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Definizioni attuative del piano paesaggistico regionale a Cagliari.

Osservazioni nella procedura di V.A.S. sul piano energetico regionale.

Arborea, atto di osservazioni al P.U.C. ed alla V.A.S.

Approvato definitivamente il piano regionale di gestione dei rifiuti urbani.

Piano energetico ambientale regionale, inizia il procedimento di V.A.S.

Lo scempio di Cala Sinzias.

Referendum contro la legge salva-coste, inutile buffonata.

Il P.P.R. in vetrina al Consiglio d’Europa, il progetto Janas supera la procedura di V.I.A.

Piano regionale sulla gestione dei rifiuti, valutazione ambientale strategica.

Referendum sul piano paesaggistico regionale. Opinioni a confronto. Bye, bye alle urne…

Il Consiglio di Stato dà una sberla al referendum sfascia-coste.

L’Assessore regionale dell’urbanistica Sanna spara a zero contro l’andazzo dell’edilizia sarda.

Il T.A.R. Sardegna si pronuncia sul piano paesaggistico regionale e su Tuvixeddu.

Difendiamo il piano paesaggistico regionale della Sardegna !

“Sa die” de nos’atrusu, le coste, il referendum.

Ulteriori sentenze del T.A.R. Sardegna sul piano paesaggistico regionale.

Mauro Pili & co. vogliono proteggere le coste..con il cemento…

Osservazioni al piano del parco nazionale dell’Asinara.

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Ancora sentenze del T.A.R. Sardegna sul piano paesaggistico regionale.

Piano paesaggistico regionale: il T.A.R. si pronuncia sui primi ricorsi.

A volte ritornano..e ritornano ancora?

Davanti al T.A.R. Sardegna in difesa del piano paesaggistico regionale ? P.P.R.

La Provincia è il notaio sulle intese sul piano paesaggistico regionale ?

Attuazione del piano paesaggistico regionale – P.P.R., le intese Regione ed Enti locali.

Intervento davanti al T.A.R. Sardegna in difesa del piano paesaggistico.


Le associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l?Abolizione della Caccia e Gruppo d?Intervento Giuridico danno sul piano paesaggistico regionale ? P.P.R. approvato nel settembre 2006 complessivamente una valutazione positiva e sosterranno le ragioni della salvaguardia ambientale proprie del P.P.R. con uno specifico intervento ad opponendum (a nome delle prime due, in quanto associazioni di protezione ambientale riconosciute ex art. 13 della legge n. 349/1986) curato dagli avv.ti Carlo Augusto Melis Costa e Guendalina Garau davanti al T.A.R. Sardegna. E? stato inoltrato l?intervento ad opponendum contro il ricorso n. 1019/2006 dei Comuni di Castelsardo, Valledoria, Bosa, Tempio Pausania, Gairo e delle società immobiliari Set s.r.l. e Vibrobeton s.r.l. e la prima udienza è prevista per il prossimo 11 luglio 2007. I primi ricorsi saranno, invece, discussi all?udienza fissata per il 27 giugno 2007. Successivamente, con ogni probabilità, il T.A.R. procederà alla riunione di tutti i ricorsi in un?unica trattazione.

Circa 100 ricorsi (altri 62 sono quelli straordinari al capo dello Stato), mentre da varie parti si parlava di addirittura quattrocento. Molti meno di quanti avverso i quattordici piani territoriali paesistici approvati dalla Regione nel 1993 e poi annullati su ricorsi degli Amici della Terra in quanto gravemente lesivi delle prerogative di tutela ambientale. Hanno inoltrato ricorsi amministrazioni comunali (ad esempio Cagliari, Olbia, Arzachena, Carloforte, Tertenia, Teulada, Castelsardo, Bosa, Tempio Pausania, Santa Teresa di Gallura, Budoni, Gairo, Valledoria), ?signori del vento? (la società Bonorva Wind Energy), tanti ?signori del mattone? ed anche tre consiglieri regionali dell?U.D.C. (Roberto Capelli, Sergio Milia e Franco Cuccu). Si sentono defraudati del potere di approvare il piano paesaggistico. Curiosamente la legge assegna, invece, tale potere alla Giunta regionale (art. 11 della legge regionale n. 45/1989 come modificato dall?art. 2 della legge regionale n. 8/2004). Comuni e privati lamentano lo scarso coinvolgimento ed il mancato accoglimento delle proprie ?osservazioni? durante la procedura di approvazione.

Di seguito, per chi volesse approfondire, una scheda sul P.P.R.

Lega per l?Abolizione della Caccia, Amici della Terra, Gruppo d?Intervento Giuridico

PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE, LE RAGIONI DEL “SI”.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l?Abolizione della Caccia e Gruppo d?Intervento Giuridico dànno del P.P.R. complessivamente una valutazione positiva.

Ricordiamo che la Giunta regionale, con la deliberazione n. 36/7 del 5 settembre 2006, approvava il piano paesaggistico regionale ? P.P.R. Giungeva, quindi, al termine il lungo procedimento che ha visto il parere della Commissione competente del Consiglio regionale, in seguito all?adozione del P.P.R. (deliberazione G. R. n. 22/3 del 24 maggio 2006) e, in precedenza, all?adozione della proposta di piano (deliberazione G.R. n. 59/36 del 13 dicembre 2005), le successive conferenze di co-pianificazione, la presentazione di atti di ?osservazioni? da parte di soggetti imprenditoriali, enti locali, associazioni ecologiste, ecc. In contemporanea i numerosi documenti del piano sono stati pubblicati sul sito web della Regione (http://www.regione.sardegna.it/pianopaesaggistico/) con un bell?esempio di trasparenza istituzionale purtroppo non comune.

I principali punti di forza, positivi, riguardano i seguenti aspetti:

* si deve, in primo luogo, evidenziare che il P.P.R., il primo piano approvato da una regione italiana in applicazione delle previsioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni), appare supportato da un?ampia e, sostanzialmente, esaustiva analisi tecnico-scientifica territoriale, ambientale, insediativa (relazioni illustrative, tecniche, del comitato scientifico, 27 schede illustrative degli ambiti costieri) che costituisce la ?motivazione? dell?atto pianificatòrio;

* analogamente appare decisamente congrua la rappresentazione cartografica delle analisi di piano (5 tavole illustrative in scala 1 : 200.000 contenenti rispettivamente la perimetrazione degli ambiti di paesaggio costieri e la struttura fisica, l?assetto ambientale, l?assetto storico-culturale e l?assetto insediativo + 141 carte in scala 1 : 25.000 illustrative dei territori ricompresi negli ambiti di paesaggio costieri + 38 carte in scala 1 : 50.000 relative alla descrizione del territorio regionale non ricompreso negli ambiti costieri, anche in compact disk), supporto connesso ed inscindibile per le norme tecniche di attuazione;

* si conviene con l?individuazione degli ambiti di paesaggio e dei beni paesaggistici (art. 6 delle norme tecniche di attuazione), in particolare con la tipologia delle previsioni di piano, suddivise in prescrizioni dirette e indirette, indirizzi, misure di conoscenza, misure di conservazione, criteri di gestione e trasformazione, azioni di recupero e riqualificazione (art. 10 delle norme tecniche di attuazione);

* particolare importanza positiva assume la disciplina generale degli ambiti di paesaggio, individuati nelle 141 carte in scala 1 : 25.000, dove, nelle aree costiere (artt. 19-20 delle norme tecniche di attuazione), salve specifiche diverse disposizioni di piano, sono consentiti unicamente interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di consolidamento statico, di restauro, modesti volumi tecnici che non alterino lo stato dei luoghi, interventi consentiti dall?art. 12 (lettere b, e, f, g, h, l, m, p) della legge regionale n. 23/1985, interventi direttamente funzionali ad attività agro-silvo-pastorali che non comportino alterazioni permanenti dello stato dei luoghi o sul piano idrogeologico, interventi di riforestazione, taglio e riconversione colturale, antincendio e conservazione in base al piano regionale antincendi, interventi di risanamento e consolidamento degli abitati e delle aree interessate da movimenti franosi, di sistemazione idrogeologica e di bonifica dei siti inquinati: in sostanza, negli ambiti di paesaggio non è consentito alcun nuovo intervento di trasformazione comportante nuove volumetrie, con esclusione dei citati eventuali modesti volumi tecnici strettamente funzionali alle opere esistenti e senza alterazione dello stato dei luoghi (artt. 12, 15, 19, 20 delle norme tecniche di attuazione);

* vengono in parte eliminati alcuni effetti fortemente negativi determinati dall?applicazione della normativa transitoria: in particolare la possibilità, per i Comuni dotati di piano urbanistico comunale ? P.U.C. di mandare avanti interventi di trasformazione del territorio in base a semplice stipula di convenzione di lottizzazione entro il 24 maggio 2006, anche in assenza di alcun intervento. In questi mesi, infatti, numerosi Comuni dotati di P.U.C. hanno approvato convenzioni di lottizzazione in fretta e furia proprio per anticipare l?entrata in vigore delle norme provvisorie del P.P.R. Fra i tanti casi, a Teulada è stato approvato il piano di lottizzazione presentato dalla soc. Holdima a Porto Tramatzu, pur esistendo un contenzioso societario su chi abbia realmente titolo su quelle aree. A Carloforte hanno rapidamente presentato all?approvazione un piano di lottizzazione sulla collina della Croce. A Castiadas il Consiglio comunale ha lavorato a ciclo continuo per adottare una trentina di piani di lottizzazione in zona costiera ed in area agricola. Ora, però, i comparti privi di titoli abilitativi (permessi di costruire, nullaosta paesaggistici, ecc.) alla data di entrata in vigore del P.P.R. dovranno esser rivisti (art. 15, comma 4°, delle norme tecniche di attuazione) e potranno esser realizzati soltanto previa intesa (art. 11 delle norme tecniche di attuazione) fra Regione, Provincia e Comune interessato;

* analogamente particolare importanza positiva assumono le disposizioni a tutela delle aree agricole: in particolare gli indirizzi vincolanti per la pianificazione urbanistica comunale relativi al mantenimento dell?equilibrio fra gli insediamenti con case sparse ed il contesto ambientale, la facoltà di nuovi edifici a carattere residenziale per i soli conduttori dell?attività agricola, generalmente fuori dalla fascia costiera, in relazione alle caratteristiche geo-pedologiche dei terreni interessati rispetto alle coltivazioni previste e l?estensione minima del fondo di 3 ettari per colture intensive e di 5 ettari per colture estensive (art. 83 delle norme tecniche di attuazione). Si deve rammentare, infatti, che la superficie agricola regionale è drasticamente diminuita soprattutto a causa dei fenomeni di urbanizzazione: in dieci anni, dal 1990 al 2000, si è registrato un calo del 24,7 % (dati ISTAT, 2005). Emblematico il caso delle aree agricole olivetate del Sassarese: fra il 1977 ed il 1998 Alghero ha perso 474 ettari di oliveti su 2.456 (- 19,3 %), Sassari ne ha perso 361 ettari su 4.981 (- 7,2 %), Sorso ne ha perso 342 ettari su 1.611 (- 21,2 %). Soltanto Sennori e Tissi hanno registrato minimi incrementi, rispettivamente di 16 (+ 3,5 %) e di 13 (+ 7,3 %) ettari (dati Università degli Studi di Sassari, cattedra di olivicoltura, 2006). In relazione alla sola Sassari, al 2002 dei 4.620 ettari presenti nel 1977, ne sono risultati ?degradati? (?oliveti radi, con 50-100 alberi per ettaro) ben 562, 27 ettari sono risultati formati da alberi sparsi (meno di 50 olivi per ettaro): grazie a tale indagine condotta con l?ausilio di immagini satellitari si è appurato, quindi, che la perdita complessiva dell?area olivetta fruibile anche a fini economici è stata di ben 926 ettari (- 19 %). E tale perdita è dovuta quasi esclusivamente alla crescita edilizia incontrollata nell?agro;

* la previsione quali ?beni paesaggistici? (artt. 6 e 8 delle norme tecniche di attuazione e parte II del P.P.R.) aventi specifica necessità di conservazione del loro insieme, come ad es. l?area archeologica di Tuvixeddu, e di ?beni identitari? (artt. 6 e 9 delle norme tecniche di attuazione e II parte del P.P.R.) di aree e singoli beni che indichino il senso di appartenenza alla collettività sarda, es. l?archeologia mineraria ed industriale.

