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Post Taggati ‘morti’

Un anno di sangue è finito, chiude la stagione venatoria.

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Il 31 gennaio 2011 è terminata la stagione di caccia 2010-2011 in tutta Italia.

Oltre a centinaia di milioni di altri animali cacciabili e protetti uccisi, ci sono state numerose vittime umane.   35 morti, dei quali 34 cacciatori e 1 persona comune, ben 74 feriti, dei quali 61 cacciatori e 13 persone comuni.

Questi sono i dati raccolti, come ogni anno, dalla Lega per l’Abolizione della Caccia (L.A.C.). Prosegui la lettura…

Nel Paese dei Moratti. Sarroch-Italia, una storia ordinaria di capitalismo coloniale.

inquinamento_aria[1]

La raffineria del gruppo Saras s.p.a. di Sarroch (CA) ha emesso 6 milioni di tonnellate di anidride carbonica, 1.330 tonnellate di ossido di carbonio, 4.150 tonnellate di ossidi di azoto, 7.390 tonnellate di anidride solforosa, 25 chili di arsenico, 16 chili di cadmio, 372 chili di cromo, 1.740 chili di nickel, 17 tonnellate di benzene, 223 tonnellate di PM10 nel corso del 2007 (dati: European Pollutant Release and Transfer Register, 2007).    

Ma la realtà non è solo questa.     Di seguito è la premessa (“Questo libro”) dell’interessante libro “Nel Paese dei Moratti” di Giorgio Meletti, in questi giorni in libreria per i tipi di Chiarelettere.  Racconta una storia, tre morti sul lavoro, un contesto sociale ed economico, un mezzo disastro ambientale.   Vale la pena leggerlo.

Gruppo d’Intervento Giuridico

Le morti sul lavoro non sono un fenomeno meteorologico. Nel 2009 in Italia sono rimaste per la prima volta sotto quota mille, tre per ogni giorno feriale, e secondo l’Inail (Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) il calo è dovuto anche alla crisi e al rallentamento dell’economia. Nel nostro sistema, dunque, un certo numero di cadaveri è considerato un naturale prodotto del metabolismo industriale. Prosegui la lettura…

Ancora italiani morti in Afghanistan.

veicolo Lince, Afghanistan

veicolo Lince, Afghanistan

 Altri due soldati italiani morti, altri due feriti gravi, in Afghanistan.   Continua la guerra in Afghanistan, sottovoce, per non disturbare, anche se ogni tanto un botto più forte degli altri ce lo ricorda.  Si aggiorna la contabilità dei morti e feriti. 

Eppure ancora questo Governo non è stato in grado di spiegare perché l’Italia sta combattendo da anni una guerra in una terra lontana per sostenere la traballante Repubblica dell’Afghanistan del suo riconfermato presidente Hamid Karzai, rieletto recentemente dopo elezioni presidenziali con un moderato tasso di brogli sul rivale Abdullah Abdullah, ex ministro degli Esteri.    

Da tempo l’Afghanistan è il maggiore produttore mondiale di oppio, ha una condizione infantile semplicemente drammatica ed approva leggi che prevedono un diritto di stupro matrimoniale e vietano alle donne anche di uscire di casa senza il permesso dell’uomo di casa. Normalmente verrebbe definito uno Stato canaglia.  Invece no.  Lo sosteniamo, anche a prezzo del sangue italiano e del sangue di bambine non ancora incapsulate in chador integrale. Prosegui la lettura…

Un po’ di giustizia per le “morti bianche”. Forse.

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Il lavoro uccide l’uomo. Letteralmente.

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Il lavoro non dovrebbe uccidere…

Morti in miniera.


Ecco uno dei motivi, dei tanti motivi, per cui si deve preservare, recuperare, conservare, valorizzare con cura e particolare attenzione l’importantissimo patrimonio di archeologia mineraria della Sardegna. Non si deve svendere, ma nemmeno lasciar andare in rovina. E’ un bel “pezzo” di identità di quest’Isola.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

da L?Altravoce (www.altravoce.net), 2 gennaio 2007

Miniere in Sardegna,una storia costata oltre 1.500 vite.

