No alla privatizzazione di spiagge e coste della Sardegna !
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Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico sono impegnate duramente da molti anni per la salvaguardia e la corretta fruizione delle coste della Sardegna. Ed è per questo che accolgono con forte soddisfazione la nuova iniziativa della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lanusei (OGL) di mettere in esecuzione circa 200 sentenze penali passate in giudicato che prevedono la demolizione di altrettanti abusi edilizi ed il conseguente ripristino ambientale, così come già avviato anche dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nuoro. Infatti, nel gennaio 2008 è stata avviata una campagna di demolizioni degli abusi edilizi oggetto di sentenze penali passate in giudicato nella circoscrizione della Procura della Repubblica di Nuoro mediante personale e mezzi del V Reggimento Genio guastatori della Brigata Sassari e di alcune ditte specializzate: soltanto a Orosei si contano 45 casi, ma sono centinaia comprendenti anche i territorio comunali di Oliena, Irgoli, Siniscola, ecc. Numerose proteste, intimidazioni, attentati verso amministratori comunali in un clima di tensione sociale. E di questo dovrà tenere conto anche la Regione autonoma della Sardegna. In proposito, gli Amici della Terra ed il Gruppo d'Intervento Giuridico hanno chiesto nuovamente con esposto del 10 giugno 2009 (le precedenti istanze erano dell'ottobre 2006, del febbraio e dell'agosto 2007, dell'aprile 2008) al Presidente della Regione Ugo Cappellacci, all'Assessore regionale dell'urbanistica Gabriele Asunis ed al Direttore generale per i beni culturali ed il paesaggio della Sardegna Elio Garzillo di porre in essere tutte le procedure sostitutive per la demolizione coattiva degli abusi edilizi non condonabili realizzati nelle aree tutelate con vincoli di inedificabilità. Al posto dei Comuni inadempienti. E' stato, inoltre, proposto un testo normativo regionale per snellire le procedure vòlte all'effettuazione delle operazioni di demolizione e di ripristino ambientale e la predisposizione di specifica convenzione per l'esecuzione delle demolizioni con l'ausilio del reparto del Genio Militare presente in Sardegna (5° Reggimento Genio guastatori, con sede in Macomer), con indubbi vantaggi sul piano economico-finanziario. Soltanto un'azione decisa nei confronti dell'abusivismo edilizio è elemento qualificante, fondamentale e non più rinviabile per una reale politica di salvaguardia ambientale e corretta valorizzazione del territorio. Ma non basta. In queste settimane la nuova Regione autonoma della Sardegna guidata dal Presidente Ugo Cappellacci sta svolgendo un ciclo di conferenze territoriali sul piano paesaggistico regionale finalizzate alla predisposizione di proposte legislative e provvedimenti amministrativi di modifica che si concluderà con i relativi tavoli tematici il prossimo 26 giugno 2009 (Cagliari, Fiera Campionaria) e la conferenza regionale il successivo 30 giugno 2009 (Cagliari, Fiera Campionaria). Naturalmente, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico saranno presenti con le proprie proposte. Ma sono ben presenti, da subito con le loro azioni. Con la deliberazione n. 24/24 del 19 maggio 2009 la Giunta regionale ha emanato le nuove norme di indirizzo per il rilascio delle concessioni demaniali con finalità turistico-ricreative o il rinnovo delle esistenti in favore delle strutture ricettive ed ha avviato la peggiore privatizzazione delle spiagge della Sardegna. Potenzialmente più di 40 mila ettari di spiagge sarde potranno finire in concessione a strutture ricettive. Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico hanno inoltrato, il 29 maggio 2009, un ricorso al Presidente della Regione autonoma della Sardegna, alla Commissione europea ed al Ministro dell'ambiente finalizzato ad ottenere la revoca o l'annullamento, per manifesta illegittimità e per evidente lesione degli interessi collettivi alla fruizione delle spiagge. Infatti, la citata deliberazione Giunta regionale n. 24/24 del 19 maggio 2009 ha evidente contenuto programmatico ed ha effetti diretti ed indiretti sugli ambienti costieri isolani, ma non c'è stato alcun preventivo e vincolante procedimento di valutazione ambientale strategica - V.A.S., necessario in tutti i casi simili, né una valutazione di incidenza, visto che interessa potenzialmente numerosi siti di importanza comunitaria - S.I.C. Conseguentemente, alla Commissione Europea è stato richiesto di valutare il provvedimento regionale ai fini della verifica del rispetto della normativa comunitaria in materia di valutazione ambientale strategica (direttiva n. 2001/42/CE) e di salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, della fauna e della flora (direttiva n. 92/43/CEE ed allegati), ai sensi dell'art. 226 del Trattato CE. Ma in questi giorni, su numerosi blog e siti internet, su Facebook, dove è stato costituito un ampio e vivace "gruppo" No alla privatizzazione delle spiagge in Sardegna, in tanti modi diversi, numerose persone hanno chiesto di partecipare direttamente alla battaglia sacrosanta per la difesa delle nostre spiagge. Promoviamo, quindi, la petizione per la difesa della pubblicità delle spiagge in Sardegna, contro forme più o meno striscianti di privatizzazione che porterebbero i comuni mortali, in primis quei sardi che dovrebbero beneficiare di quel pubblico uso del demanio marittimo e delle spiagge in particolare, rimarranno confinati negli spazi residui, nelle riserve per gli indigeni sulle spiagge. Già oltre 1.800 persone hanno sottoscritto la petizione contro la privatizzazione delle spiagge in Sardegna.