I principali punti di debolezza, negativi, appaiono questi:

* permane una normativa transitoria (art. 15 delle norme tecniche di attuazione) che può provocare potenzialmente notevole degrado in fascia costiera, a causa dei numerosi piani di lottizzazione approvati sulla base dei P.U.C. vigenti;

* non appaiono presenti meccanismi procedurali sostitutivi nel caso di mancato adeguamento della disciplina urbanistica provinciale e comunale alle previsioni del P.P.R. (artt. 106-107 delle norme tecniche di attuazione);

* la definizione delle aree semi-naturali (art. 25 delle norme tecniche di attuazione) ricomprende i ?boschi naturali? (leccete, quercete, sugherete e boschi misti, dune e litorali soggetti a fruizione turistica, ecc.), volendo individuare diversa disciplina per le aree ad utilizzazione agro-forestale comprendenti i ?rimboschimenti artificiali?: tale differente classificazione è in palese contrasto con quanto previsto dall?art. 2, commi 1° e 6°, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227, norma quadro in materia, che esplicitamente qualifica come ?bosco i terreni coperti da vegetazione arborea associata o meno a quella arbustiva di origine naturale o artificiale, in qualsiasi stadio di sviluppo, i castagneti, le sugherete e la macchia mediterranea?.devono avere estensione non inferiore a 2.000 metri quadrati e larghezza media non inferiore a 20 metri e copertura non inferiore al 20 per cento?? ;

* gli indirizzi del P.P.R. per gli insediamenti turistici prevedono (art. 90, comma 1°, punto 3) un eccessivo premio volumetrico massimo in favore dei titolari di insediamenti turistici nei territori costieri di maggior impatto paesaggistico che acconsentano al trasferimento delle loro strutture verso insediamenti residenziali preesistenti. Un premio volumetrico massimo del 100 % rispetto alla volumetria esistente, da conseguirsi mediante procedure negoziali, appare decisamente eccessivo, in quanto rischia di innescare fenomeni speculativi negli esistenti centri abitati a breve distanza dalla costa (es. Bosa, Posada, Villasimius, Pula, ecc.) con conseguenze non prevedibili sul tessuto storico urbano.

La fascia di salvaguardia costiera, norma di tutela provvisoria di cui alla legge regionale n. 8/2004 (la c. d. legge salva-coste), ora varia nel P.P.R. in funzione della conformazione del paesaggio costiero, in alcuni casi è più profonda, in qualche caso meno profonda dei 2 chilometri. Lungo la fascia costiera sono vietate anche costruzioni in area agricola, a meno che non siano legate all’attività agro-zootecnica, nel caso di ricovero per attrezzi, o nel caso che la residenza in campagna sia strettamente necessaria alla conduzione dell’attività.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico avevano presentato le proprie ?osservazioni? al P.P.R. con atto del 21 marzo 2006. Osservazioni, parzialmente accolte, che hanno puntato a rendere ancora migliore un P.P.R. decisamente improntato ad un?approfondita conoscenza del territorio costiero sardo ed ad una corretta gestione della parte più pregiata dell?Isola. Le ?osservazioni? erano incentrate principalmente su una più puntuale tutela dei demani civici (i terreni ad uso civico, il 15 % della Sardegna), oggi purtroppo oggetto di pericolose disposizioni che ne prevedono di fatto la ?svendita?, sulla salvaguardia di zone umide e dei boschi, sul contenimento delle possibilità edificatorie lungo le coste, sui meccanismi procedurali in caso di inerzia degli Enti locali nelle loro attività di pianificazione urbanistica in attuazione del P.P.R. una volta approvato definitivamente e sulla correzione di alcune discrasie cartografiche (Chia, Portu Malu di Teulada, Porto Conte, Bados e Pittulongu di Olbia, Baccu Mandara di Maracalagonis). Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, dopo aver presentato diverse proposte in tema di pianificazione territoriale paesistica, hanno preso parte alla fase delle conferenze istruttorie di co-pianificazione (gennaio-febbraio 2006).

In questi mesi ed anche recentemente sono apparse decisamente ingenerose e confuse tante critiche mosse al P.P.R. da amministratori locali ed associazioni imprenditoriali, mentre demagogiche, elettoralistiche e prive di reale riscontro concreto le proposte referendarie (miseramente naufragate alla prima verifica di legittimità) avanzate da Forza Italia contro un P.P.R. addirittura non definitivamente approvato. Non certo meglio le contro-proposte avanzate dall?on. Paolo Manichedda, le quali sembrano quasi frutto del desiderio di quegli amministratori locali e progettisti alle disposizioni lassiste degli illegittimi piani territoriali paesistici del 1993, annullati su ricorsi ecologisti dai Giudici amministrativi perché l?esatto contrario di una corretta pianificazione paesistica.

Si ricorda, inoltre, che nell?estate 2005 era stata consegnata al Presidente della Regione autonoma della Sardegna on. Renato Soru ed al Presidente del Consiglio regionale on. Giacomo Spissu la petizione popolare per la salvaguardia delle coste sarde promossa dagli Amici della Terra e dal Gruppo d?Intervento Giuridico. Gli aderenti sono stati ben 3.515 e vedono tra di loro parlamentari europei (on. Monica Frassoni), l?intera direzione nazionale degli Amici della Terra (Rosa Filippini, Walter Baldassarri e Maria Laura Radiconcini), personalità della cultura (lo scrittore Giorgio Todde), personalità del volontariato attivo (don Ettore Cannavera), rappresentanti di associazioni ecologiste di tutto il Mediterraneo (Coordinamenti Friends of the Earth dell?Europa e del Mediterraneo, associazioni nazionali aderenti a Friends of the Earth di Francia, Spagna, Cipro, Israele, Palestina, Croazia, Tema Foundation della Turchia, Istria Verde della Croazia, N.T.M. di Malta, C 21 dell?Algeria, Green Action della Croazia, European Geography Association della Grecia, E.N.D.A. della Francia, Green Home del Montenegro, S.P.N.L. del Libano, Link di Israele, E.N.D.A. Maghreb del Marocco, Tunisian Front Organization della Tunisia, Ecomediterrania della Spagna, O.D.R.A.Z. della Croazia, A.P.E.N.A. della Tunisia, A.F.D.C. del Libano, R.A.E.D. dell?Egitto, Ceratonia Foundation di Malta, C.O.A.G. della Spagna, WWF ? programma Mediterraneo dell?Italia, I.P.A.D.E. della Spagna, Forum della Laguna di Venezia dell?Italia, W.A.D.A. del Libano, Associazione per la Wilderness dell?Italia), componenti di formazioni politico-sociali (vari aderenti a circoli di Progetto Sardegna) e, soprattutto, tanti comuni cittadini sardi, di tante altre parti d?Italia e numerosi stranieri. La petizione ha chiesto che il nuovo piano paesistico contenesse efficaci misure di tutela, una fascia di rispetto costiero di almeno 500 metri dal mare e la conservazione integrale dei tratti costieri ancora integri o non compromessi. Si è chiesta, poi, anche l?istituzione dell?Agenzia per la Salvaguardia delle Coste cui affidare l?acquisizione al patrimonio pubblico e la corretta gestione dei tratti di litorale più pregevoli dal punto di vista ambientale e paesaggistico, della quale, recentemente, la Giunta regionale ha avviato la realizzazione con l?istituzione del Servizio della Conservatoria delle coste sarde e poi con l’Agenzia della Conservatoria delle coste. Richieste provenienti dal mondo ecologista internazionale e dalla ?società civile? alla quale la Regione autonoma della Sardegna ha iniziato a dare risposte positive: ora cerchiamo di renderle migliori e più efficaci.

Lega per l?Abolizione della Caccia, Amici della Terra, Gruppo d?Intervento Giuridico

(foto S.D., archivio GrIG)
Riferimenti: piano paesaggistico regionale – P.P.R.

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In difesa del piano paesaggistico: intervento davanti al T.A.R. Sardegna.


Le associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l?Abolizione della Caccia e Gruppo d?Intervento Giuridico danno sul piano paesaggistico regionale ? P.P.R. approvato nel settembre 2006 complessivamente una valutazione positiva e sosterranno le ragioni della salvaguardia ambientale proprie del P.P.R. con uno specifico intervento ad opponendum (a nome delle prime due, in quanto associazioni di protezione ambientale riconosciute ex art. 13 della legge n. 349/1986) curato dagli avv.ti Carlo Augusto Melis Costa e Guendalina Garau davanti al T.A.R. Sardegna. E? stato inoltrato l?intervento ad opponendum contro il ricorso n. 1019/2006 dei Comuni di Castelsardo, Valledoria, Bosa, Tempio Pausania, Gairo e delle società immobiliari Set s.r.l. e Vibrobeton s.r.l. e la prima udienza è prevista per il prossimo 11 luglio 2007. I primi ricorsi saranno, invece, discussi all?udienza fissata per il 27 giugno 2007. Successivamente, con ogni probabilità, il T.A.R. procederà alla riunione di tutti i ricorsi in un?unica trattazione.

