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La Corte dei conti sul Parco nazionale dell?Arcipelago della Maddalena.

Ripascimento del Poetto: le motivazioni della condanna di Balletto.

4 Luglio 2007 Commenti chiusi


Con un bel po’ di ritardo su quanto previsto sono state depositate le congrue motivazioni della condanna in primo grado dell’ex Presidente della Provincia di Cagliari Sandro Balletto per il ripascimento del Poetto. Buona lettura…

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 4 luglio 2007

«Le colpe dell?ex presidente Balletto». Depositate dal gup le motivazioni della condanna per danneggiamento. Elena Laudante

CAGLIARI. «L?accelerazione fu forte e fu impressa dall?organo politico perché i lavori di ripascimento venissero effettuati comunque», anche se avrebbero richiesto invece «ulteriori approfondimenti». A un anno dalla condanna a 10 mesi dell?ex presidente della Provincia per danneggiamento, il gup ha motivato perché il ripascimento fu un disastro. Che la volontà politica fosse quella di andare avanti, sempre e comunque, scrive il magistrato trova conferma nelle parole di Sandro Balletto, allora presidente della Provincia e qui imputato condannato, quando assicurò i giornalisti sul futuro colore della sabbia: «Diventerà candida grazie all?ossidazione», disse dopo aver constatato che il grigio-topo si estendeva sul Poetto man mano che la draga Antigoon andava avanti. È il giudice dell?udienza preliminare Giorgio Cannas a sottolineare, nella motivazione di 170 pagine, quella che fu la determinazione della Giunta Balletto a proseguire comunque nei lavori, incurante dei segnali contraddittori che provenivano da analisi e prelievi. L?allora presidente fu incurante persino della relazione generale degli studi sull?area di prelievo a mare della sabbia, presentata dallo stesso assessorato ai Lavori pubblici nel novembre 2001. Il primo a parlare di ?accelerazione imputabile all?organo politico? – durante l?inchiesta, ricorda il magistrato – fu Lorenzo Mulas, responsabile del procedimento e coordinatore del progetto di salvaguardia. Imputato nel processo con rito ordinario, Mulas rivelò ai pubblici ministeri Daniele Caria e Guido Pani l?ordine perentorio che arrivò dai vertici della Provincia. Versione oggi sposata dal giudice nella motivazione. Ma ?altri elementi confermano che della questione si occupò anche il presidente della Provincia?. Sarà proprio Balletto ad ammettere i suoi ?due, forse tre? sopralluoghi sulla spiaggia che coperta dai ciottoli sputati da una draga che non aveva filtro, e che vomitò oltre 6.600 metri cubi di pietre. «Dal 12 marzo 2002, la stessa Provincia – scrive il Gup – riconosceva la presenza di una frazione granulometrica non prevista (ciottoli e blocchi), disponendone la rimozione a cura dell?impresa». Ancora dalle motivazioni: «Particolarmente rilevante appare la dichiarazione dell?imputato Balletto del 24 marzo 2002 secondo cui la sabbia sarebbe diventata ?ancora più bianca? per la presenza di una quantità di quarzo nelle sabbie da riporto ?maggiore rispetto a quella esistente?, circostanza in realtà in netto contrasto con quanto emerso dai risultati delle analisi», scrive il giudice, ricordando subito come queste dichiarazioni contrastano con quanto detto invece dal presidente-imputato nell?aula dell?udienza preliminare e cioè: «Di non essere a conoscenza di scandagli, ricerche geognostiche e qualità della sabbia». Né il giudice ha creduto e crede al Sandro Balletto che diceva di non sapere delle lettere della Mantovani, l?azienda vincitrice dell?appalto, all?assessore Renzo Zirone sull?insufficienza della sabbia prelevata. O quando, sempre Balletto, giurò di non conoscere l?esito degli incontri che l?assessore aveva avuto al ministero dell?Ambiente e invece sapeva tutto. Balletto, scrive il giudice, avrebbe dovuto fermare i tecnici e la draga: «Un intervento formale (consentito anche dal decreto ministeriale, nda) sul direttore dei lavori non avrebbe potuto che sortire esito positivo». Nel reato di danneggiamento, il gup ha ravvisato il dolo eventuale: in parole povere, Balletto «ha accettato il rischio del verificarsi dell?evento». Mentre è stato assolto dall?accusa di abuso d?ufficio, perché la sua condotta non diede alcun vantaggio alla ditta appaltatrice. Ora che le motivazioni della condanna sono state depositate, i difensori dell?ex presidente della Provincia potranno impugnarla in Appello.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Consiglio regionale della Sardegna, i costi della politica?


Ecco un po? di costi della politica regionale: perché in Sardistàn ?sta politica costa molto di più ? Forse alcune frustate (virtuali) non farebbero male. Buona lettura?

Gruppo d?Intervento Giuridico

da L?Altravoce (www.altravoce.net), 27 giugno 2007

Clamoroso: il Consiglio sardo costa il doppio e anche il triplo di quelli del ricco Nord. E ai nostri onorevoli meno tasse. Giorgio Melis

Sardegna parsimoniosa. Risparmiosa. Sobria. Non è Sud profondo, scialacquatore di soldi pubblici, borbonico e dissoluto. Siamo sardi, fate largo ai virtuosi. Non è questa l’immagine e l’idea che gli altri italiani e noi stessi abbiamo dei nostri costumi ? Certo che lo è: distinti e distanti dai meridionali, come sempre ci ritengono al Centro-Nord. E allora ? Un falso clamoroso, la verità è l’opposto. Uno scandaloso primato: incredibile da credere, amaro ma doveroso da denunciare. La politica sarda è la più dissipatrice, spendacciona fino all’esagerazione: molto più, fatte le debite proporzioni, di quelle siciliana e campana. Quasi da non credere ai propri occhi e ai numeri. Premessa troppo lunga ma indispensabile per dar conto di un’emozione negativa quando si credeva di averle viste tutte. Subito un esempio. Il Consiglio regionale della Sardegna, per una popolazione di un milione e 600 mila abitanti, 85 consiglieri e 160 dipendenti, costerà nel 2007 quasi 103 milioni di euro. La Lombardia – la regione più sviluppata, ricca e popolosa, con quasi nove milioni e mezzo di abitanti, 90 consiglieri e 283 dipendenti – spenderà per il suo Consiglio appena 71 milioni di euro: il 30 per cento in meno della Sardegna. Semplicemente incredibile.

Dopo aver frugato per settimane nelle pieghe del bilancio sardo, scoprendo e disvelando una realtà pazzesca, con picchi vertiginosi (la buonuscita di 700 mila euro al segretario generale andato in pensione), credevamo di aver toccato il fondo. Con una temeraria convinzione: sarà dappertutto così, più o meno, il costo della politica è altissimo ovunque: la Sardegna non può essere il peggio, starà nell’aurea medianità e mediocrità. E abbiamo deciso di confortare questa presunzione andando a cercare, con fatica e decine di telefonate, fax ed email, il riscontro nelle altre regioni.
Dopo i primi accertamenti, si è pensato a un errore. E giù altre verifiche. Fino a doversi arrendere a un’evidenza oltraggiosa per il livello di reddito, le condizioni sociali, l’economia disastrata dell’isola. Solo nella politica, nel costo del Consiglio regionale, la Sardegna straccia tutte le altre regioni. Una realtà sfuggita perfino alle lente ustoria di quanti (i senatori Salvi e Villone in un libro-inchiesta micidiale, il giornalista Gian Antonio Stella che spopola col suo bestseller ?La casta?) hanno scandagliato a 360 gradi il sottobosco della politica istituzionale e partititica. Non hanno pensato di fare il raffronto realizzato da noi, con risultati davvero sconvolgenti. Oggi lo proponiamo con le regioni del Nord popoloso, sviluppato e produttivo. Nei prossimi giorni lo estenderemo alle regioni del Centro-Sud e infine alle altre a statuto speciale come la Sardegna.

A ogni lombardo il Consiglio costa 9 euro, ciascun sardo ne deve spendere 64.

Ma è un dato assolutamente omogeneo: ogni confronto vede la nostra assemblea largamente in testa nella disonorevole corsa allo scialo, allo sperpero da nababbi di soldi pubblici in una terra sottosviluppata. La comparazione con la Lombardia dice di tutto e di peggio. Con una popolazione sei volte superiore a quella sarda, il suo Consiglio spende due terzi del bilancio sardo: appunto 71 milioni contro i nostri (scusate: i loro, di onorevoli e dipendenti) 103 milioni. Neanche nove euro di costo per ogni lombardo, contro i 64 euro che il ?parlamentino? isolano costa annualmente a ciascuno di noi. Ma se questo è il paragone più eclatante, rispetto al ricco Nord ci sono altri cinque esempi che propongono un’immagine intollerabile della Sardegna povera, ma che offre ai propri onorevoli trattamenti da sceicchi. Il Piemonte ha appena 63 consiglieri (contro i nostri 85) con quattromilioni e passa di abitanti e 300 dipendenti (contro i nostri 160). Ebbene, il Consiglio regionale di Torino costa appena 71 milioni di euro, 17 euro annui per ogni abitante. L’opulento Veneto (oltre quattro milioni e mezzo di abitanti) ha appena 60 consiglieri e 150 dipendenti ma un bilancio consiliare di appena 50 milioni di euro: meno della metà della Sardegna, con una ?tassa? annua pro capite di dieci euro per ogni residente. Vogliamo continuare ? La ricca Emilia-Romagna (quattro milioni e 151 mila abitanti, appena 50 consiglieri e 200 dipendenti) spende 40 milioni di euro all’anno, contro i 103 del Consiglio sardo. L’austera Liguria, con un milione 609mila abitanti (come la Sardegna) ha limitato i consiglieri a 40 e i dipendenti a meno di 130: spesa annuale, 28 milioni di euro, appena il 36,7 per cento di quanto si spende nel palazzaccio platinato di via Roma a Cagliari.

Meno consiglieri, stesso personale e spesa ridotta nel virtuoso Nord.

Sono cifre che si commentano da sole, gettando un fascio di luce abbagliante sulla munificenza senza paragoni che la Sardegna, con centinaia di migliaia di poveri e disoccupati, offre alla propria impunita classe politica. Un’immagine devastante, insopportabile, che muove allo sconforto e a una reazione furente contro un divario tanto enorme quanto inaccettabile. Forse che a Milano, Torino, Genova, Venezia e Bologna fare politica costa meno ? E perché mai dobbiamo pagare tanto per un Consiglio spesso al di sotto di ogni sospetto e decenza, di fronte all’efficienza, alla serietà e operosità di altre assemblee regionali, che hanno tutte meno (tranne Lombardia e Sicilia) e perfino la metà dei nostri eletti? Il teatrino del vaniloquio, logorroico, nullafacente, rissoso di via Roma, non è lontanamente paragonabile ai Consigli del Nord. Eppure costa dal 30 per cento in più fino al doppio e al triplo di quelli settentrionali.
Ma non si sente una parola di autocritica, un atto per riequilibrare una spesa astronomica rispetto agli altri. Anzi, chi la evoca viene tacciato di qualunquismo, demagogia e scandalismo antipolitico. Chi sono i veri qualunquisti che screditano il mandato parlamentare incassando e facendo spendere il doppio e il triplo dei colleghi che, poniamo a Bologna, da sempre hanno garantito ben altra efficienza e trasparenza all’amministrazione pubblica ? Non sono mancati e non mancano, sul versante del governo, scandali e sprechi in Veneto e in Lombardia. Ma, vuoto per pieno, la resa politica è infinitamente superiore a quella sarda, come il rapporto spesa-beneficio dei Consigli. Che diranno oggi i nostri onorevoli, l’imperturbabile presidente Spissu, i pasdaran improbabili moralisti all’Artizzu e al Sanjust-Robespierre, i campioni della sinistra radicale e della destra già incorruttibile ex missina ? Davanti a un confronto che dovrebbe indurli a vergognarsi e nascondersi, diranno ancora che non sono ultraprivilegiati e costosissimi perfino di fronte ai colleghi lombardi, veneti, emiliani ?

I consiglieri sardi pagano meno tasse di tutti, rivalutando anche la Sicilia e la Campania.

Ora le carte e le cifre sono sul tavolo, le altre le daremo nei prossimi giorni: ancora da soli. Servirebbe una battaglia morale dei cittadini e degli altri e ben più potenti ma silenti organi d’informazione: si limitano a riprendere i risultati delle nostre inchieste senza alzare un dito per rilanciare, aprire un fronte di denuncia e d’attacco e imporre una svolta moralizzatrice. Perché c’è ancora tanto da portare alla luce. Lo faremo ancora con i nostri deboli mezzi, visto che non vengono messi in campo quelli di chi ha ben altra potenza di fuoco. Ma la nostra battaglia si allarga, coinvolge un numero crescente di lettori e cittadini giustamente indignati. E il passaparola ci aiuta a suscitare una mobilitazione che dovrebbe essere generale. Intollerabile l’accettazione rassegnata di troppi, il silenzio che a questo punto diventa connivenza. Come sul fatto, documentato dal Sole 24 Ore, che la media delle trattenute fiscali degli onorevoli sardi è la metà di quella media nelle altre regioni. Ingrassano senza pudore e si smarcano dal fisco che ad ogni contribuente a reddito fisso chiede fino all’ultimo centesimo. Dopo questa e altre puntate, si vedrà che dovremmo chiedere scusa ai politici di Napoli e Palermo, considerati sempre dissipatori a man salva. Lo sono invece, e da Guinness dei primati, i nostri. Altro che austeri, risparmiosi e virtuosi: sono uno scandalo nazionale che tracimerà fuori della Sardegna. Ristabilendo una verità da arrossire al cospetto degli altri italiani.

da L’Altravoce, 28 giugno 2007

Da Roma a Napoli e a Reggio sventola bandiera bianca. Con il Consiglio cassa continua la Sardegna straccia tutti. Giorgio Melis

Roma, Napoli, Bari, Perugia, Reggio Calabria ? Fanalini di coda, trascurabili spenditori di fronte a Cagliari. I loro Consigli regionali, come quelli del ricco Nord, appaiono morigerati, austeri, quasi taccagni di fronte alla munificenza del ?parlamentino? di una Sardegna stenterella: tranne che per coprire d’oro i suoi onorevoli e addetti. I numeri sono schiaccianti, vergognosi. Tutto il Centro-Sud sventola bandiera bianca di fronte alla maglia nera, al primato disonorevole della nostra assemblea. Bilanci da pezze al culo a confronto con l’opulenza di quelli nuragici.
Subito i numeri, che aggravano il record sardo dopo il disastroso confronto col Settentrione. Dato di riferimento, i costi annuali di Cagliari. Spesa annua, 103 milioni di euro per 85 consiglieri regionali e 160 dipendenti, con una popolazione di un milione 600 mila abitanti. E in Campania, la regione più popolosa del Centro-Sud, a Napoli milionaria ? Cifre da pezzenti. Con cinque milioni e 800 mila abitanti, solo 60 consiglieri ma 269 dipendenti, spende 76 milioni di euro, 27 milioni in meno che la Sardegna. E il Lazio, con Roma e tutto quel che significa? Anche lì, roba da poveracci. Cinque milioni e mezzo di anime, 70 consiglieri, 700 dipendenti (tra fissi, precari e lavoratori esternalizzati): ma il Consiglio costa solo 69 milioni di euro, 34 in meno della nostra assemblea.

Roma-ladrona? È Sardegna-pappona, almeno quella politica.

Se Bossi denuncia ?Roma ladrona? non dovrebbe gridare anche Sardegna-pappona, almeno per quella politica ? Mangiasoldi a tradimento. Chissà cosa dirà quando da Cagliari si chiederanno al governo più fondi. Proviamo a immaginarlo? «Ma andate a lavurà o mandateci i vostri onorevoli? Prima tosate loro». Che si vada sopra o sotto la linea gotica, il discorso non cambia: semmai in peggio per noi. La Puglia con oltre quattro milioni di abitanti, 70 consiglieri, cento dipendenti, spende la miseria di 35 milioni di euro all’anno: quasi 70 in meno della Sardegna. Una differenza pazzesca, sulla quale si dovrebbe scavare per denunciare uno scialo nostrano che straccia tutti. Perfino la malandata Calabria, assediata dalla malavitosità politica, è molto meglio della nostra isola. Il Consiglio di Reggio costa 44,9 milioni di euro, meno della metà di quello sardo. Eppure i calabresi sono oltre due milioni, hanno solo 50 consiglieri ma con 170 dipendenti. Scadono a quisquilie le spese dei Consigli regionali delle regioni meno popolose. L’Umbria (815 mila abitanti) spende appena 25 milioni di euro per 30 consiglieri e cento dipendenti. La Basilicata (600 mila persone) 21,5 milioni di euro per 30 consiglieri e 137 dipendenti. Il Molise (322mila abitanti), 30 consiglieri e 90 dipendenti, è al minimo: il suo Consiglio costa appena 12 milioni di euro. La terra di Antonio Di Pietro fa una figura strabiliante a fronte della Sardegna centomiliardaria.

Blair, pensione da 90 mila euro. I nostri onorevoli si sbellicano dalle risate.

Lasciando l’Italia per un momento, ecco un confronto di giornata nientemeno che con Londra. Col solenne commiato dall’inossidabile regina Elisabetta, Tony Blair ha lasciato Downing Street e l’incarico di primo ministro dopo quasi 15 anni. Anche se declinato per la sciagurata guerra in Iraq, era un leader mondiale. Bene, avrà una pensione annuale di 90 mila euro: da capo del governo di Sua Maestà ne guadagnava 180 mila. Una roba che farà sbellicare i nostri onorevoli e molti funzionari. Il primo dei quali (l’ex segretario generale Lorenzo Pirina) se n’è andato in pensione con una buonuscita lorda di 700 mila euro e una pensione che sicuramente Blair potrebbe invidiargli. Ma in fondo era solo il premier del Regno Unito, mica il capo della burocrazia consiliare sarda. Anche la Sardegna è un’isola: ma soprattutto una Bengodi politica, mica sparagnina come quella d’oltre Manica, l’ex più grande impero spalmato in cinque continenti. Paragoni forzati ? E quando mai, semmai per difetto. Anche perché dal palazzo fumée di via Roma non si è levato un sussurro, una parola, un sospiro o un minimo atto di contrizione. Semmai il muro del pianto e di gomma di chi si ritiene bersaglio e vittima di un attacco scandalistico. Romperanno il silenzio di fronte alle veementi domande contestative che (non) saranno brandite dall’informazione isolana ? Prendi i soldi e scappa, ma soprattutto acqua in bocca. Il silenzio è proprio d’oro, in quel palazzo. Ma la collera popolare monta, si propaga anche senza che le nostre tv pubbliche e private dedichino un servizio penetrante o una delle tante trasmissioni di nani, ballerine, buffoni e politicanti che si strepitano addosso per coprire l’urlo dal silenzio delle contrade sarde: non resteranno per sempre mute e rassegnate al peggio.

Il Lazio risparmioso taglia le indennità. Ma la sensibilità non abita a Cagliari.

Non una parola, un atto, una vaga protesta e autocritica, preludio a qualche decisione per depotenziare uno scandalo che comunque monta. Eppure in altre Regioni il problema si avverte, e qualcosa si fa. Con la finanziaria 2007 (approvata a dicembre, nei termini?), il Consiglio regionale del Lazio, pur incomparabilmente più risparmioso di quello sardo, ha provato a sforbiciare qua e là i costi della politica. Decisioni che fanno risaltare la pervicacia dei nostri indifferenti onorevoli. Le indennità dei consiglieri tagliate del 10 per cento: non è tanto ma un grande segnale. Ridotte del 50 per cento le spese di comitati, osservatori e vari organi consultivi. I consigli di amministrazione degli enti pubblici ridotti a solo tre componenti e le loro indennità tagliate del dieci per cento. Le commissioni consiliari limitate a 12. E in Sardegna ? Silenzio, e nebbia attorno ai numeri della vergogna. Avevamo iniziato la nostra inchiesta senza lontanamente immaginare dove ci avrebbe portato, chiedendo che tutte le indennità dei consiglieri (specie quelle esentasse) venissero almeno pubblicate sul sito internet del Consiglio. Figurarsi. Non gli passa neanche per la mente. Continueremo a fare il raffronto tra la Sardegna e le altre regioni a statuto speciale, che hanno la stessa ?anzianità? della nostra ma – Sicilia a parte – sono distanti anni luce finanziari dall’allegra prodigalità nuragica. E chiederemo spiegazioni incalzanti. Non ne avremo dal flemmatico Giacomo Spissu: vicepresidente nell’era rampante del boom spendereccio di Moro Seduto Serrrenti.
Ma Soru perché tace, pur avendo fatto in Regione l’opposto ? Parla di costi della politica inaccettabili e da tagliare: ma genericamente, senza puntare al bersaglio grosso che è anche l’arena dove si tenta di matarlo a giorni alterni. Tireremo le somme dopo aver esposto i bilanci di Sicilia, Friuli, Val d’Aosta e Trentino-Alto Adige. La trasparenza e la sensibilità non abitano nella Sardegna politica. Ma è tempo di imporle a furor di popolo. Mai così pochi hanno incassato troppo da tutti. Non può durare all’infinito. Non con i nostri soldi. Procurade, onorevoles, moderare sa tirannia.

(disegno S.D., archivio GrIG)
Riferimenti: L’Altravoce, i "costi della politica regionale".

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Banca d?Italia. L?economia della Sardegna nel 2006.


Sotto potete trovare il collegamento al link della relazione della Banca d?Italia sullo stato dell?economia sarda nel 2006 (http://regione.sardegna.it/documenti/1_124_200706121112089.pdf). Interessanti dati, molto utili per sapire dove sta andando la Sardegna.

Gruppo d?Intervento Giuridico

da www.regione.sardegna.it, 22 giugno 2007

Il turismo in Sardegna secondo Banca d’Italia.
Gli arrivi e le presenze nelle principali località turistiche dell’isola sono aumentati rispettivamente del 9,3 e del 9,7 per cento. La permanenza media dei visitatori nelle strutture ricettive, pari a 5,4 giornate pro capite, è rimasta pressoché invariata. La dinamica osservata nell’ultimo anno segna una marcata ripresa dell’attività del settore, dopo alcuni anni di debolezza della congiuntura, nel corso dei quali si sono alternate fasi di crescita moderata e di riduzione degli arrivi e delle presenze.

CAGLIARI, 22 GIUGNO 2007 – Nel 2006 l’andamento del settore turistico è stato positivo. Lo dice la relazione della Banca d’Italia, sulla base dei dati forniti dalle amministrazioni provinciali.
In base ai dati delle province di Cagliari, Sassari e Oristano, la crescita è stata più intensa per i turisti provenienti dall’estero: gli arrivi e le presenze sono aumentati rispettivamente del 7,9 e 8,5 per cento; i flussi dei visitatori italiani hanno avuto una dinamica più contenuta (1,4 e 2,5 per cento). L’andamento positivo ha riguardato sia le strutture alberghiere sia gli esercizi ricettivi complementari.

I dati forniti dalla Provincia di Olbia ? Tempio Pausania indicano un forte incremento del movimento turistico nelle località della Gallura. Circa due terzi delle presenze sono state originate dalla componente italiana della domanda, in particolare dai turisti provenienti dalla Lombardia, dal Lazio e dalla Toscana (46,2 per cento del totale); tra i turisti stranieri, quelli provenienti dalla Germania, dalla Francia e dal Regno Unito sono risultati pari al 57,7 per cento del totale. Ad Alghero è proseguita la riduzione delle presenze già osservata nel 2005, dipesa soprattutto dai minori flussi di turisti italiani. Nella provincia di Cagliari si è confermata la crescita dell’anno precedente, sulla quale ha inciso in particolare il marcato incremento del numero dei visitatori stranieri. Nelle località della provincia di Nuoro l’incremento del movimento turistico si è concentrato nella seconda parte dell’anno, dopo i risultati deludenti dei primi mesi. L’andamento positivo della stagione turistica nei centri dell’Oristanese è dipeso in particolare dai buoni risultati registrati dalle strutture alberghiere.

