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Post Taggati ‘demanio’

L’hard discount del federalismo demaniale.

Chia, panorama da Monte Cogoni

Chia, panorama da Monte Cogoni

Primo elenco provvisorio da parte dell’Agenzia del demanio relativo al c.d. federalismo demaniale in base al decreto legislativo 28 maggio 2010, n. 85 approvato dal Consiglio dei Ministri in attuazione della legge n. 42/2009 (art. 19).  Beni demaniali, quindi, trasferiti gratuitamente dallo Stato alle Regioni, alle Province, ai Comuni previa individuazione con specifici decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.  Beni da trasferire alle Autonomie locali per fare cassa, per il risanamento del debito pubblico. In buona sostanza beni da privatizzare attraverso il passaggio agli Enti locali.  Le previste sanzioni (commissariamento) non spaventano proprio.

E’ pura follìa, è la nuova oscena svendita dei beni pubblici dopo le sciagurate operazioni di cartolarizzazione e svendita di beni pubblici già viste nel recente periodo.  Insieme al recente annuncio relativo a fari e caserme.   Speculatori d’ogni risma tenteranno di approfittare della svendita pronta cassa del semaforo di Capo Spartivento o della batteria di Arbuticci a Caprera. Prosegui la lettura…

L’assalto furbesco al demanio.

piscinas 033ridIl Consiglio dei Ministri approva il decreto legislativo che attua il c.d. federalismo demaniale, ai sensi della legge n. 42/2009 (art. 19).   Beni demaniali, quindi, trasferiti gratuitamente dallo Stato alle Regioni, alle Province, ai Comuni previa individuazione con specifici decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.  Beni da trasferire alle Autonomie locali per fare cassa, per il risanamento del debito pubblico. In buona sostanza beni da privatizzare attraverso il passaggio agli Enti locali.  Le previste sanzioni (commissariamento) non spaventano proprio.

E’ pura follìa, è la nuova oscena svendita dei beni pubblici dopo le sciagurate operazioni di cartolarizzazione e svendita di beni pubblici già viste nel recente periodo.  Insieme al recente annuncio relativo a fari e caserme. Prosegui la lettura…

Demanio civico di Muravera a rischio?

17 Gennaio 2010 Commenti chiusi

Pagherete caro, pagherete tutto.

Un geologo, sul Poetto e dintorni.

22 Agosto 2009 Commenti chiusi

Più di 3.500 cittadini contro la privatizzazione delle spiagge in Sardegna !

“Ripristino” della strada della Còdula de Sisìne senza autorizzazione paesaggistica.

Un ricorso contro la privatizzazione delle spiagge della Sardegna.

La Giunta regionale autorizza la privatizzazione delle spiagge sarde.

15 tonnellate di sabbia in meno. Dove si vuole arrivare a Cannesisa ?

Le “cinque vele” portate dal trattore, a Cala Sisine.

Cannesisa: operazioni di pulizia o di cavatura?

9 Agosto 2008 Commenti chiusi

Demolizioni di abusi edilizi a Torre delle Stelle, recupero del demanio marittimo.

OCCUPAZIONI DEMANIALI ABUSIVE A TORRE DELLE STELLE: QUANDO SI RIPRISTINA LA LEGALITA’ ?

Demanio statale, un vero e proprio tesoro !

Piccoli abusi, tanto per gradire..

DEMANIO: PROGETTO VALORE PAESE.

1 Agosto 2007 Commenti chiusi

 

Con il decreto siglato recentemente (25 luglio 2007) dal Ministero della Difesa e dall’Agenzia del Demanio, si è stabilito che, entro il 31 dicembre 2007, 198 immobili, non più utili ai fini militari, entreranno a far parte del patrimonio immobiliare pubblico coordinato dall’Agenzia del Demanio, attraverso il Progetto Valore Paese. Per avere maggiori informazioni, potete consultare il sito del Governo oppure il portale dell’ Agenzia del Demanio. Buona lettura!