Circa 100 ricorsi (altri 62 sono quelli straordinari al capo dello Stato), mentre da varie parti si parlava di addirittura quattrocento. Molti meno di quanti avverso i quattordici piani territoriali paesistici approvati dalla Regione nel 1993 e poi annullati su ricorsi degli Amici della Terra in quanto gravemente lesivi delle prerogative di tutela ambientale. Hanno inoltrato ricorsi amministrazioni comunali (ad esempio Cagliari, Olbia, Arzachena, Carloforte, Tertenia, Teulada, Castelsardo, Bosa, Tempio Pausania, Santa Teresa di Gallura, Budoni, Gairo, Valledoria), ?signori del vento? (la società Bonorva Wind Energy), tanti ?signori del mattone? ed anche tre consiglieri regionali dell?U.D.C. (Roberto Capelli, Sergio Milia e Franco Cuccu). Si sentono defraudati del potere di approvare il piano paesaggistico. Curiosamente la legge assegna, invece, tale potere alla Giunta regionale (art. 11 della legge regionale n. 45/1989 come modificato dall?art. 2 della legge regionale n. 8/2004). Comuni e privati lamentano lo scarso coinvolgimento ed il mancato accoglimento delle proprie ?osservazioni? durante la procedura di approvazione.

Di seguito, per chi volesse approfondire, una scheda sul P.P.R.

Lega per l?Abolizione della Caccia, Amici della Terra, Gruppo d?Intervento Giuridico

PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE, LE RAGIONI DEL “SI”.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l?Abolizione della Caccia e Gruppo d?Intervento Giuridico dànno del P.P.R. complessivamente una valutazione positiva.

Ricordiamo che la Giunta regionale, con la deliberazione n. 36/7 del 5 settembre 2006, approvava il piano paesaggistico regionale ? P.P.R. Giungeva, quindi, al termine il lungo procedimento che ha visto il parere della Commissione competente del Consiglio regionale, in seguito all?adozione del P.P.R. (deliberazione G. R. n. 22/3 del 24 maggio 2006) e, in precedenza, all?adozione della proposta di piano (deliberazione G.R. n. 59/36 del 13 dicembre 2005), le successive conferenze di co-pianificazione, la presentazione di atti di ?osservazioni? da parte di soggetti imprenditoriali, enti locali, associazioni ecologiste, ecc. In contemporanea i numerosi documenti del piano sono stati pubblicati sul sito web della Regione (http://www.regione.sardegna.it/pianopaesaggistico/) con un bell?esempio di trasparenza istituzionale purtroppo non comune.

I principali punti di forza, positivi, riguardano i seguenti aspetti:

* si deve, in primo luogo, evidenziare che il P.P.R., il primo piano approvato da una regione italiana in applicazione delle previsioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni), appare supportato da un?ampia e, sostanzialmente, esaustiva analisi tecnico-scientifica territoriale, ambientale, insediativa (relazioni illustrative, tecniche, del comitato scientifico, 27 schede illustrative degli ambiti costieri) che costituisce la ?motivazione? dell?atto pianificatòrio;

* analogamente appare decisamente congrua la rappresentazione cartografica delle analisi di piano (5 tavole illustrative in scala 1 : 200.000 contenenti rispettivamente la perimetrazione degli ambiti di paesaggio costieri e la struttura fisica, l?assetto ambientale, l?assetto storico-culturale e l?assetto insediativo + 141 carte in scala 1 : 25.000 illustrative dei territori ricompresi negli ambiti di paesaggio costieri + 38 carte in scala 1 : 50.000 relative alla descrizione del territorio regionale non ricompreso negli ambiti costieri, anche in compact disk), supporto connesso ed inscindibile per le norme tecniche di attuazione;

* si conviene con l?individuazione degli ambiti di paesaggio e dei beni paesaggistici (art. 6 delle norme tecniche di attuazione), in particolare con la tipologia delle previsioni di piano, suddivise in prescrizioni dirette e indirette, indirizzi, misure di conoscenza, misure di conservazione, criteri di gestione e trasformazione, azioni di recupero e riqualificazione (art. 10 delle norme tecniche di attuazione);

* particolare importanza positiva assume la disciplina generale degli ambiti di paesaggio, individuati nelle 141 carte in scala 1 : 25.000, dove, nelle aree costiere (artt. 19-20 delle norme tecniche di attuazione), salve specifiche diverse disposizioni di piano, sono consentiti unicamente interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di consolidamento statico, di restauro, modesti volumi tecnici che non alterino lo stato dei luoghi, interventi consentiti dall?art. 12 (lettere b, e, f, g, h, l, m, p) della legge regionale n. 23/1985, interventi direttamente funzionali ad attività agro-silvo-pastorali che non comportino alterazioni permanenti dello stato dei luoghi o sul piano idrogeologico, interventi di riforestazione, taglio e riconversione colturale, antincendio e conservazione in base al piano regionale antincendi, interventi di risanamento e consolidamento degli abitati e delle aree interessate da movimenti franosi, di sistemazione idrogeologica e di bonifica dei siti inquinati: in sostanza, negli ambiti di paesaggio non è consentito alcun nuovo intervento di trasformazione comportante nuove volumetrie, con esclusione dei citati eventuali modesti volumi tecnici strettamente funzionali alle opere esistenti e senza alterazione dello stato dei luoghi (artt. 12, 15, 19, 20 delle norme tecniche di attuazione);

* vengono in parte eliminati alcuni effetti fortemente negativi determinati dall?applicazione della normativa transitoria: in particolare la possibilità, per i Comuni dotati di piano urbanistico comunale ? P.U.C. di mandare avanti interventi di trasformazione del territorio in base a semplice stipula di convenzione di lottizzazione entro il 24 maggio 2006, anche in assenza di alcun intervento. In questi mesi, infatti, numerosi Comuni dotati di P.U.C. hanno approvato convenzioni di lottizzazione in fretta e furia proprio per anticipare l?entrata in vigore delle norme provvisorie del P.P.R. Fra i tanti casi, a Teulada è stato approvato il piano di lottizzazione presentato dalla soc. Holdima a Porto Tramatzu, pur esistendo un contenzioso societario su chi abbia realmente titolo su quelle aree. A Carloforte hanno rapidamente presentato all?approvazione un piano di lottizzazione sulla collina della Croce. A Castiadas il Consiglio comunale ha lavorato a ciclo continuo per adottare una trentina di piani di lottizzazione in zona costiera ed in area agricola. Ora, però, i comparti privi di titoli abilitativi (permessi di costruire, nullaosta paesaggistici, ecc.) alla data di entrata in vigore del P.P.R. dovranno esser rivisti (art. 15, comma 4°, delle norme tecniche di attuazione) e potranno esser realizzati soltanto previa intesa (art. 11 delle norme tecniche di attuazione) fra Regione, Provincia e Comune interessato;

* analogamente particolare importanza positiva assumono le disposizioni a tutela delle aree agricole: in particolare gli indirizzi vincolanti per la pianificazione urbanistica comunale relativi al mantenimento dell?equilibrio fra gli insediamenti con case sparse ed il contesto ambientale, la facoltà di nuovi edifici a carattere residenziale per i soli conduttori dell?attività agricola, generalmente fuori dalla fascia costiera, in relazione alle caratteristiche geo-pedologiche dei terreni interessati rispetto alle coltivazioni previste e l?estensione minima del fondo di 3 ettari per colture intensive e di 5 ettari per colture estensive (art. 83 delle norme tecniche di attuazione). Si deve rammentare, infatti, che la superficie agricola regionale è drasticamente diminuita soprattutto a causa dei fenomeni di urbanizzazione: in dieci anni, dal 1990 al 2000, si è registrato un calo del 24,7 % (dati ISTAT, 2005). Emblematico il caso delle aree agricole olivetate del Sassarese: fra il 1977 ed il 1998 Alghero ha perso 474 ettari di oliveti su 2.456 (- 19,3 %), Sassari ne ha perso 361 ettari su 4.981 (- 7,2 %), Sorso ne ha perso 342 ettari su 1.611 (- 21,2 %). Soltanto Sennori e Tissi hanno registrato minimi incrementi, rispettivamente di 16 (+ 3,5 %) e di 13 (+ 7,3 %) ettari (dati Università degli Studi di Sassari, cattedra di olivicoltura, 2006). In relazione alla sola Sassari, al 2002 dei 4.620 ettari presenti nel 1977, ne sono risultati ?degradati? (?oliveti radi, con 50-100 alberi per ettaro) ben 562, 27 ettari sono risultati formati da alberi sparsi (meno di 50 olivi per ettaro): grazie a tale indagine condotta con l?ausilio di immagini satellitari si è appurato, quindi, che la perdita complessiva dell?area olivetta fruibile anche a fini economici è stata di ben 926 ettari (- 19 %). E tale perdita è dovuta quasi esclusivamente alla crescita edilizia incontrollata nell?agro;

* la previsione quali ?beni paesaggistici? (artt. 6 e 8 delle norme tecniche di attuazione e parte II del P.P.R.) aventi specifica necessità di conservazione del loro insieme, come ad es. l?area archeologica di Tuvixeddu, e di ?beni identitari? (artt. 6 e 9 delle norme tecniche di attuazione e II parte del P.P.R.) di aree e singoli beni che indichino il senso di appartenenza alla collettività sarda, es. l?archeologia mineraria ed industriale.

I principali punti di debolezza, negativi, appaiono questi:

* permane una normativa transitoria (art. 15 delle norme tecniche di attuazione) che può provocare potenzialmente notevole degrado in fascia costiera, a causa dei numerosi piani di lottizzazione approvati sulla base dei P.U.C. vigenti;

* non appaiono presenti meccanismi procedurali sostitutivi nel caso di mancato adeguamento della disciplina urbanistica provinciale e comunale alle previsioni del P.P.R. (artt. 106-107 delle norme tecniche di attuazione);

* la definizione delle aree semi-naturali (art. 25 delle norme tecniche di attuazione) ricomprende i ?boschi naturali? (leccete, quercete, sugherete e boschi misti, dune e litorali soggetti a fruizione turistica, ecc.), volendo individuare diversa disciplina per le aree ad utilizzazione agro-forestale comprendenti i ?rimboschimenti artificiali?: tale differente classificazione è in palese contrasto con quanto previsto dall?art. 2, commi 1° e 6°, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227, norma quadro in materia, che esplicitamente qualifica come ?bosco i terreni coperti da vegetazione arborea associata o meno a quella arbustiva di origine naturale o artificiale, in qualsiasi stadio di sviluppo, i castagneti, le sugherete e la macchia mediterranea?.devono avere estensione non inferiore a 2.000 metri quadrati e larghezza media non inferiore a 20 metri e copertura non inferiore al 20 per cento?? ;

* gli indirizzi del P.P.R. per gli insediamenti turistici prevedono (art. 90, comma 1°, punto 3) un eccessivo premio volumetrico massimo in favore dei titolari di insediamenti turistici nei territori costieri di maggior impatto paesaggistico che acconsentano al trasferimento delle loro strutture verso insediamenti residenziali preesistenti. Un premio volumetrico massimo del 100 % rispetto alla volumetria esistente, da conseguirsi mediante procedure negoziali, appare decisamente eccessivo, in quanto rischia di innescare fenomeni speculativi negli esistenti centri abitati a breve distanza dalla costa (es. Bosa, Posada, Villasimius, Pula, ecc.) con conseguenze non prevedibili sul tessuto storico urbano.

