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Diritto all'informazione ambientale
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La Corte costituzionale promuove la legge sarda "salva-coste"
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piano per l'edilizia, dibattito e quadro nazionale
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Usi civici in Sardegna
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testamento biologico - appello dei cittadini!
Italia in crisi, in crisi profonda
morire di lavoro, alla Saras
Iran, popolo in rivolta
denuncia chi ti perseguita, no allo stalking!

Diritti civili a rischio: l'erosione della democrazia e dello Stato di diritto

provvedimenti di emergenza e democrazia erosa in maniera strisciante
premier legibus solutus
a chi servono i soldati nelle strade ?
appello in difesa della Costituzione
la legge non è più uguale per tutti
firma contro la legge Alfano !
"anni di piombo", amnistia e "piano di rinascita democratica"
i diritti diventano "virtuali"...
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ronde di "benpensanti" nelle strade
la legge ritorna ad essere un po' più uguale per tutti
libertà di stampa sempre minore

Cagliari

Castello, mobilità meccanizzata
Dissalatore alla cagliaritana
Qualità dell'aria
Beppe Grillo non andare all'Anfiteatro romano !!!!!
Anfiteatro romano "legnaia"
Radio Press, notizie e approfondimenti su Kasteddu
Castello, stop mobilità meccanizzata
Elettrosmog
Cagliari, fra le capitali delle tasse
la "storia" di un'importante opera pubblica, il Colle e il Castello di San Michele
rete comunale di rilevamento della qualià dell'aria
S. Elia, Bètile, Campus universitario
metropolitana leggera
il degrado dell'ex Ospedale Marino
una finestrella sulla Cagliari "da bere"...
la prossima "calamità innaturale"?
Cagliari, di ieri e di oggi, nelle immagini e nei video di una Cagliaritana
i cagliaritani pagheranno 37 milioni di euro?
una storia di ordinaria speculazione edilizia (Via Asti)
galateo infantile comunale di Kasteddu
la "legnaia" abusiva che ammorba l'Anfiteatro romano va in TV

La Sardegna ed i fondi comunitari

Sardegna, fondi comunitari, controllo sulla gestione (2007)
Sardegna, fondi comunitari, controllo sulla gestione (2008)
Sardegna, fondi comunitari, controllo sulla gestione (2009)

cronache dal Sardistàn

C'è caldo e si vede. Cronache dal Sardistàn.
Sardistàn, paese di bengodi.
Estate cafona in Sardistàn...
Classe dirigente del Sardistàn, oscura regione del Mediterraneo centrale.
Catrame, petroliere e un direttore a scabecciu
I profeti del Sardistàn.
La pennellatrice folle del Sardistàn.
Conillu miao a s'acchittu
Le cornacchie domineranno il mondo, iniziando dal Sardistàn, naturalmente...
Un direttore a scabecciu, l'Anfiteatro romano e gli odiati ambientalisti
Favole giornalistiche del Sardistàn
Soldi facili, ad ogni costo
Scorie radioattive in Sardistàn
Scorie radioattive dalla lontana Ucraina ?
Carta scottex, trasvolatori e post-fascisti in Sardistàn
Buon anno nuovo, caro Sardistàn
Munnezza napulitana in Sardistàn
Munnezza e teppismo
pessimo inizio 2008 nel Sardistàn
Sardistàn indipendente !
Sardistàn, Cagliari e 'a livella...
il nucleare in Sardistàn
cafoni estivi 2008 in Sardistàn a "vele" spiegate !
l'ambasciatore del Sardistàn
ma è questa l'indipendenza ?
W il Sardistàn, oasi ecologica del giardinaggio!
su Magazinu, l'ottimismo al tempo del nuraghe!
una centrale per ogni moro, in Sardistàn
modello siciliano per il Sardistàn?
lotta dura senza esclusione di polpi per l'indipendenza del Sardistan
un direttore cementato nelle sue convinzioni
disoccupati laureati e plurititolati? Prrrr!!!
soldi pubblici a piacimento?

Testi normativi fondamentali

Codice dell'ambiente, decreto legislativo n. 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni
Codice dei beni culturali e del paesaggio, decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni
Testo unico dell'edilizia, D.P.R. n. 380/2001 e successive modifiche ed integrazioni
direttiva sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora n. 92/43/CEE
direttiva sulla salvaguardia dell'avifauna selvatica n. 79/409/CEE
V.I.A. e V.A.S. di competenza regionale
normativa nazionale sulla caccia
normativa regionale sarda sulla caccia
legge-quadro nazionale sulle aree protette
legge-quadro regionale sarda sulle aree protette
legge-quadro nazionale sull'elettrosmog
limiti inquinamento elettromagnetico alta frequenza
limiti inquinamento elettromagnetico bassa-media frequenza
normativa sull'informazione ambientale
legge n. 1766/1927 sugli usi civici
regolamento attuativo della legge n. 1766/1927 sugli usi civici
norme regionali in materia di usi civici (l.r. n. 12/1994)
convenzione europea sul paesaggio
legge quadro n. 281/1991 su animali d'affezione e randagismo
norme regionali in materia di randagismo e anagrafe canina (l.r. n. 21/1994)
norme sul "ritorno" del nucleare in Italia

che cosa ne pensate ?