Prosegui la lettura…

Dismissioni dal demanio militare in favore della Regione autonoma della Sardegna


Stato e Regione autonoma della Sardegna hanno concluso un nuovo accordo per la dismissione dal demanio militare di numerose aree e vari immobili in tutta l?Isola, principalmente nell?Arcipelago della Maddalena. Un passo positivo importante. Può e dev?essere la base per una riconversione economico-sociale dell?Arcipelago, sede dell?omonimo parco nazionale. Quei beni in via di dismissione non possono che esser riconvertiti e riutilizzati in un?ottica di sostenibilità ambientale, attraverso procedure che coinvolgano attivamente la popolazione locale: è un?ottima occasione, da non perdere assolutamente.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

da www.regione.sardegna.it, 30 marzo 2007

L’Arsenale restituito alla Regione.
Il testo dell’accordo con il Ministero della Difesa per la restituzione di altri beni militari. Con l’enorme area dell’Arsenale della Maddalena, passano alla Regione anche aree e edifici nella città, a Caprera e a Santo Stefano. Il presidente della Regione annuncia: “Prestissimo i nuovi bandi per la riconversione ai fini turistico-alberghieri. E’ un fatto epocale”.

CAGLIARI, 29 MARZO 2007 – Una giornata importante nel processo di riequilibrio delle servitù militari in Sardegna. Così il presidente della Regione, Renato Soru, questo pomeriggio ha aperto la conferenza stampa per illustrare il nuovo protocollo d’intesa siglato ieri con il Ministero della Difesa. Presenti l’assessore regionale del Lavoro, Maddalena Salerno, e il sindaco di La Maddalena, Angelo Comiti, il presidente Soru ha elencato l’enorme quantità di beni dichiarati dismissibili concentrata in una superficie molto limitata.

“L’arcipelago di La Maddalena ? ha commentato Soru ? per lungo tempo ha avuto un’economia strettamente legata alla presenza dei militari. Oggi possiamo guardare a un nuovo futuro, che riguarda la collettività e non solo i 160 dipendenti civili della Marina militare italiana e quelli della Marina americana: dobbiamo garantire loro e, soprattutto, creare nuovi posti di lavoro. Regione e Comune di La Maddalena sono d’accordo per valorizzare la vocazione turistica dell’isola. Questi beni devono generare un multiplo degli attuali posti di lavoro. Entro l’estate partiranno i bandi di gara per la cessione dei beni in gestione: è un’opportunità da cogliere immediatamente. Se partono i cantieri, l’occupazione crescerà parecchio”.

Il sindaco Comiti, a tal proposito, ha sottolineato che “oggi La Maddalena conta 1.800 disoccupati, e altri se ne aggiungeranno dopo la partenza degli americani. Regione e Comune faranno di tutto per sollecitare il Governo nazionale: attendiamo un provvedimento per la dichiarazione dello stato di crisi dell’area e l’applicazione della legge 98, che prevede l’assorbimento di questi lavoratori nella Pubblica Amministrazione”. Comiti ha poi precisato che “a La Maddalena non esiste un grande problema di servitù militari, piuttosto di demanio. Da noi esiste una specialità, quella del Demanio marittimo: dal 1986 siamo inseriti nell’elenco dei Comuni militarmente importanti. Una caratteristica che ora mi sembra superata, perciò è auspicabile che cadano questi vincoli. Non è stato fatto tutto, però oggi possiamo festeggiare l’enorme passo avanti compiuto grazie all’intervento della Regione. Queste strutture presto saranno messe a disposizione della collettività, a cominciare dall’Arsenale che ha un potenziale di sviluppo enorme”.

Della partita riguardante l’arcipelago maddalenino, resta aperto soltanto un contenzioso: il ricorso presentato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, in merito all’area della Guardia del Moro nell’isola di Santo Stefano. Il presidente Soru ha rimarcato “la penuria di attracchi per gli yacht nella costa ovest. Occorrono anche adeguati servizi di rimessaggio, se proprio non si dovesse arrivare alla realizzazione di cantieri per la costruzione di grandi imbarcazioni. Insomma, non si può puntare certamente a un piccolo porticciolo turistico. Fino ad oggi, passando per l’Agenzia della Difesa, era stato rallentato il processo di riqualificazione. Con il nuovo accordo Stato-Regione si può ampliare il progetto iniziale”.

