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Post Taggati ‘gestione’

Imprenditori, Comune di Cagliari e Anfiteatro romano.

risposta su Anfiteatro romano, spettacoli, 2010

Che cosa succede se un imprenditore desidera “poter conoscere le caratteristiche, modalità e tempistiche necessarie per poter presentare domanda di gestione dell’Anfiteatro Romano di Cagliari per la stagione estiva 2010”?  Naturalmente il dirigente del Servizio cultura e spettacolo del Comune di Cagliari risponde che “sta predisponendo tutti gli atti necessari per stabilire modalità e termini di gestione e che “sarà cura … rendere noti tali termini e modalità mediante idonei mezzi (nota Comune Cagliari – Servizio cultura n. 116177 del 24 maggio 2010).

Risultato: nessuno sa come, ma la ben nota legnaia abusiva che ammorba il più importante monumento romano della Sardegna è sempre gestita dai soliti soggetti imprenditoriali.  “Idonei mezzi”, Gara, selezione, chi l’ha viste?   Abusi su abusi?

Gruppo d’intervento Giuridico

(elaborazione immagine GrIG)

Piano di gestione del distretto idrografico, avviata la redazione.

28 Maggio 2009 Commenti chiusi

La Sardegna è piena d’acqua!

Approvato definitivamente il piano regionale di gestione dei rifiuti urbani.

Ticket ecologici a Baunei, ma calette saturate e malgestite.

Progetto Camp Italia, studio sullo sviluppo sostenibile, la gestione sostenibile quando arriva?

Spiagge violentate, in Gallura.

Gestione “eco-sostenibile” delle spiagge, la Posidonia, i rifiuti.

13 Giugno 2008 Commenti chiusi

Gestione “eco-sostenibile” delle spiagge: sì, ma come ?

Linee guida per la gestione delle spiagge, queste sconosciute.

Linee guida per la gestione della fascia costiera.

La gestione del territorio che funziona: il Parco faunistico del Monte Amiata.


Un ottimo esempio di buona gestione del territorio da parte di un’amministrazione pubblica, il Parco faunistico del Monte Amiata. Un esempio agevolmente riproducibile anche in Sardegna, se ve ne fosse la volontà…

Gruppo d’Intervento Giuridico

Che cos’è ?

