Il disegno di legge sul "piano casa" sardo.
Nei giorni scorsi, la Giunta regionale sarda ha elaborato il disegno di legge concernente "Disposizioni straordinarie per il sostegno dell'economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione degli interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo" ossia, in termini più sintetici, il cosiddetto "piano casa" ideato dall'attuale governo nazionale con la finalità di limitare gli effetti della pur profonda ma temporanea crisi economica che attraversa l'Italia, mediante l'utilizzo del materiale più duraturo che l'uomo abbia inventato: il cemento. Il disegno di legge studiato dalla Regione Autonoma della Sardegna si adegua alla linea fissata dal governo nazionale e prevede come finalità, appunto "il sostegno dell'economia mediante il rilancio del settore edilizio favorendo interventi diretti alla riqualificazione ed al miglioramento della qualità architettonica e abitativa, della sicurezza strutturale, della compatibilità paesaggistica e dell'efficienza energetica del patrimonio edilizio esistente nel territorio regionale". Peraltro, dalla lettura del testo proposto dalla Giunta regionale emergono alcune disposizioni a favore del settore edilizio che, se non riviste, rischierebbero di creare delle ottime condizioni, non tanto per un miglioramento qualitativo del patrimonio edilizio esistente quanto per l'inizio di nuova ondata di speculazione edilizia, con ulteriori colate di cemento, delle quali la nostra Isola, come il resto d'Italia, non ha assolutamente bisogno. In definitiva, il palliativo per la crisi economica temporanea rischierebbe di diventare la causa di una crisi permanente del nostro territorio e del nostro paesaggio, ossia per le nostre principali risorse le quali, se gestite con rispetto e saggezza, potrebbero costituire un'ottima e duratura fonte di reddito. Il disegno di legge prevede la possibilità di un incremento volumetrico dei fabbricati ad uso residenziale, agricolo e turistico, con percentuali che vanno dal 20% fino, addirittura, al 30 e al 40%, percentuali, queste ultime, che rappresentano una sorta di "premio di volumetrie" per chi sceglie di ridurre i consumi energetici attraverso l'utilizzo di fonti alternative di energia. Per quanto riguarda i fabbricati ad uso residenziale, è ammesso un incremento volumetrico nella misura massima del 20% delle volumetrie esistenti (art. 2) "anche mediante il superamento degli indici massimi di edificabilità previsti agli strumenti urbanistici e delle vigenti disposizioni normative regionali", con il rispetto di una serie di prescrizioni, tra le quali, per esempio, in caso di tipologie uni-bifamiliari, la possibilità di realizzare nuovi corpi di fabbrica in ampliamento nei diversi piani, sopraelevare o costruire, al solo piano terra, corpi di fabbrica separati dal fabbricato principale; altre prescrizioni sono previste (ancora all'art. 2) per le tipologie edilizie pluripiano e tipologie edilizie a schiera in lotto urbanistico unitario. Peraltro, come accennato in precedenza, l'incremento volumetrico può arrivare fino ad un massimo del 30% nel caso in cui i proprietari decidano di realizzare degli interventi finalizzati alla riduzione almeno del 15% del fabbisogno energetico. Per quanto attiene, invece, gli interventi di ampliamento degli immobili a finalità turistico-ricettiva, il disegno di legge prevede (art. 4) incrementi di volumetrie pari al 10% per quegli immobili situati nella fascia costiera dei 300 metri dalla linea di battigia, ridotta a 150 metri nelle isole minori; inoltre, anche in questo caso, è consentito un incremento volumetrico del 20% che può arrivare al 30% nel caso in cui siano previsti interventi per la riduzione del consumo energetico con una riduzione maggiore del 25% oppure si dimostri che l'immobile rispetti i parametri di cui al d. lgs. 192/2005 ("Attuazione della direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico nell'edilizia" e direttiva 2002/91/CE Direttiva 2002/91/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2002, sul rendimento energetico nell'edilizia) e si consegua il miglioramento della qualità architettonica, della sicurezza e della accessibilità. La percentuale "di base" dell'incremento volumetrico viene, invece, innalzata addirittura al 30% nell'ipotesi di interventi di demolizione e ricostruzione, laddove "la Regione promuove il rinnovamento del patrimonio edilizio ad uso residenziale e di quello destinato a servizi connessi alla residenza, turistico-ricettivo e produttivo esistente mediante interventi di sostituzione edilizia delle costruzioni ultimate entro il 31/12/1989, che necessitino di essere adeguate in relazione ai requisiti qualitativi, architettonici, energetici, tecnologici etc." (art. 5 comma 1). Infatti, in caso di integrale demolizione e costruzione, a condizione che venga migliorata la qualità architettonica, si consente un incremento volumetrico di partenza del 30% che può arrivare al 35% qualora siano previsti interventi per il contenimento del consumo energetico, con una riduzione pari almeno al 10%. Una disposizione specifica è, invece, prevista per gli immobili situati nella fascia dei 300 metri dalla linea di battigia (150 per le isole minori) ed in aree di particolare valore paesaggistico o in prossimità di emergenze ambientali, architettoniche, archeologiche o storico-artistiche: al fine di conseguire la riqualificazione del contesto è consentita, previa approvazione del Consiglio Comunale e stipula di apposita convenzione, l'integrale demolizione degli immobili ed il trasferimento della volumetria preesistente in un'altra area con destinazione urbanistica compatibile, a condizione che il lotto originario sia ceduto gratuitamente al Comune per destinarlo a finalità pubbliche. L'incremento volumetrico concesso, in questa ipotesi, arriva al 40% in caso di riduzione di almeno il 15% dell'indice di prestazione energetica di cui al d. lgs. 192/2005 e ss.mm.ii. e al 45% nell'ipotesi di riduzione dell'indice di prestazione energetica di almeno il 20%. In ogni caso, la deliberazione del Consiglio Comunale può prevedere una deroga esclusivamente all'indice di edificabilità e all'altezza. Ora, alla luce delle disposizioni sinteticamente esposte, pare fin troppo evidente che le misure previste dal "piano casa" sardo, per il sostegno dell'economia, saranno di difficile attuazione per i semplici cittadini e per i piccoli imprenditori i quali, proprio a causa della crisi, probabilmente non avranno le disponibilità economiche e finanziarie necessarie, per esempio, per la realizzazione di nuovi corpi di fabbrica uniti all'installazione di impianti idonei alla riduzione dei consumi energetici o per la demolizione e ricostruzione di nuovi fabbricati con incrementi di volumetrie (salvo rivolgersi all'oneroso sistema bancario sardo, in un momento di forte stretta creditizia e con tutti i rischi del caso o cedere loro immobili a chi ha forti disponibilità di liquidi). Insomma, pare fin troppo chiaro che le misure del "piano casa" rimarranno alla esclusiva portata di grandi imprenditori, per lo più dediti ad interventi di speculazione edilizia, che intendano portare avanti un'attività economica basata sullo sfruttamento incontrollato del nostro territorio, con l'incremento di posti di lavoro temporanei ed a bassa redditività. Non solo. Le previsioni relative agli ulteriori premi di volumetrie (che, come visto, permettono di arrivare fino al 45% degli incrementi) in caso di installazione di impianti per la riduzione dei consumi energetici, porterebbe alla illogica, incoerente, assurda, conseguenza, da un lato, di tutelare l'ambiente attraverso la riduzione dei consumi di energia e, dall'altro, di imporre allo stesso ambiente un pesantissimo fardello, del quale non potrà più liberarsi per moltissimi anni. Per tali ragioni, è necessario fermarsi a riflettere sul futuro che vogliamo regalare alla terra che ci ospita e ai suoi futuri abitanti, senza scordare che il cemento è per sempre.