La fascia di salvaguardia costiera, norma di tutela provvisoria di cui alla legge regionale n. 8/2004 (la c. d. legge salva-coste), ora varia nel P.P.R. in funzione della conformazione del paesaggio costiero, in alcuni casi è più profonda, in qualche caso meno profonda dei 2 chilometri. Lungo la fascia costiera sono vietate anche costruzioni in area agricola, a meno che non siano legate all’attività agro-zootecnica, nel caso di ricovero per attrezzi, o nel caso che la residenza in campagna sia strettamente necessaria alla conduzione dell’attività.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico avevano presentato le proprie ?osservazioni? al P.P.R. con atto del 21 marzo 2006. Osservazioni, parzialmente accolte, che hanno puntato a rendere ancora migliore un P.P.R. decisamente improntato ad un?approfondita conoscenza del territorio costiero sardo ed ad una corretta gestione della parte più pregiata dell?Isola. Le ?osservazioni? erano incentrate principalmente su una più puntuale tutela dei demani civici (i terreni ad uso civico, il 15 % della Sardegna), oggi purtroppo oggetto di pericolose disposizioni che ne prevedono di fatto la ?svendita?, sulla salvaguardia di zone umide e dei boschi, sul contenimento delle possibilità edificatorie lungo le coste, sui meccanismi procedurali in caso di inerzia degli Enti locali nelle loro attività di pianificazione urbanistica in attuazione del P.P.R. una volta approvato definitivamente e sulla correzione di alcune discrasie cartografiche (Chia, Portu Malu di Teulada, Porto Conte, Bados e Pittulongu di Olbia, Baccu Mandara di Maracalagonis). Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, dopo aver presentato diverse proposte in tema di pianificazione territoriale paesistica, hanno preso parte alla fase delle conferenze istruttorie di co-pianificazione (gennaio-febbraio 2006).

In questi mesi ed anche recentemente sono apparse decisamente ingenerose e confuse tante critiche mosse al P.P.R. da amministratori locali ed associazioni imprenditoriali, mentre demagogiche, elettoralistiche e prive di reale riscontro concreto le proposte referendarie (miseramente naufragate alla prima verifica di legittimità) avanzate da Forza Italia contro un P.P.R. addirittura non definitivamente approvato. Non certo meglio le contro-proposte avanzate dall?on. Paolo Manichedda, le quali sembrano quasi frutto del desiderio di quegli amministratori locali e progettisti alle disposizioni lassiste degli illegittimi piani territoriali paesistici del 1993, annullati su ricorsi ecologisti dai Giudici amministrativi perché l?esatto contrario di una corretta pianificazione paesistica.

Si ricorda, inoltre, che nell?estate 2005 era stata consegnata al Presidente della Regione autonoma della Sardegna on. Renato Soru ed al Presidente del Consiglio regionale on. Giacomo Spissu la petizione popolare per la salvaguardia delle coste sarde promossa dagli Amici della Terra e dal Gruppo d?Intervento Giuridico. Gli aderenti sono stati ben 3.515 e vedono tra di loro parlamentari europei (on. Monica Frassoni), l?intera direzione nazionale degli Amici della Terra (Rosa Filippini, Walter Baldassarri e Maria Laura Radiconcini), personalità della cultura (lo scrittore Giorgio Todde), personalità del volontariato attivo (don Ettore Cannavera), rappresentanti di associazioni ecologiste di tutto il Mediterraneo (Coordinamenti Friends of the Earth dell?Europa e del Mediterraneo, associazioni nazionali aderenti a Friends of the Earth di Francia, Spagna, Cipro, Israele, Palestina, Croazia, Tema Foundation della Turchia, Istria Verde della Croazia, N.T.M. di Malta, C 21 dell?Algeria, Green Action della Croazia, European Geography Association della Grecia, E.N.D.A. della Francia, Green Home del Montenegro, S.P.N.L. del Libano, Link di Israele, E.N.D.A. Maghreb del Marocco, Tunisian Front Organization della Tunisia, Ecomediterrania della Spagna, O.D.R.A.Z. della Croazia, A.P.E.N.A. della Tunisia, A.F.D.C. del Libano, R.A.E.D. dell?Egitto, Ceratonia Foundation di Malta, C.O.A.G. della Spagna, WWF ? programma Mediterraneo dell?Italia, I.P.A.D.E. della Spagna, Forum della Laguna di Venezia dell?Italia, W.A.D.A. del Libano, Associazione per la Wilderness dell?Italia), componenti di formazioni politico-sociali (vari aderenti a circoli di Progetto Sardegna) e, soprattutto, tanti comuni cittadini sardi, di tante altre parti d?Italia e numerosi stranieri. La petizione ha chiesto che il nuovo piano paesistico contenesse efficaci misure di tutela, una fascia di rispetto costiero di almeno 500 metri dal mare e la conservazione integrale dei tratti costieri ancora integri o non compromessi. Si è chiesta, poi, anche l?istituzione dell?Agenzia per la Salvaguardia delle Coste cui affidare l?acquisizione al patrimonio pubblico e la corretta gestione dei tratti di litorale più pregevoli dal punto di vista ambientale e paesaggistico, della quale, recentemente, la Giunta regionale ha avviato la realizzazione con l?istituzione del Servizio della Conservatoria delle coste sarde e poi con l’Agenzia della Conservatoria delle coste. Richieste provenienti dal mondo ecologista internazionale e dalla ?società civile? alla quale la Regione autonoma della Sardegna ha iniziato a dare risposte positive: ora cerchiamo di renderle migliori e più efficaci.

Lega per l?Abolizione della Caccia, Amici della Terra, Gruppo d?Intervento Giuridico

(foto S.D., archivio GrIG)
Riferimenti: piano paesaggistico regionale – P.P.R.

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Intesa Stato – Regione Sardegna sul piano paesaggistico regionale.


E’ alla firma l’intesa Stato – Regione autonoma della Sardegna sul piano paesaggistico regionale – P.P.R. prevista dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche e integrazioni). Di fatto, si va a blindare il P.P.R. e le sue disposizioni…..

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 18 febbraio 2007

Un?intesa storica tra Stato e Regione sui beni culturali. Guido Melis

Domani si compirà a Cagliari un piccolo evento storico, di quelli da annotare scrupolosamente nelle future cronologie della Sardegna contemporanea. Il ministro Francesco Rutelli e il presidente della Regione Renato Soru firmeranno infatti, sul nuovo Piano paesaggistico della Sardegna, quella che sarà in assoluto la prima delle «intese» previste espressamente tra Stato e Regioni a norma del testo unico per i beni culturali, il cosiddetto Codice Urbani.
Bisogna subito dire, in proposito, che il Codice, parlando di cooperazione con le Regioni e gli enti locali, ha avuto il merito di rovesciare radicalmente la tradizionale visione gerarchica delle competenze ed anche (conseguentemente) quello di porre per sempre fuori gioco la vecchia concezione antagonistica dei rapporti Stato-Regioni-enti locali. Dominava sin qui, ereditata direttamente dallo Stato liberale e dal fascismo, la tesi secondo la quale le Regioni si potevano tutt?al più contrapporre allo Stato, strappandogli nel caso migliore brandelli di materie, ma solo dopo lunghi ed estenuanti bracci di ferro con i ministeri. Tutta la storia dei rapporti centro-periferia del dopoguerra, specie dopo che negli anni Settanta furono finalmente istituite le Regioni a statuto ordinario, può iscriversi in questo schema «duale», nel quale il fronte delle Regioni premeva per estendere le competenze e i ministeri più o meno alla luce del sole agivano per conservarle. La «filosofia» della nuova legge è viceversa radicalmente rovesciata: «di norma» lo Stato, le Regioni e gli enti territoriali minori ricorrono adesso, per regolare reciprocamente l?estensione dei propri poteri, a forme di accordo cooperativo, puntando quindi espressamente alla collaborazione coordinata tra i vari soggetti nei vari livelli di amministrazione. Accordi, cooperazione, parità. Sono parole chiave del nuovo lessico delle istituzioni. Non solo in Italia, e non solo per i beni culturali, va affermandosi un nuovo modo di regolare i rapporti tra i soggetti istituzionali sul territorio. Alla antica piramide gerarchica, rappresentazione simbolica degli assetti del vecchio sistema (lo Stato in alto, Regioni e gli enti locali in basso) si sostituisce una visione paritaria e orizzontale dei rapporti centro-periferia. A una subordinazione rigidamente gerarchica succede una flessibile collaborazione funzionale. Nel caso sardo la Regione diventa cioè, in senso proprio, collaboratrice paritaria dello Stato (e si badi: su una materia, i beni culturali, sinora di controversa attribuzione), autonoma e attiva all?interno di quella rete dei soggetti istituzionali collocati ai vari livelli della scala territoriale che sempre più va imponendosi come il modo più idoneo per gestire le istituzioni nelle società complesse.
Il fatto che la Regione sarda arrivi per prima su scala nazionale all?intesa di domani, e che ci arrivi per essersi dotata per prima e con preveggenza di un Piano paesaggistico regionale, non è, obiettivamente, un elemento da sottovalutare. Il Piano paesaggistico sardo, oggetto in questi mesi di una martellante campagna ostile e ora persino di una richiesta di referendum abrogativo, è in realtà nient?altro che un moderno strumento di pianificazione non solo urbanistica ma paesaggistico-ambientale, ispirato a una visione generale e complessiva dei problemi e delle loro interconnessioni. Può darsi che se ne possano contestare e persino emendare alcune parti secondarie, ma nel complesso rappresenta uno strumento irrinunciabile, specie in una regione come la Sardegna dove la speculazione, grande e piccola, ha distrutto per decenni intere zone costiere, ha cancellato l?identità di gran parte dei paesi dell?interno, ha messo seriamente a rischio l?equilibrio plurisecolare della natura, ha minacciato i valori fondamentali dell?identità regionale: la quale identità – con buona pace dei suoi tanti padrini per professione -, molto più che nella tutela del ballo tondo e della lingua, si esprime attraverso l?insieme variegato dei valori paesaggistici e antropologici. Quando, come sta accadendo a Tuvixeddu, viene messa a repentaglio la più importante necropoli punica del Mediterraneo, bisogna pure che gli interessi privati trovino una barriera e che si affermi l?interesse generale.

da www.regione.sardegna.it, 20 febbraio 2007

Intesa Stato-Regione sul Piano paesaggistico.
Firmato dal Presidente della Regione Renato Soru e dal Ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli un protocollo d’intesa per l’avvio delle procedure di verifica sulle disposizioni del Piano.