In base alle rilevazioni dell’Istituto Nazionale Ricerche Turistiche (ISNART), nei mesi estivi il tasso di occupazione delle strutture ricettive in Sardegna è stato del 68,0 per cento, un valore superiore a quello medio nazionale (57,4 per cento). Ad agosto la quota di posti letto occupati è
stata dell’83,8 per cento; rispetto al 2005, il 20,7 per cento degli operatori ha segnalato una crescita dell’indicatore, contro il 9,4 che ha indicato una riduzione.

La stagionalità dei flussi turistici, connessa alle caratteristiche dell’offerta che nella regione è prevalentemente di tipo balneare, si è lievemente accentuata rispetto al 2005: nei mesi da giugno a settembre si è concentrato il 70,3 per cento degli arrivi e l’84,4 per cento delle presenze, contro rispettivamente il 68,9 e l’83,3 dell’anno precedente. Il fenomeno risulta particolarmente accentuato nelle località della Gallura e della provincia di Nuoro.
Il numero delle imprese attive nel comparto dei servizi ricettivi e della ristorazione è aumentato del 2,5 per cento rispetto al 2005, confermando la crescita già osservata negli anni precedenti.

In base ai dati dell’Istat, nel 2005 erano presenti in Sardegna 1.884 esercizi ricettivi, il 41,2 per cento dei quali costituito da alberghi e il resto da strutture complementari. Rispetto al 2000 il numero degli esercizi è aumentato dell’81,0 per cento, contro il 10,8 della media nazionale; la crescita è stata particolarmente accentuata per le strutture complementari (205,8 per cento) ed è stata in parte determinata dal notevole sviluppo che nell’isola hanno avuto le attività di “bed & breakfast”.
Nell’intervallo considerato il numero degli alberghi è aumentato del 14,4 per cento: si è ridotta la presenza delle strutture con una e due stelle, più che compensata dall’incremento di quelle di categoria superiore.

(foto S.D., archivio GrIG)
Riferimenti: relazione Banca d’Italia sull’economia sarda 2006

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Cyberaction degli Amici della Terra ? Europa per auto ecologiche !


Chiediamo all?Unione Europea auto più ecologiche!

Partecipate alla cyberaction degli Amici della Terra europei.

L’Unione Europea ha preso decisioni chiave sulla fabbricazione di auto ecologiche, visto che nel loro insieme le case automobilistiche non hanno ancora raggiunto gli obiettivi che si erano dati volontariamente.
Fare automobili a basso consumo di carburante è uno dei modi più sicuri per ridurre le emissioni de CO2. Perciò l’Unione Europea ha deciso di ribadire gli obiettivi proposti ben 12 anni fa e mai attuati e di renderli obbligatori per l’anno 2012.

Le case automobilistiche si oppongono duramente a queste norme obbligatorie. Per questo l’Unione ha ridotto le sue richieste, includendo nella normativa auto l’uso di bio-carburanti e un miglioramento del sistema di condizionamento. Però questo significa che le case automobilistiche devono fare meno sforzi per raggiungere l?obiettivo. Di fatto, le concessioni dell’Unione Europea riflettono che le pressioni dell’industria automobilistica hanno avuto successo.

Quando si tratta di norme per migliorare la tecnologia automobilistica per motivi ambientali o di sicurezza, la lobby dell?auto parla sempre di altissimi costi di adeguamento alla normativa. Giova quindi ricordare l?introduzione del catalizzatore a tre vie: secondo loro, i costi sarebbero stati di 700 ? per automobile, mentre in realtà oggi costano solo 70 ?.
Occorre quindi dire all’Unione Europea di non cedere alle pressioni dell?industria automobilistica e di agire di modo deciso per ridurre il consumo di carburante e le emissioni CO2 delle nuove automobili.

Partecipa alla cyberaction di Friends of the Earth Europe, vai sul sito www.foeeurope.org/cyberaction, seleziona l?Italia e manda il tuo messaggio. Il termine per la cyberaction è il 30 giugno 2007, affrettati !

Amici della Terra – Europa

(immagine FoEE: il Presidente di turno dell’Unione Europea con il suo S.U.V.)
Riferimenti: cyberaction di FoE Europe su auto ecologiche

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Paesaggio e stazzi della Gallura sbancati senza pietà !


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato un esposto (5 giugno 2007) alle amministrazioni pubbliche (Ministeri per i beni e attività culturali e dell?ambiente e tutela del territorio, Presidenza della Regione, Assessorati regionali dell?urbanistica e della difesa dell?ambiente, Comune di Tempio Pausania, Servizio tutela del paesaggio, Soprintendenza ai beni ambientali di Sassari), al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, alla Commissione Europea ed alla Magistratura competenti in relazione al recente avvìo dei lavori per la realizzazione di un intervento turistico-edilizio (residenze stagionali, struttura turistico-ricettiva, ecc.) nell?ambito di una variante del piano di lottizzazione ?Li Lieri”, nella frazione di San Pasquale, in Comune di Tempio Pausania (OT).

Numerosi turisti e residenti di San Pasquale hanno segnalato agli Amici della Terra ed al Gruppo d?Intervento Giuridico quello che appare una pesante iniziativa di radicale modifica del paesaggio agrario della Gallura interna. Macchie mediterranee, graniti, stazzi, pascoli finora con qualche abitazione sparsa diventerebbero un qualsiasi centro turistico-immobiliare.

Una variante al piano di lottizzazione originario (anni ?70 del secolo scorso), proposta dal Nuovo Consorzio Li Lieri, è esser stata adottata con deliberazione Consiglio comunale n. 28 del 22 marzo 2005 ed approvata definitivamente, dopo reiezione delle ?osservazioni? pervenute, con deliberazione Consiglio comunale n. 25 del 27 marzo 2006. L?area interessata dall?intervento edilizio appare estendersi a ?macchie di leopardo?, su 210.000 mq., mentre la volumetria complessiva d?interesse privato (residenze + struttura ricettiva) prevista risulta pari a mc. 73.578,75 (non si è a conoscenza della volumetria complessiva di interesse pubblico prevista). L?area interessata ricade in zona ?F ? turistica? del vigente programma di fabbricazione ? P. di F.

L?area è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni) per la presenza di macchia mediterranea. Nel piano paesaggistico regionale ? P.P.R. rientra nell?ambito di paesaggio costiero n. 17 ?Gallura nord orientale? (art. 14 delle norme tecniche di attuazione ? n.t.a.) ed è classificata ?area naturale e sub-naturale? (boschi), ??area semi-naturale? (boschi), ?aree ad utilizzazione agro-forestale? (colture erbacee specializzate) e ?insediamenti turistici?. Essendo comunque il Comune di Tempio Pausania sprovvisto di piano urbanistico comunale ? P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie di cui all?art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R. Inoltre, ovviamente prima dell?inizio dei lavori, i progetti di interventi turistico-immobiliari e/o di trasformazione urbanistica di tali dimensioni devono essere sottoposti al preventivo e vincolante procedimento di verifica preventiva – ?screening?, procedimento che non risulta esser stato effettuato.

Si attendono, quindi, rapidi accertamenti prima che un altro pezzo di Sardegna perda le sue caratteristiche ambientali e paesaggistiche.

Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico

(foto S.D., archivio GrIG)

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Festa della Repubblica, festa delle aree protette.

3 Giugno 2007 Commenti chiusi


Almeno per un giorno i parchi naturali sono stati in primo piano anche nelle attenzioni delle Istituzioni. Ancora troppo poco – basti pensare alla scadente situazione sarda – ma è già qualcosa. Uno stimolo per migliorare.

Gruppo d’Intervento Giuridico

A.N.S.A., 2 giugno 2007

PARCHI IN FESTA, ALLA SCOPERTA DEI TESORI NATURALI.

ROMA – Porte aperte in tutti i parchi nazionali italiani, oggi, per la Festa della Repubblica. L’iniziativa è del ministero dell’Ambiente e Federparchi. Accolti gratis 150 mila visitatori per celebrare i tesori naturali d’ Italia lungo oltre diecimila chilometri di sentieri da Nord a Sud del Paese, per scoprire e ammirare le bellezze naturali della nostra Repubblica. In tutti i parchi nazionali, regionali e le aree marine protette la possibilità per gli ospiti di scegliere tra oltre 300 visite guidate gratuite; 149 i musei interattivi allestiti presso i Parchi nazionali dove si può guardare, toccare e mangiare, insomma scoprire la cultura del Parco a 360 gradi.

“Una parata della natura”. Così il ministro Alfonso Pecoraro Scanio ha definito la festa del 2 giugno organizzata per l’ambiente. “Il 61/o anniversario della Repubblica Italiana – ha detto il ministro – può essere per molti l’occasione per avvicinarsi e apprezzare lo straordinario patrimonio naturalistico italiano, che è protetto proprio grazie alla rete di Parchi e riserve e che ci rende Paese leader in Europa per la biodiversità”.

I Parchi ospitano infatti oltre 58 mila specie animali e 5.600 diverse specie vegetali. In tutta Italia si contano 836 aree protette: 23 sono parchi nazionali, 24 aree marine protette, 146 riserve naturali statali, 120 parchi naturali regionali, 342 riserve naturali regionali e 181 aree protette regionali di altra tipologia. Tra le principali iniziative per la giornata “Parchi della Repubblica”, quelle nel Parco Nazionale d’Abruzzo, dove si attende il boom di visitatori e nel Parco Adamello Brenta del Trentino dove si potrà visitare il lago di Tovel, famoso per le sue acque rosse, passando attraverso tutte le aree marine protette e i tutti parchi regionali. I Parchi italiani sono fonte di occupazione per circa 80 mila persone e costituiscono un settore importante per il turismo in Italia. Ogni anno si contano 70 milioni di visitatori, 87% italiani e 12% stranieri.

Le aree protette anche paladini contro i gas serra: con circa 800 mila ettari di boschi e foreste, assorbono ogni anno 140 mila tonnellate di Co2. Protagonisti di questa inestimabile ricchezza organismi spesso noti e, in alcuni casi, poco conosciuti. Si passa dai grandi cetacei ai più piccoli invertebrati, dagli alberi monumentali ai muschi ed ai licheni, spesso conosciuti soltanto agli specialisti. E per il giorno della Festa della Repubblica il ministero dell’Ambiente ha individuato 7 specie animali e vegetali, simbolo della ricchezza e del patrimonio naturale dell’Italia. Le cosiddette sette meraviglie della Repubblica sono lo stambecco, l’orso bruno, il lupo, la balenottera comune, la lontra, la scarpetta di Venere (un’orchidea) e la felce bulbifera.

LE AREE PROTETTE IN CIFRE.

ROMA – Per la festa della Repubblica ecco tutti i numeri dell’universo dei parchi:

- AREE PROTETTE: 836 in tutta Italia di cui 23 parchi nazionali, 24 aree marine protette, 146 riserve naturali statali, 120 parchi naturali regionali, 342 riserve naturali regionali e 181 aree protette regionali di altra tipologia. Le zone protette in Italia sono il 10,22 % del territorio nazionale pari a 3.080.100,60 ettari. Mentre 603 sono i Km di costa tutelata. La superficie protetta a mare è pari a 2.818.646,40 ettari

VISITATORI: ogni anno 70 milioni di cui 87 % italiani e 12 % stranieri, con una media di età tra i 30 e i 45 anni

OCCUPAZIONE: il circuito dei Parchi garantisce lavoro ad 80 mila persone di cui 4.000 diretti negli enti di gestione, 16.000 nell’indotto dei servizi, 60.000 nell’indotto del turismo, dell’agricoltura, dell’artigianato e del commercio

- COOPERATIVE E ASSOCIAZIONI: circa 630 cooperative, circa 210 associazioni Onlus

- STRUTTURE RICETTIVE: le strutture ricettive impegnate in turismo sostenibile e di qualità sono 11.726 di cui il 50 % sono alberghi mentre l’altro 50 % sono strutture extralberghiere come agriturismo, ostelli, rifugi, campeggi, case vacanza

- CENTRI VISITA: 2.760 i punti informativi dei Parchi

- BELLEZZE STORICO-ARTISTICHE DEI PARCHI: oltre ai 149 musei i 24 Parchi nazionali includono 1.712 centri storici, 270 castelli, rocche, fortificazioni, 189 aree archeologiche, 291 santuari, monasteri, chiese rurali, 73 ville storiche

- ANIMALI: oltre 58 mila specie protette nei nostri Parchi di cui 56.168 invertebrati; 1.254 vertebrati; 93 mammiferi; 473 uccelli; 58 rettili; 38 anfibi; 473 pesci ossei; 73 pesci cartilaginei

- PIANTE: 5.600 diverse specie vegetali (il 50 % delle specie europee e il 13 % endemiche)

- BOSCHI: protetti circa 3 milioni di ettari di bosco pari al 28 % della superficie forestale nazionale. In Abruzzo, Calabria e Puglia la totalità dei boschi è salvaguardata da aree naturali protette. Questo verde protetto sottrae all’atmosfera 140 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno

LA REGIONE PIU’ VERDE: è il Piemonte con il 32 % della superficie della regione protetta, percentuale che arriva al 41 % con i Siti di interesse comunitario e Zone protezione speciale

- IL PARCO PIU’ VISITATO: tra quelli costieri quello del Cilento, tra quelli montani Stelvio e Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.

(foto S.D., archivio GrIG)
Riferimenti: il "portale" dei parchi naturali

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Villa romana di Sant’Andrea, quarto mondo della cultura.


La Soprintendenza per i beni archeologici ha risposto (nota prot. n. 3294 del 10 maggio 2007) all?esposto inoltrato il 12 aprile 2007 dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico contro la penosa situazione di degrado in cui versa tuttora la villa romana sul litorale di Sant?Andrea, in Comune di Quartu S. Elena (CA), da anni in affidamento all?Amministrazione comunale.

La Soprintendenza condivide ?le apprensioni per i ruderi della Villa romana? e conferma il sostanziale stato di abbandono dopo il primo intervento di demolizione della ?seconda casa? sopra realizzata, di pulizia e di scavo effettuati nel 2000. ?L?area, già recintata, è ora priva di protezioni e, in occasione degli ultimi sopralluoghi congiunti effettuati, si è constatato il crollo di una parte della volta del grande ambiente interrato, sul quale si sarebbe dovuti intervenire almeno con alcune misure minime di sicurezza, in attesa di stilare un progetto di più ampio respiro?. Con nota n. 3150 del 17 aprile 2003 la Soprintendenza autorizzava, sul piano archeologico, il Comune di Quartu S. Elena per la realizzazione del progetto di salvaguardia del Nuraghe Diana (III lotto), che prevedeva, fra gli obiettivi (ma non fra gli interventi) la tutela dei ruderi della villa romana. Tuttavia non è stato fatto assolutamente nulla, con il risultato di accentuare il degrado di un rilevante patrimonio archeologico, potenzialmente valido anche sotto il profilo della fruizione turistica.

Ripercorriamo le incredibili vicende di quest?area archeologica.

Lungo il litorale di Sant?Andrea, in Comune di Quartu S. Elena, in parte sulla terraferma ed in parte sotto pochi centimetri d?acqua, sono presenti i resti di una delle rare villae costiere romane del Mediterraneo. Si tratta di un complesso residenziale-produttivo con ambienti termali, un piccolo approdo e, quasi certamente, un impianto di acquacoltura risalente al II-IV sec. d. C. Nel XVI secolo sui ruderi della villa romana venne realizzata la torre costiera di S. Andrea nell?ambito del sistema di difesa spagnolo contro le incursioni barbaresche. Un vero condensato di storia e di testimonianze archeologiche che ha resistito ai secoli, alle intemperie, alle scorrerie piratesche, alle guerre, ma non riuscì ad opporsi a quella melma cementizia montante che è la speculazione edilizia alla quartese. Infatti, nel 1965, una carica di esplosivo distrusse la torre costiera e consentì la realizzazione di un bel terrazzamento sul quale venne edificata una residenza stagionale, una ?seconda casa?, per intenderci. Ogni commento è superfluo.

Sul finire degli anni ?70 del secolo scorso, la dott.ssa Donatella Salvi (Soprintendenza archeologica di Cagliari) compì e studi e rilievi di caratteri archeologico sul sito (?Ruderi romani a Sant?Andrea ? Cagliari? in Mondo Archeologico, n. 25, marzo 1978), successivamente ripresi nella letteratura scientifica ma soprattutto fondamentali per l?apposizione del vincolo archeologico con il decreto ministeriale del 10 luglio 1982 ai sensi della legge n. 1089/1939. Nonostante il provvedimento di tutela, i gravi atti di manomissione e di degrado continuarono: l?allora Assessore comunale all?Urbanistica, Mario Murgia, il 14 maggio 1992 denunciò alla Soprintendenza Archeologica, alla Capitaneria di Porto ed alla Procura della Repubblica presso la Pretura di Cagliari la realizzazione abusiva sui ruderi della villa romana e nel demanio marittimo di un passaggio per mezzi pesanti ottenuto con asportazione e dragaggio di materiale, uno sbarramento-banchinamento a mare per costituire ricovero barche. Tali lavori abusivi, denunciati alla Magistratura successivamente anche dalla Soprintendenza Archeologica e dalla Capitaneria di Porto per quanto di loro competenza, hanno causato considerevoli danni al patrimonio archeologico.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, dopo un accurato lavoro conoscitivo svolto dal prof. Antonello Fruttu, inoltrarono il 3 febbraio 1998 un circostanziato esposto alle pubbliche amministrazioni competenti per far recuperare alla salvaguardia ed alla fruizione pubblica l?area archeologica. Nel mentre si diffondevano in quei giorni insistenti voci di un interessamento di un noto personaggio della politica regionale per l?acquisizione della ?seconda casa? con imbarcadero archeologico. L?esposto ecologista ebbe effetti insperati.

La Soprintendenza archeologica (nota n. 1022/1 del 12 febbraio 1998) confermava l?alto valore culturale dei ruderi romani, una delle poche Villae rimaste sul mare in tutto il Mediterraneo, certamente meritevole di un accurato lavoro di indagine archeologica finalizzato al recupero, alla salvaguardia ed alla successiva fruizione collettiva. L?Assessorato regionale P.I. e BB.CC., competente in tema di tutela paesaggistica, comunicava (nota n. 1340 del 24 febbraio 1998) invece che la richiesta ecologista di informazioni ed intervento era ?stata formulata in modo troppo generico e che, pertanto, al fine dell?individuazione e successiva messa a disposizione della documentazione richiesta, si rende necessario specificare di quali atti viene richiesta la riproduzione?. Ora, visto che nella citata richiesta si chiedeva ?l?invìo … di copia delle necessarie autorizzazioni amministrative (concessioni demaniali, nullaosta paesaggistici, concessioni edilizie, ecc.) rilasciate in favore delle strutture edilizie citate? e che le ?strutture edilizie citate? nell?esposto sono la ?villa romana? (o meglio i suoi ?ruderi?) e la ?residenza stagionale? (o ?seconda casa?) sopra costruita, nelle stanze dell?Assessorato regionale, dovevano certo atleticamente chiedersi se ci interessavano le autorizzazioni relative all?edificazione della ?residenza stagionale? o quelle della ?villa romana?. In quest?ultimo caso ci saremmo dovuti rivolgere all?imperatore Diocleziano, contemporaneo del costruttore della ?villa?…..

Fortunatamente c?è chi si è mosso in modo diverso: grazie all?intervento della Capitaneria di Porto di Cagliari, la Soprintendenza per i Beni Archeologici e il Comune di Quartu S. Elena poterono rientrare in possesso della struttura edilizia (1999), insistente sul demanio marittimo, e provvedere alla relativa demolizione ed a una successiva, parziale, campagna di pulizia e di scavi (i resoconti sono in D. Salvi, ?Atti del Convegno internazionale Stabile: storia e architettura?, Ministero B.A.C., 2000). Tuttavia, una volta terminata (2000), nonostante varie assicurazioni pubbliche, il sito di interesse archeologico non è stato in alcun modo valorizzato e nemmeno posto in condizioni minime di salvaguardia e di sicurezza, come è agevole verificare. In ormai diversi anni il Comune di Quartu S. Elena, oggi consegnatario del sito archeologico e dell?area demaniale, per quel che si sa, non è stato minimamente in grado di tutelarla e valorizzarla correttamente.

Per porre fine a questo incredibile stato di degrado, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato un nuovo esposto (12 aprile 2007) al Ministero dei beni culturali, agli Assessori regionali dell?urbanistica e dei beni culturali, al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, al Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici, al Soprintendente per i beni archeologici di Cagliari, al Sindaco di Quartu S. Elena e, per opportuna conoscenza, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari.

L?area in argomento ricade nel demanio marittimo, è tutelata con vincolo paesaggistico e storico-culturale (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni), mentre la fascia costiera dei mt. 300 dalla battigia è tutelata con specifico vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993). Nel piano paesaggistico regionale ? P.P.R., recentemente approvato con deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006, l?area appare ricompresa nell?ambito di paesaggio costiero n. 1 ?Golfo di Cagliari? (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata ?insediamento archeologico?. Pur essendo il Comune di Quartu S. Elena provvisto di P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie (art. 1 della legge n. 1902/1952 e successive modifiche ed integrazioni) di cui all?art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R.

Appare decisamente auspicabile la realizzazione di una campagna di scavi archeologici finalizzata alla successiva definitiva realizzazione di interventi di protezione e di fruizione pubblica, comprendenti la rimozione dei fattori ostativi (costruzioni, detriti, ecc.), la predisposizione degli opportuni sistemi di protezione e sicurezza dei ruderi di interesse archeologico, la sistemazione di adeguati materiali illustrativi, ecc. Iniziando con qualche poco dispendioso intervento mirato, si potrebbe tutelare il patrimonio culturale e fornire un richiamo turistico in un litorale fin troppo ?massacrato? dal cemento, spesso illegale.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Nasce l?Agenzia ?Conservatoria delle coste della Sardegna?.


Decisamente una buona notizia per la salvaguardia e la corretta gestione dei ?gioielli? costieri sardi: è nata l?Agenzia della Conservatoria delle coste della Sardegna, lo strumento tecnico-scientifico ed operativo che dovrà occuparsi delle parti più pregiate del litorale isolano. E? motivo di grande soddisfazione per le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico che hanno proposto e sostenuto la creazione di questo nuovo strumento gestionale sul modello vincente del Conservatoire du Littoral francese (oltre 103 mila ettari di coste tutelate), promuovendo anche una specifica petizione in tal senso indirizzata al Consiglio regionale e sottoscritta da più di 3.500 cittadini, parlamentari europei, uomini di cultura, esponenti di associazioni ecologiste di tutto il Mediterraneo. E ora che la mettano in condizioni di lavorare bene, senza trasformarla in un ?carrozzone? privo di senso.

Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico

A.G.I., 16 maggio 2007

FINANZIARIA: VIA LIBERA A CONSERVATORIA COSTE.

