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Coincidenze puramente casuali.

Giornata mondiale dell’ambiente.

 

In occasione delle Giornata mondiale dell’ambiente, il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-Moon ha invitato tutti i cittadini del mondo a "fare passi concreti per rendere il Pianeta più verde e pulito", noi aggiungiamo che i piccoli passi possono essere fatti anche partendo dal proprio giardino e invitiamo tutti a sostenere le battaglie in difesa delle spiagge sarde e in difesa delle fonti di produzione di energia non inquinanti. La Terra e i suoi futuri abitanti ci ringrazieranno.

Prosegui la lettura…

Firenze, lavori sul Mugnone. Devastanti. E non si tratta di Calandrino e Buffalmacco…

Firenze, ancora “strage” di alberi.

Tornano le motoseghe a Firenze !

Firenze, sul podio per l’eco-mobilità: è già Carnevale ?

Il sistema tranviario fiorentino sotto esame da parte della Commissione Europea.

Fiorentini, in Tribunale per la propria qualità dell’aria !

Ancora pessima qualità dell’aria a Sarroch, una richiesta formale d’intervento !

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Nuova direttiva sulla qualità dell’aria, “guerra” alle micro-polveri !

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Che aria tira in Sardegna?

Cagliari, una delle capitali dell’aliga.

4 Luglio 2007 Commenti chiusi


Ci hanno riempito le orecchie con slogan dal tono enfatico tipo “Cagliari, capitale del Mediterraneo” o “Cagliari, città turistica“. Una delle verità, invece, è che Cagliari in questi ultimi anni è sempre più sporca. Funziona male la raccolta differenziata dei rifiuti e, se possibile, funziona ancor peggio la mente bacata di tanti maleducati.

Lo scorso 3 luglio l’assessore comunale ai servizi tecnologici Gianni Giagoni, rispondendo ad un’interrogazione consiliare del consigliere Paolo Casu (gruppo misto), ha affermato che nel solo 2006 sono stati rinvenuti presso i 6.014 cassonetti per i rifiuti circa 4.000 frigoriferi, 12.000 materassi e 6.000 lavatrici, nonostante il servizio di ritiro diretto dei materiali ingombranti.

Forse il servizio non funziona al meglio, però. Da oltre un anno e mezzo i residenti e l’amministratore condominiale di Piazza Salento tempestano di telefonate il meritorio servizio comunale, tuttavia nessuno si è fatto vivo per recuperare la carcassa di moto bruciata (vds. foto) che allieta, contemporanea opera d’arte casteddaia, la piazza.

Si sono rivolti a noi, come se potessimo fare miracoli. Ci proviamo, comunque. E se ‘sto rottame il meritorio servizio comunale lo manderà a riciclaggio sarà un vero e proprio piccolo miracolo…..

Gruppo d’Intervento Giuridico

(foto M.L., archivio GrIG)

Cala Mosca, cala dell?aliga?


Nell?aprile scorso il sindaco di Cagliari Emilio Floris annunciava lo svolgimento in corso di una serie di attività di fruizione turistica e di bonifica ambientale sulla Sella del Diavolo ed a Cala Mosca. 516 mila euro (su 2,5 milioni) sarebbero già stati spesi soprattutto per ripulire le aree dalle discariche abusive. Ancora lo scorso 6 giugno l?assessore comunale cagliaritano ai servizi tecnologici Gianni Giagoni annunciava l?avviata pulizia di Cala Mosca con lo svolgimento di una correlata attività di sensibilizzazione ambientale con i fondi del programma regionale ?Sardegna fatti bella?.

Già dal 24 maggio 2007 le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico avevano dovuto reiterare un esposto richiedendo la bonifica ambientale di un?area ormai a rischio salute pubblica. L?avevano già fatto il 10 luglio 2006, senza esito purtroppo. Anche la ASL 8 – Servizio igiene edilizia, urbanistica, ambienti confinati aveva già chiesto (nota 10341 del 4 settembre 2006) alle pubbliche amministrazioni competenti (Comune di Cagliari, Regione autonoma della Sardegna) di effettuare la bonifica ambientale del costone di Cala Mosca, ponendolo in sicurezza e interdicendo l’accesso alle auto, nonché di interdire gli accessi veicolari alle piazzole sul mare e l’istituzione di un servizio di vigilanza contro gli abusi ambientali.

Gli operatori della ASL, durante il sopralluogo effettuato il 19 agosto 2006, avevano verificato quanto già denunciato dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, confermandolo pienamente: «l’area compresa tra collina e strada ? è diventata un’area di deposito di rifiuti e materiali inerti derivanti da attività edili, anche recenti ? in vari punti il costone di roccia è instabile e le recinzioni poste a protezione non sembrano sufficienti ? verso il mare ci sono alcune piazzole cui è possibile accedere con le auto ? tali zone sono estremamente pericolose ? sono senza protezione».

In realtà, non pare che sia stato fatto gran chè, come testimonia questa foto scattata da alcuni giovani bagnanti nel pomeriggio di sabato 30 giugno 2007 in una delle piccole calette del litorale di Cala Mosca, dove si affollavano in mezzo ai rifiuti grandi e piccini in cerca di refrigerio.

Che cosa aspetta il Comune di Cagliari per intervenire sul serio, anche e soprattutto con un?adeguata vigilanza ?

Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico

(foto C.B.C., archivio GrIG)

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Qualità dell?aria a Sarroch, si deve provvedere alla salute pubblica !


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato una specifica richiesta (16 giugno 2007) al Ministero dell?ambiente, al Comune di Sarroch, agli Assessorati regionali della sanità e della difesa dell?ambiente, all?Assessorato alla tutela dell?ambiente della Provincia di Cagliari per l?adozione dei necessari provvedimenti di tutela della salute pubblica in relazione alla grave situazione della qualità dell?aria nel territorio comunale sarrochese.

Infatti, dagli ultimi dati recenti validati e resi pubblici, il rapporto sulla qualità dell?aria relativo all?anno 2005, elaborato dalla Provincia di Cagliari sulla base dei dati rilevati dalle stazioni della propria rete di rilevamento, emerge chiaramente una situazione di rischio per la salute pubblica nel territorio comunale di Sarroch determinata dai seguenti dati:
* nel corso del 2005 la concentrazione di biossido di zolfo (stazione di rilevamento CENSH2) ha superato due volte la soglia di allarme di 500 mg/mc per tre ore consecutive e per ben 59 ore non consecutive è stata superata la detta soglia, con una punta oraria di addirittura 1.365 mg/mc. E? stato, inoltre, superato per 126 volte il valore orario di 350 mg/mc, mentre tale valore non deve essere superato per più di 24 volte in un anno. Infine, per ben 11 volte è stato superato il limite di 24 ore per la protezione della salute umana;
* nel corso del 2005 la concentrazione di ?polveri sottili – PM 10? (stazione CENHS9) ha superato per 55 volte il limite di 50 mg/mc, contro un limite massimo annuo di 35 volte.

Il sistema di monitoraggio provinciale della qualità dell?aria ? installato in base a previsione di legge (D.P.R. n. 203/1988, D.P.C.M. 28 marzo 1983, D.M. 25 novembre 1994) ? verifica giornalmente i livelli di inquinamento dell’aria di alcune zone industriali (es. Portoscuso, Sarroch, Macchiareddu, ecc.) ,fornendo quotidianamente le medie dei rilevamenti effettuati. I dati riportati sono elaborati ai sensi e per gli effetti di cui al D.M. 2 aprile 2002, n. 60, attuativo delle direttive nn. 1999/30/CE (valori limite per biossido di zolfo, ossido di azoto, particelle, piombo), 2000/69/CE (valori limite per benzene, monossido di carbonio) e 2002/03/CE (valori limite per l?ozono).

Quali sono i rischi per la salute umana ?

Per le polveri sottili ? PM 10: ?Recenti studi hanno evidenziato un ruolo preminente delle polveri nel produrre effetti dannosi a carico dell’apparato respiratorio. La loro pericolosità è dovuta alle sostanze di cui sono composte e a ciò che trasportano, ma anche dalla dimensione minuta. Particelle così piccole sono capaci di entrare nell’apparato respiratorio neutralizzando tutte le difese e i tentativi del corpo umano di farle uscire. L’azione nociva delle polveri varia in rapporto alle dimensioni delle particelle: quelle con diametro superiore a 30 micron vengono trattenute nella parte alta dell’albero respiratorio ed espulse con colpi di tosse; quelle con diametro inferiore a 3 micron raggiungono direttamente gli alveoli polmonari ove si arrestano?. (fonte: sito web istituzionale del Comune di Cagliari, www.comune.cagliari.it).

Per il biossido di zolfo: ??ha un effetto irritante sulle prime vie respiratorie .. provocando spesso un senso di stanchezza. In associazione alle polveri e particelle liquide, nelle quali viene assorbito, può raggiungere gli alveoli polmonari sui quali esercita direttamente una azione tossica ben più grave. Provoca crisi asmatiche, in particolare nei soggetti che già soffrono di asma bronchiale. L?esposizione cronica determina aggravamenti di patologie dell?apparato respiratorio, quali polmonite, bronchiti, tracheiti?. (fonte: sito web istituzionale del Comune di Cagliari, www.comune.cagliari.it).

Nei più recenti studi (il rapporto ?Ambiente e salute nelle aree a rischio della Sardegna? e il ?Rapporto Sarroch ambiente e salute?, 2 ottobre 2006, di Annibale Biggeri, Dolores Catelan e Fabio Barbone) è stata descritta la mortalità e i ricoveri ospedalieri per l?area di Sarroch che comprende i comuni di Sarroch ma anche di Villa San Pietro, Capoterra e Assemini, per una popolazione di 52.385 abitanti (censimento 2001) sono contenute valutazioni poco rassicuranti.

?I risultati dell?area di Sarroch vanno commentati alla luce di precedenti indagini condotte nell?area. I lavoratori dello stabilimento di Assemini, dove veniva prodotto cloruro di vinile monomero da dicloroetano e polimero, sono stati inclusi nello studio di coorte degli esposti a cloruro di vinile monomero in Italia; i soggetti sono stati identificati dai cedolini degli stipendi del 1973 e del 1980 e per essi non è stata condotta l?analisi di mortalità, a causa della scarsa qualità dei dati disponibili. ? I risultati preliminari dello studio DRIAS (Disturbi Respiratori nell?Infanzia e Ambiente in Sardegna (www.drias.it) hanno rilevato nei bambini delle scuole elementari di Sarroch una frequenza più elevata di sintomi ostruttivi e bronchitici rispetto ai coetanei delle scuole nei comuni di confronto. La campagna di misurazioni della qualità dell?aria con dosimetri passivi, parte della suddetta indagine, ha documentato e confermato livelli alti di concentrazione di anidride solforosa a Sarroch, come anche di BTX (benzene, toluene, cilene), sia in corrispondenza di una delle centraline della Provincia che nelle scuole di Via Carducci e Via Fermi. ? Il sistema di monitoraggio della qualità dell?aria della Provincia di Cagliari ha documentato, http://www.provincia.cagliari.it/ambiente/qa/index1.html, la presenza, ancora nel 2005, di concentrazioni di anidride solforosa superiori ai limiti di legge (125 mg /m3 , media giornaliera). ? La raffinazione del petrolio e l?industria chimica di base sono rilevanti attività produttive nell?area di Sarroch, le conoscenze epidemiologiche su tali attività sono un elemento di lettura dei risultati osservati. L?evidenza epidemiologica relativa alla raffinazione del petrolio documenta un aumento di rischio per il tumore della cute, e i tumori del sistema linfoematopoietico; essa suggerisce incrementi di rischio per il tumore del polmone, della vescica, e del fegato.

Ed ancora ?Sulla base dell?evidenza epidemiologica disponibile il ruolo delle esposizioni occupazionali negli incrementi di rischio osservati negli uomini per malattie dell?apparato respiratorio, tumori di polmone, pleura, fegato e tessuto linfoematopoietico può essere considerato possibile; anche il forte rischio per pneumoconiosi, in diminuzione tra i più giovani, probabile retaggio dell?attività mineraria ora dismessa, segnala il ruolo di esposizioni lavorative, per esse va considerata anche la possibilità di codifiche opportunistiche. Per il tumore della pleura, a prevalente eziologia occupazionale, è necessario avviare la sorveglianza epidemiologica e l?analisi delle modalità di esposizione per i casi incidenti di mesotelioma maligno sull?intero territorio regionale. Agli aumenti di rischio per patologie tumorali e non tumorali dell?apparato respiratorio ha probabilmente contribuito l?inquinamento dell?aria da fonti industriali, documentato da misurazioni della qualità dell?aria che soffrono del limite di riferirsi ad anni recenti.?

In particolare, si ricorda che il Rapporto sullo stato di salute delle popolazioni residenti in aree interessate da poli industriali, minerari e militari della Sardegna è stato promosso dall?Assessorato regionale della sanità grazie all?Osservatorio epidemiologico regionale ed a fondi del Quadro comunitario di sostegno ? P.O.N. ATAS 2000-2006 gestito dal Ministero della salute e dalla Società E.S.A., riguarda 18 aree del territorio regionale e prende in esame, in relazione ai residenti in Sardegna, l?evoluzione della mortalità nel periodo 1981?2001 (oltre 279.000 decessi) e la prevalenza delle patologie in base all?archivio dei ricoveri 2001?2003 (oltre un milione di ricoveri). A Sarroch ha evidenziato un eccesso nel periodo complessivo preso in esame, rispetto alla media regionale, del 13 % per i tumori del polmone.

Più specificamente, lo studio Drias (Disturbi Respiratori nell’Infanzia e Ambiente in Sardegna, sempre fondi del Quadro comunitario di sostegno ? P.O.N. ATAS 2000-2006 gestito dal Ministero della salute) ha preso in esame i disturbi respiratori dei bambini che vivono nelle aree a rischio ambientale della vecchia Provincia di Cagliari. I risultati relativi a Sarroch si commentano da soli: vi è il doppio della media generale dei ricoveri per asma, tali dati sono confermati dall?archivio dei ricoveri regionali (+ 11 % dei bambini e + 28 % delle bambine, età 0-14 anni). I dati confermano gli indici della mortalità ISTAT 1997-2001 e le schede di ricovero ospedaliero: a Sarroch si verificano eccessi rispetto alla media regionale tra gli uomini del 10 % per le malattie dell?apparato respiratorio e del 13-24 % per i tumori al polmone, tra le donne del 10-16 % per le malattie dell?apparato respiratorio e del 20 % per i tumori al polmone.

E? inutile nascondersi dietro un dito: la qualità dell?aria nella zona di Sarroch dipende dalla presenza di un importantissimo polo industriale. Dalla Saras s.p.a. (la prima raffineria italiana con il 15 % del petrolio trattato, quasi 5 miliardi di euro di fatturato, circa 200 milioni di euro di aiuti pubblici in dieci anni, circa 1.100 dipendenti e centinaia di posti di lavoro indiretti, ma anche ? secondo l?Eper, il registro europeo delle emissioni inquinanti, dati 2004 ? al 3° posto in Italia per emissioni di PM 10 con 275 tonnellate annue, all?11° posto per gli ossidi di zolfo con 8.180 tonnellate annue) alla Liquigas, dalla Polimeri Europa (400 addetti e pesanti emissioni di biossido di zolfo e di idrocarburi policiclici aromatici) alla Sasol Italy, solo per considerare le principali industrie.

Davanti ad una situazione che non si può certo definire delle più felici, gli Amici della Terra ed il Gruppo d?Intervento Giuridico hanno chiesto che vengano adottati i provvedimenti amministrativi previsti dall?art. 39 del D.M. n. 60/2002 in base ai piani di risanamento e tutela della qualità dell?aria (artt. 7-8 del decreto legislativo n. 351/1999 e 4 del D.P.R. n. 203/1988) ovvero ? in caso di inadempienza ? l?esercizio dei poteri sostitutivi statali di cui all?art. 5 del decreto legislativo n. 112/1998.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto C.B., archivio GrIG)

Riferimenti: rapporto D.R.I.A.S.

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Area vasta di Cagliari, capitale dell?aliga !