La Maddalena, per le sue caratteristiche (è l’unico Parco marino nazionale con presenza di strutture militari), era il tema più spinoso tra quelli affrontati ieri a Roma da Renato Soru e dal sottosegretario alla Difesa, Emidio Casula. Ma nel corso dell’incontro, il presidente della Regione si è impegnato a rendere disponibili in Sardegna alcune strutture per la ricollocazione delle attività militari. “Ora ? ha concluso Soru ? resta la parte più difficile: la dismissione dei Poligoni di Teulada e Capo Frasca, con il conseguente riposizionamento all’estero. Per troppo tempo la Sardegna si è fatta carico degli ingenti oneri derivanti dalle servitù militari, ora è tempo che i costi siano ripartiti con la comunità internazionale”.

da La Nuova Sardegna, 30 marzo 2007

Soru: «Alla Maddalena la fine di un?epoca».
Su Teulada e Capo Frasca sta per aprirsi il confronto. Emidio Casula «Andiamo avanti con reciproca comprensione».
Piero Mannironi

CAGLIARI. La percezione dei cambiamenti epocali è soprattutto nella fine dei simboli, nel loro dissolversi in una storia nuova. E senza dubbio La Maddalena era il simbolo di una stagione ormai finita, ma che continuava a perpetuarsi in un?isola che la Nato aveva pensato come una piattaforma addestrativa e come cuore di strutture di intelligence in funzione anticomunista. Dal ?72, poi, perfino base strategicamente nevralgica per la Us Navy nel Mediterraneo.
Ieri, nel corso di una conferenza stampa, Renato Soru ha definito l?accordo raggiunto la scorsa notte al ministero della Difesa come una «svolta epocale». E, nella sostanza politica, è impossibile dargli torto. La Maddalena, il simbolo che sopravviveva a una guerra ormai finita da anni, era così diventata antistorica, quasi un paradosso. Eppure, fino a tre anni fa, sembrava impossibile un cambiamento, un ritorno alla ragione e ai tempi della storia. Poi, qualcosa è cambiata: gli Stati Uniti hanno annunciato che faranno le valigie portandosi via i loro sommergibili nucleari e, l?altro ieri, la Marina ha ceduto alla Regione i suoi ?gioielli? nell?arcipelago. Il destino della Maddalena si separa così da quello dei militari. E? sicuramente cambiata la cornice politica generale, ma, a questo punto, sarebbe davvero ingeneroso non riconoscere che molto lo si deve anche all?ostinazione di Soru che, pure con certe ruvidità, ha condotto una difficilissima battaglia per riequilibrare il peso della presenza militare in Sardegna. A cominciare dalla Maddalena. Ieri, nella conferenza stampa alla quale hanno partecipato anche l?assessore al Lavoro Maddalena Salerno e il sindaco della Maddalena Angelo Comiti, Soru era gongolante. Il successo della sua missione romana, preparata da un lungo lavoro diplomatico del sottosegretario alla Difesa Emidio Casula, è davvero una svolta epocale. «L?arcipelago della Maddalena – ha detto Soru – per lungo tempo ha avuto un?economia strettamente legata alla presenza dei militari. Oggi possiamo guardare a un nuovo futuro, che riguarda la collettività e non solo i 160 dipendenti civili della Marina militare italiana e quelli della Marina americana: dobbiamo garantire loro e, soprattutto, creare nuovi posti di lavoro. Regione e Comune della Maddalena sono d?accordo per valorizzare la vocazione turistica dell?isola. Questi beni devono diventare un moltiplicatore degli attuali posti di lavoro. Entro l?estate partiranno i bandi di gara per la cessione dei beni in gestione: è un?opportunità da cogliere immediatamente. Se partiranno i cantieri, l?occupazione crescerà parecchio». Parlando dei dipendenti civili della Marina italiana e quelli della Us Navy, Soru ha detto: «Siamo impegnati con il ministero del Lavoro per chiedere lo stato di crisi alla Maddalena, estendendo i benefici della legge 98 (assorbimento dei dipendenti delle basi militari nella pubblica amministrazione) anche per i residenti nell?arcipelago». Soru ha poi rivelato che i poligoni di Capo Teulada e di Capo Frasca potrebbero essere dismessi se l?Italia troverà una diversa collocazione anche all?estero delle attività militari. Sembra infatti che si stiano verificando aree addestrative in Romania e in Bulgaria. Una relazione sulla possibilità di dismettere completamente i due poligoni, e sui costi che la Difesa dovrebbe sostenere per trasferire le sue attività, è già sul tavolo del ministro Parisi, ma è per ora secretata. «La partita dei poligoni – ha concluso il presidente – si giocherà nelle prossime settimane». Soddisfatto anche il sindaco maddalenino Angelo Comiti. «Mi sono sempre definito un re senza regno – ha detto -, ma da ieri la situazione mi sembra abbia cominciato a cambiare». E poi: «Non è stato fatto ancora tutto, però oggi possiamo festeggiare questo enorme passo in avanti, compiuto grazie all?intervento della Regione. Il problema è che da noi esiste una specialità, quella del demanio marittimo: dal 1986 siamo inseriti nell?elenco dei comuni militarmente importanti, una caratteristica che ora sembra superata, perciò spero cadano presto anche questi vincoli». E ieri ha fatto sentire la sua voce anche il sottosegretario alla Difesa Emidio Casula, che ha giocato un ruolo molto importante nella partita per la Maddalena anche se ha preferito finora restare sottotraccia. «La Marina militare statunitense lascerà, come noto, la base navale di Santo Stefano entro il febbraio 2008 e il comprensorio – ha detto Casula – passerà alla Regione, ad esclusione del deposito di Guardia del Moro, che rimarrà ancora in uso alla Marina italiana. Il ministero della Difesa, nel riconoscere che la Sardegna è la regione italiana dove insistono più servitù militari, conferma oggi il suo fermo intendimento nel procedere, in un regime di reciproca comprensione e collaborazione, alla soluzione dei problemi legati alla riorganizzazione della presenza militare in Sardegna». Casula ha poi fatto intendere che la strada per l?assorbimento dei dipendenti dell?ex Arsenale è stata già aperta. Ma l?unica cosa che ha voluto dire in merito è stata: «Diciamo che sono molto ottimista». E infine il commento del segretario regionale dei Ds, Giulio Calvisi: «Tutti gli uccelli del malaugurio sono stati smentiti dall?accordo raggiunto al ministero della Difesa. Un accordo che, oggi mi sembra giusto sottolineare, è un successo importante del governo regionale e del governo Prodi. La Maddalena, liberata dai tanti vincoli militari, può cominciare a pensare davvero a un futuro diverso e andrà sostenuta in questa fase di transizione, aiutando il reinserimento dei dipendenti civili delle amministrazioni militari. Sì, oggi è davvero una bella giornata».

