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New economy e nuova imprenditoria: la vendita di organi?

Stop all’hard discount degli organi ?


La Cina è meno lontana da un decente rispetto dei diritti umani ? Buona lettura…

Gruppo d’Intervento Giuridico

A.N.S.A., 8 aprile 2007

TRAPIANTI, IN CINA UNA LEGGE CONTRO IL FAR WEST.

ROMA – Passo della Cina verso una seria regolamentazione dei trapianti d’organo. Una nuova legge, promulgata ieri sera e che entrerà in vigore il primo maggio, aggiunge a divieti e controlli già esistenti anche una serie di sanzioni. La Cina fino ad ora è un po’ il Far West dei trapianti, con un aumento vertiginoso del numero di strutture specializzate (solo quelle per il trapianto di fegato sono passate da 22 a 500 in 6-7 anni). Spesso particolare scalpore ha suscitato in occidente il dubbio che una buona parte degli organi posti sul mercato venissero prelevati – senza alcun autorizzazione dell’interessato – subito dopo le numerosissime esecuzioni di condannati a morte.

Già l’anno scorso c’erano stati degli interventi legislativi, entrati in vigore in luglio, che richiedevano l’obbligo del permesso scritto da parte del donatore e la verifica dell’esistenza, dove gli espianti venivano eseguiti, di determinate norme igieniche e capacità operative. In particolare cliniche e ospedali avrebbero dovuto sottoporre le operazioni a una commissione etica interna, specificando il donatore e la compatibilità con il ricevente. Lo scopo appariva comunque essenzialmente quello di innalzare gli standard sanitari, che sono al di sotto del livello internazionale. Inoltre alcuni medici avevano sostenuto che quelle disposizioni erano precise solo per i casi di espianto da persone vive. Le nuove norme puntano invece a colpire la commercializzazione in quanto tale del trapianto di organi, che negli ultimi anni ha dato vita a un fiorentissimo mercato nero, così lucrativo da stimolare ogni genere di illegalità. Il testo della legge, che consta di 32 articoli, vieta il prelevamento di organi da minori, “impone che i trapianti di organi umani devono rispettare il principio della libera e volontaria donazione” e rende un “reato prelevare organi senza il consenso, o contro la volontà del proprietario”. In particolare la legge prevede il licenziamento dei funzionari e dei medici che si rendano colpevoli di traffico d’organi, la chiusura degli istituti e ospedali coinvolti, e forti multe.

Organizzazioni per la difesa dei diritti umani hanno spesso denunciato la vendita di organi di prigionieri giustiziati in Cina, in particolare di prigionieri appartenenti alla setta del Falungong, messa fuorilegge. Le autorità cinesi hanno ripetutamente respinto le accuse, ma queste hanno continuato a rimbalzare in occidente. Un giornalista della Bbc, che ha finto di avere bisogno di un trapianto di fegato per un parente, ha raccontato che i dottori di un ospedale di Tianjin gli avevano assicurato che avrebbero potuto trovare l’organo da lui richiesto entro tre settimane ma che certo non doveva sottilizzare se proveniva da criminali giustiziati. La questione ha più aspetti. Dal punto di vista cinese il fatto più grave sembra essere che a fronte di una richiesta di 1,5-2 milioni di trapianti, ne vengono soddisfatte al massimo 20.000 l’anno e per di più senza tenere alcun conto delle reali urgenze dato che i pochi organi disponbili vengono dati al migliore offerente. Vista dall’estero, al di là dello scandalo degli espianti imposti, c’é il problema dalla disperazione di ‘turisti del trapianto’ disposti a tutto pur di trovare ciò di cui hanno bisogno. E’ quanto messo in evidenza da un rapporto redatto di recente in Canada, dove si lancia un appello affinché il Canada e altri paesi scoraggino i propri cittadini dall’ effettuare trapianti in Cina, si suggerisce una campagna d’informazione per i viaggiatori e si chiede un provvedimento che renda illegale sottoporsi ad un trapianto di organi – sia pure in un paese straniero – senza il consenso del donatore.

(foto da mailing list umanitaria)

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Giustiziati in Cina: si fanno a pezzi e si vendono gli organi a chi può pagare.


La Repubblica popolare cinese non si smentisce…..

notizia A.N.S.A. , 21 marzo 2006, ore 18.03.
ORGANI DI CONDANNATI A MORTE CINESI RIVENDUTI A RICCHI GIAPPONESI

Centinaia di milionari giapponesi bisognosi di un organo nuovo pagherebbero decine di migliaia di euro per comprare fegati e reni espiantati dai corpi di condannati a morte cinesi. Lo rivela oggi il quotidiano britannico ‘The Indipendent’ nella sua versione online raccontando la storia di un uomo d’affari, Kenichiro Hokamura.

Quando il rene di Hokamura smise di funzionare, le vie da percorrere erano due: aspettare in Giappone decine d’anni in attesa di un donatore legale oppure verificare se le voci sul traffico di organi fossero vere. In realtà l’alternativa era solo sulla carta: dal 1997 ad oggi in tutto il Giappone sono stati donati solo 40 organi e le liste di attesa sono chilometriche. “Ci sono 100 persone in lista di attesa solo nella mia prefettura - racconta Hokamura – Sarei morto prima di trovare un donatore.”

Due mesi fa, dieci giorni dopo aver contattato su internet un intermediario giapponese in Cina, l’uomo d’affari si trovava sdraiato su un lettino della sala operatoria di un ospedale di Shanghai per il trapianto dell’agognato rene. Il “donatore”, apprende, è un uomo già giustiziato. Il prezzo 6,8 milioni di yen (circa 48 mila euro).

E’ stato tutto così veloce – racconta – Ero spaventato.” Secondo alcune stime il costo di un trapianto varia dai 54.000 euro per un rene fino a 129.000 per un fegato. Cifre molto alte che attirano un numero crescente di aspiranti donatori, alcuni alla ricerca della pura sopravvivenza, altri del lucro.

Allarmato per l’aumento del traffico di organi, il ministero della Sanità giapponese ha rafforzato la vigilanza, in collaborazione con le autorità aeroportuali, per cercare di fermarlo. Un’ impresa per ora impossibile, davanti alla determinazione di persone in lotta per la sopravvivenza.

Sono rimasto in dialisi quattro anni e quattro mesi - ricorda Hokamura – Non potevo più aspettare.”

In teoria le leggi cinesi contro il traffico illegale di organi sono severissime: anche nel caso in cui il donatore sia un parente stretto del paziente, entrambi devono sottoporsi al test del Dna o fornire le prove della loro relazione di parentela o di matrimonio. La realtà è ben diversa: sui muri di molte cliniche ed ospedali in la Cina scritte tracciate sui muri con la vernice spray mostrano numeri di cellulari accanto ad un ideogramma: shen, rene.

(foto da mailing list umanitaria)

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