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Reportage dalla Valle di Monte Nieddu.

10 Gennaio 2011 Commenti chiusi

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Le Valli del Rio Monte Nieddu e del Rio Canargius, nei Comuni di Villa S. Pietro, Pula e Sarroch (CA) sono teatro da anni di un assurdo scempio ambientale unito – come spesso accade – a un ignobile sperpero di fondi pubblici (complessivamente allo stato attuale forse 60 milioni di euro).

In poche parole, un cantiere per la realizzazione di un invaso privo di logica e di decenza: il progetto della diga di Monte Nieddu-Is Canargius.

Qui trovate la storia:

*http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/2009/01/04/qualche_domanda_al_presidente_assessore_mannoni_sulla_diga_di_monte_nieddu_is_canargius__1957977-shtml/

*http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/2008/06/09/ma_che_vogliono_l_acqua_o_la_diga___1901895-shtml/

Il nostro inviato speciale Juri Iurato è andato sul posto ed ecco le immagini: http://www.flickr.com/photos/57785186@N06/sets/72157625753393316/ .

Gruppo d’Intervento Giuridico

Sì alla “diga” idraulica contro l’inquinamento industriale.

Qualche domanda al Presidente-Assessore Mannoni sulla diga di Monte Nieddu-Is Canargius.

Facce di cemento armato per la diga di Monte Nieddu.

La diga di Monte Nieddu su Rai 1.

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La diga di Monte Nieddu varca il mare.

Ma che vogliono, l’acqua o la diga ?

Porto Torres, gemellata con Marghera…

Stop alla diga anti-veleni, è inutile !

Gestione dell’acqua in Sardegna, un bel passo in avanti e una spada di Damocle.

Diga di Monte Nieddu ? Is Canargius: errare è umano, perseverare è diabolico !


Ieri si sono riuniti i consigli comunali congiunti di Sarroch, Pula e Villa San Pietro con la partecipazione dell?Assessore regionale dei lavori pubblici Carlo Mannoni e del commissario straordinario del Consorzio di bonifica della Sardegna Meridionale Dino Dessì ed alla presenza del consueto parterre di politici, sindacalisti, rappresentanti di associazioni agricole. All?unisono hanno chiesto il riavvio del cantiere della diga di Monte Nieddu ? Is Canargius.

L?Assessore Mannoni ha detto: ?la diga si farà, perché serve?. Il commissario Dessì è stato lapidario: ?Rispetto gli ambientalisti, ma non quando si mettono di traverso su un?opera già appaltata e coi contratti firmati?. Bravi, continuate così.

Lo scorso 12 settembre il Consorzio di Bonifica per la Sardegna Meridionale e l?A.T.I. Dragados S.A. e Fincosit s.p.a. hanno sottoscritto un accordo per la devoluzione ad un collegio arbitrale dei contenziosi esistenti in ordine alla realizzazione dell?invaso di Monti Nieddu ? Is Canargius, nei Comuni di Pula, Sarroch, Villa San Pietro (CA). Detti lavori, consegnati il 21 gennaio 1998, sono sospesi dal febbraio 2002 e risultano attuati per meno del 20 % (non il 30 %, come enunciato durante la riunione congiunta). Secondo notizie stampa (vds. La Nuova Sardegna, 14 giugno 2007), il risarcimento richiesto dal consorzio di costruttori sarebbe stimabile in circa 80 milioni di euro. Il collegio arbitrale avrebbe dovuto pronunciarsi entro 180 giorni, ma, dopo tre riunioni, sembra tutto ancora in alto mare. Sempre secondo notizie stampa (vds. L?Unione Sarda, 14 giugno 2007), 35 miliardi di vecchie lire sarebbero già state spesi (25 in favore del consorzio di imprese spagnolo) e si stimano in 91 milioni di euro i fondi necessari per la realizzazione del nuovo invaso.

Ricordiamo che, nell?ottobre 2006, la Procura regionale della Corte dei conti ha fatto acquisire dalla Guardia di Finanza presso la sede del Consorzio di bonifica tutti i documenti relativi all?opera incompiuta per gli opportuni accertamenti. Inoltre, il deputato verde Camillo Piazza ed il senatore “ambientalista” eletto nelle liste di R.C. Francesco Martone hanno presentato due interrogazioni parlamentari (n. 4-0111172 presso la Camera dei Deputati e n. 4-00627 al Senato della Repubblica) al Ministro dell?ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, al Ministro per i beni e le attività culturali Francesco Rutelli, al Ministro dell?economia Tommaso Padoa Schioppa ed al Ministro delle politiche comunitarie Emma Bonino riguardo la scandalosa vicenda della diga di Monte Nieddu ? Is Canargius. I parlamentari interroganti hanno chiesto agli esponenti del Governo direttamente interessati quali iniziative intendano adottare per la tutela degli interessi alla salvaguardia ambientale ed alla rigorosa spesa pubblica posti in pericolo da un?opera pubblica tanto inutile e dispendiosa quanto devastante sul piano naturalistico.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico avevano in precedenza inviato una richiesta (istanza del 15 settembre 2006) di rescissione del contratto per la realizzazione della diga di Monte Nieddu ? Is Canargius e di predisposizione di un serio progetto di rinaturalizzazione delle vallate di Monte Nieddu e Is Canargius al Presidente della Regione Renato Soru, all?Assessore regionale dei lavori pubblici e, ad interim, della difesa dell?ambiente Carlo Mannoni, all?Assessore regionale dei beni culturali Elisabetta Pilia, al commissario straordinario del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale Dino Dessì, al Direttore generale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna Paolo Scarpellini e, per opportuna conoscenza, al Ministro dell?ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ed al Ministro per i beni e le attività culturali Francesco Rutelli.

Riassumiamo la vicenda, una delle più scandalose riguardo ambiente ed opere pubbliche avvenute in Sardegna. Da qualche anno una delle parti più pregevoli della più vasta foresta del Mediterraneo, le vallate contigue di Monte Nieddu e di Is Canargius (Comuni di Villa S. Pietro, Sarroch e Pula), è stata sventrata per un?opera pubblica tanto inutile quanto deleteria. Di un?importantissima area di rilevanza naturalistica, ricca di vegetazione mediterranea e di specie faunistiche di primaria importanza (Cervo sardo, Falco pellegrino, Aquila reale, ecc.) ne è stata fatto semplicemente carne da macello. Perché ? Per realizzare la diga di Monte Nieddu con la traversa di Is Canargius e le opere connesse. Il progetto: la costruzione di una diga sul Rio di Monte Nieddu (nei Comuni di Sarroch, Pula, Villa S.Pietro, in Provincia di Cagliari) in loc. Sa Stria, altezza mt. 87 (mt. 17 fondazioni + mt. 70 fuori terra), lunghezza mt. 340, in ?calcestruzzo rullato? a gravità, capacità potenziale di invaso di 35,4 milioni di mc. di acqua; una traversa sul Rio Is Canargius in loc. Medau Aingiu, altezza mt. 15, lunghezza mt. 100 circa, destinata successivamente a diventare una diga alta mt. 40 fuori terra, con un invaso di circa 8 milioni di mc. potenziali. I due invasi saranno collegati da una galleria di valico lunga circa 1 Km., mentre sono previste altre tre traverse ?minori? sui Rii Lilloni, Tintioni, Palaceris con una condotta irrigua addutrice di circa 8 Km. ed altre opere connesse (elettrodotti ad alta tensione a valle della diga, strade, accantieramenti, ecc.).

Questa immane opera pubblica venne progettata dal prof. Costantino Fassò, un?autorità in materia, negli anni ?60 del secolo scorso e poi approvata dal Consiglio superiore dei lavori pubblici nel lontano 1970. La concessione per la derivazione della risorsa idrica venne rilasciata al Consorzio di bonifica per la Sardegna meridionale, ente attuatore, dall?Assessorato regionale dei lavori pubblici nel lontano 1975 (decreto n. 663 del 5 agosto 1975). Per questa ?archeologica? approvazione non si diede corso ? contro ogni esigenza territoriale, economica e di buon senso ? al procedimento di valutazione di impatto ambientale ? V.I.A., obbligatorio per simili interventi dal 1988. Nel 1994 il progetto emerse dal lungo sonno e venne approvato dalla Regione autonoma della Sardegna.

Secondo gli intendimenti del Consorzio di bonifica, uno dei tanti ?feudatari? delle acque sarde, le previsioni di utilizzazione idrica indicavano in origine 23.321.000 mc. di acqua/anno per l?irrigazione di 5.000 ettari, 6.300.000 mc. di acqua/anno per usi industriali, 3.500.000 mc. di acqua/anno per usi civili, mentre, nel bel mezzo della crisi idrica di metà degli anni ?90, affermavano che 21.500.000 mc. di acqua/anno sarebbero andrebbero ad irrigare 4.590 ettari e 9.600.000 mc. di acqua/anno per usi civili in favore della popolazione residente (circa 30 mila abitanti). Silenzio su quanta acqua finiva alle industrie. Le industrie del polo di Sarroch, infatti, hanno ricevuto negli anni 1995 e 1996 dall?acquedotto costiero del CASIC (attraverso la controllata TECNOCASIC s.p.a.) una media di circa 10 milioni di mc. di acqua annui (dati CASIC) a cui si sommano (stime 1994) altri 700 mila mc. di acqua attinti dalla SARAS spa dai pozzi. Soltanto una percentuale di circa il 30 % del consumo idrico industriale del polo di Sarroch proveniva dalla desalinizzazione e dal riciclaggio. Si tratta di svariati milioni di mc. di acqua che potevano essere destinati agli usi agricoli e civili (nel 1995 l?E.S.A.F. ha fornito circa 3.350.000 mc. di acqua nella zona per usi civili). E? ovvio – e lo abbiamo sempre sostenuto – che la destinazione di questi quantitativi idrici agli usi civili ed agricoli avrebbe tolto i pretesi argomenti a sostegno della realizzazione della diga di Monte Nieddu.