Via libera del Consiglio regionale alla Conservatoria delle Coste, l’agenzia tecnico-operativa della Regione, dotata di personalita’ giuridica di diritto pubblico con finalita’ di salvaguardia e tutela delle coste della Sardegna. Il si’ all’articolo 15 del disegno di legge finanziaria istitutivo della nuova agenzia e’ arrivato in chiusura della seduta mattutina mentre e’ stato rinviato al pomeriggio l’esame degli emendamenti aggiuntivi. La Conservatoria avra’ sede a Cagliari. Nel dettaglio, le saranno affidati il coordinamento delle iniziative regionali in materia di gestione integrata delle zone costiere nei rapporti con le altre regioni italiane e con le autorita’ locali dei paesi rivieraschi del Mediterraneo, delle iniziative per la gestione integrate delle zone costiere portate avanti dall’amministrazione regionale, enti locali e organismi di gestione di aree marine protette o altre aree di interesse comunitario; all’agenzia spetteranno anche compiti di promozione e diffusione delle tematiche sulla tutela ambientale e paesaggistica e allo sviluppo delle aree costiere, elaborazione di indirizzi e criteri, esercizio del diritto di prelazione previsto dalla legge regionale che ha modificato la normativa del ’67 sulla riforma fondiaria e sugli atti di vendita di terreni ed immobili compresi nella fascia dei due chilometri dal mare, esproprio e acquisto di aree e immobili la cui qualita’ ambientale e paesaggistica e culturale e’ tale da ritenere necessaria la loro conservazione e salvaguardia, l’esercizio delle competenze regionali in materia di demanio marittimo e costiero nelle aree demaniali immediatamente prospicienti le aree di conservazione costiera. L’agenzia avra’ autonomia regolamentare, finanziaria, organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile e gestionale e sara’ sottoposta ai poteri di indirizzo, vigilanza e controllo della Giunta. Un decreto del presidente della Regione nominera’ gli organi della Conservatoria: comitato scientifico, direttore esecutivo e collegio dei revisori. La prima dotazione organica dell’agenzia sara’ stabilita con delibera della Giunta, su proposta dell’assessore regionale al personale. Con l’approvazione di un emendamento all’articolo 15 e’ stato anche disposto il trasferimento delle competenze sulla tutela del paesaggio dall’assessorato regionale alla pubblica istruzione a quello agli enti locali e urbanistica.

da La Nuova Sardegna, 17 maggio 2007

Approvati diversi provvedimenti per la tutela dell?Ambiente, l?opposizione contesta il potere di esproprio. Nasce la Conservatoria delle coste.
Il gestore del Servizio idrico integrato ora si occuperà anche dei rifiuti.

CAGLIARI. Nasce la «Conservatoria delle coste». E? stata istituita con l?articolo 15 della Finanziaria approvato ieri mattina dal consiglio regionale. E? prevista una una spesa di un milione e mezzo di euro. La sede sarà a Cagliari. La Conservatoria è un?agenzia tecnico-operativa della Regione con autonomia finanziaria, sottoposta alla vigilanza della giunta, per la conservazione e la tutela delle aree di rilevanza paesaggistica e ambientale di proprietà pubblica o di quelle messe a disposizione da altri soggetti. I suoi organi sono il Comitato scientifico, il direttore esecutivo e il collegio dei revisori nominati dal presidente della Regione dopo delibera di giunta. Entro tre mesi dalla promulgazione della Finanziaria dovrà essere stabilita la pianta organica. E? sancito, per la Conservatoria, il diritto di prelazione sulla vendita di terreni e immobili derivanti da assegnazioni pubbliche e che si trovino nella fascia dei due chilometri dal mare. Inoltre è consentito l?esproprio o l?acquisto di aree ritenute necessarie di particolare salvaguardia. Sulla questione dell?esproprio ci sono state contestazioni da parte della minoranza, secondo la quale la norma sulla Conservatioria è in contrasto con la legge generale sugli espropri in quanto l?articolo 15 non disciplina le possibilità di intervento e assegna al nuovo organismo poteri assolutamente discrezionali, senza cioé la minima garanzia per il cittadino.
Ieri sono state approvate anche altre norme sull?ambiente.
Quattro milioni di euro serviranno per l?istituzione di aree naturali protette e tre milioni per la bonifica di siti contaminati, con particolare riferimento dei terreni a mare nel Sulcis-Iglesiente e nel Guspinese, e delle discariche non autorizzate. Con 10 milioni saranno risanate le aree minerarie dismesse nell?ottica di un loro utilizzo turistico sostenibile.
Per quanto riguarda i rifiuti è modificata la legge sul decentramento di funzioni e compiti agli enti locali: la Regione specifica il suo potere di verifica e controllo sull?attività del gestore, individuato in quello del Servizio idrico integrato.
L?agenzia per la protezione ambientale (Arpas) è autorizzata a ridurre gradualmente l?organico. I dipendenti in esubero potranno essere trasferiti ad altri enti pubblici e, in particolare, alle nuove Province. Per il personale arrivato dalle Agenzie sanitarie locali, si prevede il pensionamento a 65 anni, con eventuale prolungamento biennale per coloro che non hanno un?anzianità contributiva di 35 anni. Un incentivo di tre mensilità a chi chiederà la risoluzione volontaria del lavoro entro il prossimo 30 giugno e che entro l?anno raggiunga i minimi per il pensionamento.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Informazione ambientale, rispetto "estremista" della legge e 130.000 visite…


Il nostro ?blog? ha superato le 130.000 ?visite?. Innanzitutto desideriamo dirvi un grandissimo grazie !!!!! Certamente è una soddisfazione che condividiamo con tutti voi che lo frequentate e contribuite a rendere vivo e vitale con articoli, foto, interventi, commenti questa ?nicchia ecologica? dell?informazione verde. Cercheremo di fare sempre di meglio, con l?aiuto di chiunque voglia partecipare e darsi da fare e con l?obiettivo di fare qualcosa di buono per questa Terra.

Un recente scambio di opinioni con un giornalista avente ruoli di responsabilità nel più venduto quotidiano sardo spinge però ad alcune riflessioni. In sostanza il giornalista ci rimprovera di essere ?estremisti?, ?talebani?, perché ? nel caso specifico ? ci siamo permessi di sostenere l?appello del Consorzio di gestione del parco naturale ?Molentargius ? Saline? affinchè, nell?attuale periodo, della nidificazione, la gente non vada a correre sugli argini delle saline del Molentargius. Lo abbiamo fatto per evitare che, inconsapevolmente, chi va a correre vada anche a far frittate delle uova di avocette e cavalieri d?Italia che nidificano proprio sugli argini. Per evitare che il fondamentale momento della riproduzione sia disturbato. Il che ci è sembrato il minimo in un parco naturale, in una zona umida d?importanza internazionale, in un sito di interesse comunitario. Anche soltanto per logica di buon senso. E ? udite, udite ? ne abbiamo richiesto anche la pubblicizzazione con cartelli (costo di poche centinaia di euro) nell?area protetta e un?intensificazione della vigilanza. Questo sarebbe ?estremismo talebano?.

Che cosa sarebbe l?abusivismo edilizio nel parco (quasi 190 casi), le discariche abusive, gli scarichi inquinanti, le inutili consulenze questo, invece, non lo sappiamo. Altro grave peccato sarebbero i comunicati stampa troppo lunghi. Potrebbero addirittura rivelare una notizia e ciò costringe a leggerli. Il fatto è che le nostre posizioni hanno il terribile vizio di essere documentate e questo richiede spazio. Curioso a dirsi spesso accade che tanti giornalisti peschino a piene mani nei nostri comunicati-fiume e si dimentichino di citarci. Poco importa, basta che passi il messaggio. Il che cozza un po? con l?altra accusa, quella di ?ricerca della visibilità?. Sono gli obiettivi che devono avere visibilità.

Se il nostro ?estremismo? vuol dire pretendere il rispetto della legge, la demolizione degli abusi edilizi, la tutela delle aree archeologiche lasciate andare in malora, la corretta valorizzazione del territorio e cose simili, allora siamo felicemente ?estremisti?. E allora i giornalisti tanto indipendenti quanto adeguatamente moderati possono serenamente cestinare qualsiasi nostro comunicato, perché parla di questi argomenti.

Questo ?blog? è di parte, lo ricordiamo e non lo nascondiamo. E? la vetrina pubblica del Gruppo d?Intervento Giuridico, così come della Lega per l?Abolizione della Caccia, degli Amici della Terra e di tante altre realtà ecologiste ed animaliste. Ma è anche luogo di informazione e confronto e l?alto numero di contatti e commenti, per una piccola ?vetrinetta? dell?informazione ambientale come la nostra, lo testimonia. Le porte sono sempre aperte a tutti.

Diamo qualche ?numero?. Dall?11 dicembre 2005 oltre 130.000 contatti, un piccolo ?record? di 1.025 ?visite? in un giorno. Siamo sulla media di 500 ?clik? giornalieri. Per noi non è poco. 776 articoli, 2.305 commenti. Gli articoli più letti sono ?L?altra metà del cielo conosce l?inferno in terra, in Cina, ad esempio…?, sulla difficile condizione delle bambine in Estremo oriente (1.555 ?visite?), ?La Conservatorìa delle coste della Sardegna? su realtà e possibili sviluppi del nuovo organo gestionale costiero (1.175 ?visite?), ?Il Conservatorio delle coste, l?Agenzia per la salvaguardia delle coste sarde? sulla presentazione dell?indagine di ricerca sul nuovo strumento tecnico-amministrativo per la gestione dinamica dei ?gioielli? costieri (837 ?visite?), ?Tuvixeddu day de nos?atrusu?, sulla vicenda della nota area archeologica cagliaritana (788 ?visite?), ?Il piano paesaggistico regionale della Sardegna è stato approvato? (697 ?visite?), ?Renato Soru si ricandida. Una novità ma non tanto una sorpresa? (671 ?visite?), ?Carloforte isola del cemento ?? (645 ?visite?), ?Beppe Grillo, non avallare l’Anfiteatro romano trasformato in legnaia !? (568 ?visite?) e ?Ma si può morire in pace? (470 ?visite?) sul drammatico caso Welby e sulle difficili problematiche della ?buona morte?. Questi gli argomenti più frequentati: la speculazione e l?abusivismo edilizio (13.684 contatti su 113 articoli), la Conservatorìa delle coste (3.191 contatti su 13 articoli), le disposizioni di svendita dei demani civici (1.253 contatti su 6 articoli), le aree minerarie dismesse (1.644 contatti su 18 articoli), la pianificazione paesistica (3.908 contatti su 31 articoli), lo stato dell?arte dei diritti umani, con particolare riferimento all?infanzia (9.845 contatti su 85 articoli), le tematiche dell?energia (2.169 contatti su 22 articoli), la gestione dei rifiuti (2.172 contatti su 24 articoli), i cambiamenti climatici (912 contatti su 11 articoli), la caccia ed il bracconaggio (3.654 contatti su 37 articoli), la tutela delle aree archeologiche (4.852 contatti su 32 articoli).

Gruppo d’Intervento Giuridico

(foto S.D., archivio GrIG)

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Indagini della Procura della Repubblica sul P.U.C. di Castiadas.


La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari sta indagando sulle vicende legate al piano urbanistico comunale ? P.U.C. di Castiadas. In numerose occasioni le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno interessato il Comitato regionale di controllo, allora competente, per l?annullamento di uno strumento di pianificazione decisamente molto amorevole nei confronti del cemento. Così come ne sono state interessate le varie amministrazioni pubbliche competenti in materia di tutela ambientale e la magistratura. Attendiamo con fiducia gli sviluppi.

Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 12 maggio 2007

Abuso d?ufficio e falso: indagato consigliere regionale di Fortza Paris. Le accuse a Eugenio Murgioni legate al puc di Castiadas. Mauro Lissia

CAGLIARI. Il piano urbanistico comunale di Castiadas è al centro di un?inchiesta giudiziaria che vede indagato Eugenio Murgioni, ex sindaco del paese e attuale consigliere regionale di Fortza Paris. Murgioni ha ricevuto un avviso di proroga indagini per abuso d?ufficio e falso ideologico firmato dal sostituto procuratore Emanuele Secci. L?indagine, condotta nel più stretto riserbo dalla Procura della Repubblica, riguarda le scelte tecniche contenute nella seconda stesura dello strumento di programmazione urbanistica approvato dalla giunta Murgioni e si allarga fino al progetto per l?aeroporto di Villasimius-Castiadas, un?opera che Murgioni caldeggia da anni. Coinvolti nell?inchiesta sarebbero anche i tecnici che hanno collaborato all?elaborazione del puc. All?attenzione della Procura sono alcune scelte legate alle zone di completamento urbano, le cosiddette zone B, che sarebbero state classificate impropriamente. Si parla poi di concessioni dirette, che avrebbero favorito persone non lontane dall?amministrazione. L?inchiesta giudiziaria è complessa ed è in corso: non ci sono conclusioni e non sono previste per i prossimi giorni acquisizioni di documenti. Sono stati i carabinieri, negli ultimi mesi, a mettere a disposizione del pubblico ministero i carteggi sequestrati al municipio di Castiadas. Solo dopo nuovi esami tecnici dei documenti il magistrato valuterà se disporre ulteriori acquisizioni. Il puc di Castiadas era stato riapprovato nell?autunno del 2004 e subito contestato aspramente dal Gruppo di Intervento giuridico e dagli Amici della Terra.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Tagli della macchia mediterranea a Costa Rey !


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato un esposto (11 maggio 2007) all?Assessore regionale dei beni culturali, al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, al Soprintendente per i beni ambientali di Cagliari, al Servizio tutela del paesaggio di Cagliari, al Sindaco di Muravera e, per opportuna conoscenza, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari riguardo un notevole taglio della vegetazione spontanea (lentischi, ginepri, ecc.) effettuato negli scorsi giorni a ridosso della spiaggia di Costa Rey (fronte via delle Rose), in Comune di Muravera (CA). La vicenda è stata segnalata da diversi turisti scandalizzati dal fatto che delle motoseghe potessero agire impunemente a pochi passi dal mare.

L?area in argomento è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni) e dal piano paesaggistico regionale ? P.P.R., recentemente approvato con deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006, in quanto ricompresa nell?ambito di paesaggio costiero n. 26 ?Castiadas? (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata ?campi dunari e sistemi di spiaggia?. Essendo comunque il Comune di Muravera sprovvisto di piano urbanistico comunale ? P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie (art. 1 della legge n. 1902/1952 e successive modifiche ed integrazioni) di cui all?art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R.

Non sembra proprio che tali ingenti tagli della vegetazione mediterranea spontanea fossero necessari per ripulire l?area dai vari rifiuti abbandonati, come spesso richiesto dai frequentatori del posto: qui pare, invece, che qualcuno ne abbia approfittato per farsi un bel carico di legna a scapito dell?ambiente.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.C., archivio GrIG)

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Il ritorno della Foca Monaca…


la Natura è certo più forte di tante deleterie attività umane: nonostante inquinamento, bracconaggio, turismo eccessivo, morboso interesse la Foca monaca continua a frequentare le coste sarde. Accompagnamo la notizia con una foto “storica” della Foca Monaca dentro la Grotta del Fico, l’ultimo luogo di riproduzione accertato in Sardegna. Una foto scattata da quel grande ambientalista che è stato Antonio Furreddu, padre gesuita e uomo di scienza del quale in tanti di noi siamo debitori per l’entusiasmo trasmesso per la difesa dell’ambiente. Buona lettura…

Gruppo d’Intervento Giuridico

da Tiscali Notizie, 7 maggio 2007

Il suo muso scuro e baffuto è tornato a fare capolino fra le onde dei mari sardi. Questa volta è vero, la foca monaca è comparsa e non si tratta della bufala diffusa da qualche turista burlone. Si tratta di un gruppetto di circa quattro esemplari, compreso un cucciolo, attratta probabilmente dalle numerose grotte presenti sulla costa sud-occidentale.
La biologa Federica Maggiani, responsabile scientifico dell’Area marina protetta di Capo Carbonara, spiega che “gli esemplari di Foca Monachus monachus probabilmente viaggiano tra Capo Carbonara e Orosei in cerca di anfratti tranquilli nei quali riprodursi o riposare. Fino a 25 anni fa popolavano ancora le coste sarde, poi la loro presenza si è fatta sporadica. Vanno e vengono nuotando fra le coste sarde, quelle tunisine, greche e turche. Sono dei grandi nuotatori e coprono grandi distanze senza fatica.”
Negli ultimi anni è capitato spesso che qualche turista o pescatore locale riferisse di avere avvistato quello che in Sardegna viene chiamato il “bue marino“. “È molto probabile – spiega la dottoressa Maggiani – che alcuni di questi avvistamenti fossero reali ma per avere delle prove concrete sarebbe stato necessario un documento fotografico e non sempre si ha a portata di mano una macchina fotografica.” È poi difficile che un animale timido come la foca monaca resti in posa a farsi immortalare dal turista di turno.
“L’ultimo avvistamento accreditato – conferma la biologa – risale al 2002 ed è stato effettuato all’interno dell’Area marina protetta di Capo Carbonara.” È forse presto per parlare di un ritorno ma, precisa la Maggiani, “è probabile che le foche monache non se ne siano mai andate definitivamente dalla Sardegna. Non sono animali stanziali e la loro presenza dipende fortemente da quella antropica”. Insomma tornano se non le si disturba. E per questo il riserbo, anche sugli ultimi avvistamenti, è massimo e le informazioni che vengono concesse dagli studiosi dell’Area marina sono pochissime. Tutto per depistare i curiosi che potrebbero compromettere anni di studi e appostamenti.
“Le norme restrittive che vigono nelle zone delle aree protette – continua Federica Maggiani – hanno dato i loro frutti. Siamo sulla buona strada per offrire a questa specie in via di estinzione dei luoghi nei quali possa sentirsi sicura. In tutto il Mediterraneo ne restano 300/350 esemplari. Le colonie più numerose sono in Grecia e Turchia ma la speranza è che se ne costituiscano anche dalle nostre parti. Per questo non dobbiamo abbassare la guardia e mantenere massimo il livello di protezione di queste zone.”
La Sardegna, infatti, vuole tornare a essere ospitale col simpatico mammifero. L’Area marina protetta di Capo Carbonara da tempo monitora la situazione dei cetacei: “Da due anni – racconta con orgoglio la Maggiani – possiamo avvalerci, per i nostri studi, dell’apporto di telecamere e rilevatori sonori posti sui fondali. Ora avremo a disposizione un’attrezzatura specifica per le foche. I loro versi viaggiano su onde sonore differenti rispetto a quelle dei delfini, per questo servono apparecchiature nuove.”
Insomma qualsiasi cosa consenta agli studiosi di fare ricerca senza disturbare.
La biologa ricorda con emozione il suo avvistamento: “Eravamo in mare per fare dei rilevamenti sui delfini quando all’improvviso emerse una foca. Fu un’emozione fortissima ma anche la conferma di anni di ipotesi e speranze.”
Claudia Mura

(foto p. A.F. s.J., archivio GrIG)

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Pietro Ichino a Cagliari: il ruolo della pubblica amministrazione.

29 Aprile 2007 Commenti chiusi


Ringraziamo Francesca Madrigali per averci inviato il suo intervento, che pubblichiamo volentieri, relativo alla visita di Pietro Ichino a Cagliari. Buona lettura.
Gruppo d’Intervento Giuridico

Da Sardinews di aprile 2007
I nullafacenti ci sono e non vanno protetti
Premiati ? invece ? con incrementi del 25 per cento