L?ELENCO. La geografia delle aree cedute dalle stellette.

IMMOBILI MILITARI DISMISSIBILI DIRETTAMENTE ALLA MADDALENA
Ex Arsenale Militare. (Le parti si impegnano per la soluzione delle problematiche relative alla ricollocazione del personale civile);
Area Giardini e Cala Chiesa. (Sono dismissibili ad eccezione degli impianti sportivi e dei fabbricati alloggi);
Base Us Navy/Isola S.Stefano. (Dismissibile dopo il rilascio da parte della marina Usa previsto per il 2008. Sull?area rimane la servitù della struttura sulla quale la Regione mantiene la sua opposizione con un ricorso al consiglio dei ministri);
Punta Sassu. (Depositvo combustibili Isola di Santo Stefano). Bonifica a cura della Regione Sardegna);
Località Padule. Fabbricato e area pertinenziale ex fotoelettrica (alloggio occupato «sine titulo»);
Località Padule. Fabbricato alloggi con aree pertinenziali (otto alloggi di servizio occupati «sine titulo»);
Località Vaticano. Fabbricato e area pertinenziale (un alloggio di servizio);
Nido d?Aquila. Fabbricato e area pertinenziale (due alloggi Ast occupati «sine titulo»);
Porto Palma. (Isola Caprera, demanio marittimo);
Punta Rossa. (Isola Caprera: comprensorio dismissibile, strutture e aree parzialmente dismissibili;
Guardia Vecchia. Dismissibile ad eccezione dell?aliquota in uso operativo alla Capitaneria di Porto della Maddalena, dell?area individuata per la realizzazione degli alloggi di servizio della stessa Capitaneria, nonchè di quella per l?eventuale rilocalizzazione, a cura della Regione dei Magazzini di Padule.