Le associazioni ecologiste Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra presenteranno le osservazioni relative al disegno di legge proposto dalla Giunta regionale in occasione dell'audizione che si terrà mercoledì prossimo (9 settembre 2009) davanti alla Commissione Urbanistica del Consiglio regionale della Sardegna. Gruppo d'Intervento Giuridico
Qui sulla Rivista di diritto ambientale Lexambiente. E qui "Via libera al cemento", su Il Manifesto Sardo. Qui la proposta di legge presentata dal P.D., la n. 67 del 10 settembre 2009, su "Disposizioni urgenti e straordinarie volte alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente ed al rilancio dell'economia".
(la foto è presa da flickr) |
commenti
|
|
l'ing. Aldo Vanini, il partner di tante progettazioni del sen. Antonello Cabras, già padre dei piani territoriali paesistici del 1993 annullati perchè illegittimi su nostri ricorsi? Per cortesia, non ci occupiamo di queste cose ;-)
|
| postato da Stefano Deliperi il 24/09/2009 20:52 | |
|
|
da La Nuova Sardegna, 23 settembre 2009
Il Piano casa? Serve ai grandi speculatori. Il disegno di legge regionale appare di difficile attuazione. La crisi escluderà dai vantaggi i piccoli imprenditori. (Claudia Basciu, Centro di ricerche giuridiche ed ambientali del Gruppo d'Intervento Giuridico) La giunta regionale sarda ha elaborato il disegno di legge concernente il cosiddetto «Piano casa» ideato dall'attuale governo nazionale come misura per combattere la crisi economica in atto. Il disegno di legge prevede la possibilità di un incremento volumetrico dei fabbricati a uso residenziale, agricolo e turistico, con percentuali che vanno dal 20% fino, addirittura, al 30 e al 45%, percentuali, queste ultime, che rappresentano una sorta di «premio di volumetrie» per chi sceglie di ridurre i consumi energetici attraverso l'utilizzo di fonti alternative di energia. La percentuale «di base» dell?incremento volumetrico viene, invece, innalzata al 30% nell'ipotesi di interventi di demolizione e ricostruzione, per il «rinnovamento del patrimonio edilizio» (art. 5 comma 1). Infatti, in questi casi, a condizione che venga migliorata la qualità architettonica, è ammesso un incremento del 30-35% qualora sia prevista una riduzione energetica pari al 10%. Ora, alla luce delle disposizioni sinteticamente esposte, pare evidente che le misure previste dal «Piano casa» sardo saranno di difficile attuazione per i semplici cittadini e per i piccoli imprenditori, i quali - proprio a causa della crisi - probabilmente non avranno le disponibilità economiche e finanziarie necessarie, per esempio, per la realizzazione di nuovi corpi di fabbrica uniti all'installazione di impianti per la riduzione dei consumi energetici o per la demolizione e ricostruzione di nuovi fabbricati con incrementi di volumetrie. Insomma, le misure del «Piano casa» sembrano attuabili soprattutto dai grandi imprenditori, per lo più dediti a interventi di speculazione edilizia, che intendano portare avanti un'attività economica basata sullo sfruttamento incontrollato del nostro territorio. Non solo. Le previsioni relative agli ulteriori premi di volumetrie in caso di installazione di impianti per la riduzione dei consumi energetici, porterebbe alla illogica conseguenza, da un lato, di tutelare l'ambiente attraverso la riduzione dei consumi di energia e, dall'altro, di imporre allo stesso ambiente un pesantissimo fardello, del quale non potrà liberarsi per molti anni. È necessario fermarsi a riflettere sul futuro che vogliamo per la terra che ci ospita, senza scordare che il cemento è per sempre. |
| postato da gruppodinterventogiuridico il 24/09/2009 16:06 | |
|
|
ho letto quanto ha scritto Aldo Vanini (www.rosarossaonline.it) sul piano casa e PPR e da professionista mi sento parecchio contrariato: voi che ne pensate?