La realizzazione dell?invaso e delle opere connesse è stata finanziata con il piano operativo plurifondo ? P.O.P. 1994-1999 (fondi strutturali europei) con un finanziamento di 110 (anni 1994-1996) + 70 (anni 1997-1999) miliardi di lire che, però, sarebbero stati sufficienti per il solo 1° lotto. In totale la spesa prevista veniva stimata in circa 250 miliardi di vecchie lire.

Grazie ad una nutrita serie di azioni legali e di sensibilizzazione esperite in tutte le sedi dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico a partire dal 1994 il progetto dal pesantissimo impatto ambientale venne ridimensionato: con decreto del 16 luglio 1996 (poi modificato) il Ministero per i beni e le attività culturali annullava l?autorizzazione paesaggistica regionale n. 894 del 19 gennaio 1996. Lo stesso Ministero dell?ambiente – Servizio VIA (nota n. 3976/VIA/A.51.10 del 14 maggio 1996) richiedeva radicali cambiamenti progettuali riguardo ?il complesso delle opere? in relazione alle ?destinazione d?uso previste? ed a ?misure di mitigazione e compensazione tali da evitare problemi di salinizzazione delle falde (che risultano già fortemente presenti nella zona, n.d.r.), alterazione dei regimi idrici, compromissione di aree individuate ai sensi della Direttiva Comunitaria n. 92/43, ecc.? , ritenendo inoltre ?che si possano raggiungere notevoli risparmi nell?uso delle acque a scopo industriale così come negli susi agricoli attraverso la scelta di diversi sistemi irrigui o di riciclaggio dei reflui … alla luce delle mutate situazioni … alla luce delle mutate tecnologie?. L?area interessata, infatti, è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004), destinata a parco naturale regionale (legge regionale n. 31/1989 ? allegato A), inclusa nel sito di importanza comunitaria ? SIC ?Monte Arcosu? (direttiva n. 92/43/CEE), ricca di fauna e vegetazione mediterranea di primaria importanza.

Per ?sbloccare? l?invaso si mossero un po? tutti: dall?allora Presidente della Giunta regionale Federico Palomba (oggi deputato) all?allora assessore regionale dei lavori pubblici Paolo Fadda, parlamentari, consiglieri regionali (attivissimo l?attuale deputato Paolo Fadda), le organizzazioni degli agricoltori, l?allora Presidente della Provincia di Cagliari Nicola Scano, gli allora sindaci di Villa S. Pietro, Pula, Sarroch e Capoterra minacciarono le dimissioni. Aurelio Misiti, Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, dichiarava (1997) che ?sotto un certo parallelo, più precisamente nel centro-sud, opere come questa di Monte Nieddu vengono spesso boicottate per i più svariati motivi. Non ultimo da pseudo culture che si richiamano all?ambientalismo. Nessuno può permettersi il lusso di dire che in Europa deve entrare solo una parte del nostro Paese, i ritardi nella realizzazione dei progetti dei progetti al sud rischiano però di avvalorare queste tesi? definite ?pseudo culture ambientaliste?. L?allora assessore regionale dei lavori pubblici Paolo Fadda, docente nella Facoltà di Ingegneria dell?Ateneo cagliaritano (oggi neo-nominato Presidente dell’Autorità Portuale), minacciava imprecisate azioni di rivalsa contro gli ecologisti ?cattivi?.

Per indorare la pillola veniva fatto, depositato (ottobre 1994) e pagato anche uno ?studio per la valutazione di impatto ambientale? a babbo morto sottoscritto dal prof. Pasquale Mistretta, allora come oggi Magnifico Rettore dell?Università di Cagliari, dall?ing. Roberto Binaghi, presenza frequente nelle progettazioni della ricorrente ?emergenza idrica? di quegli anni, dalla prof.ssa Emanuela Abis, allora assessore comunale dell?urbanistica cagliaritana, dal noto ?ambientalista? Helmar Schenk e vari altri esperti?..

La ?grande diga? si doveva fare, punto e basta.

Dopo la regolare gara d?appalto europea - con un ribasso del 21,4 % rispetto agli 87 miliardi e 447 milioni di vecchie lire dell?importo a base d?asta – si aggiudicava i lavori l?A.T.I. spagnola Dragados e FCC Fomento: il 21 gennaio 1998 venivano consegnati i lavori che dovevano concludersi, pena la perdita di ingenti fondi comunitari, entro il 30 dicembre 2001. In meno di tre anni. Roba da Guiness dei primati?..

Come era facilmente prevedibile, si scoprì che, per rendere utilizzabile l?invaso, sarebbero stati necessari altri 125 miliardi di vecchie lire per realizzare le condutture di adduzione ed irrigazione, non arrivarono i 200 posti di lavoro locali promessi, sparirono le decine e decine di alberi secolari (lecci, carrubi, ginepri, ecc.) che dovevano essere reimpiantati a valle dello sbarramento, vi furono i soliti ?problemi tecnici?. Dopo un paio di anni il cantiere veniva abbandonato dal consorzio spagnolo vincitore dell?appalto (A.T.I. Dragados e FCC Fomento) per presunte inadempienze del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale (ente attuatore) con una richiesta di risarcimento danni di ben 60 miliardi di vecchie lire. Con lo svanire del termine ultimo per la chiusura dei lavori del 31 dicembre 2001 sono andati persi 38 miliardi e 628 milioni di vecchie lire di fondi comunitari. All?ottobre 2005 i lavori realizzati risultavano pari al 19,46 % di quelli previsti. Per il termine e la funzionalità dei lavori non saranno necessari, oggi, meno di 150 milioni di euro. L?attuale assessore regionale dei lavori pubblici Mannoni spera di reperirne almeno un po? dai fondi comunitari del piano operativo nazionale ? P.O.N. ?aree depresse?. Un vero successo !

Sembra opportuno riportare il commento alla vicenda effettuato da un funzionario regionale che chiede l?anonimato per ovvi motivi di riservatezza: ?Nei documenti (pubblicati sul sito internet della regione) del Piano Stralcio Direttore per l?utilizzo delle risorse idriche in Sardegna, il cosiddetto Piano Acque, approvato di recente con decreto del Presidente della Regione, si legge che il volume medio annuo dell?acqua che transita nel rio Monti Nieddu è di 4,7 milioni e nel Rio is Canargius è di 9,6 milioni, complessivamente circa 15 milioni di metri cubi all?anno. Di quest?acqua, si legge sempre nel Piano, con la costruzione della diga di Monti Nieddu di 35 milioni di metri cubi di capacità, di una traversa e di tutte le condotte per le utenze, se ne possono utilizzare mediamente ogni anno circa 6 milioni. In parole povere si costruiscono tutte queste opere per erogare agli utenti, peraltro già serviti da acquedotti esistenti circa 6 milioni di metri cubi d?acqua.
Analizziamo i costi. Sulla stampa si legge che la diga costerà 150 milioni di euro, (sempre che come accade di frequente non sorgano altri imprevisti che fanno lievitare i costi e a cui sono comunque da sommare i costi delle condotte per portare l?acqua dalla diga agli utenti) quindi il costo di investimento della sola diga per il metro cubo di acqua reso disponibile è 25 euro a metro cubo. E? sicuramente un costo di investimento fuori da qualunque parametro economico, non sostenibile da nessuna utenza ed è dieci volte più doveroso da parte dell?amministrazione regionale un ripensamento sull?utilità dell?opera dal punto di vista tecnico e sulla sua sostenibiltà economica ed ambientale
?.

Oggi, nel silenzio dei tanti ?padri? di questa vergogna istituzionale, di questo scempio ambientale ed economico, ci sembra esistere un?unica soluzione razionale anche per trarre d?impaccio la gestione commissariale del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale: la rescissione del contratto con indennizzo per la realizzazione dell?opera su adeguati indirizzi da parte della Regione autonoma della Sardegna in materia di politica di gestione della risorsa idrica ed un serio progetto di rinaturalizzazione delle vallate di Monte Nieddu e Is Canargius curato dalle strutture tecnico-amministrative regionali (Corpo forestale e di vigilanza ambientale, Ente foreste della Sardegna, Genio civile).

Qualche dato complessivo sulla disponibilità idrica regionale: la Sardegna possiede ben 32 invasi di grandi/medie dimensioni aventi una capacità massima attuale di 2 miliardi e 194 milioni di mc. di acqua, di cui 1 miliardo e 472,33 milioni di mc. con autorizzazione all?invaso (dati R.A.S.). Ha 1.640.000 residenti (la metà di Roma) e circa un sesto della risorsa idrica ?invasabile? di tutto il territorio nazionale (526 bacini medio/grandi per circa 10 miliardi di mc. di risorsa idrica ?invasabile?, vi sono ulteriori 10 mila circa piccoli bacini con capacità inferiore a 100 mila mc., più facili da gestire – dati Ministero LL.PP.). A partire dal 31 dicembre 1995 è stata autorizzata una complessiva ulteriore capacità di invaso, in seguito alle previste procedure di collaudo (art. 14 regolamento dighe), di ben 328,359 milioni di mc. di acqua. La sola nuova diga sul Tirso (la 32^) potrà invasare, a collaudi ultimati, circa 800 milioni di mc. di acqua: è, quindi, agevole sostenere che, a operazioni di collaudo ultimate delle dighe già realizzate, la Sardegna potrà contare su circa 2 miliardi e 600 milioni di mc. di risorsa idrica ?invasabile?.

