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Chernobyl, 25 anni dopo.

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Il 26 aprile 1986 il disastro nucleare di Chernobyl.  Decine di migliaia di morti, deportazione forzata di centinaia di migliaia di persone, centinaia di migliaia di km. quadrati evacuati permanentemente.   Un disastro ambientale, sanitario, sociale del quale ancora non si conoscono i confini definitivi.

25 anni dopo il disastro nucleare di Fukushima.

Basta e avanza, no?     

Gruppo d’Intervento Giuridico

Il ritorno al nucleare italiano con insalata russa.

centrale nucleare di Chernobyl dopo il disastro

centrale nucleare di Chernobyl dopo il disastro

Nel 24° anniversario del disastroso incidente nucleare di Chernobyl, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi incontra l’amico e omologo russo Vladimir Putin, candidato a inaugurare l’Università liberale tanto cara al nostro premier, per un nuovo accordo sul ritorno al nucleare dell’Italia.  Di bene in meglio si prosegue, quindi, in questa follìa, le cui controindicazioni sono espresse con estrema chiarezza dal fisico prof. Angelo Baracca.

Gli Amici della Terra (promotori dei referendum anti-nucleari del 1987) e il Gruppo d’Intervento Giuridico ritengono che sia da respingere questo “ritorno” del nucleare in Italia, più imposto che voluto. Sostengono, invece, la ricerca e la promozione delle energie alternative e rinnovabili, in primo luogo quelle di fonte solare (energia solare termica, energia solare termodinamica, energia solare fotovoltaica). Hanno quindi promosso la seguente petizione: Prosegui la lettura…

Vent’anni fa il disastro nucleare di Chernobyl…..


Vent’anni anni or sono il disastro nucleare di Chernobyl…..
dall’A.N.S.A., 25 aprile 2006,ore 16.00.

ROMA – Vent’anni fa il disastro nucleare di Cernobyl. Era la notte fra il 25 e il 26 aprile del 1986 infatti quando si verifico’ l’esplosione del reattore numero 4 della grande centrale nucleare sovietica che lancio’ nell’atmosfera enormi quantitativi di sostanze fortemente tossiche, i cui effetti nocivi per gli organismi viventi sono purtroppo presenti ancora oggi.

Le autorita’ sovietiche confermarono ufficialmente l’incidente al reattore con tre giorni di ritardo, con un comunicato del consiglio dei ministri letto in televisione, nel quale si parlava anche genericamente di due morti in seguito all’esplosione e dell’immediato ordine di evacuazione per i circa 25.000 abitanti di Cernobyl, cittadina che si trova a 125 km da Kiev, capitale dell’Ucraina e, con i suoi 2,3 milioni di abitanti, terza maggiore citta’ dell’allora impero sovietico dopo Mosca e Leningrado.

Per spegnere l’incendio del reattore, il governo sovietico chiese l’aiuto della Svezia e della Germania, e anche gli Usa, la Francia e altri Paesi occidentali si dissero pronti a intervenire per domare le fiamme del reattore.

Dieci giorni dopo il disastro, questa la ricostruzione ufficiale dell’incidente fornita dalla Pravda, il quotidiano del partito comunista sovietico: ”Si e’ incendiata la pavimentazione bituminosa della sala (dove si trova il reattore). Gli stivali dei pompieri affondavano nel bitume liquefatto e l’aria era difficilmente respirabile. Piu’ tardi gli esperti constateranno che l’eroismo dei pompieri ha limitato considerevolmente le proporzioni dell’avaria. Nonostante cio’ e’ successo quello che i fisici avevano sempre temuto piu’ di ogni altra cosa: il reattore e’ stato danneggiato. Una parte di radioattivita’ e’ stata proiettata in alto e successivamente all’interno del reattore e’ scoppiato un incendio.

Spegnere l’incendio era estremamente complicato perche’ non era possibile usare ne’ l’acqua, ne’ sostanze chimiche che, a causa dell’alta temperatura, evaporerebbero all’istante e finirebbero nell’ atmosfera. Si e’ creata una situazione estremamente complicata e difficile, ma sotto controllo”.

L’incidente provoco’ la diffusione nel’atmosfera di sostanze pesantemente inquinanti e tossiche: circa 45 milioni di curie di xeno 133, 7 milioni di curie di iodio 131, un milione di curie di cesio 134 e 137. La diffusione di radionuclidi nell’atmosfera prosegui’ dalla notte dell’incidente fino al 10 maggio in modo crescente per poi diminuire lentamente col passare del tempo. Quello di Cernobyl e’ il piu’ grave disastro nucleare della storia: provoco’ immediatamente 31 vittime, mentre e’ incalcolabile il numero di persone, stimate in migliaia, che in seguito all’esposizione diretta alle radiazioni si sono ammalate piu’ o meno gravemente ed hanno perso la vita.

Il disastro colpi’ naturalmente anche l’agricoltura. La Comunita’ europea, che allora si chiamava Cee, gia’ 4 giorni dopo l’incidente, decise di cedere all’Unione Sovietica oltre 200 mila tonnellate di orzo e piu’ di 80 mila di grano tenero, tratte dalle sue scorte. La nube radioattiva provocata dall’esplosione contamino’ 150 mila chilometri quadrati attorno alla centrale, mentre il vento spinse le particelle radioattive fino all’Europa. La nube tossica attraverso’ i cieli della Gran Bretagna, della Turchia, della Romania, mentre in Olanda, Svizzera e Belgio per un breve periodo fu registro’ un significativo innalzamento dei livelli di radioattivita’.