Chiunque può sottoscriverla al seguente indirizzo: http://www.firmiamo.it/perladifesadellapubblicitadellespiaggeinsardegna .
Si ricordano i contenuti del provvedimento regionale impugnato. Basta che le spiagge siano lunghe almeno 250 metri lineari (vanno considerati anche gli scogli?) e che non si superi il 50 % della lunghezza della spiaggia medesima. Se si tratta di alberghi o villaggi turistici situati fra gli 800 e i 1500 metri dalla battigia marina, avranno 5 metri quadrati di ombra per ciascuna camera. Se sono entro la fascia degli 800 metri dalla battigia marina, avranno ben 7 metri quadrati per ogni camera, se di categoria fino a tre stelle, o, addirittura, 9 metri quadrati d'ombra, se di categoria superiore alle tre stelle. Il tutto fino ad un tratto di 50 metri lineari lungo la battigia, ed il resto in profondità. Ad esso si aggiunge lo spazio per torrette di avvistamento ed altri servizi ed un bonus in più per servizi ludici se si tratta di strutture ricettive con più di 1500 posti letto. La concessione demaniale avrà una durata di sei anni (legge n. 494/1993), anche in assenza del necessario piano di utilizzo dei litorali - P.U.L., mentre attualmente ha una durata di sei mesi, provvisoria, proprio in attesa che i Comuni si dotino del P.U.L. E' evidente che, addirittura, le strutture di lusso e più vicine alla costa saranno favorite, meglio ancora se hanno speculato. Basti pensare a che cosa può accadere in presenza di grandi gruppi immobiliari gestori di complessi turistici: a puro titolo di esempio, il Chia Laguna Resort, recentemente ai fasti della cronaca per le note vicende giudiziarie del suo campo da golf abusivo, è formato dall'Hotel laguna, dall'Hotel Parco Torre Chia, dal Chia Village, dall'Hotel Baia Chia. Ha ben 582 camere di categoria superiore a tre stelle e 80 di categoria tre stelle. Si ritroverà, quindi, beneficiario di 5.798 metri quadrati di concessione demaniale ai quali si sommeranno gli spazi per servizi ludici, torrette d'avvistamento, ecc. In buona sostanza, circa 6 mila metri quadri di concessione, più di mezzo ettaro di spiaggia. E gli altri esercizi ricettivi della zona? Li vogliamo lasciare a secco? Ma quando mai. E chi andrà davvero a verificarne la legittimità? E numerosi consiglieri regionali (Zuncheddu, Bruno, Salis, Uras, Ben Amara, Zedda, Sechi), i capigruppo, in primo luogo, di tutte le forze politiche dell'opposizione consiliare, per iniziativa dell'on. Claudia Zuncheddu (RossoMori) hanno giustamente sottoscritto l'interpellanza urgente n. 14/A, depositata il 3 giugno 2009, per chiedere la revoca della deliberazione di Giunta regionale che apre la strada alla privatizzazione strisciante delle spiagge della Sardegna. Ora basta ! Difendiamo le nostre spiagge, le nostre coste e la possibilità di andare liberamente al mare per tutti ! Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico
da La Nuova Sardegna, 12 giugno 2009 «Demolite tutti gli abusi edilizi». Lanusei, il procuratore riesuma 200 casi e convoca i sindaci. Domenico Fiordalisi crea una task force per il controllo del territorio e ricorda che le ordinanze vanno eseguite entro 90 giorni dalla sentenza o si rischia la denuncia. Valeria Gianoglio LANUSEI. Questione di settimane, poi le ruspe sono pronte a entrare in azione in dodici comuni ogliastrini. Demoliranno villette sul mare, a pochi metri dalla battigia e per giunta in terreni comunali. Qualcuna persino nel bianco abbagliante del lido di Orrì o negli scenari mozzafiato dei Tacchi. Alla faccia di vincoli paesaggistici e delle norme di tutela ambientale. Distruggeranno interi piani di case spuntati magicamente in diversi terreni privati. Spazzeranno via una miriade di appartamenti mobili senza uno straccio di permesso edilizio. Era dalla fine degli anni Novanta che decine e decine di sentenze del tribunale di Lanusei, duecento in totale, ne avevano decretato l'immediata demolizione perché immobili abusivi e non sanabili, ma un po' per i timori di alcuni amministratori, un po' per la burocrazia, un po' per la lentezza della giustizia, sinora si era concluso tutto con un nulla di fatto. Qualche giorno fa, il procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, decide invece di metterci mano, rispolverare una montagna di carte, prendere in mano quelle sentenze. A imporglielo è la legge, le pronunce della Cassazione, i malumori di molti cittadini.
