Archivio
Tombe romane allo sbaraglio, a Tuvixeddu.
Il T.A.R. Sardegna rigetta una delle ultime speranze per un’ampia tutela di Tuvixeddu.
Come ti “cucino” una pineta costiera. E la condisco con i ricci.
Tuvixeddu: “Rigurgito pseudoambientalista” a chi?
La tutela di Tuvixeddu passa ancora attraverso il T.A.R. Sardegna.
La sorte di Tuvixeddu davanti al T.A.R. Sardegna, a febbraio 2009.
La speculazione edilizia sulle dune di Is Arenas davanti alla Corte di Giustizia.
Il T.A.R. Sardegna, su Tuvixeddu. 9 anni dopo.
Nuovi vincoli paesaggistici a Tuvixeddu.
Forse ad una svolta la “sorte” di Tuvixeddu.
Tuvixeddu monumento nazionale.
Il mistero delle tombe “scomparse”, a Tuvixeddu. Con vari aggiornamenti…
Tuvixeddu, nuovo stop dei lavori. E del clima di dialogo, almeno in parte.
Tuvixeddu, il vincolo archeologico esiste !
Tuvixeddu, s’inizia a dialogare ?
Liberi di compiere reati, a tempo.
Tuvixeddu, “schermaglie” giornalistiche in attesa del giudizio del Consiglio di Stato.
Tuvixeddu, nuove tombe, foto aeree.
Rifiuti: condanna della Corte di Giustizia europea.
Tuvixeddu, il Consiglio di Stato rinvia la decisione, mentre arriva la Procura della Repubblica.
Inaugurazione dell’anno giudiziario 2008.
Un giudice alla gogna.
La persona giusta al posto giusto. Ad occuparsi di giustizia.

Qualche putrida scelta si distingue rispetto alle altre: quando si dice “la persona giusta al posto giusto”. Lì, ad occuparsi di giustizia. Buona lettura…
Gruppo d’Intervento Giuridico
da L?Altravoce, 1 maggio 2007
L’uomo che voleva impiccare Borrelli e chiamò assassini i giudici.
Chi meglio può occuparsi di Giustizia ? Marco Travaglio
La nostra solitaria denuncia sull’incredibile e vergognosa promozione di Gianpaolo Nuvoli alla direzione generale del ministero della Giustizia è stata raccolta e rilanciata da Marco Travaglio, il giornalista più puntuto, documentato e inesorabile sui vizi e vezzi della politica e della corruzione: nonché autore di numerosi libri che hanno avuto un enorme successo. Travaglio, popolarissimo e ora personaggio centrale della trasmissione di Michele Santoro, conferenziere tra i più richiesti in tutta Italia, collabora a ?La Repubblica? e ?l’Unità?. Su questo secondo giornale ha ripreso e ampliato il grottesco cursus honorum che Clemente Mastella ha riservato a Nuvoli, transfuga da Forza Italia nel 2005 per il pronto sbarco nell’Udeur. Con successiva trombatura elettorale nel 2006 di cui Mastella ha voluto risarcirlo contro gli ingrati elettori, assegnandogli un ruolo apicale nel ministero forse più delicato. Al dicastero della Giustizia, di cui diventa un personaggio importantissimo, a un personaggio improbabile come Nuvoli non si sarebbe dovuto permettere di accostarsi neanche come semplice visitatore. Per i suoi precedenti, con inobliabili, imbarazzanti giudizi e atti temerari di rara violenza e beceri attacchi alla magistratura e all’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro. Per il tramite di Mastella, ma con un provvedimento firmato da Prodi, il governo di centrosinistra riserva un trattamento di indecente privilegio a un personaggio che forse aveva imbarazzato per eccesso il governo Berlusconi. Non c’è contrappasso: solo imbarazzante contuinismo. (gm)
Il 24 novembre 1994 infuriano le polemiche per l’invito a comparire recapitato dal pool di Milano a Silvio Berlusconi per concorso nelle tangenti Fininvest alla Guardia di Finanza. Alle redazioni dei quotidiani giunge via fax una dichiarazione dell’onorevole forzista Gianpaolo Nuvoli, ?membro della commissione Affari costituzionali?, su carta intestata Camera dei deputati. Testuale: «Debbo affermare che, qualora il procuratore Borrelli fosse condotto alla forca, io sarei in prima fila per assistere soddisfatto all’esecuzione».