Renato Soru si ricandida. Una novità, ma non tanto una sorpresa.
Chiesa e pedofilia, perchè tanti silenzi ?
I costi della politica e la "rabbia" della gente comune...
Legge statutaria regionale: colpo di sta(tu)to o congiura di palazzo ?
Munnezza napulitana in Sardegna
astensione uguale cambiale in bianco
la mafia alle urne
elezioni politiche e ombrelli...
contributi ecologici, numero chiuso, limiti di permanenza per salvare le spiagge
la "storia" non si cambia, ma è possibile una "memoria" condivisa ?
Tuvixeddu e il "mistero" delle 431 tombe "scomparse"
il Presidente della Regione Renato Soru si è dimesso
Ugo Cappellacci è il nuovo Presidente della Regione autonoma della Sardegna

I buoni esempi di gestione del territorio

Il Parco faunistico del Monte Amiata
Il sistema dei Parchi della Val di Cornia
Riserva WWF di Monte Arcosu
la Rete ecologica regionale
il ritorno del Gipeto
la salvaguardia del Cervo Sardo
un'efficace campagna antincendi
un milione di nuovi alberi, insieme a bambini

I pessimi esempi di gestione del territorio

la diga di Monte Nieddu - Is Canargius
gli approdi turistici del Sinis
il progetto di sistema tramviario di Firenze.
il parco naturale "Molentargius - Saline"
i ruderi della villa romana di S. Andrea
il disastro ambientale dei rifiuti in Campania
speculazione immobiliare sulle dune di Is Arenas
gli Stagni oristanesi e la pesca
il "ripascimento" del Poetto, il dispositivo della sentenza
l'avvelenamento dei Gipeti
la "gestione" del territorio a Capoterra
i "campeggi" abusivi nella baia di Porto Conte

Petizioni

Per un'aria più pulita
Pellicce/Allevamenti in Cina
Contro le mine
Acqua bene comune
Contro la caccia ai delfini
Stronchiamo la pedofilia !
Per la democrazia e i diritti civili in Birmania
No al progetto minerario di Pasqua Lama
Amazzonia, Rio Madeira in pericolo !
cyberaction europea per auto più ecologiche
cyberaction europea per combattere i cambiamenti climatici
Per salvare un pezzo dell'agricoltura sarda !
Per salvare le aree agricole dei parchi lombardi
Stop alle violenze, Tibet libero !
Per la salvaguardia della Valle della Luna !
contro la nuova crisi alimentare determinata da fattori speculativi
stop al "gas flaring" delle multinazionali del petrolio nel Delta del Niger!

Ultimi Commenti

conchidortos.org: Vi segnalo un piccolo reportage sul nostro sito."Una schiera di betili giganteschi, per non usare paragoni volgari, che per una trentina d'anni orneranno lo skyline di campeda dalla catena del Marghine fino alla cosidetta Valle dei Nuraghi, ingravidando il cielo di eliche rotanti.A Bonorva sembra che finalmente abbiamo risolto i problemi con la soprintendenza e ricomposto i dissidi tra favorevoli e contrari, ora tutto il paese partecipa alla nascita di questa Disneyland di mulini bianchi, quanto mai opportuni nella patria dei mugnai e del zichi"segue qui =>> http://www.conchidortos.org/?menu_id=
7&article=1702
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gruppodinterventogiuridico: ci sono anche le nostre e-mail, tante.

da La Nuova Sardegna, 20 novembre 2009
Un'alluvione di mail per la campagna «Salviamo l'acqua».
Il comitato che martella i parlamentari.