6 Giugno 2007 Commenti chiusi


Dopo i mille avveniristici e magnifici proclami della “Cagliari capitale del Mediterraneo” ecco un po’ di sana realtà. Buona lettura…

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 6 giugno 2007

Nucleo elicotteri di Elmas e Noe per un mese hanno controllato 45 aree: 31 quelle fuori legge.
Dilagano le discariche abusive. Il triangolo nero è tra Cagliari, Quartu e Dolianova. Lavoro per i sindaci che devono ripristinare i luoghi compromessi.
Alessandra Sallemi

CAGLIARI. Basta un muretto, una siepe, un filare di cespugli, ma anche i canneti alti che spesso quasi abbelliscono il lato strada e il paravento naturale per discariche abusive o «sversamenti» è presto fatto. C?è voluto l?elicottero per scovare discariche recintate e organizzate, naturalmente senza uno straccio di autorizzazione, non lontane da Quartu, da San Vito, da Cagliari, ma invisibili alle migliaia di persone che ogni giorno passano lungo la statale 554 oppure sulla 125. Nell?operazione condotta dai carabinieri del nucleo elicotteri di Elmas e del nucleo operativo ecologico della provincia sono coinvolte 31 persone.
E? stata un?operazione «cielo-terra»: gli elicotteristi agli ordini del maggiore Domenico Savino trasmettevano alle stazioni a terra le coordinate delle discariche e dei cumuli di immondizie non organizzati e i carabinieri del posto si muovevano con una direzione certa trovando puntualmente qualcosa da segnalare alla procura della Repubblica, in cinque casi, oppure al sindaco del comune di competenza in altre ventisei. Soprattutto sulle discariche non autorizzate hanno lavorato i Noe guidati dal luogotenente Mariano Natale: c?erano rilievi da fare soprattutto sui materiali accumulati contro tutte le prescrizioni di legge. In ballo infatti non c?è soltanto l?abbruttimento del paesaggio, ma anche l?inquinamento delle falde d?acqua, problema abbondamente documentato che è diventato un allarme nazionale e ha provocato la mobilitazione delle forze dell?ordine. Ieri mattina nella sede del comando provinciale dei carabinieri in via Nuoro il colonnello Loris Anchesi ha tracciato un quadro dei comportamenti deprecabili o del tutto illegali che disseminano la provincia di quadretti indecorosi e in parecchi casi anche pericolosi. Come quando nei cumuli ci sono auto, pezzi di ferro, metalli e oggetti che rilasciano nel terreno nichel, cromo e tutto quello che può arrivare fino ai corsi d?acqua, entrare nel circuito degli acquedotti e quindi nei bicchieri d?acqua che quotidianamente vengono consumati. Le particelle di queste sostanze hanno la terribile capacità di fissarsi per esempio (lo faceva il comandante Anchesi) negli alveoli polmonari e quindi, negli anni, arrivare a provocare anche tumori. Non è fantascienza sanitaria ma accertate cause della moltiplicazione di certe malattie. Non è un mistero, anche se i percorsi restano misteriosi, che i corsi d?acqua scorrono perfino sotto il mare e possono raggiungere terre lontane. E? la globalizzazione della responsabilità ecologica e i carabinieri del comando provinciale ieri hanno reso nota un?attività che non è finita con i quarantacinque ambienti perlustrati in un mese di monitoraggio tra i quali trentuno avevano qualcosa da nascondere. Gli «sversamenti» (cumuli casuali spesso in terreni privati dove il proprietario non è consapevole di quel che sta accadendo in casa sua pur essendone comunque responsabile davanti alla legge ambientale), sono dappertutto, anche lungo le strade di grande traffico, riparati dai cespugli di cui si diceva. Per trovare le discariche dove il titolare del terreno o l?affittuario a qualche titolo ha impiantato un?attività di raccolta dei rifiuti al di fuori di tutte le procedure previste dalla normativa (dalle caratteristiche tecniche dell?impianto, come la impermeabilizzazione dei terreni, alla gestione dei rifiuti che devono risultare in accurati registri) i carabinieri hanno visto dall?elicottero come gli appezzamenti fossero raggiungibili da strade di penetrazione agraria ben distanti dal viavai del grande traffico. Si può lucrare sui rifiuti perché il loro smaltimento ha un costo, lo sanno bene gli imprenditori edili che diminuiscono i loro costi spedendo calcinacci e ferri chissà dove. E? meno comprensibile invece il fenomeno del frigorifero abbandonato (per fare un esempio) sulle sponde del solito Molentargius: il Comune ha un servizio gratuito (che si aziona con una semplice telefonata, il numero è sull?elenco del telefono) di ritiro dei rifiuti ingombranti. «E? un problema culturale», sintetizzava ieri il colonnello Anchesi, ma ci sarà da ripensare abitudini del genere perché i controlli a tappeto sono soltanto cominciati. Le due discariche abusive di Cagliari e di Quartu sono state sigillate, i rifiuti scoperti sono circa di 20 mila metri cubi e 5 mila quelli speciali (la risulta delle produzioni industriali, artigianali, delle attività edili ecc.). Cagliari-Dolianova-Quartu è il triangolo nero dei rifiuti: qui (è scritto nella nota dei carabinieri) risulta accertato il 65 per cento delle violazioni complessive. Molto lavoro per i sindaci: che devono notificare al proprietario l?ordine di ripulire e, se questo fa finta di niente, intanto il sindaco deve far ripristinare l?area e poi si rivale sul proprietario inadempiente. Nelle foto scattate dall?elicottero si riconosce un?area si sversamenti al Poetto, un?altra nella campagna di Quartu. I reati contestati ai 31 proprietari: dall?esercizio di discarica abusiva al deturpamento ambientale e abbandono di rifiuti.

da Il Sardegna, 6 giugno 2007

Il business della raccolta in nero porta al record di depositi abusivi. Jacopo Norfo

Nasce il business dei rifiuti smaltiti in nero. A prezzi stracciati. Nell’era della raccolta differenziata, i nuovi ?furbetti? si organizzano per guadagnare grazie agli utenti poltroni. Quelli che non hanno la pazienza di rispettare l’obbligo di smaltire separatamente la carta, l’umido, i rifiuti organici e soprattutto quelli speciali. I carabinieri del comando provinciale e del Noe la chiamano senza mezzi termini ?la nuova emergenza?. Ma oltre a definirla, sono scesi in campo per contrastarla con un grande spiegamento di forze. E i primi risultati si vedono: cinque persone denunciate all’autorità giudiziaria, altre 26 segnalate all’autorità amministrativa, ma soprattutto trentamila metri cubi di rifiuti solidi urbani smaltiti illegalmente. E ancora due discariche abusive sequestrate, una a Cagliari al Poetto e l’altra a Quartu che correva lungo i confini della statale 554. E ventotto aree di sversamento di rifiuti scoperte dai carabinieri tra i Comuni di Cagliari, Quartu, San Vito, Dolianova, Sanluri, Villacidro e Iglesias. Ce n’è abbastanza per parlare di emergenza, visto che in alcuni casi è stato riscontrato il reato di deturpamento ambientale oltre a quello di esercizio di discarica abusiva. Il triangolo dei rifiuti selvaggi si trovava tra il capoluogo, Quartu e Dolianova, tanto da far venire il forte sospetto negli inquirenti della presenza di un ingente traffico di rifiuti. La discarica-tipo infatti sorge accanto a strade di grande traffico, come sono appunto quelle del Poetto e della statale 554. E le discariche spesso sono lì, senza che neppure gli automobilisti di passaggio possano accorgersene: sono mimetizzate e nascoste dalla vegetazione circostante. Il deposito incontrollato di rifiuti avviene infatti quasi sempre di notte, al riparo da occhi indiscreti. Giù il finestrino dell’auto e via, il sacchetto della non-differenziata (già praticata in diversi Comuni dell’hinterland) vola via. Ma ancora più spesso si tratta di rifiuti speciali: in questa operazione condotta dai Noe ne sono stati trovati cinquemila metri cubi. Materassi, pneumatici, frigoriferi, lavatrici: tutti oggetti indesiderati che qualcuno ha pensato bene di gettare in strada, nonostante a Cagliari il servizio di questa raccolta funzioni alla perfezione e in un solo giorno il Comune manda i tecnici a casa a ritirarli. Forse non tutti lo sanno. Poi ci sono le carcasse d’auto, quasi un classico per colorare il paesaggio delle campagne. Ma il 65 per cento dei rifiuti abusivi era contenuto nel triangolo della vergogna, quello appunto compreso tra Cagliari Quartu e Dolianova. Spesso però, come hanno ricordato anche i militari dell’Arma, sono anche i Comuni a non organizzare un’adeguata raccolta differenziata e a non rispettare le disposizione dettata dalla campagna regionale ?Sardegna fatti bella?. Dai controlli effettuati infatti risulta che solamente il 12 % dei Comuni dell’hinterland rispettano le regole allestendo le aree di raccolta.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Processo contro il villaggio turistico di Porto Pino, dure richieste dell?accusa


Pesanti richieste del pubblico ministero dott. Daniele Caria e dell’avv. Carmela Fraccalvieri, parte civile per le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, al processo contro il villaggio turistico (45 unità immobiliari) posto sotto sequestro nello Stagno di Porto Pino (Sant’Anna Arresi). Obiettivo principale è il ripristino ambientale.

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 16 maggio 2007

Le richieste del pm per gli abusi a Porto Pino. Una ruspa e tre condanne per 36 ville fuori legge. Mauro Lissia

CAGLIARI. Le trentasei villette costruite nell?isola di Corrumanciu sono illegali, il capo dell?ufficio tecnico di Sant?Anna Arresi Paolo Granella è colpevole di abuso d?ufficio: un anno di reclusione. Sei mesi e trentamila euro di ammenda per l?amministratore dell??Isolotto srl? Francesco Monti e per il direttore dei lavori Fulvio Pilloni, responsabili di violazione delle norme ambientali.
Per tutti e tre la sospensione condizionale della pena subordinata al ?ripristino dei luoghi?, vale a dire la demolizione del villaggio realizzato a Porto Pino. Sono le richieste del pm Daniele Caria a conclusione di una requisitoria estremamente analitica svolta ieri mattina davanti al tribunale presieduto da Francesco Sette. Una richiesta di condanna al risarcimento dei danni è arrivata anche dal legale di parte civile Carmela Fraccalvieri in rappresentanza del Gruppo di Intervento giuridico e degli Amici della Terra, le associazioni ecologiste che hanno dato origine con un esposto al procedimento penale.
Nessun dubbio per l?accusa, Corrumanciu è un?isola. E? collegata al mare da alcuni canali e poco importa che il collegamento sia artificiale: «Le sue coste – ha sostenuto Caria – si affacciano su un?area demaniale, lo stagno. E lo stagno è collegato al mare. I dispositivi che regolano l?accesso al mare sono stati realizzati per favorire l?attività di pesca, ma l?acqua dev?essere quella del mare proprio per rendere possibile la pesca». Poi c?è il parco geominerario e qui il magistrato e la parte civile hanno messo un punto importante anche per il futuro: «Corrumanciu si trova all?interno del perimetro del parco, legge alla mano l?attività di estrazione del sale in corso nello stagno è attività mineraria e dunque rientra nella piena tutela del parco. Ma non c?è traccia di un nullaosta firmato dagli organi del parco. E doveva esserci un nullaosta preventivo, da richiedere prima di metter su anche un solo mattone». E? un?osservazione in apparenza ovvia. Eppure finora nessun comune del Sulcis-Iglesiente aveva chiesto autorizzazioni dall?ente parco. Il cui commissario Giampiero Pinna – chiamato in aula dalla difesa – non si è presentato.
Caria ha insistito anche su un altro aspetto, legato alla violazione dei vincoli: «In Italia tutti i beni naturali che si trovano entro la fascia dei trecento metri dal mare sono vincolati, quindi il piano paesaggistico non c?entra, a Corrumanciu era comunque vietato costruire». E Granella per l?accusa è colpevole perchè aveva l?obbligo di sospendere i lavori in corso anche solo sulla base di una denuncia presentata da cittadini: «Lo stabilisce la legge – ha detto Caria – e lo scopo dell?obbligo di sospendere è cautelativo, serve a dare il tempo di accertare se tutto è in regola o no». Granella invece, nel timore di dover pagare risarcimenti, preferì non intervenire «nonostante – ha insistito il pm – la denuncia arrivasse da due associazioni qualificate». La discussione va avanti il 28 giugno alle 11. Parleranno i difensori Guido Manca Bitti e Gianfranco Trullu.

da L?Unione Sarda, 16 maggio 2007

Sant?Anna Arresi. Dura requisitoria al processo per i presunti abusi edilizi nei pressi dello stagno. Pm: 3 condanne per Porto Pino. Chiesto l?abbattimento delle ville di Corrumanciu. Il pm non ha fatto sconti: per i presunti abusi nell?area di Corrumanciu ha chiesto tre condanne, l?abbattimento delle costruzioni del futuro villaggio turistico (36 villette e 9 strutture commerciali) e il ripristino integrale dei luoghi. Andrea Scano

Ha chiesto tre condanne, una maxi ammenda di 90 mila euro e il ripristino integrale dei luoghi. Cioè l?abbattimento di tutte le villette e delle strutture commerciali costruite nell?isoletta di Corrumanciu.
La requisitoria. E? andato giù pesante il pm Daniele Caria, ieri a Cagliari, nel penultimo atto del processo per i presunti abusi edilizi commessi nella località di Porto Pino. Il magistrato, al termine della requisitoria, ha chiesto la condanna a un anno di reclusione con la condizionale per Massimo Paolo Granella, dirigente dell?area tecnica del Comune di Sant?Anna Arresi (accusato anche di abuso di ufficio)) e sei mesi di arresto per gli altri due imputati, Francesco Monti (amministratore dell?immobiliare L?Isolotto srl) e Fulvio Pilloni (il direttore dei lavori). Per ciascuno il pm ha inoltre chiesto l?applicazione di un?ammenda di 30 mila euro ciascuno e il ripristino integrale dei luoghi. E non è tutto: l?avvocato Carmela Fraccalvieri, parte civile a nome del Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra, ha invece chiesto un risarcimento danni di 25 mila euro complessivi. Sono state, infatti, le associazioni ambientaliste a sollevare il caso con un esposto che indusse il Corpo Forestale ad avviare le indagini. Gli ispettori arrivarono alla conclusione che i 45 fabbricati realizzati a Corrumanciu (36 villette e 9 strutture commerciali) non sarebbero stati autorizzati sotto il profilo della tutela paesaggistica. L?isoletta ricade, difatti, dentro lo stagno di Porto Pino.
La difesa. A fine maggio la parola passerà alla difesa, rappresentata dagli avvocati Gianfranco Trullu e Guido Manca Bitti, e quindi ai giudici (il presidente del collegio è Francesco Sette). Ieri, alla ripresa degli , i legali degli imputati hanno tuttavia rinunciato alla deposizione di Giampiero Pinna, commissario del Parco Geominerario. La sua audizione era stata richiesta perché nel corso delle precedenti udienze il Tribunale aveva integrato il capo di imputazione. Sullo stagno e sull?isolotto dov?è in costruzione il villaggio turistico sarebbe, infatti, pesato anche il vincolo derivante dall?appartenenza al Geoparco, oltre a quelli del piano paesaggistico e delle isole monori. Una tesi, quella esposta da un ispettore della Forestale, che ha convinto i difensori a chiedere immediatamente lumi al commissario dell?ente, chiamato a deporre per ieri mattina. Proposito, tuttavia, rivelatosi vano. Il manager aveva, infatti, inviato per tempo un fax segnalando che il Comitato tecnico giuridico appositamente creato non aveva ancora delineato le competenze giuridico istituzionali del Geoparco. I contenuti dell?eventuale testimonianza di Giampiero Pinna rischiavano, così, di rimanere parziali o di rivelarsi errati. Dopo l?inevitabile rinuncia al testa, sono perciò seguiti la requisitoria e le richieste del pm.
Le reazioni. In attesa delle arringhe difensive e della sentenza, le associazioni ecologiste non nascondono però .

(foto C.S., archivio GrIG)

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In nome dell?aliga italiana !


I cittadini italiani ? i campàni innanzitutto ? devono ringraziare i loro rappresentanti politici e amministrativi degli ultimi quindici anni (presidenti di Regione, presidenti di province, assessori all?ambiente) nonché (negli ultimi anni) i vari commissari straordinari per aver portato ad esplodere la gestione dei rifiuti in Campania. Ieri è accaduto in Val di Susa, oggi accade vicino Salerno, a Serre Persano, in un?area protetta. Le Forze dell?ordine caricano e pestano i cittadini che difendono il loro ambiente. Il nostro ambiente, l?ambiente di tutti. Domani si replica chissà dove. Forse a Ottana ? A Portoscuso ? A Porto Torrse ? Questo accade quando non si sa fare il proprio dovere. Per interessi particolari, le scelte di buon senso e di legalità non si fanno, i ?problemi? si ingigantiscono, il lucro dei soliti noti cresce e si finisce come a Serre Persano. Meditate, gente, meditate?

Gruppo d?Intervento Giuridico

da www.beppegrillo.it, 13 maggio 2007

L?Italia tradita

Le cariche sono l?ultima risorsa della politica. Ieri in Val di Susa, oggi a Serre e domani un po? in tutta Italia. I cittadini si difendono come possono dai nostri dipendenti. A Serre il Comune ha fatto opposizione alla discarica al tribunale di Salerno. Il tribunale con un?ordinanza ha giudicato il sito inidoneo a tutela della salute dei cittadini. Va ricordato che nella zona ci sono 15.000 aziende agricole e un parco naturale.
Il Governo in perfetto stile fascista, appellandosi all?emergenza creata dai politici negli ultimi 15 anni, in gran parte presenti nello stesso Governo, vara un decreto legge. Che aggira le decisioni del magistrato. I cittadini si sentono presi per il c..o e cercano di bloccare la discarica. Si sdraiano per terra e cantano l?Inno di Mameli. Sventolano la bandiera italiana. Gli agenti sfondano, fanno passare i camion dell?esercito. I cittadini vengono picchiati, venti contusi e feriti, tre ricoveri in ospedale, un trauma cranico.
Il sindaco di Serre Palmiro Cornetta ha dichiarato: ?Ho intenzione di prendere la fascia e la Costituzione e incendiarle di fronte al Quirinale?.
Amato non si è presentato a Serre per dialogare con i cittadini come ha fatto a Roma con gli zingari dei campi nomadi. E spiegare, ascoltare. Ha invece dichiarato che si è trattato solo di spintonamenti. Come sull?autobus.
Il dialogo con i cittadini è lasciato alla Polizia e all?Esercito. A dei ragazzi in divisa che sono costretti a prendere ordini. I cittadini sono diventati le cause dei problemi, da rimuovere con la forza. La legalità è diventata la causa dei problemi, da aggirare con la politica.
A Serre, come a Vicenza, come in Val di Susa, non chiedere per chi suona la campana, suona sempre per te.

A.N.S.A., 20 maggio 2007

RIFIUTI, NEL NAPOLETANO CUMULI IN FIAMME.

