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Quando un giornale “inventa” un clima di paura.

uomo wc

 

A Cagliari da qualche giorno è arrivato un gruppo di 700 migranti.   Una parte delle migliaia che sono giunti nelle ultime settimane a Lampedusa.  Il Governo ha pensato bene di dislocarli in alcuni centri del Mezzogiorno d’Italia, nessuno nella padania del Ministro dell’interno leghista Maroni.

700 disperati che cercano un futuro migliore a rischio di finire in fondo al mare, a rischio di esser rispediti indietro senza tanti complimenti.    Quasi certamente sono tutti tunisini, non sono profughi in fuga dalla Libia o da altre guerre.  Sono semplici clandestini.  Dopo l’identificazione avranno un permesso di soggiorno valido per un anno e andranno chissà dove.

Difficile che rimangano in Sardegna perchè lavoro non ce n’è.  La situazione è criticabile sotto moltissimi aspetti, in primo luogo l’impreparazione e le incertezze di un Governo impegnato allo spasimo soltanto nel fare gli interessi del suo premier, anche i più miserabili.      Ma non è questo il punto.

Finora non c’è stato il benchè minimo problema di ordine pubblico, parecchi cagliaritani hanno portato ai migranti generi di conforto e vestiti, non c’è in città alcun clima di paura. Prosegui la lettura…

Conservatoria delle coste, paura di che ?


Riportiamo un interessante scambio di opinioni sulla Conservatoria delle coste avviato da un intervento dell’on. Paolo Maninchedda pubblicato sul proprio sito www.sardegnaeliberta.it. Naturalmente sono ben accetti commenti !

Gruppo d’Intervento Giuridico

Conservatoria delle coste: prima il potere poi il cittadino, 4 maggio, 2007
Paolo Maninchedda

Articolo 15 della proposta di legge finanziaria in discussione nel Consiglio regionale, comma f): ?Sono di competenza della Conservatoria delle coste: (?)l?esproprio e/o l?acquisto di quelle aree e quei beni immobili la cui qualità ambientale, paesaggistica e culturale è tale da ritenere necessaria la loro conservazione e salvaguardia?.
Prima domanda: chi deciderà della ?qualità ambientale? di questi beni, tali da dover essere espropriati? In un regime presidenzialista ovviamente il Presidente.
Seconda domanda: quale disciplina prevede la norma perché il cittadino, proprietario di quei beni, possa difenderli dalle iniziative del potere regionale ? Nessuna.
Terza domanda: che valore possono avere beni sulla cui destinazione l?unico arbitro è la Regione (cioè il Presidente) ? Una volta ipervincolato un bene non ha più valore e la Regione (cioè il Presidente) può acquisirlo a prezzi bassi, se non bassissimi (questo è lo schema Tuvixeddu, che a mio avviso porterà molti della Giunta a perdere in giudizio parti rilevanti del proprio patrimonio personale per risarcire i danni).
Sollevo queste questioni per un problema più generale: la legislazione regionale in questa legislatura si preoccupa unicamente di rafforzare i poteri regionali, mentre non è minimamente preoccupata di rafforzare, contemporaneamente, i livelli di garanzia dei diritti delle persone, alla cui difesa rimangono certamente le leggi nazionali, ma con un sempre maggiore contrasto tra i due livelli. Sono convinto che ciò derivi da una concezione del mandato elettorale come legittimazione a porsi quasi al di sopra del diritto e da una concezione paternalistica e moralistica della politica (?io vedo e provvedo per il tuo bene?). Lascio ai lettori ulteriori commenti.

P.S. La crisi del diritto si manifesta anche nel tentativo di modificare, e non di interpretare, il Piano paesaggistico con le circolari esplicative (siamo già alla terza). La vicenda da noi segnalata della delibera per l?elettrificazione rurale (che non si farà) è emblematica. Il Piano blocca, la circolare, come è stato segnalato da alcuni lettori, potrebbe consentire, la Giunta, che non legge neanche i suoi documenti (oppure sa che una circolare non può modificare il Piano) elimina l?elettrificazione rurale dai suoi piani e sposta tutte le risorse sulla manutenzione delle strade rurali. Una condizione di confusione che si realizza sempre quando chi governa si colloca sopra la legge e pensa di poterla cambiare ogni giorno.

commenti a ?Conservatoria delle coste: prima il potere poi il cittadino?