|
| postato da gianfranco il 24/09/2009 09:46 | |
|
|
da L'Unione Sarda, 21 settembre 2009
Costa Smeralda. Tutto da rifare in riva al mare di Porto Cervo, il progetto è fuori misura. Chiesti troppi volumi, Colony bocciata. (Alessandra Carta) Adesso si mette male per la Costa Smeralda. Così com'è il Piano casa sbarra la strada all'investimento della Colony Capital: quasi 27mila nuovi metri cubi per ristrutturare quattro alberghi super lusso a un passo dalla spiaggia, un aumento di volumi che sfiora il 24 per cento. Troppo per il documento urbanistico varato dalla giunta Cappellacci e pronto a planare in Consiglio che dovrà trasformarlo in legge. Perché nella fascia dei trecento metri dal mare, la soglia massima delle cubature aggiuntive è fissata al 10 per cento. INVESTIMENTO IN BILICO. Tutto da rifare, almeno così sembra. Se l'Aula di via Roma manterrà l'impostazione dell'esecutivo, la Colony deve dire addio alla riqualificazione della Costa Smeralda. I quattro alberghi di Porto Cervo sono in riva al mare, e lì pochi mattoni si potranno spostare. La Giunta ha previsto un aumento di volumi non superiore al 10 per cento, e in ogni caso non è consentita la costruzione di nuove stanze. Sì, invece, a palestre, centri benessere e sale congressi. A conti fatti, molto meno di quello che la Colony ha programmato di realizzare, con un investimento di due milioni in cinque anni. La società avrebbe cominciato i lavori già a ottobre 2008 per concluderli a maggio 2012, come risulta dalla bozza di accordo spedita in Regione ai tempi della precedente legislatura e rimandata dal Comune di Arzachena lo scorso maggio. INTERVENTI BOCCIATI. Entrando nel dettaglio del progetto in Costa Smeralda, la Colony ha chiesto 9.411,77 metri cubi in più per l'hotel Cala di Volpe. Ovvero, un aumento del 24,88 per cento che farebbe salire i volumi a 47.227,77. Nessuno degli interventi previsti nel primo anno di lavori è ammesso dal Piano casa della Giunta: né l'ampliamento delle sale ristorante né quello delle terrazze e del bar sul pontile. E nemmeno la costruzione delle nuove suite o della laguna. All'hotel Cervo la Colony vorrebbe passare dagli attuali 24.188 metri cubi a 29.287, pari a un più 21,08 per cento. Il progetto prevede subito la realizzazione di nuove suite, anche in questo caso non consentite. LAVORI CONSENTITI. Ancora: al Romazzino, l'obiettivo è far crescere le cubature del 24,99 per cento, fino a 34.260,22. Qui solo la costruzione di un centro benessere otterrebbe l'immediato via libera. Il discorso non cambia al Pitrizza. Sempre stando al Piano casa della Giunta, risulta bocciato il progetto delle camere super lusso, pensate in stile villa, cioè separate dal corpo centrale dell'hotel. Sarebbe consentito invece l'ampliamento della hall, programmata nel secondo anno di lavori. Al Pitrizza l'aumento di volumi proposto è pari al 24,90 per cento, per un totale di 28.250,76 metri cubi. RICHIESTE DEL COMUNE. In attesa che il Consiglio discuta ed eventualmente metta mano al documento urbanistico, per la riqualificazione della Costa Smeralda restano comunque in piedi le richieste del Comune di Arzachena. L'amministrazione ha sempre puntato a un vero progetto di rilancio turistico, non a un semplice aumento di volumi. Tanto che l'ente locale sta cercando di assicurarsi l'impegno della Regione perché venga realizzato il polo museale del Neolitico e siano valorizzati i percorsi archeologici e il borgo storico. Questo per centrare l'obiettivo della destagionalizzazione che dovrebbe essere accompagnata dall'apertura semestrale degli alberghi e quindi dal prolungamento dei contratti stagionali. |
| postato da gruppodinterventogiuridico il 21/09/2009 20:37 | |
|
|
da La Nuova Sardegna, 18 settembre 2009
Primo sì al Piano casa, scontro sulle coste. Il centrodestra: «Sviluppo ecocompatibile». Il Pd: «Contrari perché così è illegittimo». Vicino al mare niente premi a case e ville, solo agli alberghi per servizi. Più volumetrie nell'agro. (Filippo Peretti) CAGLIARI. Primo «sì» al Piano casa sardo. Lo ha dato la commissione Urbanistica del Consiglio regionale con il voto contrario delle opposizioni. Introdotte novità nel testo della giunta: niente premi volumetrici a case e ville al mare e «recupero» di sottotetti e seminterrati. Il centrodestra, sostenendo che è soprattutto una risposta alla crisi economica e alla paralisi dell'edilizia e che il vero piano casa è in elaborazione, ha esultato per aver rispettato i tempi: ora l'aula dell'assemblea potrebbe dare il via libera definitivo entro metà ottobre. All'opposizione il Pd non ha criminalizzato l'aumento delle volumetrie (forse perché c'è grande attesa) ma ha denunciato i numerosi punti di incostituzionalità che rischiano di provocare incertezze e contenziosi anche tra cittadini e ha messo in guardia dal rischio di aggirare i vincoli di salvaguardia non solo nelle zone paesaggisticamente sensibili ma anche in quelle a rischio idrogeologico. Molto critico anche il giudizio del comunista Carlo Sechi. Vediamo innanzitutto le novità introdotte dalla commissione. La prima è stata imposta dal Psd'Az con un emendamento di Giacomo Sanna non in linea con la politica del centrodestra: nella fascia costiera di 300 metri premi volumetrici solo agli alberghi (più 10%) e niente alle residenze (seconde case e ville). Subito accolta dalle opposizioni, la proposta sardista è stata però votata anche dalla maggioranza, all'interno della quale si è però aperto uno scontro in vista del dibattito in aula: la giunta, infatti, sembra orientata a riproporre il testo originale che prevedeva il premio anche a seconde case e ville, ma alcuni settori della coalizione di