NAPOLI – Cumuli in fiamme a Napoli come in provincia: oltre cento gli interventi dei Vigili del Fuoco effettuati la scorsa notte. Stamattina più di trenta in solo due ore. Così come confermato dalla centrale operativa dei Vigili del Fuoco, nessun comune, ormai, sembra essere risparmiato dal fenomeno degli incendi a cassonetti e cumuli. Se, infatti, sempre più immondizia in fiamme si registra in provincia, a Portici, Castellammare di Stabia, Pomigliano, a non essere risparmiata è anche tutta l’area a ridosso della periferia di Napoli. E, quindi, zone come Pianura, Melito, Quarto, Secondigliano, Scampia, Chiaiano.
RACCOLTA STRAORDINARIA DI IMMONDIZIA Questa mattina a Napoli raccolta straordinaria di rifiuti. La decisione dell’Asia, l’azienda speciale di igiene urbana, e’ arrivata in seguito alla riapertura, ieri sera, degli impianti di Cdr di Caivano e Giugliano e in merito al fatto che, dopo le oltre 24 ore di stop delle attivita’ dei Cdr, si erano accumulate per le strade della citta’ oltre 3000 tonnellate di rifiuti. Approfittando anche del fatto che oggi a Napoli, fino alle ore 13, e’ in atto il divieto di circolazione delle automobili per la domenica ecologica, si sta cercando di rimuovere con oltre venti bob-cat quanti piu’ rifiuti e’ possibile. La raccolta e’ tutt’ora in corso e l’obiettivo e’ scendere con le giacenze a 2500-2600 tonnellate di rifiuti. Un modo per cercare di arginare l’ulteriore aggravamento della situazione determinatasi in seguito al fermo delle attivita’ degli impianti di Cdr che aveva comportato una raccolta pari a molto meno della meta’ dei rifiuti prodotti: rifiuti, quest’ultimi, che si sono andati a sommare alle giacenze. Tutto cio’ sara’ possibile se le attivita’ dei Cdr non si fermeranno di nuovo.

IERI 6 MILA IN PIAZZA.

Emergenza rifiuti a Napoli e in Campania tra proteste e disagi mentre alcuni sindaci vogliano rimettere il mandato nelle mani di Prodi. Ieri sono giunti da tutta Italia nel capoluogo partenopeo per dire il loro no a discariche e termovalorizzatori. In seimila della rete nazionale ‘Rifiuti Zero’, rappresentanti dei No Tav e, tra gli altri, gli aderenti ai comitati anti sversatoi della Campania hanno sfilato lungo le strade della citta’ invase dai sacchetti che l’azienda del Comune non riesce a raccogliere perche’ non sa dove smaltire. I cittadini ormai sono esausti: ieri ai centralini dei vigili del fuoco sono giunte decine e decine di richieste di intervento per spegnere i cassonetti dati alle fiamme.

‘E’ una follia bruciare i rifiuti per strada – ha detto il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa – I cittadini evitino questi comportamenti’. ‘Il danno causato dall’incendio dei cassonetti, per la salute e l’inquinamento, e’ molto piu’ grave dell’ingombro della spazzatura – ha aggiunto – I fumi provocati dagli incendi sono molto pericolosi per la salute. Bisogna stare molto attenti perche’ non e’ quella la soluzione’. Don Luigi Merola, il parroco anticamorra di Forcella, intervenendo alla manifestazione dei ‘Circoli della Liberta’ alla Mostra d’ Oltremare per presentare la Fondazione che sta promuovendo, ”A voce d”e creature’ (‘La voce dei bambini’) che partira’ a giugno ha chiesto l’intervento della magistratura: ‘Perche’ non ci dicono che cosa vogliono fare ? E’ mai possibile che in questa citta’ se camminiamo rischiamo di romperci un femore per lo stato delle strade oppure di ammalarci per i cumuli di rifiuti ?’.

I sindaci della provincia di Napoli aderenti all’ Anci rimetteranno il loro mandato nelle mani di Prodi perche’ ‘insoddisfatti delle soluzioni adottate sulla ‘gravissima emergenza rifiuti”. L’annuncio e’ in un documento sottoscritto dal coordinatore dei sindaci della provincia di Napoli, Vincenzo Cuomo e dai sindaci di Castellammare, Salvatore Vozza, e di Frattamaggiore, Francesco Russo. Il fronte della protesta resta caldissimo: le popolazioni dove dovrebbero sorgere le quattro discariche individuate dal decreto legge emanato la scorsa settimana dal decreto legge sono sul piede di guerra. A Serre, in provincia di Salerno, si vivono solo delle ore di tregua: il presidio dei manifestanti non e’ stato tolto e si attende che i mezzi del Genio dell’esercito lascino il sito di Valle della Masseria per trasferirsi a Macchia Soprana, individuato come soluzione alternativa. E ieri in corteo sono scesi anche i cittadini di Terzigno, alle pendici del Vesuvio, dove dovrebbe sorgere un’altra discarica a servizio del napoletano.

(foto da mailing list ecologista)
Riferimenti: Le cariche della Polizia contro i cittadini di Serre

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Un passo avanti per il Parco nazionale dell’Asinara.

10 Maggio 2007 Commenti chiusi


La Giunta Regionale con delibera n. 15/34 del 19 aprile 2007 ha adottato il Piano del Parco Nazionale dell’Asinara. Un ulteriore passo nell’iter burocratico che porterà alla sua adozione definitiva e permetterà la gestione di quest’area istituita a Parco, ai sensi della legge nazionale quadro n. 394 del 1991 sulla istituzione del sistema delle aree protette in Italia.
Il piano per il parco, redatto dall’Ente di gestione e portato all’attenzione della Giunta rappresenta lo strumento per la tutela dei valori naturali ed ambientali. Dopo l’adozione da parte della Regione, il Piano sarà adesso portato alla visione per quaranta giorni nel Comune interessato (Porto Torres) affinchè chiunque possa far pervenire entro i successivi quaranta giorni le sue osservazioni scritte all’Ente di gestione che darà un suo parere e trasmetterà nuovamente alla Regione la bozza definitiva su cui la stessa si pronuncerà. Atto finale di questo iter, se positivo, sarà l’emanazione del provvedimento di attuazione d’intesa con l’Ente di gestione ed i comuni interessati.
Esaminando la bozza di piano, questo è caratterizzato dalla disciplina dei seguenti criteri:
a) organizzazione generale del territorio e sua articolazione in aree o parti caratterizzate da forme differenziate di uso, godimento e tutela;
b) vincoli, destinazioni di uso pubblico o privato e norme di attuazione relative con riferimento alle varie aree o parti del piano;
c) sistemi di accessibilità veicolare e pedonale con particolare riguardo ai percorsi, accessi e strutture riservati ai disabili, ai portatori di handicap e agli anziani;
d) sistemi di attrezzature e servizi per la gestione e la funzione sociale del parco, musei, centri di visite, uffici informativi, aree di campeggio, attività agro-turistiche;
e) indirizzi e criteri per gli interventi sulla flora, sulla fauna e sull’ambiente naturale in genere.
Conseguenza della fissazione di questi criteri è stata la suddivisione del parco in diverse aree a seconda del diverso grado di protezione, prevedendo:
a) riserve integrali nelle quali l’ambiente naturale è conservato nella sua integrità;
b) riserve generali orientate, nelle quali è vietato costruire nuove opere edilizie, ampliare le costruzioni esistenti, eseguire opere di trasformazione del territorio;
c) aree di protezione nelle quali, in armonia con le finalità istitutive ed in conformità ai criteri generali fissati dall’Ente parco, possono continuare, secondo gli usi tradizionali ovvero secondo metodi di agricoltura biologica, le attività agro-silvo-pastorali nonché di pesca e raccolta di prodotti naturali, ed è incoraggiata anche la produzione artigianale di qualità;
d) aree di promozione economica e sociale facenti parte del medesimo ecosistema, più estesamente modificate dai processi di antropizzazione, nelle quali sono consentite attività compatibili con le finalità istitutive del parco e finalizzate al miglioramento della vita socio-culturale delle collettività locali e al miglior godimento del parco da parte dei visitatori.
Bisogna far rilevare che, pur facendo approvare dalla Giunta la bozza di Piano, l’Assessore all’Ambiente Morittu ha evidenziato alcuni punti di criticità che saranno portati all’attenzione dell’Ente di gestione.
Comunque un passo in avanti per una più compiuta tutela ambientale di un ecosistema unico del Mediterraneo.

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

P.S. l’articolo, già pubblicato il 22 aprile 2007, viene ripubblicato per ragioni di corretta visualizzazione della foto.

(foto R.I., archivio GrIG)

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Il Ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio su S.I.C. e Z.P.S.


Un po’ di informazione su S.I.C. e Z.P.S. per sfatare la disinformazione interessata di troppi personaggi in cerca d’autore. Buona lettura…

Gruppo d’Intervento Giuridico

da www.regione.sardegna.it, 7 maggio 2007

Le Zone di protezione speciale e i Sic non sono aree naturali protette.
In un incontro tra il Ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio, e l’assessore regionale Morittu confermate le posizioni della Giunta: Zps e Sic non sono aree naturali protette.

CAGLIARI, 4 MAGGIO 2007 – Il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, in un incontro con l’assessore regionale dell’Ambiente, Cicito Morittu, per la predisposizione dell’intesa Stato-Regione sulle misure di valorizzazione e salvaguardia delle Zone di protezione speciale, ha confermato la tesi della Regione che esclude l’equivalenza, ai sensi della legge 394/91, tra aree protette, Zone di protezione speciale e Siti di interesse comunitario (Sic).

Pecoraro Scanio ha dichiarato infatti che “nel decreto ministeriale che sarà emanato nelle prossime settimane sui criteri minimi uniformi di conservazione e valorizzazione delle Zps e Zsc (già Sic siti di interesse comunitario), sarà chiarito definitivamente che le Zps e i Sic non sono aree naturali protette ai sensi della legge 394/91 sui Parchi nazionali”. Pertanto, tenuto conto della specialità della Regione Sardegna, “si procederà alla stipula dell’intesa Stato-Regione che stabilirà i criteri minimi di gestione per tutte le Zps isolane”.

L’assessore Morittu ha riferito inoltre che “l’Intesa sarà corredata di un allegato tecnico sulle specifiche misure di protezione per le singole tipologie di Zps le quali saranno concordate nell’ambito di una conferenza regionale dei comuni interessati dalle perimetrazioni. La conferenza rappresenterà il momento conclusivo dell’ampia consultazione delle comunità e degli enti locali che l’Assessorato sta svolgendo in queste settimane; seguirà l’esame da parte della Giunta regionale e la successiva sottoscrizione definitiva dell’Intesa”.

La gestione delle Zone di protezione speciale, così come già accaduto per i Siti di interesse comunitario, sarà affidata agli enti locali i quali si dovranno dotare di un apposito Piano di gestione, redatto secondo le procedure di attiva partecipazione di tutti gli operatori economici e dei cittadini residenti nei diversi territori. Il processo di realizzazione della rete Natura 2000 consentirà conseguentemente di attivare nuove e più consistenti risorse finanziarie a favore delle aree ad alta valenza naturalistica, sostenendo le iniziative di sviluppo eco-sostenibile di valorizzazione dell’importante patrimonio paesaggistico, naturale, rurale e produttivo presente in queste aree.

(foto P.F., archivio GrIG)

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Ampliamento dell’aereoporto di Olbia ? Si, ma non verso il Padrongianos !


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato un esposto (6 aprile 2007) alle amministrazioni pubbliche (Ministero per i beni e attività culturali, Ministero dell?ambiente, Assessorati regionali dell?urbanistica, dei beni culturali, della difesa dell?ambiente, Comune di Olbia, Soprintendenza ai beni ambientali di Sassari), al Corpo forestale e di vigilanza ambientale ed alla Commissione europea competenti in relazione alla predisposizione del progetto di ampliamento dell?aeroporto ?Costa Smeralda? di Olbia da parte della società di gestione Geasar s.p.a. in un?area a ridotta distanza dal mare in loc. Padrongianos. Tale progetto riguarderebbe, tra l?altro, l?ampliamento delle strutture di servizio (nuovo deposito carburanti avio, nuovo distaccamento aeroportuale Vigili del Fuoco con logistica velivoli antincendio, ecc.) in direzione del Rio Padrongianos e dell?omonima zona umida della foce. Le fonti di finanziamento si suppone possano esser reperite in fondi comunitari, nazionali e regionali. in data 15 febbraio 2007 è stato pubblicato sul Quotidiano regionale ?La Nuova Sardegna? l?avviso di inizio procedimento di predisposizione di vincolo di esproprio mediante variante urbanistica al vigente P.R.G. secondo le procedure del testo unico sugli espropri (D.P.R. n. 327/2001 e successive modifiche ed integrazioni).

L?area è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni), mentre nella contigua zona umida di Caprile ? Foci del Padrongianos sono presenti specie avifaunistiche protette (cormorani, garzette, aironi, fenicotteri, ecc.) e l?unica stazione sarda del Limonarium monopetalum. La fascia dei mt. 300 dalla battigia marina è tutelata anche con vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993. Nel piano paesaggistico regionale ? P.P.R., recentemente approvato con deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006, l?area appare ricompresa nell?ambito di paesaggio costiero n. 18 ?Golfo di Olbia? (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata, pro parte, ?area semi-naturale? (Praterie, boschi), ?area ad utilizzazione agro-forestale? (colture erbacee specializzate) e ?edificato urbano? (insediamenti recenti). Essendo comunque il Comune di Olbia sprovvisto di P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie (art. 1 della legge n. 1902/1952 e successive modifiche ed integrazioni) di cui all?art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R. Inoltre, i progetti per la realizzazione di aeroporti devono essere sottoposti al preventivo e vincolante procedimento di ?verifica preventiva? ? screening (direttiva n. 97/11/CE, D.P.R. 12 aprile 1996 e successive modifiche ed integrazioni, legge regionale n. 1/1999, art. 31, e successive modifiche ed integrazioni) finalizzato a considerare se si debba procedere o meno al successivo procedimento di valutazione di impatto ambientale ? V.I.A..

C?è fondamentalmente da chiedersi perchè l?ampliamento dell?aereoporto debba esser effettuato in direzione di una zona umida che dovrebbe costituire un vanto per il litorale periferico di Olbia. Le medesime strutture potrebbero esser ubicate altrove senza provocare danni ad un parco urbano (il Padrongianos e le sue foci) che finora ha avuto poca fortuna.

Sono, quindi, parecchi gli aspetti ambientali e finanziari che necessitano dei doverosi accertamenti, fondamentali per salvaguardare un patrimonio ambientale continuamente a rischio a causa di una trasformazione antròpica arrembante quanto negativa.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Festa dell?acqua a Monte Claro !

17 Marzo 2007 Commenti chiusi


Una buona iniziativa: prosegue la campagna per la raccolta di firme per la proposta di legge nazionale per la proprietà pubblica dell?acqua. Domenica 18 marzo 2007, dalle ore 10.00, nel parco di Monte Claro, a Cagliari.

Comitato territoriale “Sardegna”: Acli Sassari, Arci Sassari, Associazione Amici della Terra (CA), Associazione Amici della Terra (OR), Associazione Amici di Sardegna, Associazione Asquer (CA), Associazione cultura e solidarietà… ricordando Tiziana, Associazione culturale Io Precario, Associazione culturale La Città di Ar, Associazione “Il Seme” – Oristano, Associazione D?Altra Parte – Oristano, Associazione Lavoratori Produttori Agroalimentari Cgil – Sardegna, Associazione Mondo Amico (NU), Associazione Onlus “Sa vida” (OR), Associazione Rete Nuovo Municipio – Sezione di Quartu Sant?Elena (ARNM Quartu), Associazione Terra Cagliari, Banca del tempo di Guspini (CA), Cagliari Social Forum, Circolo Arci di Guspini provincia di Cagliari, Circolo di Rifondazione Comunista “Che Guevara” di San Nicolò d?Arcidano (OR), Circolo di Rifondazione Comunista di Ghilarza (OR), Circolo di Rifondazione Comunista “Giovanna Chessa” di Cagliari, Circolo di Rifondazione Comunista “Peppino Impastato” di Oristano, Circolo intercomunale di Rifondazione Comunista – Sinistra Europea “Teresa Noce” Oristano 2, Cittadinanzattiva Oristano, Cobas Cagliari, Cobas Nuoro, Cobas Sassari, Cooperativa Sociale “Comunità Il Seme” ONLUS – Oristano, Direttivo cittadino Socialisti Democratici Italiani di Cagliari, Federazione provinciale dei Socialisti Democratici Italiani di Cagliari, Federazione provinciale dei Verdi per la pace di Cagliari, Forum Sociale “Chentus Concas”, FP Cgil Cagliari, FP Cgil Sardegna, FP Cgil Sassari, Emergency di San Vero Milis (OR), Gli invisibili – La Maddalena, Gruppo consigliare “Guspini futura”, Gruppo intervento giuridico Oristano, Gruppo lavoratori Abbanoa, Ingegneria Senza Frontiere – Cagliari, Legambiente Sassari, Libreria La Pergamena – Oristano, Manitese Cagliari, Meetup Amici di Beppe Grillo – Cagliari, Meetup Amici di Beppe Grillo – Oristano, O.S.V.I.C. Organismo di Volontariato Internazionale – Oristano, Partito dei Comunisti Italiani di Sassari, Partito della Rifondazione Comunista di Sassari, Rete 28 aprile – Cagliari, Rete 28 aprile – Sassari, Rete Lilliput nodo di Oristano, Sezione “Don Milani” dei Democratici di Sinistra di Sassari, Sezione “Enrico Berlinguer” D.S. Sinistra Federalista Sarda Unità di base di Sassari, Sezione “Giovanni De Murtas” del Partito dei Comunisti Italiani di Cagliari, Slow Food – Oristano, Verdi per la Pace di Sassari, WWF Oristano, WWF Sassari

(logo manifestazione)
Riferimenti: Forum italiano dei movimenti per l?acqua

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Revisione del Codice dell’ambiente, lo stato dell’arte.