1. Carlo Frau scrive:
4 Maggio 2007 alle 10:01

Concordo con Lei.
Il problema legalità e tutela della decisione democraticamente collegiale sono alla base di alcune contestazioni manifestate da più parti in questa legislatura. In pratica si critica il metodo non l?obiettivo. Le persone che non si interessano di problemi strettamente tecnici, però, colgono solo ciò che è evidente: la regione può acquisire beni che potrebbero essere oggetto di speculazione tutelandoli. Non comprende (sento tante persone parlare così) l?importanza dell?eredità feudale che può lasciare questo tipo di esercizio del potere o peggio tanto potere nelle mani di chissà chi verrà dopo.
Al ?Sardo tipo? piace essere l?asino con la carota davanti, così non deve pensare, non deve sforzarsi ma solo fare lavoro o siesta.

2. Maria Serra scrive:
4 Maggio 2007 alle 21:45

Legalità, democrazia e concentrazione di poteri: sono temi che varrebbe la pena approfondire per capire meglio quello che sta succedendo in Sardegna e a cosa stiamo andando incontro.

3. Alvar di Flake scrive:
5 Maggio 2007 alle 13:57

Il sardo tipo è anche stufo di pifferai magici e di venditori di fumo !!!!

4. Cristian scrive:
5 Maggio 2007 alle 16:42

Dottor Maninchedda
Sul piano paesaggistico io e lei abbiamo pareri decisamente differenti. Ritengo che il piano paesaggistico così come è stato redatto sia un ottimo punto di partenza, migliorabile quanto si voglia ma comunque sempre un ottimo punto di partenza. Non dimentichiamoci che ci sono voluti appena due anni per realizzarlo ed approvarlo ed è quindi inevitabile che ci siano dei punti da migliorare, ma se mai si comincia???
Per quanto riguarda il presidenzialismo ritengo che l?argomento non sia così semplice come lo si voglia far credere anche perchè non si è arrivati a questo modello di governo dall?oggi al domani. Per quanto io mi possa impegnare (forse sarà un mio limite) non riesco a vedere tutto questo ?porsi quasi al di sopra del diritto? e non vedo nemmeno questa ?concezione paternalistica e moralistica della politica? di cui lei parla. Forse anche io sono quel ?Sardo tipo a cui piace essere l?asino con la carota davanti, così non deve pensare, non deve sforzarsi ma solo fare lavoro o siesta? come pensa con grande stima per i suoi conterranei il signor Carlo Frau.