Non dobbiamo, poi, dimenticarci che attualmente si stimano in circa 350 milioni di mc. annui i reflui civili depurati scaricati direttamente in mare senza praticamente alcun riutilizzo (il solo depuratore consortile di Cagliari-Is Arenas scarica circa 60 milioni di mc. all?anno, che solo da poco vengono portati ?in risalita? nel bacino di Simbirizzi per essere destinati all?agricoltura, con una spesa complessiva di circa 80 miliardi di vecchie lire, senza considerare le ingenti spese di esercizio). Analogamente avviene per i depuratori industriali: non siamo in possesso di dati complessivi, ma si tratta di una realtà certo non trascurabile. Il solo depuratore CASIC produce circa 20 milioni di mc. all?anno di acqua depurata.

Il caso della diga di Monte Nieddu ? Is Canargius dovrebbe insegnare qualcosa: gestire l?acqua vuol dire avere una regìa unica, collegamenti fra gli invasi, riciclaggio e riutilizzo dei reflui, risparmio idrico, sistemi a circuito chiuso e, soprattutto, basta con ulteriori dighe ! Ora è necessario voltare pagina rispetto ad una politica di gestione dell?acqua che non ha certo dato i migliori risultati.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto L.C., archivio GrIG)

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Diga di Monte Nieddu – Is Canargius, si persevera nello scempio !


L’Assessore regionale dei lavori pubblici Mannoni (già dirigente del medesimo Assessorato al tempo delle scelte), i Sindaci della zona, politici e feudatari, tutti all’unisono vogliono perseverare nello scempio ambientale ed economico rappresentato dalla diga di Monte Nieddu – Is Canargius ed opere connesse. La Procura della Corte dei conti, intanto, sta svolgendo i suoi accertamenti e il Collegio arbitrale sta probabilmente per dare una stangata memorabile. L’unica via sensata sarebbe quella del ripristino ambientale e della risoluzione contrattuale, ma c’è chi vuole l’opera pubblica a prescindere dall’acqua…..

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

precedenti articoli in “Lo scempio della diga di Monte Nieddu va in Parlamento e in Diga di Monte Nieddu – Is Canargius: qualcuno vuol vederci chiaro

da L?Unione Sarda, 12 giugno 2007

Sarroch. Arbitrato con l?impresa appaltatrice. Domani Consigli comunali congiunti. Monte Nieddu, quella diga è una beffa.
Chiesto al Consorzio di bonifica un risarcimento di 20 milioni. Mercoledì i consigli comunali della costa si riuniscono congiuntamente per discutere dell?invaso. E sempre domani si terrà l?arbitrato.
Andrea Piras

Molti hanno abbandonato il sogno, altrettanti ci credono ancora. E contano (gli ottimisti) più dei giorni ormai le ore, per capire cosa accadrà lassù in montagna, nella vallata di Monte Nieddu dove dovrebbe sorgere un invaso idrico da 35 milioni di metri cubi d?acqua con relativa diga. La grande incompiuta, un monumento progettato dal Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale e che l?ente avrebbe dovuto realizzare, con una tecnica ultramoderna e nuova per la Sardegna (il calcestruzzo rullato diffuso in America e Spagna), un?associazione d?imprese spagnola, la Dragados-Fcc Fomento), la stessa che si era aggiudicata l?opera nel 1997. Lavori che le erano stati assegnati il 21 gennaio del 1998 e che si sarebbero dovuti concludere in meno di tre anni. Entro del 2001. Ne sono passati sei.
I contrasti. «Una vergogna istituzionale e una diga assolutamente inutile oltreché una struttura che ha ferito la vallata», hanno denunciato gli ambientalisti del Gruppo d?Intervento giuridico. «Un?opera che riveste un?importanza strategica per i territori della costa», hanno al contrario ribadito i sindaci dei centri rivieraschi che sperano bell?arbitrato fissato per domani. Esattamente come ha fatto il Gruppo consiliare diessino in un?interrogazione al presidente Soru (primo firmatario Salvatore Mattana). Sta di fatto che per la diga fermata da un contenzioso tra società appaltante e impresa appaltatrice, gli spagnoli avevano avanzato per presunte inadempienze del Consorzio, una richiesta di risarcimento 20 milioni. Una consistente somma di denaro che, se versata alla società iberica, farebbe lievitare enormemente i costi. Numeri alla mano e restando ai vecchi ?prezzi? in lire, lo sbarramento di Monte Nieddu-Is Canargius finirebbe per costare 88 miliardi (la somma con il ribasso d?asta) più i 125 necessari per le condutture e infine i 40 del contenzioso. Tutto questo per appena 20-25 milioni di metri cubi d?acqua.
L?assessore. «Si è perso davvero troppo tempo», dice l?assessore regionale ai Lavori pubblici, Carlo Mannoni, che parteciperà domani mattina alle 10 a una riunione congiunta dei Consigli comunali di Sarroch, Pula e Villa San Pietro (invitati anche Capoterra, Domus de Maria e Teulada e il commissario del Consorzio di bonifica). Ammette, Mannoni, di
«non essere ottimista sull?esito dell?arbitrato», ma conferma «l?importanza della diga e la necessità della Regione di riappropriarsi del problema». Venti miliardi sono davvero troppi, ma pensare che l?Ati iberica rinunci alle sue richieste e abbandoni il cantiere di Sa Stria senza battagliare davanti ai giudici, è una pura illusione. La Regione conta per questo di giocare la carta della legge obiettivo. Se Dragados-Fomento dovessero insomma andar via (salvando di fatto il Consorzio di bonifica dalle sue responsabilità), si potrebbe procedere alla rescissione del contratto e alla stesura di un nuovo progetto. «Riducendo di poco l?ampiezza della diga e dell?invaso», dice Carlo Mannoni. «Questa diga è importante, non è pensabile ipotizzare che il cantiere non venga riaperto e i lavori completati, anche perché l?iniziativa ha indubbiamente creato un forte impatto sull?ambiente. Le opere fatte, come la galleria di Is Canargius e la circonvallazione non devono andare perse».
Il sindaco. Un giudizio condiviso dal sindaco di Sarroch, Mauro Cois: «Rivendichiamo la ripresa delle opere e consideriamo la diga uno strumento di sviluppo. Non consentiremo, anche in sede giuridica, che il nostro territorio paghi con il disastro ambientale un progetto bloccato da contenziosi estranei alla politica delle amministrazioni comunali del
territorio».

(foto L.C., archivio GrIG)
Riferimenti: lo scempio di Monte Nieddu in Parlamento.

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Diga di Monte Nieddu – Is Canargius, qualcuno vuol vederci chiaro…


Qualcuno vuol vederci chiaro sulla vicenda della diga di Monte Nieddu – Is Canargius. Buona lettura…..

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

da La Nuova Sardegna, 20 ottobre 2006

Indagine sull?invaso di Monte Nieddu. Sequestrati i documenti dell?appalto al Consorzio di bonifica. Mauro Lissia.

CAGLIARI. Il travagliatissimo appalto per la diga di Monte Nieddu, ribattezzata dai detrattori ?la diga di Penelope?, è finito sotto la lente della Corte dei Conti. La magistratura contabile vuole capire se tra lavori annunciati, eseguiti, sospesi per due anni ed ora in via di ripresa dopo il finanziamento Cipe da 52 milioni qualcuno abbia danneggiato l?erario imponendo costi evitabili. Nei giorni scorsi gli uomini della Guardia di Finanza si sono presentati negli uffici del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, la ?stazione appaltante? della gigantesca opera pubblica, e dopo un rapido colloquio con il presidente Dino Dessì hanno sequestrato la documentazione dei rapporti fra l?ente pubblico e l?associazione temporanea di imprese Dragados S.A e Fincosit spa, che nel 1997 si era aggiudicata l?appalto da sessanta miliardi di lire. Infilati i carteggi in uno scatolone, i finanzieri hanno salutato gentilmente i funzionari e hanno comunicato alla Procura erariale la missione compiuta. Ora i magistrati contabili esamineranno a fondo ogni passaggio tecnico di questa storia infinita, le conclusioni si conosceranno nei prossimi mesi.
Ma se attorno agli aspetti finanziari dell?operazione Monte Nieddu volteggiano i punti interrogativi, è certo che il progetto per la diga destinata a dare l?acqua necessaria al basso Sulcis, compresa la rigogliosa piana di Pula, è nato sotto un cattivo auspicio e una brutta stella continua a influire negativamente sui lavori: è di poche settimane fa la notizia del risarcimento richiesto dalle imprese alla Regione. Si parla di sessanta milioni di euro, una somma enorme che in base all?accordo raggiunto con l?assessorato regionale ai lavori pubblici andrà all?esame di un collegio arbitrale. Questo perché la colpa dello stop ai lavori sarebbe tutta della Regione, che attraverso il Consorzio di bonifica aveva garantito agli spagnoli della Dragados la fornitura costante delle polveri di carbone indispensabili a produrre il ?cemento rullato?, il materiale scelto dai progettisti per realizzare la struttura della diga. Il carbone doveva arrivare da Nuraxi Figus ma la vicenda della miniera è troppo nota perchè si debba raccontarla ancora. Niente carbone, niente diga: chiuso il cantiere col venti per cento dei lavori realizzati e diversi ettari di bosco devastati, l?associazione di imprese ha aperto il contenzioso con l?ente regionale scaricandogli addosso ogni responsabilità. La diga doveva essere pronta entro dicembre del 2001, a cinque anni dalla data stabilita di pronto ci sono solo atti legali. Ora però – partendo da un esposto del Gruppo di Intervento giuridico e degli Amici della terra, da sempre ostili alla costruzione della diga, che hanno chiesto una commissione d?inchiesta regionale – la Corte dei Conti vuole capire se sia vero che nel complicato rapporto ente-imprese siano andati perduti 38 miliardi e mezzo di lire e se – come sostengono gli ecologisti – per mettere in piedi uno sbarramento di dubbia utilità ora siano indispensabili, oltre ai risarcimenti, almeno altri 150 milioni di euro. Perché se fosse vero gli interrogativi sarebbero giustificati. L?assessore ai lavori pubblici Carlo Mannoni – ha spiegato – fa affidamento sui fondi comunitari. Gli ambientalisti gli chiedono invece di risanare il bosco e liquidare l?impresa Dragados con uno sbrigativo saluto.

