli piani o al piano terra), collettivamente per le case a schiera. Palazzi. Aumento volumetrico (massimo un piano) solo sopra il lastrico solare. I documenti. Dia e domande di concessione vanno presentate entro 18 mesi dall'entrata in vigore della legge (nel caso dei semplici ampliamenti a quella data devono essere iniziati i lavori). Premio del 45%. Per i progetti di demolizione-ricostruzione (non sulla costa) con progetto di risparmio energetico. Premio sino al 30%. Oltre la fascia costiera dei 300 metri il premio è del 20% che può arrivare al 30% con il risparmio energetico. Premio del 10%. E' previsto nella fascia costiera dei 300 metri sia per gli hotel (prevalentemente per servizi) sia per le residenze. Occorrono i progetti per il miglioramento della qualità architettonica e per il risparmio energetico. Il premio del 10% non è cumulabile con quello del 25% già presente nella normativa regionale (il procedimento dell'Intesa). Case piccole. Chi ha la prima abitazione con meno di 90mq può avere un premio aggiuntivo. Zone agricole. Il premio è del 10% nella fascia costiera e nessun premio in caso di cambio di destinazione d'uso (ma in entrambe le ipotesi serve il doppio progetto di miglioramento). Sottotetti e seminterrati. Potranno ottenere l'abitabilità. Verande. I cosiddetti «vuoti tecnici» all'interno della facciata potranno essere chiusi. Centri abitati. Nelle zone omogenee A possibili i progetti di demolizione e ricostruzione con premio di volumetrie nei casi di edifici con meno di 50 anni che siano «incongrui» con le caratteristiche architettoniche degli altri edifici. da La Nuova Sardegna, 17 ottobre 2009 «Così si rimette in moto l'economia». Confindustria e Ance esultano e chiedono anche infrastrutture. CAGLIARI. «La legge sull'edilizia rappresenta un'opportunità per la ripresa dell'economia sarda». Lo sostengono Confindustria e Ance (l'associazione dei costruttori) che «in questo momento di crisi economica e sociale profonda» evidenziano come il provvedimento sia in grado «di sostenere il rilancio dell'edilizia e dei molti settori ad essa collegati e quindi garantire un livello occupazionale e reddituale diversamente destinato ad aggravarsi». Il Piano Casa - si legge in una nota - «dovrà rappresentare un'occasione che, puntando a premiare le volumetrie legate a un concreto risparmio energetico, oltre che di riqualificazione urbana e ammodernamento delle strutture ricettive, potrà diventare uno stimolo per migliorare la qualità del territorio e il rinnovamento edilizio da attuarsi nell'immediato produrrà effetti di miglioramento». Gli interventi previsti sulle strutture ricettive «contribuiranno a favorire un miglioramento dell'offerta consentendo un adeguamento agli standard dei competitor». Ora è necessario «uno strumento di lettura per evitare che i regolamenti comunali creino distorsioni ed incomprensioni e impediscano di velocizzare la partenza dei lavori». Secondo Confindustria e Ance «è prioritaria l'esigenza di avviare al più presto gli investimenti in infrastrutture siglati con l'Intesa Governo del 2 ottobre». |
| postato da gruppodinterventogiuridico il 17/10/2009 16:30 | |
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da La Nuova Sardegna, 17 ottobre 2009
Il dirigente degli albergatori. «Possibili le riqualificazioni». ALGHERO. «Berlusconi e Cappellacci hanno mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale». Giorgio Macciocu è convinto che la nuova legge consenta di riqualificare gli hotel senza snaturare il territorio. «La risorsa-ambiente è sempre al centro della nostra attenzione», sostiene l'imprenditore algherese, che è presidente della Confturismo e Federalberghi per il Nord Sardegna e dirigente nazionale degli albergatori stagionali. «Se non ci preoccupassimo di quest'aspetto, non faremmo bene il nostro mestiere - aggiunge Macciocu - Il valore naturalistico del territorio è esattamente quello che per il quale tanti turisti arrivano nell'isola. E la nostra categoria continuerà a difenderlo». «Ma è da tempo che sollecitiamo la possibilità di adeguare spazi e servizi rispetto alle nuove esigenze dei clienti - spiega - Tanti operatori posseggono strutture bellissime ma obsolete e non più adeguate. È ora d'intervenire, e questo provvedimento ora lo consente». (pgp) Lo scrittore Massimo Carlotto. «Un sì al partito dei costruttori». CAGLIARI. «È il prezzo pagato dalla Giunta Cappellacci al partito dei costruttori, da sempre molto forte nell'isola». Lo scrittore Massimo Carlotto, che spesso nei suoi romanzi si è occupato di problemi legati alla compatibilità ambientali, è perplesso e contrariato dalla conclusione dell'iter della nuova legge edilizia. «Il provvedimento appena approvato dal consiglio regionale mi sembra una una follia da ogni punto di vista - prosegue - Può compromettere in maniera definitiva il futuro delle coste sarde e persino il turismo. Di fronte alle devastazioni selvagge dei litorali molti tra coloro che passavano qui le loro vacanze andranno altrove. E il risultato finale di quest'operazione sarà così opposto a quello previsto da chi ha voluto varare la legge». Carlotto non crede si arriverà mai a una riminizzazione dell'isola. «Ma la cementificazione dei litorali - conclude con estrema convinzione - minaccia di diventare nel prossimo futuro un rischio molto concreto». (pgp) |
| postato da gruppodinterventogiuridico il 17/10/2009 16:28 | |
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Non mi riferivo al giorno, mi chiedevo dov'è Soru, in Sardegna? Ho letto che anche lui faceva parte del gruppo dei grandi assenti nel momento in cui bisognava fermare la maggioranza sulla questione dei 300 metri, non basta incensarsi per il lavoro già fatto, bisogna continuare per la Sardegna, anche in Sardegna, in mezzo ai sardi che l'hanno votato.