SASSARI. Loro ci sono e non stanno in silenzio. Tutt'altro. Già da un mese martellano i parlamentari con una valanga di mail: al punto che durante l'ultima seduta alla Camera «l'onorevole Gasparri è stato praticamente costretto a dire che il comitato nazionale per l'acqua pubblica contesta duramente la privatizzazione del servizio idrico». Antonio Canu, portavoce del gruppo sassarese, replica a Marco Fumi, il consigliere d'amministrazione di Abbanoa che ha espresso stupore per la mancata levata di scudi. «Fumi non è informato - dice Canu -. Non sa che con la campagna nazionale "Salviamo l'acqua" abbiamo raccolto 52mila firme in un mese. E non sa che decine e decine di comuni ribelli condividono la nostra battaglia». Una lotta diversa rispetto a quella del 2005: «Allora noi non protestavamo contro Abbanoa, la nostra campagna era contro le spa che gestiscono il sistema idrico, che non può diventare un servizio di interesse economico. Ma Abbanoa, spa in house, è il minore dei mali: il pericolo vero è la scalata dei privati. È questo che dobbiamo evitare».
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gruppodinterventogiuridico: da La Nuova Sardegna, 20 novembre 2009
«Ma prima c'erano 70 enti con tariffe diverse»
Mannoni difende le scelte: resta la mano pubblica e una gestione più efficiente.

CAGLIARI. Ad Abbanoa sono tranquilli perché c'è la convinzione che il deficit di bilancio della società sia dovuto alla scarsa liquidità ma che sostanzialmente il rosso non è poi così drammatico. La cassa, è vero, è spesso a secco ma anche per la fatica che la società sta facendo nel raggiungere gli utenti in debito (e disavvezzi per decenni al pagamento delle bollette idriche). Alla Regione, poi, c'è la certezza che l'operatività del gestore unico si potrà e si deve migliorare ma certamente non si può rimpiangere «la foresta pietrificata», cioè quella miriade di una settantina di Enti che per troppi lustri hanno governato l'acqua in Sardegna applicando tariffe disparate a seconda dei territori e dei gestori. L'ex assessore ai Lavori pubblici Carlo Mannoni che peraltro è stato uno degli artefici della creazione di Abbanoa, è sicuro della bontà di quell'iniziativa: «L'acqua è un bene primario», afferma, «e tale resterà. Abbanoa, poi, aveva come obiettivo quello di proteggere i consumi più bassi e colpire quelli più elevati». E quindi ricordando le polemiche furibonde che ci furono attorno alla privatizzazione, (e che ci sono ora nella stessa misura dopo l'approvazione alla Camera del disegno di legge Salvainfrazioni), Mannoni spiega: «Non esiste la privatizzazione di un bene primario: l'acqua resta pubblica perché gli enti mantengono il capitale ma la gestione è più efficiente e con meno sprechi». In sostanza il servizio doveva essere affidato a un soggetto che potesse garantire le migliori condizioni di efficienza e di costo. La riforma del governo lascia all'isola la possibilità di confermare l'impianto di Abbanoa. Certo la Regione deve prendere in mano la situazione perché l'Autorità d'ambito, l'organismo nato per far rispettare il piano di gestione del servizio idrico integrato, risulta commissariato. Il commissariamento coincise con le ultime elezioni e da allora non è stata messa mano all'Autorità d'ambito, indispensabile, ad esempio, per le tariffe che sono di competenza di quell'organismo. Uno strano destino quello della Sardegna, chiamata a fare da apripista per molti provvedimenti nazionali: lo era stata per il digitale terrestre che solo ora è arrivato nel Centro Italia, con molto disappunto per i disagi che nell'isola sono stati già affrontati, e lo è stata anche per la riforma dei servizi pubblici locali con la privatizzazione dell'acqua.
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gruppodinterventogiuridico: da La Nuova Sardegna, 20 novembre 2009
Tutti i buchi di Abbanoa: perduta metà dell'acqua ignoto il 15% degli utenti. (Silvia Sanna)