da L?Unione Sarda, 20 ottobre 2006

Sarroch. La magistratura vuole accertare se ci sia stato sperpero di denaro pubblico. La Corte dei conti indaga sulla diga. Sequestrati dalla Finanza i documenti su Monte Nieddu. In attesa che un collegio arbitrale sani il conflitto con i costruttori, la Corte dei conti apre un?inchiesta: c?è un danno erariale ? Maria Francesca Chiappe.

In attesa dell?arbitrato scende in campo la Corte dei conti. Su delega del procuratore Mario scano la Guardia di Finanza ha bussato alla porta degli uffici cagliaritani del Consorzio di bonifica meridionale e ha chiesto di accedere a tutti i documenti riguardanti la diga di Monte Nieddu. La magistratura contabile vuole studiare le carte per accertare se ci sia stato sperpero di denaro pubblico nei lavori avviati otto anni fa e interrotti nel 2002. L?inchiesta. L?indagine è stata avviata in seguito alle iniziative del mese scorso: in particolare le associazioni ambientaliste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico chiedevano la rescissione del contratto e la successiva realizzazione di un progetto di ?rinaturalizzazione? delle vallate che dovrebbero ospitare l?invaso. La battaglia contro quello che gli ecologisti ritengono un programma idrico assolutamente inutile sono cominciate diversi anni fa: la costruzione del mega invaso di Sarroch non servirebbe a garantire le scorte d?acqua necessarie alla costa sud occidentale della Sardegna, nel contempo creerebbe un grave danno ambientale e comporterebbe un notevole spreco di denaro pubblico. L?accordo. Tutto questo succede a poche settimane dall?accordo del Consorzio di Bonifica con l?associazione temporanea di imprese Dragados e Fincosit: un collegio arbitrale risolverà il contenzioso sui lavori consegnati il 21 gennaio 1998 e sospesi nel febbraio 2002 quando era stato realizzato soltanto il 20 per cento dell?intero progetto. I costruttori chiedono un risarcimento di 60 milioni di euro. L?invaso. L?invaso di Monte Nieddu è stato progettato per raccogliere 35 milioni di metri cubi di acqua anche se potranno essere utilizzati soltanto 25 milioni di metri cubi. Di lì le accuse: per l?opera serve una cifra spropositata per una quantità di risorsa modesta. Conti alla mano, il costo della diga era stato quantificato in 123 miliardi di lire, ora ci sono i 30 milioni di euro chiesti per far cessare il conflitto. Serviranno poi altre decine di milioni di euro per le condotte che attualmente non sono neppure progettate. I sindaci. In settembre i sindaci di Sarroch, Pula, e Villa San Pietro hanno discusso della situazione con l?assessore regionale ai Lavori pubblici Carlo Cannoni. Walter Cabasino, sindaco di Pula e consigliere di maggioranza alla Provincia, ha scritto una lettera al presidente della commissione Ambiente della Provincia: è preoccupato per la richiesta di rescissione del contratto avanzata dagli ambientalisti.

(foto L.C., archivio GrIG)

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Lo scempio della diga di Monte Nieddu arriva in Parlamento !


Il deputato verde Camillo Piazza ed il senatore comunista Francesco Martone hanno presentato due interrogazioni parlamentari (n. 4-0111172 presso la Camera dei Deputati e n. 4-00627 al Senato della Repubblica) al Ministro dell?ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, al Ministro per i beni e le attività culturali Francesco Rutelli, al Ministro dell?economia Tommaso Padoa Schioppa ed al Ministro delle politiche comunitarie Emma Bonino riguardo la scandalosa vicenda della diga di Monte Nieddu ? Is Canargius. I parlamentari interroganti chiedono agli esponenti del Governo direttamente interessati quali iniziative intendano adottare per la tutela degli interessi alla salvaguardia ambientale ed alla rigorosa spesa pubblica posti in pericolo da un?opera pubblica tanto inutile e dispendiosa quanto devastante sul piano naturalistico.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico avevano recentemente inviato una richiesta (istanza del 15 settembre 2006) di rescissione del contratto per la realizzazione della diga di Monte Nieddu ? Is Canargius e di predisposizione di un serio progetto di rinaturalizzazione delle vallate di Monte Nieddu e Is Canargius al Presidente della Regione Renato Soru, all?Assessore regionale dei lavori pubblici e, ad interim, della difesa dell?ambiente Carlo Mannoni, all?Assessore regionale dei beni culturali Elisabetta Pilia, al commissario straordinario del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale Dino Dessì, al Direttore generale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna Paolo Scarpellini e, per opportuna conoscenza, al Ministro dell?ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ed al Ministro per i beni e le attività culturali Francesco Rutelli.

Infatti, lo scorso 12 settembre il Consorzio di Bonifica per la Sardegna Meridionale e l?A.T.I. Dragados S.A. e Fincosit s.p.a. avrebbero sottoscritto un accordo per la devoluzione ad un collegio arbitrale dei contenziosi esistenti in ordine alla realizzazione dell?invaso di Monti Nieddu ? Is Canargius, nei Comuni di Pula, Sarroch, Villa San Pietro (CA). Detti lavori, consegnati il 21 gennaio 1998, sono sospesi dal febbraio 2002 e risultano attuati per meno del 20 %. Secondo notizie stampa, il risarcimento richiesto dal consorzio di costruttori sarebbe stimabile in circa 60 milioni di euro. Il collegio arbitrale dovrebbe pronunciarsi entro 180 giorni

Riassumiamo la vicenda, una delle più scandalose riguardo ambiente ed opere pubbliche avvenute in Sardegna. Da qualche anno una delle parti più pregevoli della più vasta foresta del Mediterraneo, le vallate contigue di Monte Nieddu e di Is Canargius (Comuni di Villa S. Pietro, Sarroch e Pula), è stata sventrata per un?opera pubblica tanto inutile quanto deleteria. Di un?importantissima area di rilevanza naturalistica, ricca di vegetazione mediterranea e di specie faunistiche di primaria importanza (Cervo sardo, Falco pellegrino, Aquila reale, ecc.) ne è stata fatto semplicemente carne da macello. Perché ? Per realizzare la diga di Monte Nieddu con la traversa di Is Canargius e le opere connesse. Il progetto: la costruzione di una diga sul Rio di Monte Nieddu (nei Comuni di Sarroch, Pula, Villa S.Pietro, in Provincia di Cagliari) in loc. Sa Stria, altezza mt. 87 (mt. 17 fondazioni + mt. 70 fuori terra), lunghezza mt. 340, in ?calcestruzzo rullato? a gravità, capacità potenziale di invaso di 35,4 milioni di mc. di acqua; una traversa sul Rio Is Canargius in loc. Medau Aingiu, altezza mt. 15, lunghezza mt. 100 circa, destinata successivamente a diventare una diga alta mt. 40 fuori terra, con un invaso di circa 8 milioni di mc. potenziali. I due invasi saranno collegati da una galleria di valico lunga circa 1 Km., mentre sono previste altre tre traverse ?minori? sui Rii Lilloni, Tintioni, Palaceris con una condotta irrigua addutrice di circa 8 Km. ed altre opere connesse (elettrodotti ad alta tensione a valle della diga, strade, accantieramenti, ecc.).

Questa immane opera pubblica venne progettata dal prof. Costantino Fassò, un?autorità in materia, negli anni ?60 del secolo scorso e poi approvata dal Consiglio superiore dei lavori pubblici nel lontano 1970. La concessione per la derivazione della risorsa idrica venne rilasciata al Consorzio di bonifica per la Sardegna meridionale, ente attuatore, dall?Assessorato regionale dei lavori pubblici nel lontano 1975 (decreto n. 663 del 5 agosto 1975). Per questa ?archeologica? approvazione non si diede corso ? contro ogni esigenza territoriale, economica e di buon senso ? al procedimento di valutazione di impatto ambientale ? V.I.A., obbligatorio per simili interventi dal 1988. Nel 1994 il progetto emerse dal lungo sonno e venne approvato dalla Regione autonoma della Sardegna.