IMMOBILI DISMISSIBILI IMMEDIATAMENTE NEL RESTO DELLA SARDEGNA
Siliqua. Ex Polveriera in località «San Giovanni»;
Siliqua. Poligono di tiro;
Torre di Torregrande. (Oristano);
Santu Lussurgiu. Postazione Monte Urtigu;
Arzachena. Deposito acqua Cala Battistoni;
Olbia. Comando militare di stazione;
Oschiri. Ex Centro confezioni e recuperi;
Telti. Ex deposito munizioni;
Tempio Pausania. Ex base dell?Us Air Force (con bonifica ambientale a cura della Regione);
Punta Negra: (Alghero), impianto per le telecomunicazioni passato all?Enav dal 2000);
Sassari. Deposito carburanti (in corso bonifica cisterne);
Sassari. Magazzini casermaggio (parte struttura in uso a sezione Associazione nazionale alpini);
Sassari-Nurra. La vedetta (impianto per telecomunicazioni all?Enav dal 2000);
Torralba. Struttura dismessa dall?Esercito nel 1980 e consegnato a Soprintendenza;
Sanluri. Ex casermette località «Cuccuru Peddinis»;
Serrenti. Polveriera (previa chiusura del 116º deposito sussidiario AM prevista per 31 dicembre 2007);
Villacidro. Ponte radio;
Pula. Vecchia opera (alloggio compensato con Cala del Turco-La Maddalena).

AREE E IMMOBILI PARZIALMENTE DISMISSIBILI
Siniscola. Faro di Capo Comino (demanio marittimo);
Cabras. Faro di Capo San Marco;
San Vero Milis. Faro Capo Mannu (ad eccezione delle strutture indispensabili all?attività di segnalamento marittimo).

IMMOBILI MILITARI DISMISSIBILI CON PARTECIPAZIONE DELLA REGIONE
La Maddalena. Deposito Marina militare località Padule (5 immobili ad uso magazzino+alloggio consegnatario);
La Maddalena. Ex Caserma Faravelli (Marimobi-alloggi ASC e 2 alloggi di servizio);
La Maddalena. Fabbricati e officine Sauro;
La Maddalena. Ospedale militare-villa Liberty (due alloggi di servizio);
La Maddalena (ospedale militare e fabbricati. Servizio sanitario di Mariscuola, ambulatori, CMO, reparti per terapia e degenza, Cappella, un alloggio di servizio);
La Maddalena (Molo Carbone). In area militare contigua Arsenale.

(foto F.V., archivio GrIG)
Riferimenti: protocollo d?intesa Stato ? Regione

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Immobili del demanio militare: la Sardegna ?serve? ancora?