5. Stefano Deliperi scrive:
5 Maggio 2007 alle 22:22

Gent.mo on. Maninchedda,
leggo il Suo intervento ?Conservatoria delle coste: prima il potere poi il cittadino? e rimango piuttosto disorientato. Lei si chiede: ?chi deciderà della ?qualità ambientale? di questi beni, tali da dover essere espropriati?, rispondendo ?in un regime presidenzialista ovviamente il Presidente?. In realtà l?art. 15 della proposta di legge regionale finanziaria 2007 che state esaminando in Consiglio regionale dice che sarà il Direttore esecutivo con il supporto del Comitato scientifico a individuare la ?qualità ambientale? rilevante tanto da ritenere opportuno acquisirla attraverso l?acquisto o l?esproprio alla gestione della Conservatoria delle coste a fini di permanente salvaguardia. La Giunta regionale (e il Presidente) avrebbe poteri di indirizzo, vigilanza e controllo ai sensi della legge regionale n. 14/1995 come in tutti i casi analoghi di agenzie tecnico-operative regionali. Lei poi si chiede ?quale disciplina prevede la norma perché il cittadino, proprietario di quei beni, possa difenderli dalle iniziative del potere regionale?, rispondendo ?nessuna?. In realtà, in caso di illegittimo esercizio della facoltà di esproprio, sarebbero esperibili dal cittadino ? proprietario tutti gli ordinari rimedi giurisdizionali e amministrativi che l?ordinamento prevede. Istanze di risarcimento del danno comprese. Infine, si chiede ?che valore possono avere beni sulla cui destinazione l?unico arbitro è la Regione (cioè il Presidente)?, rispondendo nettamente che ?una volta ipervincolato un bene non ha più valore e la Regione (cioè il Presidente) può acquisirlo a prezzi bassi, se non bassissimi?. A questo punto sono io che Le faccio una domanda: per quale motivo la Regione autonoma della Sardegna ? attraverso la Conservatoria delle coste ? non può esercitare il potere-dovere di svolgere un?iniziativa di pubblica utilità (la salvaguardia permanente di tratti di costa) acquisendo beni ambientali costieri anche attraverso compravendite o espropri secondo le procedure di legge ? Il codice dei beni culturali e del paesaggio lo prevede già, ad esempio. Da un bel pezzo non si ritiene sussistere lo jus aedificandi connaturato alla proprietà del terreno e le autorità pubbliche possono benissimo pianificare il territorio prevedendo anche vincoli di inedificabilità assoluta senza alcun indennizzo. Qual è il problema ? Perché, senza che nessuno si stracci le vesti, un proprietario può esser espropriato di abitazione e/o azienda ad esempio per far passare la nuova S. S. n. 125 (il cui progetto è stato approvato addirittura senza valutazione di impatto ambientale) o per far realizzare il nuovo devastante mega-acquedotto del Sarrabus ? Perché, in caso di mancata compravendita, non si potrebbe procedere con l?esproprio, sempre a puro titolo di esempio, di Cala Giunco (proprietà Immobiliare Europea) o delle dune di Is Arenas (proprietà gruppo Is Arenas) o di Porto Santoru (proprietà del gruppo Mazzella, qualora non sia riconosciuta la qualità di demanio civico nel procedimento in corso presso il Commissario per gli usi civici) ? In Francia il Conservatoire du Littoral (al quale si ispira la Conservatoria delle coste) gestisce ed ha sottratto alla speculazione immobiliare oltre 103 mila ettari di litorali con indubbi benefici per la collettività. Anche attraverso espropri. Perché in Sardegna non si può fare la stessa cosa ? Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno proposto, sostenuto e sostengono la piena operatività della Conservatoria delle coste (in proposito si può leggere in http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/tf3181614/). Punto qualificante del programma di governo anche da Lei sottoscritto (come da me) al momento della candidatura alle elezioni regionali 2004. In Consiglio c?è una petizione sottoscritta da oltre 3.500 cittadini, parlamentari europei, uomini di cultura che ne chiede l?istituzione. Varie istituzioni ed associazioni dell?area del Mediterraneo hanno manifestato grande interesse per questa iniziativa. Se oggi, invece, la Conservatoria delle coste Le appare quel ?mostro? pronto a fagocitare i poveri cittadini, eserciti tutti i Suoi poteri di consigliere regionale per emendarla oppure, se Le appare inemendabile, voti contro. Però, per cortesia, ne spieghi bene i motivi. Con stima,
Stefano Deliperi

P.S. Riguardo a Tuvixeddu: perché nel P.R.G. prima ed oggi nel P.U.C. di Cagliari anche l?area tutelata con il vincolo storico-archeologico diretto ed indiretto è stata classificata ?G ? servizi? quindi produttiva di volumetrie (a beneficio pubblico e privato) e non ?H ? salvaguardia? come sarebbe stato ovvio ? Al di là della correttezza o meno delle attuali iniziative regionali, sulle quali si pronunceranno i giudici naturali, anche queste (ed altre ancora) sarebbero domande meritevoli di risposte.