La dichiarazione prosegue denunciando un complotto politico-giudiziario ai danni di Berlusconi: un «disegno destabilizzante» ordito dal presidente Scalfaro, da Borrelli, da Bossi e dalle opposizioni di sinistra. E, a proposito delle manifestazioni di piazza che Forza Italia sta organizzando in tutt’Italia a favore del premier inquisito, conclude: «È giusto sapere fin d’ora di chi sarebbe la responsabilità morale e politica di eventuali disordini che, ovviamente, scongiuro». Un redattore di Repubblica telefona all’onorevole Nuvoli per controllare che quelle parole siano davvero sue. Risposta di Nuvoli: «Confermo tutto, anche il riferimento alla forca. Quelle cose le ho scritte e le penso».
Che fine ha fatto l’uomo che voleva impiccare Borrelli? Il 27 aprile un comunicato del Guardasigilli Clemente Mastella ha annunciato la sua assunzione al ministero della Giustizia del governo Prodi: «Gianpaolo Nuvoli è stato nominato, su proposta del Guardasigilli, con decreto del presidente del Consiglio Ministri, direttore generale presso il Dipartimento degli Affari di Giustizia del ministero della Giustizia. Il ministro Mastella intende anche avvalersi della sua esperienza per tutte le problematiche relative alla Giustizia in Sardegna».
Per il curriculum completo del Nuvoli rimandiamo al sito www.altravoce.net del giornalista Giorgio Melis (il quale giura che Nuvoli volesse addirittura «vedere Borrelli impiccato a un lampione stradale»; e che poi fece staccare i ritratti del presidente Scalfaro da tutti gli uffici del suo Comune). In sintesi: nato ad Ardara (Sassari) 52 anni fa, laurea in giurisprudenza, democristiano e poi forzista, per trent’anni sindaco del suo paese, già consigliere regionale, eletto deputato con Forza Italia nel ’94 e nel 2001, nel gennaio 2005 Nuvoli ha lasciato FI per trasvolare nell’Udeur, giusto in tempo per ritrovarsi nel 2006 dalla parte dei vincitori. Ma l’anno scorso non è stato rieletto.
Al ministero della Giustizia – informa una nota ripresa dalle agenzie – si occuperà del «contenzioso sui diritti umani in materia sia civile che penale, sulla responsabilità civile dei magistrati e sull’osservanza degli obblighi internazionali a proposito dei diritti dell’uomo». In quell’incarico sostituirà l’avvocato Sonia Viale, nominata dal ministro Roberto Castelli, e sarà il braccio destro di Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa, anche lei scelta da Castelli e confermata da Mastella a capo del dipartimento Affari di giustizia.
Oltre a invocare la forca per Borrelli, negli anni, Nuvoli ha fornito altri preziosi contributi alla Giustizia. Nell’agosto del 1998, per esempio, intestò la piazza principale di Ardara, di cui era sindaco, all’ex procuratore presso la Pretura di Cagliari, Luigi Lombardini, che si era suicidato un mese prima nel suo ufficio dopo un interrogatorio dinanzi a Gian Carlo Caselli e ad alcuni suoi sostituti perché coinvolto nel sequestro di Silvia Melis, di cui si occupava segretamente e abusivamente non avendo alcuna competenza in materia (lavorava in Pretura). E fece scrivere sulla targa commemorativa le seguenti parole: ?Piazza Luigi Lombardini – eroico magistrato vittima del Regime?.