L’emissione di radiazioni nucleari dall’impianto danneggiato ando’ avanti per molti giorni, e solo a novembre il reattore esploso fu sigillato in una specie di sarcofago di cemento armato, all’interno del quale si trovano ancora 180 tonnellate di uranio. Per mesi ci furono polemiche, soprattutto da parte dei Paesi occidentali, che accusavano le autorita’ sovietiche di non aver subito dato l’allarme al mondo e di non aver messo a disposizione degli scienziati di altri paesi tutte le informazioni sul disastro nucleare, in modo da limitare i danni e salvare molte vite. L’impianto nucleare di Cernobyl ha smesso di funzionare solo nel 2000.

(foto da southport.jpl.nasa.gov)

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500.000 morti per l’incidente nucleare di Chernobyl…..


Il premier italiano Berlusconi, lo scorso 24 marzo, ha cercato di imporre ai partners comunitari la ripresa in grande stile dell’energia nucleare, smentito, dopo poche ore, dal Presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, e dal Presidente di turno dell’U.E., l’austriaco Wolfgang Schussel. Qualche notizia su una realtà non marginale relativa all’utilizzo dell’energia nucleare per riflettere sulle recenti “pulsioni” di qualche governante italiano che vorrebbe rivedere la decisione popolare referendaria del 1987.. buona lettura…

Nuovi studi criticano le stime dell’Aiea e dell’Oms. Nucleare: 500.000 morti a Chernobyl.
ANSA – LONDRA, 25 MAR. 2006, ore 19.14 – Nei 20 anni trascorsi dalla catastrofe nucleare di Chernobyl mezzo milione di persone sono morte per la nube radioattiva. Altre 30.000 moriranno nei prossimi anni. A questa conclusione sono giunti alcuni ricercatori analizzando piu’ di cinquanta studi scientifici, secondo quanto riferisce il quotidiano britannico ‘The Guardian’. Le nuove stime contrastano con quelle molto piu’ modeste dell’Oms e dell’Aiea, che prevedevano un massimo di 4.000 vittime.

ANSA – BRUXELLES, 26 SET. 2005, ore 20.40- Pur riconoscendo che l’energia atomica offre una valida alternativa alla dipendenza dal petrolio, diminuendo la produzione di gas a effetto serra, la maggioranza dei cittadini europei continua ad opporsi allo sviluppo delle centrali nucleari. E in Italia la media dei critici e’ anche superiore a quella dell’Ue: e’ quanto emerge dall’ ultimo Eurobarometro pubblica sul tema, reso noto oggi a Bruxelles. Il sondaggio, condotto tra febbraio e marzo 2005, indica inoltre che quasi la meta’ degli europei ha una scarsa conoscenza in materia nucleare, e che per avere informazioni al riguardo preferisce rivolgersi alle organizzazioni ambientaliste o ai ricercatori indipendenti, piuttosto che ai governi o ai media. La stragrande maggioranza degli intervistati sostiene inoltre un accresciuto ruolo dell’Unione europea nella gestione della materia. Ancora memori del disastro di Chernobil nel 1986, il 55% dei cittadini europei si dicono contrari all’energia prodotta dalle centrali nucleari. I favorevoli sono invece il 37%. In Italia coloro che si schierano per il nucleare sono in media anche di meno: soltanto il 30% del campione. I piu’ favorevoli sono invece gli ungheresi (65%) e gli svedesi (64%). La maggioranza dei cittadini dell’Unione europea e’ inoltre contraria al nucleare anche se i rischi collegati alla gestione delle scorie dovessero diminuire. Eppure, in favore dell’energia atomica, emerge il dato in base al quale coloro che hanno un buon livello di informazione sulla materia appoggiano in maggioranza (52%) lo sviluppo delle centrali. Se i bene informati sono favorevoli al nucleare, e’ anche vero pero’ che sono una minoranza della popolazione, visto che ne rappresentano soltanto il 25%. Per contro, il 57% del campione risponde in modo errato o non risponde affatto alle domande dell’Eurobarometro sulla gestione delle scorie radioattive. In ogni caso, per aumentare la propria conoscenza della materia, gli europei preferiscono chiaramente le organizzazioni non governative (39% degli intervistati) o i ricercatori indipendenti (38%). La fiducia per i governi e per i media in materia nucleare e’ invece in forte calo: rispettivamente al 19% rispetto al 29% registrato nel 2001, e al 13% dal 23%. Di fronte al forte rischio che i cittadini europei collegano al nucleare e alla gestione delle scorie, l’Unione europea e’ chiamata a svolgere un ruolo piu’ ampio, soprattutto nel monitoraggio delle attivita’ degli stati: ben l’89% degli intervistati si dice favorevole ad attribuire a Bruxelles questa funzione. La stessa percentuale del campione sostiene inoltre il bisogno di una politica armonizzata per il settore, visto il suo impatto internazionale.

(foto da whyfiles.org)

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