Secondo gli intendimenti del Consorzio di bonifica, uno dei tanti ?feudatari? delle acque sarde, le previsioni di utilizzazione idrica indicavano in origine 23.321.000 mc. di acqua/anno per l?irrigazione di 5.000 ettari, 6.300.000 mc. di acqua/anno per usi industriali, 3.500.000 mc. di acqua/anno per usi civili, mentre, nel bel mezzo della crisi idrica di metà degli anni ?90, affermavano che 21.500.000 mc. di acqua/anno sarebbero andrebbero ad irrigare 4.590 ettari e 9.600.000 mc. di acqua/anno per usi civili in favore della popolazione residente (circa 30 mila abitanti). Silenzio su quanta acqua finiva alle industrie. Le industrie del polo di Sarroch, infatti, hanno ricevuto negli anni 1995 e 1996 dall?acquedotto costiero del CASIC (attraverso la controllata TECNOCASIC s.p.a.) una media di circa 10 milioni di mc. di acqua annui (dati CASIC) a cui si sommano (stime 1994) altri 700 mila mc. di acqua attinti dalla SARAS spa dai pozzi. Soltanto una percentuale di circa il 30 % del consumo idrico industriale del polo di Sarroch proveniva dalla desalinizzazione e dal riciclaggio. Si tratta di svariati milioni di mc. di acqua che potevano essere destinati agli usi agricoli e civili (nel 1995 l?E.S.A.F. ha fornito circa 3.350.000 mc. di acqua nella zona per usi civili). E? ovvio – e lo abbiamo sempre sostenuto – che la destinazione di questi quantitativi idrici agli usi civili ed agricoli avrebbe tolto i pretesi argomenti a sostegno della realizzazione della diga di Monte Nieddu.

La realizzazione dell?invaso e delle opere connesse è stata finanziata con il piano operativo plurifondo ? P.O.P. 1994-1999 (fondi strutturali europei) con un finanziamento di 110 (anni 1994-1996) + 70 (anni 1997-1999) miliardi di lire che, però, sarebbero stati sufficienti per il solo 1° lotto. In totale la spesa prevista veniva stimata in circa 250 miliardi di vecchie lire.

Grazie ad una nutrita serie di azioni legali e di sensibilizzazione esperite in tutte le sedi dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico a partire dal 1994 il progetto dal pesantissimo impatto ambientale venne ridimensionato: con decreto del 16 luglio 1996 (poi modificato) il Ministero per i beni e le attività culturali annullava l?autorizzazione paesaggistica regionale n. 894 del 19 gennaio 1996. Lo stesso Ministero dell?ambiente – Servizio VIA (nota n. 3976/VIA/A.51.10 del 14 maggio 1996) richiedeva radicali cambiamenti progettuali riguardo ?il complesso delle opere? in relazione alle ?destinazione d?uso previste? ed a ?misure di mitigazione e compensazione tali da evitare problemi di salinizzazione delle falde (che risultano già fortemente presenti nella zona, n.d.r.), alterazione dei regimi idrici, compromissione di aree individuate ai sensi della Direttiva Comunitaria n. 92/43, ecc.? , ritenendo inoltre ?che si possano raggiungere notevoli risparmi nell?uso delle acque a scopo industriale così come negli susi agricoli attraverso la scelta di diversi sistemi irrigui o di riciclaggio dei reflui … alla luce delle mutate situazioni … alla luce delle mutate tecnologie?. L?area interessata, infatti, è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004), destinata a parco naturale regionale (legge regionale n. 31/1989 ? allegato A), inclusa nel sito di importanza comunitaria ? SIC ?Monte Arcosu? (direttiva n. 92/43/CEE), ricca di fauna e vegetazione mediterranea di primaria importanza. Per ?sbloccare? l?invaso si mossero un po? tutti: dall?allora Presidente della Giunta regionale Federico Palomba (oggi deputato) all?allora assessore regionale dei lavori pubblici Paolo Fadda, parlamentari, consiglieri regionali (attivissimo l?attuale deputato Paolo Fadda), le organizzazioni degli agricoltori, l?allora Presidente della Provincia di Cagliari Nicola Scano, gli allora sindaci di Villa S. Pietro, Pula, Sarroch e Capoterra minacciarono le dimissioni. Aurelio Misiti, Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, dichiarava (1997) che ?sotto un certo parallelo, più precisamente nel centro-sud, opere come questa di Monte Nieddu vengono spesso boicottate per i più svariati motivi. Non ultimo da pseudo culture che si richiamano all?ambientalismo. Nessuno può permettersi il lusso di dire che in Europa deve entrare solo una parte del nostro Paese, i ritardi nella realizzazione dei progetti dei progetti al sud rischiano però di avvalorare queste tesi? definite ?pseudo culture ambientaliste?. L?allora assessore regionale dei lavori pubblici Paolo Fadda, docente nella Facoltà di Ingegneria dell?Ateneo cagliaritano, minacciava imprecisate azioni di rivalsa contro gli ecologisti ?cattivi?. Per indorare la pillola veniva fatto, depositato (ottobre 1994) e pagato anche uno ?studio per la valutazione di impatto ambientale? a babbo morto sottoscritto dal prof. Pasquale Mistretta, allora come oggi Magnifico Rettore dell?Università di Cagliari, dall?ing. Roberto Binaghi, presenza frequente nelle progettazioni della ricorrente ?emergenza idrica? di quegli anni, dalla prof.ssa Emanuela Abis, allora assessore comunale dell?urbanistica cagliaritana, dal noto ?ambientalista? Helmar Schenk e vari altri esperti?..
La ?grande diga? si doveva fare, punto e basta.

Dopo la regolare gara d?appalto europea - con un ribasso del 21,4 % rispetto agli 87 miliardi e 447 milioni di vecchie lire dell?importo a base d?asta – si aggiudicava i lavori l?A.T.I. spagnola Dragados e FCC Fomento: il 21 gennaio 1998 venivano consegnati i lavori che dovevano concludersi, pena la perdita di ingenti fondi comunitari, entro il 30 dicembre 2001. In meno di tre anni. Roba da Guiness dei primati?..

Come era facilmente prevedibile, si scoprì che, per rendere utilizzabile l?invaso, sarebbero stati necessari altri 125 miliardi di vecchie lire per realizzare le condutture di adduzione ed irrigazione, non arrivarono i 200 posti di lavoro locali promessi, sparirono le decine e decine di alberi secolari (lecci, carrubi, ginepri, ecc.) che dovevano essere reimpiantati a valle dello sbarramento, vi furono i soliti ?problemi tecnici?. Dopo un paio di anni il cantiere veniva abbandonato dal consorzio spagnolo vincitore dell?appalto (A.T.I. Dragados e FCC Fomento) per presunte inadempienze del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale (ente attuatore) con una richiesta di risarcimento danni di ben 60 miliardi di vecchie lire. Con lo svanire del termine ultimo per la chiusura dei lavori del 31 dicembre 2001 sono andati persi 38 miliardi e 628 milioni di vecchie lire di fondi comunitari. All?ottobre 2005 i lavori realizzati risultavano pari al 19,46 % di quelli previsti. Per il termine e la funzionalità dei lavori non saranno necessari, oggi, meno di 150 milioni di euro. L?attuale assessore regionale dei lavori pubblici Mannoni spera di reperirne almeno un po? dai fondi comunitari del piano operativo nazionale ? P.O.N. ?aree depresse?. Un vero successo !

Oggi, nel silenzio dei tanti ?padri? di questa vergogna istituzionale, di questo scempio ambientale ed economico, ci sembra esistere un?unica soluzione razionale anche per trarre d?impaccio la gestione commissariale del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale: la rescissione del contratto con indennizzo per la realizzazione dell?opera su adeguati indirizzi da parte della Regione autonoma della Sardegna in materia di politica di gestione della risorsa idrica ed un serio progetto di rinaturalizzazione delle vallate di Monte Nieddu e Is Canargius curato dalle strutture tecnico-amministrative regionali (Corpo forestale e di vigilanza ambientale, Ente foreste della Sardegna, Genio civile).

Qualche dato complessivo sulla disponibilità idrica regionale: la Sardegna possiede ben 32 invasi di grandi/medie dimensioni aventi una capacità massima attuale di 2 miliardi e 194 milioni di mc. di acqua, di cui 1 miliardo e 472,33 milioni di mc. con autorizzazione all?invaso (dati R.A.S.). Ha 1.640.000 residenti (la metà di Roma) e circa un sesto della risorsa idrica ?invasabile? di tutto il territorio nazionale (526 bacini medio/grandi per circa 10 miliardi di mc. di risorsa idrica ?invasabile?, vi sono ulteriori 10 mila circa piccoli bacini con capacità inferiore a 100 mila mc., più facili da gestire – dati Ministero LL.PP.). A partire dal 31 dicembre 1995 è stata autorizzata una complessiva ulteriore capacità di invaso, in seguito alle previste procedure di collaudo (art. 14 regolamento dighe), di ben 328,359 milioni di mc. di acqua. La sola nuova diga sul Tirso (la 32^) potrà invasare, a collaudi ultimati, circa 800 milioni di mc. di acqua: è, quindi, agevole sostenere che, a operazioni di collaudo ultimate delle dighe già realizzate, la Sardegna potrà contare su circa 2 miliardi e 600 milioni di mc. di risorsa idrica ?invasabile?.

Non dobbiamo, poi, dimenticarci che attualmente si stimano in circa 350 milioni di mc. annui i reflui civili depurati scaricati direttamente in mare senza praticamente alcun riutilizzo (il solo depuratore consortile di Cagliari-Is Arenas scarica circa 60 milioni di mc. all?anno, che solo da poco vengono portati ?in risalita? nel bacino di Simbirizzi per essere destinati all?agricoltura, con una spesa complessiva di circa 80 miliardi di vecchie lire, senza considerare le ingenti spese di esercizio). Analogamente avviene per i depuratori industriali: non siamo in possesso di dati complessivi, ma si tratta di una realtà certo non trascurabile. Il solo depuratore CASIC produce circa 20 milioni di mc. all?anno di acqua depurata.