governo sarebbero contrari. Ieri il Psd'Az, forse accontendandosi del segnale già lanciato, ha ritirato altri emendamenti «esplosivi», come quello che puntava a cancellare del tutto l'articolo che modifica il Piano paesaggistico. La seconda novità, approvata dal centrodestra con l'astensione del Pd, riguarda i sottotetti e i seminterrati esistenti: potranno avere l'abitabilità se rispondono a determinati requisiti. Per il resto la commissione ha confermato le norme proposte dalla giunta per i premi volumetrici anche in deroga alle norme esistenti e alle previsioni comunali. Per gli alberghi nella fascia costiera di 300 metri (150 nelle isole minori) l'aumento del 10% può essere concesso solo per i servizi. Nelle altre zone aumento del 20% (anche per i posti letto) sino al 30% in caso di ristrutturazioni per il risparmio energetico. Per il residenziale, l'aumento minimo (escluse le zone turistiche a mare) è del 20%, che sale a 30 o al 35% in casi di interventi sul risparmio energetico. Nei centri storici nessuna premialità per le costruzioni con più di cinquant'anni. Nelle città sono esclusi i palazzi. Per le zone agricole l'aumento minimo, senza distinzione tra residenziale e struttura aziendale, è del 20%, ridotto al 10% nella fascia costieri dai 300 ai 2000 metri, nei 300 metri dal mare 10 per cento solo per miglioramenti architettonici. Particolari agevolazioni (sino a un aumento massimo del 45%) nel caso di demolizioni e ricostruzioni con miglioramenti architettonici. L'aumento massimo è previsto per la demolizione di unità residenziali nella fascia costiera e la cessione del terreno a uso pubblico con in cambio concessione edilizia nel centro abitato del comune. Il presidente della commissione Urbanistica, Matteo Sanna (Pdl), ha detto che è «un necessario per lo sviluppo economico che aprirà uno spiraglio importante per la ripresa del settore edile». Ha escluso che ci possa essere una cementificazione del territorio: «Siamo riusciti a tutelare il territorio senza bloccare lo sviluppo, come fatto da altri». Il vice presidente Cesare Moriconi, assieme agli altri due rappresentanti del Pd Gavino Manca e Luigi Lotto, questo testo «va a incontro ad un sicuro rilievo di incostituzionalità e rischia di rimanere una mera proposta propagandistica priva di possibilità attuative». Ben diversa, hanno spiegato, «è la proposta del Pd, con veri incentivi anche finanziari perché sia davvero un piano casa al servizio di chi ne ha bisogno, che riproporremo nel dibattito in aula». |
| postato da gruppodinterventogiuridico il 19/09/2009 17:53 | |
|
|
da La Nuova Sardegna, 19 settembre 2009
Club Med ok, Ligresti in freezer. Il 30 settembre il via libera per i progetti di ampliamento degli hotel. (Guido Piga) LA MADDALENA. Appuntamento rimandato al 30 settembre: quel giorno il Ctru, il comitato tecnico regionale sull'urbanistica, darà il via libera all'ampliamento di dieci alberghi. Volumetrie aggiuntive (più camere) che faranno nascere il "sistema La Maddalena". Né in concorrenza diretta con la Costa Smeralda, né con il lancio dell'ex arsenale riconvertito in centro alberghiero e nautico. Semplicemente, ci sarà qualcosa (i posti-letto) che alla Maddalena scarseggia. «Lo stop di tre giorni fa al Ctru è solo tecnico» spiega l'assessore regionale Gabriele Asunis. Nessuna frenata politica. I tecnici regionali non avevano tutte le carte necessarie e hanno preferito prendere tempo. L'amministrazione comunale le metterà loro a disposizione e, dunque, non dovrebbero esserci più ostacoli: i progetti otterranno il lasciapassare, subito dopo il Comune potrà rilasciare le concessioni edilizie e stipulare le convenzioni con gli imprenditori. «Abbiamo seguito tutte le procedure del piano paesaggistico e, credo, lo abbiamo fatto nella massima trasparenza: entro l'anno porteremo a termine il progetto di riconversione turistica della Maddalena» commenta il sindaco Angelo Comiti. Uno dei progetti che partirà è quello del Club Med, il colosso del turismo francese nel cui capitale, con il 2 per cento e un posto nel cda, è da pochi mesi entrata la famiglia Benetton. La struttura di Caprera, quella che segnò l'inizio del turismo alla Maddalena e in Gallura (aprì nel 1956), è chiusa da tre anni, in attesa di vedere approvato il proprio piano di riconversione. Un percorso lungo, nato dentro il piano paesaggistico e che ora, con le modifiche al piano urbanistico della Maddalena, arriva alla fine. Anzi, all'inizio: perché il progetto del Club Med prevede la demolizione delle 274 camere (le "capanne") e la loro ricostruzione oltre i 150 metri dal mare. Alla fine, con l'aumento delle volumetrie del 25 per cento, il gruppo francese costruirà 205 camere, più 90 deluxe e 5 suite, per 40 mila metri cubi complessivi. «Saranno rivestite in legno e pietra locale» è scritto nella relazione allegata al progetto depositato in Regione e in Comune. Oltre al Club Med, potranno sviluppare i propri piani altri nove imprenditori, quelli che hanno ottenuto l'intesa e che aspettavano solo l'ultimo atto dal Ctru prima di presentarli all'amministrazione comunale per ottenere le concessioni edilizie. «Ripeto, penso che non ci siano più problemi: il 30 settembre il Ctru dovrebbe sbloccare tutto» spiega il sindaco. Chi resta in attesa è un altro big italiano del mattone: Ligresti. La società dell'imprenditore siciliano attivo in più rami, assicurazioni e finanza su tutti, non ha ottenuto quello che voleva: doveva riconvertire l'ex villaggio degli americani a Trinita, ma la proposta della Regione e del Comune non è stata ritenuta soddisfacente. Sicché, fanno sapere fonti societarie, la società proprietaria di quell'area, Seis spa, attenderà l'approvazione definitiva del piano casa per ragionare sui metri cubi da destinare all'alberghiero e su quelli da usare per un complesso residenziale. |