5 Marzo 2007 Commenti chiusi


STATO DI ATTUAZIONE DELLA REVISIONE DEL DECRETO LEGISLATIVO N. 152/2006 (Codice dell’ambiente) al 15 febbraio 2007

a cura del Sen. Sauro TURRONI - Presidente della Commissione per la riforma del Codice ambientale

La revisione del d.lgs 152/2006 sta procedendo secondo la procedura prevista dalla legge 308/2004 ed anche secondo le modalità di consultazione stabilite dal decreto del Ministro dell?ambiente e della tutela del territorio del 7 giugno 2005 (G.U. n. 138 del 16 giugno 2005) concernente ?modalità di consultazione delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali e delle associazioni nazionali riconosciute per la tutela dell?ambiente e per la tutela dei consumatori, ai fini della predisposizione dei decreti legislativi attuativi della legge 15 dicembre 2004?.
Tali modalità sono state modificate, sotto il profilo sostanziale, ampliando le fasi di consultazione, la prima delle quali viene effettuata su documenti di indirizzo, sottoposti preliminarmente alla valutazione del Ministro, la seconda sulla bozza dei testi di modifica.

Lo stato dei lavori è il seguente:

1) Il primo correttivo è stato approvato con il d. lgs n. 284 dell?8.11.2006, pubblicato sulla G.U. del 24.11.2006, n.274.

2) Il secondo decreto correttivo, adottato dal Consiglio dei Ministri in data 12 ottobre 2006, è attualmente all?esame della Conferenza Unificata. Vi è stato un rallentamento nell?esame del testo dello schema di decreto dovuto a diversi fattori che sono stati superati dopo l?incontro in sede tecnica fra i rappresentanti del Ministero, le cinque regioni del gruppo tecnico ristretto costituito a novembre e ANCI e UPI tenutosi il 7 febbraio 2007. Il giorno 15.2.07 si è inoltre tenuta la riunione degli Assessori regionali (il cui esito – positivo con condizioni – è stato comunicato informalmente) che avrebbe indicato la data del 1° marzo 2007 per l?esame conclusivo del testo del secondo decreto correttivo da parte della Conferenza Unificata . Il 2° correttivo come è noto contiene modifiche alla parte III, assai parziali, e alla IV, più consistenti e oggetto delle note prese di posizione di parte del mondo imprenditoriale.
Dopo il parere della Conferenza Unificata il testo del correttivo sarà trasmesso per i pareri di competenza alle Commissioni parlamentari per tornare poi in Consiglio dei Ministri per la seconda lettura. Il testo approvato nella seconda lettura sarà poi sottoposto nuovamente alle Commissioni parlamentari. Un nuovo loro parere è necessario per la definitiva terza lettura in Consiglio dei Ministri.

3) Parte II del d. lgs. 152/2006 ? VAS ? VIA – IPPC
Il Comitato per la revisione del 152 ha predisposto un documento che fissa i criteri e i principi di modifica, secondo le nuove modalità di consultazione avviate, che è stato sottoposto ai componenti del CESPA, alle associazioni ambientaliste e dei consumatori in data 9.1.2007.
Alcuni degli auditi hanno inviato contributi al Comitato.
In precedenza sono stati acquisiti altri contributi, fra i quali per completezza è doveroso segnalare quello predisposto da APAT.
In seguito con le regioni è stato portato a termine il lavoro di stesura di un testo relativo alla intera parte 2°, comprensivo di allegati.
Il testo è sottoposto alla consultazione con il CESPA, associazioni ambientaliste e dei consumatori convocati per lunedì 19.2.2007.
Conclusa questa fase di consultazione, il testo potrà essere diramato ai diversi Ministeri per l?avvio dell?iter di approvazione.

4) Parte III del d. lgs. 152/2006. Distretti idrografici e Acque.
Il Comitato di studio, dopo un lungo lavoro con le regioni, le autorità di bacino e alcune associazioni, acquisiti anche i risultati di importanti seminari, ha predisposto un documento che fissa i criteri e i principi di modifica per la parte III del dlgs 152/2006. Il documento è stato presentato dal Ministro dell?ambiente agli assessori regionali nella riunione del 7 dicembre 2006. Il 15 febbraio 2007 le regioni si sono riunite per esprimere le proprie valutazioni conclusive. I risultati della riunione, comunicati informalmente, sono nella sostanza positivi.
Le regioni nei prossimi giorni presenteranno un loro documento al Ministro e una richiesta di incontro al fine di stabilire il quadro politico all?interno del quale potrà essere effettuata la successiva fase di stesura dei testi.

5) Parte IV ? Bonifiche.
Il Comitato di studio, acquisiti anche i risultati di importanti seminari, ha predisposto un documento che fissa i criteri e i principi di modifica per la parte IV del dlgs 152/2006, limitatamente alle bonifiche dei siti contaminati. Il documento, che tiene anche conto dei limiti tabellari, considerati un utile strumento da privilegiare nella situazione italiana rispetto ad altri metodi di bonifica, è pronto per essere sottoposto alla valutazione del Ministro per poi essere proposto alla consultazione con le parti imprenditoriali, sindacali ed associative. Preliminarmente occorre sottolineare che è stata predisposta una norma transitoria emendativa del testo del secondo correttivo relativo alle bonifiche, così come è risultata dopo l?esame in preconsiglio dei ministri. L?articolato della parte IV bonifiche potrà essere preparato in tre settimane, conclusa la fase di consultazione.

6) Consorzi degli imballaggi, albo, autorità regolatrice.
Su questi temi il lavoro sta procedendo . Per la parte relativa ai consorzi sono state effettuate alcune consultazioni preliminari, in particolare con Anci. E? in corso di predisposizione una bozza di documento che fissa gli obiettivi e i criteri di modifica del dlgs 152/06 che deve essere sottoposto all?esame del Comitato nei prossimi giorni.
Il rinvio della scadenza dei termini per le modifiche agli statuti dei consorzi approvato dal Senato il 14/2/07 rende più agevole una valutazione approfondita degli obiettivi che si intendono raggiungere.
Le modifiche relative all?Albo ed anche alle parti riguardanti registri di carico e scarico, MUD ed altri adempimenti burocratici e amministrativi con l?obiettivo della semplificazione sono allo studio e dipendono in parte dall?esito del lavoro in corso riguardante il sistema per la tracciabilità dei rifiuti di cui alla legge finanziaria 2007.
Per quanto concerne l?autorità regolatrice viene costantemente seguito il lavoro interministeriale che ha prodotto finora un disegno di legge sulle Autorità nonché il prossimo decreto sulla pubblicità dell?acqua.

7) Danno ambientale.
L?Ufficio Legislativo di questo Ministero ha predisposto un primo documento che fissa i criteri e i principi di modifica per la parte VI del dlgs 152/2006. Il documento, che deve essere completato a breve, deve poi raccordarsi con la parte relativa alle bonifiche che costituiscono un aspetto dell?attività risarcitoria e riparatrice del danno.
8) Aria.
Alcuni componenti il Comitato di studio con la collaborazione delle ARPA, hanno predisposto un documento che fissa i criteri e i principi di modifica per la parte V del dlgs 152/2006, nonché una bozza di articolato comprensivo di tabelle ed allegati. I documenti sono pronti per essere sottoposti ad una prima valutazione da parte del Comitato di studio per poi essere proposti al Ministro. Tenuto conto della estrema tecnicità delle norme in questione si sta valutando anche la opportunità di implementare il Comitato con ulteriori professionalità in materia.

9) Controlli.
Il tema dei controlli, già oggetto di una primo esame e anche di una bozza di articolato durante la fase di predisposizione del 2° correttivo, sarà affrontato solo in una fase successiva alla attuale, non appena saranno definiti tutti i cardini della riscrittura del testo. Occorre ricordare che il tema dei controlli nelle precedenti fasi di discussione è stato affrontato sotto due profili : quello della verifica sul campo delle attività in essere, e quello della azione preventiva che si sostanzia nell?attività conoscitiva e nella predisposizione di linee guida e di parametri a cui devono uniformarsi le attività che si svolgono nell?ambiente.

10) Tracciabilità dei rifiuti.
E? attualmente allo studio un progetto preliminare per la tracciabilità dei rifiuti, volto a rendere più snelle le procedure burocratiche relative al trasporto e allo smaltimento dei rifiuti nonché maggiormente certe le movimentazioni degli stessi, anche al fine di contrastare i gravi fenomeni di criminalità nel settore.

NOTA CONCLUSIVA

- I correttivi, allo stato attuale delle cose, saranno dunque 4. I primi due sono noti, il terzo sarà limitato alla parte II, VIA, VAS, IPPC, ormai pronto per la diramazione.
- Allo stato non è possibile individuare una data certa per la conclusione del 2° correttivo. Da tale data dipenderà la modifica della restante parte della IV parte, quella non compresa nel testo attualmente in itinere. Senza conoscere con esattezza il testo finale dell?articolato del 2° correttivo è impossibile predisporre ulteriori proposte di modifica per la parte IV.
- Le modifiche conclusive di parte IV faranno quindi parte del quarto ed ultimo correttivo che comprenderà anche tutte le altre parti modificate, III acque, V aria, VI danno.
- Il quarto ed ultimo correttivo comprenderà anche una parte iniziale di principi, alla quale sta lavorando l?Ufficio Legislativo, nonché una norma di coordinamento per ?assemblare ? tutte le norme che nel frattempo sono state oggetto di modifica in diversi provvedimenti.

Sen. Sauro Turroni

(foto S.D., archivio GrIG

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Via i tralicci dell’alta tensione da Molentargius !


Con un’operazione attesa da anni, sono stati asportati i tralicci dell’alta tensione da Molentargius. I fenicotteri e gli altri abitanti della zona umida ringraziano…

Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia

da La Nuova Sardegna, 28 febbraio 2007

Un elicottero completa l?eliminazione dell?elettrodotto che attraversava lo stagno dentro il parco.
Via i tralicci da Molentargius. Il Poetto nell?area protetta ? Soru: ci possiamo pensare.
Roberto Paracchini

CAGLIARI. Come un uccello preistorico l?elicottero Aircrane S-64 pare posarsi sulle nove tonnellate di traliccio dell?alta tensione, a Molentargius, con la delicatezza di un predatore. Poi l?aggancio e via in volo. «Beh, ora non sarà più possibile dire che ci vuole tempo per eliminare gli elettrodotti», commenta il ministro Alfonso Pecoraro Scanio. In cima al colle di Monte Urpinu, a Cagliari, in viale Europa, il responsabile dell?Ambiente scruta con binocolo l?elicottero che ha appena agganciato la punta del traliccio. E il ministro osserva l?Aircrane S-64 che trasporta le nove tonnellate d?acciaio in un?area apposita di Is Arenas, nel parco di Molentargius. «Ora quel materiale potrebbe essere riciclato», continua il leader dei Verdi che siede nel governo Prodi. A fianco il governatore della Sardegna Renato Soru guarda soddisfatto. Più tardi nella sede dei Saliscelti, dove risiede la direzione del parco, al simposio su Molentargius il presidente della Regione preciserà che la «liberazione» dello stagno dai tralicci non è una piccola cosa ma «un fatto molto sentito, a suo tempo anche la Regione aveva tentato di toglierli, ma non c?era riuscita perchè non proprietaria dell?area». Di fronte al ministro sono stati prelevati due degli ultimi quattro tralicci rimasti. «La Terna, la società che gestisce le reti elettriche, aveva promesso che li avrebbe tolti in tempi rapidi – continuerà Soru, rivolgendosi a Flavio Cattaneo, l?amministratore delegato di Terna – in verità non ci avevo creduto. Ma i tempi sono stati mantenuti». Dalla cima di Monte Urpinu lo vista abbraccia tutta l?area umida di Molentargius: lo stagno, la lingua di terra (centoventi ettari) di Is Arenas, gli specchi delle saline e il Poetto. Un?area che, inizialmente, doveva essere tutta interna al parco. Poi, dieci anni fa, su richiesta di Cagliari (guidata allora da Mariano Delogu, oggi senatore di An), il Poetto venne stralciato dal perimetro dell?area protetta. «Perchè all?interno c?era anche tutta la parte urbana», spiega il sindaco Emilio Floris: «Allora ero consigliere regionale». Ma Graziano Milia, presidente della Provincia di Cagliari, indicando la spiaggia precisa che «oggi più di ieri sarebbe importante includere anche il Poetto nel parco: coi mutamente climatici e l?aumento del livello del mare è importante una gestione unitaria del tutto». Soru guarda lo stagno e riflette: «Ci si può pensare». Ma dopo il ripristino del paesaggio, come aiutare lo sviluppo dell?area ? «Innanzi tutto – commenta il presidente della Regione – bisognerebbe fare un progetto e vede (indica is Arenas – ndr) le sembra che vi siano i segni di un progetto ?». Bisognerebbe intercettare finanziamenti europei e non solo: che cosa può fare la Regione ? «Interverremo e inseriremo Molentargius nella nostra programmazione». E le saline e la ripresa dell?industria del sale ? «Entro pochi giorni – continua Soru – tutti gli immobili delle saline passeranno alla Regione (per il momento è del governo dell?isola solo il Saliscelti e pochi magazzini, ma mancano all?appello almeno altri dieci grandi edifici – ndr) e questo sbloccherà tutto». Attualmente, infatti, le saline non sono ancora passate alla Regione in quanto quest?ultima non ha firmato la cessione proposta dai Monopoli perché vuole anche il patrimonio immobiliare. «Ma è questione di giorni e tutto passerà a noi». Via i tralicci quindi. «Energia e ambiente possono andare d?accordo?», si domanderà poco dopo, ai Saliscelti, il governatore della Sardegna. «Sì, assolutamente – continuerà – la difesa del paesaggio può e deve andare di pari passo con lo sviluppo delle energie alternative. Quanto fatto a Molentargius è un passo importante». La Regione, inoltre, «vuole non solo tenere fede al protocollo di Kyoto, ma andare decisamente oltre». La Sardegna, insomma, si candida «ufficialmente a produrre 50 Megawatt di potenza dal solare sui 100 Mw previsti in ambito nazionale sul fronte del solare termodinamico». E questo, preciserà il presidente Soru, «grazie ai progetti del Crs4 sviluppati nel parco scientifico di Polaris, a Pula, e alla piana di Ottana che diventerà il luogo di produzione iniziale». E su Monte Urpinu l?elicottero, fatta la sua performance, vola via col secondo traliccio del momento. Un mostro-uccello buono, che disinquina.

da L?Altravoce (www.altravoce.net), 28 febbraio 2007

Via linee ad alta tensione e tralicci. Fenicotteri liberi di volare
sullo stagno diventato un po’ più parco.
Matteo Bordiga