Il caso della diga di Monte Nieddu ? Is Canargius dovrebbe insegnare qualcosa: gestire l?acqua vuol dire avere una regìa unica, collegamenti fra gli invasi, riciclaggio e riutilizzo dei reflui, risparmio idrico, sistemi a circuito chiuso e, soprattutto, basta con ulteriori dighe ! Ora ne è stata investita anche l?autorevole sede parlamentare ed il Governo nazionale, per voltare pagina rispetto ad una politica di gestione dell?acqua che non ha certo dato i migliori risultati.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto L.C., archivio GrIG)

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Lavori per la diga di Monte Nieddu ? Ripristino ambientale è meglio !


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inviato una richiesta (istanza del 15 settembre 2006) di rescissione del contratto per la realizzazione della diga di Monte Nieddu ? Is Canargius e di predisposizione di un serio progetto di rinaturalizzazione delle vallate di Monte Nieddu e Is Canargius al Presidente della Regione Renato Soru, all?Assessore regionale dei lavori pubblici e, ad interim, della difesa dell?ambiente Carlo Mannoni, all?Assessore regionale dei beni culturali Elisabetta Pilia, al commissario straordinario del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale Dino Dessì, al Direttore generale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna Paolo Scarpellini e, per opportuna conoscenza, al Ministro dell?ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ed al Ministro per i beni e le attività culturali Francesco Rutelli.

Lo scorso 12 settembre il Consorzio di Bonifica per la Sardegna Meridionale e l?A.T.I. Dragados S.A. e Fincosit s.p.a. avrebbero sottoscritto un accordo per la devoluzione ad un collegio arbitrale dei contenziosi esistenti in ordine alla realizzazione dell?invaso di Monti Nieddu ? Is Canargius, nei Comuni di Pula, Sarroch, Villa San Pietro (CA). Detti lavori, consegnati il 21 gennaio 1998, sono sospesi dal febbraio 2002 e risultano attuati per meno del 20 %. Secondo notizie stampa, il risarcimento richiesto dal consorzio di costruttori sarebbe stimabile in circa 60 milioni di euro. Il collegio arbitrale dovrebbe pronunciarsi entro 180 giorni

Riassumiamo la vicenda, una delle più scandalose riguardo ambiente ed opere pubbliche avvenute in Sardegna. Da qualche anno una delle parti più pregevoli della più vasta foresta del Mediterraneo, le vallate contigue di Monte Nieddu e di Is Canargius (Comuni di Villa S. Pietro, Sarroch e Pula), è stata sventrata per un?opera pubblica tanto inutile quanto deleteria. Di un?importantissima area di rilevanza naturalistica, ricca di vegetazione mediterranea e di specie faunistiche di primaria importanza (Cervo sardo, Falco pellegrino, Aquila reale, ecc.) ne è stata fatto semplicemente carne da macello. Perché ? Per realizzare la diga di Monte Nieddu con la traversa di Is Canargius e le opere connesse. Il progetto: la costruzione di una diga sul Rio di Monte Nieddu (nei Comuni di Sarroch, Pula, Villa S.Pietro, in Provincia di Cagliari) in loc. Sa Stria, altezza mt. 87 (mt. 17 fondazioni + mt. 70 fuori terra), lunghezza mt. 340, in ?calcestruzzo rullato? a gravità, capacità potenziale di invaso di 35,4 milioni di mc. di acqua; una traversa sul Rio Is Canargius in loc. Medau Aingiu, altezza mt. 15, lunghezza mt. 100 circa, destinata successivamente a diventare una diga alta mt. 40 fuori terra, con un invaso di circa 8 milioni di mc. potenziali. i due invasi saranno collegati da una galleria di valico lunga circa 1 Km., mentre sono previste altre tre traverse ?minori? sui Rii Lilloni, Tintioni, Palaceris con una condotta irrigua addutrice di circa 8 Km. ed altre opere connesse (elettrodotti ad alta tensione a valle della diga, strade, accantieramenti, ecc.).

Questa immane opera pubblica venne progettata dal prof. Costantino Fassò, un?autorità in materia, negli anni ?60 del secolo scorso e poi approvata dal Consiglio superiore dei lavori pubblici nel lontano 1970. La concessione per la derivazione della risorsa idrica venne rilasciata al Consorzio di bonifica per la Sardegna meridionale, ente attuatore, dall?Assessorato regionale dei lavori pubblici nel lontano 1975 (decreto n. 663 del 5 agosto 1975). Per questa ?archeologica? approvazione non si diede corso ? contro ogni esigenza territoriale, economica e di buon senso ? al procedimento di valutazione di impatto ambientale ? V.I.A., obbligatorio per simili interventi dal 1988. Nel 1994 il progetto emerse dal lungo sonno e venne approvato dalla Regione autonoma della Sardegna.

Secondo gli intendimenti del Consorzio di bonifica, uno dei tanti ?feudatari? delle acque sarde, le previsioni di utilizzazione idrica indicavano in origine 23.321.000 mc. di acqua/anno per l?irrigazione di 5.000 ettari, 6.300.000 mc. di acqua/anno per usi industriali, 3.500.000 mc. di acqua/anno per usi civili, mentre, nel bel mezzo della crisi idrica di metà degli anni ?90, affermavano che 21.500.000 mc. di acqua/anno sarebbero andrebbero ad irrigare 4.590 ettari e 9.600.000 mc. di acqua/anno per usi civili in favore della popolazione residente (circa 30 mila abitanti). Silenzio su quanta acqua finiva alle industrie. Le industrie del polo di Sarroch, infatti, hanno ricevuto negli anni 1995 e 1996 dall?acquedotto costiero del CASIC (attraverso la controllata TECNOCASIC s.p.a.) una media di circa 10 milioni di mc. di acqua annui (dati CASIC) a cui si sommano (stime 1994) altri 700 mila mc. di acqua attinti dalla SARAS spa dai pozzi. Soltanto una percentuale di circa il 30 % del consumo idrico industriale del polo di Sarroch proveniva dalla desalinizzazione e dal riciclaggio. Si tratta di svariati milioni di mc. di acqua che potevano essere destinati agli usi agricoli e civili (nel 1995 l?E.S.A.F. ha fornito circa 3.350.000 mc. di acqua nella zona per usi civili). E? ovvio – e lo abbiamo sempre sostenuto – che la destinazione di questi quantitativi idrici agli usi civili ed agricoli avrebbe tolto i pretesi argomenti a sostegno della realizzazione della diga di Monte Nieddu.

La realizzazione dell?invaso e delle opere connesse è stata finanziata con il piano operativo plurifondo ? P.O.P. 1994-1999 (fondi strutturali europei) con un finanziamento di 110 (anni 1994-1996) + 70 (anni 1997-1999) miliardi di lire che, però, sarebbero stati sufficienti per il solo 1° lotto. In totale la spesa prevista veniva stimata in circa 250 miliardi di vecchie lire.

Grazie ad una nutrita serie di azioni legali e di sensibilizzazione esperite in tutte le sedi dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico a partire dal 1994 il progetto dal pesantissimo impatto ambientale venne ridimensionato: con decreto del 16 luglio 1996 (poi modificato) il Ministero per i beni e le attività culturali annullava l?autorizzazione paesaggistica regionale n. 894 del 19 gennaio 1996. Lo stesso Ministero dell?ambiente – Servizio VIA (nota n. 3976/VIA/A.51.10 del 14 maggio 1996) richiedeva radicali cambiamenti progettuali riguardo ?il complesso delle opere? in relazione alle ?destinazione d?uso previste? ed a ?misure di mitigazione e compensazione tali da evitare problemi di salinizzazione delle falde (che risultano già fortemente presenti nella zona, n.d.r.), alterazione dei regimi idrici, compromissione di aree individuate ai sensi della Direttiva Comunitaria n. 92/43, ecc.? , ritenendo inoltre ?che si possano raggiungere notevoli risparmi nell?uso delle acque a scopo industriale così come negli susi agricoli attraverso la scelta di diversi sistemi irrigui o di riciclaggio dei reflui … alla luce delle mutate situazioni … alla luce delle mutate tecnologie?. L?area interessata, infatti, è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004), destinata a parco naturale regionale (legge regionale n. 31/1989 ? allegato A), inclusa nel proposto sito di importanza comunitaria ? pSIC ?Monte NIeddu? (direttiva n. 92/43/CEE), ricca di fauna e vegetazione mediterranea di primaria importanza. Per ?sbloccare? l?invaso si mossero un po? tutti: dall?allora Presidente della Giunta regionale Federico Palomba (oggi deputato) all?allora assessore regionale dei lavori pubblici Paolo Fadda, parlamentari, consiglieri regionali (attivissimo l?attuale deputato Paolo Fadda), le organizzazioni degli agricoltori, l?allora Presidente della Provincia di Cagliari Nicola Scano, gli allora sindaci di Villa S. Pietro, Pula, Sarroch e Capoterra minacciarono le dimissioni. Aurelio Misiti, Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, dichiarava (1997) che ?sotto un certo parallelo, più precisamente nel centro-sud, opere come questa di Monte Nieddu vengono spesso boicottate per i più svariati motivi. Non ultimo da pseudo culture che si richiamano all?ambientalismo. Nessuno può permettersi il lusso di dire che in Europa deve entrare solo una parte del nostro Paese, i ritardi nella realizzazione dei progetti dei progetti al sud rischiano però di avvalorare queste tesi? definite ?pseudo culture ambientaliste?. L?allora assessore regionale dei lavori pubblici Paolo Fadda, docente nella Facoltà di Ingegneria dell?Ateneo cagliaritano, minacciava imprecisate azioni di rivalsa contro gli ecologisti ?cattivi?. Per indorare la pillola veniva fatto, depositato (ottobre 1994) e pagato anche uno ?studio per la valutazione di impatto ambientale?, a babbo morto, sottoscritto dal prof. Pasquale Mistretta, allora come oggi Magnifico Rettore dell?Università di Cagliari, dall?ing. Roberto Binaghi, presenza frequente nelle progettazioni della ricorrente ?emergenza idrica? di quegli anni, dalla prof.ssa Emanuela Abis, allora assessore comunale dell?urbanistica cagliaritana, dal noto ?ambientalista? Helmar Schenk e vari altri esperti?..
La ?grande diga? si doveva fare, punto e basta.