Come risulta dall?Intesa tra il Ministero della Difesa e la Regione Autonoma della Sardegna (riunione di ieri, 6 marzo 2007) la situazione degli immobili del demanio militare, nella nostra Regione, è la seguente:
- IMMOBILI GIA? DISMESSI. Sono presenti 30 immobili militari già ?dismessi?, che la Regione considera ancora in uso al Ministero della Difesa, ma dei quali la Difesa non ha più la titolarità, in quanto già dismessi, trasferiti ad altra Amministrazione ovvero restituiti ai proprietari originari (allegato A dell?Intesa);
- IMMOBILI IMMEDIATAMENTE DISMISSIBILI. Si tratta di 39 (così si dichiara nella sintesi finale) immobili in uso all?Amministrazione militare per i quali, essendo venute meno le esigenze istituzionali, possono essere avviate da subito le procedure per la loro restituzione all?Amministrazione finanziaria. In proposito, sarà predisposto un documento che si sottoporrà alla sottoscrizione congiunta Difesa ? Agenzia del Demanio ? Regione Sardegna, con il quale si concorda il trasferimento dei beni in parola all?Amministrazione finanziaria e, contestualmente, a quella regionale, ai sensi dell?art. 14 dello Statuto speciale della Regione Sardegna (all. B, tra i beni dismissibili: ex deposito carburanti M.M. Monte Urpinu, Fortino Sant?ignazio, Poligono di tiro di Siliqua etc.);
- IMMOBILI PERMUTABILI. Si tratta di 42 immobili in uso all?Amministrazione militare per i quali, confermato il loro utilizzo per il soddisfacimento delle esigenze istituzionali, possono essere avviati negozi di permuta in relazione alla richiesta della Regione di disporre di tali strutture ( all. C);
- IMMOBILI ?CONTESTATI?. Sono 10 immobili il cui utilizzo è oggetto di contestazione da parte della Regione. Per questa tipologia di strutture, qualora non si riuscisse ad individuare un percorso soddisfacente e condivisibile, si farà ricorso, per il tramite della Presidenza del Consiglio dei Ministri, all?Intesa Stato ? Regione (all. D, tra i beni contestati: Poligono di Capo Teulada, Porto Tramatzu, deposito munizioni Guardia del Moro, Isola di Santo Stefano, Isola di Caprera – Punta Rossa, Alghero – Porto Conte);
- IMMOBILI IN USO E NON RICHIESTI DALLA REGIONE. Sono 76, compresi anche gli immobili contestati che, fino a nuova decisione, continueranno ad essere utilizzati (all. E);
- IMMOBILI IN CORSO DI APPROFONDIMENTO. Sono 6 immobili, il cui status è in corso di verifica (all. F);

Quindi, alcuni beni vengono restituiti alla Regione, altri, localizzati in zone di grande pregio naturalistico, come il deposito di munizioni di Santo Stefano, verranno ancora utilizzati dall?Amministrazione militare, in attesa di future decisioni. A tal proposito, il Presidente della Giunta, Renato Soru, ha giustamente chiesto di porre fine al vincolo sia sull?area di Santo Stefano che su quella di La Maddalena. Buona lettura.

Gruppo d’Intervento Giuridico

Il Sardegna 7 marzo 2007
Zone militari. Ieri l’incontro decisivo a Roma: altri 39 immobili dismessi saranno restituiti alla Regione
Servitù, le mani della Difesa
su Capo Teulada e La Maddalena
Anche capo Frasca nella lista delle zone incedibili:Soru non ci sta e si appella a Prodi

Di Alessandra Deleuchi

Nemmeno un millimetro,nemmeno un metro quadro del Deposito munizioni di Santo Stefano e di Punta Rossa nell’Arcipelago della Maddalena,sarà ceduto alla Regione dal Ministero della Difesa. Che non molla neppure i Poligoni di Capo Teulada e Capo Frasca e li classifica tra i beni che ha ancora in uso, che gli servono, per le sue esercitazioni, come avviene anche nel caso di Punta rossa a Caprera. O che ancora dice di utilizzare, o che userà, come nel caso delle caserme Sauro e Faravelli, e Cala Camiciotto che potrebbero servire per l’attracco e il ricovero di navi militari. A due passi dall’Arsenale militare della Maddalena. È questo il risultato dell’ennesima riunione tecnica che si è svolta a Roma,ieri mattina, alla presenza delle 2 commissioni. La delegazione della Regione, capeggiata dal direttore generale della presidenza,Fulvio Dettori e il team del ministero della Difesa coordinato dal generale Claudio De Bertolis.
LO STATO È CHIARO: quei beni sono in uso. E su questi non si tratta e non si cede, per ora. Ma anche la
Regione è chiara e contestale decisioni del ministero ed anche il modo di classificare il bene. Mentre per l’Arsenale(quello che è già dell’Agenzia industria e difesa) la musica cambia.Il ministro Parisi ha deciso di avviare «un percorso istituzionale per concordare il rilascio della struttura». Ma anche per dare corpo alle «ipotesi di valorizzazione pianificate» e per tutelare i 150 che nell’arsenale ancora ci lavorano. Rimangono,tuttavia, parte dei beni cruciali, quelli fondamentali per la rinascita dell’isola. Uno su tutti, il deposito di Guardia del Moro, a Santo Stefano. Se le stellette italiane dovessero mantenerlo, nessuno andrebbe ad investire nell’isola, e il comune dovrebbe dire addio al suo progetto di far arrivare delle navi da crociera. La pericolosità del deposito e della zona, non consentirebbe operazioni di questo genere. A questo proposito,il presidente Soru ha già avviato un ricorso da presentare al presidente del consiglio Romano Prodi, contro il rinnovo della presenza militare italiana a Santo Stefano. Sempre al premier ha indirizzato una lettera per chiedere il blocco della servitù. Mentre, ieri, in tarda serata,ha chiesto, sempre a Prodi, di partecipare alla riunione del governo in cui si deciderà di «reiterare» per altri 5 anni il vincolo sul deposito. Anche il sindaco della Maddalena non è disposto a cedere. La Marina non ha le risorse di un tempo, dice , perciò non può stare sul territorio come ha fatto in passato.