Gli ultimi, irriducibili quattro tralicci della linea elettrica che tagliava in due lo stagno di Molentargius si levano in volo uno dopo l’altro verso mezzogiorno, sotto il sole di una splendida mattina di febbraio. Appesi a un elicottero dell’antincendio, escono di scena accompagnati da un applauso: a qualche centinaio di metri di distanza, sul belvedere di Monte Urpinu, fra i cronisti e una folla di curiosi salutano il panorama finalmente libero anche il sindaco di Cagliari Emilio Floris, il presidente della Provincia Graziano Milia e il presidente della Regione Renato Soru. Ospite d’onore – in ritardo – il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio: soltanto dopo il suo arrivo, il poderoso Aircrane S-64 e i 40 tecnici incaricati di completare la rimozione dei tralicci hanno avuto il via libera. La regia dell’evento è di Terna, la società responsabile dello sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale. L’operazione di rimozione dei cavi e di smantellamento dei tralicci di Molentargius – con un mese di lavoro ed un costo di un milione di euro – è conseguenza della realizzazione di una nuova linea di 10 km in cavo interrato che collega lo stagno a Selargius: una parte del piano di riassetto della rete elettrica a 150 kV di Cagliari. Un piano che deve potenziare e rendere più sicuro il sistema territoriale di distribuzione. In che modo? «In primo luogo, rispettando l’ambiente», ha sottolineato il presidente di Terna, Luigi Roth, nella conferenza stampa che ha seguito l’evento. «La sostenibilità ambientale è uno dei cavalli di battaglia di Terna e tutte le nostre équipe di tecnici ed esperti sono impegnate sulle problematiche di tutela e salvaguardia del paesaggio». «L’intervento odierno restituisce ai cagliaritani uno scorcio naturale meraviglioso», ha proseguito Roth, «liberando lo stagno di Molentargius da elettrodotti dannosi per l’uomo e pericolosi per la fauna che popola le acque del bacino. E, contestualmente, testimonia la sensibilità ambientalista di Terna: tra l’altro, alcuni dei basamenti su cui si reggevano i tralicci appena rimossi verranno trasformati in isolotti per la nidificazione dell’avifauna». Oltre alla sensibilità ambientalista, Terna, che controlla circa 40.000 km di linee elettriche in tutta Italia, ha dimostrato un significativo spirito di collaborazione con gli enti locali: «Alla base del nostro operato c’è sempre la concertazione con le istituzioni regionali, provinciali e comunali», ha precisato Roth, spiegando che «prima di abbattere, costruire, integrare o riqualificare strutture sentiamo gli interlocutori politici e civili del luogo. Nella nostra mentalità, il profitto economico va di pari passo con il dialogo e con il rispetto per la natura». Flavio Cattaneo, amministratore delegato di Terna, ha evidenziato il legame virtuoso che unisce «il concetto di sviluppo a quello di confronto e concertazione con gli enti. Tanto per fare un esempio, l’elettrodotto Matera-Santa Sofia, fra dispute, contrasti e ritardi burocratici, ha avuto una gestazione eccezionalmente lunga e macchinosa: iniziato vent’anni fa, è stato terminato solamente quest’anno. Ecco perché, secondo noi, il dialogo con le istituzioni locali porta buoni frutti all’azienda anche dal punto di vista economico». «Nel caso di Molentargius», ha aggiunto Cattaneo, «voglio ricordare che il presidente Soru, dopo aver firmato con noi, nel maggio del 2006, un protocollo di intesa sull’ambientalizzazione, chiese con insistenza che il primo provvedimento da adottare riguardasse proprio la rimozione di questi dieci tralicci obsoleti. Detto, fatto». Incauta esibizione di efficienza: Soru ne ha subito approfittato per chiedere la rimozione del traliccio che l’Enel aveva piazzato sulla cima di Su Frontigheddu, il colle dal quale muove l’Ardia di San Costantino, a Sedilo. «Santu Antine è uno dei luoghi simbolo della Sardegna. Andate a vedere e sono sicuro che deciderete di intervenire», ha spiegato il presidente della Regione. L’amministratore delegato di Terna, infine, ha sottolineato che «la Sardegna è la prima regione per investimenti nel nostro piano di sviluppo 2007-2011: con 750 milioni di euro, rappresenta un terzo del totale degli investimenti di sviluppo complessivi in Italia». I prossimi progetti prevedono la realizzazione del colossale SA.PEI. (Sardegna/Penisola italiana), un cavo sottomarino, posato fino a 1.600 metri di profondità, che collegherà la centrale di Fiumesanto a Latina, e di due nuove linee a 150 kV: la Selargius-Goni (40 km) e la Cagliari Sud-Rumianca (20 km), quest’ultima in cavo interrato. Renato Soru nel suo intervento ha rimarcato che «energia e rispetto per l’ambiente devono camminare di pari passo. Abbiamo intenzione di riqualificare le centrali elettriche esistenti abbattendone l’impatto ambientale. Del resto, col nostro Piano energetico regionale intendiamo raggiungere un traguardo che sarebbe storico: innalzare al 25% la soglia dell’energia consumata utilizzando fonti rinnovabili, superando nettamente la percentuale indicata dallo stesso protocollo di Kyoto, ossia il 21%. Non a caso», ha concluso Soru, «la Sardegna si sta impegnando sul fronte dell’eolico e del fotovoltaico. Senza dimenticare che siamo pronti a sviluppare anche la fonte energetica del futuro, il solare termodinamico»: quel ?Progetto Archimede? che il Nobel Carlo Rubbia era andato a realizzare in Spagna, dopo i ritardi e le diffidenze in cui si era impantanato qualche anno fa in Italia. Notizia confermata dal ministro dell’Ambiente, il quale, dopo aver ricordato l’importanza dell’operazione appena compiuta sullo stagno di Molentargius («l’evento di oggi dimostra come si può creare lavoro e sostenere lo sviluppo puntando sulla tutela delle risorse naturali»), aveva accennato alle potenzialità del solare termodinamico nell’Isola: «La Sardegna, insieme alla Sicilia, è in pole position per sviluppare la centrale solare a specchi», ha detto Pecoraro Scanio. Sui 100 MW complessivi da solare termodinamico previsti in tutta Italia, la metà potrebbe essere prodotta in Sardegna. La centrale cercherà spazio in una zona industriale: forse ad Ottana, o a Portoscuso. Anche il CRS4 sta lavorando sul progetto. E altre ricerche puntano a microimpianti per la produzione di energia pulita, sufficienti ad alimentare singole abitazioni o aziende.

(foto L.C., archivio GrIG)

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Via i cavi dell’alta tensione da Molentargius !


Un’ottima notizia, fenicotteri ed altri abitanti della zona umida non saranno più decimati dall’alta tensione, finalmente ! Buona lettura…

Gruppo d’Intervento Giuridico

A.G.I., 21 febbraio 2007

PARCO MOLENTARGIUS: TERNA, MINISTRO AMBIENTE IL 27 A CAGLIARI

Cagliari, 21 feb. – Il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio e’ atteso martedi’ prossimo, 27 febbraio, a Cagliari per partecipare alle operazioni di smantellamento delle linee elettriche ad alta tensione nel parco “Molentargius-Saline”, sul lato di Monte Urpinu. All’evento, promosso da Terna-Rete elettrica nazionale, parteciperanno anche i vertici dell’azienda, il presidente Luigi Roth e l’amministratore delegato Flavio Cattaneo, e il presidente della Regione sarda, Renato Soru. Secondo il programma, elicotteri Elitanker provvederanno a rimuovere dalle 11.30 i tralicci che sorreggono una dozzina di chilometri di linee elettriche nello stagno di Molentargius. L’operazione rientra nel riassetto della rete elettrica dell’area di Cagliari deciso da Terna, per ridurre l’impatto ambientale degli impianti di trasmissione. Alle 12 l’evento sara’ presentato nella sede del parco di Molentargius, nell’edificio Sali Scelti in via la Palma. Seguira’ alle 12.30 una conferenza stampa.

(foto S.D., archivio GrIG)

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La tutela penale dell’ambiente europea.

12 Febbraio 2007 Commenti chiusi


La Commissione rafforza la tutela penale dell’ambiente abolendo le “zone franche” della criminalità ambientale.

La Commissione europea ha proposto il 9 febbraio scorso una direttiva che impone agli Stati membri di considerare reati i comportamenti gravi contro l’ambiente e di assicurarne l’efficace sanzionamento. Inoltre la direttiva fissa sanzioni minime per i reati ambientali da applicare negli Stati membri. Attività come l’emissione illecita di sostanze pericolose nell’aria, nel suolo o nelle acque, la spedizione illegale di rifiuti o il commercio illecito di specie minacciate possono avere effetti devastanti sulla salute umana e sull’ambiente, e minano l’efficacia della normativa ambientale dell’UE. È pertanto fondamentale garantirne l’efficace sanzionamento in tutta l’Unione europea. Nei casi gravi dovrebbero essere applicate sanzioni penali come la reclusione, che hanno un effetto dissuasivo molto maggiore rispetto, ad esempio, a sanzioni amministrative.
Il commissario per l’Ambiente Stavros Dimas ha dichiarato: “Il recente disastro provocato dallo scarico di rifiuti pericolosi in Costa d’Avorio dimostra come i reati ambientali possano avere effetti devastanti sulle persone e sull’ambiente. Comportamenti di questo genere sottolineano ancora una volta quanto sia urgente dotarci dei meccanismi adeguati per far rispettare la normativa ambientale”.

Il vicepresidente della Commissione Franco Frattini, responsabile per il portafoglio Giustizia, libertà e sicurezza, ha dichiarato: “La direttiva proposta rappresenta un elemento importante per impedire che i criminali approfittino delle attuali discrepanze tra ordinamenti penali degli Stati membri a pregiudizio dell’ambiente europeo. Non possiamo tollerare zone franche di criminalità ambientale nell’Unione europea”.

Elementi chiave della proposta.

La definizione dei reati ambientali varia largamente da uno Stato membro all’altro e in molti Stati membri i livelli delle sanzioni sono inadeguati. La proposta mira ad assicurare un livello minimo di tutela penale dell’ambiente in tutta l’Unione europea.

Gli Stati membri saranno tenuti a garantire che una serie di attività (ad esempio la spedizione illegale di rifiuti e il commercio illecito di specie minacciate o di sostanze che riducono lo strato di ozono), già vietate dall’UE o dalla normativa nazionale, siano considerate reati qualora siano poste in essere intenzionalmente o per grave negligenza. Essi dovranno provvedere affinché i reati ambientali particolarmente gravi, tra cui quelli che abbiano provocato il decesso o lesioni gravi alle persone o danni rilevanti alla qualità dell’aria, del suolo o delle acque, alla fauna o alla flora oppure che siano stati commessi da un’organizzazione criminale, siano punibili con la pena della reclusione di una durata massima non inferiore a 5 anni e con sanzioni di importo massimo non inferiore a 750 000 euro in caso di società.

Inoltre la direttiva prevede sanzioni aggiuntive o alternative, come l’obbligo di pulire l’ambiente/riparare i danni ad esso causati o la possibilità di impedire alle imprese di continuare ad operare.

Le misure proposte assicureranno che i criminali non possano sfruttare le differenze significative attualmente riscontrabili tra Stati membri. Pertanto nell’Unione europea non esisteranno più zone franche di criminalità ambientale.

Contesto.

Nel settembre 2005 la Corte di giustizia ha confermato la competenza della Comunità ad adottare misure relative al diritto penale connesse con la tutela dell’ambiente ove ciò sia necessario per garantire l’attuazione efficace della politica ambientale comunitaria. Per questo motivo la Corte ha annullato la decisione quadro sulla criminalità ambientale adottata dal Consiglio nel 2003, su iniziativa di uno Stato membro, basata sulle disposizioni relative alla cooperazione in materia penale previste dal trattato UE (Titolo VI, cosiddetto terzo pilastro). La proposta presentata oggi dalla Commissione è pertanto diretta a sostituire sia la decisione quadro del Consiglio del 2003 sia una proposta di direttiva presentata in precedenza dalla Commissione stessa ma di cui il Consiglio non aveva tenuto conto nell’adottare la decisione quadro del 2003.

Per maggiori informazioni sulla criminalità ambientale:

http://ec.europa.eu/environment/crime/index.htm
Per maggiori informazioni sulle attività del vicepresidente Frattini:

http://www.ec.europa.eu/commission_barroso/frattini/index_en.htm

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MEMO/07/50

Bruxelles, 9 febbraio 2007

Domande e risposte sulla tutela penale dell’ambiente.

Perchè la Commissione presenta una nuova proposta di direttiva ?

Nel 2001 la Commissione ha presentato una proposta di direttiva sulla tutela penale dell’ambiente, basata sulle disposizioni del trattato che istituisce la Comunità europea concernenti la politica ambientale. Tuttavia nel 2003 il Consiglio, a seguito dell’iniziativa della Danimarca del 2000, ha adottato una decisione quadro[1], strumento previsto dal trattato sull’Unione europea nel campo della cooperazione in materia penale.

La Commissione ha impugnato la decisione quadro dinanzi alla Corte di giustizia contestandone il fondamento normativo. Il 15 settembre 2005 la Corte di giustizia ha annullato la decisione quadro e ha confermato la competenza della Comunità ad adottare misure relative al diritto penale connesse con la tutela dell’ambiente ove ciò sia necessario per garantire l’attuazione efficace della politica ambientale comunitaria.

Per tener conto della sentenza della Corte e degli ultimi sviluppi intervenuti nella normativa ambientale la Commissione ha deciso di ritirare la precedente proposta di direttiva del 2001 e di elaborarne una nuova. La proposta presentata oggi dalla Commissione sostituisce pertanto sia la proposta di direttiva del 2001 che la decisione quadro del Consiglio del 2003.

Quali sono le principali differenze tra una decisione quadro e una direttiva ?

Mentre la decisione quadro è adottata esclusivamente dal Consiglio, la direttiva proposta passerà all’esame del Consiglio e del Parlamento europeo nell’ambito della procedura comunitaria di codecisione. Inoltre, per quanto riguarda la direttiva, la Commissione europea e la Corte di giustizia ne controllano l’attuazione da parte degli Stati membri, cosa che non avviene per le decisioni quadro.

Perché il diritto penale è uno strumento necessario alla lotta per la tutela dell’ambiente ?

I reati ambientali comprendono una vasta serie di atti od omissioni che danneggiano o mettono in pericolo l’ambiente, come l’emissione illecita di sostanze pericolose nell’aria, nel suolo o nelle acque, la spedizione illegale di rifiuti o il commercio illecito di specie minacciate. Questi reati, oltre ad avere effetti devastanti sull’ambiente e sulla salute umana, minano l’efficace attuazione della normativa comunitaria in materia di protezione dell’ambiente e della salute umana. Si deve pertanto garantire che tali reati siano passibili di sanzioni efficaci, tra cui sanzioni penali per i casi gravi.

Quali reati saranno contemplati dalla direttiva ?

La direttiva prevede un elenco di reati ambientali gravi, per lo più già contemplati dalla decisione quadro annullata, che era stata adottata all’unanimità nel 2003. Nell’elenco figurano: il trattamento, il trasporto, l’esportazione o l’importazione illeciti di rifiuti, compresi i rifiuti pericolosi; il commercio illecito di specie minacciate; il commercio o l’uso illeciti di sostanze che riducono lo strato di ozono; il funzionamento illecito di un impianto in cui sono svolte attività pericolose o in cui siano depositate sostanze o preparazioni pericolose.

Nella maggior parte dei casi la punibilità di determinate attività dipende dal fatto che esse arrecano (o rischiano di arrecare) un grave pregiudizio alle persone o all’ambiente.

Ad esempio, lo scarico illecito di sostanze pericolose nelle acque di superficie sarebbe punibile se provoca o può provocare il decesso o lesioni gravi alle persone o un grave pregiudizio all’ambiente. La spedizione illegale di rifiuti provenienti dall’Unione europea sarebbe punibile solo se interessa volumi non trascurabili e vi è una chiara intenzione di trarne profitto. Sarebbe inoltre punibile il traffico di animali o piante rare commesso in violazione del regolamento CITES[2]. Analogamente sarebbe perseguibile penalmente l’esportazione illecita di sostanze che riducono lo strato di ozono in paesi in via di sviluppo.

Nell’agosto 2006, il cargo Probo Koala ha scaricato circa 500 tonnellate di rifiuti tossici ad Abidjan, in Costa d’Avorio. I rifiuti sono stati poi riversati in vari siti nei pressi della città. A seguito di tale episodio molte persone sono decedute e in centinaia hanno avuto problemi respiratori, nausea, vertigini, vomito, bruciori e irritazioni provocati dai rifiuti tossici. Il caso Probo Koala sarebbe rientrato tra quelli contemplati dalla proposta di direttiva, trattandosi presumibilmente di una spedizione illegale di rifiuti.

Analogamente, anche l’esplosione chimica che si verificò a Seveso, in Italia, nel 1976 e che causò problemi dermatologici alle persone che vivevano nei dintorni, costrette all’esposizione di ingenti quantità di diossina, sarebbe rientrata nel campo d’applicazione della presente proposta, sempre che sia stata provocata per negligenza grave o violazione intenzionale della normativa.

La fuoriuscita di petrolio non è esplicitamente esclusa dalla proposta ma verrà contemplata da una proposta distinta, che sarà presentata nel corso dell’anno, diretta a modificare la direttiva 2005/35/CE relativa all’inquinamento provocato dalle navi e all’introduzione di sanzioni per violazioni.

Perché la normativa penale attualmente in vigore negli Stati membri non è sufficiente ed è necessario agire a livello comunitario ?

Dagli studi svolti dalla Commissione è emerso che sussistono ampie disparità tra gli Stati membri nella definizione dei reati ambientali e che in molti Stati membri i livelli delle sanzioni sono insufficienti. Ad esempio, per quanto riguarda il commercio di specie minacciate, il rapporto tra il valore più basso e il valore più alto dell’importo massimo della sanzione varia da 1 a 348. La proposta adottata dalla Commissione mira ad assicurare un livello minimo di tutela penale dell’ambiente in tutta l’Unione europea.

La proposta istituisce uno standard comunitario minimo per la definizione dei reati gravi contro l’ambiente, introduce un sistema di responsabilità penale simile per tutte le persone giuridiche e fissa l’entità delle pene per i reati ambientali particolarmente gravi. In questo modo sarà garantito che questi ultimi vengano trattati secondo modalità simili in tutti gli Stati membri e che i loro autori non approfittino delle differenze che esistono tra le legislazioni nazionali. La proposta faciliterà inoltre la cooperazione tra gli Stati membri in tutti i casi in cui il reato ambientale abbia implicazioni transfrontaliere.

Nella comunicazione del 24 novembre 2005 (COM (2005)538 definitivo/2) la Commissione ha illustrato la sua interpretazione della sentenza. In particolare ha sottolineato che, previa verifica della loro necessità, le misure relative al diritto penale richieste in un settore di competenza comunitaria dovrebbero comprendere, ove appropriato e necessario, la definizione della fattispecie di reato, la sua natura e il livello delle sanzioni penali applicabili. Inoltre il vicepresidente Frattini ha dichiarato di voler fare un uso prudente della competenza della Commissione ad adottare misure relative al diritto penale, le quali saranno decise caso per caso, e solo se necessario per il raggiungimento di ulteriori obiettivi politici fissati nel trattato.

Per quali casi la direttiva prevede il ravvicinamento dei livelli di sanzione ?

In base al principio di proporzionalità la direttiva prevede il ravvicinamento delle sanzioni solo per casi particolarmente gravi. Le circostanze aggravanti per le quali è previsto un ravvicinamento delle sanzioni sono la particolare gravità delle conseguenze di un reato (come la morte o le gravi lesioni riportate da una persona o un grave pregiudizio per l’ambiente) o la commissione del reato da parte di un’organizzazione criminale. Queste circostanze sono in genere già considerate particolarmente gravi nel diritto penale degli Stati membri e sono già oggetto di altri atti comunitari.