Più di 1.500 in 139 anni. Sono i morti nelle miniere della Sardegna fra il 1861 e il 2000. Incidenti sul lavoro: si chiamano morti bianche, nonostante i minatori uscissero dal ventre della terra scuri in viso e sulle tute. Neri dentro, consumati dalle polveri respirate a centinaia di metri di profondità. Storie e nomi – quando ci sono – raccolti nel libro “Sardegna, minatori e miniere”. Patrocinato dal Parco Geominerario e frutto di una ricerca portata avanti dai volontari dell’associazione “Minatori Memoria”, il volume vuole essere una testimonianza del tributo pagato da tante generazioni di sardi.
Un passaggio dalla Storia alle storie che non vuole essere fine a se stesso. L’associazione, nata nel 2005 dalla volontà di ex minatori, figli e nipoti di minatori, ha proposto alla Regione e al Parco Geominerario il progetto per uno Spazio della memoria: 1.514 alberi da piantare – uno per ogni minatore deceduto – con la supervisione dell’Ente Foreste e il contributo delle famiglie dei lavoratori e delle scuole. Nuova vita, quindi, per non dimenticare.
L’opera è frutto di uno studio iniziato nel 2004 e lungo due anni. Il comitato ha raccolto una rilevante quantità di informazioni: nomi, data di nascita, età al momento della morte, comune di provenienza, data, luogo e causa dell’incidente, comune di appartenenza della miniera. A pagare il prezzo più alto all’economia mineraria in termini di vite umane sono stati i territori più ricchi di giacimenti produttivi: 480 i lavoratori deceduti nei 46 siti dell’Iglesiente, 412 quelli morti nelle miniere del Guspinese, poco più di 400 deceduti nei pozzi di carbone nel territorio di Carbonia.
La maggior parte dei minatori, quasi il 40%, ha perso la vita a causa delle frane all’interno delle gallerie, mentre più del 20% per cadute accidentali in pozzi o fornelli scarsamente segnalati. Gli incidenti meccanici ai mezzi utilizzati (vagoni, gabbie, convogli, tremogge, gru, cavi d’acciaio) hanno causato il decesso nel 17% dei casi, mentre le esplosioni (dovute al cattivo funzionamento delle mine o ai temibili gas grisou) hanno inciso per il 13%. Senza dimenticare l’asfissia, il folgoramento e l’annegamento.
Statistiche e numeri collegati a storie personali. Anche se le maggiori difficoltà riscontrate nel corso delle indagini hanno riguardato soprattutto l’impossibilità oggettiva di risalire all’identità della persona scomparsa. «In effetti, almeno sino ai primi anni venti del 1900, nei registri del distretto minerario», si legge nella relazione che accompagna lo studio, «si era soliti inventariare gli incidenti sul lavoro indicando solo il numero dei periti, senza soffermarsi sulle generalità delle vittime. Un costume che, più di ogni altro, indica lo scarso peso e la minima considerazione che venivano conferiti alla vita di un minatore, ridotto alla stregua di un freddo e semplice numero». È il motivo per cui 281 minatori deceduti sui 1.514 censiti sono ancora senza nome.
Fra le fonti esaminate dall’indagine figurano i racconti orali di chi ha lavorato in miniera e di chi ha vissuto a stretto contatto con gli operai: mogli, figli o nipoti. Le informazioni sono state poi incrociate e verificate con i dati presenti nei verbali e nei registri del Distretto minerario di Iglesias, nei registri parrocchiali (dove venivano registrati i defunti prima dell’istituzione dell’anagrafe), negli uffici anagrafe dei comuni e nel fondo sugli incidenti in miniera dell’Archivio Storico di Cagliari.
“Minatori Memoria” è nata grazie all’iniziativa di fratel Gerardo Fabert, 73 anni, sacerdote della Congregazione dei Piccoli Fratelli del Vangelo. Prima di dedicare 23 anni della sua vita alle lotte dei contadini del nord-est del Brasile, il religioso ha lavorato per 13 anni come perforatore nella miniera di San Giovanni di Iglesias e poi, per diversi anni, a Ottana, nel complesso industriale che stava nascendo in quel periodo. Dopo l’esperienza in Brasile, il sacerdote è voluto tornare in quella che considera la sua comunità e vive adesso a Carbonia della sua pensione di lavoro.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Irak, oltre 150.000 morti per la pace…


Irak, più di 150.000 morti in questa giuliva “operazione di pace”….ora anche gli elettori americani iniziano ad avere qualche forte e fondato dubbio su questo modo di affrontare il “terrorismo”, vista la legnata elettorale affibbiata all’amministrazione Bush…..

A.N.S.A. , 10 novembre 2006

IRAQ: 150.000 IRACHENI MORTI DA MARZO 2003

BAGHDAD – Almeno 150.000 iracheni sono morti per le violenze dall’invasione delle forze anglo-americane nel marzo 2003 in poi, vittime di guerra, di terrorismo e di assassinii: lo dichiara oggi una fonte del ministero della sanità iracheno.

“Qualcosa come 75-80 persone in media vengono uccise ogni giorno in Iraq”, per lo più vittime di violenze interconfessionali fra sciiti e sunniti, ha detto la fonte, che ha chiesto l’anonimato, citando cifre ufficiali del ministero.

Secondo uno studio apparso in ottobre sulla rivista medica britannica ‘Lancet’ e condotto da medici dell’americana John Hopkins University e della scuola irachena di medicina al-Mustansiriya di Baghdad, fra il marzo 2003 e il luglio del 2006 i civili iracheni morti sarebbero circa 655.000.

Queste stime sono però state giudicate “poco attendibili” ed “esagerate” da Stati Uniti, Gran Bretagna e dai dirigenti iracheni.