Di Francesca Madrigali

La storia di una delle più scottanti polemiche degli ultimi anni è cominciata con una serie di articoli sul Corriere della Sera, sollecitati da un direttore preoccupato per un agosto sonnolento e scritti da un uomo che ha infranto uno dei più grandi tabù italiani, ovvero l?intangibilità del dipendente pubblico. Pietro Ichino, a Cagliari per un convegno del Banco di Sardegna sull?efficienza della pubblica amministrazione, ha delineato nel suo intervento alcune delle ragioni per cui, secondo il presidente del Banco Antonio Sassu, ?quello che manca è una cultura delle regole, perché soprattutto in Italia c?è l?abitudine a ?bypassarle? ?.
In una affollata sala convegni, Gianni Loy ha coordinato i lavori di un interessante dibattito che ha visto fra i protagonisti anche i segretari regionali delle principali rappresentanze sindacali: per la CGIL Giampaolo Diana, per la UIL Maria Francesca Ticca e per la CISL Mario Medde. Un contributo importante è stato dato anche dal direttore centrale INPS Luigi Ziccheddu e dai numerosi interventi del pubblico presente, piuttosto ?palpitante?, come le platee che Ichino affermato di trovare in tutta Italia. Il motivo è presto detto: il titolo dell?ultimo libro dell?ex sindacalista FIOM-CGIL, professore universitario e giuslavorista che collabora col governo e per questo è entrato nel mirino del nuovo terrorismo, si intitola ?I nullafacenti. Perché e come reagire all?ingiustizia più grave della nostra amministrazione pubblica? e ha toccato un nervo scoperto del senso comune e in generale dei cittadini italiani, siano essi impiegati dell?amministrazione o ?semplici? utenti. L?intervento di Ichino è cominciato con un excursus sulla riforma della pubblica amministrazione, che dalla legge delega Cassese in poi, passando negli anni 90 attraverso delle riforme anche radicali come quelle della legge Bassanini, ha cambiato l?assetto dell?amministrazione pubblica, parificandola a quella privata.
Non si assiste però ad una omologazione del funzionamento fra le due aziende, che sono profondamente diverse tra loro. Infatti, il concetto di scarna semplicità è quello per cui ?..nell?azienda privata opera una molla che non opera nel pubblico: il mercato. Il dirigente privato sa che la sua attività va esercitata con efficienza, perché se non lo fa l?azienda perderà competitività e chiuderà, perché ai suoi interlocutori, clienti ecc. è data l?opzione ?exit? ovvero quella di andarsene altrove?. La fuga dei clienti determina ovviamente la chiusura dell?azienda, evento impensabile nel settore pubblico. L?opzione ?exit? fa parte della dottrina di Albert Hirschman, economista e sociologo, per il quale ci sono due molle che producono un aggiustamento del funzionamento di una azienda complessa e la correzione dei suoi errori: una è appunto l?exit, l?altra è l?opzione voice, per cui l?interlocutore ha la possibilità di protestare, farsi sentire e in ultima analisi interferire nelle scelte dell?azienda.
Nella nostra amministrazione pubblica oggi è data scarsissima ?exit? e scarsissima ?voice?. La valanga di messaggi e risposte agli articoli di Ichino, dei quali 4/5 provenienti da impiegati pubblici insofferenti ad un sistema retto da coloro che lavorano il doppio per compensare le sacche di inattività dei colleghi ?nullafacenti?, sono la testimonianza viva di un crescente disagio generalizzato.
In questa situazione, secondo Ichino, abbiamo assistito ad una vera e propria ?abdicazione della dirigenza pubblica all?esercizio dei propri poteri. ?Ciò ha prodotto lo scambio perverso fra l?esenzione di fatto della responsabilità dirigenziale per il manager, il quale sa di non rispondere né verso i suoi interlocutori né verso il suo datore di lavoro, l?ente pubblico, e non rispondendo verso di loro ovviamente non fa valere la responsabilità dei propri dipendenti.? Insomma un meccanismo di connivenza, per cui ??Io non esigo da te che tu faccia il tuo dovere, e mi metto di condizione di non poterlo esigere, e tu non esigerai da me che io faccia il mio, e se mi chiederanno conto della mia inefficienza potrò rispondere che non sono in condizione di esercitare la mia responsabilità, perché tanto paga Pantalone?.
?Le responsabilità disattivate?, le chiama Ichino: una è quella degli aumenti contrattuali senza freni. Dal 2000 al 2005, secondo l?Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) le retribuzioni degli enti locali sono aumentate del 25% a fronte di corrispondente 15,1% nel settore privato.
La causa è sempre la mancanza di responsabilità e il mercato, che altrove obbligano a tenere i cordoni della borsa chiusi. Altra responsabilità disattivata è quella individuale. Nel settore privato è ?pacifico che la responsabilità personale del dipendente possa essere fatta valere?, in riferimento all?art.2104 del Codice Civile, ma i sindacati rifiutano esplicitamente la misurazione e valutazione dell?efficienza. Eppure è intuitivo e condivisibile che una riduzione dei più inefficienti consentirebbe un recupero complessivo di efficienza. Per placare l?inquietudine che provoca sempre, e particolarmente di questi tempi, il termine ?riduzione? se riferito al personale, basti pensare al celeberrimo caso del Prof. M, reso immortale da un articolo di Ichino sul Corriere. Il professore, titolare di cattedra in una scuola media superiore del centro di Milano, all?inizio dell?anno annuncia ai suoi studenti che non tratterà la sua materia perché lui ?non ci crede?; e pratica circa il 40% di assenze, sempre in concomitanza con i consigli di classe, gli scrutini, i finesettimana. Risultato: azioni disciplinari concluse in un nulla di fatto e sonni tranquilli per il professore che sa bene che ?tanto non mi possono fare nulla?. Questo è collegato alla paralisi del potere disciplinare, e all?eclissi della responsabilità dirigenziale. In un caso, ci sono circoli viziosi che impediscono la sanzione, tali per cui la tolleranza passata diventa ?dovuta? e la rarità della sanzione ne aumenta la gravità, nell?altro non esiste nemmeno la possibilità di motivare i propri dipendenti con dei meccanismi premianti. L?ultima ?responsabilità disattivata? è quella dell?obliterazione di un principio costituzionale fondamentale, derivante dall?art. 97 della Costituzione sul ?buon andamento? dei pubblici uffici e la responsabilità dei funzionari.
Le polemiche che accompagnano le teorie (le constatazioni, si potrebbe dire) di Ichino spesso vertono sull?auspicata libertà di licenziamento, di precarizzazione e/o privatizzazione del settore pubblico. Durante il convegno, però, Ichino non ha mai parlato di licenziamento, focalizzando piuttosto l?attenzione sui meccanismi concorrenziali e premianti che potrebbero essere messi in atto anche nella pubblica amministrazione. Applicare l?opzione ?exit? come fattore di equità ed efficienza (e non privatizzazione), mettere in concorrenza tra loro gli sportelli della P.A, attivare la possibilità del cinque per mille. Il sistema dei vouchers andrebbe a premiare gli sportelli scelti dalla gente, pena la chiusura.
L?opzione ?voice?, che è quella che può dare voce ai cittadini laddove il mercato non opera, si potrebbe praticare tramite il civic auditing o il principio della disclosure totale: la possibilità, cioè, di accedere a tutti i dati anche da parte degli osservatori interni, come stabilito negli USA dal Federal Funding Accountability and Transparency Act 2006. Così anche per quanto riguarda la public review e il confronto fra i diversi metodi di valutazione. Infatti la proposta di legge elaborata da Ichino e Bernardo Mattarella chiede all?Authority soltanto di garantire l?attivazione e l?indipendenza degli organi di vigilanza e valutazione dell?efficienza previsti già dalla legge Bassanini del 1990.
?L?opinione pubblica è preoccupata e ha ragione di esserlo, perché ha capito che in un tempo di competitività globale non ci possiamo più permettere l?enorme spreco costituito da queste enormi sacche di inefficienza. Tutti gli indici di cui disponiamo ci dicono che il sistema Italia ha un grosso problema. Certo la valutazione permanente è uno stress, ma vista l?importanza del problema direi che un pungolo a questo grosso pachiderma addormentato è necessaria?. E poiché uno degli attori della irresponsabilità circolare individuati da Ichino è il sindacato, le repliche non si fanno attendere. Innanzitutto vengono contestati i dati dell?Aran relativi agli aumenti degli stipendi, inquinati, secondo Mario Medde della CISL, dagli stipendi dei dirigenti apicali. Un direttore di ASL non è certo come un ausiliario dell?ospedale, insomma. Francesca Ticca (UIL) pone invece l?accento sulla lontananza che in questi anni ha diviso il dipendente pubblico dal suo datore di lavoro Stato, ricordando peraltro la mancanza di ?pari opportunità? fra i lavoratori del pubblico e del privato, soprattutto in termini di benefit, reddito e formazione. Ricordando che un docente laureato di 7° livello della scuola pubblica arriva a 1600 euro al mese, la Ticca ha argomentato che la forbice di aumento del settore pubblico è giustificata dall?aver portato alcuni salari ad un livello dignitoso.
Certo non si può non essere d?accordo con Ichino quando racconta di alcuni processi di reclutamento e stabilizzazione che hanno portato alla creazione dei ?pesi morti?, anche se ?la massa è comunque riuscita a sopperire alle inadempienze?. Trattasi forse di quel meccanismo ingiusto per cui alcuni devono lavorare il doppio dei colleghi nullafacenti, appunto.
Giampaolo Diana della CGIL lo chiama il ?senso comune? di cui Ichino si è fatto interprete, quella sensazione, a suo parere sbagliata, per cui ?la pubblica amministrazione è la palla al piede dello sviluppo del nostro Paese, per assenza della responsabilità del lavoro di tutti, dal dirigente all?ultimo impiegato?. I problemi sono altri: il potere di acquisto dei redditi, considerato lo stipendio medio pubblico che viaggia sui 1000-1200 euro, e una riorganizzazione generale del lavoro, che spetta soprattutto a chi ha la facoltà politica di intervenire. A gennaio la CGIL ha sottoscritto un memorandum col governo, il cui obiettivo è rafforzare la missione pubblica nella P.A., e non si tira indietro riguardo alla responsabilità individuale, mettendo però sempre bene in chiaro, come ribadisce Diana, che non si crede granchè ?nel potere taumaturgico della sanzione disciplinare?. Luigi Ziccheddu, direttore centrale INPS, ha illustrato non solo la riduzione dei dipendenti (da 39mila a 32 mila in cinque anni, con circa 500 dirigenti in meno), ma ha spiegato efficacemente la differenza sostanziale fra pubblico e privato: dove il primo è un convoglio che necessariamente viaggia alla velocità del carro più lento, mentre nel privato si ha la consapevolezza che quest?ultimo verrà espulso dal mercato.
La quadratura del cerchio, insomma, pare ardua; ma l?opinione pubblica è più vigile di un tempo, grazie anche ad analisi come quelle di Ichino, e sta più ?col fiato sul collo? alle storture del sistema. Qualcosa, seppur lentissimamente, pare muoversi.

(foto: Wikipedia)

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Il costone della discordia.


Sul Monte Ortobene, a Sedda Ortai, sta accadendo qualcosa di singolare. L?impresa Antonio Puddu, sta eseguendo i ?lavori di consolidamento dei versanti della strada comunale Nuoro ? Monte Ortobene? per conto dell?amministrazione comunale nuorese (importo complessivo fondi C.I.P.E. 1 milione di euro) in seguito a regolare gara d?appalto (importo a base d?asta 690.267,00 euro) e, anziché portare avanti quanto stabilito dal progetto approvato senza curarsi più di tanto di eventuali conseguenze, chiede all?amministrazione committente, ad altre pubbliche amministrazioni competenti, addirittura alle associazioni ecologiste di fermare i lavori. Motivo dichiarato ? Evitare uno scempio ambientale e un pericolo per l?incolumità pubblica.

Il progetto, predisposto dal Comune di Nuoro (ing. Giovanni Fadda, capogruppo, geol. Antonello Manca, geol. Michele Ena, ing. Fabio Manca), ha ottenuto l?autorizzazione ai sensi del vincolo idrogeologico (regio decreto n. 3267/1923 e successive modifiche ed integrazioni) con nota C.F.V.A. ? Serv. Isp. Nuoro n. 14009 del 21 settembre 2005, l?autorizzazione a fini geologici in quanto ricadente in area con rischio di frana molto elevato secondo il piano stralcio di assetto idrogeologico ? P.A.I. con determinazione Servizio Genio civile di Nuoro n. 252 del 31 agosto 2005 e autorizzazione paesaggistica (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni) con nota Servizio tutela paesaggio di Nuoro n. 396 del 5 ottobre 2005 con la condizione secondo cui ?deve essere salvaguardata la vegetazione esistente?.

L?impresa Puddu, secondo il progetto approvato, dovrebbe realizzare, fra l?altro, sopra gli esistenti muraglioni di contenimento un tratto di circa 250 metri lineari una ?formazione di grata a camera? di circa 2.500 metri quadrati (in alcuni punti l?altezza del graticciato giunge a 12-13 mt.) con vari riempimenti in terra ed eliminazione della vegetazione esistente, con indubbia discrasia rispetto all?autorizzazione paesaggistica.

L?impresa appaltatrice si è rivolta a vari tecnici per predisporre perizie sul progetto approvato (dott. for. Angelo Puggioni, i geologi Alessandro Muscas, Benedetta Dettori, Guido Demontis, ing. Giovanni Mascia e Gianmario Biddau) che hanno sconsigliato l?estirpazione della vegetazione esistente per evitare peggioramenti della stabilità delle scarpate ed il rischio di ulteriore dilavamento. In particolare la perizia dell?ing. Gianmario Biddau indicherebbe che il coefficiente di sicurezza di stabilità della scarpata, dopo la messa in opera della struttura della grata a camera, scenderebbe sotto i valori minimi stabiliti dal D.M. 11 marzo 1988. E? stata, quindi, proposta una variante comportante l?esclusivo ancoramento di una rete di acciaio sul costone a rischio e la piantumazione di vegetazione per aumentarne il consolidamento ed il cui importo complessivo dei lavori rimarrebbe all?interno del finanziamento disponibile (1 milione di euro).

Il Comune di Nuoro ha rifiutato ed i progettisti avrebbero confutato quanto asserito dai consulenti dell?impresa Puddu. La situazione vede, comunque, i lavori pressoché fermi e una situazione di forti dubbi che non appaiono certo chiariti. A questo punto sarebbe necessario un rapido intervento delle pubbliche amministrazioni aventi competenza tecnico-scientifica in materia (Corpo forestale e di vigilanza ambientale, Genio civile, Servizio tutela del paesaggio) per chiarire definitivamente, anche con prescrizioni vincolanti, lo stato delle cose e quali lavori sono necessari ed opportuni per salvaguardare l?ambiente ed evitare pericoli per l?incolumità pubblica.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(simulazione progettuale A.P.)

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La Regione autonoma della Sardegna "corre" per evitare una condanna europea.

22 Aprile 2007 Commenti chiusi


Nelle prossime settimane si terrà l?incontro tra la Regione autonoma della Sardegna ed il Ministero dell?Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare che dovrà sancire l?intesa tra Stato e Regione per l?istituzione delle ZPS (zone di protezione speciale), in attuazione della direttiva comunitaria 79/409 sulla conservazione di tutte le specie di uccelli selvatici nel territorio degli Stati membri europei. A questo appuntamento la Regione sarda si presenta dopo aver deliberato il 7 marzo scorso la designazione di nuove zps, dopo che la Commissione Europea aveva ritenuto insufficienti quelle finora individuate condannando, attraverso la Corte di Giustizia Europea, l?Italia per inadempienza dell?art. 4 della Direttiva. Sentenza di condanna che lo Stato italiano non aveva ancora eseguito e che ha comportato una seconda procedura di infrazione che, in caso di condanna, avrebbe comportato il pagamento di una sanzione pecuniara compresa tra i 100.000 ed i 300.000 euro al giorno; con l?addebito in questo caso della sanzione alle Regioni inadempienti tra cui la Sardegna. Sotto questa ?spada di Damocle? di un esborso finanziario notevole, la Regione ha proceduto urgentemente ad individuare le nuove zone di protezione speciale, in alcuni casi togliendo alcune zps presenti in un elenco precedente (e che abbiamo pubblicato in un articolo precedente su questo blog) ed in altri casi ampliandone la superficie come nel caso dell?Arcipelago di La Maddalena e delle Isole Tavolara, Molara e Molarotto o in misura molto minore gli Stagni di Cabras e Molentargius.

Le nuove Zps si estendono per 156.156,86 Ha di territorio; se si aggiungono i 50.097,90 Ha di zps ampliate ed i 51.208,87 Ha di quelle già vigenti, si raggiunge la cifra di 257.463 Ha di territorio sardo destinato a Zone di protezione speciale. Questo l?elenco definito dalla Giunta regionale:

11 ZPS vigenti: Stagno di Sal?e Porcus ? Stagno di Mistras ? Stagno di Pauli Maiori ? Stagno di S?Ena Arrubia ? Corru S?Ittiri, stagno di S. Giovanni e Marceddì – Stagno di Cagliari ? Foresta di Monte Arcosu ? Isola di Mal di Ventre ? Isola dei Cavoli ? Isola Serpentara ? Isola Asinara.

44 nuove ZPS: Isola Piana di P.Torres ? Stagno di Pilo, Casaraccio e Saline di Stintino ? Stagno di Platamona ? Arcipelago la Maddalena ? Capo Figari e Isola di Figarolo ? Isole Tavolara, Molara e Molarotto ? Capo Caccia ? Stagni di Saloni ? Monte Limbara ? Campo di Ozieri ? Monte Acuto ? Monte Lerno/Sa Conceda ? Foce del Cedrino e Palude di Osalla ? Golfo di Orosei ? Capo Marargiu ? Monte Ortobene ? Valle del Temo ? Altopiano di Campeda ? Supramonte di Orgosolo ? Supramonte di Urzulei, Balnei e Monte Orosei ? Montarbu ? Torre Seu ? Capo Mannu ? Costa di Cuglieri ? Stagno di Cabras ?Stagno di Colostrai e delle Saline ? Capo Carbonara e Stagno di Notteri/Punta Molentis ? Monte Sant?Elia e Sella del Diavolo ? Laguna di Nora ? Capo Spartivento e Tuaredda ? Isola Rossa ? Isola del Toro ? Isola della Vacca ? Isola di Sant?Antioco ? Saline di Carloforte ? Isola di San Pietro ? Isola Piana e Isola dei Ratti ? Giara di Gesturi ? Giara di Siddi ? Monte Linas ? Monte Genis ? Sette Fratelli ? Palude Sa Masa ? Saline di Molentargius.

Contemporaneamente a questa designazione, la Giunta ha anche approvato la bozza di intesa con le relative misure di conservazione da stipulare con il Ministero dell?Ambiente. Essa stabilisce principalmente la designazione delle ZPS precedentemente elencate e la individuazione delle misure di conservazione attraverso un apposito piano di gestione approvato con provvedimento regionale per ciascuna zona di protezione speciale. In attesa della predisposizione dei piani di gestione vengono adottate le seguenti misure di conservazione distinguendo tra:
1) Misure di conservazione generale valide per tutte le ZPS
2) Misure di conservazione valide per le singole ZPS appartenenti alle diverse tipologie ambientali; nell?ambito di questa seconda classificazione, vengono individuate cinque tipologie ambientali con le relative specie caratteristiche:
A) Ambienti Forestali Delle Montagne Mediterranee (ad es. Giara di Gesturi, Montarbu, Monte Linas) con Aquila reale, Grifone, Falco Pellegrino, Gracchio corallino, ecc?;
B) Ambienti Misti Mediterranei (Monte Acuto, Capo Caccia, Arcipelago La Maddalena) con Nibbio Reale, Aquila del Bonelli, Albanella minore, Pernice sarda, Calandrella, ecc? ;
C) Ambienti Steppici (Campo di Ozieri, Altopiano di Campeda, Valle del Temo) con Grillaio, Gallina Prataiola, Occhione, ecc?;
D) Ambienti Costieri con presenza di colonie di uccelli marini (Isola Piana di Portotorres, Costa di Cuglieri, Monte Sant?Elia-Sella del Diavolo) con Berta Maggiore, Uccello delle Tempeste, Falco della Regina, Gabbiano Corso, ecc?.;
E) Ambienti Umidi (tutti gli stagni, Palude Sa Masa, Saline di Carloforte) con Svassi, Fenicottero, Anatidi, Falco di Palude, ecc?. La gran parte delle ZPS individuate presentano nel loro territorio diverse tipologie come ad es. la Giara di Gesturi che comprende le tipologie A-B-E; la Valle del Temo che comprende le tipologie A-B-C-E e così via??.

Le misure di conservazione generali individuate per tutte le ZPS stabiliscono il divieto della realizzazione di: nuove discariche o ampliamento di quelle esistenti, impianti di trattamento e smaltimento di fanghi e rifiuti o ampliamento di quelli esistenti, elettrodotti aerei senza le opere di prevenzione del rischio di elettrocuzione/collisione (piattaforme di sosta, spirali di segnalazione, ecc?), impianti da sci, impianti eolici, nuove cave o ampliamento di quelle esistenti. Sono inoltre previsti i seguenti divieti: introduzione di specie animali alloctone in ambienti naturali; ripopolamenti a scopo venatorio ad esclusione di quelli realizzati con soggetti appartenenti alle specie autoctone mantenute in purezza; circolazione motorizzata di fuoristrada fatta eccezione per i mezzi agricoli, quelli di soccorso, controllo e sorveglianza, nonché per l?accesso al fondo dei proprietari; l?esercizio della caccia in deroga ai sensi dell?art. 9 della Direttiva CEE 79/409; l?addestramento di cani da caccia, co o senza sparo, dal 1° febbraio al 15 settembre.

Le misure di conservazione delle singole ZPS, individuate a seconda della tipologia ambientale, prevedono:
A) AMBIENTI FORESTALI DELLE MONTAGNE MEDITERRANEE ? divieto di utilizzo di specie vegetali alloctone negli interventi di forestazione; divieto di prelievo venatorio dell?Allodola nelle Zps designate per Tottavilla, Calandra e Calandrella; regolamentazione delle operazioni di gestione forestale nel periodo febbraio ? giugno, compatibilmente con le esigenze di conservazione delle specie di rapaci nidificanti; regolamentazione delle attività sportive e ricreative (sorvolo a bassa quota con ultraleggeri ed elicottero, parapendio, arrampicata, trekking e fotografia naturalistica) durante il periodo riproduttivo.
B) AMBIENTI MISTI MEDITERRANEI ? divieto di utilizzo di specie alloctone negli interventi di forestazione; divieto di forestazione artificiale di prati, pascoli, incolti ed arbusteti, tranne i casi necessari alla difesa del suolo e per il ripristino naturalistico, da effettuare con specie autoctone; divieto di prelievo venatorio dell?Allodola nelle Zps designate per Tottavilla, Calandra e Calandrella.
C) AMBIENTI STEPPICI ? divieto dell?esercizio dell?attività venatoria sulle specie ornitiche; divieto di forestazione artificiale tranne i casi di difesa del suolo e ripristino naturalistico solo con specie autoctone; l?obbligo, nell?attività agricola di taglio del foraggio e mietitura dei cereali (orzo, avena, grano) di utilizzare nel caso di impiego di mezzi meccanici la barra falciante a 10-15 cm dal suolo, iniziando le operazioni dal centro del campo per consentire alla fauna di spostarsi verso i bordi; divieto di abbruciamento delle stoppie prima del 31 agosto; divieto di impiego di sostanze chimiche per il controllo delle infestanti e delle crittogame e per il trattamento delle colture cerealicole nel periodo 15 marzo ? 31 agosto.
D) AMBIENTI COSTIERI CON PRESENZA DI COLONIE DI UCCELLI MARINI ? divieto di accesso alle colonie per tutto il periodo riproduttivo delle specie oggetto di tutela comportante il divieto di ormeggio, sbarco e transito a meno di 100 metri dalla costa, di arrampicata e di svolgimento di attività speleologiche (restrizioni differenziate nel periodo a seconda delle specie coinvolte; ad es. per la Berta Maggiore nel periodo 15 aprile/15 ottobre ? per il Falco della Regina dal 15 giuno al 30 ottobre, ecc?.); divieto di introduzione di cani, gatti e altri carnivori nei periodi critici del ciclo delle specie; interdizione del transito di petroliere entro le 12 miglia dalla perimetrazione delle zps fatte salve le norme di sicurezza; divieto di pesca con tramagli e palamiti entro 500 metri dalle colonie di Marangone dal ciuffo.
E) ZONE UMIDE ? divieto di caccia sulle specie ornitiche; impedimento di tutte le attività di realizzazione e/o manutenzione di manufatti e connesse a pratiche agricole quali: taglio, sfalcio, trinciatura, incendio, diserbo chimico, lavorazioni superficiali del terreno della vegetazione spontanea arborea, arbustiva ed erbacea nella fascia di rispetto peristagnale nel periodo 1 marzo/15 agosto; divieto di introduzione di specie ittiche alloctone; divieto di svolgere attività di addestramento di cani da caccia con o senza sparo; rispetto degli artt. 105 e 106 parte III del D.L. che disciplinano gli scarichi delle acque reflue industriali ed urbane e degli artt. 22 e 40 del piano di tutela delle acque; regolamentazione delle attività sportive (footing), ricreative (fotografia naturalistica) e di monitoraggio scientifico durante il periodo riproduttivo delle specie.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Buoni esempi in pericolo: il sistema dei parchi della Val di Cornia.

14 Aprile 2007 Commenti chiusi


Anche i buoni esempi di gestione del territorio finiscono per correre rischi.

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Repubblica, 12 aprile 2007

Boschi, dune e pinete della Val di Cornia.

Qui una cava. Lì un parcheggio. Lì una strada. E poi, appena fuori dei suoi confini, una lottizzazione. Sono molte le nubi addensate sui Parchi della Val di Cornia, un sistema di sei parchi gestiti da un?unica società nell?alta Maremma toscana, trecentosessanta chilometri quadrati di testimonianze archeologiche, musei, sopravvivenze minerarie e poi boschi e dune sabbiose che scorrono fra le colline e il mare, di fronte all?Elba. Ma a render le nubi più minacciose ecco che si avvicina l?uscita di scena del presidente dei parchi, Massimo Zucconi, architetto di Piombino, che guida la struttura da quando essa è nata, nel 1993. Negli ultimi anni Zucconi ha denunciato le scelte di alcuni Comuni, che pure furono gli artefici dei parchi e tuttora ne sono gli azionisti al novanta per cento.

La Val di Cornia ha sperimentato una formula unica in Italia: è gestita da una società mista, pubblico e privato, che dà lavoro a settanta persone alimentando un?industria turistica che accumula profitti e offre un?alternativa alla crisi della siderurgia abbattutasi negli anni Ottanta. Infine, altro dato unico, nel 2006 la società ha raggiunto il pareggio di bilancio, con un fatturato di 2 milioni di euro. Però, nonostante questo rosario di successi, Zucconi andrà via. Lo stabilisce una norma, approvata dai Comuni nel 2004, che limita a tre i mandati per i presidenti di questo tipo di aziende. Ma c?è chi vi scorge l?ombra della rimozione.