Nella relazione di proposta, fatta pubblicare dal Giornale di Berlusconi, esaltò «l’eroico comportamento del giudice Luigi Lombardini, ben al di là dei suoi doveri d’ufficio, a favore dei sardi e della Sardegna: rischiando la vita, ha determinato la liberazione di numerosi ostaggi di sequestratori di persona, assicurando, alla giustizia decine di pericolosissimi criminali responsabili di sequestri. Per questa sua meritoria e coraggiosa attività Lombardini è stato perseguito inopinatamente e con accanimento dalla Procura di Palermo. Ben cinque magistrati, guidati dal procuratore Caselli sono piombati a Cagliari, da Palermo, per torchiare per ben 6 ore il galantuomo e eroico Lombardini. Il risultato, purtroppo, è stato che Lombardini è morto, ammazzato da una pallottola partita da quell’accusa infamante di Caselli e dei suoi uomini di Palermo. Nessuno, finora, ha pagato, nè Caselli nè altri, anzi le istituzioni hanno applaudito Caselli e gettato ombre su Lombardini».
Per queste infamie Nuvoli è stato denunciato dai pm di Palermo additati come assassini e condannato in primo grado per averli diffamati. Ora potrà occuparsi di loro più da vicino, dalla suo nuovo ufficio in Via Arenula. Senza contare che, da antico fautore della forca, potrà fornire un valido apporto alla materia dei ?diritti umani? a cui, tra l’altro, è stato delegato.
Qualche domanda, per concludere. Il ministro Mastella, peraltro alleato di Nuvoli nel ’94 quando costui invocò il patibolo per Borrelli, ricordava i suoi precedenti al momento di nominarlo direttore generale del ministero? Perché, delle due, l’una: o il ministro sapeva, e allora vuol dire che condivide le battaglie di Nuvoli, o non le ritiene in contrasto col nuovo incarico; o non sapeva, e ora che lo sa ci farà sapere qualcosa.
Nell’attesa, qualche esponente del centrosinistra avrà forse qualcosa da dire, e magari da ridire, sulla compatibilità di questo signore con il concetto di Giustizia. In caso contrario, temiamo che qualcosa da dire, e da ridire, l’abbiano parecchi elettori.
Marco Travaglio
(foto E.D., archivio GrIG)
Ancora il ?ripascimento? del Poetto a Palazzo di Giustizia.

Presso il Tribunale penale di Cagliari si è tenuta un?altra udienza del processo sul “ripascimento” della spiaggia del Poetto, nel quale siamo costituiti parte civile. Buona lettura…
Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico
da La Nuova Sardegna, 28 aprile 2007
CASO POETTO. Balletto sceglie il silenzio. «Condannato un anno fa e ancora non so perchè». Elena Laudante
CAGLIARI. A un anno dalla condanna a dieci mesi per il danneggiamento del Poetto, Sandro Balletto si è rifiutato di testimoniare al processo per il ripascimento. Imputato di reato connesso e perciò con diritto al silenzio, ieri mattina l?ex presidente della Provincia ha motivato con tono polemico la sua scelta: «Sono stato condannato un anno fa e non conosco ancora le motivazioni della sentenza, che non è stata depositata: preferisco non parlare perché qualsiasi cosa potrebbe essere usata contro di me». Una nota amara nei confronti di chi l?ha ritenuto responsabile di danneggiamento aggravato, pur assolvendolo dall?accusa di abuso d?ufficio: «La sentenza doveva essere depositata il 18 agosto scorso» ha poi spiegato il suo difensore, Rodolfo Meloni. Non ha rilasciato alcuna dichiarazione invece Luigi Aschieri, geologo della commissione di monitoraggio della Provincia, anche lui condannato in abbreviato, ma per falso ideologico, a sei mesi.