SASSARI. La rete colabrodo perde per strada almeno il 45 per cento dell'acqua. Lungo i 13mila chilometri di tubi e condotte si volatilizza quasi la metà dell'investimento fatto da Abbanoa. Che quell'acqua l'ha acquistata allo stato grezzo dall'Enas, l'ente regionale che gestisce dighe e invasi. Da lì il primo passaggio nei potabilizzatori, dove viene depurata, poi l'immissione in una rete di distribuzione decisamente malconcia. Le perdite sono a carico di Abbanoa, che paga lo scotto anche per la bassa densità di popolazione in parecchie fette di territorio, dove l'acqua, invece che sgorgare dai rubinetti nelle case, va a dissetare i campi.
La spa è nata con un handicap difficile da superare. Una eredità pesantissima e sottovalutata dall'Ato (l'ambito unico territoriale) quando nel 2002 preparò il piano industriale. Nella radiografia delle spese e delle entrate, il 45 per cento delle perdite non venne preso in considerazione. Oggi, per evitare gli sprechi sfrenati e iniziare a fare quadrare i conti, serve un investimento che sfiora i 500 milioni di euro. Dei fondi Por (350 milioni) messi a disposizione dalla Comunità Europea e vincolati al rifacimento delle reti e degli impianti, si parlava già nel 2004: con cadenza annuale l'Ato avrebbe dovuto programmare gli interventi per ricevere le somme di volta in volta necessarie. Il ritardo nella programmazione è spaventoso. Al momento Abbanoa ha messo in cantiere 191 interventi, tra collettori, reti fognarie, reti idriche, acquedotti e potabilizzatori, per una spesa complessiva di circa 481 milioni di euro. Di questi, 311 milioni sono destinati ai primi 124 interventi, che secondo i piani potrebbero essere appaltati entro il primo semestre del 2010. Gli altri 167 milioni copriranno i rimanenti 67 interventi, per i quali l'appalto non è previsto prima della fine del 2010.
Una grossa fetta della torta sarà riservata ai depuratori. Oltre il 30 per cento di quelli attuali, in totale 364, avrebbe bisogno di una massiccia messa a punto: moltissimi quelli inadeguati, frutto di grossolani errori progettuali. Il dito è puntato contro le scelte compiute dai Comuni. Prima della nascita di Abbanoa erano almeno un centinaio quelli che gestivano il servizio idrico in totale autonomia. E spesso, nella fretta di perdere i fondi, finivano per mettere in cantiere opere concepite male e fuori norma. In molti casi anche inutili doppioni, costruiti a una manciata di chilometri l'uno dall'altro, ognuno chiamato a servire un piccolo spicchio di territorio. Sino a quando la rete colabrodo non sarà sostituita da un sistema efficiente (in grado di contenere le perdite entro la soglia accettabile del 20 per cento), Abbanoa non potrà uscire dal passivo cronico. Anche perchè alle perdite cosiddette fisiche, si sommano quelle amministrative: c'è un 15 per cento di utenti che utilizza regolamente l'acqua ma non sborsa neppure un euro. Sono i consumatori fantasma, quelli non segnalati nelle liste anagrafiche passate ad Abbanoa dai comuni. Che, di fronte alla richiesta di elenchi aggiornati, in parecchi casi tergiversarono: quasi tutti consegnarono le liste solo alla fine del 2006. Il ritardo ebbe una conseguenza pesante per i conti di Abbanoa: le prime bollette furono emesse solo nel 2007, il mancato introito portò a una esposizione bancaria che nel primo anno di attività della spa sfiorò i 70 milioni di euro, a fronte dei 10 previsti dal piano d'ambito. Nel 2009 l'indebitamento bancario supera i 200 milioni di euro e le perdite raggiungono il 60 per cento. Per controbilanciare lo squilibrio, Abbanoa può fare affidamento solo sulla tariffazione, nella quale però le perdite non incidono. Dispersione dell'acqua ed esercito di furbetti non possono infatti intaccare le tasche degli utenti: i clienti pagano solo l'acqua che arriva nel contatore della loro abitazione o attività commerciale. Se Abbanoa dovesse chiudere bottega e lasciare posto a un gestore privato, le cose potrebbero cambiare. In attesa di poter contare su reti di distribuzione e impianti efficienti, il nuovo padrone potrebbe decidere di fare quadrare i conti chiamando in causa i cittadini. Che attualmente rispondono solo per le perdite a valle del loro contatore. Se l'autoclave gira male, se nel pompaggio verso gli appartamenti il meccanismo si inceppa, Abbanoa presenta il conto in bolletta. E nella maggior parte dei casi (come dimostra la valanga di ricorsi) si fa fatica ad accettare che la colpa non sia del gestore: un ente poco amato, che arranca tra difficoltà e disservizi e fa fatica ad acquistare autorevolezza.
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gruppodinterventogiuridico: A.G.I., 20 novembre 2009
ACQUA: SCILIPOTI (IDV), FAREMO REFERENDUM ABROGATIVO.
Roma, 20 nov - "La decisione da parte della maggioranza e' stata ormai presa, approvare la privatizzazione dell'acqua senza alcuna possibilita' di discussione". Cosi' l'On.
Scilipoti in merito all'approvazione, da parte del Governo, del decreto Ronchi. "Nasce spontanea una riflessione: prima di parlare di acqua si deve capire quello che si sta delineando in Italia e nel Mondo. All'interno della societa' civile - dice Scilipoti - convivono due grossi blocchi in contrasto; il primo quello piu' forte, parla di produttivita', di profitto e di ritorno economico, l'altro molto piu' debole, non ha la forza di farsi sentire, soprattutto perche' non e' ben rappresentato da quei politici che dovrebbero dargli voce. Alla luce di tutto cio' ritengo inconcepibile parlare di acqua come bene pubblico ed al contempo di gestione privata della stessa. Il gruppo Italia dei Valori ha valutato come unica possibilita' rimasta - conclude Scilipoti - quella di organizzare un referendum abrogativo, con il maggior numero di convergenze possibili, per una battaglia di democrazia e di giustizia sociale a favore dei cittadini".
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Libri&Pubblicazioni