| postato da gruppodinterventogiuridico il 19/09/2009 17:50 | |
|
|
da La Nuova Sardegna, 11 settembre 2009
«Via libera alla speculazione». Durissimo Renato Soru sull'intesa Regione-Comune. (Piero Mannironi) OLBIA. Ci sono i numeri dietro la filosofia condivisa dal sindaco Gianni Giovannelli e dall'assessore Gabriele Asunis sul disegno del nuovo Puc. Volumetrie finora non dette, ma sicuramente con molti zeri, visto che si basano sull'assunto che Olbia tra dieci anni avrà 120 mila abitanti. E questo dato, o meglio questa valutazione fatta dall'amministrazione di Olbia, parte dalla convinzione che attualmente in città vivano circa novantamila persone: 50 mila residenti e 40 mila domiciliati. La proiezione è quindi di una crescita di tremila abitanti l'anno per il prossimo decennio. Che Olbia sia una città in crescita vertiginosa è confermato dal fatto che, dal censimento del 2001, la popolazione è passata dai 45.366 abitanti ai 54.084 rilevati dall'Istat nel 2008. Ma su quei quarantamila "cittadini invisibili", che farebbero di Olbia la terza città della Sardegna, c'è chi ha molti dubbi. Come l'ex presidente della Regione Renato Soru, che pure nel maggio dello scorso anno aveva trovato un'intesa sull'urbanistica con il sindaco Gianni Giovannelli. Soru non si sofferma ad analizzare il dato, ma dalla sua conclusione si capisce che non crede a quei numeri. «Personalmente sono radicalmente contrario a un Puc dimensionato su 120 mila abitanti - dice -. E' una cornice all'interno della quale si sà il via libera alla speculazione edilizia. E mi sento di dire che, evidentemente, c'è chi non ha alcuna vergogna nel sostenere ambizioni speculative. Già oggi la città è piena di case sfitte e molti non ritirano neppure la concessione edilizia eppure si parla di incrementare le volumetrie... Una politica di questo tipo è un danno per Olbia e per tutta la Gallura perché è destinata a svuotare nel tempo il territorio. Si creerà un "effetto-Tortolì" moltiplicato per dieci». Ha molti dubbi anche l'architetto e urbanista Sandro Roggio che affronta il problema sotto un profilo tecnico: «Si tratta prima di tutto di capire da quale fonte arriva il dato che dice che a Olbia vivano 40 mila persone oltre i residenti. Valutazioni sulla quantità della spazzatura prodotta o sull'acqua consumata sono molto aleatorie in una città particolare e complessa come Olbia. Faccio un esempio: certe campionature sono fatte in inverno o d'estate quando i dati sono drogati da una fortissima presenza turistica? Per fare una valutazione approfondita e arrivare a quel "calcolo del fabbisogno" previsto dalla legge regionale 45 del 1989 si deve dare una dimostrazione certa del numero di abitanti, che è poi una delle premesse per arrivare al dimensionamento delle volumetrie». Conclude Roggio: «Se poi il dato dovesse essere confermato mi sembra si debba indagare il fenomeno da un punto di vista sociologico. Perché che quasi la metà della popolazione sia "invisibile" è un fenomeno incredibilmente raro. E poi significherebbe che questa città è capace di produrre in modo incredibile ricchezza. E questo sinceramente non mi sembra». |
| postato da gruppodinterventogiuridico il 11/09/2009 22:40 | |
|
|
da La Nuova Sardegna, 11 settembre 2009
«Non c'è mai stato un accordo con la Colony». L'ex presidente della Regione smentisce l'assessore all'Urbanistica Gabriele Asunis. Nessuna concessione di metri cubi in più. Solo ristrutturazioni. CAGLIARI. La smentita di Renato Soru è secca: «Sull'aumento delle cubature per i quattro alberghi della Costa Smeralda non esiste alcuna continuità amministrativa tra la mia giunta e quella attuale di centrodestra». Che è come dire: non c'è mai stata alcuna intesa con la Colony Capital. Per l'attuale assessore all'Urbanistica Gabriele Asunis, direttore generale dell'assessorato con la giunta di centrosinistra, è uno schiaffo politico. Lui aveva infatti parlato di pòrosecuzione di un iter cominciato dalla giunta Soru. Dice invece l'ex presidente: «Non esiste alcuna bozza di accordo di programma, ma sono stati fatti circolare solo dei documenti redatti dai loro avvocati. La verità è che ci sono stati degli incontri e in quegli incontri noi abbiamo parlato solo di ristrutturazione degli alberghi e mai di metri cubi aggiuntivi. Si è parlato, questo sì, della possibilità di creare un centro servizi, cioé una struttura di supporto per l?attività degli alberghi, ma in una zona interna, lontano dalla costa e dalle aree di pregio. Dico di più: in cambio di questa concessione, la Regione chiedeva la cessione di aree davanti a Razza di Juncu». L'accordo di programma, del quale ha parlato Asunis la scorsa settimana, sarebbe dunque un'operazione targata centrodestra. E' previsto il rinnovo e l'ampliamento di quattro degli hotel a 5 stelle della Colony: il Cala di Volpe, il Cervo, il Romazzino e il Pitrizza. Il Cala di Volpe avrà 9mila metri cubi in più con suite extralusso intorno al corpo principale. |
| postato da gruppodinterventogiuridico il 11/09/2009 22:37 | |
|
|
da La Nuova Sardegna, 11 settembre 2009