Per quanto riguarda la sanzione della reclusione, il ravvicinamento proposto su tre durate della pena è in armonia con le conclusioni del Consiglio Giustizia e Affari interni del 25 e del 26 aprile 2002. Le tre durate sono correlate all’elemento psicologico (intenzionalità o negligenza grave) e alle circostanze aggravanti del caso. Per i reati più gravi è prevista la reclusione di almeno 5 a 10 anni.

Il sistema delle sanzioni pecuniarie applicabili alle persone giuridiche segue anch’esso un profilo su tre livelli corrispondente a quello individuato dal Consiglio Giustizia e Affari interni per le sentenze di condanna alla reclusione. Le sanzioni pecuniarie previste per le persone giuridiche sono simili ai valori minimi e massimi adottati dal Consiglio nella decisione quadro 2005/667/GAI sulla repressione dell’inquinamento provocato dalle navi (importo non inferiore a 300 000 EUR e non superiore a 500 000 EUR, non inferiore a 500 000 EUR e non superiore a 750 000 EUR e non inferiore a 750 000 EUR e non superiore a 1 500 000 EUR).

La Commissione intende armonizzare completamente la legislazione penale degli Stati membri in materia di reati ambientali ?

La presente iniziativa non è diretta ad armonizzare completamente la legislazione penale degli Stati membri, ma a prendere solo quelle misure a livello comunitario che risultano necessarie per garantire l’attuazione efficace della politica ambientale.

Lo strumento prescelto è una direttiva, cioè un atto che lascia agli Stati membri un ampio margine di discrezionalità nella sua attuazione. Ai sensi dell’articolo 176 CE, gli Stati membri sono liberi di mantenere e di istituire disposizioni più stringenti di quelle previste dalla direttiva. Ad esempio, gli Stati membri possono istituire nuove figure di reato, perseguire penalmente anche i reati commessi per semplice negligenza e prevedere ulteriori sanzioni o sanzioni più severe.

La proposta è formulata in modo tale da lasciare agli Stati membri la più ampia flessibilità nell’adattare le sue prescrizioni ai rispettivi ordinamenti penali vigenti. La proposta tiene conto delle diverse tradizioni giuridiche e dei diversi ordinamenti giuridici degli Stati membri. Ad esempio la direttiva riconosce che non tutti gli ordinamenti giuridici degli Stati membri prevedono la responsabilità penale delle persone giuridiche e consente pertanto agli Stati membri di scegliere altre forme di responsabilità per le persone giuridiche.

Quali sono le prossime fasi di attuazione della direttiva ?

Gli Stati membri dovranno attuare la direttiva entro 18 mesi dalla sua adozione e comunicare le rispettive normative di attuazione alla Commissione. Tale periodo di attuazione non dovrebbe comportare difficoltà per gli Stati membri, in quanto molte disposizioni erano già contemplate nell’annullata decisione quadro 2003/80/GAI. Il termine per l’attuazione di tale decisione quadro sarebbe scaduto il 27 gennaio 2005, cosicché gli Stati membri avranno già provveduto ad emanare buona parte delle misure necessarie per l’attuazione della presente direttiva.

In primo luogo la Commissione valuterà se le misure di attuazione presentate dagli Stati membri sono conformi alla direttiva. In secondo luogo la proposta impone agli Stati membri di trasmettere ogni tre anni una relazione di attuazione della direttiva. Sulla base delle informazioni ricevute la Commissione elaborerà relazioni periodiche dirette a valutare il modo in cui la direttiva viene applicata negli Stati membri e a individuare possibili problemi di attuazione o la necessità di modificarla. In caso di attuazione inadeguata, la Commissione può avviare un procedimento d’infrazione contro lo Stato membro inadempiente dinanzi alla Corte di giustizia, che può infliggere sanzioni severe.

Inoltre la Commissione si adopererà per raccogliere statistiche comparabili e affidabili sui reati ambientali negli Stati membri. A tal fine sarà istituito un gruppo di esperti incaricato di definire le informazioni necessarie.

Esistono altri strumenti rilevanti in questo settore ?

Nel campo specifico dell’inquinamento provocato dalle navi sono particolarmente rilevanti due strumenti adottati nel 2005: la direttiva 2005/35/CE relativa all’inquinamento provocato dalle navi e all’introduzione di sanzioni per violazioni e la decisione quadro 2005/667/GAI intesa a rafforzare la cornice penale per la repressione dell’inquinamento provocato dalle navi, che è stata impugnata dalla Commissione dinanzi alla Corte per lo stesso motivo per cui ha impugnato la decisione quadro sull’ambiente, cioè l’erroneo fondamento normativo.

Quali altre misure si stanno prendendo per garantire l’attuazione della normativa ambientale dell’UE ?

La presente non è un’iniziativa isolata. La Commissione sta cercando di rendere più efficace la normativa ambientale dell’Unione anche attraverso una serie di altri strumenti.

La Commissione può agire in giudizio contro gli Stati membri che tollerano attività illecite, inducendo la Corte di giustizia a comminare sanzioni pecuniarie. Ad esempio, nel 2003 la Grecia è stata condannata a pagare 20 000 euro al giorno per una discarica abusiva nell’isola di Creta. La Commissione si sta adoperando per garantire che le normative nazionali siano sufficientemente rigorose e attuino correttamente le disposizioni comunitarie. Essa mira ad eliminare le ambiguità o lacune presenti nelle legislazioni nazionali, che hanno l’effetto di indebolire gli obiettivi della normativa ambientale dell’UE.

La Commissione ha inoltre preso misure preventive elaborando, in consultazione con i terzi interessati, documenti guida per agevolare l’attuazione e il controllo del rispetto delle norme. Ha avviato studi per individuare Ie lacune nell’attuazione e intensificherà i contatti con gli Stati membri per far fronte ai problemi specifici che sono stati riscontrati. La Commissione inoltre incoraggerà gli Stati membri a sfruttare le possibilità di finanziamento a livello dell’UE e garantirà che il modo in cui essi programmano le spese nel quadro dei vari strumenti[3] contribuisca a migliorare l’attuazione della normativa ambientale dell’UE.

La Commissione svilupperà ulteriormente questa impostazione e nel corso del 2007 elaborerà una strategia riveduta sull’attuazione e il rispetto della normativa ambientale dell’UE. La strategia sarà incentrata sulle lacune attuative sistematiche che sono state individuate e incoraggerà l’uso di un insieme di strumenti legislativi e non legislativi.

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[1] Decisione quadro 2003/80/GAI.

[2] Convenzione sul commercio internazionale delle specie di flora e di fauna selvatiche minacciate di estinzione, trasposta nel diritto dell’UE dal regolamento (CE) n. 338/97 del Consiglio.

[3] Strumenti della politica di coesione, sviluppo rurale, Fondo europeo di sviluppo regionale, Fondo sociale europeo, programmi quadro per la ricerca, la competitività e l’innovazione, e nell’ambito del nuovo strumento unico per l’ambiente LIFE+.

(foto S.C., archivio GrIG)

Riferimenti: Europa e criminalità ambientale

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Miracoli dell’indulto…

20 Gennaio 2007 Commenti chiusi


Crediamo che non ci sia bisogno di molti commenti. Ecco, fra i tanti, uno dei ?miracoli? dell?indulto del 2006. Buona lettura?

Gruppo d?Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 19 gennaio 2007

Indulto per due protagonisti della strage. Milena Ladu era già in libertà Cocco potrebbe uscire nel 2008. I due furono condannati per concorso morale nella sanguinosa rapina. Daniela Scano

SASSARI. Milena Ladu l?ha saputo dalla suocera nella casa dove, a 35 anni e dopo dieci di carcere, l?ex fioraia di Olbia si è ricostruita una vita. A Cosimo Cocco l?ha comunicato un agente dell?ufficio matricola del carcere dove l?uomo sta scontando la sua pena per il concorso morale nell?omicidio dei carabinieri Ciriaco Carru e Walter Frau. Tra i beneficiari dell?indulto ci sono anche due protagonisti della rapina finita in una strage il 16 luglio 1995 a Pede ?e Semene sulla Sassari-Olbia.
Oltre ai due carabinieri, nel conflitto a fuoco restò ucciso il rapinatore Antonio Salvatore Giua e più tardi Graziano Palmas, uno del commando, si tolse la vita a un posto di blocco nei pressi di Padru.
Milena Ladu e Cosimo Cocco potranno sottrarre tre anni di pena da quelli inflitti il 22 settembre 1999, dalla Cassazione, con una sentenza che sancì la «tolleranza zero» per i fiancheggiatori di rapine sfociate in bagni di sangue. Anche Milena Ladu e Cosimo Cocco rientrano quindi nell?esercito di detenuti beneficiari di un provvedimento legislativo che, da agosto, sta svuotando le carceri italiane. L?applicazione dell?indulto è stata automatica per i due condannati, rispettivamente, a venticinque e a venti anni di reclusione per la loro partecipazione alla strage. Concorso morale, scrissero i giudici della corte d?assise di Sassari che il 26 luglio 1997 raccontarono la prima verità processuale su un episodio sconvolgente per la sua efferatezza. Una verità confermata negli altri due gradi di giudizio, in appello e in Cassazione, prima che i protagonisti della strage arretrassero nell?oblìo mediatico che segue sempre anche i fatti più clamorosi della cronaca nera.
L?indulto non è stato concesso ai quattro condannati all?ergastolo: Salvatore Sechi, ex fidanzato di Milena Ladu; Sebastiano Prino, Sebastiano Demontis e Andrea Gusinu. I nomi di Milena Ladu e Cosimo Cocco sono ritornati alla ribalta giudiziaria alla fine dell?anno, quando la Procura della Repubblica sassarese ha comunicato alla Corte d?Assise – che l?ha ratificato – il diritto loro e di tanti altri a uno sconto di pena. Non un beneficio dovuto al comportamento tenuto dietro le sbarre, ma un mero calcolo matematico per i reclusi che rientrano nel lungo elenco dei reati ammessi all?indulto. Tra questi, anche l?omicidio pluriaggravato.
La necessità di comunicare alla condannata l?applicazione dell?indulto ha consentito anche di conoscere la nuova vita di Milena Ladu. La «fioraia di Olbia» o la «donna della banda», come veniva definita nelle cronache del suo arresto dopo la strage, è uscita dal carcere nel 2005. Dieci anni esatti dopo la carneficina di Pede ?e Semene che la vide protagonista: autista e palo nel cantiere sulla Olbia-Sassari dove Andrea Gusinu e i suoi complici speravano di ritornare carichi dei soldi trasportati da un furgone portavalori. In quel cantiere, invece, poche ore dopo la morte di Walter Frau e Ciriaco Carru arrivarono i carabinieri per il primo sovralluogo. Durante gli anni della sua detenzione, la olbiese ha conosciuto un uomo insieme al quale, dopo la sua scarcerazione, l?ex fioraia vive in un grosso centro della provincia romana. È stato il tribunale di sorveglianza della capitale a comunicare alla corte d?assise sassarese che la Ladu ha ottenuto un differimento dell?esecuzione della pena. Provvedimento che sospende il conto dei giorni di reclusione che un detenuto deve scontare e che, in genere, viene concesso solo per gravi problemi di salute.
Non si sa quali siano i motivi che hanno portato i giudici romani a scarcerare la donna, ma la sua remissione in libertà – ad appena dieci anni dall?eccidio – non può non aprire le ferite mai rimarginate nei familiari e nei colleghi delle vittime della strage di Pede ?e Semene. A Cosimo Cocco, 57 anni, di Bonarcado, la notizia dello sconto di pena per l?indulto è stata comunicata in carcere. Anche per lui, che con le sue ammissioni aiutò gli inquirenti a identificare i responsabili della rapina, le porte del carcere potrebbero aprirsi presto. Condannato a venti anni, Cocco ne ha già scontato dodici e dovrebbe stare in cella ancora per otto. Sottratti i tre dell?indulto, ne restano cinque durante i quali il detenuto potrà chiedere di essere ammesso alla semilibertà. Prima della scarcerazione definitiva che, grazie agli sconti per la buona condotta, potrebbe avvenire già l?anno prossimo.

LA RICOSTRUZIONE DEL 16 AGOSTO 1995.
L?agguato, gli spari e i morti. Cinque banditi armati di Kalashnikov e una betoniera messa di traverso.
Pier Luigi Piredda

SASSARI. Un pomeriggio afoso. La piana di Chilivani ribolliva sotto i raggi del sole del giorno dopo Ferragosto del 1995. Cinque rapinatori erano appostati lungo la strada «Sassari-Olbia», all?altezza del bivio per Pede ?e Semene, poco dopo il bivio di Mesu ?e rios. Un altro a bordo di una betoniera. Banditi armati fino ai denti, con armi sofisticate. Kalashnikov. Erano nascosti dietro i muretti a secco e gli alberi intorno alla piazzola in cui il complice aveva parcheggiato la betoniera, rubata all?alba in un cantiere alla periferia di Arzachena, simulando un guasto. Sei rapinatori in attesa di due furgoni blindati carichi di soldi (alcune centinaia di milioni di lire) ritirati in Costa Smeralda. Soldi lasciati dai turisti durante le festività di Ferragosto. Soldi puliti e facili. Sarebbe dovuto essere soltanto un assalto spettacolare, si era trasformato in un massacro. Due carabinieri e un bandito erano rimasti sul terreno. Morti. Crivellati dalle pallottole. Gli altri rapinatori erano scappati. Senza il bottino. Perchè i blindati carichi di soldi erano arrivati quando ormai la tragedia si era consumata. I carabinieri Ciriaco Carru e Walter Frau erano stati investiti da una tempesta di proiettili. Avevano provato a reagire, avevano risposto al fuoco sparando ed erano caduti da eroi, mentre facevano il loro dovere. Poco distanti dai loro corpi, il cadavere di Antonio Salvatore Giua, accanto alla betoniera che aveva guidato da Arzachena fino al luogo scelto per l?assalto-fallito al blindato. La banda aveva studiato tutto nei minimi dettagli, sottovalutando un particolare non certo trascurabile a quell?ora (intorno alle 15) e su quella strada tanto trafficata: il passaggio di una pattuglia dei carabinieri.
Erano già tutti ai loro posti di combattimento, i cinque rapinatori, quando era arrivata la «gazzella». Ed era scoppiato l?inferno. L?appuntato Ciriaco Carru (32 anni, di Chiaramonti) e il carabiniere Walter Frau (25 anni, di Porto Torres) erano stati inviati a Pede ?e Semene proprio per controllare quella betoniera stranamente parcheggiata sul lato della strada. Il cui conducente, alla vista dei carabinieri, aveva appena fatto in tempo a buttare sotto il sedile il fucile a canne mozze e il passamontagna e stava tentando di allontanarsi a piedi quando era stato bloccato dai due carabinieri. Che non potevano immaginare di essere inquadrati nei mirini dei kalashnikov, impugnati da un manipolo di pazzi sanguinari pronti a tutto pur di raggiungere il loro obiettivo: i soldi. Ciriaco Carru e Walter Frau avevano controllato l?abitacolo della betoniera scoprendo il fucile, la maschera e una radiotrasmittente accesa e avevano capito. Mentre uno dei due stava ammanettando il conducente del camion (Antonio Salvatore Giua di Arzachena), l?altro carabiniere era ritornato nella «gazzella» con l?intenzione di comunicare quel che stava succedendo.
Ma un attimo prima di dare l?allarme, i due militari erano stati investiti da una tempesta di piombo. Migliaia di pallottole, da tutte le direzioni. Ciriaco Carru e Walter Frau avevano reagito, rispondendo al fuoco e ferendo anche due banditi: Graziano Palmas di Chilivani e Andrea Gusinu di Padru. Mella furibonda sparatoria era stato colpito a morte anche Antonio Salvatore Giua. Il conflitto a fuoco era durato a lungo, forse qualche minuto. Il primo a cadere sotto i colpi dei rapinatori-assassini era stato l?appuntato Ciriaco Carru. Raggiunto da numerosi proiettili al torace, alla testa, alle gambe. Il carabiniere Walter Frau era invece stato giustiziato quando era già a terra, semistordito da un proiettile che gli aveva sfiorato la testa. E con la pistola ormai scarica. Uno spietato colpo di kalashnikov, sparato dall?alto verso il basso, l?aveva ucciso.
Dopo il massacro, i banditi erano scappati lasciando sull?asfalto tre cadaveri e migliaia di bossoli sparati dai loro mitragliatori. La fuga era stata breve. Poche ore dopo, alla periferia di Padru, il camioncino di Andrea Gusinu (oggi ha 50 anni, di Padru), che per tutto il pomeriggio aveva arrancato lungo le stradine del Goceano e della Gallura per evitare di essere individuato, si era fermato poco prima di un posto di blocco dei carabinieri. Con i fari accesi. Uno sparo aveva violato il silenzio di quella notte d?agosto carica di tensione, dolore e rabbia. I militari si erano avvicinati con cautela e avevano trovato Andrea Gusinu moribondo, ferito da almeno due proiettili che l?avevano raggiunto all?addome e al bacino. Graziano Palmas (38 anni, titolare di un bar a San Teodoro) era morto. Suicida. Con un colpo di pistola alla testa. Qualche settimana dopo, anche gli altri componenti della banda di assassini erano stati arrestati: Salvatore Sechi, l?autista della banda (40 anni di Olbia) e l?allora fidanzata Milena Ladu (32 anni) all?epoca proprietaria di un negozio di fiori a Olbia), Sebastiano Prino (42 anni di Nuoro) Sebastiano Demontis (50 anni di Buddusò) e Cosimo Cocco (50 anni di Bonarcado), cognato di Palmas, il primo a crollare e a raccontare quel pomeriggio di follia. Gusinu, Sechi, Prino e Demontis sono stati condannati all?ergastolo, Milena Ladu a 25 anni e Cocco a 20 anni.

da La Nuova Sardegna, 20 gennaio 2007

Lo sfogo di Anna Bianciotti madre di uno dei carabinieri uccisi nella strage di Chilivani.
«Il mio Walter ucciso una seconda volta».
«Scarcerare chi si è macchiato di tale crimine mi provoca rabbia, indignazione e vergogna». «Il mio ragazzo era ferito, ma respirava loro l?hanno finito Applicare l?indulto non è giustizia».