Per approfondire alcune tematiche ambientali, le nostre pubblicazioni:
- AA.VV., "Argomenti di diritto ambientale", Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra, 2007;
- AA.VV., "Indagine di ricerca per l'istituzione dell'Agenzia per la
salvaguardia delle coste della Sardegna
", Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra, 2006;
- AA.VV., Atti del convegno "Codice dei beni culturali e del paesaggio, pianificazione territoriale e nuovi condoni", Magistratura
Democratica, Gruppo d'Intervento Giuridico e Giuristi Democratici,
Cagliari, 2005;
- AA.VV., Atti del convegno "Il Testo unico dell'edilizia e le normative di tutela ambientale", Magistratura Democratica e
Gruppo d'Intervento Giuridico, Cagliari, 2004;
- AA.VV., Atti del convegno "Valutazione di impatto ambientale, attività mineraria e di cava: problemi e prospettive", Associazione
Nazionale Magistrati e Gruppo d'Intervento Giuridico, Cagliari, 2003.
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No alla privatizzazione di spiagge e coste della Sardegna !

postato da Stefano Deliperi [12/06/2009 15:47]

 

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico sono impegnate duramente da molti anni per la salvaguardia e la corretta fruizione delle coste della Sardegna.       Ed è per questo che accolgono con forte soddisfazione la nuova iniziativa della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lanusei (OGL) di mettere in esecuzione circa 200 sentenze penali passate in giudicato che prevedono la demolizione di altrettanti abusi edilizi ed il conseguente ripristino ambientale, così come già avviato anche dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nuoro.  Infatti, nel gennaio 2008 è stata avviata una campagna di demolizioni degli abusi edilizi oggetto di sentenze penali passate in giudicato nella circoscrizione della Procura della Repubblica di Nuoro mediante personale e mezzi del V Reggimento Genio guastatori della Brigata Sassari e di alcune ditte specializzate: soltanto a Orosei si contano 45 casi, ma sono centinaia comprendenti anche i territorio comunali di Oliena, Irgoli, Siniscola, ecc.    Numerose proteste, intimidazioni, attentati verso amministratori comunali in un clima di tensione sociale.    E di questo dovrà tenere conto anche la Regione autonoma della Sardegna.

In proposito, gli Amici della Terra ed il Gruppo d'Intervento Giuridico hanno chiesto nuovamente con esposto del 10 giugno 2009 (le precedenti istanze erano dell'ottobre 2006, del febbraio e dell'agosto 2007, dell'aprile 2008) al Presidente della Regione Ugo Cappellacci, all'Assessore regionale dell'urbanistica Gabriele Asunis ed al Direttore generale per i beni culturali ed il paesaggio della Sardegna Elio Garzillo di porre in essere tutte le procedure sostitutive per la demolizione coattiva degli abusi edilizi non condonabili realizzati nelle aree tutelate con vincoli di inedificabilità. Al posto dei Comuni inadempienti.     E' stato, inoltre, proposto un testo normativo regionale per snellire le procedure vòlte all'effettuazione delle operazioni di demolizione e di ripristino ambientale e la predisposizione di specifica convenzione per l'esecuzione delle demolizioni con l'ausilio del reparto del Genio Militare presente in Sardegna (5° Reggimento Genio guastatori, con sede in Macomer), con indubbi vantaggi sul piano economico-finanziario.    Soltanto un'azione decisa nei confronti dell'abusivismo edilizio è elemento qualificante, fondamentale e non più rinviabile per una reale politica di salvaguardia ambientale e corretta valorizzazione del territorio

Ma non basta. In queste settimane la nuova Regione autonoma della Sardegna guidata dal Presidente Ugo Cappellacci sta svolgendo un ciclo di conferenze territoriali sul piano paesaggistico regionale finalizzate alla predisposizione di proposte legislative e provvedimenti amministrativi di modifica che si concluderà con i relativi tavoli tematici il prossimo 26 giugno 2009 (Cagliari, Fiera Campionaria) e la conferenza regionale il successivo 30 giugno 2009 (Cagliari, Fiera Campionaria).    Naturalmente, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico saranno presenti con le proprie proposte.   Ma sono ben presenti, da subito con le loro azioni.