www.regione.sardegna.it
Un ricorso contro il vincolo a Santo Stefano
Il Presidente della Regione, Renato Soru, ha chiesto al Presidente Prodi di partecipare alla riunione del Consiglio dei Ministri in cui si deciderà della reiterazione del vincolo quinquennale delle servitù militari a protezione del deposito munizioni di Guardia del Moro, nell’isola di Santo Stefano, a La Maddalena.

Cagliari, 6 marzo 2006 – Quella del Presidente Soru è una iniziativa con pochi precedenti, decisa dopo che il Ministro della Difesa ha reiterato il vincolo nonostante il parere contrario del Comitato paritetico sulle Servitù militari che il 10 luglio scorso aveva negato l’autorizzazione.

Il Presidente della Regione argomenta la richiesta di porre fine ai vincoli in quell’area, richiamando l’impegno del Governo a riequilibrare le servitù e le attività militari che penalizzano la Sardegna, richiamando la responsabilità che il Governo si assumerebbe annullando su Santo Stefano e La Maddalena gli effetti dell’abbandono della base appoggio da parte della Marina degli Stati Uniti d’America.

“L’isola di La Maddalena e le altre isole limitrofe – scrive il Presidente Soru – costituiscono i territori sui quali, più che in qualsiasi altra località della Sardegna, hanno gravato le servitù e le presenze militari. La quasi totalità di quei territori è stata per anni sottoposta a vincoli e limitazioni che ne hanno costantemente pregiudicato ed impedito la possibilità di sviluppo”.

“Per effetto della servitù su Guardia del Moro – continua la lettera – la quasi totalità dell’isola di Santo Stefano continuerebbe infatti ad essere interdetta a qualsiasi uso non militare, impedendo alla Regione e al Comune di programmare modelli alternativi di sviluppo e di creare nuove e diverse possibilità di occupazione, aggravando la crisi socio-economica di cui, per responsabilità imputabili anche a scelte e decisioni del Ministero della Difesa, soffre la popolazione di La Maddalena”.

(foto www.lamaddalenapark.it)

Riferimenti: Regione Autonoma Sardegna

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Il nuovo "demanio costiero" della Sardegna.


Anche il principale ed autorevole quotidiano economico italiano si interessa

da Il Sole 24 Ore, 14 settembre 2006

Soru inventa il demanio sardo delle coste. Nuovo piano paesaggistico. La Sardegna compra le coste. VALENTINA MELIS.