PORTO TORRES. «Rabbia, tanta rabbia. E poi indignazione e vergogna. Mi sento offesa e delusa. Stavolta è come se l?avessero ucciso un?altra volta il mio Walter. Scarcerare chi si è macchiato di un crimine così efferato non è giustizia. Mi dispiace ma io non l?accetto questa cosa». Anna Bianciotti, madre di Walter Frau, il carabiniere ucciso nella strage di Chilivani ha appreso la notizia dell?indulto concesso a Milena Ladu (già fuori dal 2005) e Cosimo Cocco (potrebbe tornare libero nel 2008) dalla Nuova Sardegna. La sua è la reazione forte di una madre segnata da un dolore senza tempo.
Inutile ricordare che Milena Ladu e Cosimo Cocco, due dei componenti della banda, vennero condannati per concorso morale nella rapina di Pede e?Semene. Che c?è stata una distinzione dei ruoli.
«Quella non è stata una rapina, ma una strage – dice Anna Bianciotti – e cosa significa concorso morale? Hanno fatto qualcosa per evitare che venissero uccisi Walter e Ciriaco ? Non mi risulta. Il mio ragazzo l?hanno giustiziato, era ferito ma ancora vivo. I banditi gli hanno sparato il colpo di grazia. Nessuna pietà hanno avuto. E se c?era una condanna dovevano scontarla sino alla fine. Serve la certezza della pena, almeno di fronte a reati così gravi. Invece ecco l?indulto…». La camera di Walter Frau è una specie di museo dove il tempo si è fermato. Decine e decine di foto: Walter appena nato, poi Walter che festeggia il compleanno. Walter portiere nelle formazioni di calcio di Turris e Turritana. E Walter carabiniere. Quasi non c?è spazio per passare. In una cristalliera l?uniforme, il portafoglio che suo figlio portava in tasca il giorno della tragedia: dentro una banconota da 50 mila lire macchiata di sangue. Poesie e ritratti, medaglie, ricordi che non muoiono mai. Un figlio carabiniere (Roberto, in servizio all?ambasciata in Giappone) che chiama tutti i giorni, un altro finanziere (Sandro, in forza alla tenenza di Porto Torres), mamma Anna lo ricorda che la famiglia è stata sempre dalla parte dello Stato.
- Però ce l?ha con l?indulto, che è una legge dello Stato, l?hanno votata in molti…
«Sono gli stessi politici che mi chiamano per andare alle cerimonie, che vanno in passerella, mi stringono la mano e mi abbracciano. Mi chiedo che senso ha tutto questo. Perchè l?indulto anche per una strage come quella di Chilivani?».
- Cosa ha pensato quando ha saputo che Milena Ladu era già tornata in libertà ?
«Io non ho mai provato odio per quelle persone, e ho insegnato anche ai miei figli a non coltivare un sentimento che intanto non ci restituirà mai più Walter. Ma oggi che cosa devo rispondere, che era meglio fare il delinquente, tanto alla fine sono più tutelati? Ho tanta rabbia dentro, che si mischia con un dolore terribile. Certi momenti c?è da impazzire».
- Sono passati undici anni e mezzo, la gente le è stata vicina, come sono le sue giornate ?
«Walter mi manca tanto. Mi manca la sua allegria, mi manca non sentirmi più chiamare mamma come faceva lui. Io non sto bene, oggi va ancora peggio. Sono morta dentro. Per mesi tante persone sono venute qui a casa, trascorrevamo ore insieme. Poi quando andavano via stavo ancora peggio. Vorrei raccontarlo a quei politici il mio dolore, ma è una cosa che capisci solo quando la provi».
- E? cambiato il suo pensiero sulla giustizia, sul senso dello Stato ?
«Mi hanno dato la medaglia d?oro per Walter, eccola qui. Per qualche mese mi hanno anche mandato la pensione. Poi si sono accorti, al ministero del Tesoro, che non spettava alle madri che perdono il figlio in servizio. Erano imbarazzati, il dirigente che ha firmato il provvedimento era disperato. Li ho tolti da ogni problema: ho rimandato indietro i soldi. La giustizia per me ora è un sogno irrealizzato, una cosa che mi fa soffrire. Mio figlio ha dato la vita per lo Stato, con coraggio, senza alcuna paura. E lo Stato cosa ha fatto per lui?
- Ha detto che non prova odio per chi ha ucciso Walter, li ha perdonati ?
«Non li odio, ma non spetta a me il perdono per chi uccide un ragazzo sparando anche il colpo di grazia. L?odio fa stare ancora più male e non mi restituisce mio figlio. Ma anche l?ambiguità, la partecipazione di circostanza, l?applicazione di una giustizia che premia i cattivi e cancella i buoni ti fanno stare male. E vedo che va sempre peggio».
- In che senso ?
«Chi è stato condannato per la strage di Chilivani comincia a riacquistare la libertà dopo pochi anni di carcere. Torna a una vita normale, può scherzare e dimenticare. Walter invece non c?è più: senza odio e senza perdono io questo non l?accetto. E come mamma dico: non è giustizia».

(foto da mailing list politico-sociale)

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Alla forca dell’est…


In Irak sono ormai morti in questa pretesa ?operazione di peace-keaping? iniziata il 19 marzo 2003 ben 2.976 soldati americani, tre in più di quanti perirono negli attentati alle ?Torri gemelle? di New York l?11 settembre 2001. Ma non sono morti invano. Ne e’ convinto il presidente George W. Bush, secondo cui “la guerra al terrorismo e’ una lunga battaglia e noi combatteremo i jihadisti violenti per salvaguardare la pace per molti anni a venire“, ha spiegato il portavoce Scott Stanzel. Per Bush “il compito di questa generazione e’ combattere i terroristi per prevenire un attacco alla nostra Nazione peggiore di quello dell’11 settembre“, ha aggiunto Stanzel, ribadendo che “la piu’ dura decisione del presidente e’ stata inviare i nostri giovani in uniforme, uomini e donne, a combattere e lui e’ sicuro che il loro sacrifico non sara’ invano“. Così ha parlato l?uomo più potente del mondo, questo immane genio della politica universale, capace di creare una guerra civile, quella irakena, praticamente dal nulla?.. E fino a poco tempo or sono anche i soldati italiani combattevano per la difesa degli interessi americani, il petrolio e il business della ricostruzione. Secondo uno studio apparso nell?ottobre scorso sulla rivista medica britannica ‘Lancet‘ e condotto da medici dell’americana John Hopkins University e della scuola irachena di medicina al-Mustansiriya di Baghdad, fra il marzo 2003 e il luglio del 2006 i civili iracheni morti sarebbero circa 655.000. Da stamattina se ne contabilizza un altro, eccellente. E non nelle tumultuose ore della caduta o della cattura, ma al termine dei soliti processi – farsa di tribunali più o meno “indipendenti” dai desideri dei vincitori. Cambia forse qualcosa ?

Stefano Deliperi

A.G.I., 30 dicembre 2006.

SADDAM IMPICCATO ALL’ALBA. BUSH, ESECUZIONE UNA PIETRA MILIARE.

(AGI/REUTERS) – Baghdad, 30 dic. – Saddam Hussein e’ stato impiccato. Lo ha riferito la televisione irachena Al-Hurra, un’emittente finanziata dagli americani. La sentenza di condanna a morte dell’ex dittatore iracheno, colpevole di crimini contro l’umanita’, e’ stato eseguita pochi minuti prima delle 06:00 ora locale, le 04:00 in Italia.

SADDAM: “SPERO CHE SIATE UNITI, NON FIDATEVI DELL’IRAN”

(AGI/AFP) – Baghdad, 30 dic. – Le ultime parole di Saddam Hussein sul patibolo sono state un monito agli iracheni. “Spero che siate uniti e vi esorto a non credere a un’alleanza con l’Iran, perche’ gli iraniani sono pericolosi. Io non ho paura di nessuno”. E’ quanto ha riferito il giudice Moneer Hadded, il quale ha assistito all’esecuzione. Saddam, ha raccontato la stessa fonte, ha mantenuto la calma fino all’ultimo in un’accettazione del proprio destino. Il riferimento all’Iran va interpretato come un’ultima bordata di Saddam alla coalizione a maggioranza sciita guidata dal premier Nuri al-Maliki, che molti sunniti accusano di essere strumento dell’Iran. Un altro testimone, il consigliere per la Sicurezza nazionale irachena, Mowaffaq al-Rubaie, ha raccontato alla televisione di Stato che Saddam non ha opposto alcuna resistenza al boia cui e’ stato consegnato ammanettato. Nessuno dei testimoni ha voluto rivelare il luogo esatto dell’esecuzione; tutti si sono limitati a dire che e’ avvenuta fuori della cosidetta ‘zona verde’, la cittadella fortificata di Baghdad, dove hanno sede gli uffici governativi e anche l’ambasciata statunitense. Rubaie ha riferito che i carcerieri americani hanno consegnato Saddam alle autorita’ irachene e che nessun funzionario statunitense era presente nell’edificio mentre veniva azionata la botola del patibolo. “Speriamo che questo grande giorno sia il giorno dell’unita’ nazionale e della liberazione per il popolo iracheno”, ha dichiarato Rubaie alla televisione Al-Arabiya cui ha confermato che l’esecuzione e’ stata filmata e fotografata. “Sara’ una decisione politica, considerata la delicatezza della materia, se trasmettere subito o piu’ avanti le immagini. Non vogliamo esasperare gli animi di alcune persone”, ha aggiunto. Le televisioni hanno preparato l’opinione pubblica a questo evento mostrando filmati di soldati mutilati e di prigionieri torturati a morte nelle carceri di Saddam e gettati in fosse comuni.

SADDAM: BUSH, L’ESECUZIONE E’ UNA “PIETRA MILIARE”

(AGI/AFP) – Crawford (Texas, Usa), 30 dic. – Il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ha definito l’esecuzione di Saddam Hussein “una pietra miliare” sulla strada della costruzione di un Iraq democratico. Il capo della Casa Bianca ha avvertito tuttavia che avere eliminato l’ex dittatore non mettera’ fine alle violenze che insanguinano l’Iraq.

A.N.S.A., 30 dicembre 2006

SADDAM HUSSEIN IMPICCATO ALL’ALBA, PER BUSH ATTO DI GIUSTIZIA.

L’impiccagione di Saddam Hussein e’ stata annunciata dalla televisione irachena al Hurra. Un giudice negli Stati Uniti aveva respinto un appello dell’ultim’ora dell’ex presidente iracheno per evitare l’esecuzione. Saddam era stato condannato a morte per il massacro nel 1982 di 148 uomini e ragazzi sciiti. La tv pubblica irachena, al Iraqia, ha confermato che Saddam Hussein e’ stato impiccato oggi all’alba. Secondo l’emittente l’esecuzione e’ avvenuta a Baghdad. Secondo le tv in arabo al Hurra (sponsorizzata dagli Stati Uniti) e al Arabya, Saddam e’ stato impiccato pochi muniti prima delle sei di Baghdad, le quattro in Italia. La condanna a morte dell’ex presidente iracheno per crimini contro l’umanita’ il 5 novembre scorso era stata salutata dal presidente americano George W. Bush come un trionfo per la democrazia in Iraq. L’impiccagione di Saddam Hussein e’ stata confermata da fonti del Pentagono alla Cnn.

IRAQ: SADDAM; PER BUSH ATTO GIUSTIZIA.

NEW YORK – Il presidente George W. Bush ha definito l’impiccagione di Saddam Hussein ”l’atto di giustizia che lo stesso Saddam aveva negato alle vittime del suo brutale regime”. Per Bush, che ha definito ”equo” il processo ricevuto da Saddam, l’impiccagione dell’ex presidente iracheno e’ stata ”una tappa importante” nella strada dell’Iraq verso la democrazia. Il presidente americano e’ a Crawford in Texas e ha tenuto per tutta la giornata di ieri un basso profilo per non mostrare interferenze con le autorita’ irachene. I suoi commenti su Saddam sono stati diffuso attraverso un comunicato: il ‘numero uno’ degli Usa non si e’ presentato davanti alle telecamere per pronunciarsi pubblicamente sulla morte del suo arci-nemico. Bush ha messo in guardia che l’esecuzione di Saddam non fermera’ la violenza in Iraq.

IRAQ: SADDAM; DANZE ATTORNO A CADAVERE, CNN.

NEW YORK – Secondo la Cnn, che cita testimoni all’esecuzione, ”si e’ ballato e cantato per la gioia” attorno al cadavere di Saddam Hussein.

IRAQ: SADDAM; SCENE DI GIUBILO TRA IRACHENI MICHIGAN DOVE VIVE LA MAGGIORE COMUNITA’ DI IMMIGRATI IRACHENI NEGLI USA.

WASHINGTON – Scene di giubilo sono esplose tra le strade della cittadina di Dearborn (Michigan), dove vive la piu’ numerosa comunita’ di immigrati iracheni, alla notizia della esecuzione di Saddam Hussein. La comunita’ irachena, riunitasi per attendere insieme la notizia della esecuzione, e’ esplosa in scene di giubilo, sventolando bandiere irachene e ballando per le strade non appena la conferma della impiccagione di Saddam Hussein e’ rimbalzata da Baghdad. Nel Michigan erano passatre da poco le ore 22.00.

Saddam: autobomba a Kufa, linciato l’attentatore.

BAGHDAD, 30 DIC- E’ stato linciato a morte dalla folla l’attentatore che stamani ha fatto esplodere l’autobomba nel mercato popolare della citta’sciita Kufa. Testimoni hanno affermato che il terrorista era a poca distanza dal luogo dell’attentato quando e’ stato visto azionare il detonatore con un telecomando. L’attentatore sarebbe stato subito fermato dalla polizia che non e’ pero’ riuscita a evitare il suo linciaggio. Intanto, l’agenzia irachena Nina da’ un bilancio provvisorio di 35 morti e 18 feriti.

IRAQ: SADDAM, LA LUNGA PARABOLA DI UN DITTATORE.

ROMA – L’esecuzione di Saddam Hussein, avvenuta oggi all’aba, al termine di un processo durato poco piu’ di un anno e conclusosi con una condanna a morte in appello per crimini contro l’umanita’, ha posto fine all’esistenza di un uomo che ha governato con pugno di ferro l’Iraq per 35 anni. Ecco un profilo del defunto dittatore.
– INFANZIA e GIOVINEZZA INQUIETE – Nato nel villaggio di Al Quja, vicino a Tikrit, cittadina sul Tigri, il 28 aprile 1937, orfano di padre, Saddam Hussein vive parte dell’infanzia presso lo zio. Nel 1959 si trasferisce al Cairo dove restera’ fino al 1963. Nello stesso anno, tornato a Baghdad, il suo partito, il Baath prende il potere per pochi mesi, ma in seguito ad un colpo di Stato torna nella clandestinita’. – LA CARRIERA POLITICA – Saddam viene arrestato nel 1964, ma evade, due anni piu’ tardi, per preparare un putsch che, nel luglio 1968, porta di nuovo il Baath al potere. Il futuro rais diventa segretario generale aggiunto del ‘comando generale’ del Baath e, tre anni piu’ tardi, vicepresidente della repubblica. Nel 1969, Saddam e’ gia’ l’ ‘uomo forte’ dell’Iraq. Il regime viene strutturato in modo poliziesco. Nel 1975-1976 vengono trasferiti con la forza nel sud dell’Iraq circa 300.000 curdi che reclamano l’autonomia e contro gli stessi curdi Saddam non esitera’ a utilizzare gas letali nel 1988.
– IL POTERE ASSOLUTO – Nel luglio 1979 Saddam costringe alle dimissioni il presidente El Bakr e assume i pieni poteri. Chi nel partito si oppone a questa successione viene passato per le armi. Dopo i curdi tocca agli sciiti, maggioritari nel paese. Il 22 settembre 1980 Saddam dichiara guerra all’Iran. Il conflitto durera’ otto anni e l’Iraq paghera’ la ‘non vittoria’ con 300.000 morti e 70 miliardi di dollari di debito. Il rais individua nella superproduzione petrolifera del Kuwait e degli Emirati una guerra economica diretta contro l’Iraq. Il 2 agosto 1990 Saddam lancia il suo esercito all’assalto del Kuwait. La reazione internazionale non si fa pero’ attendere. L’alleanza guidata dagli Usa travolge in 42 giorni l’esercito del rais (28 febbraio 1991). Saddam e il suo regime danno vita allora ad un lungo braccio di ferro con il Palazzo di vetro sulla questione delle sanzioni e degli ispettori. Dinanzi, pero’, all’ultimatum del presidente americano George W. Bush, che accusa l’Iraq di avere armi di distruzione di massa e di appoggiare il terrorismo internazionale, Saddam sa che questa volta la posta in gioco e’ lui stesso.
– LA CADUTA E LA LATITANZA – Dopo la caduta del suo regime, Saddam si da’ alla latitanza, lanciando messaggi al paese affinche’ resista alle forze straniere. Mentre e’ in fuga vengono trovati e uccisi i suoi due figli, Uday e Qusay. La cattura del rais avviene il 13 dicembre, in una cantina-rifugio nel Kurdistan. Sono i soldati americani a prenderlo in consegna, ma molti indizi fanno pensare che l’ex dittatore fosse gia’ sotto il controllo di gruppi curdi e che in pratica la cattura sia stata una consegna.
– LA DETENZIONE – Da dicembre 2003 e’ sotto custodia americana. Guardato a vista, anche perche’ non si tolga la vita. Ma da quel pochissimo che trapela dal carcere non sembra proprio che abbia una simile intenzione. ”Il mio governo non s’e’ mai arreso e io vincero’ a mani basse le prossime elezioni”, avrebbe detto ai primi agenti della Cia che lo interrogavano. Ha un atteggiamento di sfida e nel contempo pretende di essere trattato come compete a un capo di stato. Afferma di essere stato un leader ”equo e giusto”, nega il possesso di armi di distruzione di massa e di avere mai avuto rapporti con Osama bin Laden (circostanza quest’ultima che viene poi confermata anche dalle piu’ approfondite inchieste americane). Saddam non collabora negli interrogatori. Secondo alcuni esperti si ritiene sicuramente piu’ intelligente di chiunque altro e pensa soprattutto al proprio posto nella Storia. A gennaio 2004 viene dichiarato dalle autorita’ di occupazione americane ‘prigioniero di guerra’. Si comincia a parlare del suo futuro processo. C’e’ l’ipotesi di organizzare un tribunale internazionale come quello che giudica l’ex presidente serbo Slobodan Milosevic, ma poi prevale quella di farlo giudicare ”dal suo stesso popolo”. Si costituisce intanto un collegio di difesa, incaricato dalla sua stessa famiglia, in primo luogo le figlie. Ne fanno parte avvocati di varia nazionalita’.
– IL PROCESSO – Il processo all’ex dittatore Saddam Hussein e a sette dei suoi collaboratori comincia a Baghdad il 19 ottobre del 2005. Dopo poco piu’ di un anno, il 5 novembre, per lui i giudici emanano il verdetto di condanna a morte, tramite impiccagione, per crimini contro l’umanita’. Il 26 dicembre la pena viene confermata dalla Corte d’appello irachena.