I pubblici ministeri Daniele Caria e Guido Pani, che pure avevano citato Balletto e Aschieri come testi d?accusa, avevano inserito nel loro elenco anche il professor Renzo Valloni, dell?Università di Parma. Ma chiamato dal presidente della prima sezione Francesco Sette, non si è presentato in aula. Sarà lui, con tutta probabilità, il perno della prossima udienza, fissata per il 3 maggio. Il geologo era stato incaricato dalla stessa Provincia di verificare la compatibilità della sabbia prelevata in mare con l?arena candida del Poetto pre-ripascimento. L?analisi aveva dato esito positivo. Ma si trattava di una valutazione tecnica e superficiale: la sabbia era compatibile con un intervento di protezione civile. Ma all?esperto non era stato chiesto di entrare nel merito e stabilire se il materiale sputato dalla draga Antigoon fosse uguale alla sabbia preesistente. Così come pure il dipendente della presidio multizonale della Asl, Luciano Bodano, in aula ha confermato che i sondaggi chiesti dal Noe dei carabinieri erano rivolti solo a capire se la sabbia fosse inquinata o meno da metalli pesanti. Nulla a che fare con colore, composizione mineralogica e dimensioni dei granelli.
da Il Sardegna, 28 aprile 2007
Tribunale. Non risponde l’ex presidente della Provincia, testimone nel processo contro Zirone e tecnici. Poetto, Balletto davanti ai giudici «Condannato ma non so perché». Non ancora pubbliche le motivazioni della pena: «Qualsiasi cosa dica ora può nuocermi». Edoardo Pisano
«Non so ancora perché sono stato condannato, qualsiasi cosa dica potrebbe nuocermi. Da più di un anno attendo la motivazione della sentenza». Sandro Balletto non se l?è sentita di sottoporsi all?esame richiesto
dall?accusa e di entrare con le sue dichiarazioni nel processo per i danni provocati alla spiaggia del Poetto dal rinascimento del 2002, in cui sono imputati l?ex assessore ai Lavori pubblici Renzo Zirone e altre 9 persone fra membri della commissione di monitoraggio, direttore e responsabile dei lavorie impresa che ha eseguito l?opera. Balletto (condannato in abbreviato il 19 maggio dell?anno scorso per danneggiamento aggravato a 10 mesi, 100 mila euro di provvisionale e al ripristino dello stato dei luoghi, ma assolto dall?altra accusa di abuso d?ufficio) avrebbe dovuto testimoniare nel processo che si sta svolgendo davanti alla prima sezione penale del Tribunale presieduta da Francesco Sette. In qualità di imputato di reato connesso, l?ex presidente della Provincia, assistito dall?avvocato Rodolfo Meloni, aveva la possibilità di avvalersi della facoltà di non rispondere. Così ha fatto, come già si vociferava alla vigilia. Inaspettata, però, la spiegazione della scelta di non sottoporsi all?esame: «Vorrei spiegare il perché», ha precisato Balletto, affermando di non conoscere le ragioni della sua condanna perché in attesa da un anno esatto della motivazione della sentenza. I pubblici ministeri Daniele Caria e Guido Pani avevano chiesto di sentire anche Luigi Aschieri, biologo della commissione di monitoraggio, condannato in abbreviato a sei mesi per falso ideologico. Difeso dall?avvocato Paolo Pirastu, pure Aschieri essendo imputato di reato connesso si è potuto avvalere della facoltà di non rispondere. Ha testimoniato Luciano Bodano, tecnico incaricato di prelevare dopo il rinascimento dei campioni di sabbia per conto della Asl, allo scopo di verificare se fosse inquinata. Ma solo nella prossima udienza saranno riferiti gli esiti degli esami sulla sabbia marina riversata sul litorale. Chiamati a testimoniare anche due giornalisti dell?Unione Sarda, Giovanni Puggioni e Pietro Picciau, interrogati brevemente dai pubblici ministeri in particolare su una conferenza stampa convocata da Balletto in risposta alle critiche piovute già dopo i primi sversamenti di sabbia. L?ex presidente della Provincia, mostrando tre sacchetti contenenti tre diversi tipi di sabbia, aveva rassicurato chi chiedeva la sospensione dei lavori affermando che la distesa scura prelevata dai fondali col tempo si sarebbe schiarita. Il processo riprende il 3 maggio.