Il Parco Faunistico del Monte Amiata è una novità nel panorama dei Parchi a livello nazionale. S’ispira ai Wild Park tedeschi e, in un territorio assai piacevole dal punto di vista paesaggistico ed ambientale, propone una serie di aree faunistiche integrate di grandi dimensioni.
All’interno del Parco, un sistema di sentieri, che non devono mai essere abbandonati e apposite strutture come l’altana, permettono l’avvistamento, senza interposte barriere fisiche, fra visitatori ed animali, di moltissime specie naturalmente presenti negli Appennini centrali.
Il Parco è ricco di fauna selvatica che ha, o ha avuto in passato, un ruolo negli equilibri ecologici appenninici. Il sentiero natura, un po’ più impegnativo degli altri sentieri, si sviluppa in una stupenda forra, ricca di acqua; percorrendo tale sentiero è possibile l’osservazione e la catalogazione di numerose specie vegetali, spesso endemiche o rare. L’area è caratterizzata da molte specie forestali; tra le latifoglie: Carpino bianco, Carpino nero, Acero di monte, Acero campestre, Nocciolo, Salice rosso, Ciliegio selvatico, Faggio, Castagno, Roverella, Cerro e Agrifoglio; tra le conifere, quasi sempre di impianto artificiale: Pino nero, Douglasia, Cipresso dell?Arizona, Abete Greco, Larice e Cedro.
Numerose le emergenze floristiche, fra queste: Pulmonaria saccarata Miller, Viola etrusca Erben, Myosotis decumbens Host, Geranium nodosum L., Phyteuma scorzonerifolium Vill., Ilex aquifolium L., Ranunculus garganicus Ten., Scilla bifolia L., Galanthus nivalis L. Facendo trekking nell?apposita sentieristica si può incontrare facilmente Daino, Cervo, Muflone, Capriolo e Camoscio ed anche moltissimi altri mammiferi, naturalmente presenti, come Istrice, Volpe, Tasso, Donnola, Faina, Puzzola, Lepre, Scoiattolo, Ghiro, Cinghiale, ed altri ancora, ma ciò che può dare una emozione unica è sicuramente la possibilità di avvistamento del Lupo Appenninico, nella sua grande area faunistica. Non sono molte, anche a livello mondiale, le occasioni che permettono di passeggiare fra cervi e daini e, contemporaneamente, avvistare il lupo appenninico!
Ogni stagione ha il suo fascino: in autunno è il periodo degli amori per gli ungulati ed è possibile l?osservazione dei lunghi combattimenti e l?ascolto dei vocalizzi dei cervi maschi in difesa del proprio harem e del territorio faticosamente conquistato; in inverno gli animali sono assai disponibili a farsi osservare tranquillamente e, in febbraio, inizia il periodo degli amori per i lupi; in primavera è un’esplosione di vita e di colori, avvengono le nascite e fervono una miriade di attività, nel verde spicca il giallo delle ginestre e ovunque crescono fiori; l’estate a 1000 metri di altitudine è sinonimo di tranquillità, le ore migliori per osservare gli animali sono quelle intorno al crepuscolo, nelle ore più calde i ritmi vitali rallentano e tutto tende a fermarsi.
Le specie di uccelli presenti nella zona sono molto numerose, spesso assai rare come Biancone, Falco lanario, Merlo acquaiolo, Albanella reale, Albanella minore, Sparviero, Smeriglio, Nibbio, Gheppio, Picchio Rosso, altri come Civetta, Assiolo, Allocco, Starna, Gufo comune, Barbagianni, Poiana, Lucherino, Ciuffolotto, Zigolo giallo, Upupa, Regolo, Codirosso spazzacamino, Culbianco, Fringuello alpino, Picchio muraiolo, Rampichino, Peppola, Fanello, Passero solitario, Cesena, Tordela, Rigogolo, Martin pescatore, Airone cinerino e così via fino alle oltre 120 specie fino ad oggi censite.
Il Parco Faunistico Monte Amiata insiste nelle vicinanze del Monte Labbro dove David Lazzaretti, il “Profeta dell?Amiata” nella seconda metà dell?ottocento, fondò un movimento di rinnovamento religioso e sociale. Nel paese di Arcidosso, oltre al Centro Studi David Lazzaretti, è tuttora presente una piccola Comunità Giurisdavidica che testimonia gli insegnamenti del “Profeta”.
Il Parco mira, istituzionalmente, alla gestione di attività didattiche e di sensibilizzazione, alla realizzazione di progetti di studio e di ricerca, alla attuazione di programmi di conservazione di specie a rischio di scomparsa. E? collocato geograficamente tra Siena e Grosseto, tra Firenze e Roma, vicino alle zone termali di Saturnia e Chianciano a quelle etrusche di Sovana, Sorano e Pitigliano ed è anche in prossimità di centri medioevali quali Pienza, Montepulciano e Montalcino dove si possono gustare grandi vini come il Nobile ed il Brunello, adatti anche per accompagnare straordinari piatti del Monte Amiata, a base di funghi, castagne e carni nelle preparazioni tipiche della Toscana.
Il Parco Faunistico, che ha avuto, in fase di realizzazione, la collaborazione del Parco Nazionale d?Abruzzo e del Parco Naturale della Maremma, fa parte del Demanio della Regione Toscana ed è gestito dalla Comunità Montana del Monte Amiata versante grossetano zona I 1.
Il Parco Faunistico del Monte Amiata è impegnato per la riuscita di importanti attività quali il “progetto S. Francesco” con il Gruppo Lupo Italia, il progetto Capovaccaio con il WWF della Toscana, il recupero del patrimonio genetico rappresentato dall? Asino Amiatino (Sorcino Crociato di razza amiatina) e del Cavallo Maremmano con l?Istituto di Incremento Ippico della Toscana. E? in atto anche la realizzazione di un Centro Visite tipo Museo di Storia Naturale dell?Amiata. Progetti futuri potrebbero riguardare la Lontra, il Gatto selvatico, la Starna e la Lince.
L?area nei dintorni del Parco Faunistico è di grande interesse naturalistico tanto che l?Amministrazione Provinciale di Grosseto sta realizzando cinque nuove zone destinate a riserva naturale.
Nel Parco è anche presente uno dei due siti di riproduzione del Capovaccaio, chiamato anche Avvoltoio degli Egizi, (il più piccolo degli avvoltoi italiani). Il progetto è del WWF ed è finanziato dalla Regione Toscana, con l?obiettivo di riprodurre e magari riportare questo raro rapace nei cieli della Maremma.
All?interno del Parco è in funzione un Bar Ristorante gestito da cooperative locali che garantiscono anche servizi di assistenza, di giuda e di tipo organizzativo di vario genere. I gruppi possono chiedere informazioni e prenotare ai numeri di tel. +39 0564 977778 – 0564 968010 – 0564 966867. Ad Arcidosso, nei pressi del Castello Aldobrandesco, è in allestimento un Centro Visite di tipo museale tendente a presentare le emergenze e la storia naturale dell?intero complesso amiatino.
Il Parco Faunistico, distante meno di nove chilometri dai paesi di Arcidosso e Santa Fiora, è aperto tutti i giorni, escluso il lunedì, dall?alba al crepuscolo; si visita a piedi lasciando automezzi e pulman in appositi ampi parcheggi attrezzati con acqua, servizi igienici, luce elettrica e pozzino di scarico per camper e caravan.