6. Paolo Maninchedda scrive:
6 Maggio 2007 alle 07:56

Gent.mo dott. Deliperi,
mi spiego. È evidente che la Conservatoria delle Coste debba essere dotata di poteri e di funzioni, quale anche l?esproprio. Peraltro, io sono culturalmente contrario all?aumento del potere di gestione da parte dello Stato (o Regione) a favore, invece, del potere di regolamentazione, ma questo è un altro discorso.
L?art. 15 non disciplina in alcuna parte le modalità di dichiarazione dell?alta qualità ambientale. Lei, forse giustamente, la deduce dai commi che descrivono gli organi dell?ente. Ebbene, non Le sarà sfuggito che tutti gli organi sono nominati dal Presidente della Giunta su delibera conforme della Giunta stessa. Lei, giustamente, rinvia, per le garanzie dei diritti dei cittadini, alla legislazione nazionale, ma non Le sarà sfuggito che sta aumentando il conflitto tra legislazione regionale e nazionale, e se il cittadino per difendere i suoi diritti è sempre costretto a ricorrere ai tribunali rispetto ad un potere dell?esecutivo che sta diventando esorbitante, ne consegue che solo i cittadini ricchi possono riuscire, alla fine, ad aver ragione dell?uso improprio del potere da parte della Regione. Una legge regionale corretta, avrebbe disciplinato le modalità di accertamento dell?alta qualità ambientale (bisogna ricordare che la legge parla anche di immobili, non solo di aree), avrebbe individuato in quali casi si arriva all?esproprio e in quali no e solo, eventualmente all?acquisto ecc. ecc. Forse mi sbaglio (e sono pronto a ricredermi), ma l?Europa si differenzia dai Paesi orientali perché individua i limiti del potere pubblico, insieme ai suoi doveri e alle sue funzioni. A me pare che la concentrazione di potere in capo alla Regione e al Presidente stiano diventando esorbitanti e stiano mettendo a rischio la legalità. C?è un?idea del ?pubblico comunque giusto? contro il ?privato comunque sbagliato? che non riesco ad apprezzare. Come pure si sta affermando una superiorità della forza della politica sulla vigenza del diritto che è preoccupante. È solo un?impressione, sono pronto a ricredermi. Su Tuvixeddu: aspettiamo. Evidentemente abbiamo idee diverse non sugli obiettivi ma suoi metodi. Io credo che le modalità di azione della Regione verranno censurate (almeno alla luce degli atti che ho letto). Se dovessi aver torto (ma non credo che il Tar concederà sospensive e pertanto bisognerà attendere la decisione di merito), non mancherei di ricredermi pubblicamente. Sul programma: lasciamo perdere. È una grande delusione notare che in alcune circostanze viene sacralizzato e reso ridicolmente non adattabile alla realtà, in altre viene dimenticato come se fosse carta straccia. Ricambio sinceramente saluti e stima e La ringrazio per l?attenzione con cui segue questo spazio informativo.