(foto S.D., archivio GrIG)
Speculazione edilizia e giustizia.

Cinquantotto manager bancari, imprenditori, commercialisti condannati dal Tribunale penale di Brescia per il crack finanziario Italcase del gruppo Bertelli. Un gruppo che, grazie a silenzi e ?disinvolture? amministrative ha massacrato di cemento la penisoletta di Stintino. A Su Torrione, a due passi da calette e falesie a picco su un mare azzurrissimo, un vero e proprio ?tumore edilizio? di decine e decine di migliaia di metri cubi con l?immancabile campo da golf ha appestato scogliere, silenzi, ginepri e zone umide. Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico negli anni scorsi hanno tentato di fermare, almeno parzialmente, questa colata di cemento, ?legittimata? anche dall?allora vigente piano territoriale paesistico n. 2, poi annullato per i pesanti vizi di legittimità in relazione alle normative di tutela ambientale. Esposti e denunce reiterate forse hanno evitato un danno ambientale e paesaggistico se possibile ancor peggiore di quello attuale. Resta l?amarezza per un ?pezzo? di Sardegna degradato, i valori naturalistici persi, le illusioni e le forti ricadute economiche negative su tanti piccoli imprenditori locali, nonché la rabbia per i tappeti rossi ed i ponti d?oro che certi amministratori pubblici e certi settori imprenditoriali locali hanno disteso per accogliere l?ennesimo pifferaio ?continentale? venutosi ad arricchire in terra sarda.
Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra
da La Nuova Sardegna, 9 dicembre 2006
BRESCIA. Sono 58 i manager condannati l?altro ieri notte dal Tribunale di Brescia, dopo…
BRESCIA. Sono 58 i manager condannati l?altro ieri notte dal Tribunale di Brescia, dopo otto giorni di camera di consiglio, al termine del processo per il crac Italcase.
La vicenda. Un crac da oltre mille miliardi di lire quello che ruota attorno alla Italcase di Mario Bertelli, un?immobiliare attiva negli anni Novanta, soprattutto nel ramo dei villaggi turistici in Sardegna. Bam, Banca di Roma-Capitalia e Banca Nazionale dell?Agricoltura sono finite coinvolte per aver concesso finanziamenti al gruppo Bertelli quando la sua situazione finanziaria era palesemente compromessa, per trasformare i crediti da chirografari in privilegiati. A scapito di altri creditori.
La sentenza. Un lungo elenco di nomi più o meno noti nella finanza italiana. Sono stati riconosciuti colpevoli di bancarotta semplice o preferenziale. Si tratta di ex dirigenti della Banca Nazionale dell?Agricoltura (ora Antonveneta), Banca Agricola Mantovana e Capitalia. La sentenza si apre con i primi cinque manager, Paolo Accorinti, Claudio Bianchi, Massimo Bianconi, Alberto Giordano e Giuseppe Mormile, condannati ciascuno alla pena di 4 anni e un mese di reclusione. Seguono Marzio Agnoloni, Carlo Maria Colombo e Mario Santaroni condannati a 5 anni e un mese di reclusione. Per Erio Castagnoli, Luigi Prati, l?industriale bresciano Ettore Lonati, Steno Marcegaglia, Livio Giulio Volpi Ghirardini e Antonio Zanetti la condanna è stata di 4 anni e un mese. Stessa pena per Roberto Colaninno, all?epoca consigliere non esecutivo in Bam. A 3 anni e 11 mesi di reclusione sono stati poi condannati Jules Castagnoli, Stanislao Cavandoli e Carlo Petrobelli, a 4 anni e 5 mesi il presidente della Bam all?epoca dei fatti, Pier Maria Pacchioni, e 5 anni all?allora direttore generale Mario Petroni. Una condanna a 4 anni e un mese di reclusione a Massimo Amari, Carlo Bonucci, Ilario Felici, Pietro Locati ed Enrico Sacchi Lodisposto, 4 anni e 5 mesi a Mario Carbone, Paolo Maglione e Fulvio Matera. Il Tribunale ha poi riconosciuto colpevoli l?ex vicepresidente di Unipol Ivano Sacchetti, il presidente di Capitalia Cesare Geronzi, Pierluigi Fabrizi, che all?epoca del crac Italcase era presidente