”Noi – ha detto la fonte del ministero della sanita’ iracheno all’Afp – stabiliamo delle statistiche quotidiane, che invieremo ad un dipartimento specializzato al ministero, e renderemo attuali le nostre cifre ogni mese, facendo un nuovo bilancio ogni sei mesi”.

La media dei morti giornalieri, ha spiegato, puo’ subire delle impennate in conseguenza di alcuni eventi particolari, come fu il caso del 31 agosto 2005, quando quasi 1.000 pellegrini sciiti morirono in una volta sola su un ponte di Baghdad, cadendo nel Tigri o finendo travolti dalla folla, presa dal panico per la voce di un attentato.

(foto da mailing list umanitaria)

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500.000 morti per l’incidente nucleare di Chernobyl…..


Il premier italiano Berlusconi, lo scorso 24 marzo, ha cercato di imporre ai partners comunitari la ripresa in grande stile dell’energia nucleare, smentito, dopo poche ore, dal Presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, e dal Presidente di turno dell’U.E., l’austriaco Wolfgang Schussel. Qualche notizia su una realtà non marginale relativa all’utilizzo dell’energia nucleare per riflettere sulle recenti “pulsioni” di qualche governante italiano che vorrebbe rivedere la decisione popolare referendaria del 1987.. buona lettura…

Nuovi studi criticano le stime dell’Aiea e dell’Oms. Nucleare: 500.000 morti a Chernobyl.
ANSA – LONDRA, 25 MAR. 2006, ore 19.14 – Nei 20 anni trascorsi dalla catastrofe nucleare di Chernobyl mezzo milione di persone sono morte per la nube radioattiva. Altre 30.000 moriranno nei prossimi anni. A questa conclusione sono giunti alcuni ricercatori analizzando piu’ di cinquanta studi scientifici, secondo quanto riferisce il quotidiano britannico ‘The Guardian’. Le nuove stime contrastano con quelle molto piu’ modeste dell’Oms e dell’Aiea, che prevedevano un massimo di 4.000 vittime.

ANSA – BRUXELLES, 26 SET. 2005, ore 20.40- Pur riconoscendo che l’energia atomica offre una valida alternativa alla dipendenza dal petrolio, diminuendo la produzione di gas a effetto serra, la maggioranza dei cittadini europei continua ad opporsi allo sviluppo delle centrali nucleari. E in Italia la media dei critici e’ anche superiore a quella dell’Ue: e’ quanto emerge dall’ ultimo Eurobarometro pubblica sul tema, reso noto oggi a Bruxelles. Il sondaggio, condotto tra febbraio e marzo 2005, indica inoltre che quasi la meta’ degli europei ha una scarsa conoscenza in materia nucleare, e che per avere informazioni al riguardo preferisce rivolgersi alle organizzazioni ambientaliste o ai ricercatori indipendenti, piuttosto che ai governi o ai media. La stragrande maggioranza degli intervistati sostiene inoltre un accresciuto ruolo dell’Unione europea nella gestione della materia. Ancora memori del disastro di Chernobil nel 1986, il 55% dei cittadini europei si dicono contrari all’energia prodotta dalle centrali nucleari. I favorevoli sono invece il 37%. In Italia coloro che si schierano per il nucleare sono in media anche di meno: soltanto il 30% del campione. I piu’ favorevoli sono invece gli ungheresi (65%) e gli svedesi (64%). La maggioranza dei cittadini dell’Unione europea e’ inoltre contraria al nucleare anche se i rischi collegati alla gestione delle scorie dovessero diminuire. Eppure, in favore dell’energia atomica, emerge il dato in base al quale coloro che hanno un buon livello di informazione sulla materia appoggiano in maggioranza (52%) lo sviluppo delle centrali. Se i bene informati sono favorevoli al nucleare, e’ anche vero pero’ che sono una minoranza della popolazione, visto che ne rappresentano soltanto il 25%. Per contro, il 57% del campione risponde in modo errato o non risponde affatto alle domande dell’Eurobarometro sulla gestione delle scorie radioattive. In ogni caso, per aumentare la propria conoscenza della materia, gli europei preferiscono chiaramente le organizzazioni non governative (39% degli intervistati) o i ricercatori indipendenti (38%). La fiducia per i governi e per i media in materia nucleare e’ invece in forte calo: rispettivamente al 19% rispetto al 29% registrato nel 2001, e al 13% dal 23%. Di fronte al forte rischio che i cittadini europei collegano al nucleare e alla gestione delle scorie, l’Unione europea e’ chiamata a svolgere un ruolo piu’ ampio, soprattutto nel monitoraggio delle attivita’ degli stati: ben l’89% degli intervistati si dice favorevole ad attribuire a Bruxelles questa funzione. La stessa percentuale del campione sostiene inoltre il bisogno di una politica armonizzata per il settore, visto il suo impatto internazionale.

(foto da whyfiles.org)

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