Cagliari, 19 febbraio 2007 – (ANSA) Il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, ha firmato stamani a Cagliari con il presidente della Regione Autonoma della Sardegna, Renato Soru, un protocollo d’intesa che avvia, in applicazione del Codice Urbani, le procedure di verifica di conformità delle disposizioni del Piano Paesaggistico regionale, che, al momento, si applicano nella fascia costiera dell’isola. “Spero che molte altre regioni seguano la strada seguita, per prima, dalla Sardegna. In Italia stiamo discutendo spesso delle grandi opere, della Tav e di una serie di altri interventi infrastrutturali. Dovremmo essere più veloci – ha spiegato Rutelli – nell’autorizzare trasformazioni del territorio, indispensabili per la mobilità e per la vita delle persone, e molto più cauti rispetto ai processi di degrado e di cementificazione che si stanno moltiplicando nel nostro Paese”. Rutelli si è dichiarato molto soddisfatto del rapporto di collaborazione instaurato: “La Regione Sardegna ha indubbiamente avviato una svolta nelle politiche della pianificazione territoriale e della tutela del paesaggio. Ha imposto un cambio di rotta coraggioso. Non c’é dubbio che ciò che la Sardegna sta facendo riguarda l’identità più profonda di questo territorio, la tutela delle coste, anche in prospettiva di una politica di sviluppo sostenibile in rapporto con il paesaggio e con i beni culturali esistenti”. Il vice-premier si è soffermato su un aspetto dell’intesa: “Riguarda la semplificazione amministrativa, Non vogliamo aggravare i cittadini, le imprese e le famiglie con ulteriori aggravi burocratici”.

Intesa Stato-Regione sul Piano paesaggistico: conferenza stampa col Ministro Rutelli. Cagliari, lunedì 19 febbraio 2007, sala Giunta.

Presidente Soru:
“Abbiamo firmato l’intesa e la conclusione del lavoro sul Piano paesaggistico, almeno della prima parte. Mentre abbiamo iniziato ad affrontare recentemente il lavoro sugli ambiti non costieri, sugli ambiti interni. E’ un lavoro di cui questa amministrazione regionale è particolarmente orgogliosa, ha visto occupato in maniera straordinaria l’assessorato dell’Urbanistica insieme anche all’assessorato dei Beni culturali. È la prima volta che si fa un Piano paesaggistico regionale, secondo il Codice Urbani in Italia, ed è la prima intesa che si dà sul Piano paesaggistico. Siamo stati molto lieti, molto fortunati, di approfittare di questa visita del Ministro in Sardegna e firmarlo direttamente qui col Ministro, insomma”.

Ministro Rutelli:
“E’ in corso un lavoro molto denso, molto importante, di collaborazione con la Regione Sardegna che ha indubbiamente avviato una svolta dal punto di vista delle politiche della pianificazione territoriale e della tutela del paesaggio, e quello che noi vogliamo riaffermare è la collaborazione perché non c’è dubbio che ciò che la Sardegna sta facendo riguarda l’identità più profonda di questo territorio, la tutela delle coste, anche in prospettiva, una politica di sviluppo sostenibile riguardante la pianificazione territoriale, il rapporto con il paesaggio e con i beni culturali esistenti in questo territorio; le migliaia e migliaia di situazioni dell’età nuragica che sono integrate con la Sardegna e la sua vita attuale rappresentano da sole una sfida straordinaria, le emergenze paesaggistiche e in generale la qualità diffusa di questo territorio.
Quindi siamo al lavoro insieme e penso che si debba dar atto alla Giunta guidata dal Presidente Soru di avere imposto un cambio di rotta, coraggioso, e naturalmente chi è preposto oggi all’applicazione delle prerogative di tutela e alla collaborazione in materia di valorizzazione e di promozione della bellezza della qualità legate alla cultura, non può che collaborare con una Regione che tanto orgogliosamente pone i valori della sua storia, del suo paesaggio, al centro delle politiche di sviluppo economico.
E’ un cammino complesso, naturalmente, perché abbiamo a che fare con tante situazioni pregresse che in parte sono state risolte e in parte lo saranno con l’attività di pianificazione dei comuni, degli enti territoriali, ma esse sempre troveranno la collaborazione e l’impegno del nostro Ministero.
Se posso aggiungere: sono lieto di poter dire queste cose anche nella mia qualità, diciamo, di responsabilità generale nel Governo riaffermando la volontà di cooperare con amicizia con la Giunta regionale della Sardegna”.

Susi Ronchi (Rai):
“Si inizia dalla Sardegna a firmare questa intesa che afferma la collaborazione, quindi, tra Stato e Regione, si inizia dalla Sardegna, perché la Sardegna si è dotata, per prima, tra le regioni italiane, di un Piano paesaggistico ?”

Ministro Rutelli:
“Oggi noi abbiamo firmato un’intesa che stabilisce dei tempi stringenti, sessanta giorni per dare il via libera alla prima fase degli strumenti attuativi e poi un termine successivo per la seconda fase. Nel nostro accordo c’è anche un’intesa riguardante la semplificazione amministrativa che mi pare molto importante, però non vogliamo aggravare i cittadini, le imprese, le famiglie con ulteriori aggravi burocratici, quindi ci sono anche una serie di aspetti che sono quelli concreti che toccano la vita delle persone e c’è, ripeto, una sorta di cammino abbreviato che scaturisce da questa forte iniziativa e forte volontà della Regione Sardegna con cui noi intendiamo collaborare. Spero che molte altre Regioni seguano questa strada. Anche perché, dico una cosa in più. Vede, in Italia noi stiamo discutendo spesso di grandi opere, spesso della Tav, di una serie altri interventi, non in Sardegna naturalmente ma interventi infrastrutturali, la mia personale opinione è che noi dovremmo essere più veloci nell’autorizzare trasformazioni del territorio, indispensabili per la mobilità e per la vita della persone e molto più cauti rispetto a processi di degrado e cementificazione che si stanno moltiplicando nel nostro Paese. La Sardegna ha camminato per prima e io vorrei darle atto, ripeto, con amicizia e apprezzamento di questo lavoro”.

Roberta Mocco (Unione sarda):
“L’intesa che ha firmato oggi è quella obbligatoria prevista dal Codice Urbani. E quest’accordo sulla semplificazione amministrativa è un di più oppure è già previsto dal Codice?”

Ministro Rutelli:
“E’ previsto dal Codice: articolo 143 mi pare. Poi i dettagli tecnici, magari, ve li possiamo dare”.

Andrea Sechi (Videolina):
“Ministro, su Tuvixeddu lei ha auspicato l’applicazione di misure rigide, in effetti così è stato. C’è però il problema di questi licenziamenti per 200 persone, 170 per la precisione: sono partite le lettere di licenziamento”.

Ministro Rutelli:
“Le singole situazioni è giusto che le affrontino le istituzioni del territorio. Sarebbe sbagliatissimo se queste cose vengono dette da Roma sinceramente. Posso dire in termini generali che si possono trovare dei ragionevoli accordi e comunque politiche di sviluppo del territorio portano occupazione nuova e diversa anche quando sono sostenibili dal punto di vista della qualità territoriale, la difesa del paesaggio e dell’ambiente. Quindi credo che si possano trovare le giuste intese. In alcuni casi, qui si tratta evidentemente da parte del sistema territoriale di procedere con degli espropri, e delle compensazioni, e più in generale i valori crescono. Guardi, vorrei sottolineare questo, cito un esempio per tutti, e ne potrei citare decine: negli anni ?60 quando si voleva indicare un luogo indice della povertà del Mezzogiorno, e quando Pasolini doveva andare a trovare un luogo nel quale riprodurre la Palestina all’età di Cristo, si recò a Matera, nel quartiere dei Sassi. Quel quartiere era l’indice stesso della povertà e del degrado, tanto da potere riprodurre un’immagine di duemila anni fa. Nel tempo i residenti hanno tutelato i Sassi nella loro integrità, ci hanno lavorato, oggi il valore immobiliare di chi vive nel centro antico di Matera sono paragonabili a quelli del centro storico di una città ricca: perché è cambiato il mondo, e non è detto che una brutta palazzina sia un valore maggiore di una rilevante attività di tutela e di promozione economica, passatemi solo questo esempio che è un po’, a mio avviso, emblematico di un’epoca che sta cambiando. Ora, questo non significa che si debba bloccare lo sviluppo del territorio, che si debba bloccare l’edilizia, che si debba bloccare la trasformazione: la si deve cercare di fare bene”.

Presidente Soru:
“Posso provare a fare un altro esempio io ? E’ stato detto già nel 2005 che avevamo bloccato la Sardegna perché avevamo fatto il primo intervento di tutela nella preparazione dei Piani paesaggistici regionali. Poi, col senno di poi, le statistiche dell’Istat ci hanno detto che la Sardegna è la regione che ha avuto il tasso di sviluppo più alto dell’intero Mezzogiorno d’Italia nel 2005, quindi in piena sospensione della cementificazione delle coste, contrariamente a tutto quello che si diceva allora.
Circa 170 lavoratori: ma intanto sono sospesi per pochissime settimane, forse avremmo anche potuto fare un pochino prima se i lavori della commissione fossero stati un po’ più celeri. Ma sono sospesi solamente i lavori di alcuni edifici su Tuvixeddu, mentre vengono immediatamente riaperti i lavori del primo tratto di strada verso via Cadello; possono essere attivati i lavori laddove il vincolo non interviene davanti all’Università; sono riattivati immediatamente i lavori del teatro Massimo; sono riattivati tutti gli altri lavori, vengono solamente sospesi i lavori di un edificio. Mi chiedo se il numero degli occupati nella costruzione di uno o due edifici debba essere il fatto preminente di questa vicenda. Anche perché quegli occupati lì possono essere impiegati andando a costruire da qualche altra parte. Noi non diciamo di non costruire, diciamo di decidere assieme dove costruire: costruire laddove è interesse dei privati di costruire ma non contrasta un interesse pubblico importante di tutelare uno dei caratteri fondamentali di questa città. Vorrei dire che se qualcuno un po’ di anni fa avesse sospeso 50 posti di lavoro al Poetto oggi avremmo ancora il Poetto come ce l’avevamo. E allora forse ogni tanto bisogna anche sospendere i posti di lavoro, perché il lavoro è buono, ma non sempre i risultati del lavoro sono altrettanto buoni. E allora bisogna avere il coraggio di sospendere i lavori al Poetto. E vorrei anche dire, se ci fosse una concessione edilizia e 150 lavoratori che devono costruire un villaggio sopra la collina di Barumini, il nuraghe di Barumini, e poi ci accorgiamo che c’è un nuraghe sotto: che facciamo, non sospendiamo i lavori perché ci sono 100 lavoratori? Magari proviamo a trovare un’occupazione diversa per questi lavoratori e aldilà del fatto che ci sia un contratto di programma, concessioni edilizie ecc., credo che la comunità sarda e le istituzioni sarde abbiano il dovere di sospendere i lavori sopra la reggia nuragica di Barumini. E qui abbiamo un valore, per chi lo vuole capire, altrettanto importante della reggia nuragica di Barumini. Questo è il punto”.