Con la deliberazione n. 24/24 del 19 maggio 2009 la Giunta regionale ha emanato le nuove norme di indirizzo per il rilascio delle concessioni demaniali con finalità turistico-ricreative o il rinnovo delle esistenti in favore delle strutture ricettive ed ha avviato la peggiore privatizzazione delle spiagge della Sardegna.  Potenzialmente più di 40 mila ettari di spiagge sarde potranno finire in concessione a strutture ricettive.          Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico hanno inoltrato, il 29 maggio 2009, un ricorso al Presidente della Regione autonoma della Sardegna, alla Commissione europea ed al Ministro dell'ambiente finalizzato ad ottenere la revoca o l'annullamento, per manifesta illegittimità e per evidente lesione degli interessi collettivi alla fruizione delle spiagge.     Infatti, la citata deliberazione Giunta regionale n. 24/24 del 19 maggio 2009 ha evidente contenuto programmatico ed ha effetti diretti ed indiretti sugli ambienti costieri isolani, ma non c'è stato alcun preventivo e vincolante procedimento di valutazione ambientale strategica - V.A.S., necessario in tutti i casi simili, né una valutazione di incidenza, visto che interessa potenzialmente numerosi siti di importanza comunitaria - S.I.C.  Conseguentemente, alla Commissione Europea è stato richiesto di valutare il provvedimento regionale ai fini della verifica del rispetto della normativa comunitaria in materia di valutazione ambientale strategica (direttiva n. 2001/42/CE) e di salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, della fauna e della flora (direttiva n. 92/43/CEE ed allegati), ai sensi dell'art. 226 del Trattato CE.

Ma in questi giorni, su numerosi blog e siti internet, su Facebook, dove è stato costituito un ampio e vivace "gruppo" No alla privatizzazione delle spiagge in Sardegna,  in tanti modi diversi, numerose persone hanno chiesto di partecipare direttamente alla battaglia sacrosanta per la difesa delle nostre spiagge.   Promoviamo, quindi, la petizione per la difesa della pubblicità delle spiagge in Sardegna, contro forme più o meno striscianti di privatizzazione che porterebbero i comuni mortali, in primis quei sardi che dovrebbero beneficiare di quel pubblico uso del demanio marittimo e delle spiagge in particolare, rimarranno confinati negli spazi residui, nelle riserve per gli indigeni sulle spiagge.  

Già oltre 1.800 persone hanno sottoscritto la petizione contro la privatizzazione delle spiagge in Sardegna.

 

Chiunque può sottoscriverla al seguente indirizzo:        http://www.firmiamo.it/perladifesadellapubblicitadellespiaggeinsardegna .

 

Si ricordano i contenuti del provvedimento regionale impugnato. Basta che le spiagge siano lunghe almeno 250 metri lineari (vanno considerati anche gli scogli?) e che non si superi il 50 % della lunghezza della spiaggia medesima. Se si tratta di alberghi o villaggi turistici situati fra gli 800 e i 1500 metri dalla battigia marina, avranno 5 metri quadrati di ombra per ciascuna camera.  Se sono entro la fascia degli 800 metri dalla battigia marina, avranno ben 7 metri quadrati per ogni camera, se di categoria fino a tre stelle, o, addirittura, 9 metri quadrati d'ombra, se di categoria superiore alle tre stelle. Il tutto fino ad un tratto di 50 metri lineari lungo la battigia, ed il resto in profondità.   Ad esso si aggiunge lo spazio per torrette di avvistamento ed altri servizi ed un bonus in più per servizi ludici se si tratta di strutture ricettive con più di 1500 posti letto.  La concessione demaniale avrà una durata di sei anni (legge n. 494/1993), anche in assenza del necessario piano di utilizzo dei litorali - P.U.L., mentre attualmente ha una durata di sei mesi, provvisoria, proprio in attesa che i Comuni si dotino del P.U.L.

E' evidente che, addirittura, le strutture di lusso e più vicine alla costa saranno favorite, meglio ancora se hanno speculato.   Basti pensare a che cosa può accadere in presenza di grandi gruppi immobiliari gestori di complessi turistici: a puro titolo di esempio, il Chia Laguna Resort, recentemente ai fasti della cronaca per le note vicende giudiziarie del suo campo da golf abusivo, è formato dall'Hotel laguna, dall'Hotel Parco Torre Chia, dal Chia Village, dall'Hotel Baia Chia.   Ha ben 582 camere di categoria superiore a tre stelle e 80 di categoria tre stelle.  Si ritroverà, quindi, beneficiario di 5.798 metri quadrati di concessione demaniale ai quali si sommeranno gli spazi per servizi ludici, torrette d'avvistamento, ecc.     In buona sostanza, circa 6 mila metri quadri di concessione, più di mezzo ettaro di spiaggia.  E gli altri esercizi ricettivi della zona?   Li vogliamo lasciare a secco?  Ma quando mai.   E chi andrà davvero a verificarne la legittimità?  