Casa, il Pd presenta il «contropiano». Interventi soprattutto per prime abitazioni, con la conferma dei vincoli. Previsti anche contributi diretti alle famiglie e interventi di edilizia pubblica. (Filippo Peretti) CAGLIARI. Casa, il Pd presenta in extremis il «contropiano». Che si differenzia in modo evidente da quello della giunta regionale. Martedì la commissione Urbanistica del Consiglio regionale metterà a confronto i due testi e inizierà a votare. Il Pd ha annunciato la presentazione della proposta di legge ieri pomeriggio al termine della seduta della commissione Urbanistica, che aveva appena concluso le consultazioni delle parti sociali. Il termine per unificare la discussione a quella della giunta scadeva alle 16 e il maggior gruppo di opposizione è riuscito a presentare il provvedimento con tutte le firme, compresa quella di Renato Soru, che inizialmente era sembrato perplesso. La proposta del Pd si differenzia da quella del centrodestra soprattutto in tre punti. Il primo è che punta soprattutto sulla prima casa. Il secondo è che assegna pieno protagonismo ai Comuni, che dovranno autorizzare i singoli interventi. Il terzo è che non consente operazioni edilizie nelle zone vincolare, compreso quelle del Codice Urbani (in particolare nella fascia costiera di trecento metri). Sul piano generale il testo del Pd (primo firmatario il capogruppo Mario Bruno) ha gli stessi obiettivi di quello della maggioranza: riqualificazione del patrimonio abitativo e risposta alla crisi economica e occupazionale. Vediamo cosa propone il Pd. C'è innanzitutto un finanziamento di cento milioni per un triennio per contributi a fondo perduto (di 25 mila euro ciascuno) a circa milleduecento famiglie: è una previsione normativa prevista nella Finanziaria 2008, l'ultima del centrosinistra. La proposta del Pd prevede poi uno stanziamento di 25 milioni per interventi di edilizia residenziale pubblica nei comuni e per un incremento della quota annuale della legge sulla prima casa. C'è poi l'idea di favorire il completamento del cosiddetto «non finito»: facciate, intonaci, coperture, selciati, recinzioni, urbanizzazioni primarie, insomma lavori lasciati a metà e che deturpano il territorio e i centri abitati. Per quanto riguarda gli ampliamenti, sono previsti sino a un massimo del 20 per cento e per costruzioni (mono o bifamiliari) non superiori a 350 metri quadrati. Per le costruzioni più grandi sono introdotte discipline più rigide. Nessuna edificio potrà avere il cambio di destinazione d?uso. Anche il piano del Pd prevede un premio (sino al 35 per cento) per demolizioni e ricostruzioni, ma solo nei casi in cui la normativa preveda già la possibilità delle ristrutturazioni. Il piano del Pd introduce un criterio di omogeneità nell?assegnazione dei finanziamenti, per evitare che vi siano aree dell'isola che la facciano da padrone: il 30 per cento del finanziamento dovrà essere distribuito nei territori provinciali in parti uguali, un altro 30 per cento in base all'estesione territoriale e il 40 per cento secondo il parametro demografico. Ieri, ascoltando il Consiglio delle autonomie, la commissione Urbanistica ha concluso la consultazione delle parti sociali sul testo presentato dalla giunta. I rappresentanti degli enti locali hanno posto la necessità di definire nel dettaglio il limite temporale per l'aumento delle volumetrie, il problema dell'edificabilità nelle aree vincolate e nei centri storici. Su quest'ultimo punto hanno detto di essere contrari al premio di volumetrie. |
| postato da gruppodinterventogiuridico il 11/09/2009 22:35 | |
|
|
da L'Unione Sarda, 9 settembre 2009
Quell'accordo suggerito dalla Regione. Costa Smeralda, le richieste di Colony e i dubbi della Sinistra. Le richieste della Colony. Il carteggio fra comune di Arzachena e la Regione. E la presa di posizione dell'ex presidente Renato Soru. L'accordo di programma che permetterà ai quattro alberghi di Porto Cervo della Colony di ottenere il via libera per un aumento della loro cubatura, viaggia verso la firma della Regione. Passaggio fondamentale prima del ritorno (dell'accordo) sui banchi del consiglio comunale di Arzachena. Gli hotel Cervo, Pitrizza, Romazzino e Cala di Volpe dovrebbero ottenere un aumento del 25 per cento circa di volumetrie, a un mese dall'approvazione del Piano casa regionale, che prevederà invece un tetto massimo del 10 per cento (nelle strutture ricettive entro i 300 metri dal mare) in più di cubatura, limitatamente ai servizi e non alle camere. In cambio della possibilità di realizzare questi adeguamenti, la Sardegna Resorts parteciperà al finanziamento di interventi ad Arzachena, dal centro storico a un'area polifunzionale, compresa la riqualificazione di spazi pubblici. La stessa società, si legge nell'accordo di programma, si impegna a utilizzare manodopera e materiali locali. I NUMERI. Il programma di riqualificazione dei quattro hotel di proprietà della Sardegna Resorts - società controllata dalla Smeralda holding, a sua volta di Colony Sardegna, "figlia" di Colony Capital di Tom Barrack - prevede lavori che all'avvio delle trattative fra il privato e le amministrazioni locali, erano previsti proprio in questo periodo. Al Cala di Volpe l'accordo di programma prevede un centro di benessere, nuove suites e servizi, per un totale di 9.411 metri cubi in più, il 24,88 %. Al Romazzino si punterà sui bambini (ristorante, toyclub e nuova piscina), con la realizzazione di nuove "family suites": volumetrie in aggiunta per un totale di 6.851 metri cubi, il 25 %. Saranno realizzate "nuove unità ricettive" e "alcune suites" all'hotel Pitrizza, dove l'aumento di cubatura sarà di 5.632 metri, il 24,9 %. Infine, al Cervo si costruiranno nuove suites, una Spa (centro benessere) e saranno ricostruite alcune camere: l'ampliamento sarà del 21 %, ovvero 5.100 metri cubi in più. LA REGIONE. La corsa contro il tempo ha una sua motivazione: alla Colony (Sardegna Resorts) serve che la Regione convochi il tavolo tecnico per discutere, per l'ultima volta, questa bozza di accordo, convocazione che non c'è ancora stata. E mentre