(foto L.C., archivio GrIG)

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Scambi di opinioni sul piano paesaggistico regionale.


Uno scambio di opinioni sul piano paesaggistico regionale ? P.P.R. (da www.eddyburg.it) fra Filippo Ciccone e Edoardo Salzano. Personalmente propendo per la tesi di Salzano: la giurisprudenza costituzionale ed amministrativa ha detto chiaramente che il piano paesaggistico può interferire, modificandole, anche con previsioni dei previdenti strumenti urbanistici ed anche degli strumenti attuativi già operativi. Qui la Regione autonoma della Sardegna ha adottato la scelta discrezionale di una loro rivalutazione alla luce delle intervenute norme di piano attraverso l?applicazione di disposizioni di salvaguardia (art. 15 delle norme tecniche di attuazione del P.P.R.) e di un?eventuale successiva ?intesa?, se ritenuti compatibili, fra Regione, Provincia, Comune (art. 11 delle norme tecniche di attuazione del P.P.R.). In questo senso, se del caso, saranno le motivazioni del nostro intervento ad opponendum davanti al T.A.R. Sardegna avverso i ricorsi concernenti il P.P.R., attualmente in corso di elaborazione.

Stefano Deliperi

Quasi in contemporanea, due avvenimenti caratterizzano l?attuale fase del Piano paesistico della Sardegna. Un referendum e la fase due del Piano, relativa alle zone interne. Si tratta di quel Piano che è stato preceduto dalla coraggiosissima decisione di sospendere per due anni gli effetti potenziali di tutti i piani regolatori, per una fascia di due km dal mare. Coraggiosa decisione davvero, a mio parere più della tassa sul lusso che magari ha più appeal mediatico.

Il punto, per il Presidente della Regione è questo: la Sardegna con uno sfruttamento ?turistico? delle coste del tutto legale sta distruggendo il suo paesaggio. La risorsa costa rischia di essere seppellita sotto milioni di mc. di costruzioni, per di più senza alcun legame con la storia dei luoghi. In Costa Smeralda è stato inventato un nuovo vernacolo, fatto di archetti, tegole, tinteggiature alla veneziana, scale a profferlo che nulla hanno a che fare con le tradizioni costruttive della Sardegna e col rapporto fra costruzioni e paesaggio consolidatosi nei millenni. E il cancro si è rapidamente metastatizzato: il modello smeraldino ha invaso ogni angolo di Sardegna, con un effetto comico e tragico ad un tempo.

Ora, il Piano per la costa è stato approvato un anno fa e valgono nuove regole, ispirate agli intendimenti dell?amministrazione Soru. Regole che, com?era prevedibile, non sono piaciute a molti e in particolare all?opposizione che ha appena raccolte le 10 mila firme necessarie per sottoporre a referendum popolare il Piano paesistico della costa. Gli uffici, nel frattempo, hanno quasi concluso la parte del Piano relativa alle zone interne che, ovviamente, presenta difficoltà assai minori rispetto agli interessi in gioco.

Sarebbe veramente una beffa se l?unica seria esperienza italiana in corso in materia di pianificazione paesistica, per di più aggiornata sulla base delle più recenti direttive e leggi (convenzione europea e codice Urbani) venisse azzerata da un referendum. La possibilità c?è, perché l?attuale versione del Piano paesaggistico un vulnus ce l?ha. Nell?insieme il piano è molto ricco di innovazioni e di attenzioni per il paesaggio della Sardegna ma, come insegna l?esperienza, è sufficiente un neo per aprire una voragine.

La questione è stata da me già posta in quanto membro del Comitato scientifico per il piano. Ma la mia posizione non ha avuto successo. Credo che i recenti citati avvenimenti creino le condizioni per una riapertura anche pubblica del dibattito.

Il punto, il vulnus è contenuto nell?articolo 15 delle norme del piano per la costa. Tale articolo è stato redatto sulla base del principio che vanno fatti salvi alcuni diritti acquisiti dai proprietari delle aree oggetto di previsioni edificatorie dai piani regolatori. Si tratta di un principio che vede divisi i tecnici, già quando si parli della sola pianificazione comunale. In altri termini, c?è chi dice che una previsione, specie se consolidata da atti (convenzioni, concessioni e altro), non possa più essere rimessa in discussione e chi, come me, ritiene che un Prg fatto oggi possa e debba assolutamente non tener conto di precedenti decisioni. D?altra parte, è a tutti noto che la sensibilità ambientale si evolve anche sulla base delle acquisizioni tecniche e culturali. Se quindi, un?amministrazione comunale può ritenere che bisogna lasciare libero sfogo agli imprenditori edilizi, è altrettanto lecito che quella che la segue possa ispirarsi a principi del tutto opposti. D?altra parte il piano è lo strumento con il quale la comunità decide del suo futuro e lo fa occupandosi di paesaggio, di ambiente e di quella risorsa irriproducibile che è il suolo. Niente di anomalo, quindi, se un?amministrazione si muove con grande prudenza (di gran lunga preferibile all?incoscienza) e dispone delle sue risorse con la dovuta attenzione. La giurisprudenza asseconda questa impostazione anche se vi sono sentenze che la negano. In sostanza, a livello di Prg si può ancora intravedere una giurisprudenza contraddittoria, ma quando si parla di paesaggio la musica cambia assai.

La pianificazione paesaggistica, in sostanza, poiché opera in funzione di un interesse superiore, può decidere anche in modo molto drastico, comprimendo il diritto di proprietà fino al limite estremo di limitare o vietare la pratica di determinate modalità colturali, senza che per queste limitazioni sia dovuto alcun indennizzo. Il Piano paesaggistico della Sardegna, come il decreto transitorio che lo ha preceduto, nascono dalla situazione di allarme descritta in esordio, secondo la quale se le previsioni dei Prg si fossero attuate si sarebbe distrutto il paesaggio costiero della Sardegna.

Se questa era e rimane la motivazione di fondo delle attività della Giunta Soru in materia di pianificazione paesaggistica, è evidente che il piano può prevedere anche un nuovo modo di considerare eventuali espansioni edilizie. Gli studi economici di supporto al piano sono chiarissimi. Se espansione ?turistica? ci dovrà essere, essa sarà limitata alle attività alberghiere, con una decisa limitazione dell?edificazione di seconde case. Non solo, ma anche le seconde case esistenti e gli insediamenti che le raccolgono, dovranno essere urbanisticamente e paesaggisticamente riqualificati e sono possibili anche premi di cubatura per quanti riconvertiranno le seconde case in attività para alberghiere. In sostanza, la Sardegna non può permettersi il lusso, che stava diventando un?abitudine, di lasciar edificare manufatti destinati a essere utilizzati per pochissime settimane l?anno.

Ma l?articolo 15, concepito come se fosse la norma transitoria di un Prg, per altro non proprio di avanguardia, è scritto in modo tale da sollevare con facilità quei problemi che hanno consentito all?opposizione di raccogliere rapidamente le 10 mila firme necessarie alla richiesta di referendum. Perché? Perché hanno raccolto il comune sentire che la Regione ha bloccato le piccole speculazioni ma ha lasciato delle chances alle grandi imprese, che sono le uniche in grado di operare nel settore alberghiero. E così in fondo è se, per un lungo periodo, le uniche cose che si faranno, saranno edificate laddove era già previsto che si facessero. Dove c?erano interessi costituiti e ratificati da atti pubblici.

Ma la strada maestra non è questa, quanto piuttosto quella del piano paesaggistico della costa orientale nuorese, redatto negli anni Sessanta da esperti del calibro di Insolera, Giacomini, Pratesi e altri, che era un piano che sceglieva con accortezze legate a un approfondito studio degli ecosistemi dove localizzare espansioni quasi esclusivamente di tipo alberghiero, e cioè destinate a generare risparmio di suolo e ampia e più stabile occupazione. Quel piano non è stato mai adottato e poi è finito nei cassetti. Ma se fosse stato attuato (verificare per credere) quella costa oggi sarebbe ben più bella.

Il metodo di allora è applicabile ancora oggi. Semplificando molto, basterebbe davvero azzerare tutto (con il piano) e decidere (indipendentemente dalle pressioni dei proprietari delle aree) in quali luoghi e con quali vincoli e limitazioni si possono realizzare strutture alberghiere. Poi, con avviso pubblico, selezionare le proposte imprenditoriali più meritevoli da tutti i punti di vista (paesaggio e economia in primis).

Un simile procedimento, che si farebbe sempre in tempo a prendere, spunterebbe le armi a chi si aggrappa alla disparità di trattamento e ai diritti acquisiti. Un piano del genere sarebbe inattaccabile in quanto equanime e credibile, specie se gestito come l?Amministrazione Soru intende fare.

Filippo Ciccone, componente del Comitato scientifico di supporto alla redazione del P.P.R.

Condivido con Ciccone la tesi che un piano urbanistico ha il diritto di modificare motivatamente qualunque previsione di un piano precedente, e che non esistono precostituiti ?diritti edificatori? che debbano essere compensati. Tanto più ha il potere di modificarla n piano paesaggistico. Ciò però ha poco a che fare con l?articolo 15 delle norme attuative del Piano paesaggistico regionale della Sardegna. Quelle norme non derivano da un principio, ma da una opportunità politica. Il PPR ha indubbiamente, e saggiamente, fatto violenza alla situazione preesistente, che a sua volta faceva violenza alla qualità del paesaggio sardo. Ha cancellato o sospeso non ?diritti?, ma legittime aspettative. Ha contrastato decisioni (generalmente insane) di comuni legittimamente costituiti e legittimamente operanti: decisioni che erano state legittimate da precedenti poteri regionali (e statali).
Non sembra affatto scandaloso, né rischioso dal punto di vista della legittimità costituzionale, che la Regione abbia anche deciso, là dove le precedenti decisioni della pianificazione attuativa erano consolidate, di esaminare nel concreto, caso per caso, con la provincia e il comune interessati, quali convenzioni già stipulate prima dell?adozione del PPR e fuori della fascia di 2000 m dalla linea di costa potessero essere completate. Si tratta della ricerca di una posizione di equilibrio tra le nuove decisioni della regione e le componenti più consolidate di un lungo pregresso che l?amministrazione regionale ha ritenuto politicamente opportuno assumere.
Forse è anche per effetto di questo atteggiamento misurato che, mentre il piano di Insolera, Giacomini e Pratesi è ricordato solo dagli studiosi, il piano paesaggistico della Giunta Soru riuscirà a cambiare le cose in Sardegna: come le ha già cambiate, cancellando almeno una buona metà dei 70 milioni di metri cubi approvati senza eccessive resistenze negli anni trascorsi, e facendo comprendere a tutti che si è aperta una nuova epoca. Beninteso, se il referendum o altri atti non cancelleranno il piano paesaggistico.