E numerosi consiglieri regionali (Zuncheddu, Bruno, Salis, Uras, Ben Amara, Zedda, Sechi), i capigruppo, in primo luogo, di tutte le forze politiche dell'opposizione consiliare, per iniziativa dell'on. Claudia Zuncheddu (RossoMori) hanno giustamente sottoscritto l'interpellanza urgente n. 14/A, depositata il 3 giugno 2009, per chiedere la revoca della deliberazione di Giunta regionale che apre la strada alla privatizzazione strisciante delle spiagge della Sardegna.

Ora basta !      Difendiamo le nostre spiagge, le nostre coste e la possibilità di andare liberamente al mare per tutti !

Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico

 

da La Nuova Sardegna, 12 giugno 2009

«Demolite tutti gli abusi edilizi». Lanusei, il procuratore riesuma 200 casi e convoca i sindaci. Domenico Fiordalisi crea una task force per il controllo del territorio e ricorda che le ordinanze vanno eseguite entro 90 giorni dalla sentenza o si rischia la denuncia. Valeria Gianoglio

LANUSEI. Questione di settimane, poi le ruspe sono pronte a entrare in azione in dodici comuni ogliastrini. Demoliranno villette sul mare, a pochi metri dalla battigia e per giunta in terreni comunali. Qualcuna persino nel bianco abbagliante del lido di Orrì o negli scenari mozzafiato dei Tacchi. Alla faccia di vincoli paesaggistici e delle norme di tutela ambientale. Distruggeranno interi piani di case spuntati magicamente in diversi terreni privati. Spazzeranno via una miriade di appartamenti mobili senza uno straccio di permesso edilizio. Era dalla fine degli anni Novanta che decine e decine di sentenze del tribunale di Lanusei, duecento in totale, ne avevano decretato l'immediata demolizione perché immobili abusivi e non sanabili, ma un po' per i timori di alcuni amministratori, un po' per la burocrazia, un po' per la lentezza della giustizia, sinora si era concluso tutto con un nulla di fatto. Qualche giorno fa, il procuratore di Lanusei, Domenico Fiordalisi, decide invece di metterci mano, rispolverare una montagna di carte, prendere in mano quelle sentenze. A imporglielo è la legge, le pronunce della Cassazione, i malumori di molti cittadini.
 Il vertice con i sindaci. Che fa allora, il procuratore ogliastrino? Senza perdere neppure un prezioso minuto promuove un incontro con i sindaci dei comuni del territorio colpiti da quelle sentenze di demolizione. Sollecita anche la presenza dei responsabili degli uffici tecnici comunali. Li riunisce tutti negli uffici della Procura a Lanusei. E in sostanza dice loro: signori, stavolta si fa davvero sul serio: ci sono circa duecento sentenze, piuttosto datate, del tribunale di Lanusei che danno mandato alla Procura di eseguire le demolizioni, quindi non perdiamoci in chiacchiere e decidiamo come agire subito. E così, la riunione ha inizio. Sono presenti i comuni di Barisardo, Baunei, Cardedu, Gairo, Ilbono, Loceri, Tertenia, Tortolì, Girasole, Lanusei. Assenti ma comunque interessati alla vicenda sono anche Villagrande e Lotzorai. Sono i magnifici dodici territori sui quali entro un paio di settimane le ruspe entreranno in azione per spazzare via circa duecento abusi edilizi di ogni genere. La riunione dura alcune ore. Sindaci e dirigenti fanno diverse domande, qualcuno manifesta anche alcune di perplessità, forse la spia di un po' di timore. Ma il procuratore Fiordalisi rassicura tutti. Ai più incerti ricorda anche che la legge, per chi non ottempera alle demolizioni, è piuttosto chiara: si rischia l'accusa di omissione di atti di ufficio. E lo ripete bene, ancora una volta, che davvero non si può più perdere tempo. Perché tanto per cominciare c'è la Cassazione che lo ha stabilito in modo chiaro che entro 90 giorni dalla notifica dell'ordinanza di demolizione, se l'immobile non è demolito di sua spontanea volontà dal proprietario, diventa di diritto di proprietà del Comune nel quale ricade. E quindi tocca a quest'ultimo preoccuparsi di demolirlo. Per prima cosa, dunque, alla Procura di Lanusei e ai sindaci, adesso spetterà accertare se effettivamente chi ha commesso gli abusi edilizi da demolire abbia già provveduto da sè come gli imponeva la legge. Nel caso contrario, ci penseranno le ruspe di una ditta della Penisola o quelle del Genio militare.
 Un nucleo ad hoc per i controlli. Per rendere più facile questo compito, sveltire i controlli, il numero uno della Procura ogliastrina, ha deciso anche di costituire un nucleo ad hoc di polizia giudiziaria. Una sezione speciale che da ora in poi si occuperà esclusivamente di urbanistica, ambiente e abusi edilizi. Il lavoro, sin da subito, non le mancherà di certo. Il neo gruppo di agenti, infatti, scenderà in campo già da stamattina, alla caccia di illeciti in materia ambientale e urbanistico. Ma le verifiche più urgenti, per il momento, rimangono quelle legate alle duecento sentenze di demolizione che riguardano abusi edilizi non più sanabili. Sono l'ultimissimo passo prima di dare il via libera alle ruspe. Una decisione che era attesa da tanti anni, rinviata da tempo immemore, forse perduta tra miriadi di carte polverose. «Con la riunione insieme ai sindaci dei comuni interessati - spiega il procuratore Domenico Fiordalisi - e la costituzione di una sezione speciale della polizia giudiziaria comincia un nuovo percorso nella repressione degli abusi e nella esecuzione delle sentenze del tribunale che hanno ordinato gli sfratti». Come dire che per gli illeciti in materia ambientale arrivano tempi duri.