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| postato da Manuele il 17/10/2009 15:48 | |
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Soru è in Toscana, alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove apprezzano il suo lavoro in difesa del paesaggio molto più di quanto abbiano dimostrato i sardi. Vada per il referendum, anche se ho molti dubbi sull'effettiva partecipazione. Cliccando sul mio nome trovate l'articolo de la Nuova.
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| postato da giusy il 17/10/2009 15:00 | |
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è proprio un'occasione più unica che rara per la "buona politica" per uscire allo scoperto e puntare a risultati ed obiettivi autenticamente utili per la Collettività regionale sarda: un referendum per l'abrogazione di questa ignobile legge sul piano per l'edilizia. Noi lo proponiamo e lo proporremo direttamente ad alcuni leaders di primo piano della politica sarda.
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| postato da Stefano Deliperi il 17/10/2009 14:43 | |
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E Soru dov'è????
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| postato da Manu il 17/10/2009 13:12 | |
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A questo punto non ci resta che fare fare come quel mugnaio di Potsdam che, non avendo avuto soddisfazione, ed anzi essendo stato trattato con suffienza dall'mperatore, gli disse: «Ci sarà pure un giudice a Berlino!». E il giudice a Berlino c?era, ed era giusto.
Forse c'è un giudice giusto, magari non a Berlino ma fra Cagliari e ..Stintino (giusto per fare la rima), a cui chiedere di sopprimere questa ignobile legge, voluta per ignobili interessi privati! |
| postato da Raffaele Deidda il 17/10/2009 12:53 | |
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Un referendum abrogativo?
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| postato da G. C. il 17/10/2009 12:44 | |
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Bello il muro del Consiglio, io darei a tutti i consiglieri un bel cappellino da muratore e li manderei a lavorare.
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| postato da Maria Gigetta il 17/10/2009 08:32 | |
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Quello che a me colpisce in maniera forte è la straordinaria incapacità di guardare al futuro. Sembra quasi che la gente (una parte della gente...), forse perchè impaurita da un periodo di crisi economica, forse perchè sfiduciata, forse per altri motivi, non riesca a guardare oltre l'orizzonte temporale di un paio di mesi. E, con pari miopia, sembra che non riesca a guardare al passato, per trarne degli insegnamenti: questa "politica del mattone" ci ha fatto diventare più ricchi e più sicuri, i decenni scorsi? Le "calamità artificiali o innaturali" non ci hanno insegnato niente? Ci possiamo permettere ancora di sfruttare l'ambiente in maniera indiscriminata?
Una tale "miopia diffusa" è certamente presente in una larga fetta della popolazione e, inevitabilmente, in una larga fetta della classe politica nostrana. Che pare aver rinunciato, in gran parte, al ruolo di guida e alla funzione di sintesi degli interessi presenti all'interno della società. Per seguire di più le tendenze "di pancia" della gente, con derive populistiche veramente preoccupanti. Che dire... non si può che continuare a combattere, con l'istruzione, con le attività delle associazioni, con l'informazione. E con la politica. Che non deve essere o sembrare una parolaccia... |
| postato da Andrea Scano il 17/10/2009 01:31 | |
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che pena questo consiglio, fa tornare la Sardegna indietro di 30anni!
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| postato da maria francesca il 17/10/2009 00:14 | |








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