7. Stefano Deliperi scrive:
6 Maggio 2007 alle ore 19.45

Gent.mo on. Maninchedda,
desidero in primo luogo ringraziarLa per la Sua cortese risposta. Mi sembra opportuno aggiungere che la ?qualità ambientale? delle aree costiere è individuabile dalla presenza di disposizioni di tutela ambientale (vincolo paesaggistico, sito di importanza comunitaria, vincolo storico-cultruale, destinazione ad area protetta, ecc.) e che, conseguentemente, l?atto di individuazione dovrà contenerne le motivazioni, per legge (artt. 3 della legge n. 241/1990 e 5 della legge regionale n. 40/1990), altrimenti sarà illegittimo. Gli organi della Conservatoria delle coste saranno nominati dalla Giunta regionale (e dal Presidente) così come avviene per tutte le agenzie tecnico-operative regionali e come avviene in casi analoghi in tutta Italia. Quanto all?eliminazione dei controlli amministrativi dall?Ordinamento sono perfettamente d?accordo: i controlli preventivi della Corte dei conti e quelli dei Comitati di controllo sugli Enti locali hanno evitato valanghe di atti illegittimi per decenni. Purtroppo, a mio parere, sono stati abrogati dalle recenti riforme costituzionali (2001) e cittadini ed associazioni si devono rivolgere agli ordinari rimedi giurisdizionali. Ma questa è una riforma a carattere nazionale e Renato Soru era ben al di là dal presentarsi sulla scena pubblica. Quanto al rafforzamento dei poteri dell?Esecutivo credo che sia uno dei problemi di rilievo costituzionale più importanti del momento. E? però anch?essa una tendenza che parte da lontano, basti vedere le riforme sull?ordinamento degli Enti locali con l?attribuzione a sindaci e presidenti di Provincia di poteri decisamente ampi a scapito dei consigli. E non c?è pure, allo stato, grande differenza con i poteri del presidente (e della giunta) delle Regioni a statuto ordinario, anch?essi rafforzati a detrimento delle competenze consiliari. Non è però un tema che può essere liquidato in poche righe, ma meriterebbe ben altro approfondimento. Ritornando all?argomento della Conservatoria delle coste, oggetto dell?intervento, mi sembra tuttavia che ce la si prenda con uno dei punti positivi qualificanti dell?attuale legislatura. Credo che sia dovere di tutti farla funzionare e farla funzionare bene, non ?massacrarla? per i solo eventuali e non molto probabili usi distorti delle potestà amministrative che essa andrà ad avere. C?è l?esempio del Conservatoire du littoral francese, è un buon esempio: cerchiamo di seguirlo. Con stima e gli auguri per un proficuo lavoro,
Stefano Deliperi

P.S. Riguardo a Tuvixeddu: come Le dicevo, le domande meritevoli di risposte sono molte e diverse di esse partono da lontano. Per i contenziosi attuali attendiamo le valutazioni dei giudici. Sugli obiettivi ritengo che siano identici.

(foto S.D., archivio GrIG)
Riferimenti: Conservatoria coste: prima il potere poi il cittadino

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Tassa sul lusso: a chi fa paura?