Zucconi critica una caduta d?attenzione sui temi della tutela. O, meglio, il tentativo di far convivere la tutela con interessi tanto pressanti quanto poco compatibili con un parco. Il Comune di Piombino, per esempio, vuole ampliare il parcheggio per la spiaggia della Sterpaia. Ma il parcheggio ampliato, spiega l?architetto, significa tanti più bagnanti e tanti più bagnanti mettono in pericolo il sistema dunale e la sua vegetazione. Sono stati investiti finora 25 milioni di euro, ma i Comuni con una mano spendono tantissimo per il parco, con l?altra – succede a Campiglia marittima – consentono che prosegua e anzi si intensifichi l?attività di una cava che incombe sui luoghi protetti. Nel 2006 ci sono stati due incidenti gravi: è esplosa una mina che ha proiettato pietre in aree nelle quali passeggiavano i turisti. Poco dopo un camion che trasportava un carico di mille quintali è uscito di strada ed è precipitato dentro il parco, provocando la morte del guidatore. La cava dovrebbe chiudere nel 2018, ma intanto sono state chiuse alcune parti del parco per motivi di sicurezza. Il sindaco di Campiglia, Silvia Velo, deputata ds, assicura che «la cava è a termine e che fino ad allora parco e cava possono convivere». Per Zucconi, invece, «il fronte della cava da decenni si sta ampliando». In un primo tempo la cava serviva solo lo stabilimento siderurgico di Piombino. Da qualche anno, però, i materiali possono essere anche venduti all?esterno. Il presidente della società privata che gestisce la cava è l?ex sindaco diessino di Campiglia. Un altro progetto preoccupa Zucconi, quello di una strada che transiterebbe dietro il promontorio di Piombino in un?area boscata e protetta. Una strada in quella posizione scatena, teme Zucconi, la crescita dei valori fondiari e quindi appetiti edificatori.

«Per Zucconi non si tratta di rimozione», replica Silvia Velo, «abbiamo deciso che quel tipo di incarichi deve avere un limite: vale per lui, ma anche per altri». E aggiunge che Campiglia, Piombino e Suvereto hanno appena adottato un piano regolatore comune «che rafforza il sistema dei parchi». «Voglio tranquillizzare tutti», insiste Gianni Anselmi, primo cittadino di Piombino, «non sono arrivati dei barbari che vogliono chiudere la Società dei Parchi. Ma non possiamo accettare il messaggio che si vuol far passare, cioè che tutto il bene sia nella Parchi e tutto il male nei Comuni». Ma le preoccupazioni di Zucconi sono condivise da Legambiente, Wwf e Italia Nostra e da alcuni dei progettisti del parco, come il geologo Giuseppe Tanelli e Riccardo Francovich, l?archeologo morto due settimane fa precipitando in un burrone vicino a Fiesole. La sua morte ha suscitato una fortissima emozione. Francovich è stato il promotore del parco archeo-minerario di San Silvestro minacciato dalla cava. Nel 1984 portò alla luce un villaggio medievale, la Rocca di San Silvestro, abitato da minatori e fonditori. Le sue ricerche hanno poi individuato una rete di pozzi scavati fin dall?età etrusca e dai quali veniva estratto un prezioso minerale. La scoperta indusse il comune di Campiglia a prendere una decisione coraggiosa: venne annullata la concessione di numerose cave e fu acquisita un?area di 250 ettari da destinare a parco.

Arrivarono finanziamenti europei. Ma il punto di svolta fu un altro. Negli anni precedenti Piombino e San Vincenzo avevano scelto di tutelare i loro territori, cancellando previsioni edificatorie imponenti. A Piombino saltarono due milioni di metri cubi nel bosco della Sterpaia. E quando sorsero duemila villette abusive, il sindaco, Paolo Benesperi e Zucconi, allora dirigente comunale, le fecero demolire. A San Vincenzo vennero cassati edifici per trecentomila metri cubi lungo la costa, consentendo la nascita del Parco di Rimigliano, progettato da Italo Insolera e Luigi Gazzola. Nel frattempo Carlo Melograni realizzò un piano regolatore comune per Piombino, Campiglia, San Vincenzo e Suvereto.

Erano anni di violenta aggressione contro le coste italiane. Ma in questo lembo di Maremma si scelse la tutela di un patrimonio naturale come occasione alternativa alla siderurgia in crisi. Nel ?93 nacque la Società Parchi Val di Cornia: molti albergatori, ristoratori, gestori di stabilimenti sono diventati azionisti del parco e sono sorte nuove attività (circa una trentina, con un fatturato di 4 milioni di euro). Nel 2006 ottantacinquemila persone hanno visitato i parchi, il museo archeologico, il sito di Populonia (che in questi giorni ha ingrandito il suo territorio: qui ha scavato a lungo Francovich).

Ma negli anni sono cresciute le tensioni fra Zucconi e i Comuni. Un altro fronte polemico si è aperto a Rimigliano, nella tenuta di settecento ettari di proprietà privata non gestita dalla Società Parchi, ma confinante con il suo territorio. Qui fino al 1998 era previsto un albergo di cinquantamila metri cubi. Poi il progetto fallì. Ma il Comune ritiene comunque sia nel diritto della proprietà di costruire qualcosa: al posto dell?hotel potrebbero sorgere residenze sparse. E questo nonostante un parere contrario della Soprintendenza. «Il guaio dell?Italia di oggi è che quando una previsione edificatoria è in un piano regolatore nessuno riesce più a eliminarla, anche se la si ritiene sbagliata», lamenta Zucconi. «Una previsione non è una concessione edilizia, quello sì che è un diritto acquisito. Appena qualche decennio fa in questa parte della Toscana sono state stralciate fior di lottizzazioni. Ma ormai anche qui l?interesse immobiliare è enorme, i valori sono cresciuti a dismisura. E le resistenze si sono affievolite».

(foto S.D., archivio GrIG)
Riferimenti: Val di Cornia, il sistema parco.

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La Procura della Repubblica arriva a Is Molas, non per caso.


Dopo gli esposti delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico arriva la Procura della Repubblica di Cagliari e la Polizia Giudiziaria per vederci chiaro sulla variante da centinaia di migliaia di metri cubi di volumetrie di Is Molas, a Pula (CA). Colaninno e Fuksass possono anche attendere.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

da La Nuova Sardegna, 11 aprile 2007

IS MOLAS. Cespugli bruciati, in forse il golf. Via a un?inchiesta sul progetto firmato dall?architetto Fuksas. Elena Laudante

CAGLIARI. Incassato l?ok dalla Regione al progetto sul complesso turistico firmato da Massimiliano Fuksas, sulla lottizzazione di Is Molas arrivano ora gli accertamenti del Corpo Forestale. E un?inchiesta della procura della Repubblica, che ha aperto un fascicolo contro ignoti per l?ipotesi di reato di violazioni paesaggistiche. L?indagine – partita sulla scia di due esposti dell?associazione ambientalista Amici della Terra - Gruppo di Intervento giuridico - si concentra su un aspetto della lottizzazione risalente al 1975, che la sapiente mano dell?architetto Fuksas e 130 milioni di euro trasformeranno nel paradiso sardo del golf. Cinque green, resort extra-lusso e sala congressi, realizzati dalla Is Molas S.p.a., società che orbita nel gruppo Imms, l?immobiliare di Roberto Colaninno. Quello che gli inquirenti coordinati dal sostituto procuratore Andrea Massidda stanno cercando di capire è se il progetto sia compatibile con la legge che vincola le aree colpite da incendio, la 353 del 2000. Al Comune di Pula – che ha appena sottoscritto l?accordo con regione, provincia e azienda – gli agenti hanno chiesto gli atti della convenzione e i documenti sulla storia della concessione trentennale. Il sospetto è caduto su un pezzo di macchia mediterranea sulla quale nel 2003 sono state realizzate opere di urbanizzazione come strade e impianti fognari. Zona che il 6 agosto del 2000 è stata devastata dalle fiamme. Il nodo da sciogliere è l?interpretazione della norma, che prima del 2003 (anno di una modifica) vietava il cambio di destinazione d?uso per quindici anni e qualsiasi tipo di costruzione per dieci anni, indipendentemente dalle concessioni urbanistiche. Che in questo caso, ci sono tutte. C?è da chiarire, inoltre, l?originaria composizione dell?area: soltanto gli atti che sono stati presi in Comune potranno rivelare se si tratta di bosco da tutelare. Per il resto, ci sono i quesiti sollevati dagli ambientalisti sulle maglie imposte dal Piano paesaggistico regionale. «Nel piano paesistico regionale l?area appare ricompresa nell?ambito di paesaggio costiero n. 2 ?Nora? ed è classificata è classificata, pro parte, ?area naturale e sub-naturale?, ?aree ad utilizzazione agro-forestale? e ?insediamenti turistici?», sottolinea l?ambientalista Stefano Deliperi nell?esposto alla Procura di Cagliari. Per voce dei legali Marcello Vignolo e Massimo Massa, la Is Molas assicura che l?intero progetto è passato al vaglio di qualsiasi autorizzazione, ed è perfettamente in linea con il piano paesistico regionale: «Se quel comparto dovesse essere tutelato dalla legge sugli incendi, e quindi i lavori dovessero essere abusivi, non è cosa che riguarda la Is Molas, subentrata ai precedenti proprietari soltanto nel 2004». Inoltre, assicurano i due rappresentanti della società, l?area attraversata dalle fiamme resterà verde, così com?è. E attorno, nasceranno hotel e residenze alberghiere per 298 posti-letto complessivi, sala congressi, campi da golf, piscine, ristoranti e negozi per 428 mila metri cubi, 50mila in meno rispetto alla originaria lottizzazione. L?assessorato all?Ambiente sta preparando lo screening, procedura preliminare alla valutazione di impatto ambientale. Su Is Molas era già nato un contenzioso, ma in quel caso di fronte al giudice civile: due residenti del vecchio consorzio infatti hanno contestato (e ottenuto un provvedimento d?urgenza) un delibera sulla base del presunto conflitto di interessi in seno alla società Is Molas S.p.a., il cui vice presidente Francesco Quarta siede anche nel consiglio d?amministrazione del vecchio consorzio.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Palazzo Aymerich, se ne occupa la Procura della Repubblica…


La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, su denuncia delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, sta procedendo con le indagini penali relative alla demolizione dei ruderi di palazzo Aymerich e del Portico Romero. Aspettiamo con fiducia rapidi sviluppi. Buona lettura…

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 4 aprile 2007

PALAZZO AYMERICH. Perché i lavori sono andati avanti ? Acquisiti progetto e documenti, la Procura ha formalizzato l?inchiesta. Elena Laudante

CAGLIARI. Progetto, atti autorizzativi e documenti sulla ristrutturazione di palazzo Aymerich sono nelle mani del sostituto procuratore Daniele Caria, che ha aperto formalmente un fascicolo contro ignoti sull?ipotesi di violazione delle norme che regolano il vincolo monumentale, norme che sembrerebbero precludere qualsiasi intervento sull?antico edificio di Castello. La polizia giudiziaria ha fatto visita nei giorni scorsi agli uffici della sovrintendenza archeologica e in quelli della sovrintendenza ai beni architettonici e monumentali: tempo poche ore e sulla scrivania del pm c?era quanto basta a elaborare un quadro esaustivo della vicenda. Caria aveva già acquisito le autorizzazioni del Comune, che ha difeso sino in fondo il progetto privato, come dire la trasformazione quasi totale del palazzo in residence, con l?incorporazione nella struttura del portico Laconi che si apre su via dei Genovesi. Progetto aspramente contestato prima dal Gruppo di intervento giuridico e dagli Amici della Terra, autori dell?esposto-denuncia alla Procura. Poi da un comitato di cittadini, in prevalenza abitanti del quartiere Castello. Il cantiere è fermo dal 20 dicembre scorso, quando la sovrintendenza ai monumenti ha disposto la chiusura per stabilire se sia necessario mettere un vincolo assoluto – come bene culturale di particolare pregio – sul palazzo. La decisione – leggi alla mano – dovrà arrivare entro 210 giorni dal provvedimento di stop. Il percorso investigativo della Procura è piuttosto chiaro, imperniato com?è su un interrogativo rimasto finora senza risposta: perchè le sovrintendenze sono intervenute prima con un?ispezione e poi con il blocco dei lavori solo dopo l?iniziativa delle due associazioni ecologiste e dopo la mobilitazione dei cittadini ? Progetto, carteggi vari e autorizzazioni erano stati depositati in tempo dall?impresa, che ha avviato l?intervento in perfetta regola. Se qualcosa non quadrava, perchè gli uffici sono rimasti a guardare ? Fino a questo momento la Procura non ha accertato responsabilità dirette da parte di dirigenti o funzionari. L?inchiesta però è in pieno corso e le verifiche sugli atti potrebbero portare già a breve scadenza novità interessanti.
Il sovrintendente ai beni architettonici di Cagliari e Sassari Stefano Gizzi era stato categorico: per palazzo Aymerich serve un intervento di recupero di quel che all?interno ancora esiste, archi e non solo. La demolizione va fermata. Mentre la sovrintendenza ai beni archeologici si era mostrata prudente: «Quell?area – aveva detto Vincenzo Santoni – viene considerata di massima attenzione per i reperti archeologici. Il che significa che noi dobbiamo visionare tutte le opere che implicano anche degli scavi». L?iter che ha portato agli attuali lavori di ricostruzione sul palazzo Aymerich si era concluso con un accordo siglato tra il Comune, le due soprintendenze ai beni archeologici e ai beni architettonici, e l?ufficio del paesaggio della Regione. In quell?intesa il ripristino totale era stato previsto solo per il portico Laconi, sulle mura del palazzo. Se l?intervento non deve superare la cubatura precedente – sei piani secondo una ricerca su elaborati catastali – è possibile la costruzione di un edificio totalmente nuovo. E questo perchè la zona viene considerata «area attualmente vuota», mentre così non è: nel palazzo Aymercih ci sono parti di mura integre, così come cantine e diversi archi.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Il ripascimento della spiaggia del Poetto in Tribunale?


Presso il Tribunale penale di Cagliari si è tenuta un?altra udienza del processo sul “ripascimento” della spiaggia del Poetto, nel quale siamo costituiti parte civile. Buona lettura…

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 31 marzo 2007

Al processo per il disastro-Poetto un geologo attacca le scelte adottate per il rinascimento.
«Sabbia ? Quella non è sabbia». Materiale ghiaioso lontanissimo dall?arena originale.
Elena Laudante

CAGLIARI. Benché fosse evidente ad occhio nudo, bastavano trenta giorni di analisi in laboratorio per appurare che le caratteristiche della sabbia riversata sul Poetto dalla draga Antigoon erano completamente diverse dall?arena originale. Anzi, quella sputata durante il ripascimento del 2002 non poteva neanche essere definita sabbia: «Io la chiamo ?materiale?, non certo sabbia» ha tagliato corto il geologo Alberto Marcello, docente in pensione di Prospezione geomineraria alla facoltà di Ingegneria, rivolto al presidente della prima sezione penale Francesco Sette. A lavori in corso, il rettore Pasquale Mistretta chiese a lui di analizzare la sabbia vecchia e nuova per farsi un?idea della futura spiaggia dei Centomila. Con un?equipe di nove esperti, la sera del 14 marzo 2002 Marcello fece un giro sul litorale e prelevò quattro campioni a caso. Due li prese dai cumuli ammucchiati con la sabbia prelevata in mare, uno dall?arena già livellata e l?ultimo dalla poca sabbia bianca rimasta vicino agli stabilimenti dell?aeronautica. In soli trenta giorni («ferie comprese») ottenne il risultato: «Il ?materiale? riversato sul Poetto aveva dimensioni troppo grandi per definirlo sabbia: era più vicina al ciottolato, alla ghiaia. Sopra 0,5 millimetri non la si può certo definire sabbia». Dalla verifica sull?acqua lattiginosa il geologo capì anche l?origine dello strano colore del mare: «Quel colore biancastro derivava dal carbonato di calcio presente nel materiale sputato dalla draga: era presente in una percentuale di circa il 50%, mentre la vecchia sabbia ne conteneva al massimo il 5-6%». La bianca arena originaria era composta quasi esclusivamente di quarzo e feldspato, per circa il 90%: erano questi due minerali a conferirle il tipico candore che i cagliaritani oggi sognano. Alla domanda del pubblico ministero Guido Pani, titolare dell?accusa assieme al collega Daniele Caria, Marcello ha raccontato di non aver inviato l?esito dello studia alle autorità che si stavano occupando del ripascimento perché era il frutto di una chiacchierata informale con Mistretta, allora consigliere comunale. Ma di averne discusso in un dibattito poco diplomatico con l?ex presidente Sandro Balletto – condannato in abbreviato per danneggiamento – durante la trasmissione di Rai Tre ?Ambiente Italia?, presente il geologo Paolo Orrù della commissione di monitoraggio, ora tra gli imputati di falso. In rappresentanza del ministero dell?Ambiente – che ha autorizzato le operazioni con decreto del 2001 – è stato poi ascoltato il funzionario Paolo Cosentino, della direzione Protezione natura. Cosentino ha specificato che al dicastero poco interessava delle dimensioni della sabbia riversata dal mare alla spiaggia: «Ci eravamo accertati del fatto che il materiale non contenesse sostanze inquinanti per la fauna ittica, non spettava a noi occuparci della tutela paesaggistica». Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i sei operai della Provincia, incaricati di far sparire i massi e raccogliere l?ultima sabbia bianca per usarla come ?coltre? della nuova. Nell?ultima udienza, da testimoni sono diventati imputati di reato connesso. E stamane, difesi dall?avvocato Michele Schirò, hanno rifiutato di rivelare quanto già anticipato. Il processo continua il 13 aprile.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Dismissioni dal demanio militare in favore della Regione autonoma della Sardegna


Stato e Regione autonoma della Sardegna hanno concluso un nuovo accordo per la dismissione dal demanio militare di numerose aree e vari immobili in tutta l?Isola, principalmente nell?Arcipelago della Maddalena. Un passo positivo importante. Può e dev?essere la base per una riconversione economico-sociale dell?Arcipelago, sede dell?omonimo parco nazionale. Quei beni in via di dismissione non possono che esser riconvertiti e riutilizzati in un?ottica di sostenibilità ambientale, attraverso procedure che coinvolgano attivamente la popolazione locale: è un?ottima occasione, da non perdere assolutamente.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

da www.regione.sardegna.it, 30 marzo 2007

L’Arsenale restituito alla Regione.
Il testo dell’accordo con il Ministero della Difesa per la restituzione di altri beni militari. Con l’enorme area dell’Arsenale della Maddalena, passano alla Regione anche aree e edifici nella città, a Caprera e a Santo Stefano. Il presidente della Regione annuncia: “Prestissimo i nuovi bandi per la riconversione ai fini turistico-alberghieri. E’ un fatto epocale”.

CAGLIARI, 29 MARZO 2007 – Una giornata importante nel processo di riequilibrio delle servitù militari in Sardegna. Così il presidente della Regione, Renato Soru, questo pomeriggio ha aperto la conferenza stampa per illustrare il nuovo protocollo d’intesa siglato ieri con il Ministero della Difesa. Presenti l’assessore regionale del Lavoro, Maddalena Salerno, e il sindaco di La Maddalena, Angelo Comiti, il presidente Soru ha elencato l’enorme quantità di beni dichiarati dismissibili concentrata in una superficie molto limitata.

“L’arcipelago di La Maddalena ? ha commentato Soru ? per lungo tempo ha avuto un’economia strettamente legata alla presenza dei militari. Oggi possiamo guardare a un nuovo futuro, che riguarda la collettività e non solo i 160 dipendenti civili della Marina militare italiana e quelli della Marina americana: dobbiamo garantire loro e, soprattutto, creare nuovi posti di lavoro. Regione e Comune di La Maddalena sono d’accordo per valorizzare la vocazione turistica dell’isola. Questi beni devono generare un multiplo degli attuali posti di lavoro. Entro l’estate partiranno i bandi di gara per la cessione dei beni in gestione: è un’opportunità da cogliere immediatamente. Se partono i cantieri, l’occupazione crescerà parecchio”.

Il sindaco Comiti, a tal proposito, ha sottolineato che “oggi La Maddalena conta 1.800 disoccupati, e altri se ne aggiungeranno dopo la partenza degli americani. Regione e Comune faranno di tutto per sollecitare il Governo nazionale: attendiamo un provvedimento per la dichiarazione dello stato di crisi dell’area e l’applicazione della legge 98, che prevede l’assorbimento di questi lavoratori nella Pubblica Amministrazione”. Comiti ha poi precisato che “a La Maddalena non esiste un grande problema di servitù militari, piuttosto di demanio. Da noi esiste una specialità, quella del Demanio marittimo: dal 1986 siamo inseriti nell’elenco dei Comuni militarmente importanti. Una caratteristica che ora mi sembra superata, perciò è auspicabile che cadano questi vincoli. Non è stato fatto tutto, però oggi possiamo festeggiare l’enorme passo avanti compiuto grazie all’intervento della Regione. Queste strutture presto saranno messe a disposizione della collettività, a cominciare dall’Arsenale che ha un potenziale di sviluppo enorme”.

Della partita riguardante l’arcipelago maddalenino, resta aperto soltanto un contenzioso: il ricorso presentato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, in merito all’area della Guardia del Moro nell’isola di Santo Stefano. Il presidente Soru ha rimarcato “la penuria di attracchi per gli yacht nella costa ovest. Occorrono anche adeguati servizi di rimessaggio, se proprio non si dovesse arrivare alla realizzazione di cantieri per la costruzione di grandi imbarcazioni. Insomma, non si può puntare certamente a un piccolo porticciolo turistico. Fino ad oggi, passando per l’Agenzia della Difesa, era stato rallentato il processo di riqualificazione. Con il nuovo accordo Stato-Regione si può ampliare il progetto iniziale”.