Il Parco.

Il parco faunistico dell?Amiata si colloca in un area montana di particolare pregio naturalistico e paesaggistico, si avvale di soluzioni e metodologie espositive moderne e rispettose degli animali e costituisce l?ambiente ideale per la presenza e l?osservazione di numerose specie di fauna selvatica. Il parco faunistico del monte Amiata è una novità nel sistema dei parchi a livello nazionale; si ispira ai Wild Park tedeschi, ma aggiunge a quelle esperienze contenuti ed obiettivi più nuovi e innovative metodologie di fruizione. E? uno strumento tecnico e scientifico di sperimentazione e di gestione naturalistica del territorio; è gestito secondo le direttive degli Enti Locali che lo utilizzano anche per l?organizzazione di attività didattiche e di sensibilizzazione, per le iniziative di studio e di ricerca, per la conservazione di specie animali e vegetali che rischiano l?erosione genetica e la scomparsa. All?interno delle aree faunistiche, integrate tra di loro, sono presenti specie animali che hanno, o hanno avuto in passato, un ruolo negli equilibri ecologici della nostra zona, che, pur non facendone parte, è caratterizzata da ambienti di tipo appenninico. Le visite si effettuano passeggiando sugli appositi sentieri attrezzati che non devono essere abbandonati. Una delle caratteristiche sta nel fatto che non esistono interposte barriere fisische tra visitatori ed animali. Molte le specie animali e vegetali che vengono presentate, tra cui, solo per citarne alcune, cervi, caprioli, daini, camosci, mufloni; numerose sono quelle naturalmente presenti nel territorio del parco, alcune delle quali piuttosto rare.
Percorrendo i sentieri, o da un apposita altana, possono essere avvistati i rari e fieri lupi appenninici, altrimenti difficilissimi da osservare nei loro atteggiamenti piu? spontanei.

Chi siamo.

Da anni stiamo lavorando appassionatamente al Parco Faunistico del Monte Amiata, ci sforziamo di tenerlo pulito, tranquillo, ordinato. Ogni giorno ispezioniamo le strutture, i sentieri, le aree di sosta, accudiamo gli animali domestici, interveniamo sul territorio affinché garantisca il massimo di produttività in favore degli animali che ne fanno parte integrante. Ci teniamo che gli animali selvatici si sentano a loro agio e mantengano, per quanto possibile, le loro abitudini anche alimentari e riproduttive; cerchiamo di fare in modo che non siano soggetti a disturbo, che non si trovino in difficoltà per aver diminuito la loro distanza di fuga alla vista dell?uomo. Riteniamo che tutti gli animali selvatici presenti all?interno del Parco potrebbero essere trasferiti in altri territori per loro favorevoli e sarebbero in grado di cavarsela benissimo anche senza che l?uomo li accudisca. Pensiamo, in sintesi, alle nostre aree faunistiche come vere e proprie riserve genetiche. Consideriamo il Parco Faunistico del Monte Amiata uno strumento tecnico e scientifico, a disposizione di tutti, per la buona gestione del territorio Amiatino. Ci consideriamo al servizio delle attività didattiche, di studio e di ricerca, di conservazione di specie animali a rischio di scomparsa. Siamo sempre pronti a collaborare con gli enti locali, di cui siamo emanazione diretta, ma siamo assolutamente disponibili anche con le altre istituzioni, con le associazioni, con le scuole di qualunque provenienza, ordine e grado; vogliamo collaborare con i singoli visitatori, con gli istituti e con i ricercatori che hanno i nostri stessi interessi. Sarebbe nostra ambizione far sì che chiunque entri nel Parco ne esca un poco arricchito, se non culturalmente almeno nel proprio patrimonio di emozioni. Vorremmo invitare tutti a destinare un po? di tempo ad osservare, a conoscere, a comprendere la vita che ci circonda. Il personale del Parco Faunistico del Monte Amiata, le guide, gli addetti al Bar-Ristorante interno, il personale delle cooperative che si occupano di alcuni servizi, tutti insieme, come unica equipe, collaboriamo alla gestione e siamo sempre lieti di aiutare i visitatori. Tutte le strutture, comprese la Direzione e la Sala Polivalente, sono sempre visitabili. Il sito www.parcofaunistico.it è nato per fornire informazioni, ma anche per ricevere indicazioni, critiche, suggerimenti o, perché no?. anche complimenti. La collaborazione che più ci interessa sta nei suggerimenti e nei consigli di chi presta attenzione al nostro operato. Durante le visite chiediamo, soprattutto, di mantenere i sentieri; di parlare con voce moderata; di gettare i rifiuti negli appositi contenitori e di essere attenti; di informarsi su ciò che si vede; di suggerire agli altri visitatori comportamenti corretti. Ogni visita, ogni contatto, ogni suggerimento o critica, ogni segnalazione saranno ritenuti collaborazione e, di conseguenza, tenuti nel debito conto.