La ricetta di Renato Soru per tutelare i litorali sardi ? Farli acquistare dalla Regione e affidarli alle cure di un?Agenzia regionale per la salvaguardia delle coste, sul modello del Conservatoire du littoral francese o del Nazional Trust inglese. Poco importa se i terreni alle spalle della spiaggia (che rientra nel demanio) possano essere di proprietà dei privati. La Regione può acquistarli, se si trova l?accordo, o espropriarli, nell?ipotesi peggiore (per il proprietario). Con questa proposta il presidente della Sardegna ha concluso una maratona di tre giorni di dibattito, in Consiglio regionale, sul piano paesaggistico appena adottato, che vieta nuove costruzioni sulla costa per una profondità di almeno due chilometri. Ad acquistare le zone non più edificabili dovrebbe essere la Conservatoria delle coste, istituita un anno fa a Cagliari per gestire le aree ambientali più importanti dell?isola. A finanziare il tutto, dovrebbero essere invece i proventi delle imposte regionali sulle seconde case e sugli scali di yacht e aerei, introdotte dall?amministrazione sarda prima dell?estate. E per sfuggire alle critiche, Soru ha fatto sapere che sarà il primo a mettere a disposizione della Conservatoria le sue proprietà a Scivu, una delle zone più belle della marina di Arbus. Approfittare del piano paesaggistico regionale appena approvato, che stabilisce il divieto di costruzione lungo il litorale per una profondità di almeno due chilometri, per far acquistare alla Conservatoria delle coste i terreni non più edificabili: un?unica, grande area alle spalle del demanio marittimo costiero (limitato alla spiaggia), da destinare <a usi civici>. E? la proposta con cui il presidente della Sardegna, Renato Soru, ha concluso in Consiglio regionale l?acceso dibattito (durato tre giorni) sul piano paesaggistico adottato dalla Giunta il 5 settembre (delibera 36/7). Che non si tratti di un?idea improvvisa, ma di un?intenzione da formalizzare presto in un disegno di legge, sembra confermarlo lo stesso presidente, che ha concluso: <E? una proposta su cui il Consiglio può legiferare e, anzi, spero che presto possa essere approvata in Giunta>. Ad acquisire i terreni, comprandoli o, nei casi in cui non si raggiungesse l?accordo con i privati, espropriandoli, dovrebbe essere la Conservatoria delle coste della Sardegna, istituita un anno fa nella presidenza della Regione per coordinare la gestione delle aree ambientali più importanti dell?isola. Nel nuovo ufficio lavorano sei persone, compreso il direttore Giovanni Antonio Carta: <l?obiettivo del progetto ? spiega ? è arrivare alla gestione integrata tra pubblico e privato delle zone costiere e alla manutenzione programmata delle spiagge, per evitarne l?abbandono. Per il momento stiamo seguendo un progetto sperimentale di questo tipo a Pula, nel Sud dell?isola, con una dotazione finanziaria di un milione di euro>. Nei disegni della Giunta Soru, la Conservatoria dovrebbe presto trasformarsi in un?Agenzia per la salvaguardia delle coste, sul modello del ?Conservatoire du littoral? francese, ente pubblico creato nel 1975, o del ?National Trust? inglese, ente privato senza scopo di lucro fondato a Londra nel 1895. <Il Conservatoire du littoral ? spiega Stefano Deliperi, presidente del Gruppo d?intervento giuridico e firmatario di una proposta di legge regionale che sembra aver ispirato Soru ? ha assicurato in Francia la protezione di 75 mila ettari di litorale e rive lacustri. Sarebbe utile replicare questa esperienza in Sardegna>. Per finanziare il piano di acquisto dei terreni da assegnare all?Agenzia per la salvaguardia delle coste, l?amministrazione farebbe affidamento sui proventi delle imposte sulle seconde case e sugli scali degli yacht e aerei privati, istituite con la legge regionale 4/2006. Già su questo provvedimento, però, pende il ricorso del Governo alla Corte costituzionale. Per respingere eventuali accuse sul conflitto di interessi, poi, Renato Soru ha fatto sapere che metterà a disposizione della Conservatoria delle coste il terreno che possiede a Scivu e che rinuncerà, in base al nuovo piano paesaggistico regionale, alla costruzione di un albergo in un altro terreno di sua proprietà nel comune di Arbus. La nuova idea di far acquistare alla Regione ampie porzioni di costa da tutelare nasce infatti come completamento del piano paesaggistico fortemente voluto da Soru: in base alle nuove disposizioni, non è possibile costruire edifici in una fascia costiera mediamente profonda due chilometri (che arrivano a quattro, in alcune zone). L?attività edilizia sarà possibile nei centri abitati lungo il litorale, a condizione che le amministrazioni si dotino di un piano urbanistico comunale. Nelle campagne sarà possibile costruire solo case di abitazione per gli imprenditori agricoli, per cui sarà indispensabile la residenza rurale, mentre viene bloccata la proliferazione di nuove costruzioni.

(foto P.F., archivio GrIG)

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