il Piano casa prosegue il suo cammino in Consiglio regionale, c'è un altro piano, quello urbanistico, che ad Arzachena è in fase di studio. Un documento programmatico che dovrà essere in sintonia con l'accordo di programma sulla Costa Smeralda. L'EX PRESIDENTE. Sulla vicenda interviene l'ex presidente della Giunta, Renato Soru. «È falso che la mia Giunta abbia firmato un anno fa un accordo di programma fra Regione, Provincia Olbia-Tempio e comune di Arzachena per l'ampliamento degli hotel fino al 25 per cento in più rispetto alla cubatura esistente». Soru sostiene che la Giunta era d'accordo esclusivamente «per il miglioramento dei servizi senza creare alcun posto letto e senza derogare dal Ppr». Se la «firma» sull'accordo di programma da parte di Soru non c'è stata (e infatti spetterebbe a Cappellacci), esiste il carteggio che racconta come si è arrivati a preferire la strada dell'accordo di programma rispetto all'intesa, quando - nell'aprile del 2008 - una conferenza dei servizi alla quale era presente il delegato del governatore (l'assessore Gianvalerio Sanna), con il Comune e la Provincia, sancì che l'accordo di programma era l'unica strada percorribile rispetto all'intesa, giudicata - per quanto riguarda i lavori negli hotel di Porto Cervo - «improcedibile». L'ipotesi dell'accordo, suggerito dalla Regione, prevedeva e prevede ancora un aumento del 25 per cento delle volumetrie. LA SINISTRA. I consiglieri regionali di Sinistra e libertà Uras, Sechi e Zedda, in un'interpellanza al presidente Cappellacci, chiedono se è vero che il governatore «intenderebbe approvare rilevanti aumenti di volumetria di quattro strutture alberghiere della Costa Smeralda attraverso le procedure dell'accordo di programma... violando la legge 45 dell'89... e creando un precedente che può trovare applicazione sull'intero territorio regionale». ( e. p. ) |
| postato da gruppodinterventogiuridico il 09/09/2009 16:07 | |
|
|
L'accordo con Barrack: fretta sospetta
Verso il via libera della Regione, la parola finale al Comune. (L'Unione Sarda, Domenica 06 settembre 2009) Cosa c'è dietro l'accordo di programma che consente alla Colony di ampliare i suoi alberghi di Porto Cervo? La Regione corre insieme alla Colony. A braccetto verso la firma su un accordo che piace alla compagnia di Tom Barrack, ma che sta scatenando il malcontento di centinaia di imprenditori del turismo. La fretta che accompagna questa intesa fra la Regione e chi controlla i quattro hotel di punta della Costa Smeralda, diventa anche un caso politico: alla vigilia dell'approvazione del Piano casa sardo, la Colony vede crescere la sua offerta turistica di suite, camere e servizi, tutto a un passo dal mare, mentre gli altri ottocento hotel dell'Isola dovranno sottostare alle nuove, rigide norme urbanistiche. Molto semplici: neanche un metro cubo in più, nella fascia fino a 300 metri dal mare, sarà previsto per la realizzazione di nuove camere. L'accordo ormai alla firma prevede, invece, il 25 per cento di volumetria per ognuno dei quattro hotel di Porto Cervo targati Starwood. E l'intesa fra la Giunta regionale e la compagnia guidata da Barrack si rifletterà su due scenari: il Consiglio regionale (dove sta per cominciare il dibattito sul Piano casa con le modifiche al Piano paesaggistico) e il Consiglio comunale di Arzachena, territorio dove l'accordo di programma sulla Costa potrebbe incontrare ostacoli imprevisti. COSA SUCCEDE. L'accordo era stato firmato un anno fa dalla giunta Soru, la Provincia Olbia Tempio e il comune di Arzachena, tutti d'accordo sul progetto di ampliamento degli hotel fino al 25 per cento in più, rispetto alla cubatura esistente. L'uscita di scena della Giunta di centrosinistra e gli ostacoli non preventivati in Comune (dove la bozza finale del piano Colony non piace a tutti) hanno ritardato il via libera definitivo della Regione. Atto che sarebbe ormai dietro l'angolo, la firma è attesa infatti entro due settimane. Proprio mentre il Piano casa viaggia spedito in Consiglio regionale, con una serie di vincoli che cancellerebbero la deroga all'aumento di volumetria per gli hotel Colony. I dubbi sull'intera vicenda rimbalzano dalla scrivania del sindaco di Arzachena, Piero Filigheddu, a quella del presidente della Giunta, Ugo Cappellacci. Eccoli: quanto è utile e politicamente corretto privilegiare la società di Porto Cervo, dove un ruolo di primo piano lo svolge anche Franco Carraro (presidente di Unicredit Mediocredito), se il progetto non porta reali vantaggi al territorio? L'aumento di valore delle strutture alberghiere, grazie alla conquista di maggiore cubatura, potrebbe essere connesso - secondo indiscrezioni che circolano ad Arzachena - a una possibile uscita di scena del finanziere libanese? Proprio in Consiglio comunale, dopo il quasi certo via libera da viale Trento, si preannuncia un dibattito ad alta temperatura. Una corsa contro il tempo con diverse velocità e che riserverà sorprese. LA COLONY. La società lussemburghese di Tom Barrack, che controlla le quattro strutture turistiche a Porto Cervo, ha perso 29,6 milioni di euro (a livello di gruppo), somma che unita al "rosso" accumulato negli anni precedenti, porta il passivo a 205,3 milioni. Secondo l'agenzia di stampa Radiocor (Sole 24Ore), fino a due mesi fa il capitale della società era ripartito fra due fondi di Tom Barrack, Colony Sardegna Llc e Colony Smeralda Co-Investments, rispettivamente con il 32,8% e il 52,6%. Fra le quote che rimangono, la Unicredit Merchant Spa controlla il 13,22% e la Sofipa sgr (gruppo Unicredit) l'1,1%. ENRICO PILIA |
| postato da Marco il 09/09/2009 14:33 | |
|
|
Ottima analisi di una pessima legge.