La Maddalena, per le sue caratteristiche (è l’unico Parco marino nazionale con presenza di strutture militari), era il tema più spinoso tra quelli affrontati ieri a Roma da Renato Soru e dal sottosegretario alla Difesa, Emidio Casula. Ma nel corso dell’incontro, il presidente della Regione si è impegnato a rendere disponibili in Sardegna alcune strutture per la ricollocazione delle attività militari. “Ora ? ha concluso Soru ? resta la parte più difficile: la dismissione dei Poligoni di Teulada e Capo Frasca, con il conseguente riposizionamento all’estero. Per troppo tempo la Sardegna si è fatta carico degli ingenti oneri derivanti dalle servitù militari, ora è tempo che i costi siano ripartiti con la comunità internazionale”.

da La Nuova Sardegna, 30 marzo 2007

Soru: «Alla Maddalena la fine di un?epoca».
Su Teulada e Capo Frasca sta per aprirsi il confronto. Emidio Casula «Andiamo avanti con reciproca comprensione».
Piero Mannironi

CAGLIARI. La percezione dei cambiamenti epocali è soprattutto nella fine dei simboli, nel loro dissolversi in una storia nuova. E senza dubbio La Maddalena era il simbolo di una stagione ormai finita, ma che continuava a perpetuarsi in un?isola che la Nato aveva pensato come una piattaforma addestrativa e come cuore di strutture di intelligence in funzione anticomunista. Dal ?72, poi, perfino base strategicamente nevralgica per la Us Navy nel Mediterraneo.
Ieri, nel corso di una conferenza stampa, Renato Soru ha definito l?accordo raggiunto la scorsa notte al ministero della Difesa come una «svolta epocale». E, nella sostanza politica, è impossibile dargli torto. La Maddalena, il simbolo che sopravviveva a una guerra ormai finita da anni, era così diventata antistorica, quasi un paradosso. Eppure, fino a tre anni fa, sembrava impossibile un cambiamento, un ritorno alla ragione e ai tempi della storia. Poi, qualcosa è cambiata: gli Stati Uniti hanno annunciato che faranno le valigie portandosi via i loro sommergibili nucleari e, l?altro ieri, la Marina ha ceduto alla Regione i suoi ?gioielli? nell?arcipelago. Il destino della Maddalena si separa così da quello dei militari. E? sicuramente cambiata la cornice politica generale, ma, a questo punto, sarebbe davvero ingeneroso non riconoscere che molto lo si deve anche all?ostinazione di Soru che, pure con certe ruvidità, ha condotto una difficilissima battaglia per riequilibrare il peso della presenza militare in Sardegna. A cominciare dalla Maddalena. Ieri, nella conferenza stampa alla quale hanno partecipato anche l?assessore al Lavoro Maddalena Salerno e il sindaco della Maddalena Angelo Comiti, Soru era gongolante. Il successo della sua missione romana, preparata da un lungo lavoro diplomatico del sottosegretario alla Difesa Emidio Casula, è davvero una svolta epocale. «L?arcipelago della Maddalena – ha detto Soru – per lungo tempo ha avuto un?economia strettamente legata alla presenza dei militari. Oggi possiamo guardare a un nuovo futuro, che riguarda la collettività e non solo i 160 dipendenti civili della Marina militare italiana e quelli della Marina americana: dobbiamo garantire loro e, soprattutto, creare nuovi posti di lavoro. Regione e Comune della Maddalena sono d?accordo per valorizzare la vocazione turistica dell?isola. Questi beni devono diventare un moltiplicatore degli attuali posti di lavoro. Entro l?estate partiranno i bandi di gara per la cessione dei beni in gestione: è un?opportunità da cogliere immediatamente. Se partiranno i cantieri, l?occupazione crescerà parecchio». Parlando dei dipendenti civili della Marina italiana e quelli della Us Navy, Soru ha detto: «Siamo impegnati con il ministero del Lavoro per chiedere lo stato di crisi alla Maddalena, estendendo i benefici della legge 98 (assorbimento dei dipendenti delle basi militari nella pubblica amministrazione) anche per i residenti nell?arcipelago». Soru ha poi rivelato che i poligoni di Capo Teulada e di Capo Frasca potrebbero essere dismessi se l?Italia troverà una diversa collocazione anche all?estero delle attività militari. Sembra infatti che si stiano verificando aree addestrative in Romania e in Bulgaria. Una relazione sulla possibilità di dismettere completamente i due poligoni, e sui costi che la Difesa dovrebbe sostenere per trasferire le sue attività, è già sul tavolo del ministro Parisi, ma è per ora secretata. «La partita dei poligoni – ha concluso il presidente – si giocherà nelle prossime settimane». Soddisfatto anche il sindaco maddalenino Angelo Comiti. «Mi sono sempre definito un re senza regno – ha detto -, ma da ieri la situazione mi sembra abbia cominciato a cambiare». E poi: «Non è stato fatto ancora tutto, però oggi possiamo festeggiare questo enorme passo in avanti, compiuto grazie all?intervento della Regione. Il problema è che da noi esiste una specialità, quella del demanio marittimo: dal 1986 siamo inseriti nell?elenco dei comuni militarmente importanti, una caratteristica che ora sembra superata, perciò spero cadano presto anche questi vincoli». E ieri ha fatto sentire la sua voce anche il sottosegretario alla Difesa Emidio Casula, che ha giocato un ruolo molto importante nella partita per la Maddalena anche se ha preferito finora restare sottotraccia. «La Marina militare statunitense lascerà, come noto, la base navale di Santo Stefano entro il febbraio 2008 e il comprensorio – ha detto Casula – passerà alla Regione, ad esclusione del deposito di Guardia del Moro, che rimarrà ancora in uso alla Marina italiana. Il ministero della Difesa, nel riconoscere che la Sardegna è la regione italiana dove insistono più servitù militari, conferma oggi il suo fermo intendimento nel procedere, in un regime di reciproca comprensione e collaborazione, alla soluzione dei problemi legati alla riorganizzazione della presenza militare in Sardegna». Casula ha poi fatto intendere che la strada per l?assorbimento dei dipendenti dell?ex Arsenale è stata già aperta. Ma l?unica cosa che ha voluto dire in merito è stata: «Diciamo che sono molto ottimista». E infine il commento del segretario regionale dei Ds, Giulio Calvisi: «Tutti gli uccelli del malaugurio sono stati smentiti dall?accordo raggiunto al ministero della Difesa. Un accordo che, oggi mi sembra giusto sottolineare, è un successo importante del governo regionale e del governo Prodi. La Maddalena, liberata dai tanti vincoli militari, può cominciare a pensare davvero a un futuro diverso e andrà sostenuta in questa fase di transizione, aiutando il reinserimento dei dipendenti civili delle amministrazioni militari. Sì, oggi è davvero una bella giornata».

L?ELENCO. La geografia delle aree cedute dalle stellette.

IMMOBILI MILITARI DISMISSIBILI DIRETTAMENTE ALLA MADDALENA
Ex Arsenale Militare. (Le parti si impegnano per la soluzione delle problematiche relative alla ricollocazione del personale civile);
Area Giardini e Cala Chiesa. (Sono dismissibili ad eccezione degli impianti sportivi e dei fabbricati alloggi);
Base Us Navy/Isola S.Stefano. (Dismissibile dopo il rilascio da parte della marina Usa previsto per il 2008. Sull?area rimane la servitù della struttura sulla quale la Regione mantiene la sua opposizione con un ricorso al consiglio dei ministri);
Punta Sassu. (Depositvo combustibili Isola di Santo Stefano). Bonifica a cura della Regione Sardegna);
Località Padule. Fabbricato e area pertinenziale ex fotoelettrica (alloggio occupato «sine titulo»);
Località Padule. Fabbricato alloggi con aree pertinenziali (otto alloggi di servizio occupati «sine titulo»);
Località Vaticano. Fabbricato e area pertinenziale (un alloggio di servizio);
Nido d?Aquila. Fabbricato e area pertinenziale (due alloggi Ast occupati «sine titulo»);
Porto Palma. (Isola Caprera, demanio marittimo);
Punta Rossa. (Isola Caprera: comprensorio dismissibile, strutture e aree parzialmente dismissibili;
Guardia Vecchia. Dismissibile ad eccezione dell?aliquota in uso operativo alla Capitaneria di Porto della Maddalena, dell?area individuata per la realizzazione degli alloggi di servizio della stessa Capitaneria, nonchè di quella per l?eventuale rilocalizzazione, a cura della Regione dei Magazzini di Padule.

IMMOBILI DISMISSIBILI IMMEDIATAMENTE NEL RESTO DELLA SARDEGNA
Siliqua. Ex Polveriera in località «San Giovanni»;
Siliqua. Poligono di tiro;
Torre di Torregrande. (Oristano);
Santu Lussurgiu. Postazione Monte Urtigu;
Arzachena. Deposito acqua Cala Battistoni;
Olbia. Comando militare di stazione;
Oschiri. Ex Centro confezioni e recuperi;
Telti. Ex deposito munizioni;
Tempio Pausania. Ex base dell?Us Air Force (con bonifica ambientale a cura della Regione);
Punta Negra: (Alghero), impianto per le telecomunicazioni passato all?Enav dal 2000);
Sassari. Deposito carburanti (in corso bonifica cisterne);
Sassari. Magazzini casermaggio (parte struttura in uso a sezione Associazione nazionale alpini);
Sassari-Nurra. La vedetta (impianto per telecomunicazioni all?Enav dal 2000);
Torralba. Struttura dismessa dall?Esercito nel 1980 e consegnato a Soprintendenza;
Sanluri. Ex casermette località «Cuccuru Peddinis»;
Serrenti. Polveriera (previa chiusura del 116º deposito sussidiario AM prevista per 31 dicembre 2007);
Villacidro. Ponte radio;
Pula. Vecchia opera (alloggio compensato con Cala del Turco-La Maddalena).

AREE E IMMOBILI PARZIALMENTE DISMISSIBILI
Siniscola. Faro di Capo Comino (demanio marittimo);
Cabras. Faro di Capo San Marco;
San Vero Milis. Faro Capo Mannu (ad eccezione delle strutture indispensabili all?attività di segnalamento marittimo).

IMMOBILI MILITARI DISMISSIBILI CON PARTECIPAZIONE DELLA REGIONE
La Maddalena. Deposito Marina militare località Padule (5 immobili ad uso magazzino+alloggio consegnatario);
La Maddalena. Ex Caserma Faravelli (Marimobi-alloggi ASC e 2 alloggi di servizio);
La Maddalena. Fabbricati e officine Sauro;
La Maddalena. Ospedale militare-villa Liberty (due alloggi di servizio);
La Maddalena (ospedale militare e fabbricati. Servizio sanitario di Mariscuola, ambulatori, CMO, reparti per terapia e degenza, Cappella, un alloggio di servizio);
La Maddalena (Molo Carbone). In area militare contigua Arsenale.

(foto F.V., archivio GrIG)
Riferimenti: protocollo d?intesa Stato ? Regione

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L’ambiente altrui, la crisi del "buongoverno del territorio" della Toscana.


L?ambiente degli altri, il ?buongoverno del territorio? della Toscana in crisi. Buona lettura…

Gruppo d’Intervento Giuridico

da Il Corriere della Sera, 26 marzo 2007

Toscana, 75 comitati sfidano le giunte rosse. Nata la rete a difesa del paesaggio. Il no di Legambiente: siete settari. Paolo Conti

Il movimento promosso da Asor Rosa: non siamo girotondini. Su Internet la denuncia degli «scempi».

FIRENZE ? Alberto Asor Rosa impugna un foglietto: «Se sorgono 75 comitati di base e di lotta per la difesa del paesaggio in Toscana, siamo di fronte alla dimostrazione palese che le istituzioni locali non funzionano. Altrimenti qui saremmo quattro disperati». Invece la sala è strapiena. Giunta regionale e comuni toscani sono avvertiti. Ieri a Firenze, nel circolo in via dell’Agnolo 5, è nato il Coordinamento dei comitati ostili alla cementificazione e a «villettopoli», neologismo rutelliano molto amato dai delegati autoconvocati. C’è Carlo Ripa di Meana, presidente di «Italia Nostra», applauditissimo quando garantisce «totale appoggio» al movimento, col segretario regionale Nicola Caracciolo. C’è Paolo Baratta, ex ministro, ex presidente della Biennale di Venezia, dirigente del Fondo ambiente italiano: «Mi sento rappresentante non dì una minoranza ma della maggioranza di un popolo maturo che ha cura del proprio retaggio». C’è il fotografo Oliviero Toscani, impegnato in un progetto sul paesaggio che intende affiancare a questo. Vittorio Emiliani, presidente del Comitato per la bellezza, manda un saluto: ha inviato un appello al presidente Napolitano in cui certifica che «Toscana e Lazio saranno presto integralmente cementificate». C’è soprattutto la base che si organizza in una rete per creare una mappatura dei disastri e scambiarsi esperienze ordine. Per esempio Paolo Andrea Sanesi, coordinatore dei comitati di Prato, testimonierà la sua vittoria sul mega-parcheggio da 900 posti interrato nel cuore di piazza Mercatale, riesumando un vincolo che ha spinto la soprintendente Paola Grifoni a bloccarlo. Ecco le foto del Comitato per Fiesole, guidato da Cosimo Marco Mazzoni. Ecco il gruppetto che combatte a Fucecchio contro l’allargamento dell’ex teatro in piazza Giuseppe Montanelli. L’altro Montanelli di Fucecchio, il grande Indro, cominciò a opporsi nel ’98. Il Corriere della Sera seguì poi il caso. Ma la costruzione prosegue perché «il Comune ha di fatto venduto la nostra piazza a una banca». Ecco Gianni Mori, l’esuberanza fatta leader del Comitato per la tutela della Valdichiana, che lotta contro un insediamento a Rigutino, «60 mila metri cubi al Parco di Lignano». Sulla parete una pianta di Firenze piena di diagrammi e una didascalia: «II saccheggio della città». Gli oratori aumentano il carico: impianti eolici, inceneritori, non solo speculazione. Lo scontro con l’Unione al governo in terra toscana è evidente, ogni volta che si parla di «giunte di sinistra» partono fischi e risate. Spettacolo inedito che, visto a Firenze tra gli ambientalisti progressisti, forse segna una svolta. Indiscusso protagonista è Asor Rosa, testimonial della strategia di ritorno dei Grandi Vecchi alla guida delle lotte, un po’ come Giulio Andreotti contro i Dico. La sua tempra di ex direttore di Rinascita ai tempi in cui il Pci era il Pci, di critico e storico della letteratura gli fa padroneggiare l’assemblea con squisita sicurezza, fronteggiando alcune contestazioni dei Comitati della Piana prima della sua elezione a coordinatore. Corregge facilitazioni giornalistiche («Non siamo girotondini perché costituzionalmente radicati nel territorio»), sfida gli amministratori senza insultarli («cerchiamo un rapporto paritario, non li consideriamo nostri avversali ma chiediamo che lo stesso valga per loro, purtroppo non accade quasi mai»). Descrive la questione paesaggistica italiana come «una emergenza nazionale, soprattutto in Toscana dove i beni ambientali sono più preziosi e si vendono meglio, ma la classe politica mostra inadeguatezza (applausi)». Il programma del Comitato di coordinamento è serrato: nascita della rete-laboratorio, mappatura pubblica degli scempi online, strategia di prevenzione (monitoraggio capillare dei progetti per scongiurare l’apertura dei cantieri), manifestazione nazionale «dimostrativa della nostra forza» su un caso esemplare da scegliere, «processo di legittimazione» con incontri con i ministri dell’Ambiente e dei Beni culturali, convegno regionale entro l’estate. Non tutto va liscio. C’è il tortissimo distinguo di Legambiente toscana che si sente messa sotto accusa, imputata in molti interventi di collateralismo con la politica. La reazione è dura, con una nota ufficiale: «La discussione dell’assemblea ha preso una deriva settaria e qualunquista, abbiamo assistito a una confusa sommatoria di “no” verso ogni tipo di impiantistica».

(foto S.D., archivio GrIG)

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Riduzione delle emissioni di CO 2 da parte della auto !


Gli Amici della Terra: Il clima ha bisogno di una riduzione sostanziale delle emissioni di CO2 delle auto. L?obiettivo dei 120 grammi CO2/km, ribadito dal Commissario Dimas, apporterà benefici alla collettività, e il mercato dei certificati delle emissioni fra i produttori auto può portare utili alle imprese meglio posizionate.

Roma, 22 marzo – Rosa Filippini, Presidente dell?Associazione Amici della Terra dichiara: ?La presa di posizione del Commissario Dimas, a fronte dell?opposizione dell?industria automobilistica europea ad un obiettivo comunitario vincolante di 120 grammi CO2/km per i produttori auto, è ineccepibile, dato che tale obiettivo è stato fissato sin dal 1995 e, soprattutto, che solo il settore dei trasporti non ha sinora contribuito al Protocollo di Kyoto.

Il Quinto Rapporto sui ?Costi ambientali e sociali della mobilità in Italia?, realizzato dagli Amici della Terra con la collaborazione delle Ferrovie dello Stato, evidenzia che le emissioni di CO2 dei trasporti su strada, rotaia e aereo in Italia sono aumentate del 15% (17 milioni di tonnellate) fra il 1995 e il 2003, raggiungendo il livello di 131 milioni di tonnellate annue. La modalità su strada, con 116 milioni di tonnellate, è responsabile della maggior parte di questo forte incremento di emissioni (12,5 milioni di tonnellate in più rispetto al 1995).

Andrea Molocchi, responsabile del settore trasporti degli Amici della Terra aggiunge: ?L?entità del danno economico attribuito dal Quinto Rapporto Amici della Terra-Ferrovie dello Stato alle emissioni di gas serra dei trasporti in Italia, seppur valutato con criteri cautelativi, è di oltre 3.000 milioni di euro in un solo anno, di cui 2.400 milioni imputabili alla strada (1.600 milioni trasporto passeggeri e circa 800 milioni quello merci). Se si adottassero i valori di danno emergenti dalla recente Stern Review (85 $/tonn CO2), il danno complessivo indotto sull?economia globale per le emissioni dei trasporti in Italia supererebbe i 10.000 milioni di euro. Inoltre, sempre in base al Quinto Rapporto Amici della Terra-Ferrovie dello Stato, le emissioni/km di CO2 del parco circolante di auto in Italia sono pari a 183 gCO2/km (cfr. tabella), un livello superiore del 30% rispetto a quello dei 140 grammi CO2/km al 2008 previsto dall?Accordo volontario del 1997 e, addirittura, superiore del 50% rispetto all?obiettivo comunitario dei 120 grammi CO2/km entro il 2012. Questa discrepanza è dovuta non solo alla differenza fra le emissioni chilometriche ?standard? (misurate in laboratorio) e quelle effettive, ma anche alla continua crescita tendenziale della potenza e del peso medio delle auto, tale da vanificare i miglioramenti delle efficienze motoristiche.

Andrea Molocchi aggiunge: ?I risultati del V Rapporto Amici della Terra-FS dimostrano che l?obiettivo dei 120 grammi CO2/km è vantaggioso per la collettività. I maggiori costi delle auto a basse emissioni saranno ampiamente compensati dai risparmi degli utenti per i minori consumi di carburante e dai minori danni ambientali e sociali da cambiamenti climatici, rumore, incidenti e congestione; tutto questo perché un obiettivo di gCO2/km uguale per tutti comporterà un incentivo alla diffusione di auto più leggere, meno offensive per la sicurezza stradale e di dimensioni più contenute.

Inoltre, non è vero che i maggiori costi per i produttori auto avranno un impatto negativo sui loro bilanci. L?obiettivo dei 120 grammi CO2/km non altera le condizioni di concorrenza perché coinvolge tutti i produttori mondiali sul mercato europeo; semmai introduce un indirizzo di sostenibilità negli assetti competitivi dell?industria automobilistica, che sinora è mancato. Se lo strumento per raggiungere l?obiettivo dei 120 grammi sarà pensato in un?ottica di integrazione fra ambiente e sviluppo, i costruttori potranno addirittura incrementare gli utili attuali. Un mercato dei certificati di emissione fra i produttori auto, strutturato intorno ad un obiettivo di 120 gCO2/km uguale per tutti i produttori, è la soluzione più conveniente, compatibile con le esigenze di flessibilità e di equa concorrenza fra i produttori. Un marchio come la Fiat, che attualmente si colloca al primo posto nella graduatoria di efficienza, potrebbe trarre centinaia di milioni di euro di profitti dal processo di innovazione tecnologica alimentato dal mercato dei certificati.?

Per ulteriori informazioni:
06.6868289 ? 06.6875308

Amici della Terra (FoE Italy)
Via Torre Argentina 18
00186 Roma
Tel 39 06 6868289 – 066875308
Fax 68308610
walterb@amicidellaterra.it
www.amicidellaterra.it

(disegno L.C., archivio GrIG)
Riferimenti: Amici della Terra

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Carloforte, va in Parlamento la carente applicazione della direttiva habitat !


L?on. Camillo Piazza, deputato dei Verdi, ha presentato un?interrogazione parlamentare (la n. 4-02893) al Ministro dell?ambiente, della tutela del territorio e del mare riguardo la mancata applicazione nel territorio comunale di Carloforte (CI) della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat e delle normative nazionali di attuazione (D.P.R. n. 357/1997 e D.P.R. n. 120/2003) nella parte in cui prevedono l?effettuazione della vincolante valutazione di incidenza ambientale prima del rilascio delle autorizzazioni per la modifica del territorio. Il deputato verde chiede di conoscere ?quali iniziative intenda intraprendere nei confronti delle suddette opere edilizie che rappresentano una chiara violazione del diritto nazionale e comunitario e degli obblighi di collaborazione degli Stati membri (articoli 10 e 226 del trattato)? e ?come intenda procedere il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, nell’esercizio dei poteri cautelari di cui all’articolo 8, comma 3o, della legge n. 349 del 1986 e successive modifiche ed integrazioni, anche al fine di evitare l’ennesima procedura di infrazione in sede europea in materia ambientale?.

Più volte il Ministero dell?Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e l?Assessorato regionale della Difesa dell?Ambiente hanno richiamato al Comune di Carloforte la necessità, in particolare, della preventiva sottoposizione quantomeno a valutazione di incidenza ambientale (direttiva n. 92/43/CEE, art. 5 ed allegato G del D.P.R. n. 357/1997) di qualsiasi progetto comportante modifica di aree rientranti in siti di importanza comunitaria. Finora inutilmente, visto che tale normativa non pare proprio osservata.

L?intera Isola di San Pietro è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004, D.M. 25 marzo 1966), rientra in diversi siti di importanza comunitaria (direttiva n. 92/43/CEE, D.P.R. n. 357/1997, elenco regione biogeografica mediterranea approvato con decisione Commissione europea n. 3261 del 19 luglio 2006) ed è destinata ad area protetta marina (legge n. 394/1991) e terrestre (legge regionale n. 31/1989 ? allegato ?A?). Inoltre, il piano paesaggistico regionale ? P.P.R. recentemente approvato con deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006, ricomprende l?area interessata nell?ambito di paesaggio costiero n. 6 ?Carbonia e Isole Suscitane? (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) e la classifica in parte ?sistema a baie, promontori, falesie e isole minori?, ?area naturale e sub naturale? (macchie, dune e aree umide), ?area semi-naturale? (prateria, spiagge).

In questi anni più volte le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno chiesto accertamenti ed interventi contro l?abusivismo edilizio anche a Carloforte, come in tutta la Sardegna, riscontrando sistematicamente l?assenza della necessaria valutazione di incidenza ambientale. Nei casi di abusivismo edilizio riscontrati solo di rado (es. ai sensi dell?ordinanza n. 33 del 1999 è stato eseguito il ripristino ambientale a Cala Fico) vi è stato concretamente l?intervento ripristinatorio. In diversi casi, nonostante numerose documentate richieste di intervento, sussistono ordinanze di demolizione e ripristino ambientale non eseguite (nelle località Il Pulpito, Canalfondo, Valacca e Vivagna), sono in corso procedimenti di accertamento di conformità (art. 16 della legge regionale n. 23/1985) di opere abusive (nelle località Canalfondo, Vivagna, Nassetta, Spagnoli, Valacca) e dove sussistono seri dubbi sul rispetto delle autorizzazioni rilasciate (nelle località Valacca, Canalfondo, Paradiso) o della legittimità del procedimento di autorizzazione seguito (nelle località Guardia dei Mori e Geniò).

Un precedente caso emblematico, a puro titolo di esempio, è stato quello relativo ad una serie di lavori effettuati a Guardia dei Mori. In merito il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale ? Servizio territoriale dipartimentale di Iglesias comunicava (nota prot. n. 3188 del 24 maggio 2005) che la propria Stazione di S. Antioco, competente per territorio, aveva svolto i necessari accertamenti riguardo un caso meritevole di tutte le opportune verifiche riguardo la legittimità degli interventi segnalato (nota del 21 maggio 2004) alle amministrazioni pubbliche nazionali, regionali e locali competenti, nonché alla Magistratura, dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico: si trattava di una strada aperta in tempi recenti con sbancamenti di roccia ed eliminazione di macchia mediterranea anche ad alto fusto e di un?area cantiere (presumibilmente destinata all?edificazione di una struttura immobiliare) a Guardia dei Mori, nel bel mezzo dell?Isola di San Pietro. Al termine degli accertamenti, ?con comunicazione notizia di reato n. 01/2005, sono state segnalate due persone alla Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Cagliari, indagate per realizzazione di opere edilizie in assenza di n. o. paesaggistico ai sensi del decreto legislativo 22.01.2004, n. 42 ? art. 142, lettera g), e per deturpamento di bellezze naturali in violazione dell?art. 734 cod. pen.? Il Ministero dell?ambiente e della tutela del territorio ? Direzione per la protezione della natura, con nota prot. n. DPN/2 D/2004/19945 del 13 luglio 2004, aveva richiesto all?Assessorato regionale della difesa dell?ambiente, alla Provincia di Cagliari ed al Comune di Carloforte informazioni sullo svolgimento della procedura di valutazione di incidenza ambientale, poi dichiarata assente dal Comune di Carloforte (nota prot. n. 7961 del 5 agosto 2004), che, in precedenza (nota prot. n. 5711 del 9 giugno 2004), aveva comunicato l?avvenuta emanazione della concessione edilizia n. 70 del 17 settembre 2003 e del nullaosta paesaggistico (nota Ass.to regionale P.I. e BB.CC. ? Servizio tutela paesaggio n. 6806 del 25 luglio 2003) che, però, appariva limitato alla ?costruzione di un fabbricato da adibire ad azienda agricola?.