Dopo la regolare gara d?appalto europea – con un ribasso del 21,4 % rispetto agli 87 miliardi e 447 milioni di vecchie lire dell?importo a base d?asta – si aggiudicava i lavori l?A.T.I. spagnola Dragados e FCC Fomento: il 21 gennaio 1998 venivano consegnati i lavori che dovevano concludersi, pena la perdita di ingenti fondi comunitari, entro il 30 dicembre 2001. In meno di tre anni. Roba da Guiness dei primati?..

Come era facilmente prevedibile, si scoprì che, per rendere utilizzabile l?invaso, sarebbero stati necessari altri 125 miliardi di vecchie lire per realizzare le condutture di adduzione ed irrigazione, non arrivarono i 200 posti di lavoro locali promessi, sparirono le decine e decine di alberi secolari (lecci, carrubi, ginepri, ecc.) che dovevano essere reimpiantati a valle dello sbarramento, vi furono i soliti ?problemi tecnici?. Dopo un paio di anni il cantiere veniva abbandonato dal consorzio spagnolo vincitore dell?appalto (A.T.I. Dragados e FCC Fomento) per presunte inadempienze del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale (ente attuatore) con una richiesta di risarcimento danni di ben 60 miliardi di vecchie lire. Con lo svanire del termine ultimo per la chiusura dei lavori del 31 dicembre 2001 sono andati persi 38 miliardi e 628 milioni di vecchie lire di fondi comunitari. All?ottobre 2005 i lavori realizzati risultavano pari al 19,46 % di quelli previsti. Per il termine e la funzionalità dei lavori non saranno necessari, oggi, meno di 150 milioni di euro. L?attuale assessore regionale dei lavori pubblici Mannoni spera di reperirne almeno un po? dai fondi comunitari del piano operativo nazionale ? P.O.N. ?aree depresse?. Un vero successo !

Oggi, nel silenzio dei tanti ?padri? di questa vergogna istituzionale, di questo scempio ambientale ed economico, ci sembra esistere un?unica soluzione razionale anche per trarre d?impaccio la gestione commissariale del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale: la rescissione del contratto con indennizzo per la realizzazione dell?opera su adeguati indirizzi da parte della Regione autonoma della Sardegna in materia di politica di gestione della risorsa idrica ed un serio progetto di rinaturalizzazione delle vallate di Monte Nieddu e Is Canargius curato dalle strutture tecnico-amministrative regionali (Corpo forestale e di vigilanza ambientale, Ente foreste della Sardegna, Genio civile).

Qualche dato complessivo sulla disponibilità idrica regionale: la Sardegna possiede ben 32 invasi di grandi/medie dimensioni aventi una capacità massima attuale di 2 miliardi e 194 milioni di mc. di acqua, di cui 1 miliardo e 472,33 milioni di mc. con autorizzazione all?invaso (dati R.A.S.). Ha 1.640.000 residenti (la metà di Roma) e circa un sesto della risorsa idrica ?invasabile? di tutto il territorio nazionale (526 bacini medio/grandi per circa 10 miliardi di mc. di risorsa idrica ?invasabile?, vi sono ulteriori 10 mila circa piccoli bacini con capacità inferiore a 100 mila mc., più facili da gestire – dati Ministero LL.PP.). A partire dal 31 dicembre 1995 è stata autorizzata una complessiva ulteriore capacità di invaso, in seguito alle previste procedure di collaudo (art. 14 regolamento dighe), di ben 328,359 milioni di mc. di acqua. La sola nuova diga sul Tirso (la 32^) potrà invasare, a collaudi ultimati, circa 800 milioni di mc. di acqua: è, quindi, agevole sostenere che, a operazioni di collaudo ultimate delle dighe già realizzate, la Sardegna potrà contare su circa 2 miliardi e 600 milioni di mc. di risorsa idrica ?invasabile?.

Non dobbiamo, poi, dimenticarci che attualmente si stimano in circa 350 milioni di mc. annui i reflui civili depurati scaricati direttamente in mare senza praticamente alcun riutilizzo (il solo depuratore consortile di Cagliari-Is Arenas scarica circa 60 milioni di mc. all?anno, che solo da poco vengono portati ?in risalita? nel bacino di Simbirizzi per essere destinati all?agricoltura, con una spesa complessiva di circa 80 miliardi di vecchie lire, senza considerare le ingenti spese di esercizio). Analogamente avviene per i depuratori industriali: non siamo in possesso di dati complessivi, ma si tratta di una realtà certo non trascurabile. Il solo depuratore CASIC produce circa 20 milioni di mc. all?anno di acqua depurata.

Il caso della diga di Monte Nieddu ? Is Canargius dovrebbe insegnare qualcosa: gestire l?acqua vuol dire avere una regìa unica, collegamenti fra gli invasi, riciclaggio e riutilizzo dei reflui, risparmio idrico, sistemi a circuito chiuso e, soprattutto, basta con ulteriori dighe !

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto L.C., archivio GrIG)

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Diga di Monte Nieddu, scempio annunciato, vergogna presente…..


Da qualche anno una delle parti più pregevoli della più vasta foresta del Mediterraneo, le vallate contigue di Monte Nieddu e di Is Canargius (Comuni di Villa S. Pietro, Sarroch e Pula), è stata sventrata per un?opera pubblica tanto inutile quanto deleteria. Di un?importantissima area di rilevanza naturalistica, ricca di vegetazione mediterranea e di specie faunistiche di primaria importanza (Cervo sardo, Falco pellegrino, Aquila reale, ecc.) ne è stata fatto semplicemente carne da macello. Perché ? Per realizzare la diga di Monte Nieddu con la traversa di Is Canargius e le opere connesse. Il progetto: la costruzione di una diga sul Rio di Monte Nieddu (nei Comuni di Sarroch, Pula, Villa S.Pietro, in Provincia di Cagliari) in località Sa Stria, altezza mt. 87 (mt. 17 fondazioni + mt. 70 fuori terra), lunghezza mt. 340, in ?calcestruzzo rullato? a gravità, capacità potenziale di invaso di 35,4 milioni di mc. di acqua; una traversa sul Rio Is Canargius in località Medau Aingiu, altezza mt. 15, lunghezza mt. 100 circa, destinata successivamente a diventare una diga alta mt. 40 fuori terra, con un invaso di circa 8 milioni di mc. potenziali. I due invasi saranno collegati da una galleria di valico lunga circa 1 Km., mentre sono previste altre tre traverse ?minori? sui Rii Lilloni, Tintioni, Palaceris con una condotta irrigua addutrice di circa 8 Km. ed altre opere connesse (elettrodotti ad alta tensione a valle della diga, strade, accantieramenti, ecc.).

Questa immane opera pubblica venne progettata dal prof. Costantino Fassò, un?autorità in materia, negli anni ?60 del secolo scorso e poi approvata dal Consiglio superiore dei lavori pubblici nel lontano 1970. La concessione per la derivazione della risorsa idrica venne rilasciata al Consorzio di bonifica per la Sardegna meridionale, ente attuatore, dall?Assessorato regionale dei lavori pubblici nel lontano 1975 (decreto n. 663 del 5 agosto 1975). Per questa ?archeologica? approvazione non si diede corso ? contro ogni esigenza territoriale, economica e di buon senso ? al procedimento di valutazione di impatto ambientale ? V.I.A., obbligatorio per simili interventi dal 1988. Nel 1994 il progetto emerse dal lungo sonno e venne approvato dalla Regione autonoma della Sardegna.

Secondo gli intendimenti del Consorzio di bonifica, uno dei tanti ?feudatari? delle acque sarde, le previsioni di utilizzazione idrica indicavano in origine 23.321.000 mc. di acqua/anno per l?irrigazione di 5.000 ettari, 6.300.000 mc. di acqua/anno per usi industriali, 3.500.000 mc. di acqua/anno per usi civili, mentre, nel bel mezzo della crisi idrica di metà degli anni ?90, affermavano che 21.500.000 mc. di acqua/anno sarebbero andrebbero ad irrigare 4.590 ettari e 9.600.000 mc. di acqua/anno per usi civili in favore della popolazione residente (circa 30 mila abitanti). Silenzio su quanta acqua finiva alle industrie. Le industrie del polo di Sarroch, infatti, hanno ricevuto negli anni 1995 e 1996 dall?acquedotto costiero del CASIC (attraverso la controllata TECNOCASIC spa) una media di circa 10 milioni di mc. di acqua annui (dati CASIC) a cui si sommano (stime 1994) altri 700 mila mc. di acqua attinti dalla SARAS spa dai pozzi. Soltanto una percentuale di circa il 30 % del consumo idrico industriale del polo di Sarroch proveniva dalla desalinizzazione e dal riciclaggio. Si tratta di svariati milioni di mc. di acqua che potevano essere destinati agli usi agricoli e civili (nel 1995 l?E.S.A.F. ha fornito circa 3.350.000 mc. di acqua nella zona per usi civili). E? ovvio – e lo abbiamo sempre sostenuto – che la destinazione di questi quantitativi idrici agli usi civili ed agricoli avrebbe tolto i pretesi argomenti a sostegno della realizzazione della diga di Monte Nieddu.