Negli ultimi giorni, si è riaperta la polemica su quell?insieme di disposizioni normative regionali che, ormai, sono tutte conosciute con il nome di ?tassa sul lusso?. Naturalmente, la polemica è dura e rovente, come solo le pietre sarde in piena estate possono esserlo e, proprio per tale ragione, ci piacerebbe rinfrescare gli animi, e le dure pietre sarde, riportando, sinteticamente, alcuni dati. La Legge regionale 11 maggio 2006 n. 4 ?Disposizioni varie in materia di entrate, riqualificazione della spesa, politiche sociali e di sviluppo? istitutiva dell?Agenzia della Regione Autonoma della Sardegna per le entrate, prevede, tra le varie disposizioni, agli articoli 2, 3, 4 rispettivamente:
l?imposta regionale sulle plusvalenze dei fabbricati adibiti a seconde case – si applica sulle plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di fabbricati siti in Sardegna e di quote di società proprietarie dei predetti fabbricati. Soggetto passivo è l?alienante avente domicilio fiscale fuori dalla Sardegna e, in ogni caso, non lo sono i nati in Sardegna;
l?imposta regionale sulle seconde case ad uso turistico ? presupposto dell?imposta è il possesso (in qualità di proprietario o di altro diritto reale) di fabbricati situati ad una distanza inferiore ai 3 chilometri dalla battigia marina, non adibiti ad abitazione principale (anche in questo caso, soggetti passivi sono i titolari dei diritti suddetti, con domicilio fuori dal territorio sardo). Per rendere l?idea dell?entità dell?imposta, è sufficiente ricordare che, per esempio, per fabbricati di superficie compresa tra 151 e 200 metri quadri, l?imposta regionale è stabilita nella misura annua di ? 3.000,00;
l?imposta regionale su aeromobili ed unità da diporto ? presupposto dell?imposta è lo scalo in Sardegna di aeromobili adibiti al trasporto privato e di unità da diporto (soggetti passivi sono le persone che assumono l?esercizio dell?aeromobile o dell?unità da diporto, con domicilio fiscale fuori dalla Sardegna). Anche in questo caso, è utile riportare un piccolo esempio di imposta: l?imposta annua per gli aeromobili abilitati al trasporto di oltre 12 passeggeri, è pari a ? 1.000,00 mentre, per le navi di lunghezza superiore ai 60 metri, dovrà essere versata un ?imposta pari a ? 15.000,00.
Come ha affermato il Presidente della Regione Sardegna, Renato Soru, le disposizioni in questione ?mirano a portare avanti un progetto di sviluppo del turismo, ma di un turismo sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale. Quindi, un turismo che non pregiudichi la salvaguardia delle coste e promuova anche la possibilità di sviluppo, non solo nelle coste ma nelle zone interne della Sardegna. Perciò è stata sottolineata la coerenza del progetto che va dal Piano paesaggistico regionale alla tassazione? (www.regione.sardegna.it). Non solo. Lo stesso Presidente Soru ha sottolineato un fatto risaputo, ma forse ignorato da chi paragona gli effetti della ?tassa sul lusso? a quelli della bomba all?idrogeno, e cioè che ?le seconde case dei non residenti non portavano alcun reddito in Sardegna (..) in questa maniera, con la ridefinizione della compartecipazione, le seconde case potranno avere un impatto fiscale importante per le casse regionali? (www.regione.sardegna.it) . Peraltro, proprio la questione dell?imposizione fiscale e delle agevolazioni ai non nati in Sardegna (figli di emigrati dalla Sardegna) ha suscitato le perplessità del Governo, per il contrasto di tali previsioni con l?art. 3 della Costituzione italiana (che sancisce l?uguaglianza tra i cittadini). Il Ministro degli Affari Generali, Linda Lanzillotta, in una recente intervista pubblicata sul quotidiano La Nuova Sardegna ha affermato: ?quando si applicano certe agevolazioni ai non nati in Sardegna, si sta confliggendo con l?articolo 3 della Costituzione. O, quando s?ipotizza il pagamento di un?imposta che già si versa allo Stato da parte di cittadini non residenti in Sardegna (I.C.I., n.d.r.), il caso di doppia imposizione è palese (..)Bisogna percorrere la strada dell?imposta ambientale, sull?uso del territorio. In questo caso, una soluzione si può trovare». Quindi, sebbene le perplessità rimangano, l?atteggiamento del Ministro sembra essere improntato alla collaborazione tra Stato e Regione e allo studio di una soluzione condivisa.
E quali saranno gli effetti per il turismo? Probabilmente, considerato il costante afflusso di turisti nella nostra terra e nei nostri mari, i proprietari delle case volanti o galleggianti non sono troppo intimoriti dalla tassa che, supponiamo, avrà un valore inferiore al collarino di diamanti portato dal loro chihuahua. Allora, che siano le pietre ad averne timore?

(foto C.B., archivio GrIG)

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Chi ha paura del lupo cattivo ? La ripresa del lupo, pur con tante difficoltà.