da L'Unione Sarda, 12 giugno 2009 Mattone selvaggio,ora le ruspe. Via libera alla demolizione di 200 case abusive. Il procuratore della Repubblica Domenico Fiordalisi ha incontrato i sindaci per programmare la lotta all'abusivismo edilizio. I Comuni acquisiranno le costruzioni dichiarate abusive con sentenza passata in giudicato. Così scatteranno le demolizioni. Tonio Pillonca Mattone selvaggio ha i giorni contati. La Procura della Repubblica di Lanusei è pronta a far entrare in azione le ruspe per abbattere le costruzioni che sono abusive secondo sentenze passate in giudicato. I mostri di cemento crolleranno sotto i colpi di benna, i prefabbricati verranno smontati e avranno una destinazione speciale. Diventeranno case provvisorie per i terremotati d'Abruzzo. Ovvero: la legge al servizio della solidarietà. Mercoledì il procuratore capo Domenico Fiordalisi ha convocato un vertice operativo con i sindaci e i capi degli uffici tecnici comunali. Obiettivo, raggiunto, definire la programmazione degli interventi da eseguire nell'ambito delle rispettive competenze. Il provvedimenti di demolizione che debbono essere eseguiti sono quasi duecento, contenuti in una pila di fascicoli che il procuratore capo Domenico Fiordalisi ha ripreso in mano uno per uno. Riguardano costruzioni sorte in molti paesi della zona e soprattutto sulle coste senza la necessaria concessione edilizia oppure in violazione di norme sulla salvaguardia dei beni paesaggistici. I responsabili dei reati sono per lo più cittadini o imprenditori senza scrupoli che hanno fatto colare cemento infischiandosene della tutela dell'ambiente e delle norme in materia urbanistica. «Il fenomeno è diffuso», aveva notato Fiordalisi fin dal suo arrivo in Ogliastra, facendo capire che lo avrebbe combattuto con tutte le armi che il diritto mette a disposizione. Ora la strategia anti cemento arriva alla fase operativa. La magistratura farà la sua parte. Fiordalisi ha potenziato la sezione di polizia giudiziaria istituendo un ufficio ad hoc che si occupi di reati in materia urbanistica e di danno ambientale, con agenti forestali e di polizia municipale. Per il via libera alle demolizioni, è necessario un passaggio amministrativo, di competenza dei Comuni. Proprio per favorire il coordinamento delle iniziative la Procura ha consegnato ai sindaci l'elenco delle ordinanze di demolizione in esecuzione delle sentenze passate in giudicato. Gli uffici tecnici verificheranno dunque se i proprietari abbiano provveduto ad abbattere le costruzioni abusive rispettando, entro novanta giorni, le ingiunzioni comunali. In caso contrario non solo le costruzioni fuorilegge ma anche i terreni su cui gli edifici sono stati realizzati debbono essere acquisiti al patrimonio del Comune. Tutto nel rispetto delle disposizioni legislative varate otto anni fa contro mattone selvaggio. «L'incontro con i sindaci - dice il procuratore Fiordalisi - rappresenta l'inizio di un nuovo percorso, col quale, in modo omogeneo, tutti i Comuni ottempereranno agli obblighi di legge, per la responsabilità che incombe a ciascun funzionario. Finalmente inizia una fase di effettiva esecuzione delle sentenze emesse dai Tribunali» (foto S.D., archivio GrIG)
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grazie.
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| postato da agrustos il 12/06/2009 22:18 | |
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Mauro Pili e compagnia bella vogliono invece un piano Marshall dell'edilizia: a fora!
http://www.altravoce.net/2009/06/ 12/pilicasa.html |
| postato da raf il 12/06/2009 19:41 | |
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Per la serie "Quando una persona può fare la differenza". Con l'arrivo di Fiordalisi si è avuta la dimostrazione che se un territorio diventa zona franca per la criminalità di ogni tipo (l'Ogliastra di qualche mese fa) è anche perchè chi dovrebbe far rispettare la legge non fa il suo dovere.
Con l'arrivo di Fiordalisi la parola legalità ricomincia ad avere un significato anche in Ogliastra. Sembrava un'impresa impossibile. |
| postato da Juri il 12/06/2009 16:08 | |






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