Edoardo Salzano, coordinatore del Comitato scientifico di supporto alla redazione del P.P.R.

(foto L.C., archivio GrIG)

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Referendum e filosofia del piano paesaggistico regionale.


Mauro Pili e le forze del centro-destra sardo hanno raccolto le firme per arrivare al referendum contro il piano paesaggistico regionale. Staremo a vedere che dirà la Commissione regionale per il referendum che già aveva bocciato la proposta l’estate scorsa. Nel caso, naturalmente, difenderemo lo strumento di tutela e valorizzazione del territorio isolano. Di seguito un brano di Edoardo Salzano, coordinatore del comitato scientifico di supporto al P.P.R., sulla filosofia del piano e le “personalità” coinvolte. Buona lettura…..

Gruppo d’Intervento Giuridico

da L?Altravoce (www.altravoce.net), 6 febbraio 2007

Referendum sul Piano paesaggistico. Il centrodestra di riprova con 24 mila firme in una settimana. Michele Fioraso

Sono 24mila ma non sono baci, tutt’al più schiaffi, quelli che il centrodestra manda a Renato Soru: 24mila come le firme «per liberare la Sardegna» con il referendum contro il Piano paesaggistico regionale. Poco prima di mezzogiorno, le deposita negli uffici della Corte d’Appello di Cagliari il deputato di Forza Italia ed ex presidente della Regione Mauro Pili, a capo di un lungo corteo di rappresentanti dell’attuale opposizione. Le ha raccolte in una sola settimana la mobilitazione della Casa delle Libertà su tutto il territorio regionale per ottenere il referendum abrogativo dello strumento di pianificazione territoriale approvato lo scorso anno. I 24 faldoni che poco prima facevano bella mostra di sé nella piazzetta antistante il Palazzo di Giustizia, numerati per migliaia e impilati come mattoncini Lego, sono l’ennesimo tentativo di spallata del centrodestra contro Renato Soru e la maggioranza che governa la Regione, la cui azione politica viene commentata con parole di fuoco e toni da fine del mondo. «Chiediamo un referendum contro il piano del disastro economico e dell’emorragia occupazionale che ha creato mille disoccupati al mese» scandisce Pili durante la conferenza stampa che precede la consegna delle firme. «Un referendum contro la politica della speculazione immobiliare e della Sardegna in cenere voluta da Soru». «Vogliamo dire sì a un modello di sviluppo diverso da quello di Soru e dei suoi amici, che privilegiano l’ambiente e mettono i sardi in secondo piano», prosegue l’ex leader forzista. «L’ambiente è la prima e più grande risorsa per il futuro, ma i sardi devono essere protagonisti, mentre adesso li si vuole cacciare per far arrivare i più grandi immobiliaristi». Pili vuole la rivincita dopo il flop di luglio 2006, quando la Corte d’Appello bocciò per irregolarità nella raccolta delle firme i tre quesiti dedicati a legge salvacoste e PPR. «Oggi è il riscatto dei sardi, che sei mesi fa sono stati defraudati dalla valutazione arbitraria della Commissione elettorale», dice. Poi chiede tempi certi per le verifiche e l’indizione del referendum: «Chiediamo che entro 15 giorni si pronunci la Commissione elettorale: lo stesso lasso di tempo che impiegò per bocciare i referendum l’anno scorso. E vogliamo andare al voto entro giugno del 2007, qualsiasi arbitrio nella scelta della data lederebbe la democrazia in Sardegna».
Nel frattempo, al folto gruppo di rappresentanti della CdL si unisce anche Lino Rascunà, assessore comunale di Pula, con un ultimo mazzo di moduli firmati, e il deputato azzurro controlla e esulta: «Siamo a 24.139 firme!» L’Ogliastra è la zona che, percentualmente, dà il maggiore contributo con 3.245 firme (1.545 solo nel comune di Tortolì), mentre Cagliari risponde con circa 4.500, Sassari con circa 2.000. Territori meno popolosi come la zona di Iglesias e il Sarrabus raccolgono 1.400 e 1.200 firme rispettivamente, mentre da Nuoro ne arrivano 1.200, 700 delle quali dal territorio di Dorgali. Ma l’attivismo che ha coinvolto, oltre ai quadri dei partiti, 200 consiglieri comunali e 50 consiglieri provinciali, non finirà con la raccolta delle firme: Mauro Pili preannuncia la costituzione di un comitato referendario in ogni Comune della Sardegna entro fine mese.
Sotto l’inusuale sole di febbraio seguono gli interventi bellicosi di Ignazio Artizzu, capogruppo di AN in Regione, Alberto Randazzo dell’Udc, Eugenio Murgioni di Fortza Paris, del senatore azzurro Fedele Sanciu e di vari amministratori del territorio. Poi, ciascuno con un portadocumenti sottobraccio, si forma un grande serpentone a beneficio delle telecamere: il centrodestra si incammina a passo di marcia verso il Palazzo di Giustizia, circondato dagli sguardi curiosi di avvocati e passanti. Ma c’è subito un ostacolo: la brigata incravattata praticamente si schianta sui varchi di sicurezza dell’ingresso e genera un caos incredibile. Telecamere e fotografi, elemento essenziale della scenografica trovata, non vengono fatte entrare e molti dei presenti, Pili compreso, tra telefonini multipli e orologi massicci devono ripetere più volte la procedura d’ingresso.
Superata con qualche affanno la security, il corteo sale a depositare i faldoni alla Corte d’Appello. Due mature signore aspettano che il deputato forzista si liberi delle operazioni per scattare una foto ricordo, una delle due tiene pronto il cellulare con fotocamera: evidentemente il momento è storico.

da www.eddyburg.it, 30 gennaio 2007

Renato Soru e le coste della Sardegna

Postfazione al libro di Sandro Roggio, C’è di mezzo il mare. Le coste sarde: merci o beni comuni ?, Editore CUEC, Cagliari 2007, prefazione di Antonietta Mazzette

Una domanda mi è tornata alla mente, leggendo le pagine di Sandro Roggio, ripercorrendo con lui la vicenda del Piano paesaggistico regionale e, prima ancora, riflettendo sull?acuta analisi del turismo ?industria pesante? e dei suoi effetti in Sardegna. Una domanda che mi si era già affacciata, sia leggendo gli antichi articoli di Antonio Cederna su Arzachena e la Costa Smeralda, sulla Sardegna ?isola di cemento? e su ?l?Aga Khan del cemento?, sia quando – nelle sale nelle quali decine di tecnici stavano redigendo il Piano paesaggistico – vedevo scorrere le immagini delle innumerevoli macchie rosacee (le famigerate ?zone F?, gli insediamenti turistici contenuti nei piani regolatori comunali) che impestavano le coste della Sardegna. Come sarà mai possibile sconfiggere interessi così corposi e vasti, rovesciare abitudini così consolidate, affermare verità così forti ma così controcorrente come quelle che Renato Soru testardamente proclama e rende concrete con coerenti atti di governo?

Mi venivano in mente tentativi analoghi, speranze in altri tempi sollevate da interventi di amici e compagni sardi, conosciuti e ascoltati in riunioni di partito o di associazioni culturali: Gianni Mura, in una riunione del PCI a Palermo, nella quale si affrontavano quanti, in quel partito, erano tolleranti nei confronti dell?abusivismo e quanti si battevano per sconfiggerlo; e Luigi Cogodi, approdato a responsabilità di governo regionale mentre stendevamo a Roma e a Cagliari una prima valutazione della ?Legge Galasso?, e Cogodi combatteva con nuova energia episodi di degradazione del bene comune delle coste dell?Isola. Nel succedersi conseguente degli atti legislativi e amministrativi del Presidente della Sardegna vedevo quei tentativi e quelle speranze diventar concrete: segni, durevolmente espressi nel territorio, di una nuova storia.

A quella storia sono stato poi chiamato a partecipare, come membro del Comitato scientifico incaricato di suggerire soluzioni culturali e tecniche ai progettisti del piano. Non conoscevo Soru, m?incuriosiva la determinazione che rivelava nei pochi incontri che ebbe con il comitato. Registrai le parole che pronunciò quanto aprì i nostri lavori, le pubblicai nel mio sito, eddyburg.it. Ne riporto gran parte, anche perché rimangano in un testo cartaceo:

?Che cosa vorremmo ottenere con il PPR? Innanzitutto vorremmo difendere la natura, il territorio e le sue risorse, la Sardegna; la ?valorizzazione? non ci interessa affatto. Vorremmo partire dalle coste, perché sono le più a rischio. Vorremmo che le coste della Sardegna esistessero ancora fra 100 anni. Vorremmo che ci fossero pezzi del territorio vergine che ci sopravvivano. Vorremmo che fosse mantenuta la diversità, perché è un valore. Vorremmo che tutto quello che è proprio della nostra Isola, tutto quello che costituisce la sua identità sia conservato. Non siamo interessati a standard europei. Siamo interessati invece alla conservazione di tutti i segni, anche quelli deboli, che testimoniano la nostra storia e la nostra natura: i muretti a secco, i terrazzamenti, gli alberi, i percorsi – tutto quello che rappresenta il nostro paesaggio. Così come siamo interessati a esaltare la flora e la fauna della nostra Isola. Siamo interessati a un turismo che sappia utilizzare un paesaggio di questo tipo: non siamo interessati al turismo come elemento del mercato mondiale.

?Perché vogliamo questo? Intanto perché pensiamo che va fatto, ma anche perchè pensiamo che sia giusto dal punto di vista economico. La Sardegna non vuole competere con quel turismo che è uguale in ogni parte del mondo (in Indonesia come nelle Maldive, nei Carabi come nelle Isole del Pacifico), ma vede la sua particolare specifica natura come una risorsa unica al mondo perché diversa da tutte la altre?.

Quando si esprimeva con queste parole il suo viso rivelava una volontà cocciuta, le cui radici affondavano in esperienze lontane. ?Presidente ? gli domandai ? quali sono le sue radici culturali, quali letture e quali persone hanno contribuito a formare le sue convinzioni?? Mi rispose che era nato in un piccolo paese dell?interno dell?Isola, e che tra le sue letture preferite c?erano le memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar.