La realizzazione dell?invaso e delle opere connesse è stata finanziata con il piano operativo plurifondo ? P.O.P. 1994-1999 (fondi strutturali europei) con un finanziamento di 110 (anni 1994-1996) + 70 (anni 1997-1999) miliardi di lire che, però, sarebbero stati sufficienti per il solo 1° lotto. In totale la spesa prevista veniva stimata in circa 250 miliardi di vecchie lire.

Grazie ad una nutrita serie di azioni legali e di sensibilizzazione esperite in tutte le sedi dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico a partire dal 1994 il progetto dal pesantissimo impatto ambientale venne ridimensionato: con decreto del 16 luglio 1996 (poi modificato) il Ministero per i beni e le attività culturali annullava l?autorizzazione paesaggistica regionale n. 894 del 19 gennaio 1996. Lo stesso Ministero dell?ambiente – Servizio VIA (nota n. 3976/VIA/A.51.10 del 14 maggio 1996) richiedeva radicali cambiamenti progettuali riguardo ?il complesso delle opere? in relazione alle ?destinazione d?uso previste? ed a ?misure di mitigazione e compensazione tali da evitare problemi di salinizzazione delle falde (che risultano già fortemente presenti nella zona, n.d.r.), alterazione dei regimi idrici, compromissione di aree individuate ai sensi della Direttiva Comunitaria n. 92/43, ecc.? , ritenendo inoltre ?che si possano raggiungere notevoli risparmi nell?uso delle acque a scopo industriale così come negli susi agricoli attraverso la scelta di diversi sistemi irrigui o di riciclaggio dei reflui … alla luce delle mutate situazioni … alla luce delle mutate tecnologie?. L?area interessata, infatti, è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004), destinata a parco naturale regionale (legge regionale n. 31/1989 ? allegato A), inclusa nel proposto sito di importanza comunitaria ? pSIC ?Monte NIeddu? (direttiva n. 92/43/CEE). Per ?sbloccare? l?invaso si mossero un po? tutti: dall?allora Presidente della Giunta regionale Federico Palomba (oggi deputato) all?allora assessore regionale dei lavori pubblici Paolo Fadda, parlamentari, consiglieri regionali (attivissimo l?attuale deputato Paolo Fadda), le organizzazioni degli agricoltori, l?allora Presidente della Provincia di Cagliari Nicola Scano, gli allora sindaci di Villa S. Pietro, Pula, Sarroch e Capoterra minacciarono le dimissioni. Aurelio Misiti, Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, dichiarava (1997) che ?sotto un certo parallelo, più precisamente nel centro-sud, opere come questa di Monte Nieddu vengono spesso boicottate per i più svariati motivi. Non ultimo da pseudo culture che si richiamano all?ambientalismo. Nessuno può permettersi il lusso di dire che in Europa deve entrare solo una parte del nostro Paese, i ritardi nella realizzazione dei progetti dei progetti al sud rischiano però di avvalorare queste tesi? definite ?pseudo culture ambientaliste?. L?allora assessore regionale dei lavori pubblici Paolo Fadda, docente nella Facoltà di Ingegneria dell?Ateneo cagliaritano, minacciava imprecisate azioni di rivalsa contro gli ecologisti ?cattivi?. Per indorare la pillola veniva fatto, depositato (ottobre 1994) e pagato anche uno ?studio per la valutazione di impatto ambientale? a babbo morto sottoscritto dal prof. Pasquale Ristretta, allora come oggi Magnifico Rettore dell?Università di Cagliari, dall?ing. Roberto Binaghi, presenza frequente nelle progettazioni della ricorrente ?emergenza idrica? di quegli anni, dalla prof.ssa Emanuela Abis, allora assessore comunale dell?urbanistica cagliaritana, dal noto ?ambientalista? Helmar Schenk e vari altri esperti?..
La ?grande diga? si doveva fare, punto e basta.

Dopo la regolare gara d?appalto europea – con un ribasso del 21,4 % rispetto agli 87 miliardi e 447 milioni di vecchie lire dell?importo a base d?asta – si aggiudicava i lavori l?A.T.I. spagnola Dragados e FCC Fomento: il 21 gennaio 1998 venivano consegnati i lavori che dovevano concludersi, pena la perdita di ingenti fondi comunitari, entro il 30 dicembre 2001. Roba da Guiness dei primati?..

Come era facilmente prevedibile, si scoprì che, per rendere utilizzabile l?invaso, sarebbero stati necessari altri 125 miliardi di vecchie lire per realizzare le condutture di adduzione ed irrigazione, non arrivarono i 200 posti di lavoro locali promessi, sparirono le decine e decine di alberi secolari (lecci, carrubi, ginepri, ecc.) che dovevano essere reimpiantati a valle dello sbarramento, vi furono i soliti ?problemi tecnici?. Dopo un paio di anni il cantiere veniva abbandonato dal consorzio spagnolo vincitore dell?appalto (A.T.I. Dragados e FCC Fomento) per presunte inadempienze del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale (ente attuatore) con una richiesta di risarcimento danni di ben 60 miliardi di vecchie lire. Con lo svanire del termine ultimo per la chiusura dei lavori del 31 dicembre 2001 sono andati persi 38 miliardi e 628 milioni di vecchie lire di fondi comunitari. All?ottobre 2005 i lavori realizzati risultavano pari al 19,46 % di quelli previsti. Per il termine e la funzionalità dei lavori non saranno necessari, oggi, meno di 150 milioni di euro. L?attuale assessore regionale dei lavori pubblici Mannoni spera di reperirne almeno un po? dai fondi comunitari del piano operativo nazionale ? P.O.N. ?aree depresse?. Un vero successo !

Oggi, nel silenzio dei tanti ?padri? di questa vergogna istituzionale, di questo scempio ambientale ed economico, ci sembra esistere un?unica soluzione anche per trarre d?impaccio la gestione commissariale del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale: la rescissione del contratto per la realizzazione dell?opera su adeguati indirizzi da parte della Regione autonoma della Sardegna in materia di politica di gestione della risorsa idrica ed un serio progetto di rinaturalizzazione delle vallate di Monte Nieddu e Is Canargius curato dalle strutture tecnico-amministrative regionali (Corpo forestale e di vigilanza ambientale, Ente foreste della Sardegna, Genio civile).

Qualche dato complessivo sulla disponibilità idrica regionale: la Sardegna possiede ben 32 invasi di grandi/medie dimensioni aventi una capacità massima attuale di 2 miliardi e 194 milioni di mc. di acqua, di cui 1 miliardo e 472,33 milioni di mc. con autorizzazione all?invaso (dati R.A.S.). Ha 1.640.000 residenti (la metà di Roma) e circa un sesto della risorsa idrica ?invasabile? di tutto il territorio nazionale (526 bacini medio/grandi per circa 10 miliardi di mc. di risorsa idrica ?invasabile?, vi sono ulteriori 10 mila circa piccoli bacini con capacità inferiore a 100 mila mc., più facili da gestire – dati Ministero LL.PP.). A partire dal 31 dicembre 1995 è stata autorizzata una complessiva ulteriore capacità di invaso, in seguito alle previste procedure di collaudo (art. 14 regolamento dighe), di ben 328,359 milioni di mc. di acqua. La sola nuova diga sul Tirso (la 32^) potrà invasare, a collaudi ultimati, circa 800 milioni di mc. di acqua: è, quindi, agevole sostenere che, a operazioni di collaudo ultimate delle dighe già realizzate, la Sardegna potrà contare su circa 2 miliardi e 600 milioni di mc. di risorsa idrica ?invasabile?.

Non dobbiamo, poi, dimenticarci che attualmente si stimano in circa 350 milioni di mc. annui i reflui civili depurati scaricati direttamente in mare senza praticamente alcun riutilizzo (il solo depuratore consortile di Cagliari-Is Arenas scarica circa 60 milioni di mc. all?anno, che solo da poco vengono portati ?in risalita? nel bacino di Simbirizzi per essere destinati all?agricoltura, con una spesa complessiva di circa 80 miliardi di vecchie lire, senza considerare le ingenti spese di esercizio). Analogamente avviene per i depuratori industriali: non siamo in possesso di dati complessivi, ma si tratta di una realtà certo non trascurabile. Il solo depuratore CASIC produce circa 20 milioni di mc. all?anno di acqua depurata.

Il caso della diga di Monte Nieddu ? Is Canargius dovrebbe insegnare qualcosa: gestire l?acqua vuol dire avere una regìa unica, collegamenti fra gli invasi, riciclaggio e riutilizzo dei reflui, risparmio idrico, sistemi a circuito chiuso e, soprattutto, basta con ulteriori dighe !

Gruppo d?Intervento Giuridico Amici della Terra

(foto L.C., archivio GrIG)

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