(foto da C.N.N. News)

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La Germania insabbia un rapporto sugli alti costi dell’energia eolica.


Un imbarazzante Rapporto che avverte che i programmi di parchi eolici faranno crescere i costi energetici e che i gas serra possono essere ridotti con metodi più tradizionali è stato da poco insabbiato. Si trattava di una ricerca di quasi 500 pagine eseguita per conto del Governo tedesco e che avrebbe dovuto essere pubblicata a metà gennaio. Tuttavia essa è stata considerata così imbarazzante che i ministri l’hanno rimandata indietro chiedendo correzioni. Jurgen Trittin il ministro verde tedesco col portafoglio dell’ambiente ha dichiarato: “non vogliamo che i contenuti di questo Rapporto possano essere male interpretati“. La ricerca sui parchi eolici era stata compilata dall’Agenzia governativa sulle ricerche energetiche insieme ad altri Enti indipendenti. Le sue conclusioni sono difficili da digerire per la maggioranza di governo formata da Socialdemocratici e Verdi, che ha favorito una grande espansione dei parchi eolici tedeschi, che con più di 15.000 turbine, rappresentano la punta europea. Inoltre, secondo i piani, esse dovrebbero raddoppiare entro il 2015.
Questo Rapporto ha implicazioni anche per altri Paesi. Il Governo britannico ha indicato di voler seguire il governo tedesco e lo scorso anno in una conferenza sull’energia tenuta a Berlino, e inaugurata dalla Regina Elisabetta, ministri e scienziati di entrambi i paesi hanno annunciato un grande impegno di collaborazione sulle fonti rinnovabili.
I dati contenuti nel Rapporto ora insabbiato, erano filtrati al settimanale “Der Spiegel” alcuni mesi or sono. Da essi si desumeva che se la Germania procederà a raddoppiare il numero delle proprie turbine eoliche, il costo annuale dell’energia per i consumatori salirebbe da 1,4 miliardi di euro a 5,4 miliardi, facendo aumentare la bolletta media delle famiglie di 44,00 euro entro il 2015. Secondo il Rapporto, inoltre, il Governo tedesco dovrebbe pagare oltre 1 miliardo di euro per installare più di 1.000 Km di nuovi cavi. Infine il parco centrali elettriche esistente dovrebbe essere notevolmente riadattato per far fronte alle grandi fluttuazioni di potenza legate all’energia eolica. In base a questa ricerca, anche la principale ragione del ricorso all’energia eolica, ovvero la sua capacità di contrastare l’effetto serra, viene ridimensionata: con costi minori si potrebbero apporre moderni sistemi di filtraggio alle centrali elettriche convenzionali, ottenendo gli stessi risultati di riduzione dei gas serra.

Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Aree minerarie dismesse e verifica dell’interesse culturale.


La Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna ha reso noto di aver stipulato con la società I.G.E.A. s.p.a. lo specifico accordo per provvedere alla valutazione della sussistenza dell?interesse culturale (art. 12 del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni ? s.m.i.) riguardo i compendi minerari di Masua ? Monte Agruxau (Iglesias) e Ingurtosu ? Naracàuli (Arbus), oggetto del noto bando regionale. I beni (alcuni già vincolati) potrebbero esser assoggettati anche al regime di tutela storico-culturale, come richiesto da più parti ed anche dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico fin dal giugno scorso. Tuttavia, la futura (e per ora solo eventuale) dichiarazione di interesse culturale (art. 13 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) non precluderebbe l?eventuale alienazione dei beni minerari dimessi, soggetta a mera autorizzazione in quanto di proprietà di società di diritto privato, sebbene in mano pubblica (artt. 56-57 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.). Chi sostiene la conseguente inalienabilità è, nella migliore delle ipotesi, un illuso. Inalienabili sono quei beni culturali appartenenti al demanio culturale di Stato, Regioni ed altri Enti pubblici territoriali (art. 53-54 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.). Naturalmente vi sarebbero, invece, obblighi e prescrizioni di conservazione dei beni tutelati, nonché poteri di vigilanza, così come indicati dal Codice dei beni culturali e del paesaggio. Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico ribadiscono quanto già portato a conoscenza delle varie pubbliche amministrazioni competenti e pubblicamente riguardo forti dubbi e perplessità (attività indicate non consentite dal piano paesaggistico regionale, òneri pubblici per il risanamento ambientale, ecc.) sul bando per la riqualificazione dei due compendi minerari dimessi, in particolare riguardo l?ipotesi di alienazione alla quale appare, nell?ottica degli interessi pubblici ambientali e patrimoniali, certamente preferibile l?istituto della concessione onerosa. Analogamente hanno richiesto la verifica dell?interesse culturale (novembre 2006) riguardo i macchinari ed attrezzi della Miniera di Campo Pisano (Iglesias) che l?I.G.E.A. s.p.a. intende alienare quale ?ferro vecchio?.

Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 5 dicembre 2006

Forse sarà necessario un permesso per la loro cessione alle società interessate allo sfruttamento turistico. Possibile vincolo sui siti minerari in vendita.
Sollecitata da Igea, la Soprintendenza ne studia il valore come «beni culturali».
MAURO LISSIA

CAGLIARI. I siti minerari di Iglesias e Arbus che l?amministrazione regionale ha offerto in vendita e in concessione potrebbero essere dichiarati di interesse culturale. L?accordo per avviare la procedura di verifica prevista dalla legge è stato sottoscritto il due novembre scorso fra la Direzione regionale per i beni culturali e l?Igea, l?ente controllato dalla Regione che detiene la proprietà del compendio.
A comunicarlo è stato il direttore regionale dei beni culturali Paolo Scarpellini in una breve nota con la quale ha risposto al documento di sedici pagine presentato dall?associazione Argonauta di Massimo Manca, nel quale la regolarità della procedura di vendita-concessione dei siti viene fortemente messa in dubbio sulla base di una dettagliata sequenza di riferimenti alle norme. Per il gruppo di imprese che vincerà fra i quattro rimasti in corsa nella gara di progettazione bandita dalla Regione un?eventuale dichiarazione dell?interesse culturale sui complessi storici di Ingurtosu, Naracauli e Pitzinurri potrebbe rivelarsi un ostacolo, certamente destinato a rallentare la fase di realizzazione delle opere, tutte orientate in base al bando su obbiettivi turistici. La Sovrintendenza ai beni culturali entrerebbe infatti a pieno titolo nella valutazione dei progetti, che dovrebbero rispettare a puntino l?origine storica degli edifici e nel complesso il valore culturale delle aree. Criteri peraltro indicati nel bando di gara, solo che a quel punto il compendio messo in vendita dalla Regione risulterebbe vincolato, senza che il vincolo pregiudichi la possibilità di cessione anche definitiva a un privato: «La vendita non verrebbe esclusa – ha spiegato il direttore generale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna, Paolo Scarpellini – semplicemente il privato acquisterebbe le aree e quanto è compreso nelle aree con il vincolo». Sarebbe quindi tenuto a rispettare scrupolosamente le indicazioni della sovrintendenza, certo un limite pesante per chi ha necessità di mettere in piedi un complesso di richiamo turistico, con hotel, campi da golf e altre attrezzature sportive. Sulla compatibilità fra l?origine dei luoghi e la trasformazione turistica Scarpellini è comunque possibilista: «Bisogna vedere i progetti, è chiaro che non sarebbero ammissibili stravolgimenti degli edifici e dei luoghi sui quali sia stato dichiarato l?interesse culturale. Ma si potrebbero cercare soluzioni equilibrate». Un problema dei legali invece stabilire se Igea abbia o non abbia l?obbligo di sottoporre i siti minerari alla verifica dell?interesse culturale: «Trattandosi di società, sia pure pubblica – spiega Scarpellini – alcuni giuristi sostengono che l?obbligo non c?è. Igea ha preferito sottoscrivere con noi un accordo, il due novembre scorso, perchè la verifica sia compiuta in ogni caso, per evitare possibili rallentamenti nella fase successiva». Quindi una scelta tecnica, che non si è affiancata a una richiesta di autorizzazione alla vendita: «Non c?è – conferma il direttore generale – ma dovrebbe esserci solo se la verifica dell?interesse culturale desse risultati positivi e comunque solo limitatamente alle zone o agli edifici vincolati». Come dire: prima la verifica, poi l?eventuale richiesta di autorizzazione alla vendita. Se l?interesse culturale non ci sarà – eventualità piuttosto remota – Igea potrà procedere liberamente.
L?associazione Argonauta, che ha presentato l?esposto e che si prepara a inviarne una copia alla Procura della Repubblica, accusa in sostanza la Regione di aver saltato alcuni passaggi fondamentali dell?operazione. Il responsabile dell?associazione Massimo Manca afferma: «La Regione ha messo il carro davanti ai buoi, ha deciso la destinazione turistica del compendio prima che la Sovrintendenza si esprima sull?interesse culturale dei siti. I progettisti privati partecipano alla gara senza conoscere i limiti che eventualmente saranno imposti. Mi sembra chiaro che si tratti di un bando viziato fin dall?origine».

(foto S.D., archivio GrIG)

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Monte Ortobene, un’orgia di progetti alla faccia dell’ambiente ?

6 Novembre 2006 Commenti chiusi


Sul Monte Ortobene, “montagna sacra” dei nuoresi e di tanti altri sardi, si sta per abbattere una valanga di progetti di opere pubbliche ? E a che e, soprattutto, a chi servono ?

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 6 novembre 2006

Il Noce. Povero Ortobene, colpito da sviluppite.

Il sindaco di Nuoro pensa a Nuoro e al Monte Ortobene. Niente di strano che un?amministrazione pensi a quello che amministra ma, alle volte, può essere pericoloso. Il Comune e l?ente foreste, che si è associato, hanno pensato congiunti. Si sono guardati intorno e hanno visto il Monte che, forse, gli è sembrato troppo verde rispetto alla città grigia. E per rimediare a questa stonatura hanno concepito una richiesta di 25 milioni di euro alla Regione, destinati all?Ortobene. Un centro benessere (3.168.000 euro), un centro delle strategie di sviluppo, della geografia culturale e del paesaggio fisico (6.660.000 euro), un osservatorio astronomico (567.000 euro), adeguamento della piscina olimpionica di Farcana (1.220.000 euro), opere di riqualificazione degli spazi di relazione (3.970.000 euro), opere di riqualificazione della sommità dell?Ortobene(2.240.000 euro), rete di percorsi (1.650.000 euro). Seguono altre voci sino ad arrivare alla bella somma di 25 milioni. Il tutto decorato con le parole liturgiche, sostenibilità, ecosostenibilità, turismo alternativo, antropizzazione ecc. utilizzate e sfinite sino a svuotarle di significato.
Si può discutere sul Monte ma siamo tutti d?accordo che è un luogo metaforico. E siamo d?accordo che è bello perché è come è. E non ha necessità di essere perfezionato da nessuno. Nessuno lo può rendere più bello, mentre chiunque, con un solo gesto, lo può deturpare. Un monte che guarda la città opaca, un bosco a pochi minuti da casa, dall?ufficio, dalla vita quotidiana. E chi vi sale, compie ogni volta un?arrampicata mistica. Lo hanno brutalizzato in molti modi, è stato assediato da chi voleva costruirci case volgari, è stato incendiato, vilipeso e vetrioleggiato, ma resiste. E vorrebbe perfino essere voluto bene, ma senza attenzioni esagerate.
Il progetto di 25 milioni di euro è il colpo finale. Anziché cure gli si somministra veleno, lo stesso che ha abbruttito la città e la campagna intorno. Il centro benessere al Monte è grottesco e rappresenta da solo un?allegoria perfetta della fine che farà la nostra Isola. Un luogo per massaggiare, frizionare e strofinare turisti. L?Ortobene, da luogo semisacro, degradato a puttana cittadina che fa anche massaggi. Una forma di ?antropizzazione?, in armonia con le paperette e il laghetto artificiale previsti nel bosco addomesticato.
L?osservatorio da mezzo milione di euro per ?scoprire asteroidi e stelle variabili?, con cupola e aule è un?idea che denota fantasia ma, considerato l?investimento esiguo, sarà poco più di una costruzione con metro cubi lego. Uno scherzo, si direbbe. Però l?allegato D della richiesta è una lettura raccomandata.
Il centro di strategie dello sviluppo, della geografia umana e del paesaggio fisico (circa sette milioni di euro) è definito un ?polo scientifico?. Ma, ammesso che si arrivasse a capire cos?è, appare minaccioso e, quale che sia la sua sostanza, non può essere neppure immaginato al Monte. Una costruzione da quattordici miliardi di lire sui locali della ex colonia. Sarebbe interessante sapere in cosa consiste il progetto ma è probabile che non si riesca a decifrarne il significato e neppure la cubatura. Sempre l?allegato D. La pista per elicotteri che trasportano turisti è un?altra perla tenebrosa dell?allarmante allegato. Insomma, chi vuole può leggere il documento da sé e farsi un?idea propria. E? un documento, dicevamo, insaporito con il termine sostenibilità usato senza risparmio. La parola viene deformata, allungata, allargata, schiacciata, ficcata a forza in ogni angolo della richiesta per giustificarla, nel tentativo inutile di darle vita. E soprattutto viene confusa con un?altra parola che ha un significato quasi opposto: sopportabilità.
Sostenibile è uno sviluppo, un turismo, un?attività che si mantiene costante nel tempo, si riproduce uguale e riproduce un reddito costante per le generazioni successive. Sostenibile vuol dire durevole.
Se un sito naturale è intatto e resta tale anche ricavandone un utile duraturo conservando integro il sito, beh, allora questo è un esempio perfetto di sostenibilità.
Ma se lo stesso sito non viene alleggerito dai metri cubi che lo appesantiscono e, anzi, se ne aggiungono nuovi sopra quelli vecchi, se il sito è utilizzato senza conoscere nulla delle possibilità di carico umano, senza tener conto della fragilità di un bosco e dell?usura dei suoli, mutando la natura del luogo e decretandone un uso innaturale, allora quel sito è destinato ad una prevedibile distruzione. Consumato, dissipato, annientato. E la sostenibilità fa un capitombolo. Portare dissennatamente turisti all?Ortobene neofabbricato è una disgrazia per il Monte e per il bosco al quale l?ente foreste dovrebbe pensare con istinti di protezione e non con inclinazioni edilizie. Che l?ente foreste si associ al progetto di un centro benessere nel bosco è non solo stravagante ma anche simbolicamente tragico. Non una parola su quante persone il Monte può tollerare, solo la ripetizione martellante di ?una spiccata vocazione naturale dei luoghi? che ?impone?, secondo il sindaco e i suoi partner, di costruire tutti questi orrori. La sbandierata ?Vocazione naturale? significa che quei luoghi devono restare, appunto, naturali. Sennò perdono la vocazione.
Tutta quella robaccia sul Monte Ortobene è una violazione, una profanazione dei luoghi anche se ci portassero turisti scalzi, rispettosi dell?ambiente e vestiti di ramoscelli di mirto. Il turismo è lecito e auspicabile, s?intende, ma la distruzione di un bel luogo no. Se si vogliono turisti a Nuoro bisogna rendere attraente Nuoro, conservare e amare il suo paesaggio e non mortificarlo.
Ammaestrare un monte come le pulci non è una bella impresa. E anche con le cattive imprese si entra nella storia e si resta nella memoria.
La sviluppite è una malattia contagiosa. Un?epidemia. Non abbiamo un vaccino, ma una cura c?è.

Giorgio Todde

(foto P.F., archivio GrIG)

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