Credo che senza quella volontà cocciuta, senza quella determinazione che veniva da antiche solitudini, non sarebbe stato capace di condurre all?attuale punto di approdo la vicenda che Sandro Roggio racconta. Un punto di approdo che non è definitivo, ma che segna un punto di svolta dal quale nessuno potrà prescindere nei prossimi anni. Né in Sardegna, né nel continente. Un punto d?approdo scandaloso. Costituisce infatti la testimonianza che, almeno in una parte dell?Italia, si è stati capaci di ribaltare il primato della merce sul bene, del valore di scambio sul valor d?uso, di sconfiggere lo sfruttamento miope del paesaggio mediante ?valorizzazioni? cementizie che lo degradano e sostituirlo con decisioni e azioni che tendono alla messa in valore delle qualità costruite dalla natura e dalla storia.

Se si può farlo in Sardegna, si può farlo anche altrove. Anche altrove si può affermare, nei fatti, che la Regione assume in pieno il compito che la Costituzione affida all?intera Repubblica di tutelare il paesaggio. Anche altrove si possono utilizzare gli strumenti forniti dalle leggi degli ultimi decenni (dal decreto Galasso del 1985 fino all?ultima stesure del Codice del paesaggio) per affermare la priorità della tutela del bene comune del paesaggio su ogni sua trasformazione per le necessità dell?oggi. E? questa, del resto, la verità profonda dello ?sviluppo sostenibile?; un termine (sostenibile appunto) che in Italia tende a essere interpretato come sopportabile?, mentre nel resto del mondo è tradotto con durevole, e quindi indica in modo non equivoco la volontà di trasmettere alle generazioni future valori e qualità non inferiori a quelli che abbiamo a nostra volta ereditato.

L?azione di Soru non è priva di ombre e di errori, che Roggio non nasconde. E? probabilmente un errore (e forse non è l?unico) il fatto che gli spazi e i patrimoni delle antiche testimonianze minerarie siano disponibili alla cessione in proprietà a operatori privati. Un errore non comprendere che il sacrosanto obiettivo di dare risposte positive al turismo dopo aver decretato la fine delle ?seconde case?, di puntare sul recupero del patrimonio edilizio esistente dopo aver proibito l?ulteriore urbanizzazione della fascia costiera, può essere raggiunto anche concedendo agli utilizzatori il diritto di superficie di beni pubblici, anziché la loro proprietà. E che, come ha scritto Arnaldo (Bibo) Cecchini su eddyburg.it, ?l?impronta del turismo di lusso è enorme e fetida? mentre una regione all?avanguardia può proporsi di promuovere e sperimentare forme innovative, socialmente aperte e consapevoli, di turismo diverso da quello allevato nel villaggi della Costa Smeralda.

Roggio afferma anche che ci sarà qualche ragione se ?si è fatto strada il sospetto che il Ppr sia l?esito della visione illuminata di un uomo solo?, e aggiunge che:

?Si sa, è la democrazia, senza scorciatoie, che rende più difficile la pianificazione. Se è audacemente partecipata produce esiti mirabilmente imperfetti. Ma può valere la pena di rinunciare agli esiti perfetti: esponendo i progetti alla ricerca del consenso attraverso le pratiche faticose della mediazione, in quella selva di fantasie e di diritti che sono propri di una società molto complessa?.

Sono interrogativi che anch?io mi sono posto e mi pongo. Anch?io avrei preferito che il punto d?arrivo si fosse raggiunto mediante un?ampia partecipazione popolare, attraverso il consenso convinto di un arco vasto di forze politiche, consolidando e non impoverendo il gruppo dirigente che con Soru ha condiviso l?avvio della nuova Sardegna. Ma non so rispondere a due domande.

La prima: la relativa solitudine di Soru non è forse l?altra faccia di quella cocciuta determinazione che è stata decisiva nel raggiungere quel risultato, di sconfiggere i cementificatori delle coste sarde? Mi hanno sempre detto che, se si prende una medaglia, bisogna accettarne entrambe le facce.

La seconda: i processi di partecipazione che riescano ad attivare il consenso consapevole delle cittadine e dei cittadini (e non solo dei grandi e piccoli proprietari immobiliari e altri operatori della rendita) richiedono altissime professionalità e, soprattutto, percorsi di maturazione molto lunghi. Siamo certi che allungare di molto i tempi dell?approdo avrebbe consentito di salvare qualcosa dei territori coperte da quelle orribili macchie rossastre, le ?zone F?, dei piani urbanistici comunali?

Del resto, ciò che si è visto nell?ampia discussione che sul PPR adottato vi è stata (con una disponibilità dei materiali che raramente si è registrata) rivela scenari scoraggianti. Se è vero che la maggior parte della discussione ?politica? è stata sulle deroghe alla prosecuzione delle lottizzazioni turistiche, consentite dall?articolo 15 delle norme tecniche. Se è vero che si è contestata l?illegittimità di una modifica, già richiesta sul piano culturale dal Comitato scientifico, imposta sul piano della legge dal nuovo Codice del paesaggio. Se è vero che la richiesta di autonomia, invocata da ogni parte, mirava a scalzare un preciso dettato costituzionale (i beni paesaggistici non sono disponibili per una sola delle articolazioni della Repubblica), rendendo arbitri esclusivi quei comuni che hanno promosso, favorito o ? nel migliore dei casi e salvo eccezioni ? osservato in complice silenzio la distruzione delle coste più belle.

Se la politica territoriale di Renato Soru ha un torto è quella di essere tardiva; ma non è a lui che se ne può far colpa. Anzi, occorre dargli atto che è stato ben consigliato quando, delle due vie consentite dalle leggi vigenti, ha scelto quelle del piano paesaggistico rispetto a quella del piano urbanistico-territoriale con specifica considerazione dei valori paesaggistici e ambientali?. Certo che la seconda via sarebbe stata preferibile in un territorio già saldo nelle sue regole e nelle prassi dominanti: un territorio in cui la salvaguardia delle risorse culturali e ambientali fosse stata pratica comune, in cui la mercificazione del bene comune fosse sentita come un?eresia. Ma è questa la Sardegna, è questa l?Italia dei nostri anni? Non mi risulta.

Voglio precisare: non sono tra quelli che ha consigliato l?Amministrazione di preferire un piano orientato alla tutela del paesaggio a un piano più compiutamente territoriale e urbanistico. Anzi, delle due formule è la seconda che mi sembra in generale preferibile. Ma alla condizione di formare, preliminarmente, una salvaguardia a tempo indeterminato dei beni paesaggistici individuati, o anche soltanto presunti. Il principio di precauzione deve essere adoperato soprattutto quando governiamo un bene che appartiene alle generazioni future, e della cui utilizzazione dobbiamo render conto all?umanità intera. E il primo atto di ogni pianificazione (questa è una verità che sembrava condivisa dalla cultura urbanistica fin dai tempi del decreto Galasso) è quello di procedere alla preliminare ricognizione e tutela delle risorse culturali e ambientali.

Nel presente clima e nel presente assetto giuridico è difficile che una salvaguardia a tempo indeterminato ? o di portata sufficientemente ampia ? possa essere tentata con speranze di successo. Se si voleva impedire la prosecuzione a tappeto di ciò che è già avvenuto in una parte del territorio sardo, la strada del piano centrato sulla tutela del paesaggio era obbligata. Il risultato che il PPR ha felicemente raggiunto è stato possibile anche in ragione della scelta di partenza sulla ?forma? di piano.

Certo, i giochi non sono conclusi. Quelli che una volta si chiamavano ?gli speculatori? stanno continuando a giocare le loro carte e ad adoperare i loro molteplici strumenti. Non mi preoccupano i ricorsi amministrativi nè quelli costituzionali. Mi preoccuperebbe invece se la perdita del senso delle proporzioni impedisse di attribuire il ruolo giusto al nucleo dell?impresa che Renato Soru e i suoi collaboratori hanno, per ora, vittoriosamente portato a un suo significativo approdo, ma che deve essere protetta, e prolungata nelle politiche urbanistiche comunali e in quelle più compiutamente territoriali, sociali ed economiche della Regione. Il rischio maggiore che vedo nell?immediato è che le critiche su punti non fondamentali appannino, e mettano in pericolo, il significato profondo, innovativo e controcorrente, della ?nuova storia? della Sardegna.

(foto L.C., archivio GrIG)

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Nuovo referendum sul piano paesaggistico regionale, che pena?


Riceviamo e pubblichiamo volentieri un messaggio pervenuto da un giovane architetto del quale omettiamo la firma per ragioni di riservatezza. Il problema che pone è di sicuro interesse. Non conosciamo il testo del referendum proposto da Forza Italia e dall?on. Mauro Pili in particolare. In proposito ricordiamo il fallimento della precedente campagna referendaria (vds. ?L?Armata Brancaleone sulle coste della Sardegna??, 25 luglio 2006, http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/vc2732041/), nonché gli assordanti silenzi della sua amministrazione regionale in materia di tutela ambientale ed i tentativi di far passare una politica di speculazione lungo le coste sarde. Per rimanere al quesito posto dal frequentatore del blog basta ricordare l?impossibilità di assoggettare a referendum un atto amministrativo quale la deliberazione di Giunta regionale che ha approvato e il decreto presidenziale che ha promulgato il piano paesaggistico regionale. Qualsiasi sia il testo referendario, lo avverseremo. E crediamo che sia di quest’avviso la maggior parte della Collettività Sarda. Non abbiamo alcuna voglia di far tornare indietro la Sardegna di decenni, Mauro Pili si goda lo scranno di deputato e le relative lucrose indennità e lasci in pace la Sardegna dove ha già fatto abbastanza danni.

Gruppo d?Intervento Giuridico


Lavoro in uno studio di progettazione a XXXXXXX, sono un architetto di trent’anni che a differenza del mio capo e dei miei colleghi ha accolto con grande entusiasmo l’avvento del Piano Paesaggistico.

In questi giorni sto assistendo mio malgrado alla raccolta di firme per la promozione del Referendum abrogativo.

Al mio rifiuto di firmare sono stato visto come un essere infetto, e ho ricevuto molte critiche.

Sono molto preoccupato per le sorti del PPR, spero sia solo una mia impressione, ma da queste parti molte persone non hanno ancora maturato quella sensibilità ambientale necessaria per capire che il piano non è solo un insieme di vincoli, ma il presupposto indispensabile per un nuovo tipo di sviluppo, non più basato sul consumo del territorio.

Ritengo che un piano urbanistico non debba necessariamente riscuotere il consenso della popolazione, in quanto chiaramente va a limitare gli interessi particolari dei singoli, al fine del bene della comunità.

Mi chiedo pertanto se sia possibile (spero che la risposta sia negativa) sottoporre un Piano nella sua interezza al vaglio della popolazione che, specie se poco lungimirante, nel suo quotidiano percepisce solo gli aspetti vincolistici.

Vorrei inoltre sapere, nel caso che il Referendum passasse, se vi siano reali pericoli che vinca il fronte del No.

Io vivo circondato da impresari edili e speculatori edilizi, pertanto spero di avere una visione distorta della realtà della popolazione Sarda.

Lettera firmata

(foto L.C., archivio GrIG)

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