di Mps, Lorenzo Gorgoni, il numero 1 di Bpi Divo Gronchi, all?epoca direttore generale di Mps, Antonio Longo, Remo Martinelli e Antonio Nottola. Per tutti la condanna emessa è di 1 anno e 8 mesi. Ad 1 anno e dieci mesi, invece, è stato condannato Ettore Rondine, mentre Massimo Nuti a 8 mesi. La condanna più severa all?uomo che all?epoca era l?azionista di riferimento del gruppo fallito, Mario Bertelli: 13 anni di reclusione. Quattro anni e 6 mesi a Giancarlo Bertelli. La lista prosegue con Cesare Bianchi, condannato a 5 anni e 10 mesi, Michele Caria a 3 anni e un mese, Simonetta Fadda e Davide Casu a 3 anni (entrambi con pena condonata), Roberto Checconi a 6 anni e 3 mesi, Pietro Paolo Dessole a 3 anni e 8 mesi, Alberto Galisai a 3 anni (pena condonata), Mauro Giacomello a 3 anni e 2 mesi, Alessandro Gironi a 4 anni e 6 mesi, Giuseppe Ioppolo a 8 mesi e 600 euro di multa con pena sospesa, Paolo Maccione a 5 anni, Ottone Radicati di Brozolo a 5 anni e 6 mesi. Concludono il lungo elenco: Walter Ragni: 1 anno, pena sospesa, Angelo Soldu, 6 anni, Piergiorgio Torri, 4 anni e 4 mesi, Battista Trioni, 6 anni, Mario Valenti, 3 anni e 9 mesi. Per 44 degli imputati, tra i quali Roberto Colaninno, Ettore Lonati, Steno Marcegaglia, il Tribunale ha condonato la pena di tre anni in base a quanto disposto con l?indulto. Tra le parti civili che si sono costituite compaiono Italcase Group, Finservices e Country Village liquidate, per il momento, con una provvisionale di 50 milioni di euro.
Il Country Village ha cominciato una seconda vita.
SASSARI. Legambiente l?ha inserito nella lista dei «mostri» da abbattere. E a cancellarlo, in effetti, ci hanno pensato in tanti. Ma con il senno del poi non si risolvono, purtroppo, disastri come quelli confezionati a Punta Su Torrione. L?eredità è pesante e la gestione non sarà certo semplice. Uscito di scena Mario Bertelli e il suo gruppo, al Bagaglino, dal scorso mese di giugno, ci sono nuovi padroni. La Soge srl di Treviso, con una offerta di 54 milioni e 700 mila euro, si era aggiudicata il complesso turistico, dopo cinque anni e quattro aste andate a vuoto. L?impero è formato da 68 ville più altre 61 unità abitative. C?è poi il complesso La Corte, con 188 unità immobiliari, il Borgo dei pescatori (101), quello degli artisti (159) e dei Mercanti (117). Ad accrescere il valore del Bagaglino ci sono, poi, gli edifici di servizio a destinazione alberghiera e commerciale, uffici e autorimesse. E un campo da golf (9 + 9 buche) con club house, terreni e hotel del golf. Infine, altri 16 immobili provenienti dal fallimento della Bagaglino hotels e Bagaglino house. Si tratta di un patrimonio straordinario, collocato in una posizione invidiabile e saranno i nuovi padroni veneti a disegnare le strategie di sviluppo in un territorio (quello dell?area tra Stintino, Porto Torres e Alghero) che punta molto sul turismo e sul valore aggiunto che può arrivare dal decollo del parco nazionale dell?Asinara. Chiusi – almeno in parte – i capitoli giudiziari della prima fase, ora per l?insediamento turistico più «pesante» fra quelli realizzati nel nord Sardegna comincia un nuovo ciclo. Respinto dalla popolazione, persino odiato per l?«invasione» – tanto che anche gli indipendentisti scesero in piazza con una serie di manifestazioni – il complesso del Bagaglino dovrà riconquistare la fiducia di un territorio che, comunque, rimane diffidente. Certo, un?opera simile oggi consente di aprire anche una riflessione sul come certi villaggi nascono, con «partecipazioni» trasversali e con silenzi di approvazione. Le centinaia di denunce per i danni ambientali, per la gestione selvaggia dei cantieri e dei lavori in subappalto non hanno mai frenato la grande macchina. E quando è esplosa la bomba era già tardi per salvare qualcosa.