Sicuramente nel Vecchio Continente nessun ?altro animale? è stato così perseguitato dall?uomo come il lupo (Canis lupus). Nell?immaginario collettivo, nelle favole, nell’Europa dilaniata dalle guerre di religione e dalle carestie, il lupo è stato il ?cattivo? per eccellenza: rubava bambini, sbranava intere greggi, assediava paesi, succhiava il sangue dei malcapitati. E via con tante altre amenità simili. Forse non era proprio così, ma andava bene a tutti. Fino a 150 anni fa il lupo era comunque tra i mammiferi maggiormente diffusi che il mondo avesse conosciuto. Nel secolo scorso i lupi erano presenti su tutto il territorio italiano ad eccezione della Sardegna. La prima diminuzione nella distribuzione di questo carnivoro avvenne nella pianura Padana dove al taglio dei boschi si unì una feroce persecuzione. In Sicilia il lupo è scomparso nei primi decenni del ?900 a causa dell’impiego delle doppiette a canne mozze – le lupare – e potenti veleni.
I lupi rimasti circoscrissero il loro areale di distribuzione negli Appennini centro-meridionali dove i branchi si nascosero in zone remote ed inaccessibili comprese tra gli 800 e i 1800 metri, dove ancora potevano trovare consistenti popolazioni di erbivori selvatici (cervi, caprioli, ecc.). L’unica grande esigenza per i branchi era quella di trovare territori senza la presenza del suo grande nemico: l’uomo. Un altro piccolo nucleo di lupi si rifugiò sulle montagne della Sila calabrese.
Durante il rigidissimo inverno del 1956, un ridotto branco di lupi si spostò dagli Appennini ai Monti della Tolfa, nel Lazio settentrionale, dando origine ad una significativa presenza tuttora esistente. E’ la prima nuova migrazione di rilievo. Nonostante ciò, negli anni ’70 la sottospecie italica era giunta sull’orlo dell’estinzione; un censimento effettuato nel 1976 stimò in soli 100 esemplari il numero di lupi presenti sul territorio nazionale. La consistenza numerica attuale, dopo i primi trent’anni di protezione legale e nonostante il persistente bracconaggio, è stimabile in circa 5-600 esemplari distribuiti dal Piemonte alla Calabria.
La situazione non è delle migliori nel resto del continente: solo circa 2 mila esemplari abita ancora le foreste europee (escludendo i territori della Russia) dove la specie è stata sistematicamente cacciata sin dal medioevo. Nell’Europa occidentale il lupo è scomparso in Inghilterra nel 1486, nel 1700 in Scozia. In Francia nel 1930 c’erano solo una decina di individui poi scomparsi. Oggi il lupo sopravvive nella penisola Iberica (Canis lupus signatus), in Norvegia con una piccola popolazione (10-15 esemplari) e Svezia centrale con un gruppo numeroso, ma isolato dalle popolazioni dell’Europa orientale, dove i lupi stanno recuperando terreno anche verso i confini occidentali. Negli Stati in cui le popolazioni di lupi sono ancora relativamente abbondanti la specie non è protetta.
Nella nostra penisola, dove il lupo è presente con la sottospecie Canis lupus italicus, la protezione totale del lupo è stata ottenuta solo nel 1976. Da quel momento, in concomitanza con l’abbandono da parte dell’uomo degli Appennini, si sono aperti nuovi spiragli per la sua espansione. Nella prima metà degli anni ottanta, dopo aver risalito l’Appennino Tosco-Emiliano, il lupo veniva segnalato nell’entroterra genovese. Poi, dopo aver incredibilmente attraversato non si sa come quella spaventosa trincea di asfalto e ferro della Valle Scrivia, è giunto in Liguria occidentale e nelle Alpi piemontesi. Nel 1992 è stato avvistato anche in Francia, nel parco nazionale del Mercantour, dove ora si è stabilizzato un piccolo branco. Negli anni seguenti il lupo ha continuato il suo ?viaggio? lungo l?arco alpino. La presenza di un maschio isolato fu segnalata nel cantone svizzero del Vallese nel 1995 (l?animale fu abbattuto l?anno successivo). Da allora tracce e avvistamenti si sono susseguiti nei cantoni sud-occidentali dei Grigioni e del Ticino. Non si hanno segnalazioni di riproduzione in loco, ma la prima femmina è stata avvistata nel luglio 2002, alla frontiera italo-svizzera, sempre in Vallese. Lentamente continua il suo ritorno sulle Alpi?
Tuttavia, nonostante la persistente rarità della specie, ancora nel 2005 in Norvegia ed in Francia sono state autorizzate ?cacce? al lupo con la pretesa di tutelare il bestiame domestico.
Una splendida esperienza per la salvaguardia del lupo italiano è quella del Parco faunistico del Monte Amiata (www.parcofaunistico.it), ad Arcidosso (GR), un grande e ben gestito wild park pubblico dove vive un piccolo nucleo di lupi, che si è anche riprodotto. Come si può vedere, un “altro animale” con grandi capacità di adattamento ed un?infinita voglia di vivere ancora su questa Terra?..

(foto S.D., archivio GrIG)

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