|
| postato da Juri il 08/09/2009 19:35 | |
|
|
da La Repubblica, 2 settembre 2009
Il Piano casa e le leggi regionali. Ha ragione Rosa Serrano (la Repubblica, 28 agosto) di parlare di «fai-da-te» delle regioni sul «piano-casa», con conseguente «giungla di regole». Ma c'è di più. L'accordo-beffa del 1° aprile (data ben scelta, non c'è che dire) prevedeva una precisa sequenza: il governo s'impegnava a emanare entro 10 giorni un decreto-legge di «semplificazioni normative», di fatto un maxi-condono edilizio preventivo; le regioni avevano poi tre mesi di tempo per emanare le proprie norme. Cinque mesi sono passati senza che il governo abbia emanato il suo decreto; intanto, come ha scritto Rosa Serrano, «sono 12 le leggi già pronte, altre 8 allo studio», ma alla scadenza di tre mesi di cui all'accordo del 1° aprile solo due regioni (Toscana e Umbria) e la provincia autonoma di Bolzano avevano emanato la propria legge. È dunque evidente che l'accordo del 1 aprile è saltato. Una cosa hanno in comune le norme regionali, varate o da varare: sono illegittime, perché prevedono deroghe al Codice dei Beni culturali e ad altre leggi dello Stato, dunque vanno oltre la competenza delle regioni. L'ordine logico e cronologico è quello previsto il 1° aprile: prima una legge-quadro statale, dopo le leggi regionali, di natura attuativa. Se il governo le impugnasse alla Corte Costituzionale, cadrebbero con un sol colpo di bowling, ma è improbabile che accada. Due gli scenari possibili: primo, il governo aspetta che tutte le regioni abbiano fatto la propria leggina per poi «adeguarsi» con una legge nazionale giustificata, esautorando il Parlamento, come l'esito di una spinta dal basso. Secondo scenario: la norma nazionale non viene mai emanata, il governo fa finta che l'accordo del 1 aprile sia un surrogato della legge e, in connivenza con le regioni, omette di impugnare le loro leggine davanti alla Corte, come dovrebbe. In questo teatrino della politica, vittima della beffa è il paesaggio come bene comune, cioè noi. L'aggiunta di volumetrie vietate fu l'oggetto dei condoni edilizi di Berlusconi deprecati dalla sinistra; ma ora le regioni «di sinistra», sbandierando la dubbia etica del male minore, difendono il proprio piano-casa con un argomento miserevole: perché esso consente devastazioni minori di quelli delle regioni «di destra». La differenza fra destra e sinistra non è dunque nel rispetto delle leggi, ma nella misura in cui esse vengono violate. Per esempio l'Umbria, la cui presidente Lorenzetti aveva dichiarato all'Unità che il piano-casa di Berlusconi «favorisce l'abuso e distrugge il territorio», ha prodotto una legge che legittima persino l'abbattimento degli uliveti (in Umbria!) in favore di progetti edilizi. Italia Nostra ha denunciato il «piano per la cementificazione dell'Umbria» alla Commissione Europea per infrazione del principio di sviluppo sostenibile, e ha chiesto al governo di impugnarlo per incostituzionalità. La convergenza fra governo e «opposizione» non è un caso, è il cuore del problema. La nuova disciplina di tutela del paesaggio, che prevede la pianificazione congiunta Stato-Regioni e «il minor consumo del territorio», è in un Codice bipartisan, prodotto da due governi Berlusconi e da un governo Prodi. Ma non meno trasversale è stata la decisione di rinviarne tre volte l'entrata in vigore, ora prevista al 1° gennaio 2010. Intanto, la devastazione dell?agro romano continua quale che sia il segno politico delle amministrazioni regionale e comunale. L'ottimo rapporto 2009 della Società Geografica Italiana (curato da Massimo Quaini) analizza il caso di Malagrotta, luogo di nuove lottizzazioni con 50.000 abitanti e di alcuni ipermercati, ma anche di una raffineria petrolchimica e della più vasta discarica d'Europa, che assorbe ogni giorno 5000 tonnellate di rifiuti, compresi (fino al 2008) i fanghi di depuratori e fogne: la gloriosa Campagna romana è diventata un paesaggio di morte. L'amministrazione dei beni culturali ha dato da poco un ottimo segnale con un vincolo di tutela paesaggistica (applicando per la prima volta l'art. 138 del Codice) sul vasto territorio a sud di Roma (fra Laurentina e Ardeatina), dove casali, torri e acquedotti ancora connotano un paesaggio amato da Goethe e Stendhal. Eppure Comune e regione sono subito scesi in campo: per Alemanno il vincolo è un «fulmine a ciel sereno», per la regione Lazio è inaccettabile perché «non tiene conto della pianificazione intrapresa». Destra e sinistra accorrono in soccorso dei palazzinari che vogliono cementificare anche questo lembo prodigiosamente (quasi) intatto di Campagna. Il Ministero ha finora resistito, e questo vincolo sull'agro romano, per la sua straordinaria importanza, ha ormai il valore di un simbolo e di una cartina di tornasole. Questa istruttiva vicenda mostra che l'amministrazione dei beni culturali (lo Stato) ha a cura la tutela del paesaggio molto più delle amministrazioni locali; la partita fra Stato e regioni è assai più decisiva della differenza di colore politico fra Veltroni e Alemanno o fra Storace e Marrazzo. Il paesaggio è il grande malato d'Italia. Il rapporto Istat 2009 registra un incremento del costruito di 3,1 miliardi di metri cubi nel decennio 1995-2006, nonché l'evoluzione in senso meramente consumistico del rapporto popolazione-territorio, che va verso «la saturazione territoriale, in nessun caso sostenibile». Ma i dati Istat sono approssimati per difetto: nel 2008 l'Agenzia del Territorio ha scoperto un milione e mezzo di fabbricati abusivi, una vera megalopoli fantasma (Paolo Biondani sull'Espresso del 6 agosto). Come ha scritto Romano Prodi, «la devastazione del territorio continua e sarà ricordata anche fra molti secoli come il documento più buio dell'Italia del dopoguerra» (Il Messaggero, 26 agosto). Una situazione così drammatica impone di fermarsi a pensare. E' necessario ripartire dai valori della Costituzione: il paesaggio come bene comune, luogo identitario, orizzonte del benessere e della qualità della vita. Nell'incultura e incoerenza diffuse in tutte le forze politiche, resta un soggetto che può e deve riaffermarlo con forza. Noi, i cittadini. Salvatore Settis |
| postato da gruppodinterventogiuridico il 08/09/2009 17:11 | |



commenti
nuovo commento
pingback
vai al post