Solo spiccioli per i «sardi irriducibili». Decine di imprenditori rovinati Forse avranno 15mila euro a testa. GIANNI BAZZONI.
Cause civili solo dopo l?appello, ma c?è il rischio prescrizione.
SASSARI. C?è chi ha preso poco e chi niente. Chi ha definito una transazione con le banche («obbligati a farlo per due spiccioli perchè siamo rimasti soli, le istituzioni non si sono mai curate di noi») e chi spera, in sede di separato giudizio civile (con tempi medio-lunghi) di portare a casa risorse che ristorino, almeno in parte, il danno subito. E? l?altra parte della medaglia del fallimento Bagaglino-Italcase-Bertelli: fornitori, prestatori di servizi, tutti inghiottiti nella grande voragine.
La corposa sentenza pronunciata dalla prima sezione penale del Tribunale di Brescia, ha riconosciuto «ai sardi» una provvisionale esecutiva di 15mila euro ciascuno. Sono una quarantina di aziende (tra fornitori di materiali e imprese artigiane) che avevano un ruolo carico di speranza nella costruzione del mega-villaggio del Bagaglino, in terreno Country Village, una zona stupenda che si affaccia sul mare di fuori di Stintino. Liquidate le spese processuali in 10mila euro, resta da stabilire a quanto ammonteranno i cosiddetti «danni morali» che il Tribunale civile dovrà determinare. Un passaggio complesso, neanche immediato. Senza la sentenza penale non è possibile avviare il procedimento civile. E siccome c?è ancora il processo di secondo grado (dove potrebbe maturare la prescrizione), è immaginabile che una sentenza per quantificare i danni morali possa intervenire non prima di cinque o sei anni. Ed è questa constatazione, per niente allegra, a caricare di amarezza il giorno dopo di una sentenza attesa per quattro anni. E quella che doveva essere una vittoria, per i creditori sardi, molti dei quali messi sul lastrico dallo tsunami Bertelli, è stata accolta senza festeggiamenti. Giovanni Battista Pisoni abita a Ittiri, aveva una impresa edile con una ventina di dipendenti, lavorava tra la Costa Smeralda e Stintino. Costruiva belle case. Oggi non ha più niente. «Per cercare di salvarmi ho dovuto vendere tutto ciò che avevo – racconta con un filo di voce – è dal 1996 che combatto questa gente. Ho avuto un infarto, mia moglie è morta. Si è spento tutto. Nel 1996 dovevo avere 780 milioni di lire ma non ho mai preso niente. Promesse e rinvii, poi il crollo». Ora il Tribunale gli ha assegnato una provvisionale di 15mila euro immediatamente esecutiva: «Quindicimila euro? Cosa ci faccio. Me li avevano proposti anche un anno fa. Sì, ci sarà la causa civile, ma sono tempi lunghi. Spero di essere ancora in vita quando arriverà quella sentenza». Certo, se il più importante processo del dopoguerra che l?economia bresciana ricordi è andato in porto, causando un terremoto che ha trascinato anche big del settore bancario e finanziario italiano, un po? di merito è sicuramente di questi «sardi irriducibili» che non si sono arresi mai. Neppure quando si sono ritrovati soli a denunciare cose terribili che nessuno sembrava ascoltare. E, invece, con il paziente lavoro degli avvocati (Mariano Mameli, Daniele Porru, Daniele Alicicco, Paola Milia e Marzia Astri), un gradino per volta si è giunti alla sentenza di primo grado. E l?impalcatura accusatoria è stata sostanzialmente confermata. Così ne esce fuori una Sardegna a due facce. Ci sono le parti civili, che aspettano ancora che la giustizia completi il suo corso nei diversi gradi di giudizio. E ci sono gli imputati, in larga parte sassaresi, che hanno rimediato – per responsabilità diverse – condanne fino a cinque anni. C?