 

 

da L'Unione Sarda, 12 giugno 2009

Mattone selvaggio,ora le ruspe. Via libera alla demolizione di 200 case abusive. Il procuratore della Repubblica Domenico Fiordalisi ha incontrato i sindaci per programmare la lotta all'abusivismo edilizio. I Comuni acquisiranno le costruzioni dichiarate abusive con sentenza passata in giudicato. Così scatteranno le demolizioni.  Tonio Pillonca

Mattone selvaggio ha i giorni contati. La Procura della Repubblica di Lanusei è pronta a far entrare in azione le ruspe per abbattere le costruzioni che sono abusive secondo sentenze passate in giudicato. I mostri di cemento crolleranno sotto i colpi di benna, i prefabbricati verranno smontati e avranno una destinazione speciale. Diventeranno case provvisorie per i terremotati d'Abruzzo. Ovvero: la legge al servizio della solidarietà. Mercoledì il procuratore capo Domenico Fiordalisi ha convocato un vertice operativo con i sindaci e i capi degli uffici tecnici comunali. Obiettivo, raggiunto, definire la programmazione degli interventi da eseguire nell'ambito delle rispettive competenze. Il provvedimenti di demolizione che debbono essere eseguiti sono quasi duecento, contenuti in una pila di fascicoli che il procuratore capo Domenico Fiordalisi ha ripreso in mano uno per uno. Riguardano costruzioni sorte in molti paesi della zona e soprattutto sulle coste senza la necessaria concessione edilizia oppure in violazione di norme sulla salvaguardia dei beni paesaggistici. I responsabili dei reati sono per lo più cittadini o imprenditori senza scrupoli che hanno fatto colare cemento infischiandosene della tutela dell'ambiente e delle norme in materia urbanistica. «Il fenomeno è diffuso», aveva notato Fiordalisi fin dal suo arrivo in Ogliastra, facendo capire che lo avrebbe combattuto con tutte le armi che il diritto mette a disposizione. Ora la strategia anti cemento arriva alla fase operativa. La magistratura farà la sua parte. Fiordalisi ha potenziato la sezione di polizia giudiziaria istituendo un ufficio ad hoc che si occupi di reati in materia urbanistica e di danno ambientale, con agenti forestali e di polizia municipale. Per il via libera alle demolizioni, è necessario un passaggio amministrativo, di competenza dei Comuni. Proprio per favorire il coordinamento delle iniziative la Procura ha consegnato ai sindaci l'elenco delle ordinanze di demolizione in esecuzione delle sentenze passate in giudicato. Gli uffici tecnici verificheranno dunque se i proprietari abbiano provveduto ad abbattere le costruzioni abusive rispettando, entro novanta giorni, le ingiunzioni comunali. In caso contrario non solo le costruzioni fuorilegge ma anche i terreni su cui gli edifici sono stati realizzati debbono essere acquisiti al patrimonio del Comune. Tutto nel rispetto delle disposizioni legislative varate otto anni fa contro mattone selvaggio. «L'incontro con i sindaci - dice il procuratore Fiordalisi - rappresenta l'inizio di un nuovo percorso, col quale, in modo omogeneo, tutti i Comuni ottempereranno agli obblighi di legge, per la responsabilità che incombe a ciascun funzionario. Finalmente inizia una fase di effettiva esecuzione delle sentenze emesse dai Tribunali»

       

(foto S.D., archivio GrIG)