In precedenza, il Sindaco di Carloforte Marco Simeone aveva dichiarato pubblicamente fin dall?estate 2002 che chi avesse voluto realizzare qualsiasi intervento edilizio avrebbe dovuto munirsi preventivamente delle necessarie autorizzazioni amministrative. Si trattava certamente di un?ovvietà, ma ha rappresentato una piccola ?rivoluzione? per Carloforte, dove ? tra lassismo, carenze di controlli e ?concessioni in sanatoria? una volta riscontrate le irregolarità ? l?abusivismo edilizio ha prosperato e prospera degradando valori ambientali e paesaggistici che ne costituiscono, tra l?altro, l?attrattiva turistica fondamentale.

Gli interessi illeciti dell?abusivismo edilizio sono, molto probabilmente, i fattori determinanti anche del grave quanto vigliacco attentato subìto nel 2003 dal consigliere comunale ecologista Salvatore Parodo, da sempre impegnato contro le iniziative speculative e per la corretta valorizzazione del patrimonio ambientale e storico-culturale carlofortino.

Sono numerosi i casi di abusivismo edilizio conclamato, palese ed evidente, su cui intervenire con i dovuti provvedimenti di legge (legge n. 47/1985, D.P.R. n. 380/2001 e legge regionale n. 23/1985). Ormai non vi sono più scuse per le incomprensibili lungaggini per l?adozione di concreti provvedimenti finalizzati alla difesa di un patrimonio ambientale collettivo di valore unico ed inestimabile. Ora anche le iniziative in sede parlamentare, con l?auspicio che possano contribuirvi positivamente.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Il Trenino della Miniera – visita guidata.

11 Marzo 2007 Commenti chiusi


IL TRENINO DELLA MINIERA

L’associazione ecologista Amici della Terra ha organizzato per domenica 18 marzo 2007 una visita guidata a Buggerru.

Il programma della giornata prevede:

Ore 7.30: Partenza da Cagliari per Buggerru e visita al Villaggio Minerario di Planu Sartu. Il villaggio, sorto attorno al 1865, dopo la scoperta di importanti giacimenti di minerali di piombo e di zinco nella zona, arrivò a contare nel 1867 ben 2000 abitanti. Oggi, abbandonato e in rovina, fa da ingresso scenografico alla suggestiva Galleria Henry.

Ore 10.30 Visita alla Galleria Henry di Buggerru, la più importante struttura della miniera di Planu Sartu che consentiva il trasporto dei minerali su un trenino a vapore dalle fronti di produzione fino alle laverie. Attraverso un itinerario panoramico a bordo del ripristinato Trenino della Miniera è ora possibile percorrere e ammirare la galleria, mentre un camminamento esterno che costeggia il mare, molto suggestivo e interamente scavato nella roccia, consentirà vedute suggestive della costa a strapiombo e panorami mozzafiato. Il percorso è un vero e proprio tuffo nella storia della miniera di Buggerru e ripropone il lavoro delle miniere in uno scenario reale. Il percorso è infatti identico a quello che i minatori percorrevano durante il turno di lavoro per portare il minerale fino al mare, sino agli impianti di lavaggio e arricchimento.

Ore 13.30 Pranzo in azienda agrituristica a Fluminimaggiore.

Nel pomeriggio rientro a Buggerru e visita al Museo della Miniera. Il museo, situato di fronte al porto, in un fabbricato di fine Ottocento, apparteneva al complesso di strutture ed opifici associati alle miniere di piombo e zinco. L’officina, interessante esempio di archeologia industriale, resa fruibile da un attento intervento di restauro, conserva ancora in posizione originaria i macchinari d’epoca, in particolare torni e fresatrici. Al suo interno è inoltre allestita una mostra permanente che racconta la storia di Buggerru e del suo territorio, avvalendosi anche dell’esposizione di reperti archeologici, fossili, minerali, fotografie, oggetti della vita quotidiana, documenti, mappe, utensili ed altro.
Sono anche ricostruiti lo spaccio della miniera (con i mobili originali donati dagli abitanti) e il vecchio cinema, con pezzi autentici, come la macchina da presa e i seggiolini per gli spettatori.
Proseguimento per la zona costiera di Cala Domestica cinta da due alte falesie calcaree, ricchissime di macchia mediterranea, che proteggono la piccola distesa dunale antecedente la spiaggia. Nel promontorio che delimita la piccola caletta è presente un?antica ed intatta Torre spagnola, alta circa 10 metri, utilizzata anche nella seconda guerra mondiale come punto di osservazione. Molto suggestivi sono i ruderi del passato minerario, come la particolare galleria scavata nella roccia dai minatori che introduce ad un?altra piccola baia, La Caletta, utilizzata fino al 1940 come porto minerario per la sua posizione riparata.

Ore 20.00 Rientro a Cagliari

Costo a persona: 60 euro (comprendenti: pullman, accompagnatore, visite guidate, ingressi ai siti, pranzo completo con bevande in azienda agrituristica).

Iscrizioni entro mercoledì 14 marzo 2007.

Per iscrizioni rivolgersi presso la sede degli Amici della Terra in via Cocco Ortu, 32 Cagliari – Tel. 070/490904
dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00.

(foto archivio I.G.E.A. s.p.a.)

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E la Procura della Repubblica indaga sugli abusi edilizi a Porto Conte…


Dopo una decina di esposti inoltrati dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico sembra che la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari stia indagando a fondo sull?incredibile serie di abusi edilizi realizzati nella baia di Porto Conte e sull?altrettanto incredibile serie di provvedimenti di demolizione e di ripristino ambientale scandalosamente inattuati. Era ora. Attendiamo sviluppi, rapidi.

Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 10 marzo 2007

La procura indaga su Sant?Imbenia. Inchiesta sugli insediamenti abusivi in località Porto Conte. In vent?anni in quel tratto di costa sono state fatte violazioni ambientali, amministrative e urbanistiche.
Gianni Olandi

ALGHERO. La Procura della Repubblica del Tribunale di Sassari sta conducendo un?inchiesta sulla situazione complessiva di irregolarità che si è creata nel corso degli anni negli insediamenti abusivi di Sant?Imbenia, in località Porto Conte. Un problema vecchio e irrisolto da tempo nonostante i ripetuti interventi dell?autorità sindacale e giudiziaria per porvi rimedio. Si pensi che nei tre ettari sul fronte mare insistono ordinanze di sgombero che risalgono al 1990. Come quella dell?Ufficio tutela del paesaggio.
L?inchiesta della magistratura sta raccogliendo in questa fase gli elementi utili a portare a una visione complessiva del fenomeno che pare destinato a rappresentare uno dei più clamorosi esempi di violazioni di norme urbanistiche, ambientali e amministrative. L?area sta ormai facendo una vera e propria «raccolta» di ordinanze di sgombero visto a quella della Tutela del paesaggi è seguita un?altra del sindaco di Alghero del 1992 nella quale veniva ancora una volta ordinata la rimozione di tende, ruolotte, casotti e quant?altro destinato a ospitare il campeggio estivo. Altra ordinanza ancora il 20 giugno dello scorso scorso, per le stesse motivazioni, e anche in questo caso provvedimento completamente disatteso. Da ricordare che l?area si trova inserita nel Parco regionale naturale di Porto Conte, nato con attenzioni istituzionali per l?ambiente e la difesa della natura. Ora la Procura ha attivato un dossier che si presenta già voluminoso ma visto che negli ultimi 20 anni, nonostante ordinanze e disposizioni dell?autorità giudiziaria non abbiano prodotto alcun effetto, sono in molti a chiedersi se non sia il caso di affrontare la questione non più con un atteggiamento di tipo repressivo, anche alla luce dei fallimenti ultra ventennali di questa strategia, ma piuttosto in maniera propositiva. Cercare in buona sostanza di ripristinare, attraverso gli strumenti di legge, un minimo di legalità che sia in grado di ricomporre questo contenzioso dal quale emerge l?assoluta incapacità delle istituzioni di far rispettare le ordinanze. Perchè assumerle quindi ? Il Parco naturale di Porto Conte, nella sua formazione statutaria e programmatica, prevede anche zone per ristori e ricettività «leggera» in modo da renderlo oltre che funzionale anche produttivo sul piano economico e occupazionale. Si potrebbe quindi tentare una sorta di compromesso, sempre nel rispetto della legalità, per porre fine a una situazione che presenza anche problematiche di tipo igienico sanitario. La Cooperative che gestisce l?insediamento di Sant?Imbenia ha frazionato i 3 ettari in oltre un centinaio di piccoli lotti da 100 metri quadri. Si sono perfino dotati di impianti, come fogne, vasconi di accumulo di acque, tutti naturalmente privi di qualsiasi autorizzazione edificatoria. Perfino il baretto all?interno del camping non gode di autorizzazione sanitaria.E? quindi legittimo chiedersi per quale ragione mantenere in piedi una situazione del genere che appare ormai come l?esempio classico del fallimento delle istituzioni nel ripristinare la legalità. A questo punto meglio procedere a un monitoraggio dettagliato di tutte le irregolarità ripristinando la legalità laddove esistono le condizioni. Un percorso faticoso ma ormai irreversibile.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Un anno di escursioni guidate sul sentiero verde della Sella del Diavolo !


Da più di un anno prosegue il programma di escursioni guidate sul sentiero naturalistico ed archeologico della Sella del Diavolo curate dalle guide volontarie delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico: l?appuntamento, nel periodo invernale, è la domenica mattina, alle ore 10.00, sempre nel piazzale di Cala Mosca (presso la fermata degli autobus CTM).

Il sentiero naturalistico ed archeologico della Sella del Diavolo, operativo da quasi quattro anni e promosso delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, è uno dei pochi “gioielli” ad esser fruibile tutto l?anno. In un anno di escursioni settimanali le guide volontarie ecologiste hanno accompagnato a scoprire i valori ambientali, paesaggistici ed archeologici di uno dei “gioielli” del Golfo degli Angeli oltre 2.000 visitatori, fra i quali anche numerosi stranieri (inglesi, tedeschi) e varie comitive (fra le tante una, simpaticissima, di una settantina di studenti provenienti da vari Paesi europei aderenti all?A.I.G.E.E. nell?estate scorsa). Si sono resi conto di persona della bellezza del sito e delle potenzialità di salvaguardia e di corretta valorizzazione il Presidente della Regione Renato Soru, il Presidente della Provincia di Cagliari Graziano Milia, il Direttore per i beni culturali ed il paesaggio per la Sardegna Paolo Scalpellini e, soprattutto, tantissimi cagliaritani e turisti.

A partire da domenica 5 febbraio 2006, le escursioni guidate sono effettuate ogni domenica mattina, con partenza alle ore 9.00, (durante la stagione estiva il sabato pomeriggio) grazie ad un programma escursionistico curato dal prof. Antonello Fruttu e dalle guide volontarie Claudia Ghiani, Laura Lecca, Claudia Massidda, Natasha Sebis e Francesca Zedda. Il programma è sostenuto da un contributo della Presidenza della Provincia di Cagliari. Il sentiero è stato predisposto a proprie spese dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico grazie alla collaborazione del Comando Militare autonomo della Sardegna e del Comando Militare Marittimo autonomo in Sardegna, titolari dell?area demaniale militare della Sella del Diavolo.

La Sella del Diavolo rappresenta uno dei simboli più noti di Cagliari ed alla sua storia è indissolubilmente legata: si rinvengono testimonianze archeologiche fin dal neolitico (Grotta di S. Elia, stazione all?aperto della Sella del Diavolo, Grotta dei Colombi), dall?epoca punica e romana (tempio di Ashtart ? Venere Ericina, luogo della “prostituzione sacra”, cisterne ed opere di raccolta idrica, cave, strada) e dal medioevo (monastero e chiesa benedettina di S. Elia, torre). Svettano tuttora, benchè danneggiate dal tempo e dagli avvenimenti bellici, le torri di S. Elia (realizzata dai Pisani nel 1282) e del Pohet (del “pozzetto”, del Poetto), in collegamento con i vicini torre dei Segnali (o della Lanterna) ed il settecentesco Forte di S. Ignazio, baluardo contro l?invasione francese del 1793. Ancora durante la II guerra mondiale la Sella del Diavolo ospitò delle postazioni anti-aeree a difesa di Cagliari. Ma non sono da meno la caratteristiche naturali, tanto da farla tutelare con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e D.M. 26 aprile 1965) ed in parte con vincolo idrogeologico (regio decreto n. 3267/1923 e successive modifiche ed integrazioni), da individuarla quale sito di importanza comunitario ? S.I.C. “S. Elia ? Cala Mosca ? Cala Fighera” (codice ITB002243) e futura riserva naturale regionale “Capo S. Elia” (legge regionale n. 31/1989). L?area è attualmente demanio militare ? ramo Esercito e ramo Marina (artt. 822 e ss. cod. civ.). E? stata classificata quale zona “H” con possibilità di interventi di “valorizzazione turistica” nel nuovo piano urbanistico comunale. Il promontorio è di calcare miocenico del quaternario di origine biogena, coste alte e rocciose con alcune calette e diverse grotte, clima con forte escursione termica e notevole salsedine. Presenti numerosi reperti fossili, molto interessante la vegetazione a macchia termoxerofila litoranea (olivastri, carrubi, ginepri, palme di S. Pietro, lentischi, pini d?Aleppo, lecci, euphorbia dendroides, timo, sparto, ecc.) con peculiari endemismi (narciso canalicolato, scrofularia a tre foglie, bellium crassifolium, iris planifolia). Particolarmente interessante la fauna: sono presenti e nidificanti il falco pellegrino ed il gheppio, la rondine, la volpòca, la pernice sarda, varie specie di còrvidi, di uccelli marini, la volpe, il coniglio selvatico, il colombaccio, la tortora, lo storno, vari passeriformi.

La realizzazione del sentiero naturalistico ed archeologico della Sella del Diavolo (progetto degli ing.ri Giovanni Battista Cocco e Margherita Secci e della paesaggista Iris Sohn, descrizione del prof. Antonello Fruttu), mediante semplice segnatura di sentieri preesistenti con vernice “ecologica” in terre naturali e colore “verde foglia” e posizionatura di due pannelli illustrativi all?inizio ed al termine del percorso, intende consentire una migliore conoscenza da parte dei residenti e dei turisti di questo inestimabile “gioiello” cagliaritano, evitando quelle faraoniche, dispendiose e distruttive opere pubbliche (monumento delle rimembranze, funivia + servizi, illuminazione con mega-fari) che comitati promotori ed il Comune di Cagliari intendevano realizzare con l?utilizzo di cospicui fondi pubblici). Nell?aprile del 2000 oltre 1.200 cagliaritani inoltrarono una specifica petizione all?amministrazione comunale per sventare tale assurdo progetto. Lo scorso 4 aprile 2006 il sindaco di Cagliari Emilio Floris, le Autorità militari, i Dipartimenti universitari di botanica di Cagliari, Novara e Roma hanno sottoscritto un accordo per svolgere itinerari turistici e ricerche scientifiche a Cala Mosca, sulla Sella del Diavolo, a Capo S. Elia. Il Comune, per l’attuazione del progetto, ha circa mezzo milione di euro (fondi legge regionale n. 37/1998, art. 19).

Evviva, anche l’amministrazione comunale cagliaritana ha scoperto in positivo la Sella del Diavolo ! In proposito, però, vorremmo ricordare che, comunque, da anni la Sella del Diavolo è già perfettamente fruibile….. Oggi conoscere per tutelare e valorizzare la Sella del Diavolo è diventato ancora più facile e sono già migliaia i cagliaritani ed i turisti ad aver percorso il sentiero in una delle aree cittadine più belle e significative per conoscerla ed apprezzarla !

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto C.G., archivio GrIG)

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La Conservatorìa delle Coste della Sardegna.