(foto S.D., archivio GrIG)
Riferimenti: Parco faunistico del Monte Amiata

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Stagni dell’Oristanese, inquinamenti e cattiva gestione.

28 Dicembre 2005 Commenti chiusi


Inquinamento: esposto ambientalista: Fantoni si rivolge alla Procura e alla Commissione europea (da La Nuova Sardegna, 28 dicembre 2005).

“Così non si può più andare avanti Vogliamo collaborare ma chi sono gli interlocutori?”

ARBOREA. Lancia un paio di siluri Gian Carlo Fantoni, portavoce del Gruppo di intervento giuridico, ma offre collaborazione per cercare di mettere fine agli “infiniti danni ambientali” che si registrano negli stagni dell?Oristanese. Per ora Fantoni prende carta e penna e scrive alla Commissione auropea, a vari ministeri, assessorati regionali, Forestale, Azienda sanitaria locale, sindaco di Arborea e, dulcis in fundo, al procuratore della Repubblica di Oristano. “Siamo alle solite – esordisce -. Tra convegni, dibattiti, interventi del mondo scientifico, università, organi regionali, personaggi del mondo politico, progettisti e imprenditori edili, ma soprattutto fra complici silenzi, la situazione degli stagni dell?Oristanese rimane critica e ormai rischia di essere giunta al collasso totale”. Fantoni, per il suo ennesimo esposto, prende spunto dall?ultimo inquinamento registrato nel compendio lagunare di Marceddì e nello stagno di Corru S?Ittiri, “con evidentissimi e pesantissimi danni ambientali ed economici a causa della diffusa morìa di pesce”. Sono stati ipotizzati, scrive ancora Fantoni, motivi legati soprattutto agli scarichi delle aziende zootecniche e dei reflui agricoli, “ma già nel marzo 2004 – evidenzia ancora – le nostre associazioni avevano segnalato, con un esposto, un caso analogo di morìa di pesce avvenuta negli stessi luoghi. A queste ragioni – prosegue Fantoni – si potrebbe aggiungere quanto da noi segnalato con ulteriore esposto del maggio 2004 riguardo la costruzione di un depuratore di mitili a Corru Mannu. nel progetto era previsto che le acque reflue di depurazione e di lavaggio e i liquami degli scarichi civili sarebbero stati tutti riversati nello stagno di Corru S?Ittiri. Malgrado le nostre segnalazioni, l?impianto in questione è stato ugualmente costruito ed è funzionante”. Nell?esposto, inoltre, il portavoce del Gruppo di intervento giuridico ricorda la classificazione di ?zona umida di importanza internazionale? tutelata, quindi, con specifico vincolo paesaggistico. L?area, inoltre, è tutelata con vincolo di conservazione integrale e rientra nei proposti siti di importanza comunitaria ?Corru S?Ittiri? e ?Stagni di San Giovanni e Marceddì? ai sensi della direttiva sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali e nell?istituenda riserva naturale regionale denominata ?Stagno S.Giovanni e Marceddì?. Logica la conclusione dell?esposto di Gian Carlo Fantoni, il quale chiede informazioni a carattere ambientale relative agli accertamenti svolti in merito. All?autorità giudiziaria, infine, si chiede di valutare se in seguito agli accertamenti possano ravvisarsi eventuali estemi penalmente rilevanti. Fin qui l?esposto di Gian Carlo Fantoni. Come si ricorderà, giovedì scorso era scattata ancora una volta l?emergenza negli stagni dell?Oristanese a causa di una grossa morìa di pesci registrata a Corru Mannu, in territorio di Arborea. La morìa riguardava in particolare orate e spigole, le specie più pregiate. Sul luogo erano intervenute le autorità sanitarie e gli uomini del Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Regione, i quali avevano effettuato dei prelievi per accertare le reali cause del fenomeno. Ma da subito sotto accusa erano finitigli scarichi e i reflui delle coltivazioni e degli allevamenti intensivi di Arborea.

(foto L.A.C.)

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