è Gianni Marrosu, imprenditore ed ex presidente della Torres calcio, che è stato condannato a cinque anni di reclusione. E Davide Casu, già presidente del giovani industriali sardi, che di anni ne ha avuti tre. Poi Pier Paolo Dessole, all?epoca dei fatti amministratore del Country Village, che è stato condannato a tre anni e otto mesi di reclusione. E tre anni ha rimediato anche Alberto Galisai, come Simonetta Fadda, mentre tre anni e un mese sono stati decisi per Michele Caria, tutti componenti del collegio sindacale. Ruoli secondari, certamente, rispetto a quelli di Mario Bertelli. Gli imputati sardi risultano coinvolti anche nel pagamento delle provvisionali (in tutto 58 milioni di euro) che i giudici del Tribunale di Brescia hanno stabilito al termine del processo di primo grado. La provvisionale più alta – 50 milioni di euro – è quella relativa al fallimento di Country Village, Finservices e Italcase Group (il pagamento dei danni dovrà essere determinato dal giudice civile). La storia giudiziaria racconta che Mario Bertelli, partito dal nulla, è arrivato a gestire un vero e proprio impero, edificando ville da sogno in Costa Smeralda, sulle nevi di Campiglio ha realizzato il principesco Des Alpes, un gioiello «svenduto» a Callisto Tanzi (gli atti sono finiti dentro l?inchiesta Parmalat) quando il gruppo Italcase-Bertelli era alla ricerca di liquidità continua per ultimare, appunto, il progetto del Bagaglino a Stintino. A lui e ai fratelli, insieme ad altri sette imputati, il pubblico ministero aveva contestato l?associazione a delinquere finalizzata all?evasione dell?Iva e delle imposte sui redditi. L?indagine aveva accertato fatture emesse per operazioni inesistenti pari a 1.139 miliardi di lire. I segni di «tensione finanziaria» erano cominciati a metà degli Anni Novanta per la chiusura di alcuni cantieri in Germania e l?avvio dell?avventura a Stintino. Secondo l?accusa, fu questo il momento in cui il gruppo cominciò a truccare i bilanci per «ingannare» le banche. Agli istituti di credito (Banca nazionale dell?Agricoltura, Banca di Roma e Banca agricola Mantovana, da qui le condanne per chi sedeva nei consigli di amministrazione) è stato contestato un comportamento non proprio limpido e corretto: le banche imposero la ristrutturazione del gruppo che fu congelato, il fallimento slittò di due anni e gli istituti bancari entrarono nel ruolo di creditori privilegiati garantendosi una copertura e interessi passivi annuali per una quarantina di miliardi. In mezzo i piccoli artigiani sardi, tutti costituiti parte civile insieme al Comune di Stintino che vanta un credito di circa 4 milioni e mezzo di euro tra Ici e Bucalossi (il Tribunale ha riconosciuto la provvisionale di 15mila euro) e che ha lamentato un danno di immagine da tutta la brutta vicenda del Bagaglino.
(foto S.D., archivio GrIG)











Commenti Recenti