La proposta di legge finanziaria regionale 2007 prevede (art. 15) la trasformazione dell’attuale Servizio della Conservatoria delle coste della Sardegna – attualmente presso la Presidenza della Regione – in Agenzia regionale. La finalità è quella di avviare un processo dinamico di tutela, gestione e valorizzazione che tenga conto sia della fragilità degli ecosistemi e dei paesaggi costieri, sia della diversità delle attività e degli usi, delle loro interazioni e dei loro impatti. L’Agenzia nasce quale strumento per l’attivazione di queste politiche: la formula è quella già proposta per rispondere a temi non riconducibili all’ordinaria organizzazione dell’amministrazione regionale. La Conservatoria dovrebbe divenire Agenzia autonoma sotto tutti i piani e ne sono organi il Comitato scientifico, il Direttore esecutivo e il Collegio dei revisori. Tutti nominati con decreto del Presidente della Regione. Il Comitato scientifico ha funzioni consultive e di supporto al Direttore che è il rappresentante legale. Il Direttore esecutivo è individuato tra i dirigenti dell’amministrazione e degli enti regionali. Si tratta della tanto attesa evoluzione di quella novità veramente interessante nel panorama nazionale delle attività amministrative in favore della salvaguardia e della corretta valorizzazione del patrimonio costiero viene dalla Sardegna. La Conservatoria delle coste della Sardegna. Sulla spinta delle richieste provenienti da alcune associazioni ecologiste molto attive in materia di tutela delle coste locali (Friends of the Earth International – Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico), le quali hanno recentemente promosso anche una petizione popolare di sostegno della politica di conservazione dei litorali sardi con migliaia di adesioni provenienti da tutta Italia e dall’estero, la Giunta regionale della Sardegna, presieduta dall’on. Renato Soru, ha dato corso ad uno dei punti programmatici del proprio programma di governo (2004) avviato dopo le ultime elezioni regionali. Per ora l’istituzione è avvenuta in via amministrativa, ma fin dall’inizio di è prevista una sua piena definizione di assetti e competenze attraverso un successivo provvedimento legislativo. Con la deliberazione n. 9/2 del 9 marzo 2005 la Giunta regionale ha istituito, quindi, la Conservatorìa delle coste della Sardegna, Servizio presso la Presidenza della Regione con il compito, inizialmente, di coordinare la gestione delle aree più importanti sul piano ambientale dell’Isola e, in seguito a provvedimento legislativo, di acquisire al patrimonio pubblico e di gestire in un’ottica di governance i “gioielli naturalistici” costieri. Il nuovo istituto è visto quale uno dei “tasselli” fondamentali della nuova politica di tutela e di corretta valorizzazione del territorio costiero sardo, insieme al piano paesaggistico regionale – P.P.R. (il cui stralcio costiero è stato approvato con deliberazione Giunta regionale n.36/7 del 5 settembre 2006), in attuazione dei compiti in tema di pianificazione territoriale scaturiti principalmente dalla Convenzione europea sul paesaggio, sottoscritta il 20 ottobre 2000, e dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42). Con deliberazione Giunta regionale n. 36/1 del 26 luglio 2005 è stato approvato il primo piano di attività del Servizio della Conservatoria delle coste che prevede, in particolar modo, lo svolgimento di una conferenza sulla salvaguardia delle coste ed il censimento delle zone costiere appartenenti alla Regione autonoma della Sardegna ed ai suoi Enti strumentali. Con la successiva deliberazione Giunta regionale n. 49/6 del 28 novembre 2006 è stato approvato il secondo piano di azione, ai sensi dell’art. 11 della legge regionale n. 4/2006 (legge regionale finanziaria 2006): con uno stanziamento di 500.000,00 euro si prevede il completamento del censimento ricognitivo delle aree costiere di proprietà regionale e degli enti strumentali, lo svolgimento delle attività propedeutiche per la realizzazione di progetti – pilota di gestione (da inserire in apposito accordo di programma quadro ai fini dell’acquisizione di risorse di fonte C.I.P.E.), la predisposizione di modelli gestionali di sviluppo sostenibile e, specificamente, delle torri costiere sarde. Con la determinazione n. 250 del 22 dicembre 2006, la Presidenza della Regione ha approvato una specifica temporanea short list per l’affidamento di incarichi in materia. La Conservatoria delle coste della Sardegna è stata istituita, esplicitamente, sul modello del Conservatoire du littoral francese e del National Trust inglese, istituzione pubblica nel primo caso ed associazione privata nel secondo che hanno dato buona prova nel tutelare e gestire estesi patrimoni terrieri litoranei. Il Conservatoire du littoral è stato istituito in Francia nel 1975. È un Ente pubblico a carattere nazionale, posto sotto la vigilanza del Ministero dell’Ecologia. Attua una politica di protezione e gestione degli spazi naturali, acquisiti mediante donazioni, prelazioni o espropriazioni. Attualmente gestisce oltre 103 mila ettari e 880 chilometri di litorali marini e lacuali, 400 diversi siti, dei quali può definire utilizzi e modalità di gestione. Il National Trust, istituito nel 1895 a Londra, invece, è una fondazione privata indipendente e senza scopo di lucro che ha l’obiettivo di preservare ambienti e paesaggi naturali e culturali. È riconosciuto dai governi di Gran Bretagna, Belgio e Germania e ha un patrimonio (l’1,5 % del territorio di Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord, di cui circa 600 miglia di coste) costituito da riserve, aree costiere, paludi, giardini storici e aree rurali acquisite nel corso degli anni. Ampie informazioni sull’attività del Conservatoire du littoral e del National Trust rispettivamente sui siti web www.conservatoire-du-littoral.fr e www.nationaltrust.org.uk/main. Sulla scorta di tali modelli, la Conservatorìa delle coste sarde ha il compito di promuovere acquisizioni al demanio regionale, con vincolo di destinazione, di terreni lungo i 1.850 chilometri di costa dell’Isola, anche attraverso sottoscrizioni pubbliche, lasciti testamentari, permute, comodati gratuiti da privati e da altri enti, e di tutelare questo importante patrimonio naturalistico e paesaggistico dai rischi ai quali è sottoposto. Secondo la deliberazione di Giunta regionale istitutiva, la Conservatorìa potrà agire su più livelli. Gestirà i beni immobili costieri di rilevante interesse paesaggistico e ambientale facenti già parte del patrimonio e del demanio regionale, ma potrà anche acquisire i territori costieri dall’equilibrio ecologico più fragile o a rischio di degrado e compromissione sia attraverso accordi con Amministrazioni statali o locali o Enti pubblici, sia mediante donazioni, acquisti attraverso sottoscrizioni pubbliche, permute con privati. Nel caso di donazioni o lasciti testamentari, i terreni saranno acquisiti al demanio regionale con specifico vincolo di destinazione in favore della Conservatorìa. Dopo l’acquisizione, la Conservatorìa potrà attuare i lavori di ripristino naturale delle località e poi predisporre i piani di gestione: la cura delle attività gestionali potrà essere successivamente affidata ad Enti locali, a cooperative, società di servizi o associazioni ambientaliste che dovranno, comunque, assicurare l’accesso al pubblico. La struttura gestionale della Conservatoria delle coste appare piuttosto agile e vede nel Presidente della Regione il garante del coordinamento delle politiche paesaggistiche e ambientali. E’ previsto un Comitato d’indirizzo, con competenze politiche e programmatiche, formato formato dal Presidente della Regione, dagli Assessori dei beni culturali, informazione, spettacolo e sport, degli enti locali, finanze ed urbanistica, della difesa dell’ambiente, della programmazione, bilancio ed assetto del territorio, del turismo e commercio, affiancati da tre esperti nominati dalla Giunta regionale con incarico triennale. La struttura tecnica e operativa verterà su un nuovo Servizio interassessoriale, istituito presso la Presidenza della Regione avvalendosi di risorse degli assessorati interessati. Questo secondo livello si occuperà dell’attività giuridico-amministrativa (acquisizione delle aree, cura degli aspetti amministrativi della gestione, istruttorie, predisposizione delle sottoscrizioni pubbliche, ecc.) e tecnico-scientifica (cura ed attuazione dei piani di gestione delle aree costiere, predisposizione dei monitoraggi ambientali, promozione dell’educazione ambientale e del turismo sostenibile, ecc.). Per le attività di supporto tecnico, la Conservatorìa dovrà raccordarsi con le esistenti strutture regionali competenti in materia di ambiente e di tutela del paesaggio (es. Servizi ripartimentali del Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Regione autonoma della Sardegna, Servizi di tutela del paesaggio, Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente della Sardegna – A.R.P.A.S., ecc.). In estrema sintesi, la recente iniziativa amministrativa della Giunta regionale della Sardegna individua un Servizio amministrativo finalizzato alla salvaguardia, gestione e valorizzazione economica sostenibile delle aree costiere sarde più pregiate. Un’iniziativa che dovrà trovare in tempi brevi ulteriore forma compiuta mediante l’approvazione di un apposito provvedimento legislativo, ma che fa intuire lungimiranza per la conservazione dei litorali isolani, sottraendoli al troppo spesso presente rischio di speculazione immobiliare. L’istituzione della Conservatoria delle coste della Sardegna ha avuto notevole eco nazionale (es. ampi servizi su Il Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore, ecc.) ed internazionale: i partecipanti alla conferenza internazionale della società civile sulla strategia mediterranea di sostenibilità (MSSD) hanno manifestato la loro soddisfazione in un messaggio al Presidente della Regione (marzo 2005). Ben 80 rappresentanti di 162 associazioni di 18 Paesi del bacino del Mediterraneo esprimevano il loro compiacimento per l’istituzione della nuova struttura di tutela ambientale e auspicato che le altre Regioni che si affacciano sul Mare Nostrum adottino analoghi provvedimenti di salvaguardia dei litorali costieri. Si ricorda, inoltre, che nell’estate 2005 era stata consegnata al Presidente della Regione autonoma della Sardegna on. Renato Soru ed al Presidente del Consiglio regionale on. Giacomo Spissu la petizione popolare per la salvaguardia delle coste sarde promossa dagli Amici della Terra e dal Gruppo d’Intervento Giuridico. Gli aderenti sono stati ben 3.515 e vedono tra di loro parlamentari europei (on. Monica Frassoni), l’intera direzione nazionale degli Amici della Terra (Rosa Filippini, Walter Baldassarri e Maria Laura Radiconcini), personalità della cultura (lo scrittore Giorgio Todde), personalità del volontariato attivo (don Ettore Cannavera), rappresentanti di associazioni ecologiste di tutto il Mediterraneo (Coordinamenti Friends of the Earth dell’Europa e del Mediterraneo, associazioni nazionali aderenti a Friends of the Earth di Francia, Spagna, Cipro, Israele, Palestina, Croazia, Tema Foundation della Turchia, Istria Verde della Croazia, N.T.M. di Malta, C 21 dell’Algeria, Green Action della Croazia, European Geography Association della Grecia, E.N.D.A. della Francia, Green Home del Montenegro, S.P.N.L. del Libano, Link di Israele, E.N.D.A. Maghreb del Marocco, Tunisian Front Organization della Tunisia, Ecomediterrania della Spagna, O.D.R.A.Z. della Croazia, A.P.E.N.A. della Tunisia, A.F.D.C. del Libano, R.A.E.D. dell’Egitto, Ceratonia Foundation di Malta, C.O.A.G. della Spagna, WWF – programma Mediterraneo dell’Italia, I.P.A.D.E. della Spagna, Forum della Laguna di Venezia dell’Italia, W.A.D.A. del Libano, Associazione per la Wilderness dell’Italia), componenti di formazioni politico-sociali (vari aderenti a circoli di Progetto Sardegna) e, soprattutto, tanti comuni cittadini sardi, di tante altre parti d’Italia e numerosi stranieri. La petizione ha chiesto – oltre un nuovo piano paesistico con efficaci misure di tutela, un’adeguata fascia di rispetto costiero (sempre almeno 500 metri dal mare), la conservazione integrale dei tratti costieri ancora integri o non compromessi – anche l’istituzione dell’Agenzia per la salvaguardia delle coste cui affidare l’acquisizione al patrimonio pubblico e la corretta gestione dei tratti di litorale più pregevoli dal punto di vista ambientale e paesaggistico. Nel febbraio 2006 è stata, poi, presentata un’indagine di ricerca condotta dal Gruppo d’Intervento Giuridico e dagli Amici della Terra comprendente l’elaborazione di documenti propedeutici all’Agenzia per la Salvaguardia delle Coste (relazioni illustrative, proposte di legge regionale istitutiva e regolamenti gestionali, proposte gestionali specifiche per il sito – tipo delle Saline di Carloforte, ecc.) alla presenza del Presidente nazionale degli Amici della Terra Rosa Filippini, dell’allora Assessore regionale dei beni culturali Elisabetta Pilia e del rappresentante ufficiale del Conservatoire du Littoral Christine Sandel. La ricerca ha beneficiato di un contributo regionale (art. 60, comma 3°, della legge regionale n. 1/990) di euro 2.986,00 sui 4.000,00 resi disponibili (deliberazione Giunta regionale n. 40/2 del 26 agosto 2006) ad esclusiva copertura dei costi di produzione dei materiali e delle trasferte dei relatori esterni. Tutti i materiali prodotti, in primo luogo proposte normative e gestionali, sono stati formalmente inviati alla Giunta regionale con la finalità di contribuire concretamente alla realizzazione dell’Agenzia per la salvaguardia delle coste. Proprio quella Conservatoria delle coste sarde di cui si auspica, finalmente, la piena operatività nel caso di una rapida approvazione del testo contenuto nella proposta di legge regionale finanziaria 2007. Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra disegno di legge finanziaria regionale 2007 (26 febbraio 2007) - omissis - art. 15 Conservatoria delle coste della Sardegna 1. Ai fini della salvaguardia e tutela degli ecosistemi costieri è istituita la Conservatoria delle coste della Sardegna quale agenzia tecnico operativa della Regione, con personalità giuridica di diritto pubblico e con sede in Cagliari, con compiti di gestione integrata di quelle aree costiere di particolare rilevanza paesaggistica ed ambientale, di proprietà regionale o poste a sua disposizione da parte di soggetti pubblici o privati e che quindi assumono la qualità di aree di conservazione costiera. 2. Nell’ambito delle zone costiere sono individuate le aree di conservazione costiera, di proprietà o in disponibilità pubblica e da affidarsi alla Conservatoria delle Coste. 3. Sono di competenza della Conservatoria le seguenti funzioni: – il coordinamento delle iniziative regionali in materia di gestione integrata delle zone costiere nei rapporti con le altre Regioni italiane e con le autorità locali dei paesi rivieraschi del Mediterraneo; – il coordinamento delle iniziative in materia di gestione integrata delle zone costiere poste in essere dall’Amministrazione regionale, dagli Enti Locali e dagli organismi di gestione di aree marine protette o di altre aree e siti di interesse comunitario; – la promozione e diffusione delle tematiche relative alla tutela ambientale e paesaggistica ed allo sviluppo sostenibile delle aree costiere; – l’elaborazione degli indirizzi e criteri di cui all’articolo 43, primo comma, lettera a), della legge regionale 12 giugno 2006, n. 9; – l’esercizio del diritto di prelazione ai sensi dell’articolo 4 della legge 29 maggio 1967, n. 379 e dell’articolo 11 della legge 30 aprile 1976, n. 386, sugli atti di vendita di terreni ed immobili derivanti da assegnazioni pubbliche, che ricadono nella fascia costiera dei due chilometri dal mare; – l’esproprio e/o l’acquisto di quelle aree e quei beni immobili la cui qualità ambientale, paesaggistica e culturale è tale da ritenere necessaria la loro conservazione e salvaguardia; – l’esercizio delle competenze regionali in materia di demanio marittimo e costiero nelle aree demaniali immediatamente prospicienti le aree di conservazione costiera e sui singoli beni ad esso affidati; – l’esercizio delle competenze demandate alla Regione ai sensi degli articoli 60, 61, 62, 106 e 115 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, per i beni del patrimonio culturale immobiliare ricadenti nelle aree di conservazione costiera ad essa affidate. 4. La Conservatoria delle coste della Sardegna è agenzia dotata di autonomia regolamentare, finanziaria, organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile e gestionale ed è sottoposta ai poteri di indirizzo, vigilanza e controllo esercitati dalla Giunta regionale ai sensi della legge regionale 15 maggio 1995, n. 14. 5. Sono organi della Conservatoria: il Comitato scientifico, il Direttore esecutivo ed il Collegio dei revisori. Essi sono nominati con decreto del Presidente della Regione su conforme delibera della Giunta regionale. 6. Il Collegio dei revisori è composto da tre membri prescelti tra gli iscritti nel Registro dei Revisori contabili di cui al decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 88. Il presidente del collegio è designato nel provvedimento di nomina da parte del Presidente della Regione. 7. Il Comitato scientifico ha funzioni consultive e di supporto al Direttore esecutivo nelle fasi di elaborazione e di verifica dei programmi della Conservatoria ed è composto da tre esperti designati dalla Giunta regionale su proposta dell’Assessore competente. 8. Il Direttore esecutivo è il rappresentante legale della Conservatoria delle coste, ha competenza in materia amministrativa, finanziaria, regolamentare, di bilancio e dotazione organica. 9. Il Direttore esecutivo è individuato tra dirigenti dell’amministrazione o degli enti regionali di cui al comma 2 dell’articolo 28 della legge regionale n. 31 del 1998, o tra soggetti esterni ai sensi dell’articolo 29 della citata legge regionale. 10. La prima dotazione organica della Conservatoria è stabilita con delibera della Giunta regionale, su proposta dell’Assessore della difesa dell’Ambiente di concerto con l’Assessore competente in materia di Personale. L’Agenzia è inserita nel comparto contrattuale del personale dell’Amministrazione e degli enti regionali ed è soggetta alle disposizioni della legge regionale n. 31 del 1998 e successive modifiche ed integrazioni. 11. Entro tre mesi dall’entrata in vigore della presente legge la Giunta regionale, sulla base dei principi del presente articolo, previo parere della Commissione consiliare competente e su proposta dell’Assessore della Difesa dell’Ambiente, approva lo statuto dell’Agenzia, ne nomina gli organi e ne stabilisce la dotazione organica. 12. Gli oneri derivanti dall’applicazione del presente articolo sono valutati in annui euro 1.500.000 (U.P.B. S04.04.001 – SC04.1022). (foto S.D., archivio GrIG)
Riferimenti: Conservatoire du Littoral

Della libertà di pensiero.


Che dire? fa sempre piacere scoprire che anche “alla periferia dell’impero” ci sono insegnanti che appassionano i ragazzi alla filosofia, che come tutte le cose immortali, ha dei significati che travalicano il tempo e lo spazio…il pensiero di Giordano Bruno, dopo 4 secoli, è ancora attualissimo, e la sua vicenda umana degna di riflessione!

L’annuncio su “Repubblica” di oggi a 407 anni dalla morte del filosofo
L’iniziativa nata dal dibattito sui Dico al classico “Manno” di Alghero
Necrologio dal liceo per Giordano Bruno
“Ricordiamo il martire del libero pensiero”
Due classi hanno discusso a lungo, poi hanno deciso e si sono tassate
Il professore (di formazione cattolica): “Un pensiero modernissimo”
di VALERIO MACCARI

ALGHERO (SASSARI) – Chi ha aperto La Repubblica, oggi, alla pagina dei necrologi, potrebbe avere avuto, per una volta, una sorpresa piacevole. Un annuncio ricordava l’anniversario della morte di Giordano Bruno “vero filosofo, profeta dell’infinito, martire della libertà di pensiero” scomparso ben 407 anni fa.

L’idea è venuta alle seconde classi del Liceo Classico Manno di Alghero. Che hanno voluto tributare un omaggio al filosofo morto sul rogo il 17 febbraio del 1600. “Volevamo ricordare a tutti un vero filosofo – spiega Gianni Piras, il professore di filosofia della classe – Bruno è stato un pensatore straordinario, la cui vicenda umana impressiona profondamente. E l’idea dell’annuncio nella pagina dei necrologi de “la Repubblica” ci è venuta durante una discussione in classe. Stavamo studiando Bruno, e i ragazzi si sono resi conto di quanto la sua filosofia, oltre ad essere poetica, fosse modernissima. L’iniziativa è stata sostenuta con entusiasmo da tutta la classe: il testo dell’annuncio non lo ho scritto io, ma i ragazzi. Che hanno anche voluto pagare. Ogni alunno ha speso di tasca sua circa 8 euro, per un totale di 229 euro e ottanta. Un po’ caro”.

Ma che bisogno c’è di ricordare Bruno, adesso? “In Italia c’è un ritardo culturale. Non abbiamo ancora metabolizzato qualcosa che il resto d’Europa ha imparato nel 1700 e che Bruno ha sempre predicato: la diversità fra atteggiamento religioso e atteggiamento scientifico. Non incompatibilità, solo diversità. E mi sembra proprio che, attualmente, ci sia bisogno di ricordarlo. C’è bisogno di offrire stimoli per riattivare i nostri processi culturali”.

Si riferisce alle polemiche sui Dico?
“In classe ne abbiamo discusso, con la prudenza doverosa dell’insegnante che ha un ruolo pubblico. Inoltre, io ho un’educazione profondamente cattolica. E ho portato ai ragazzi l’esempio di una mia esperienza familiare. Mio zio era prete, e mia zia era la sua perpetua. Quando è morto, se non fossi intervenuto io, mia zia avrebbe perso tutto. La discussione che ne è nata in classe è stata molto vivace e stimolante. Da lì l’idea di un tributo a un martire della libertà di pensiero.”

Ma che cosa si aspettavano i ragazzi?
“Sicuramente più partecipazione. Quando hanno visto che c’era solo il loro annuncio sono rimasti un po’ delusi. Come mai uno solo? si sono chiesti. E, confesso , anch’io mi sono sentito un po’ deluso. Solo un liceo di Alghero, alla periferia dell’impero, ha voluto ricordarlo. Ma confido che sia perché l’anniversario non era proprio tondo. Mi auguro che il 17 febbraio del 2010, quando saranno passati 410 anni dalla morte, ce ne sia qualcuno di più”. Ai miei ragazzi dico sempre che la storia è un fiume formato di molti rivoli. Nessuna esperienza, tantomeno quella di Bruno, è fine a se stessa.”

E i ragazzi mostrano interesse in questo genere di iniziative?
“Ma sì, glielo ho detto. I ragazzi di oggi non sono solo quelli degli episodi di bullismo. Ne abbiamo discusso anche in classe. Sembra che a scuola vengano solo i teppisti. Non è così. E comunque, la responsabilità non è loro, ma è degli adulti. in molte famiglie manca il principio di autorevolezza. I miei alunni, per esempio, hanno famiglie responsabili ma aperte.” E come hanno preso l’iniziativa di Bruno? “Sa una cosa? Sono stati contenti. Oggi il padre di uno di miei ragazzi mi ha fatto i complimenti e mi ha confessato di aver comprato “la Repubblica” apposta. Ed è uno che vota Udc.” (17 febbraio 2007)

(foto wikipedia)

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Viaggi della speranza anche per morire?


La vita e la morte non finiscono mai di offrire sorprese: ora, non bastando i ?viaggi della speranza? per vivere, si hanno anche i ?viaggi della speranza? per morire..alla faccia di qualsiasi elementare diritto della personalità?..

Gruppo d?Intervento Giuridico

A.N.S.A., 15 FEBBRAIO 2007

“ANDREMO ALL’ESTERO A STACCARE LA SPINA”

SASSARI – - “Se nessuno si fa avanti, riporto mio marito a casa e poi andiamo all’estero, in Olanda o in Svizzera, dove è legale staccare la spina”. Così la signora Maddalena Soro, moglie di Giovanni Nuvoli, l’ex arbitro algherese immobilizzato a letto dalla distrofia muscolare amiotrofica e tenuto in vita artificialmente. “Nella lettera-appello della settimana scorsa – ha spiegato all’ANSA la signora Nuvoli – non volevamo obbligare nessuno a fare niente. Per noi nessuno doveva andare a uccidere nessuno, abbiamo soltanto chiesto che un anestesista coraggioso e libero come si è dimostrato il dottor Riccio nel caso di Welby, andasse a compiere quel gesto che nessuno in ospedale a Sassari vuol fare. Rispettiamo il primario Vidili e la sua scelta. Aspettiamo ancora che qualcuno si faccia vivo – ha aggiunto la moglie di Nuvoli – se no riporto mio marito a casa e poi ce ne andiamo all’estero”. Sulla decisione del Pubblico ministero del Tribunale di Sassari, Paolo Piras,che ieri aveva dichiarato inammissibile la loro richiesta, Maddalena Soro ha riferito che il marito ha così commentato: “Devo sopportare anche questo”.

GIUDICE: “NON E’ REATO IL NO A STACCARE LA SPINA”

Non commette violenza privata il medico che si rifiuta di staccare la spina del ventilatore. Lo ha stabilito il giudice delle udienze preliminari del Tribunale di Sassari, Maria Teresa Lupinu, che ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero Paolo Piras nei confronti del Primario del reparto di Rianimazione dell’Ospedale Civile Santissima Annunziata di Sassari, Demetri Vidili. Vidili si era rifiutato di staccare la spina del ventilatore che tiene in vita da circa cinque anni, Giovanni Nuvoli, di 53 anni, di Alghero, immobilizzato a letto dalla distrofia muscolare amiotrofica e tenuto in vita artificialmente. Il medico sassarese era stato iscritto nel registro degli indagati, con l’ipotesi di violenza privata, in seguito alla richiesta che Giovanni Nuvoli aveva inviato alla Procura della Repubblica di Sassari, alla direzione generale della Asl numero 1 di Sassari e allo stesso primario. E’ stato lo stesso pubblico ministero però a chiedere al giudice l’archiviazione non ravvisando alcun reato. Ex rappresentante e arbitro, Nuvoli – che comunica con gli occhi attraverso un pannello trasparente in plexiglass su cui sono stampate le lettere dell’alfabeto – aveva chiesto che fosse consentita l’interruzione della somministrazione di aria ai polmoni, previa sedazione, come accaduto a Piergiorgio Welby. Ieri mattina il pubblico ministero Paolo Piras, a cui l’uomo si era rivolto, ha dichiarato inammissibile la richiesta. In tre cartelle di motivazione il magistrato ha analizzato la vicenda e concluso affermando che “non si può costringere un medico, neppure indirettamente, a compiere un atto al quale la sua coscienza si ribella. Un atto al quale certamente segue l’insufficienza respiratoria acuta (iatrogena) e poi la morte. Non si può costringere a provocare l’insufficienza respiratoria colui che quotidianamente la combatte, che non a caso si chiama rianimatore”. “Anche se basterebbe un semplice gesto, dopo sedato il paziente. Le dita del medico – ha scritto ieri il pubblico ministero – scorrono spesso sui tasti di quel ventilatore, come sulla tastiera di un computer. Ma premere un certo tasto, mai. E quel mai va rispettato. Per taluni è come premere un grilletto. Non ci si può ergere a giudice dell’altrui coscienza”.

NUVOLI-WELBY: DUE STORIE, UN FILO ROSSO

ROMA – “Sono vivo, se vita si può chiamare questa mia permanenza in un involucro che non riconosco più come il mio corpo. Questo accanimento nel tenermi in vita mi sembra assurdo, ipocrita, inutile”. Sono parole di Giovanni Nuvoli, l’uomo sardo affetto da distrofia muscolare amiotrofica e che ha chiesto di poter morire. Parole molto simili aveva scritto anche Piergiorgio Welby sul suo blog, e la sua rivendicazione, quella al “diritto civile, politico, personale ad una morte naturale”, è stata ora fatta propria da questo paziente sardo. Un nuovo, tragico ‘caso Welby’.
Due storie a confronto dalle mille similitudini. E con un unico filo rosso: la battaglia per quello che viene ritenuto un ‘diritto’, la battaglia per una “morte dignitosa”. Forse è troppo parlare di ‘storie-fotocopia’ ma, certamente, ripercorrendo quella di Nuvoli non può non tornare alla mente quella del ‘capitano’, come i tanti amici di blog amavano definire Welby. Simili, a partire dalle passioni: amava lo sport e la caccia, Welby, prima che la malattia lo colpisse; era un arbitro di calcio, Giovanni Nuvoli, prima di sentir pronunciare quella tragica diagnosi. Due fisici atletici trasformatisi in due corpi immobili costretti a letto: oggi Nuvoli pesa poco più di 20 chili, per 1 metro e 85 di altezza. Malattie molto simili: distrofia muscolare amiotrofica l’uno e progressiva l’altro, che consistono nella lenta ‘distruzione’ di tutti i muscoli del corpo.
Ma con una differenza: la patologia colpisce Welby all’età di 20 anni (morirà a 61 anni), mentre sembra essersi manifestata più tardi in Nuvoli (che oggi ha 53 anni). Quasi uguale il numero di anni di ‘calvario’ attaccati ad un respiratore: sei per Nuvoli, nove (dal 1997 al 2006) per Welby. Per comunicare, lo stesso, doloroso ‘copione’: mogli che mostrano una lavagnetta e palpebre che sbattono all’indirizzo delle lettere luminose. Perché si arriva al punto in cui la malattia inibisce qualunque movimento, ad eccezione di quelli oculari e labiali. Inevitabile pensare anche alle donne che accompagnano le giornate di questi malati: la signora Mina, fino alla fine accanto a Welby, e la moglie di Nuvoli, che ogni giorno dialoga con lui con una lavagnetta. Due percorsi di vita che hanno portato alla stessa richiesta: nel 2006, Welby presenta un ricorso al Tribunale di Roma per il distacco del ventilatore ma, a distanza di pochi mesi, il giudice dichiara inammissibile il ricorso. Altrettanto è successo a Nuvoli: il sostituto procuratore del tribunale di Sassari ha dichiarato inammissibile la sua richiesta di ‘staccare la spina’ previa sedazione.
Mentre Welby ha trascorso gli ultimi anni costretto a letto nella sua casa, Nuvoli è ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Sassari. L’atteggiamento dei medici curanti è però stato lo stesso: l’oncologo Giuseppe Casale, tra i medici che per un certo periodo hanno avuto in cura Welby, ha detto ‘no’ alla richiesta del suo paziente. Allo stesso modo, i medici di Sassari hanno dichiarato che si atterranno al nuovo codice professionale, dove si afferma che ‘il medico anche su richiesta del malato non deve effettuare ne’ favorire trattamenti finalizzati alla morté. Inoltre, si richiamano all’art.579 del Codice penale, che proibisce l’omicidio del consenziente.
Forse, l’unica, evidente differenza tra i due casi è il clamore che ha accompagnato le vicende: subito sotto i riflettori Piergiorgio Welby che, nel settembre 2006, scrive una lettera-appello al presidente della Repubblica. Relativamente più ‘in sordina’ il caso Nuvoli. Alla fine Welby è riuscito nel suo intento e l’anestesista Mario Riccio ha ‘staccato la spina’. E’ presto per dire quale potrà essere la conclusione per Nuvoli. Ma resta il suo appello, che rimbalza da tanti siti internet su temi bioetici: “Chi mi uccide non sarebbe il medico, ma la malattia. I medici consapevoli di non essere padreterni, devono saper accettare la morte. Non come sconfitta professionale, ma fatto naturale”.

(foto L.C., archivio GrIG)

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